IRAN, LIBANO E PALESTINA: NON SI FERMA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA. TRUMP ANNUNCIA UNO STOP ALLE BOMBE SUI SITI ENERGETICI IRANIANI
A quasi un mese dall’inizio dell‘aggressione militare israelo-statunitense
all’Iran continuano le minacce reciproche con il rischio di un’ulteriore
escalation della guerra, dopo l’ultimatum di Trump all’Iran: apra Hormuz o
“colpiremo le centrali nucleari”, minaccia il presidente Usa.
Se lo faranno, l’Iran afferma che chiuderà completamente lo stretto di Hormuz e
lancerà attacchi di rappresaglia alle infrastrutture regionali per l’energia e
l’acqua in tutta la regione.
In questo contesto, nella mattinata di lunedì 23 marzo, Trump ha nuovamente
fatto marcia indietro sulle dichiarazioni, parlando di colloqui “molto buoni” e
posticipando di 5 giorni gli attacchi alle reti elettriche che aveva minacciato
solo poche ore prima.
Intanto, sul campo, l’asse israelo-statunitense continua a colpire. Ancora
attacchi estesi a tutto l’Iran, con potenti esplosioni udite nella capitale,
Teheran. Un raid aereo statunitense ha colpito diverse abitazioni nella parte
settentrionale di Khorramabad, nella provincia del Lorestan, uccidendo almeno
sei persone e ferendone altre 43. Morti e feriti anche a Urmia, Karaj e Bandar
Abbas, città iraniana sullo Stretto di Hormuz dove è stata colpita una torre di
trasmissione. Sale ad almeno 1500 il numero delle vittime in Iran, da quando è
iniziato il 28 febbraio l’attacco israelo-statunitense.
Di contro, l’Arabia Saudita afferma di aver intercettato un missile balistico
diretto verso Riad, mentre gli Emirati Arabi Uniti annunciano che un cittadino è
stato ferito dalla caduta di detriti ad Abu Dhabi. Raid iraniani anche contro la
Quinta Flotta statunitense in Bahrein, tutti intercettati.
Ai micrifoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Antonello Sacchetti,
curatore del portale Diruz – l’Iran in Italiano. Ascolta o scarica.
Le forze israeliane continuano a colpire anche in Libano, facendo saltare in
aria il ponte Qasimiyah nel sud, infrastruttura necessaria per collegare le due
sponde del fiume Litani e le città meridionali con il resto del Paese, in un
attacco che il presidente Joseph Aoun afferma essere un “preludio all’invasione
di terra”. Il Ministero della Salute libanese ha annunciato ieri che il bilancio
delle vittime dell’aggressione israeliana in corso dal 2 marzo è salito a 1.029
morti e 2.786 feriti.
Dal Paese dei Cedri il collegamento con David Ruggini, capomissione dell’ONG Un
Ponte Per. Ascolta o scarica.
L’aggressione israeliana non si ferma nemmeno in Palestina, dove continua il
genocidio.
Domenica 22 marzo almeno tre palestinesi sono stati uccisi e altri dieci feriti
quando nel raid israeliano a un veicolo all’incrocio di Abu Sarar, nel campo
profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Nella stessa giornata, un
palestinese è stato ucciso e altri feriti in un attacco simile a Gaza City.
Non va meglio nella Cisgiordania Occupata, dove le aggressioni dell’esercito di
occupazione israeliano si sommano a quelle dei coloni: 11 i palestinesi uccisi
dal 28 febbraio, quando è iniziata la guerra di Israele e Usa contro l’Iran.
Almeno 9 i feriti a seguito dell’attacco dei coloni alla città di Deir al-Hatab,
a est di Nablus, avvenuto domenica 22. I coloni hanno attaccato le abitazioni
della città e appiccato il fuoco a diverse case e veicoli. I vigili del fuoco
hanno impiegato due ore per spegnere gli incendi.
Gli aggiornamenti con Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e
collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica.