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Appalti etici nella sanità in Emilia-Romagna: un passo verso la fine delle complicità con le violazioni del diritti umani in Palestina e altrove
LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA APPROVA LE LINEE DI INDIRIZZO PER GLI APPALTI ETICI NELLA SANITÀ * Un grande risultato del movimento che chiede agli Enti Territoriali la fine delle complicità con Israele. * Uno strumento per escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. * Un esempio da seguire (e da migliorare) per tutti gli Enti Territoriali. BDS Bologna esprime soddisfazione per  l’approvazione delle Linee di indirizzo per le stazioni appaltanti e le centrali di committenza operanti nell'ambito del sistema sanitario regionale che introduce criteri etici nelle procedure di appalto. Questo è un grande risultato del movimento che per mesi ha chiesto l’attuazione dell’ordine del giorno approvato il 22/12/2025 dall’Assemblea Legislativa che impegnava la Giunta a emanare “un regolamento regionale contenente linee guida obbligatorie per le strutture del SSR e le centrali di committenza” che includesse  “criteri di valutazione dell’offerta che tengano conto dei profili di integrità, responsabilità sociale e sostenibilità etica degli operatori economici”. La delibera n. 1629 approvata dalla Giunta Regionale il 28/09/2026 va nella giusta direzione, introducendo misure che prevedono il rispetto dei diritti umani da parte delle aziende  che partecipano alle gare di appalto del Servizio Sanitario Regionale e dovrebbero permettere di escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Secondo il diritto internazionale Regioni, Comuni e altri enti pubblici, in quanto organi dello Stato, hanno l’obbligo giuridico di non contribuire a gravi crimini internazionali e violazioni dei diritti umani. Il mancato rispetto di tali obblighi costituisce complicità. Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con il diritto internazionale, agendo con integrità, equità e responsabilità, in modo che gli enti pubblici acquistino solamente da fornitori che rispettano i diritti umani e i principi dello stato di diritto ed evitano pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente. Le linee di indirizzo prevedono che le stazioni appaltanti dovranno integrare nelle procedure di gara clausole vincolanti di esecuzione contrattuale e strumenti di verifica, monitoraggio e sanzione e che le aziende partecipanti a gare d’appalto dovranno presentare una Dichiarazione di Conformità relativa a requisiti su standard sociali minimi e rispetto dei diritti umani, lungo tutta la catena di fornitura. La mancata sottoscrizione della dichiarazione sarà causa di esclusione dalla gara e, nella fase di esecuzione, il mancato rispetto di quanto dichiarato costituirà grave inadempimento contrattuale, che comporterà applicazione di penali o risoluzione del contratto.  Saranno escluse dagli appalti aziende coinvolte in violazioni della Convenzione contro il genocidio, della Convenzione di Ginevra e altri trattati sui diritti umani, o i cui vertici siano stati condannati in via definitiva dalla Corte Penale Internazionale. Il coinvolgimento riguarda anche forme di partecipazione, controllo o diretta riconducibilità a entità di Stati nei confronti dei quali siano state accertate simili violazioni e prese misure da parte della Corte Internazionale di Giustizia o i cui vertici istituzionali siano stati condannati dalla Corte Penale Internazionale. Le stazioni appaltanti potranno effettuare verifiche autonome di ‘due diligence’ e integrità, utilizzando fonti e banche dati qualificate, assicurando una messa in opera efficace e un monitoraggio accurato delle aziende candidate nelle attuali e future gare d’appalto. Nonostante questi aspetti positivi, alcune parti delle linee guida avrebbero potuto essere affrontate in maniera più stringente. Per esempio, il possesso di certificazioni di responsabilità sociale ed etica non dovrebbe essere considerato un criterio premiante, ma un requisito minimo per la partecipazione a un appalto pubblico. Il rispetto dei diritti umani deve essere un criterio vincolante per l’ammissione alla procedura di appalto. La reale efficacia delle linee di indirizzo si vedrà nella loro attuazione pratica quando dovranno essere rinnovati appalti come quelli per le forniture di farmaci che hanno visto finora assegnare contratti per milioni di euro a un’azienda come l’israeliana Teva, che trae profitto dall’occupazione illegale dei territori palestinesi e sostiene le politiche genocidarie dello stato israeliano. Insieme alle associazioni solidali con la Palestina della nostra Regione, che hanno raccolto 11.000 firme per la petizione popolare Basta Complicità,  vigileremo sull’attuazione effettiva delle linee di indirizzo sugli appalti nel Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna. Ribadiamo la richiesta che una politica di appalti etici venga attuata dalla Regione in tutte le procedure di acquisto di beni e servizi, come previsto dalla risoluzione approvata dall’Assemblea Legislativa l’11 giugno 2024. Continueremo a fare pressione sulla Regione affinché prenda misure concrete per interrompere le complicità anche in altri ambiti: dal transito di armi nel porto di Ravenna, alla partecipazione nelle manifestazioni fieristiche di aziende implicate in violazioni, agli accordi con aziende belliche. Come movimento BDS in tutta Italia continuiamo a mobilitarci per fare interrompere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici ogni relazione con istituzioni israeliane e con aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in Palestina. Invitiamo movimenti e associazioni solidali con la lotta del popolo palestinese e organizzazioni impegnate nelle lotte per i diritti umani e la giustizia climatica,  sociale, economica, razziale e di genere ad attivarsi nella campagna “Enti Territoriali liberi dalla complicità” LIBERIAMO I NOSTRI COMUNI, REGIONI E ALTRI ENTI PUBBLICI DALLE COMPLICITÀ CON IL GENOCIDIO E CON IL SISTEMA ISRAELIANO DI COLONIALISMO, OCCUPAZIONE E APARTHEID! 
October 13, 2026
BDS Italia - BDS Italia
BDS Italia sostiene la mozione per sospendere la vendita dei prodotti Teva nelle farmacie comunali di Arese
BDS Italia dichiara il proprio convinto sostegno alla mozione elaborata dall’associazione Prospettiva 2023, nata come laboratorio di promozione culturale politica a partecipazione civica. L’ associazione chiede la sospensione della vendita nelle farmacie comunali di Arese dei prodotti farmaceutici della multinazionale israeliana Teva Pharmaceutical, leader mondiale nella produzione di farmaci generici. La mozione nasce dalla vocazione pacifista di Prospettiva 2023, che si è fatta interprete della crescente consapevolezza della società civile locale sulla necessità di opporsi in modo efficace al genocidio in corso a Gaza ed alla violenza sistematica esercitata da parte del regime israeliano nel Territorio Palestinese Occupato (Cisgiordania, Gerusalemme Est, Striscia di Gaza).  Con questa iniziativa l'associazione esercita una legittima pressione sulle istituzioni locali, affinché vengano adottate misure che interrompano la collaborazione con soggetti coinvolti in gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario, recependo in tal modo il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia nel suo pronunciamento del 19 luglio 2024. La mozione sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, presentata dai gruppi consiliari di minoranza del centro-destra. Campagna già adottata da altri Comuni La mozione si inserisce nella campagna nazionale di boicottaggio promossa da BDS Italia, dalla Rete Sanitari per Gaza e da Digiuno Gaza, che ha già portato diversi Consigli e/o Giunte comunali a deliberare di richiedere alle farmacie comunali la sospensione degli approvvigionamenti di farmaci prodotti da aziende che sostengono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. In particolare hanno deliberato in tal senso i Comuni di Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Corinaldo, Rosignano Marittimo, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, San Gimignano, Livorno, Carrara, Pesaro, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Monza. Questa forma di boicottaggio resterà in vigore fino al ripristino del rispetto del diritto internazionale nel Territorio Palestinese Occupato. Le misure adottate tengono comunque conto del diritto alla cura dei malati: le delibere chiedono ai farmacisti che tutti i farmaci essenziali rimangano disponibili qualora prescritti dal medico, senza alcuna limitazione di accesso per i pazienti.  Le ragioni del boicottaggio Teva, insieme alle sue controllate (Cephalon, Ratiofarm e Dorom), è stata individuata come complice del regime israeliano dal Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese, che coordina a livello globale il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). Secondo dati raccolti dal Centro di ricerca indipendente WhoProfit, l'azienda trae vantaggio dal regime di occupazione nel Territorio Palestinese Occupato. In base al Protocollo di Parigi del 1994, Israele controlla frontiere, dogane e commercio dei Territori, impedendo l'ingresso di farmaci a basso costo da paesi terzi e imponendo o favorendo la distribuzione dei prodotti commercializzati in Israele, tra cui molti di Teva. Le aziende farmaceutiche palestinesi, nel contempo, subiscono pesanti limitazioni nella produzione e nella vendita. Fonti pubbliche, raccolte in un dossier pubblicato sul sito Bdsitalia.org, segnalano inoltre che Teva sostiene attivamente l'esercito israeliano (IDF), con donazioni, e con la partecipazione a programmi di supporto ai suoi soldati come "Support the Soul" e "Thank Israeli Soldiers" (quest’ultimo sponsorizzato da Teva almeno fino al febbraio 2026), senza mai condannare le violazioni dei diritti umani commesse a Gaza e altrove. Teva pratica pertanto politiche discriminatorie dal punto di vista sanitario, in totale contraddizione con quanto proclamato nel suo codice etico, in cui afferma “Ci prendiamo cura del benessere dei pazienti, dei caregivers e delle comunità. Le nostre famiglie possono essere estremamente orgogliose della differenza che facciamo nella vita delle persone di tutto il mondo. (…) Sosteniamo e rispettiamo la tutela dei diritti (…) e ci impegniamo a non essere complici di abusi”. Tutto questo, evidentemente, non vale per i Palestinesi.  Per questi motivi, la campagna italiana "TEVA? No grazie!", promossa da BDS Italia, Sanitari per Gaza e Digiuno Gaza, invita cittadini, operatori sanitari e istituzioni locali a cercare alternative ai prodotti Teva, quando ciò sia possibile senza ledere il diritto alla salute dei pazienti, e a proseguire il boicottaggio finché l'azienda continuerà a sostenere il regime israeliano.
October 13, 2026
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I sindacati palestinesi sostengono l'appello all'azione dei sindacati portuali per il 30 ottobre
Il movimento sindacale palestinese sostiene l'appello a una giornata di lotta il 30 ottobre contro la militarizzazione e il genocidio, organizzata da un collettivo di sindacati dei lavoratori portuali, e invita tutti i sindacati portuali, dei trasporti e affini del mondo a unirsi ad essa. Invitiamo inoltre le organizzazioni dal basso e della società civile che possono sostenere questa mobilitazione a farlo seguendo la leadership dei sindacati e le indicazioni specifiche dei contesti locali.  Nel segnare il terrificante terzo anniversario del genocidio di Israele contro il nostro popolo a Gaza, ancora in corso e trasmesso in diretta, il movimento sindacale palestinese saluta il collettivo di sindacati di sette paesi che rappresentano i lavoratori portuali di 45 porti in Europa e nel Mediterraneo, che hanno annunciato una giornata di scioperi e proteste contro la guerra e il genocidio il 30 ottobre. Invitiamo tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori portuali, i lavoratori dei porti e gli altri lavoratori marittimi e dei trasporti di tutto il mondo a unirsi e sostenere questa mobilitazione. Ricordiamo a tutti i sindacati a livello globale, che si uniscano o meno alle mobilitazioni del 30 ottobre, che abbiamo anche chiesto di organizzare azioni di solidarietà in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, dal 20 al 29 novembre. Questo prossimo 30 ottobre, noi sindacati e federazioni palestinesi firmatari rinnoviamo il nostro appello ai sindacati di tutto il mondo affinché: * Difendano e facciano rispettare i diritti inalienabili del popolo autoctono della Palestina, come stabilito dal diritto internazionale, in particolare il diritto dei nostri rifugiati a tornare a casa e a ricevere riparazioni, e * Intensifichino la pressione del BDS per porre fine a ogni complicità statale, aziendale e istituzionale nell'occupazione illegale, nell'apartheid e nel genocidio di Israele.
RESISTERE ALLA LEGGE DEL PIÙ FORTE: PER LA PALESTINA, PER L'UMANITÀ
BDS@20 Europe Conference        18-20 novembre 2026 - Barcellona Casino l’Aliança del Poblenou, Barcelona Tre giorni di dibattiti, strategia e solidarietà. Attivisti, artisti, accademici e sindacalisti da tutta l'Europa e la Palestina si incontrano a venti anni dalla fondazione del movimento BDS. L'evento RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA Più di 20 anni fa i palestinesi hanno lanciato un appello per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni, una strategia potente e nonviolenta per opporsi all'ingiustizia e costruire un potere collettivo dal basso. Vent'anni dopo quell'appello è diventato un movimento globale a guida palestinese che unisce milioni di persone, organizzazioni, sindacati, personalità della cultura, accademici, artisti e movimenti in tutto il mondo. Oggi, mentre è in corso il genocidio perpetrato da Israele e dagli Stati Uniti, sostenuto dalla complicità globale e da doppi standard devastanti, il bisogno di solidarietà non è mai stato così urgente. Tuttavia, anche nei periodi più bui, le persone in tutto il mondo si sono rifiutate di rimanere in silenzio. Insieme, possiamo trasformare il dolore e la rabbia in azione, la solidarietà in potere organizzato, e l'indignazione in campagne che sfidano l'impunità di Israele e i sistemi che la sostengono. Tutte le crepe che abbiamo contribuito a creare nel muro della complicità hanno portato un messaggio di speranza al nostro popolo. La notte del 18 novembre lanceremo la Conferenza Regionale Europea BDS@20 con un evento pubblico. Parteciperanno insieme voci potenti e rappresentative della Palestina e dell'Europa. Attivisti, artisti, accademici, sindacalisti, personalità della cultura ed esponenti di rilievo della vita pubblica si riuniranno per riflettere su quanto abbiamo costruito collettivamente, per affrontare le sfide che ci attendono e immaginare cosa diventa possibile quando milioni di persone agiscono insieme. Guardiamo in avanti con determinazione. Continuiamo la lotta per fermare il genocidio perpetrato da Israele e smantellare il suo regime di colonialismo d'insediamento, apartheid e occupazione militare che dura da decenni. E sappiamo che quello che ci attende richiederà maggiore coraggio, creatività, visione strategica, resilienza e alleanze intersezionali più forti . Unisciti a noi. Porta la tua voce, la tua solidarietà e il tuo potere. Celebriamo più di 20 anni di BDS, non soltanto per vedere cosa siamo riusciti ad ottenere, ma per dare forma collettivamente a quello che verrà. PERCHÈ IL FUTURO NON È QUALCOSA DA ASPETTARE, MA DA COSTRUIRE INSIEME.   Relatori invitati Il dibattito iniziale pubblico riunisce voci da tutto il movimento.          FRANCESCA ALBANESE Relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi Occupati Esperta indipendente dell'ONU per i territori palestinesi occupati dal 2022, è una delle voci più coraggiose nello svelamento dell'occupazione israeliana, dell'apartheid e del genocidio contro il popolo palestinese, nonostante ripetuti tentativi di metterla a tacere.           OMAR BARGHOUTI Co-fondatore, movimento BDS Difensore dei diritti umani, è co-fondatore del movimento BDS a guida palestinese e ha ricevuto il Premio per la Pace Gandhi nel 2017. È l'autore di BDS: Boycott, Divestment, Sanctions: The Global Struggle for Palestinian Rights [Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni: la lotta globale per i diritti palestinesi]. I suoi editoriali sono pubblicati su Financial Times, The Guardian e altrove.           NOURA ERAKAT Studiosa di diritto e avvocata per i diritti umani Studiosa di diritto palestinese-americana e autrice di Justice for some: Law and the question of Palestine [Giustizia per alcuni: il diritto e la questione palestinese] con il suo lavoro ha rivelato come il diritto internazionale sia stato utilizzato come un'arma per consolidare l'impunità israeliana, e chiede di riappropriarsene come strumento della liberazione palestinese.           GHASSAN ABU SITTA Chirurgo ricostruttivo Chirurgo ricostruttivo palestinese-britannico ha curato i feriti a Gaza durante l'attacco genocida di Israele alla striscia occupata, è stato eletto Rettore dell'Università di Glasgow con un mandato di solidarietà alla Palestina e di disinvestimento della complicità con i crimini israeliani.           NURUL IZZAH ANWAR Attivista, esponente politica, ex parlamentare malese Ex parlamentare della Malesia a attivista politica Nurul Izzah Anwar è una voce che da tempo si prodiga per la causa palestinese e la giustizia a livello internazionale. Come membro del Parlamento ha ricoperto ruoli nell'ambito di istruzione, politiche fiscali e riforme economiche. Attualmente dirige il SULUH Centre che si occupa di promuovere le politiche per il cambiamento sociale basate sulla ricerca.           ROBERT DEL NAJA Cantante e produttore, Massive Attack Cantante e produttore dei Massive Attack, uno dei principali gruppi di trip-hop e musica elettronica. Da lungo tempo attivo a favore della liberazione palestinese, Del Naja usa la sua posizione per sostenere la solidarietà con il popolo palestinese dagli anni '90 dello scorso secolo, prendendo posizione a favore del boicottaggio delle esibizioni di artisti in Israele e articolando in pubblico la sua opposizione all'occupazione, all'apartheid e al genocidio in corso.           HIBA ABOUK Attrice e attivista per i diritti dei palestinesi Hiba Abouk è un'attrice spagnola di origini tunisine. Si è fatta conoscere per il suo ruolo come Fátima nella serie televisiva Il principe, diventando uno dei volti più riconosciuti della Spagna. Nel corso degli anni Hiba ha utilizzato il suo profilo pubblico per sostenere il popolo palestinese, difendere i suoi diritti e contribuire a mantenere la sua situazione visibile nella sfera pubblica.   Registrazione COME PUOI PARTECIPARE E SOSTENERE LA CONFERENZA BDS@20 EUROPA.  01 Prenota il biglietto  02 Partecipa ONLINE  03 Dona                               04 Accredito per giornalisti Assisti di persona al Casino l'aliança de Poblenou, a Barcellona.  Iscriviti ora, non più di 800 posti sono disponibili. Prenota un posto Non puoi partecipare di persona? Iscriviti per partecipare online. Registrati qui Non puoi partecipare ma vuoi sostenere il movimento? Il tuo aiuto è importante Dona La stampa e i media che seguono la Conferenza (articoli, foto, registrazioni dal vivo o da remoto) devono richiedere l'accredito in anticipo. RIchiedi l'accredito   CHI SIAMO BDS@20 Europe Conference è organizzata dal Comitato Palestinese BDS (BNC), compresa la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale (PACBI), e i gruppi affiliati al BDS e agli alleati in tutta Europa. Il BNC è la maggiore coalizione della società civile palestinese che guida il movimento BDS globale per i diritti dei palestinesi. Il movimento globale palestinese è sostenuto da alleati in più di 130 paesi in tutto il mondo. In Europa ci sono ora gruppi BDS attivi in quasi tutti i paesi europei, dall'Islanda, alla Polonia, dal Portogallo all'Italia.    Fonte: https://bdsmovement.net/bds20eu/  
Resistere alla legge del più forte: per la Palestina, per l'umanità
BDS@20 Europe Conference        18-20 novembre 2026 - Barcellona Casino l’Aliança del Poblenou, Barcelona Tre giorni di dibattiti, strategia e solidarietà. Attivisti, artisti, accademici e sindacalisti da tutta l'Europa e la Palestina si incontrano a venti anni dalla fondazione del movimento BDS. L'evento RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA Più di 20 anni fa i palestinesi hanno lanciato un appello per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni, una strategia potente e nonviolenta per opporsi all'ingiustizia e costruire un potere collettivo dal basso. Vent'anni dopo quell'appello è diventato un movimento globale a guida palestinese che unisce milioni di persone, organizzazioni, sindacati, personalità della cultura, accademici, artisti e movimenti in tutto il mondo. Oggi, mentre è in corso il genocidio perpetrato da Israele e dagli Stati Uniti, sostenuto dalla complicità globale e da doppi standard devastanti, il bisogno di solidarietà non è mai stato così urgente. Tuttavia, anche nei periodi più bui, le persone in tutto il mondo si sono rifiutate di rimanere in silenzio. Insieme, possiamo trasformare il dolore e la rabbia in azione, la solidarietà in potere organizzato, e l'indignazione in campagne che sfidano l'impunità di Israele e i sistemi che la sostengono. Tutte le crepe che abbiamo contribuito a creare nel muro della complicità hanno portato un messaggio di speranza al nostro popolo. La notte del 18 novembre lanceremo la Conferenza Regionale Europea BDS@20 con un evento pubblico. Parteciperanno insieme voci potenti e rappresentative della Palestina e dell'Europa. Attivisti, artisti, accademici, sindacalisti, personalità della cultura ed esponenti di rilievo della vita pubblica si riuniranno per riflettere su quanto abbiamo costruito collettivamente, per affrontare le sfide che ci attendono e immaginare cosa diventa possibile quando milioni di persone agiscono insieme. Guardiamo in avanti con determinazione. Continuiamo la lotta per fermare il genocidio perpetrato da Israele e smantellare il suo regime di colonialismo d'insediamento, apartheid e occupazione militare che dura da decenni. E sappiamo che quello che ci attende richiederà maggiore coraggio, creatività, visione strategica, resilienza e alleanze intersezionali più forti . Unisciti a noi. Porta la tua voce, la tua solidarietà e il tuo potere. Celebriamo più di 20 anni di BDS, non soltanto per vedere cosa siamo riusciti ad ottenere, ma per dare forma collettivamente a quello che verrà. PERCHÈ IL FUTURO NON È QUALCOSA DA ASPETTARE, MA DA COSTRUIRE INSIEME.   Relatori invitati Il dibattito iniziale pubblico riunisce voci da tutto il movimento.          FRANCESCA ALBANESE Relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi Occupati Esperta indipendente dell'ONU per i territori palestinesi occupati dal 2022, è una delle voci più coraggiose nello svelamento dell'occupazione israeliana, dell'apartheid e del genocidio contro il popolo palestinese, nonostante ripetuti tentativi di metterla a tacere.           OMAR BARGHOUTI Co-fondatore, movimento BDS Difensore dei diritti umani, è co-fondatore del movimento BDS a guida palestinese e ha ricevuto il Premio per la Pace Gandhi nel 2017. È l'autore di BDS: Boycott, Divestment, Sanctions: The Global Struggle for Palestinian Rights [Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni: la lotta globale per i diritti palestinesi]. I suoi editoriali sono pubblicati su Financial Times, The Guardian e altrove.           NOURA ERAKAT Studiosa di diritto e avvocata per i diritti umani Studiosa di diritto palestinese-americana e autrice di Justice for some: Law and the question of Palestine [Giustizia per alcuni: il diritto e la questione palestinese] con il suo lavoro ha rivelato come il diritto internazionale sia stato utilizzato come un'arma per consolidare l'impunità israeliana, e chiede di riappropriarsene come strumento della liberazione palestinese.           GHASSAN ABU SITTA Chirurgo ricostruttivo Chirurgo ricostruttivo palestinese-britannico ha curato i feriti a Gaza durante l'attacco genocida di Israele alla striscia occupata, è stato eletto Rettore dell'Università di Glasgow con un mandato di solidarietà alla Palestina e di disinvestimento della complicità con i crimini israeliani.           NURUL IZZAH ANWAR Attivista, esponente politica, ex parlamentare malese Ex parlamentare della Malesia a attivista politica Nurul Izzah Anwar è una voce che da tempo si prodiga per la causa palestinese e la giustizia a livello internazionale. Come membro del Parlamento ha ricoperto ruoli nell'ambito di istruzione, politiche fiscali e riforme economiche. Attualmente dirige il SULUH Centre che si occupa di promuovere le politiche per il cambiamento sociale basate sulla ricerca.           ROBERT DEL NAJA Cantante e produttore, Massive Attack Cantante e produttore dei Massive Attack, uno dei principali gruppi di trip-hop e musica elettronica. Da lungo tempo attivo a favore della liberazione palestinese, Del Naja usa la sua posizione per sostenere la solidarietà con il popolo palestinese dagli anni '90 dello scorso secolo, prendendo posizione a favore del boicottaggio delle esibizioni di artisti in Israele e articolando in pubblico la sua opposizione all'occupazione, all'apartheid e al genocidio in corso.           HIBA ABOUK Attrice e attivista per i diritti dei palestinesi Hiba Abouk è un'attrice spagnola di origini tunisine. Si è fatta conoscere per il suo ruolo come Fátima nella serie televisiva Il principe, diventando uno dei volti più riconosciuti della Spagna. Nel corso degli anni Hiba ha utilizzato il suo profilo pubblico per sostenere il popolo palestinese, difendere i suoi diritti e contribuire a mantenere la sua situazione visibile nella sfera pubblica.   Registrazione COME PUOI PARTECIPARE E SOSTENERE LA CONFERENZA BDS@20 EUROPA.  01 Prenota il biglietto  02 Partecipa ONLINE  03 Dona                               04 Accredito per giornalisti Assisti di persona al Casino l'aliança de Poblenou, a Barcellona.  Iscriviti ora, non più di 800 posti sono disponibili. Prenota un posto Non puoi partecipare di persona? Iscriviti per partecipare online. Registrati qui Non puoi partecipare ma vuoi sostenere il movimento? Il tuo aiuto è importante Dona La stampa e i media che seguono la Conferenza (articoli, foto, registrazioni dal vivo o da remoto) devono richiedere l'accredito in anticipo. RIchiedi l'accredito   CHI SIAMO BDS@20 Europe Conference è organizzata dal Comitato Palestinese BDS (BNC), compresa la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale (PACBI), e i gruppi affiliati al BDS e agli alleati in tutta Europa. Il BNC è la maggiore coalizione della società civile palestinese che guida il movimento BDS globale per i diritti dei palestinesi. Il movimento globale palestinese è sostenuto da alleati in più di 130 paesi in tutto il mondo. In Europa ci sono ora gruppi BDS attivi in quasi tutti i paesi europei, dall'Islanda, alla Polonia, dal Portogallo all'Italia.    Fonte: https://bdsmovement.net/bds20eu/  
Militari israeliani dell’IDF in “vacanze di decompressione” in Trentino: la denuncia di BDS
TRENTINO / VAL DI FASSA — Soggiorni di “decompressione” post-combattimento per reparti attivi dell’esercito israeliano e grandi eventi turistici con forti impronte identitarie militari: il Trentino finisce al centro del dibattito politico e istituzionale sulla complicità indiretta e l’etica dell’accoglienza. L'inchiesta del quotidiano ilT Un'inchiesta del 10 Settembre del quotidiano trentino ilT ha rivelato che 22 soldati della Brigata Golani dell'esercito israeliano, reparto operativo a Gaza e in Libano, hanno trascorso una vacanza di «decompressione» a Canazei. Ricordiamo che la Brigata Golani è la stessa che si è resa responsabile di crimini efferati nella striscia di Gaza, tra cui l’uccisione a sangue freddo di 15 medici e paramedici palestinesi in servizio su ambulanze con lampeggianti accesi, massacrati e sotterrati in fosse comuni nel Marzo 2025. L’inchiesta ha ora rivelato che la vacanza in Trentino durante l’estate 2025 è stata finanziata dall'organizzazione israeliana Peace of Mind, il cui budget è triplicato dal 2022 e che riceve, per le attività organizzate all'estero, anche fondi diretti dal Ministero della Difesa israeliano. Poiché si tratta di un programma istituzionale di recupero psicofisico per militari in servizio, e non di semplici vacanze private, esperti di diritto internazionale evidenziano come la loro presenza sollevi importanti interrogativi sugli obblighi di prevenzione e sicurezza dello Stato italiano. Per questo motivo, sulla vicenda è stata depositata un’interrogazione nel Consiglio della Provincia Autonoma di Trento a firma dei consiglieri del Partito Democratico Francesca Parolari e Paolo Zanella per chiedere chiarimenti alla Giunta. Skidealweek e il turismo post-servizio sulle Dolomiti Accanto ai soggiorni curati da Peace of Mind, il caso accende i riflettori anche su eventi di più larga scala come la Skidealweek, organizzata dal tour operator israeliano Skideal, che con questo festival sciistico porta da anni in Val di Fassa (in particolare Campitello e Canazei) centinaia di partecipanti ad un evento chiuso e dedicato ad un pubblico proveniente da Israele, come denunciava il gruppo BDS Trentino e come riportava anche l’emittente televisiva locale RTTR già a marzo 2026. Data la leva obbligatoria e il sistema di riservisti in Israele, la presenza di personale militare tra i partecipanti è strutturale.  L'evento ha sollevato forti perplessità sia a livello locale — con segnalazioni di residenti e raccolte firme contro le intemperanze e gli eccessi degli utenti del pacchetto-vacanza — sia sul piano etico e politico. Ad esempio, la line-up artistica della manifestazione, prevista e confermata anche per la stagione invernale 2026-2027, include figure controverse come DJ Skazi, noto per il suo esplicito e continuo sostegno all’esercito israeliano e protagonista di messaggi di incitamento alla distruzione a Gaza, oltre ad altri artisti esibitisi in contesti promozionali con simboli delle brigate dell'IDF. Nonostante i tentativi passati di presentare l’evento in sinergia con la promozione turistica locale, il movimento BDS e diverse realtà territoriali chiedono la massima trasparenza sull'assenza di patronati, contributi o collaborazioni dirette e indirette tra il sistema pubblico (Aziende di Promozione Turistica, Trentino Marketing, amministrazioni comunali) e gli operatori coinvolti in questo tipo di turismo post-servizio o "decompressione militare". La campagna "No room for genocide" e la petizione per lo stop all'esenzione del visto: In questo contesto, BDS richiama con forza la campagna internazionale "No room for genocide". La campagna invita l'intera filiera dell'ospitalità — dagli albergatori alle comunità locali, fino ai viaggiatori e alle istituzioni — a rifiutare qualsiasi forma di complicità con chi partecipa o sostiene crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale.  "No room for genocide" chiede formalmente: * * Alle strutture ricettive e agli operatori turistici: di aderire all'impegno etico per garantireche gli spazi di accoglienza e le strutture alberghiere non vengano usati per riabilitare ofar riposare chi si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. * * Agli enti pubblici e alle istituzioni: di adottare criteri di controllo rigorosi, rifiutare ogni patrocinio, collaborazione logistica o promozione a eventi o tour operator legati all'apparatobellico israeliano e garantire la piena trasparenza sui flussi turistici organizzatia scopo militare. * * Ai cittadini e alla società civile: di mantenere alta l'attenzione affinché i territori montani e le comunità locali rimangano spazi dedicati alla pace, alla giustizia e alla promozione dei diritti umani, rifiutando che il Trentino diventi una destinazione di sollievo per reparti militari impegnati nei teatri di guerra.  A sostegno di questa mobilitazione, il movimento BDS chiede l'immediata sospensione dell'esenzione dal visto per tutti coloro (militari o civili) che siano sospettati di coinvolgimento in crimini di guerra e atti genocidari — così come riconosciuti in ambito internazionale dalla Corte Penale Internazionale (CPI) e dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) — introducendo un meccanismo rigido di controllo e screening alle frontiere per impedire l'ingresso e la circolazione sul territorio nazionale ed europeo di potenziali criminali di guerra e soggetti responsabili di violazioni del diritto internazionale.  Contatti per la stampa: * BDS Trentino - Email: trentino.bds@proton.me * BDS Italia - bdscomunicazione@gmail.com * Gruppo di Lavoro Turismo Etico - bdsitalia.turismoetico@gmail.com
September 15, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Il collegamento tra Poste italiane e la difesa israeliana
Nell’articolo che segue si analizza il ruolo strategico della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e la sua stretta collaborazione con Poste Italiane nella gestione del risparmio nazionale per finanziare lo sviluppo economico di Israele. Una parte significativa della documentazione esamina i controversi investimenti in start-up israeliane, come Classiq, specializzate in tecnologie avanzate e informatica quantistica con legami con l'intelligence militare. Come Bds Italia riteniamo grave che questi finanziamenti proseguano nonostante le critiche internazionali riguardanti l'impiego di tali tecnologie in contesti di conflitto. Oltre al supporto per l'internazionalizzazione delle imprese verso Israele, nell'articolo viene descritto il sostegno finanziario a Leonardo S.p.A. per progetti legati alla difesa e alla cybersicurezza. Il movimento Bds Italia ritiene importante denunciare quindi l'intreccio tra istituzioni finanziarie pubbliche, innovazione tecnologica e politiche di sicurezza nazionale in Italia. I sindacati Cobas Poste hanno avviato una campagna di protesta contro l'ingresso di Poste Italiane e CDP nella Fondazione Med-Or di Leonardo (avvenuto all'inizio del 2025). Contestano la partecipazione di queste aziende pubbliche, accusandole di essere complici indirettamente dell'industria bellica e del conflitto a Gaza. Il prossimo 10 ottobre è prevista una mobilitazione in Sardegna per richiamare l'attenzione sulla complicità di Poste Italiane.  POSTE ITALIANE E CASSA DEPOSITI E PRESTITI (CDP): un legame che favorisce società israeliane e Leonardo S.p.A.
September 14, 2026
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Lettera aperta alle rettrici e ai rettori delle università italiane
Per la sospensione dei rapporti di collaborazione con le istituzioni israeliane coinvolte nel genocidio, nell'occupazione e nell'apartheid, e con la filiera bellica. L'università è l’istituzione deputata alla produzione critica del sapere e si fonda sui principi della cooperazione internazionale, della solidarietà tra i popoli e del pacifismo. In un contesto internazionale segnato da genocidi e da conflitti armati, da crimini di guerra e violazioni sistemiche del diritto internazionale, che coinvolgono attori statali e non statali, l'istituzione universitaria ha il dovere di dotarsi di strumenti normativi e procedurali adeguati a impedire che le proprie attività di ricerca e i propri accordi di collaborazione si traducano in un contributo, diretto o indiretto, alla violazione di tali principi fondativi. Ciò implica in primo luogo la definizione di criteri chiari per la sospensione o la cessazione dei rapporti istituzionali con soggetti responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Implica, in secondo luogo, una regolamentazione rigorosa delle ricerche e delle loro applicazioni dual use, in conformità con la Raccomandazione (UE) 2021/1700 della Commissione europea del 15 settembre 2021, relativa ai programmi interni di conformità per i controlli sulla ricerca riguardante prodotti a duplice uso.
Comunicato di solidarietà all’Hotel Decumani
Esprimiamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme” di Napoli, aderente alle campagne BDS “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana” (SPLAI) e  "No Room for Genocide", finito al centro di una  serie di azioni diffamatorie dopo che alcuni media israeliani hanno dato risalto alla decisione di una turista israeliana di cancellare la propria prenotazione presso la struttura. Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di benvenuto inviato dall’hotel, la turista ha optato volontariamente per la disdetta. Nel messaggio la struttura dichiarava la propria adesione alla campagna internazionale "No Room for Genocide", ribadiva “il proprio impegno per la libertà e i diritti umani delle comunità vittime di razzismo, discriminazione e oppressione” ed esprimeva il proprio benvenuto “ai palestinesi, ai rifugiati e a tutte le persone che resistono pacificamente all'oppressione nel perseguimento dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”. Va sottolineato che la struttura non ha rifiutato una prenotazione, né discriminato in alcun modo i potenziali clienti, ma siamo di fronte a una rinuncia unilaterale da parte della cliente. È bastato questo perché il “Decumani Hotel de Charme” diventasse bersaglio di una campagna diffamatoria. La struttura ha denunciato false prenotazioni, recensioni “fake” pubblicate da persone che non hanno mai soggiornato nell'hotel e tentativi di danneggiamento all'attività. Questi attacchi confermano come l'accusa di antisemitismo venga troppo spesso utilizzata per colpire chi sostiene i diritti del popolo palestinese. Non è la prima volta che accade: in Italia e in altri paesi, realtà che aderiscono alle campagne promosse dal BDS sono periodicamente oggetto di denigrazione e discredito con l'obiettivo di scoraggiare ogni forma di azione non-violenta e solidarietà con la causa palestinese. La campagna "No Room for Genocide", così come la rete degli Spazi SPLAI, si fondano sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto del diritto internazionale. Le campagne si basano sui principi del movimento BDS che sostiene la parità di diritti per tutt* e pertanto si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa. Criticare le politiche di uno Stato o denunciare un genocidio non significa discriminare un popolo o una comunità religiosa. Rinnoviamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme”, al proprietario e ai dipendenti.  Lo stesso sostegno va a tutte le strutture che, come questa, hanno il coraggio di esporsi pubblicamente in difesa dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale, nonostante le pressioni e le ritorsioni che questo comporta. BDS Italia
La scuola di Leonardo
SCUOLE E INDUSTRIA MILITARE: FORME E DISPOSITIVI DELLA COMPLICITÀ CON IL GENOCIDIO. IL CASO DI ROMA SCARICARE IL DOSSIER IN VERSIONE PDF La campagna internazionale per l’embargo militare promossa dal movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) rappresenta oggi uno degli strumenti politici e civili più efficaci per contribuire a isolare politicamente ed economicamente il regime israeliano di occupazione coloniale, apartheid e genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese. Colpire le reti economiche, finanziarie, tecnologiche e istituzionali che sostengono la produzione, la sperimentazione, la commercializzazione e la legittimazione degli apparati militari significa infatti incidere sulle condizioni materiali che rendono possibile la prosecuzione della violenza sistemica e l’impunità internazionale di Israele. In questo quadro, assume rilevanza l’analisi delle relazioni tra aziende che producono armi e il sistema dell’istruzione e della formazione. Le collaborazioni con scuole, università, enti di ricerca e percorsi di formazione professionale, frequentemente presentate come opportunità di qualificazione tecnico professionale e inserimento occupazionale, contribuiscono non soltanto alla legittimazione culturale, simbolica e politica dell’industria bellica, ma anche ai processi di normalizzazione della violenza coloniale e del genocidio in corso nei confronti della popolazione palestinese all’interno degli spazi educativi pubblici.  Interrogare criticamente tali connessioni significa dunque riflettere sul ruolo delle istituzioni educative nella riproduzione di modelli economici e geopolitici fondati sul colonialismo, sulla militarizzazione, sulla guerra e sulle disuguaglianze globali, nonché sulle responsabilità etiche e pedagogiche che attraversano il mondo della formazione. A partire da queste considerazioni, il presente dossier intende offrire strumenti di analisi, documentazione e proposte per sostenere pratiche di consapevolezza critica, trasparenza e mobilitazione collettiva. In che modo le scuole, e quindi il personale docente, educativo e tecnico amministrativo, le altre figure lavoratrici e la popolazione studentesca, possono contribuire concretamente alla campagna internazionale per l’embargo militare e alla costruzione di spazi educativi sottratti alla normalizzazione della guerra e dell’industria bellica? Dossier a cura di BDS Roma
Le linee guida del Movimento BDS contro la normalizzazione spiegate
A causa della crescente richiesta di una migliore comprensione delle linee guida anti-normalizzazione da parte dei non arabofoni negli ultimi anni, presentiamo qui di seguito i punti più importanti. Quando si presentano casi sospetti di normalizzazione, consigliamo ai partner internazionali del BDS di contattare il BNC o il PACBI, per darci la possibilità di esaminare questi casi e offrire la nostra consulenza sulla base delle linee guida del BDS e della nostra esperienza, sviluppata nel corso di oltre 15 anni, e in conformità con il nostro mandato da parte delle entità che rappresentano la maggioranza assoluta della società palestinese.  (1) Definizione di normalizzazione del Comitato nazionale palestinese per il BDS  Normalizzazione, tatbee' in arabo, significa trattare o presentare qualcosa che è intrinsecamente anormale, come l'oppressione e l'ingiustizia, come se fosse normale. La normalizzazione delle relazioni con Israele e dell’operato di Israele è quindi l'idea di far sembrare normali l'occupazione, l'apartheid e il colonialismo d’insediamento invece di sostenere la lotta condotta dal popolo palestinese autoctono per porre fine alle condizioni e alle strutture anormali di oppressione. Un principio chiave alla base del lavoro anti-normalizzazione è che si tratta di una tattica interamente basata su considerazioni etiche e politiche che sono in perfetta armonia con il rifiuto del movimento BDS di tutte le forme di razzismo e discriminazione razziale. Contrastare la normalizzazione è un mezzo per resistere all'oppressione, ai suoi meccanismi e alle sue strutture.  (2) Che cos'è esattamente la normalizzazione?  Nel 2007, il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione palestinese alla guida del movimento BDS globale, ha adottato per consenso la seguente definizione di ciò che costituisce la normalizzazione e ha stabilito le linee guida per contrastarla:  La normalizzazione è la partecipazione a qualsiasi progetto, iniziativa o attività, locale o internazionale, che riunisca (sulla "stessa piattaforma" (1)) palestinesi (e/o arabi) e israeliani (individui o istituzioni) senza soddisfare le due condizioni seguenti:  1)  La parte israeliana deve riconoscere pubblicamente i diritti inalienabili del popolo palestinese affermati dalle Nazioni Unite e definiti nell'appello del BDS del 2005 (2), e  2)l'attività congiunta deve costituire una forma di co-resistenza contro il regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid. 
BDS Italia con Francesca!
Da giovedì 28 maggio Francesca Albanese è stata nuovamente inserita nella lista nera americana. La Corte d'Appello ha infatti accolto la richiesta di sospensione urgente presentata dall'amministrazione Trump, bloccando così il provvedimento del tribunale di primo grado che aveva eliminato le sanzioni contro la Relatrice ONU per violazione dei diritti di libertà d'espressione. Il Dipartimento del Tesoro ha pertanto reintegrato le misure restrittive con una rapidità straordinaria, dimostrando la linea intransigente di Washington e il congelamento immediato dei beni finanziari della funzionaria internazionale.  BDS Italia esprime la sua profonda stima e il proprio sostegno incondizionato alla Relatrice ONU Francesca Albanese, vittima, per la seconda volta, di un sistema coercitivo che viola il suo diritto di libertà di parola e le impone sanzioni discriminatorie tramite OFAC, l’ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro statunitense. Il caso di Francesca Albanese sta inoltre dimostrando che, oggi, nemmeno la finanza etica è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti. Mentre l'Europa ufficiale è rimasta a guardare, solo il premier spagnolo Pedro Sánchez, in una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, ha invocato una manovra diplomatica d'emergenza: l'attivazione del cosiddetto "Statuto di blocco" (Regolamento CE n. 2271/1996). E lo ha chiesto come scudo per i diritti umani non solo per Francesca Albanese, ma per denunciare un attacco sistemico alla giustizia internazionale, che coinvolgeva anche undici giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale. L'Europa ha manifestato un’assenza ingombrante e  l'Italia continua a brillare per la sua ignavia. Nonostante Francesca Albanese sia una cittadina italiana, il governo Meloni ha scelto la strada del silenzio assordante e nessuna autorità ha intrapreso iniziative pubbliche contro il blocco dei suoi conti. Questa mancanza di tutela diplomatica verso una propria cittadina impegnata in un mandato ONU è un vulnus senza precedenti. La diplomazia italiana ed europea sembrano aver abdicato al proprio ruolo, preferendo non indispettire Washington piuttosto che difendere il principio di legalità internazionale. Chiediamo con forza che la Presidenza del Consiglio si muova in tutte le sedi istituzionali al fine di tutelare i diritti e la dignità di una cittadina italiana, gravemente danneggiata dall’arroganza del governo USA. E auspichiamo la creazione di un sistema finanziario non più sottoposto ai colossi di oltre Atlantico e al potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale contro chi è ritenuto scomodo per le proprie politiche. L'esecutivo italiano ha a disposizione diverse azioni pratiche di natura diplomatica, legale e politica per tutelare una propria cittadina e funzionaria ONU. 1. Canali diplomatici bilaterali e multilaterali  Negoziato diretto con gli USA: il Ministero degli Affari Esteri può avviare interlocuzioni diplomatiche formali con il Dipartimento di Stato americano per richiedere l'esclusione di Albanese dalla SDN List dell’OFAC.  Azione coordinata in sede UE: l'Italia può farsi promotrice di un'azione comune a livello di Unione Europea. L'UE dispone del cosiddetto "Regolamento di Blocco" (Blocking Statute), uno strumento giuridico nato proprio per contrastare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e proteggere i cittadini e le imprese europee. Asse con le Nazioni Unite: il governo può supportare ufficialmente le interlocuzioni già avviate dall'ONU, chiedendo il rispetto delle tutele e delle immunità funzionali legate al mandato di Relatrice Speciale. 2. Strumenti finanziari e di supporto tecnico-legale Istituzione di un canale bancario protetto: il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), d'intesa con la Banca d'Italia, potrebbe esaminare deroghe straordinarie per motivi umanitari o di sussistenza. Questo permetterebbe a un istituto nazionale di aprirle un conto corrente tecnico per ricevere lo stipendio, isolando l'operatività dai circuiti in dollari per evitare sanzioni secondarie. Supporto legale e amicus curiae: lo Stato italiano può intervenire indirettamente nei ricorsi legali ancora pendenti negli Stati Uniti. Può presentare una memoria scritta (amicus curiae) a sostegno delle tesi dei legali di Albanese, attestando la violazione dei diritti fondamentali della propria cittadina. 3. Azioni politiche e di protezione istituzionale Rilascio del passaporto diplomatico: il governo può garantire la massima protezione nei viaggi istituzionali emettendo o rinnovando passaporti diplomatici o di servizio, agevolando la sua mobilità internazionale laddove possibile. Tutela consolare attiva: garantire una costante assistenza tramite l'Ambasciata italiana a Washington, monitorando ogni fase del procedimento giudiziario americano. Presa di posizione pubblica: il superamento dell'attuale linea di riservatezza attraverso dichiarazioni ufficiali di solidarietà istituzionale aumenterebbe la pressione politica internazionale sull'amministrazione statunitense.