Source - Antonio Mazzeo Blog

Giochi di guerra italiani nel deserto del Qatar
Il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente petro-emirato arabo  Un mese di giochi di guerra nel deserto del Qatar e il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente petro-emirato arabo. Il 20 novembre 2025 si sé conclusa presso il poligono di Al Qalayil l’esercitazione militare internazionale “Ferocious Falcon 6”, condotta dal ministero della Difesa italiano con personale di Esercito, Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, insieme alle forze armate di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Stati Uniti e Turchia. “Giunta alla sesta edizione, l’esercitazione è stata organizzata dalle autorità militari del Qatar e, per l’Italia, dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI)”, spiega lo Stato Maggiore della Difesa. “L’obiettivo è stato quello di incrementare l’integrazione, l’interoperabilità e la capacità di risposta congiunta nell’area del Golfo”. I war games sono consistiti in operazioni di “integrazione dei posti di comando” e attività addestrative a fuoco. Nello specifico, uomini e mezzi della Brigata Meccanizzata “Aosta” (con comando e sede in Sicilia) hanno svolto esercitazioni di combattimento in ambiente desertico, con l’impiego di piattaforme terrestri di nuova generazione. In parallelo, l’Aeronautica Militare ha simulato attacchi impiegando i cacciabombardieri “Eurofighter” e i grandi aerei cargo KC-767A per il rifornimento in volo. “Ferocious Falcon 6” si è conclusa con un seminario internazionale dedicato alle principali sfide militari contemporanee; gli ufficiali italiani sono intervenuti nel panel sulla Guerra Elettronica, “illustrando gli strumenti per la protezione dello spettro elettromagnetico”. Alla giornata finale erano presenti i vertici delle forze armate qatarine e le delegazioni militari dei Paesi partecipanti (per l’Italia il vicecomandante del COVI, l’ammiraglio Giacinto Sciandra). Ospite d’onore il ministro della Difesa Guido Crosetto, in visita ufficiale in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti per rafforzare la cooperazione nel settore militare. A Doha, Crosetto ha incontrato lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani, vice premier e ministro della Difesa del Qatar. “Il Qatar è un mediatore che ha svolto un ruolo di primo piano nella crisi di Gaza e sta attualmente mediando in altre crisi, confermandosi un partner capace e affidabile nei processi di dialogo e di de-escalation, in grado di fornire un contributo significativo alla stabilità regionale”, ha enfatizzato Guido Crosetto a conclusione del meeting con Al Thani. “E’ emersa una comune volontà di consolidare i già profondi legami di amicizia, di lavorare insieme per la pace in Medio Oriente e di rafforzare l’eccellente cooperazione in corso tra le nostre forze armate e l’industria della difesa”. Ancora più complessa l’esercitazione bilaterale “NASR 2025” condotta nelle prime due settimane di novembre dall’Esercito Italiano e dalle Qatar Emiri Land Forces, ancora una volta nel poligono desertico di Al Qalayil. La “NASR 2025”, sotto la supervisione dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha visto la partecipazione di oltre 500 militari della Brigata Meccanizzata “Aosta” e di altri reparti provenienti da tutta Italia. “L’attività addestrativa è culminata con una esercitazione di Gruppo Tattico pluriarma in un contesto warfighting a guida 6° Reggimento bersaglieri, con l’impiego delle nuove piattaforme blindo “Centauro 2” del 6° Reggimento Lancieri di “Aosta”, col supporto di fuoco dei Reggimenti di Artiglieria 8° “Pasubio” e 52° “Torino”, del 4° Guastatori e 6° Pionieri, del 185° Reggimento Paracadutisti e degli aeromobili a pilotaggio remoto (droni) del 3° Reggimento Supporto Targeting “Bondone””, riporta in nota lo Stato Maggiore dell’Esercito. I war games con le forze terrestri dell’Emirato arabo sono state un’importante occasione per testare e proporre al florido mercato del Medio Oriente alcuni dei nuovi sistemi d’arma prodotti dalle aziende leader del comparto militare industriale nazionale. “Durante tutto il periodo di permanenza in Qatar, è stata condotta, a cura del Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE), un’intensa attività di sperimentazione sul campo di una serie di tecnologie attualmente ritenute di forte interesse per l’incremento delle capacità operative della Forza Armata”, spiegano i vertici dell’Esercito. In particolare, in occasione delle esercitazioni a fuoco sono stati impiegati, oltre ai blindo da combattimento 8x8 “Centauro 2” del Consorzio CIO (IVECO-Oto Melara), i nuovi munizionamenti di artiglieria a lunga gittata per obici da 155mm. “Vulcano”, prodotti negli stabilimenti di Leonardo SpA.. “Organizzata dal IV Reparto Logistico dell’Esercito, l’attività di validazione ha messo in luce l’efficacia del munizionamento, che può attingere obiettivi posti a oltre settanta chilometri di distanza”, aggiunge lo Stato Maggiore. “Nella versione a guida GPS a lungo raggio, il “Vulcano” ha messo in evidenza l’eccezionale precisione sui punti determinati da un Team di Forze Speciali del 185° Reggimento Acquisizione Obiettivi”. In occasione di “NASR 2025” sono stati massicciamente impiegati pure i nuovi obici semoventi PZH 2000 da 155/52mm, che l’Esercito italiano ha acquistato dal consorzio tedesco formato dalle aziende Krauss-Maffei Weggmann e Rheinmetall. Verificata sul campo di battaglia anche “l’efficacia” dello scambio rapido delle informazioni e l’integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2) e di gestione del fuoco di diversa tipologia, schierati contestualmente in Qatar, a Bracciano (Roma) e nel poligono di Monte Romano (Viterbo), grazie ai collegamenti satellitari digitali realizzati dal 2° Reggimento Trasmissioni Alpino di stanza a Bolzano. Anche la Marina Militare italiana ha rafforzato la propria presenza in Qatar nel corso dell’ultimo anno. A metà giugno, la fregata missilistica “Antonio Marceglia” (unità del progetto multi-missione italo-francese FREMM, realizzata da Fincantieri SpA) ha effettuato una sosta tecnico-logistica nel porto di Doha. “L’importanza di questo passaggio in Qatar è cruciale: tra i Paesi europei, l’Italia è il primo partner commerciale dell’emirato, dove le aziende tricolori sono protagoniste da tempo”, scrive con malcelata enfasi lo Stato Maggiore della Marina. La sosta nella capitale qatarina si è rivelata strategica per promuovere obici e cannoni navali, sistemi radar e tecnologie elettroniche Made in Italy. “Questa nave è ambasciatrice di tecnologia, know how, eccellenza del Sistema-Paese Italia”, ha dichiarato Paolo Toschi, ambasciatore d’Italia in Qatar, in visita alla fregata missilistica. “Il confronto tra il mondo militare italiano e quello qatariano è una costante della crescita del legame fra i due Paesi, con un percorso unito di interscambi, esercitazioni, confronti, programmi educativi e, naturalmente, progetti industriali di rilievo”. A marzo 2025 era stata un’altra fregata multi-missione FREMM - la “Luigi Rizzo” - ad approdare a Doha. “La sosta di Nave Rizzo è un’importante occasione per favorire lo scambio di esperienze, rafforzare i legami istituzionali e promuovere un dialogo costruttivo sui temi della difesa e della sicurezza”, riportava con l’immancabile enfasi il Comando della Marina Militare italiana. “La presenza della Fregata in Qatar è parte delle attività di cooperazione internazionale della Difesa. L’obiettivo è rafforzare la sinergia con le forze armate del Qatar nelle operazioni di sicurezza marittima, con particolare attenzione alla protezione delle rotte commerciali e alla stabilità regionale”.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri l’1 dicembre 2025, https://pagineesteri.it/2025/12/01/europa/giochi-di-guerra-italiani-deserto-qatar/
Angola eldorado africano per Leonardo SpA, leader italiano delle armi
  Anche il Gruppo Intesa San Paolo è ampiamente coinvolto in Africa, avendo effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia, Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, secondo il sito specializzato sudafricano DefenceWeb Angola eldorado africano per Leonardo SpA, azienda leader del complesso militare industriale italiano. Il presidente della Repubblica João Lourenço ha approvato l’accordo del valore di 132,8 milioni di euro per l’acquisto da parte del ministero della difesa di 12 elicotteri leggeri multiruolo AW119M (AgustaWestland) e due AW119Kx prodotti da Leonardo. L’accordo con l’azienda italiana prevede pure la fornitura di componenti e servizi addestrativi, supporto e assistenza tecnici. Secondo quanto riportato dalla stampa angolana, il decreto presidenziale n. 137/26, pubblicato il 17 aprile 2026, autorizza la copertura finanziaria della commessa da parte del gruppo bancario Intesa SanPaolo S.p.A., attraverso l’Agenzia italiana per il credito all’esportazione SACE. “Il Gruppo Intesa SanPaolo è stato ampiamente coinvolto in Africa, avendo effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia, Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, riporta il sito specializzato sudafricano DefenceWeb. Gli elicotteri AW119M “Koala” possono essere impiegati per un ampio ventaglio di missioni militari, compreso il trasporto truppe e carichi, l’addestramento, il trasferimento di personale ferito, il soccorso e ricerca, il comando e controllo operativo e la scorta armata. Le due versioni del velivolo differiscono solo per la suite avionica. Il peso massimo al decollo è di 2.850 Kg, mentre la velocità massima di crociera è di 240 km/h. Gli elicotteri hanno un’autonomia di volo superiore alle quattro ore e possono volare a 4.500 metri d’altezza. La commessa degli elicotteri militari segue la visita a Luanda, il 2 ottobre 2024, dell’allora presidente del Gruppo Leonardo, l’ambasciatore Stefano Pontecorvo. In quell’occasione Pontecorvo incontrò il presidente della Repubblica João Lourenço. “Al centro del colloquio la volontà delle parti di rafforzare la cooperazione nei settori aerospaziale, difesa e cybersicurezza”, riportò la nota dell’ambasciata italiana. Prima di lasciare il paese africano il leader di Leonardo enfatizzò il ruolo dell’Angola quale “partner storico e strategico del gruppo italiano”. “L’Angola – ha aggiunto – è il paese africano che ha acquistato il maggior numero di elicotteri prodotti dalla nostra società”. Gli elicotteri AW119Kx “Koala” sono già in dotazione della Polizia nazionale angolana. Nel dicembre 2025 due velivoli sono stati consegnati da Leonardo in occasione di una cerimonia ufficiale presso il quartier generale di AgustaWestland di Vergiate, in Lombardia. I due elicotteri sono la prima tranche di una commessa di 19 velivoli modello AW119Kx e AW139 (quest’ultimo multiruolo di dimensione media), sottoscritta dal Ministero dell’Interno con Leonardo nel dicembre 2021, con il fine di “modernizzare ed espandere i reparti aerei della polizia”. Secondo quanto dichiarato dalle autorità di Luanda, i nuovi elicotteri saranno impiegati in particolare per la sorveglianza aerea, la ricerca e il soccorso e l’assistenza umanitaria in caso di disastri. Il contratto con Leonardo include la formazione e l’addestramento dei piloti, la fornitura di pezzi di ricambio e il supporto tecnico in Angola tramite la società “Tecner”, certificata da Leonardo Helicopters e dall’Agenzia nazionale angolana per l’aviazione civile. Gli affari della holding italiana in Angola non si fermano però con gli elicotteri AgustaWestland. Il 4 marzo 2026 a Cherbourg, nel nord della Francia, è stata varata nei cantieri CMN (Constructions Mécaniques De Normandie) la prima delle tre corvette leggere BR71 Mk II destinate alla Marina militare angolana. Buona parte degli armamenti in dotazione alle unità sarà fornita da Leonardo. Come riporta la rivista Ares, i sistemi di combattimento saranno incentrati sul Combat Management System “Athena-C” con una suite per le telecomunicazioni con apparati UHF, HF e satellitare nonché un’ampia gamma di sistemi, sensori e sistemi d’arma forniti dal gruppo Leonardo. In aggiunta al radar multifunzionale “AESA Kronos Naval HP” di Leonardo ed al sistema integrato di guerra elettronica fornito da un’altra importante azienda italiana, ELT Group (già Elettronica SpA), le corvette saranno dotate di radar per la navigazione nonché di radar di direzione del tiro NA-25 ed elettro-ottiche “Medusa Mk4”, sempre di Leonardo, per la sorveglianza e la direzione del tiro cannoniero. L’armamento comprende il cannone “Super Rapido” da 76/62 mm (prodotto a La Spezia da OTO Melara, azienda di Leonardo) e due sistemi secondari a controllo remoto “Lionfish” da 20 mm, realizzati sempre da Leonardo. Sulle corvette della Marina angolana saranno installati infine otto lanciatori verticali per il sistema missilistico MBDA “VL MICA”, due lanciatori MBDA “Simbad RC” con due missili superficie-aria “Mistral 3”, nonché due complessi per missili antinavi MM-40 “Exocet”. I missili “Mistral 3” e MM-40 “Exocet”, così come i “VL MICA”, sono prodotti dal consorzio europeo MBDA, controllato per il 75% dai colossi aerospaziali Airbus Group (Francia) e BAE Systems (Regno Unito) e per il restante 25% dall’italiana Leonardo.   Articolo pubblicato in Africa ExPress il 30 aprile 2026, https://www.africa-express.info/2026/04/30/angola-eldorado-africano-per-leonardo-spa-leader-italiano-delle-armi/
Basi aeree USA in Italia: è guerra! C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria
  “Rispettare gli accordi sulle basi Usa in Italia non significa essere coinvolti in una guerra, ma adempiere con responsabilità a impegni previsti dalla legge. L’Italia non è in guerra, ma è parte della NATO e agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali. L’utilizzo delle basi militari si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. E’ quanto dichiarato il 7 aprile dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del dibattito alla Camera dei Deputati sull’uso del territorio italiano per le operazioni di guerra all’Iran. Crosetto ha chiesto un atto di fede ai parlamentari e agli italiani: fidatevi, è tutto ok e nel pieno rispetto degli accordi tra Italia e Stati Uniti. Sì, perché quegli accordi sono top secret da quasi ottant’anni e, come ricorda Crosetto, non c’è stato governo della storia della Repubblica che abbia pensato di desecretarli e magarli di ridiscuterli. Ergo, in continuità e contiguità con il passato, il belpaese continuerà a fare da piattaforma per le campagne di morte dell’alleato d’oltreoceano, oggi in Iran e nel Golfo Persico, domani chissà, in Corno d’Africa, nel Sahel e nell’indopacifico. Al ministro della guerra va però riconosciuto il merito di aver snocciolato una serie di dati, parziali, sull’uso di due delle installazioni militari messe a disposizione delle forze armate Usa, gli scali di Aviano (Pordenone) e Sigonella (Sicilia orientale). Aviano è una delle principali basi in Europa di US Air Force con tanto di depositi per le bombe nucleari tattiche B-61-12. E’ sede del 31st Fighter Wing con due squadroni di cacciabombardieri F-16 “Fighting Falcon” a doppia capacità, convenzionale e nucleare, e del 56th Rescue Squadron, dotato di elicotteri da ricerca e soccorso in combattimento “Sikorsky” HH-60W. Secondo quanto riferito da Crosetto, negli anni compresi tra il 2018 e il 2022, da Aviano sono transitati 2.795 grandi aerei da trasporto e 315 tra caccia ed elicotteri statunitensi. Quasi il 10% degli aerei cargo (251), è stato classificato “hot”: trasportavano cioè armi, munizioni ed esplosivi e, potenzialmente anche testate atomiche. Numeri imponenti dato che il periodo temporale è stato segnato da una forte riduzione delle operazioni e delle esercitazioni Usa e NATO per la pandemia da Covid e che solo dal 2022 è esploso il primo conflitto internazionale di grande intensità, quello russo-ucraino. Inspiegabilmente Crosetto non ha fornito informazioni su quanto accaduto negli ultimi tre anni ad Aviano. Considerati però l’escalation bellica in Europa orientale, la campagna genocida di Israele contro i palestinesi a Gaza, gli attacchi militari di Tel Aviv contro Libano, Siria e Yemen e le due guerre scatenate contro l’Iran nell’ultimo anno, possiamo immaginare che lo scalo friulano abbia giocato un ruolo chiave per la proiezione avanzata delle forze armate statunitensi. L’Italia non è in guerra e nessuno utilizza le nostre basi per fare la guerra! ripete instancabilmente il governo. Le bugie però hanno nasi lunghi e gambe corte. Il costante via vai da Aviano di aerei da trasporto di US Air Force è sotto gli occhi di tutti in queste settimane. Il Fatto Quotidiano ha documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo scorso dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a 127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23 voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli strike contro il territorio iraniano. “La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stia giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo. Un aereo tanker Boeing KC-135 di US Air Force ha sorvolato lo spazio aereo friulano l’11 marzo per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st Fighter Wing decollati verso una destinazione sconosciuta, forse proprio in Medio oriente. E’ certo invece il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting Falcon”. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem (Germania) e atterrati poi a Souda Bay, Creta. Dal 28 febbraio i dodici F-16 del 31st Fighter Wing sono stati impiegati per colpire l’Iran. C’è poi Sigonella, la più importante installazione di US Navy in Europa e nel Mediterraneo. Secondo il ministro Crosetto, dallo scalo siciliano sono transitati dal 2019 al 2022 ben 9.501 aerei cargo (917 classificati “hot”), 33 caccia e 205 elicotteri da guerra. Imponente il numero delle missioni che hanno visto protagonisti i droni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza schierati a Sigonella dalle forze armate statunitensi: 3.751, quasi un migliaio l’anno. Nell’ultimo triennio (2023-25) le attività dei droni si sarebbero ridotte complessivamente a 1.050. Sigonella è dunque estranea al conflitto nel Golfo? Proprio per nulla, anzi. Anche lo scalo siciliano è utilizzato dai Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Gli ultimi due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo. Il 21 marzo, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S (ma smentito dal governo), sulla base siciliana sono atterrati alcuni caccia F-15 “Strike Eagle” “in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”. Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il teatro di guerra. Ci sono poi i velivoli senza pilota e i pattugliatori marittimi che, quotidianamente, dalla Sicilia si dirigono verso il Golfo Persico per individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. L’attacco del 14 marzo contro alcune infrastrutture nell’isola di Kharg da cui viene esportato l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone MQ-4C “Triton” di US Navy. Come rilevato dagli analisti militari, senza il preventivo monitoraggio dell’area e il “riconoscimento” dei target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti sull’isola. Nel corso della sua missione dell’8 marzo, il “Triton” ha sorvolato anche le coste nordorientali iraniane, in particolare il distretto di Bushehr che ospita un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Anche quest’ultimo è stato oggetto di un massiccio bombardamento la notte del 14 marzo. Lo stesso drone è poi decollato da Sigonella il 9 aprile (qualche ora dopo la firma del cessate il fuoco) per dirigersi verso lo Stretto di Hormuz, dove però è sparito improvvisamente dai controlli radar. Abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato al suolo per un guasto tecnico? Ad oggi il Pentagono non ha fornito alcuna spiegazione, però lo ha prontamente sostituito trasferendo il 16 aprile a Sigonella dalla Florida, un drone MQ-4C “Triton” gemello. La base siciliana ha avuto un ruolo fondamentale nel conflitto fin dalla vigilia dell’attacco scatenato la notte del 28 febbraio. Qualche ora prima dei raid, un velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” è decollato da Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon” viene impiegato per l’intelligence e l’individuazione di potenziali obiettivi nemici. In Sicilia c’è un’altra installazione militare di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate USA che ha assunto un ruolo chiave per le operazioni di guerra, soprattutto per la trasmissione degli ordini di attacco o di immagini video e informazioni top secret alle unità combattenti. Si tratta del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari di US Navy. Uno dei quattro terminali terrestri sorge a Niscemi (Caltanissetta), all’interno della stazione di trasmissione radio NRTF, che dipende operativamente da Sigonella. Il MUOS permette il collegamento della rete militare (centri di comando, droni, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, ecc.). Altrettanto rilevanti dal punto di vista geostrategico le comunicazioni che transitano dalle innumerevoli antenne della NRTF. Operativa dal 1991, questa assicura il collegamento radio tra le forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e i centri C4I della Marina Usa. Essendo l’unica struttura nel Mediterraneo con caratteristiche, attrezzature e tecnologie specifiche, la stazione di Niscemi è fondamentale per le comunicazioni con i sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.   Articolo pubblicato in Umanità Nova, il 22 aprile 2026.
April 29, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Guerra all’Iran. Lo spettro della morte attraversa lo spazio e il territorio nazionale
 La guerra alle porte di casa o in ogni casa degli italiani? E’ davvero estraneo e distante dal nostro paese il conflitto contro l’Iran scatenato da Stati Uniti d’America ed Israele e che ha incendiato l’intero scacchiere mediorientale? Sì a sentire il governo Meloni e il presidente della Repubblica Mattarella. Proprio per niente se guardiamo invece alla presenza di reparti militari italiani nelle innumerevoli basi del Golfo Persico e dell’Africa orientale: prima del 24 febbraio 2026 ne avevamo in Kuwait, Iraq, Bahrein, Qatar, Libano, Gibuti, Somalia; e schieriamo pure due unità navali tra il Mar Rosso e l’Oceano indiano con le flotte Ue anti-pirati e anti-Teheran. Ancora più evidente il coinvolgimento dell’Italia negli attacchi Usa-Israele se guardiamo al ruolo assunto da alcune delle principali installazioni NATO e/o a stelle e strisce “ospitate” da Nord a Sud. Ad esempio la base aerea di Aviano (Pordenone) dove ha sede uno dei depositi con le testate nucleari tattiche di nuova generazione B61-12, in dotazione all’US Air Force: da quando è scoppiato il conflitto nel Golfo, da Aviano operano gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran. Lo scorso 23 marzo dalla base friulana sono decollati verso il Medio oriente un grande aereo tanker KC-46A e cinque aerei radar di pronto allarme e controllo Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” di US Navy. Dotati di sofisticate suite elettroniche, sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 in grado di individuare anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni, i velivoli possono essere impiegati per guidare attacchi con sistemi missilistici di precisione. Gli analisti ritengono che il loro trasferimento nel Golfo Persico punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai velivoli senza pilota e ai missili da crociera che l’Iran sta impiegando per colpire le installazioni e i sistemi radar ospitati dai paesi alleati di Washington. Da Aviano erano pure decollati il 17 febbraio dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing della US Air Force. Dopo aver attraversato il Mediterraneo, gli aerei da guerra si sono diretti presumibilmente in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti. Dal 28 febbraio essi partecipano agli strike contro l’Iran. Ancora più inquietanti le attività che si susseguono dalla stazione aeronavale di Sigonella in Sicilia, certamente l’avamposto chiave delle forze armate USA e NATO in un ampio spazio geostrategico che comprende il continente europeo, l’Africa e il Medio oriente. Secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S, Sigonella è stata utilizzata per il supporto tecnico-logistico ai cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” statunitensi in transito dalle basi nord europee verso l’Iran. “Abbiamo tracciato nello scalo a Sigonella il 19 e 21 marzo il transito di F-15 in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”, spiegano i parlamentari. Da Sigonella, prima, durante e dopo il 28 febbraio, sono decollati regolarmente aerei con e senza pilota delle forze armate statunitensi, in particolare i pattugliatori P8A “Poseidon” e i droni MQ-4C “Triton”, dotati di tecnologie ultrasofisticate per svolgere missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Questi velivoli operano ad alta quota e sono in grado di monitorare vaste aree, individuando e selezionando con precisione obiettivi che vengono poi distrutti dai cacciabombardieri. Di rilevanza strategica le missioni svolte dai sistemi aerei schierati a Sigonella in vista del raid ordinato dal presidente Donald Trump, la notte del 14 marzo, contro le infrastrutture militari ospitate nell’isola di Kharg da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran. Sei giorni prima, l’isola era stata al centro delle attività di riconoscimento e sorveglianza di un drone “Triton” decollato dalla stazione aeronavale siciliana. In particolare, dopo aver attraversato il Mediterraneo orientale, il velivolo si era diretto verso le coste nordoccidentali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr, sede di importanti basi navali del regime e di un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il “Triton” ha raggiunto Kharg per raccogliere dati ed informazioni sui potenziali target dell’isola-hub petrolifero. A meno di una cinquantina di km più a sud di Sigonella, a Niscemi (Caltanissetta), all’interna di una riserva naturale, sorge una delle più importanti stazioni di telecomunicazioni al mondo della Marina militare USA. La base ospita innanzitutto il terminale terrestre del MUOS, il più potente sistema di telecomunicazioni satellitari di Washington per la trasmissione di informazioni di intelligence, immagini top secret ma soprattutto degli ordini operativi e di attacco ad ogni singolo reparto militare, unità navali, sottomarini, bombardieri, missili da crociera ed intercontinentali, ovunque essi siano schierati nel pianeta. Sempre a Niscemi è attiva dal 1991 una Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) per le comunicazioni supersegrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di US Navy. La stazione svolge in particolare un ruolo chiave per le trasmissioni ai sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano. Quando dal Pentagono si dà l’ordine di colpire, uccidere ed affondare, in Iran, Yemen, Siria, Iraq o in Corno d’Africa, sappiano tutti gli italiani che lo spettro della morte ha attraversato lo spazio e il territorio nazionale…
April 26, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Sicilia Ponte di Pace. Riparte la Flotilla: dal sud al nord “invade” il Mediterraneo
C’è una Sicilia piattaforma di guerre e morte. E’ la Sicilia di Sigonella, del MUOS di Niscemi, dello scalo aereo di Trapani Birgi e della base navale NATO di Augusta. E c’è la Sicilia che vuole fare da Ponte di pace e dialogo nel Mediterraneo. Quella Sicilia che nelle prossime settimane ospiterà decine di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Italia che torneranno a solcare le acque per arrestare il genocidio di Israele & C. contro le sorelle e i fratelli di Gaza e della Palestina intera. Da 100 paesi migliaia di cuori Il 12 aprile dai porti di Barcelona e Marsiglia è salpata una flotta di oltre 70 imbarcazioni con 3.000 attivisti provenienti da oltre 100 paesi, tra cui un migliaio di professionisti medici. A bordo sono trasportate più di 10 tonnellate di aiuti umanitari, forniture essenziali per assistere un sistema sanitario gravemente compromesso dal blocco illegale della Striscia di Gaza che dura ininterrottamente da vent’anni. I promotori della Global Sumud Flotilla 2026 sono consapevoli delle criticità della nuova missione. Le forze armate israeliane sono pronte a impiegare dispositivi di guerra elettronica e droni per bloccare le barche in acque internazionali. Le truppe d’élite minacciano assalti e abbordaggi dal cielo e dal mare, così come è avvenuto la scorsa estate contro la “Madleen”, “Handala”, le 100 barche a vela della Sumud e la “Conscience” della Freedom Coalition. Il Libano, l’Iran e le altre bombe  “Anche in caso di successo del transito, la mancanza di infrastrutture portuali in acque profonde nella zona bersaglio limita lo scarico del carico a strutture di illuminazione o molo temporanee, a loro volta sottoposte a controllo esterno”, ammette la Global Sumud Flotilla. “Senza poi una scorta navale sovrana o un corridoio diplomatico negoziato, la missione segue uno schema prevedibile di intercettazione marittima”. L’attacco bellico Usa-israeliano contro I’Iran ha reso ancora più drammatiche le condizioni di vita dei palestinesi a Gaza e West Bank e nei campi profughi del Libano martoriati dai bombardamenti dei caccia di Tel Aviv. Il Mediterraneo orientale è militarizzato come non mai: portaerei e sottomarini nucleari, fregate lanciamissili di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e di innumerevoli paesi UE presidiano lo specchio di mare tra Cipro, Turchia, Siria, Libano, Gaza ed Egitto. Può ormai accadere di tutto in quella che è ormai la Terza Guerra Mondiale e i margini di mobilità e azione dell’Umanitaria a bordo della flotilla di pace si fanno sempre più ridotti. Le denunce di Amnesty “La Global Sumud Flotilla è un potente simbolo di solidarietà internazionale con la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e le autorità israeliane devono garantire il passaggio sicuro di questi attivisti disarmate e difensori dei diritti umani”, scrive Amnesty International. “Non devono ripetersi le intercettazioni illegali e le detenzioni arbitrarie compiute da Israele nel 2025, né le violenze e i maltrattamenti inflitti lo scorso ottobre alle persone attiviste durante la detenzione”. Amnesty ricorda come la nuova missione giunga in un contesto di grave crisi umanitaria per la popolazione di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 60 per cento dei bambini e delle bambine sotto i due anni vive in condizioni di povertà alimentare e migliaia di donne in gravidanza e in allattamento continuano a subire la malnutrizione. “A sei mesi dal cosiddetto accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025 e nonostante una riduzione dell’intensità degli attacchi, Israele prosegue i propri atti di genocidio, continuando a infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per portare alla distruzione fisica della popolazione stessa”, denuncia l’organizzazione internazionale. “Israele continua a imporre restrizioni di ingresso nella Striscia di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza dei palestinesi, tra cui alimenti adeguati, medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di assistenza, materiali per ripari e attrezzature necessarie per la depurazione dell’acqua e la rimozione di macerie, ordigni inesplosi e rifiuti. Israele limita inoltre la distribuzione degli aiuti, anche stabilendo quali organizzazioni possano fornire assistenza all’interno della Striscia di Gaza”. Un “cessate il fuoco” da 700 morti Dal cessate il fuoco sono stati assassinati 723 gazawi e la stragrande maggioranza della popolazione resta sfollata. Oltre il 60 per cento del territorio è sotto occupazione militare israeliana ed è inaccessibile per i palestinesi. Ciò che accade a Gaza continua ad essere ignorato dai governi e dai media mainstream. Israele impedisce ai giornalisti di descrivere e immortalare quanto accade e quanto accadrà nei prossimi mesi in Palestina e nel sud del Libano. Ma se l’esercito sionista impedisce di raggiungere Gaza per vedere, documentare e raccontare, la Freedom Flotilla Italia annuncia che tenterà di “violare” la censura “per far volare la libertà sopra il mare…”. Il 2 maggio da Taranto salperà l’imbarcazione “Ghassan Kanafani”, intitolata allo scrittore e giornalista palestinese ucciso dagli israeliani a Beirut nel 1972. In rotta verso la Calabria, la Sicilia e poi verso il nord Italia, la “Kanafani” navigherà “in direzione ostinata e contraria, portando le voci del popolo palestinese in Italia e nel resto del Mediterraneo, attraversando i porti e le coscienze”. I porti e le città La campagna 100 Porti - 100 Città punta ad attraversare politicamente e umanamente l’Italia intera: equipaggi di mare e di terra e un camper che dalle banchine dei porti alle piazze dell’entroterra, dalle università ai municipi, dalle scuole ai centri sociali, socializzeranno le immagini di Gaza e della Cisgiordania e della straordinaria resistenza di un popolo-simbolo per l’umanità intera. Per continuare a restare umani in un mondo dove c’è chi vorrebbe cancellare l’umanità intera o riportarla all’età della pietra.   Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, 19 aprile 2016
April 26, 2026
Antonio Mazzeo Blog
La lunga mano della mafia sui droni di Sigonella
  Sequestrata per mafia un'azienda di Barcellona PG (Messina) che ha realizzato in subappalto gli hangar per ospitare i droni "Triton" e i pattugliatori marittimi P-8A "Poseidon" di US Navy a Sigonella. Si tratta della GR Costruzioni; secondo la Dda di Messina era gestita dal "socio occulto" Domenico Giuseppe Molino, genero del boss barcellonese Filippo Milone e già condannato per associazione mafiosa in “Gotha 7”. I lavori a Sigonella hanno riguardato la progettazione e costruzione dell’Hangar P655 per lo stazionamento di due aeromobili P-8A, dalla superficie di 7.810 m2, con officine per la manutenzione e uffici amministrativi; e dell’Hangar P407 per lo stazionamento di due droni "Triton": edificio di 6.626 m2 (71.322 SF), con officine per la manutenzione e uffici amministrativi, magazzini e altri servizi. I lavori sono stati assegnati dalla NAVFAC Atlantic Division del Dipartimento della Difesa USA alla ICM SpA (ex Maltauro) per 45.200.000 euro. I droni "Triton" e i pattugliatori "Poseidon" sono stati protagonisti in queste settimane di innumerevoli attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento di potenziali obiettivi da colpire in territorio iraniano, da parte delle forze armate statunitensi. Secondo la DDA, sarebbero stati tre i contratti di subappalto per le opere a Sigonella affidati all'azienda barcellonese (anni 2016-2018); il primo da un milione di euro; il secondo da 979.000 euro; il terzo "con atto aggiuntivo" da 656.000 euro.
April 18, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Leonardo. Di arma in arma
  Le nuove frontiere dell’economia armata firmata Leonardo: droni, tecnologie di ultima generazione e altro ancora. Manager e azionisti in fibrillazione alla vigilia della pubblicazione del bilancio 2025 di Leonardo SpA, la maggiore holding italiana produttrice ed esportatrice di sistemi di guerra. Si attendono risultati record in termini di commesse e profitti, ben oltre di quanto registrato l’anno precedente. Nel 2024 Leonardo ha ottenuto ordini per 20,9 miliardi di euro (+16,8% rispetto al 2023) e sono stati distribuiti agli azionisti dividendi per 177 milioni, il doppio dell’anno prima (0,28 euro per azione contro lo 0,14 del 2023). I risultati dei primi nove mesi del 2025 lasciano prefigurare l’eldorado armato: 18,2 miliardi di euro il valore delle commesse, 13,4 miliardi i ricavi. Mal che vada il giro d’affari supererà abbondantemente i 22-23 miliardi di euro. E con i venti di guerra globale che soffiano sul pianeta nel 2026 andrà ancora meglio. Tra le operazioni più significative e redditizie del gruppo Leonardo nel 2025 si segnalano la fornitura al Ministero della Difesa del Regno Unito dei servizi di supporto logistico e manutenzione della flotta di elicotteri AW101 “Merlin”; il trasferimento di nuovi elicotteri all’esercito italiano e alle autorità della Malesia; la produzione di radar e sistemi di protezione per i cacciabombardieri “Eurofighter” della Royal Air Force e dell’Aeronautica militare Italiana. Leonardo SpA ha realizzato i sistemi di combattimento per i pattugliatori della Marina dell’Indonesia ed ha fornito le componenti di propulsione elettrica per il sottomarino della classe “Columbia” di nuova generazione della Marina degli Stati Uniti d’America. Per il Pentagono ha prodotto anche i sensori elettro-ottici per i veicoli corazzati M2 “Bradley” di US Army ed ha firmato un contratto con il colosso Boeing per la fornitura di 8 elicotteri del programma MH-139 “Grey Wolf” di US Air Force. Leonardo ha inoltre realizzato l’hardware e i display per il sofisticato sistema di combattimento integrato navale “AEGIS” destinato alle unità di alcuni paesi NATO e gli apparati di “autodifesa” della Guardia costiera USA. Soluzioni cyber sono state ideate e trasferite alle autorità statali e militari di Singapore, Taiwan e Vietnam, mentre lo stabilimento di Cameri (Novara) ha prodotto per la statunitense Lockheed Martin ben 39 ali del cacciabombardiere di quinta generazione F-35, a capacità nucleare. Nei primi nove mesi del 2025 Leonardo ha infine completato la consegna di quattro velivoli “Eurofighter” alle forze armate del Kuwait. “Lo scorso anno, abbiamo siglato il Memorandum of Understanding con Baykar Technologies per lo sviluppo di tecnologie a pilotaggio remoto, volto a rafforzare ulteriormente il nostro posizionamento nello scenario competitivo a livello internazionale”, ha dichiarato con enfasi l’ex ministro Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo. Quello della ricerca e produzione di droni e sistemi bellici automatizzati è la nuova frontiera della filiera produttiva della holding industriale italiana. L’accordo con Baykar, società turca leader nell’export di droni d’intelligence e killer, è di rilevanza strategica. A fine dicembre 2024 Baykar ha acquisito in Italia la Piaggio Aero Industries ampliando la produzione di velivoli da guerra automatizzati negli stabilimenti liguri della storica società aerospaziale. Leonardo prevede di destinare lo stabilimento di Ronchi dei Legionari (Gorizia) alla produzione di componenti per i droni turchi; a Grottaglie (Taranto), spera invece di integrare la produzione di fusoliere aeronautiche con lo sviluppo dei materiali compositi per i sistemi elettronici dei velivoli senza pilota e di assemblare il nuovo caccia-drone da combattimento pesante “Kizilelma” di Baykar Technologies. Il 2025 passerà alla storia di Leonardo anche per l’accordo sottoscritto con il colosso militare industriale tedesco Rheinmetall per costituire una joint venture che faccia da grande polo europeo per lo sviluppo e la produzione di veicoli militari da combattimento. Al duo Leonardo-Rheinmetall, il governo Meloni-Crosetto ha affidato senza bando di gara uno dei più ambiziosi programmi di riarmo della recente storia italiana: l’A2CS, 1.050 cingolati e carri armati da consegnare all’Esercito entro il 2038, con una spesa stimata in 16 miliardi di euro. In vista dell’affaire A2CS, Leonardo ha acquistato gli stabilimenti del gruppo Iveco Defence Vehicles (costo dell’operazione 1,7 miliardi di euro). Sempre nel 2025, la società guidata da Cingolani ha siglato un accordo quadro con i gruppi industriali Airbus e Thales per la creazione di una grande corporation europea del settore aerospaziale. Leonardo intende comunque rafforzare la propria presenza pure nelle conflittuali aree geostrategiche di Medio Oriente ed Africa. Il 16 febbraio 2026 il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha ordinato al gruppo italiano quattro velivoli di pattugliamento marittimo e multi-missione C-27J “Spartan” per “contrastare le moderne minacce sottomarine e di superficie e svolgere efficaci missioni di trasporto e aviolancio”. Le consegne dei pattugliatori saranno avviate nel 2029. Negli stabilimenti lombardi di Vergiate e Venegono Inferiore sta per essere completata la realizzazione di 10 elicotteri d’attacco AW109 “Trekker” e 24 caccia-intercettori M-346 destinati all’Aeronautica militare della Nigeria. Il valore stimato della commessa è di 1,2 miliardi di euro; oltre alla fornitura dei velivoli, Leonardo assicurerà la loro manutenzione in Nigeria per 25 anni. L’accordo con le autorità di Abuja prevede che una parte della formazione dei piloti sia svolta presso l’International Flight Training School dell’Aeronautica italiana, nelle basi aeree di Galatina (Lecce) e Decimomannu (Cagliari).   Per i sistemi di munizionamento dei caccia M-346, le forze armate nigeriane si sono rivolte a due società israeliane, Elbit Systems ed Ebony Enterprises Ltd.. Proprio lo Stato di Israele continua ad essere uno dei principali clienti internazionali di Leonardo SpA, nonostante l’aggressione genocida alla Striscia di Gaza e l’escalation bellica in Libano, Siria, Yemen ed Iran. A fine gennaio 2026, il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha approvato un piano di oltre 7 miliardi di dollari per il trasferimento ad Israele di armi: 150 milioni andranno a Leonardo Helicopters, società con sede negli USA interamente controllata dalla holding italiana, per fornire equipaggiamenti, pezzi di ricambio, addestramento e supporto ingegneristico ai 12 elicotteri leggeri AW-119Kx in dotazione alle forze israeliane. Gli AW119Kx sono impiegati per differenti missioni, dall’addestramento e la formazione dei piloti dei velivoli d’attacco, al trasporto VIP, ai servizi di assistenza medica e ricerca e soccorso. I velivoli di Leonardo Helicopters operano dalla primavera del 2024 presso la Flight Training School ospitata nella base aerea di Hatzerim, nel deserto del Negev. Leonardo DRS, azienda del gruppo con stabilimenti in Virginia, è stata prescelta dal Pentagono per sperimentare e produrre nuovi sistemi di intercettazione anti-drone per le forze armate USA. Leonardo si avvarrà del contributo della società israeliana Axon Vision, specializzata nella fornitura di soluzioni automatizzate per piattaforme terrestri, aeree e marittime militari, in particolari droni aerei Edge e loitering munitions (droni kamikaze) impiegati dalle IDF (Israel Defense Forces) nei bombardamenti a Gaza. Secondo quanto rivelato dalla testata specialistica Israel Defense, Axon Vision ha ricevuto un primo ordine da Leonardo DRS per il valore di 350.000 dollari per un set iniziale di un sistema dimostrativo per l’individuazione, tracciamento e intercettazione di droni aerei ad alta velocità.   Articolo pubblicato in Mosaico di Pace, aprile 2026
April 16, 2026
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A Sigonella nuovo drone “Triton” USA: sostituisce quello precipitato nel Golfo Persico
 Ancora top secret le cause della “sparizione” sui cieli del Golfo Persico del maxi-drone MQ-4C “Triton” di US Navy, decollato il 9 aprile scorso dalla base siciliana di Sigonella per un’operazione di spionaggio contro l’Iran. Abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato al suolo per un guasto tecnico?  Il Pentagono non ha ancora rivelato cosa sia avvenuto al “gioiello” di guerra impiegato per le attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento degli obiettivi da colpire e distruggere, il cui hub operativo è stato realizzato nella grande stazione aeronavale siciliana. Poco importa: oggi a Sigonella è stato trasferito dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida, un velivolo gemello. Il sito specializzato ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” di US Navy (codice VVPE602), dalla Florida alla Sicilia. “Si tratta di una sostituzione dopo l’incidente della settimana scorsa”, riferiscono gli analisti. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico. Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo raggio nel teatro operativo”. ItalMilradar ha però rilevato una “anomalia” nel codice identificativo del drone “Triton” trasferito a Sigonella. “Durante la rotta di volo esso ha trasmesso lo stesso hexcode con cui veniva registrato il velivolo andato distrutto qualche giorno fa (reg. 169804). Una trasmissione anomala o un formale riciclaggio del codice che rappresenta comunque un dettaglio decisamente inusuale”. Secondo il sito specializzato, da oggi saranno due gli MQ-4C “Triton” di US Navy operativi dalla base di Sigonella. L’altro velivolo è identificato con il numero di registrazione 169661. I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono registrati quattro trasferimenti di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il quarto il 7 settembre. Da allora i velivoli senza pilota sono stati impiegati operativamente in missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale (fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa (principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle attività belliche ucraine contro la Russia). Il drone “Triton” di US Navy identificato con codice reg. 169804 aveva condotto l’8 marzo 2026 una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali iraniane, in particolare nello spazio aereo del distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si era poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio che senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike. Gli MQ-4C “Triton” sono velivoli a lungo raggio a pilotaggio remoto, basati sulla piattaforma dell’RQ-4 Global Hawk, versione “Block 20”, prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force, questi droni montano una struttura alare rinforzata per operare in condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio. Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
April 16, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Verso la Terza Guerra Mondiale
  A balzi forzati verso la Terza Guerra Mondiale. L’incendio scatenatosi in tutto il Medio oriente dopo l’attacco USA-Israele all’Iran rischia di trasformarsi in una catastrofe globale. In verità, considerando il numero dei paesi direttamente o indirettamente presenti nei campi di battaglia, siamo già di fronte ad un conflitto mondiale. Israele, Iran, Libano, Siria, tutti i Paesi del Golfo, il Corno d’Africa dall’altra parte del Mar Rosso, l’Egitto, la Turchia e la belligeranza dimenticata tra Pakistan e l’Afghanistan. Poi gli USA e gli alleati NATO, primi fra tutti Francia e Regno Unito, ma senza dimenticare Portogallo, Spagna, Germania e Cipro che hanno fornito un supporto logistico chiave per le operazioni di trasferimento dei caccia da guerra verso lo scacchiere mediorientale. E l’Italia? Nonostante il governo e l’“opposizione” Pd provino a dare l’idea che il belpaese intenda restar fuori dalla contesa, fedele partner sì di Washington e Tel Aviv ma attento a non farsi trascinare dietro chissà quali altre sventure, basi e installazioni militari, sistemi radar e missilistici e migliaia di soldati operano a favore dei raid contro Teheran, anche a pochi chilometri di distanza. Le rappresaglie iraniane contro le roccaforti USA nel Golfo hanno fatto scoprire agli italiani che abbiamo schierato reparti d’eccellenza in Kuwait, ad Erbil nel kurdistan iracheno e finanche in Bahrein nel dispositivo di comando della Combined Maritime Forces, la forza aeronavale multinazionale a guida statunitense attiva in Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico. In quelle acque abbiamo trasferito unità della Marina Militare nell’ambito delle operazioni UE “Atalanta” ed “Aspides”, entrambe sempre più a vocazione anti-iraniana. Abbiamo una base aerea a Gibuti e truppe in Somalia e operiamo con due missioni in Libano, Unifil con le Nazioni Unite e quella per la formazione delle forze armate di Beirut. Siamo davvero ovunque, il paese atlantico militarmente più rappresentato in Medio oriente dopo gli Stati Uniti d’America. Nelle settimane precedenti all’attacco “preventivo” Usa-israeliano abbiamo consentito che il nostro spazio aereo fosse attraversato da bombardieri, aerei radar e cisterna nei loro trasferimenti verso le grandi basi aree del Golfo. A Napoli Capodichino e Lago Patria-Giugliano ci sono i comandi strategici di US Navy per la gestione di tutte le attività nel Mediterraneo e in Medio oriente; da Aviano (Pordenone) sono stati trasferiti – probabilmente in Giordania - dodici cacciabombardieri F-16 di US Air Force. Alle operazioni belliche non fanno mancare il loro apporto, come purtroppo avviene ormai da sempre, le mega installazioni Usa e NATO “ospitate” in Sicilia. Il terminale terrestre del sistema satellitare MUOS realizzato a Niscemi in violazione delle norme ambientali e urbanistiche continua a trasferire agli “utenti mobili” (caccia, droni, missili, sottomarini e navi di superficie) le immagini dei target da colpire e gli ordini di attacco. E’ stato poi possibile documentare che sabato 28 febbraio alle ore 01.30 circa, un grande velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” di US Navy è decollato dallo scalo aereo di Sigonella per dirigersi verso il Mediterraneo orientale dove da lì a qualche ora è stato scatenato l’inferno di fuoco contro l’Iran. La presenza del “Poseidon” durante il raid contro Teheran ha certamente favorito le operazioni di individuazione e selezione degli obiettivi. Sempre sabato 28 è atterrato nella base aerea siciliana un drone-spia MQ-4C “Triton”, anch’esso in dotazione a US Navy. Il grande velivolo senza pilota è rientrato in Sicilia dopo una lunga missione di intelligence e sorveglianza nello spazio aereo del Golfo di Oman, in prossimità dello Stretto di Hormuz. Il “Triton” era stato trasferito il 23 febbraio da Sigonella alla base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti. Il giorno successivo, in particolare, è stato tracciato il volo del drone sul Golfo Persico in prossimità di Bahrain e Qatar, ad un’altitudine “anomala” di oltre 11.500 metri. Anche in questo caso è presumibile che il velivolo abbia mappato le infrastrutture e i siti iraniani da colpire e distruggere. I P-8A “Poseidon” e i droni “Triton” e “Global Hawk” di Sigonella sono stati utilizzati in innumerevoli interventi di US Navy nel Mar Nero e ai confini con Ucraina, Russia e Bielorussia, a fianco delle forze armate di Kiev. Una sanguinosa guerra fratricida quella russo-ucraina entrata già nel suo quinto anno e di cui si ignorano ancora i reali costi in vite umane. Secondo gli studi delle più serie organizzazioni non governative, confermati dal Center for Strategic and International Studies (Csis) di Washington, sarebbero già due milioni i militari dei due paesi morti o feriti gravemente. Ci sono poi le vittime civili del conflitto, non meno di 15.000 secondo le Nazioni Unite; enorme il numero dei rifugiati ucraini all’estero, sei milioni circa, un milione dei quali uomini in obbligo di leva. Un fenomeno, quello della diserzione, che ha investito anche Russia e Bielorussia a riprova di come sia stata una delle più concrete risposte di rifiuto di massa alle logiche di guerra e di morte dei governanti. Una carneficina quella russo ucraina, ignobilmente alimentata dalle armi inviate da USA e alleati Ue e NATO. Dal 2022 ad oggi i paesi europei hanno trasferito a Kiev armamenti e munizioni per un valore superiore ai 201 miliardi di euro; altri 178 miliardi di sistemi di morte sono stati promessi per i prossimi mesi. Anche l’Italia ha fatto la sua parte; nonostante sia l’unico dei paesi occidentali che abbia secretato il valore, la quantità e la tipologia delle armi inviate alle forze armate ucraine, è possibile stimare in non meno di due miliardi di euro all’anno il costo di questi sistemi, cioè otto miliardi dal 22 febbraio 2022, data dell’invasione militare russa. Ma l’Italia ha anche le mani e il volto sporchi di sangue del popolo palestinese vittima delle politiche genocide di Israele. Prima e durante le operazioni di sterminio nella Striscia di Gaza abbiamo fornito armi e munizioni alle forze armate israeliane aggirando norme e controlli. Gli affari per il complesso militare-industriale nazionale non hanno conosciuto mai una sosta. Leonardo SpA, anche attraverso le aziende controllate con sede nel Regno Unito negli Stati Uniti, continua a inviare componenti per i cacciabombardieri F-35 israeliani, elicotteri leggeri e cannoni navali. Prosegue la cooperazione nel settore addestrativo con i corpi d’élite della Marina e dell’Aeronautica Militare israeliana e nella primavera 2025 il di Stato Maggiore delle forze aeree di Tel Aviv è stato ospite d’onore del 32° Stormo di Amendola (Foggia). Quando saranno completati i lavori di ampliamento e potenziamento della grande base aerea di Trapani Birgi per ospitare la prima scuola dei piloti dei cacciabombardieri F-35 fuori dagli USA è più che prevedibile che tra i “docenti” ci saranno proprio i top gun di Israele per l’esperienza acquisita durante i raid di morte a Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen, Qatar e Iran. Si parla assai poco della International School di Trapani Birgi eppure rappresenta uno degli esempi più emblematici del processo di israelizzazione del sistema militare-industriale italiano. Nella base siciliana saranno formati i piloti di tutti quei paesi che hanno acquistato o intendono acquistare gli F-35, aerei dotati della doppia capacità d’armamento, convenzionale e nucleare. Sul sedime della base militare NATO, impiegando risorse, mezzi e militari dell’Aeronautica italiana, sarà il colosso statunitense Lockheed Martin in partnership con il gruppo Leonardo a capitalizzare l’affaire, promuovendo i propri gioielli di distruzione di massa e concorrendo ad un’ulteriore militarizzazione dello spazio aereo di mezza Sicilia, Pantelleria e del mar Tirreno fino ai poligoni della Sardegna. A Trapani intanto sono stati rischierati gli aerei radar Awacs della NATO, principalmente per operare sul fronte dell’Europa orientale. E, segretamente, anche i droni d’intelligence e riconoscimento RQ-4D “Phoenix” AGS dell’Alleanza, il cui comando e centro operativo sorge a NAS Sigonella. L’AGS con i suoi cinque velivoli a pilotaggio remoto consente alla NATO di condurre ricognizioni aeree autonome in qualsiasi condizione atmosferica, giorno e notte, in una vastissima aera geografica che comprende l’Europa, il nord Africa e il Mediterraneo orientale. La Sicilia che va alla guerra raddoppia, anzi no: con il MUOS di Niscemi e la base navale di Augusta in via di potenziamento, cala un poker d’assi. Tragedia nella tragedia di un mondo in rovina.   Articolo pubblicato in Sicilia Libertaria, marzo 2026
April 15, 2026
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Conflitto USA-Iran. L’Italia è in guerra
 “Il nostro paese non prende parte e non intende prendere parte al conflitto in Iran”. Così ha assicurato la premier Giorgia Meloni intervenendo in Parlamento l’11 marzo scorso. Due giorni dopo è giunto il sigillo del Consiglio Supremo di Difesa presieduto da Sergio Mattarella. “L’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio”, si legge nel comunicato finale. “Il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa nonché sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico (…) Eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento”. Le basi USA e NATO in Italia solo per l’addestramento e il supporto tecnico-logistico delle forze armate di Washington che con Israele hanno aggredito l’Iran in palese violazione del diritto internazionale? No, assolutamente no, con buona pace del Capo dello Stato e del governo. Il belpaese è in prima linea e non solo per le centinaia di militari italiani presenti in Kuwait, Iraq, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Libano, Gibuti, Somalia e nelle acque del Mar Rosso. In prima linea e belligerante, con un contributo strategico innanzitutto per le operazioni di intelligence e individuazione degli obiettivi dei velivoli con e senza pilota statunitensi. La notte del 14 marzo il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire le infrastrutture militari ospitate nell’isola di Kharg da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran. Sei giorni prima, l’isola che si trova a 25 km di distanza dalle coste iraniane e a meno di 500 km dallo Stretto di Hormuz, era stata al centro di una lunga missione di riconoscimento e sorveglianza di un drone MQ-4C “Triton” di US Navy decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella (Sicilia orientale). Dopo aver attraversato il Mediterraneo centro-orientale, il velivolo si era diretto verso le coste nordorientali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il “Triton” USA ha raggiunto l’isola di Kharg. “La missione del drone può essere servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e raccogliere dati d’intelligence per gli approcci marittimi verso Kharg”, hanno commentato gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar. Senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti sull’isola-hub del petrolio iraniano. Alle prime ore di sabato 28 febbraio, poco prima che si scatenasse l’inferno di fuoco contro l’Iran, un grande velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” in dotazione alla Marina Militare degli Stati Uniti d’America decollava dallo scalo siciliano per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon” viene impiegato di norma per le operazioni di intelligence, sorveglianza e riconoscimento di potenziali obiettivi “nemici”. Le caratteristiche e le potenzialità belliche delle attrezzature di cui è dotato sono secretate, ma il pattugliatore può mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia; inoltre può disturbare i radar annullandone i segnali. La presenza del Boeing P8A “Poseidon” in concomitanza dell’avvio dei raid contro Teheran ha certamente favorito l’individuazione e la selezione degli obiettivi da colpire. Questi pattugliatori che operano dal 2016 da Sigonella sotto il comando e il controllo di un distaccamento del Patrol Squadron 45 di US Navy sono già stati utilizzati in innumerevoli attività belliche nel Mar Nero e ai confini con Ucraina, Russia e Bielorussia, a fianco delle forze armate di Kiev. A conferma del ruolo centrale della base siciliana nella campagna di guerra contro l’Iran va altresì rilevato che sempre il 28 febbraio vi atterrava un drone-spia MQ-4C “Triton”, a conclusione di una lunga missione nello spazio aereo del Golfo di Oman, in prossimità dello Stretto di Hormuz. Il velivolo era stato trasferito il 23 febbraio da Sigonella alla base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti. Il 24 febbraio, in particolare, è stato tracciato il volo del “Triton” sul Golfo Persico in prossimità di Bahrain e Qatar, ad un’altitudine “anomala” di oltre 11.500 metri. Anche in questo caso è presumibile che il velivolo abbia mappato le infrastrutture e i siti iraniani da distruggere. Poco per parlare di coinvolgimento diretto dell’Italia nel sanguinoso conflitto mediorientale? Ok, spostiamoci molto più a nord, in Friuli, ad Aviano (Pordenone) dove esiste una delle principali basi aeree in Europa delle forze armate USA con tanto di depositi per le nuove bombe nucleari tattiche B-61-12. Da Aviano, il 17 febbraio, sono decollati dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” a doppia capacità (convenzionale e nucleare) in dotazione al 31st Fighter Wing della U.S. Air Force. I velivoli da guerra hanno attraversato tutto il Mediterraneo per poi dirigersi in una delle basi che gli Stati Uniti controllano in Medio oriente, forse in Giordania o negli Emirati Arabi. Dal 28 febbraio quei cacciabombardieri partecipano agli strike lanciati contro l’Iran. Il contributo dello stormo dell’US Air force di stanza ad Aviano è proseguito fino ad oggi. Mercoledì 11 marzo un grande aereo cisterna Boeing KC-135 delle forze USA ha sorvolato lo spazio aereo friulano per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st Fighter Wing decollati presumibilmente per raggiungere ancora l’area di conflitto. Sempre giorno 11 ad Aviano è atterrato un aereo cargo Lockheed C-5 “Galaxy” del 436 Airlift Wing di US Air Force proveniente dalla base di Dover, Delaware. Il velivolo viene impiegato per il trasferimento ai teatri operativi di personale militare, armi, munizioni e perfino di aerei d’attacco; cosa trasportava il “Galaxy”? La destinazione finale era forse il Medio Oriente? A queste domande deve rispondere il ministero della Difesa italiano: le autorizzazioni ai decolli e agli atterraggi sono rilasciate dai comandi delle basi, alti ufficiali dell’Aeronautica Militare italiana, sia a Sigonella che ad Aviano. Così come la copertura radar e la protezione dello spazio aereo è sotto la giurisdizione italiana. Di certo non è possibile sapere cosa accade nel quartier generale di NAVEUR-NAVAF (le forze navali USA per l’Europa e l’Africa) a Napoli Capodichino. Da qui vengono pianificare le operazioni delle unità navali, dei sottomarini e dei velivoli aerei di US Navy in navigazione nelle acque del Mediterraneo. NAVEUR-NAVAF coordina e ordina le attività navali in tempi di pace e in quelli di guerra. A ridosso delle coste di Israele, Siria e Libano ci sono portaerei, fregate e sommergibili impegnati in combattimento. Ricevono da Napoli Capodichino gli ordini di fuoco? Di certo le informazioni di intelligence, le foto e i video degli obiettivi e gli ordini operativi per i reparti di guerra USA transitano dal MUOS, il sistema di telecomunicazioni satellitari ad uso e proprietà esclusivi della Marina USA. Uno dei suoi quattro terminali terrestri è presente in Sicilia, all’interno della riserva naturale di Niscemi (Caltanissetta). Inutile far finta di non vedere e non sapere. L’Italia è in guerra, la Terza guerra mondiale…   Articolo pubblicato in Adista Segni Nuovi, n. 12 del 28 marzo 2026
April 13, 2026
Antonio Mazzeo Blog
La base di Sigonella negli odierni scenari di guerra internazionali
  L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate USA di stanza nella base siciliana di Sigonella confermano il ruolo chiave di questa infrastruttura nei più sanguinosi scenari bellici internazionali, dal conflitto russo-ucraino (più propriamente ormai russo-NATO), al genocidio perpetrato da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, fino ai raid israeliani contro Siria, Libano, Yemen e Iran. Grazie all’attività di monitoraggio di ItaMilradar è possibile ricostruire alcune delle operazioni più rilevanti dal punto di vista strategico-militare, effettuate dai droni di intelligence e dai pattugliatori marittimi statunitensi. Si tratta di veri e propri interventi di guerra che coinvolgono pericolosamente la Sicilia in violazione della Costituzione italiana e delle norme del diritto internazionale, accelerando i processi di militarizzazione del territorio ed esponendo sempre più l’Isola a possibili ritorsioni da parte di quei paesi e/o attori armati “obiettivi” delle incursioni USA e NATO.   I “Global Hawk” di Sigonella in funzione anti-Russia L’ultima missione monitorata dal sito specializzato ItaMilRadar risale alla notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio 2026. Un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force denominato “FORTE10”, dopo essere decollato dalla base di Sigonella ha effettuato una lunga missione di intelligence e riconoscimento in Europa centrale ed orientale. Dopo aver lasciato la base siciliana, il “Global Hawk” ha attraversato lo spazio aereo della Grecia e dei Balcani, per poi dirigersi verso la Polonia e la Lituania. A conclusione della missione, il drone ha fatto rientro verso Sigonella. “Nonostante non siano disponibili dettagli pubblici sull’operazione, la geometria del tracciato suggerisce che si è trattata di una classica missione a largo raggio ISR (intelligence, sorveglianza e riconoscimento) su obiettivi in Europa orientale e nordorientale”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “La traiettoria del volo ha incluso estese linee rette e cambi di direzione sulla Polonia e la regione Baltica (…) Il tipo di profilo mostra che l’RQ-4B ha raccolto notevoli dati di intelligence in diverse regioni con una singola sortita”. “Ciò che rende degna di nota questa missione non è la novità ma la sua regolarità”, aggiunge ItaMilRadar. “Dopo settimane di ripetuti voli di “FORTE” svoltisi in aree geografiche simili, la missione della notte tra il 14 e 15 gennaio conferma che queste attività ISR a lungo raggio sono parte di un trend operativo costante più che una mera reazione a un singolo evento. Il volo odierno si inserisce in uno schema più ampio già osservato nei giorni precedenti, con assetti USA e NATO che mantengono una continua consapevolezza situazionale attorno ai confini di Ucraina, Bielorussia e dell’enclave russa di Kaliningrad”. ItaMilRadar sottoliea inoltre come l’impiego di NAS Sigonella quale base di partenza e arrivo di queste missioni evidenzia il ruolo di hub strategico assunto nell’ambito delle operazioni ISR dell’Alleanza Atlantica. “Dal sud Italia, piattaforme come il drone RQ-4B possono raggiungere il Mediterraneo orientale, il Mar Nero e la regione del Baltico con una singola missione, offrendo una flessibilità strategica che altre differenti location potrebbero ottenere. Il volo mette in risalto ancora una volta il ruolo centrale di Sigonella a sostegno della copertura ISR a notevoli altitudini e di lunga durata del fianco orientale della NATO”. (1) Il 6 gennaio 2026 era stato un altro RQ-4B “FORTE10” di US Air Force a svolgere una lunga missione ISR in Europa orientale e nel Mar Nero. “Il volo partito da Sigonella evidenzia ancora una volta l’attenzione di Washington su quanto sta accadendo in Europa dell’Est”, evidenzia ItaMilRadar. “La missione è importante non solo per il suo scopo geografico ma anche per la sua durata. Si tratta della prima missione svolta da “FORTE” quest’anno, e segue settimane di elevata attenzione sull’attività militare russa nella regione del Mar Nero e le numerose sortite dei velivoli USA e NATO dei giorni scorsi. L’apparizione odierna dell‘RQ-4B si inserisce in uno schema ben consolidato: sorveglianza persistente, a notevole altezza per assicurare una copertura di lunga durata di aree marittime e costiere sensibili senza entrare nello spazio aereo contestato”. Il drone decollato da Sigonella ha sorvolato per ore lo spazio aereo internazionale del Mar Nero, dove i “Global Hawks” USA raccolgono di norma segnali radar, dati e immagini di intelligence. “Queste missioni sono particolamente preziose date le restrizioni in atto sull’accesso navale e aereo in parti di questo bacino; consentono inoltre il monitoraggio costante dei movimenti militari, dei dislocamenti navali e delle attività di difesa aerea lungo il fianco meridionale della Russia”. “Non si è in possesso di fonti aperte su eventuali target di interesse specifico per questa missione, ma la presenza di “FORTE10” sul Mar Nero coincide di norma con periodi di accresciuta attività navale o aerea, esercitazioni, o più alti livelli di allerta lungo il fronte di guerra russo-ucraino e in Crimea”, rilevano gli analisti militari. (2)   Escalation dei voli USA nel teatro di guerra ucraino In verità nelle ultime settimane le attività nello scacchiere di guerra russo-ucraino dei “Global Hawk” di US Air Force di stanza nella base siciliana si sono fatte più numerose e più complesse. ItaMilRadar, in particolare, ha tracciato il 19 novembre 2025 la rotta di un drone RQ-4B Sicilia-Grecia-Bulgaria fino allo spazio aereo della Slovacchia, della Polonia e, infine, del Baltico, dove il velivolo è rimasto in volo per oltre 24 ore “monitorando regioni di interesse strategico come Kaliningrad, la Russia occidentale e la Bielorussia”. (3) Ancora una prolungata attività di intelligence è stata svolta da un “Global Hawk” di Sigonella sullo spazio aereo dell’enclave russa di Kaliningrad il 4 dicembre 2025. La rotta ha coperto ancora una volta il corridoio aereo della regione a sud del Mar Baltico, “un’area che normalmente ospita l’attività ISR occidentale data l’alta concentrazione di unità militari russe a Kaliningrad”, riporta ItaMilRadar. “Il volo odierno di FORTE10 è stato più ampio e più lungo del normale, suggerendo una missione finalizzata a massimizzare la copertura del corridoio tra Polonia e Lituania (il cosiddetto Suwałki Gap) e degli approcci marittimi a Kaliningrad. Questa tipologia di intervento è coerente con la raccolta di segnali strategici di intelligence, particolamente importanti in periodi di accresciuta attività militare nella regione”. (4) Una successiva missione nella regione baltica è stata effettuata da un RQ-4B “Global Hawk” di Sigonella la notte tra l’8 e il 9 dicembre 2025. In questo caso il drone si è spinto molto più ad est, sorvolando il Golfo di Bothnia per poi spingersi ancora più in profondità nello spazio aereo della Svezia e della Finlandia orientale, assai vicino alla regione occidentale della Russia. (5) Ancora Kaliningrad è stata il target della missione del “Global Hawk” con codice di volo 11-2046, decollato da Sigonella l’11 dicembre 2025. “Il drone ha effettutato ripetute orbite lungo i confini della Lituania e della Polonia con l’enclave russa, con lo scopo di raccogliere dati strategici sui movimenti, le comunicazioni e le attività di difesa aerea delle unità russe”, spiegano gli analisti. “Dopo aver completato il lavoro attorno a Kaliningrad, FORTE10 ha continuato la sua rotta verso nord attraversando la Lettonia e l’Estonia, estendendo poi la missione ancora oltre prima di far ritorno in Sicilia dopo aver sorvolato i Balcani”. (6) Il 15 dicembre un altro “Global Hawk” di US Air Force ha raggiunto da Sigonella il Mar Nero e l’area prossima a Kaliningrad. “Il tracciato di volo indica chiaramente lo svolgimento di una missione finalizzata ad un’ampia raccolta di dati di intelligence, soprattutto focalizzata sull’attività di difesa aerea, sulle emisisoni radar e i movimenti lungo le aree costiere controllate dalla Russia”, riporta ItaMilRadar.   Contro Mosca pure i Poseidon di US Navy Nelle stesse ore veniva tracciata la “prolungata” missione sul Mar Nero occidentale di un pattugliatore Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, anch’esso decollato dalla base siciliana di Sigonella. “Il velivolo ha operato nello spazio aereo internazionale a largo delle coste di Romania e Bulgaria”, rilevano gli analisti. “Dopo aver completato le sue attività iniziali nel Mar Nero, il Boeing P-8A “Poseidon” si è riposizionato più ad est e ha svolto un prolungato periodo in orbita sullo spazio aereo internazionale a largo della città russa di Novorossiysk. Quest’area è di particolare interesse in quanto ospita una base chiave della Flotta della Marina Militare della Russia nel Mar Nero oltre ad una serie di importanti infrastrutture navali. Il transito prolungato su quest’area suggerisce lo sforzo per ottenere il maggior numero di dati sensibili sulle attività navali, i movimenti portuali e le possibili operazioni dei sottomarini russi”. Coincidenza vuole che proprio il 15 dicembre 2025 si sia registrato l’attacco da parte delle forze armate ucraine con un drone navale contro un sommergibile nucleare russo ormeggiato nel porto di Novorossiysk. Lo strike ha causato importanti danni alle infrastrutture logistiche portuali e ad una fiancata del sottomarino. “Non si sa se ci sia una connessione con la missione del pattugliatore P-8A osservata nel pomeriggio di oggi, ma la coincidenza temporale solleva più di una questione”, commenta ItaMilRadar. “I due assetti ISR di notevole importanza, attivi contemporaneamente sul Mar Nero, confermano ancora una volta l’importanza strategica dell’area per le operazioni di massima allerta della NATO (..) La presenza concorrente di un P-8A “Poseidon” e di un RQ-4B “Global Hawk” evidenzia un approccio ISR stratificato su più livelli, mettendo insieme le capacità di pattugliamento marittimo con la sorveglianza da grandi altitudini. Questo tipo di coordinamento è divenuto sempre più comune a partire dell’inizio della guerra in Ucraina, così come le operazioni dei “Global Hawk” sul Mar Nero sono divenute meno frequenti in comparazione con le prime fasi del conflitto, mentre è cresciuta l’attenzione sul teatro baltico”. (7) Realizzati dal colosso industriale Boeing modificando i velivoli 737/800 impiegati nel settore commerciale, i “Poseidon” sono equipaggiati con sofisticati radar APY-10 che possono mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia. Gli aerei possono essere impiegati contro “target” di superficie e in immersione lanciando missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54. Sempre relativamente alle più recenti attività dei pattugliatori P-8A di US Navy di stanza a Sigonella, vanno segnalate le missioni nel settore centrale ed orientale del Mar Nero effettuate il 13, 18 e 20 dicembre 2025. In particolare giorno 20 il pattugliatore ha operato per diverse ore in prossimità della penisola della Crimea e dell’area portuale di Novorossiysk. “Considerate la durata e la profondità di questa missione è ipotizzabile lo svolgimento di un attento monitoraggio dei corridoi marittimi e dell’area costiera utilizzati dalle unità della Marina militare russa che operano dalla base navale di Novorossiysk”, scrive ItaMilRadar. (8) Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, il porto di Novorossiysk è divenuto sede della Flotta russa nel Mar Nero, anche a seguito del minore utilizzo e della maggiore vulnerabilità della base di Sebastopoli. Quest’ultima località è stata sottoposta in passato a ripetuti strike da parte delle forze armate ucraine. In particolare il 23 giugno 2024 alle 12 ora locale, l’Ucraina ha attaccato la Crimea lanciando 5 missili “Atacms” di produzione statunitense. Secondo quanto ufficialmente dichiarato da Mosca, quattro missili sarebbero stati neutralizzati dalla contraerea mentre il quinto è caduto su una spiaggia di Sebastopoli causando la morte di cinque persone tra cui tre bambini, mentre altre 120 persone sarebbero rimaste ferite. Nelle stesse ore dell’attacco missilistico in Crimea, diversi analisti internazionali hanno tracciato il volo di un drone “Global Hawk” di US Air Force: dopo il decollo dalla base siciliana di Sigonella esso ha raggiunto il Mar Nero; a circa 200 Km a sud della città di Yalta (Crimea) il velivolo ha spento il transponder rendendosi invisibile agli apparati radar. Il drone è poi rientrato nella mattinata del 24 giugno a Sigonella. (9)   I pattugliatori USA di Sigonella non mollano. Anzi raddoppiano Il 22 dicembre 2025 sono stati tracciati i voli contemporanei sul Mar Nero di un P-8A “Poseidon” di US Navy e di un aereo-spia Gulfstream E.550 CAEW dell’Aeronautica Militare italiana, in dotazione al 14° Stormo di Pratica di Mare. Il velivolo italiano ha ripetutamente sorvolato lo spazio aereo nei pressi della città di Costanza, Romania. “Da questa posizione, l’aereo ha fornito una sorveglianza aerea e terrestre a largo raggio, operando come centro di comando e controllo aereo lungo il fianco orientale della NATO”, spiega ItaMilRadar. “Allo stesso tempo un P-8A Poseidon di US Navy ha condotto una missione di lunga durata coprendo una grande porzione del Mar Nero. Inizialmente esso ha operato nel settore occidentale per poi estendere la sua attività più ad est, fino all’interno del bacino. L’intero profilo di volo è coerente con un’ampia missione ISR finalizzata ad ottenere consapevolezza sullo scenario marittimo complessivo più che ad attenzionare una singola aerea”. “Questa ampia copertura è particolarmente rilevante nell’odierna fase del conflitto”, aggiungono gli analisti. “Nei giorni scorsi, l’attività navale russa è apparsa più cauta, specialmente nel Mar Nero orientale, a seguito degli attacchi ucraini contro infrastrutture militari e obiettivi navali. Operando sia nei settori occidentali che in quelli orientali, il P-8A è stato incaricato probabilmente di monitorare i movimenti delle unità di superficie, i cambiamenti di postura e gli eventuali ridislocamenti”. “Ciò che risalta nell’attività odierna è la contemporaneità delle due missioni: mentre il P-8A si focalizza sulla sorveglianza marittima del bacino, il CAEW italiano assicura un comando aereo più vicino al territorio NATO, rafforzando il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le forze armate alleate”, concludono gli analisti. “L’Italia continua a impiegare la propria flotta CAEW nella regione del Mar Nero inviando un chiaro segnale di impegno nel fianco est della NATO, mentre la persistente presenza dei “Poseidon” di US Navy confermano il loro ruolo centrale nel monitoraggio dell’attività navale della Russia. In un teatro dove l’intelligence e il pronto allarme sono decisivi, missioni come quella di oggi influenzano moderatamente l’equilibrio, assicurando una costante visibilità e pressione, anche senza un’aperta escalation”. (10) Il pomeriggio del 23 dicembre 2025, il fronte nord-orientale è stato teatro di due contemporanee missioni ISR di due pattugliatori Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, entrambe con lo scopo di monirare due importanti hub navali militari russi. Anche se indipendenti l’una dall’altra, le due operazioni hanno condiviso la loro logica strategica: mettere sotto stretta osservazione le maggiori basi della Marina militare della Russia nell’Artico e nel Mar Nero. “La prima missione ha avuto luogo sul nord dell’Atlantico e nel Mare di Barents”, riporta ItaMilRadar. “Da questa posizione, il velivolo ha monitorato l’area legata a Murmansk, sede della Flotta del Nord della Russia. Murmansk rimane una piera angolare della potenza navale di Mosca, ospitando infrastrutture strategiche per i sottomarini, compresi gli assetti legati alla deterrenza nucleare. L’attività di sorveglianza in questa regione è perciò una costante priorità per l’aviazione navale della NATO”. “Successivamente, un altro pattugliatore “Poseidon” ha svolto una missione sul Mar Nero, principalmente rivolta a monitorare le acque a largo di Novorossiysk, uno dei più importanti hub navali russi nella regione”, aggiungono gli analisti. “A seguito dei ripetuti attacchi dell’Ucraina e della riduzione progressiva dell’operatività marittima della Russia registratasi un po’ ovunque, Novorossiysk è divenuta ancora più centrale per le unità di superficie e per i sottomarini che operano nel Mar Nero”. Grazie alla duplice missione contemporanea, i pattugliatori di US Navy hanno assicurato la “copertura” dei due pilastri centrali della postura militare della Russia: la Flotta settentrionale nell’Artico e quella del Mar Nero a sud. “Le due sortite evidenziano ancora una volta la flessibilità dei pattugliatori P-8A e l’abilità di US Navy nel sostenere una persistente sorveglianza marittima attraverso ampi spazi”, aggiunge ItaMilRadar. “Dalle acque ghiacciate del Mar di Barents al contrastato bacino del Mar Nero, le principali basi navali russe rimangono sotto costante osservazione”. (11) La pressione dei P-8A “Poseidon” di stanza a Sigonella sulle flotte russe schierate nell’Artico e nel Mar Nero è proseguita con intensità fino ad oggi. Una missione di intelligence e sorveglianza è stata effettuata il 31 dicembre a sud di Novorossiysk; un’altra il 3 gennaio 2026 nel Mar Baltico e nelle regioni più a nord, principalmente nell’area prossima alla città di San Pietroburgo e nella regione di Murmansk. La sortita, in quest’ultimo caso, è stata tracciata dalla sua partenza dall’Islanda, fino all’attraversamento dello spazio aereo della Norvegia. Nei giorni precedenti, l’area prossima a San Pietroburgo era stato un obiettivo centrale delle operazioni di monitoraggio dei velivoli NATO, data la sua rilevanza per la movimentazione delle unità navali e dei sottomarini russi e per la difesa delle infrastrutture navali più sensibili. “La cosa più importante è però quanto avvenuto dopo”, riportano gli analisti. “Dopo aver completato il segmento baltico, il “Poseidon” non è rientrato subito alla base. Al contrario si è spostato verso l’Alto Nord e la regione del Mar di Barents, con la traiettoria di volo puntata in direzione di Murmansk, area che ospita la Flotta settentrionale russa, con i suoi più importanti assetti navali strategici (…) L’abilità nel trasferimento, in un paio d’ore, dal Mar Baltico alla vasta area militarmente sensibile di Barents invia un chiaro messaggio sulle capacità di pronto intervento e ricerca USA”. “Strategicamente – conclude ItaMilRadar – più che considerare separatamente il Baltico e l’Artico, la NATO sembra essere intenzionata a rinforzare una visione più integrata dello scenario marittimo settentrionale. La postura marittima russa nel Baltico non può essere pienamente compresa senza considerare gli sviluppi attorno alla penisola di Kola e, viceversa. Un singolo aereo che lega entrambe le aree in una sola missione rafforza questo messaggio”. (12) Pattugliatori da Sigonella per il genocidio di Gaza I pattugliatori P-8A “Poseidon” schierati a Sigonella hanno assunto un ruolo chiave anche nell’ambito delle operazioni USA a supporto delle campagne belliche di Israele contro i territori palestinesi e contro alcuni paesi confinanti. La sera del 9 dicembre 2025 è stata tracciata una missione “inusuale” di un pattugliatore di US Navy nel Mediterraneo orientale: invece delle normali attività di sorveglianza in quest’area di mare, il velivolo ha effettuato una rotta “irregolare ed atipica” a sud di Cipro, con tanto di differenti tracciati orbitali sulle zone vicine. In particolare il “Poseidon” ha svolto attività ISR nello spazio aereo prossimo alla Siria e al Libano. “La missione si è svolta a metà bacino, tra Cipro e la costa egiziana, un’area dove raramente sono state osservate missioni di questo genere da parte di un Poseidon”, riferiscono gli analisti di ItaMiulRadar. “Data la natura del velivolo e l’inusuale geometria del tracciato, è possibile che il P-8A si sia concentarto su una specifica unità navale di interesse in transito nella regione. Mentre ciò non può essere confermato da informazioni pubbliche, le ripetute orbite suggeriscono un’operazione ben finalizzata e non a un monitoraggio di routine”. (13) Il pomeriggio del 2 gennaio 2026 è stata tracciata una nuova “prolungata” incursione del pattugliatore di US Navy sullo spazio aereo del Mediterraneo orientale, dopo che il velivolo ha atteso a sud-est dell’isola di Creta un aereo cisterna KC-135T “Stratotanker” dell’Aeronautica militare statunitense. “Si è trattato di un evento degno di nota sia per il coordinamento tra i due assetti aerei e sia per la decisione di condurre il rifornimento in volo durante una missione notturna in una particolare area critica del bacino”, annota ItaMilRadar. “Il coinvolgimento di un KC-135T aggiunge un importante livello alla missione”, spiegano gli analisti. “Anche se il P-8A è in grado di rifornirsi di carburante in volo, questa opzione non è ancora relativamente comune per le missioni di pattugliamento marittimo nel Mediterraneo, dove la relativa lunghezza delle attività non lo rende necessario. La scelta di rifornire in volo e di farlo durante la notte, indica la necessità di poter svolgere molto a più lungo le operazioni, ben aldilà di un pattugliamento di routine”. (14) Centrale è stato il ruolo dell’installazione siciliana anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. ItaMilRadar, nei giorni 13, 15 e 16 giugno, ha documentato lunghe evoluzioni nello spazio aereo prossimo ad Israele, Libano e alla Striscia di Gaza da parte di un velivolo-spia Boeing P-8 “Poseidon” decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. “L’aereo ha svolto missioni di sorveglianza particolarmente inusuali a largo della costa israeliana”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “Il Poseidon ha volato a basse quote — a volte scendendo sotto gli 800 piedi (243 metri d’altitudine, nda) — suggerendo la possibile ricerca di qualcosa che navigasse sotto la superficie del mare”. “E’ preferibile mantenere comunque una certa cautela su questi voli di riconoscimento”, aggiungono gli analisti. “Negli ultimi due giorni, i Poseidon sono tornati a volare ad altitudini maggiori, continuando a monitorare la regione — possibilmente tenendo un occhio puntato su navi di superficie sospette, comprese le unità cargo che potrebbero potenzialmente trasportare armi per tentare di attaccare Israele”. (15) Anche i droni “Triton” per l’avventurismo bellico israeliano Poche ore dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un grande drone MQ-4C “Triton” della Marina militare degli Stati Uniti d’America ha effettuato una lunga missione di intelligence, sorveglianza e riconoscimento nello spazio aereo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico. Parte della rotta di volo del velivolo da guerra, registrato con il numero 169661 (nome in codice Overlord), è stata tracciata da ItaMilRadar. “L’MQ-4C Triton di Us Navy – spiegano gli analisti - ha sorvolato lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata di domenica 22 giugno, probabilmente per monitorare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accade alle forze navali USA presenti nell’area”. Non è stato possibile identificare lo scalo di partenza e di arrivo del velivolo senza pilota, ma il “Triton” numero 169661 è di norma assegnato dal Pentagono alla stazione aeronavale di Sigonella, nell’ambito del programma di “ampia sorveglianza aereo-marittima” BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) nel Mediterraneo. Anche nella mattinata del 23 giugno 2025 è stato monitorato il decollo da Sigonella di un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force (identificato con il numero 09-2049) che ha poi raggiunto lo spazio aereo tra l’isola di Cipro e l’Egitto. “Si tratta di una missione inusuale per un Global Hawk”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “L’area del Mediterraneo orientale è la stessa dove sono state osservate numerose attività dei pattugliatori P-8A Poseidon di US Navy, anch’essi schierati a Sigonella. Ciò che spicca questa volta è la relativa distanza della zona di pattugliamento dalle coste del Medio Oriente, attività svolta di norma non dagli assetti aerei di US Air Force ma da quelli di US Navy. Mentre i droni MQ-4C della Marina USA operano specificatamente nel Mediterraneo, i Global Hawk dell’Aeronautica vengono impiegati comunemente sui cieli del Mar Nero e della Regione baltica. Non è ancora chiaro cosa ha catturato l’attenzione USA, ma la concentrazione delle recenti missioni in quest’area conferma il sempre maggiore interesse che essa riveste per Washington”. (16) Alle operazioni ISR del Mediterraneo orientale, delle coste di Israele, Siria, Libano e della Striscia di Gaza partecipano con sempre più frequenza i droni di nuova generazione MQ-4C “Triton” che la Marina USA ha trasferito da un paio di anni a Sigonella. L’MQ-4C "Triton" è la variante navale del “Global Hawk”, specificatamente progettato per missioni di sorveglianza marittima di lunga durata. “Con oltre 24 ore di autonomia e una quota operativa di volo di oltre 54.000 piedi, il Triton può monitorare vaste aree del Mediterraneo e del Medio Oriente”, riportano gli analisti di ItaMilradar. “Il drone fornisce dati di intelligence critici a supporto delle operazioni navali USA e dei paesi alleati”. L’escalation quantitativa e qualitativa delle operazioni dei “Triton” si è resa evidente il 20 agosto 2025. Dopo il decollo dalla base di Sigonella, un drone MQ-4C ha effettuato una lunga missione ISR nello spazio aereo del Mediterraneo orientale. Il “Triton” (reg. 169804, c/s BLACKCAT6) ha sorvolato per diverse ore le coste di Israele e del Libano per poi spostarsi verso l’isola di Cipro e l’Egitto. “La missione di oggi evidenzia la crescente rilevanza strategica assunta dal Mediterraneo orientale”, ha commentato ItaMilRadar. “L’area è attualmente di particolare interesse non solo per il conflitto in corso in Medio Oriente e per le crescenti tensioni che coinvolgono Israele, Hezbollah e Siria, ma anche a causa della presenza di unità da guerra della Russia che operano nella regione”. (17) L’operazione del velivolo USA ha coinciso tuttavia con l’avvio della completa occupazione militare israeliana della Striscia di Gaza finalizzata alla “soluzione finale” con la deportazione da Gaza City di oltre un milione di palestinesi. (18) Il 20 agosto 2025, un MQ-4C di US Navy, dopo il decollo dalla base siciliana, ha effettuato un’“intensa” attività ISR sorvolando le coste dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Il “Triton” ha operato congiuntamente ad un pattugliatore P-8A “Poseidon”, anch’esso decollato da Sigonella e posizionatosi a largo delle coste siriane e libanesi. “Le rotte del velivolo senza pilota tracciate ripetutamente accanto a quelle del “Poseidon” confermano l’alto livello dell’interesse per i movimenti delle unità navali e delle forze militari nella regione”, spiegano gli analisti. (19)   Armi USA e italiane da Sigonella ad Israele e all’Ucraina La base siciliana di Sigonella non ha svolto solo un ruolo chiave nelle operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza USA a supporto dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Sigonella è stata utilizzata infatti dalle forze armate USA anche come base di transito degli aerei cargo C-17A “Globemaster lll” che hanno trasferito armi, munizioni e apparecchiature belliche dagli Stati Uniti d'America e/o dalla Germania fino alla base aerea israeliana di Nevatim, nel deserto del Negev, a pochi km dalla città di Beersheba. Il primo scalo “tecnico” di un C-17A a Sigonella è stato registrato il 13 ottobre 2023. Il “Globemaster lll” è stato identificato con il codice di volo “RCH794” assegnato ai velivoli in forza all’Air Mobility Command (Comando Mobilità Aerea) delle forze aeree degli Stati Uniti d’America, responsabile per tutti gli aerei da trasporto strategico, tattico e da rifornimento in volo, con quartier generale presso la Scott Air Force Base, Illinois. E’ stato accertato che il grande aereo cargo era decollato la sera del 12 ottobre dall’aeroporto internazionale civile-militare di Tucson (Arizona) con destinazione la grande base aerea di Ramstein (Germania). Il C-17A “Globemaster lll” ha poi lasciato la base tedesca alle ore 12,39 del 13 ottobre per atterrare due ore e dodici minuti dopo a NAS Sigonella. Dalla base siciliana il velivolo è decollato meno di due ore dopo verso Israele per atterrare alle 22.08 locali. Alle prime ore del 14 ottobre il C-17A di US Air Force ha fatto rientro a Sigonella. (20) Dopo il 7 ottobre 2023, l’installazione siciliana è stata utilizzata perlomeno una volta pure per la sosta “tecnico-operativa” di un velivolo in dotazione alle forze armate di Israele, molto probabilmente per effettuare operazioni di carico di armi statunitensi. Il 2 settembre 2025, intorno alle ore 18.40, un aereo cargo dell’esercito israeliano è atterrato a Sigonella. Identificato con la sigla IAF (Israeli Air Force) 292, il volo era partito dalla base israeliana di Nevatim, alle 15.10 del pomeriggio. Il velivolo è poi ripartito dalla base siciliana alle 22.15, per arrivare a Nevatim alle 3.09 ora locale. Si sarebbe trattato nello specifico di un aereo KC-130H “Karnaf”, impiegato dall’esercito israeliano per il trasporto pesante. Il transito del mezzo è avvenuto proprio mentre da Catania e Siracusa si preparavano a partire le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle missioni navali nonviolente internazionali finalizzate a rompere il blocco navale illegale della Striscia di Gaza da parte della Marina di Israele. (21) Va infine segnalato che da Sigonella sono decollati pure i voli cargo dell’Aeronautica Militare italiana impiegati per il trasferimento di armi e munizioni che il nostro paese ha donato all’Ucraina. Il 19 novembre 2024 è stato tracciato il volo di un aereo da trasporto Boeing KC-767A dell’Aeronautica italiana che dopo aver lasciato le piste della base siciliana è atterrato nello scalo di Rzeszów (Polonia orientale) dove gli alleati NATO hanno allestito un grande hub per gli “aiuti” militari (sistemi d’arma, munizioni, automezzi, ecc.) destinati alle forze armate di Kiev. ItaMilradar ha sottolineato come questa sia stata la seconda volta che un velivolo cargo italiano ha effettuato la rotta Sigonella-Rzeszów da quando è scoppiato il sanguinoso conflitto russo-ucraino. L’Italia è l’unico Paese della NATO che ha sottoposto a segreto militare ogni informazione sulla quantità, la tipologia e il valore dei sistemi d’arma inviati alle forze armate ucraine. (22)   Note 1)    https://www.itamilradar.com/2026/01/15/forte-crosses-central-europe-overnight-reconfirming-sigonellas-role-in-long-range-isr-coverage/ 2)    https://www.itamilradar.com/2026/01/06/us-rq-4b-forte10-flies-its-first-2026-mission-across-the-mediterranean-and-black-sea-confirming-persistent-us-isr-pressure-on-natos-eastern-flank/ 3)    https://www.itamilradar.com/2025/11/19/a-long-night-for-forte-2/ 4)    https://www.itamilradar.com/2025/12/04/usaf-rq-4b-conducts-extended-isr-mission-over-the-baltic-and-around-kaliningrad/ 5)    https://www.itamilradar.com/2025/12/09/another-extensive-forte10-mission-across-northern-europe/ 6)    https://www.itamilradar.com/2025/12/11/usaf-global-hawk-focuses-intense-surveillance-on-kaliningrad/ 7)    https://www.itamilradar.com/2025/12/15/monitoring-russian-activity-over-the-black-se/ 8)    https://www.itamilradar.com/2025/12/20/another-extended-us-navy-p-8a-mission-highlights-sustained-surveillance-over-the-black-sea/ 9)    https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2024/06/le-forze-armate-ucraine-bombardano.html 10) https://www.itamilradar.com/2025/12/22/italian-caew-and-us-navy-p-8a-operate-together-over-the-black-sea/ 11) https://www.itamilradar.com/2025/12/23/us-navy-p-8a-conducts-two-separate-isr-missions-today-monitoring-russias-main-naval-bases-in-the-arctic-and-black-sea/ 12) https://www.itamilradar.com/2026/01/03/us-navy-p-8a-links-baltic-and-barents-in-a-single-patrol-why-connecting-st-petersburg-and-murmansk-matters/ 13) https://www.itamilradar.com/2025/12/09/unusual-mid-mediterranean-patrol-for-us-navy-p-8a-poseidon/ 14) https://www.itamilradar.com/2026/01/02/us-navy-p-8a-awaits-kc-135r-refuelling-south-of-crete-signalling-extended-night-time-surveillance-in-the-eastern-mediterranean/ 15) https://pagineesteri.it/2025/06/17/mondo/lombra-di-sigonella-sui-bombardamenti-israeliani-alliran/?fbclid=IwY2xjawK-f4RleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR4eqxiqR5pM9ed93w3euGW1GGdvpUHLalgXUsG5obuK5jOocnJkm7yWzguygQ_aem_B4AW9NwWSRGYN1YFEc4qrw 16) https://pagineesteri.it/2025/06/26/medioriente/le-attivita-di-intelligence-anti-iran-con-i-droni-usa-di-sigonella/?fbclid=IwY2xjawLOWkNleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR7DOiq2xc1thE4bqFGrnJJ_wSI_GBLR5qAux8oWagUm-K4oo856ZXfOQpqT7w_aem_lCWfLibNDtGTzNKpt5MZqQ 17) https://www.itamilradar.com/2025/08/20/new-surveillance-mission-for-a-us-navy-mq-4c-triton-drone-over-the-eastern-mediterranean/ 18) https://www.stampalibera.it/2025/08/23/gaza-italia-e-sigonella-complici-del-genocidio-israeliano/ 19) https://www.itamilradar.com/2025/09/12/intense-us-isr-activity-over-the-mediterranean-and-the-black-sea/ 20) https://www.osservatoriorepressione.info/pentagono-utilizza-sigonella-armare-israele/?fbclid=IwAR3fpTDH_k1m5IiSvvFeGGKyf30QNlat2NijnCrej7xIYiI93LNxbgBI3ZE 21) https://www.lindipendente.online/2025/09/03/sicilia-mentre-salpa-la-global-flotilla-un-aereo-israeliano-transita-da-sigonella/ https://www.stampalibera.it/2024/11/19/da-sigonella-pure-i-voli-cargo-dellaeronautica-militare-italiana-per-armare-lucraina /
April 7, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Sigonella, Aviano, Napoli Capodichino. Così le guerre Usa si servono dell’Italia
  Nessun’altra notte di Sigonella. Quel che accaduto la notte di tre giorni fa sui cieli siciliani non ha niente a che vedere con il confronto armato tra avieri italiani e marines USA, il 10 ottobre 1985, all’interno della stazione aeronavale in Sicilia, dopo il dirottamento dell’aereo in cui viaggiavano gli autori del sequestro dell’Achille Lauro. Il mondo era diverso, c’era ancora la Guerra fredda e l’Italia, nonostante la partnership con Washington, interpretava un ruolo di mediazione nello scenario di guerra mediorientale, riconosciuto dalle parti. Il divieto all’atterraggio a Sigonella di velivoli diretti in Iran che la Difesa italiana avrebbe imposto all’Aeronautica militare degli Stati Uniti non condurrà di certo ad una crisi nelle relazioni del governo Meloni con l’amministrazione Trump. Tropo stretti sono i legami con Washington e soprattutto mai è stato fatto mancare in queste settimane il sostegno diretto e indiretto alle operazioni di guerra usa-israeliani. Ancora top secret il numero e la tipologia dei velivoli che si voleva far transitare da Sigonella. Gli analisti hanno tracciato il volo di 4 cacciabombardieri F-35 del Corpo dei marines sullo spazio aereo della Sicilia orientale, sabato 28 marzo; lasciato il Regno Unito i velivoli hanno raggiunto il Medio oriente dopo essere stati riforniti dagli aerei cisterna. Erano quelli non autorizzati dalla Difesa? Da Sigonella sono transitati comunque alcuni dei Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per il rifornimento in volo dei bombardieri strategici diretti dagli USA e il nord Europa verso Ilo Medio oriente. Gli ultimi due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo scorso. Giorno 21, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S, sulla base siciliana sono atterrati alcuni cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” “in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”. Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso ilo teatro di guerra. Ciò che tuttavia la Difesa non dice è il ruolo chiave assunto dalla base, da prima del 28 febbraio, per le operazioni di intelligence, sorveglianza e riconoscimento dei potenziali obiettivi da colpire in Iran. Periodicamente da Sigonella decollano aerei con e senza pilota di US Navy. L’attacco del 14 marzo contro le infrastrutture militari nell’isola di Kharg da cui viene esportato l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone MQ-4C “Triton”. Senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti su Kharg. Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un drone MQ-4C “Triton” ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, probabilmente per monitorare le reazioni iraniane ai raid dei bombardieri B-2. Ma non c’è solo la Sicilia in prima linea. Dalla base aerea nucleare di Aviano (Pordenone), il 17 febbraio sono decollati dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” in dotazione al 31st Fighter Wing della U.S. Air Force. I velivoli da guerra hanno attraversato tutto il Mediterraneo per poi dirigersi in una delle basi che gli Stati Uniti controllano in Medio oriente, forse in Giordania o negli Emirati Arabi. Essi partecipano oggi agli strike lanciati contro l’Iran. Da Aviano decollano inoltre i grandi aerei cisterna Boeing KC-135 e con sempre più frequenza i cargo Lockheed C-5 “Galaxy” impiegati per trasferire ai teatri operativi personale militare, armi e munizioni. “Washington non ci ha mai chiesto di poter utilizzare le basi italiane per le operazioni in Iran”, è il ritornello ripetuto dal governo. Che autorizzazioni dovrebbero chiedere del resto per alcune delle installazioni strategiche che gli USA utilizzano nel nostro territorio in modalità del tutto esclusiva?  A Napoli Capodichino sorge il Comando di NAVEUR-NAVAF (le forze navali USA per l’Europa e l’Africa). Da qui vengono pianificare le operazioni delle unità navali, dei sottomarini e dei velivoli aerei di US Navy in navigazione nelle acque del Mediterraneo. NAVEUR-NAVAF coordina e ordina le attività navali in tempi di pace e in quelli di guerra. A ridosso delle coste di Israele, Siria e Libano ci sono portaerei, fregate e sommergibili impegnati in combattimento. Ricevono da Napoli Capodichino gli ordini di fuoco? E che dire poi del terminale terrestre del sistema satellitare MUOS ai Niscemi (Caltanissetta), da cui transitano le informazioni di intelligence, le foto e i video degli obiettivi e gli ordini operativi per i reparti di guerra delle forze armate USA? Inutile far finta di non vedere e non sapere. L’Italia è in guerra, con buona pace di Crosetto & C. Articolo pubblicato in Il Manifesto, 1 aprile 2026, https://ilmanifesto.it/sigonella-aviano-napoli-capodichino-cosi-le-guerre-usa-si-servono-dellitalia
April 2, 2026
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