Eventi, Spazi sociali, lotte territoriali di Roma e provincia

“SILENZIO STAMPA”: VIDEO-INCHIESTA SU DUE ANNI E MEZZO DI AGGRESSIONI SIONISTE A ROMA
Una video-inchiesta sulle violenze sioniste a Roma. Il lavoro è stato realizzato dal Collettivo Restiamo Umani, che mette in fila anni di aggressioni perpetrate – almeno da ottobre 2023 in avanti – contro compagne, compagni o semplici cittadini, “colpevoli” di sostenere la causa della Palestina, magari solo portando una kefiah, una maglietta o una bandiera. “Quando il silenzio – spiega il Collettivo Restiamo Umani comincia a fare troppo rumore, nessuno può più permettersi di ignorarlo. Dopo i gravissimi fatti del 25 Aprile 2026, abbiamo deciso di documentare un clima di violenza sistematica che mira a colpire e intimidire chi si mobilita nelle strade della nostra città. Questa inchiesta nasce per squarciare il velo sulla complicità delle istituzioni e sull’impunità di cui godono certe frange del sionismo militante, troppo spesso protette da una narrazione mediatica parziale e omertosa che ha finito per legittimarne l’azione. Lo faremo attraverso la voce di chi ha subito queste violenze sulla propria pelle: testimonianze preziose di chi ha scelto di non piegarsi alla paura. In un contesto di silenzio stampa pressoché totale, questo lavoro frutto di una mobilitazione indipendente si pone un obiettivo chiaro: trasformare quel silenzio in un grido di verità che sia, finalmente, impossibile da ignorare”. La video-inchiesta, da 31 minuti, si può trovare sul canale YouTube “Restiamo Umani Media”: clicca qui.
May 29, 2026
Radio Onda d`Urto
«Silenzio stampa» – l’inchiesta sullo squadrismo sionista a Roma
L’inchiesta descrive in dettaglio le continue minimizzazioni da parte degli organi stampa e istituzionali delle violenze perpetrate ai danni di militanti e attiviste antifasciste e antifascisti in contesti di manifestazioni di protesta contro il genocidio perpetrato a Gaza dall’esercito israeliano o in generale in solidarietà con la causa palestinese. Negli ultimi due anni infatti le intimidazioni e le violenze verso chi esprime solidarietà con il popolo palestinese si sono fatte sempre più frequenti. Questo fenomeno, presente in tutto il mondo, si è verificato con particolare intensità nella città di Roma, soprattutto nel quadrante sud orientale della capitale. Il documentario ha l’obiettivo di far luce su quanto accaduto, per non lasciare queste violenze sotto silenzio. Pubblichiamo inoltre un’intervista esclusiva fatta al collettivo Restiamo umani, autore del documentario «Silenzio stampa». Di seguito il video integrale della docu-inchiesta realizzata da Restiamo umani e l’intervista di DinamoPress al collettivo promotere del progetto. -------------------------------------------------------------------------------- Perché avete sentito la necessità di realizzare questo documentario? Abbiamo sentito la necessità di realizzare questo documentario innanzitutto perché nessuno/a lo aveva ancora fatto al posto nostro. Lo spazio che le aggressioni di matrice sionista hanno trovato nella narrazione pubblica è sempre stato troppo poco e anche per questo abbiamo pensato che invece fosse necessario porre fine a questo silenzio. Noi siamo ragazzi e ragazze che, come tanti e tante altre/i, negli ultimi anni hanno attraversato e animato le mobilitazioni per la Palestina e ci siamo presto accorti/e che attorno a questa questione si respira, soprattutto nella città di Roma, un clima intimidatorio, che abbiamo sentito l’esigenza di raccontare. L’impunità di cui godono questi soggetti si manifesta in modo sistematico su tre livelli differenti. Il primo è quello istituzionale e politico: esponenti di diversi schieramenti hanno scelto la via del silenzio o, in alcuni casi, hanno offerto una sponda esplicita agli aggressori. Pensiamo alle dichiarazioni di Salvini sui fatti del 25 aprile, o a quelle di Lollobrigida dopo l’aggressione davanti al Liceo Caravillani; interventi che hanno di fatto legittimato la violenza, arrivando addirittura ad invertire le responsabilità tra aggrediti ed aggressori. Come si è manifestata “l’impunità” di cui godono i soggetti autori delle aggressioni? L’impunità di cui godono questi soggetti si manifesta in modo sistematico su tre livelli differenti. Il primo è quello istituzionale e politico: esponenti di diversi schieramenti hanno scelto la via del silenzio o, in alcuni casi, hanno offerto una sponda esplicita agli aggressori. Pensiamo alle dichiarazioni di Salvini sui fatti del 25 aprile, o a quelle di Lollobrigida dopo l’aggressione davanti al Liceo Caravillani; interventi che hanno di fatto legittimato la violenza, arrivando addirittura ad invertire le responsabilità tra aggrediti ed aggressori. Il secondo livello è quello dei media generalisti, che hanno taciuto o ribaltato la dinamica degli eventi, operando sulle cronache cittadine la stessa mistificazione che applicano al racconto del genocidio in Palestina. Infine, c’è un piano di agibilità pratica e fisica sul campo: la condotta delle forze dell’ordine, infatti, in diverse occasioni ha permesso a queste frange radicali di muoversi e colpire, molto spesso senza subire alcuna conseguenza giudiziaria e senza essere nemmeno identificate. Se i media “mainstream” hanno depistato e coperto le aggressioni di matrice fascio-sionista, quale deve essere il ruolo della stampa indipendente di fronte a quanto accaduto? Il ruolo della stampa indipendente e della contro-informazione deve essere non solo quello di denunciare l’omissione dei grandi media, ma anche quello di spezzare l’unilateralità del racconto pubblico e smontarne i meccanismi di funzionamento. Come diciamo proprio nei minuti finali della nostra inchiesta, infatti, il compito diventa quello di portare le prove dove si vorrebbe imporre il silenzio e di dare voce a una verità che i fatti non permettono più di ignorare. Se l’informazione generalista tende a derubricare queste forme di violenza politica ad anonimi scontri fra facinorosi e, come avviene ancora più spesso, ad invertire i ruoli tra aggrediti e aggressori, il giornalismo indipendente deve riuscire ad imporre un principio di realtà attraverso un lavoro d’inchiesta rigoroso, basato sulle testimonianze e sui riscontri oggettivi, per dimostrare che non siamo di fronte a episodi isolati ma a una strategia precisa. Inoltre crediamo che la forza del giornalismo indipendente risieda anche nel fatto che la realtà documentata sul campo è dotata di una forza intrinseca: quando si ricostruiscono i fatti con rigore, la verità diventa così solida e dirompente da riuscire a bucare la narrazione ufficiale. Il fine ultimo della contro-informazione deve essere proprio quello di trasformare la verità dei fatti, storpiata dal discorso dominante, in una consapevolezza diffusa e in un senso comune non più manipolabile. La copertina è a cura di Restiamo umani Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo «Silenzio stampa» – l’inchiesta sullo squadrismo sionista a Roma proviene da DINAMOpress.
May 29, 2026
DINAMOpress
𝐋𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐂𝐈 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐀𝐂𝐈 𝐈𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚
Egregio Presidente Avv. La Russa Facciamo seguito ai nostri incontri del 5/11/25 e del 10/3/26, nei quali ha manifestato l’intenzione di garantire le prospettive future delle lavoratrici e dei lavoratori di ACI Informatica e in generale di tutti i dipendenti delle società del gruppo ACI insieme alla più ampia disponibilità al confronto sindacale senza pregiudizio. Purtroppo, gli incontri conseguenti alle dichiarazioni di principio espresse allora, avvenuti con il management di ACI Informatica e di ACI Mobility, hanno rappresentato una realtà ben diversa, foriera di un’aspra vertenza che ha costretto le lavoratrici e i lavoratori di ACI Informatica ad una forte mobilitazione, con scioperi in corso da tre mesi. Il 4/6 p.v. avremo un nuovo incontro sull’annunciata volontà di trasferimento della direzione DTNA presso ACI Mobility (di cui abbiamo avuto modo di dimostrarne l’illegittimità), mentre la trattativa sul contratto integrativo e le prospettive future di ACI Informatica è ferma alle intransigenti posizioni espresse dal management di ACI Informatica. Questa precipitazione della vertenza impone la massima chiarezza, al fine di definire ogni conseguente responsabilità nell’evoluzione della trattativa. Le rappresentiamo, innanzi tutto, che la Direzione di ACI Informatica ha operato un gravissimo tentativo di repressione dell’attività e libertà sindacale, comminando tre provvedimenti disciplinari a una lavoratrice, un lavoratore e un delegato sindacale, attraverso una maldestra operazione di controllo dell’assemblea sindacale. Un atto già grave per qualunque azienda, ulteriormente aggravato dalla natura pubblica di una società in house dell’ACI, che è chiamata a rispondere delle azioni commesse dal management delle proprie aziende. Le rappresentiamo inoltre che, nel corso di un infruttuoso tentativo di incontro sul piano industriale di ACI Informatica, è stato affermato dal D.G. Minenna che l’attuale piano industriale “è utile solo per giocare al lotto”. Un’affermazione che evidenzia l’assoluta indeterminatezza delle prospettive di tutela e valorizzazione del patrimonio pubblico ACI Informatica. Le rappresentiamo, ancora, che nel corso degli incontri avvenuti finora sull’annunciata volontà di trasferimento della Direzione DTNA ad ACI Mobility, è stata rifiutata ogni informazione utile a comprenderne gli impatti e le conseguenze, nonostante le nostre chiare richieste scritte, così come è stata negata ogni risposta di merito alle nostre evidenze sull’illegittimità della tentata operazione, negando così qualunque reale e concreto confronto sul tema e vanificando in questo modo qualunque tavolo di trattativa, in barba persino alle più elementari norme in materia. Siamo sicuri che può comprendere le conseguenze di qualunque atto che dovesse essere accertato come illegittimo in un’amministrazione pubblica. Le rappresentiamo infine, a margine, che queste attività vengono realizzate attraverso l’utilizzo della consulenza di uno studio legale famoso per i proprio onorari, onorari pagati con i soldi della collettività per la quale opera l’Ente Pubblico non Economico ACI. Ad aggravare la situazione di oggettiva crisi in corso causata dal management di ACI Informatica, ci sembra opportuno segnalarle che nel tentativo di arginare gli effetti degli scioperi, vengono poste in atto iniziative che possono realizzare nocumento all’integrità del servizio pubblico fornito dall’Ente. Ci riferiamo, ad esempio, a esternalizzazioni di attività che possono essere svolte dalle professionalità esistenti (con inutile aggravio dei costi), all’attivazione di processi estranei ai consolidati processi aziendali (che possono contraddire le certificazioni aziendali e creare un pesante fardello operativo per il futuro), ad interventi effettuati senza rispettare adeguate misure di sicurezza (che potrebbero generare perdita dati, come parrebbe sia avvenuto per il sistema NSTAR), etc. Tutte iniziative, e relative conseguenze, delle quali vogliamo che siano chiare le responsabilità esclusivamente in capo al management aziendale. Egregio Presidente Avv. La Russa Riteniamo di aver evidenziato con la chiarezza che sempre ci contraddistingue lo stato della vertenza in atto, le cause e le responsabilità. Una chiarezza necessaria anche nei confronti di tutto il personale dell’Ente che potrebbe stare vivendo dei disagi nelle proprie attività a causa delle mobilitazioni in corso a cui ci hanno costretto le posizioni estremiste, illegittime, persecutorie e incomprensibili del management di ACI Informatica. Siamo come sempre disponibili a rappresentare le nostre ragioni in ogni sede, così come siamo determinati a supportare le nostre ragioni con ogni mobilitazione necessaria. Egregio Presidente Avv. La Russa, abbiamo voluto informarla dello stato della vertenza perché in virtù del suo ruolo è responsabile di qualunque azione attuata dal management delle Società dell’Ente, consapevoli che in assenza di una Sua presa di posizione diversa tali azioni vanno considerate frutto anche del Suo informato consenso quando non addirittura di una Sua deliberata decisione. RSU ACI INFORMATICA 29/05/2026 The post 𝐋𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐂𝐈 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐀𝐂𝐈 𝐈𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.
[2026-05-30] Behind the Space @ LOA Acrobax
BEHIND THE SPACE LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (sabato, 30 maggio 19:30) Dietro lo spazio dei luoghi, delle idee, dei sogni. Dietro a quello che vediamo e che tocchiamo, un sogno diventa un progetto che si realizza. Un cuore che batte, diventa un luogo che accoglie, che si attraversa. Vorremmo raccontarci dietro lo spazio. Luoghi che non nascono da soli, ma dietro c’è la passione e la capacità di guardare oltre. Una quantità enorme di energia, di notti insonni, un impegno emotivo immenso. Quanto amore dietro ad uno spogliatoio pulito e profumato, una cena deliziosa, una giornata in piazza che comincia allestendo un camion con i nostri colori e la nostra musica. Dietro ad un intervento che rivendica diritti, che parla di resistenza, che ci emoziona, c’è tanto, c’è un’opera corale, c’è la nostra comunità. Vorremmo raccontarci e condividere la nostra storia di sound system e desideriamo farlo ad Acrobax perché è uno dei nostri luoghi sogno, dove le idee si realizzano, che condivide e generosamente si fa attraversare, diventando un pezzo di vita di ognun. From 19.30 to 3
May 29, 2026
Gancio de Roma
Militari e forze armate nelle scuole: la voce di famiglie e insegnanti
Le circolari che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono di una monotonia amministrativa tale da renderle tutte simili: incontri, eventi dedicati agli alunni e alle alunne, ai/alle docenti, spesso aperti alla partecipazione delle famiglie, con le Forze dell’Ordine, Polizia e Carabinieri soprattutto, anche se non mancano Alpini, avieri dell’aeronautica militare, marinai della marina militare. Viene veicolato con questi incontri il tema della legalità come principio, valore assoluto, da imparare fin dall’infanzia. I dirigenti – in poche parole – indicano ora, luogo, nomi degli/delle insegnanti/sorveglianti, annotano l’importanza delle iniziative inserite – per i clienti che hanno comprato il servizio scolastico all’Open Day –  nel Piano dell’Offerta Formativa,  in osservanza dei protocolli firmati di concerto fra i dicasteri dell’istruzione e della difesa con le forze armate. Ma c’è un risvolto interessante in questo stillicidio di circolari. Sono tantissime le segnalazioni che ci vengono inviate all’indirizzo osservatorionomili@gmail.com. Insegnanti scontente/i? Genitori preoccupati per i venti di guerra? Anche se è difficile risalire alle fonti, l’invio mostra la necessità di render noto al nostro sito che la presenza dei militari nella scuola non a tutti è gradita. Insomma, un modo per disobbedire. Spesso occorre risalire alle cronache dei giornali, cartacei e on line, ai blog locali, sempre prodighi di commenti entusiasti verso queste iniziative. Qualcuno, anche se non compare, disobbedisce, qualcun altro crede e obbedisce, come i redattori della stampa e dei siti diffusi sul territorio (si deve pur campare!). Siamo in Puglia, a Molfetta, in provincia di Bari. La strigata circolare interna (n. 389 del 21 aprile scorso) dell’Istituto Comprensivo Alessandro Manzoni, ci fa sapere che tutti, famiglie, personale della scuola e bimbi delle quarte classi di primaria, sono invitati ad assistere agli incontri previsti da Pista Scuola Competente- Competenze sociali e civiche – Attività 1 – “Educazione alla legalità” (PTOF, offerta per gli anni scolastici 1925/1928). Nel delirio delle competenze ordinate in numero di otto dall’Europa, anche il rispetto della legge è uno dei descrittori di quella più ampia sulla cittadinanza responsabile (clicca qui). Ci spostiamo a Brindisi dove possiamo incrociare altri Percorsi di Legalità. Le city news del sito Brindisireport, ci raccontano, con l’entusiasmo dovuto, che al teatro Giuseppe Verdi il 21 aprile si è svolto il programma della Polizia di Stato – con tutte le autorità del caso presenti – per la campagna di prevenzione della devianza, comunque intesa. La legalità nuovamente protagonista. (clicca qui). Risaliamo verso la Capitale. A Roma, nel quartiere Tor Tre Teste (zona Casilino, di antica memoria, di nuova e feroce urbanizzazione), andiamo alla primaria Sibilla Aleramo, parte dell’IC Olcese, il cui sito si apre con un messaggio di speranza, “a scuola il futuro si costruisce insieme”. Aspettando le sorti progressive, si fanno prove, simulazioni per imparare cos’è la legalità. Con chi, ce lo dice il pezzo pubblicato dal foglio laCapitale: gli istruttori in qualità di insegnanti sono i Carabinieri (clicca qui). Bimbi a bordo mentre suonano le sirene e rombano i motori dei mezzi militari, sistemi antidroga (in certi quartieri si diventa spacciatori-consumatori da piccoli…), esplosivi, caso mai nei terreni abbandonati ci sia ancora qualche resto dell’ultima guerra oppure, chissà, anche nei centri sociali, non ancora evacuati dalle forze dell’ordine, a qualche sconsiderato viene in mente di fare una bottiglia incendiaria. Si sa, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università stiamo diventando paranoici, anche in un semplice gadget (ah, regalati ai bambini, per un ricordo imperituro della giornata) vediamo una manipolazione dell’innocenza infantile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma. Il teatro della posa della prima pietra del Termovalorizzatore
La posa della prima pietra del futuro termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba segna l’inizio dei cantieri, ma sancisce anche il picco massimo di uno spettacolo mortificante per l’intelligenza dei cittadini. Il caso del mega-impianto capitolino è l’emblema di un sistema che ha sostituito la verità scientifica e la coerenza […] L'articolo Roma. Il teatro della posa della prima pietra del Termovalorizzatore  su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
ROMA: ASSEMBLEA “FUCK REMIGRATION” VERSO LA MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA DEL 13 GIUGNO
Da qualche settimana a Roma si è costituita l’Assemblea Fuck remigration. Dopo un primo incontro che si è tenuto presso la Facolta’ di Giurisprudenza alla Sapienza, nuova convocazione per sabato 30 maggio per un’assemblea pubblica a Piazza Vittorio verso il corteo del 13 Giugno. Quel giorno si terra’ la marcia a Roma dei fascisti di “Remigrazione e riconquista” a conclusione della raccolta firme per la proposta di legge sulla cosiddetta “remigrazione”. “Chi sostiene questo concetto si arroga il diritto di definirsi gli unici veri “figli d’Italia” e, di conseguenza, pretende di decidere chi possa vivere in questo Paese e chi no”- cosi’ l’Assemblea Fuck remigration nel comunicato di indizione dell’assemblea del 30 maggio-. “Ci vogliono vendere l’immagine di una Roma fondata da italianissimi e destinata ad appartenere solo agli italianissimi, quando persino il mito della fondazione di Roma nasce dalla storia di un migrante: Enea, un profugo di guerra. Da qui prende forma l’intero impianto ideologico dell’estrema destra: un discorso escludente fondato sull’identità nazionale, che dietro la retorica della sicurezza, nasconde la brutalità della deportazione. Perché la “remigrazione” non è altro che deportazione, mascherata da soluzione ai problemi sociali. La violenza nelle strade, che viene fatta passare come conseguenza di una cultura “estranea”, è invece il prodotto dell’abbandono istituzionale, della marginalizzazione e della ghettizzazione. La loro propaganda dice una verità quando afferma che il popolo è affamato. Ma mente quando individua nello straniero il responsabile di questa miseria. Sappiamo bene che le risorse per garantire una vita dignitosa a tutti esistono già, concentrate nelle mani di chi trae profitto dalla guerra, dallo sfruttamento e dalle disuguaglianze. Per questo dobbiamo dirlo chiaramente a chi, il 13 giugno, si presenterà come paladino della giustizia sociale tentando di convincerci che razzismo e pulizia etnica siano la soluzione al disagio collettivo. Roma non ci sta. E sarà pronta a dimostrarlo”. Definiamo i contorni di questa mobilitazione con Pietro dell’Assemblea Fuck remigration Ascolta o scarica 
May 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Ostia, chi controllerà il mare di Roma?
Il Comune di Roma ha dichiarato battaglia agli storici concessionari balneari di Ostia, facendo leva sul malcontento di residenti e frequentatori del litorale, stanchi di essere respinti ai cancelli degli stabilimenti nonostante il diritto al libero e gratuito accesso al mare. Per anni a Ostia il 94,5% degli stabilimenti non ha permesso l’ingresso gratuito, detenendo il record negativo per continuità di litorale senza spiaggia libera: 3.450 metri senza varchi verso il mare. Il lungomare di Ostia, per decenni trasformato in un vero e proprio “lungomuro”, preda del lavoro stagionale sottopagato, sembra oggi destinato a una fase di cambiamento. Ma la stagione balneare, tra macerie e nuove concessioni ancora da firmare, stenta a partire. Le domande restano aperte: siamo davvero di fronte alla fine del vecchio sistema balneare oppure a una sua semplice riorganizzazione? L’applicazione della direttiva Bolkestein libererà realmente il mare oppure aprirà le spiagge agli interessi di grandi operatori economici e finanziari? GLI ABUSI SUL LITORALE ROMANO La rottura con il passato è iniziata attraverso una massiccia attività di controllo sugli stabilimenti balneari. Come raccontato dal “Corriere della Sera“, i sopralluoghi effettuati con droni e verifiche tecniche hanno riguardato circa 73mila metri quadrati di strutture sul litorale di Ostia. Il risultato è stato significativo: quasi un intero ettaro di opere abusive accertate. Prima dell’inizio della stagione balneare erano 34 gli stabilimenti chiamati a demolire manufatti contestati: verande, ampliamenti, pedane, cabine e ristoranti costruiti ben oltre i limiti autorizzati. Un numero considerevole che restituisce la dimensione di un sistema che per anni ha trattato il bene demaniale come uno spazio da occupare progressivamente più che come patrimonio collettivo. Quella degli abusi non è quindi soltanto una questione urbanistica. È il riflesso materiale di un modello di gestione del litorale costruito attraverso proroghe continue, tolleranza amministrativa e privatizzazione progressiva dello spazio pubblico. Per anni gli stabilimenti di Ostia hanno funzionato come barriere fisiche e sociali: chilometri di costa occupati da concessioni, varchi controllati, spiagge libere ridotte e un accesso al mare spesso ostacolato. La battaglia sul litorale romano non riguarda quindi soltanto le demolizioni. Riguarda l’idea stessa di mare come bene collettivo. LA GARA DEL CAMPIDOGLIO E IL SISTEMA DELLE ROYALTIES Nel 2025 il Campidoglio ha indetto due bandi per l’assegnazione delle nuove concessioni demaniali marittime relative alla maggior parte degli stabilimenti di Ostia e delle spiagge libere attrezzate con concessioni scadute. La gara ha riguardato una quarantina di concessioni: circa un terzo degli impianti ha cambiato formalmente gestione. Le nuove concessioni, la maggior parte delle quali non ancora operative, hanno una durata estremamente breve: un anno, rinnovabile stagione per stagione fino a un massimo di altre due annualità. Si tratta di una soluzione transitoria nell’attesa che venga approvato il nuovo PUA (Piano di Utilizzazione degli Arenili) dall’Assemblea Capitolina. Una volta concluso l’iter, si potrà procedere alla messa a gara delle concessioni pluriennali. Tra gli elementi più rilevanti introdotti dal Comune di Roma c’è il nuovo sistema delle royalties. Oltre al tradizionale canone concessorio, i nuovi assegnatari dovranno versare al Campidoglio una percentuale sul fatturato prodotto dalle attività. Secondo l’assessore al Demanio Tobia Zevi, questo meccanismo avrebbe prodotto un rialzo medio del 12% delle offerte economiche. Ma il nuovo modello viene guardato con forte preoccupazione. di Metro Centric (Flickr) Secondo il LabUr, la royalty non rappresenta soltanto una clausola economica ma una vera e propria scelta politica e urbanistica. Il rischio evidenziato è che il nuovo sistema finisca per favorire operatori dotati di grande capacità finanziaria, in grado di sostenere margini ridotti e ritorni economici differiti nel tempo. In questo scenario la concessione balneare smette di essere una semplice attività stagionale e diventa un asset strategico: presidio territoriale, leva commerciale, piattaforma immobiliare futura e strumento di posizionamento economico. È proprio qui che si apre uno dei nodi principali della nuova fase: chi controllerà realmente il mare di Roma dopo questa caotica transizione? E soprattutto: il superamento del vecchio sistema balneare, con il nuovo PUA, produrrà una maggiore accessibilità pubblica oppure una nuova concentrazione del demanio nelle mani di grandi operatori economici? UNA STAGIONE BALNEARE CHE NON RIESCE A PARTIRE Mentre procedono sequestri e demolizioni, la stagione estiva 2026 appare già segnata dall’incertezza. Gli assistenti bagnanti della Sezione Lifeguards Italiani hanno denunciato una situazione definita “grave e pericolosa” sul litorale romano. Nel loro comunicato parlano di carenza di presidi di salvataggio, spiagge non cardioprotette, mezzi inutilizzati e assenza di una pianificazione efficace per la sicurezza in mare. A tutto questo si aggiunge il tema dell’erosione costiera. Le mareggiate degli ultimi mesi hanno colpito duramente il litorale di Ostia, mentre l’avanzamento del mare continua a ridurre l’arenile anche in assenza di eventi eccezionali. La crisi del modello balneare romano non è quindi soltanto amministrativa o giudiziaria. È anche ambientale. Per anni il litorale è stato sfruttato come piattaforma economica senza una reale pianificazione pubblica capace di affrontare erosione, consumo di suolo e fragilità della costa. La ciliegina sulla torta è stata la costruzione del Porto turistico di Ostia alla foce del Tevere, un’opera contestata da anni per il suo impatto sul naturale ripascimento delle spiagge. Il porto è finito al centro di sequestri e procedimenti giudiziari che hanno coinvolto Mauro Balini. Le indagini della magistratura hanno inoltre più volte incrociato il sistema di relazioni tra l’imprenditoria del litorale, l’amministrazione locale e ambienti riconducibili ai clan Fasciani e Spada. Eppure la risposta politica continua a muoversi nella stessa direzione. Il sindaco Gualtieri, nonostante il parere contrario del Municipio X, ha inserito tra le opere strategiche del Giubileo il Porto crocieristico di Fiumicino, sull’altro lato della foce del Tevere, sostenuto anche dal governo Meloni attraverso il sindaco di Fiumicino Mario Baccini e dalla Lega di Salvini. Il progetto prevede una concessione demaniale di lunghissima durata — novant’anni — affidata a Royal Caribbean Group, colosso globale dell’industria crocieristica. Dai tempi dell’imperatore Traiano sappiamo che non si costruiscono porti alla foce dei fiumi, ma una parte della politica sembra non aver imparato la lezione. Una volta resa operativa la direttiva Bolkestein sul litorale romano, chi ci garantisce che un modello simile, incentivato dal sistema delle royalties, non finisca per aprire le porte del demanio a grandi gruppi economici e finanziari, togliendo spazio alle più modeste realtà locali? POLITICA LOCALE E SISTEMA BALNEARE Il rapporto tra politica locale e concessionari balneari rappresenta uno dei nodi più delicati dell’intera vicenda. Per decenni il sistema degli stabilimenti è stato difeso trasversalmente da centrodestra e centrosinistra. Le amministrazioni si sono alternate, ma il modello di gestione del litorale è rimasto sostanzialmente invariato: proroghe continue, tolleranza sugli abusi, scarsità di spiagge libere e centralità economica e politica dei concessionari. Dentro questo quadro si inseriscono anche le recenti indagini sulle cene elettorali organizzate allo Shilling, storico stabilimento di Ostia legato all’imprenditore Fabio Balini, parente di Mauro Balini del Porto turistico di Ostia. Secondo quanto riportato dalla stampa, nelle inchieste compaiono esponenti politici di diversi schieramenti, tra cui Monica Picca e Antonio Caliendo. La Procura di Roma ipotizza finanziamenti illeciti collegati agli eventi politici e privati organizzati allo Shilling. Le persone coinvolte hanno respinto le accuse. Monica Picca, oltre a essere esponente della Lega a Ostia, fa parte anche della giunta Baccini di Fiumicino, favorevole al Porto crocieristico affidato a Royal Caribbean. Negli ultimi mesi la consigliera è stata inoltre impegnata, insieme al consigliere Aguzzetti — ex-militante di CasaPound e imputato nel procedimento per il tentativo di occupazione di una casa popolare — in una campagna politica per lo sgombero della Vittorio Emanuele in nome della legalità e del decoro urbano. Una contraddizione politica difficile da ignorare: si raccolgono firme invocando interventi rapidi contro marginalità sociale e occupazioni informali, mentre sugli abusi strutturali che per anni hanno segnato il litorale romano si è spesso scelto il silenzio, quando non la difesa degli interessi dei concessionari. Al di là degli sviluppi giudiziari, il dato politico resta evidente: il sistema balneare romano ha mantenuto a lungo una forte capacità di influenza trasversale sulle amministrazioni e sul governo del territorio. di Andrea Vanni (Flickr) LA BATTAGLIA PER IL MARE LIBERO La battaglia che oggi si apre a Ostia non riguarda soltanto la sostituzione di alcuni concessionari. Riguarda il futuro del mare di Roma. La domanda centrale è se il litorale continuerà a essere gestito come una somma di feudi economici oppure se diventerà finalmente uno spazio pubblico realmente accessibile. Perché il punto non è semplicemente chi vincerà le nuove concessioni. Il punto è capire quanto spazio verrà restituito alle spiagge libere con il PUA, quali abusi saranno davvero demoliti, quali interessi economici sopravvivranno dietro le nuove società, quali nuovi interessi saranno favoriti dal sistema delle royalties, quanto controllo pubblico esisterà sul litorale e soprattutto quale idea di città verrà costruita lungo il mare. Per anni Ostia è stata il simbolo di una gestione privatizzata della costa romana. Per anni è stata raccontata esclusivamente attraverso il paradigma criminale e mafioso, spesso riducendo un territorio complesso alle relazioni tra una parte dell’imprenditoria balneare, pezzi della politica locale e ambienti criminali, a discapito della stragrande maggioranza di chi vive quotidianamente Ostia senza essere colluso. Oggi quella struttura di potere sembra entrare in crisi. Ma senza una reale mobilitazione pubblica per il mare libero e per la difesa del demanio come bene collettivo, il rischio è che il nuovo corso annunciato dal Campidoglio finisca per cambiare soltanto le insegne, lasciando intatti gli equilibri economici e politici che hanno governato il litorale negli ultimi decenni. Non saranno le liberalizzazioni a restituire il mare alla collettività. Il nuovo corso dovrebbe ripartire dall’abbattimento del “lungomuro”, dall’aumento delle spiagge libere e da un controllo pubblico reale sul demanio. Perché non sarà una diversa distribuzione del profitto a restituire il mare libero, ma la rottura del modello che ha trasformato la costa romana in uno spazio privatizzato ed esclusivo. La copertina è di Cala mar (Flickr) Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. 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May 28, 2026
DINAMOpress
Inaugurazione di due Scaffali dei libri della nonviolenza nell’Istituto comprensivo di via Fabiola a Roma
Nella mattina di lunedì 25 maggio 2026 si sono inaugurati ben due scaffali dei libri della nonviolenza, uno nel plesso G. Franceschi, l’altro nel plesso G. Oberdan dell’Istituto Comprensivo di Via Fabiola a Roma. Sono intervenute la dirigente scolastica professoressa Fanny Greco, la dott.ssa Carla Consuelo Fermariello, presidente della Commissione Scuola del Comune di Roma, la dottoressa Maria Stella Squillace, Assessora Politiche Educative e Scolastiche Municipio XII di Roma, Claudio Roncella, ideatore del progetto insieme a Federica Fratini, che ha presentato il suo libro “Impariamo la nonviolenza” e coordinatori romani dell’organismo internazionale “La comunità per lo sviluppo umano”, promotrice di iniziative per la nonviolenza. E’ intervenuto anche Francesco Pilo della compagnia teatrale “Il Cantastorie”, che ci ha emozionato con lo storytelling sulla vita di Nelson Mandela. Nel plesso di G. Franceschi dà i saluti di benvenuto la dirigente, ricordando che da sempre la sua scuola è stata promotrice di attività per la nonviolenza; quella dello scaffale le è piaciuta tantissimo. E’ la docente Marinella Mariotti, referente scolastico per il bullismo e il cyberbullismo dell’istituto, che ha scelto e accolto con entusiasmo il progetto dello Scaffale dei libri della nonviolenza, ricevuto dalle comunicazioni che l’Assessorato alla Scuola, formazione e lavoro di Roma capitale, in collaborazione con La Comunità per lo sviluppo umano, ha inviato a tutti i dirigenti scolastici di Roma. Questa scelta della docente è stato un ottimo risultato delle sinergie nate dal lavoro di relazioni costruttive tra le istituzioni, in questo caso l’Assessorato alla scuola, e il volontariato, con l’associazione La comunità per lo sviluppo umano. Negli ultimi mesi, l’insegnante Marinella Mariotti insieme ad altre docenti ha condotto i propri studenti della primaria verso un percorso di conoscenza e di educazione alla nonviolenza confluito nell’inaugurazione dello scaffale. “L’evento di oggi” dice Marinella  “non è un momento di arrivo, ma di partenza per conoscere quotidianamente le tematiche della nonviolenza. E’ anche un’eredità che gli alunni di questo anno scolastico lasciano ai nuovi che arriveranno.” Carla Fermariello ricorda la collaborazione tra Roma Capitale e La comunità per lo sviluppo umano, avviata da più di quattro anni, che ha portato a tanti momenti di riflessione sulla nonviolenza, come a diffondere l’idea dello scaffale, della panchina del dialogo e anche a festeggiare il 2 ottobre, Giornata Mondiale della Nonviolenza, in tutte le scuole. Come l’anno scorso, anche per il prossimo 2 ottobre si sta organizzando nella piazza del Campidoglio il simbolo umano della nonviolenza con tutti gli studenti che vi confluiranno; quest’anno sarà anche in occasione della Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Federica Fratini vivacizza l’evento facendo domande sul significato della parola nonviolenza ai circa settanta alunni presenti, i quali rispondono preparatissimi soffermandosi sull’importanza del dialogo “sostituendo parole ostili con parole con stile”. I bambini , tutti con il simbolo della nonviolenza disegnato sulle guance, poi leggono i loro pensieri che emozione dopo emozione testimoniano l’eccellente lavoro svolto dalle insegnanti e il bisogno di nonviolenza che lo scaffale gli garantisce. Federica conclude presentando il suo libro “Impariamo la nonviolenza” e spiegando il significato del simbolo della nonviolenza. “Lo scaffale vuole essere uno strumento di conoscenza, sensibilizzazione e consapevolezza della nonviolenza attiva” spiega Claudio Roncella, ideatore del progetto.“Nasce proprio per essere una presenza quotidiana, per ricordare che la nonviolenza esiste, è cultura, è bellezza, è crescita sia personale che sociale.” I messaggi dei bambini saranno raccolti e resi disponibili sul sito www.scuoleinmarcia.it Maria Stella Squillace aggiunge la disponibilità del Municipio XII allo sviluppo delle future attività sulla nonviolenza. L’incontro si conclude con l’emozionante storytelling su Nelson Mandela letto e interpretato da Francesco Pilo. La seconda inaugurazione è al plesso G. Oberdan, dove attendevano altri bambini con una collanina fatto con un filo di lana che teneva un cartoncino su cui era disegnato il simbolo della nonviolenza. L’insegnate Daniela Napolitano, promotrice dello scaffale in questo plesso, racconta che durante l’anno scolastico hanno affrontato il tema della nonviolenza facendo conoscere i personaggi storici che nella vita hanno risolto problematiche con metodi nonviolenti come Gandhi, Mandela ed altri. Ha esortato gli studenti più grandi ad assumere un atteggiamento nonviolento perché la nonviolenza si insegna coerentemente diventando noi stessi un esempio per i più piccoli. Anche lei ribadisce che l’inaugurazione dello scaffale con i suoi libri è un momento di partenza. Claudio Roncella fa alcuni esempi di comportamenti nonviolenti come quello di darsi tutti insieme delle regole e rispettarle, invitando i bambini a dire quali sono per loro le regole da tenere in classe; la più enunciata è stata quella di “ascoltare”. Anche qui Roncella  spiega il significato dello scaffale come presenza quotidiana tra gli studenti per ricordare che la nonviolenza esiste. Spiega che tra i libri donati ci sono alcuni anche con dei giochi; la notizia è stata accolta con grida entusiaste dei bambini. La storia dello scaffale dei libri della nonviolenza è nata tre anni fa in una scuola dell’estrema periferia romana, l’I.C. Villaggio Prenestino: portare un qualcosa di così importante ed apprezzato dalla periferia fino a Monteverde, quasi al centro di Roma, assume un valore e soprattutto un sapore di quando senti che veramente le cose possono cambiare. Redazione Roma
May 27, 2026
Pressenza
[2026-05-31] Giornata contro l'inceneritore @ CSOA Ipo'
GIORNATA CONTRO L'INCENERITORE CSOA Ipo' - via Capo 'acqua 2, Marino (RM) (domenica, 31 maggio 13:00) Giornata contro l'inceneritore // Domenica 31 maggio Ore 13:00 Pranzo sociale Ore 15:00 IMPATTO Trasmissione sulle nocività ambientali Puntata speciale in streaming dal centro sociale su Radio Onda Rossa 87.9 FM contro la costruzione dell'inceneritore di Roma, in vista della mobilitazione al Campidoglio del 6 giugno https://www.ondarossa.info/trx/impatto-voci-contro-nocivita Csoa Ipo' - Via Capo d'Acqua, 2 - Marino
May 28, 2026
Gancio de Roma
Rientrati dalla Libia in Italia gli attivisti del Convoy per Gaza. Dieci ancora nelle mani dei libici
Sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino, sei attivisti italiani del Convoy di terra della Global Sumud Flotilla violentemente sgomberati lunedi scorso mentre erano accampati nei pressi della città libica di Sirte. Erano in attesa di avere notizie di altri 10 attivisti – tra cui due italiani – che stavano negoziando il […] L'articolo Rientrati dalla Libia in Italia gli attivisti del Convoy per Gaza. Dieci ancora nelle mani dei libici su Contropiano.
May 27, 2026
Contropiano
Trailer «Silenzio stampa» – documentario sugli attacchi squadristi di stampo sionista a Roma
Il documentario «Silenzio stampa», realizzato dal collettivo Restiamo umani, di cui l’identità dei membri è rimasta anonima per tutela da eventuali rappresaglie, ha come obiettivo di denunciare e fare luce sull’impunità di cui godono gli autori dei numerosi attentati e aggressioni di matrice sionista che si sono verificati a Roma a partire dagli attacchi del 7 ottobre 2023. L’inchiesta, che uscirà nella sua versione integrale venerdì 29 maggio sui canali di Restiamo umani e che verrà ripresa anche su DinamoPress, descrive in dettaglio le continue minimizzazioni da parte degli organi stampa e istituzionali delle violenze perpetrate ai danni di militanti e attiviste antifasciste e antifascisti in contesti di manifestazioni di protesta contro il genocidio perpetrato a Gaza dall’esercito israeliano o in generale in solidarietà con la causa palestinese. Negli ultimi due anni infatti le intimidazioni e le violenze verso chi esprime solidarietà con il popolo palestinese si sono fatte sempre più frequenti. Questo fenomeno, presente in tutto il mondo, si è verificato con particolare intensità nella città di Roma, soprattutto nel quadrante sud orientale della capitale. Violenze a studenti liceali accusati di aver gridato “Free Palestine” nel cortile di una scuola, striscioni intimidatori contro il collettivo studentesco del liceo Manara, ordigni artigianali fatti esplodere davanti all’entrata del centro sociale La Strada, aggressioni, minacce e pestaggi si sono susseguiti nel corso degli ultimi mesi. Tutti episodi riconducibili, in modo più o meno rivendicato, alle frange più estremiste e militanti del sionismo romano, che negli ultimi anni ha adottato sempre di più un modus operandi e un’estetica legati alla tradizione dell’estrema destra italiana. Non perdere l’uscita della versione integrale del documentario, segui i canali di Restiamo umani (Instagram, Blog e Youtube) e le pagine web e social di DinamoPress per ogni aggiornamento. Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Trailer «Silenzio stampa» – documentario sugli attacchi squadristi di stampo sionista a Roma proviene da DINAMOpress.
May 27, 2026
DINAMOpress