Eventi, Spazi sociali, lotte territoriali di Roma e provincia

Alla città-vetrina si sono rotti i vetri
-------------------------------------------------------------------------------- Foto SPIN TIME LABS -------------------------------------------------------------------------------- La questione Spin Time a Roma, nel quartiere Esquilino, si potrebbe rappresentare con l’esclamazione di quel bambino che vedendo il Re sfilare esclamò: il Re è nudo! Mentre tutti gli altri sudditi voltavano il capo all’indietro per fingere di non vedere. Perché, come giustamente scrive Riccardo Troisi (Chi può abitare il centro di Roma?), le vicende romane di Spin Time e del Dente Cariato (sempre all’Esquilino) hanno messo a nudo una contraddizione che a Roma esiste da più tempo, ovvero se il patrimonio immobiliare pubblico deve essere solo un capitale da valorizzare, come fosse una merce (magari attraverso la famigerata rigenerazione urbana) o piuttosto lo strumento con il quale riportare casa pubblica, accoglienza e welfare di comunità anche nel cuore della città. Detto in altri termini: chi può abitare il centro di Roma? O ancora più esplicitamente: di chi è la città? Tutte le politiche pubbliche messe in campo dall’Amministrazione, hanno dimostrato come la mediazione tra interessi privati e utilità pubblica si risolvono assai spesso con grandi vantaggi dei primi e con l’impoverimento progressivo dei beni pubblici, con conseguente espulsione dei ceti meno abbienti verso le periferie e la trasformazione del Centro della città in merce da dare al miglior offerente che ne snatura la funzione, il valore simbolico, il senso comunitario e assai spesso il valore architettonico: privatizzazione di spazi, dehors, alberghi di lusso e così via. Questo processo diventato sempre più aggressivo prende, a detta dell’Amministrazione, il nome di modernizzazione o di rigenerazione urbana, espressioni in genere positive ma che nascondono intenzioni speculative e di estrazione di rendite a favore di grandi agenzie immobiliari. Alessandro Scassellati chiama “neoliberismo progressista” questo sdoppiamento tra la retorica dei diritti civili e l’estrazione sistematica della rendita commerciale, turistica (Il regime della città-vetrina. Governance progressista nelle metropoli italiane). Il mantra agitato dall’amministrazione è quello di catturare il più possibile capitali da investitori privati, i soli che consentirebbero di rimodernizzare la città rendendola ancora più attraente agli occhi e alla rapacità di quest’ultimi. L’urbanistica, in origine disciplina riformista volta a mitigare gli interessi pubblici con quelli privati, in questi casi è completamente stravolta a ruolo di ancella del capitale privato. Prevalgono trattative private (spesso non trasparenti), tavoli negoziabili, varianti al PRG, revisione di norme tecniche a salvaguardia di interessi privatistici, conferenze di servizi, vecchi “debiti” contratti dai passati PRG (cosiddette compensazioni urbanistiche) che ne annullano qualsiasi velleità riformista. Ma l’urbanistica non si riduce semplicemente a tecnica separata dalla politica. Essa nelle sue vocazioni originali riguarda i modi attraverso i quali si manifesta la vita associativa, comunitaria come scriveva ai suoi tempi il grande sindaco di Firenze Giorgio La Pira: “La crisi del nostro tempo – che è una crisi di sproporzione e di dismisura rispetto a ciò che è veramente umano – ci fornisce la prova del valore terapeutico e risolutivo che in ordine ad essa la città possiede. Come è stato felicemente detto, infatti, la crisi del tempo nostro può essere definita come sradicamento della persona dal contesto organico della città” (Le città non possono morire, discorso di La Pira ai sindaci di tutto il mondo, Firenze, 2 ottobre 1955). Un urbanista, poeta, scrittore, recentemente scomparso: Giancarlo Consonni, sulle orme di La Pira scrisse pochi anni fa un libricino importante il cui titolo significativo era: Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet). E tuttavia noi stiamo sempre più privatizzando questo bene comune, riducendolo a valore di merce. E poi ancora il greenwashing urbano, quella “politica ecologica” che fa credere che bastino piste ciclabili (spesso inutili) o l’inaugurazione di qualche giardino municipale o, ancora, qualche piantumazione in sostituzione del taglio di alberi, a contrastare il riscaldamento climatico. Quando poi quello che veramente contribuisce ad esso è il consumo di suolo e i numerosi manufatti e infrastrutture cementizie che continuano a proliferare in città. Una delle tante promesse elettorali di molti sindaci era appunto quello del consumo di suolo zero e del contrasto al cambiamento climatico. È ancora Scassellati che dice: “Sulla superficie visibile della metropoli, quella destinata al turismo e ai media, il centro-sinistra mette in scena una vetrina attraente fatta di piste ciclabili, grandi eventi (come le Olimpiadi invernali), inclusività LGBTQIA+ e parole d’ordine sull’ecologia. Dietro questa facciata sfolgorante, però, la realtà materiale per chi ci vive è completamente diversa. Le giunte comunali portano avanti scelte che favoriscono i grandi costruttori, i proprietari immobiliari e i fondi finanziari, mentre la vita quotidiana delle lavoratrici e dei lavoratori è schiacciata dal carovita, dalla carenza di alloggi ad affitti accessibili e dal precariato”. C’è dunque una narrazione falsa, quantomeno distorta, che occulta la contraddizione tra ciò che l’amministrazione quotidianamente afferma e quello che invece realizza. Una narrazione che fa dire a molti e incolpevoli cittadini: ma, insomma finalmente Roma sta diventando una metropoli moderna. Qualcosa si muove. In realtà si fa molto, forse troppo, ma non sempre a favore dei suoi abitanti, quelli almeno che con fatica arrancano per arrivare a fine mese col proprio stipendio. Si fanno studentati, alberghi di lusso, inutili megastadi, residenze anch’esse riservate ai ceti più ricchi e poi tanti eventi (e tante inaugurazioni) per celebrare i nuovi fasti di questa città: “La mappa elettorale parla chiaro: il centro-sinistra progressista è diventato il rappresentante politico di un blocco sociale ben preciso, formato da chi guadagna con la speculazione immobiliare e commerciale e da un ceto medio benestante che vive di rendita nei quartieri centrali storici o lavora nei servizi culturali”(A. Scassellati, op. cit.). Dunque tanto più appropriata e urgente la domanda di Riccardo Troisi: chi può (ancora) abitare il centro della città? Una città diventata vetrina per i fondi immobiliari, per le grandi agenzie straniere che lucrano sulle rendite. Perché tanti cinema sono chiusi? Perché tanti immobili di proprietà pubblica e non sono abbandonati? È una domanda che molti si fanno. Cosa ci guadagnano i loro proprietari a tenerli chiusi, abbandonati e degradati? Aspettano che quella merce salga di valore per poi, con qualche variante di PRG, possa essere destinata a scopi assai più redditizi. Come per i mercati generali – leggi La posta in gioco agli ex mercati generali di Roma di Lorenzo Romito e diversi interventi di Sarah Gainsforth – nove ettari di terreno incolto che potrebbero in parte risolvere la crisi abitativa e in parte anche mitigare il cambiamento climatico della città, vengono invece offerti per tanti anni a fondi immobiliari che ne “valorizzano” le potenzialità costruendo studentati per pochi e ricchi studenti. Merce dunque sottoposta alle regole del libero mercato. Questa politica urbana si manifesta con due volti: da una parte offre a professionisti, turisti e qualche studente benestante la possibilità di risiedere in una città di servizi di buon o ottimo livello; dall’altra respinge o mette ai margini i lavoratori poveri, le famiglie senza tetto, emargina gli immigrati. Sembra appartenere a questa politica il caso di Spin Time, uno degli ormai tanti casi di costruzione di legami di mutualismo tra persone e famiglie messe ai margini, una straordinaria esperienza di comunità. E se questo caso è stato per molto tempo nelle pagine dei quotidiani è grazie anche alla straordinaria mobilitazione e solidarietà dei romani che non hanno fatto mai mancare la loro voce accanto agli occupanti. Ma il “caso” ha anche smascherato lo sfavillio della città-vetrina mettendo a nudo le sue storiche contraddizioni: accanto alla “Roma che si trasforma” (come recitano retorici manifesti affissi in molte parti della città) è improvvisamente comparsa l’altra faccia della città-vetrina, quella dei poveri, delle famiglie invisibili che vivevano, quasi clandestinamente, in luoghi abbandonati e sconosciuti e pur tuttavia avevano dimostrato come il mutualismo e la cooperazione potessero creare comunità virtuose e nuovo welfare. Il sindaco ha tentato di recuperare il danno provocato da tanti anni di concessione ai poteri dei fondi immobiliari accusandoli di “non avere cuore”. Sarebbe stato meglio una severa autocritica sulla politica urbana seguita in tanti anni, sia pure da diverse amministrazioni, di destra e di sinistra. Intervento tardivo che forse non è riuscito nemmeno a far riflettere su cosa vuol dire un progetto di città, intesa come comunità vivente. Spetta a noi realizzarlo. -------------------------------------------------------------------------------- Enzo Scandurra, urbanista, saggista e scrittore, scrive da sempre su Comune (qui oltre cento suoi articoli). Già ordinario di Urbanistica presso La Sapienza di Roma, è stato direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica. Tra i suoi libri più recenti La svolta ecologica. Ultima chance per il pianeta e per noi e Roma. O dell’insostenibile modernità, editi da DeriveApprodi. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Alla città-vetrina si sono rotti i vetri proviene da Comune-info.
September 5, 2026
Comune-info
[2026-09-09] Presidio contro il DDL antisemitismo @ Piazza Capranica
PRESIDIO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO Piazza Capranica - Piazza Capranica, 00186 Roma RM (mercoledì, 9 settembre 13:00) Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita. Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese – denunciato anche dall’Onu circa un anno fa – della pulizia etnica e dell’apartheid. Opporsi al DDL significa prendere sul serio l’antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche. Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato. A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale). Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione. Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele. La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo. Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando  la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica. Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo  che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano. CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE, ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni. A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo. SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di parola.
September 5, 2026
Gancio de Roma
Cocktail di Libri. Laboratorio sabato 19 settembre 2026
Non è mai troppo presto… 10 libri, 10 storie, 10 laboratori Laboratori di avvicinamento alla lettura. Iniziativa realizzata nell’ambito del progetto “Una Biblioteca sociale del territorio” per la promozione della lettura e conoscenza diffusione del patrimonio della biblioteca rivolta in particolare ai “più giovani”. sabato 19 settembre 2026 alle ore 11,30 “COCKTAIL  DI LIBRI” Un … Leggi tutto "Cocktail di Libri. Laboratorio sabato 19 settembre 2026"
September 5, 2026
Casale Podere Rosa
La Newsletter di Carteinregola del 5 settembre 2026
Riforma della legge elettorale del centrodestra: meno rappresentanza, meno democrazia – a che punto siamo di Anna Maria Bianchi e Isabella Pierantoni. Leggi Riforma della legge elettorale 2026 – cronologia e materiali The Good Lobby: il voto fuorisede è nella riforma elettorale Leggi Carteinregola aderisce all’appello e al presidio contro il DDL antisemitismo basato sulla definizione IHRA  che il  9 settembre andrà in discussione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Vai alla pagina con l’appello e le informazioni Una – relativa – vittoria di Carteinregola: ridimensionati i rischi per i villini storici nella modifica alla Guida per la Qualità degli interventi.  Una nuova Proposta di delibera di aggiornamento della Carta per la Qualità modifica la proposta precedente di Anna Maria Bianchi Missaglia  Leggi Pianificazione e gestione del verde urbano a Roma, facciamo chiarezza  – un dossier di Paola Loche Leggi Stadio Flaminio: pubblicati pareri e osservazioni al progetto della Lazio, ma non gli elaborati del progetto – 18 associazioni hano scritto al Sindaco e all’Assessore Onorato:  il Comune pubblichi il progetto della Lazio per loStaadio Flaminio come è  stato per lo stadio della Roma aPietralata Leggi Stadio Flaminio, il parere della Soprintendenza sul progetto, una bocciatura?  di Anna Maria Bianchi Missaglia  – Un parere che  coerentemente con le premesse  e con i vincoli che insistono sullo Stadio,  avrebbe dovuto essere ben più perentorio Leggi  Stadio Flaminio – II Municipio cronologia materiali Tornano le bancarelle di souvenirs al Colosseo e in luoghi storici in seguito a una sentenza del Consiglio di Stato che fa discutere – di Anna Maria Bianchi e Paolo Gelsomini (foto di repertorio del 2018) Leggi Carteinregola ha scritto al Sovrintendente Presicce a proposito dell’ex Antiquarium comunale del Celio  Leggi La sentenza del TAR Toscana e la pianificazione portuale, tra norme esistenti e riforme necessarie di Pietro Spirito Leggi Quali sono le fasce sociali che beneficiano delle trasformazioni urbane a Roma? di Paolo Gelsomini Leggi Carlo Odorisio, il ricordo di Vezio De Lucia Leggi CARTEINREGOLA-ODV Non hai ancora fatto la tua dichiarazione dei redditi quest’anno? Sei ancora in tempo per compilarla entro il 30 settembre e  destinare  il 5 X 1000 a Carteinregola-ODV Il codice fiscale di Carteinregola-ODV è  97897560583 da inserire nel riquadro dedicato al sostegno degli enti al terzo settore sulla certificazione unica CU, sul modello 730 o sul modello Redditi Persone Fisiche ex Unico Carteinregola ringrazia chi vorrà sostenere l’attività dell’associazione anche tramite un’erogazione liberale  vai alla pagina con le istruzioni ­ Carteinregola – tutte le nostre iniziative  Iscriviti alla Newsletter SEGNALAZIONI 9 settembre 2026, maratona di interventi davanti a Montecitorio nel giorno in cui è prevista la votazione del ddl iil Disegno di legge n. 1004 “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo” che vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance)  la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita Vai alla pagina con l’appello e le informazioni (in aggiornamento) CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città   Vai alla pagina  Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività    CARTEinREGOLA – ODV www.carteinregola.it laboratoriocarteinregola@gmail.com info@carteinregola.it Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com
September 5, 2026
carteinregola
Roma. In pieno agosto valanga di “Cartelle Pazze” agli inquilini delle case popolari
Le richieste inviate dalla Società Aequa Roma possono essere semplici diffide o veri e propri accertamenti. Saltano subito agli occhi i periodi che le richieste coprono: fino a 40 anni fa! Asia-Usb lancia una mobilitazione per il 24 settembre, alle ore 15, in piazza Giovanni da Verrazzano 7, sede del Dipartimento […] L'articolo Roma. In pieno agosto valanga di “Cartelle Pazze” agli inquilini delle case popolari su Contropiano.
September 5, 2026
Contropiano
IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE LA SOSPENSIVA SU CASALE GARIBALDI!
“𝗖𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗽𝘂𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗮 𝗕𝗲𝗿𝗹𝗶𝗻𝗼”: è quello che abbiamo pensato e sperato in questi mesi di mobilitazione politica, sociale e legale. E finalmente, nella giornata di giovedi 3 settembre, è arrivato il pronunciamento del Consiglio di stato che 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝘃𝗮, con motivazioni formali e sostanziali molto rilevanti. 𝗥𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗻𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗲 “𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗿𝗻𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗹’𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗗 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝘃𝘃𝗶𝘀𝗼”, il punto cruciale della Delibera 104 che riserva, di fatto, una “premialità” alle realtà che vantano una esperienza continuativa nell’immobile oggetto della concessione. 𝗦𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 di una battaglia legale che ora torna al giudizio di merito del TAR, ma che 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗹𝗲 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗹𝗮 𝗯𝘂𝗿𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗻𝗲𝗼𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲. I giudici hanno riconosciuto le gravi illogicità e contraddizioni che hanno segnato tutto il percorso dell’avviso pubblico sul Casale, che abbiamo denunciato in tutte le sedi. Ci ritroviamo, ancora una volta, 𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗯𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 “𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀” 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶. Speriamo che questa ordinanza illumini il buon senso e la responsabilità politica di chi ha ruoli di governo. 𝗟𝗮 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮: a breve, con maggiore entusiasmo, ripartiremo con le 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀, 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶, 𝗶 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗶 𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗖𝗮𝘀𝗮𝗹𝗲. Invitiamo tutte e tutti a rilanciare la campagna di crowdfunding a sostegno delle spese legali e a partecipare al Tavolo sul “Diritto alla città” all’interno del 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗥𝗲𝗻𝗼𝗶𝘇𝗲 (sabato 5 settembre, ore 11, Loa Acrobax) 𝘼𝙡𝙡𝙖 𝙡𝙤𝙩𝙩𝙖! L'articolo IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE LA SOSPENSIVA SU CASALE GARIBALDI! proviene da Casale Garibaldi.
September 4, 2026
Casale Garibaldi
CRONACA NERA: TRA OMICIDI, SUICIDI E FEMMINICIDI LA STRAGE NON SI FERMA MAI. IL COMMENTO DI DONATELLA ALBINI
I cadaveri di un uomo, di una donna e di un minore sono stati trovati in una casa di Finale Ligure, nel Savonese. Sarebbero stati uccisi da colpi di arma da fuoco. Gli inquirenti non escludono che possa trattarsi di un duplice omicidio-suicidio. Femminicidio, con successivo suicidio, anche a Ostia, a Roma: una donna è stata trovata morta in casa, al quarto piano di un palazzo, mentre il cadavere di un uomo era in strada. Sarebbero madre e figlio. Secondo una prima ricostruzione, la donna sarebbe stata soffocata con un cuscino e poi l’uomo si sarebbe lanciato dalla finestra. Potrebbe essere stato un femminicidio-suicidio anche quello avvenuto in provincia di Firenze lungo l’autostrada A1. Un uomo si è lanciato nel vuoto da un viadotto in zona Barberino del Mugello, al bivio tra la Panoramica e la Direttissima. Quando sono intervenuti gli agenti della Polizia hanno rinvenuto, poco distante da quello dell’uomo, anche il corpo senza vita di una donna, pare la sua ex compagna. Quello cui si sta assistendo nelle ultime settimane, tra femminicidi e omicidi-suicidi, è l’acutizzarsi di una strage che, in realtà, non si ferma mai. Solo lunedi scorso a Pietralata, quartiere a nord-est di Roma, padre, madre e figlia di 5 anni sono stati trovati morti. Con loro è stato trovato senza vita anche il cane di famiglia. Tutti e tre presentavano ferite da arma da fuoco e nell’abitazione è stata recuperata una pistola regolarmente detenuta. L’ipotesi su cui si stanno concentrando i carabinieri e la procura di Roma è quella di un omicidio-suicidio familiare, rafforzata dal ritrovamento di numerose lettere indirizzate ai parenti. Dietro la strage di Pietralata c’è una storia di disperazione e isolamento che accomuna molti caregiver che si trovano ad accudire figli con gravi disabilità. Su questo sentiamo il commento di Donatella Albini, nostra collaboratrice e storica femminista bresciana.Ascolta o scarica 
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
[2026-09-17] (B)Eat Up! 2026 - Il battito della rivolta @ CSOA Ex-Snia
(B)EAT UP! 2026 - IL BATTITO DELLA RIVOLTA CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (giovedì, 17 settembre 22:00) 🔊 (B)Eat Up! 🎶 Il Lato B di Eat Up!  📆 dal 17 al 20 settembre  La musica che nutre il battito della rivolta Palco Foresta 🌳 ogni sera dalle 21:00  Brobusk & Friends: Gea | Mauro 2B + Emmeadi | Tht Smail | Oumy + Dumi Palco Quadrato 🏀 dalle 22:00 GIOVEDI 17 Kenobit | Gom Jabar | Marbit | Square Terror VENERDI 18 Patagarri | Don Pasta | Hallyx | DJ set Pinche Perro | Carcassa SABATO 19 Hachiko | Go Dugong | Battimenti | DJ set Silvia Trix DOMENICA 20 Beba | Ateneo | Kiki | DJ set Maldonado 🌮 EAT UP! CIBO DAL MONDO 🥘 Apertura stand ore 19 Dibattiti | Approfondimenti | Editoria Indipendente | Artigiani | Info Shop 5€ Sottoscrivi le lotte! Con la Resistenza Palestinese ✊ C.S.O.A. Ex-Snia (via Prenestina 173, Roma)
September 5, 2026
Gancio de Roma
Chi può abitare il centro di Roma?
LE VICENDE ROMANE DI SPIN TIME E DELL’EDIFICIO DENTE CARIATO, SEMPRE ALL’ESQUILINO, DICONO CHE BISOGNA DECIDERE SE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO DEBBA ESSERE SOLTANTO UN CAPITALE DA MONETIZZARE OPPURE LO STRUMENTO CON IL QUALE RIPORTARE CASA PUBBLICA, ACCOGLIENZA E WELFARE DI COMUNITÀ ANCHE NEL CUORE DELLA CITTÀ Le foto sono di Caterina Micheli (che ringraziamo) -------------------------------------------------------------------------------- L’incendio e lo sgombero di fatto di oltre quattrocento persone dall’occupazione storica della Capitale, Spin Time, dall’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, hanno reso visibile una contraddizione che Roma ignora da tempo. A poca distanza, davanti alla stazione Termini, il palazzo ammalorato e più conosciuto come “Dente Cariato” continua a essere un grande vuoto urbano di proprietà pubblica. Da una parte, una comunità costretta ad abbandonare uno stabile privato nel quale, durante tredici anni, ha costruito non soltanto abitazioni, ma servizi, relazioni, inclusione e capacità di cura. Dall’altra, un immobile pubblico ancora privo di una destinazione capace di rispondere alla domanda abitativa e sociale del centro. Il “Dente Cariato”, va premesso, non può essere presentato come la soluzione magica nella quale trasferire meccanicamente l’esperienza di Spin Time. Le dimensioni, i tempi, i regimi proprietari e le condizioni urbanistiche sono differenti. Eppure i due luoghi pongono la stessa domanda politica: il centro di Roma deve essere progressivamente riservato a usi più redditizi e al dilagare degli alloggi temporanei, oppure può continuare a essere abitabile da persone con redditi, età e condizioni sociali diverse? La risposta dipende in larga parte dal modo in cui il patrimonio pubblico viene amministrato. Quando la valorizzazione coincide prevalentemente con la vendita o con la ricerca del massimo rendimento, gli immobili cessano di essere strumenti di politica urbana e diventano risorse da monetizzare. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- La perdita di capacità pubblica è permanente e, nelle aree centrali, spesso irreversibile. Ricostruire in futuro una presenza equivalente di abitazioni accessibili costerebbe molto più che conservarla o crearla oggi. Il patrimonio determina la geografia sociale della città Secondo la ricostruzione dell’Osservatorio Casa Roma, i programmi di alienazione promossi dal Campidoglio e dalla proprietà regionale delle case popolari, Ater, interessano complessivamente circa 14 mila alloggi popolari. Non sono immobili già tutti venduti: una volta inseriti nei piani di dismissione, vengono sottratti alle future assegnazioni e destinati alla vendita quando si liberano. Se le alienazioni previste fossero integralmente attuate, lo stock residenziale pubblico di Roma Capitale e Ater potrebbe ridursi da circa 72 mila a poco più di 50 mila alloggi. I valori derivano da basi di calcolo e periodi differenti e non vanno letti come un consuntivo, ma indicano con chiarezza la direzione del processo. La contrazione avviene mentre la domanda resta elevata. Il Secondo rapporto MEMOTEF–Sapienza censisce 66.109 alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) appartenenti a Roma Capitale e Ater e registra 17.082 richieste di alloggio di nuclei nella graduatoria riferita alle domande e agli aggiornamenti pervenuti entro il 31 dicembre 2025. Le due grandezze non sono sovrapponibili: la maggior parte degli alloggi è regolarmente occupata e una quota è indisponibile per manutenzione, occupazioni senza titolo o impedimenti amministrativi e tecnici. Le assegnazioni procedono quindi lentamente e ogni alloggio sottratto allo stock riduce una capacità di risposta già insufficiente. La giunta Gualtieri ha avviato un’inversione di tendenza attraverso il Piano strategico per il diritto all’abitare e nuove acquisizioni. Considerando gli alloggi già acquistati e quelli compresi nelle operazioni autorizzate o programmate, l’incremento potenziale del patrimonio pubblico potrebbe corrispondere a poco più del 7 per cento dei nuclei in graduatoria. È tuttavia una stima teorica: una parte degli immobili non è ancora entrata nel patrimonio comunale e l’effettiva disponibilità dipenderà dal perfezionamento degli acquisti, dalle condizioni materiali e tecniche delle case, dalle eventuali occupazioni e dai tempi delle assegnazioni. Manca, però, un obiettivo territoriale esplicito: un alloggio pubblico in una periferia scarsamente servita non è uguale a uno vicino a trasporti, scuole, servizi sanitari e opportunità lavorative. Non basta stabilire quanti alloggi acquisire: occorre decidere quale quota di residenza accessibile garantire anche nel centro e nel semicentro. In assenza di questa scelta, sarà il mercato a determinare la geografia sociale di Roma e il pubblico si limiterà ad amministrarne le conseguenze. L’espulsione delle fasce meno abbienti dal centro non è un processo naturale prodotto soltanto dall’aumento dei prezzi. Dipende anche dalle destinazioni urbanistiche, dagli affitti brevi, dall’espansione della ricettività turistica e dalle decisioni sull’uso del patrimonio. Quando studentati ad alto costo, strutture ricettive e funzioni commerciali vengono preferiti alle case popolari, è già stata presa una decisione su chi possa abitare le diverse zone della città. Un centro riservato alle persone ad alto reddito e alle presenze temporanee non è soltanto più diseguale: è anche più povero di relazioni, servizi di prossimità e vita quotidiana. Garantire la permanenza di famiglie, anziani, giovani, lavoratori e persone vulnerabili produce valore pubblico e contribuisce alla vitalità dei quartieri. L’edilizia popolare nel centro non sottrae valore alla città: impedisce che quello immobiliare diventi l’unico riconosciuto. Spin Time: ciò che una politica della casa dovrebbe preservare Spin Time ha, per questo, reso visibili due distinte idee di centro urbano: da una parte, uno spazio scarso da destinare prevalentemente agli usi più redditizi e alle persone con maggiore capacità economica; dall’altra, un bene comune la cui qualità e disponibilità dipende dalla compresenza di redditi, età, provenienze e forme dell’abitare differenti. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- L’esperienza costruita nel rione Esquilino ha mostrato quanto siano connesse dimensioni che le politiche pubbliche tendono ad affrontare separatamente: la casa, considerata soprattutto come unità immobiliare; i servizi sociali; la cultura, l’educazione, l’accoglienza e il mutualismo. A Spin Time questi elementi si sono tenuti insieme. Vivere all’Esquilino per gli abitanti di Spin Time non ha significato soltanto disporre di una stanza, ma poter contare su relazioni, mediazione, attività culturali, spazi comuni, sostegno alle fragilità e legami con il quartiere. Riconoscere il valore di questa esperienza non significa idealizzare un’occupazione né ignorare le contraddizioni, la precarietà e la fatica che ha attraversato questa comunità per tredici anni. Significa prendere atto di un dato politico e sociale: dove il mercato e il sistema pubblico non hanno garantito risposte adeguate, si è formata nel tempo , un’infrastruttura comunitaria capace di produrre accoglienza, inclusione, protezione e partecipazione. La mobilitazione seguita all’evacuazione non è nata improvvisamente, ma è il risultato di anni di relazioni costruite dentro l’edificio e nel quartiere. Non è dunque un caso che le associazioni del vicino Polo Civico Esquilino, insieme a molte altre realtà cittadine, abbiano attivato immediatamente una rete di sostegno agli sfollati di Spin Time, garantendo accoglienza, pasti, docce, mediazione linguistica, cura dei bambini e presidio sanitario. Queste azioni hanno risposto alle necessità più urgenti, ma anche a una prospettiva più ampia: evitare che alla perdita temporanea della casa si aggiungesse la dispersione della comunità. Allontanare le famiglie senza considerare la loro vita quotidiana avrebbe potuto interrompere la frequenza scolastica dei bambini, rendere più difficili le cure, indebolire i percorsi di inclusione e spezzare reti di sostegno costruite nel tempo. L’azione del Polo Civico e delle altre realtà coinvolte indica quindi una direzione precisa per le politiche pubbliche: intervenire sulla casa senza separarla dalla scuola, dalla salute, dai servizi e dalle relazioni sociali. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- La solidarietà territoriale non può sostituire la responsabilità delle istituzioni, ma può accompagnarne l’intervento, renderlo più consapevole delle condizioni concrete e contribuire a soluzioni che non si limitino a contenere l’emergenza. Il punto non è soltanto trovare una collocazione temporanea, ma impedire che la perdita dell’alloggio produca anche quella della comunità. Dall’emergenza alla responsabilità pubblica Roma Capitale ha avanzato una proposta per acquistare l’immobile occupato da Spin Time da Investire SGR, subordinando il prezzo alle valutazioni degli organismi pubblici competenti. È giusto riconoscere l’importanza e l’impegno politico dell’amministrazione. C’è una domanda, tuttavia, che non può essere elusa: perché la possibilità di acquisire e mettere in sicurezza lo stabile è diventata concreta soltanto dopo l’esplosione dell’emergenza? Una politica strutturale dovrebbe arrivare prima, individuare i rischi, costruire alternative e non dipendere ogni volta dalla disponibilità negoziale di una proprietà privata. L’acquisto di Spin Time, se economicamente e giuridicamente sostenibile, era ed è una strada da perseguire, già inclusa da diversi anni tra le ipotesi del piano comunale di acquisizione di immobili da destinare all’edilizia pubblica. Ma se la proprietà non intende vendere, non può restare l’unico orizzonte. Occorre predisporre misure transitorie dignitose e una soluzione pubblica che impegni l’amministrazione ad una alternativa certa e credibile. Un’istruttoria specifica può esaminare anche gli altri strumenti consentiti dall’ordinamento, compresa l’eventuale espropriazione per pubblica utilità, verificandone rigorosamente presupposti, coerenza urbanistica, copertura finanziaria, proporzionalità e rischi di contenzioso. Qualunque sia l’esito della trattativa, la risposta non dovrebbe disperdere le persone né cancellare l’innovazione sociale prodotta in questi anni. È qui che il Dente Cariato entra nella vicenda: non come sostituto automatico di Spin Time, ma come possibilità di trasformare una lezione nata nell’informalità in una politica pubblica programmata. Il Dente Cariato come banco di prova L’area compresa tra via Giolitti, via Manin e via Gioberti, di fronte alla stazione Termini e comunemente denominata “Dente Cariato”, costituisce da decenni uno dei vuoti urbani più rilevanti dell’Esquilino. La proprietà pubblica, la posizione strategica e la consistenza dell’immobile ne fanno un banco di prova particolarmente significativo: non soltanto per la rigenerazione di una porzione incompiuta della città, ma per verificare quale funzione Roma intenda attribuire al proprio patrimonio nelle aree centrali. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Le ipotesi di valorizzazione esaminate dal Campidoglio nel 2026 rendono evidente questa alternativa. Quattro delle sei proposte attribuiscono un ruolo prevalente alla residenzialità privata, in particolare a quella rivolta agli studenti, mentre una sola contempla una componente di edilizia residenziale pubblica accompagnata da servizi sociali strutturati. Tale prevalenza non è neutrale. Mostra quali destinazioni siano considerate dal mercato immediatamente sostenibili e finanziabili e quali, invece, siano chiamate ogni volta a dimostrare la propria legittimità economica e istituzionale. Il rischio è che la valorizzazione del patrimonio pubblico venga identificata quasi automaticamente con la sua capacità di generare rendita, relegando la risposta ai bisogni abitativi e sociali a una funzione residuale o compensativa. In questo quadro si collocano le proposte avanzate dal Polo civico Esquilino insieme ad associazioni territoriali e ad alcune realtà imprenditoriali. Queste elaborazioni hanno indicato la possibilità di destinare l’immobile a una combinazione di funzioni abitative accessibili, servizi pubblici e attività di interesse collettivo: alloggi pubblici per famiglie e studenti, spazi culturali e sociali, attrezzature sportive e luoghi aperti alla partecipazione degli abitanti. Il loro elemento più significativo non risiede soltanto nell’elenco delle funzioni previste, ma nell’affermazione di un principio: la rigenerazione del “Dente Cariato” deve essere valutata anzitutto per la sua capacità di rispondere ai bisogni dell’Esquilino e della città, preservando la titolarità e la regia pubblica dell’operazione e impedendo che un bene strategico venga assorbito da processi di privatizzazione o valorizzazione prevalentemente speculativa. A partire da queste proposte, e alla luce delle vicende più recenti, è possibile formulare un’ipotesi più definita, capace di assumere Spin Time non come modello da trasferire meccanicamente, ma come esperienza dalla quale ricavare indicazioni operative. La proposta potrebbe prevedere la destinazione della quasi totalità della superficie residenziale alla realizzazione di circa cento alloggi pubblici e accessibili, accompagnati da un sistema integrato di servizi e spazi collettivi. Al piano terra potrebbero trovare posto attività commerciali di vicinato, servizi pubblici e presìdi sociali aperti al quartiere; il mezzanino e i livelli seminterrati potrebbero accogliere spazi culturali, laboratori, servizi educativi e sociali e luoghi di incontro; la copertura dell’edificio potrebbe essere attrezzata per attività sportive e ricreative, compatibilmente con i vincoli strutturali, urbanistici e di sicurezza. Sulla base dello studio di fattibilità fatto per la sua valorizzazione, possiamo dedurre che circa 7.380 metri quadrati lordi sarebbero destinabili alla residenza sociale: cento alloggi corrisponderebbero a una media di 73,8 metri quadrati lordi e, considerati muri, distribuzione e impianti, a circa 50–70 metri quadrati utili. Con un mix di bilocali, trilocali e quadrilocali, unità accessibili e appartamenti predisposti per essere uniti o separati nel tempo, la capacità potrebbe attestarsi nell’ordine di 250–290 persone. È una stima preliminare, non un progetto definitivo. Non coincide con le dimensioni di Spin Time e non può risolvere da sola né la situazione delle persone evacuate né la domanda ERP cittadina. Il “Dente Cariato” può diventare il primo nodo di una rete di immobili pubblici centrali e semicentrali, non una riserva nel quale confinare un problema. Prima di utilizzare in modo intercambiabile espressioni come ERP, social housing e co-housing occorrerà definire il regime del progetto. L’ERP stabilisce criteri di accesso e canoni propri; il social housing può comprendere fasce e modelli finanziari differenti; il co-housing descrive una configurazione abitativa e gestionale, non un titolo di assegnazione. Una scelta credibile dovrebbe indicare quante unità destinare all’ERP, se prevedere una quota a canone calmierato e come integrare alloggi autonomi, spazi comuni e servizi senza comprimere la qualità della vita privata. Il collegamento con Spin Time sarebbe quindi funzionale, non quantitativo. Spin Time mostra quali relazioni e servizi una politica dell’abitare dovrebbe riconoscere; il “Dente Cariato” offre un patrimonio pubblico nel quale tali funzioni possono essere progettate fin dall’origine, dentro regole trasparenti e responsabilità istituzionali definite. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- Condizioni di fattibilità: costi, assegnazioni e gestione La stima preliminare di questa operazione, riadattando una delle proposte già presentate all’amministrazione capitolina dal gruppo di lavoro promosso dal Polo Civico Esquilino , si aggira intorno ai 35–40 milioni di euro e deve essere verificata con un progetto di fattibilità aggiornato, un computo metrico e un cronoprogramma autorizzativo. Rapportata a cento alloggi, equivale indicativamente a 250–300 mila euro per unità (nella media dei costi di nuovi alloggi Erp), ma comprende anche il recupero del basamento, gli spazi pubblici, i servizi e la complessità di un cantiere nel centro storico. Il confronto corretto non è soltanto con il costo di costruzione di un appartamento in periferia: deve considerare il patrimonio che rimane pubblico, l’accessibilità, il consumo di suolo evitato e i costi sociali dell’espulsione. Questi benefici non eliminano l’obbligo di dimostrare la sostenibilità economica di un’operazione tanto ambiziosa, con un piano finanziario, l’individuazione delle fonti pubbliche e degli eventuali contributi, una stima dei costi di manutenzione e gestione e la valutazione delle entrate compatibili generate dalle funzioni commerciali. Il progetto dovrebbe essere confrontato con alternative equivalenti nel centro, non con soluzioni periferiche che offrono condizioni territoriali diverse. Tradurre Spin Time senza riprodurlo Il passaggio dall’esperienza sociale alla politica pubblica richiede un’avvertenza. Non basta costruire alloggi e aggiungere qualche spazio comune: il rischio è passare dalla casa come merce alla casa come semplice contenitore pubblico. L’esperienza di Spin Time indica la necessità di un’infrastruttura sociale di gestione che preveda assegnazioni trasparenti, manutenzione programmata, accompagnamento sociale, spazi comuni gestiti in maniera comunitia e partecipazione degli abitanti. Una fondazione di partecipazione o una cooperativa di comunità abitativa con un partenariato pubblico-sociale potrebbe riunire Roma Capitale, soggetti del Terzo settore, rappresentanze degli abitanti e competenze tecniche, mantenendo inequivocabile la responsabilità pubblica. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- Il co-housing, in questo quadro, non sarebbe un’etichetta alla moda né un modo per rinominare in modo accettabile degli spazi privati, ma una infrastruttura sociale composta da alloggi autonomi, ambienti condivisi, servizi di prossimità e regole costruite con chi abita. La sfida è costruire una composizione sociale plurale e replicare il modello in più immobili del centro e del semicentro. Il “Dente Cariato” può essere un primo tassello di questa strategia. Dal caso singolo a una politica del centro Il “Dente Cariato” così reinterpretato avrebbe valore strategico soltanto se inserito in una politica più ampia. Il primo passo è un processo di partecipazione autentico da costruire intorno al censimento pubblico e aggiornato degli immobili inutilizzati o sottoutilizzati appartenenti a Roma Capitale, altri enti pubblici, società partecipate e grandi proprietà istituzionali, già avviato da Roma Capitale per la parte di propria comoetenza. Per ogni bene devono essere accessibili informazioni su stato, vincoli, costi di recupero, destinazioni possibili, tempi e decisioni assunte. Prima di ogni alienazione dovrebbe essere obbligatoria una valutazione dell’alternativa abitativa e sociale, accompagnata da una motivazione pubblica. Al Piano delle alienazioni deve corrispondere un Piano delle acquisizioni e delle trasformazioni per la casa, con risorse, scadenze e obiettivi territoriali. Nelle grandi trasformazioni urbane va inoltre prevista una quota strutturale di edilizia accessibile, evitando che il contributo alla casa sia residuale o negoziato caso per caso. Serve, infine, una capacità tecnica permanente: una struttura in grado di monitorare la domanda in tempo reale, acquisire, progettare, recuperare e gestire immobili con continuità. Senza questa infrastruttura amministrativa, anche le dichiarazioni più ambiziose resteranno dipendenti dall’emergenza, dai singoli finanziamenti e dalle occasioni del mercato. La vicenda di Spin Time può concludersi con un acquisto, un diverso strumento giuridico, una soluzione alternativa o una combinazione di interventi. Qualunque sia l’esito, non dovrebbe chiudersi come un caso eccezionale, ma aprire una nuova stagione politica. Il Dente Cariato può trasformare un vuoto pubblico in case, servizi e relazioni e dimostrare che un altro uso del patrimonio è praticabile, misurabile e replicabile. Nel centro ci sono altri spazi di proprietà del comune dove poter ampliare questa proposta ad esempio l’ex istituto Angelo Mai nel rione Monti, un bene di Roma Capitale la cui ristrutturazione si trascina, incompiuta, da anni. Se ne potrebbe valutare la trasformazione in un progetto di housing familiare, con circa cinquanta alloggi accessibili, spazi comuni e servizi di quartiere. Le aree centrali e semicentrali di Roma non devono essere rese accessibile alle persone con redditi più bassi come eccezione o concessione, ma conservarsi abitabii per la società intera. È questo un indicatore concreto per ogni politica pubblica della casa: non quante emergenze riesce temporaneamente a contenere, ma quanta città riesce a sottrarre all’espulsione e a restituire alle persone che la vivono. -------------------------------------------------------------------------------- Fonti * Bibliografia e sitografia: Comune-info, «Spin Time, quando un rione diventa comunità», 3 agosto 2026. * Comune-info, «Il tempo nuovo di Spin Time», 25 agosto 2026. * Diario dei nuovi appalti e concessioni, «Proposte di valorizzazione per il Dente Cariato», 30 luglio 2026. * MEMOTEF – Sapienza Università di Roma, Secondo rapporto sull’edilizia residenziale pubblica a Roma, 2026. * Osservatorio Casa Roma, «I piani vendita a Roma: programmi comunali e Ater e scenario sullo stock ERP», s.d. * Polo civico Civico IL DENTE CARIATO NON SI VENDE, SI CURA * Reti Solidali, «Intervista a Enrico Puccini sul Piano casa di Roma Capitale e sull’emergenza abitativa», 26 giugno 2026. * Roma Capitale, «Roma Capitale acquista 120 nuove case popolari», 4 gennaio 2023. * Roma Capitale, «Roma acquista nuove case popolari», comunicato relativo all’autorizzazione all’acquisto di 88 alloggi di proprietà dell’INPS, 22 marzo 2025. * Roma Capitale, «Case popolari da Enasarco: sottoscritto primo rogito», relativo all’acquisizione di 336 alloggi, 30 dicembre 2025. * Roma Capitale, Determinazione dirigenziale QC/2505/2026: Piano strategico e acquisizione di 338 alloggi ERP, 2026. * Roma Capitale, Proposta di acquisto di Spin Time, comunicato, 7 agosto 2026. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Chi può abitare il centro di Roma? proviene da Comune-info.
September 3, 2026
Comune-info
Lanciata la petizione: Per un’istruzione e una ricerca libere dalla militarizzazione
SI È TENUTA IERI POMERIGGIO A ROMA LA CONFERENZA STAMPA DI LANCIO DELLA CAMPAGNA “LA CONOSCENZA NON MARCIA”. DA METÀ SETTEMBRE, HANNO CHIARITO LE REALTÀ DI STUDENTI, STUDENTESSE, DOCENTI, RICERCATRICI E RICERCATORI, CONTESTUALMENTE ALLA RIPARTENZA DELL’ANNO SCOLASTICO E ACCADEMICO, PARTIRÀ LA RACCOLTA FIRME A SOSTEGNO DELLA PETIZIONE POPOLARE CHE CHIEDE IL DIVIETO DI COLLABORAZIONE TRA ISTRUZIONE E FILIERA MILITARE INDUSTRIALE, IL RICONOSCIMENTO DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA E LA ISTITUZIONI DI OSSERVATORI INDIPENDENTI IN ISTITUTI SCOLASTICI E ATENEI. Sintesi Vietare ogni collaborazione della scuola e dell’università con il complesso militare-industriale per favorire un’istruzione libera dalla guerra in senso ampio, sia in termini di ricerca e sviluppo di tecnologie e conoscenze a fini bellici, sia in termini educativi, sociali e culturali. Garantire, nel mondo dell’istruzione e della ricerca, il diritto ad esprimere il proprio dissenso per i propri convincimenti morali, filosofici o religiosi, e di rifiutare di effettuare la propria prestazione lavorativa se questa è connessa direttamente o indirettamente con le armi e la guerra, in linea con il ripudio costituzionale della guerra. Oggetto: Petizione popolare ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione italiana – Per un’istruzione e una ricerca libere dalla militarizzazione (promossa dalla campagna La Conoscenza Non Marcia). I sottoscritti cittadini italiani, mediante la presente petizione redatta ai sensi dell’art. 50 della Costituzione e dell’art. 109 del Regolamento della Camera dei Deputati, intendono sottoporre alla Camera dei Deputati la seguente richiesta di intervento legislativo. Premesso che Politiche e interessi economici orientano sempre più il mondo dell’istruzione, dell’università e della ricerca verso un’economia e cultura militarizzata. Questa deriva mette a rischio il principio costituzionale che richiede all’Italia di ripudiare la guerra (Art. 11), nonché la natura civile della scuola e dell’università come fondamento di democrazia e di costruzione della pace. Da tempo la ricerca è entrata a far parte del cosiddetto complesso militare-industriale, l’insieme di istituzioni, forze armate, aziende e investitori che producono armi, saperi e servizi a fini militari. In un’inchiesta di Altraeconomia dell’ottobre 2025 svolta in 31 atenei, la maggior parte di essi aveva accordi con varie aziende militari, tra le quali spicca Leonardo S.p.a., la partecipata dello Stato e 13° azienda di armamenti al mondo, oltre che fornitore della marina israeliana: in dettaglio, 23 atenei avevano accordi con Leonardo, 20 con Thales-Alenia Space S.p.a., 8 con il colosso dei missili terra-aria MBDA). Il Piano Europeo di Riarmo da 800 miliardi euro propone di aumentare in maniera decisiva le sinergie tra militare e civile, compreso scuola e università, per il rilancio dell’industria europea in chiave miliare. Si promuove così warfare come collante dell’Europa, a discapito del welfare. L’Italia si sta attrezzando di conseguenza. Secondo il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa – Triennio 2025-2027 si dovrebbe avviare, come ha spiegato il proponente Ministro della Difesa Crosetto “Defence Summit” organizzato da IlSole24Ore a fine 2025: «un modello in cui industria, università, ricerca, difesa sono tutt’uno. I centri sperimentali di Esercito, Marina, Aeronautica devono stare insieme all’università». La questione è ribadita nel documento programmatico pluriennale per la difesa – Triennio 2025-2027 del Governo della Repubblica italiana: “Ricerca e sviluppo. Le attività di ricerca scientifica e tecnologica sono coordinate dalla Direzione nazionale degli armamenti e includono il Piano nazionale della ricerca Militare (PNRM), i progetti dei Centri test della Difesa, gli accordi con università e i programmi di cooperazione a livello Ue, NATO e internazionale (tra cui sono citati quelli in ambito Agenzia europea della difesa, Fondo europeo della difesa, NATO Science and Technology Organization, DIANA e NATO Innovation Fund). Fino al 2039 sono previsti fondi per 1.5 miliardi di euro, di cui il 75% per programmi di cooperazione.” La “Cittadella dell’Aerospazio” di Torino è tra le sperimentazioni più emblematiche. Si tratta di un progetto della NATO denominato DIANA (Defence Innovation Accelerator North Atlantic) per lo sviluppo di tecnologie a doppio uso (civile e militare). Coinvolge Leonardo e il Politecnico di Torino (in violazione allo statuto d’Ateneo). Viene sostenuto dalle istituzioni locali come opportunità di sviluppo territoriale sulle ceneri del settore automobilistico. Sul sito del comune di Torino si legge: “Facendo leva sulla collaborazione tra Leonardo e il Politecnico, si creerà un sistema interconnesso dove coesistono l’accademia, la ricerca e i laboratori di sviluppo tecnologico, le start up e le piccole medie imprese, e la grande impresa” (citato in questo articolo di Internazionale). Il modello torinese trova applicazione in progetti come il Rome Technopole, che unisce atenei del Lazio, enti locali e colossi bellici (Leonardo, Thales Alenia Space, MBDA). Nei territori con basi militari, la NATO si radica stipulando accordi con le università per tirocini nei comandi, attività didattiche gestite da militari, visite guidate e PCTO nelle basi. La presenza atlantica orienta inoltre la ricerca e la didattica attraverso programmi specifici come il NATO SPS Programme, il NATO Model Event dell’università di Bologna o l’esercitazione “Mare Aperto”, condotta con la Marina Militare e circa 14 atenei. L’integrazione tra istruzione e settore militare punta, inoltre, a normalizzare la guerra agendo con forza sul piano simbolico e valoriale ad ogni ordine scolastico, dall’infanzia agli ITS. Tra i vari documenti, la Risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2025 del Parlamento europeo, sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, all’articolo 167 chiede: di mettere a punto programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili. Oltre che in varie dichiarazioni ufficiali, forme d’intervento in tal senso sono già molteplici nelle scuole e università italiane, come documenta l’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università: progetti formativi (dalla legalità al cyberbullismo) affidati a militari anziché a pedagogisti; visite in caserma, alzabandiera e cerimonie ufficiali; stage e PCTO con forze armate o industrie belliche; giornate di orientamento e reclutamento. Casi emblematici includono il primo liceo digitale a Roma guidato da docenti Leonardo, i corsi di inglese ed educazione alimentare tenuti da personale NATO e US Navy, e i moduli STEM promossi da Leonardo tramite principali case editrici (Treccani, Mondadori), penetrando così direttamente nell’editoria scolastica. A fronte della spinta militarista che li coinvolge, alcuni atenei e scuole si stanno tutelando per mantenere fede al ripudio costituzionale della guerra (Art. 11) e la missione civile del mondo dell’istruzione e della ricerca. Nel 2025, per esempio, l’Università di Pisa ha modificato lo Statuto introducendo il divieto di partecipazione a qualsiasi progetto finalizzato allo sviluppo di armamenti bellici. Considerato che L’articolo 11 della Costituzione impone alla Repubblica di ripudiare la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, promuovendo la pace e la giustizia fra le Nazioni; I SOTTOSCRITTI, PROMOTORI DELLA CAMPAGNA “LA CONOSCENZA NON MARCIA”, CHIEDONO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DI APPROVARE LE SEGUENTI PROPOSTE: 1. VIETARE COLLABORAZIONI, tramite opportune misure normative, tra istituzioni scolastiche e accademiche e il complesso militare-industriale: progetti di didattica, ricerca e Terza missione con industrie belliche, con istituzioni (incluse università) di Paesi che attuano genocidio, oppressione coloniale, segregazione e pulizia etnica (come Israele), e con organizzazioni internazionali (es. NATO) che alimentano guerre e riarmo; partecipazione di docenti a organizzazioni militari o legate all’industria bellica (es. Med-Or); finanziamenti e partnership con aziende belliche e con realtà che collaborano con governi violatori del diritto internazionale; corsi, master, scuole di specializzazione, eventi didattici e di orientamento in università e scuole in collaborazione con forze armate e forze dell’ordine, che devono restare fuori dal sistema educativo; eventi con forze armate e con forze dell’ordine dentro le scuole su tematiche educative che esulano dai loro compiti specifici. 2. costituire un ORGANO DI CONTROLLO E SUPERVISIONE nelle istituzioni dell’istruzione scolastica e universitaria di ogni ordine e grado e negli enti di ricerca, per monitorare, rendere pubblici e intervenire in merito a qualsiasi accordo, partnership, iniziative di scambio, protocolli di intesa e su ogni aspetto etico che riguarda le azioni di atenei, scuole o enti di ricerca in rapporto con altri enti pubblici o privati. Tale organo, da costituirsi necessariamente composto da figure indipendenti al fine di garantirne la credibilità, deve poter essere interpellato mediante meccanismi di partecipazione democratica sia dalla componente studentesca che dal personale (docente e non docente). 3. garantire l’OBIEZIONE DI COSCIENZA nelle scuole, nelle università e negli enti di ricerca, per consentire, in protezione da qualunque controllo del potere esecutivo e dalla ‘gerarchia interna’ (incluso un pregiudizio sul lavoratore), il rifiuto di mansioni legate al complesso militare-industriale e il settore della difesa: gite in basi militari, collaborazioni universitarie con il comparto bellico, accordi di ricerca. Il docente, ricercatore, personale amministrativo potrà, in coerenza con l’obiezione di coscienza prevista dalla legge, astenersi dall’attività se nel suo dipartimento/ scuola/ centro/ facoltà venga organizzata un’iniziativa bellica. Lo studente potrà rifiutare di partecipare a corsi o ad incontri comunque finalizzati alla logica della guerra senza che da tale rifiuto derivi alcun pregiudizio al proprio andamento scolastico o universitario. Tutte le info su www.laconoscenzanonmarcia.com Facebook: La Conoscenza Non Marcia Mail: info@laconoscenzanonmarcia.com https://www.instagram.com/p/DcyZrZ-DeAe/?igsi=aGZ5b3oyZ2I3N2Q4 -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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