
Un primo passo verso gli appalti etici nel Comune di Bologna, ma servono clausole più stringenti
BDS Italia - BDS Italia - Thursday, May 7, 2026
Aggiornato il patto di integrità che impegna le aziende che partecipano a gare d'appalto a rispettare i diritti umani, ma servono clausole più stringenti.
Il 10 marzo scorso il Comune di Bologna, con una determinazione dirigenziale, ha aggiornato il patto di integrità in materia di contratti pubblici che gli operatori economici partecipanti a procedure di affidamento, inclusi gli appalti, devono sottoscrivere. Questo aggiornamento introduce un impegno a “dichiarare di rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti” da parte di tutti gli operatori economici coinvolti nella catena di approvvigionamento, inclusi anche i subappaltatori. In caso di violazione del patto di integrità, è prevista l’esclusione delle imprese dalla procedura di affidamento e la risoluzione del contratto stesso.
Questo aggiornamento del patto di integrità costituisce un primo passo importante, anche se tardivo e parziale, verso l’introduzione di misure concrete per l’attuazione di una politica di appalti etici, come richiesto dall’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2024.
Nell’ordine del giorno si invitavano il sindaco e la giunta “ad adottare una politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di escludere tali soggetti”.
Mentre riconosciamo che il Comune di Bologna, tra gli enti territoriali che in Italia hanno approvato risoluzioni sugli appalti etici, è stato il primo ad approvare una misura concreta per l’attuazione, muovendosi nella giusta direzione per adempiere agli obblighi previsti dal diritto internazionale, non possiamo non rilevare delle carenze che potrebbero indebolire la sua efficacia.
Questo provvedimento, che arriva ben due anni dopo l’approvazione dell’ordine del giorno, recepisce solo in parte l’invito del Consiglio Comunale e le richieste della società civile che aveva avanzato suggerimenti concreti sulle misure di attuazione di una politica di appalti etici. Il confronto avviato con il coordinamento cittadino “Bologna per la Palestina” su questi temi è stato inspiegabilmente interrotto dal Comune diversi mesi fa.
Pur consapevoli dei limiti imposti dalla legislazione sugli appalti vigente, riteniamo che il Patto di integrità dovrebbe includere clausole più stringenti, compatibili con il quadro giuridico esistente, volte a escludere dalle procedure relative ai contratti pubblici quelle imprese chiaramente coinvolte in violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale.
A questo proposito riteniamo necessari come minimo:
- Un’esplicita menzione del coinvolgimento delle imprese in violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Aggiungere un riferimento diretto ai crimini sopra menzionati rafforzerebbe i criteri di esclusione di aziende che operano in contesti di occupazione illegale o coinvolte in crimini come quelli commessi da Israele contro il popolo palestinese.
- Un riferimento esplicito ai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che richiedono agli Stati di far rispettare i diritti umani da parte delle aziende (Principio 1) e di promuovere i diritti umani attraverso gli appalti pubblici (Principio 6). Oltre agli Stati anche Comuni, Regioni e altri enti pubblici sono tenuti a prevenire le violazioni dei diritti umani da parte di attori privati, adottando politiche e procedure di appalti pubblici che garantiscano che le imprese che partecipano alle gare non contribuiscano a violazioni dei diritti umani e umanitari.
L’adozione di una politica di appalti etici da parte di Comuni, Regioni e altri enti pubblici risponde quindi non solo a una responsabilità etica, ma anche all’obbligo giuridico ai sensi del diritto internazionale degli Stati e dei loro organi di evitare di favorire e contribuire a gravi violazioni dei diritti umani e gravi crimini internazionali ovunque nel mondo, inclusi quelli perpetrati nei confronti del popolo palestinese dal regime israeliano di colonialismo di insediamento, di occupazione illegale e di apartheid.
Crediamo che il Comune di Bologna per accertare la reale efficacia delle misure adottate in applicazione dell’ordine del giorno sugli appalti etici approvato dal Consiglio Comunale dovrebbe verificare se queste avrebbero potuto permettere l’esclusione dagli appalti di imprese coinvolte in palesi violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, come Alstom e Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles (CAF) che beneficiano attualmente di contratti legati alla realizzazione delle linee del tram a Bologna.
Alstom, parte del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che si è aggiudicato gli appalti per la costruzione della Linea Rossa e per la Linea Verde, è stata inclusa dal 2020 al 2025 nel database delle Nazioni Unite che elenca imprese coinvolte in attività economiche nelle colonie illegali israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. CAF, che ha vinto un contratto per la fornitura di 60 tram, è tuttora inclusa nel database delle Nazioni Unite aggiornato al 2025 in quanto sta partecipando a progetti per l'espansione della rete ferroviaria che serve le colonie illegali israeliane.
Questi casi sono un esempio di come, in assenza di politiche etiche di appalto e di misure di attuazione efficaci, aziende notoriamente coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale possano impunemente trarre profitto da appalti pubblici, finanziati dalle tasse dei cittadini.
Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con integrità, equità e responsabilità, affinché fondi pubblici sostengano solo fornitori che rispettano i diritti umani e il diritto internazionale ed evitino pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente.
Come BDS Italia continueremo a batterci per chiedere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici di adottare provvedimenti, inclusa una politica di appalti etici, per interrompere ogni tipo di relazione con istituzioni israeliane e con aziende responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, e del diritto internazionale.
BDS Bologna
Gruppo di lavoro Enti Territoriali - BDS Italia