SI COBAS: CONTRO IL SABOTAGGIO, L’OPPORTUNISMO E I TENTATIVI DI ROTTURA. LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE NON SI PIEGA AL RICATTO.
In circa sessant’anni di militanza e attività politica, raramente mi è capitato
di assistere a comportamenti come quelli che stanno emergendo in una parte dei
nostri iscritti, alcuni dei quali ricoprono persino incarichi di coordinamento
nell’organizzazione.
Non siamo di fronte a un normale dissenso politico, a divergenze di linea o a un
confronto anche aspro tra compagni. Il dissenso, quando è leale e si sviluppa
nel rispetto delle regole condivise, è legittimo e può contribuire alla crescita
di un’organizzazione. Ben altra cosa è utilizzare gli incarichi ricoperti per
ostacolare l’attività collettiva, sabotare le decisioni assunte, sottrarsi alle
responsabilità comuni e costruire iniziative di opposizione organizzata al di
fuori degli organismi nazionali e delle regole condivise.
È precisamente su questo terreno che occorre fare chiarezza, senza ambiguità e
senza infingimenti.
Da tempo il Coordinamento nazionale richiama alcuni compagni alla correttezza
politica, alla necessità di rivedere affermazioni lesive della reputazione di
altri militanti e al dovere di affrontare, nelle sedi appropriate, fatti e
responsabilità che non possono essere liquidati come semplici divergenze
personali, tant’è che abbiamo di recente l’uscita dal SI Cobas di iscritti
legati a Zadra e Papis e hanno formato il loro sindacatino personale.
È stato inoltre posto il problema politico della presenza, nell’organizzazione,
di militanti accusati di aver operato nell’interesse delle controparti padronali
e dei comportamenti tenuti dopo l’emersione di tali contestazioni, compresa
l’espulsione di due militanti e la successiva costituzione di un sindacato
contrapposto al SI Cobas.
Di fronte a una vicenda di questa gravità, la responsabilità di ogni compagno
dovrebbe essere quella di contribuire alla piena chiarificazione dei fatti, alla
tutela dell’organizzazione e alla difesa dell’indipendenza del sindacato dagli
interessi padronali. Non quella di alimentare solidarietà incondizionate ai
fuoriusciti, sottrarsi al confronto politico o trasformare una vicenda che
riguarda l’intera organizzazione in una contrapposizione permanente contro i
suoi organismi dirigenti.
Il Coordinamento nazionale ha pertanto subordinato la prosecuzione del sostegno
economico a un chiarimento politico da parte di chi continua a sostenere
iniziative considerate incompatibili con gli orientamenti e le decisioni
dell’organizzazione. Una decisione che deve essere discussa e valutata nel
merito, ma che non può essere strumentalizzata per capovolgere le responsabilità
e presentare chi chiede chiarezza come i responsabili della crisi.
I FATTI POLITICI E SINDACALI NON POSSONO ESSERE CANCELLATI.
C’è una successione di comportamenti che richiede una risposta politica
inequivocabile.
Sono stati contestati il sabotaggio di iniziative di sciopero, l’assenza
deliberata di delegati e iscritti da due riunioni nazionali convocate per
discutere come contrastare le politiche padronali, nonché le ripetute assenze
dai Coordinamenti nazionali, rispetto ai quali esiste una regola condivisa sulle
3 assenze ingiustificate e sulla permanenza nell’organismo.
A questo si aggiunge la promozione di un’assemblea di delegati in
contrapposizione al Centro e la partecipazione, in quella sede, del dirigente
del sindacato costituitosi in opposizione al SI Cobas.
Se confermati e valutati nel loro insieme, questi comportamenti non possono
essere ridotti a una normale dialettica interna. Pongono una questione politica
e sindacale precisa: si può continuare a ricoprire incarichi di responsabilità
nel SI Cobas mentre si promuovono iniziative che ne ostacolano l’attività, si
indeboliscono le mobilitazioni e si costruiscono sedi di contrapposizione alla
sua direzione collettiva?
Per noi, una simile contraddizione non può essere ignorata.
Chi assume incarichi di coordinamento ha responsabilità maggiori, non minori.
Deve garantire la partecipazione, sostenere le lotte, rispettare gli impegni
collettivi e contribuire alla costruzione dell’organizzazione. Non può invocare
il proprio ruolo quando si tratta di esercitare potere e sottrarsi ai doveri che
quel ruolo comporta quando vengono richieste spiegazioni.
La solidarietà tra compagni non può trasformarsi in copertura politica di
comportamenti che danneggiano il sindacato. E la critica alla direzione non può
diventare il pretesto per svuotare dall’interno le decisioni collettive e
costruire una linea alternativa attraverso il sabotaggio dell’attività comune.
IL RICORSO ALLA VIA LEGALE SUL TERRENO BORGHESE NON SOSTITUISCE IL CONFRONTO
POLITICO.
La vicenda assume un ulteriore rilievo con la DIFFIDA LEGALE indirizzata ai
responsabili nazionali dell’organizzazione e con le contestazioni relative alla
gestione della sede milanese, compresa la questione dell’acquisto di una parte
dell’immobile in cui essa è ubicata ( Tra l’altro sul documento dell’acquisto la
firma del legale dall’ora è quella di Simone Liusardi).
Si tratta di questioni sulle quali abbiamo risposto con precisione, documenti
alla mano, ricostruendo responsabilità, atti e circostanze in coordinamenti
nazionali. Non accettiamo che accuse e contestazioni vengano utilizzate per
costruire campagne di delegittimazione personale o per sostituire alla
discussione politica una contrapposizione permanente sul terreno giudiziario
borghese.
Naturalmente, ciascuno ha diritto di tutelare le proprie posizioni nelle sedi
previste dalla legge borghese. Ma questo diritto non cancella la necessità di
rispondere politicamente del proprio operato, soprattutto quando si ricoprono
incarichi di responsabilità in un’organizzazione sindacale che vive del
contributo, dei sacrifici e delle lotte di migliaia di lavoratori ( una volta si
diceva nelle sedi dei proletari).
È inaccettabile che, mentre si contestano alla direzione nazionale decisioni e
responsabilità, si pretenda contemporaneamente di trattare il rapporto con
l’organizzazione come un rapporto di lavoro subordinato, assimilando incarichi
militanti e responsabilità politiche a un rapporto di semplice impiego . Anche
su questo punto occorre chiarezza: ruoli, eventuali rapporti contrattuali,
compensi e responsabilità devono essere verificati sulla base degli atti e delle
norme applicabili in una organizzazione fatta da volontari non attraverso
pretese o accuse reciproche.
La sede sindacale, le risorse economiche e gli strumenti dell’organizzazione non
sono proprietà privata di nessuno. Sono strumenti collettivi, costruiti
attraverso il lavoro e i sacrifici dei militanti e dei lavoratori, e devono
essere gestiti con trasparenza, responsabilità e rispetto delle regole.
NON PERMETTEREMO CHE SI RIBALTINO LE RESPONSABILITÀ!
Colpisce constatare come, di fronte a una richiesta di chiarimento politico e di
assunzione di responsabilità, si sia arrivati a un’escalation di contestazioni e
iniziative legali contro chi è chiamato a garantire il funzionamento
dell’organizzazione.
Non siamo disponibili ad accettare che il problema venga capovolto, che chi
chiede conto di comportamenti contestati venga dipinto come persecutore e che
chi deve rispondere di scelte e condotte politiche si presenti esclusivamente
come vittima di un presunto attacco personale.
La questione non riguarda simpatie, antipatie o rivalità individuali. Riguarda
il futuro del SI Cobas, la sua capacità di organizzare i lavoratori, sostenere
gli scioperi, difendere i delegati e contrastare le politiche padronali e chi
continua a perseguire le proprie azioni con intendimenti e pregiudizi piccolo
borghesi.
In un sindacato conflittuale, la prima lealtà deve essere verso i lavoratori e
le lavoratrici, verso le lotte e verso l’organizzazione collettiva che quelle
lotte rende possibili. Non verso gruppi, cordate o iniziative che pretendono di
agire senza rendere conto del proprio operato agli organismi comuni.
Per questo non intendiamo accettare né il sabotaggio delle mobilitazioni né la
costruzione di strutture di contrapposizione presentate come legittima
dialettica interna. Le divergenze si affrontano nelle sedi politiche e
sindacali, sulla base di fatti verificabili, delle regole condivise e della
responsabilità verso tutti gli iscritti.
SERVE UNA CHIARIFICAZIONE POLITICA NETTA.
La documentazione relativa a questa vicenda, compreso il documento di diffida e
l’elenco dei firmatari, dovrà essere esaminata con attenzione. I nomi in calce,
molti dei quali riconducibili, secondo quanto ci risulta, a militanti della TIR,
pongono interrogativi politici ai quali occorre dare risposte.
Chiediamo a tutti i compagni coinvolti di chiarire se vogliono di fronte al
nuovo esecutivo e al coordinamento nazionale poi, le proprie posizioni, di
rispondere nel merito delle contestazioni e di assumersi la responsabilità delle
scelte compiute. Fino ad una chiarificazione, anche individuale, gli emolumenti
per l’esercizio del proprio operato come volontario saranno sospesi.
Non è possibile continuare a rivendicare un ruolo dirigente nel SI Cobas e,
nello stesso tempo, agire in modo da indebolirne le iniziative, disattenderne le
decisioni e alimentare una contrapposizione organizzata con il suo Centro e la
struttura principale del Coordinamento Nazionale.
Il SI Cobas non appartiene a singoli dirigenti, a gruppi o a correnti.
Appartiene ai lavoratori che lo hanno costruito, ai delegati che ogni giorno
affrontano le ritorsioni padronali, ai militanti che sostengono le lotte e agli
iscritti che finanziano con i propri sacrifici l’attività sindacale.
A loro dobbiamo rispondere. A loro dobbiamo garantire trasparenza, coerenza e
fermezza.
Non faremo passi indietro nella difesa dell’autonomia del SI Cobas, nella lotta
contro i padroni e nella tutela dell’organizzazione da ogni comportamento che ne
comprometta l’unità d’azione e la capacità di mobilitazione.
Ma proprio perché difendiamo un’organizzazione collettiva, ogni decisione dovrà
essere sostenuta dai fatti, dalle regole condivise e da una discussione politica
chiara. Nessuno può essere sottratto alle proprie responsabilità, in caso
contrario l’organizzazione sarà costretta a prendere decisioni più drastiche.
La linea è chiara: nessuna copertura politica per il sabotaggio delle lotte,
nessuna ambiguità sull’indipendenza del sindacato, nessuna tolleranza verso
l’uso strumentale degli incarichi e delle risorse collettive.
Il confronto politico deve servire a rafforzare il SI Cobas e le lotte dei
lavoratori. Chi sceglie un’altra strada dovrebbe spiegare apertamente ai
militanti e agli iscritti quali obiettivi intende perseguire senza infingimenti,
chiacchiere tipiche di chi non appartiene alla nostra classe.
La difesa del SI Cobas è la difesa della sua capacità di lottare. E su questo
terreno non accetteremo né ricatti né ambiguità.
Se il proseguimento della strada giudiziaria sul terreno borghese sarà
perseguita da queste persone, non potremo che considerare per chi la attua di
essere posto FUORI DAL SI COBAS.
SI COBAS NAZIONALE.
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Cobas - Sindacato intercategoriale.