Culianu e Eliade, segreti e bugie

Doppiozero - Tuesday, July 21, 2026
Culianu e Eliade, segreti e bugie Enrico Manera Anita Romanello Mar, 21/07/2026 - 03:00

Il 21 maggio 1991 a quarantun anni moriva Ioan Petru Culianu, titolare di una prestigiosa cattedra di storia delle religioni presso la Divinity School di Chicago, assassinato nei bagni dell'università, in circostanze che fanno pensare a una esecuzione condotta da professionisti. È una storia dolorosa e nota che ha travalicato i confini degli ambienti culturali e universitari internazionali: Culianu era uno studioso fuoriuscito dalla Romania, passato dall'Italia e arrivato agli Stati Uniti; geniale e brillante nel suo campo, affascinato da simbolismo, mistero, magia, eros, occultismo, era allievo di Mircea Eliade – celebre storico delle religioni, scrittore prolifico e icona intellettuale –, a cui lo univano la comune origine romena, la condizione di esule e un rapporto di vicinanza ed eredità elettiva.

La morte di Culianu nel 1991, che segue la scomparsa di Eliade (nel 1986 a settantanove anni), è stato un evento scioccante e traumatizzante, che è stato messo in relazione con la tumultuosa caduta del comunismo romeno, su cui Culianu aveva scritto con sferzante ironia o, in modo più tortuoso, alla vexata questio dei trascorsi politici di Eliade: negli anni Trenta questi era stato ideologicamente vicino alla Legione dell'arcangelo Michele (nota come Guardia di ferro), movimento romeno di estrema destra caratterizzato da ultranazionalismo violento, ispirazione mistico-religiosa ordodossa, odio antimoderno, antiborghese e antisemita; tra il 1940 e il 1945 Eliade era stato addetto culturale della diplomazia romena, al servizio del regime di Antonescu (alleato con la Germania nazista), a Londra e poi a Lisbona.

Bruce Lincoln ha scritto un memoir che si aggiunge alla vasta produzione sull'argomento e che, con acribia documentaria e partecipazione emotiva, cerca di mettere ordine in un quadro intricato e di storicizzare un dibattito storico-antropologico attorno a cui è cresciuta una controversia polarizzante contrassegnata da contestazioni e apologie, conformismi e ostracismi. Studioso di settore che è stato allievo di Eliade e collega di Culianu, Lincoln ha sviluppato una critica all'analisi fenomenologica delle religioni sul piano storiografico e metodologico e figura tra gli innovatori del campo che hanno focalizzato l'attenzione sullo studio dei rapporti tra religione, potere e ideologia. 

Il titolo editoriale della traduzione italiana del libro, Omicidio all'università. Mircea Eliade e il suo passato nascosto (Il mulino 2025) non restituisce pienamente quello originale Secrets, Lies, and Consequences. A Great Scholar's Hidden Past and His Protégé's Unsolved Murder, (Oxford U.P. 2024). Lincoln infatti non intende sciogliere un giallo dagli aspetti inquietanti ma raccogliere con rigore dati, documenti e testimonianze in cinque capitoli periodizzanti (1927-1937; 1938-1979; 1972-1985; 1986-91; 1991-…) dedicati alle traiettorie intrecciate di Eliade e di Culianu, evidenziando difficoltà, vuoti e avanzamenti di una ricerca segnata da reticenze, menzogne, rettifiche, ammissioni, opacità degli attori in campo; permette così al lettore di ripercorrere la fatica della conoscenza dei fatti e di una ricerca di verità che si estende nei decenni.

Per affrontare un mistero in cui non mancano false piste e dicerie, nel libro più pagine sono dedicate alle diverse congetture formulate sui possibili moventi dell'omicidio di Culianu, in un arco che si estende dall'intrigo internazionale e all'attivismo politico alle ricadute nei rapporti personali; al centro del discorso si trova l'ipotesi che tra le ragioni del delitto possa esserci il lavoro di ricerca che l'allievo stava conducendo sugli articoli del periodo “legionario” di Eliade, attorno ai quali era nata la questione della adesione del maestro al fascismo. Se il caso di omicidio rimane irrisolto e avvolto da una fitta oscurità, l'indagine più estesa nel volume riguarda infatti la figura di Eliade e le fasi della sua vita di intellettuale.

Il lettore si trova così di fronte una indagine multipla e ramificata che parte da lontano. Nel tempo Eliade ha parlato «con circospezione e in maniera obliqua, rendendo difficile capire quali fossero le sue convinzioni e i suoi coinvolgimenti, vuoi nel profondo vuoi in quel momento» (p. 50), mantenendo un profilo tale da consentirgli di rimanere il più possibile indenne da conseguenze sia per quanto riguarda autorità, nemici politici e opinione pubblica, sia per l'eventualità di poter essere considerato un “traditore” del suo passato. Il testo mostra lo sconcerto di allievi e allieve che non riescono a conciliare l'immagine dell'amato maestro carismatico, geniale e affabile del periodo statunitense con quella del sostenitore di un movimento ultranazionalista, antisemita e violento e del fascismo in Europa durante la giovinezza; ed esprime la confusione di chi, dedito alla ricerca storica e alla comprensione dei contesti, vive con disagio le posture ermetiche e ambiguità di persone e ambienti. Non fornisce una risposta ultimativa ma continua a porre domande, animato dalla sofferta volontà di portare più luce possibile sul «vortice innescato dal segreto» dello studioso dalle cui conseguenze nella comunità di ricerca, seppur in modi diversi, «nessuno è stato risparmiato» (p. 162). «Esaminando il materiale da cima a fondo ­– scrive Lincoln – sono giunto alla conclusione che la mia principale responsabilità fosse quella di rendere facilmente e completamente accessibili tutti i vari documenti che lo costituivano» (p. 13).

L'autore esercita il metodo storico-ricostruttivo sulle fonti e rintraccia, anche con tabelle e schemi, le differente versioni su questioni problematiche che riguardano la biografia di Eliade, raccontate nel tempo e riprese da Culianu in scritti, interviste e scambi epistolari; dalla sua posizione di studioso insigne e coinvolto nella ricerca ripercorre contributi e interventi di importanti colleghi in più lingue su uno dei più controversi dibattiti politico-culturali riguardanti la storia delle religioni nel secondo dopoguerra (con 48 pagine di note e un affollato indice dei nomi). La documentazione esposta, che si estende in un ampio arco di tempo, parla di questioni legate al fascismo, all'esoterismo e alla storia delle religioni come di scrittura di libri, ricerche universitarie e imprese editoriali: mette a disposizione materiali utili per lo studio degli intellettuali e delle loro relazioni, in cui rientrano interessi, ambizione, ideologia, credenze e convinzioni personali ma anche carriera, fama, fedeltà, divergenze, dissenso e critica. Culianu, in tal senso, appare diviso tra lealtà personale e integrità intellettuale, tra riconoscenza e indipendenza.

Tale indagine riflette inoltre il percorso intellettuale dell'autore: Lincoln ha infatti studiato le religioni antiche come sistemi di classificazione e di legittimazione, che spiegano il mondo e giustificano assetti sociali, secondo una dinamica che si riproduce anche nelle istituzioni moderne e secolari, sostanziandosi in forme mitiche, rituali, autoritative e memoriali che le riguardano. Il testo procede come un’inchiesta che ha molti tratti di coinvolgimento personale ma funziona anche come sguardo sulle strutture di potere e autorità che innervano le istituzioni culturali, e può essere letto anche come una meditazione sull’università in quanto organizzazione attraversata da interessi, rivalità e rapporti di forza, calata nella storia e nei suoi conflitti che riflettono quelli più ampi della società.

L'analisi degli aspetti teorici e scientifici specifici dell'opera di Eliade rimane sullo sfondo (e non può che venir rinviata alla densa bibliografia), anche se in alcuni punti Lincoln espone in sintesi le conclusioni a cui è giunto. Scrive infatti che «1) Eliade alla fine degli anni Trenta fu un fautore entusiasta della Legione, per la quale, in seguito, conservò comunque una certa simpatia; 2) dopo la guerra nascose sistematicamente il suo coinvolgimento; 3) molti degli stessi valori che lo portarono a sostenere il movimento influenzarono anche i suoi studi» (p. 118). A proposito di quest'ultimo aspetto, Carlo Ginzburg – di cui sentiremo la mancanza anche per il rigore analitico, la finezza nel metodo e l'ampiezza delle connessioni – nel saggio L'ambigua eredità di Mircea Eliade pubblicato nel recente in Il vincolo della vergogna (Adelphi 2026, pp. ) ha proposto di considerare le opere dello studioso (come il Trattato di storia della religioni e Il mito dell'eterno ritorno) nel contesto storico della sconfitta del fascismo e di leggere il rapporto tra politica ed ermeneutica che lo riguarda nel segno di una «saldatura tra società, sacro e retorica politica i cui effetti devastanti sono ancora attivi e presenti nella nostra faticosa contemporaneità» (A. Vanoli, qui).

In un’epoca in cui la verità è un terreno di conflitto e l'interpretazione della storia è ambito di scontro, il libro si inserisce in un più ampio discorso sulle lotte memoriali e sulle modalità di costruzione dei saperi. Scritto per dipanare le ombre di dolorose vicende del passato che hanno investito la dimensione pubblica e il piano culturale, si legge nel presente come un invito alla vigilanza epistemologica, alla distanza per la comprensione dei fenomeni storici, a tenere aperti gli spazi di interrogazione critica.

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