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Abdullah Öcalan: La democratizzazione è una necessità vitale
Sottolineando che una legge quadro potrebbe costituire la pietra angolare del processo di democratizzazione e richiamando l’attenzione sul ruolo del Parlamento, Abdullah Öcalan ha affermato: “Rimanere in uno stato di attesa e prolungare tale attesa non fa altro che generare rischi. Non abbiamo tempo da perdere”. Domenica scorsa la delegazione di İmralı del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM) ha fatto visita al leader del popolo curdo Abdullah Öcalan sull’isola di İmralı. La delegazione era composta dai parlamentari Pervin Buldan e Mithat Sancar, nonché dall’avvocato Faik Özgür Erol. La delegazione del partito DEM di İmralı ha rilasciato la seguente dichiarazione in merito all’incontro di ieri con Abdullah Öcalan: ‘Non è possibile trasformare società oppresse da una grande rabbia senza grandi idee e grandi valori etici. La società sta attraversando una grave fase di stagnazione a tutti i livelli: etico, politico, giuridico ed economico. Per questo motivo insistiamo e perseguiamo con urgenza questo processo.’ Credo che la congiuntura mediorientale sia ancora ricca di ogni possibile scenario. Stati come l’Iran e Israele si stanno irrigidendo e sembrano destinati a farlo ulteriormente. Promuovere il nazionalismo e la divisione in Medio Oriente e amplificare i micro-nazionalismi non farà che nuocere. Stiamo portando avanti un processo volto a monitorare e prevenire sviluppi rischiosi nella regione e a superare i sanguinosi scontri. Naturalmente, è fondamentale che ogni azione intrapresa trovi una base giuridica. Rimanere in uno stato di attesa e prolungare tale attesa non fa altro che generare rischi. Non abbiamo tempo da perdere. Credo che tutti gli attori coinvolti agiranno con il senso di questa responsabilità storica e che anche la grande assemblea nazionale turca svolgerà il proprio lavoro con la stessa sensibilità. Una legge quadro può costituire il nucleo del processo di democratizzazione Una regolamentazione legale ci condurrà in un autentico processo di ricostruzione positiva, un processo che farà girare la ruota della democrazia. La democratizzazione è una necessità vitale e il successo di questo processo ci avvicinerà a tale obiettivo. Può essere accettabile in una democrazia sfondare la porta della sede di un partito politico a colpi di mazza? Le azioni intraprese contro il partito repubblicano del popolo (CHP) e gli sviluppi in corso sono riconducibili all’assenza di una democrazia e di una politica democratica che funzionino correttamente. Ecco perché la situazione è giunta a questo punto: la mancanza del principio di democrazia su cui si fonda la repubblica. Trattare la democrazia come un lusso, una forma di demagogia o semplici parole vuote, e quindi non prenderla sul serio, è un grave errore con conseguenze serie. Non c’è questione più urgente del rafforzamento del carattere democratico della repubblica. In questo Paese, stiamo cercando di gettare le basi e ampliare le possibilità in tal senso. Mentre ci muoviamo verso le vie legali per una soluzione alla questione di İmralı, attribuiamo grande importanza alla preparazione della repubblica all’apertura democratica e all’instaurazione di una legge democratica. Consideriamo inoltre questo un passo avanti per porre rimedio alla mancanza di democrazia sia all’interno dei partiti che tra i partiti. Il risultato di tutti gli sforzi sarà quello di dotare la repubblica di sostanza e cultura democratiche e di istituire un solido sistema giuridico che le garantisca. Su queste basi, invito tutti a contribuire al processo di pace e di costruzione di una società democratica. Questo è il significato dell’integrazione dei curdi nella repubblica democratica. Stiamo cercando di superare una situazione di stallo causata dalla questione curda che dura da anni. L’elemento di violenza derivante dalla questione curda viene superato attraverso un sistema di risoluzione. Possiamo anche definire questo processo come un processo di riorganizzazione, modernizzazione e attualizzazione delle relazioni turco-curde. I messaggi di intellettuali e accademici internazionali a sostegno del processo di pace e società democratica sono stati raccolti in un libro. In questo contesto, vorrei sottolineare la mia disponibilità a valutare con la massima attenzione ogni proposta, critica e contributo. In un momento in cui abbiamo più bisogno di pace e democrazia, li ringrazio tutti per il loro importantissimo sostegno.
May 26, 2026
UIKI ONLUS
Nursel Aydoğan: Servono passi concreti per una pace duratura
La politica Nursel Aydoğan ha ricordato che Abdullah Öcalan ha descritto i colloqui in corso nell’ambito del “Processo di pace e società democratica” come negoziati condotti con lo “Stato normale”. Ha sostenuto che il motivo per cui la commissione istituita nella Grande assemblea nazionale turca (TBMM) non ha ancora iniziato a preparare le riforme legislative è che i colloqui di Imrali non hanno raggiunto un livello di maturità sufficiente. L’ex parlamentare del Partito democratico dei popoli (HDP), Nursel Aydoğan, ha parlato con ANF degli sviluppi attuali, affermando che, sebbene non si sia ancora instaurata una piena atmosfera di pace nella società, si sta assistendo a un notevole ammorbidimento delle tensioni politiche. Ciononostante, ha sottolineato che il governo non ha ancora intrapreso passi concreti verso la democratizzazione. In seno al parlamento si sono svolte diverse discussioni e sono stati redatti vari rapporti, ma finora non è emersa alcuna normativa concreta. A suo parere, qual è la ragione principale di tutto ciò? Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha dichiarato che i colloqui riguardanti quello che definiamo il processo di “Pace e società democratica” si stanno svolgendo con lo “Stato normale”. Credo che la ragione per cui la commissione istituita presso la Grande assemblea nazionale turca non abbia ancora preparato e presentato al parlamento le riforme legislative e costituzionali risieda nel fatto che le discussioni tra il signor Öcalan e lo Stato di Imrali non abbiano ancora raggiunto un certo livello di maturità. La commissione parlamentare sa infatti che, anche qualora elaborasse e approvasse leggi e disposizioni giuridiche non ancora concordate tra il signor Öcalan e lo Stato, tali misure non avrebbero alcun valore pratico. In altre parole, le riforme legislative dovrebbero essere attuate rapidamente solo dopo aver raggiunto un consenso tra le parti. Una volta raggiunto tale accordo, la presentazione e l’approvazione della legge in parlamento non richiederebbero più di una settimana. Il motivo per cui non si è tenuto alcun incontro negli ultimi 54 giorni potrebbe anche essere che a Imrali sono in corso discussioni su quale debba essere la struttura di queste riforme legali e costituzionali. Perché, come ha affermato lo stesso signor Öcalan, il processo è ormai entrato nella sua seconda fase. Il tempo delle dichiarazioni è passato; ora è il momento dell’azione concreta. Ritiene che l’attuale approccio del governo rappresenti un autentico sforzo per sviluppare la volontà politica di risolvere la questione curda, oppure una politica controllata volta a prolungare il processo? Allo stato attuale, si può affermare che il governo ha un approccio volto a risolvere la questione curda. Tuttavia, esita a dimostrare una forte volontà politica per una soluzione concreta. Infatti, sebbene il partito al governo sia l’attore che dovrebbe intraprendere i passi necessari all’interno del processo, è in realtà il leader del Partito del Movimento Nazionalista (MHP), Devlet Bahçeli, ad aver rilasciato le dichiarazioni e le valutazioni politiche più significative. Ciò potrebbe anche riflettere una divisione dei ruoli all’interno della coalizione di governo. Allo stesso tempo, si può affermare che il Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) si concentra principalmente sul garantire che la Turchia esca dal processo di riorganizzazione in corso in Medio Oriente senza subire danni ingenti, preservando al contempo ciò che Bahçeli definisce “la sopravvivenza dello Stato” e la struttura unitaria della repubblica. È inoltre evidente che il governo sta gestendo il processo in modo estremamente controllato al fine di preservare, e possibilmente rafforzare, il proprio potere politico nel corso dei negoziati. Ciò, a sua volta, porta il governo a prolungare deliberatamente il processo nel tempo, secondo i propri calcoli politici. Tuttavia, data l’incertezza che circonda gli sviluppi regionali, in particolare la questione di dove potrebbero condurre le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele, prolungare il processo potrebbe in definitiva non produrre risultati favorevoli per il governo stesso. Ritiene che l’attuale clima politico in Turchia offra condizioni sufficienti per una soluzione democratica e per il dialogo? Dopo l’appello del signor Öcalan per una “pace e una società democratica” del 27 febbraio, il Partito dei lavoratori del kurdistan (PKK) ha convocato il suo congresso il 5 e 6 maggio e ha annunciato la decisione di sciogliersi e porre fine alla lotta armata. Da allora sono trascorsi quindici mesi. Negli ultimi quindici mesi gli scontri sono cessati. Non si tengono più funerali di soldati o guerriglieri. Sebbene le parti non abbiano compiuto sforzi sufficienti per diffondere e ampliare il processo di pace in tutta la società, e sebbene non si sia ancora instaurata una piena atmosfera di pace in tutta la Turchia, si può comunque parlare di un certo ammorbidimento politico. Tuttavia, in questi 15 mesi non è stato compiuto alcun passo concreto verso la democratizzazione. Il principale partito di opposizione continua a subire forti pressioni politiche e giudiziarie, i commissari nominati dallo Stato sono ancora in carica, la repressione nelle carceri persiste e il trattamento dei detenuti malati, insieme alle decisioni dei comitati di osservazione amministrativa penitenziaria, rimane tra le più gravi violazioni dei diritti umani, in netto contrasto con lo spirito del processo. In definitiva, la condizione più importante affinché il processo possa progredire è il silenzio delle armi. L’assenza di conflitti armati e la fine degli scontri hanno creato una base fondamentale. Se il governo si impegnerà seriamente nei prossimi mesi per ammorbidire il clima politico, raggiungere la pace diventerà molto più facile. Secondo te, quali passi concreti devono essere intrapresi innanzitutto affinché il processo si trasformi in una soluzione duratura e realistica? La richiesta del popolo curdo e di chiunque desideri la pace è la realizzazione di una pace e di una soluzione durature e onorevoli. La prima cosa che deve cambiare è la lingua utilizzata. Perché tutto inizia dalla lingua. Sebbene da parte del governo si siano registrati alcuni progressi in tal senso, questi sono ancora ben lungi dall’essere sufficienti. La sfiducia nei confronti del blocco di governo, soprattutto verso l’AKP, uno dei partiti che guidano il processo, continua a persistere. Se il governo desidera davvero costruire fiducia, e dovrebbe farlo, deve adottare misure concrete per rafforzarla. Ciò può avvenire solo quando la retorica e i fatti procedono di pari passo. Naturalmente, usare un linguaggio positivo e rilasciare dichiarazioni costruttive è importante, ma agire in conformità con tali dichiarazioni lo è ancora di più. Per questo motivo, nell’ambito del “Coordinamento del processo di pace e democratizzazione” proposto da Devlet Bahçeli per il ruolo del signor Öcalan, è necessario stabilire il riconoscimento legale del signor Öcalan quale “Coordinatore del processo di pace e democratizzazione”. Come dimostra anche l’esperienza internazionale, una volta ottenuto tale riconoscimento, il processo può procedere con molta più rapidità. Una volta ottenuto tale status, gli incontri che il signor Öcalan potrebbe tenere a Imrali con giornalisti, accademici, politici, rappresentanti della società civile e organizzazioni sociali democratiche svolgerebbero un ruolo fondamentale nel diffondere il processo e nell’abbattere i pregiudizi all’interno della società. È necessario un quadro giuridico completo che includa la partecipazione dei guerriglieri alla vita politica e sociale, la situazione dei prigionieri politici nelle carceri, i politici in esilio, il ritorno dei curdi che vivono a Maxmur e, naturalmente, la liberazione del signor Öcalan. In altre parole, è necessaria una chiara tabella di marcia affinché questo processo possa procedere con successo ed evitare gravi battute d’arresto. Il popolo curdo è pronto a vivere insieme in modo equo e libero all’interno di una repubblica democratica. Anche i guerriglieri hanno ripetutamente affermato che, una volta adottate le leggi necessarie, sono pronti a tornare nel loro paese e a partecipare alla vita politica democratica. Ora, la responsabilità di intraprendere azioni per la pace e una soluzione spetta al governo. Gli ultimi 15 mesi hanno dimostrato sia al popolo turco sia al governo, in quanto controparte del processo, quanto sia preziosa la pace. Per questo motivo, è giunto il momento che il governo agisca, senza condizioni né esitazioni, in nome del futuro democratico della Turchia.
May 24, 2026
UIKI ONLUS
I giuristi curdi chiedono un nuovo quadro giuridico per una soluzione democratica
Giuristi e difensori dei diritti umani curdi ad Amed (Diyarbakır) hanno chiesto riforme giuridiche fondamentali per una soluzione democratica alla questione curda. In vista di una “Conferenza dei giuristi curdi democratici” annunciata per luglio, hanno dichiarato che nuove normative legali e costituzionali sono indispensabili per un processo democratico duraturo. La dichiarazione è stata presentata presso la storica residenza di Iskender Pasha ad Amed. Tra i partecipanti figuravano i co-presidenti dell’Associazione degli avvocati per la libertà (ÖHD), Serhat Çakmak ed Ekin Yeter, i presidenti di diversi ordini forensi della regione curda, nonché numerosi giuristi e difensori dei diritti umani. La dichiarazione è stata letta in curdo, kurmanci e turco. La popolazione curda per un secolo è stata privata dei diritti La dichiarazione afferma che, nonostante fosse un “elemento fondante della Repubblica”, la popolazione curda era stata sistematicamente discriminata ed esclusa dalla sfera giuridica e politica sin dalla fondazione della Repubblica. Sottolinea inoltre che le politiche che negano la lingua, l’identità e la cultura dei curdi sono state attuate come dottrina di Stato per decenni, mentre coloro che si opponevano a tali politiche venivano oppressi, criminalizzati o perseguitati. I giuristi hanno fatto riferimento alle conseguenze del conflitto decennale: migliaia di morti, prigionieri politici, insediamenti distrutti, sfollamenti di massa che hanno colpito milioni di persone e severe restrizioni all’attività politica. Hanno inoltre osservato che i precedenti tentativi di soluzione erano stati ripetutamente sabotati. In particolare, hanno affermato, il processo di dialogo tra il 2013 e il 2015 si è concluso definitivamente con la ripresa della guerra contro i curdi e la successiva estensione dello stato di emergenza. La telefonata del 27 febbraio come punto di svolta storico Il comunicato descrive l’appello alla pace e alla società democratica lanciato da Abdullah Öcalan il 27 febbraio 2025 come una rottura storica nel “ciclo di negazione e di insurrezione”. Con il suo appello allo scioglimento del PKK e alla fine della lotta armata, si legge nel comunicato, Öcalan sottolineava al contempo la necessità di un fondamento politico e giuridico democratico. “La deposizione effettiva delle armi e l’autodissoluzione del PKK richiedono il riconoscimento della politica democratica e della sua dimensione giuridica”, afferma il comunicato, riferendosi al messaggio di Öcalan. Richiesta di leggi transitorie e di uno status giuridico I giuristi hanno affermato che, dopo il completamento della prima fase del processo avviato da Öcalan, sta ora iniziando la fase di “integrazione democratica”. A tal fine, hanno osservato, sono necessari passi giuridici concreti. Tra le richieste figurano leggi transitorie, la democratizzazione del sistema politico e il riconoscimento legale dello status di Abdullah Öcalan e, di conseguenza, dell’esistenza politica del popolo curdo. “Nuove normative che consentano l’integrazione democratica sono inevitabili”, si legge nella dichiarazione. Particolare enfasi è stata posta sulla necessità di garantire a Öcalan condizioni di lavoro e di vita libere e di tutelare legalmente le opportunità di dialogo politico. Allo stesso tempo, la dichiarazione sottolinea che coloro che hanno posto fine alla lotta armata dovrebbero essere messi in condizione di partecipare alla vita politica democratica. Appello per una nuova costituzione e diritti collettivi La dichiarazione collega la richiesta di una soluzione democratica alla questione curda a una trasformazione sociale e giuridica globale. Tra le richieste figurano la parità di cittadinanza, la libertà di espressione e di associazione, il rafforzamento dell’autogoverno locale, l’istruzione nella lingua madre, il riconoscimento dei diritti collettivi e una nuova costituzione democratica. Tale costituzione, sostenevano, dovrebbe garantire non solo i diritti dei curdi, ma anche tutelare legalmente i diritti delle diverse identità e comunità religiose in Turchia. I giuristi hanno inoltre criticato le strutture giuridiche esistenti, definendole “nazionaliste, patriarcali e orientate alla sicurezza”, e hanno auspicato un sistema giuridico democratico incentrato sulla libertà, l’uguaglianza, l’emancipazione femminile e i principi ecologici. La conferenza si propone di approfondire il dibattito giuridico su una soluzione democratica La “Conferenza dei giuristi curdi democratici” si terrà ad Amed il 4 e 5 luglio. Secondo gli organizzatori, la conferenza mira a creare uno spazio in cui giuristi, difensori dei diritti umani e organizzazioni democratiche possano discutere i fondamenti giuridici di una soluzione politica alla questione curda. Il comunicato afferma che l’obiettivo è “garantire l’accesso alla giustizia per il popolo curdo nel secondo secolo della Repubblica”.
May 24, 2026
UIKI ONLUS
Lettera aperta al Presidente del Comitato dei Ministri: “Diritto alla speranza” per Abdullah Öcalan
Oltre 250 funzionari eletti, accademici, sindacalisti, organizzazioni della società civile, avvocati e altre personalità di spicco hanno firmato una lettera indirizzata al presidente entrante del Comitato dei Ministri, esortando il Comitato ad adottare misure urgenti e decisive in merito al caso Öcalan contro Turchia (n. 2). Nella lettera, i firmatari chiedono al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di garantire l’attuazione della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2014 nel caso di Öcalan e di tutelare il “diritto alla speranza”. Allineare il regime di esecuzione delle sentenze in Turchia ai suoi obblighi in materia di diritti umani non solo avrebbe un impatto sul caso del signor Öcalan, ma costituirebbe anche un passo importante verso la democratizzazione e lo stato di diritto, con implicazioni per migliaia di detenuti reclusi nello stesso quadro giuridico. Nel contesto del processo di pace in corso in Turchia, in cui il signor Öcalan continua a svolgere un ruolo chiave di interlocutore, un tale passo è essenziale per il successo del processo stesso. Questa petizione, firmata da 20 paesi, tra cui oltre cinquanta funzionari eletti a tutti i livelli di governo, 20 sindacati e una vasta gamma di attori della società civile, si aggiunge a molte altre presentate negli ultimi anni: dalla lettera inviata la scorsa estate da 88 premi Nobel alla Presidenza del Comitato dei Ministri, alle centinaia di avvocati che hanno richiesto di incontrare il signor Öcalan. Oggi, si legge nella lettera, il processo di pace in corso rappresenta un’opportunità unica e senza precedenti per la pace e la democratizzazione attraverso la risoluzione della questione curda in Turchia. Affinché questa opportunità abbia successo, il signor Öcalan deve essere libero di svolgere il suo ruolo di rappresentante chiave del popolo curdo e i suoi diritti fondamentali devono essere rispettati. La lettera recita quanto segue: “Egregio signor Gabriel REVEL, Come sicuramente saprete, il Medio Oriente sta affrontando una nuova crisi a causa della guerra che coinvolge l’Iran. Al momento, la Turchia sembra essere l’unico Paese non direttamente coinvolto nel conflitto. Ciò è in parte attribuibile all’analisi lungimirante e accurata della regione da parte del leader curdo Abdullah Öcalan. In contrasto con la tendenza generale alla mobilitazione militare internazionale, il signor Öcalan ha adottato un approccio diverso, promuovendo il dialogo e il compromesso. Di fronte alle recenti sfide in Siria, il signor Öcalan si è rivolto alle parti coinvolte, offrendo il suo punto di vista sull’importanza della de-escalation e sul potenziale dei negoziati politici come mezzo per raggiungere una stabilità a lungo termine. Purtroppo, la capacità del signor Öcalan di agire in base alla sua espressa disponibilità a impegnarsi in un compromesso per una soluzione di de-escalation è limitata dalle condizioni della sua detenzione sull’isola di Imralı. L’istituzione della Commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia da parte della Grande Assemblea nazionale turca nell’agosto dello scorso anno è stata uno sviluppo importante. Nel novembre 2025, la commissione ha visitato l’isola di Imralı per incontrare il signor Öcalan, il che potrebbe essere interpretato come un riconoscimento del suo ruolo di interlocutore chiave. Ciononostante, le sue condizioni carcerarie non sono cambiate e la sua capacità di comunicare con il mondo esterno rimane dipendente dalla congiuntura politica del governo turco. Nel febbraio 2026, la Commissione ha pubblicato la sua relazione finale. Sebbene la relazione sottolinei l’importanza del pieno rispetto delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e della Corte costituzionale (AYM) e raccomandi il rafforzamento dei meccanismi esistenti, il suo continuo utilizzo del quadro antiterrorismo rimane un ostacolo a un vero dialogo e alla riconciliazione. La relazione indica che il governo turco ha preso atto della raccomandazione formulata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa lo scorso settembre, ma non sono state attuate misure concrete. Nonostante le notevoli difficoltà causate dalle continue turbolenze regionali, il signor Öcalan ha dimostrato, nel corso dell’ultimo anno, un impegno costante nel tradurre le sue dichiarazioni in azioni concrete. In seguito al suo appello, il PKK ha annunciato la fine della sua strategia di lotta armata e il suo scioglimento come organizzazione. In questo contesto, lo scorso anno centinaia di istituzioni e personalità, tra cui 88 premi Nobel, hanno espresso il loro sostegno all’operato del signor Öcalan nella promozione della coesistenza tra le nazioni. In occasione dell’anniversario del suo appello del 2025, il signor Öcalan ha rilasciato un’ulteriore dichiarazione riaffermando il suo impegno per la pace e la democratizzazione della Repubblica di Turchia. Alla luce di ciò, invitiamo il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa a garantire l’attuazione della sentenza CEDU del 2014 nel caso di Öcalan e a riconoscere il “diritto alla speranza”. Questo rappresenta un primo passo cruciale per affrontare la questione della posizione giuridica del signor Öcalan e consentirgli di contribuire pienamente al processo di pace. Chiediamo la liberazione di Abdullah Öcalan e che gli venga data piena e illimitata opportunità di partecipare al successivo processo di pace.
May 16, 2026
UIKI ONLUS
Abbracciare la lingua curda significa abbracciare l’identità curda
Il 15 maggio si celebra la Giornata della lingua curda, in cui porgiamo i nostri auguri a tutto il popolo curdo e ai suoi amici internazionali. Il curdo è una delle lingue più antiche e ancora vive dell’umanità. Elementi fondamentali della cultura umana sono sempre stati veicolati attraverso questa lingua. Oggi sono in atto numerosi tentativi di assimilare la lingua curda, con l’obiettivo di sottoporre il popolo curdo al genocidio. Ciò rappresenta lo sradicamento di una delle culture fondanti dell’umanità. Pertanto, il genocidio della lingua curda e del popolo curdo costituisce un attacco contro l’intera umanità. Il curdo, parlato per migliaia di anni in un’area geografica vastissima, è oggi confinato in una zona ristretta da stati colonialisti genocidi. A tal punto che il kirmancki-dimili, uno dei primi dialetti curdi ampiamente diffusi, è giunto sull’orlo dell’estinzione. Tutti questi fatti dimostrano la natura della politica di genocidio attuata contro il popolo curdo e la lingua curda. Non molto tempo fa, il divieto di predicare in curdo a Bakur [nel Kurdistan settentrionale] e il tentativo di sradicare l’istruzione curda nel Rojava sono manifestazioni concrete e quotidiane della pressione esercitata sulla lingua curda. Attualmente, l’assimilazione più intensa della lingua curda si sta verificando nel Bakur. Lo Stato turco non solo vieta l’istruzione nella lingua madre, ma utilizza anche le tecnologie della comunicazione e dell’informazione per accelerare l’assimilazione della lingua curda. L’esistenza di un’emittente come TRT Kurdî e il lieve allentamento della pressione sulla lingua curda in alcune aree vengono utilizzati per mascherare l’assimilazione che sta distruggendo la lingua curda. L’assimilazione mirata alla lingua curda è aumentata esponenzialmente rispetto al passato, grazie ai nuovi strumenti di assimilazione impiegati dallo Stato. È in corso un vero e proprio genocidio linguistico. Sebbene lo Stato turco si riferisca occasionalmente ai cosiddetti “nostri fratelli curdi”, la sua politica di genocidio dei curdi non è stata abbandonata. I curdi continuano a non esistere nell’ordinamento giuridico turco. Ciò equivale alla completa cancellazione dei curdi sotto ogni aspetto. Finché la presenza curda rimarrà in questo stato, anche se si afferma che i curdi esistono di fatto, ciò non impedirà l’assimilazione della lingua curda o il genocidio dei curdi. Di fatto queste affermazioni servono da copertura per il meccanismo di assimilazione e genocidio in atto. La politica relativa alla lingua curda rimane improntata all’assimilazione distruttiva. Tuttavia, i curdi non sono più i curdi di un tempo. Attraverso la lotta che conducono da decenni, i curdi sono riusciti ad affermare la propria esistenza. Questa affermazione si sta sviluppando – e deve svilupparsi – anche nella rivendicazione della proprietà della propria lingua. Senza attendere che lo Stato accetti l’istruzione nella lingua madre, l’intero popolo curdo deve impegnarsi in una campagna educativa per far rivivere la lingua curda e garantire che venga parlata ovunque, proprio come la parlavano le nostre madri e i nostri antenati. La lotta per restituire alla lingua curda la sua antica vitalità deve essere condotta parallelamente alla lotta per la libertà in ogni ambito. È dovere di ogni istituzione curda assumersi la responsabilità dell’insegnamento e della diffusione della lingua. A tal fine, è necessario dare risposta alle esigenze del nostro popolo attraverso la creazione di istituzioni linguistiche. Oltre alle comunità da istituire in ambito sociale, è opportuno moltiplicare le comunità linguistiche ovunque. L’uso del curdo in tutte le istituzioni e attività, in particolare in ambito culturale, artistico e letterario, dovrebbe essere considerato una lotta contro l’assimilazione. L’affermazione di Rêber Apo, secondo cui “abbracciare la lingua curda significa abbracciare l’identità curda”, deve essere adottata come principio guida da ogni istituzione. La promozione della lingua curda dovrebbe essere considerata anche una dimensione importante della lotta nell’ambito del processo di pace e di costruzione di una società democratica. La lotta per la pace e per una società democratica raggiunge il successo quando ogni istituzione e ogni iniziativa adempie alle proprie responsabilità al meglio delle proprie capacità. L’appello alla pace e alla società democratica si realizza non solo grazie agli sforzi di Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan], del nostro movimento e di alcune strutture, ma anche grazie agli sforzi e alle lotte dell’intero popolo curdo, di tutte le strutture organizzative e di tutte le forze democratiche. Anche gli sforzi relativi alla lingua curda dovrebbero essere considerati parte di questa lotta e dovrebbero essere prioritari e sviluppati ovunque. Co-presidenza del consiglio esecutivo della KCK
May 15, 2026
UIKI ONLUS
I Giuristi Democratici incontrano Ebru Gunay
Lunedì 11 Maggio si terrà un importante momento di dialogo e approfondimento sulla situazione dei diritti umani e la questione curda. Un’occasione per ascoltare la voce diretta di chi vive in prima linea l’impegno civile e politico. Dialogano: Giuseppe Romano (Avvocato, Esecutivo Nazionale GD) Ebru Gunay (Avvocata turca curda, già deputata per la città di Mardin e Membro del consiglio esecutivo dell’HDP) Intervengono: Gulala Salih (Attivista, Presidente UDIK) Jalal Saraji (Direttivo Comunità Curda in Italia) INGRESSO LIBERO Lunedì 11 Maggio 2026 alle ore 17:30 Centro Culturale Candiani (Saletta Seminariale) P.le Luigi Candiani, 7 – Mestre (VE)      
May 9, 2026
UIKI ONLUS
Occorre chiarire la posizione del leader Öcalan e devono essere approvati provvedimenti legali
La leadership del Movimento Apoista in occasione del primo anniversario del congresso di scioglimento del PKK e dell’ultima fase raggiunta nel processo di pace e società democratica ha tenuto una conferenza stampa nelle zone di difesa dei Media nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) A seguito della conferenza stampa a cui hanno partecipato Mustafa Karasu, membro del Consiglio esecutivo dell’Unione delle comunità del Kurdistan (KCK), e Sozdar Avesta, membro del Consiglio di presidenza generale della KCK, sono state fornite risposte alle domande dei giornalisti riguardanti il Processo di pace e società democratica e l’agenda attuale. Il testo in curdo della dichiarazione è stato letto da Sozdar Avesta, mentre la versione turca è stata letta da Mustafa Karasu. Nella dichiarazione si afferma che, sebbene il movimento curdo avesse compiuto molti passi nell’ultimo anno e avesse chiaramente dichiarato la volontà di trovare una soluzione, il governo non ha intrapreso alcuna azione concreta e non si sono registrati progressi significativi nel processo. Il comunicato sottolinea che il governo “non ha ancora adottato i necessari provvedimenti legali per garantire il progresso del processo”, aggiungendo: “Solo quando verrà chiarito lo status del leader Apo (Abdullah Öcalan) e questi avrà ottenuto le condizioni per lavorare liberamente potremo parlare di progressi nel processo”. Il testo integrale della dichiarazione rilasciata dalla dirigenza del Movimento Apoista durante la conferenza stampa è il seguente: “Teniamo questa conferenza stampa in occasione dell’anniversario del XII Congresso del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che ha luogo tra il 5 e il 7 maggio 2026. È trascorso un anno dalla nostra decisione di sciogliere il PKK e porre fine alla lotta armata contro la Turchia.” In questa conferenza stampa, intendiamo fare il punto sugli sviluppi dell’ultimo anno riguardanti il nostro movimento di liberazione e lo Stato turco in linea con l’appello Pace e società democratica lanciato da Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan]. Ci impegneremo inoltre ad affrontare le questioni di interesse pubblico. Nella sua dichiarazione del 27 febbraio 2025, Rêber Apo ha delineato le condizioni e le ragioni per cui si chiedeva lo scioglimento del PKK e la fine della lotta armata contro la Turchia, a seguito degli sviluppi degli ultimi 50 anni. Il nostro movimento ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale il 1° marzo, immediatamente dopo tale dichiarazione. Il PKK ha risposto senza esitazione all’appello del leader In seguito a questo appello diverse persone e ambienti hanno espresso la convinzione che il PKK non vi avrebbe aderito, ma il PKK, nato come movimento sotto la guida del leader Apo e da sempre impegnato a lottare e svilupparsi lungo la linea politica di quest’ultimo, ha convocato il suo congresso in breve tempo. Il movimento ha accolto senza esitazione l’appello del leader Apo. Di conseguenza ha deciso di sciogliere il PKK e porre fine alla lotta armata contro la Turchia. È stato inoltre chiaramente affermato che sarebbe stato il leader Apo a garantire l’attuazione di queste decisioni. È stato sottolineato in particolare che Rêber Apo, in qualità di capo negoziatore, avrebbe guidato il processo di pace e di creazione di una società democratica. Il leader Öcalan ha risposto positivamente all’appello di Bahçeli Dal 1993 Rêber Apo ha ripetutamente dichiarato i cessate il fuoco unilaterali per aprire la strada a una soluzione democratica della questione curda. Ha proposto approcci e soluzioni ragionevoli, non riscontrabili in altri esempi di risoluzione dei conflitti a livello mondiale. Tuttavia queste iniziative rsono rimaste infruttuose perché all’epoca lo Stato turco non disponeva di una politica per la risoluzione del problema. Il 22 ottobre 2024, il leader Apo aveva risposto positivamente all’appello lanciato da Devlet Bahçeli, presidente del Partito del movimento nazionale (MHP) e partner della coalizione di governo, nella convinzione che all’interno dello Stato potesse esserci la volontà di trovare una soluzione. Sono stati compiuti passi monumentali per spianare la strada a una soluzione democratica Il nostro movimento per la libertà ha preso decisioni così radicali come lo scioglimento del PKK e la fine della lotta armata perché crede nella capacità del leader Apo di trovare una soluzione. Si tratta di passi epocali che apriranno la strada verso una soluzione democratica. Per dimostrare la nostra volontà e determinazione rigore a questi passi, la co-presidente del Consiglio esecutivo del KCK, Besê Hozat, insieme a 30 dei nostri compagni guerriglieri, ha simbolicamente bruciato le proprie armi l’11 luglio 2025. Ciò ha sottolineato che, una volta compiuti i necessari passi legali e stabilite le condizioni politiche, anche migliaia di guerriglieri deporranno le armi. Infatti, Devlet Bahçeli ha affermato anche che sarebbe stato meglio se fossero state promulgate le leggi necessarie e fosse stato facilitato il ritorno in Turchia di coloro che hanno bruciato le armi, delineando così come si sarebbe svolto il processo di deposizione delle armi e di ritorno in Turchia. Abbiamo ritirato le nostre forze armate dal territorio turco Come movimento di liberazione, abbiamo ritirato le nostre forze armate dal territorio turco per dimostrare il nostro impegno a porre fine alla lotta armata e a raggierno una soluzione politica democratica. Ci siamo inoltre ritirati da alcune posizioni di guerriglia nelle Zone di Difesa dei Media, dove sussisteva il rischio di scontri, e abbiamo consegnato i funzionari dell’Organizzazione Nazionale di Intelligence turca (MIT) che avevamo catturato nel 2017. Alcuni portavoce del governo e dei media hanno creato percezioni negative Pur essendoci adoperati con sensibilità per preparare l’opinione pubblica curda a una soluzione politica democratica e per trasmettere messaggi positivi al popolo turco, alcuni portavoce del governo e la stampa filogovernativa hanno adottato un atteggiamento che, lungi dal preparare l’opinione pubblica, ha invece generato percezioni negative. Un approccio negativo nei confronti dell’opposizione ha inoltre ostacolato la crescita del sostegno sociale. Le raccomandazioni contenute nella relazione della commissione parlamentare non sono ancora state messe in pratica Abbiamo accolto positivamente la commissione istituita in Parlamento. Tuttavia, il prolungamento del processo di stesura del rapporto e le carenze nella preparazione dell’opinione pubblica non sono stati di alcun aiuto. Pur essendo il principale interlocutore e parte in causa nella ricerca di una soluzione, il nostro leader è stato consultato dalla commissione una sola volta. Sebbene il rapporto della commissione parlamentare presentasse in definitiva notevoli lacune, esso ha prodotto un documento che, se attuato, avrebbe effetti positivi. Tuttavia, le intuizioni e le raccomandazioni contenute nel rapporto non sono ancora state messe in pratica. Ciò crea l’impressione che il governo non stia affrontando il processo di pace e di costruzione di una società democratica con sincerità e integrità. Il leader Öcalan deve essere riconosciuto come controparte ufficiale È stato Rêber Apo ad avviare e accelerare questo processo, lanciando l’Appello per la Pace e la Società Democratica il 27 febbraio 2025. Rêber Apo aspira a una repubblica democratica in cui il secolo di tensione e conflitto tra la Turchia e il popolo curdo giunga a termine e la questione curda venga risolta attraverso l’integrazione democratica. Sia il suo obiettivo che i suoi sforzi sono diretti verso questo scopo. Tuttavia, affinché tale obiettivo si realizzi, è necessario che egli venga ufficialmente riconosciuto come controparte. Ciò dimostrerebbe che lo Stato ha la volontà di risolvere la questione curda. Un autentico processo di risoluzione inizierebbe con il riconoscimento dello status giuridico di Rêber Apo come controparte. Lo status del leader Öcalan deve essere definito chiaramente affinché possa svolgere il suo ruolo Il leader Apo ha ripetutamente sottolineato la necessità di chiarire il suo status affinché i colloqui in corso e le dichiarazioni rilasciate siano significativi ed efficaci. Se il suo status giuridico e politico fosse definito con chiarezza, sarebbe in grado di interagire con i vari gruppi e di svolgere il suo ruolo in modo efficace. In caso contrario, il leader Apo non potrebbe adempiere al suo vero ruolo attraverso gli incontri con le delegazioni, né ci si può aspettare che lo faccia. Il problema e la sua risoluzione non vengono affrontati nel modo corretto Il fatto che Rêber Apo, figura di spicco nella questione fondamentale della Turchia – la questione curda – rimanga al suo posto, indica che il problema, vecchio di secoli, e la sua soluzione non vengono affrontati nel modo corretto. Data questa realtà, le dichiarazioni del Presidente del Parlamento e dei funzionari del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) secondo cui “il processo sta andando avanti” e “non c’è una situazione di stallo” non rispecchiano la situazione attuale. Solo quando verrà chiarito lo status del leader Apo e gli saranno garantite le condizioni per operare liberamente potremo parlare di un vero e proprio progresso del processo. Solo allora il popolo curdo e l’opinione pubblica democratica crederanno che il processo stia effettivamente progredendo e il sostegno ad esso aumenterà rapidamente. Non sono ancora stati adottati i provvedimenti legali necessari per far progredire il processo Affinché il processo di pace e di soluzione in una società democratica possa progredire, è necessario adottare una decisione politica per definire lo status del leader Apo e intraprendere azioni legali per garantire la libera partecipazione alla vita politica democratica. Fin dall’inizio tutte le parti coinvolte hanno riconosciuto che la completa deposizione delle armi e la transizione alla democrazia si realizzeranno attraverso queste azioni legali. Per questo motivo, si discute su quali azioni legali intraprendere e quale tipo di ordinamento giuridico istituire. Da questo punto di vista, affermare che l’adozione di misure legali sia “subordinata alla verifica e alla conferma della deposizione delle armi” non corrisponde alla verità e genera confusione nell’opinione pubblica. Ci è stato forse detto che, anche qualora venissero promulgate leggi che garantiscano la libertà di espressione e di organizzazione, necessarie per un libero impegno nella vita politica democratica, non deporremo le armi e non parteciperemo? Al contrario, Rêber Apo ha auspicato la creazione di un quadro giuridico e giudiziario per accelerare il processo. In realtà, le autorità hanno indicato che le azioni legali sarebbero state intraprese dopo la festività del Ramadan, ma tali azioni non sono ancora state compiute. Il leader Öcalan è il capo negoziatore e il leader di questo processo Come movimento di liberazione curdo, abbiamo deciso al congresso che ha portato allo scioglimento del PKK e alla fine della lotta armata contro la Turchia che il Processo di pace e società democratica sarebbe stato guidato dal leader Apo. Il leader Apo è il capo negoziatore e il leader di questo processo. Tenendo conto di questa realtà, è necessario chiarire lo status politico del leader Apo in quanto interlocutore principale e garantirgli le condizioni per operare liberamente. Solo in questo modo questo processo può essere condotto correttamente e portato a termine. Abbiamo fatto la nostra parte in misura superiore a quanto chiunque al mondo si aspettasse. Affinché il Processo di pace e società democratica giunga a conclusione, è necessario definire lo status del leader Apo e intraprendere le azioni legali e giudiziarie del caso. Questa è l’aspettativa del nostro popolo, delle forze democratiche e anche nostra.”
May 5, 2026
UIKI ONLUS
Scendiamo in piazza il 1° maggio!
Celebriamo il 1° maggio, giorno di solidarietà e lotta per tutti i lavoratori, le donne, i giovani e tutti i popoli in generale. Rendiamo omaggio alla loro lotta contro la modernità capitalista e tutte le forze oppressive con lo spirito del 1° maggio. Allo stesso tempo, commemoriamo con gratitudine e rispetto tutti i martiri che hanno contribuito a rendere il 1° maggio ciò che è oggi, in particolare i martiri del 1° maggio 1977. Ci avviciniamo al 1° maggio nel pieno del processo di pace e di costruzione di una società democratica in Turchia e nel Kurdistan settentrionale. In Medio Oriente, stiamo entrando in un periodo segnato dall’intensità della Terza Guerra Mondiale, mentre la regione attraversa un riallineamento politico. È evidente che entro il 2026 la guerra in Medio Oriente e nel mondo continuerà a svilupparsi in modo multidimensionale. Il futuro della Turchia e del Kurdistan dipenderà dall’andamento del processo di pace e di creazione di una società democratica e dallo stato della terza guerra mondiale. Indubbiamente, la lotta dei nostri popoli avrà un impatto decisivo su questo. Non esiste più una realtà in cui gli equilibri politici nel mondo e in Medio Oriente siano determinati unicamente dalle potenze egemoniche. Viviamo in un’epoca in cui il futuro dell’umanità, sia a livello globale che in Medio Oriente, sarà plasmato dalle lotte dei popoli. Noi la chiamiamo “l’era dei popoli”. Il popolo curdo non è più quello di cento anni fa. Grazie alla loro lotta, soprattutto negli ultimi 50 anni, i curdi hanno acquisito un significativo potere politico e sociale nelle quattro regioni del Kurdistan, in particolare nel Kurdistan settentrionale, nonché all’estero. Oggi esiste una realtà sociale curda organizzata. Grazie a questa posizione, i curdi sono diventati una forza in grado di influenzare gli sviluppi politici in Medio Oriente. Il popolo curdo si avvicina al 1° maggio forte di questa solidità organizzativa e politica. Nello spirito del Primo Maggio, che incarna la fratellanza tra i popoli e il concetto di nazione democratica, il popolo curdo mira a creare una Turchia democratica e un Medio Oriente democratico attraverso una lotta comune. L’appello del 27 febbraio costituisce un programma per la risoluzione della questione curda e la democratizzazione della Turchia. I destinatari di questo appello non sono solo il popolo curdo, ma anche i popoli della Turchia. In quest’ottica, anche le forze democratiche turche hanno la responsabilità di lavorare per il successo del programma di pace e società democratica. Il 1° maggio 2026 dovrebbe essere l’occasione in cui il popolo curdo e tutte le forze democratiche in Turchia si uniscono in una posizione comune e lottano per la democratizzazione della Turchia. A tal fine, il 1° maggio 2026 deve trasformarsi in una piattaforma in cui venga accolto l’appello alla pace e alla società democratica e venga dimostrata una volontà collettiva di lotta. La lotta per la pace e per una società democratica è anche una lotta per una società socialista democratica. Rêber Apo ha lanciato l’Appello per la Pace e la Società Democratica da una prospettiva socialista democratica. È proprio la linea del socialismo democratico che ha permesso a Rêber Apo di formulare tale appello. Rêber Apo si propone di dare vita ai valori insiti nello spirito del 1° maggio, ovvero alla comprensione del socialismo democratico e all’Appello per la Pace e la Società Democratica. Il 1° maggio 2026 rappresenta un’opportunità storica per il popolo turco. Se il popolo curdo e tutte le forze democratiche in Turchia si approprieranno del Processo di Pace e Società Democratica – che mira a risolvere la questione curda e a democratizzare la Turchia – e dimostreranno una volontà comune di lottare nelle piazze del 1° maggio, allora il 1° maggio 2026 passerà alla storia come il giorno che ha portato democrazia e libertà. A tal fine, invitiamo tutti i curdi a unirsi al popolo turco nel riempire le piazze del 1° maggio con lo spirito del Newroz e ad innalzare la bandiera della lotta che porterà alla realizzazione della società democratica e del socialismo. Lunga vita al Newroz, lunga vita al 1° maggio! Lunga vita alla fratellanza dei popoli e alla lotta comune! Lunga vita al socialismo democratico! Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
May 1, 2026
UIKI ONLUS
No alla guerra e no alla corsa agli armamenti: insieme per la pace, la libertà e una vita dignitosa
Viviamo in un’epoca in cui coloro che detengono il potere impongono le proprie leggi in ogni settore della società. Nella sua ricerca del massimo profitto, la modernità capitalista ha distrutto i valori dell’umanità, approfondito l’individualismo e l’egoismo, e portato la vita sull’orlo dell’abisso attraverso la devastazione ecologica. Né la società né la natura possono più sopportare questo sistema di sfruttamento. È quindi necessario costruire un modo di vivere democratico, comunitario, egualitario, libero ed ecologico. Il cammino verso questo obiettivo passa per l’unità e la solidarietà nello spirito del Primo Maggio, così come per l’organizzazione collettiva della lotta dei lavoratori, delle donne e dei popoli. La questione curda e la questione palestinese non sono problemi casuali, ma il prodotto e uno strumento di dominio della modernità capitalista. La questione curda è infatti il risultato della Prima guerra mondiale e della creazione, da parte delle potenze occidentali, di Turchia, Iran, Iraq e Siria. Oggi, a più di un secolo di distanza, questi Stati-nazione stanno entrando sempre più in crisi. Il loro attaccamento a dittatura, autocrazia e teocrazia li ha condotti in un profondo vicolo cieco. Nonostante ciò, decenni di privazione dei diritti, negazione e oppressione non sono riusciti a mettere a tacere il popolo curdo. I 47 anni di lotta per la libertà del popolo curdo hanno dimostrato che un popolo può affermarsi anche senza l’aiuto degli Stati. I curdi in tutte le parti del Kurdistan si stanno impegnando per una soluzione democratica e pacifica. Il riconoscimento della realtà curda può aprire la strada alla democratizzazione e alla stabilità interna in Turchia, Iran, Iraq e Siria, indebolendo al contempo le basi dell’intervento esterno. Infatti, la questione curda irrisolta è al centro della crisi politica e sociale di questi Stati. Mentre questi Stati avanzano in una folle corsa agli armamenti, Abdullah Öcalan, insieme al Movimento di Liberazione Curdo, ha posto fine alla lotta armata e messo al centro la strategia della politica democratica. Nell’ultimo anno, si è assunto una grande responsabilità storica per aprire la strada a una pace giusta attraverso il dialogo con lo Stato turco. La pace tra il popolo curdo e lo Stato turco può dare nuova speranza all’intero Medio Oriente. Il successo di questi sforzi di pace avrebbe infatti effetti positivi anche su Iran, Iraq e Siria. Il Kurdistan ha il potenziale per cambiare il corso distruttivo del Medio Oriente. La lotta dei lavoratori è anche una lotta contro l’oppressione delle donne, la distruzione ambientale, l’ostilità verso i rifugiati, lo sfruttamento dei popoli e la repressione di fedi, culture e identità. La lotta per il socialismo democratico, con la libertà delle donne al suo centro, costituisce la continuazione viva dell’eredità del Primo Maggio. Per questo oggi dobbiamo unirci con più forza, agire insieme e costruire un’alleanza internazionale degli oppressi contro la modernità capitalista. La lotta comune per la pace, la libertà e una vita dignitosa è la via fondamentale del nostro tempo.   Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia 1° maggio 2026
May 1, 2026
UIKI ONLUS
Auguriamo a tutti un felice 4 aprile!
Rêber Apo ha creato grandi valori per tutti i popoli e per l’umanità, in particolare per il popolo curdo e per le donne, e attraverso questi valori ha iscritto il suo nome nella nobile storia dell’umanità.Ha risollevato il popolo curdo, la cui esistenza era stata negata e che è stato sottoposto a un genocidio, donandogli consapevolezza, spirito e identità, e trasformandolo in un popolo la cui esistenza non può più essere negata. Questo risultato, naturalmente, è stato raggiunto attraverso grandi sforzi, lavoro e impegno. Rêber Apo ha ottenuto questi traguardi lavorando, faticando, creando e lottando nelle condizioni più difficili e in un ambiente privo di risorse. Ha dedicato ogni minuto della sua intera vita a questa causa. Persino durante i 27 anni di prigionia a Imrali, ha mantenuto lo stesso approccio. In tal modo, ha sventato la più grande cospirazione della storia e la più dura condanna al carcere che gli fosse mai stata inflitta. Grazie al profondo sviluppo che ha raggiunto in ambito storico, sociale e intellettuale, è riuscito a coltivare la mentalità di un essere umano libero anche nelle più dure condizioni di prigionia della storia. Ha sviluppato un nuovo pensiero e un nuovo paradigma che libereranno l’umanità. Il popolo curdo ha sperimentato una nuova illuminazione attraverso la nuova ideologia e il nuovo paradigma sviluppati da Rêber Apo. Grazie a questa illuminazione a livello di coscienza e ideologia, il popolo curdo è diventato un popolo rispettato in tutto il mondo, traendo forza dal proprio dinamismo e la cui lotta funge da esempio. Questa è senza dubbio la posizione più onorevole e stimata per un popolo. Per questo motivo, il popolo curdo considera Rêber Apo come il proprio leader, ritiene la sua esistenza e la sua libertà come proprie e lo nutre un grande affetto. In particolare, le donne nutrono una profonda passione, amore e devozione per la lotta di Rêber Apo. Perché Rêber Apo ha fatto più per le donne di quanto abbiano fatto tutti gli altri leader della storia. Rêber Apo ha rifiutato l’ordine patriarcale esistente e ha adottato la libertà delle donne come principio fondamentale di vita. Ha posto agli uomini il compito di riconsiderare radicalmente se stessi, di mettere in discussione le proprie posizioni e di intraprendere una profonda trasformazione e un cambiamento basati sulla libertà delle donne. Per questo motivo, le donne vedono Rêber Apo come una figura molto vicina a loro e considerano la sua libertà come la propria. Rêber Apo ha reso un grande servizio a tutti i popoli e all’umanità attraverso il paradigma democratico, ecologico e di liberazione delle donne che ha sviluppato. Ha criticato il nazionalismo, il sessismo, il tribalismo e il settarismo, e ha fatto della convivenza paritaria dei popoli il suo principio guida. Egli ha considerato e adottato l’internazionalismo come il principio più fondamentale. Sviluppando i concetti di modernità democratica e di nazione democratica in opposizione allo Stato e alla mentalità di potenza, ha trovato una soluzione alla millenaria ricerca dell’umanità di una vita democratica e libera. Oggi in un periodo in cui la terza guerra mondiale si intensifica, Rêber Apo lancia l’«Appello per la pace e la società democratica» proponendo un nuovo modello di soluzione alternativo per l’umanità. Con questo appello storico e il nuovo manifesto che ha elaborato, ha aperto la strada a una convivenza pacifica tra i popoli attraverso un approccio di integrazione democratica, in opposizione alle politiche bellicose delle potenze egemoniche che contrappongono i popoli gli uni agli altri. Questo appello storico, lanciato da Rêber Apo, è stato accolto con favore dai popoli e dalle forze democratiche rivoluzionarie, in particolare dal popolo curdo e dalle donne. È assolutamente evidente che il successo di questo processo porterà grandi benefici al popolo curdo, alle donne, ai popoli e all’umanità intera. Ancora una volta, celebriamo il 4 aprile, compleanno di Rêber Apo, che riveste grande importanza per il nostro popolo, per le donne, per i popoli e per l’umanità, e invitiamo tutti a celebrare il 4 aprile con entusiasmo piantando alberi, come proposto da Rêber Apo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
April 3, 2026
UIKI ONLUS
Abdullah Öcalan: Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto
Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, che ha incontrato la delegazione di Imrali, ha avvertito che “il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto”, sottolineando che “basiamo il nostro approccio su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia”. La delegazione di Imrali del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM) ha rilasciato una dichiarazione in merito all’incontro con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, avvenuto il 27 marzo. La dichiarazione contiene messaggi importanti. La dichiarazione recita: Il 27 marzo 2026, nell’ambito dei nostri colloqui in corso con il signor Abdullah Öcalan, abbiamo tenuto un incontro sull’isola di Imralı. Nel corso delle discussioni è emerso chiaramente che il processo ha raggiunto una soglia importante. A questo punto, è stato sottolineato che il percorso verso una soluzione è una questione complessa che deve essere valutata insieme alle sue dimensioni di negoziazione, volontà democratica e responsabilità storica. È stato sottolineato il dovere e la responsabilità storici assunti dalla Grande assemblea nazionale turca in questo processo; è stato affermato che a seguito della relazione della commissione, il lavoro da svolgere dovrebbe essere dotato di un quadro giuridico inclusivo e completo, senza essere dilazionato nel tempo, aspetto di vitale importanza. Dalle nostre valutazioni come delegazione è emersa una visione comune secondo cui mantenere aperti i canali di dialogo e rafforzare la politica democratica sono necessari per non perdere le opportunità storiche e affinché si concretizzi una reale volontà di soluzione. È stato ribadito ancora una volta che una società democratica è la garanzia del futuro per tutti i popoli e le fedi che vivono in Turchia. Crediamo che chiunque comprenda correttamente questo processo e lo affronti con responsabilità ne trarrà beneficio non solo nel presente, ma anche per il nostro futuro comune. La valutazione del signor Öcalan durante l’incontro può essere riassunta come segue: “Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto. Ci sono profondi piani egemonici per il Medio Oriente. Se da un lato si sono verificati alcuni sviluppi positivi, dall’altro, accanto alla dolorosa situazione in Siria, dall’altro ora anche la guerra con l’Iran è all’ordine del giorno. Nella guerra con l’Iran sono emerse tre linee: la prima è quella tra Stati Uniti e Israele; la seconda è quella guidata dal Regno Unito e da alcune forze internazionali e regionali volta a preservare lo status quo; e la terza è quella della democrazia e della coesistenza, che difendiamo attraverso il Processo di pace e società democratica che abbiamo sviluppato. Gli sviluppi in Iran hanno dimostrato ancora una volta la legittimità e l’importanza del processo in corso in Turchia. Il nostro approccio si basa su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia. Il rapporto tra Anatolia e Mesopotamia ha profonde radici storiche. Il primo grande trattato di pace della storia è stato il Trattato di Kadesh tra Ittiti ed Egizi. Quattromila anni di storia politica in Medio Oriente hanno dimostrato che la sicurezza dell’Anatolia passa attraverso il Medio Oriente e la Mesopotamia. L’integrazione democratica esprime la partecipazione della cultura mesopotamica come entità democratica. Non abbiamo problemi con la Repubblica. Il vero problema è che la Repubblica non è democratica. La democrazia è l’unica soluzione che rafforzerà la Repubblica. Denunciare gli errori, gli eccessi e le pratiche antidemocratiche di società e paesi durante i loro periodi storici non dovrebbe essere visto come qualcosa di strano, come se si toccasse qualcosa di sacro. Bisogna dire che difendere i metodi di assimilazione con una visione positivista è come costringere un paese in un vicolo cieco. Come ho affermato nella mia telefonata del 27 febbraio, il periodo della lotta armata è terminato. Non c’è più alcuna possibilità di tornare indietro. Il processo che stiamo vivendo è una transizione verso la pace con la Repubblica Democratica. Quando il processo auspicato avrà successo, la Repubblica sarà due volte più forte. Quella che chiamiamo società democratica si basa in gran parte su una soluzione di questo tipo. Dobbiamo sviluppare una comprensione del comunitarismo e della cittadinanza che regoli in modo positivo il rapporto tra i curdi e lo Stato. Anche lo Stato deve accertarsi che non vi siano attività distruttive o minacce alla sicurezza. La partecipazione alla Repubblica deve avvenire nel rispetto dell’identità, della libertà di espressione e di pensiero, della libertà di associazione e della libertà delle donne. Questi sono ambiti di libertà validi non solo per i curdi, ma per tutti. A questo punto, ritengo importante raggiungere l’intero pubblico attraverso i canali appropriati, affinché le mie idee in merito al processo siano comprese correttamente. La soluzione per l’integrazione democratica si basa su un approccio centrato sulla società. Una soluzione incentrata sulla società richiede la democratizzazione olistica e collettiva delle strutture sociali. Delegazione Imrali del Partito DEM 31 marzo 2026
March 31, 2026
UIKI ONLUS
Abdullah Öcalan: È nelle nostre mani trasformare quest’anno in un anno di vera libertà per tutti i popoli
In occasione del Newroz, il capodanno curdo, il leader curdo Abdullah Öcalan ha inviato un messaggio ai festeggiamenti ad Amed (Diyarbakır). Il messaggio, letto da Veysi Aktaş, ex prigioniero politico sull’isola di İmralı, recita quanto segue: “L’epopea del Newroz è stata celebrata per millenni dai popoli del Medio Oriente come festa di resurrezione, resistenza e primavera. Il Newroz ha ravvivato lo spirito di resistenza e ispirato la rinascita dei nostri popoli.” I simboli e le figure del Newroz riflettono lo spirito di questa regione. Dehaq è il simbolo di un sistema statale. I serpenti sulle sue spalle, che divorano il cervello di due giovani ogni giorno, incarnano la brutalità dello stato assiro, mentre Kawa il fabbro rappresenta la resistenza contro l’oppressione. Le guerre religiose, settarie e culturali che da mille anni infuriano in Medio Oriente rappresentano il colpo più duro inferto alla cultura della convivenza tra i suoi popoli. Ogni identità e ogni credo, nel tentativo di affermarsi, si chiude in se stessa e demonizza le altre, non fa che approfondire la frattura tra i nostri popoli. I nostri valori e la nostra cultura condivisi vengono ignorati e le nostre differenze trasformate in pretesto di guerra. L’odierna insistenza nel perpetuare politiche obsolete nella regione ha portato al disastro. Le divisioni create da politiche di repressione, negazione e ostilità, soprattutto in Medio Oriente, vengono utilizzate come pretesti per interventi imperialisti. Mentre in Europa tre secoli di guerre religiose e settarie si sono conclusi con la Pace di Vestfalia del 1648, in Medio Oriente il protrarsi di questi conflitti ha causato profonde tragedie per i nostri popoli. Ma possiamo permettere che culture e credenze coesistano di nuovo. È in nostro potere trasformare la guerra e il caos che si stanno creando in Medio Oriente in una fonte di libertà per i popoli. Possiamo invertire la rotta delle tragedie che ci stanno colpendo e creare un clima di libertà. Oggi, le pagine nascoste della storia vengono alla luce e cresce la possibilità di pace tra i popoli e di costruzione di nazioni democratiche. Superando le tradizioni statali sunnite e sciite, nonché quelle nazionaliste, la libera convivenza tra i popoli diventa realtà. Oggi si apre un nuovo capitolo. Si è spalancata la strada affinché i popoli di questa regione possano convivere liberamente. Il processo che abbiamo avviato il 27 febbraio 2025 mira a ravvivare i fondamenti dell’unità nel rispetto dello spirito di Newroz. Affinché ciò accada, dobbiamo credere che culture e credenze possano coesistere, che possiamo trascendere le ristrette ideologie nazionaliste e unirci sulla base dell’integrazione democratica, e che possiamo esistere insieme. Come nella nostra storia, dobbiamo comprendere che, oggi, possiamo superare ogni forma di guerra, povertà e barbarie. Il Newroz 2026 rappresenta l’aggiornamento di questa storia in tutto il suo splendore. La storia si dispiega nel presente, offrendo l’opportunità di raggiungere una consapevolezza basata su una vera identità culturale. Il significato e la forza del Newroz stanno emergendo come una forza determinante del momento presente. Le celebrazioni del Newroz di quest’anno, e quelle degli anni a venire, rivestono un’importanza storica. Il Newroz del 2026 rinasce dalle proprie radici. Si afferma nel presente e compie un passo decisivo verso l’integrazione democratica: diventa il Newroz stesso. Come già accaduto in passato, il Newroz sta vivendo una rinascita affermando la propria influenza nel cuore del Medio Oriente. Torna a svolgere un ruolo di simbolo di integrazione democratica in tutta la regione. Questo processo di rinascita è già in atto e continuerà a svilupparsi. Finora il Newroz è stato celebrato con valori simbolici. Oggi il Newroz non rappresenta un sogno o un’utopia, ma una vita comunitaria reale e in via di sviluppo. Newroz è il giorno in cui realizziamo noi stessi, sia mentalmente che fisicamente. Al Newroz, purifichiamoci dalle relazioni e dai significati inadeguati che ci affliggono costantemente e abbracciamo la vita attraverso relazioni autentiche, una profonda consapevolezza, una nuova etica della libertà e una nuova estetica della comprensione. Mettiamo in pratica la filosofia di “Jin, Jîyan, Azadî” in tutte le nostre relazioni e raggiungiamo una vita libera. Comprendiamo che Newroz non è più semplicemente un momento di speranze, sogni o teorie, ma un momento di realizzazione. Rispondiamo a questo momento di realizzazione con piena comprensione e profonda consapevolezza. In occasione del Newroz, è nelle nostre mani trasformare quest’anno in un anno di vera libertà per tutti i popoli del Medio Oriente e consolidare la tradizione di amicizia e solidarietà tra i popoli. Ciò si può realizzare ponendo fine alle divisioni etniche e religiose e ai conflitti fratricidi, e garantendo l’unità di tutte le culture e credenze religiose sulla base della libertà e della fratellanza. In risposta al massiccio collasso sociale ed ecologico creato dalla modernità capitalista, abbiamo sviluppato la soluzione della modernità democratica, basata sulla politica democratica, sui principi ecologici e sulla liberazione delle donne, il tutto radicato nello spirito della libertà del Newroz. Non permettiamo che il Medio Oriente, culla di diverse culture, si trasformi in un campo di battaglia per mano di potenze egemoniche. Oggi, come in passato, possiamo superare insieme gli ostacoli che impediscono a questa grande cultura di esprimersi liberamente e di integrarsi sulla base della sua vera identità. Non c’è ostacolo che non possiamo superare se ci lasciamo alle spalle le malattie del nazionalismo e del settarismo e abbracciamo invece la millenaria cultura di solidarietà tra i nostri popoli. Con un tale spirito di unità, è possibile realizzare una politica democratica. Se vogliamo coronare la millenaria lotta degli oppressi, il luogo in cui farlo non è l’ambiente capitalista dell’Oriente o dell’Occidente, ma l’ambiente autenticamente libero del Medio Oriente. In queste terre, possiamo rinnovare l’integrazione democratica attraverso un autentico incontro e sulle fondamenta di una nuova umanità, fratellanza, solidarietà e amicizia. Porgo i miei migliori auguri al nostro popolo per l’Eid al-Fitr, e spero che sia un’occasione di pace e fratellanza.Il Newroz del 2026 viene celebrato, per la prima volta, dai nostri popoli con lo spirito di un processo continuo di integrazione democratica, nonché di pace e fratellanza. Abbraccio con tutto il cuore questo spirito e la volontà che esso racchiude. Spero che il Newroz, che quest’anno è diventato veramente degno di essere celebrato come un “Nuovo Giorno”, apra la strada a una marcia gloriosa negli anni a venire. Auguro la pace a tutti i nostri popoli. Vi saluto tutti con amore.   Abdullah ÖCALAN carcere di Imrali  21 marzo 2026
March 21, 2026
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