Source - S.I. Cobas – Sindacato intercategoriale

BASTA COPERTURE AGLI SCISSIONISTI!
BASTA AMBIGUITÀ, BASTA COPERTURE AGLI SCISSIONISTI. CHI STA DALLA PARTE DEI LAVORATORI ORGANIZZATI DAL SI COBAS DEVE DIMOSTRARLO CON I FATTI. La posizione assunta dalla TIR e dai suoi militanti nei confronti del SI Cobas non è più una questione di divergenze politiche o di legittimo confronto interno. È una scelta politica precisa, che si manifesta attraverso prese di posizione, iniziative e comportamenti che, nei fatti, finiscono per sostenere chi ha rotto con la nostra organizzazione e ha dato vita alla FIST. Per la Tir le espulsioni di Zadra e Papis sarebbero state” arbitrarie” (ricordiamoci che sono avvenute due settimane prima che arrivassero a costituire la loro organizzazione sindacale). I militanti della TIR ricoprono anche responsabilità nei coordinamenti di Torino, Genova e Napoli. A queste realtà si aggiunge quella di Roma, dove sono state assunte posizioni e promosse iniziative che non possono essere liquidate come semplici incomprensioni. Definire «arbitrarie» le espulsioni di Zadra e Papis e il commissariamento del coordinamento milanese significa riscrivere i fatti e mettere sullo stesso piano le decisioni organizzative del SI Cobas e le scelte di chi, a un certo punto, ha deciso di rompere con l’organizzazione per costruire una propria struttura. Non siamo di fronte a una divergenza secondaria, ma a una linea politica che produce conseguenze concrete sulla tenuta e sull’attività del SI Cobas. La TIR, che pretende di presentarsi come un’organizzazione dalla parte degli operai che lottano per porsi su un terreno classista, deve spiegare perché ospita nella propria sede la struttura della FIST e perché i suoi militanti continuano ad assumere posizioni che oggettivamente favoriscono gli scissionisti. Questo nonostante siano state trasmesse personalmente a Pietro Basso informazioni relative alla posizione di Papis e ai rapporti economici che, secondo la documentazione dell’ Imps, lo avrebbero legato a due imprenditori. Su questioni di questa gravità non bastano dichiarazioni di principio, richiami generici alla democrazia o appelli all’unità. Occorre assumere una posizione chiara, verificabile e conseguente. La solidarietà di classe non può diventare uno scudo per sottrarsi alle responsabilità politiche, così come l’autonomia sindacale non può essere invocata a corrente alternata. Chi sostiene di lottare contro i padroni non può eludere la questione dei rapporti economici con gli stessi padroni quando questa viene posta all’interno della propria organizzazione. Sono questioni che devono essere chiarite sulla base dei fatti e della documentazione, non coperte da schieramenti di corrente o da operazioni di solidarietà politica opportunistica. I coordinamenti provinciali coinvolti hanno approvato mozioni che, al di là delle formule utilizzate, si configurano come veri e propri pronunciamenti a sostegno degli scissionisti. E tutto questo mentre venivano boicottate due assemblee nazionali delle filiere, due coordinamenti nazionali e gli scioperi indetti dall’organizzazione. A completare il quadro è arrivata la convocazione, da parte di questi stessi ambienti, di una propria call delle filiere della logistica, al di fuori delle sedi e dei percorsi collettivi del SI Cobas, con la partecipazione di Zadra, protagonista della costituzione della FIST. Non si può invocare l’unità quando fa comodo e, contemporaneamente, lavorare per svuotare gli organismi comuni, ignorare le decisioni collettive e costruire sedi parallele di iniziativa politica e sindacale. Non si può pretendere di appartenere a un’organizzazione e comportarsi come se le sue strutture, le sue assemblee, i suoi scioperi e le sue decisioni non esistessero. Criticare per la non riuscita degli scioperi nazionali perché non sono stati organizzati per chi li ha sabotati è indegno da parte loro. Il coordinamento nazionale di domenica ha posto un problema politico inequivocabile: la prosecuzione di iniziative dirette a denigrare o sabotare il SI Cobas non può essere considerata una normale dialettica interna. Dopo gli avvertimenti e i richiami alla responsabilità collettiva, la convocazione di una nuova riunione a Roma, ancora una volta al di fuori delle strutture formalmente e collettivamente definite, rappresenta un’ulteriore conferma della gravità della situazione. La fase in cui ciascuno pretendeva di fare ciò che voleva, ignorando deliberazioni e responsabilità comuni, deve considerarsi conclusa. Un’organizzazione sindacale di classe non può sopravvivere se i suoi organismi vengono utilizzati per ostacolarne l’attività e se le regole collettivamente stabilite valgono soltanto quando coincidono con gli interessi delle singole componenti appartenenti ad un gruppo politico. Anche la decisione di sospendere il pagamento degli stipendi ai coordinatori fino alla revisione delle loro posizioni politiche è parte di questa vicenda e deve essere affrontata con la necessaria trasparenza e nel rispetto delle procedure e degli obblighi applicabili. Ma è evidente che, di fronte a una condotta che si configura come una rottura politica con l’organizzazione, non è sufficiente continuare a lanciare avvertimenti senza affrontare fino in fondo il problema. Per questo non possiamo limitarci ad aspettare i tempi delle prossime decisioni collettive per esprimere una valutazione politica. Da militante del movimento dei lavoratori da tanti anni, considero incompatibile con una prospettiva di classe sostenere politicamente chi è accusato di aver intrattenuto rapporti economici con imprenditori in contrasto con i principi e gli interessi che dichiara di difendere, senza pretendere che tali rapporti siano chiariti fino in fondo. Questa è una questione politica e morale che nessuna formula organizzativa può cancellare. Non si tratta di negare il confronto, né di pretendere un’organizzazione fatta di obbedienza cieca. Si tratta di distinguere il confronto politico dalla costruzione di iniziative parallele, la critica interna dal sabotaggio dell’attività comune, la solidarietà tra lavoratori dalla copertura politica di scelte che devono essere sottoposte a una verifica rigorosa. La discriminante è netta: non basta dichiararsi nel campo dei lavoratori, bisogna dimostrare con i fatti da quale parte si sta. Alla TIR, dal primo all’ultimo dei suoi militanti, rivolgiamo quindi una richiesta precisa: rompere con l’ambiguità, chiarire la propria posizione sulla FIST, sui comportamenti degli scissionisti e sulle iniziative assunte contro le decisioni del SI Cobas. È una richiesta che non riguarda una questione personale e non pretende una risposta rivolta a me o ad un singolo compagno. Riguarda la responsabilità di un’organizzazione che dichiara di operare per l’affermazione di un movimento classista tra i lavoratori. La TIR deve decidere se intende contribuire alla costruzione di un sindacato di classe, fondato sulla solidarietà, sulla lotta contro lo sfruttamento e sulla responsabilità collettiva, oppure se intende continuare a mantenere una posizione che, nei fatti, alimenta la divisione e favorisce chi ha scelto di rompere con il SI Cobas. Le ambiguità hanno un costo politico. Il sabotaggio dell’attività sindacale non può essere normalizzato. La solidarietà di classe non può essere declamata nei propri documenti a copertura per qualsiasi scelta che va a sostegno di chi è pagato dai padroni. Il SI Cobas è un’organizzazione di lotta, costruita attraverso gli scioperi, i sacrifici e la partecipazione diretta di migliaia di lavoratori. Non appartiene a gruppi dirigenti, correnti politiche o singoli militanti: appartiene ai lavoratori che ogni giorno si battono contro lo sfruttamento e che si danno una struttura organizzativa pensata e definita per una migliore attività collettiva. Difenderne l’autonomia, le decisioni collettive e la capacità di organizzare la lotta significa difendere il lavoro politico e sindacale di tutti coloro che vi partecipano. Su questo terreno non sono sufficienti le dichiarazioni. Servono scelte chiare, comportamenti coerenti e assunzione di responsabilità. Chi vuole stare nel SI Cobas deve contribuire alla sua attività e rispettarne le decisioni collettive. Chi sceglie di lavorare contro l’organizzazione deve assumersi fino in fondo la responsabilità politica della propria scelta. Non è una questione di appartenenza formale. È una questione di classe, di militanza perché si affermi sul piano eale dei rapporti tra le classi. L'articolo BASTA COPERTURE AGLI SCISSIONISTI! proviene da S.I. 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SDA VIDIGULFO: ABBIAMO VINTO!
GRAZIE ALLA LOTTA MESSA IN CAMPO, ALLA SOLIDARIETÀ DEI LAVORATORI DI VARIE PROVINCE, GLI 8 OPERAI DI POSTE LOGISTIC DI VIDIGULFO RITORNERANNO IN QUEL MAGAZZINO. questa mattina ci è arrivata la comunicazione che riportiamo, da parte di Metra, dove si precisa che dopo tre mesi di aspettativa retribuita, gli otto lavoratori saranno reintegrati nel magazzino Poste Logistic di Vidigulfo ( Pv). Tutto ciò è avvenuto per la determinazione degli otto lavoratori e la solidarietà attiva che i compagni delle altre città hanno portato nei picchetti ( gli operai di Modena addirittura al picchetto fatto alle Poste logistic di Landriano sono venuti una cinquantina in pulman). Il SI cobas è questo: TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI. In una situazione che vede un forte attacco dei padroni, con licenziamenti ed attacco al salario, la nostra lotta e la forte resistenza ha permesso questo importante risultato. SI COBAS NAZIONALE ! L'articolo SDA VIDIGULFO: ABBIAMO VINTO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
MILANO: VIOLENZA …. DI CHI?
COME SEMPRE RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO L’ARTICOLO DEI COMPAGNI DEL CENTRO TAGARELLI PER LA PUNTUALE ANALISI RISPETTO AI FATTI DI MILANO. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE La frase di Marx che vedete sotto è stata scritta nel 1871 (La guerra civile in Francia) ma conserva tutta la sua attualità. Stampa e Tv di regime mettono in primo piano – da sempre – le “violenze” dei giovani (che, magari, a certa finta “sinistra” vanno bene se succedono in Francia .. ma qui no eh.. – basta pensare che se i fatti fossero successi ad es. in Iran, i titoli sarebbero “brutale repressione… uso illegale della forza..” ecc. ecc.). In poche parole: . i 1.500 e passa morti di lavoro (di profitto), le centinaia di migliaia di infortuni, NON sono violenza?; la macelleria sociale nei luoghi di lavoro (grazie anche al Job Act e successive leggi e leggine) NON è violenza?; il lavoro precario e schiavo, i licenziamenti di massa, l’agonia senza fine di situazioni come l’ILVA, la Fiat, l’Elettrolux ecc., NON sono violenza? Il silenzio assordante e la complicità attiva e passiva nel genocidio del popolo palestinese NON sono violenza? Una vetrina rotta vale più di un bambino palestinese bruciato vivo? E ancora: i miliardi per gli acquisti di armi, cioè di strumenti di morte (non sappiamo quanti in Italia perchè sono dati secretati) da parte di governi di vari colori (Renzi, Gentiloni, Draghi, Conte, Meloni…) sottratti alla sanità pubblica ormai al collasso, alle scuole che cadono a pezzi, alle case che non ci sono, ai salari da fame e alle pensioni miserabili che costringono gli ultra sessantenni ad arrampicarsi sui tetti da cui poi cadono NON sono violenza? E l’elenco potrebbe continuare… Questo è il nostro presente e i giovani proletari e studenti (e smettetela di chiamarli “maranza”, perché sono i nostri figli e i nostri nipoti, non solo nella Milano svenduta ai milionari ma in tutta Europa) vedono non solo l’oggi ma ciò che questa società propone loro per il domani: una vita da schiavi salariati senza più alcun diritto con la prospettiva di diventare, in un futuro non troppo lontano, non solo carne da macello ma carne da cannone. E questa NON è violenza? A quanto pare no: quella dei padroni e dello stato che li rappresenta NON è violenza, la violenza è solo è sempre e solo quella di chi si ribella. Ai tiepidi critici del “sistema” che vogliono “capire” – dopo aver immediatamente e abbondantemente criticato la “violenza” – ricordiamo che il “sistema” ha un nome preciso: si chiama capitalismo ed è basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che, per raggiungere il massimo profitto, calpesta popoli interi e distrugge il pianeta, che ha scelto la guerra per risolvere le sue crisi e che nessuno – da destra a “sinistra” – ha intenzione di mettere in discussione. Esemplare la frase della “nuova” stella del PD, la sindaca di Genova Salis, sull’ILVA: “Genova può fare a meno di Taranto, l’acciaio lo possiamo comprare all’estero” alla faccia dei lavoratori presi per i fondelli – anche dai sindacati di regime – da 14 anni e dei cittadini della città martire che muoiono non solo nella fabbrica ma anche fuori, in casa loro, da decenni. Il vero nemico, il vero cancro delle nostre società è il capitalismo che porta miseria, fame, distruzione e morte. Il vero nemico è sempre in casa nostra: sono i padroni e tutti i loro servi. Ci servono unità, solidarietà di classe, organizzazione per distruggerlo, prima che esso distrugga noi proletari e il futuro stesso dell’umanità. L'articolo MILANO: VIOLENZA …. DI CHI? proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
TRE ANNI DALL’INIZIO DEL GENOCIDIO, 10.000 IN PIAZZA A MILANO!
Nel quadro della giornata di mobilitazione nazionale/Internazionale . la manifestazione indetta a tre anni dall’inizio del genocidio, 10mila persone hanno manifestato ieri a Milano, per chiedere la fine del genocidio e di ogni complicità istituzionale con Israele e i suoi crimini. Una partecipazione decisamente superiore a quella prevista. Anche noi lavoratori di SI COBAS lavoratori Autorganizzati abbiamo fatto la nostra parte partecipando determinati in massa senza se senza ma sempre al fianco della resistenza palestinese e contro tutte le guerre nel mondo. Il SI COBAS lavora nella prospettiva di unire il fronte operaio, come classe lavoratrice, con le manifestazioni sociali che si stanno svolgendo in tutto il mondo. La prospettiva del SI COBAS di rafforzare i lavoratori PARTENDO dal problema degli aumenti di salario,(ANCHE ALLA LUCE DI UN ACCORDO DA PARTE DEI CONFEDERALI CON LA CONFINDUSTRIA PER TENERE BASSI I SALARI PORTTERA’ DI SICURO A UNA MOBILITAZIONE GENERALE DEI LAVORATORI) nasce dalla consapevolezza che l’opposizione al padronato da parte degli operai,(almeno nei lavoratori più coscienti)   crea la coscienza  necessaria per opporsi anche alla guerra e all’imperialismo . La questione del genocidio del popolo Palestinese  deve mettere all’ordine del giorno il suo abbattimento per liberare tutta l’umanità. QUESTO PUO’ FARLO SOLO LA CLASSE OPERAIA ORGANIZZATA. SI COBAS NAZIONALE L'articolo  TRE ANNI DALL’INIZIO DEL GENOCIDIO, 10.000 IN PIAZZA A MILANO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE!
DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE! Da oltre due anni e mezzo assistiamo a un processo che ha progressivamente indebolito l’organizzazione, alimentato divisioni e ostacolato la capacità del SI Cobas di presentarsi come uno strumento unitario della lotta operaia. Oggi siamo arrivati a un punto di non ritorno. Di fronte all’espulsione di Zadra e Papis, alcuni coordinamenti provinciali — in particolare realtà nelle quali hanno un ruolo dirigente militanti della TIR — hanno assunto una posizione che non può essere considerata una semplice divergenza politica interna. Attraverso una mozione, essi non si limitano infatti a esprimere solidarietà agli espulsi, ma attaccano il coordinatore nazionale e il responsabile legale dell’organizzazione e, soprattutto, lasciano intravedere la volontà di procedere verso una sostanziale autonomia dal Centro. Questo significa mettere in discussione l’unità stessa del SI Cobas. A Milano, nel frattempo, i due espulsi hanno tenuto assemblee con nostri iscritti nelle quali sarebbe stata prospettata la costituzione di una nuova organizzazione. In questo contesto, denunciamo inoltre la raccolta di firme attraverso moduli presentati agli iscritti come strumenti per trasferire alle aziende il versamento delle quote sindacali verso coordinate diverse da quelle attualmente utilizzate dall’organizzazione. Se confermati, questi comportamenti non rappresenterebbero una normale battaglia politica interna: rappresenterebbero un tentativo concreto di svuotare dall’interno la nostra organizzazione e di sottrarle iscritti, delegati e risorse. NON È PIÙ TEMPO DI AMBIGUITÀ. In questi mesi abbiamo assistito a comportamenti che riteniamo incompatibili con la disciplina e con la responsabilità che dovrebbe assumere chi ricopre incarichi dirigenti nel SI Cobas. Abbiamo visto indicazioni a non aderire agli scioperi nazionali. Abbiamo visto per due volte l’assenza alle riunioni dei Coordinamenti Nazionali. Abbiamo visto, per due volte, la mancata partecipazione dei delegati alle riunioni nazionali del SI Cobas. Non si può contemporaneamente rivendicare di rappresentare una parte dell’organizzazione e, nei fatti, sottrarsi alle decisioni e agli organismi collettivi che dovrebbero garantire l’unità dell’organizzazione. Questa non è una questione personale.    È una questione politica. Quando un sindacato di classe proclama uno sciopero nazionale e qualcuno lavora per disarticolare quella mobilitazione, il risultato non è rafforzare i lavoratori: è indebolire la loro forza contrattuale. Quando si impedisce ai delegati di partecipare agli organismi nazionali, si rompe il necessario rapporto tra le strutture territoriali e l’organizzazione complessiva. Quando si costruiscono strutture parallele e si prospetta una separazione dal Centro, si apre la strada alla frammentazione del fronte operaio. E la frammentazione, in una fase di crisi capitalistica e di crescente attacco ai lavoratori, è esattamente ciò di cui hanno bisogno i padroni. IL SI COBAS NON È UNA SOMMA DI GRUPPI PERSONALI. Il SI Cobas non appartiene a questo o quel dirigente, a questa o quella corrente, a questa o quella struttura territoriale. È uno strumento costruito attraverso anni di lotte, scioperi, picchetti, licenziamenti subiti, repressione, vertenze e sacrifici di migliaia di lavoratori. Nessuno ha il diritto di trasformarlo in uno strumento personale o di utilizzarne strutture e iscritti per costruire organizzazioni parallele. Le divergenze politiche sono legittime. Il dissenso è legittimo. La discussione interna è necessaria. Quello che non è accettabile è utilizzare il dissenso come copertura per disarticolare l’organizzazione, boicottarne le decisioni, svuotarne le strutture e costruire nei fatti un’organizzazione alternativa. È qui che passa la linea di demarcazione. BASTA CON IL SABOTAGGIO! Per queste ragioni riteniamo necessario assumere decisioni immediate. A partire da oggi, le sezioni operaie più importanti dell’organizzazione e che con i voti dei loro delegati al coordinamento si riconoscono nella mozione di espulsione di Papis e Zadra danno mandato al coordinatore nazionale ed al responsabile legale di SOSPENDERE IL SOSTEGNO ECONOMICO ai coordinatori e alle strutture che, sulla base dei comportamenti sopra denunciati, sono responsabili di aver contribuito al sabotaggio dell’attività nazionale del SI Cobas e alla campagna di delegittimazione dei suoi organismi dirigenti.                                       Non si tratta di una ritorsione. Si tratta di una misura politica e organizzativa necessaria per impedire che risorse costruite con il sacrificio dei lavoratori vengano utilizzate contro l’unità dell’organizzazione. IL 18 OTTOBRE SARÀ UN PASSAGGIO DECISIVO! Il prossimo Coordinamento Nazionale, convocato per il 18 ottobre, dovrà essere l’occasione per affrontare apertamente e senza reticenze questa situazione. Il confronto dovrà avvenire negli organismi previsti dall’organizzazione e con la partecipazione dei delegati eletti e indicati dai coordinamenti provinciali secondo le regole stabilite. Ma il confronto non può diventare l’ennesima occasione per rinviare decisioni ormai necessarie. Il Coordinamento Nazionale dovrà assumere posizioni chiare nei confronti di chi ha scelto la strada della disgregazione. Dovrà essere difesa l’unità del SI Cobas. Dovranno essere tutelate le risorse, gli iscritti e le strutture dell’organizzazione. Dovrà essere impedita la costruzione di organizzazioni parallele dentro e fuori il SI Cobas. E dovrà essere chiaro a tutti che chi lavora per spezzare l’organizzazione non può pretendere contemporaneamente di dirigerla.                                        MEGLIO MENO, MA MEGLIO! Non abbiamo paura di affrontare questa battaglia. Un’organizzazione operaia non si rafforza accumulando contraddizioni irrisolte, ambiguità e comportamenti opportunisti.   Si rafforza facendo chiarezza. Si rafforza mettendo al centro gli interessi dei lavoratori e non quelli dei gruppi dirigenti. Si rafforza separando chi combatte da chi, con le proprie scelte, contribuisce a indebolire la lotta. Per questo diciamo con chiarezza:    MEGLIO MENO, MA MEGLIO. Meglio un SI Cobas più compatto, più disciplinato, più combattivo e realmente orientato alla lotta di classe, piuttosto che un’organizzazione numericamente più grande ma paralizzata dalle divisioni interne, dalle ambiguità e dai sabotaggi. Non permetteremo che anni di lotte vengano dispersi. Non permetteremo che il fronte operaio venga frantumato. Non permetteremo che il SI Cobas venga trasformato in una somma di feudi territoriali o di gruppi personali. Di fronte all’aggravarsi della crisi capitalistica e all’attacco sempre più duro contro salari, condizioni di lavoro e diritti, il compito del sindacalismo conflittuale è uno solo: unire e organizzare la forza dei lavoratori per combattere i padroni. Chi vuole indebolire questo compito deve assumersene fino in fondo la responsabilità politica. UNITÀ DI CLASSE. DISCIPLINA NELLA LOTTA. NESSUNO SPAZIO AL SABOTAGGIO. IL SI COBAS NON SI DIVIDE: SI RAFFORZA. Milano,5-10-2026                                                            S.I. COBAS NAZIONALE L'articolo DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
COME USB SABOTA E STRUMENTALIZZA GLI SCIOPERI A FINI POLITICI.
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UNA LETTERA APERTA DI UNA OPERATRICE SANITARIA  DI BOLOGNA CHE METTE IN EVIDENZA COME NON TUTTI I SINADCATI DI BASE  DIFENDONO GLI INTERESSI REALI DEI LAVORATORI. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE *Lettera aperta di un OSS alle lavoratrici e ai lavoratori dei Servizi di Assistenza Domiciliare del Comune di Bologna in appalto, che hanno partecipato allo sciopero del 22 giugno* Care colleghe e colleghi, visto che in tante/i avete partecipato allo sciopero del 22 giugno scorso, vorrei condividere con voi alcune considerazioni sulle cose – a mio avviso molto gravi – che stanno accadendo e di cui probabilmente non siete al corrente. Vi prego quindi di portare pazienza e di leggere questa mia lettera fino in fondo. Dopo le ultime comunicazioni del sindacato USB sugli incontri con il Comune e le cooperative del consorzio Aldebaran, come “Comitato di Lotta Lavoratori Cadiai” abbiamo diffuso un comunicato (https://www.facebook.com/share/p/18Sdvy8BAU/) – che vi ho mandato e che spero abbiate letto – in cui esprimevamo le nostre perplessità: nessuna vera trattativa sindacale sul merito delle nostre rivendicazioni è infatti realmente in corso, ma solo una serie di generici incontri “conoscitivi” con esponenti politici e funzionari del Comune (durante i quali, tra l’altro, non si è nemmeno fatto cenno ad alcune di tali rivendicazioni, in primo luogo quella riguardante il marcatempo digitale). Vorrei innanzitutto precisare che il Comitato del quale faccio parte, è composto da un piccolo gruppo di lavoratori e lavoratrici di Cadiai, che perlopiù non hanno in tasca tessere né sindacali né di partito, ed è aperto a tutte e tutti. Il nostro intento, con il comunicato che abbiamo fatto circolare, era quello di dare un contributo positivo allo svolgimento della lotta, che abbiamo appoggiato e a cui abbiamo aderito fin dall’inizio. Tra le altre cose, nel comunicato, chiedevamo la convocazione di un’assemblea sindacale perché vi potesse essere un confronto diretto tra i/le lavoratori/trici e il funzionario di USB, Federico Serra. Per tutta risposta, non solo il nostro comunicato è stato ignorato da USB, ma XX ed io siamo stati esclusi dalla chat del sindacato dedicata alle comunicazioni sullo sciopero, senza alcun preavviso e senza dare uno straccio di spiegazione, né a noi, né gli altri lavoratori e lavoratrici iscritti alla chat. La rimozione di XX e del sottoscritto dalla chat, è stata materialmente opera di YZ, la delegata USB che ben conoscete, ma l’ordine è chiaramente partito da Serra. Non tutte/i però sanno – visto che nessuno ce lo ha comunicato! – che da oltre un mese YZ non è più una lavoratrice di Cadiai. Eppure, continua a svolgere inspiegabilmente le funzioni di delegata sindacale, non si sa bene a quale titolo! Giunti a questo punto, dati i metodi burocratici e opportunistici di USB, ci troviamo costretti a rendere più esplicite le nostre critiche, cosa che non abbiamo fatto finora per non creare tensioni e divisioni tra le lavoratrici e i lavoratori che partecipano alla lotta – che ci auguriamo possa continuare, sebbene con altre modalità che la rendano realmente efficace. Per chi non lo sapesse, USB è legata a doppio filo a un partito politico di estrema sinistra che si chiama Potere al Popolo (PaP). Federico Serra ne è stato il candidato presidente alle ultime elezioni regionali, e con ogni probabilità ci riproverà come candidato sindaco alle prossime comunali, che si terranno da qui a pochi mesi. Questo forse aiuta a chiarire il motivo per cui USB sta gestendo il seguito dello sciopero del 22 giugno, non come una lotta sindacale, ma come una querelle politica. La nostra impressione – che è quasi una certezza – è insomma che USB stia strumentalizzando la nostra lotta per dare visibilità al candidato di Potere al Popolo e al suo programma politico (tra i cui punti qualificanti c’è, guarda caso, la “reinternalizzazione” dei servizi pubblici dati in appalto alle coop e ai privati), nel quadro della campagna elettorale per le prossime elezioni comunali. Per noi, che se abbiamo sacrificato una giornata di salario il 22 giugno, lo abbiamo fatto unicamente per vedere accolte le nostre rivendicazioni – e non per partecipare alla campagna elettorale di questo o quell’altro politicante – questo equivale a un vero e proprio sabotaggio della lotta! E a un sabotaggio della lotta equivale anche il metodo infame che consiste nell’avere creato un gruppo di lavoratori e lavoratrici legati a USB – isolandolo dal resto del mondo, e in primo luogo dalle voci critiche – anziché cercare di estendere la mobilitazione al maggior numero possibile di lavoratori/trici del SAD e alle altre figure professionali impiegate dalle cooperative sociali, che hanno problematiche del tutto simili alle nostre (educatori etc.), al di là della loro iscrizione o meno a questo o quel sindacato. Infine, equivale a un sabotaggio della lotta il fatto di trattare le lavoratrici e i lavoratori come mere pedine, incapaci di pensare ed agire autonomamente, e che devono perciò tutto delegare al funzionario sindacale di turno. Come se fossimo bambini, bisognosi di essere presi per mano da mamma-sindacato e guidati passo passo, perché “solo il sindacato sa come si fa”… mentre l’unica cosa che USB è riuscita a fare, finora, è trasformare una lotta potenzialmente vincente, in un inutile teatrino politico. Attenzione! Questo non significa che scioperare non serva a nulla! Al contrario, dal mio punto di vista, lo sciopero rimane l’arma per eccellenza dei lavoratori. Colpire nel portafoglio chi ci sfrutta ogni giorno, è l’unico modo per ottenere il miglioramento delle nostre condizioni di lavoro e dei nostri salari. Ma è altrettanto vero che un solo sciopero di poche ore, gestito come è stato gestito finora, non porterà a nulla… se non a uno 0,1% di voti in più al prossimo candidato sindaco di Potere al Popolo. Grazie per l’attenzione. Se avete bisogno di ulteriori chiarimenti, sono a vostra disposizione. F. [Lettera firmata] L'articolo COME USB SABOTA E STRUMENTALIZZA GLI SCIOPERI A FINI POLITICI. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Siamo qui al magazzino GEODIS AMAZON PIACENZA in stato di agitazione per chiedere l’aumento del ticket mensa e il mal comportamento e discriminazioni  contro gli scritti SI COBAS Avanti con la lotta! SI COBAS NAZIONALE L'articolo proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SALERNO: CONVEGNO CONTRO I LICENZIAMENTI RITORSIVI!
PUBBLICHIAMO SOTTO IL MANIFESTO CON IL QUALE VENERDI’ 25 SETTEMBRE 2026 A SALERNO SI SVOLGERA’ UN CONVEGNO PER CONFRONTARSI FRA VARI DELEGATI LICENZIATI DAI PADRONI PER AVER OSATO DIFENDERE I DIRITTI E LA SICUREZZA SUL LAVORO. VISTO LA NUTRITA PRESENZA DI CONSIGLIERI COMUNALI E PARLAMENTARI, PROBABILMENTE IN VISTA DELLE ELEZIONI,  RICORDIAMO  AI LICENZIATI PARTECIPANTI DI NON FARSI ILLUDERE DA EVENTUALI PROMESSE E CHE LA RESISTENZA AL PADRONATO PASSA SEMPRE DALLA CAPACITA’ DEI LAVORATORI DI ESSERE UNITI E DI DARE RISPOSTE DI LOTTA. SOLIDARIETA’ DA PARTE DEL SI COBAS A TUTTI I LICENZIATI! S.I. COBAS NAZIONALE   L'articolo SALERNO: CONVEGNO CONTRO I LICENZIAMENTI RITORSIVI! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
DECISIONI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI A BOLOGNA!
L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI DEL 18 SETTEMBRE 2026 CONVOCATA A BOLOGNA NELLA SEDE SI COBAS HA DECISO IL SEGUENTE PERCORSO PER ARRIVARE ALLO SCIOPERO ENTRO LA PRIMA DECADE DI OTTOBRE 2026 👉SI FARANNO LE RIUNIONI IN CALL DI FILIERA IN MODO DA POTER MEGLIO VALORIZZARE IL CONFRONTO CON I DELEGATI ESPRIMENDO UNA DECISIONE SUGLI SCIOPERI, COME ESSERE PRESENTI SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE SOSTENENDO LE SITUAZIONI PIÙ DEBOLI. QUINDI, SI DOVRANNO PROGRAMMARE I GIORNI D’INCONTRO SINGOLARMENTE PER SDA,GLS,BRT, FEDEX, UPS. ECC. LA NECESSITÀ DI SVOLGERE LE RIUNIONI SERVONO A RAFFORZARE IL RUOLO DEI DELEGATI E PER CONDIVIDERE LE SCELTE, PER ORGANIZZARE LO SCIOPERO IN MODO PIÙ EFFICACE. LA FEDIT CI HA GIÀ DETTO CHE NON VUOLE PIÙ FARE ACCORDI CON IL SI COBAS E NEI FATTI STANNO CONCORDANDO CON I CONFEDERALI LE IPOTESI DI ACCORDO SUL PREMIO DI RISULTATO E QUELLO SUL PICCO NATALIZIO CON PREVEDIBILI REGALI AI PADRONI. ANCHE PER QUESTO, MA NON SOLO, SERVE DARE UNA RISPOSTA DI LOTTA PIÙ INCISIVA E SOPRATTUTTO COLLETTIVA! I PUNTI FONDAMENTALI IMMEDIATI DA RIVENDICARE SONO: 👉 TICKET DA 8 A 10 €. 👈 👉 PDR DI 2400€. Le date delle call si definiranno subito dopo il coordinamento nazionale del 27 Settembre 2026 BISONA ARRIVARE AD UNO SCIOPERO NELLA PRIMA SETTIMANA DI OTTOBRE. 📍👉 RILANCIAMO LA LOTTA !! L'articolo DECISIONI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI A BOLOGNA! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Resoconto dell’assemblea autoconvocata AMIU(IGIENE AMBIENTALE) GE!
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO DEI LAVORATORI AUTOCONVOCATI DI AMIU -IGIENE AMBIENTALE PERCHE’ RIVESTE UN IMPORTANTE PASSAGGIO NON SOLO, PER LA DIFESA DELLE CONDIZIONI DI LAVORO A CUI NE  AZIENDA NE  SINDACATI CONFEDERALI  RISPONDONO COME SEMPRE, MA ANCHE COME AUSPISCIO CHE I LAVORATORI  AUTO-ORGANIZZATI RIPRENDANO LA LOTTA PIU’ GENENERALE A PARTIRE DALLA LORO DIFESA IMMEDIATA. S.I. COBAS NAZIONALE   COMUNICATO ! Genova, martedì 15 settembre, si è tenuta al CAP un’assemblea dei lavoratori AMIU (azienda igie ne ambientale). Le ragioni di un’assemblea fuori dall’orario di lavoro e quindi non retribuita si spiega con gli esiti negativi di una precedente incontro con rappresentanti della RSU. L’8 luglio i lavoratori di diverse realtà di lavoro dopo aver evidenziato carenze e criticità avevano impegnato i delegati RSU alla stesura di un verbale e alla richiesta di un incontro con la direzione AMIU. A distanza di oltre due mesi nessun passo avanti è stato fatto, intanto i problemi si sono aggravati. La scelta di promuovere un’assemblea autoconvocata, nasce dalla necessità di rompere la passività e forzare un ascolto da parte di RSU, organizzazioni sindacali e Azienda. Lo spirito che ci ha portato a convocare la riunione non è contro nessuna sigla istituzionale o orga nismo rappresentativo, invece, è per affermare il vero fondamento dell’idea stessa di sindacato: alleanza tra lavoratori. Hanno partecipato all’incontro più di 40 lavoratori e per più di due ore si è discusso e dibattuto. L’introduzione è stata svolta da un compagno del S.I. Cobas che ha denunciato le condizioni di ab bandono in cui versa l’officina di Sestri. Dopo la tromba d’aria del 15 novembre 2025 che aveva scoperchiato il tetto si continua a vivere condizioni di precarietà e pericolo: ancora senza un tetto e nella disorganizzazione più assoluta. Questo tema della disorganizzazione è stato ripreso puntualmente in tutti gli interventi. Si sono avuti, circa, venti interventi che hanno fornito un quadro a dir poco sconfortante sulle con dizioni di precarietà e di pericolo in cui si lavora. L’idea forza ripetuta più volte è di battersi per ripristinare condizioni precedenti e risalire la china che ci ha visto ad ogni tornata contrattuale perdere diritti, livelli occupazionali e forza contrattuale. Infatti nelle officine, non più di dieci anni fa, si contavano circa 100 unità schierate per attendere a cure e riparazioni di 1400 mezzi; oggi i lavoratori sono 70 ma i mezzi da gestire sono saliti a 1600. In un altro intervento è stato denunciato l’ultimo accordo che a fronte di un esodo pensionistico di 130 unità a settembre ma che a fine anno saranno oltre 150 le assunzioni sono semplicemente insuf ficienti. Se si considera che 54 nuovi ingressi sono part-time e solo 8 full time e se si trasforma il tutto in ore lavorative il saldo è assolutamente negativo: circa 230.000 ore in meno. Ma in realtà questo giocare con numeri truccati serve ad occultare il loro vero intendimento che è di creare le condizioni per poter dire che il servizio non può essere mantenuto e servono nuovi appalti. Il vero tono dei lavori assembleari è negli interventi così sintetizzabili: “si lavora male”, “è un casino”, “siamo sempre in meno”, “l’AMIU sforna di continuo progetti, ma è solo fumo”, “non abbiamo attrezzi”, “mancano gli spazi”, “non abbiamo, non abbiamo!”, “ogni nostra richiesta viene ignorata”, “ci stanno sabotando”, “ci mancano addirittura le viti per fissare le scope”, “le graduatorie sono ferme e dovrebbero essere unificate. Io sono stagionale dal 2021”, “l’emergenza è diventata una regola”, “molti mezzi sono pericolosi”e così via… Un compagno del USB e membro della RSU lamenta che le denunce portate in direzione sono pun tualmente non ascoltate e che bisognerebbe dare una scossa dal basso altrimenti RSU e sigle anziché portare avanti i nostri interessi diventano una palude in cui affondano le loro promesse e le nostre aspettative. In questa palude, un altro lavoratore, aggiunge che ormai si diffonde il mal costume del familismo e del clientelismo più spudorato. Viene invocata la necessità di muoversi uniti e ricercare nuove (antiche) forme di lotta che mettano al primo posto gli interessi dei lavoratori e non l’attardarsi a discutere i loro progetti organizzativi riconducibile a scontri di potere ma con un unico intento privatizzare, e poi privatizzare! Conclusioni. 1 Richiedere/imporre un nuovo incontro con l’Azienda e premere sulla RSU affinché si attivi. Qualora le risposte siano negative o non soddisfacenti, bisogna essere pronti a promuovere lo stato d’agitazione: sia l’USB che il S.I.Cobas possono farlo. 3 Indicare un rappresentante per sito lavorativo per creare un coordinamento permanente. Lavoratori autoconvocati AMIU Genova 18.09,202 L'articolo Resoconto dell’assemblea autoconvocata AMIU(IGIENE AMBIENTALE) GE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
DHL S.C. MONTICELLI : SI COBAS PRIMO SINDACATO!
Il sicobas raggiunge quota 60 iscritti e diventa il primo sindacato nel polo direzionale di DHL a Monticelli (Piacenza). Vogliamo SUBITO il quarto livello per i carrellisti, il ticket mensa a 10 euro: con quello di 7 non si mangia neanche un panino, LA FORZA DEI LAVORATORI STA NELLA LORO UNITA’. IN ITALIA SOLO IL S.I. COBAS PUO’ RAGGIUNGERE RISULTATI PER I LAVORATORI COME NEGLI ULTIMI 15 ANNI DI LOTTE. S.I. COBAS NAZIONALE . L'articolo DHL S.C. MONTICELLI : SI COBAS PRIMO SINDACATO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI!
BASTA SANGUE SUL LAVORO ALLA RED GLOVES DI UBERSETTO Un altro gravissimo infortunio nello stabilimento di Ubersetto. Un lavoratore è stato investito e travolto da un muletto all’interno dei capannoni. Non chiamatelo semplicemente incidente. Questa tragedia arriva dopo mesi nei quali il S.I. Cobas ha denunciato pubblicamente e formalmente le condizioni di sicurezza dello stabilimento. Segnalazioni. Comunicazioni ai responsabili aziendali. Scioperi. Picchetti e blocchi. Abbiamo indicato i rischi, denunciato i ritmi insostenibili e chiesto interventi concreti. Le nostre denunce sono rimaste lettera morta. Perché quando la priorità è far correre le merci, anche la sicurezza diventa un ostacolo alla produttività. I PROFITTI VENGONO PRIMA DELLE VITE UMANE? Quello che è successo a Ubersetto non può essere archiviato come una fatalità. È necessario interrogarsi sul modello produttivo e sulla gestione della sicurezza all’interno dello stabilimento. Un sistema nel quale: LE SEGNALAZIONI VENGONO IGNORATE I lavoratori conoscono i rischi perché li vivono ogni giorno. Quando vengono segnalati pericoli, devono essere ascoltati e devono seguire interventi immediati. I RITMI DI LAVORO SONO SEMPRE PIÙ PESANTI La pressione sulla produttività e sulle tempistiche riduce inevitabilmente i margini di sicurezza. I MULETTI DEVONO CORRERE Le merci non possono aspettare. Ma i lavoratori non sono merci e la loro vita non può essere subordinata ai tempi della produzione. LA CATENA DEGLI APPALTI FRAMMENTA LE RESPONSABILITÀ Le esternalizzazioni spezzettano diritti e responsabilità, mentre il rischio continua a gravare sulla carne viva di chi lavora. A MAGGIO I LICENZIAMENTI. OGGI IL SANGUE SUL LAVORO. C’è un elemento che non possiamo dimenticare. Solo nel maggio 2026, la risposta dell’azienda alla mobilitazione dei lavoratori è stata quella di licenziare diverse persone che avevano partecipato ai picchetti di sciopero. Di fronte alle rivendicazioni: REPRESSIONE. Di fronte alle denunce sulla sicurezza: SILENZIO. E oggi, dopo l’ennesimo gravissimo infortunio: CHI PAGHERÀ IL PREZZO DI QUESTA SITUAZIONE? Lo diciamo con chiarezza: CHI SCIOPERA NON PUÒ ESSERE LICENZIATO. CHI SEGNALA UN PERICOLO NON PUÒ ESSERE IGNORATO. CHI LAVORA NON PUÒ RISCHIARE LA VITA PER AUMENTARE I PROFITTI. LA SICUREZZA NON È UN COSTO La sicurezza non è una voce da comprimere. La salute non è una variabile della produttività. LA VITA DI UN LAVORATORE VALE PIÙ DI QUALSIASI CONSEGNA. Per questo chiediamo che venga fatta piena luce sulle dinamiche dell’infortunio, sulle condizioni di sicurezza dello stabilimento, sulle segnalazioni precedentemente effettuate e sulle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dell’appalto. Non accetteremo che tutto venga ridotto alla responsabilità individuale di un lavoratore. LE RESPONSABILITÀ DEVONO ESSERE ACCERTATE A TUTTI I LIVELLI. IL TEMPO DELLE PAROLE È FINITO È finito il tempo dei tavoli di facciata. È finito il tempo delle convocazioni in Prefettura utilizzate per prendere tempo. È finito il tempo delle espressioni di solidarietà dopo che qualcuno si è fatto male. La sicurezza deve essere garantita prima che avvenga un infortunio. Non dopo. STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE Il S.I. Cobas dichiara lo STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE. Se l’azienda continuerà a ignorare le denunce dei lavoratori e le richieste del sindacato, intensificheremo la mobilitazione. BLOCCHEREMO I MAGAZZINI. Non permetteremo che le merci continuino a correre mentre i lavoratori rischiano di essere travolti. Perché: NESSUNA CONSEGNA È PIÙ IMPORTANTE DI UNA VITA. NESSUN APPALTO VALE LA SALUTE DI CHI LAVORA. NESSUN PROFITTO PUÒ ESSERE COSTRUITO SULLA PELLE DEI LAVORATORI. LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI. S.I. COBAS MODENA- SI COBAS NAZIONALE L'articolo LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.