Comunicato Stampa 15 ottobre 26 – Approvati gli schemi d’Intesa – Contro l’Autonomia differenziata la mobilitazione continua
La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, è disposta a tutto, pur di arrivare a goal su ciò che ha sostituito (necessità fa virtù…) il suo progetto sul premierato; ovvero, la legge elettorale, che di fatto è una sorta di premierato assoluto sotto mentite spoglie. Per ottenere questo risultato, Meloni sacrifica – non è una novità – il Sud e le classi meno agiate. Dando entrambi in pasto ai poteri forti e a coloro che beneficeranno della realizzazione del progetto eversivo dell’autonomia differenziata. Il Consiglio dei ministri, infatti, su proposta del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie – Roberto Calderoli – ha approvato, in via definitiva, gli Schemi di intesa tra il Governo e le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” e – udite udite! – nella materia “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”. Ora saranno presentati disegni di legge, con allegate le intese sottoscritte dai Presidenti relative a ciascuna regione. Un pacchetto per ogni Regione, nonostante – come abbiamo detto e ripetuto in audizione, insieme ad altri ed altre – i testi delle preintese siano sostanzialmente identici. Il che evidenzia in maniera plateale che questa autonomia differenziata e differenziante non fa leva su oggettive condizioni e bisogni peculiari delle regioni, ma semplicemente crea nuovi privilegi e nuove disuguaglianze, usando il nuovo potere legislativo dei sedicenti “governatori”. Dopo il parere della Conferenza unificata – dove però i Comuni, oltre alle Regioni governate dall’attuale opposizione parlamentare, si sono detti contrari -, dopo gli atti di indirizzo approvati dalle Camere e dopo l’approvazione delle Regioni interessate, il passaggio in Consiglio dei ministri rappresenta il penultimo atto, prima del definitivo approdo alle Camere, dove speriamo si dia battaglia fino in fondo, per arginare questo progetto eversivo. Che rischia di passare senza che la maggior parte dei cittadini e delle cittadine sappia cosa si sta concretizzando sulle loro teste e rigorosamente a spese loro. Un percorso paludato, purtroppo sottovalutato da tanti soggetti che, ogni giorno, si spendono per i diritti sociali e civili, ma che non hanno compreso gli effetti devastanti che l’autonomia differenziata determinerà in termini di diseguaglianze. Accogliamo con speranza le dichiarazioni dei presidenti di Puglia e Campania, Decaro e Fico; attendiamo con ansia i pronunciamenti dei presidenti delle altre regioni di centro sinistra; riponiamo fiducia negli amministratori locali, sindaci e sindache che non solo conoscono perfettamente i reali bisogni dei propri territori, ma si sono più volte schierati/e – in particolare al Sud – contro “la secessione dei ricchi”. Invitiamo tutte/i coloro che quotidianamente si spendono per contrastare iniquità a valutare il fatto che la differenziazione dei diritti sulla base del certificato di residenza andrà ad incidere in modo drammatico su chi già patisce ingiustizie e ha di meno; nonché sulle loro lotte: autonomia differenziata significa per sua stessa natura indebolimento del conflitto. Invitiamo il Campo Largo a inserire nel nascente programma di coalizione la cancellazione del comma 3 dell’art 116 e una rivisitazione del Titolo V della Costituzione. La mobilitazione contro l’autonomia differenziata, un processo giunto purtroppo quasi al traguardo, non può attendere. E’ una questione di responsabilità: preservare l’unità della Repubblica – attaccata violentemente dai provvedimenti del Governo, anche sacrificando tutti I Sud del Paese – equivale a garantire l’uguaglianza dei diritti. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Appalti etici nella sanità in Emilia-Romagna: un passo verso la fine delle complicità con le violazioni del diritti umani in Palestina e altrove
LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA APPROVA LE LINEE DI INDIRIZZO PER GLI APPALTI ETICI NELLA SANITÀ * Un grande risultato del movimento che chiede agli Enti Territoriali la fine delle complicità con Israele. * Uno strumento per escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. * Un esempio da seguire (e da migliorare) per tutti gli Enti Territoriali. BDS Bologna esprime soddisfazione per  l’approvazione delle Linee di indirizzo per le stazioni appaltanti e le centrali di committenza operanti nell'ambito del sistema sanitario regionale che introduce criteri etici nelle procedure di appalto. Questo è un grande risultato del movimento che per mesi ha chiesto l’attuazione dell’ordine del giorno approvato il 22/12/2025 dall’Assemblea Legislativa che impegnava la Giunta a emanare “un regolamento regionale contenente linee guida obbligatorie per le strutture del SSR e le centrali di committenza” che includesse  “criteri di valutazione dell’offerta che tengano conto dei profili di integrità, responsabilità sociale e sostenibilità etica degli operatori economici”. La delibera n. 1629 approvata dalla Giunta Regionale il 28/09/2026 va nella giusta direzione, introducendo misure che prevedono il rispetto dei diritti umani da parte delle aziende  che partecipano alle gare di appalto del Servizio Sanitario Regionale e dovrebbero permettere di escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Secondo il diritto internazionale Regioni, Comuni e altri enti pubblici, in quanto organi dello Stato, hanno l’obbligo giuridico di non contribuire a gravi crimini internazionali e violazioni dei diritti umani. Il mancato rispetto di tali obblighi costituisce complicità. Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con il diritto internazionale, agendo con integrità, equità e responsabilità, in modo che gli enti pubblici acquistino solamente da fornitori che rispettano i diritti umani e i principi dello stato di diritto ed evitano pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente. Le linee di indirizzo prevedono che le stazioni appaltanti dovranno integrare nelle procedure di gara clausole vincolanti di esecuzione contrattuale e strumenti di verifica, monitoraggio e sanzione e che le aziende partecipanti a gare d’appalto dovranno presentare una Dichiarazione di Conformità relativa a requisiti su standard sociali minimi e rispetto dei diritti umani, lungo tutta la catena di fornitura. La mancata sottoscrizione della dichiarazione sarà causa di esclusione dalla gara e, nella fase di esecuzione, il mancato rispetto di quanto dichiarato costituirà grave inadempimento contrattuale, che comporterà applicazione di penali o risoluzione del contratto.  Saranno escluse dagli appalti aziende coinvolte in violazioni della Convenzione contro il genocidio, della Convenzione di Ginevra e altri trattati sui diritti umani, o i cui vertici siano stati condannati in via definitiva dalla Corte Penale Internazionale. Il coinvolgimento riguarda anche forme di partecipazione, controllo o diretta riconducibilità a entità di Stati nei confronti dei quali siano state accertate simili violazioni e prese misure da parte della Corte Internazionale di Giustizia o i cui vertici istituzionali siano stati condannati dalla Corte Penale Internazionale. Le stazioni appaltanti potranno effettuare verifiche autonome di ‘due diligence’ e integrità, utilizzando fonti e banche dati qualificate, assicurando una messa in opera efficace e un monitoraggio accurato delle aziende candidate nelle attuali e future gare d’appalto. Nonostante questi aspetti positivi, alcune parti delle linee guida avrebbero potuto essere affrontate in maniera più stringente. Per esempio, il possesso di certificazioni di responsabilità sociale ed etica non dovrebbe essere considerato un criterio premiante, ma un requisito minimo per la partecipazione a un appalto pubblico. Il rispetto dei diritti umani deve essere un criterio vincolante per l’ammissione alla procedura di appalto. La reale efficacia delle linee di indirizzo si vedrà nella loro attuazione pratica quando dovranno essere rinnovati appalti come quelli per le forniture di farmaci che hanno visto finora assegnare contratti per milioni di euro a un’azienda come l’israeliana Teva, che trae profitto dall’occupazione illegale dei territori palestinesi e sostiene le politiche genocidarie dello stato israeliano. Insieme alle associazioni solidali con la Palestina della nostra Regione, che hanno raccolto 11.000 firme per la petizione popolare Basta Complicità,  vigileremo sull’attuazione effettiva delle linee di indirizzo sugli appalti nel Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna. Ribadiamo la richiesta che una politica di appalti etici venga attuata dalla Regione in tutte le procedure di acquisto di beni e servizi, come previsto dalla risoluzione approvata dall’Assemblea Legislativa l’11 giugno 2024. Continueremo a fare pressione sulla Regione affinché prenda misure concrete per interrompere le complicità anche in altri ambiti: dal transito di armi nel porto di Ravenna, alla partecipazione nelle manifestazioni fieristiche di aziende implicate in violazioni, agli accordi con aziende belliche. Come movimento BDS in tutta Italia continuiamo a mobilitarci per fare interrompere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici ogni relazione con istituzioni israeliane e con aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in Palestina. Invitiamo movimenti e associazioni solidali con la lotta del popolo palestinese e organizzazioni impegnate nelle lotte per i diritti umani e la giustizia climatica,  sociale, economica, razziale e di genere ad attivarsi nella campagna “Enti Territoriali liberi dalla complicità” LIBERIAMO I NOSTRI COMUNI, REGIONI E ALTRI ENTI PUBBLICI DALLE COMPLICITÀ CON IL GENOCIDIO E CON IL SISTEMA ISRAELIANO DI COLONIALISMO, OCCUPAZIONE E APARTHEID! 
October 13, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Rifondazione: “Libertà per Öcalan. Pace, diritti e democrazia per tutti i popoli della Turchia”
Il comunicato diffuso l’11 agosto dalla EU Turkey Civic Commission (EUTCC) richiama l’attenzione su un passaggio importante del processo di pace dopo l’approvazione da parte del Parlamento turco della nuova legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale. È un passo avanti, ma la pace non può fermarsi alla fine delle armi. La questione curda non si risolve senza il riconoscimento dei diritti politici, culturali e sociali del popolo curdo e senza una reale democratizzazione della Turchia: libertà politica e di espressione, rispetto della rappresentanza democratica, Stato di diritto e fine della repressione del dissenso. La nota diffusa nello stesso giorno dal DEM Parti conferma questa valutazione: la legge costituisce un primo passaggio giuridico importante, ma non rappresenta la soluzione definitiva della questione curda. È positivo che il processo venga sottratto alla sola gestione securitaria e riportato sul terreno politico e parlamentare; ora questo passaggio deve tradursi in diritti e democrazia reali. Resta intollerabile la condizione detentiva di Abdullah Öcalan. Non è possibile riconoscergli un ruolo centrale nel processo di pace e contemporaneamente mantenerlo in condizioni che gli impediscono di comunicare liberamente e di partecipare pienamente al processo. Anche il DEM Parti indica la sua condizione tra i nodi ancora irrisolti. Rifondazione Comunista chiede la liberazione di Abdullah Öcalan. Siamo da sempre al fianco della lotta del popolo curdo per l’autodeterminazione, la libertà e il riconoscimento dei propri diritti. Ma la questione curda riguarda anche il futuro democratico dell’intera Turchia: la libertà dei curdi, delle opposizioni, delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici e di tutte le forze democratiche appartiene alla stessa battaglia. Il processo aperto è un’occasione storica e non può essere lasciato a metà. Alla fine della lotta armata devono corrispondere atti politici altrettanto coraggiosi da parte delle istituzioni turche. Una pace vera richiede uguaglianza, diritti, partecipazione democratica e riconoscimento della dignità del popolo curdo. Una soluzione politica della questione curda rappresenterebbe inoltre un contributo decisivo alla pace dell’intera regione. Anche l’Unione europea deve assumersi le proprie responsabilità. Non può limitarsi a osservare. Deve utilizzare il proprio peso politico nei rapporti con Ankara per sostenere il processo di pace, la democratizzazione della Turchia e il rispetto dei diritti umani. L’EUTCC chiama esplicitamente l’UE e il Parlamento europeo a svolgere questo ruolo. Libertà per Abdullah Öcalan. Diritti e autodeterminazione per il popolo curdo. Democrazia per tutti i popoli della Turchia. Pace in tutto il Medio Oriente. Anna Camposampiero, resp. Esteri Prc-Se Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se
August 22, 2026
UIKI ONLUS
Renoize26 – 5 Settembre Corteo Antifascista
CONTRO GUERRA, DISUMANITÀ E RIARMO. COSTRUIAMO COMUNITÀ RESISTENTI «Mi chiamo Renato Biagetti e a me i fascisti non hanno mai fatto paura. Nemmeno quando mi hanno ucciso. Quelli che mi fanno paura sono quelli che non dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla.» Sono passati 20 anni dall’omicidio di Renato, per questo sabato 5 […]
August 9, 2026
Io Non Dimentico
Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell’incendio per colpire un’esperienza sociale e abitativa
COMUNICATO STAMPA GIÙ LE MANI DA SPIN TIME. ESEMPIO DI RIGENERAZIONE URBANA AL CENTRO DI ROMA L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la propria piena solidarietà agli abitanti di Spin Time e a tutte le realtà sociali e culturali che animano quotidianamente questo importante spazio di mutualismo, accoglienza e partecipazione. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo sperimentato fattualmente la difficoltà di reperire spazi per iniziative culturali e sociali a Roma tra richieste economiche spropositate e ostatoli burocratici e logistici notevoli. Spin Time, con i suoi locali e il personale tecnico qualificato, si è mostrato per due anni consecutivi all’altezza delle richieste che ponevamo e infatti per due anni consecutivi l’Osservatorio ha svolto l’appuntamento del Convegno nazionale e l’assemblea nazionale (Convegno 2024 e Convegno 2025) nei suoi locali, potendo anche usufruire dello spazio ristorativo con pietanze frugali, ma dall’alto valore conviviale e sociale. Dalle informazioni finora disponibili emerge che il principio d’incendio sviluppatosi qualche giorno fa sarebbe stato rapidamente circoscritto e spento grazie al tempestivo intervento della comunità residente, senza danni alle persone né all’edificio. Ciononostante, centinaia di persone sono rimaste fuori dalle proprie abitazioni, con ingressi limitati, porte forzate e una situazione di grande incertezza sulle reali condizioni dello stabile. Riteniamo grave che un episodio di questo tipo possa trasformarsi nell’occasione per mettere in discussione il diritto all’abitare e l’esistenza di una delle più importanti esperienze di solidarietà sociale del nostro Paese. Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle decisioni assunte dalle autorità competenti e che ogni valutazione tecnica sia resa pubblica e trasparente. Allo stesso tempo, denunciamo il rischio che esigenze di ordine pubblico prevalgano su criteri oggettivi di sicurezza, utilizzando l’incendio come pretesto per procedere allo sgombero di un’occupazione abitativa e di un centro culturale che da anni rappresentano un punto di riferimento per centinaia di persone e per associazioni come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che di quegli spazi ha beneficiato. Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza degli/delle abitanti, non di trasformare un’emergenza in un’operazione repressiva. Le persone coinvolte devono poter rientrare nelle proprie case non appena le verifiche tecniche lo consentano, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitano tutte e tutti a partecipare alle iniziative di solidarietà promosse da Spin Time e a vigilare affinché nessuna operazione di sgombero venga giustificata o accelerata sfruttando un episodio che deve essere affrontato esclusivamente sul piano della tutela delle persone e della sicurezza. LA SOLIDARIETÀ NON SI SGOMBERA. DIFENDERE SPIN TIME SIGNIFICA DIFENDERE IL DIRITTO ALL’ABITARE, LA CULTURA, IL MUTUALISMO E GLI SPAZI SOCIALI AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato stampa del Comitato di Puglia per l’unità della Repubblica
GOVERNO MELONI E REGIONI DEL NORD CORRONO SPEDITI VERSO LA FRANTUMAZIONE DELL’ITALIA DICIAMO NO! Il Governo Meloni va avanti nel percorso di “autonomia differenziata” attraverso l’iter delle “intese” con 4 regioni del Nord – Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria – che prevedono l’attribuzione di particolari forme di autonomia su materie importanti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e alternativa, coordinamento della finanza pubblica in materia di tutela della salute. Non stiamo parlando di una semplice riorganizzazione amministrativa. Stiamo parlando del rischio di trasformare le differenze territoriali in disuguaglianze permanenti, di istituzionalizzare la divisione fra cittadini/e di serie A e di serie B e di compromettere l’unità sostanziale della Repubblica, mentre il Paese è già profondamente segnato da divari economici e sociali. Questa scelta politica rischia di colpire prima di tutto le fasce sociali più disagiate e nell’immediato le popolazioni del Sud, che vedranno ridursi ulteriormente risorse e diritti fondamentali, in aperto contrasto con il sentire popolare e con la sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale. Il Mezzogiorno, afflitto dalle liste di attesa per l’accesso alle cure e agli esami clinici, dall’emigrazione sanitaria che arricchisce altri territori, dalla fuga dei giovani alla ricerca di migliori prospettive di vita, dall’abbandono delle aree interne, dal dissesto idrogeologico, viene lasciato solo e ulteriormente depauperato. Questo misfatto politico, sociale e istituzionale, che si sta compiendo in un clima di caos e di disinformazione, richiede il massimo della mobilitazione trasversale e l’assunzione di responsabilità a tutti i livelli e in ogni territorio. Per questo siamo decisamente solidali con le mobilitazioni dei Comitati nelle regioni interessate dalle intese e valutiamo con favore l’impegno assunto dai Presidenti delle Regioni Puglia e Campania a ricorrere alla Corte Costituzionale per far valere i principi di eguaglianza dei diritti, di unità e indissolubilità della Repubblica. Tuttavia, rimaniamo a dir poco sconcertati dalla posizione assunta dagli esponenti del PD delle regioni Lombardia e Veneto: in un passaggio assolutamente determinante essi non hanno partecipato al voto nei rispettivi organismi istituzionali regionali. Paradossali risultano le ragioni di tale decisione politica: troppo ridotti, rispetto alle aspettative , sarebbero gli ambiti e le risorse di autonomia previsti dalle preintese! Tale posizione, maturata all’interno dello stesso partito che a Roma e al Sud dichiara la propria contrarietà all’autonomia differenziata mentre al Nord la rivendica, è, a nostro parere, indice di un processo di degenerazione politica localistica, di un’ambiguità che nuoce alla limpidezza della lotta per l’uguaglianza dei diritti, di un deplorevole “regionalismo competitivo”. Di fronte a una prospettiva tanto grave, vanno rigettati tatticismi, silenzi o distinguo di convenienza elettoralistica. Per questo auspichiamo che si ritrovi, prima che sia troppo tardi, quell’unità che nell’estate del 2024 aveva portato un movimento vasto e plurale, da Nord a Sud, alla raccolta di 1.300.000 firme per l’abrogazione della legge Calderoli n. 86/2024. Chiediamo che anche le altre Regioni, a partire da quelle meridionali, si associno all’impegno assunto dai Presidenti Decaro e Fico per far valere davanti alla Corte Costituzionale l’interesse generale e i principi di solidarietà, unità e indissolubilità della Repubblica. Chiediamo ai sindaci e alle sindache di alzare la voce, informare le proprie comunità e assumere iniziative concrete contro qualsiasi processo di ulteriore divisione del Paese. Perché non è una questione che riguarda soltanto il Mezzogiorno: riguarda l’Italia intera. Al fianco di queste lotte e iniziative dichiariamo il nostro impegno nel nostro territorio e insieme ai Comitati e al Tavolo Nazionale “No Autonomia differenziata”, dei quali siamo da anni parte attiva. 8 settembre 2026 Per il Comitato di Puglia “Per l’unità della Repubblica” Tonia Guerra Eliseo Tambone
BDS Italia sostiene la mozione per sospendere la vendita dei prodotti Teva nelle farmacie comunali di Arese
BDS Italia dichiara il proprio convinto sostegno alla mozione elaborata dall’associazione Prospettiva 2023, nata come laboratorio di promozione culturale politica a partecipazione civica. L’ associazione chiede la sospensione della vendita nelle farmacie comunali di Arese dei prodotti farmaceutici della multinazionale israeliana Teva Pharmaceutical, leader mondiale nella produzione di farmaci generici. La mozione nasce dalla vocazione pacifista di Prospettiva 2023, che si è fatta interprete della crescente consapevolezza della società civile locale sulla necessità di opporsi in modo efficace al genocidio in corso a Gaza ed alla violenza sistematica esercitata da parte del regime israeliano nel Territorio Palestinese Occupato (Cisgiordania, Gerusalemme Est, Striscia di Gaza).  Con questa iniziativa l'associazione esercita una legittima pressione sulle istituzioni locali, affinché vengano adottate misure che interrompano la collaborazione con soggetti coinvolti in gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario, recependo in tal modo il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia nel suo pronunciamento del 19 luglio 2024. La mozione sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, presentata dai gruppi consiliari di minoranza del centro-destra. Campagna già adottata da altri Comuni La mozione si inserisce nella campagna nazionale di boicottaggio promossa da BDS Italia, dalla Rete Sanitari per Gaza e da Digiuno Gaza, che ha già portato diversi Consigli e/o Giunte comunali a deliberare di richiedere alle farmacie comunali la sospensione degli approvvigionamenti di farmaci prodotti da aziende che sostengono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. In particolare hanno deliberato in tal senso i Comuni di Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Corinaldo, Rosignano Marittimo, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, San Gimignano, Livorno, Carrara, Pesaro, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Monza. Questa forma di boicottaggio resterà in vigore fino al ripristino del rispetto del diritto internazionale nel Territorio Palestinese Occupato. Le misure adottate tengono comunque conto del diritto alla cura dei malati: le delibere chiedono ai farmacisti che tutti i farmaci essenziali rimangano disponibili qualora prescritti dal medico, senza alcuna limitazione di accesso per i pazienti.  Le ragioni del boicottaggio Teva, insieme alle sue controllate (Cephalon, Ratiofarm e Dorom), è stata individuata come complice del regime israeliano dal Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese, che coordina a livello globale il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). Secondo dati raccolti dal Centro di ricerca indipendente WhoProfit, l'azienda trae vantaggio dal regime di occupazione nel Territorio Palestinese Occupato. In base al Protocollo di Parigi del 1994, Israele controlla frontiere, dogane e commercio dei Territori, impedendo l'ingresso di farmaci a basso costo da paesi terzi e imponendo o favorendo la distribuzione dei prodotti commercializzati in Israele, tra cui molti di Teva. Le aziende farmaceutiche palestinesi, nel contempo, subiscono pesanti limitazioni nella produzione e nella vendita. Fonti pubbliche, raccolte in un dossier pubblicato sul sito Bdsitalia.org, segnalano inoltre che Teva sostiene attivamente l'esercito israeliano (IDF), con donazioni, e con la partecipazione a programmi di supporto ai suoi soldati come "Support the Soul" e "Thank Israeli Soldiers" (quest’ultimo sponsorizzato da Teva almeno fino al febbraio 2026), senza mai condannare le violazioni dei diritti umani commesse a Gaza e altrove. Teva pratica pertanto politiche discriminatorie dal punto di vista sanitario, in totale contraddizione con quanto proclamato nel suo codice etico, in cui afferma “Ci prendiamo cura del benessere dei pazienti, dei caregivers e delle comunità. Le nostre famiglie possono essere estremamente orgogliose della differenza che facciamo nella vita delle persone di tutto il mondo. (…) Sosteniamo e rispettiamo la tutela dei diritti (…) e ci impegniamo a non essere complici di abusi”. Tutto questo, evidentemente, non vale per i Palestinesi.  Per questi motivi, la campagna italiana "TEVA? No grazie!", promossa da BDS Italia, Sanitari per Gaza e Digiuno Gaza, invita cittadini, operatori sanitari e istituzioni locali a cercare alternative ai prodotti Teva, quando ciò sia possibile senza ledere il diritto alla salute dei pazienti, e a proseguire il boicottaggio finché l'azienda continuerà a sostenere il regime israeliano.
October 13, 2026
BDS Italia - BDS Italia
𝐈𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕.𝟑𝟎
𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐮𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢? ne parliamo con 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐄𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐨 – 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 – 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐞 introduce 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐚𝐢𝐧𝐨 – 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐍𝐨 𝐀𝐃 conclude 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 – 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐍𝐨 𝐀𝐃 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐲𝐨𝐮𝐭𝐮𝐛𝐞 𝐥𝐢𝐯𝐞 https://www.youtube.com/@NoadogniAD/streams per informazioni: noaogniad@gmail.com
I sindacati palestinesi sostengono l'appello all'azione dei sindacati portuali per il 30 ottobre
Il movimento sindacale palestinese sostiene l'appello a una giornata di lotta il 30 ottobre contro la militarizzazione e il genocidio, organizzata da un collettivo di sindacati dei lavoratori portuali, e invita tutti i sindacati portuali, dei trasporti e affini del mondo a unirsi ad essa. Invitiamo inoltre le organizzazioni dal basso e della società civile che possono sostenere questa mobilitazione a farlo seguendo la leadership dei sindacati e le indicazioni specifiche dei contesti locali.  Nel segnare il terrificante terzo anniversario del genocidio di Israele contro il nostro popolo a Gaza, ancora in corso e trasmesso in diretta, il movimento sindacale palestinese saluta il collettivo di sindacati di sette paesi che rappresentano i lavoratori portuali di 45 porti in Europa e nel Mediterraneo, che hanno annunciato una giornata di scioperi e proteste contro la guerra e il genocidio il 30 ottobre. Invitiamo tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori portuali, i lavoratori dei porti e gli altri lavoratori marittimi e dei trasporti di tutto il mondo a unirsi e sostenere questa mobilitazione. Ricordiamo a tutti i sindacati a livello globale, che si uniscano o meno alle mobilitazioni del 30 ottobre, che abbiamo anche chiesto di organizzare azioni di solidarietà in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, dal 20 al 29 novembre. Questo prossimo 30 ottobre, noi sindacati e federazioni palestinesi firmatari rinnoviamo il nostro appello ai sindacati di tutto il mondo affinché: * Difendano e facciano rispettare i diritti inalienabili del popolo autoctono della Palestina, come stabilito dal diritto internazionale, in particolare il diritto dei nostri rifugiati a tornare a casa e a ricevere riparazioni, e * Intensifichino la pressione del BDS per porre fine a ogni complicità statale, aziendale e istituzionale nell'occupazione illegale, nell'apartheid e nel genocidio di Israele.
Alfabeto di una scelta.
20 anni di memoria collettiva. Cambiare strada per non cambiare direzione. “Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. […] Questa strada ha un cuore?[…] Se lo ha, la strada è buona. Se non lo […]
July 15, 2026
Io Non Dimentico