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IL 29 MAGGIO 2026 : SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE.
lL  29 Maggio  SI COBAS chiama i lavoratori e lavoratrici allo sciopero generale! CONTRO ECONOMIA E DISCIPLINAMENTO DI GUERRA! CONTRO L’IMPERIALISMO BORGHESE! PER LA DIFESA DEI SALARI E STIPENDI. Dai luoghi di lavoro continuiamo a sviluppare in profondità conflitto! A fianco del popolo palestinese e dei popoli in rivolta contro l’imperialismo globale! Rilanciamo la lotta di classe, unica arma necessaria per rispondere alla condizione di classe e alla repressione padronale!! Avanti Si cobas! Tocca uno, tocca tuttə!! SI COBAS NAZIONALE L'articolo IL 29 MAGGIO 2026 : SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
In morte di due fratelli di classe.
COME SEMPRE PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DEL CIP TAGARELLI  SULLA UCCISIONE DEL LAVORATORE  BAKARI SAKO SUL RAZZISMO ,ARTICOLO EMOZIONANTE  CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE TUTTI I LAVORATORI VISTO CHE PER IL SI COBAS(CHE ORGANIZZA TRENTATRE NAZIONALITA’ DIVERSE) I LAVORATORI NON HANNO PATRIA DA DIFENDERE MA DIRITTI E DIGNITA’ DA CONQUISTARE PER LA CLASSE SOCIALE CHE PRODUCE LA RICCHEZZA. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE Sul brutale assassinio di Bakari Sako, 35 anni, immigrato del Mali, ucciso da un gruppetto di ragazzini (italiani di primissima generazione) a Taranto mentre, alle 5 di mattina, andava in bicicletta verso i campi dove lavorava, a salario di fame, perchè noi potessimo mettere sulle nostre tavole frutta e verdura, i particolari li abbiamo letti sui giornali. Poteva salvarsi, se l’italianissimo padrone del bar dove si era rifugiato già sanguinante avesse chiamato la polizia invece di buttarlo fuori. Mille tarantini hanno partecipato al suo funerale. Il sindaco era assente. I particolari  sulla morte di Mustapha Ladid, operaio nato  in Marocco 32 anni fa, morto avvelenato a Bergamo il 12 maggio dopo aver trascinato due compagni di lavoro fuori da una cisterna dove stavano soffocando, invece, non li abbiamo letti. Non abbiamo letto neppure che a sua madre il governo italiano ha negato il visto per venire a prendere la salma del figlio. Per Bakari Sako neanche una parola da quella classe politica che, da anni, ha sdoganato il razzismo, che si fa un punto d’onore nel respingere in mare le migliaia di donne, bambini e uomini che fuggono dalla fame, dalla miseria, dalle guerre – come nel passato abbiamo fatto noi, migrando in tutto il mondo, dal Belgio alla Germania all’Argentina – governo che spende milioni per deportare in Albania (sprecando i nostri soldi) esseri umani che hanno la sola “colpa” di cercare un futuro migliore per sé e per i loro figli. Due “immigrati”, due operai che, come milioni di altri italiani, venivano sfruttati, lavoravano per mantenere la famiglia con salari da fame. Uno nei campi, dove ogni anno muore qualcuno per aver lavorato sotto il sole cocente per 10/12 ore al giorno. L’altro cercando di salvare due compagni di lavoro (italiani). Salari da fame come noi, zero diritti come noi, sfruttamento bestiale come noi, infortuni e morti di profitto come noi. Fratelli di classe. Oggi, invece, leggerete sui giornali  i soliti sproloqui di quello sciacallo (*) di Salvini e compagnia bella sui fatti di Modena: un uomo di origini marocchine, Salim El Koudri, italiano nato 31 anni fa a Seriate, nella “Padania” profonda, in cura per problemi psichiatrici, che ha investito con l’auto dei passanti, facendo 4 feriti gravissimi (ieri a Milano un italiano di 60 anni ha falciato due pensionati settantenni che attraversavano sulle strisce pedonali..). Ma se sei scuro di pelle la malattia mentale non vale. Nota bene: a fermarlo sono stati due ragazzi pakistani. (*) Sciacallo: persona che approfitta delle disgrazie altrui per il proprio tornaconto. (dizionario Treccani). Il razzismo è da sempre l’arma principale per dividere i lavoratori. Lo sanno bene i nostri padri e i nostri nonni, che sono stati immigrati. I padroni NON sono razzisti, a loro va bene la carne da macello di qualsiasi colore, basta che sia obbediente, remissiva e, soprattutto, divisa. Lasciano il compito ai politici: è vecchia come il cucù …quando le cose vanno male diamo la colpa agli ultimi, qualunque sia il colore della pelle: a chi si ribella allo sfruttamento, a chi rivendica diritti e salari dignitosi, a chi non vuole morire per il profitto di pochi… vediamo di non cadere nella trappola un’altra volta. Rabbia e solidarietà di classe per combatterli, perché non siamo sulla stessa barca (italiana..): noi lavoratori di qualunque paese sulle zattere e loro sui transatlantici di lusso. L'articolo  In morte di due fratelli di classe. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
RIUNIONE ONLINE] – “ Coordinamento lotta coop sociali “.
!! MARTEDÌ 12 Maggio – [ore 21.00] !! Eccovi il link per partecipare : 👉🏻 https://meet.jit.si/RiunioneCoordCoopSociali Ci si confronterà su problemi reali nei luoghi di lavoro e su come creare un percorso condiviso dove ribadiremo i punti cardine del progetto! – CCNL COOP SOCIALI – SALARI – SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO – ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO – BURNOUT – TEMPO LIBERATO – AUMENTO PERMESSI – RIPUBLICIZZAZIONE DEI SERVIZI – …molto altro SERVE LA PARTECIPAZIONE DI TUTTƏ! VI ASPETTIAMO NUMEROSƏ!! S.I COBAS F.P L'articolo RIUNIONE ONLINE] – “ Coordinamento lotta coop sociali “. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Salario “giusto” … per chi?
COME SEMPRE PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO  DEL CIP TAGARELLI SUL COSIDDETTO DECRETO PRIMO MAGGIO(SIC) DOVE LA MELONI PROPAGANDA IL “SALARIO GIUSTO”  NEL SENSO FAVOREVOLE AI PADRONI,  PURTROPPO, E NON AI LAVORATORI COME SEMBREREBBE DAL TITOLO. COME SI COBAS LOTTIAMO NON PER UN SALARIO “GIUSTO” ( CHE NEL CAPITALISMO  NON POTRA’ MAI ESISTERE IN QUANTO FONTE DI RICCHEZZA PER POCHI E DI MISERIA PER MOLTI) MA PER L’ABOLIZIONE DEL LAVORO SALARIATO. BUONA LETTURA S.I. COBAS NAZIONALE. Art. 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Premessa:  secondo l’ISTAT i salari in Italia hanno perso – solo dal 2021 ad oggi – il 7,8 % del potere d’acquisto. Così,  puntuale il 1° maggio, è arrivato il nuovo decreto detto “Salario giusto”. Allora vediamo molto in sintesi cosa il governo Meloni – l’ultimo arrivato che non vuole mettere i bastoni fra le ruote ai padroni – intende per “giusto”. *Il decreto afferma che i contratti firmati dai sindacati “comparativamente più significativi” (leggi CGIL/CISL/UIL)  e, dalla parte dei padroni, Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Coldiretti …siano “giusti” e ad essi vada fatto riferimento per quel che riguarda il salario. Peccato che il tribunale di Milano nell’anno passato abbia  annullato numerosi contratti di categoria firmati da CGIL/CISL/UIL definendoli “salari da fame”: ricordiamo solo le paghe orarie dei contratti della Vigilanza (3,96 euro lordi); dei settori Rider e Food Delivery (2,50 euro lordi a consegna), ribadendo che una paga troppo bassa, anche se concordata con sindacati rappresentativi, non garantisce il principio costituzionale di un’esistenza libera e dignitosa. *Incentivi alle imprese – ben 960 milioni – per “incentivare” l’occupazione, solo a quelle che applicheranno il salario “giusto”. E qui c’è un piccolo problema: invece di sanzionare chi non lo fa si premia chi “rispetta” la legge, esattamente come quell’altra genialata della “patente a punti” sulla sicurezza che premia i padroni invece di punire chi la sicurezza non la rispetta. Infatti continua senza sosta la lista dei morti di profitto (ogni anno 1.500 e più di 30.000 infortuni) sul lavoro senza che un solo imprenditore finisca in galera. Gli incentivi all’assunzione – già sperimentati da anni – sono previsti per chi assume determinate categorie tipo “donne disoccupate o giovani con meno di 35 anni disoccupati” da 24 mesi, ma a condizione che non abbiano mai avuto un contratto  di lavoro a tempo indeterminato!. Da dove vengono i soldi per gli “incentivi”? Sono sgravi fiscali, ossia meno tasse pagate dai padroni e tolte dall’ammontare dei contributi versati dai lavoratori all’INPS, finanziati cioè dalle nostre tasse! Qualcuno ha fatto i conti: 500 euro al mese per lavoratore per due anni fanno 12.000 euro e naturalmente, dopo due anni in base al Job Act di Renzi (che ha causato dal 2015 un aumento del 43% circa di morti sul lavoro), questa mano d’opera a buon mercato potrà  tranquillamente essere mandata a casa e rimpiazzata da altra. *Retroattività: si tratta dei contratti scaduti. Nel caso di contratti scaduti da più di 12 mesi (alcuni lo sono da anni…) il salario deve essere adeguato del 30% rispetto all’indice IPCA (un indice che, guarda caso, non riguarda i costi delle materie prime importate come petrolio e gas…). E’ evidente quindi che, come tutte le multe, l’esiguità dell’adeguamento non spingerà certo i padroni ad assumere. Ecco molto in sintesi il significato del nuovo “pacco” confezionato dal governo Meloni. Perfettamente in linea con quanto denuncia l’ultimo rapporto dell’OXFAM: prendendo in esame a livello globale tra il 2020 e il 2025  1.500 aziende di 33 paesi risulta che in pratica i lavoratori in media hanno lavorato gratis per 108 giorni all’anno. Le retribuzioni dei dirigenti delle grandi corporations invece, sono aumentate dell’11% in termini reali; un amministratore delegato ha guadagnato – sempre in media – 8,4 milioni di dollari all’anno, una cifra che  un lavoratore impiegherebbe 490 anni a raggiungere. E’ il capitalismo, baby… un sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che ci spinge sempre più a rotta di collo verso la miseria, la fame, la guerra. Unica (anche se non semplice) soluzione: unità, organizzazione e ripresa della lotta di classe, la sola guerra giusta per il futuro degli sfruttati e degli oppressi. L'articolo Salario “giusto” … per chi? proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
DUE APPUNTAMENTI IMPORTANTI PER I LAVORATORI DEL SETTORE PUBBLICO E PRIVATO!
Due appuntamenti !! IMPORTANTI : 1) [ASSEMBLEA NAZIONALE APERTA] AI LAVORATORI E LAVORATRICI  ISCRITTI DEL SI COBAS F.P – QUESTO SABATO 9 MAGGIO A PARTIRE DALLE ORE 12.00 PRESSO LA SEDE NAZIONALE DI MILANO – MM2 CIMIANO. PER ARRIVARCI : (MAPS) HTTPS://MAPS.GOOGLE.COM/MAPS/PLACE//DATA=!4M2!3M1!1S0X4786C6E1EDFCE523:0XF5255C0097178F3E?ENTRY=S&SA=X&VED=2AHUKEWIFL4BCN6SUAXUCGV0HHVXRCN0Q4KB6BAGZEAA&HL=IT 2) [Riunione online del Coordinamento di lotta COOP Sociali] – Martedì 12 MAGGIO // ore 21 👉🏻 Fai click sul link seguente per partecipare alla riunione: https://meet.jit.si/RiunioneCoordCoopSociali L'articolo DUE APPUNTAMENTI IMPORTANTI PER I LAVORATORI DEL SETTORE PUBBLICO E PRIVATO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Manifestazione 1^ maggio 2026
IL PRIMO MAGGIO SCENDIAMO TUTTI IN PIAZZA SU QUESTI OBBIETTIVI PER PREPARARE L’INIZIATIVA NAZIONALE DEL 16 MAGGIO A MILANO E LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 MAGGIO 2026: 👉 contro ogni restrizione della libertà di sciopero e contro la legge 146/1990, che con la scusa dei servizi pubblici essenziali ingabbia in numerosi settori l’efficacia dello sciopero, unica arma per difendere le nostre condizioni di vita e di lavoro 👉 contro i decreti sicurezza del governo Meloni e contro l’economia di guerra che già oggi per centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici vuol dire salari più bassi, orari più lunghi, ritmi più alti e un clima generale più oppressivo e repressivo nei luoghi di lavoro 👉 contro le guerre imperialiste, che estendono sempre di più la loro portata e violenza: dall’aggressione all’Iran e alle popolazioni di tutto il Medio Oriente, a partire dal genocidio palestinese, alla continuazione della guerra in Ucraina, passando per le aggressioni al Venezuela, la lacerazione del Sudan e innumerevoli altri conflitti che ci trascinano lentamente verso una deriva di guerra globale 👉 contro la precarietà sempre più diffusa, di cui sono protagoniste le agenzie interinali e il sistema degli appalti e subappalti, l’abbattimento dei servizi pubblici di cui usufruiscono per primi lavoratori e lavoratrici in favore delle spese militari, il ricatto dei salari da fame e della disoccupazione senza garanzia salariale 👉 per forti aumenti di salario che recuperino le mensilità perse con il carovita e la riduzione di orario di lavoro a parità di salario per contrastare i licenziamenti dovuti agli aumenti di produttività Il 1 maggio è una giornata di lotta internazionale, uniamoci per migliorare le nostre condizioni! SI COBAS NAZIONALE L'articolo Manifestazione 1^ maggio 2026 proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
IN RICORDO DI MICHELE MICHELINO
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN RICORDO DEL COMPAGNO  DA PARTE DEL CIP TAGARELLI. Caro Michele, quattro anni fa, in questo giorno, ci hai lasciato proprio quando avevamo più bisogno di te, operaio comunista, rivoluzionario e intellettuale organico di classe: della tua classe, quella classe operaia che per tutta la tua vita hai difesa nelle lotte, hai organizzato nelle battaglie, hai spronato nelle sconfitte e con cui hai gioito nelle vittorie, che hai – soprattutto – saputo unire. Unità e lotta: tutte cose di cui abbiamo ancora estremo bisogno in questo terribile momento. Non solo abbiamo assistito – e abbiamo cercato di contrastare con tutte le forze in ogni possibile occasione – all’orrendo genocidio del nazi-sionismo di Israele che ha falciato più di 73.000 vite dell’eroico popolo palestinese, che continua a resistere in condizioni disumane come mai avevamo visto. In questo anno la guerra imperialista guidata dal capofila del capitalismo mondiale , gli USA, e sostenuta e foraggiata dal capitalismo europeo, sta colpendo altri popoli vicini a noi: il popolo iraniano e quello libanese e si avvicina sempre più, per ora in forme ancora“ non guerreggiate”, a noi. Miseria che avanza, salari e pensioni sempre più miserabili, morti e feriti di profitto ogni giorno, un futuro nero per gli sfruttati e gli oppressi. Ma il panorama di questo anno ha visto anche l’irrompere dei giovani: giovani operai, giovani proletari, giovani studenti in tutto il mondo -in una parola … il futuro –  che vogliono prendere in  mano il loro destino e non vogliono lasciarlo in mano ai mercanti di carne umana. Ne saresti stato felice. E noi – un po’ più affaticati e stanchi per l’età –  siamo ancora qui a cercare di portare avanti quello che ci hai insegnato e che abbiamo vissuto con te: unità di classe, organizzazione e lotta in prima persona senza quartiere a quel tritacarne di proletari che si chiama capitalismo, a lottare per un mondo più giusto che tu – e noi – chiamiamo ancora socialismo, dove vinca l’umanità e la solidarietà tra chi oggi è sfruttato e oppresso, che forse noi non vedremo ma per cui vale la pena di lottare fino all’ultimo respiro, come hai fatto tu. Con amore ti ricordiamo e ti abbracciamo perché tu sei e resti nelle nostre lotte. E, come gridavamo quando eravamo più giovani, “resisteremo un minuto più del padrone”, che si chiami capitalista o imperialista, fino alla sua scomparsa nella pattumiera della storia dell’umanità. Le compagne e i compagni del Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio L'articolo IN RICORDO DI MICHELE MICHELINO proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Solidarietà dal si cobas  ai licenziati e delegati della Cub alla Sangalli di Monza,
GIOVEDÌ 23 APRILE TUTTI ALLA SANGALLI DI MONZA! SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DELLA CUB LICENZIATI Giovedì 23 aprile dalle ore 10:00 alle ore 13:00 saremo presenti a dare sostegno ai delegati di @CUB licenziati dall’azienda Sangalli di Monza. Uno di loro, tra l’altro è uno dei responsabili per la sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro. Noi del Si Cobas sappiamo bene di cosa si sta parlando, perché in prima persona continuamente ci troviamo sotto attacco del padronato per cui l’allontanamento di delegati dai luoghi di lavoro risulta solo una delle pratiche repressive ricorrenti. Situazione che in una fase di disciplinamento e economia di guerra è la naturale implementazione di una fase repressiva e generalizzata delle lotte e che tende a colpire anche altre sigle oltre il Si Cobas! Come sempre, il lavoro del Si Cobas è quello di collaborare e condividere situazioni di lotta uscendo dalle logiche di autoreferenzialità che molte volte affliggono anche gli apparati e gli ambienti dei sindacalismo di base, per poter rilanciare il lavoro sindacale e la lotta in maniera attiva in modo da incidere sull’obiettivo di portare dignità nei luoghi di lavoro e sicurezza per i lavoratori/trici, con i lavoratori/trici! Il Si Cobas giovedì mattina sarà presente al presidio a Monza e chiede a tutte le realtà sindacali e i lavoratori e le lavoratrici a supportare l’intervento unitario alla Sangalli!! E rilanciamo l’invito a tutte le sigle e ai lavoratori/trici di rilanciare un tavolo di confronto, successivo la data del presidio, di analisi e sviluppo di un percorso di lotta unitaria attorno a vari argomenti ed elementi, da sviluppare poi nei luoghi di lavoro e che sia una risposta effettiva alle dinamiche di sfruttamento, repressione e attacco frontale al conflitto da parte dell’interesse capitalista. Avanti con la lotta unitaria SI COBAS NAZIONALE L'articolo  Solidarietà dal si cobas  ai licenziati e delegati della Cub alla Sangalli di Monza,   proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
la logistica delle lotte
  RICEVIAMO E VOLENTIERI PROPONIAMO E PUBBLICHIAMO COME SI COBAS  IL TESTO SOTTO RIPORTATO VISTO L’ATTACCO PORTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO  DALLA COMMISSIONE DI GARANZIA SUGLI SCIOPERI APPENA PUBBLICATO SUL NS SITO. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE! Il testo che proponiamo è di un compagno, tecnico della sicurezza, che collabora con la Rete Nazionale Lavoro Sicuro. Con il titolo “La logistica delle lotte” il testo è stato scritto a luglio del 2022 per l’Osservatorio Repressione ed è stato ripreso, tra gli altri, da “Contropiano”. Nell’articolo ci sono tutti i segnali di un clima fortemente repressivo che oggi, purtroppo, trova formalizzazione con delibera 26/88 del’11 marzo. 2026, ad opera della Commissione di Garanzia che vuole limitare drasticamente la libertà di sciopero. A distanza di quattro anni i segnali messi in evidenza nell’articolo, convergono nel processo di disciplinamento dei lavoratori sia nei luoghi di lavoro che nella vita sociale. Il conflitto di classe muove dall’irrigidimento del condizioni di lavoro e dalle leggi sul lavoro. Questo processo è funzionali al controllo del fronte interno, precondizione delle guerre guerreggiate del capitalismo. La logistica delle lotte. di Renato Turturro. La retata di sindacalisti a Piacenza e gli oltre cento indagati nell’ambito dell’indagine, i centinai di processi penali in questi anni a danni di sindacalisti, lavoratori, lavoratrici e solidali ci indicano che il settore della logistica è il settore che con tutti i mezzi va difeso dalla rivendicazioni operaie, perché inserisce il capitalismo nostrano nella circolazione internazionale delle merci, dei capitali e del riassetto globale in atto. Troppi sono gli interessi e gli intrecci che legano questo settore alle dinamiche del modello produttivo globale. Nell’intero sistema logistico, inteso come trasporto, smistamento, assemblaggio e distribuzione si svolgono dei conflitti dovuti all’altissimo margine di guadagno delle multinazionali che governano il settore e le condizioni di lavoro di lavoratori e lavoratrici, sotto diversi aspetti che vanno dal contrattuale/retributivo alla qualità della vita al lavoro. L’attacco da parte di Assologistica e del Governo (ora caduto ma di cui non si perderà l’essenza nel prossimo) è di usare tutti i mezzi per tenere fuori da responsabilità giuridiche e d’immagine le piattaforme committenti, smontando i principi e aumentando i rapporti di forza dal lato padronale. Con il tentativo di modificare l’art 1677 del codice civile all’interno del decreto PNRR 2, proprio qualche giorno prima delle dimissioni di Draghi e della pubblicazione dell’inchiesta della Procura di Piacenza, si è lanciato il segnale della cancellazione di alcuni principi giuridici, come quello della responsabile solidale, in un’ottica di ri-regolamentazione del settore, con conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro lungo le catene degli appalti. Disegno che si collega a quanto dichiarato da Alessandro Alberani, il Direttore Logistica Etica Interporto Bologna, in occasione di un incontro in Prefettura (già riportato più volte), in cui ha fatto sapere che si sta lavorando per far rientrare il settore della logistica nella legge 146 che prevedere tempi più lunghi e procedure più complesse per proclamare gli scioperi. L’obiettivo è chiaro: scioperi e blocchi dei lavoratori e delle lavoratrici dei magazzini, in maggioranza migranti e richiedenti asilo. Dichiarazioni che si dimenticano volutamente dei due lavoratori morti nel 2021 ( di cui uno, Yaya Tafa con contratto interinale, assunto da tre giorni). Altro strumento di attacco politico , attraverso la magistratura è l’utilizzo del teorema-strumento dell’associazione a delinquere, che ha come intendo subdolo quello di garantire formalmente la libertà d’azione sindacale da un lato e facendo passare contemporaneamente il messaggio mediatico della presenza di “mele marce” all’interno delle organizzazioni, in modo da svalutare l’azione stessa del sindacalismo conflittuale. Questo strumento repressivo è stato già applicato più volte anche nelle lotte dei portuali ( vedi portuali Genova) e non ultimo nell’operazione che ha coinvolto il centro sociale Askatasuna a Torino. Nei porti italiani, intanto, disassemblate e in lotti diversi, vengono fatte passare armi e merci pericolose, aggirando anche le norme per la tutela dei lavoratori e della popolazione. Altri frammenti del processo della logistica integrata ci raccontano di come le condizioni di lavoro siano drammatiche, è l’esempio dei macchinisti dei cargo merci ferroviari, che il 15 luglio hanno condotto uno sciopero di 24 ore proprio sul tema delle condizioni salariali e di salute. Il sistema logistico integrato è il nodo e la punta avanzata del capitalismo moderno e si sta inserendo pienamente nella competizione globale e nell’economia di guerra in corso. Il paradosso sta nel fatto che tutte le rivendicazioni per l’applicazione di leggi e istituti, quindi della “legalità”, venga attaccata trasformandola in “associazione a delinquere”, portando le lotte reali in un gioco nebuloso e strumentale. I criminali attraverso lo stesso gioco ingrassano i loro patrimoni grazie a truffe erariali, contributive e sfruttamento, usando il vittimismo tipico delle imprese e lo scudo politico-giudiziario. Sta di fatto che le condizioni oggettive al lavoro e della vita meritano una risposta in cui il conflitto è legittimo, al di là dei termini labili di “legale” e “illegale”. Le lotte nella logistica e nei trasporti evidenziano oltre alle condizioni in cui vive la forza lavoro anche quali siano le contraddizioni del sistema economico e ai danni che esso sta compiendo a livello umano ed ecosistemico. Intanto il caldo esplode nei magazzini, nelle rotaie, sull’asfalto e nei campi, sottrae vite ed energie, che dovremmo presto riprendere con il conflitto diffuso e l’azione di difesa unitaria dentro e fuori i luoghi di lavoro contro la repressione. 28 Luglio 2022 L'articolo la logistica delle lotte proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO!
LA COMMISSIONE DI GARANZIA FA RIENTRARE LA LOGISTICA NELLA LEGGE 146 COME SERVIZIO PUBBLICO  ESSENZIALE PENSANDO DI  INGABBIARE LE LOTTE. La delibera 26/88 dell’11 marzo 2026 della Commissione di Garanzia non è un passaggio tecnico né un intervento neutrale. È una scelta politica precisa: colpire il SI COBAS (perchè questa è la vera ragione della delibera, lo ha detto anche il ministro Piantedosi in parlamento)   per restringere  il diritto di sciopero proprio in uno dei settori in cui, negli ultimi anni, le lotte operaie hanno inciso davvero sui rapporti di forza. La Commissione sostiene che, quando si parla di approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, non conta solo il trasporto in senso stretto, ma l’intera filiera logistica: ricezione, deposito, custodia, trasferimento, spedizione e distribuzione. In un successivo chiarimento precisa che il riferimento riguarda le attività connesse ai beni di prima necessità. Ma si tratta di una formulazione ambigua, elastica e politicamente pericolosa, soprattutto dentro un’economia capitalistica privata fondata sulla libera circolazione di ogni tipo di merce. Il punto, infatti, è chiaro: allargare il perimetro dei vincoli e delle limitazioni sugli scioperi nella logistica. In pratica, basta che un’azienda tratti anche beni classificabili come essenziali perché lo sciopero debba sottostare alla legge 146/1990, con preavviso obbligatorio, procedure di raffreddamento e tutti gli strumenti utili ai padroni per riorganizzare i flussi, deviare le merci e depotenziare la forza della mobilitazione. È una forzatura evidente. Pensiamo alla logistica alimentare di un grande player che movimenta diversi marchi di pasta, riso, pelati e migliaia di altri prodotti in decine di magazzini distribuiti in tutta Italia. Davvero si può sostenere che l’intera movimentazione di questa enorme massa di merci debba essere considerata, senza distinzione, essenziale per la collettività? Davvero la sopravvivenza delle persone dipenderebbe dalla possibilità di avere sempre scaffali pieni di infiniti prodotti equivalenti, di marche diverse e provenienti da paesi diversi? La verità è un’altra. Gli scioperi nella logistica non mettono in discussione, in via generale, l’accesso della popolazione ai beni essenziali. Colpiscono piuttosto la continuità operativa delle grandi piattaforme, degli hub distributivi, dei committenti e delle multinazionali che organizzano la circolazione delle merci su scala globale. In un settore dominato dalla libera concorrenza, dalla saturazione dei magazzini, dall’intensificazione dei ritmi e dalla circolazione continua delle merci, ciò che si vuole proteggere non sono anzitutto i diritti fondamentali delle persone, ma i profitti privati. Questa è la contraddizione politica di fondo. La logistica non viene considerata essenziale quando i lavoratori rivendicano salari più alti, stabilità, sicurezza, fine degli appalti e dei subappalti, diritti sindacali e dignità. Diventa improvvisamente essenziale quando lo sciopero può interrompere la valorizzazione del capitale e inceppare la circolazione delle merci. Non siamo quindi di fronte a una tutela imparziale dell’interesse collettivo, ma alla trasformazione degli interessi economici dei grandi gruppi della logistica, della distribuzione e dei trasporti in un presunto interesse pubblico. Per questo siamo di fronte a un provvedimento gravissimo, che rischia di diventare uno dei peggiori precedenti di repressione antioperaia degli ultimi decenni. Non arriva per caso. Si inserisce in un quadro più ampio di stretta repressiva, di riduzione degli spazi di agibilità del conflitto, di contenimento sistematico di ogni forma di protesta e di dissenso. Nelle piazze come nei luoghi di lavoro, il messaggio è lo stesso: impedire che la protesta produca effetti reali e soprattutto che la logistica sia a misura preventiva  di terza guerra mondiale imprigionando gli scioperi pensando di fermare il si cobas. Nella logistica questo significa colpire il punto in cui i lavoratori possono ancora esercitare una forza concreta: la continuità dei flussi, la catena delle consegne, la circolazione delle merci. È qui che il conflitto può ancora mettere in difficoltà il sistema. Ed è proprio questo che si vuole disinnescare. Dentro questo quadro, parlare di economia di guerra non è uno slogan. È la descrizione di una tendenza materiale fatta di attacco ai diritti collettivi, subordinazione della vita, della salute e della sicurezza sul lavoro alle esigenze della produzione e della continuità dei flussi. In questo contesto la logistica diventa uno snodo strategico da mettere al riparo dal conflitto sociale. Non è un caso che questo orientamento arrivi mentre crescono il carovita, la competizione tra potenze capitaliste e gli effetti sociali della guerra, e mentre negli ultimi mesi la combattività operaia ha colpito anche la logistica bellica, bloccando snodi portuali e intermodali attraversati da un flusso crescente di armi, come negli scioperi contro il genocidio in Palestina. Anche da questo punto di vista, il tentativo di ingabbiare ulteriormente il diritto di sciopero risponde all’esigenza di impedire che la classe lavoratrice possa ostacolare concretamente i meccanismi economici e logistici della guerra. Le lotte operaie nella logistica hanno avuto in poco più di un decennio un merito enorme: rompere il muro di invisibilità che copriva evasione fiscale, appalti e subappalti, ricatti, ritmi insostenibili, precarietà e supersfruttamento sistematico di una forza lavoro quasi sempre migrante. Hanno mostrato che dietro la retorica dell’efficienza si regge in realtà un modello fondato sul ricatto permanente e sulla compressione dei diritti. Ed è proprio per questo che oggi si tenta di riportare tutto indietro. Colpire lo sciopero significa colpire il significato politico di quelle lotte e provare a rendere di nuovo normale ciò che i lavoratori hanno avuto il merito di rendere visibile e di contrastare. Sono state lotte che hanno strappato aumenti salariali, scatti di livello, indennità, ticket mensa, diritti per i lavoratori interinali, e che hanno imposto un argine al caporalato, alle discriminazioni razziali, al ricatto del permesso di soggiorno, al lavoro a cottimo e al lavoro senza garanzie. Lotte dure, pagate a caro prezzo, ma capaci di restituire dignità e forza collettiva. Per questo la delibera 26/88 non è un semplice atto amministrativo. È un tassello di una più ampia offensiva contro chi, attraverso lo sciopero, può ancora inceppare la macchina degli extraprofitti. E non è secondario che, proprio mentre si tenta questa stretta, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali abbia messo in discussione l’impianto della legge 146/1990 e la sua natura fortemente restrittiva nei confronti del diritto di sciopero. Non sarà la Commissione di Garanzia a fermare la lotta operaia e il SI COBAS. Valuteremo tutte le iniziative legali necessarie per contrastare questa misura repressiva gravissima e illegittima. Ma soprattutto è urgente unire le lotte della classe lavoratrice e rilanciare una mobilitazione permanente contro la repressione crescente e contro l’economia di guerra, che già oggi peggiora salari, condizioni di lavoro, sicurezza, stabilità e possibilità di organizzazione per milioni di lavoratrici e lavoratori. Il diritto di sciopero non si tocca. Lo difenderemo con la lotta. Si cobas nazionale L'articolo ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM!
IL TRIBUNALE DI NOVARA HA EMESSO UNA SENTENZA DI CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE  CONTRO LA COORDINATRICE DEL SI COBAS DI NOVARA LOUBNA NOAMANE E IL COORDINATORE PROVINCIALE DI MILANO ALESSANDRO ZADRA CON L’ACCUSA DI  “INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO”. IL DUALISMO DELLA GIUSTIZIA BORGHESE NON SI SMENTISCE MAI QUANDO DEVE PUNIRE CHI LOTTA E SALVARE  CHI HA UCCISO ADIL BELAKHDIM. L’ASSASSINONIO DI ADIL E STATO DERUBRICATO A OMICIDIO STRADALE, COME UN NORMALE INCIDENTE, PERMETTENDO A CHI LO HA AMMAZZATO DI  SALVARSI DALLA GALERA,  IL GIUDICE   SI ACCANISCE, INVECE,  CONTRO I DUE DIRIGENTI DEL SI COBAS CHE PRESIDIAVANO IN SOLIDARIETA,’ INSIEME   A  UN MIGLIAIO DI  LAVORATORI E SOLIDALI GIUNTI DA TUTTO IL  CENTRO NORD, DAVANTI AL TRIBUNALE DI NOVARA  L’ULTIMO ATTO DELL’UDIENZA. L’UNICA INTERRUZIONE DI SERVIZIO  PUBBLICO LO HA PROVOCATO  LA STESSA POLIZIA E LA DIGOS  PERCHE’ SONO STATI LORO A CHIUDERE LA STRADA MENTRE NOI ABBIAMO FATTO PASSARE I PULMAN PUBBLICI. LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA SI SAPRANNO FRA 90 GIORNI E POI SI RICORRERA’ OVVIAMENTE  IN APPELLO, MA E’ EVIDENTE CHE LA CONDANNA  MIRA A COLPIRE CHI SI ORGANIZZA, COMPRESI TUTTI I MOVIMENTI SOCIALI, COME IL SI COBAS  IN OPPOSIZIONE AL GOVERNO  E   ALLLE SUE  POLITICHE REPRESSIVE. ARRIVA OGGI LA NOTIZIA, A PROPOSITO DI POLITICHE REPRESSIVE,  CHE LA COMMISSIONE DI GARANZIA HA DELIBERATO UNA CIRCOLARE SUGLI SCIOPERI  NEL  SETTORE DELLA LOGISTICA FACENDOLI RIENTARE NELLA LEGGE 146 COME BENI ESSENZIALI. QUESTA E’ UNA CIRCOLARE ANTI  SI COBAS E I SUOI SCIOPERI A DIFESA DEI LAVORATORI. IL S.I. COBAS SAPRA’  COME RISPONDERE ALLA CONDANNA E ALLA REPRESSIONE DEGLI SCIOPERI. S.I. COBAS NAZIONALE     L'articolo TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SCIOPERO FEDEX: PER LA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA, PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SALARIO.
Spett.le FedEx Express e p.c. alle Società in appalto operanti lungo la filiera FedEx, la scrivente Organizzazione Sindacale, con la presente, dichiara lo stato di agitazione nazionale a tutela di tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti all’interno della filiera FedEx Express, sia dipendenti diretti sia lavoratori impiegati presso le aziende in appalto. Lo stato di agitazione è da intendersi aperto per tutti i lavoratori diretti Fedex e per quelli degli appalti , in continuità con i precedenti stati di agitazione già proclamati: sul sito di Bologna per i lavoratori diretti FedEx (facchini); sul sito di Modena per i lavoratori in appalto Moving S.r.l. (autisti). Fatte salve le specificità delle singole vertenze territoriali, emerge con assoluta chiarezza un comune denominatore, che costituisce il tema centrale e rivendicato del presente stato di agitazione nazionale: l’allontanamento, la sospensione o l’espulsione dal ciclo produttivo di lavoratori che hanno ricevuto un giudizio di idoneità parziale, con indicazione di limitazioni alla mansione. In particolare: nel caso di Modena, la risposta dell’azienda in appalto è stata il licenziamento del lavoratore; nel caso di Bologna, i lavoratori interessati sono stati immediatamente sospesi dall’attività lavorativa. Tali condotte delineano un quadro estremamente grave e inaccettabile, che evidenzia una assoluta mancanza di tutela da parte di FedEx Express nei confronti di lavoratori che, a seguito di sopravvenute limitazioni fisiche, vengono di fatto considerati non più proficui per le esigenze produttive. Si sottolinea come tali limitazioni non siano casuali, ma derivino in larga misura dalla gravosità del lavoro svolto per anni all’interno delle realtà lavorative FedEx, caratterizzate da ritmi intensi, carichi fisici elevati e condizioni operative usuranti. A Bologna, peraltro, i manager aziendali arrivano ad affermare che i casi di lavoratori con limitazioni sarebbero “troppi”, quasi si trattasse di una responsabilità individuale da imputare ai lavoratori stessi. Al contrario, FedEx dovrebbe interrogarsi seriamente su come mai proprio all’interno dei propri magazzini e delle proprie attività si accumulino nel tempo patologie analoghe e ricorrenti. In tutti questi anni FedEx ha davvero messo al primo posto la salute dei lavoratori? Ha realmente fatto tutto il possibile, sotto il profilo della prevenzione, della sicurezza e della tutela della salute, per evitare che tali situazioni si determinassero? La scrivente Organizzazione Sindacale ritiene di no. Riteniamo che i lavoratori siano stati trattati come meri strumenti da spremere e che, una volta non più funzionali alle esigenze produttive siano stati allontanati, peraltro in assenza di un serio confronto sindacale, in un contesto di sostanziale impunità che appare propria di una grande multinazionale. La salute delle lavoratrici e dei lavoratori è un diritto primario e indisponibile, non un fastidio o un ostacolo alla produttività. Per queste ragioni, lo stato di agitazione è dichiarato su tutta la filiera FedEx, a tutela della salute, della dignità e del salario dei lavoratori e delle lavoratrici. Si richiede pertanto l’apertura immediata di un confronto nazionale con FedEx Express, volto ad affrontare in maniera strutturale le tematiche sopra esposte e a interrompere pratiche che colpiscono lavoratori già duramente segnati dalle condizioni di lavoro. In assenza di risposte adeguate, lo stato di agitazione proseguirà con ogni conseguente iniziativa di mobilitazione. Si Cobas Nazionale . L'articolo SCIOPERO FEDEX: PER LA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA, PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SALARIO. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.