𝐈𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕.𝟑𝟎
𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐮𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢? ne parliamo con 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐄𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐨 – 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 – 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐞 introduce 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐚𝐢𝐧𝐨 – 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐍𝐨 𝐀𝐃 conclude 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 – 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐍𝐨 𝐀𝐃 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐲𝐨𝐮𝐭𝐮𝐛𝐞 𝐥𝐢𝐯𝐞 https://www.youtube.com/@NoadogniAD/streams per informazioni: noaogniad@gmail.com
Lettera aperta alle rettrici e ai rettori delle università italiane
Per la sospensione dei rapporti di collaborazione con le istituzioni israeliane coinvolte nel genocidio, nell'occupazione e nell'apartheid, e con la filiera bellica. L'università è l’istituzione deputata alla produzione critica del sapere e si fonda sui principi della cooperazione internazionale, della solidarietà tra i popoli e del pacifismo. In un contesto internazionale segnato da genocidi e da conflitti armati, da crimini di guerra e violazioni sistemiche del diritto internazionale, che coinvolgono attori statali e non statali, l'istituzione universitaria ha il dovere di dotarsi di strumenti normativi e procedurali adeguati a impedire che le proprie attività di ricerca e i propri accordi di collaborazione si traducano in un contributo, diretto o indiretto, alla violazione di tali principi fondativi. Ciò implica in primo luogo la definizione di criteri chiari per la sospensione o la cessazione dei rapporti istituzionali con soggetti responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Implica, in secondo luogo, una regolamentazione rigorosa delle ricerche e delle loro applicazioni dual use, in conformità con la Raccomandazione (UE) 2021/1700 della Commissione europea del 15 settembre 2021, relativa ai programmi interni di conformità per i controlli sulla ricerca riguardante prodotti a duplice uso.
Rifondazione: “Libertà per Öcalan. Pace, diritti e democrazia per tutti i popoli della Turchia”
Il comunicato diffuso l’11 agosto dalla EU Turkey Civic Commission (EUTCC) richiama l’attenzione su un passaggio importante del processo di pace dopo l’approvazione da parte del Parlamento turco della nuova legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale. È un passo avanti, ma la pace non può fermarsi alla fine delle armi. La questione curda non si risolve senza il riconoscimento dei diritti politici, culturali e sociali del popolo curdo e senza una reale democratizzazione della Turchia: libertà politica e di espressione, rispetto della rappresentanza democratica, Stato di diritto e fine della repressione del dissenso. La nota diffusa nello stesso giorno dal DEM Parti conferma questa valutazione: la legge costituisce un primo passaggio giuridico importante, ma non rappresenta la soluzione definitiva della questione curda. È positivo che il processo venga sottratto alla sola gestione securitaria e riportato sul terreno politico e parlamentare; ora questo passaggio deve tradursi in diritti e democrazia reali. Resta intollerabile la condizione detentiva di Abdullah Öcalan. Non è possibile riconoscergli un ruolo centrale nel processo di pace e contemporaneamente mantenerlo in condizioni che gli impediscono di comunicare liberamente e di partecipare pienamente al processo. Anche il DEM Parti indica la sua condizione tra i nodi ancora irrisolti. Rifondazione Comunista chiede la liberazione di Abdullah Öcalan. Siamo da sempre al fianco della lotta del popolo curdo per l’autodeterminazione, la libertà e il riconoscimento dei propri diritti. Ma la questione curda riguarda anche il futuro democratico dell’intera Turchia: la libertà dei curdi, delle opposizioni, delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici e di tutte le forze democratiche appartiene alla stessa battaglia. Il processo aperto è un’occasione storica e non può essere lasciato a metà. Alla fine della lotta armata devono corrispondere atti politici altrettanto coraggiosi da parte delle istituzioni turche. Una pace vera richiede uguaglianza, diritti, partecipazione democratica e riconoscimento della dignità del popolo curdo. Una soluzione politica della questione curda rappresenterebbe inoltre un contributo decisivo alla pace dell’intera regione. Anche l’Unione europea deve assumersi le proprie responsabilità. Non può limitarsi a osservare. Deve utilizzare il proprio peso politico nei rapporti con Ankara per sostenere il processo di pace, la democratizzazione della Turchia e il rispetto dei diritti umani. L’EUTCC chiama esplicitamente l’UE e il Parlamento europeo a svolgere questo ruolo. Libertà per Abdullah Öcalan. Diritti e autodeterminazione per il popolo curdo. Democrazia per tutti i popoli della Turchia. Pace in tutto il Medio Oriente. Anna Camposampiero, resp. Esteri Prc-Se Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se
August 22, 2026
UIKI ONLUS
Renoize26 – 5 Settembre Corteo Antifascista
CONTRO GUERRA, DISUMANITÀ E RIARMO. COSTRUIAMO COMUNITÀ RESISTENTI «Mi chiamo Renato Biagetti e a me i fascisti non hanno mai fatto paura. Nemmeno quando mi hanno ucciso. Quelli che mi fanno paura sono quelli che non dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla.» Sono passati 20 anni dall’omicidio di Renato, per questo sabato 5 […]
August 9, 2026
Io Non Dimentico
Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell’incendio per colpire un’esperienza sociale e abitativa
COMUNICATO STAMPA GIÙ LE MANI DA SPIN TIME. ESEMPIO DI RIGENERAZIONE URBANA AL CENTRO DI ROMA L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la propria piena solidarietà agli abitanti di Spin Time e a tutte le realtà sociali e culturali che animano quotidianamente questo importante spazio di mutualismo, accoglienza e partecipazione. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo sperimentato fattualmente la difficoltà di reperire spazi per iniziative culturali e sociali a Roma tra richieste economiche spropositate e ostatoli burocratici e logistici notevoli. Spin Time, con i suoi locali e il personale tecnico qualificato, si è mostrato per due anni consecutivi all’altezza delle richieste che ponevamo e infatti per due anni consecutivi l’Osservatorio ha svolto l’appuntamento del Convegno nazionale e l’assemblea nazionale (Convegno 2024 e Convegno 2025) nei suoi locali, potendo anche usufruire dello spazio ristorativo con pietanze frugali, ma dall’alto valore conviviale e sociale. Dalle informazioni finora disponibili emerge che il principio d’incendio sviluppatosi qualche giorno fa sarebbe stato rapidamente circoscritto e spento grazie al tempestivo intervento della comunità residente, senza danni alle persone né all’edificio. Ciononostante, centinaia di persone sono rimaste fuori dalle proprie abitazioni, con ingressi limitati, porte forzate e una situazione di grande incertezza sulle reali condizioni dello stabile. Riteniamo grave che un episodio di questo tipo possa trasformarsi nell’occasione per mettere in discussione il diritto all’abitare e l’esistenza di una delle più importanti esperienze di solidarietà sociale del nostro Paese. Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle decisioni assunte dalle autorità competenti e che ogni valutazione tecnica sia resa pubblica e trasparente. Allo stesso tempo, denunciamo il rischio che esigenze di ordine pubblico prevalgano su criteri oggettivi di sicurezza, utilizzando l’incendio come pretesto per procedere allo sgombero di un’occupazione abitativa e di un centro culturale che da anni rappresentano un punto di riferimento per centinaia di persone e per associazioni come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che di quegli spazi ha beneficiato. Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza degli/delle abitanti, non di trasformare un’emergenza in un’operazione repressiva. Le persone coinvolte devono poter rientrare nelle proprie case non appena le verifiche tecniche lo consentano, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitano tutte e tutti a partecipare alle iniziative di solidarietà promosse da Spin Time e a vigilare affinché nessuna operazione di sgombero venga giustificata o accelerata sfruttando un episodio che deve essere affrontato esclusivamente sul piano della tutela delle persone e della sicurezza. LA SOLIDARIETÀ NON SI SGOMBERA. DIFENDERE SPIN TIME SIGNIFICA DIFENDERE IL DIRITTO ALL’ABITARE, LA CULTURA, IL MUTUALISMO E GLI SPAZI SOCIALI AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare
Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare. Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto chiedono l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica. Il ministro Calderoli preme per arrivare all’approvazione, preferibilmente entro il 20 settembre (domenica 20 torna il grande raduno di Pontida). Il Calendario è già pronto: Lombardia e Veneto in prima linea, Liguria a ruota, il Piemonte in affanno. In Veneto: 1, 2, 3 settembre approvazione dopo l’adozione della legge regionale sul fine vita; in Liguria: primo settembre in Commissione, entro l’8 le audizioni, il 9 settembre discussione e voto in Consiglio Regionale; in Lombardia: il 26 agosto le Commissioni congiunte, mercoledì 2 settembre l’adozione della Risoluzione di maggioranza, il 10 l’esame in Consiglio Regionale e l’approvazione; in Piemonte: 3 settembre esame in Commissione degli Schemi e conclusione dell’iter entro fine mese. La Lombardia nega le audizioni e vuole passare subito all’approvazione, d’altra parte Pontida incalza. Il 2 settembre, alle 14.00, è in discussione anche la Petizione lombarda presentata il 16 dicembre 25. Quest’ultima collocata al secondo punto dell’o.d.g. e, quindi, indebolita ancora di più nel dibattito e nell’iter. Con le mobilitazioni, si parte il 3 settembre a Torino – con un Presidio/Conferenza stampa, alle 14.00 (Palazzo del Consiglio Regionale – Via Alfieri 15, Torino – Palazzo Lascaris). Inaccettabile, dicono i promotori , che si violi la sentenza della Corte Costituzionale del dicembre 2024. Con tutte le urgenze gravi per il Paese si fa un altro passo verso l’aumento delle diseguaglianze, le privatizzazioni, la distruzione dei contratti nazionali, i clientelismi. Il 10 settembre a Milano – Presidio (Grattacielo Pirelli – Piazza Duca d’Aosta 3, orario in aggiornamento), si invita chi due anni fa ha firmato contro l’Autonomia differenziata, e in Lombardia la campagna per il referendum contro l’autonomia differenziata (Legge Calderoli, n. 86/2024) si era conclusa registrando una partecipazione straordinaria che ha collocato la regione tra le prime tre a livello nazionale per numero di sottoscrizioni. Ci aspettiamo che si rompa il silenzio sulle trattative in corso, chiediamo alle opposizioni, agli Enti Locali, ai Sindaci e alle Sindache, ai media di fare la loro parte. I Comitati, i Coordinamenti e le Associazioni che si sono impegnati/e a partire dal 2019, continuano e continueranno ad opporsi alla disgregazione dell’unità della Repubblica, all’aumento delle diseguaglianze e alla progressiva affermazione della ‘secessione dei ricchi’. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità dellaRepubblica e Tavolo No AD
Comunicato di solidarietà all’Hotel Decumani
Esprimiamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme” di Napoli, aderente alle campagne BDS “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana” (SPLAI) e  "No Room for Genocide", finito al centro di una  serie di azioni diffamatorie dopo che alcuni media israeliani hanno dato risalto alla decisione di una turista israeliana di cancellare la propria prenotazione presso la struttura. Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di benvenuto inviato dall’hotel, la turista ha optato volontariamente per la disdetta. Nel messaggio la struttura dichiarava la propria adesione alla campagna internazionale "No Room for Genocide", ribadiva “il proprio impegno per la libertà e i diritti umani delle comunità vittime di razzismo, discriminazione e oppressione” ed esprimeva il proprio benvenuto “ai palestinesi, ai rifugiati e a tutte le persone che resistono pacificamente all'oppressione nel perseguimento dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”. Va sottolineato che la struttura non ha rifiutato una prenotazione, né discriminato in alcun modo i potenziali clienti, ma siamo di fronte a una rinuncia unilaterale da parte della cliente. È bastato questo perché il “Decumani Hotel de Charme” diventasse bersaglio di una campagna diffamatoria. La struttura ha denunciato false prenotazioni, recensioni “fake” pubblicate da persone che non hanno mai soggiornato nell'hotel e tentativi di danneggiamento all'attività. Questi attacchi confermano come l'accusa di antisemitismo venga troppo spesso utilizzata per colpire chi sostiene i diritti del popolo palestinese. Non è la prima volta che accade: in Italia e in altri paesi, realtà che aderiscono alle campagne promosse dal BDS sono periodicamente oggetto di denigrazione e discredito con l'obiettivo di scoraggiare ogni forma di azione non-violenta e solidarietà con la causa palestinese. La campagna "No Room for Genocide", così come la rete degli Spazi SPLAI, si fondano sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto del diritto internazionale. Le campagne si basano sui principi del movimento BDS che sostiene la parità di diritti per tutt* e pertanto si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa. Criticare le politiche di uno Stato o denunciare un genocidio non significa discriminare un popolo o una comunità religiosa. Rinnoviamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme”, al proprietario e ai dipendenti.  Lo stesso sostegno va a tutte le strutture che, come questa, hanno il coraggio di esporsi pubblicamente in difesa dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale, nonostante le pressioni e le ritorsioni che questo comporta. BDS Italia
Il KNK chiede un’azione internazionale contro le esecuzioni in Iran
La Commissione per i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha condannato la recente ondata di esecuzioni perpetrate dall’Iran, in particolare contro attivisti curdi e prigionieri politici, e ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione europea di intervenire immediatamente. La Commissione per i diritti umani del KNK ha rilasciato una dichiarazione scritta in merito all’ondata di esecuzioni che ha colpito i prigionieri politici curdi e tutti coloro che sono stati sottoposti a repressione a causa delle loro opinioni politiche nella Repubblica islamica dell’Iran. Nella dichiarazione il KNK ha sottolineato che le autorità iraniane hanno aumentato significativamente il numero delle esecuzioni negli ultimi sette mesi affermando: “Tra i giustiziati ci sono molti prigionieri politici curdi condannati a morte a seguito di processi iniqui e procedimenti giudiziari inaffidabili. La maggior parte di questi casi si basa su accuse quali “minaccia alla sicurezza nazionale”, “spionaggio” o “cooperazione con organizzazioni terroristiche”, mentre i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani dimostrano che le confessioni sono state estorte con la tortura, la coercizione e sentenze illegali, e che il diritto a un giusto processo è stato chiaramente violato. La dichiarazione sottolinea che le autorità iraniane avevano aumentato significativamente le esecuzioni durante la guerra tra Iran e Israele e dopo la dichiarazione del cessate il fuoco aggiungendo: “Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani interpretano questa mossa delle autorità iraniane come un tentativo di approfittare dell’attenzione della comunità internazionale sulle crisi regionali, intensificando al contemporaneo la repressione interna”. Il comunicato prosegue:  Come commissione per i diritti umani del KNK, riteniamo che l’uso della pena di morte contro i prigionieri politici, in particolare attivisti e detenuti curdi, non solo violi il diritto fondamentale alla vita, ma sia anche parte di una politica sistematica di intimidazione, silenziamento e repressione dell’opposizione. Questa pratica, unitamente alla tortura, alle confessioni estorte con la forza e alla negazione dell’accesso a un avvocato e a un giusto processo, costituisce una chiara violazione delle convenzioni e degli standard internazionali in materia di diritti umani.” Al termine della sua dichiarazione, la Commissione per i diritti umani del KNK ha invitato le Nazioni Unite (ONU), il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e l’Unione europea (UE) a: – Impegnarsi al massimo per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici in Iran. – Condurre un’indagine indipendente, imparziale e trasparente sulle accuse di tortura, confessioni estorte e processi iniqui. – Intensificare la pressione diplomatica, legale e politica sulle autorità iraniane affinché pongano fine all’uso della pena di morte come strumento di repressione. – Garantire che i responsabili di queste gravi violazioni dei diritti umani siano assicurati alla giustizia in conformità con il diritto internazionale e i meccanismi di un giusto processo. La Commissione per i diritti umani del KNK ha ribadito che la tutela del diritto alla vita, alla giustizia e a un giusto processo sono principi fondamentali di ogni società democratica che aderisce al diritto internazionale, avvertendo che rimanere in silenzio di fronte a quest’ondata di esecuzioni porterebbe all’impunità dei responsabili e all’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani fondamentali. L'articolo Il KNK chiede un’azione internazionale contro le esecuzioni in Iran proviene da Retekurdistan.it.
July 3, 2026
Retekurdistan.it
SUSANNA OGGI HA UNA CASA – SUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI
SUSANNA OGGI HA UNA CASASUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI Era la sera del 12 gennaio quando abbiamo visto le fiamme divampare da una casa accanto a L38Squat.Era un lunedì di una solita assemblea di gestione – una di quelle serate in cui ti stringi intorno a un tavolo con le stufe vicine vicine … Leggi tutto "SUSANNA OGGI HA UNA CASA – SUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI"
July 3, 2026
L38Squat
Né il leader Öcalan né il nostro movimento accetteranno un fatto compiuto
Da tempo si discute di una legge quadro nella stampa e nell’opinione pubblica turca. Sulla stampa sono state espresse valutazioni che non si conformano al progetto di pace e società democratica perseguito da Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan] e persino interpretazioni opposte. Comunque dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro, le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Recentemente le proposte presentate da Rêber Apo a İmralı il 24 maggio e gli incontri tra la delegazione del partito DEM e i funzionari dell’AKP sono stati presentati come se fossero sviluppi nuovi. Però dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Tuttavia questa procedura non è stata ancora attuata. Pertanto da quel giorno non ci sono stati contatti o sviluppi da valutare.Mentre l’isolamento imposto a Rêber Apo su una questione così storica e importante continua, anche il nostro movimento di liberazione non ha ricevuto alcuna informazione durante questo periodo. Il nostro movimento ha sostenuto il processo guidato da Rêber Apo e ha fatto tutto il necessario. Pur avendo compiuto sforzi multiformi per la risoluzione politico-democratica dei problemi, abbiamo anche intrapreso passi importanti. Abbiamo sostenuto gli sforzi volti a emanare leggi che garantiscano una politica democratica libera. In questo contesto abbiamo ritenuto positivo il rapporto redatto dalla Commissione per la pace, la fratellanza e la democrazia, pur considerandolo incompleto e inadeguato. Il processo di pace e società democratica ci riguarda direttamente. Per non pregiudicare il processo e i dialoghi in corso con Rêber Apo, non abbiamo ritenuto opportuno rilasciare frequenti dichiarazioni a nome del movimento. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro Movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Numan Kurtulmuş ha dichiarato infatti che sarebbe stata promulgata una legge, che coloro che fossero disposti a presentarsi lo avrebbero fatto, e che, in caso di rifiuto, sarebbero stati adottati i provvedimenti necessari. Qualsiasi decisione riguardante questa organizzazione deve essere presa nel suo complesso e attuata nel suo complesso. Il nostro movimento di liberazione prende in considerazione solo leggi e misure complete. Altrimenti, non può verificarsi una situazione in cui alcuni vengano e altri no. Il problema non è solo che i combattenti depongano le armi. Naturalmente anche l’atteggiamento nei confronti dei combattenti e della leadership di questo movimento deve essere uniforme. Adottare un approccio diverso equivarrebbe a sabotare questo processo.Al congresso in cui è stata presa la decisione di sciogliere il PKK, noi, come movimento di liberazione abbiamo stabilito che il processo di scioglimento e disarmo potesse essere condotto solo da Rêber Apo. Egli può svolgere questo processo solo se è libero di agire. Il nostro popolo e il nostro movimento hanno chiarito fin dall’inizio che non accetteranno alcuna politica o attuazione che non includa la libertà di Rêber Apo e le condizioni in cui egli possa vivere e lavorare liberamente.Senza adottare un approccio positivo riguardo alla situazione di Rêber Apo e senza intraprendere azioni concrete in tal senso, nessuno può garantire l’attuazione delle decisioni prese al congresso del PKK. Il dialogo con Rêber Apo e la relazione con noi mirano a definire una politica e un approccio globali. Non si tratta semplicemente di approvare una legge e dire che chi è disposto può venire e gli altri no. Si sta davvero cercando una soluzione attraverso questo processo, o si tratta di confondere l’opinione pubblica? Oppure è in corso una vera e propria guerra contro il movimento? Se una legge simile alla “Legge sul ritorno a casa” venisse promulgata senza presentare una soluzione democratica completa, né il nostro popolo né la nostra struttura organizzativa la accetterebbero. Pertanto se l’obiettivo è risolvere un problema secolare, cinquant’anni di conflitto e le questioni legate alla separazione, allora è necessario proporre una comprensione e un approccio corretti. A quanto pare si stanno nuovamente perseguendo politiche di preparazione alla guerra. Il capo dell’organizzazione di intelligence nazionale turca (MIT), İbrahim Kalın, non è solo a capo dell’intelligence; si sposta in tutto l’Iraq quasi come il primo ministro del governo. Incontri simili si erano già tenuti durante gli attacchi al Rojava. Cosa ci fa il capo del MIT a Baghdad, Sulaymaniyah e Hewlêr [Erbil]? A queste forze verranno forse assegnati ruoli specifici all’interno di un piano per attaccare ed eliminare il nostro Movimento? Indubbiamente l’intero popolo curdo e tutte le forze politiche dovrebbero vigilare contro tali politiche. Le dichiarazioni della Turchia dovrebbero essere considerate unilaterali e contrarie agli interessi del popolo curdo. Invece di risolvere i propri problemi interni, la Turchia sta forse pianificando un attacco contro il nostro movimento insieme all’Iraq, a seguito alla decisione del governo iracheno riguardo ai gruppi armati esterni all’esercito? È noto inoltre che discussioni simili si sono svolte anche con l’Iran. Se lo Stato turco ha effettivamente tali piani, riteniamo che l’Iraq non debba accettarli. Desideriamo sottolineare con chiarezza che né Rêber Apo né il nostro Movimento per la Libertà accetteranno un fatto compiuto. Perseguire una politica di guerra speciale dicendo: “Abbiamo approvato la legge, ma non la accettano”, sarebbe un approccio irrazionale. Significherebbe continuare con politiche che si sono rivelate fallimentari per cento anni e che hanno portato a una rottura tra il popolo curdo e la Turchia. Pertanto, sia nell’approccio a Rêber Apo sia nei confronti del nostro Movimento per la Libertà, è necessario agire con serietà e responsabilità. Come movimento, possediamo la volontà e la determinazione di attuare un approccio politico che porti all’integrazione democratica con la Turchia, sulla base di una soluzione politica democratica che elimini il clima di conflitto e separazione che persiste da un secolo. È inoltre responsabilità storica dello Stato turco adempiere al proprio ruolo adottando politiche e intraprendendo azioni che consentano la realizzazione della nostra volontà e determinazione e rendano possibile l’integrazione democratica. La cittadinanza democratica e i nostri popoli devono rimanere vigili contro qualsiasi tentativo di sabotare il processo di pace e società democratica. Combattendo con maggiore efficacia l’isolamento imposto a İmralı, essi adempiranno alla propria responsabilità nel garantire il successo di tale processo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
July 3, 2026
UIKI ONLUS