Tra eredità e rinnovamento in un mondo segnato da violenza, frammentazione ed esaurimento spirituale
Pubblichiamo queste riflessioni di Tony Robinson, umanista e uno dei fondatori di Pressenza, coautore del libro Giornalismo Nonviolento e animatore per molti anni della redazione inglese di Pressenza. Il testo che propone è sicuramente destinato principalmente all’interno dello stesso Movimento Umanista ma sicuramente le sue riflessioni possono essere utili a tutta la società. Per facilitarne la lettura a tutti abbiamo aggiunto alcuni link di approfondimento su argomenti che cita e che non sono conosciuti da tutti.   A un certo punto, ogni movimento deve porsi una domanda difficile: esiste ancora come forza viva nella storia, oppure è diventato, poco a poco, la memoria della propria ispirazione? Per coloro che sono stati formati, direttamente o indirettamente, da Silo, questa domanda non può più essere rimandata. Il mondo non si è avvicinato al superamento della violenza. Al contrario, la violenza è diventata più normalizzata, più diffusa, più mediata tecnologicamente e più profondamente radicata nelle strutture economiche e politiche che organizzano la vita quotidiana. Continuiamo a generare ricchezza senza significato, informazione senza saggezza e potere senza direzione. Allo stesso tempo, la Terra stessa viene spinta verso l’esaurimento da una civiltà il cui principio organizzativo è l’accumulazione piuttosto che l’umanizzazione. E tuttavia il bisogno che ha dato origine al Movimento Umanista non è scomparso. Se mai, è diventato più urgente. -------------------------------------------------------------------------------- La doppia esigenza originaria L’impulso originario non è mai stato semplicemente politico, né semplicemente spirituale. Era un tentativo di unire trasformazione personale e trasformazione sociale in un unico progetto. Comprendeva che nessun cambiamento duraturo può derivare da una ristrutturazione esterna se l’essere umano rimane interiormente diviso, violento, impaurito e alienato. Ma comprendeva anche che un lavoro interiore separato dalla storia, separato dall’ingiustizia e dalla sofferenza degli altri, diventerebbe sterile, autoreferenziale e, in ultima analisi, complice del mondo così com’è. Questa doppia esigenza rimane decisiva. Potrebbe essere uno dei contributi più preziosi del movimento: l’insistenza sul fatto che l’essere umano deve essere trasformato sia interiormente sia esteriormente, e che nessuna delle due dimensioni può essere abbandonata senza falsificare l’insieme. Per questo motivo, sarebbe troppo semplice dire che il movimento ha fallito. Forse è più accurato dire che, al momento in cui si scrive, non è riuscito a diventare una risposta storica sufficientemente forte alla crisi della civiltà. Ma questo non significa che le sue verità fossero false, o che i semi che ha gettato nel mondo non abbiano germogliato. -------------------------------------------------------------------------------- Ciò che è già stato messo in moto Ciò che è già stato avviato può essere più significativo di quanto a volte si riconosca. Il lavoro ispirato da Silo ha portato alla formazione di circa 3.000 Maestri in quattro diverse discipline, tutte orientate ad aprire l’accesso a stati di coscienza profondi e ispirati e alla credenza nell’immortalità e nella certezza della trascendenza. Ha inoltre portato alla creazione di circa 50 Parchi di Studio e Riflessione in tutto il mondo, con Punta de Vacas in Argentina come casa spirituale. Questo non è un lascito trascurabile. Significa che il movimento non ha lasciato solo libri, ricordi o sentimenti. Ha lasciato pratiche, persone formate e luoghi. Ha lasciato un corpo, per quanto parziale, attraverso il quale potrebbe ancora nascere un nuovo momento storico. La domanda, dunque, non è se ci sia qualcosa da cui partire. La domanda è se ciò che già esiste possa tornare a essere storicamente fecondo. Questo dipende, prima di tutto, dal rifiuto di confondere eredità e rinnovamento. Preservare un insegnamento, un metodo, una disciplina o un luogo sacro è già qualcosa di importante. Ma la sola conservazione non genera un movimento. Il rinnovamento inizia quando ciò che è stato ricevuto diventa trasmissibile alle nuove generazioni in un linguaggio che possano comprendere, attraverso pratiche a cui possano accedere, e in relazione alle crisi concrete del loro tempo. -------------------------------------------------------------------------------- Il vero problema è la trasmissione Questo significa porsi alcune domande scomode ma necessarie. Un giovane senza alcun legame precedente con il movimento può incontrarlo e capire, rapidamente e chiaramente, a cosa serve? Le discipline possono essere presentate come metodi vivi piuttosto che come conquiste esoteriche? I Parchi possono diventare centri generativi di pratica, dialogo, servizio e riconciliazione invece che principalmente luoghi di pellegrinaggio per chi è già convinto? Il nucleo formato può agire non come custode di un passato concluso, ma come servitore di un futuro possibile? Queste domande sono decisive perché il problema centrale non è l’assenza di ispirazione. È il problema della trasmissione. Le società moderne sono profondamente diverse da quelle in cui molti movimenti del passato hanno preso forma. L’attenzione è frammentata. La fiducia nelle istituzioni è spezzata. La vita economica esaurisce le persone. Il sentimento politico è spesso ridotto a spettacolo. Molti sono affamati spiritualmente, ma diffidenti verso l’autorità; moralmente sensibili, ma incapaci di sostenere un’azione collettiva; connessi digitalmente, ma socialmente isolati. Un Movimento Umanista rinnovato non può semplicemente ripetere vecchie forme sperando che il presente le accolga. Deve imparare a diventare leggibile in un mondo segnato da distrazione, stanchezza, solitudine, ansia ecologica e normalizzazione della violenza. Questo non significa abbandonare la profondità. Al contrario, la profondità è proprio ciò che manca nel presente. Ma la profondità deve essere unita all’accessibilità, e l’ispirazione alla forma. -------------------------------------------------------------------------------- Forme piccole, densità reale Se deve arrivare un rinnovamento, probabilmente non inizierà con grandi dichiarazioni o mobilitazioni pubbliche di massa. Inizierà in forme più piccole e dense: cerchi di pratica, riflessione e sostegno reciproco; spazi in cui il lavoro interiore e l’impegno sociale siano consapevolmente collegati; comunità che formino le persone non solo a comprendere la nonviolenza sul piano intellettuale, ma a incarnarla nelle relazioni, nel lavoro, nei conflitti e nell’azione pubblica. Questo può sembrare modesto di fronte a una crisi planetaria. Ma quasi tutto ciò che è duraturo inizia in forme che appaiono troppo piccole per l’epoca. Un movimento rinnovato avrebbe anche bisogno di un centro morale esprimibile in modo semplice e senza gergo: che la vita umana è sacra; che la violenza deve essere superata in tutte le sue forme; che la Terra deve essere umanizzata e non sfruttata; e che la trasformazione personale e sociale sono inseparabili. Se queste verità non possono essere espresse chiaramente, non possono circolare. E se non possono circolare, non possono diventare forza storica. Ma la chiarezza di intenti non basta. Il movimento deve anche imparare dai fallimenti che accompagnano ogni sforzo spirituale, etico e politico nella storia. Una delle tragedie ricorrenti dell’esperienza umana è che le istituzioni nate attorno alla liberazione vengono ripetutamente catturate da prestigio, ego, gerarchie nascoste, interessi economici e desiderio di controllo. Nessun movimento è immune da questo pericolo. Un Movimento Umanista rinnovato dovrebbe quindi dotarsi di strutture progettate consapevolmente per resistervi: trasparenza economica, rotazione delle responsabilità, leadership distribuita, protezione dalla dipendenza da individui eccezionali, e un’insistenza culturale sul fatto che qualsiasi profondità di esperienza o realizzazione ha valore solo nella misura in cui è posta al servizio degli altri. -------------------------------------------------------------------------------- La questione dei Maestri Qui la questione dei Maestri diventa particolarmente importante. Se la maestria viene intesa come compimento, come una sorta di condizione raggiunta, il movimento tenderà alla chiusura. Diventerà un cerchio di coloro che sanno, ricordano o hanno raggiunto qualcosa. Ma se la maestria viene intesa come servizio, come responsabilità di accompagnare, risvegliare, formare e trasmettere, allora i Maestri rimasti potrebbero diventare il nucleo del rinnovamento. In questo caso, ciò che è stato accumulato non è capitale simbolico, ma una riserva di esperienza vissuta che può essere messa a disposizione di un nuovo momento storico. Lo stesso vale per i Parchi. In un mondo sradicato, i luoghi contano. Un Parco di Studio e Riflessione non è solo un sito bello o significativo. Può diventare un contro-luogo rispetto alla civiltà dominante: un luogo in cui si realizza un altro ritmo, un’altra scala, un’altra immagine dell’essere umano. Un luogo dove il silenzio non è vuoto, dove la riflessione non è fuga, dove la riconciliazione non è debolezza e dove lo studio non è accumulo di informazioni ma un metodo per approfondire la coscienza. Se utilizzati bene, i Parchi non sono ritiri dalla storia. Sono laboratori per un altro futuro possibile. Ma proprio per questo non possono restare solo mete di pellegrinaggio per chi è già convinto. Devono diventare luoghi da cui l’azione umanizzante ritorna nel mondo. -------------------------------------------------------------------------------- Le discipline e la crisi di senso Anche le quattro discipline potrebbero essere tra i più grandi doni del movimento. Se permettono davvero l’accesso a stati di coscienza profondi e ispirati, e se aprono davvero alla certezza della trascendenza, allora rispondono a una delle crisi più profonde dell’epoca presente: il nichilismo. Viviamo in un tempo in cui molte persone sono intellettualmente sovrastimolate e spiritualmente malnutrite. Hanno informazioni, ma nessun centro di gravità. Hanno stimoli, ma nessun significato. Hanno identità, ma nessun centro interiore. Un movimento capace di offrire non solo analisi ma esperienza, non solo critica ma accesso alla dimensione sacra dell’esistenza, può possedere qualcosa di enorme importanza storica. E tuttavia anche qui la sfida è decisiva. L’esperienza spirituale da sola non crea un movimento. Molte tradizioni possiedono metodi autentici di profondità e tuttavia restano marginali perché non riescono a collegare tali esperienze a un’etica, a una forma sociale e a una missione storica accessibili alle persone comuni. La questione non è solo se le discipline funzionano. È se i frutti di tali discipline possono diventare cultura: se possono plasmare modi di parlare, agire, organizzarsi, prendersi cura, educare e lottare; se possono nutrire le persone non solo in momenti eccezionali, ma nella vita quotidiana. Per questo la necessità di unire trasformazione interiore ed esteriore resta così centrale. Se il movimento si riducesse alla ricerca di stati ispirati, tradirebbe metà della sua verità originaria. Se si riducesse ad attivismo o dottrina senza un profondo radicamento interiore, tradirebbe l’altra metà. L’intera scommessa del Movimento Umanista era che queste due dimensioni potessero e dovessero convergere. Questa scommessa resta una delle cose più importanti che ha da offrire. -------------------------------------------------------------------------------- Dobbiamo aspettare un altro mistico? Dobbiamo allora aspettare un altro mistico ispirato che indichi la via? È possibile che figure singolari giochino sempre un ruolo nell’apertura di nuovi momenti storici. La storia umana è piena di tali figure, e non si dovrebbe sottovalutare il potere della coscienza ispirata quando si incarna in una persona. Ma un movimento maturo non può dipendere dall’attesa passiva di una salvezza sotto forma di un nuovo fondatore. Se ciò che è già stato ricevuto non può essere incarnato, trasmesso, approfondito e riattivato storicamente da esseri umani ordinari, allora il movimento non ha ancora risolto il problema della propria continuità. Ciò che serve ora potrebbe non essere un unico nuovo rivelatore, ma un risveglio distribuito: molte persone, in molti luoghi, che portano avanti un centro comune con coerenza, umiltà e perseveranza. Non la scomparsa dell’ispirazione, ma la sua diffusione. Non l’abolizione della leadership, ma la sua trasformazione in servizio. Non la ripetizione di un momento fondativo, ma la scoperta di come una verità fondativa possa generare nuove forme senza cessare di essere se stessa. Questo potrebbe essere il vero compito davanti a coloro che restano legati, in un modo o nell’altro, al silismo: non conservare le ceneri, ma proteggere e trasmettere il fuoco. Non chiedersi con nostalgia se il passato possa tornare, ma chiedersi se i semi già seminati possano trovare un nuovo terreno nella crisi attuale dell’umanità. -------------------------------------------------------------------------------- Un residuo o un inizio? Il mondo non soffre per mancanza di informazioni. Soffre per mancanza di direzione, di significato e di forme capaci di resistere alla violenza senza diventare violente a loro volta. In un mondo simile, anche un piccolo ma reale nucleo di pratica umanizzante può avere un’enorme importanza. Forse, dunque, la domanda che dovremmo porci ora non è se il Movimento Umanista abbia fallito, ma se i semi che ha piantato — le discipline, i Parchi, i Maestri, la memoria viva di una trasformazione simultaneamente personale e sociale — possano diventare il punto di partenza di un nuovo ciclo. Se possono, allora ciò che oggi appare a molti come un residuo potrebbe ancora rivelarsi un inizio. E se non possono, non sarà perché il bisogno è scomparso, né perché l’essere umano non desidera più riconciliazione, significato, trascendenza e un mondo veramente umano. Sarà perché coloro che hanno ereditato un fuoco non hanno trovato il modo di metterlo, ancora una volta, al servizio dell’essere umano. Tony Robinson
April 13, 2026
Pressenza
Restituire l’infanzia
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Ass. genitori Di Donato di Roma, quartiere Esquilino -------------------------------------------------------------------------------- Non si comprende la concezione che la nostra cultura si fa dell’essere umano se non si ricorda che alla sua base sta un uomo senza infanzia: Adamo. Secondo la narrazione della Genesi, l’uomo che il Signore crea e pone nel giardino di Eden è un adulto, a cui Egli parla e dà dei comandi e per il quale crea una compagna perché non sia solo. E soltanto un adulto, e non certo un in-fante, poteva dare un nome a tutti gli animali del giardino. Non stupisce che un essere senza infanzia non possa rimanere innocente e sia fatalmente destinato alla colpa e al peccato. Forse il pessimismo che condanna l’Occidente cristiano a rimandare sempre al futuro felicità e compimento proviene da questa singolare carenza, che fa di Adamo un essere costitutivamente privo d’infanzia. Ed è forse per questa mancanza più originale di ogni peccato che, da una parte, l’infanzia è per ciascuno di noi il luogo della nostalgia dell’impossibile felicità e, dall’altra, nell’organizzazione sociale, una condizione difettiva, che bisogna ad ogni costo disciplinare e ammaestrare. E se la psicanalisi vede nel bambino il soggetto nascosto di ogni nevrosi, ciò è forse proprio perché da qualche parte agisce in noi il paradigma adamitico di un uomo senza infanzia. Ciò significa che la guarigione della malattia dell’Occidente – cioè di una cultura adulta che, reprimendo l’infanzia, finisce per condannarsi alla puerilità – sarà possibile solo se saremo capaci di restituire a Adamo la sua infanzia. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su Quodlibet (qui con l’autorizzazione della casa editrice). Tra i i libri più importanti di Giorgio Agamben: Homo Sacer. Edizione integrale 1995-2015, (Quodlibet) e L’uomo senza contenuto (Quodlibet). Il suo ultimo libro invece è Amicizie (Einaudi). -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Restituire l’infanzia proviene da Comune-info.
April 13, 2026
Comune-info
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E MANIPOLAZIONE: QUALI STRUMENTI PER RICONOSCERE LA REALTÀ E TUTELARE I DATI? INTERVISTA A HERMES CENTER
L’intelligenza artificiale è divenuto uno strumento trasformativo epocale nel panorama tecnologico. Uno strumento, come tutti, “può essere utilizzato bene o male, a seconda di chi lo produce e utilizza”. Sono le parole ai microfoni di Radio Onda d’Urto di Davide del Monte, dell’associazione Hermes Center, tra i promotori insieme alla Rete per i Diritti Umani Digitali della conferenza stampa che si svolgerà mercoledì 15 aprile presso la Sala Stampa della Camera a tema diritti umani e IA. Su questo fronte, l’Unione Europea ha recentemente introdotto l’AI Act, “il primo ordinamento europeo volto a regolamentare l’intelligenza artificiale”. Seppur con dei limiti e con “diverse lacune, come già evidenziato nei nostri report” sottolinea Davide del Monte, l’AI Act “serve per cercare di tutelare i diritti dei cittadini”, come recentemente fatto dalla Cina con la regolamentazione dei contenuti e della sicurezza. L’AI Act europeo è stato visto “in modo molto negativo non solo dalle industrie americane, ma dallo stesso governo americano. Trump ha lanciato attacchi rivolti alla Comissione Europea nel tentativo di portare a una deregolamentazione dell’intelligenza artificiale. Quando tu vai a tutelare i diritti rispetto a uno strumento poni dei vincoli, anche a livello di mercato, cosa che le grandi multinazionali, come big tech e start up della Silicon Valley, hanno visto come un grosso pericolo per il loro business”, fa sapere ai nostri microfoni Davide del Monte. Uno degli aspetti più controversi dell’IA è la manipolazione della realtà: l’intelligenza artificiale può infatti essere usata per influenzare le opinioni e manipolare i comportamenti degli utenti online, così come le direzioni politiche. Non da ultimo il caso dei dati raccolti da Meta: la piattaforma di Facebook e Instagram è stata multata per aver raccolto impropriamente i dati degli utenti con l’obiettivo di una profilazione politica, costringendo Zuckrberg all’introduzione di un algoritmo che regolasse la diffusione dei post politici. Si tratta dei “deep fake, delle fake news e di tutto quello che contribuisce a costruire strumenti sempre più potenti di propaganda”. Ma “l’algoritmo delle piattaforme che raccoglie dati e fornisce strumenti di propaganda è la scoperta dell’acqua calda”, aggiunge Davide del Monte. “Va bene che si sia preso atto, seppur in ritardo, di questi meccanismi distorsivi dell’opinione pubblica. Era qualcosa però che oggettivamente associazioni, collettivi, attivisti, ricercatori hanno evidenziato da un bel pò di tempo”. Il Digital Service Act introdotto in UE nel 2024 è una direttiva che dovrebbe regolamentare l’utilizzo di questi algoritmi: “dal nostro punto di vista c’è ancora tantissimo da fare. Queste piattaforme non solo hanno la potenza economica per influenzare anche le decisioni europee, attraverso operazioni di lobbing multimiliardarie, ma ora hanno anche l’appoggio del presidente degli Stati Uniti”. I contenuti prodotti con l’intelligenza artificiale, inoltre, non hanno obblighi di pubblicazione. Non ci sono vincoli nel dover indicare che il contenuto pubblicato sui social media sia generato dall’IA. Vista la sempre più vicinanza con immagini o video reali, la filigrana (o watermark) sarebbe uno strumento necessario per distinguere il lavoro umano da quello digitale. Da questo punto di vista “il tema non è tanto tecnologico o giuridico, è politico. Anche qui Trump è il primo a pubblicare video o immagini generati con l’intelligenza artificiale per darli in pasto alla propria bolla di fanatici ed esaltati. Quando il presidente degli Stati Uniti fa questo il tema diventa politico”. L’intervista completa a Davide del Monte di Hermes Center. Ascolta o scarica.
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Movimenti: alla ricerca di linee comuni
di Gianni Gatti (*) Semplice solidarietà o ribellione, costruita aggregando? In un clima sociale di frammentazione e poco ascolto reciproco fra gruppi che ancora non si sono pensionati dalla militanza politica non istituzionale, è difficile stabilire regole o almeno dare indirizzi di linee a movimenti, ma provo a redigere pubblicamente alcune riflessioni Oggi ci sono tre livelli di azioni e
Civili feriti: un percorso irto di ostacoli per ottenere assistenza governativa
La vita di un civile viene profondamente segnata e trasformata da una ferita di guerra. Dolore, paura e nuove limitazioni fisiche rimodellano ogni cosa. Il trattamento e la riabilitazione possono richiedere mesi o addirittura anni. Durante questo periodo, le persone hanno bisogno di sostegno finanziario, sociale e legale. Frontliner ha parlato con alcuni civili feriti dai bombardamenti russi per capire quale tipo di supporto possono realisticamente aspettarsi dallo Stato. I civili feriti in guerra hanno diritto a sussidi, aiuti finanziari e protesi finanziate dallo Stato. Tuttavia, molti si ritrovano persi in un labirinto di procedure necessarie per ottenere lo status ufficiale di civile colpito dalle ostilità legate alla guerra. Il processo è estremamente burocratico, complesso e incoerente, e persino capire da dove iniziare può essere difficile. Il sistema preposto al riconoscimento dello status di civile ferito è sovraccarico. Da febbraio 2022 a febbraio 2026, solo 1.150 civili sono riusciti a certificare ufficialmente che le loro ferite erano state causate da ordigni esplosivi. Nel frattempo, secondo la Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite, 41.000 civili in Ucraina sono stati feriti dalle ostilità legate alla guerra nello stesso periodo. Ferito nei primi giorni dell’invasione su vasta scala Bohdan Khambir, 27 anni, vive nel villaggio di Rusaniv, nell’oblast’ di Kiev, che è stato pesantemente bombardato nei primi giorni dell’invasione. Il 2 marzo 2022, mentre si trovava in casa, un proiettile russo ha trapassato il muro della sua abitazione. Bohdan ha riportato ustioni di terzo grado, la frattura di un ginocchio e di un femore e ha perso la gamba destra sopra il ginocchio. “Ho visto la mia gamba penzolare solo per un lembo di pelle” dice. . Bohdan Khambir durante un’intervista, Kiev, Ucraina, 15 gennaio 2026. (Oleksandra Rakhimova, Frontliner) I genitori di Bohdan gli prestarono i primi soccorsi e lo portarono all’ospedale clinico di Brovary. Tuttavia, non poté rimanere a Brovary per completare il ciclo di cure, poiché il fronte si stava avvicinando e tutti gli uomini con ferite simili venivano evacuati. «Avevamo pensato che se le truppe russe sarebbero entrate in ospedale e vedendo uomini con amputazioni, nessuno avrebbe controllato se si trattasse di un civile o di un soldato. Temevamo che avrebbero ucciso tutti, compresi i medici, proprio lì nei reparti», racconta Bohdan. Su richiesta del Ministero della Salute, la Germania ha accolto Bohdan ed altre vittime del distretto di Brovary per le cure. Tutte le spese per l’alloggio e le protesi sono state coperte dalla Germania. Ad Amburgo, a Bohdan sono state applicate delle protesi e ha imparato a camminare con esse. È tornato a casa con una protesi principale del valore di 34.600 euro e una di riserva del valore di 16.800 euro. Questo ha permesso a Bohdan di continuare a lavorare: da febbraio 2023 è tornato al suo impiego come caposquadra edile. Bohdan Khambir a Maidan Nezalezhnostim (piazza dell’ Indipendenza), Kiev, Ucraina, 15 gennaio 2026. (Oleksandra Rakhimova, Frontliner) Disabilità conseguenti alla guerra Il riconoscimento ufficiale di una disabilità correlata alla guerra determina il tipo di sostegno che una persona può ricevere dallo Stato. Senza tale riconoscimento, una lesione viene trattata come un normale incidente o malattia. Grazie allo status di ferito di guerra, le persone possono beneficiare di una pensione più elevata, sconti sulle utenze fino al 100%, trasporto pubblico gratuito e priorità nelle procedure di assegnazione di alloggi o veicoli gestite dallo Stato. Attraverso un programma statale chiamato Oselia, le persone con disabilità correlate alla guerra possono ottenere un mutuo per la casa con un tasso di interesse di appena il 3%, rispetto al 7% previsto per gli altri richiedenti. Hanno inoltre accesso a una serie di programmi sanitari, spesso senza dover fare la fila. In seguito all’infortunio, Bohdan non era più in grado di muoversi autonomamente, quindi i suoi genitori si sono occupati della maggior parte delle pratiche per ottenere il riconoscimento della sua disabilità. “È stata una vera e propria odissea: dal ricevimento del mio primo certificato medico al riconoscimento definitivo come persona con disabilità legata alla guerra, l’intero processo ha richiesto due anni e due mesi” dice Bohdan. Bohdan Khambir all’ambulatorio protesi della Fondazione Protez, Kiev, Ucraina, 15 gennaio 2026. (Oleksandra Rakhimova, Frontliner) Per dimostrare che le sue ferite erano state causate dalla guerra e per assicurarsi un futuro risarcimento finanziario dalla Federazione Russa, Bohdan avviò un procedimento penale. La documentazione fu inviata al Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) e successivamente esaminata dal Tribunale distrettuale di Brovary, nella regione di Kiev, che si pronunciò a suo favore. Bohdan allegò il documento a un fascicolo che includeva referti medici, la sua dichiarazione alla polizia, le conclusioni del Ministero degli Interni sul tipo di ordigno esplosivo e la data e le circostanze esatte dell’attentato. Sulla base di questi documenti, la apposita Commissione del Ministero degli Affari dei Veterani ha confermato che le ferite di Bohdan erano state causate da ordigni esplosivi. Ciò ha aperto la strada alla revisione del suo caso da parte della Commissione di esperti medico-sociali (MSEC), che gli ha ufficialmente concesso lo status di invalido di guerra. Il caso di Bohdan si è verificato durante un periodo di riforma delle Commissioni di esperti medico-sociali (MSEC) e di cambiamenti all’interno della Commissione interagenzie. Il sistema si stava evolvendo e la procedura per la concessione dello status di invalidità correlata alla guerra ai civili è stata semplificata e snellita. Un percorso più rapido per ottenere lo status di invalidità legato alla guerra. Iryna Kovalenko è rimasta ferita nel 2025. Aveva lasciato Bakhmut nel 2022, ma l’aggressione russa ha raggiunto la cinquantaseienne nel giugno del 2025 mentre si trovava sul posto di lavoro a Kiev. Durante i bombardamenti russi sulla struttura in cui lavorava Iryna, parte dell’edificio è crollata e un filo elettrico scoperto l’ha colpita al braccio. “Ho capito che dovevo togliermi il filo di dosso. Ci sono riuscita. Quando ho guardato la mia mano, le mie dita mozzate pendevano dal guanto da lavoro. In quel momento ho capito che la mia mano non c’era più” dice Iryna. Iryna Kovalenko nell’ambulatorio della Fondazione Protez, Kiev, Ucraina, 15 gennaio 2026. (Oleksandra Rakhimova, Frontliner) Un incendio divampò all’interno dell’edificio e le uscite furono bloccate. Iryna si ritrovò intrappolata, ma riuscì a fuggire attraverso una piccola finestra di servizio. Riportò delle ustioni e cadde da un’altezza considerevole. Un agente di polizia della squadra di soccorso la trovò e la portò in un ospedale di Kiev. Dopo l’incidente, Iryna faticava a dormire. Era tormentata dalla paura e dagli incubi dell’edificio avvolto dalle fiamme. Alla fine ha ricevuto supporto psicologico e ha trascorso un mese e mezzo in ospedale, dove le sono state fornite gratuitamente le cure per le ferite, la consulenza e la terapia. Dopo il congedo, Iryna si recò dal suo medico di famiglia per iniziare la riabilitazione, ma scoprì che l’attesa per un programma era di oltre un mese. Nel frattempo, riuscì a ottenere il riconoscimento dello status di persona con disabilità contratta in guerra. Alcuni documenti sono stati raccolti con l’aiuto del team legale del suo datore di lavoro, ma i certificati medici dovevano necessariamente essere ottenuti di persona. Iryna afferma che, a causa del suo stato di salute precario dopo l’infortunio, non ce l’avrebbe fatta da sola, quindi sua figlia l’ha accompagnata in ogni momento. La procedura per ottenere il riconoscimento dell’invalidità di guerra è durata un mese e mezzo. Le è stata riconosciuta l’invalidità di secondo grado, che le dà diritto a una pensione di 7.800 grivne (circa 200 euro). Riceve inoltre un’indennità aggiuntiva di 3.000 grivne (circa 75 euro) in quanto persona sfollata con disabilità. La famiglia di Iryna Kovalenko ha cercato a lungo una protesi adatta, presentando domanda a diverse organizzazioni. Tra queste, la fondazione no-profit Protez, che ha preso in carico il suo caso. La fondazione le ha fornito gratuitamente due protesi: una meccanica e una bionica che le permetterà di tornare al lavoro. I civili feriti in guerra a cui è stato riconosciuto lo status di invalidità correlata al conflitto hanno diritto a protesi gratuite. Tuttavia, lo Stato copre solo le protesi incluse in un elenco specifico approvato e che rientrano in determinati limiti di prezzo. Il prezzo massimo per una protesi ad alta funzionalità per un civile disabile, rimborsato dallo Stato; all’inizio del 2026, tale importo ammontava a 2.995.200 grivne (circa 75.000 euro), tasse escluse. Se una protesi costa di più, la persona deve coprire la differenza autonomamente o ricorrere a finanziamenti di beneficenza. Ottenere una protesi all’estero, al di fuori del programma statale, comporta la perdita del diritto alle riparazioni gratuite fino alla registrazione ufficiale della protesi in Ucraina. Componenti di protesi presso il centro della Fondazione Protez, Kiev, Ucraina, 15 gennaio 2026. (Oleksandra Rakhimova, Frontliner) I residenti delle aree direttamente colpite dalle ostilità belliche in corso hanno potuto richiedere il riconoscimento dello status di invalido di guerra solo a partire da maggio 2023, mentre le persone ferite in altre zone dell’Ucraina hanno ottenuto tale diritto a partire da ottobre 2024.     *** 3 aprile 2026. Ciao, sono Oleksandra, l’autrice di questo articolo. Grazie per averlo letto fino alla fine. Ho parlato con persone che erano appena rimaste ferite e sono ancora in contatto con una di loro. Il loro racconto delle difficoltà affrontate dopo il trauma mi ha spinto ad approfondire la questione. I russi continuano ad attaccare i civili, il che rende fondamentale discutere delle conseguenze sia per i singoli individui che per il Paese nel suo complesso. *** Oleksandra Rakhimova Fotografa Nel 2017 si è laureata in giornalismo presso l’Università Nazionale dell’Europa Orientale Lesya Ukrainka. Ha iniziato a fotografare circa cinque anni fa. Fin dall’inizio della sua carriera, sapeva che in un modo o nell’altro avrebbe finito per documentare la guerra e tutto ciò che vi è connesso: l’unica domanda era quando. Per lei, la guerra riguarda vite umane e destini. Spera di fotografare quante più storie possibili di ucraini che portano il peso della guerra sulle spalle. Si è unita al team di Frontliner per avere l’opportunità di immortalare momenti importanti in luoghi che prima le erano inaccessibili. Frontliner ONG, ente operante nel settore dei media online; identificativo media – R40-05212; indirizzo presso il quale viene esercitato il controllo editoriale – Olzhycha Str. 5, appartamento 25, Kyiv City. 04060; indirizzo e-mail: info@frontliner.ua Redazione Roma
April 13, 2026
Pressenza
Crisi energetica a Cuba: le necessità umanitarie persistono nonostante la fornitura di combustibile
Il rappresentante dell’ONU nel paese avverte sull’impatto “sistemico e sempre più grande” della crisi energetica, che colpisce il sistema sanitario, l’accesso all’acqua, gli alimenti e il trasporto. L’isola è da più di tre mesi senza combustibile sufficiente. Questo lunedì il coordinatore dell’ONU residente a Cuba, Francisco Pichón, ha avvertito sul deterioramento della situazione umanitaria nel […]
TORINO: MAXI-PROCESSO ASKATASUNA. DOPO L’ASSOLUZIONE DALL’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, LA PROCURA CI RIPROVA CON L’APPELLO
Si è conclusa lunedì pomeriggio, 13 aprile, la prima udienza d’appello del processo che lo scorso marzo aveva visto 16 dei 28 imputati assolti dall’accusa di far parte di un’associazione a delinquere e, a tal fine, di aver commesso diversi reati legati alla lotta No Tav e alla città di Torino, a partire dal centro sociale Askatasuna. I pm torinesi hanno chiesto e ottenuto il rinnovo del dibattimento, al via stamattina con l’audizione di due agenti della Digos. Non è stata accolta, invece, la richiesta di acquisire il file audio dell’intervista rilasciata alla nostra emittente, Radio Onda d’Urto, da Giorgio Rossetto, compagno torinese tra gli imputati nel processo. Gli avvocati di compagne e compagni hanno poi chiesto a una giudice di “valutare l’opportunità di astenersi”. Si tratta di Emanuela Ciabatti, che aveva fatto parte del tribunale che nel 2015 si pronunciò proprio nei confronti di  Giorgio Rossetto in un’altro processo contro il movimento No Tav. La corte, però, ha respinto la richiesta. L’aggiornamento con Dana Lauriola, compagna del movimento No Tav imputata nel processo. Ascolta o scarica.  
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
La verifica dell’età in rete non solo non protegge i minori, ma ci mette tutti a rischio
Pensata come misura di tutela, la verifica dell’età rischia di creare più problemi di quanti ne risolva, tra inefficacia, perdita di privacy e maggiore centralizzazione del controllo online I governi di mezzo mondo stanno imponendo la verifica dell’età per un crescente numero di servizi su Internet, come una misura di tutela per i minori. In realtà stanno aggravando la raccolta di dati su tutto quel che facciamo in rete, usando argomenti che confondono la moderazione dei contenuti con il ruolo educativo di genitori e scuole. Di verifica dell’età obbligatoria per l'accesso a certi servizi di rete se ne parla da tanto. Dovrebbe servire, si dice spesso, a limitare l'accesso dei minori alla pornografia, al gioco d'azzardo o a contenuti particolarmente espliciti. Ma in un numero crescente di casi i controlli si stanno estendendo a social network, piattaforme video, servizi di messaggistica, giochi e motori di ricerca e perfino agli stessi sistemi operativi che girano su computer e telefonini. È indubbio che vi siano al mondo contenuti inadatti ai minori, ma anche che le piattaforme online usino tecniche sempre più aggressive per manipolare menti poco allenate al pensiero critico. Ma che forma assumerà Internet quando l'accesso sarà subordinato all'identificazione tramite dati personali? Oggi chi propone la verifica dell’età la presenta come uno strumento di protezione, ma la implementa come un dispositivo di blocco. Non interviene solo sui contenuti: ridefinisce il rapporto tra utenti, piattaforme, browser, sistemi operativi, fornitori di identità e autorità pubbliche. Per sostenere i minori nel loro rapporto con l'ambiente digitale si chiede a tutti di dimostrare la propria identità a partire da documenti ufficiali. Questo non è un semplice dettaglio tecnico, ma un cambiamento estremamente pericoloso dell'architettura dell'informazione in rete. Leggi l'articolo
Processo “Sovrano”: al via l’appello tra ombre e contraddizioni
Si è da poco conclusa la prima udienza d’appello di “Sovrano”, il processo che lo scorso marzo aveva visto 16 dei 28 imputati assolti dall’accusa di far parte di un’associazione […] The post Processo “Sovrano”: al via l’appello tra ombre e contraddizioni first appeared on notav.info.
April 13, 2026
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