Diffida con richiesta di rettifica di ENI e chiarimenti di ReCommon in merito alle affermazioni relative alle operazioni di flaring dell’impianto Coral South FLNG diffuse tramite canali social e il report “Fiamme nascoste”In data 14 luglio 2026 presso la casella di posta certificata di ReCommon è
pervenuta una “diffida e messa in mora” da parte dell’Avvocato Claudio Luca
Migliorisi, in nome e per conto di ENI S.p.A., con “richiesta di rettifica di
affermazioni non veritiere e/o fuorvianti relative alle operazioni di flaring
dell’impianto Coral South FLNG (Mozambico) diffuse tramite i canali social e il
report ‘Fiamme nascoste’”.
Seguono i precisi contenuti della diffida di ENI e le risposte di ReCommon
(cliccare sul + per leggere il testo integrale):
1. PREMESSA IN FATTO+
[ENI]
1.1. In data 01 Luglio 2026, sui profili social ufficiali (Instagram e altri
canali) di ReCommon (di seguito “ReCommon” o “l’Associazione”) sono stati
pubblicati una serie di contenuti, nell’ambito di una campagna di comunicazione,
recanti tra l’altro le seguenti affermazioni: «ENI in Mozambico distribuisce
fornelli mentre ‘brucia’ gas»; «ENI brucia il gas del Mozambico, mentre
distribuisce fornelli»; nonché l’affermazione secondo cui, tra giugno e dicembre
2022, le operazioni di flaring avrebbero comportato lo spreco di 435.000 metri
cubi di gas, pari a circa il 40% del fabbisogno annuo del Mozambico, e
l’affermazione secondo cui, del gas prodotto e liquefatto presso l’impianto
Coral South FLNG, nessuna quota sarebbe utilizzata in Mozambico (di seguito,
congiuntamente, i “Contenuti”).
1.2. I Contenuti richiamano espressamente il report pubblicato da ReCommon nel
marzo 2025, dal titolo “Fiamme nascoste – Il flaring di Eni in Mozambico” (di
seguito il “Report”), e sono stati diffusi in stretta connessione temporale e
argomentativa con l’iniziativa di cleancooking recentemente comunicata da Eni in
Mozambico, nell’ambito della quale la Società ha distribuito oltre 200.000
fornelli a basse emissioni a beneficio di circa un milione di persone.
1.3. Nei Contenuti si lascia intendere, in particolare, che i benefici
ambientali connessi all’iniziativa di cleancooking sarebbero “vanificati” dal
gas asseritamente “sprecato” attraverso l’impianto Coral South FLNG, accostando
così, senza le necessarie precisazioni tecniche e temporali, due iniziative di
natura e contesto del tutto differenti.
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Risposta di ReCommon
Il report ‘Fiamme nascoste: Gli impatti del flaring legato al progetto Coral
South FLNG di ENI in Mozambico’ – come affermato anche nella premessa in fatto
della diffida e messa in mora pervenuta da parte dell’Avvocato Claudio Luca
Migliorisi, in nome e per conto di ENI S.P.A. – è uscito a marzo 2025, più
precisamente in data 26 marzo. I suoi contenuti hanno quindi destato
l’attenzione della società 475 giorni, o, in maniera più didascalica, 1 anno, 3
mesi e 18 giorni dopo la pubblicazione. Da allora, il tema del flaring derivante
dall’operatività dell’impianto Coral South FLNG, nonché quello delle associate
emissioni, è stato pubblicamente affrontato da ReCommon in numerose altre
occasioni senza destare l’interesse di ENI S.p.A.[1]. Dal testo della diffida e
messa in mora si evince che i contenuti avrebbero destato l’attenzione della
società solo dopo un tale lasso di tempo perché condivisi nuovamente in
concomitanza “temporale e argomentativa con l’iniziativa di cleancooking
recentemente comunicata da Eni in Mozambico, nell’ambito della quale la Società
ha distribuito oltre 200.000 fornelli a basse emissioni a beneficio di circa un
milione di persone”, iniziativa per cui la stessa ReCommon ha riconosciuto che
“riducono le emissioni” e “fanno risparmiare emissioni”.
Nella diffida e messa in mora di ENI si afferma che ReCommon “lascia intendere,
in particolare, che i benefici ambientali connessi all’iniziativa di clean
cooking sarebbero “vanificati” dal gas asseritamente “sprecato” attraverso
l’impianto Coral South FLNG, accostando così, senza le necessarie precisazioni
tecniche e temporali, due iniziative di natura e contesto del tutto differenti”.
Partendo dal contesto, diversamente da quanto sostenuto da ENI, le iniziative,
o, per meglio dire, gli interventi in esame (l’iniziativa di clean cooking e le
operazioni di flaring), sono entrambi ubicati in Mozambico. Come si può leggere
dal sito istituzionale di ENI, la società opera “in Mozambico principalmente nel
settore del gas naturale, dell’esplorazione offshore e di progetti legati ai
biocarburanti e alla sostenibilità. Con il progetto per l’estrazione di
gas Coral South, avviato dopo soli cinque anni dall’approvazione, il Paese
assume un ruolo di primo piano a livello globale nella liquefazione del gas
naturale (GNL). In linea con la nostra strategia, stiamo sviluppando
anche Rovuma LNG e Coral North, iniziative chiave che valorizzano le ingenti
risorse di gas del Mozambico e rafforzano il suo ruolo di attore globale nel
GNL, contribuendo alla sicurezza energetica. La produzione di olio vegetale nel
Paese integra le attività agricole locali nella filiera dei biocarburanti,
contribuendo allo sviluppo economico e alla sostenibilità. Alle attività
operative, affianchiamo iniziative per la crescita sostenibile, promuovendof
ormazione e occupazione locale, progetti agricoli e interventi in
infrastrutture, salute e istruzione, che contribuiscono a coniugare sicurezza
energetica e sviluppo socio-economico. In particolare, con il Programma Clean
Cooking promuoviamo l’accesso a soluzioni di cottura più efficienti,
contribuendo alla transizione energetica”[2]. Nello stesso contesto,
quello mozambicano, si affiancano quindi operazioni di esplorazione,
trasformazione ed esportazione di gas a iniziative di “crescita sostenibile”,
tra cui il Programma Clean Cooking. ENI S.p.A. inserisce quest’ultimo Programma
Clean Cooking tra le “Carbon offset solutions”[3], e “permette ad Eni di
generare crediti di carbonio utilizzati in linea con la strategia Net-Zero
aziendale, che prevede il raggiungimento della neutralità carbonica al 2050
attraverso la riduzione delle emissioni (scope 1, 2 e 3) e la compensazione
delle emissioni residue tramite iniziative di carbon offset di alta qualità”[4].
A differenza del report ‘Fiamme nascoste’ a cura di ReCommon, la cui accuratezza
dei dati in materia di emissioni associate alle operazioni di flaring, quantità
degli episodi e rilevanza di questi non è stata finora contestata da ENI S.p.A.,
nei report di sostenibilità di ENI non è quantificata la riduzione delle
“emissioni associate alla combustione”[5] derivante dal Programma Clean Cooking,
ancor meno la quota riguardante il Mozambico. Ciò nonostante, la società afferma
che “il programma “Eni for Clean Cooking” rientra tra le soluzioni tecnologiche
applicate come leva di compensazione delle emissioni residue”[6]. Al contrario,
i dati riguardanti le emissioni associate al progetto Coral South FLNG, e in
particolare quelle associate alle operazioni di flaring, sono verificabili su
fonti aperte – come si vedrà più avanti.
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[1]https://www.recommon.org/assemblea-degli-azionisti-di-eni-il-gas-mozambicano-non-serve-per-la-sicurezza-energetica-italiana/;
https://www.recommon.org/perche-gli-istituti-finanziari-dovrebbero-lasciar-perdere-il-progetto-coral-north-flng-di-eni/;
https://www.recommon.org/mozambico-gas-ed-eni-tutte-le-incognite-di-coral-north-flng/;
https://www.recommon.org/il-nuovo-progetto-di-eni-in-mozambico-fortemente-criticato-dagli-esperti-delle-nazioni-unite-sui-diritti-umani/.
[2]https://www.eni.com/it-IT/azioni/attivita-mondo/mozambico.html
[3]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/eng/sustainability/2024/Eni-in-Mozambique-2024.pdf
(pag. 16)
[4]https://www.eni.com/it-IT/media/comunicati-stampa/2024/05/eni-rilancia-impegno-promozione-sistemi-cottura-migliorati.html
[5]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/ita/sostenibilita/2025/eni-for-2025-just-transition-ita.pdf
[6]Ibidem
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2. LA POSIZIONE DI ENI: INESATTEZZA E CARATTERE FUORVIANTE DEI CONTENUTI+
[ENI]
Eni contesta radicalmente la ricostruzione dei fatti offerta nei Contenuti, per
le ragioni che seguono.
2.1. Sulla natura del flaring.
Il flaring costituisce una prassi industriale necessaria per la sicurezza delle
attività di estrazione e produzione di idrocarburi, riconosciuta e disciplinata
dagli standard internazionali di settore, e non un’anomalia gestionale né,
tantomeno, una condotta deliberatamente lesiva dell’ambiente.
Gli standard internazionali distinguono infatti tra: (a) routine flaring, ossia
la combustione controllata e continuativa del gas associato all’estrazione,
effettuata in assenza di infrastrutture idonee al suo sfruttamento – tipologia
non applicabile all’impianto Coral South FLNG; (b) non-routine flaring,
riconducibile a eventi operativi straordinari quali l’avviamento (commissioning)
o il riavvio dell’impianto, di carattere occasionale, temporaneo e non
pianificato; (c) safetyflaring, misura di sicurezza volta a prevenire
sovrapressioni e a garantire l’incolumità di persone e impianti in presenzadi
eventi imprevisti. Presentando, come ha fatto ReCommon nel suo Report,
indistintamente ogni episodio di flaring quale “spreco” ovvero quale prassi
ordinaria e deliberata, i Contenuti ingenerano nel pubblico una rappresentazione
errata e fuorviante della realtà tecnica e operativa dell’impianto.
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Risposta di ReCommon
Innanzitutto ReCommon tiene a precisare che in nessun testo
prodotto dall’associazione è presente l’affermazione che l’attività di flaring
di ENI S.p.A. sarebbe condotta in maniera “deliberatamente lesiva
dell’ambiente”. L’attività di flaring, qualsiasi azienda la
pratichi, deliberatamente o meno, è intrinsecamente lesiva dell’ambiente e del
clima, come riportato anche dal Global Gas Flaring Tracker Report[1], iniziativa
della Global Flaring and Methane Reduction Partnership (GFMR) a cura della Banca
Mondiale, di cui ENI S.p.A. è partner, donor e supporter[2].
ENI S.p.A. afferma che la sua attività di flaring non sarebbe associabile al
routine flaring – affermazione anche questa mai riportata da ReCommon –,
“tipologia non applicabile all’impianto Coral South FLNG”. Se ne può quindi
desumere che la sua attività di flaring associata all’impianto Coral South FLNG
sia associabile al non-routine flaring e al safety flaring. Come riportato nel
report ‘Fiamme Nascoste’, gli investitori coreani chiesero conto del calo del
22% della produzione di Coral South FLNG avvenuto a gennaio 2024. «Due guasti
agli impianti hanno intaccato la produzione di gennaio, le cause sono ancora da
identificare», avevano affermano i manager di ENI S.p.A. Il 13 gennaio
2024, infatti, il flaring a bordo della piattaforma Coral South FLNG aveva
raggiunto un picco significativo. Tanto premesso, ENI S.p.A. intende affermare
che, almeno fino al 13 gennaio 2024, oltre agli episodi di non-routine flaring,
ci siano stati anche episodi di safety flaring volti “a prevenire sovrapressioni
e a garantire l’incolumità di persone e impianti in presenza di eventi
imprevisti”, trovandoci quindi dinanzi a un malfunzionamento di Coral South
FLNG?
ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web la risposta di ENI S.p.A a
quest’ultima domanda ed ogni altra informazione relativa all’operatività
dell’impianto Coral South FLNG, comprensiva dei dettagli su ogni episodio di
flaring dall’entrata in funzione del progetto fino a oggi.
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[1]“[…] emissions of carbon dioxide, unburned methane, and other air quality
pollutants that are harmful to local communities and the global climate”.
https://thedocs.worldbank.org/en/doc/b34e0c054bb3fe3695e70154c28eef3f-0400072026/original/Global-Gas-FlaringTracker-June-23-2026.pdf(pag.
28)
[2]https://www.worldbank.org/en/programs/gasflaringreduction/Partners
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[ENI]
2.2. Sulla conformità delle emissioni alla Valutazione di Impatto Ambientale.
Le emissioni dell’impianto Coral South FLNG sono conformi alla Valutazione di
Impatto Ambientale approvata dalle competenti Autorità mozambicane. L’impianto
presenta performance produttive stabili e rappresenta un benchmark di settore in
termini di “zero operational flaring” a regime.
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Risposta di ReCommon
Per quanto concerne la presunta “conformità delle emissioni alla Valutazione di
Impatto Ambientale”, preme ricordare che la VIA del progetto considerava le
emissioni come “trascurabili” in comparazione a quelle complessive del
Mozambico, con una stima di 150.000 tonnellate di CO2e all’anno[1].
Tuttavia, secondo il dataset 2012-2025 sui volumi di flaring
prodotto dalla già menzionata Global Flaring and Methane Reduction Partnership
(GFMR)[2], tra il 2022 – anno della sua entrata in funzione – e il 2025, Coral
South FLNG ha bruciato in torcia 1.350.000 metri cubi di gas, equivalenti a
circa 3.103.000 tCO2e[3]. Scorporando il dato complessivo per ogni singolo
anno si ricavano i seguenti dati emissivi:
* 2022 → 789.000 m3 di gas = 1.815.080 tCO2e ca.
* 2023 → 381.000 m3 di gas = 876.540 tCO2e ca.
* 2024 → 125.000 m3 di gas = 287.500 tCO2e ca.
* 2025 → 54.000 m3 di gas = 124.300 tCO2e ca.
ENI S.p.A. riporta inoltre che le emissioni scope 1 e scope 2 associate
all’operatività dell’impianto Coral South FLNG per l’anno 2025 –
comprensive quindi di quelle derivanti dalle operazioni di flaring –
corrispondono a 1.052.000 tCO2e[4].
Alla luce dei nostri calcoli (ma siamo disponibili a pubblicare le
eventuali differenti informazioni della società sul punto),
si può quindi affermare che non ci sia conformità delle emissioni alla
Valutazione di Impatto Ambientale dell’impianto Coral South FLNG.
Preme inoltre ricordare che in data 19 marzo 2026 esperti delle Nazioni Unite
hanno espresso forte preoccupazione in merito al finanziamento di 150 milioni di
dollari della Banca africana di sviluppo (AfDB) a sostegno di Coral North
Floating Liquefied Natural Gas (FLNG), nel nord del Mozambico[5]. Il progetto è,
di fatto, la replica di Coral South FLNG. «Il progetto Coral North rischia di
aggravare le violazioni dei diritti umani, di contribuire al
cambiamento climatico e di
sottrarre i già scarsi fondi pubblici agli investimenti urgenti nelle energie rinnovabili»,
hanno commentato gli esperti delle Nazioni Unite.
ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web ogni informazione che ENI
vorrà comunicare sul tema e, in particolare, i documenti prodotti tra il 2022 e
il 2024 da ENI S.p.A. contenenti le informazioni relative alle emissioni scope 1
e scope 2 dell’impianto Coral South FLNG, che andrebbero a completare la serie
storica conclusa con il documento del 31 marzo 2026[6].
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[1]https://stopmozgas.org/wp-content/uploads/2022/04/Assessment_EIA-ENI-CORAL-FLNG-2016.03.31_EIS_Volume_II_Final_Report.pdf
[2]https://thedocs.worldbank.org/en/doc/b34e0c054bb3fe3695e70154c28eef3f-0400072026/related/Flare-Volume-Estimates-by-individual-Flare-Location-2012-2025.xlsx
[3]La metodologia di stima delle emissioni da gas flaring e
monitoraggio dei volumi si basa sui criteri tecnici definiti in: World Bank,
Monitoring & Reporting Guidelines for Flare Reduction CDM Project Activities
(https://documents.worldbank.org/en/publication/documents-reports/documentdetail/830941468149112351).
[4]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/eng/actions/global-activities/mozambique/140-CORAL-GM-2026-CS-GHG-Emissions-Statement-2025.pdf
[5]https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/03/mozambique-un-experts-concerned-african-development-bank-funding-floating
[6]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/eng/actions/global-activities/mozambique/140-CORAL-GM-2026-CS-GHG-Emissions-Statement-2025.pdf
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[ENI]
2.3. Sugli episodi di flaring documentati nel Report.
Gli episodi di flaring di maggiore entità richiamati nel Report si riferiscono,
per la quota preponderante, alla fase di avviamento (commissioning)
dell’impianto Coral South, verificatasi nel corso del 2022, e non riflettono
pertanto le performance operative attuali dell’impianto. Nel corso del 2025 si
sono verificati solamente 7 (sette) episodi di riavvio, dato che si colloca
favorevolmente rispetto al benchmark di settore per impianti analoghi. In tali
episodi è stata bruciata esclusivamente la quantità di gas strettamente
necessaria a garantire la sicurezza delle persone e degli impianti, come
previsto in sede progettuale. La rappresentazione fotografica e i dati riportati
nel Report di ReCommon, riferiti a specifici e limitati episodi, non sono
rappresentativi del funzionamento dell’impianto nella restante parte dell’anno,
né distinguono adeguatamente tra la fase di messa in servizio dell’impianto e la
fase di funzionamento a regime.
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Risposta di ReCommon
In risposta alle domande poste da ReCommon prima dell’assemblea degli azionisti
del 2025 di ENI S.p.A. in merito agli episodi di flaring dell’impianto Coral
South FLNG, la società rispose che “dal 24 gennaio 2024 al 4 maggio 2025, sono
avvenuti solo 9 episodi di riavvio dell’impianto”[1]. In occasione
dell’assemblea degli azionisti di ENI S.p.A. tenutasi il 6 maggio 2026, alla
medesima domanda posta da ReCommon la società ha risposto che “dal 24 gennaio
2024 ad oggi, sono avvenuti meno di 9 episodi all’anno di riavvio
dell’impianto”[2]. Nel testo della “diffida e messa in mora” inviata da ENI
S.p.A. a ReCommon in data 14 luglio 2026, la società asserisce che “nel corso
del 2025 si sono verificati solamente 7 (sette) episodi di riavvio, dato che si
colloca favorevolmente rispetto al benchmark di settore per impianti analoghi.
In tali episodi è stata bruciata esclusivamente la quantità di gas strettamente
necessaria a garantire la sicurezza delle persone e degli impianti, come
previsto in sede progettuale”. Tenendo conto di tutte le informazioni fornite,
sorge spontanea una domanda di chiarimento: ENI S.p.A. sta quindi asserendo che
dal 24 gennaio al 31 dicembre 2024 sono avvenuti solo due (2) episodi di
flaring, gli altri sette (7) nel corso del 2025, e nessuno (0) nel 2026?
Inoltre, se la risposta pre-assembleare del 2025 attestava 9 episodi di flaring,
cosa significa la risposta dell’anno successivo “meno di 9”, riferita a un lasso
temporale la cui data iniziale rimane sempre il 24 gennaio 2024?
Anche in questo caso ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web la
risposta di ENI S.p.A a queste precise domande.
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[1]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/ita/governance/assemblea/2025/QA-Assemblea-2025.pdf
[2]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/ita/governance/assemblea/2026/qa-assemblea-2026.pdf
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[ENI]
2.4. Sull’affermazione relativa alla destinazione del gas prodotto.
L’affermazione presente nei Contenuti, secondo cui “di tutto il gas prodotto e
liquefatto presso Coral South FLNG, neanche un metro cubo viene usato in
Mozambico”, appare fuorviante in quanto sovrappone impropriamente due piani
distinti: quello della destinazione fisica del gas esportato sotto forma di GNL,
e quello del beneficio economico che il progetto genera per il Mozambico.
Sotto il primo profilo, il progetto Coral South FLNG nasce, per sua stessa
natura progettuale, come impianto di liquefazione offshore destinato
all’esportazione verso i mercati internazionali, in assenza – allo stato – di
un’infrastruttura di rigassificazione e di una rete di distribuzione del gas
naturale sul territorio mozambicano idonee ad assorbire e utilizzare
internamente il GNL prodotto. Tale caratteristica è comune alla generalità dei
progetti FLNG realizzati in contesti analoghi e riflette
vincoli infrastrutturali del Mozambico preesistenti allo sviluppo del progetto
stesso, piuttosto che una scelta della Società volta a sottrarre risorse al
Paese.
Sotto il secondo profilo, il progetto genera per il Mozambico un beneficio
economico rilevante e documentabile, che l’affermazione contestata omette
integralmente di considerare: i benefici economici diretti per il paese
(Royalties e Profit Gas) derivanti dal contratto per lo sfruttamento delle
risorse di gas (ad oggi circa 320 milioni di dollari) hanno contribuito ad
alimentare il Fondo Sovrano istituito dallo Stato mozambicano nel 2023; il
progetto Coral South è stato inoltre indicato, secondo stime del Fondo Monetario
Internazionale, come fattore che ha concorso in modo sostanziale alla crescita
del Prodotto Interno Lordo del Mozambico nel 2023. A ciò si aggiungono le
ricadute occupazionali e di sviluppo del tessuto imprenditoriale locale (oltre
100 contratti assegnati ad aziende mozambicane, oltre 120 PMI formate, oltre 700
borse di studio erogate, creazione di oltre 1400 posti di lavoro diretti e
indiretti), nonché le iniziative di sviluppo sociale realizzate nelle aree di
operatività, che nel loro complesso restituiscono un quadro del tutto diverso da
quello, parziale e decontestualizzato, offerto dall’affermazione contestata.
Anche a prescindere da tali elementi, l’affermazione secondo cui “neanche un
metro cubo” di gas sarebbe utilizzato in Mozambico è presentata nei Contenuti
come dato assoluto, privo di qualificazioni e senza alcun richiamo al contesto
sopra descritto, così da ingenerare nel pubblico l’erronea convinzione che il
progetto non offra alcun beneficio, diretto o indiretto, al Paese ospitante.
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Risposta di ReCommon
ReCommon tiene a precisare di non aver sovrapposto impropriamente alcun piano
distinto, attenendosi – come facilmente riscontrabile nei cosiddetti “Contenuti”
del report ‘Fiamme nascoste – alla dimensione della produzione ed
esportazione/importazione di gas, senza menzionare la più ampia dimensione
economica associata alla presenza di ENI S.p.A. in Mozambico.
Avendo ENI S.p.A. menzionato “il Fondo Sovrano istituito dallo Stato
mozambicano nel 2023”, ReCommon coglie l’occasione per chiedere alla società se
possa condividere gli sviluppi giudiziari relativi alla presunta sparizione e/o
utilizzo improprio di 33,65 milioni di dollari del Fondo Sovrano, denunciati da
varie organizzazioni della società civile mozambicana, a partire dal Centro de
Integridade Pùblica[1].
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[ENI]
2.5. Sull’accostamento tra il Report e l’iniziativa di clean cooking
L’accostamento operato nei Contenuti tra episodi di flaring risalenti in gran
parte al 2022 e un’iniziativa avente, tra gli altri, risvolti di carattere
sociale e ambientale di recente comunicazione appare privo di reale attinenza
cronologica e argomentativa, ed è idoneo a ingenerare nel pubblico l’erronea
convinzione che si tratti di fenomeni contestuali e reciprocamente compensativi,
gettando discredito su un’iniziativa di cui ha effettivamente beneficiato circa
un milione di persone in Mozambico.
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Risposta di ReCommon
Si veda la risposta alle Premesse e al punto 2.2.
ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web le informazioni prodotte
da ENI S.p.A. relative alla riduzione delle “emissioni associate alla
combustione” derivanti dal Programma Clean Cooking, in particolare la quota
riguardante il Mozambico.
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[1]https://www.cipmoz.org/wp-content/uploads/2025/10/UMA-CRONOLOGIA-DO-DESVIO-ANUNCIADO-DO-FUNDO-SOBERANO-DE-MOCAMBIQUE-1.pdf
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3. QUALIFICAZIONE GIURIDICA DELLA CONDOTTA+
[ENI]
3.1. Le condotte sopra descritte, per le modalità con cui sono state poste in
essere – diffusione pubblica, tramite canali social a larga diffusione, di
affermazioni non veritiere, decontestualizzate e/o fuorvianti, idonee ad essere
percepite dal pubblico come dati di fatto oggettivi e attuali, in assenza delle
necessarie precisazioni tecniche e temporali – sono suscettibili di arrecare
pregiudizio alla reputazione commerciale e all’immagine di Eni, come peraltro
dimostrato dalle richieste di chiarimento pervenute da diversi stakeholder a
seguito della pubblicazione del Report.
3.2. Tali condotte, ove reiterate o non tempestivamente rettificate, sono
suscettibili di integrare gli estremi dell’illecito aquiliano ex art. 2043 c.c.,
per lesione del diritto all’immagine e alla reputazione economica della Società,
oltre a poter rilevare, a seconda delle circostanze, sotto ulteriori profili di
responsabilità che la Società si riserva sin d’ora di valutare e di far valere
nelle competenti sedi.
Tutto ciò premesso, con la presente Eni, senza alcuna rinuncia rispetto a ogni
diritto e azione ulteriore che riterrà di esercitare a tutela dei propri
interessi, diffida (vedi sotto contenuto della diffida)
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Risposta di ReCommon
Alla luce di quanto sopra precisato ReCommon respinge motivatamente le accuse
formulate nella diffida e dichiara di essere disponibile ad offrire ai propri
lettori ulteriori precisazioni tecniche e temporali sui temi in esame alla luce
degli ulteriori chiarimenti ed informazioni che la società vorrà fornire.
Nel contempo, ReCommon auspica che le affermazioni contenute nella diffida di
ENI S.p.A. non siano ostative al dialogo tra ReCommon e gli stakeholder della
società, rientrando nel normale confronto democratico e, come tale, non
suscettibile di essere soppresso ovvero di subire limitazioni.
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DIFFIDA+
codesta spett.le Associazione ReCommon a:
1) cessare immediatamente la diffusione, tramite i propri canali social e ogni
altro mezzo di comunicazione, dei Contenuti, nella parte in cui presentano gli
episodi di flaring relativi all’impianto Coral South FLNG quale fenomeno
attuale, ordinario e deliberato, senza le doverose e corrette precisazioni circa
la loro natura tecnica, la loro collocazione temporale (segnatamente, la fase di
commissioning del 2022) e la loro conformità alla normativa e alla Valutazione
di Impatto Ambientale applicabile;
2) pubblicare, sui medesimi canali social sui quali sono stati diffusi i
Contenuti e con analoga evidenza e durata, entro e non oltre 10 (dieci) giorni
dal ricevimento della presente, una rettifica/precisazione che dia atto: (i)
della distinzione tra routine, non-routine e safetyflaring, e del fatto che
l’impianto Coral South FLNG non pratica routine flaring; (ii) del fatto che gli
episodi di flaring di maggiore entità richiamati nel Report si riferiscono
principalmente alla fase di avviamento dell’impianto (2022) e non riflettono le
performance operative attuali dell’impianto, il quale presenta “zero
operationalflaring” a regime; (iii) del fatto che le emissioni dell’impianto
sono conformi alla Valutazione di Impatto Ambientale approvata dalle Autorità
competenti;
3) astenersi, in futuro, dal diffondere affermazioni prive di adeguato
riscontro fattuale e non correttamente contestualizzate in merito alle attività
di Eni in Mozambico. Si precisa che, in un’ottica di leale e trasparente
confronto sul merito delle questioni ambientali sollevate – che Eni non intende
in alcun modo sottrarre al dibattito pubblico – la presente diffida non contiene
alcuna richiesta di risarcimento del danno, fermo restando che la Società si
riserva ogni più ampia facoltà ivi, comprese le iniziative giudiziarie a tutela
dei propri diritti, ove le condotte sopra descritte dovessero proseguire o
essere reiterate. Si resta in attesa di cortese riscontro entro il medesimo
termine di 10 (dieci) giorni dal ricevimento della presente, decorso inutilmente
il quale la Società si riterrà libera di agire atutela dei propri diritti e
interessi nelle sedi opportune, senza ulteriore preavviso. La presente vale
quale messa in mora e atto interruttivo di ogni termine di prescrizione e/o
decadenza a tutti gli effetti di legge.
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ReCommon esprime preoccupazione per il ricorso alla diffida – l’ennesima in
pochi mesi ricevuta da ENI- come strumento volto a scoraggiare la pubblicazione
di informazioni di pubblico interesse. Tale pratica, nota a livello
internazionale come SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation), è
oggetto di specifica attenzione da parte delle istituzioni europee, che con la
Direttiva (UE) 2024/1069 hanno introdotto misure di protezione per i soggetti —
giornalisti, ricercatori, organizzazioni della società civile — esposti ad
azioni legali abusive finalizzate a silenziarne l’attività.
ReCommon si riserva di avvalersi di tutti gli strumenti di tutela previsti dalla
normativa vigente, inclusi quelli introdotti dalla suddetta Direttiva, qualora
la società dovesse proseguire con azioni prive di fondamento. In ogni caso
ReCommon considera l’atteggiamento tenuto dall’azienda negli ultimi due anni
come lesivo del ruolo, dell’attività e della reputazione dell’associazione e si
riserva il diritto di agire nelle sedi competenti.
Per tutti i motivi sopra esposti si respingono le accuse formulate e, nel
contempo, si ribadisce la disponibilità a pubblicare l’eventuale documentazione
che ENI riterrà di trasmettere sul tema, allo scopo di fornire la più ampia
informazione ai propri lettori.