[2026-09-09] Presidio contro il DDL antisemitismo @ Piazza Capranica
PRESIDIO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO
Piazza Capranica - Piazza Capranica, 00186 Roma RM
(mercoledì, 9 settembre 13:00)
Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari
Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione
IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11
esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre
le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche
coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo
palestinese – denunciato anche dall’Onu circa un anno fa – della pulizia etnica
e dell’apartheid.
Opporsi al DDL significa prendere sul serio l’antisemitismo e il suo riemergere
nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario
contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al
contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue
politiche.
Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge
una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non
vincolante.
Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe,
forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno
strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei
crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica,
incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad
assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato.
A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con
provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei
Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e
dichiarazione scritta ministeriale).
Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che
minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della
violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per
l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli
attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti
per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a
milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più
in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di
espressione, diritto di critica e la libera informazione.
Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari,
ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e
atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per
analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in
corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele.
La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo
nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti
universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo.
Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla
memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al
genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali
dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei
Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e
adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione
vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare,
monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida,
legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla
libertà di critica.
Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde
deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le
leggi già esistenti in modo che combattano davvero ogni forma di razzismo senza
diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane
del governo israeliano.
CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE,
ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO
DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE
Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma
politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che
l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro
popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca
che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né
eccezioni.
A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i
crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge
Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena
applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per
di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo.
SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA
Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in
cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della
Camera.
Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e
la libertà di parola.