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Comunicato di solidarietà all’Hotel Decumani
Esprimiamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme” di Napoli, aderente alle campagne BDS “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana” (SPLAI) e  "No Room for Genocide", finito al centro di una  serie di azioni diffamatorie dopo che alcuni media israeliani hanno dato risalto alla decisione di una turista israeliana di cancellare la propria prenotazione presso la struttura. Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di benvenuto inviato dall’hotel, la turista ha optato volontariamente per la disdetta. Nel messaggio la struttura dichiarava la propria adesione alla campagna internazionale "No Room for Genocide", ribadiva “il proprio impegno per la libertà e i diritti umani delle comunità vittime di razzismo, discriminazione e oppressione” ed esprimeva il proprio benvenuto “ai palestinesi, ai rifugiati e a tutte le persone che resistono pacificamente all'oppressione nel perseguimento dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”. Va sottolineato che la struttura non ha rifiutato una prenotazione, né discriminato in alcun modo i potenziali clienti, ma siamo di fronte a una rinuncia unilaterale da parte della cliente. È bastato questo perché il “Decumani Hotel de Charme” diventasse bersaglio di una campagna diffamatoria. La struttura ha denunciato false prenotazioni, recensioni “fake” pubblicate da persone che non hanno mai soggiornato nell'hotel e tentativi di danneggiamento all'attività. Questi attacchi confermano come l'accusa di antisemitismo venga troppo spesso utilizzata per colpire chi sostiene i diritti del popolo palestinese. Non è la prima volta che accade: in Italia e in altri paesi, realtà che aderiscono alle campagne promosse dal BDS sono periodicamente oggetto di denigrazione e discredito con l'obiettivo di scoraggiare ogni forma di azione non-violenta e solidarietà con la causa palestinese. La campagna "No Room for Genocide", così come la rete degli Spazi SPLAI, si fondano sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto del diritto internazionale. Le campagne si basano sui principi del movimento BDS che sostiene la parità di diritti per tutt* e pertanto si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa. Criticare le politiche di uno Stato o denunciare un genocidio non significa discriminare un popolo o una comunità religiosa. Rinnoviamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme”, al proprietario e ai dipendenti.  Lo stesso sostegno va a tutte le strutture che, come questa, hanno il coraggio di esporsi pubblicamente in difesa dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale, nonostante le pressioni e le ritorsioni che questo comporta. BDS Italia
La scuola di Leonardo
SCUOLE E INDUSTRIA MILITARE: FORME E DISPOSITIVI DELLA COMPLICITÀ CON IL GENOCIDIO. IL CASO DI ROMA SCARICARE IL DOSSIER IN VERSIONE PDF La campagna internazionale per l’embargo militare promossa dal movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) rappresenta oggi uno degli strumenti politici e civili più efficaci per contribuire a isolare politicamente ed economicamente il regime israeliano di occupazione coloniale, apartheid e genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese. Colpire le reti economiche, finanziarie, tecnologiche e istituzionali che sostengono la produzione, la sperimentazione, la commercializzazione e la legittimazione degli apparati militari significa infatti incidere sulle condizioni materiali che rendono possibile la prosecuzione della violenza sistemica e l’impunità internazionale di Israele. In questo quadro, assume rilevanza l’analisi delle relazioni tra aziende che producono armi e il sistema dell’istruzione e della formazione. Le collaborazioni con scuole, università, enti di ricerca e percorsi di formazione professionale, frequentemente presentate come opportunità di qualificazione tecnico professionale e inserimento occupazionale, contribuiscono non soltanto alla legittimazione culturale, simbolica e politica dell’industria bellica, ma anche ai processi di normalizzazione della violenza coloniale e del genocidio in corso nei confronti della popolazione palestinese all’interno degli spazi educativi pubblici.  Interrogare criticamente tali connessioni significa dunque riflettere sul ruolo delle istituzioni educative nella riproduzione di modelli economici e geopolitici fondati sul colonialismo, sulla militarizzazione, sulla guerra e sulle disuguaglianze globali, nonché sulle responsabilità etiche e pedagogiche che attraversano il mondo della formazione. A partire da queste considerazioni, il presente dossier intende offrire strumenti di analisi, documentazione e proposte per sostenere pratiche di consapevolezza critica, trasparenza e mobilitazione collettiva. In che modo le scuole, e quindi il personale docente, educativo e tecnico amministrativo, le altre figure lavoratrici e la popolazione studentesca, possono contribuire concretamente alla campagna internazionale per l’embargo militare e alla costruzione di spazi educativi sottratti alla normalizzazione della guerra e dell’industria bellica? Dossier a cura di BDS Roma
Le linee guida del Movimento BDS contro la normalizzazione spiegate
A causa della crescente richiesta di una migliore comprensione delle linee guida anti-normalizzazione da parte dei non arabofoni negli ultimi anni, presentiamo qui di seguito i punti più importanti. Quando si presentano casi sospetti di normalizzazione, consigliamo ai partner internazionali del BDS di contattare il BNC o il PACBI, per darci la possibilità di esaminare questi casi e offrire la nostra consulenza sulla base delle linee guida del BDS e della nostra esperienza, sviluppata nel corso di oltre 15 anni, e in conformità con il nostro mandato da parte delle entità che rappresentano la maggioranza assoluta della società palestinese.  (1) Definizione di normalizzazione del Comitato nazionale palestinese per il BDS  Normalizzazione, tatbee' in arabo, significa trattare o presentare qualcosa che è intrinsecamente anormale, come l'oppressione e l'ingiustizia, come se fosse normale. La normalizzazione delle relazioni con Israele e dell’operato di Israele è quindi l'idea di far sembrare normali l'occupazione, l'apartheid e il colonialismo d’insediamento invece di sostenere la lotta condotta dal popolo palestinese autoctono per porre fine alle condizioni e alle strutture anormali di oppressione. Un principio chiave alla base del lavoro anti-normalizzazione è che si tratta di una tattica interamente basata su considerazioni etiche e politiche che sono in perfetta armonia con il rifiuto del movimento BDS di tutte le forme di razzismo e discriminazione razziale. Contrastare la normalizzazione è un mezzo per resistere all'oppressione, ai suoi meccanismi e alle sue strutture.  (2) Che cos'è esattamente la normalizzazione?  Nel 2007, il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione palestinese alla guida del movimento BDS globale, ha adottato per consenso la seguente definizione di ciò che costituisce la normalizzazione e ha stabilito le linee guida per contrastarla:  La normalizzazione è la partecipazione a qualsiasi progetto, iniziativa o attività, locale o internazionale, che riunisca (sulla "stessa piattaforma" (1)) palestinesi (e/o arabi) e israeliani (individui o istituzioni) senza soddisfare le due condizioni seguenti:  1)  La parte israeliana deve riconoscere pubblicamente i diritti inalienabili del popolo palestinese affermati dalle Nazioni Unite e definiti nell'appello del BDS del 2005 (2), e  2)l'attività congiunta deve costituire una forma di co-resistenza contro il regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid. 
BDS Italia con Francesca!
Da giovedì 28 maggio Francesca Albanese è stata nuovamente inserita nella lista nera americana. La Corte d'Appello ha infatti accolto la richiesta di sospensione urgente presentata dall'amministrazione Trump, bloccando così il provvedimento del tribunale di primo grado che aveva eliminato le sanzioni contro la Relatrice ONU per violazione dei diritti di libertà d'espressione. Il Dipartimento del Tesoro ha pertanto reintegrato le misure restrittive con una rapidità straordinaria, dimostrando la linea intransigente di Washington e il congelamento immediato dei beni finanziari della funzionaria internazionale.  BDS Italia esprime la sua profonda stima e il proprio sostegno incondizionato alla Relatrice ONU Francesca Albanese, vittima, per la seconda volta, di un sistema coercitivo che viola il suo diritto di libertà di parola e le impone sanzioni discriminatorie tramite OFAC, l’ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro statunitense. Il caso di Francesca Albanese sta inoltre dimostrando che, oggi, nemmeno la finanza etica è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti. Mentre l'Europa ufficiale è rimasta a guardare, solo il premier spagnolo Pedro Sánchez, in una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, ha invocato una manovra diplomatica d'emergenza: l'attivazione del cosiddetto "Statuto di blocco" (Regolamento CE n. 2271/1996). E lo ha chiesto come scudo per i diritti umani non solo per Francesca Albanese, ma per denunciare un attacco sistemico alla giustizia internazionale, che coinvolgeva anche undici giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale. L'Europa ha manifestato un’assenza ingombrante e  l'Italia continua a brillare per la sua ignavia. Nonostante Francesca Albanese sia una cittadina italiana, il governo Meloni ha scelto la strada del silenzio assordante e nessuna autorità ha intrapreso iniziative pubbliche contro il blocco dei suoi conti. Questa mancanza di tutela diplomatica verso una propria cittadina impegnata in un mandato ONU è un vulnus senza precedenti. La diplomazia italiana ed europea sembrano aver abdicato al proprio ruolo, preferendo non indispettire Washington piuttosto che difendere il principio di legalità internazionale. Chiediamo con forza che la Presidenza del Consiglio si muova in tutte le sedi istituzionali al fine di tutelare i diritti e la dignità di una cittadina italiana, gravemente danneggiata dall’arroganza del governo USA. E auspichiamo la creazione di un sistema finanziario non più sottoposto ai colossi di oltre Atlantico e al potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale contro chi è ritenuto scomodo per le proprie politiche. L'esecutivo italiano ha a disposizione diverse azioni pratiche di natura diplomatica, legale e politica per tutelare una propria cittadina e funzionaria ONU. 1. Canali diplomatici bilaterali e multilaterali  Negoziato diretto con gli USA: il Ministero degli Affari Esteri può avviare interlocuzioni diplomatiche formali con il Dipartimento di Stato americano per richiedere l'esclusione di Albanese dalla SDN List dell’OFAC.  Azione coordinata in sede UE: l'Italia può farsi promotrice di un'azione comune a livello di Unione Europea. L'UE dispone del cosiddetto "Regolamento di Blocco" (Blocking Statute), uno strumento giuridico nato proprio per contrastare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e proteggere i cittadini e le imprese europee. Asse con le Nazioni Unite: il governo può supportare ufficialmente le interlocuzioni già avviate dall'ONU, chiedendo il rispetto delle tutele e delle immunità funzionali legate al mandato di Relatrice Speciale. 2. Strumenti finanziari e di supporto tecnico-legale Istituzione di un canale bancario protetto: il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), d'intesa con la Banca d'Italia, potrebbe esaminare deroghe straordinarie per motivi umanitari o di sussistenza. Questo permetterebbe a un istituto nazionale di aprirle un conto corrente tecnico per ricevere lo stipendio, isolando l'operatività dai circuiti in dollari per evitare sanzioni secondarie. Supporto legale e amicus curiae: lo Stato italiano può intervenire indirettamente nei ricorsi legali ancora pendenti negli Stati Uniti. Può presentare una memoria scritta (amicus curiae) a sostegno delle tesi dei legali di Albanese, attestando la violazione dei diritti fondamentali della propria cittadina. 3. Azioni politiche e di protezione istituzionale Rilascio del passaporto diplomatico: il governo può garantire la massima protezione nei viaggi istituzionali emettendo o rinnovando passaporti diplomatici o di servizio, agevolando la sua mobilità internazionale laddove possibile. Tutela consolare attiva: garantire una costante assistenza tramite l'Ambasciata italiana a Washington, monitorando ogni fase del procedimento giudiziario americano. Presa di posizione pubblica: il superamento dell'attuale linea di riservatezza attraverso dichiarazioni ufficiali di solidarietà istituzionale aumenterebbe la pressione politica internazionale sull'amministrazione statunitense.
Un primo passo verso gli appalti etici nel Comune di Bologna, ma servono clausole più stringenti
Il 10 marzo scorso il Comune di Bologna, con una determinazione dirigenziale, ha aggiornato il patto di integrità in materia di contratti pubblici che gli operatori economici partecipanti a procedure di affidamento, inclusi gli appalti, devono sottoscrivere. Questo aggiornamento introduce un impegno a “dichiarare di rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti” da parte di tutti gli operatori economici coinvolti nella catena di approvvigionamento, inclusi anche i subappaltatori. In caso di violazione del patto di integrità, è prevista l’esclusione delle imprese dalla procedura di affidamento e la risoluzione del contratto stesso. Questo aggiornamento del patto di integrità costituisce un primo passo importante, anche se tardivo e parziale, verso l’introduzione di misure concrete per l’attuazione di una politica di appalti etici, come richiesto dall’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2024. Nell’ordine del giorno si invitavano il sindaco e la giunta “ad adottare una politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di escludere tali soggetti”. Mentre riconosciamo che il Comune di Bologna, tra gli enti territoriali che in Italia hanno approvato risoluzioni sugli appalti etici, è stato il primo ad approvare una misura concreta per l’attuazione, muovendosi nella giusta direzione per adempiere agli obblighi previsti dal diritto internazionale, non possiamo non rilevare delle carenze che potrebbero indebolire la sua efficacia. Questo provvedimento, che arriva ben due anni dopo l’approvazione dell’ordine del giorno, recepisce solo in parte l’invito del Consiglio Comunale e le richieste della società civile che aveva avanzato suggerimenti concreti sulle misure di attuazione di una politica di appalti etici. Il confronto avviato con il coordinamento cittadino “Bologna per la Palestina” su questi temi è stato inspiegabilmente interrotto dal Comune diversi mesi fa. Pur consapevoli dei limiti imposti dalla legislazione sugli appalti vigente, riteniamo che il Patto di integrità dovrebbe includere clausole più stringenti, compatibili con il quadro giuridico esistente, volte a escludere dalle procedure relative ai contratti pubblici quelle imprese chiaramente coinvolte in violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale. A questo proposito riteniamo necessari come minimo: * Un’esplicita menzione del coinvolgimento delle imprese in violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Aggiungere un riferimento diretto ai crimini sopra menzionati rafforzerebbe i criteri di esclusione di aziende che operano in contesti di occupazione illegale o coinvolte in crimini come quelli commessi da Israele contro il popolo palestinese. * Un riferimento esplicito ai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che richiedono agli Stati di far rispettare i diritti umani da parte delle aziende (Principio 1) e di promuovere i diritti umani attraverso gli appalti pubblici (Principio 6). Oltre agli Stati anche Comuni, Regioni e altri enti pubblici sono tenuti a prevenire le violazioni dei diritti umani da parte di attori privati, adottando politiche e procedure di appalti pubblici che garantiscano che le imprese che partecipano alle gare non contribuiscano a violazioni dei diritti umani e umanitari. L’adozione di una politica di appalti etici da parte di Comuni, Regioni e altri enti pubblici risponde quindi non solo a una responsabilità etica, ma anche all’obbligo giuridico  ai sensi del diritto internazionale degli Stati e dei loro organi di evitare di favorire e contribuire a gravi violazioni dei diritti umani e gravi crimini internazionali ovunque nel mondo, inclusi quelli perpetrati nei confronti del popolo palestinese dal regime israeliano di colonialismo di insediamento, di occupazione illegale e di apartheid. Crediamo che il Comune di Bologna per accertare la reale efficacia delle misure adottate in applicazione dell’ordine del giorno sugli appalti etici approvato dal Consiglio Comunale dovrebbe verificare se queste avrebbero potuto permettere l’esclusione dagli appalti di imprese coinvolte in palesi violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, come Alstom e Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles (CAF) che beneficiano attualmente di contratti legati alla realizzazione delle linee del tram a Bologna. Alstom, parte del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che si è aggiudicato gli appalti per la costruzione della Linea Rossa e per la Linea Verde, è stata inclusa dal 2020 al 2025 nel database delle Nazioni Unite che elenca imprese coinvolte in attività economiche nelle colonie illegali israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. CAF, che ha vinto un contratto per la fornitura di 60 tram, è tuttora inclusa nel database delle Nazioni Unite aggiornato al 2025 in quanto sta partecipando a progetti per l'espansione della rete ferroviaria che serve le colonie illegali israeliane. Questi casi sono un esempio di come, in assenza di politiche etiche di appalto e di misure di attuazione efficaci, aziende notoriamente coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale possano impunemente trarre profitto da appalti pubblici, finanziati dalle tasse dei cittadini. Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con integrità, equità e responsabilità, affinché fondi pubblici sostengano solo fornitori che rispettano i diritti umani e il diritto internazionale ed evitino pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente. Come BDS Italia continueremo a batterci per chiedere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici di adottare provvedimenti, inclusa una politica di appalti etici, per interrompere ogni tipo di relazione con istituzioni israeliane e con aziende responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, e del diritto internazionale.  BDS Bologna Gruppo di lavoro Enti Territoriali - BDS Italia
Alimentare il genocidio - Quando la finanza è complice
Roma, giovedì 25 marzo 2026 BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas - tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), guidata da Matteo Zuppi, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione - attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti - di capitale proprio o dei clienti - in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Contatti BDS Italia Embargo Militare: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com  Cellulare: (+39) 333-8312194 Rosa Siciliano (Segreteria Campagna “banche armate”) - Cellulare: (+39) 339.138.0637 - Email: campagnabanchearmate@gmail.com Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni su La Campagna di pressione alle “banche armate”: banchearmate.org
Alimentare il genocidio - Quando la finanza è complice
Roma,  10 giugno 2026 BDS Italia promuove dal 10 al 20 giugno il rilancio della campagna nazionale "Banche complici", un'iniziativa di pressione focalizzata su tre grandi istituti di credito italiani profondamente integrati nell’occupazione della Palestina e nelle guerre di Israele. Obiettivo è dare visibilità con un rilancio social e un convinto invio di email da parte dei correntisti e cittadini comuni che sostengono le richieste. La campagna si rivolge a UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL-BNP Paribas, tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte in operazioni non etiche che supportano la colonizzazione illegale e l'apartheid in Palestina, lo sfollamento e il genocidio israeliano ora estesi alla Cisgiordania.         Invia la tua email di pressione alle banche complici ✉️ Scrivi a UniCredit ✉️ Scrivi a Intesa Sanpaolo ✉️ Scrivi a BNL BNP Paribas Cliccando sul pulsante si aprirà il tuo client di posta con il messaggio già precompilato. L'analisi della complicità finanziaria L'analisi condotta da BDS Italia esamina nel dettaglio l'esposizione delle tre banche verso Israele, valutando: * Finanziamenti diretti al settore armamenti  * Relazioni con grandi aziende belliche  * Supporto a programmi militari  * Investimenti in Israele e territori occupati  * Sottoscrizione e collocamento di strumenti finanziari legati alla guerra  Il supporto al complesso militare-industriale si articola attraverso una sofisticata strategia a tre livelli: 1. Finanziamento diretto a società che forniscono armi utilizzate nel genocidio dei palestinesi  2. Distribuzione ai risparmiatori di Titoli di Stato Israeliani ("War Bonds") accanto a titoli di aziende come Leonardo ed ENI  3. Allocazione di capitali in fondi d'investimento legati a settori che violano sistematicamente il diritto internazionale  Sostegno autorevole e obiettivi concreti La campagna trova un'importante sponda nella Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che valorizza il  disinvestimento nei confronti dei soggetti finanziari come forma per esprimere una volontà di partecipazione da parte dei singoli e delle istituzioni  L'iniziativa, realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, periodici cattolici italiani che dal 2000 promuovono la campagna sulle "banche armate", si propone tre obiettivi principali: 1. Informare l'opinione pubblica e le persone di coscienza sul ruolo di queste banche nel genocidio in corso, nell'occupazione e negli insediamenti coloniali  2. Determinare un reale danno d’immagine 3. Sollecitare azioni concrete da parte dei clienti per trasferire i propri risparmi a istituti meno complici  "Non si tratta di una protesta simbolica ma di una pressione economica diretta. Chiediamo ai correntisti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici, fino a quando non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità."   La campagna invita tutti i cittadini e le cittadine ad inviare email e a partecipare a momenti informativi dal 10 al 20 giugno, per chiedere l’immediata cessazione di ogni forma di complicità con le violazioni del diritto alla vita dei Palestinesi.. Nella pagina trovi inoltre le bozze di lettere da inviare agli indirizzi dei referenti degli Istituti di credito o una versione generale che può essere rivolta anche dai cittadini che non hanno un conto corrente aperto ma desiderano sostenere e rilanciare le richieste della pressione. Dalla pagina della campagna sul sito BDS Italia si può scaricare il volantino aggiornato e tutti i materiali di presentazione con video e slide da proiettare.    Link al volantinaggio tenuto dal gruppo BDS di BOLOGNA venerdì 12 giugno 2026.  LETTERE da spedire via e-mail Lettere dei correntisti alle tre banche complici   -  modelli di lettera in pdf Lettera dei cittadini attivi NON correntisti a tutte e tre le banche   VOLANTINO A4 - BANCHE COMPLICI Volantino A5 doppio su A4 - Banche complici     Altri materiali di presentazione su drive (vedere anche in Risorse): - Slide di presentazione della campagna   - Video di presentazione della campagna   Contatti BDS Italia Embargo Militare:  bds.banchecomplici@gmail.com Cellulare: (+39) 333-8312194 Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni su La Campagna di pressione alle “banche armate”: banchearmate.org    
Banche complici - campagna di pressione nonviolenta
Roma, giovedì 25 marzo 2026 BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas - tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), guidata da Matteo Zuppi, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione - attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti - di capitale proprio o dei clienti - in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Lettere dei correntisti alle tre banche complici Contatti BDS Italia Embargo Militare: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com  Cellulare: (+39) 333-8312194 Rosa Siciliano (Segreteria Campagna “banche armate”) - Cellulare: (+39) 339.138.0637 - Email: campagnabanchearmate@gmail.com Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni su La Campagna di pressione alle “banche armate”: banchearmate.org
BLOCCATI ANCHE A CAGLIARI I CONTAINER DIRETTI A ISRAELE
COMUNICATO CONGIUNTO SULLA MSC VEGA AL PORTO CANALE DI CAGLIARI  Cagliari, 26 marzo - Dopo le segnalazioni dei giorni scorsi, la lettera-diffida dell'ELSC e dell'avvocato Saltalamacchia del gruppo dí Giuristi e avvocati per la Palestina (GAP), e dopo il presidio davanti al varco del Porto Canale di Cagliari, che si è tenuto nel pomeriggio dí mercoledì 25 marzo, abbiamo ora la conferma che i 7 container sospetti trasportati dalla MSC Vega sono stati fermati e sottoposti a ispezione. A questi se ne sommano altri 4, ispezionati e bloccati, portando il numero di container fermi a 11.  Sembra quindi confermata la segnalazione arrivata dalla rete No Harbour for Genocide, questi conterrebbero acciaio di grado militare della stessa tipologia impiegata per la produzione di munizioni e proiettili d'artiglieria usati nel genocidio a Gaza.  Lo scambio di questi container tra la MSC Vega e la MSC Hoggar (che dopo altri scali e trasbordi su altra nave MSC avrebbe permesso ai container di raggiungere Israele), sarebbe dovuto avvenire in questi giorni proprio al Porto di Cagliari, dove entrambe le navi sostano in questo momento.  È un primo risultato della mobilitazione, che segue quella di Gioia Tauro, dove altri 8 container sono stati fermati e ispezionati da Dogana e guardia di finanza. Un altro passo necessario nella direzione di quello per cui lottiamo: lo stop definitivo al transito di armi e materiali di armamento diretti in Israele attraverso l'Italia, l'applicazione integrale e concreta di quanto previsto dalla legge 185/90, il ripudio della guerra, di chi la finanzia, alimenta e ne trae profitti.  La nostra mobilitazione non si ferma: vogliamo che i container siano sequestrati e che si applichi un rigido protocollo di fermo e ispezione di tutti i container diretti in Israele con carichi di merce militare o dual use.  Invitiamo tutte le realtà solidali con la Palestina e contro le guerre, a coordinarsi per proseguire insieme le prossime iniziative.  #Blocktheboat    #Noharbourforgenocide Aderiscono (in ordine alfabetico): A Foras Associazione Amicizia Sardegna-Palestina BDS Italia Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina European Legal Support Center Giovani Palestinesi d'Italia Global Movement To Gaza Sardegna Potere al Popolo Sardegna USB Unione Sindacale di Base
Eni si ritira dall’offshore israeliano: una vittoria della pressione collettiva. BDS Italia: “Il boicottaggio continua”
COMUNICATO STAMPA Eni si ritira dall’offshore israeliano: una vittoria della pressione collettiva. BDS Italia: “Il boicottaggio continua” BDS Italia accoglie come un risultato politico significativo il ritiro di Eni dal consorzio Ratio Energies, che nell’ottobre 2023 aveva ottenuto dal Ministero dell’Energia di Israele sei licenze per l’esplorazione di gas nelle acque antistanti la Striscia di Gaza, in aree di competenza dello Stato palestinese. L’uscita di Eni dal progetto — che lascia come partner le società Ratio Energies e Dana Petroleum — segna un’inversione rispetto agli accordi precedentemente sottoscritti e rappresenta un effetto concreto delle campagne di denuncia, mobilitazione e boicottaggio costruite a livello nazionale e internazionale. Questo risultato conferma che la pressione dal basso è in grado di incidere sulle scelte delle multinazionali e di mettere in discussione operazioni economiche legate allo sfruttamento delle risorse nei territori palestinesi. Tuttavia, per BDS Italia, questo passo non è sufficiente. Permangono infatti gravi elementi di complicità che rendono necessario proseguire e rafforzare il boicottaggio: – Secondo Oil Change International, tra il 1° novembre 2023 e il 1° ottobre 2025 l’Italia ha fornito a Israele circa 310.000 tonnellate di petrolio raffinato a Taranto. – È tuttora attivo l’accordo tra Eni e Ithaca Energy, società controllata all’89% dalla multinazionale israeliana Delek Group, inserita dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani tra le imprese coinvolte nell’occupazione illegale dei territori palestinesi e nello sfruttamento delle loro risorse naturali. Alla luce di questi elementi, la posizione è chiara: il ritiro di Eni rappresenta una vittoria, ma non chiude il quadro delle responsabilità. Per questo, BDS Italia ribadisce che la campagna di boicottaggio nei confronti di Eni continua, con l’obiettivo di ottenere un disinvestimento completo da tutte le attività che contribuiscono, direttamente o indirettamente, al sistema di occupazione e sfruttamento dei Territori Palestinesi Occupati. Il boicottaggio funziona. E continuerà finché non sarà raggiunta piena giustizia per il popolo palestinese. Colpire, isolare, costringere al disimpegno: questa è la direzione. BDS Italia
Cagliari: BDS Italia chiede il blocco immediato del carico sulla MSC VEGA
Come preannunciato, la nave MSC VEGA è giunta nel porto di Cagliari il 24 marzo. A bordo, come segnalatoci dalla rete No Harbour for Genocide, 7 container di acciaio dual use – medesima tipologia di materiale impiegata per la produzione di proiettili di artiglieria utilizzati sulla Striscia di Gaza. Questi container fanno parte della stessa spedizione già fermata e ispezionata qualche giorno fa a Gioia Tauro. Il BDS, tramite l'European Legal Support Center (ELSC), ha formalmente trasmesso alle Autorità competenti – Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, Capitaneria di Porto e Ufficio delle Dogane di Cagliari – una richiesta ufficiale affinché vengano adottate tutte le misure necessarie a impedire che tale carico lasci il porto, il 26 Marzo. La richiesta si fonda sugli obblighi derivanti dal diritto internazionale, dalla Convenzione sul Genocidio e dalla legge 185/90, che impongono allo Stato italiano e alle sue articolazioni territoriali il dovere di prevenire il transito di materiali suscettibili di impiego nella commissione di crimini internazionali. Le Autorità portuali sono state altresì sollecitate a: * disporre l'ispezione approfondita dei container; * procedere al blocco cautelare della nave; * accertare il destinatario finale effettivo del carico; * garantire piena trasparenza sugli esiti delle verifiche. BDS vigilerà affinché le istituzioni competenti adempiano agli obblighi giuridici che incombono, nel rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento nazionale e internazionale. Il porto di Cagliari non può divenire complice del genocidio in corso a Gaza. Nessun porto per il genocidio. #noharbourforgenocide #blocktheboat #StopArmiIsraele #BDSItalia
Cagliari: BDS Italia chiede il blocco immediato del carico sulla MSC VEGA
Come preannunciato, la nave MSC VEGA è giunta nel porto di Cagliari il 24 marzo. A bordo, come segnalatoci dalla rete No Harbour for Genocide, 7 container di acciaio dual use – medesima tipologia di materiale impiegata per la produzione di proiettili di artiglieria utilizzati sulla Striscia di Gaza. Questi container fanno parte della stessa spedizione già fermata e ispezionata qualche giorno fa a Gioia Tauro. Il BDS, tramite l'European Legal Support Center (ELSC), ha formalmente trasmesso alle Autorità competenti – Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, Capitaneria di Porto e Ufficio delle Dogane di Cagliari – una richiesta ufficiale affinché vengano adottate tutte le misure necessarie a impedire che tale carico lasci il porto, il 26 Marzo. La richiesta si fonda sugli obblighi derivanti dal diritto internazionale, dalla Convenzione sul Genocidio e dalla legge 185/90, che impongono allo Stato italiano e alle sue articolazioni territoriali il dovere di prevenire il transito di materiali suscettibili di impiego nella commissione di crimini internazionali. Le Autorità portuali sono state altresì sollecitate a: * disporre l'ispezione approfondita dei container; * procedere al blocco cautelare della nave; * accertare il destinatario finale effettivo del carico; * garantire piena trasparenza sugli esiti delle verifiche. BDS vigilerà affinché le istituzioni competenti adempiano agli obblighi giuridici che incombono, nel rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento nazionale e internazionale. Il porto di Cagliari non può divenire complice del genocidio in corso a Gaza. Nessun porto per il genocidio. #noharbourforgenocide #blocktheboat #StopArmiIsraele #BDSItalia