Questo non è “ordine pubblico” è “sparare con gli occhi(e la coscienza) bendati/a
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UNA RIFLESSIONE DEL DR VITO TOTIRE(PORTAVOCE ANCHE DELLA
RETE LAVORO SICURO) CHE AFFRONTA L’UCCISIONE DI FAKIR ABDERRAHIM CON UN
APPROFONDIMENTO CHE INVITIAMO I LETTORI A LEGGERE PER UNA MAGGIORE CHIAREZZA
CHE POSSA SERVIRE A FAR RIFLETTERE QUEI LAVORATORI CHE TUTTI I GIORNI LOTTANO
SUI CANCELLI DELLE AZIENDE.
S.I. COBAS NAZIONALE
Abderrahim : una morte che si doveva evitare
Ennesimo e grave lutto per la comunità
Per un movimento contro l’uso/abuso della forza
Ancora una volta una morte che si doveva evitare; le cronache riferiscono di un
uomo di 42 anni in “stato di
agitazione”; definizione un po’ generica visto che secondo studi scientifici
attendibili superati i 26 gradi di
temperatura ambientale le capacità cognitive di ognuno di noi vanno in crisi;
comunque uno “stato di
agitazione” evoca la necessità di un intervento sanitario e non di un intervento
di “ordine pubblico”; già altri
nei primi commenti a questo grave lutto hanno riferito che un intervento
sanitario è gestito con tecniche a
basso impatto sulla salute della persona o, meglio, se correttamente gestito si
risolve a favore della salute
della persona stessa ; esistono infatti linee guida regionali che indicano come
intervenire senza danni per la
persona in crisi e per gli stessi operatori; se l’approccio non è questo ma è
quello della “forza” a
prescindere dal livello esercitato e a prescindere dallo stato di salute
psicofisica del soggetto (prima e
durante l’intervento) la morte diventa un evento tutt’altro che imprevedibile.
Al Pilastro, pur non essendo usata la pistola taser lo scenario è analogo a
quello degli effetti degli impulsi
elettrici ; livello di forza e metodi utilizzati non possono prescindere dalla
condizione di vulnerabilità della
persona sottoposta a “fermo”; certo esiste un livello di “forza” che può
uccidere chiunque , anche il
soggetto di cosiddetta “sana e robusta costituzione” il che non era, da quello
che riferiscono i familiari, la
condizione di Abderrahim; dunque la cosiddetta “asfissia posizionale” può essere
letale per tutti ma per
alcuni è più probabile che si verifichi
pur nel momento del lutto e della disperazione dei familiari e di quanti
conoscevano Abderrahim che
peraltro è stato impegnato anche nel sindacato Si.Cobas uno dei sindacati di
base più tenacemente
impegnati nel contrastare il “lavoro schiavistico” OCCORRE RAGIONARE SUI FATTI
CONCRETAMENTE
ACCADUTI.
Purtroppo la morte di Abderrahim NON E’ UN FULMINE A CIEL SERENO , E’ LA
CONSEGUENZA DELLA
VOLONTA’ POLITICA DI NON CONSIDERARE IN NESSUN MODO LA QUESTIONE DELL’USO DELLA
FORZA
UN USO DELLA FORZA CHE REIFICA IL FATTORE UMANO A FAVORE DELLA “PACE
SOCIALE”-APPARENTE- A
TUTTI I COSTI
E’ COME PER GLI OMICIDI SUL LAVORO: IL PROFITTO COSTI QUEL CHE COSTI
Bisogna che in memoria di Abderrahim FAKIR costruiamo un movimento che sia una
barricata contro l’uso
della forza, tema su cui le “istituzioni totali” repressive dello stato non
hanno alcuna intenzione di ragionare
e gli esempi sono stati troppo evidenti e frequenti anche se considerassimo solo
Bologna; lo “stato” non ha
accennato mai a nessuna considerazione autocritica, nessun “eccesso”, secondo le
istituzioni, anche di
fronte a situazioni eclatanti:
• Nell’aprile 2024 le “forze dell’ordine” usano taser e peperoncino contro un
attivista ecologista che si
sta allontanando da un cantiere aperto per cementificare una area verde; in
verità in giorni
precedenti qualche rappresentante delle “forze dell’ordine” era intervenuto con
arma da fuoco
incastrata dietro la cintura…un messaggio molto chiaro…; dunque una “overdose”
di uso della forza
contro una lotta che si è dimostrata poi vincente e soprattutto giusta in quanto
ha risparmiato alla
città la devastazione di un parco !
• Nel 2024, il 31 dicembre, a Villa Verucchio (Rimini) un giovane è morto dopo
essere stato colpito da
numerosi colpi di pistola ; la Procura di Rimini non ha ritenuto di rilevare una
sproporzione nell’uso
della “forza”; un esponente di “destra” in maniera molto esplicita ha avallato
le onorificenze
concesse al carabiniere da Meloni e Crosetto, perché (ha detto l’esponente
politico, con un lapsus
molto significativo) “il carabiniere ha difeso degli italiani”; in quella
circostanza abbiamo detto con
chiarezza che il problema principale non era tanto o solo la condotta
individuale del singolo
carabiniere ma la assenza totale di attenzione da parte dell’Arma (come della
polizia di stato) o per
la esattezza la omissione della effettuazione di una preventiva valutazione del
rischio e della
proporzione tra mezzi e tecniche usate ed effetti materiali/psicologici accusati
dalle vittime
• Nel 2025 una persona forse in “stato di agitazione” in via Marconi viene
investita da spray al
peperoncino e accusa rilevanti effetti collaterali; un passante, buon
samaritano, fornisce alle “forze
dell’ordine” acqua da spargere sugli occhi e sul viso della persona colpita; le
forze dell’ordine non
avevano pensato neanche alla opportunità di mitigare l’impatto della capsaicina
?
• Nel 2025 sia in occasione di una manifestazione contro il genocidio del popolo
palestinese che in
occasione della contestazione, al Pilastro, del progetto “museo dei bambini” le
forze dell’ordine
hanno lanciato candelotti cosiddetti lacrimogeni (ci sarebbe da discutere anche
degli effetti non
acuti e a breve, medio e lungo termine); nel caso della Palestina una giovane
manifestante ha perso
un occhio; evento analogo a Torino dove un candelotto ha colpito un tifoso
causandone il ricovero
in rianimazione
• Anche in questo caso CI SIAMO CHIESTI, MA LA DOMANDA E’ RETORICA: LE “FORZE
DELL’ORDINE”
SONO IN GRADO , O MEGLIO, HANNO INTENZIONE DI FARE UNA “VALUTAZIONE DEL
RISCHIO”?
magari REDIGERE UN DVR COME QUALUNQUE AZIENDA ITALIANA è OBBLIGATA A FARE ?
vogliamo indulgere sulla retorica/luogo comune dell’errore umano del singolo
poliziotto o una
gestione seria della valutazione dell’impatto sanitario deve impedire a chiunque
lanci di candelotti
ad altezza d’uomo? Basterebbe prendere spunto anche dalle normative sulla
prevenzione degli
incidenti sul lavoro…
Non rimuoviamo le difficoltà che abbiamo di fronte; la recente decisione del
sindaco e del consiglio
comunale di Milano (senza tacere del significativo e coraggiosi dissenso di
numerosi consiglieri) di
“sdoganare” la pistola taser e darla in dotazione ai vigili urbani chiarisce che
a favore della descalation
nell’uso e abuso della “forza”, che noi peroriamo, non abbiamo ostacoli solo da
parte del ceto politico di
centro destra;
per tornare a Abderrahim:
• Se una persona è in un cosiddetto “stato di agitazione” deve intervenire
personale sanitario dotato
di empatia e capacità di comunicazione che certamente, ad essere eufemisti, non
sono peculiari
delle “forze dell’ordine”
• Il personale sanitario è più in grado della polizia, per formazione, cultura e
prassi quotidiana, di
percepire sintomi e soggettività della persona; la sorella di Abderrahim ha
riferito di rilevanti
problemi sanitari che lo rendevano vulnerabile sia rispetto alla capsaicina
(peperoncino) che
rispetto al rischio di “asfissia posizionale” che, bene inteso, rappresenta un
rischio per chiunque ma
ancora maggiore nel caso delle condizioni cliniche di Abderrahim
• La sorella di Abderrahim ha dichiarato quindi due problematiche cliniche che
controindicano
assolutamente sia l’uso dello spray al peperoncino che l’utilizzo di metodi
fisici ad elevata
costrittività; nonostante questo “qualcuno” proverà ad insinuare la ipotesi di
un evento morte
“imprevedibile” ?
• È possibile continuare manovre altamente costrittive nei confronti di una
persona che urla “aiuto”
e “basta” ? vogliamo davvero pensare che la percezione della soggettività debba
o possa essere
annullata in ossequio ad un astratto, e disumano, principio di “ordine
pubblico”?
dobbiamo dunque oggi, in memoria di Fakir cercare di costruire un movimento
politico e culturale contro
l’uso della forza che eviti però adesioni opportunistiche e di circostanza (ci
riferiamo a quanto accaduto a
Milano per la pistola taser)
Un abbraccio sentito ai familiari, amici e compagni di Abdderrahim e al
sindacato Si.Cobas di cui ha fatto
parte e a tutti quelli che combattono contro schiavismo, razzismo e
discriminazioni di ogni sorta.
Purtroppo una nuova lapide insanguinata si aggiunge nella storia del Pilastro;
ma con la sua storia di
emarginazione di discriminazioni subite rimane un quartiere di uomini e donne
che continueranno a lottare
per la giustizia e per un modo migliore.
Abderrahim sarà impossibile dimenticarti.
Vito Totire, portavoce centro F.Lorusso via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 20.7.2026
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