Source - UIKI ONLUS

Rifondazione: “Libertà per Öcalan. Pace, diritti e democrazia per tutti i popoli della Turchia”
Il comunicato diffuso l’11 agosto dalla EU Turkey Civic Commission (EUTCC) richiama l’attenzione su un passaggio importante del processo di pace dopo l’approvazione da parte del Parlamento turco della nuova legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale. È un passo avanti, ma la pace non può fermarsi alla fine delle armi. La questione curda non si risolve senza il riconoscimento dei diritti politici, culturali e sociali del popolo curdo e senza una reale democratizzazione della Turchia: libertà politica e di espressione, rispetto della rappresentanza democratica, Stato di diritto e fine della repressione del dissenso. La nota diffusa nello stesso giorno dal DEM Parti conferma questa valutazione: la legge costituisce un primo passaggio giuridico importante, ma non rappresenta la soluzione definitiva della questione curda. È positivo che il processo venga sottratto alla sola gestione securitaria e riportato sul terreno politico e parlamentare; ora questo passaggio deve tradursi in diritti e democrazia reali. Resta intollerabile la condizione detentiva di Abdullah Öcalan. Non è possibile riconoscergli un ruolo centrale nel processo di pace e contemporaneamente mantenerlo in condizioni che gli impediscono di comunicare liberamente e di partecipare pienamente al processo. Anche il DEM Parti indica la sua condizione tra i nodi ancora irrisolti. Rifondazione Comunista chiede la liberazione di Abdullah Öcalan. Siamo da sempre al fianco della lotta del popolo curdo per l’autodeterminazione, la libertà e il riconoscimento dei propri diritti. Ma la questione curda riguarda anche il futuro democratico dell’intera Turchia: la libertà dei curdi, delle opposizioni, delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici e di tutte le forze democratiche appartiene alla stessa battaglia. Il processo aperto è un’occasione storica e non può essere lasciato a metà. Alla fine della lotta armata devono corrispondere atti politici altrettanto coraggiosi da parte delle istituzioni turche. Una pace vera richiede uguaglianza, diritti, partecipazione democratica e riconoscimento della dignità del popolo curdo. Una soluzione politica della questione curda rappresenterebbe inoltre un contributo decisivo alla pace dell’intera regione. Anche l’Unione europea deve assumersi le proprie responsabilità. Non può limitarsi a osservare. Deve utilizzare il proprio peso politico nei rapporti con Ankara per sostenere il processo di pace, la democratizzazione della Turchia e il rispetto dei diritti umani. L’EUTCC chiama esplicitamente l’UE e il Parlamento europeo a svolgere questo ruolo. Libertà per Abdullah Öcalan. Diritti e autodeterminazione per il popolo curdo. Democrazia per tutti i popoli della Turchia. Pace in tutto il Medio Oriente. Anna Camposampiero, resp. Esteri Prc-Se Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se
August 22, 2026
UIKI ONLUS
HPG: Siamo concentrati sulla libertà fisica di Abdullah Öcalan
Le HPG ha rilasciato una dichiarazione per celebrare il 15 agosto affermando: “Oggi tutte le forze della lotta per la libertà del Kurdistan, in primis la guerriglia per la libertà del Kurdistan e il nostro popolo patriottico sono concentrate sulla libertà fisica di Öcalan”. Il Centro stampa e comunicazione delle HPG ha dichiarato in un comunicato stampa diffuso in occasione dell’anniversario del 15 agosto 1984: “Celebriamo il 42° anniversario della gloriosa offensiva del 15 agosto che ha infranto la condanna a morte emessa contro i curdi e ha dato inizio alla lotta per l’esistenza e la libertà e ha permesso la rinascita del popolo curdo e la festa nazionale della resurrezione, innanzitutto a Rêber Apo [Abdullah Öcalan], leader e artefice di questa svolta storica; alle preziose famiglie dei nostri martiri che hanno portato avanti la nostra lotta fino ad oggi con il loro sacro sangue; ai nostri amici in tutto il mondo che sono stati al nostro fianco nella lotta; e a tutti i nostri compagni che combattono con abnegazione ovunque”. Il comunicato delle HPG prosegue: “La gloriosa offensiva del 15 Agosto si è svolta in condizioni in cui la lingua, l’identità e l’esistenza curda sono state negate, tutti i suoi valori sono stati esposti allo sfruttamento nella massima misura e il Kurdistan nel suo complesso è stato occupato e condannato alle tenebre più profonde. La storica svolta di Rêber Apo, la fondazione del PKK, l’accensione della miccia della resistenza da parte del compagno Mazlum Doğan con tre fiammiferi nella prigione di Amed e l’intensificazione di questa resistenza attraverso i combattenti della resistenza dei quattro e del 14 luglio, hanno costituitole basi dell’offensiva del 15 agosto 1984. In un’epoca in cui nessuno riusciva nemmeno a immaginare di sparare un colpo contro gli occupanti, i colonialisti o la giunta fascista del 12 settembre, intraprendere un’azione così eroica e dare inizio alla guerriglia ha portato a una rinascita e a una sollevazione del popolo curdo in ogni senso. Con il “primo proiettile” sparato il 15 agosto sotto la guida del compagno Mahsum Korkmaz, al fine di frantumare il multiforme colonialismo imposto al popolo curdo è iniziata la nostra lotta per l’esistenza e la libertà, segnando una svolta per i curdi e il Kurdistan. Il nostro popolo, che si è rigenerato dalle proprie ceneri grazie alla volontà apoista, ha spezzato le catene della schiavitù con la sua giusta e legittima lotta, ha superato la propria arretratezza ed è diventato portatore di un’ininterrotta marcia di eroismo. “In questo senso, commemoriamo con rispetto e gratitudine tutti i nostri martiri, incarnati nel comandante Egîd, comandante pioniere e simbolo dell’offensiva del 15 agosto, e rinnoviamo il nostro impegno a conseguire la vittoria realizzando i sogni dei nostri martiri.” L’offensiva del 15 agosto è stata un’iniziativa storica Il comunicato del Centro stampa e comunicazione delle HPG afferma inoltre: “L’offensiva del 15 agosto non è stata semplicemente un’azione militare o un’iniziativa difensiva temporanea. L’offensiva del 15 agosto è stata un intervento storico contro la spirale discendente di un popolo che era stato portato sull’orlo del baratro. Quest’offensiva le cui dimensioni nazionali, ideologiche, politiche, sociali e culturali sono state almeno altrettanto significative quanto la sua dimensione militare, è stata soprattutto una rivolta contro le catene della schiavitù e della sottomissione nella mente curda. Ha distrutto gli avamposti che il colonialismo aveva costruito nella mente del popolo curdo e ha dimostrato che i curdi e il Kurdistan sono realtà innegabili.” La rivoluzione della resurrezione ha innescato un processo rivoluzionario a livello intellettuale, sociale e democratico ovunque vivessero i curdi. A tal punto che la donna curda libera, emersa grazie alla rivoluzione della resurrezione, è oggi diventata una pioniera della vita libera, fonte di ispirazione per le donne di tutto il mondo, che la ammirano e la seguono con interesse. Questi sviluppi, che Rêber Apo ha descritto come una “rivoluzione nella rivoluzione”, hanno dato origine a una nuova identità curda, a una persona curda libera, a uno spirito apoista indomabile, a una coscienza apoista e ai suoi alti valori, che ora tutti abbracciano con orgoglio. “Se oggi è possibile parlare di curdi, di identità curda, di Kurdistan e di valori curdi, e della grandezza di questi valori, non c’è dubbio che l’offensiva del 15 agosto e la successiva lotta condotta dai guerriglieri, al costo di migliaia di martiri, abbiano giocato un ruolo decisivo in tutto questo”. Le HPG hanno aggiunto: “Il guerrigliero non è mai stato semplicemente un combattente ordinario o un esercito difensivo; è diventato l’espressione di una persona curda libera e nuova per il popolo curdo e il Kurdistan. Grazie alle alte qualità umane che ha coltivato in sé, al suo grande spirito di sacrificio, alla sua devozione per il paese e per il popolo, alla sua lotta a livello di eroismo, alla sua volontà indomabile, alla sua determinazione e al suo impegno senza pari, al suo stile di vita da derviscio liberato dall’individualismo, alla sua onestà e dedizione incondizionata, il guerrigliero si è guadagnato un posto nei cuori del nostro popolo. La fiaccola accesa dall’offensiva del 15 agosto, attraverso la sua dimensione spirituale e ideologica, ha liberato dall’individualismo, dall’impotenza e dalla passività, e ha costruito un’etica sociale di sacrificio basata sui principi di dedizione, cameratismo e vita comunitaria. Questa profonda posizione spirituale e ideologica è stata la fonte fondamentale di forza, consentendo al nostro popolo di preservare la propria resilienza anche nelle condizioni più difficili e di rifiutare La libertà di Öcalan è cruciale Le HPG hanno sottolineato che “al centro di tutti questi sviluppi storici, degli alti valori che sono stati creati e della lotta incessante che è stata condotta, si erge Rêber Apo. È un fatto noto in tutto il mondo oggi che la libertà di Rêber Apo, creatore e leader di tutti i valori umani, ideologici e sociali della nostra lotta, è indispensabile per il nostro popolo e per il nostro movimento. Oggi tutte le dinamiche della lotta per la libertà del Kurdistan, inizialmente la guerriglia per la libertà del Kurdistan e il nostro popolo patriottico, sono incentrate sulla libertà fisica di Rêber Apo; tutte le ricerche e gli approcci che non prendono come base la posizione e la libertà assoluta di Rêber Apo, e che ignorano questa realtà sono considerati nulli e privi di validità. Per 27 anni le migliaia di martiri che abbiamo dato nella lotta contro il sistema di tortura di Imralı e la Cospirazione Internazionale ci hanno lasciato lo stesso comando e testamento su questa base, e ognuno dei nostri martiri ha esalato l’ultimo respiro dicendo: “Bijî Serok Apo” (“Lunga vita al leader Apo”). Come guerriglieri per la libertà che seguono le orme dei martiri, sottolineiamo che la nostra resistenza e la lotta del nostro popolo continueranno senza sosta e con determinazione, con ogni mezzo e metodo, fino a quando Rêber Apo non avrà ottenuto la libertà fisica. Con questa speranza, fede e determinazione alla vittoria, celebriamo ancora una volta la festa della resurrezione del 15 agosto e in questa occasione ci impegniamo nuovamente a portare avanti con fermezza la nostra marcia “Leadership libera, Kurdistan libero” verso la vittoria. “Entrando nel 43° anno di lotta, auguriamo un successo straordinario a tutti i nostri compagni che hanno il cuore di Rêber Apo, al nostro popolo patriottico e agli amici del nostro popolo.”
August 15, 2026
UIKI ONLUS
La porta è stata aperta, stiamo entrando in una nuova fase della lotta democratica
ANKARA – Faik Özgür Erol, membro della delegazione del partito DEM per la circoscrizione di İmralı, ha definito “una restrizione ingiustificata” l’esclusione di alcune indagini e procedimenti giudiziari dall’ambito di applicazione della legge quadro, affermando che, una volta entrata in vigore la legge si avvierà un processo in cui verranno discusse rivendicazioni quali il diritto alla parità di cittadinanza, il diritto di usare la propria lingua madre, la libertà di espressione e di associazione e la democrazia locale. Un passo importante è stato compiuto sul piano politico e giuridico del processo di pace e società democratica in corso da quasi due anni, con l’adozione da parte del Parlamento della “Legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale”. Tuttavia l’esclusione di alcuni reati dall’ambito di applicazione della legge quadro, la mancata inclusione del “diritto alla speranza” e l’assenza di qualsiasi disposizione riguardante lo status del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan hanno acceso il dibattito sulla portata della legge e sulla sua effettiva completezza come quadro normativo. Fin dall’inizio del processo, i meccanismi di verifica, accertamento e monitoraggio sono rimasti all’ordine del giorno e sono stati nuovamente oggetto di esame in seguito all’approvazione della legge. Si moltiplicano inoltre le richieste affinché il Parlamento svolga un ruolo più attivo nel processo, e affinché vengano coinvolte le organizzazioni della società civile, gli ordini degli avvocati, le organizzazioni femminili e i sindacati. Al di là di queste questioni, l’attenzione si sta ora concentrando su come si svilupperà il processo in materia di diritti e libertà fondamentali una volta che la legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, in particolare per quanto riguarda la democratizzazione, l’autogoverno locale, la libertà di espressione e di associazione, nonché i diritti linguistici e culturali. Al di queste domande, l’attenzione si sta ora concentrando su come si svilupperà il processo in materia di diritti e libertà fondamentali una volta che la legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, in particolare per quanto riguarda la democratizzazione, l’autogoverno locale, la libertà di espressione e di associazione, nonché i diritti linguistici e culturali. Faik Özgür Erol, membro della delegazione di İmralı, ha risposto alle domande dell’Agenzia Mesopotamia (MA) in merito alla legge quadro e alle misure che si prevede di adottare nel prossimo futuro. Nonostante le notevoli lacune della legge, Erol ha affermato che essa ha creato una nuova base giuridica e politica per la risoluzione della questione curda. Ha aggiunto che il processo può ora entrare in una nuova fase in cui tali questioni saranno discusse e si potranno intraprendere ulteriori passi politici e legali.  Dopo quasi due anni di processo per la pace e la società democratica, il Parlamento ha finalmente approvato la tanto attesa legge quadro. Come valuta l’attuale fase del processo da un punto di vista politico e giuridico? Vi sono inoltre diffuse critiche riguardo ad alcune lacune presenti nella bozza di legge. Quali sono queste lacune?  Naturalmente, la bozza è ora diventata legge. Una volta pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, entrerà a far parte del quadro giuridico. Innanzitutto, vorrei augurare a tutti buona fortuna per questo sviluppo. Possa essere di beneficio a tutto il nostro popolo, a tutti gli 86 milioni. Desideriamo inoltre esprimere ancora una volta la nostra gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione di questa legge e al processo di discussione e valutazione della stessa. Credo che col tempo arriveremo ad apprezzare molto di più il significato e il valore di questa legge. Allo stesso tempo, però, ritengo necessario definirne la natura in modo più preciso. Avvicinandoci a questa fase del processo, abbiamo costantemente richiesto una “Legge sulla Pace”. Una Legge sulla Pace avrebbe dovuto essere più inclusiva, più focalizzata sul problema di fondo, più orientata alle soluzioni e più completa. Avrebbe inoltre dovuto individuare le cause profonde del problema e delineare una tabella di marcia per risolverlo. Come minimo, avrebbe dovuto essere una legge che incorporasse le fasi delineate e le conclusioni individuate nella relazione della commissione parlamentare. Nella sua forma attuale, questa legge può essere considerata una legge di pace? No. Dobbiamo essere chiari su questo punto. Abbiamo criticato aspramente le lacune della legge a questo riguardo. Tuttavia, pur non costituendo una Legge di Pace nel senso più pieno del termine, rappresenta un primo passo significativo verso una nuova fase del processo. Funge da quadro giuridico iniziale. Per la prima volta nella storia della Repubblica, questa legge ha aperto la possibilità che i curdi entrino a far parte della Repubblica attraverso un quadro giuridico. Quella porta è ora aperta. Affermate che è stata aperta la strada all’integrazione dei curdi nella Repubblica attraverso il sistema legale, in altre parole, che la porta è stata spalancata. Quali responsabilità hanno ora i vari attori coinvolti per garantire che questa porta sia pienamente aperta? Aprire completamente questa porta è ormai diventata una responsabilità primaria di tutti i democratici, i socialisti e chiunque abbia a cuore questo Paese. Questo è un aspetto della questione. Da un altro punto di vista, questa legge potrebbe rappresentare il passo più democratico compiuto nella storia della Grande Assemblea Nazionale turca. Nonostante tutte le sue lacune, da tempo sosteniamo che questa legge avrebbe rivestito una grande importanza. Forse, in questo senso, sono stati semplicemente sprecati mesi. Mesi persi in interminabili dibattiti sull’opportunità di procedere a una determinazione o a una verifica, su quale passo dovesse venire prima, e così via. Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a superare quei mesi e a raggiungere questo punto senza incontrare problemi o provocazioni di rilievo né dover affrontare una crisi seria. Eppure, il quadro emerso in Parlamento ha dimostrato quanto avessero ragione coloro che sostenevano che l’esistenza di una legge di questo tipo sarebbe stata così vantaggiosa per questo paese. Ciò ha dimostrato che provvedimenti basati su un consenso così ampio e sulla volontà democratica possono ottenere livelli di sostegno senza precedenti in questo Paese, come dimostra l’approvazione della legge con 468 voti. L’approvazione della legge da parte del Parlamento con 468 voti può essere considerata un’indicazione del livello di consenso e sostegno pubblico per il processo? In effetti, questo è anche un chiaro indicatore di ciò di cui questo Paese ha bisogno. In tal senso, credo che il processo abbia avuto successo in termini di costruzione del consenso e del sostegno sociale. Allo stesso tempo, dobbiamo considerare le vite che questa legge ha influenzato e influenzerà. Non si tratta di una legge che verrà promulgata oggi e attuata domani. Esiste un processo che prevede verifiche e valutazioni, seguite da una decisione del Consiglio di sicurezza nazionale (MGK). A mio avviso questi processi dovrebbero essere completati una volta stabilita una tabella di marcia concordata, e possono essere portati a termine senza protrarsi a lungo. Allo stesso tempo una volta che la legge inizierà ad essere attuata, le sue implicazioni andranno oltre lo status giuridico o il rimpatrio nel Paese di coloro che si trovano all’estero o nelle zone rurali; significheranno anche il rilascio di migliaia di persone dal carcere. Significherà anche il rinvio di circa 75.000-80.000 indagini e fascicoli giudiziari. Si tratta di una legge che influenzerà la vita di centinaia di migliaia di persone. Questi dati hanno inoltre evidenziato quanto ampio e profondo sia stato l’impatto del conflitto derivante dalla questione curda, sia all’interno che all’esterno del Paese, e ci hanno messo di fronte alla realtà di tale impatto.  Il disegno di legge esclude le indagini e i procedimenti penali relativi agli omicidi intenzionali commessi nell’ambito delle attività di un’organizzazione, nonché i reati commessi prima del 1° giugno 2005 che prevedono la pena dell’ergastolo o dell’ergastolo aggravato. Questa disposizione suggerisce forse che la legge non sia stata affrontata nella sua interezza? Come valuta questa affermazione? La questione di queste eccezioni ed esclusioni è stata anche uno degli aspetti più dibattuti della legge. Di fatto ne costituisce la lacuna più significativa. Fin dall’inizio, e per questi due anni, abbiamo sempre sostenuto che per risolvere un problema non si possono affrontare le sue diverse dimensioni separatamente. La soluzione deve essere completa. Abbiamo ripetutamente sottolineato questo punto. Tuttavia, certi riflessi, preoccupazioni politiche o forse la necessità di giustificare il processo ai propri elettori potrebbero aver portato a tale restrizione. Ma questa era una restrizione ingiustificata. Non era l’approccio corretto. La legge avrebbe dovuto tutelare tutti, a cominciare dal signor Öcalan. Perché è stato il signor Öcalan a plasmare questo processo fin dall’inizio e a portarlo al punto in cui si trova oggi. E così sarà anche in futuro. Pertanto la legge non aveva bisogno di includere tale restrizione. Detto questo, la legge non si limita a questa restrizione. Potrebbe approfondire la sua affermazione secondo cui “la legge non si limita a questa restrizione”? La legge prevede l’istituzione di un organo superiore una volta che entrerà in vigore. Accanto a questo organo superiore, verranno istituiti anche altri comitati. A questi comitati saranno conferiti diversi poteri nello svolgimento delle loro attività. In altre parole una volta che la legge sarà entrata in vigore e la decisione del Consiglio di sicurezza nazionale sarà stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, il comitato sarà autorizzato a condurre valutazioni periodiche, in particolare dopo l’avvio del rilascio dei prigionieri e del rimpatrio di coloro che si trovano all’estero.  Queste valutazioni periodiche da parte del consiglio gli conferiscono l’autorità di richiedere provvedimenti giudiziari, amministrativi e legislativi. Di conseguenza durante questo periodo, il consiglio potrà formulare tali richieste in conformità con lo scopo e l’ambito di applicazione della legge. Dico “in conformità con lo scopo e l’ambito di applicazione” perché non sono previste eccezioni. Nessun gruppo è stato escluso. In questo quadro la possibilità per la commissione di formulare tali richieste sulla base di una valutazione periodica potrebbe aprire la strada a un approccio giuridico che includa anche coloro che sono esclusi dalla legge. Come avverrà dunque tutto ciò? Dipenderà da come si svilupperà il processo. Credo che il processo sia ormai avviato e che sia importante mantenerlo su questa strada. Una volta che il processo sarà avviato nella giusta direzione, ci aspettiamo che, attraverso le valutazioni periodiche della commissione, tutti coloro che sono stati esclusi dalla legge vengano, nel tempo, inclusi nel suo ambito di applicazione. Questa è essenzialmente l’aspettativa. Questo è ciò che dovrebbe accadere. L’ambito di applicazione comprende sia il signor Öcalan sia tutti gli altri che sono stati esclusi. Le osservazioni di Bahçeli sul “diritto alla speranza”, ampiamente interpretate come un segnale di avvio del processo, sono tornate alla ribalta proprio il giorno in cui la legge quadro è stata presentata al Parlamento. Eppure, il “diritto alla speranza” non è stato incluso nella legge quadro. Lo status di Abdullah Öcalan sarà determinato esclusivamente da un’iniziativa politica, oppure verrà affrontato attraverso un meccanismo legale e istituzionale? Nel nostro recente incontro con il signor Öcalan a İmralı, egli ha condiviso la sua valutazione della legge. In sostanza l’ha descritta come una sorta di “accordo tra gentiluomini”, un’intesa in cui non tutto è necessariamente messo per iscritto, ma che si basa sulla fiducia e sulle garanzie. Abbiamo visto questo riflesso in tutti gli approcci del signor Öcalan fino ad oggi. Ogni volta che ha dato la sua parola su una questione ha mantenuto i suoi impegni fino alla fine. Ora credo che uno dei risultati più importanti che emergeranno dall’emanazione di questa legge sarà la creazione delle condizioni che consentiranno al signor Öcalan di lavorare liberamente.  Come avverra’?  La legge prevede l’istituzione di diversi organi. In effetti, ci aspettiamo che la legge crei tre organismi principali. Uno di questi è un organo di livello superiore, denominato Comitato di monitoraggio e valutazione. Esso riunirà le principali istituzioni che possono essere genericamente definite il nucleo dell’apparato di sicurezza turco, tra cui il Vicepresidente e i Ministeri della Giustizia, dell’Interno e degli Affari Esteri. Allo stesso tempo, riteniamo importante istituire una Commissione di monitoraggio in Parlamento, nonché un Comitato per la pace e l’integrazione politica che opererà a fianco di questi organi e svolgerà un ruolo nelle fasi di verifica, determinazione e impegno del processo.  A prescindere dall’attuazione della legge, questi organismi dovrebbero essere istituiti non appena la legge sarà promulgata. Il processo dovrebbe poi essere condotto in coordinamento tra i tre organi. Il Consiglio per la Pace e l’Integrazione Politica, o commissione, comunque lo si voglia chiamare, è anche l’organismo attraverso il quale il signor Öcalan svolgerà il suo ruolo. È un organismo che riflette sia il suo ruolo di promotore della pace sia il suo ruolo di promotore dell’integrazione politica. Per quasi 27 anni sull’isola di İmralı il signor Öcalan ha spesso usato un’espressione: “C’è una pozza, ma non c’è acqua”. In altre parole ha detto: “Voglio fare qualcosa, voglio dare il mio contributo, ma ho le mani legate e non ho i mezzi per farlo”. Con questa legge, emergeranno le basi per queste possibilità a livello ufficiale, legale e politico. Credo che questo sia uno dei risultati più importanti della legge. Grazie al lavoro di questa commissione, credo che presto potremo assistere al completamento dell’iter tecnico, alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta Ufficiale e all’entrata in vigore della legge. Le discussioni sulla verifica e la determinazione sono in corso fin dall’inizio del processo. Secondo il disegno di legge, verrà istituita una Commissione parlamentare di monitoraggio composta da 17 membri per sovrintendere alle attività contemplate dalla legge. Quali saranno le responsabilità della commissione? L’inclusione della Commissione parlamentare di monitoraggio in questo processo legislativo è, soprattutto, la chiara indicazione che nessun lavoro viene svolto senza il coinvolgimento del Parlamento. Questa è sempre stata una richiesta fondamentale per il signor Öcalan, per il movimento politico curdo e per le altre forze di opposizione democratiche in Turchia: che le questioni relative alla questione curda e alla risoluzione del conflitto vengano discusse in Parlamento. Come abbiamo visto durante i dibattiti su questa legge nonostante tutte le sue lacune, il Parlamento è in realtà un forum idoneo a condurre tali discussioni in modo significativo e sostanziale. Allo stesso modo, il Parlamento ha svolto questo ruolo nel processo di istituzione della commissione e nella preparazione della sua relazione. La Commissione parlamentare di monitoraggio consentirà al Parlamento sia di monitorare e supervisionare l’attuazione della legge una volta entrata in vigore, sia di monitorare e supervisionare il lavoro dei relativi organi. Allo stesso tempo la commissione avrà il compito di condividere i propri risultati con il pubblico e di tenerlo informato, individuando le esigenze legali derivanti dal processo futuro e, in quanto organo legislativo, garantendo che tali esigenze legali vengano soddisfatte. In questo senso ritengo che la Commissione di monitoraggio sia un organismo molto importante. C’è naturalmente, un consiglio esecutivo, che sarà responsabile della verifica, della determinazione e degli impegni. C’è anche quello che la legge definisce “Comitato per la pace e l’integrazione politica”. E ora abbiamo la Commissione parlamentare di monitoraggio. Ci auguriamo che tutti e tre si dimostrino organismi efficaci e sufficientemente competenti per portare avanti questo processo. Nell’ambito di questo processo, che tipo di processo politico e di lotta possiamo aspettarci di vedere in relazione a ulteriori leggi di democratizzazione, in particolare quelle che riguardano diritti fondamentali come l’autogoverno locale, la libertà di espressione e di associazione, la lingua e i diritti culturali? Il significato stesso di definire questa legge un primo passo risiede proprio in queste problematiche. In altre parole mentre questa legge contribuisce a risolvere, in una certa misura, le questioni fondamentali di natura legale e di illegalità, ci stiamo ora muovendo verso un processo in cui potremo discutere la risoluzione della questione curda nel suo complesso, comprese le richieste di pari cittadinanza, il diritto alla propria lingua madre, la libertà di espressione e di associazione e la democrazia locale. Il signor Öcalan lo ha espresso in modo molto diretto durante l’incontro: “Sono ancora fermo sulla mia posizione di 35 anni fa. Non è mai cambiato nulla. Lo dicevo allora e lo dico ora: fine della lotta armata e continuazione della lotta politica”. Pertanto il processo che stiamo intraprendendo con questa legge non è semplicemente un processo che conduce a una sorta di risultato finale. Segna l’inizio di una nuova fase di lotta. La lotta politica che scaturirà da questa legge sarà un periodo in cui tutte queste questioni saranno discusse e messe in pratica. Nella relazione della commissione, tutti i partiti politici rappresentati in Parlamento, compresi l’AKP e il CHP, si sono impegnati a quanto segue: La questione curda non si riduce a una mera questione di conflitto. Pertanto l’eliminazione delle condizioni per il conflitto non può essere limitata a sole misure legislative. Parallelamente sono necessarie soluzioni politiche, sociali ed economiche, qualunque esse siano, e occorre adottare i provvedimenti del caso. Il rapporto infatti, include numerose proposte concrete su questi temi. Stiamo quindi avviando un processo che svilupperà e approfondirà ulteriormente il quadro delineato nel rapporto della commissione, adattandolo maggiormente alla nostra realtà. L’attuazione di questa legge fornirà anche un forum per discutere la questione della lingua madre, la richiesta di parità di cittadinanza, il diritto alla libertà di espressione e di associazione, e il rafforzamento della democrazia e dell’autogoverno locale. Lei ha seguito da vicino questo processo per quasi due anni, incontrando sia la delegazione statale che Abdullah Öcalan. Durante questo periodo, abbiamo constatato che la fiducia è stata una delle questioni più importanti per la società. Sulla base della sua esperienza e delle sue osservazioni, come valuta l’impegno delle parti nel portare avanti il processo e nello sviluppo della fiducia reciproca? A questa domanda rispondo sempre allo stesso modo: “La fiducia è politica”. La fiducia è un fenomeno politico. Quando si tratta di questioni che riguardano la società e ampie fasce della popolazione, non possiamo affrontarle ponendoci domande come “Ci fidiamo di questa persona o di quella?” come faremmo nelle nostre relazioni personali. Qui la relazione è politica. Pertanto ogni questione qui affrontata, compresa quella della fiducia, deve essere affrontata politicamente. Se la lotta condotta finora, una lotta democratica popolare, è riuscita ad arrivare fin qui grazie alle sue dinamiche, allora dobbiamo portare avanti il processo basandoci sulle nostre dinamiche, sulle dinamiche della lotta del nostro popolo, sulle nostre specificità, sulla nostra struttura e, naturalmente, confidando nei nostri amici, alleati e compagni. Ma il successo di questo processo non andrà a beneficio solo di noi o di una sola parte della società. Basti guardare a ciò che abbiamo visto ieri sera. Ne beneficeranno tutti compresi coloro che si sono opposti con maggiore veemenza a questo processo. Questo è ciò che è stato sottolineato fin dall’inizio. Chi ne risentirebbe negativamente la pace? Chi perderebbe l’opportunità di ampliare lo spazio per i diritti democratici in un Paese? Chi ne subirebbe le conseguenze? Pertanto dobbiamo continuare a perseguire un percorso politico così giustificato e legittimo, e che è stato sviluppato con tanta cura politica. Ripeto: il percorso che ci attende non sarà facile. Sarà un percorso difficile. Dobbiamo riconoscerlo. Perché non possiamo davvero parlare né di un sistema repubblicano né di un sistema politico plasmato da una lunga storia di esperienza democratica e intriso di principi democratici. In un Paese in cui l’assenza di politica viene considerata politica, il leader Öcalan sta sinceramente cercando di tracciare con attenzione la strada da seguire. Questo merita di essere riconosciuto. Merita il nostro rispetto e deve essere trattato con il rispetto che gli spetta. Allo stesso tempo, affinché tutto ciò riceva il riconoscimento che merita, dobbiamo fare ciò che ci è richiesto attraverso la lotta democratica e politica. Non sarà un percorso facile, ma abbiamo sia la forza per superare queste sfide sia la determinazione per portarlo a termine.   MA / Selman Güzelyüz – Sema Bingöl
August 13, 2026
UIKI ONLUS
Il KNK invita le potenze internazionali a contribuire al processo di pace in Turchia
Per garantire il successo del processo in Turchia, il KNK invita la comunità internazionale, l’UE e i governi di Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti a contribuire alla pace attuando un cambio di rotta nelle loro politiche. Il KNK (Partito del Kurdistan) ha rilasciato una dichiarazione in merito alla legge quadro intitolata “Rafforzamento della solidarietà nazionale e della coesione sociale”, approvata lunedì dal Parlamento turco. Il Congresso Nazionale del Kurdistan che considera questo passo una “pietra miliare nel secolare conflitto curdo-turco”, ha dichiarato quanto segue: Il capo negoziatore per la parte curda, Abdullah Öcalan, ha compiuto passi storici in questa direzione sin dal suo appello per “Pace e una società democratica” del 27 febbraio 2025. Per garantire una risoluzione politica del conflitto, lui e il suo movimento hanno dichiarato congiuntamente la fine della strategia della lotta armata. Attraverso il dialogo con il suo movimento, Öcalan ha ottenuto lo scioglimento del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che fin dalla sua fondazione nel 1978, ha promosso la consapevolezza nazionale curda e ha reso possibile l’organizzazione nazionale, politica e sociale di fronte all’assimilazione e all’oppressione da parte dello Stato turco. E’ uno sviluppo positivo che il governo turco abbia finalmente preso atto delle iniziative del signor Öcalan e del movimento curdo e abbia risposto con questa legge; ora si spera che ciò possa aprire la strada alla pace e a una soluzione democratica della questione curda. Sebbene la legge quadro sia importante come primo passo verso una risoluzione pacifica del conflitto, non è sufficiente, perché la questione curda non può essere risolta unicamente con lo scioglimento del PKK, che è il fulcro della legge. La resistenza del PKK rappresenta la ventinovesima insurrezione curda dalla prima guerra mondiale, dopo la quale venne fondata la Repubblica di Turchia e i curdi furono privati dei loro diritti fondamentali dallo Stato turco con l’attivo sostegno internazionale. Il PKK non è stato la causa del conflitto, bensì una conseguenza della negazione e dell’oppressione dei curdi da parte dei successivi regimi in Turchia nel corso dell’ultimo secolo. L’UE e le potenze internazionali compiranno lo stesso passo verso la pace? Risolvere la questione curda non è solo una questione che riguarda la Turchia. Il conflitto dura da un secolo perché le potenze globali hanno alimentato le tensioni, in parte per promuovere i propri interessi. I paesi occidentali si sono schierati in questo conflitto e hanno stigmatizzato la diaspora curda nei propri paesi, mettendo al bando il PKK e definendolo un'”organizzazione terroristica”. Qualsiasi cambiamento in Turchia riguardo alla risoluzione della questione curda richiede anche un cambiamento di atteggiamento a livello internazionale nei confronti dei curdi. Ciò include la cessazione delle pressioni sul PKK, la revoca formale della sua designazione come organizzazione terroristica a livello mondiale e la fine della criminalizzazione dell’attivismo filo-curdo, in particolare in Europa. Circa 2,5 milioni di curdi vivono nella diaspora e le loro vite e il loro lavoro sono influenzati da queste politiche. Per garantire il successo di questo processo, invitiamo la comunità internazionale, e in particolare l’Unione europea e i governi di Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti, a contribuire alla pace attuando un cambio di rotta nelle loro politiche. La libertà del signor Öcalan è essenziale per il successo del processo Il signor Abdullah Öcalan svolge un ruolo centrale in questo processo. Affinché possa avere qualche speranza di successo, il suo contributo, in quanto interlocutore chiave per la parte curda, deve essere agevolato e tutelato da condizioni che consentano effettivamente la comunicazione, garanzie legali ed efficacia politica. Di particolare importanza a questo proposito è l’attuazione delle sentenze del 2014 della Corte europea dei diritti dell’uomo sul cosiddetto “diritto alla speranza”, che stabiliscono che l’ergastolo senza possibilità di rilascio costituisce una violazione del divieto di tortura e maltrattamenti. Gli Stati membri rappresentati nel Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa possono fornire il loro sostegno in tal senso, poiché la legge quadro non ha affrontato né la questione dello status né la durata della condanna del signor Öcalan. Poiché la questione curda rappresenta un problema anche in Siria e in Iran, una soluzione al conflitto in Turchia potrebbe avere un impatto positivo anche su questi due Paesi, dove il popolo curdo si trova ad affrontare sfide e un futuro incerto. “Il processo in Turchia, se coronato da successo, rappresenterebbe un passo significativo verso la de-escalation e la stabilità in tutto il Medio Oriente”.  
August 11, 2026
UIKI ONLUS
Inizia la seconda fase del processo
L’adozione della “legge quadro” da parte del Parlamento costituirà il primo passo giuridico compiuto dallo Stato e dal governo, segnando l’inizio della seconda fase del processo di pace e società democratica. “Tuttavia prima di iniziare a scrivere, ho seguito le notizie e ho appreso che il progetto di legge verrà votato in parlamento lunedì. Si spera che non venga rinviato ulteriormente e che, come previsto, la legge quadro venga approvata lo stesso giorno. Ciò porrebbe finalmente fine alla tesa attesa che si respira nella società. Dopotutto, la data è già stata modificata e rinviata almeno tre volte.” Come si può notare l’iter legislativo si è svolto in un clima di notevole tensione e difficoltà. Indubbiamente ciò deriva dalla mentalità e dall’approccio dello Stato e del governo. Queste forze non affrontano il processo nell’ottica di democratizzare la Turchia e risolvere la questione curda. La loro mentalità e le loro politiche di fondo rimangono incentrate sull’eliminazione del PKK e sul mantenimento di un approccio anti-curdo. Esprimono questo atteggiamento attraverso lo slogan “Una Turchia senza terrorismo”. Continuano a descrivere il PKK come un’”organizzazione terroristica” e parlano solo della sua “liquidazione”. In altre parole, mantengono lo stesso linguaggio che ha caratterizzato il periodo di guerra. Questo continua ad alimentare la sfiducia da parte curda, che cerca sinceramente la pace e una soluzione. Per questo motivo, sebbene la legge sia stata oggetto di discussione per lungo tempo, nessuno ne conosce il contenuto effettivo. Tutto si è svolto nel più assoluto riserbo, con estrema cautela. Eppure, questioni cruciali come la democratizzazione e la questione curda non possono essere affrontate in questo modo. Come si è visto questo approccio ha ripetutamente generato crisi, ognuna delle quali è stata risolta con una visita a Imralı e con la richiesta al leader curdo Abdullah Öcalan di trovare una soluzione. Chiaramente l’ultima visita a Imralı, il 2 agosto, si è svolta in quest’ottica a seguito della quale la delegazione del Partito DEM a Imralı ha annunciato che “era stato raggiunto un accordo”. Secondo tale annuncio, la legge sarebbe dovuta essere approvata dal Parlamento giovedì. La legge quadro, descritta come una normativa specifica riguardante il PKK, darebbe quindi inizio alla seconda fase del Processo di pace e società democratica. Come è noto il processo è iniziato con l’”Appello per la pace e una società democratica” del leader curdo Abdullah Öcalan, il 27 febbraio 2025. Tale dichiarazione ha definito il processo. Una spiegazione più ampia è stata poi fornita nel manifesto per la pace e la società democratica, pubblicato con il titolo “Manifesto per una società comunitaria democratica”. Naturalmente, importanti discussioni si erano già svolte dall’ottobre 2024 in preparazione dell’appello del 27 febbraio. Il 22 ottobre 2024 il leader dell’MHP, Devlet Bahçeli, chiese dal Parlamento ad Abdullah Öcalan di “sciogliere l’organizzazione e presentarsi davanti al gruppo parlamentare del Partito DEM”. Il giorno seguente, dopo aver incontrato suo nipote, Ömer Öcalan, quest’ultimo dichiarò di essere pronto a “spostare la questione dalla base della violenza al terreno della politica e del diritto” e di avere la capacità di farlo. In seguito, all’ex delegazione di Imralı del processo di pace del 2013 – Sırrı Süreyya Önder e Pervin Buldan – fu nuovamente permesso di far visita a Öcalan, aprendo la strada alla dichiarazione del 27 febbraio 2025. È quindi chiaro che Abdullah Öcalan ha avviato il processo con il suo Appello per la pace e una società democratica del 27 febbraio 2025. Successivamente Öcalan e la parte curda hanno intrapreso numerose azioni unilaterali che hanno fatto progredire la prima fase del processo. Tra il 5 e il 7 maggio 2025, il PKK ha tenuto il suo XII Congresso e in linea con l’appello di Öcalan, ha deciso di sciogliere l’organizzazione e porre fine alla sua strategia di lotta armata. L’11 luglio 2025, un gruppo di 30 guerriglieri guidati dalla co-presidente del Consiglio esecutivo del KCK, Besê Hozat, hanno bruciato pubblicamente le proprie armi. Il PKK ha inoltre riorganizzato le proprie posizioni nelle aree lungo il confine dove erano possibili scontri e ha ritirato le forze dalla Turchia che presentavano un rischio di confronto armato. Questi sviluppi hanno rivestito un’importanza storica e in precedenza erano stati quasi inimmaginabili. Attraverso questi passi, la parte curda ha dimostrato il proprio impegno per la pace e la democratizzazione dichiarando il completamento della prima fase del processo. Dall’inizio del 2026 si è sostenuto che il processo dovesse passare alla seconda fase, consistente in misure legali e politiche. Naturalmente ci si aspettava che fossero lo Stato e il governo dell’AKP ad adottare tali misure politiche e legali. Durante la prima fase, lo Stato e il governo si sono limitati a istituire una commissione parlamentare e a sovrintendere alla redazione di una relazione. Tale relazione raccomandava l’adozione di provvedimenti legislativi da parte dello Stato e del governo. Tuttavia dall’inizio del 2026, il governo dell’AKP ha a lungo insistito nel non intraprendere tali azioni legali. Né ha risposto in modo adeguato alla proposta di Öcalan avanzata già dai primi di febbraio, secondo cui “se il sistema giudiziario non può agire, la politica dovrebbe assumersi la responsabilità e prendere una decisione”. Gli sviluppi del più ampio conflitto regionale – la cosiddetta terza guerra mondiale – e in particolare l’andamento del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele hanno giocato un ruolo importante. Il governo dell’AKP attendeva un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti che potesse creare opportunità per sé stesso. Sperava inoltre che il vertice della NATO potesse indicare una via d’uscita. Quando queste aspettative non si sono concretizzate, ha infine deciso di procedere con la legge quadro per affrontare quelle che considerava le preoccupazioni esistenziali per la sicurezza della Turchia. Ora se la legge “fondamentale” o “quadro di riferimento” concordata a Imralı verrà approvata dal Parlamento, rappresenterà il primo passo legislativo compiuto dallo Stato e dal governo dando così inizio alla seconda fase del processo di pace e di integrazione democratica. Naturalmente questa legge da sola non risolverà tutti i problemi e saranno necessari ulteriori provvedimenti legislativi relativi al processo. Questa legge creerà semplicemente le condizioni giuridiche necessarie affinché il PKK, ormai sciolto, possa attuare concretamente la sua decisione. Ad esempio dovranno essere predisposti accordi legali che consentano agli ex membri del PKK che hanno deposto le armi o distrutto le proprie armi di partecipare alla vita politica democratica. Allo stesso modo la legge antiterrorismo dovrà essere abolita o modificata, il linguaggio bellico sostituito da quello della pace e le istituzioni che hanno esercitato repressione e violenza contro la popolazione, tra cui il JITEM e il sistema delle guardie di villaggio, dovranno essere smantellate. In questo modo si dovrà sviluppare il quadro giuridico definito “leggi sull’integrazione democratica”, ovvero leggi volte a democratizzare la Turchia e a risolvere la questione curda. Bisognerà inoltre garantire la piena libertà di pensiero, di espressione e di organizzazione. Nonostante tutto ciò, l’approvazione della legge quadro rimane, come ha affermato Öcalan, un passo di importanza storica. Ha espresso il significato di questo primo passo con le parole: “Un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo”. In altre parole la strada intrapresa è estremamente lunga e può essere percorsa solo passo dopo passo. Il punto è che la democratizzazione della Turchia, fondata sulla libertà curda, richiede un impegno a lungo termine e rappresenta un’impresa storica. Questo percorso è stato definito “Integrazione Democratica”. Allo stesso tempo i suoi potenziali benefici sono stati ripetutamente evidenziati. Sono stati compiuti passi che pochi avrebbero potuto immaginare in precedenza, unilateralmente e con grande determinazione nel tentativo di superare il clima di sfiducia. Durante tutto il processo è stato costantemente sottolineato un ulteriore punto: che si tratta di un processo di lotta e che può avere successo solo attraverso la lotta sociale. Ora questa lotta sociale deve essere sviluppata in modo più organizzato ed efficace. Invece di adagiarsi sugli allori a causa della legge, il compito è quello di mobilitarsi per garantire che i prossimi passi vengano compiuti con successo. Chiaramente, la natura del percorso che ci attende è stata sottolineata da tempo.   Fuat Ali Riza Fonte: Yeni Ozgur politika Foto: Erkan GÜLBAHÇE
August 9, 2026
UIKI ONLUS
Commissione donne del KNK: Şengal è di nuovo sotto minaccia
La Commissione delle donne del KNK ha rilasciato una dichiarazione in occasione dell’anniversario del genocidio di Shengal. In occasione del dodicesimo anniversario del genocidio di Shengal, la Commissione delle donne del KNK ha rilasciato una dichiarazione per ricordare e rendere omaggio a tutte le vittime. Il 3 agosto 2014, a Şengal si sono consumati simultaneamente due genocidi. Uno mirava allo sterminio fisico del popolo yazida; l’altro era un genocidio culturale perpetrato attraverso il femminicidio contro le donne yazide, principali custodi della cultura e dell’identità yazida. L’obiettivo non era solo la distruzione fisica degli yazidi, ma la loro completa eliminazione dalla faccia della terra. La dichiarazione afferma: “Attraverso migliaia di anni di resistenza, gli yazidi, e in particolare le donne Yazidi in quanto custodi della cultura e dell’identità, hanno preservato i fondamenti essenziali dell’identità curda nella regione. Per questo motivo, le donne yazide sono diventate bersaglio di alcune delle atrocità più brutali del secolo. Sono state rapite, violentate, torturate e vendute nei mercati degli schiavi. Migliaia di donne risultano ancora oggi disperse.” Il genocidio del 3 agosto 2014 è stato perpetrato sotto la bandiera dell’ISIS (Daesh). Negli ultimi giorni una nuova minaccia è emersa attorno a Şengal sotto le spoglie del conflitto sunnita-sciita. Tuttavia non si tratta fondamentalmente di un conflitto sull’Islam sunnita o sciita. Piuttosto si tratta di ottenere il controllo della regione nell’ambito di nuovi obiettivi strategici. Il comunicato aggiunge: “Per secoli, Şengal è stata una patria sacra per il popolo yazida. Occupa una regione di confine strategicamente importante che collega il Kurdistan settentrionale (Bakur), meridionale (Başûr) e occidentale (Rojava). Si trova inoltre nella provincia di Ninive (Mosul), un’area che è stata ripetutamente al centro di lotte di potere tra governanti turchi, arabi e persiani e che continua a essere sotto la stretta osservazione delle potenze internazionali.” Oggi, l’Ezidxan si trova ancora una volta intrappolato nel mezzo della competizione geopolitica tra potenze regionali e globali. Inoltre oltre a fornire assistenza umanitaria, i governi e i parlamenti che hanno riconosciuto il genocidio yazida non hanno adottato alcuna misura politica significativa per garantire un futuro sicuro al popolo yazida. Il comunicato prosegue: “Al contrario le organizzazioni femminili e la società civile di Ezidxan hanno costantemente chiesto l’istituzione di uno status autonomo per la regione nell’ambito del quadro costituzionale iracheno. Pertanto chiediamo quanto segue: – Per garantire giustizia a Şengal, è necessario ritrovare le donne yazide scomparse e assicurare alla giustizia coloro che hanno pianificato, istigato e perpetrato il genocidio. – Sebbene il riconoscimento del genocidio contro gli yazidi da parte di molti Stati rappresenti un passo positivo, le minacce che incombono sul popolo yazida non sono ancora state eliminate nella pratica. I governi e i parlamenti che hanno riconosciuto il genocidio dovrebbero inoltre svolgere un ruolo diplomatico e politico attivo, in collaborazione con il governo iracheno, per garantire agli Yazidi di Şengal l’autonomia e l’autogoverno, in modo che possano proteggersi. – Shengal deve diventare una regione autonoma affinché il popolo yazida possa difendersi, praticando liberamente la propria fede e preservando la propria cultura. – Shengal deve diventare una regione autonoma affinché le donne yazidi possano vivere in libertà e senza paura.
August 1, 2026
UIKI ONLUS
Non tenere conto della situazione di Rêber Apo ostacolerebbe l’attuazione della legge
La leadership del movimento curdo per la libertà ha lanciato importanti avvertimenti in merito al quadro giuridico che dovrebbe essere presentato al Parlamento affermando: “Non tenere conto dello status di Rêber Apo nella legge ne ostacolerebbe l’attuazione”. La leadership del movimento ha rilasciato una dichiarazione sul quadro giuridico che dovrebbe essere sottoposto al Parlamento nell’ambito del Processo di pace e società democratica. Nella dichiarazione si afferma che la legge fondamentale non viene trattata con sufficiente serietà, che persistono problematiche relative al linguaggio e alla terminologia utilizzata e che il quadro giuridico dovrebbe tenere conto dello status del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. La dirigenza del movimento ha dichiarato quanto segue: «Il dibattito sulla legge quadro, che riguarda il futuro dei popoli della Turchia, prosegue in varie forme e trova riscontro nella sfera pubblica. Sulla base di questi dibattiti e delle informazioni disponibili da fonti aperte, crescono i dubbi sulla serietà con cui questa legge viene affrontata.»  Durante l’incontro del 20 luglio, Rêber (Leader) Apo ha sottolineato che la legge non deve essere restrittiva, semplicistica o inadeguata a servire il futuro, e che si devono tenere in considerazione le sensibilità di tutte le parti. Questo perché ci si aspetta che la legge rappresenti un passo importante verso il superamento della secolare divisione tra il popolo curdo e lo Stato turco. È quindi fondamentale che la legge miri a raggiungere la pace. La scelta del linguaggio e delle parole è fondamentale per il processo Come accade in tutto il mondo, la pace inizia innanzitutto dal linguaggio. Continuare a usare i termini “terrorismo” e “organizzazione terroristica” per un’organizzazione che si è sciolta e ha posto fine alla lotta armata contro la Turchia complicherebbe un processo che riguarda il futuro dei nostri popoli. Dimostrerebbe inoltre fin dall’inizio, una mancanza di rispetto per queste sensibilità. In breve è fondamentale per il progresso del processo che il linguaggio, la scelta delle parole e il contenuto siano coerenti con il suo scopo.  Non c’è dubbio che, quando si tratta di risoluzione dei conflitti le parti cerchino di garantire che le misure da adottare siano al contempo accettabili e attuabili. Rêber Apo e il nostro movimento ne sono consapevoli. Se si vuole che questo sia un autentico processo di risoluzione e non una tattica dilatoria, questo deve essere l’approccio. Gestione del processo e delle decisioni prese Come movimento, abbiamo sempre sottolineato che Rêber Apo deve svolgere un ruolo attivo nel soddisfare i requisiti dell’Appello per la pace e la società democratica. A tal fine abbiamo ripetutamente affermato che è necessario chiarire la posizione di Rêber Apo e garantirne la libertà. Questo perché, senza il coinvolgimento diretto e la guida di Rêber Apo nel processo, non sarà possibile soddisfare i requisiti né delle decisioni prese né della legge. Lo status di rêber apo deve essere chiarito In merito alla questione dello status di Rêber Apo, Devlet Bahçeli ha affermato che Rêber Apo dovrebbe essere il coordinatore della pace e della transizione politica. Anche le discussioni tenutesi a İmralı hanno concordato sul fatto che Rêber Apo debba essere il coordinatore della pace e della transizione politica e hanno definito il suo ruolo nell’attuazione della prossima legge. Secondo le informazioni disponibili da fonti aperte, non tenere conto dello status di Rêber Apo nella legge ostacolerebbe la sua attuazione fin dall’inizio. Da questo punto di vista, è importante chiarire lo status di Rêber Apo, che è l’interlocutore e il capo negoziatore. D’altro canto, ridurre il Processo di pace e società democratica al solo disarmo non è coerente con lo spirito del processo stesso. Definire la legislazione come legge fondamentale o legge quadro implica che seguiranno ulteriori leggi e che verranno compiuti ulteriori passi. Pertanto, chiarire che la legislazione in arrivo è una legge fondamentale e sottolineare che il processo proseguirà con leggi di democratizzazione volte a risolverne le problematiche, rassicurerebbe tutti i cittadini turchi e rafforzerebbe la fiducia nel processo. Come abbiamo ripetutamente affermato in precedenza, chiariremo la nostra posizione e il nostro approccio dopo aver esaminato la legge. Non c’è dubbio che, se la legge sarà favorevole, sosterremo il processo e adempiremo alle nostre responsabilità.
July 30, 2026
UIKI ONLUS
Il KNK chiede un’azione internazionale contro i crimini di guerra dell’Iran
Il KNK chiede alle Nazioni Unite (ONU) e ad altre organizzazioni internazionali di aumentare la pressione su Teheran affinché cessi gli attacchi e ritenga il Paese responsabile di quelli che definisce crimini di guerra. La Commissione per ambiente e i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha inviato una lettera ufficiale e urgente alle Nazioni Unite, alle organizzazioni per i diritti umani e alle istituzioni internazionali in merito ai crimini di guerra e alla distruzione ambientale commessi nella Regione del Kurdistan dall’esercito iraniano e dai suoi alleati. La dichiarazione afferma che oltre 900 attacchi missilistici e con droni hanno preso di mira il territorio, le foreste e le aree residenziali della Regione del Kurdistan dall’inizio del 2026 alla fine di luglio. Secondo i dati ufficiali forniti dal Governo regionale del Kurdistan, tra il 28 febbraio e il 20 aprile 2026 sono stati registrati circa 809 attacchi, di cui 701 con droni suicidi e 108 con missili. “Il team del CPT ha riferito che 751 attacchi sono stati effettuati durante i primi tre mesi del conflitto. Di questi, 298 sono stati lanciati direttamente dal Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, mentre 453 sono stati effettuati da gruppi armati iracheni legati all’Iran”, si legge nella dichiarazione. Il KNK ha inoltre affrontato la questione dell’uso di armi proibite, affermando che le prove disponibili indicano che il corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane ha utilizzato esplosivi contenenti fosforo bianco durante un attacco con droni contro il quartier generale del Partito della libertà del Kurdistan (PAK) a Erbil il 19 luglio 2026. Secondo la dichiarazione nove combattenti Peshmerga hanno riportato gravi ustioni nell’attacco e hanno mostrato sintomi compatibili con un’esposizione a sostanze tossiche. “A seguito di questi attacchi, migliaia di ettari di foresta sul monte Goyje a Sulaymaniyah e vigneti nella regione di Zergwêzê sono stati distrutti dal fuoco. L’uso del fosforo bianco contamina il suolo e l’acqua e provoca l’acidificazione del terreno. Ciò costituisce un grave crimine ambientale e, ai sensi del Protocollo III della convenzione pertinente, è considerato un crimine di guerra.” La dichiarazione del KNK si conclude con le seguenti richieste: “Le Nazioni Unite (ONU) e l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) devono condurre un’indagine sul campo in merito al presunto utilizzo di fosforo bianco. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) deve valutare l’entità del danno ambientale. Il governo iracheno deve esercitare pressioni diplomatiche sull’Iran affinché interrompa i suoi attacchi in conformità con le linee guida delle Nazioni Unite”.
July 24, 2026
UIKI ONLUS
Abdullah Öcalan: Le legge negativa deve essere trasformata in legge positiva
Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e legislativo, la completa eliminazione del conflitto e delle armi dall’equazione e l’apertura di un capitolo completamente nuovo. In una dichiarazione diffusa tramite la delegazione di İmralı, Abdullah Öcalan ha affermato che all’alleanza curdo-turca devono essere fornite garanzie legali attraverso provvedimenti legislativi e ha aggiunto: “È possibile vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. La legge negativa deve essere trasformata in legge positiva”. I membri della delegazione di İmralı del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM Party), Pervin Buldan, Özgür Faik Erol e Mithat Sancar, hanno rilasciato una dichiarazione scritta in merito al loro incontro di ieri con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Secondo quanto riportato nel comunicato, la riunione, durata cinque ore, ha incluso discussioni sugli sviluppi politici, sul processo in corso, sulla costruzione di una società democratica e su come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Il comunicato recitava: Come delegazione del partito DEM di İmralı, abbiamo tenuto un incontro approfondito con il signor Abdullah Öcalan dopo una lunga pausa. Durante l’incontro, abbiamo discusso in dettaglio degli sviluppi politici nella regione, della costruzione di una società democratica, dello stato attuale del processo di pace e di come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Durante l’incontro, il signor Öcalan ha rilasciato le seguenti dichiarazioni da condividere con l’opinione pubblica: «Restiamo impegnati ad adottare misure in linea con lo spirito dell’appello del 27 febbraio e a risolvere la questione nel quadro della legge di fratellanza.» Siamo sul punto di trasformare in un quadro giuridico la storica alleanza e unità curdo-turca, una realtà storica in Anatolia rimasta inscindibile in ogni periodo critico. La verità che “Se si separa il turco dal curdo, non rimane più alcun curdo; se si separa il curdo dal turco, non rimane più alcun turco, rende necessario sviluppare i principi giuridici di coesistenza e uguaglianza. E’ tempo di cerare una base giuridica È giunto il momento di gettare le basi giuridiche che tengano conto delle sensibilità di tutte le parti. Consapevoli che tracciare pazientemente questo percorso rappresenta un’opportunità storica, dobbiamo abbandonare approcci semplicistici e limitati che non servono al futuro e lavorare insieme per costruire una vita condivisa. Nel quadro delineato nella relazione redatta dalla Commissione per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia della grande assemblea nazionale turca, ognuno deve fare la propria parte per avviare il processo legale e legislativo, eliminare completamente il conflitto e le armi e aprire un capitolo completamente nuovo.   Il futuro condiviso dell’Anatolia L’alleanza curdo-turca è la pietra angolare del futuro condiviso dell’Anatolia. Ogni passo che compiamo deve essere guidato dalla cultura di queste terre. Attraverso misure legislative, è possibile fornire garanzie giuridiche durature a questa alleanza e vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. Il diritto negativo deve essere trasformato in diritto positivo. La storia ci offre l’opportunità di costruire una vita condivisa e di aprire un capitolo completamente nuovo, fondato sull’uguaglianza e sulla giustizia. Credo fermamente che coglieremo insieme questa opportunità. Come delegazione, consideriamo storico l’importante appello del signor Öcalan e ribadiamo ancora una volta la nostra determinazione a proseguire un dialogo costruttivo con tutte le istituzioni competenti, in primis la grande assemblea nazionale turca, per far progredire il processo con un approccio orientato ai risultati e per raggiungere una soluzione duratura basata sul diritto di fratellanza.   Delegazione di İmralı del partito Dem   21 luglio 2026”
July 21, 2026
UIKI ONLUS
Leadership del movimento: la legge deve tutelare Abdullah Öcalan e l’intero movimento
In una dichiarazione sul processo in corso, la leadership del movimento ha affermato che la legge da emanare dovrebbe includere Abdullah Öcalan e tutti i membri del movimento in modo da consentire la loro partecipazione alla politica democratica. La dirigenza del movimento ha rilasciato una dichiarazione sulla legge quadro attualmente in discussione nell’ambito del Processo di pace e società democratica. Richiamando l’attenzione su notizie e dichiarazioni provenienti da ambienti filogovernativi secondo cui la legge non si applicherebbe al leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, la dirigenza del Movimento ha sottolineato che qualsiasi legge che non preveda la libertà di Abdullah Öcalan equivarrebbe a sabotare il processo. Volontà unilaterale e imposizione La dichiarazione rilasciata a nome della leadership del movimento afferma: “Non è stato consentito alcun incontro con Rêber (leader) Apo negli ultimi due mesi. In un momento in cui è in corso il Processo di pace e società democratica volto a risolvere la questione curda, impedire gli incontri con il capo negoziatore del popolo curdo è difficile da giustificare. Dopo gli incontri con la delegazione dell’AKP e Devlet Bahçeli, la delegazione del partito DEM ha annunciato che era stato raggiunto un accordo sull’emanazione della legge quadro a luglio. Due o tre giorni dopo, è stato anche annunciato che la delegazione del partito DEM avrebbe incontrato Rêber Apo il 23 luglio. Il presidente e diversi funzionari dell’AKP hanno ripetutamente sottolineato l’importanza di questo processo. Il fatto che non sia stato consentito alcun incontro con la parte principale del processo per due mesi dimostra il divario tra retorica e pratica. Se si deve emanare una legge quadro necessaria per una risoluzione, non può essere basata sulla volontà unilaterale e sull’imposizione. Il consenso si raggiunge conciliando le posizioni di tutte le parti. Pertanto occorreccorre tenere conto della bozza di proposta e delle idee presentate da Rêber Apo. Come movimento, abbiamo già presentato pubblicamente le nostre posizioni. Non avevamo intenzione di rilasciare una nuova dichiarazione. Tuttavia a seguito all’incontro tra il partito DEM e l’AKP, sono state espresse nuovamente alcune valutazioni inaccettabili riguardo alla legge quadro. Alcune figure vicine all’AKP hanno affermato che la legge quadro non conterrebbe alcuna disposizione riguardante Rêber Apo e che anche la leadership del movimento ne sarebbe esclusa. Una legge che non garantisca la libertà fisica di Rêber Apo non risolverebbe alcun problema. Al contrario, equivarrebbe a sabotare il processo. Pertanto la libertà di Rêber Apo deve essere garantita per legge. Solo se una legge quadro lo prevede si potranno compiere progressi sulle questioni in discussione. L’attore cemtrale del processo Tutti coloro che desiderano che il processo di pace e di creazione di una società democratica progredisca devono riconoscere che Rêber Apo è l’attore centrale di questo processo, e che tale ruolo può essere sancito solo per legge. È importante che non solo il governo, ma anche tutte le forze politiche di opposizione e le organizzazioni della società civile adottino una posizione positiva sul ruolo di Rêber Apo quale principale interlocutore per il successo del processo. Solo quando queste questioni saranno formalizzate a livello giuridico si potrà raggiungere una soluzione. Se si vuole risolvere un conflitto che dura da 50 anni, portandolo su basi legali e politiche, escludere la leadership del movimento dal contesto politico in cui la democrazia può avere luogo non porterà a una soluzione. Pertanto, la natura della questione richiede l’emanazione di una legge che garantisca la partecipazione alla vita politica democratica dell’intero movimento, dal suo leader ai suoi combattenti, con piena libertà di organizzazione e di espressione. Un approccio che riduce il problema delle armi Non c’è dubbio che si debbano intraprendere azioni immediate per garantire la risoluzione dei problemi. Tuttavia una legge incompleta e lacunosa nell’affrontare la questione produrrà conseguenze indesiderabili. Pertanto il consenso raggiunto attraverso il dialogo con Rêber Apo deve tradursi in una legge che non lasci spazio ad ambiguità. Questa legge riguarda non solo il nostro movimento , ma anche l’intero popolo curdo e gli ambienti democratici della Turchia. Potrà avere successo solo se riceverà il sostegno necessario. Né la Turchia né il nostro popolo possono permettersi un fallimento. È fondamentale che questa legislazione, che costituirà la legge fondamentale per la risoluzione della questione curda, sia ben elaborata, poiché contribuirà a risolvere le sfide interne ed esterne della Turchia. Un approccio che riduca la questione alla sola deposizione delle armi non può certo portare al successo questo processo. La democratizzazione non è l’unica soluzione Porre fine al conflitto e risolvere la questione curda sono questioni di democratizzazione. Se non si vuole insistere sul conflitto, sulla violenza e sulla guerra, la democratizzazione è l’unica via per risolvere il problema. Qualsiasi politica che non dia priorità alla democratizzazione equivale a perpetuare il conflitto e la guerra. Per questo motivo, Rêber Apo insiste su una soluzione basata sulla pace e sulla società democratica, al fine di porre fine a decenni di conflitto. Anche il nostro movimento crede che questa sia l’unica soluzione e lo ha chiaramente dimostrato con la sua posizione. Invito a raccogliere il processo La democratizzazione non può essere lasciata esclusivamente alle iniziative delle organizzazioni e dello Stato. Le istituzioni democratiche e le organizzazioni della società civile devono svolgere un ruolo attivo nel promuovere la democratizzazione. Aspettare che lo Stato intervenga significa non comprendere la storia e le dinamiche della lotta per la democratizzazione. La democratizzazione si realizza attraverso la lotta e attraverso le tensioni con lo Stato. Pertanto, nel processo di pace e di costruzione di una società democratica, è essenziale organizzarsi, costruire strutture sociali democratiche e lottare, senza aspettarsi che sia lo Stato ad agire. A questo proposito, tutti i popoli della Turchia e le forze democratiche devono abbracciare il processo di pace e di costruzione di una società democratica e intensificare la lotta per la democrazia.  
July 20, 2026
UIKI ONLUS
YPJ: Salvaguarderemo le conquiste della Rivoluzione del 19 luglio
Le YPJ hanno affermato che la leadership delle donne è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio e che le Unità di protezione delle donne hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Il Comando Generale delle Unità di protezione delle donne (YPJ) ha rilasciato una dichiarazione in occasione del 14° anniversario della Rivoluzione del 19 luglio nel Rojava. La dichiarazione delle YPJ include quanto segue: «La Rivoluzione del Rojava, iniziata il 19 luglio 2012, è stata presentata al mondo come una visione e una convinzione di vita libera. Durante gli anni che sono diventati noti come la Primavera dei Popoli, i regimi autoritari hanno risposto a ogni richiesta di diritti e libertà con repressione e violenza, cercando di sfruttare quei movimenti per i propri interessi.» Nel Rojava, tuttavia, le popolazioni della regione hanno compiuto una scelta che ha cambiato il loro destino. Ogni rivoluzione rivela la sua vera natura nel corso del suo svolgimento; una rivoluzione non è qualcosa che inizia da zero né qualcosa che finisce, bensì un processo continuo e duraturo. La Rivoluzione del Rojava nacque come risposta dei popoli liberi all’autoritarismo e al dominio, aprendo un nuovo capitolo della storia in nome della libertà dei popoli. Guidati dal popolo curdo e ispirati dalla filosofia della Nazione Democratica, i popoli della regione hanno dimostrato dal primo giorno della rivoluzione fino ad oggi, la capacità di difendere le proprie conquiste e di rimanere saldi di fronte a ogni sfida. Questa filosofia di una vita libera e uguale, con le donne in prima linea, è diventata un fondamento solido. Grazie alle sue idee e alla sua visione, il leader Apo (Abdullah Öcalan) ha unito i popoli della regione attorno al modello della modernità democratica e ha gettato le basi per un sistema di organizzazione sociale strettamente legato alla rivoluzione delle donne nel Rojava. Oggi, la Rivoluzione del Rojava entra nel suo quindicesimo anno, dopo quattordici anni di lotta ininterrotta. Nel quattordicesimo anniversario della Rivoluzione del 19 luglio, porgiamo le nostre congratulazioni al leader Apo, ai feriti della rivoluzione e a tutte le donne e i popoli che vi hanno preso parte. La sollevazione popolare contro il regime autoritario del partito Ba’ath ha segnato un nuovo inizio per la trasformazione della regione. Nel corso della storia, il popolo curdo ha sempre respinto le politiche nazionaliste di oppressione perseguite dagli stati. Si è opposto al regime ba’athista e in seguito ha resistito agli attacchi lanciati da gruppi armati contro la regione, riuscendo infine a costruire un proprio governo autonomo. Attraverso il modello della Nazione Democratica e il principio del diritto a una vita uguale, è stato creato uno spazio per tutti i popoli, compresi arabi, turkmeni, armeni, siriaci, assiri e chiunque viva nella regione. Di conseguenza, tutti questi popoli sono giunti a considerare la Rivoluzione del 19 luglio come la propria rivoluzione e come un cammino verso la libertà. Nonostante i calcoli delle potenze che ambivano al dominio nella regione, tali piani fallirono ripetutamente perché le donne e i popoli trovarono la loro libertà nel modello della Rivoluzione del Rojava. Ogni attacco contro la rivoluzione incontrò la resistenza popolare e i popoli liberi rimasero fermamente impegnati nella loro rivoluzione. Le Unità di Protezione Femminile sono sempre state la pietra angolare della salvaguardia e del sostegno della Rivoluzione del 19 luglio. Dalle prime linee della battaglia alla guida della società, hanno svolto un ruolo pionieristico con immensi sacrifici. Una delle caratteristiche distintive della storia della Rivoluzione del Rojava è stato il ruolo centrale delle donne, che ha reso la rivoluzione fonte di ispirazione per persone in tutto il mondo. Questa realtà è innegabile. La leadership femminile è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio, e le Unità di Protezione Femminile hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Grandi sacrifici sono stati compiuti per la libertà e la pace in una patria libera. Nel corso di quattordici anni di rivoluzione, ogni giorno è stato segnato dai sacrifici di bambini cresciuti in condizioni difficili. Le combattenti delle Unità di protezione delle donne (YPJ), delle Unità di protezione del popolo (YPG) e delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno difeso la patria con tutte le loro forze, sacrificando la propria vita. Il nostro popolo continua a crescere i propri figli in circostanze difficili, ma senza esitazione li dedica alla difesa della patria e alla dignità dell’umanità. I nostri amati figli e figlie hanno dato la vita per la libertà del loro popolo e per la dignità dell’umanità. Per questo motivo, la Rivoluzione del 19 luglio è unica e diversa da qualsiasi altra rivoluzione al mondo. Preserveremo per sempre l’eredità che ci è stata affidata dai nostri martiri. Ricordiamo ancora una volta i martiri Berîvan, Devrim, Slava, Kelhat, Arîn, Ziyad, Sîdar, Şîlan, Denîz, Raman e Koçerîn, insieme a tutti i martiri della rivoluzione, e rinnoviamo il nostro impegno a proseguire sulla via della libertà. Con lo stesso spirito e la stessa determinazione che hanno caratterizzato il primo giorno della rivoluzione, ne salvaguarderemo le conquiste e daremo continuità alla Rivoluzione delle Donne.
July 19, 2026
UIKI ONLUS
127 Intellettuali, scrittori e poeti curdi chiedono la fine dell’isolamento di Öcalan
Una dichiarazione firmata da 127 intellettuali, scrittori e poeti curdi ad Amed ha descritto il Processo di pace e società democratica come un’opportunità storica per la pace e ha chiesto l’apertura dei canali di dialogo con Öcalan. Presso l’Associazione di letteratura curda di Amed (Diyarbakır) si è tenuta una conferenza stampa sul processo di pace e di una società democratica. Lo scrittore Hasan Özgüneş ha letto la dichiarazione firmata da 127 intellettuali, scrittori e poeti curdi. Hasan Özgüneş ha affermato che il popolo curdo continua la sua lotta per costruire una vita pacifica e democratica, aggiungendo che le politiche di negazione, assimilazione e guerra perseguite nel corso dell’ultimo secolo non sono riuscite a fornire una soluzione per i popoli. Ha sottolineato che il popolo curdo e la politica curda restano impegnati per la pace e la coesistenza, nonostante le guerre e i conflitti continuino in tutte e quattro le regioni del Kurdistan. Ha affermato che la popolazione si sta adoperando per evitare il conflitto e costruire un modello democratico di convivenza che possa servire da esempio per tutti i popoli. Il fatto che i combattimenti siano in gran parte cessati negli ultimi due anni rappresenta un’importante opportunità per una pace onorevole e duratura, ha osservato. Sottolineando che il processo deve essere gestito con grande attenzione, Hasan Özgüneş ha affermato che è una responsabilità storica per le autorità aprire canali di dialogo e intraprendere passi in questa direzione. Ha espresso la loro convinzione che tutte le questioni possano essere risolte attraverso il dialogo e la negoziazione. Hasan Özgüneş ha affermato che le politiche di negazione e isolamento perseguite per anni hanno perso la loro efficacia di fronte alla lotta del popolo curdo. Le politiche di guerra e isolamento hanno aggravato le crisi sociali ed economiche, mentre segmenti sempre più ampi della società si oppongono a tali politiche, ha aggiunto. Definendo il leader curdo Abdullah Öcalan “il principale interlocutore del processo”, ha chiesto che vengano aperti canali di dialogo con lui e che cessi l’isolamento impostogli a İmralı, in modo da poter raggiungere una soluzione duratura. La dichiarazione invita individui, istituzioni e tutte le parti ad abbandonare le politiche di guerra e isolamento e ad adottare misure costruttive nel quadro del diritto internazionale e dei diritti umani. Invitava inoltre scrittori, intellettuali, artisti e pensatori che sostengono la libertà sociale e la politica democratica a sottoscrivere la dichiarazione pubblicata.
July 19, 2026
UIKI ONLUS