Un primo passo verso gli appalti etici nel Comune di Bologna, ma servono clausole più stringentiIl 10 marzo scorso il Comune di Bologna, con una determinazione dirigenziale, ha
aggiornato il patto di integrità in materia di contratti pubblici che gli
operatori economici partecipanti a procedure di affidamento, inclusi gli
appalti, devono sottoscrivere. Questo aggiornamento introduce un impegno a
“dichiarare di rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti” da parte
di tutti gli operatori economici coinvolti nella catena di approvvigionamento,
inclusi anche i subappaltatori. In caso di violazione del patto di integrità, è
prevista l’esclusione delle imprese dalla procedura di affidamento e la
risoluzione del contratto stesso.
Questo aggiornamento del patto di integrità costituisce un primo passo
importante, anche se tardivo e parziale, verso l’introduzione di misure concrete
per l’attuazione di una politica di appalti etici, come richiesto dall’ordine
del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2024.
Nell’ordine del giorno si invitavano il sindaco e la giunta “ad adottare una
politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli
offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei
diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e
crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di
escludere tali soggetti”.
Mentre riconosciamo che il Comune di Bologna, tra gli enti territoriali che in
Italia hanno approvato risoluzioni sugli appalti etici, è stato il primo ad
approvare una misura concreta per l’attuazione, muovendosi nella giusta
direzione per adempiere agli obblighi previsti dal diritto internazionale, non
possiamo non rilevare delle carenze che potrebbero indebolire la sua efficacia.
Questo provvedimento, che arriva ben due anni dopo l’approvazione dell’ordine
del giorno, recepisce solo in parte l’invito del Consiglio Comunale e le
richieste della società civile che aveva avanzato suggerimenti concreti sulle
misure di attuazione di una politica di appalti etici. Il confronto avviato con
il coordinamento cittadino “Bologna per la Palestina” su questi temi è stato
inspiegabilmente interrotto dal Comune diversi mesi fa.
Pur consapevoli dei limiti imposti dalla legislazione sugli appalti vigente,
riteniamo che il Patto di integrità dovrebbe includere clausole più stringenti,
compatibili con il quadro giuridico esistente, volte a escludere dalle procedure
relative ai contratti pubblici quelle imprese chiaramente coinvolte in
violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale.
A questo proposito riteniamo necessari come minimo:
* Un’esplicita menzione del coinvolgimento delle imprese in violazioni del
diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Aggiungere un riferimento diretto ai crimini sopra menzionati rafforzerebbe i
criteri di esclusione di aziende che operano in contesti di occupazione
illegale o coinvolte in crimini come quelli commessi da Israele contro il
popolo palestinese.
* Un riferimento esplicito ai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e
diritti umani che richiedono agli Stati di far rispettare i diritti umani da
parte delle aziende (Principio 1) e di promuovere i diritti umani attraverso
gli appalti pubblici (Principio 6). Oltre agli Stati anche Comuni, Regioni e
altri enti pubblici sono tenuti a prevenire le violazioni dei diritti umani
da parte di attori privati, adottando politiche e procedure di appalti
pubblici che garantiscano che le imprese che partecipano alle gare non
contribuiscano a violazioni dei diritti umani e umanitari.
L’adozione di una politica di appalti etici da parte di Comuni, Regioni e altri
enti pubblici risponde quindi non solo a una responsabilità etica, ma anche
all’obbligo giuridico ai sensi del diritto internazionale degli Stati e dei
loro organi di evitare di favorire e contribuire a gravi violazioni dei diritti
umani e gravi crimini internazionali ovunque nel mondo, inclusi quelli
perpetrati nei confronti del popolo palestinese dal regime israeliano di
colonialismo di insediamento, di occupazione illegale e di apartheid.
Crediamo che il Comune di Bologna per accertare la reale efficacia delle misure
adottate in applicazione dell’ordine del giorno sugli appalti etici approvato
dal Consiglio Comunale dovrebbe verificare se queste avrebbero potuto permettere
l’esclusione dagli appalti di imprese coinvolte in palesi violazioni di diritti
umani e del diritto internazionale, come Alstom e Construcciones y Auxiliar de
Ferrocarriles (CAF) che beneficiano attualmente di contratti legati alla
realizzazione delle linee del tram a Bologna.
Alstom, parte del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che si è
aggiudicato gli appalti per la costruzione della Linea Rossa e per la Linea
Verde, è stata inclusa dal 2020 al 2025 nel database delle Nazioni Unite che
elenca imprese coinvolte in attività economiche nelle colonie illegali
israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. CAF, che ha vinto un contratto
per la fornitura di 60 tram, è tuttora inclusa nel database delle Nazioni Unite
aggiornato al 2025 in quanto sta partecipando a progetti per l'espansione della
rete ferroviaria che serve le colonie illegali israeliane.
Questi casi sono un esempio di come, in assenza di politiche etiche di appalto e
di misure di attuazione efficaci, aziende notoriamente coinvolte in violazioni
di diritti umani e diritto internazionale possano impunemente trarre profitto da
appalti pubblici, finanziati dalle tasse dei cittadini.
Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere
d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con
integrità, equità e responsabilità, affinché fondi pubblici sostengano solo
fornitori che rispettano i diritti umani e il diritto internazionale ed evitino
pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente.
Come BDS Italia continueremo a batterci per chiedere a Comuni, Regioni e altri
enti pubblici di adottare provvedimenti, inclusa una politica di appalti etici,
per interrompere ogni tipo di relazione con istituzioni israeliane e con aziende
responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi crimini
di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, e del diritto internazionale.
BDS Bologna
Gruppo di lavoro Enti Territoriali - BDS Italia