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Gino Famiglietti: Le radici storico-giuridiche dell’attuale status di Villa Borghese
Il contributo di Gino Famiglietti* in occasione della Conferenza Stampa del 22 maggio 2026 delle Associazioni Ranuccio Bianchi Bandinelli e Italia Nostra Sezione di Roma Con la legge n. 519 del 26 dicembre 1901[i] (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 309 del 31 dicembre 1901) il «Governo del Re» – sulla base di quanto disposto dal primo comma dell’articolo 1 della legge citata – fu «autorizzato ad acquistare, per una somma non superiore a tre milioni di lire, la Villa Borghese, allo scopo di cederla gratuitamente al Comune di Roma, a condizione di trasformarla in pubblico giardino comunale unito al Pincio», pubblico giardino al quale si sarebbe dovuto dare il nome del re «Umberto I», assassinato quasi un anno e mezzo prima, il 29 luglio 1900, a Monza, dall’anarchico Gaetano Bresci. Prima di passare all’esame del contenuto e della portata della disposizione normativa testé citata, è opportuno chiedersi come si fosse arrivati, in Parlamento, ad elaborare un tale disegno di legge, presentato e discusso in concomitanza con l’altro disegno, ad esso connesso, recante la ratifica dell’atto di acquisto della Collezione fidecommissaria Borghese – stipulato il 19 agosto 1899 e registrato il 2 settembre di quello stesso anno – fra il Ministero della pubblica istruzione e la famiglia Borghese. Possiamo dire che, per quel che riguarda l’acquisto della Villa Borghese, tutto aveva avuto inizio da un contenzioso instauratosi per la reintegrazione, in favore dei cittadini romani, di un loro jus deambulandi nella villa, risalente nel tempo e di recente reso impraticabile dai principi Borghese. Jus deambulandi che, maturato in favore della comunità cittadina fin dal XVII secolo su un bene fidecommissario, come si vedrà fra poco, era stato riconosciuto come perdurante anche dopo la presa di Roma e il conseguente mutamento politico e istituzionale che ne era conseguito: infatti, l’articolo 3 della legge n. 286 del 28 giugno 1871, aveva espressamente stabilito che «I diritti che per fondazione o per altro qualsivoglia titolo possano appartenere al pubblico sono mantenuti». Ma, nel 1885, diffusasi la notizia che il principe intendesse vendere l’omonimo parco, il Sindaco di Roma aveva intimato alla famiglia nobiliare di tenere conto dei diritti di pubblico passeggio che, su di esso, spettavano al popolo romano. In risposta, il Principe aveva chiuso la villa all’uso pubblico per affermare il suo diritto esclusivo di proprietà su di essa. Il Comune aveva reagito a tale comportamento citando in giudizio i Borghese ed avviando un’azione intesa alla reintegrazione della comunità cittadina nell’esercizio del diritto di pubblico. passeggio negli spazi verdi della villa. A seguito dell’avvio del contenzioso, già il Tribunale civile di Roma, con la sentenza pronunciata all’esito dell’udienza del 14 dicembre 1885, aveva correttamente evidenziato che il Municipio fa desumere il suo diritto al pubblico passeggio a) Dacché la villa ebbe origine da un terreno appartenente alla Camera ecclesiastica degli spogli, donato da Paolo V Borghese a suo nipote cardinale Scipione Borghese ;Associazione Nazionale per la tutela del Patrimonio Storico, Artistico e Naturale della Nazione b) Dall’essersi anche al cardinale Borghese donata una quantità di acqua, per il servizio della villa e proveniente dal pubblico condotto; c) Dal fatto che statue, oggetti d’arte ed altro sarebbero stati tolti da luoghi pubblici per ornamento di detta villa; d) Dacché anche una antica strada pubblica sarebbe stata incorporata nella villa; e) Da una quantità di ricorsi e memorie storiche, e da una pubblica lapide, che constaterebbe la destinazione della villa ad uso di pubblico passeggio; f) Dal fatto che questo passeggio, per lo meno dal 1829, sarebbe continuato non interrotto se non da speciali giustificate ragioni di riparazioni e di adattamento per pubbliche solennità. Motivo per cui la comunità cittadina andava reintegrata nel suo diritto al «pubblico passeggio», all’interno della villa, del quale era stata privata a causa dell’ostacolo, frapposto dal principe, con la «chiusura dei cancelli». La vicenda aveva poi trovato la sua soluzione definitiva dinanzi alla Corte di Cassazione di Roma[ii], che in primo luogo aveva riconosciuto la legittimazione ad agire in giudizio per la tutela del menzionato jus deambulandi non solo a favore del Comune di Roma, quale rappresentante della cittadinanza, ma anche a vantaggio di tutti i membri della comunità, quali portatori di un interesse sia proprio che collettivo. E, nel merito, la Suprema Corte aveva ritenuto fondata la pretesa del Comune di Roma al diritto di uso pubblico, in favore del popolo romano, degli spazi di Villa Borghese, basando tale decisione anche sulla rammentata disposizione recata dall’articolo 3 della legge n. 286 del 1871: Estendendosi alla provincia romana la legge transitoria sull’abolizione dei fedecommessi, che comprendevano anche avanzi preziosi di sapienza e di arte, anche allora fu consacrato il principio di cui si disputa. Fu detto nell’art. 3 ««I diritti che per fondazione o per altro qualsivoglia titolo possano appartenere al pubblico saranno [sic] mantenuti»; e codesti diritti […] erano appunto quelli di uso, acquisiti dai cittadini, rispetto all’accesso nelle ville, nelle biblioteche, nelle gallerie, nei musei; e nella villa Borghese è appunto anche un museo di arte antica e moderna. Si direbbe che, per questa Italia, abbia dovuto riconoscersi un uso pubblico speciale all’essere rimasta la terra sede dell’arte. Ed è appunto questa la mente dello art. 3 della legge del 1871. La sentenza in questione, emessa il 9 marzo 1871, costituì un vero e proprio antecedente storico rispetto al riconoscimento dei diritti d’uso pubblico, con la facoltà per la collettività di accedere su fondi altrui. A seguito della vicenda contenziosa sopra richiamata la famiglia Borghese, essendo nel frattempo giunta alla determinazione di cedere allo Stato la propria collezione fidecommissaria, aveva anche trovato un accordo di compromesso, con il Comune di Roma, per la cessione pure della villa. Ma non avendo il Comune la disponibilità dei fondi necessari, l’operazione di acquisizione fu portata avanti dallo Stato in uno con l’atto di acquisto della collezione. Entrambi i disegni di legge furono esaminati, nel corso della XXI Legislatura del Regno d’Italia, presso la Camera dei Deputati nelle “Tornate” n. 172 di venerdì 29 novembre e n. 173 di sabato 30 novembre 1901. Al termine della seduta del 30 novembre entrambi i disegni di legge furono messi ai voti ed approvati dall’assemblea parlamentare. Di particolare rilievo, nel corso dell’esame del disegno di legge concernente l’acquisto di Villa Borghese, furono sia l’intervento dell’onorevole Gaetani di Laurenzana, che espose plasticamente ragioni e finalità dell’acquisto, operato da parte dello Stato a beneficio del Comune di Roma, sia dell’onorevole Giolitti, all’epoca ministro dell’interno, che chiarì le ragioni della proposta di aggiungere un secondo comma al testo dell’articolo 1 del disegno di legge in corso di esame[iii]. Per la loro rilevanza, anche ai fini di quello che si dirà di seguito, si riportano entrambi gli interventi: Gaetani di Laurenzana: L’acquisto di Villa Borghese è talmente connesso all’acquisto del Museo, che oggi la Camera, dopo lo splendido discorso dell’onorevole Fradeletto, ha ben poco da discutere in proposito. Parlo quindi per una semplice raccomandazione. La Camera voterà certamente unanime l’acquisto di Villa Borghese, non solo per l’alto sentimento patriottico che ha ispirato il Governo nel proporlo alla Camera, l’intendimento, cioè, di dedicarla alla memoria del Re assassinato, ma anche per dare finalmente a Roma una villa pubblica, come l’hanno Parigi, Berlino, Vienna. Perché fino ad ora il popolo romano era semplicemente tollerato nella villa del patrizio romano; oggi, invece, Villa Borghese diviene la villa del popolo romano. È questa una delle migliori manifestazioni del legislatore italiano, come prima cortesia verso questo popolo romano, che finora nulla ha avuto dalla Camera italiana. Non faccio quindi che una raccomandazione, e cioè che la Camera, come ha approvato l’acquisto del Museo Borghese, così e per un sentimento di devozione al Re e per un sentimento di affetto al popolo romano, approvi senza ulteriore discussione anche questa piccola legge.[…] Giolitti. ministro dell’interno. Pregherei la Commissione e la Camera a voler consentire un’aggiunta all’articolo 1°, e ne dico lo scopo. Il ministro di agricoltura intende di istituire in Roma una scuola di agricoltura e ritiene che in alcune parti remote della Villa Borghese possa fondarsi una istituzione di così grande utilità. L’aggiunta che proporrei è la seguente: «Il Governo è autorizzato a trattenere tanta parte di terreno della Villa Borghese in quella località che meno si presta a pubblico giardino, quanta ne occorre alla fondazione di una scuola di agricoltura.» Noto che l’onorevole ministro diagricoltura ha già preso concerti in questo senso col rappresentante della città di Roma, la quale sarà certo ben lieta di veder sorgere fra le sue mura una istituzione dalla quale si possono legittimamente attendere i più benefìci effetti per l’agricoltura. Risultano pertanto evidenti, da quanto fin qui rappresentato, le ragioni per cui l’acquisizione di Villa Borghese da parte dello Stato e la sua contestuale cessione gratuita (rectius: donazione) al Comune di Roma si configura come una donazione sottoposta ad una peculiare condizione, quella della sua destinazione esclusiva a «pubblico giardino», gravato ad una «servitù […] per utilità pubblica» (secondo la formula del primo comma dell’articolo 534 c.c. vigente all’epoca) in favore della collettività cittadina, consistente nella facoltà di poter liberamente spaziare in un «luogo ameno». Tale diritto non ammette, per come è formulato il testo normativo e per come è evincibile dal. dibattito parlamentare, di cui si sono riportati gli interventi più significativi, limitazioni o condizionamenti. di sorta, se non l’eventuale costituzione di uno spazio da adibire a «scuola di agricoltura», ed è stato concepito, fina dall’origine, per rendere compatibili e coerenti fra loro la conservazione della collezione Borghese nella sede del Casino omonimo, con annessa facoltà di visita, alle condizioni stabilite, e la libera fruizione del circostante spazio verde, senza limitazioni di sorta, in quanto sull’intera superficie destinata a «giardino» grava il diritto di pubblica servitù riconosciuto in favore della comunità di Roma, in quanto, secondo la pronuncia della Corte di Cassazione del 9 marzo1887, «È conforme alla vigente legislazione l’ammettere un diritto di uso pubblico o di servitù per pubblica utilità, costituito sopra un fondo privato in favore degli abitanti di un Comune» e quindi «il passeggio pubblico in un fondo privato, come vero e proprio diritto reale, può essere tutelato anche con l’azione di reintegra», esercitabile anche singolarmente da ciascun titolare del diritto, come componente della collettività a beneficio della quale esso è stato istituito. E non è certo revocabile in dubbio che ogni intervento destinato a ridurre, nella Villa, lo spazio destinato a «giardino», ossia alla libera fruizione pubblica da parte della collettività cittadina, si configura come una limitazione contra legem al diritto, riconosciuto, dapprima in via giurisprudenziale e poi sancito per legge, in favore di quella stessa collettività e di ciascun suo componente, di potere «liberamente spaziare in un luogo ameno». E la limitazione, sotto qualsiasi forma, di tale diritto alla pubblica fruizione del «giardino» di Villa Borghese, oltre a integrare una violazione della prescrizione recata dal primo comma dell’articolo 1 della legge 519 del 26 dicembre 1901, in base al quale la donazione della Villa Borghese al Comune di Roma è disposta «a condizione di trasformarla in pubblico giardino comunale unito al Pincio» costituirebbe, come già sancito dalla pronuncia della Cassazione in precedenza citata, un esercizio di violenza in danno della collettività titolare del diritto di libera fruizione degli spazi verdi, in quanto «dottrina e giurisprudenza concordi hanno … ritenuto che la violenza non è solo la mano armata, o la via di fatto più o meno grave, ma può essere altresì lo impedimento a detenere la cosa sotto l’influenza della forza, o anche l’ostacolo di fatto, tale da non potersi vincere altrimenti che ricorrendo alla violenza». Il che rappresenterebbe un fondato motivo per avviare una impugnativa dei provvedimenti assunti in violazione dei principi sopra richiamati, azione esercitabile tanto da parte di associazioni portatrici di interessi diffusi quanto da parte di qualsiasi altro soggetto, pubblico o privato, che ne abbia interesse. Oltre alle possibili conseguenze derivanti dalla violazione della condizione posta, per legge, a fondamento della cessione della Villa Borghese al Comune … Gino Famiglietti (*) Gino Famiglietti è stato, presso il MIBACT, vicecapo dell’Ufficio legislativo, direttore regionale in Lombardia e Molise, direttore generale per l’Archeologia, gli Archivi e infine per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio. Ha collaborato alla stesura della legge Galasso e del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Vai alla registrazione della Conferenza stampa delle Associazioni Bianchi Bandinelli e Italia Nostra Roma del 22 maggio 2026 Villa Borghese è dei cittadini Romani   vedi i documenti della Conferenza stampa Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 29 maggio 2026 NOTE -------------------------------------------------------------------------------- [i] LEGGE 26 dicembre 1901, n. 524  Che approva la Convenzione per l’acquisto della Galleria e Museo Borghese. (001U0524)  note: Entrata in vigore del provvedimento: 19/01/1902 (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 22/12/2008) (GU n.3 del 04-01-1902) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1901-12-26;524 (nota di Carteinregola) [ii] V. Udienza del 9 marzo 1887: Pres. Miraglia, P. P., Est. Majelli, P. M. Auriti; Borghese (Avv. Mari, Ceneri, Bevilacqua, Kambo) c. Comune di Roma (Avv. Mancini, Meucci), in Il Foro Italiano, Vol. 12, Parte Prima: Giurisprudenza Civile e Commerciale (1887), pp. 397/398-409/410 (7 pagine). (nota del testo originale) [iii] 2 Per la consultazione dell’intero dibattito parlamentare, v. Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXI – 1ª Sessione – Discussioni – Tornata del 29 novembre 1901, pp. 6255 ss.Associazione Nazionale per la tutela del Patrimonio Storico, Artistico e Naturale della Nazione (nota del testo originale)
May 29, 2026
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La Newsletter di Carteinregola del 28 maggio 2026
Sembra una fake, ma non lo è: vogliono costruire un edificio accanto alla Galleria Borghese Leggi Vai alla registrazione della Conferenza stampa delle Associazioni Bianchi Bandinelli e Italia Nostra Roma del 22 maggio 2026 Villa Borghese è dei cittadini Romani   Villini storici sempre più a rischio (con la modifica della Carta per la Qualità) Leggi   Villini storici  a rischio: la lettera dell’Assessore Veloccia a Carteinregola (e la nostra replica) Leggi Modifiche al PRG cronologia materiali La Lettera/appello della società civile alle istituzioni affinchè non sia approvata la modifica costituzionale in materia di Roma Capitale 36 associazioni e comitati, insieme a più di 60 esponenti del mondo civico, accademico,culturale, hanno inviato un appello ai parlamentari e a tutte le istituzioni coinvolte Leggi  Per aderire scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com con oggetto: appello Roma Capitale Il testo del DDL costituzionale Leggi vedi Roma Capitale, Roma Città Metropolitana, Decentramento  cronologia e materiali Legge elettorale: l’ Appello di 140 costituzionalisti  Leggi l’Audizione di Carteinregola in Commissione Affari Costituzionali Leggi vedi Legge elettorale 2026- cronologia e materiali ­ SEGNALAZIONI Venerdì 29 maggio ore 9.00 – Commissione Congiunta V Cultura e VI Ambiente del II Municipio con ODG Discussione in merito a progetto lavori di ampliamento Villa Borghese Link per collegarsi (dal sito istituzionale) https://teams.microsoft.com/dl/launcher/launcher.html?url=%2F_%23%2Fmeet%2F356188130576369%3Fp%3Dzi1O60O4dDQL2Ug233%26anon%3Dtrue&type=meet&deeplinkId=0c740c22-4205-4c14-916b-b014cf8544d8&directDl=true&msLaunch=true&enableMobilePage=true&suppressPrompt=true sabato 6 giugno 2026 Napoli Biblioteca della società napoletana di storia patria via Vittorio Emanuele III, 310 Castel Nuovo (Maschio Angioino) Assemblea pubblica nazionale dei Comitati per ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti  Tavolo No Ad “LA NOSTRA LOTTA LE NOSTRE LOTTE” dalle 9:30 con Emiliano  Brancaccio, Antonella  Bundu, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo  Villone  – introduce Marina Boscaino coordina Franco Russo; dalle 13 la parola i movimenti aprono i lavori   M. Raiola e A. Mazzeo –  interverranno esponenti del mondo sindacale associativo di Comitati e lotte  (tra i quali Carteinregola)  per Informazioni noaogniad@gmail.com ROMA CAPITALE RomaRivista il nuovo magazine culturale gratuito di Roma Capitale presso librerie di Roma CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Vai alla pagina – Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività   CARTEINREGOLA Carteinregola – tutte le nostre iniziative  Iscriviti alla Newsletter Carteinregola ringrazia chi vorrà sostenere l’attività dell’associazione anche tramite un’erogazione liberale  vai alla pagina con le istruzioni ­ Associazione CARTEinREGOLA www.carteinregola.it laboratoriocarteinregola@gmail.com info@carteinregola.itCell. 3356930035carteinregola@casellapec.com  Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 28 5 2026
May 28, 2026
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Villini storici a rischio: la lettera dell’Assessore Veloccia a Carteinregola (e la nostra replica)
Villino Viale Carso foto AMBM L’assessore all’urbanistica Veloccia ha risposto alla lettera da noi inviata il 2 maggio con oggetto: Richiesta modifica nuovo inserimento paragrafo “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II  dell’elaborato G2 Guida per la qualità degli interventi, e all’articolo da noi pubblicato il 20 maggio, che ne rilanciava i contenuti con una mail del 22 maggio. Qui l’articolo di Carteinregola del 20 maggio 2026 Villini storici sempre più a rischio (con la modifica della Carta per la Qualità) Pubblichiamo la lettera dell’Assessore con un nostro commento. Gentile Associazione Carteinregola, ho letto con attenzione la nota inviata riguardante i Villini storici di Roma, ed il paventato rischio di demolizione di questi villini per far fronte a progetti speculativi. Per la stima e la sensibilità che Carteinregola ha dimostrato su tante questioni a difesa degli interessi pubblici, in tante battaglie di cui spesso ho condiviso il merito, ed in altre di cui pur non condividendo il merito (ad esempio la paura e l’opposizione contro i parcheggi interrati) ho comunque rispettato l’approccio di analisi, mi permetto di dissentire profondamente da questo ennesimo grido di allarme. Mi viene in mente la favola di “al lupo al lupo”: se per qualsiasi iniziativa intrapresa si paventano sempre conseguenze apocalittiche, il rischio è che quando davvero arrivano iniziative pericolose, la voce sia più flebile e la forza di contrasto meno efficace. Ricorderete ad esempio proprio sulle vostre pagine il grido che lanciaste alla liberalizzazione degli affitti brevi con la modifica delle Norme tecniche quando semplicemente, come atto dovuto, fu adeguata la normativa esistente con poi l’impegno, tutt’ora in corso, per circoscrivere il fenomeno dell’iper turismo in alcune zone della città. Invito dunque a partire da alcuni fatti. In primo luogo, con questa Amministrazione non è stato demolito alcun villino, né mai è stato dato il permesso di demolirne uno. Con questa Amministrazione sono stati inseriti in Carta per la Qualità quasi 1000 villini. Immobili che prima erano assenti da qualsiasi forma di tutela. Già questi fatti dovrebbero chiarire l’approccio che abbiamo al tema. Ma andiamo avanti. L’Amministrazione Capitolina, con una recente delibera e con le nuove NTA, ha impedito l’applicazione di premialità nelle operazioni di rigenerazione urbana nella Città Storica, di fatto eliminando quello che poteva essere un incentivo ad operazioni immobiliari volte a privilegiare la “quantità” delle cubature alla “qualità” delle architetture. Mentre a livello regionale si raddoppiavano le premialità della legge, a Roma si azzeravano nelle aree più pregiate e vulnerabili demandando qualsiasi intervento “potenzialmente invasivo” al controllo di uno strumento attuativo come il Piano di Recupero. Anche questo è un fatto. Tutto ciò dovrebbe almeno condurre a ragionare sul perché di fronte a politiche chiare e coraggiose, dovrebbe poi esserci una “backdoor” così facile per “mettere a rischio il patrimonio storico-architettonico della Capitale”, per usare le vostre parole. Ovviamente non è così. Si è stabilito un semplice concetto e cioè che sono le norme di Piano a definire le categorie d’intervento ammissibili sugli immobili inseriti nel Piano Regolatore e che le categorie “potenzialmente” applicabili su tutti gli immobili sono le stesse a meno che non vi sia un vincolo statuale che prevede, per legge , percorsi e tutele autonome. Per gli immobili inseriti in Carta per la Qualità, tuttavia, quelle categorie d’intervento poi sono “modulate” e cioè applicabili secondo le indicazioni e le modalità definite dalla guida G2, indicazioni e modalità che possono portare anche all’opzione zero e cioè all’inammissibilità di alcuni interventi, che però sarebbe sbagliato ed improprio definire a priori per tutti gli immobili di CxQ. La previsione, nel nuovo testo del G2, (aggiornamento 2025) della necessità di “attente analisi e letture storico-critiche” per gli interventi di RE, inclusa la demolizione e ricostruzione ove consentita dalla disciplina di tessuto, non costituisce dunque una liberalizzazione indiscriminata della demolizione dei villini storici. Al contrario, ribadisce che tali interventi restano subordinati alla disciplina di Tessuto prevista dalle NTA del PRG, ai pareri previsti dall’art. 16 delle NTA, alla verifica puntuale del valore storico-tipologico dell’immobile e alla conservazione dei caratteri strutturanti, morfologici e paesaggistici. Il villino romano ha subito nel tempo numerose trasformazioni, tra cambi di destinazione d’uso e modifiche interne anche profonde, che hanno alterato l’assetto originario degli edifici. Il suo panorama è inoltre molto variegato, con una forte eterogeneità tipologica e qualitativa: si va da costruzioni semplici e quasi popolari fino a esempi di elevato pregio, assimilabili a piccole ville urbane. Pertanto, proprio per queste caratteristiche, che restituiscono un quadro troppo eterogeneo per poter essere generalizzato, risulta difficile applicare divieti o norme uniformi, riconoscendo la necessità di un’analisi per sottendere alla qualità dei singoli casi . Il testo proposto precisa che le categorie di intervento “non sono applicabili in modo automatico” e che ogni trasformazione deve essere valutata caso per caso rispetto ai valori documentali e identitari dell’edificio. Questo passaggio è incompatibile con la rappresentazione allarmistica di una presunta “demolizione libera”. Inoltre, sostenere che la semplice ammissibilità teorica della categoria “Ristrutturazione edilizia” equivalga automaticamente alla possibilità di demolizione e sostituzione integrale significa ignorare la struttura del diritto urbanistico vigente. La ristrutturazione edilizia è una categoria ampia e graduata, il cui concreto contenuto dipende: * dalla disciplina di zona; * dalle prescrizioni morfologiche; * dai pareri delle autorità competenti; * dalla compatibilità con i caratteri storico-tipologici del bene. È quindi errato affermare che l’inserimento di tale categoria nel G2 e nelle nuove norme “azzera” la tutela della Carta per la Qualità. La Carta continua a svolgere la propria funzione fondamentale di riconoscimento del valore urbano, storico e morfologico degli immobili censiti e di parametro valutativo per l’istruttoria tecnica. Paradossalmente, proprio il nuovo testo rafforza il livello di approfondimento tecnico richiesto, imponendo: * analisi storico-critiche; * verifica dei caratteri tipologici; * studio delle trasformazioni stratificate nel tempo; * valutazione del rapporto tra edificio e spazio urbano. Si tratta quindi di una disciplina che aumenta il livello di motivazione e controllo sugli interventi, non che lo elimina. Anche il richiamo al lavoro di censimento svolto dalla Sovrintendenza e dall’Università La Sapienza appare improprio. In primo luogo tale imponente lavoro è stato portato a termine con le delibere di approvazione, e finanziato nella sua componente esterna all’amministrazione, proprio dal Dipartimento Urbanistica con l’obiettivo proprio di censire il patrimonio in oggetto con  funzione conoscitiva e classificatoria, finalizzata a orientare la qualità delle trasformazioni urbane. Non attribuisce automaticamente un regime di intangibilità assoluta agli immobili censiti. Diversamente, si trasformerebbe impropriamente uno strumento urbanistico gestionale in un sistema para-vincolistico generalizzato, senza le garanzie e le procedure previste dal Codice dei beni culturali, e che per di più, a quel punto, dovrebbe limitare fortemente l’inserimento in Carta solo a quelle eccellenze architettoniche intangibili, lasciando fuori tutto il resto, privo di qualsiasi forma di tutela ed indirizzo alla trasformazione. L’obiettivo di Carta per la qualità non è costruire un elenco parallelo alla Soprintendenza di Stato di immobili “para” vincolati, ma è al contrario di censire immobili, morfologie, parti di città che possono essere più o meno pregiate (ed anche più o meno trasformabili) ma che hanno una riconoscibilità tale da essere preservata nei suoi caratteri strutturanti. La posizione espressa nell’articolo sembra trascurare un principio fondamentale della pianificazione, ossia la tutela del patrimonio urbano non coincide necessariamente con l’integrale cristallizzazione fisica dell’esistente. La rigenerazione, l’adeguamento sismico, energetico e funzionale degli edifici storici può richiedere, in casi specifici e rigorosamente controllati, anche interventi complessi, purché coerenti con i caratteri morfologici e identitari riconosciuti dal PRG. La questione centrale, dunque, non è la mera previsione della demolizione e ricostruzione nel G2, ma la definizione dei relativi presupposti applicativi: i limiti sostanziali, ossia le condizioni derivanti dalla disciplina di tessuto delle NTA, dai caratteri morfologici e tipologici degli edifici, dal valore storico-documentale degli immobili censiti e dalla compatibilità complessiva dell’intervento con il contesto urbano di riferimento, insieme ai criteri valutativi e alle garanzie procedimentali attraverso cui tali interventi possono essere autorizzati. Ed è proprio su questo terreno che il nuovo testo rafforza — e non indebolisce — il ruolo della Sovrintendenza Capitolina e dell’istruttoria tecnico-urbanistica. Cordialmente, Maurizio Veloccia LA RISPOSTA DI CARTEINREGOLA Villino per la Cooperativa Ars a viale Carso altra numer. foto AMBM Gentile Assessore Veloccia, rispondiamo con piacere alla sua lettera, ringraziandola per la sua argomentata risposta che ci permette di illustrare ancora più chiaramente le nostre obiezioni, sempre con i fatti. E’ molto importante per la nostra associazione esprimersi nel merito delle scelte dell’Amministrazione con imparzialità, avanzando critiche documentate, ma anche evidenziando le iniziative di cui condividiamo gli obiettivi e lo spirito. Abbiamo rilanciato sul nostro sito la virtuosa attività di questa Amministrazione nell’aggiornamento della Carta per la Qualità, segnalando ai cittadini la possibilità di mandare osservazioni[i] e abbiamo pubblicato il nostro apprezzamento per l’iniziativa della Giunta e dell’Assemblea capitolina, peraltro sostenuta e sollecitata dalla  nostra  associazione[ii], che ha posto i limiti consentiti a un  provvedimento della Regione Lazio, contro cui  Carteinregola ha portato avanti con determinazione una lunga battaglia. Battaglia  che purtroppo si è rivelata inutile per la volontà della maggioranza del Consiglio  regionale, che ha approvato la sciagurata manovra urbanistica a oggi vigente[iii]. Tuttavia, come abbiamo evidenziato  durante tutto il percorso della Proposta di Delibera con le modifiche alle NTA del PRG e nelle osservazioni inviate dopo l’adozione delle  modifiche[iv], riteniamo inaccettabile che le categorie di intervento ammissibili su tutti  gli immobili inseriti nel Piano Regolatore, compresa la demolizione e ricostruzione, diventino sovraordinate alle tutele indicate dall’elaborato G2, Guida per la Qualità degli interventi per gli edifici inseriti nella  Carta per la qualità,  Elaborato G1 del Piano Regolatore. E si tratterebbe proprio di quegli edifici oggetto dei virtuosi aggiornamenti operati dagli uffici di Roma Capitale, per includere nella Carta gli immobili meritevoli di tutela – e cautela – rispetto alle trasformazioni edilizie, oltre che  per escludere quelli che negli anni avevano perso le caratteristiche di interesse storico e culturale.  Con il PRG del 2008 era proprio il continuo richiamo nelle NTA dell’allegato G2  e delle sue indicazioni a rendere cogenti i pareri della Sovraintendenza Capitolina, che basava ogni suo parere in primis sulle NTA, sommando tali prescrizioni alle indicazioni del G2. E proprio in questa sommatoria (NTA + G2) prendevano consistenza e valore i pareri della Sovrintendenza. Ci teniamo a precisare che Carteinregola non ha mai sostenuto l’”intangibilità” degli immobili censiti nella Carta per Qualità, che infatti già oggi possono essere oggetto di trasformazioni edilizie, seppure subordinate al parere della Sovrintendenza Capitolina e alle indicazioni della Guida per la Qualità degli interventi – G2. Pareri che, come più volte dichiarato della stessa Sovrintendenza Capitolina, da quando è in vigore la CpQ sono stati negativi, in media, per meno del 9% dei casi. Quello che ci sembra intuitivo, e persino  banale dover ancora una volta sottolineare, è che inserire nella stessa Guida G2 la possibilità di demolizione e ricostruzione, pur  collegandola ad  analisi storico – critiche, verifiche di caratteri tipologici, studi delle trasformazioni nel tempo, e sottomettendola  a una nuova commissione valutatrice, è un controsenso, in quanto proprio le stesse analisi, verifiche, studi e valutazioni sono già stati fatti a monte, quando gli esperti incaricati hanno proposto di inserire nella Carta per la Qualità gli immobili, o, al contrario, di stralciarli,  in quanto non possedevano più le necessarie  caratteristiche (ferma restando comunque la possibilità per ogni proprietario di richiedere lo stralcio del proprio immobile dalla carta per la qualità per giustificati motivi). Tanto più che, contrariamente al passato, oggi la Categoria di intervento di demolizione e ricostruzione è ammessa in tutti i Tessuti della Città. Nel testo della Proposta di Deliberazione della Giunta  che contiene la  modifica proposta  al G2. Guida per la qualità degli interventi – paragrafo “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II, che  abbiamo doverosamente pubblicato,  non c’è solo scritto “ristrutturazione”  (che peraltro prevede anche la DR) ma proprio, esplicitamente,  “demolizione e ricostruzione”[v] : (…) La redazione dei progetti relativi ad interventi di Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione  nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna, qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, deve essere preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili (…) Paradossale ci sembra quindi l’affermazione che “ il nuovo testo rafforzi il livello di approfondimento tecnico richiesto” a cui segue il citato elenco di analisi, verifiche, studi ecc. che sono da sempre alla base di qualunque inserimento o stralcio nella/dalla Carta per la Qualità, e riteniamo che tale lavoro di tutela del patrimonio collettivo, svolto da anni con impegno e serietà,  meriterebbe  un maggiore riconoscimento. Quindi da parte di Carteinregola nessuna “intangibilità”, nessun sistema “paravincolistico”, nessuna “cristallizzazione integrale dell’esistente”, solo la richiesta di coerenza (e di logica): se un immobile merita la conservazione, resta nella Carta per la qualità e può essere trasformato, secondo i criteri stabiliti dalla Guida G2 e secondo il parere della Sovrintendenza.  Se può essere distrutto, lo si stralci dalla Carta per la Qualità. Del resto se “l’obiettivo di Carta per la qualità… è … di censire immobili, morfologie, parti di città che possono essere più o meno pregiate (ed anche più o meno trasformabili) ma che hanno una riconoscibilità tale da essere preservata nei suoi caratteri strutturanti”, cosa si preserva se gli immobili stessi vengono demoliti? Cordialmente Carteinregola Qui il dettaglio della modifica alla G2 nell’articolo del 20 maggio 2026 Villini storici sempre più a rischio (con la modifica della Carta per la Qualità) Vedi anche *  Modifiche al PRG cronologia materiali * Il video del webinar – Modifiche al Piano regolatore: quale interesse pubblico? 2 dicembre 2024 al comma 3 dell’articolo 16 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore  è aggiunto al testo vigente: “Nel caso di contrasto tra le indicazioni dell’elaborato G2 e le categorie d’intervento e le destinazioni d’uso riportate nelle norme di tessuto, prevalgono quest’ultime”. * Modifiche PRG: il video del webinar sulla Carta per la Qualità 24 gennaio 2024 *  Piano Casa e legge di rigenerazione urbana- cronologia e materiali  25 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE [i] Vedi Carta per la Qualità: pubblicati gli aggiornamenti (e ci sono 30 giorni per mandare osservazioni) 6 luglio 2023 https://www.carteinregola.it/carta-per-la-qualita-pubblicati-gli-aggiornamenti-e-ci-sono-30-giorni-per-mandare-osservazioni/ La proposta di Delibera aggiornamento Carta per la Qualità 14 aprile 2024 https://www.carteinregola.it/la-proposta-di-delibera-aggiornamento-carta-per-la-qualita/ con aggiornamento approvazione dDelibera n. 60 del 27 giugno 2024 Carta per la Qualità, nuovo aggiornamento del Comune 6 ottobre 2025 https://www.carteinregola.it/carta-per-la-qualita-nuovo-aggiornamento-del-comune/ [ii] Vedi da La Delibera in Assemblea Capitolina che fissa limiti per l’applicazione della Legge regionale della Rigenerazione urbana 1 dicembre 2025 con aggiornamenti sull’approvazione il 12 dicembre(…il 20 novembre La Giunta capitolina ha approvato la 230a Proposta (D.G.C. n. 163 ) “Disposizioni attuative per interventi di rigenerazione urbana e per il recupero edilizio ai sensi dell’art. 1 comma 2 bis della legge Regionale n. 7/2017, come modificata dalla legge Regionale n. 12/2025” (con unelenco di limiti da porre all’attuazione della legge regionaleche riportiamo in calce (rimandando alla lettura integrale del documento). Una Proposta condivisibile, che intende riportare il governo del territorio nel giusto ambito della pianificazione pubblica e del contemperamento degli interventi privati con l’interesse pubblico e la sostenibilità per l’ambiente, il paesaggio e la vita dei cittadini… vai alle Osservazioni di Carteinregola al testo approvato della LR 12/20225 – Modifiche alla LR della rigenerazione urbana 7/2017 Vedi Modifiche alla LR della rigenerazione urbana: le osservazioni di Carteinregola al testo approvato vedi Nell’indifferenza generale il centrodestra del Lazio cambia – in molto peggio – le regole dell’urbanistica (ma salva i cinema chiusi) [iii] Vedi Legge 12/2025 Art. 1    Modifiche alla legge regionale 18 luglio 2017, n. 7 “Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio” e successive modifiche vedi Legge Regione Lazio 12/2025, le modifiche alle Legge 7/2017 (Rigenerazione Urbana) Vai a Le osservazioni di Carteinregola alla PL del Lazio “Semplificazioni e Misure Incentivanti il Governo del Territorio” – prima parte –Governo del territorio (26 settembre 2024) vedi:Regione Lazio: un’altra legge a favore della rendita Vai a Le osservazioni di Carteinregola alla PL del Lazio “Semplificazioni e Misure Incentivanti il Governo del Territorio” – seconda parte, il Paesaggio 14 ottobre 2024 Vai alle Osservazioni di Carteinregola al testo approvato della LR 12/20225 – Modifiche alla LR della rigenerazione urbana 7/2017 (pubblicate il 2 dicembre 2025) Vedi Urbanaistica del Lazio, cronologia e materiali https://www.carteinregola.it/lurbanistica-del-centrodestra-in-lazio-meno-regole-piu-cemento/ [iv] Vedi 7 gennaio 2024 Carteinregola invia il dossier con le sue osservazioni alla 102a Proposta (D.G.C. n. 53 del 13 giugno 2023) Adozione, ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 1150/42 e L.R. n. 19/2022, della variante parziale alle Norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale vigente, esposte alla Commissione urbanistica il 28 novembre 2023 (> Vai a Modifiche al Piano Regolatore, le osservazioni di Carteinregola) Vedi anche I 7 punti principali delle nostre osservazioni alle NTA del PRG adottate dall’Assemblea Capitolina l’11 dicembre 2024 > Modifiche alle Norme Tecniche del PRG: una città – e una maggioranza – che > continua a galleggiare sugli interessi di turismo e mattone punto 1) LA CARTA PER LA QUALITA’ DIVENTA CARTA STRACCIA Gli edifici storici di Roma devono essere mantenuti nella loro integrità Art. 16 Beni segnalati nella Carta per la Qualità La Carta per la Qualità, con la planimetria dell’elaborato G1 e la “Guida per la Qualità degli interventi” dell’ elaborato G2 , è  lo strumento inserito nelle NTA con la finalità di salvaguardare la qualità architettonica e urbanistica del patrimonio storico di Roma. La nuova formulazione adottata annulla e svuota  ogni riferimento, contenuto ed efficacia delle indicazioni della Qualità, attribuendo valore esclusivo e prevalente alle norme di Tessuto, che consentono  interventi anche  molto incongrui, fino alla demolizione e ricostruzione di edifici non tutelati da un vincolo puntuale della Soprintendenza statale. Nei tessuti medievali, rinascimentali, dell’800 e di inizio novecento, edifici come conventi seicenteschi, “villini” anni ’20, archeologia industriale  e opere dei grandi autori dell’architettura moderna potranno essere modificati o distrutti a discrezione delle esigenze del profitto immobiliare. Persino alcune  restrizioni  che erano ancora presenti  nella Proposta di delibera della Giunta del 13 giugno 2023  sono state cancellate da emendamenti approvati in Assemblea Capitolina. Spicca l’esempio che si trova nell’”Art. 26 Tessuti di origine medievale” ma che è ripetuto in molti altri tessuti  storici:  nella versione della Giunta prevedeva che  “la ristrutturazione edilizia  con demolizione e ricostruzione  di edifici realizzati successivamente al piano regolatore del 1983” fosse ammessa solo  su edifici  “che hanno impropriamente alterato, attraverso sostituzioni e completamenti, le regole tipomorfologiche e compositive del tessuto storico”. Quella limitazione è scomparsa nella versione adottata in Assemblea, aprendo quindi a abbattimenti e trasformazioni indiscriminate nel centro storico e nella Città storica. E   per gli edifici in Carta per la qualità nella Città consolidata e nella Città da ristrutturare  non sono nemmeno previste la “verifica dell’interesse storico-architettonico degli edifici esistenti” e il parere della Sovrintendenza capitolina. Anche Art. 6  – Art.21 bis – Art.24 – Art. 25 – Art. 26- Art. 27- Art. 28 – Art. 29- Art. 30- Art. 31- Art. 45 – Art. 52 Sulla funzione  e i pareri della Soprintendenza statale:Art.16. Beni segnalati in Carta per la qualità –  comma 8 – Art.24. Norme Generali  Comma 19 – 20 Vedi anche Modifiche alle NTA del PRG cronologia e materiali https://www.carteinregola.it/idossier-2/modifiche-al-piano-regolatore-di-roma-cronologia-materiali/ [v] Vedi nella Decisione di Giunta 19/2026) la parte G2. Guida per la qualità degli interventi – paragrafo “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II
May 25, 2026
carteinregola
Proposta di legge elettorale: l’Audizione di Carteinregola in Commissione Affari Costituzionali
Il 19 maggio 2026 l’Associazione elettorale è stata audita nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 157 Magi, C. 2236 Pavanelli, limitatamente all’articolo 5, e C. 2822 Bignami, recanti «Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», nel gruppo delle associazioni di cui facevano parte anche ARCI nazionale e ACLI nazionale. Riportiamo il testo dell’intervento di Carteinregola e i link per scaricare gli interventi delle altre associazioni e quelle dei costituzionalisti che spesso hanno partecipato alle nostre iniziative: Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma «Sapienza», Enrico Grosso, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università di Napoli «Federico II». Nella sezione Legge elettorale 2026 – Cronologia e materiali sono presenti i materiali di tutte le audizioni. SCARICA Atto Camera: 2822 La registrazione dell’audizione sulla web tv della Camera Legge elettorale – Azzariti, Clementi, Caruso, Grasso, Violini, professori; Carte in Regola, ACLI, ARCI, associazioni Intervento Carteinregola a 1h 43′ ca da inizio Scarica Memoria ACLI, Memoria ARCI Memoria Azzariti Memoria Villone, Memoria Pallante, Memoria Grosso scarica Memoria The Good Lobby per il voto ai fuori sede TESTO INTERVENTO ASSOCIAZIONE CARTEINREGOLA ALL’AUDIZIONE INFORMALE DEL 19 MAGGIO 2026 PRESSO LA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI NELL’AMBITO DELL’ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE C. 157 MAGI, C. 2236 PAVANELLI, LIMITATAMENTE ALL’ARTICOLO 5, E C. 2822 BIGNAMI, RECANTI «DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ELEZIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA» Egregio Presidente, Illustri Onorevoli, desidero ringraziarvi per aver invitato l’Associazione di cui sono Presidente, Carteinregola, all’Audizione informale nell’ambito dell’esame dei progetti di legge riguardanti  “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, un tema molto importante per la cittadinanza e per la nostra democrazia. Carteinregola è un’associazione di cittadini attivi senza connotazioni partitiche, nata 13 anni fa principalmente con l’obiettivo della  promozione della trasparenza e della partecipazione, e per il monitoraggio delle norme che riguardano  la tutela del patrimonio collettivo, i diritti e la qualità della vita dei cittadini. Il nostro intervento non tratterà aspetti tecnici e giuridici,  che altri relatori hanno già affrontato e affronteranno con competenza e profondità, ma intende osservare la proposta di legge dal punto di vista della trasparenza e della partecipazione dei cittadini e delle cittadine, che  sono chiamati a  eleggere i propri rappresentanti, un  punto di vista che in democrazia deve essere ostinatamente preservato.   Il progressivo aumento dell’astensionismo  è un dato allarmante, che dovrebbe far preoccupare chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia in Italia,  di cui il voto della cittadinanza  è il fondamento e la condizione essenziale. I dati sull’affluenza ci dicono che siamo passati dal 92% nel 1948, all’83% nel 2006, al 73% nel 2018 e al 64% nel 2022. Una flessione assai  preoccupante. Per quanto questa tendenza sia la conseguenza di più fattori, resta  indiscutibile che il  dato rifletta un progressivo allontanamento delle persone dalla politica, soprattutto dai partiti,  una manifestazione della sfiducia di una grossa fetta dell’elettorato nella possibilità che il proprio voto possa contribuire alla costruzione di una società che rispecchi le sue aspirazioni. Da anni in Italia si motivano le  numerose modifiche delle leggi elettorali, così come  anche questo Disegno di legge 2822 di cui oggi parliamo, con l’esigenza di “governabilità”, di “stabilità”.   Come già osservato anche in questa sede  da voci autorevoli di cui condividiamo molti punti di vista, la “stabilità”, ammesso che questo disegno di legge possa assicurarla, non può essere a discapito della rappresentanza, fondamento della nostra democrazia e della Costituzione italiana. Privare le cittadine e i cittadini della possibilità di dare la propria preferenza a chi si   candida,  imponendo scelte calate dall’alto dai vertici dei partiti;  moltiplicare  candidature che  spesso non hanno alcun rapporto con i territori; mandare in Parlamento percentuali di eletti  che non rispecchiano le percentuali dei voti  espressi dall’elettorato; ridimensionare  il ruolo del parlamento  con il continuo ricorso ai  decreti-legge  spesso convertiti attraverso la  fiducia;  sono tutti aspetti  che fanno sì che la cittadinanza percepisca il parlamento come  un  consesso di personaggi che poco hanno  a che fare non solo con le loro scelte elettorali, ma anche con le loro vite e con i loro problemi. La sorprendente  partecipazione  al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, un referendum su un tema assai complesso, con connotazioni tecniche incomprensibili ai più  e che fino a meno di tre mesi dalla data della consultazione era  rimasto fuori dai radar dell’informazione,  ha dimostrato che la crescita dell’ astensionismo non è  un ineluttabile fenomeno del nostro tempo, ma che al contrario, quando sono in ballo valori costituzionali assai sentiti dall’elettorato, anche da quello più giovane, le persone  rispondono e si mobilitano. Come Carteinregola ad ogni appuntamento elettorale,  con il nostro gruppo di lavoro, Laboratorio per una politica trasparente  e democratica,   cerchiamo di promuovere una approfondita informazione sulle modalità del voto,  sui programmi elettorali di ogni partito –  mettendo a confronto le proposte sui temi di cui ci occupiamo -, sulle liste e sui  profili di chi si candida (nel Lazio), sollecitando candidati e partiti a impegnarsi  a loro volta per la partecipazione dei cittadini, non solo in occasione del voto ma sempre, con una presenza costante  sui territori,  rendendo le  campagne  elettorali  solo  il  passaggio di un percorso. Ci stiamo impegnando per far conoscere anche questo  Disegno di legge elettorale 2822, perché  solleva temi  che a nostro avviso meriterebbero  un dibattito assai più importante e diffuso, mentre  finora sono rimasti in un ambito strettamente parlamentare o partitico. Le principali  fonti di informazione, se ne parlano,   si soffermano soprattutto sulle contrapposizioni  tra maggioranza e  opposizione, senza spiegare i contenuti del provvedimento. Ma senza un adeguato dibattito pubblico sui provvedimenti che si adottano, non si avranno elettrici ed elettori  consapevoli, capaci di comprendere  le ricadute per la nostra democrazia di quanto si sta apparecchiando. Venendo alla proposta di legge, il nostro primo rilievo  riguarda il momento  scelto per l’approvazione di una legge elettorale. Come altri hanno già osservato, non si può approvare una legge elettorale   che cambia le regole, a meno di un anno dalle consultazioni elettorali. E’ una prassi irrispettosa delle istituzioni e degli elettori. Entrando nel merito, ponendoci dal  punto di vista della cittadinanza  condividiamo anche molte delle obiezioni mosse al DDL da altre autorevoli persone audite. Quale  rappresentanza  Come ricordato da alcuni interventi che ci hanno preceduto,   il valore primario della legge elettorale in un sistema parlamentare è l’effettiva rappresentatività dell’assemblea rappresentativa, non la stabilità governativa. Questo disegno di legge a nostro avviso comprime ulteriormente la rappresentanza, con il “premio di governabilità,   definito giustamente “abnorme”, dato che può produrre artificialmente  maggioranze che non riflettono  le scelte  dell’elettorato, creando  un evidente squilibrio tra i voti raccolti  da partiti e schieramenti nelle urne e i seggi attribuiti alla Camera e al Senato. Il diritto  di scegliere i propri rappresentanti Suscita in noi grande preoccupazione la scelta, che continua ad essere operata anche in questa proposta di legge, delle liste bloccate.  “L’elettore può  esprimere  il proprio voto solo in favore di una lista di partito”, da sola o incoalizione con altre, “su una scheda dove sono già prestampati  i nomi dei candidati delle liste” di collegio, con  il blocco dei candidati sulle liste circoscrizionali per l’attribuzione del premio.  Persone candidate  scelte dai partiti e imposte all’elettorato, facendo venir meno il rapporto, che dovrebbe essere necessario,  tra elettore ed eletto. Distorsioni accentuate dalla possibilità per chi si candida di presentarsi in più collegi. Infatti la proposta prevede che “sono confermate le pluricandidature: il medesimo candidato può presentarsi nelle liste circoscrizionali per l’assegnazione del premio e, contemporaneamente, in fino a cinque liste di collegio plurinominale”. Ciò significa che il seggio, al quale l’elettore  pensa di aver contribuito con il suo voto, potrà essere assegnato a una figura  diversa da quella indicata nella scheda. Il “premierato mascherato” Altro elemento di preoccupazione è la richiesta di indicare nel programma elettorale il nome del candidato proposto come Presidente del Consiglio. Concordiamo con chi  l’ha definito “premierato mascherato” e con chi ha giustamente osservato  che “le elezioni servono a eleggere il Parlamento, non il Governo”. Non bisogna temere il  pluralismo In questi anni abbiamo assistito all’approvazione di leggi che a nostro avviso scardinano principi costituzionali,  come l’Autonomia Regionale Differenziata, contro cui  la nostra associazione si batte da tempo, ma anche come la riforma costituzionale della magistratura, fallita grazie al referendum, riforme  blindate dalla maggioranza, senza alcun confronto con le opposizioni.  Vediamo in questa proposta di  legge elettorale  un ulteriore slittamento verso un sistema  che, oltre a  comprimere  una effettiva rappresentanza, annulla il necessario pluralismo: il parlamento dovrebbe riflettere l’articolazione delle opinioni politiche del corpo elettorale ed essere sede di dialogo e di confronto tra tutte le forze politiche, nella misura in cui rappresentano parti dell’elettorato, non un agone dove prevale una maggioranza creata artificialmente. Questa proposta di legge quindi, a nostro parere,  non è migliorativa di nessuno degli aspetti critici che riguardano i diritti dei cittadini e il rapporto fra chi vota e chi viene eletto o eletta. Sarebbe auspicabile che le forze politiche ne fermassero l’iter  e avviassero una riflessione ampia e condivisa. Chiediamo di restituire alle cittadine e ai cittadini la possibilità di scegliere chi li rappresenterà  e di sapere a chi danno il voto. Chiediamo di riaprire le porte del confronto  politico, non solo  nei consessi ristretti dei partiti, o nei salotti televisivi, o negli happening elettorali,  ma  di riportarlo  nei territori, tra le persone,  con  uno scambio che non teme critiche.   Chiediamo di favorire la partecipazione al voto, con un’informazione trasparente e facilmente accessibile sui programmi  e sulle persone candidate, abbandonando  la narrazione che mette al centro della scena solo i  leader e i ping pong  sul fatto del giorno. Infine ci uniamo alle associazioni che da anni portano avanti proposte  sul tema, per chiedere  un impegno  per rendere effettivo il diritto di voto anche per i cosiddetti “fuori sede”,   un diritto che riguarda molte categorie che per lavoro o per esigenze personali vivono lontani dal luogo di residenza, ma che riguarda  soprattutto i giovani,  cui spetta farsi parte attiva  nelle scelte per il  futuro del nostro Paese e raccogliere il testimone dei valori che ci sono stati tramandati, a cominciare da quelli  della nostra Costituzione. Associazione Carteinregola Anna Maria Bianchi, Presidente con Isabella Pierantoni Roma, 19 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
May 21, 2026
carteinregola
La Lettera/appello della società civile alle istituzioni affinchè non sia approvata la modifica costituzionale in materia di Roma Capitale
36 associazioni e comitati, insieme a più di 60 esponenti del mondo civico, accademico, culturale, hanno inviato un appello ai parlamentari e a tutte le istituzioni coinvolte*  per chiedere di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non dare seguito al Disegno di legge “Modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale”, approvato in prima lettura alla Camera dei deputati il 29 aprile scorso[1]. Un Disegno di Legge   che intende conferire a Roma i poteri legislativi di una Regione per 11 materie, limitandone l’ambito al solo perimetro comunale, senza alcuna informazione e  confronto con la cittadinanza. Noi  firmatarie e firmatari della lettera, che nel gennaio scorso avevamo già inviato un appello[2]  al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri,  al Presidente della Regione Lazio Rocca,  ai Presidenti dei Municipi e a istituzioni e partiti,  manifestando una  forte contrarietà alla   modifica costituzionale,   ancora una volta chiediamo  a tutte le forze politiche e a tutti i livelli istituzionali di  fermare il processo in corso, e di  non dare alcun contributo “costruttivo”  per modificare la Costituzione Italiana. Siamo convinti che Roma abbia  il diritto ad avere riconosciute le peculiarità come Capitale e conseguentemente anche strumenti più adeguati per affrontare la complessità delle tante  problematiche la rendono unica nel panorama nazionale. Ma riteniamo che questo possa e debba avvenire  con una legge ordinaria, che assegni  più risorse finanziarie, strutture tecniche-amministrative più adeguate a livello di presenze e profili professionali, più autonomia amministrativa e una diversa organizzazione di Comune, Città metropolitana, Municipi, con una ridistribuzione delle competenze per gli ambiti di  area vasta e di prossimità. Una legge, quindi, a nostro avviso imprescindibile,  senza la quale l’attività dell’amministrazione comunale, oltre a risultare assai più onerosa, rischierebbe di risultare inadempiente rispetto alle maggiori competenze attribuite. Il Disegno di legge costituzionale Meloni – Casellati – Calderoli attribuisce al Comune di Roma poteri legislativi su alcune   materie attualmente concorrenti Stato/Regione che diventerebbero  concorrenti Stato/Roma Capitale:  governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali, e su alcune delle cosiddette “materie residuali”, allo stato attuale di esclusiva competenza legislativa della Regione, che diventerebbero  di esclusiva competenza di Roma Capitale: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; commercio; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale. Queste le principali criticità che vogliamo evidenziare: 1)     Il definitivo abbandono della prospettiva della Città metropolitana e di una governance di area vasta  – Dal 2014  attendiamo  la attuazione compiuta  della Città metropolitana di Roma, con  la pianificazione e la gestione di ambiti quali urbanistica,  trasporto pubblico locale, commercio, turismo, servizi e politiche sociali. Tutte materie che con il DDL costituzionale sarebbero  confinate nel perimetro comunale, con l’esclusione,  di fatto, di tutte quelle cittadine e  cittadini romani che vivono nei comuni contermini, in molti casi  espulsi dalla città per difficoltà abitative, ma che lavorano e ogni giorno si spostano nella Capitale  2)    l’accentramento di poteri legislativi nelle istituzioni comunali, l’Assemblea Capitolina e lo stesso  Sindaco,  accentramento che  senza  i contrappesi del confronto con l’amministrazione regionale,  rischia di attribuire uno smisurato potere decisionale su materie fondamentali per lo sviluppo della città – a partire dall’urbanistica – alle maggioranze politiche capitoline del momento. 3)    la mancanza di chiarezza  nei contenuti e nella tempistica rispetto a  un effettivo decentramento ai Municipi  E, soprattutto,  la totale mancanza di informazione e di dibattito pubblico su un provvedimento  che avrà ricadute concrete sulla vita della cittadinanza  e di cui la cittadinanza  non sa nulla,   concordato tra  vertici istituzionali senza alcun confronto democratico né coinvolgimento  dei Municipi, che pure avrebbero potuto e dovuto diventare le sedi della condivisione  e della partecipazione delle proposte. Un tema ridotto a slogan da campagna elettorale, ma che evidentemente non merita spiegazioni, neppure  alle elettrici e agli elettori che già si cominciano  a convocare negli incontri in vista delle prossime elezioni comunali e politiche. Infine  manifestiamo la nostra ferma contrarietà   all’inserimento del  comma, che prevede che  “La legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative”: inserimento che ci appare per certi versi inutile, dato che per attribuire specifiche funzioni amministrative non sono necessari  interventi  costituzionali, per altri versi preoccupante, nel caso che  preluda  al conferimento di poteri analoghi a quelli di Roma Capitale ad altre città italiane, oltretutto facendo venir meno tutta l’impalcatura retorica e normativa basata  sulla specificità  della Capitale. Considerando che la modifica costituzionale dovrà essere  adottata da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e approvata con una maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, e che in caso contrario la legge potrà essere sottoposta a referendum popolare, chiediamo alle donne e agli uomini eletti in Parlamento dalle cittadine e dai  cittadini di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non rendersi complici di questo ennesimo stravolgimento della Costituzione, che ancora una volta va nella direzione  della  dissoluzione di quell’equilibrio di poteri che solo può garantire le nostre fondamenta democratiche, la tutela del patrimonio collettivo e l’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti. Associazione Carteinregola ARCI Roma Associazione Artù Associazione A Sud Associazione Aspettare Stanca Associazione Bianchi Bandinelli Associazione Da Sud Associazione di Quartiere Fontana Candida Associazione  IL MIO AMICO ALBERO ODV Associazione Insieme per la Curtis Draconis Associazione Mare libero litorale romano Associazione Per Roma Associazione Progetto Celio Associazione Roma Ricerca Roma Associazione Simbolo Associazione Tavoli del Porto Associazione Villa Certosa OdV Casa dei Diritti Sociali CRED (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia) CILD (Centro di iniziativa per la Legalità Democratica) Cittadinanzattiva Lazio Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti Comitato Parchi Colombo OdV Comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo Comitato per il Progetto Urbano San Lorenzo e la Salvaguardia del Territorio Comitato Stadio Flaminio Comitato Villa Blanc Corviale Domani Diario Romano Forum Disuguaglianze Diversità Italia Nostra Roma Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio Urban Experience Aps VAS (Verdi Ambiente e Società) onlus WWF Roma e Area Metropolitana Ilaria Agostini, ricercatrice di urbanistica Università di Bologna Alessandro Albanesi, Presidente AGS Ella Baffoni, giornalista Paolo Berdini, urbanista Piero Bevilacqua, storico Paola Bonora, già docente ordinaria di Geografia Università di Bologna Rita Campioni, già insegnante Lucio Carbonara, urbanista Giulio Cederna, ricercatore Filippo Celata, docente  di Geografia economica, Università di Roma La Sapienza Carlo Cellamare, docente di  Urbanistica, Università di Roma La Sapienza Danilo Chirico, giornalista e scrittore Lucio Contardi, urbanista Silvano Curcio, Docente di Management dei patrimoni immobiliari e urbani, Università di Roma La Sapienza Ernesto D’Albergo Professore di Sociologia politica, Università di Roma, Sapienza Vezio De Lucia, urbanista Stefano Deliperi,  presidente Gruppo d’Intervento Giuridico Giuseppe De Marzo, economista, attivista, giornalista e scrittore Mirella Di Giovine, architetto, Università di Roma La Sapienza Marco Esposito, giornalista Anna Falcone, giurista e attivista Roberto Federici , già insegnante Sarah Gainsforth, giornalista Pietro Garau, urbanista Elena Granaglia emerita  Professoressa di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Giurisprudenza di Roma3 Maria Pia Guermandi, coordinatrice Emergenza cultura Clara Habte, giornalista Visenta Iannicelli, già dirigente di Roma Capitale Carlo Infante, docente di Performing Media per l’innovazione territoriale – Università Mercatorum Maria Ioannilli, già docente di Tecnica Urbanistica, Università di Roma Tor Vergata Franco La Torre Susanna Le Pera, già responsabile del Servizio Carta per la Qualità di Roma Capitale Maria Cristina Lattanzi, consigliere Italia Nostra Roma Giuseppe Libutti, Avvocato Paola Loche, Naturalista Paolo Maddalena, vice Presidente emerito della Corte Costituzionale Fabio Marcelli, giurista internazionale Guido Maria Marinelli, già docente, attivista ambientale Clarice Marsano, architetto, già Ministero Beni Culturali Marina Montacutelli, storica Tomaso Montanari, storico dell’arte Marco Miccoli, vicepresidente nazionale Anppia Loretta Mussi, medico Rosanna Oliva De Conciliis, attivista per i diritti civili e. per la  parità Giorgio Osti portavoce del Coordinamento delle Associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma Capitale Pancho Pardi, già Professore di Urbanistica Università di Firenze, ex Senatore Rita Paris, già Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica Massimo Pasquini, già segretario nazionale Unione Inquilini Thaya Passarelli, Rosario Pavia, urbanista Barbara Pizzo,  professoressa Associata di Urbanistica  Università di Roma La Sapienza Enrico Puccini, Osservatorio Casa Roma Christian Raimo, insegnante scrittore Daniela Rizzo, archeologa, già Ministero Beni Culturali Paolo Salonia, già Dirigente di Ricerca CNR, Consigliere ICOMOS Italia e Vicepresidente Italia Nostra Roma. Enzo Scandurra, urbanista Maria Spina, architetto Pietro Spirito, economista dei trasporti Giancarlo Storto, urbanista Riccardo Troisi, Ricercatore Università di Tor Vergata, economista, ReOrient, Centro studi Fairwatch,Ries, Next, tra i fondatori di comune-info.net Walter Tucci, giurista e costituzionalista Massimo Villone, Professore emerito di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli Vincenzo Vita, giornalista e saggista Roma, 21 maggio 2026 (*). La lettera è stata consegnata il 21 maggio malla Segreteria del Sindaco Gualtieri, alla Presidente dell’Assemblea Capitolina Celli e ai capigruppo capitolini, e inviata via email a senatori, presidenti dei gruppi della Camera, al presidente della Regione Lazio Rocca, al presidente Aurigemma e ai consiglieri regionali, ai consiglieri capitolini, ai Presidenti di Municipio e ai Presidenti dei consigli municipali. Vai a Roma Capitale,  Roma Città Metropolitana, Decentramento Municipi cronologia e materiali vai al DDL costituzionale approvato dalla Camera il 29 -4 -2026 -------------------------------------------------------------------------------- [1] Il Disegno di legge ha ottenuto i voti favorevoli della maggioranza e di Azione,  i voti contrari di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle e l’astensione dei parlamentari del Partito Democratico e di Italia Viva. [2] vedi L’Appello: Poteri di Roma Capitale, l’altra riforma costituzionale che avanza senza nessun coinvolgimento dei cittadini del  20 gennaio 2026 https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/
May 21, 2026
carteinregola
Villini storici sempre più a rischio (con la modifica della Carta per la Qualità)
Dall’elaborato G2 vigente Non c’è pace per il patrimonio storico architettonico della Capitale. Palazzi e villini privati che fanno parte del Paesaggio, della storia e dell’identità di Roma, offrendo un contributo di bellezza che rende unica al mondo la nostra città, se hanno la disgrazia di trovarsi in zone molto appetibili dal punto di vista immobiliare rischiano la demolizione, per permettere una ricostruzione con una maggiore provvista di cubature e una migliore distribuzione degli spazi.  Finora sono state una minima difesa da demolizioni indiscriminate le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano Regolatore vigente, e soprattutto la Carta per la Qualità, che fa parte del PRG, con gli elaborati G1 e G2 – Guida per la qualità degli interventi– [1], che garantivano che le trasformazioni edilizie di immobili di particolare pregio, non soggetti al vincolo della Soprintendenza statale, fossero sottoposti al parere e alle indicazioni della Sovrintendenza capitolina, per evitare che le caratteristiche che rendevano necessario preservarli non fossero stravolte e, a maggior ragione, che gli edifici non potessero essere distrutti. Via Ticino dopo la demolizione e ricostruzione Si erano già verificati dei casi di “villini” demoliti – Via Ticino [2]– o a rischio demolizione – Villa Paolina [3]– che avevano fatto insorgere associazioni e opinione pubblica e che avevano evidenziato la necessità di una normativa più stringente per tutelare singoli edifici e le “morfologie”, insieme di edifici e spazi (come giardini, strade e piazze): un paesaggio da preservare da interventi incongrui. Una prima crepa si è insinuata in queste buone intenzioni in occasione delle modifiche delle NTA del PRG adottate dall’Assemblea capitolina l’11 dicembre 2024, quando un maldestro inserimento, su cui Carteinregola e altre associazioni si sono immediatamente mobilitate, ha cancellato – per ora non ancora definitivamente – l’eccezione prevista per gli elementi in Carta per la Qualità, rispetto agli interventi edilizi più impattanti, fino alla demolizione e ricostruzione [4]. Villino Pizzamiglio Via dei Ramni- Foto AMBM Ci avevano rassicurato le parole dell’Assessore in occasione di un incontro pubblico del febbraio scorso [5] che assicuravano  un ripensamento rispetto a quella modifica controversa, ma ci duole constatare che evidentemente la volontà di restringere le tutele della Carta per la Qualità non sembra essere  venuta meno. Infatti una recente proposta di Delibera approvata dalla Giunta [6] che andrà al voto dell’Assemblea Capitolina, nell’aggiornamento dell’elaborato G2 (Guida alla Qualità degli Interventi) ha inserito una modifica che può sfuggire ai più, con la quale rientra dalla porta la demolizione e ricostruzione di “villini storici”, rimandando a una costituenda Commissione la valutazione degli interventi edilizi sugli immobili nella Carta. Villino per la Coperativa Ars – Viale Carso Foto AMBM Il 2 maggio scorso l’Associazione Carteinregola ha inviato la lettera in calce al Sindaco Roberto Gualtieri, all’Assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, al Presidente della Commissione Urbanistica Tommaso Amodeo e alle Consigliere e ai Consiglieri della Commissione Urbanistica, che riportiamo in calce, chiedendo “di voler escludere dalle modifiche adottate alle NTA del PRG, una categoria di intervento impattante come la demolizione e ricostruzione per quanto riguarda  gli immobili inseriti nella Carta per Qualità“. Lettera che a oggi non ha ancora avuto alcuna risposta. LA LETTERA INVIATA IL 2 MAGGIO 2026 CON OGGETTO: RICHIESTA MODIFICA NUOVO INSERIMENTO PARAGRAFO “VILLINI STORICI” A INTEGRAZIONE DEL CAPITOLO 4D DELLA PARTE II  DELL’ELABORATO G2 GUIDA PER LA QUALITÀ DEGLI INTERVENTI Il 12 marzo 2026 la Giunta capitolina ha approvato la 34a Proposta (D.G.C. n. 19) “Approvazione delle modifiche agli elaborati gestionali G1.“Carta per la qualità” e G2.“Guida per la qualità degli interventi” – Aggiornamento 2025, pubblicati ai sensi dell’art. 2, comma 6, delle NTA vigenti, integrati con i riscontri alle memorie/osservazioni pervenute a seguito della medesima pubblicazione e con le segnalazioni degli uffici capitolini” da sottoporre al voto dell’Assemblea Capitolina. All’interno dell’allegato 2 “segnalazioni d’ufficio” è inserita una nuova scheda: G2. Guida per la qualità degli interventi – “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II, che si riporta  integralmente di  seguito, nel quale, al paragrafo “Indicazioni per la conservazione e la trasformazione” sono inserite le “Categorie di intervento applicabili: Manutenzione ordinaria, Manutenzione straordinaria, Restauro e Risanamento Conservativo, Ristrutturazione Edilizia”. Quest’ultima, come è noto, comprende anche la “demolizione e ricostruzione”, e infatti più oltre, si legge: “La redazione dei progetti relativi ad interventi di Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione  nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna, qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, deve essere preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili (…)”. L’Associazione Carteinregola, già in occasione dell’adozione delle modifiche alle NTA del PRG nel 2024, ha ripetutamente fatto presente i rischi in merito alla demolizione e ricostruzione (DR) degli immobili censiti nella Carta per la Qualità. In particolare ha segnalato le conseguenze della previsione di modifica dell’ Art. 16 comma 3 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG adottate dalla  Delibera 102/2024 che introduce che  “ Nel caso di contrasto tra le indicazioni dell’elaborato G2 e le categorie d’intervento e le destinazioni d’uso riportate nelle norme di tessuto, prevalgono quest’ultime”. Poiché in ogni tessuto è ammessa la DR, appare evidente che tale prevalenza consentirebbe un indiscriminato ricorso alla demolizione di edifici storici censiti nella Carta per la qualità per effettuare remunerative operazioni immobiliari, azzerando l’impegno pluridecennale dell’amministrazione capitolina per la salvaguardia degli elementi storici e identitari di Roma. Un impegno per preservare immobili e morfologie che non sono oggetto di tutela della Soprintendenza statale ma che – per usare le stesse parole dell’allegato in oggetto – hanno “un valore architettonico, tipologico e culturale, in quanto testimonianze superstiti del processo edilizio, del gusto e del modo di vivere di un’epoca e contributo essenziale alla formazione di tessuti urbani di elevata omogeneità e qualità urbana”. La modifica che si intende introdurre nell’elaborato G2 (Guida alla qualità degli interventi) prevede la possibilità della Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, seppure “preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili”. Da G2 vigente, sezione 4D Facciamo presente che i cosiddetti “villini” attualmente sono inseriti nel capitolo 4d della parte II dell’ Elaborato G2 alla  voce 2) “opere di rilevante interesse architettonico e urbano”, che “comprende oggetti di varia natura” a partire da “edifici residenziali”, categoria nella quale, come specificato nelle relative  “indicazioni per la conservazione e la trasformazione”, “sono consentiti solo gli interventi della gamma compresa tra la Manutenzione ordinaria e il Restauro risanamento conservativo, ma possono essere permessi anche interventi di ristrutturazione edilizia di tipo RE1 [Ristrutturazione edilizia finalizzata alla preservazione, ripristino e valorizzazione NDR] senza variazioni di tipologia e di sagoma ma con modifiche esterne quando una specifica indagine sullo stato di manutenzione e sulle modalità d’uso del manufatto, mostri la necessità di questo genere di operazione. In qualche caso, ad esempio, quando fosse necessario adeguare edifici pubblici a nuove esigenze, riconvertirli a nuove funzioni e consentita anche la R1 con variazione di tipologie di sagoma, ma con grande cautela per giustificati motivi”.  Quindi  l’inserimento che ora si propone  renderebbe, di fatto, l’imponente e oneroso lavoro di censimento che è stato realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina e dall’Università “La Sapienza” un mero esercizio retorico privo di efficacia in termini di salvaguardia. Non riusciamo a comprendere la necessità e le motivazioni di tale inserimento nell’elaborato G2, dato che gli aggiornamenti periodici della Carta per la Qualità consentono già di stralciare quegli immobili che hanno perso le caratteristiche originali o che sono stati “demoliti o riconosciuti come errori materiali o privi dei requisiti relativi alla specifica classe e tipologia”; in caso contrario, perché inserire o mantenere tali elementi nella Carta per la Qualità, se poi possono essere distrutti? Chiediamo alle più alte istituzioni capitoline, a cui spetta anche la responsabilità di istituire e applicare regole per la tutela del patrimonio collettivo e per l’identità storica e culturale della città, di non introdurre tale integrazione nell’ Elaborato G2, e di voler escludere dalle modifiche adottate alle NTA del PRG, una categoria di intervento impattante come la demolizione e ricostruzione per quanto riguarda  gli immobili inseriti nella Carta per Qualità. E vogliamo fare presente che non rassicura la sottoposizione di interventi irreversibili a Commissioni e Tavoli, inevitabilmente soggetti alla discrezionalità personale, alle pressioni, e al contenzioso in sede giudiziaria, se possono prendere decisioni che annullano l’importantissimo e accurato lavoro svolto dagli uffici preposti nelle istruttorie per individuare quegli immobili di particolare pregio che meritano di essere tramandati alle generazioni che verranno. (in calce una osservazione del Presidente Caudo e la nostra risposta) (dalla Decisione di Giunta 19/2026) G2. Guida per la qualità degli interventi – paragrafo “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II Descrizione degli elementi In questa classe sono compresi gli edifici puntiformi individuati nell’arco temporale 1870- 1945, a cui è stato riconosciuto, ad esito di uno studio di selezione basato su ricerche bibliografiche e d’archivio, un valore architettonico, tipologico e culturale, in quanto testimonianze superstiti del processo edilizio, del gusto e del modo di vivere di un’epoca e contributo essenziale alla formazione di tessuti urbani di elevata omogeneità e qualità urbana. Il villino è una tipologia edilizia introdotta nella seconda metà dell’Ottocento per rispondere alle esigenze delle nuove classi sociali in ascesa; concepito come casa mono o plurifamiliari, comprende edifici isolati all’interno del proprio lotto di pertinenza e circondati da giardini privati più o meno estesi. La tipologia edilizia del villino compare ufficialmente nel Piano Regolatore del 1909 di Sanjust che prevedeva che venissero costruiti tutti intorno alla città tre tipi di abitazioni denominati “fabbricati”, “villini” e “giardini”. La differenziazione tipologica serviva ad evitare un’espansione a “macchia d’olio” della città alternando zone ad alta densità con altre a bassa intensità e diveniva pertanto uno strumento di pianificazione urbanistica. Il controllo della densità abitativa dei nuovi quartieri si fondava proprio sull’alternanza di edilizia intensiva ed edilizia estensiva. Pertanto, il villino, a Roma non è solo una tipologia costruttiva singolare a servizio della borghesia, come accade in tutte le città italiane, ma rappresenta uno strumento di pianificazione che caratterizza la scala urbana di intere aree della città. Negli anni ’20 del secolo scorso, questa tipologia, soprattutto nella sua variante di “casetta economica” viene ampiamente usata, al punto da caratterizzare interi quartieri di espansione, e da divenire la tipologia adottata in prevalenza nelle cosiddette Borgate-città Giardino, per la realizzazione della “città dei lavoro e dei lavoratori” Il panorama del villino appare quindi piuttosto variegato, sia in rapporto alla dimensione delle opere che alla ricchezza della loro architettura, e propone una gamma di esempi di qualità variabile: l’edilizia povera ma dignitosa di edifici quasi popolari e quella al contrario di lusso elevato negli  esempi in cui il villino si avvicina a essere una piccola villa urbana. Sebbene li villino sia adeguatamente rappresentato anche da esempi autoriali di alto livello architettonico, il panorama di questo tipo edilizio a Roma annovera centinaia di edifici che hanno valore sistemico piuttosto che singolare, in quanto  all’origine di intere parti di città da questi caratterizzate. L’edificio ha un’altezza generalmente compresa tra i due e i cinque piani fuori terra, così da mantenere una scala umana e domestica lontana dalla monumentalità dei palazzi nobiliari, ed è circondato da giardini di profondità non inferiore a quattro metri. Quanto alla tipologia del villino essa è estremamente varia tanto da comprendere vari stili  architettonici (neoclassico, neogotico, eclettico, razionalista) In questi progetti la capacità di qualificare a livello costruttivo e decorativo sia l’architettura che la scena urbana rappresenta anche la testimonianza dello stretto rapporto che legava le maestranze edili e i collaboratori artistici, il mondo professionale e quello dell’arte decorativa. L’obiettivo principale dell’identificazione della classe “Villini storici” all’interno dell’elaborato gestionale G1. Carta per la Qualità è di assicurare la salvaguardia delle  testimonianze del passato, in cui si riflette l’evoluzione e la stratificazione dell’insediamento urbano, consentendo sia l’adeguamento alle esigenze dell’abitare contemporaneo mediante opere di manutenzione, restauro e ristrutturazione edilizia compatibili, sia il rinnovo del patrimonio edilizio corrente meno qualificato, finalizzato, ad esempio, ad un miglioramento delle prestazioni ambientali ed energetiche. Pertanto, si definiscono i criteri e le modalità operative in considerazione dell’analisi delle caratteristiche specifiche delle tipologie edilizie e del tessuto urbano, attribuendo a ciascuna parte livelli differenziati di tutela e trasformabilità, proporzionati al valore e alle caratteristiche storico-tipologiche riscontrate. La tutela dei caratteri tipologici è finalizzata al riconoscimento degli elementi strutturanti, quali il rapporto tra edificio, spazi aperti/giardino e strada pubblica, nonché le altezze e le articolazioni volumetriche. Tali aspetti costituiscono infatti l’espressione di un vero e proprio “sistema urbanistico”, la cui conservazione e analisi risultano utili per la riprogettazione, a diverse scale, del contesto circostante e dello spazio urbano, in una prospettiva di salvaguardia più evoluta e complessa. Indicazioni per la conservazione e la trasformazione Fermo restando l’obbligo di acquisire i pareri di cui all’art. 16, commi 9 e 10, delle NTA del PRG vigente, le categorie di intervento consentite si intendono, di norma, coincidenti con quelle previste per i tessuti urbani nei quali gli edifici risultano localizzati. Categorie di intervento applicabili: Manutenzione ordinaria, Manutenzione straordinaria, Restauro e Risanamento Conservativo, Ristrutturazione Edilizia. Le categorie di intervento non son applicabili in modo automatico: la loro ammissibilità deve essere accertata mediante un processo di verifica che tenga conto non soltanto degli aspetti tecnici, ma anche, e soprattutto, del valore documentale e testimoniale del bene. Tale valutazione riguarda, in particolare, il grado di trasformabilità dell’edificio rispetto ai suoi caratteri tipologici, architettonici e stilistico-decorativi, quali fattori che ne determinano il valore storico e identitario. In questo senso, ogni intervento deve porsi l’obiettivo prioritario di preservare gli elementi qualificanti degli edifici e delle relative aree di pertinenza, salvaguardando la coerenza formale e materica e garantendo la continuità del rapporto con il contesto urbano e paesaggistico. La redazione del progetto deve essere, dunque, preceduta e accompagnata da un’analisi storico-critica approfondita dell’edificio oggetto di intervento, finalizzata a verificare e documentare tutti i valori che lo caratterizzano: urbanistici, morfologici, architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi, decorativi e artistici. Tale analisi deve estendersi non soltanto al nucleo originario dell’edificio, ma anche alle eventuali aggiunte e modifiche intervenute nel tempo, in modo da restituire un quadro complessivo della sua evoluzione. È necessario evidenziare, da un lato, gli elementi tipologici, architettonici, stilistici e decorativi che ne costituiscono i caratteri distintivi, e, dall’altro, le manomissioni o alterazioni che hanno compromesso l’organismo originario. Sulla base di questo processo conoscitivo sono definiti, caso per caso, in maniera puntuale il livello di trasformabilità dell’immobile e le modalità di intervento più adeguate, nel rispetto della sua identità storica e formale, ma anche in coerenza con le esigenze di adeguamento funzionale e abitativo contemporaneo; gli interventi possono essere soggetti a limitazioni o prescrizioni puntuali, che orientano le modalità operative  verso soluzioni rispettose delle caratteristiche originarie dell’edificio. In particolare, gli interventi sull’organismo edilizio, sulle sue Componenti e sulle relative pertinenze devono attenersi agli obiettivi specifici , alle prescrizioni e alle limitazioni d1 seguito riportate: – Conservazione dei caratteri strutturanti, quali il rapporto tra edificio, spazi aperti/giardino e strada, l’altezza massima e la configurazione volumetrica. – Conservazione dei caratteri architettonici e costruttivi originari delle unità edilizie, qualora ne sia verificata la permanenza, nonché della composizione dei prospetti; – Conservazione delle facciate, comprensive delle superfici di finitura e del disegno degli infissi, con particolare attenzione agli elementi di valore formale e ai dettagli architettonici e decorativi se presenti – Conservazione/manutenzione degli spazi aperti, eventualmente ripristinando e/o aumentando la permeabilità dei suoli mediante l’eliminazione/sostituzione delle pavimentazioni bituminose o incongrue; – Conservazione/recupero/ripristino dei giardini storici/storicizzati, mantenendo gli elementi caratteristici, anche se aggiunti all’impianto originario in epoca successiva, quali passaggi esterni coperti o gazebi ottocento-primonovecenteschi; – Conservazione/manutenzione delle recinzioni, cancellate e muri perimetrali originari, se presenti, in quanto parti costitutive di un insieme unitario con le costruzioni; – Conservazione della sagoma degli edifici, fatta eccezione per l’eliminazione delle superfetazioni e per le modeste modifiche funzionali alle coperture, oltre agli adeguamenti strettamente necessari all’inserimento di impianti di sollevamento destinati al superamento delle barriere architettoniche. Nel rispetto delle limitazioni sopra indicate, sono consentiti: – Accorpamenti e frazionamenti delle unità immobiliari, in conformità alla normativa di settore nonché ai requisiti per l’edilizia residenziale riguardanti l’articolazione e il dimensionamento dei vani; -Eliminazione delle barriere architettoniche, previa verifica delle soluzioni tecniche e con l’adozione dei dispositivi maggiormente compatibili con le caratteristiche tipologiche e architettoniche dell’edificio; – Interventi finalizzati al risparmio energetico tali da garantire la compatibilità con i caratteri tipologici e architettonici dell’edificio e con gli elementi decorativi esistenti; Adeguamenti sismici e tecnologici tali da garantire la compatibilità con i caratteri tipologici e architettonici dell’edificio e con gli elementi decorativi esistenti. La redazione dei progetti relativi ad interventi di Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione  nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna, qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, deve essere preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili: • categoria di intervento: descrizione dettagliata delle opere previste (demolizione, ricostruzione, ampliamento, ecc.) nell’ambito delle categorie d’intervento definite dalle NTA del PRG e dalle norme vigenti; • caratteri distintivi e stilistici dell’edificio: nell’ambito della classe “villini storici” che include una gamma di esempi molto ampia e con caratteristiche differenti, identificazione della variante di appartenenza (numero di piani, articolazione degli ambienti, presenza di elementi decorativi, ecc); • caratteri strutturanti e caratteri architettonici e costruttivi originari: individuazione di tutti gli elementi originari preesistenti e permanenti che concorrono alla definizione della tipologia e del “sistema urbanistico” di riferimento; • parti dell’immobile interessate dall’intervento: descrizione analitica delle componenti edilizie, degli spazi aperti di pertinenza e degli eventuali altri elementi oggetto dell’intervento. Inoltre, gli studi devono riguardare l’edificio originario e le eventuali aggiunte o modifiche ed evidenziare sia gli elementi tipologici, architettonici, stilistici, decorativi distintivi dell’edificio, che le manomissioni o alterazioni intervenute rispetto all’organismo originale. Villino Via di Villa Sacchetti G2 FOTO AMBM (a corredo dell’articolo alcune immagini di edifici inseriti nella Carta per la Qualità) Riceviamo e pubblichiamo una risposta di Giovanni Caudo, capogruppo di Roma Futura,  Presidente della Commissione PNRR e Assessore all’Urbanistica della Giunta Marino (21 maggio 2026): In merito al post sul rischio della demolizione e ricostruzione degli edifici in Carta per la Qualità mi preme segnalare che nella variazione delle NTA si è realizzato un vulnus che come dichiarato anche dall’Assessore è destinato ad essere corretto nella fase di controdeduzioni alle osservazioni alle NTA. Infatti, la variazione delle NTA prevederebbe che nel caso di edifici vincolati dallo Stato la demolizione e ricostruzione sia soggetta al parere della Soprintendenza Statale, per gli edifici senza alcun vincolo la demolizione e ricostruzione sia sottoposta al parere del COQUE, mentre per gli edifici in Carta per la Qualità non sarebbe previsto nessun parere. Si tratta, come è evidente, di un esito illogico e non voluto di modifiche non coerenti e che sarà oggetto di correzione nel prossimo passaggio in Aula Giulio Cesare. Per gli edifici in Carta per la Qualità nel caso di demolizione e ricostruzione la correzione prevederà l’obbligo preventivo del parere della Sovrintendenza. In questo senso le modifiche apportate alla tavola G2 non comportano alcun abbassamento del livello di tutela.” Il  commento di Carteinregola Apprendiamo con soddisfazione che un aspetto delle modifiche alle  NTA adottate l’11 dicembre 2024  che ci aveva visto fortemente contrari proprio per i rischi per il nostro patrimonio storico architettonico sia oggetto di ripensamento. Tuttavia non concordiamo con il Presidente Caudo  sul fatto che le modifiche introdotte dalla Proposta di Delibera  nel G2 Guida per la qualità degli interventi, oggetto del nostro articolo e del nostro allarme, “non comportino alcun abbassamento del livello di tutela”. La vera domanda è : se un edificio in Carta per la qualità può essere abbattuto e ricostruito, che senso ha inserirlo nella Carta per la qualità? Tanto più che gli edifici che non hanno più le caratteristiche di interesse storico e culturale possono, da sempre, essere stralciati dalla Carta e a quel punto vengono trattati come tutti gli altri edifici. E’ estremamente pericoloso inserire nel G2 “Guida alla Qualità degli Interventi” la possibilità che edifici in Carta per la Qualità vengano demoliti e ricostruiti, o anche pesantemente ristrutturati. Peraltro tutto il censimento della CpQ (allegato G1) è stato verificato, emendato, e aggiornato due volte negli ultimi quattro anni. Che senso ha mettere ora in dubbio la validità del lavoro fatto dai tecnici e dagli universitari? Sta all’Amministrazione proseguire sulla meritevole strada intrapresa di aggiornamento biennale del censimento.  E c’è un altro aspetto da segnalare: il parere della sovrintendenza Capitolina è  previsto per la “Ristrutturazione Edilizia” con modifica di sagoma, sedime, prospetto e delle caratteristiche tipologiche e plano-volumetriche. Un edificio di grande qualità architettonica, quali sono tutti quelli censiti in Carta per la Qualità,  non solo non deve essere demolito e sostituito, ma non deve neanche essere stravolto nelle sue caratteristiche tipologiche e formali. Infine una delle “invenzioni” più importanti del PRG del 2008 sono le “Morfologie”, il primo elemento tra quelli elencati all’art. 16 delle NTA, che rischia, se non verrà emendato il testo adottato, di perdere ogni capacità di tutela del paesaggio urbano di pregio. Continuiamo quindi a non comprendere la necessità di inserire nelle regole pensate per salvaguardare immobili di pregio la possibilità della loro distruzione.Anche se sottoposta al parere dell’ennesima costituenda Commissione. (Susanna Le Pera e Anna Maria Bianchi) Il 22 maggio è pervenuta anche una risposta dell’Assessore Veloccia, vedi Villini storici a rischio: la lettera dell’Assessore Veloccia a Carteinregola (e la nostra replica) del 25 maggio 2026 Vedi anche *  Modifiche al PRG cronologia materiali * Il video del webinar – Modifiche al Piano regolatore: quale interesse pubblico? 2 dicembre 2024 al comma 3 dell’articolo 16 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore  è aggiunto al testo vigente: “Nel caso di contrasto tra le indicazioni dell’elaborato G2 e le categorie d’intervento e le destinazioni d’uso riportate nelle norme di tessuto, prevalgono quest’ultime”. * Modifiche PRG: il video del webinar sulla Carta per la Qualità 24 gennaio 2024 *  Piano Casa e legge di rigenerazione urbana- cronologia e materiali  20 maggio 2026 (ultima modifica 26 maggio 2026) Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE [1] vedi La Carta per la Qualità La Carta per la Qualità è un elaborato gestionale del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma, approvato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 18 del 12 febbraio 2008 e divenuto vigente con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 14 marzo 2008. È costituita da 34 fogli in scala 1:10.000 (allegato G1) e dalla “Guida per la Qualità degli interventi” (allegato G2). È possibile consultare gli elaborati al link www.urbanistica.comune.roma.it scarica G2. Guida per la qualità degli interventi 2008 vedi il sito del Dipartimento Urbanistica Elaborato gestionale G1. “Carta per la Qualità” – II fase – Aggiornamento 2025 [2] Vedi Via Ticino non è che l’inizio: arrivano gli effetti del Piano casa della Regione Lazio di Paolo Gelsomini 12 gennaio 2018 [3] vedi Villa Paolina è (quasi) salva 21 giugno 2019 vedi anche l’lniziativa di Carteinregola 10 parole per l’urbanistica del 1 luglio 2019 “Conoscere il PTPR per tutelare il Paesaggio” con un focus su tutela del Paesaggio urbano e in particolare del centro storico e della città storica, sala della Parrocchia di San Saturnino  (> vai al programma) [4] Scarica 102a Proposta (Dec. G.C. n. 53 del 13 giugno 2023) Adozione, ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 1150/1942 e L.R. n. 19/2022, della variante parziale alle Norme Tecniche di Attuazione del PianoRegolatore Generale vigente, approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 18 del 12 febbraio 2008. Vedi Adozione Modifiche NTA PRG – ART. 16 Carta per la Qualità 8 febbraio 2025 vedi Modifiche NTA Modifiche Piano Regolatore: la Carta per la qualità diventa Carta straccia 25 marzo 2025  Vai al confronto tra il testo del PRG vigente, le modifiche adottate dalla Giunta nel giugno 2023 e le modifiche della Delibera adottata dall’Assemblea l’11 dicembre 2024 Vai alle Osservazioni di Carteinregola alle NTA del PRG adottate – inviate il 3 aprile 2025 [5] vedi l’intervento dell’Assessore Veloccia al convegno di AVS del 18 febbraio scorso sulle modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano regolatore  Modifiche alle NTA del PRG, a che punto siamo (con un intervento dell’Assessore Veloccia) [6] vedi Decisione di Giunta del 12 marzo 2026 34a Proposta (D.G.C. n. 19) “Approvazione delle modifiche agli elaborati gestionali G1.“Carta per la qualità” e G2.“Guida per la qualità degli interventi” – Aggiornamento 2025, pubblicati ai sensi dell’art. 2, comma 6, delle NTA vigenti, integrati con i riscontri alle memorie/osservazioni pervenute a seguito della medesima pubblicazione e con le segnalazioni degli uffici capitolini”  [SCARICATA DAL SITO ISTITUZIONALE SEZIONE ODG E PROPOSTE ASSEMBLEA CAPITOLINA]
May 20, 2026
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Carteinregola comunicazione
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, è strumento di comunicazione e informazione dei Comitati e dei cittadini interessati alle attività di Carteinregola. Non ha fini di lucro, promuove la libertà di pensiero e aderisce ai principi della Costituzione repubblicana. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001
May 15, 2026
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“Torniamo alla Costituzione”, l’ Appello di 140 costituzionalisti sulla legge elettorale
Pubblichiamo l’appello di 140 costituzionalisti che esprimono “una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei Deputati”, pubblicato sul sito di Articolo 21,in calce alla pagina il form per sottoscriverlo. (AMBM) > vai a Dossier Legge elettorale 2026 – Cronologia e materiali Noi professori di Diritto costituzionale riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei Deputati. Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa. La legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’eguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo. È grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al referendum, si voglia costruire un sistema elettorale che, anziché combattere l’astensionismo, rischia di incrementarlo, con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori. Tre sono i punti più critici. Il primo riguarda il premio di governabilità o di maggioranza. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ha escluso in assoluto la possibilità di meccanismi premiali, ma li ha sottoposti a condizioni rigorose: il premio deve essere proporzionato, deve operare in presenza di una soglia ragionevole di consenso e deve essere effettivamente idoneo a perseguire l’obiettivo della governabilità. Il pericolo maggiore sta nel fatto che il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vincente verso il 60% dei seggi, incidendo così anche sulle “maggioranze di garanzia” previste dall’ordinamento costituzionale. Altro aspetto fortemente critico è quello dell’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione. Il secondo profilo riguarda l’aver pensato un sistema basato unicamente su liste bloccate, e che consente pluricandidature (fino a cinque collegi!). La proposta accentua i difetti principali dell’attuale sistema, affidando l’intera selezione dei parlamentari a liste bloccate e introducendo un premio potenzialmente abnorme e rigido con l’attribuzione di 70 e 35 seggi assegnati rispettivamente nelle due Camere prescindendo dall’esito del voto per le diverse liste. Un sistema fondato integralmente su liste bloccate, aggravato da pluricandidature e da liste premiali di dimensione sostanzialmente nazionale, consegna ancora una volta la selezione dei parlamentari alle leadership di partito e svuota il rapporto tra elettori ed eletti. Il terzo profilo riguarda l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio, che contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall’esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 92 Cost. e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento. È proprio dalla combinazione di questi fattori che scaturisce un Premierato di fatto, prospettiva che dopo il risultato referendario sembrava ormai abbandonata. Per queste ragioni, riteniamo che la proposta di legge elettorale all’esame della Camera dei deputati sia gravemente lesiva dei valori costituzionali, aggravi il distacco tra cittadino ed istituzioni e rafforzi le preoccupazioni per la crisi del Parlamento. È nostro dovere di costituzionalisti segnalare all’opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale costituisce una forzatura inaccettabile delle regole democratiche e costituzionali 1. Cheli Enzo 2. De Siervo Ugo 3. De Fiores Claudio 4. Volpi Mauro 5. Cabiddu Maria Agostina 6. Grosso Enrico 7. Tarli Barbieri Giovanni 8. Zaccaria Roberto 9. Romboli Roberto 10. Angiolini Vittorio 11. Calvano Roberta 12. Spadacini Lorenzo 13. Mastromarino Anna 14. Pallante Francesco 15. Pinelli Cesare 16. Caretti Paolo 17. Biondi Francesca 18. Ruggeri Antonio 19. Rossi Emanuele 20. De Minico Giovanna 21. Pertici Andrea 22. Adamo Ugo 23. Allegretti Umberto 24. Algostino Alessandra 25. Amirante Carlo 26. Armanno Marco 27. Azzariti Gaetano 28. Balboni Enzo 29. Baroncelli Stefania 30. Bartole Sergio 31. Benedetti Auretta 32. Bergonzini Chiara 33. Bianchi Paolo 34. Bianco Giovanni 35. Bin Roberto 36. Bonini Monica 37. Brunelli Giuditta 38. Buffoni Laura 39. Buzzacchi Camilla 40. Caldirola Debora 41. Califano Licia 42. Cantaro Antonio 43. Campanelli Giuseppe 44. Cardone Andrea 45. Cariola Agatino 46. Carli Massimo 47. Carloni Enrico 48. Casamassima Vincenzo 49. Casanova Daniele 50. Cavasino Elisa 51. Cervati Angelo Antonio 52. Cherchi Roberto 53. Chieffi Lorenzo 54. Ciolli Ines 55. Cosulich Matteo 56. Cuccodoro Enrico 57. D’Alessandro Giovanni 58. D’Amico Giacomo 59. D’Amico Marilisa 60. D’Andrea Antonio 61. De Martin Gian Candido 62. Decaro Carmela 63. Dal Canto Francesco 64. Della Morte Michele 65. Di Cosimo Giovanni 66. Di Gaspare Giuseppe 67. Di Salvatore Enzo 68. Famiglietti Gianluca 69. Ferraiuolo Gennaro 70. Gambino Silvio 71. Ganino Mario 72. Giangaspero Paolo 73. Mario Gorlani 74. Grasso Nicola 75. Grisolia Cristina 76. Groppi Tania 77. Guarini Cosimo Pietro 78. Gulotta Carla 79. Gusmai Antonio 80. Iacovelli Danila 81. Imarisio Luca 82. Ladu Marco 83. Lamberti Armando 84. Lollo Andrea 85. Longo Fabio 86. Loprieno Donatella 87. Lorello Laura 88. Losana Matteo 89. Losurdo Federico 90. Lucarelli Alberto 91. Maci Paolo 92. Malfatti Elena 93. Malo Maurizio 94. Manetti Michela 95. Marcenò Valeria 96. Marone Francesco 97. Massa Pinto Ilenia 98. Mastropaolo Antonio 99. Matucci Giuditta 100. Moschella Giovanni 101. Napoli Cristina 102. Parisi Stefania 103. Pezzini Barbara 104. Pinna Pietro 105. Pioggia Alessandra 106. Pizzolato Filippo 107. Podetta Marco 108. Politi Fabrizio 109. Pugiotto Andrea 110. Quirino Camerlengo 111. Raveraira Margherita 112. Regasto Saverio 113. Rinaldi Eleonora 114. Rochetti Laura 115. Sabbioni Paolo 116. Saitta Antonio 117. Schillaci Angelo 118. Serges Giovanni 119. Serges Giuliano 120. Siclari Massimo 121. Sobrino Giorgio 122. Tarchi Rolando 123. Torre Alessandro 124. Tripodina Chiara 125. Verde Giuseppe 126. Veronesi Paolo 127. Vigevani Giulio Enea 128. Villone Massimo 129. Woelk Jens 130. Ziller Jacques 131. Di Gregorio Angela 132.  Filippini Caterina 133. Paolo Scarlatti 134.  Tira Elisa 135.  Ferro Giancarlo 136. Arconzo Giuseppe 137. Palici di Suni Elisabetta 138. Apostoli Adriana     Aderiscono all’appello altri appartenenti al gruppo                      “Costituzione e Democrazia” 1. Giovagnoli Agostino Professore di storia contemporanea 2. Passarelli Gianluca Professore di Scienza Politica 3. Belli Paci Luciano Avvocato 4. Condorelli Luigi Professore di diritto internazionale 5. Corasaniti Giuseppe Professore di filosofia del diritto 6. Colombo Gherardo Magistrato 7. Falcone Anna Avvocato 8. Filippi Paola Magistrata 9. Gallo Domenico Magistrato 10. Giannini Massimo Giornalista 11. Grisolia Filippo Magistrato 12. Lerner Gad Giornalista 13. Parrini Dario Senatore della Repubblica 14. Tria Lucia Magistrata 15. Scalabrino Michelangela Professoressa di Diritto internazionale 16. Scaramucci Barbara Giornalista 17. Spataro Armando Magistrato 18. Stasio Donatella Giornalista 19. Varano Enzo Professore di Diritto comparato 20. Marco Filippeschi, ex sindaco di Pisa, parlamentare in due legislature 14 maggio 2026 Per osservazionie precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com
May 14, 2026
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Sembra una fake, ma non lo è: vogliono costruire un edificio accanto alla Galleria Borghese
Immagini della Galleria Borghese da Google maps L’allarme per uno sciagurato progetto che riguarda la Galleria Borghese e la Villa Storica. Con il testo della Memoria della Giunta Gualtieri e un riepilogo dei vincoli a cura di Daniela Rizzo. Una notizia che non avremmo mai pensato di leggere, e che purtroppo è autentica [1], è che la Direttrice dell’istituto “Galleria Borghese” ha sottoscritto un contratto di “sponsorizzazione tecnica” con la società di ingegneria PROGER S.p.A., che ha fornito un “progetto di fattibilità tecnico economica” per realizzare “un nuovo volume” – leggi “un nuovo edificio” -“contermine” – leggi “nelle immediate vicinanze“- “all’attuale sede“, cioè accanto al Museo della Galleria Borghese, dentro il Parco della Villa Borghese. Una Villa Storica, uno dei luoghi più tutelati e preziosi del patrimonio romano, italiano, mondiale. L’iniziativa è stata formalizzata da un Avviso di aggiudicazione della sponsorizzazione tecnica del 7 gennaio 2026 firmato dalla Direttrice e ha ottenuto l’adesione della Giunta Gualtieri con una Memoria del 5 maggio 2026 [2]. Villa Borghese 2026-05-25 (foto AMBM) Già solo a guardare la mappa dello spazio “contermine” alla Galleria Borghese, ci si chiede dove si possa pensare di costruire un nuovo edificio senza devastare il paesaggio, gli alberi, l’armonia del rapporto tra gli spazi degli edifici storici e i perimetri dei giardini e dei viali. Senza infliggere ferite inaccettabili a un patrimonio collettivo che ci è stato tramandato da secoli. La motivazione, fornita dagli avvisi della Direzione [3] è la necessità “di accogliere simultaneamente un maggior numero di visitatori senza pregiudicare la sicurezza dei percorsi e, al contempo, di aumentare l’offerta espositiva, delle aree di servizio, delle aree tecniche, didattiche e di sala conferenze considerando un nuovo volume che possa rendere la Galleria un luogo più accogliente, fruibile e sicuro“. > “Così a Villa Borghese si esporrebbero troppe poche opere; entrerebbero troppi > pochi visitatori; si staccherebbero troppi pochi biglietti; si fatturerebbe > troppo poco: e quindi, con la logica di un ipermercato, ecco che bisogna > aumentare, aumentare, aumentare. E pazienza se si sventra un parco secolare > che è prezioso in ogni sassolino della ghiaia. Pazienza se si ribalta > l’identità estetica secolare di una cosa viva e unica al mondo...”Tomaso > Montanari Il Fatto Quotidiano 12 maggio 2026 . E non avremmo mai immaginato che a tale sciagurato progetto si aggiungesse l’adesione della Giunta di Roma Capitale, con la citata Memoria [2], che fa proprie le motivazioni della Direttrice della Galleria – “è interesse pubblico di Roma Capitale promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale e monumentale, favorendo la realizzazione di interventi che potenzino l’attrattività internazionale della città, migliorino la fruibilità degli spazi pubblici e garantiscano elevati standard di accoglienza e sicurezza per i cittadini e i turisti” – giungendo perfino a sostenere che “l’adesione al progetto si pone in perfetta continuità con le linee programmatiche di questa Amministrazione, che individua la valorizzazione del patrimonio monumentale e nella modernizzazione dei servizi culturali, due pilastri fondamentali per la Roma del futuro“. Anche se in più passi delle Linee programmatiche c’è scritto che l’Amministrazione intende valorizzare la cultura in ogni angolo della città, soprattutto fuori dai circuiti tradizionali [4]. Ma soprattutto sembra incredibile che non si sia pensato ai numerosi edifici storici di proprietà pubblica inutilizzati sparsi nel centro storico ma anche in quartieri semicentrali e periferici della Capitale, per creare nuovi spazi museali, salvando palazzi che appartengono alla storia della città dalla condanna della “privatizzazione” e dalla probabile conversione in alberghi di lusso. Ne è la mesta parabola la vicenda, ormai chiusa, di Palazzo Nardini [5]. Ma è anche significativo che pochi mesi fa, con un ‘altra Memoria di Giunta [6] l’Amministrazione abbia pensato di rivolgersi ai soliti operatori privati per individuare un progetto per il “Dente Cariato”, un immobile accanto a Stazione Termini e a pochi metri dal Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, con la solita prospettiva di una concessione di 50 anni, per qualche servizio pubblico a corredo di un investimento che naturalmente deve essere remunerativo per gli investitori privati [7]. In seguito alla diffusione della notizia si sono subito levate le voci di Italia Nostra e dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli [8], l’associazione Amici di Villa Borghese, oltre a quelle di autorevoli esponenti del mondo culturale, come Giulio Cederna [9]e Tomaso Montanari [10], e Alleanza Verdi Sinistra [11]. Noi speriamo che si levino molte altre voci, a tutela di un patrimonio dell’umanità, un luogo nel cuore del cuore di Roma, sopravvissuto per secoli e che oggi rischia di essere sfigurato per sempre. Post scriptum: qual’è il limite? Se si accetta che si possa costruire un nuovo edificio accanto alla Galleria Borghese, arriveremo ad analoghe operazioni in altri luoghi che riteniamo intoccabili? Potremo scoprire che è stato sottoscritto un contratto di “sponsorizzazione tecnica” per un progetto per “un nuovo volume contermine” al Colosseo, oppure all’interno dei Fori, per realizzare “aree didattiche, sale, conferenze e servizi al pubblico“, “trasformando un museo “di passaggio” in un HUB culturale attivo e accessibile, capace di generare ricadute economiche e sociali positive per l’intero tessuto cittadino“, naturalmente affidando il progetto a “qualificati studi di architettura di fama nazionale internazionale“? Post scriptum 2: apprendiamo che gli assessori firmatari della Memoria di Giunta il 12 maggio hanno diffuso e pubblicato un comunicato [12] nel quale prendono le distanze dall”iniziativa, facendo presente che la Memoria è un atto di indirizzo non vincolante e che l’Amministrazione comunale “è interessata ad essere coinvolta …per assicurare la piena compatibilità delle progettualità e degli eventuali interventi promossi dal Ministero della cultura con le esigenze di tutela di Villa Borghese”, e che ” restano in ogni caso fondamentali i pareri che esprimeranno la Soprintendenza Statale e le strutture preposte alla tutela e alla protezione del patrimonio monumentale delle strutture capitoline (…)”. Rimandiamo alla lettura della Memoria in calce, che dopo un lungo elenco di valutazioni positive riguardo il progetto, si conclude con il riconoscimento del “pubblico interesse all’adesione di Roma Capitale all’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la realizzazione di un nuovo edificio in uno spazio contermine all’attuale sede della Galleria“. Anna Maria Bianchi Missaglia 12 maggio 2026 (ultima modifica 28 maggio 2026) Vai alla registrazione della Conferenza stampa delle Associazioni Bianchi Bandinelli e Italia Nostra Roma del 22 maggio 2026 Villa Borghese è dei cittadini Romani   vedi i documenti della Conferenza stampa per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com Da Google maps scarica la Memoria di Giunta MEMORIA N. 24 DEL 5 MAGGIO 2026 Memoria avente ad oggetto Adesione di Roma Capitale all’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) relativo all’ampliamento delle strutture espositive e di servizio della Galleria Borghese. MEMORIA N. 24 DEL 5 MAGGIO 2026 Oggetto: Adesione di Roma Capitale all’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) relativo all’ampliamento delle strutture espositive e di servizio della Galleria Borghese. Premesso che la Galleria Borghese rappresenta uno dei complessi museali di maggior prestigio a livello mondiale, polo di attrazione fondamentale per il turismo culturale d’identità storica di Roma Capitale, l’attuale configurazione dell’immobile monumentale impone limiti strutturali alla capacità di accoglienza, alla fruizione di importanti opere oggi confinate in magazzini, alla sicurezza e accessibilità dei percorsi e l’espansione dei servizi necessari (aree didattiche, sale, conferenze e servizi al pubblico) è pervenuta a Roma Capitale la comunicazione ufficiale da parte della Direttrice dell’istituto Galleria Borghese (protocollo MIC/MIC_GA-BOR 25.03.26 -001838-P) relativa alla sottoscrizione di un contratto di sponsorizzazione tecnica tra la stessa Galleria Borghese e la società di ingegneria PROGER S.p.A. avente ed oggetto la fornitura di una proposta di un progetto di fattibilità tecnico economica (PFTE) per la realizzazione di un nuovo volume contermine all’attuale sede Considerato che è interesse pubblico di Roma Capitale promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale e monumentale, favorendo la realizzazione di interventi che potenzino l’attrattività internazionale della città, migliorino la fruibilità degli spazi pubblici e garantiscano elevati standard di accoglienza e sicurezza per i cittadini e i turisti ; l’intervento proposto si configura specificatamente come una operazione di rigenerazione funzionale di uno dei nodi culturali più importanti al mondo e qualificanti per Roma Capitale la creazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alle conferenze restituirebbe alla collettività, un luogo di formazione aggregazione, trasformando un museo “di passaggio” in un HUB culturale attivo e accessibile, capace di generare ricadute economiche e sociali positive per l’intero tessuto cittadino, come enunciato nell’interlocuzione con la Galleria Borghese, in relazione all’ipotesi di progetto dell’intervento di riqualificazione proposto; l’adesione al progetto si pone in perfetta continuità con le linee programmatiche di questa Amministrazione, che individua la valorizzazione del patrimonio monumentale e nella modernizzazione dei servizi culturali, due pilastri fondamentali per la Roma del futuro; l’iniziativa risponde alla visione di una Città che non si limita a conservare il passato, ma investe in architettura di qualità internazionale e in soluzioni innovative per la fruizione dei beni comuni; la scelta proposta dalla Galleria Borghese di ricorrere ad un confronto tra i più qualificati studi di architettura di fama nazionale internazionale può garantire l’eccellenza qualitativa richiesta dal contesto di elevatissimo pregio storico, artistico, paesaggistico di Villa Borghese, Roma Capitale, in quanto ente gestore del territorio della Villa storica circostante, ha un interesse primario nel monitorare e favorire interventi che migliorino la logistica urbana e la valorizzazione del patrimonio comune, preservandone l’integrità e garantendo il migliore funzionale afflusso di visitatori, la funzionale valutazione, nonché la semplificazione delle procedure amministrative e tecniche si realizza in modo ottimale con una collaborazione integrata fra lo Stato (Ministero della cultura/Galleria Borghese) e Roma Capitale, data la natura del sito, sottoposto a molteplici vincoli di tutela (archeologica, architettonica, paesaggistica); la sinergia istituzionale è un requisito operativo indispensabile per garantire che il nuovo volume si inserisca armonicamente nel contesto di Villa Borghese l’adesione di Roma Capitale all’iniziativa della Galleria Borghese funge da garante dell’equilibrio tra le esigenze del museo e la salvaguardia e l’integrità del Parco Storico, assicurando una visione unitaria della gestione del territorio e semplificando processi decisionali complessi; con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 136/2019 [13]è stato approvato il Regolamento delle prestazioni a carico di terzi per lo svolgimento di manifestazioni degli eventi privati ai sensi dell’articolo 22, comma 3 bis, Dlgs 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazione della legge 21 giugno 2017, n. 96; l’art. 3, comma 1, lett. a) del regolamento medesimo [13] prevede la possibilità per la Giunta Capitolina di riconoscere il pubblico interesse tramite apposito memoria. L’iniziativa non comporta oneri finanziari a carico di Roma Capitale LA GIUNTA CAPITOLINA per tutto quanto sopra premesso, che qui si ritiene che integralmente richiamato riconosce la rilevanza istituzionale e il pubblico interesse all’adesione di Roma Capitale all’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la realizzazione di un nuovo edificio in uno spazio contermine all’attuale sede della Galleria, volto a migliorare l’accoglienza, la sicurezza dei percorsi e ad aumentare l’offerta espositiva, didattica e i servizi ai visitatori riconoscendone l’alto valore strategico per la città; dà mandato alla Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali e nello specifico le Direzionie interventi su Edilizia Monumentale e Patrimonio Artistico delle Ville Storiche in coordinamento con il Dipartimento Attività Culturali, e Ambiente e Programmazione Urbanistica, quali strutture dell’Amministrazione preposte a collaborare con il Ministero della Cultura -Galleria Borghese – di partecipare al procedimento finalizzato a garantire che i contenuti delle ipotesi progettuali che verranno proposte, assicurino la coerenza dell’intervento con il pregio storico – paesaggistico di Villa Borghese, ferma restando la prospettiva di piena collaborazione per la successiva governance del nuovo volume espositivo, dando contestualmente mandato alla Sovrintendenza Capitolina di attivare ogni procedura necessaria a supportare, in via preliminare, l’iter amministrativo una volta ricevute le proposte progettuali dell’ampliamento, affinché esse siano coerenti con la valorizzazione complessiva del sistema monumentale e ambientale di Villa Borghese. firmato Assessora all’agricoltura ambiente e ciclo dei rifiuti Sabrina Alfonsi, Assessore all’urbanistica Maurizio Veloccia, Assessore alla cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria Massimiliano Smeriglio CRONOLOGIA GALLERIA BORGHESE a cura di Daniela Rizzo – Fine 1500: La famiglia Borghese acquisisce terreni fuori Porta Pinciana, nucleo dell’attuale Villa Borghese. – 1605: Camillo Borghese diventa papa con il nome Paolo V. – 1607: Il nipote, cardinale Scipione Borghese, avvia la costruzione della villa suburbana destinata alla collezione. Architetto: Flaminio Ponzio, sostituito alla sua morte (1613) da  Giovanni Vasanzio. -1613–1616: Trasferimento nella villa delle prime opere della collezione Borghese. -1617-1619: Costruzione dell’Uccelliera (Girolamo Rainaldi) e sistemazione dei giardini. -1618–1625: Gian Lorenzo Bernini realizza i grandi gruppi scultorei (Enea e Anchise, Ratto di Proserpina, David, Apollo e Dafne). -1808:  Il principe Camillo Borghese, sotto pressioni napoleoniche, vende al Louvre 154 opere (tra cui il Gladiatore Borghese). -1820–1900: La villa rimane proprietà Borghese, con modifiche ai giardini e uso mondano. -1833: per evitare le dispersioni dei capolavori che costituivano la collezione Borghese ( privata di capolavori in seguito alle vicende successive alla Rivoluzione francese, alla spoliazione durante la Repubblica Romana e alla vendita nel 1807 a Napoleone di gran parte della collezione archeologica) il principe Francesco Aldobrandini Borghese fa vincolare con il Fidecommisso tutte le opere contenute nel casino. -1902: Lo Stato italiano, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Parlamento nel dicembre 1901, acquista l’intera Villa (con il parco, gli edifici e tutte le opere d’arte interne e esterne), compresa la collezione in essa contenuta e salvaguardata proprio dal vincolo fidecommissario. -1903: l’originaria unità di Parco e Casino si perse quando lo Stato italiano cedette al Comune di Roma il parco con tutte le sculture all’aperto e gli edifici esistenti, mantenendo la proprietà del casino e delle collezioni ivi contenute. Nasce così ufficialmente la Galleria Borghese come museo pubblico. – 1983–1997: Grande restauro architettonico e museografico; riapertura nel 1997. – 2014: La Galleria Borghese diventa museo autonomo del Ministero della Cultura. Situazione vincolistica 1- Vincolo monumentale – Bene culturale (D.Lgs. 42/2004, Parte II) La villa-casino è un bene culturale tutelato integralmente ai sensi del Codice dei Beni Culturali. Il vincolo riguarda: l’edificio storico (Casino Nobile / Galleria Borghese), gli apparati decorativi interni, le pertinenze storiche immediate. Qualsiasi intervento (restauri, impianti, modifiche visive, pubblicità, allestimenti) richiede autorizzazione della Soprintendenza Speciale di Roma (art. 21–22 D.Lgs. 42/2004). 2- Vincolo sul Parco di Villa Borghese Il parco di Villa Borghese è tutelato  “ope legis” dall’art. 142 ( comma 1, lett. c e g del Codice), come area verde storica e come parco urbano di particolare pregio. 3- Vincolo paesaggistico (art. 136 D.Lgs. 42/2004) Il Parco è incluso tra le aree tutelate per legge, inserito nel PTPR “paesaggio dei parchi e delle ville storiche”, bene paesaggistico di valore eccezionale, valore botanico e compositivo, presenza di edifici e arredi storici, ruolo nel sistema delle ville storiche romane. Scheda di catalogo ICCD (giardino storico, codice RM020-000789) Qualsiasi intervento su: verde storico, percorsi, illuminazione, arredi, infrastrutture, eventi che alterino l’aspetto del luogo  richiede l’autorizzazione paesaggistica (art. 146 D.Lgs. 42/2004). 4- Il PRG di Roma la inserisce tra: “Ville storiche” e “Verde pubblico vincolato”         Tipo di vincoloRiferimento normativoAmbitoAutorità competenteBene culturale (monumentale)D.Lgs. 42/2004, art. 10–21Casino Nobile / Galleria BorgheseSoprintendenza Speciale ABAP RomaVincolo paesaggistico (ope legis)Art. 142, comma 1, lett. c e gIntero Parco di Villa BorgheseRegione Lazio – Direzione PaesaggioTutela archeologicaArt. 142, comma 1, lett. mSottosuolo e aree di scavoSoprintendenza Speciale ABAP RomaTutela urbanistica (PRG)NTA PRG Roma – Tav. Verde storicoParco e pertinenzeComune di Roma – Dip. PAU Fonti * SITAP – Sistema Informativo Territoriale Ambientale Paesaggistico (Regione Lazio) * Vincoli in Rete – Ministero della Cultura * PRG Roma Capitale – Tavole Verde Storico e Ville Storiche * PTPR Lazio – Paesaggio dei parchi e delle ville storiche – Tavole B del Piano, dove sono rappresentati i beni paesaggistici tutelati per legge (art. 142 D.Lgs. 42/2004) e i sistemi di paesaggio, tra cui il Paesaggio dei parchi e delle ville storiche. Aree tutelate per legge – art. 142, lett. f): parchi e riserve naturali (categoria RIS005) – Sistema di paesaggio SP_13 – Parchi, ville e giardini storici Vedi anche: La Repubblica 11 maggio 2026 Galleria Borghese sotto assedio, turisti in lista d’attesa per Bernini di Marina de Ghantuz Cubbe – Paris: “Impensabili le ruspe nel parco. Giusto puntare sul decentramento” di Marina de Ghantuz Cubbe La Repubblica 14 maggio 2026 Galleria Borghese, il dedalo inestricabile dei vincoli di tutela: “Folle costruire qui” di Marina de Ghantuz Cubbe Carteinregola contesta il progetto di un nuovo edificio accanto alla Galleria Borghese e richiama il sistema di vincoli che tutela casino, parco e giardino storico. Dalle norme del Codice dei Beni Culturali al fidecommisso ottocentesco sulla collezione, l’associazione avverte: impossibile intervenire senza compromettere paesaggio, alberi e armonia della villa La Repubblica 14 maggio 2026 Galleria Borghese, l’ampliamento parte da 900mila euro: sponsor privato per il primo progetto di Valentina Lupia Le risorse serviranno per project management, progetto di fattibilità e premi agli studi di architettura. Ma il nuovo edificio accanto alla Galleria resta al centro delle polemiche, tra vincoli, associazioni pronte al Tar e costi futuri ancora da definire NOTE [1] Vedi tra gli altri gli articoli di Repubblica 7 maggio 2026 La Galleria Borghese si allarga. “Un edificio accanto al museo” di Valentina Lupia [2] Vedi testo in calce all’articolo [3] scarica AVVISO ex art.134, comma 4, del D. Lgs. n. 36/2023 Oggetto: Avviso pubblico relativo alla ricezione di offerta di sponsorizzazione tecnica ai sensi dell’art. 134 del D.Leg.vo n. 36 del 2023 e dell’art. 120 del D.Leg.vo n. 42 del 2004 e smi e circolare del Ministero della Cultura n. 28 del 17 giugno 2016, avente ad oggetto la fornitura del progetto di fattibilità tecnico economica di un nuovo edificio da realizzare in uno spazio contermine all’immobile che ospita la Galleria e che consenta di accogliere simultaneamente un maggior numero di visitatori senza pregiudicare la sicurezza dei percorsi e, al contempo, di aumentare l’offerta espositiva, delle aree di servizio, delle aree tecniche, didattiche e di sala conferenze considerando un nuovo volume che possa rendere la Galleria un luogo più accogliente, fruibile e sicuro. del 17 novembre 2025 scarica AVVISO DI AGGIUDICAZIONE SPONSORIZZAZIONE AI SENSI DELL’ART. 134 DEL D. LGS. N. 36/2023 E DELL’ART. 120 DEL D.LGS N. 42/2004 E S.M.I. E DELLA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA CULTURA N. 28 DEL 17 GIUGNO 2016 del Ministero della Cultura Galleria Borghese [4] Da 147a Proposta (Dec. G.C. n. 125 dell’11 novembre 2021) Linee programmatiche del Sindaco Roberto Gualtieri per il mandato amministrativo 2021 -2026 scarica 2.6 La città unita, dalle periferie al centro Riuniremo Roma, oggi divisa da profondi divari territoriali, attorno alla sua peculiare Forma Urbis, che ha al cuore le reti ambientali, ecologiche, il reticolo idrografico di superficie e il sistema dei parchi, intrecciato e intimamente connesso con il suo straordinario e diffuso patrimonio storico-culturale, e con il sistema romano della cultura e della conoscenza. Si tratta di risorse uniche, da tutelare e valorizzare. A questo fine saranno prese misure specifiche, come lo stop al consumo di suolo nell’Agro romano. Tra i nostri primi impegni ci sarà la costruzione di un patto con gli operatori del settore per orientarne gli interessi verso il recupero di edifici inutilizzati o sottoutilizzati (in particolare nelle aree commerciali e industriali), il riuso di quanto già costruito, la rigenerazione urbana, la realizzazione di infrastrutture e servizi pubblici, anche attraverso la possibile ricollocazione delle previsioni edificatorie e urbanistiche non attuate.(…) 3.2 La città delle arti, della scienza, della creatività e del talento La cultura prodotta e fruita a Roma è da sempre un elemento fondamentale dell’identità del nostro Paese e cardine della sua proiezione nel mondo. La vita culturale, intrecciata allo sviluppo di conoscenza, sarà il volano dello sviluppo sostenibile, intelligente ed inclusivo di Roma: svilupperemo un approccio che generi un’offerta più ampia della città, che stimoli la capacità di immaginare opportunità differenziate rivolte agli abitanti, agli operatori e ai target turistici con interessi diversi. Un approccio che favorisca sinergie tra attori privati e pubblici nella promozione e nella pianificazione di un’offerta complessiva della città. Per un nuovo approccio partecipato e unitario, agiremo su queste direttrici: Istituiremo un “Consiglio della Cultura di Roma”, presieduto dal Sindaco, che rafforzerà il rapporto con i principali attori istituzionali e i diversi protagonisti del mondo della cultura e della conoscenza, con funzioni di coordinamento, per disegnare un piano d’azione strategico che accresca insieme la libertà e diversificazione dell’iniziative e dell’offerta culturale. In tale ottica daremo vita a una collaborazione sistematica con i Municipi per favorire un decentramento culturale di qualità, attraverso la co-programmazione di programmi pubblici e il coordinamento dell’offerta culturale. (…)Quanto alla rete museale, avendo Roma una storia museale stratificata e diffusa, ci impegneremo a proteggerla e valorizzarla con iniziative concrete e investimenti importanti. Ma Roma è anche un museo diffuso che salvaguarderemo e, soprattutto, renderemo fruibile attraverso competenze, accordi e investimenti nella cultura, a partire dal personale specializzato. Vedi anche Roma. E tutti noi.  Programma di Gualtieri Sindaco agosto 2021  Pag. 82 Un nuovo approccio partecipato e unitario (…) L’individuazione di luoghi culturali come “cerniera” tra centro e periferia. Visto il forte squilibrio dell’offerta nei quartieri più periferici, miriamo, insieme ai membri della società civile, ad individuare, riqualificare e mettere a fruizione per attività culturali e turistiche luoghi strategici e siti abbandonati nei quartieri più periferici allo scopo di incentivare cittadini e turisti a visitare le periferie cittadine per iniziative culturali. L’ampliamento della fruibilità di musei e siti culturali civici, rafforzando gli strumenti che ne favoriscono il godimento libero da parte dei residenti, ampliando la collaborazione e integrazione di programmi e servizi al pubblico con Ministero e Regione in primis, e mettendo loro a disposizione adeguate risorse finanziarie e strumentali per arricchire l’offerta culturale che ospitano come per la loro conservazione per le generazioni future [5] vedi Palazzo Nardini cronologia materiali [6] Roma Capitale il 3 marzo 2026, facendo seguito a una Memoria della Giunta Gualtieri del 19 febbraio 2026 ha lanciato un Avviso di Consultazione preliminare di mercato  rivolta a operatori economici privati “volta alla conclusione di unaconcessione/locazione di valorizzazione … relativamente al completamento e alla gestione dell’immobile denominato “Dente Cariato“. L’avviso riguarda una prima fase, con scadenza 15 maggio 2026, per raccogliere le proposte dei privati, a cui farà seguito la gara vera e propria sul progetto che il Comune individuerà come miglior proposta. L’avviso indica che le proposte possono prevedere la ricostruzione totale o parziale dell’immobile preesistente (fino a 6 piani fuori terra) con destinazione residenziale – prevista dal Piano Regolatore Generale – che comprende anche studentati, o, con una variante urbanistica, altre destinazioni, tra le quali quella turistico ricettiva, o un mix di entrambe. La concessione/locazione di valorizzazione” prevede una “durata massima del contratto fino a 50 anni soggetti a ribasso” vedi “Dente Cariato” I Municipio – Cronologia e materiali  [7] La mobilitazione delle associazioni e dei comitati di quartiere riuniti nel Polo Civico Esquilino ha per  ora ottenuto l’avvio di un confronto con l’Amministrazione per avanzare le proposte emerse da un tavolo convocato dalle associazioni.  [8] Vedi  Italia Nostra 09 Mag 2026  GIÙ LE MANI DALLA GALLERIA BORGHESE! [9] Vedi il post di Giulio Cederna su FB: Facciamoci del Male [10] Vedi Villa Borghese, lo scempio che piace pure a Gualtieri diTomaso Montanari Vale solo la quantità Galleria e parco sono tra i luoghi architetturalmente più riusciti del Paese Saranno compromessi pur di aumentare i profitti [11] vedi comunicato 12 maggio 2026: Ampliamento Galleria Borghese. AVS: “No a nuove cubature in una villa storica.” [12] Dal sito di Roma Capitale, 12 maggio 2026: Galleria Borghese, nota congiunta Smeriglio, Alfonsi e Veloccia. In merito all’iniziativa di elaborazione progettuale promossa dalla direttrice della Galleria Borghese e dal Ministero della cultura, si precisa che la Giunta di Roma Capitale ha approvato semplicemente una memoria, dunque un documento ricognitivo che non ha effetti vincolanti e che definisce solo indirizzi preliminari.  Roma Capitale è interessata ad essere coinvolta fin dall’inizio in questa iniziativa per assicurare la piena compatibilità delle progettualità e degli eventuali interventi promossi dal Ministero della cultura con le esigenze di tutela di Villa Borghese. Per Roma Capitale restano in ogni caso fondamentali i pareri che esprimeranno la Soprintendenza Statale e le strutture preposte alla tutela e alla protezione del patrimonio monumentale delle strutture capitoline: la Sovrintendenza capitolina e i Dipartimenti urbanistica, ambiente e cultura, che dovranno valutare la coerenza e la compatibilità degli eventuali progetti elaborati dalla Galleria Borghese e dal Ministero della Cultura con le esigenze di salvaguardia e tutela storica, paesaggistica e ambientale di Villa Borghese. Così in una nota congiunta gli assessori alla Cultura Smeriglio, all’Ambiente Alfonsi e all’Urbanistica Veloccia. [13] scarica Deliberazione della Giunta Capitolina n. 136/2019
May 12, 2026
carteinregola
La newsletter di Carteinregola del 10 maggio 2026
Riforma Roma Capitale, primo sì della Camera alla controversa riforma costituzionale (e i cittadini non sono stati coinvolti) Leggi  Il testo approvato alla Camera con la modifica che apre ad analoghe competenze per altre città Leggi vedi Roma Capitale, Roma Città Metropolitana, Decentramento  cronologia e materiali Camera di deputati dal sito della Camera Legge elettorale, una questione di democrazia e di partecipazione  Leggi vedi Legge elettorale 2026- cronologia e materiali Foto AMBM 28 2 2026 Ex Mercati Generali, parabola esemplare dell’urbanistica della Capitale Il Dossier di Carteinregola  a cura di Anna Maria Bianchi Leggi  ­ La Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio La Pier Luigi Nervi Foundation,  chiede il rispetto del vincolo sullo stadio, con una  lunga e approfondita nota a firma di Ugo Carughi e Francesco Romeo Leggi ­ Dal sito della Regione Lazio Pubblicato il Piano Rifiuti Regione Lazio 2026-2031: come mandare osservazioni  Leggi via dei Querceti antenna prima e dopo Foto Paolo Gelsomini La super antenna al Celio ridimensionata dopo la mobilitazione dei cittadini di Paolo Gelsomini Leggi ­ L’ex deposito ATAC Vittoria in Piazza Bainsizza Ex rimessa ATAC Vittoria: la Memoria di Giunta sul progetto privato di Paolo Gelsomini Leggi ­ via Barletta da google maps Screenshot 2026-04-22 Metro C e il “miracolo” degli alberi: perché i conti non tornano di Paola Loche Leggi  ­ Salvare i Pini, proteggere la città: quando la tecnologia sposa il verde urbano di Paola Loche Leggi  ­ Seminario “Roma, il valore del ferro”: Quel (metro)-tram chiamato desiderio di Paolo Gelsomini Leggi SEGNALAZIONI È online la versione aggiornata di OpenPNRR #OpenPNRRSulla  piattaforma di Openpolis per il monitoraggio indipendente sono state aggiornate al 26 febbraio le informazioni su misure, progetti, territori, stati di avanzamento e molto altro. Purtroppo i dati disponibili non coincidono con le dichiarazioni del governo. Leggi su openpolis Venerdì 15 e sabato 16 maggio torna DE CORE la School annuale promossa da Nonna Roma – due giorni di confronto, ricerca e partecipazione dedicati alla città e alle sue trasformazioni. L’edizione 2026, dal titolo ROMA SEI TU LA MIA CITTÀ. Comunità e diritti contro l’esclusione urbana. Sabato partecipa anche  Giancarlo Storto di Carteinregola vai al  programma Giovedì 21 maggio alle ore 17.30 al  Metropolitano Urban Center di viale Manzoni,  presentazione  del libro di Adachiara Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio, edito da Donzelli ROMA CAPITALE RomaRivista il nuovo magazine culturale gratuito di Roma Capitale CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Vai alla pagina – Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività   CARTEINREGOLA Carteinregola – tutte le nostre iniziative   Iscriviti alla Newsletter Carteinregola ringrazia chi vorrà sostenere l’attività dell’associazione anche tramite un’erogazione liberale  vai alla pagina con le istruzioni ­ -------------------------------------------------------------------------------- 10 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gail.com
May 9, 2026
carteinregola
Pubblicato il Piano Rifiuti Regione Lazio 2026-2031: come mandare osservazioni
Dal sito della Regione Lazio E’ stato approvato dalla Giunta Regionale il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR Lazio 2026-2031), che ora dovrà passare l’iter legislativo in Consiglio Regionale, dove è stato inserito anche il nuovo termovalorizzatore di Santa Palomba (nei precedenti piani non erano previsti nuovi inceneritori). Il 5 maggio è stato pubblicato l’avviso che dà avvio alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS): “entro il termine di 45 giorni dalla data di pubblicazione dell’avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione della proposta di Piano, del relativo Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica e presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli all’Autorità Competente in materia di VAS e all’Autorità Procedente”  Il Piano modifica la suddivisione precedente che prevedeva 5 ATO provinciali, dividendo la Regione in due ambiti: ATO 2: Roma Capitale (2,8 mln abitanti) ATO 1: Lazio senza Roma (2,9 mln abitanti). Pubblichiamo l’Avviso, i documenti e il comunicato dal sito regionale, invitando cittadini e organizzazioni dei territori a prendere visione e mandare osservazioni. (AMBM) Vai alla pagina della procedura VAS (Valutazione Ambientale Strategica) scarica: * Deliberazione n. 234Deliberazione Giunta n. 234 del 22/04/2026 OGGETTO: Adozione della proposta di “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) 2026- 2031” della Regione Lazio, comprensivo del Rapporto Ambientale ai fini della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), di cui al D. Lgs. 3 aprile 2006 n.152 e ss.mm. ii. * PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI DELLA REGIONE LAZIO 2026-2031 All. 1 Rapporto Ambientale * PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI DELLA REGIONE LAZIO 2026-2031 All. 2 Sintesi non tecnica DIREZIONE REGIONALE AMBIENTE, TRANSIZIONE ENERGETICA E CICLO DEI RIFIUTI Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031 –Valutazione ambientale strategica – Comunicazione di avvio della Consultazione ex art. 14 del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. AVVISO PUBBLICO L’Autorità Procedente Direzione Regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti comunica l’avvio, ai sensi degli artt. 13 comma 5 e 14 del D .Lgs. 152/2006 e ss. mm. ii., della consultazione per la procedura di Valutazione Ambientale Strategica relativa al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031 della Regione Lazio, adottato dalla Giunta Regionale del Lazio con Deliberazione n. 234 del 22 aprile 2026, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio – n. 34 – Supplementi n. 1 e n. 2 del 28/04/2026. La proposta di Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031, è stata elaborata tenendo conto dell’atto di indirizzo per l’aggiornamento e la revisione del Piano di Gestione dei rifiuti della Regione Lazio di cui alla Decisione n. 34 del 28/09/2023, degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclo stabiliti dalle norme vigenti e degli indirizzi specifici contenuti nel Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (PNGR) approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il Piano si compone delle seguenti sezioni: * 1. Sezione introduttiva * 2. Programma di prevenzione della produzione di rifiuti urbani e speciali * 3. Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani * 4. Gestione dei rifiuti da imballaggio * 5. Rifiuti speciali e bonifiche * 6. Criteri di localizzazione Il Piano copre l’arco temporale 2026-2031, fissa un obiettivo di raccolta differenziata al 72,3% per laRegione Lazio e prevede una riduzione dei rifiuti del 9,1% rispetto al 2022. La proposta di Piano prevede una nuova perimetrazione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), passando dagli attuali cinque ATO provinciali a due ATO, corrispondenti a: * ATO 1: tutto il Lazio esclusa Roma Capitale, composto da 377 comuni, in parte aggregati in Unioni di Comuni, con una popolazione pari a 2.902.338 abitanti (2022), una superficie di 15.918 kmq e una densità di 182 abitanti per kmq. * ATO 2: il territorio di Roma Capitale con popolazione pari a 2.813.544 abitanti (2022), una superficie di 1285 kmq e una densità di 2.184 ab/Kmq. L’ATO2, include il solo territorio di Roma Capitale, per la cui gestione è stato nominato nel 2021 uno specifico Commissario di Governo che ha provveduto ad approvare un proprio Piano di gestione dei rifiuti urbani che contiene le previsioni di produzione e gestione fino al 2030 e localizza l’impiantistica prevista, interamente recepito nella proposta di Piano. Ai sensi dell’art.13 comma 5-bis del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., la proposta di Piano, il Rapporto Ambientale e la Sintesi non tecnica, sono consultabili:05/05/2026 – BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE LAZIO – N. 36 ˗ sul sito web dell’Autorità Procedente Direzione Regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo Dei Rifiuti: https://www.regione.lazio.it/cittadini/rifiuti/pianificazione/Piano-rifiuti-2026-2031 – sul sito web dell’Autorità Competente Direzione Regionale Urbanistica e Politiche Abitative, Pianificazione Territoriale, Politiche del Mare – Area Autorizzazioni Paesaggistiche e Valutazione Ambientale Strategica: https://www.regione.lazio.it/enti/urbanistica/valutazione-ambientale-strategica/procedura-valutazione-ambientale-strategica-vas-art-13-18 Inoltre, ai sensi dell’art.13 comma 6 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., la documentazione è consultabile anche sui seguenti siti web: Città Metropolitana di Roma Capitale: www.cittametropolitanaroma.it – Albo Pretorio Provincia di Frosinone: www.provincia.fr.it – Albo Pretorio Provincia di Latina: www.provincia.latina.it – Albo Pretorio Provincia di Rieti: www.provincia.rieti.it – Albo Pretorio Provincia di Viterbo: www.provincia.viterbo.it – Albo Pretorio Ai sensi dell’art.14 del D.Lgs.152/2006 e s.m.i. entro il termine di 45 (quarantacinque) giorni dalla data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione della proposta di Piano, del relativo Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica e presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli all’Autorità Competente in materia di VAS e all’Autorità Procedente, alle seguenti PEC: Autorità Competente: vas@pec.regione.lazio.it Autorità Procedente: direzioneambiente@pec.regione.lazio.it VAS-2024_06Regione Lazio – Direzione Regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) 2026-2031 della Regione Lazio.  01/04/2026Link https://regionelazio.app.box.com/v/VAS-2024-006pra Dal sito della Regione Lazio 22/04/2026 Presentato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei rifiuti del Lazio Per la prima volta il Lazio chiude il ciclo, prevedendo la completa autosufficienza per il trattamento e lo smaltimento. Gli obiettivi: il 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031 e la riduzione del 6% di rifiuti Avviare il Lazio, per la prima volta, alla chiusura del ciclo regionale dei rifiuti, prevedendo la completa autosufficienza per il trattamento e lo smaltimento, 13 anni dopo la cessazione dei conferimenti presso la discarica di Malagrotta, la cui chiusura, senza prevedere un’alternativa, aveva messo in crisi tutto il sistema di gestione dei rifiuti. È questo l’obiettivo ambizioso contenuto nel nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR Lazio 2026-2031) approvato dalla Giunta Regionale, che ora dovrà passare l’iter legislativo in Consiglio Regionale.    GLI INVESTIMENTI DELLA REGIONE LAZIO PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA Con il programma PR FESR LAZIO  2021-2027 la Regione Lazio ha investito l’importo di 60 milioni di euro per promuovere l’economia circolare, migliorare e innovare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, ammodernare e creare nuove linee di trattamento e riciclo dei materiali raccolti, finanziare interventi per ammodernare e potenziare la rete di raccolta differenziata e gli impianti di riciclo e nello specifico: * 18 milioni di euro destinati per il bando per il potenziamento della raccolta differenziata per i Comuni del Lazio; * 19 milioni di euro per la concessione di contributi per la realizzazione dei centri di raccolta e delle isole ecologiche e per le attività di compostaggio e auto compostaggio per la riduzione della frazione organica per i Comuni del Lazio e Roma Capitale; * 21 milioni di euro per interventi di ammodernamento e riconversione impiantistica esistente per il potenziamento delle attività di trattamento.  * 9 milioni di euro di contributi ai comuni che sostengono il peso della chiusura del ciclo dei rifiuti, con particolare riferimento a quei territori nei quali insistono le discariche e i termovalorizzatori. Si tratta di un sostegno economico per opere pubbliche di interesse locale da destinare al potenziamento della raccolta differenziata per venire in supporto dei Comuni, anche in considerazione degli alti costi previsti per interventi di questo tipo. Tale importo, in base a una norma approvata nel recente bilancio regionale, potrà essere aumentato.   IL CONTESTO STRUTTURALE DEL NUOVO PIANO RIFIUTI La strutturale carenza impiantistica del Lazio relativa agli impianti minimi (discariche per lo smaltimento dei rifiuti non pericolosi e termovalorizzatori per il recupero energetico) ha nei fatti prodotto una dipendenza costante dai conferimenti in impianti extra regione (estero compreso), soprattutto del rifiuto cosiddetto ‘tal quale’, del combustibile da rifiuti (css) e dello scarto di lavorazione degli impianti intermedi. Ma il deficit impiantistico ha penalizzato anche la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (forsu), il cosiddetto umido, anch’essa quasi tutta trasportata fuori regione.  Ogni anno circa un milione di tonnellate di rifiuti laziali (tra indifferenziati e differenziati) viene smaltito o trattato fuori dal Lazio. Il nuovo Piano Regionale ingloba integralmente il Piano di Gestione dei Rifiuti di Roma Capitale, varato dal Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo della Chiesa cattolica 2025, compresi i prossimi impianti di trattamento previsti da AMA (due biodigestori e due piattaforme per il recupero di carta e plastica) e il termovalorizzatore (tmv) di Acea Ambiente. Per ottimizzare la gestione, il Piano supera la divisione in 5 ambiti provinciali istituendo 2 nuovi Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e mira ad efficientare il sistema impiantistico per raggiungere l’obiettivo del 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031 e la riduzione del 6% di rifiuti. * Il Lazio presenta un deficit impiantistico storico che comporta l’esportazione di circa 1 milione di tonnellate di rifiuti ogni anno. * Nel 2023 la produzione totale è stata di 2,865 milioni di tonnellate (501 kg/abitante). * Il sistema è caratterizzato da forte dipendenza da impianti fuori regione e squilibrio tra Roma e resto del territorio.   COSA PREVEDE IL NUOVO PRGR Il Piano supera il modello precedente che prevedeva 5 ATO provinciali. Con la nuova governance la Regione viene suddivisa in due ambiti: * ATO 1: Lazio senza Roma (2,9 mln abitanti) * ATO 2: Roma Capitale (2,8 mln abitanti) Questa scelta consente una gestione più mirata e risponde alle differenze strutturali tra territori, ponendosi come obiettivo la riduzione del 6% dei rifiuti entro il 2031. Il Piano analizza uno “scenario inerziale”, con una produzione di rifiuti costante rispetto al 2023: 2,865 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, pari a 501 kg/abitante; raccolta differenziata al 55,4% (56,2% il dato aggiornato dal Rapporto Arpa Lazio 2024). Esiste un forte divario tra i due ATO, in quanto l’ATO 1 ha già raggiunto e superato l’obiettivo di legge con il 66,5% di r.d., mentre l’ATO 2 è in ritardo (r.d. 46,6%). Il Piano prevede, poi, uno “scenario tendenziale”, che rappresenta il vero obiettivo, considerando una riduzione della produzione di rifiuti al 2031 (<10% rispetto al 2023). Il Piano fissa traguardi ambiziosi per allinearsi alle direttive europee e nazionali: * Raccolta Differenziata: raggiungimento di una media regionale del 72,3% entro il 2031. Nello specifico, si punta al 78% per l’ATO 1 e al 68% per l’ATO 2. L’obiettivo normativo del 65%, a livello regionale, sarà raggiunto nel 2028. * Riciclaggio Effettivo dei rifiuti urbani (calcolato secondo i nuovi criteri europei): raggiungimento dell’obiettivo europeo del 60% entro il 2030 (nel 2023 era stimato al 48,2%). * Conferimento in Discarica: riduzione drastica dell’uso della discarica, al fine di conferirvi non più del 6% del totale dei rifiuti urbani prodotti entro il 2031, un valore ampiamente inferiore al limite massimo europeo del 10% previsto per il 2035.   SVILUPPO IMPIANTISTICO E AUTOSUFFICIENZA Impianti minimi Gli impianti di recupero energetico (termovalorizzatori) sono fondamentali per trattare i rifiuti (sia gli indifferenziati, sia gli scarti combustibili delle attività di recupero), riducendo l’uso della discarica. In questo settore, il Piano prevede l’autosufficienza regionale nel 2028. * Polo Impiantistico ATO 1 (San Vittore nel Lazio, Acea A.): l’impianto attualmente in funzione (capacità di 397.200 tonnellate/anno) gestirà i rifiuti trattati provenienti dall’ATO 1. Il Piano considera il funzionamento a pieno regime della sua quarta linea (attualmente in realizzazione) per garantire maggiore resilienza durante i fermi per manutenzione delle altre tre linee. * Nuovo Polo Impiantistico ATO 2 (Roma Capitale, Acea A.): per colmare il deficit, è prevista l’entrata in funzione, dal 1° gennaio 2028, del nuovo tmv a S.Palomba. Avrà una capacità di 600.000 t/a e riceverà direttamente i rifiuti urbani indifferenziati romani (il cosiddetto ‘tal quale’), by-passando il trattamento presso gli impianti intermedi per almeno ⅔ delle t/a autorizzate (non oltre ⅓ delle 600.000 t/a previste potranno essere rifiuti trattati provenienti da tbm/tmb). Produrrà 65 MW di energia elettrica, catturerà CO₂ e consentirà il recupero di metalli (non oltre il 10%) dalle ceneri pesanti.  Riguardo agli impianti di smaltimento (discariche di rifiuti non pericolosi), il Piano stima un fabbisogno – per il periodo 2026-2031 – pari a circa 1,166 milioni di tonnellate (oltre 1,060 milioni di m³), destinato esclusivamente agli scarti non combustibili e ai residui dei trattamenti. Capacità prevista: l’offerta impiantistica in via di sviluppo garantirà più di 2,223 milioni di tonnellate (più di 1,940 milioni di m³) di capienza, coprendo abbondantemente il fabbisogno per l’orizzonte di Piano e oltre. * I quattro siti principali, ATO 1: * Viterbo: ampliamento autorizzato (Bacino VT4) per 550.000 m³. * Aprilia (LT): nuova discarica in località Sant’Apollonia per 940.742 m³. * Roccasecca (FR): ampliamento in corso (Bacino V) per 450.000 m³. * Civitavecchia (CMRC): ampliamento in autorizzazione (lotto Fosso Crepacuore 4) per 400.000 m³. * Azione per l’ATO 2: il Piano prevede l’ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi all’interno della Città Metropolitana di Roma Capitale (dentro il perimetro dell’ATO 1), al fine di accogliere i rifiuti trattati dell’ATO 2 secondo il principio di prossimità. Questo si è reso necessario perché il Piano di Roma Capitale redatto dal Commissario Straordinario non ha previsto la discarica per la chiusura del ciclo all’interno dei confini di Roma Capitale (ATO 2).. Impianti intermedi TBM/TMB e TM La rete degli impianti di trattamento biologico-meccanico, meccanico-biologico e solo meccanico (tbm/tmb e tm) rappresenta lo snodo cruciale di primo conferimento per la gestione dei rifiuti urbani indifferenziati nel Lazio.  Il Piano Regionale delinea per questi impianti una profonda fase di transizione tecnologica e strategica da qui al 2031. * Ruolo Attuale e Sovraccapacità * Funzione: nel 2023, hanno ricevuto la quasi totalità (circa il 93,3%, pari a oltre 1,201 milioni di tonnellate) dei rifiuti urbani indifferenziati della regione. * Classificazione: i tbm/tmb e tm operanti nel Lazio sono classificati come impianti intermedi, poiché i loro flussi in uscita sono destinati agli impianti minimi finali di chiusura del ciclo. * Resilienza di sistema: il Lazio dispone storicamente di una capacità impiantistica di trattamento autorizzata superiore al reale fabbisogno. Questa sovraccapacità è considerata un elemento di forza, in quanto garantisce la continuità del servizio anche in caso di manutenzioni (ordinarie o straordinarie) o chiusure improvvise di singoli impianti. * Transizione tecnologica: da tm a tmb * Il Piano registra un processo in corso per la trasformazione degli impianti tm in tmb. Questo avviene tramite la realizzazione di “biocelle” o linee di biostabilizzazione per trattare la frazione organica residua (il cosiddetto sottovaglio). * Evoluzione recente del quadro impiantistico: La rete ha subito notevoli mutamenti tra il 2022 e il 2025: * Chiusure e riduzioni: * Albano Laziale (CMRC): a seguito di un incendio, le attività sono sospese dal 2016 e l’autorizzazione è stata revocata nel 2024. * Roma, Malagrotta 2 (RC): a seguito di un incendio, le attività sono sospese da giugno 2022, allo stato attuale senza previsioni di ripristino. * Roma, Malagrotta 1 (RC): ha riaperto a ottobre 2024 dopo l’incendio nel Natale 2023, ma con un layout semplificato (solo biostabilizzazione) per 187.000 t/a. Ulteriori lavori di ripristino sono in corso.  * Nuovi avvii e adeguamenti completati: * Guidonia Montecelio (CMRC): entrato in funzione nel 2024, è al servizio esclusivo dei rifiuti di Roma Capitale (capacità operativa attuale 100.000 t/a su 190.000 autorizzate). * Castelforte (LT) e Pomezia (CMRC): nel 2024, entrambi hanno avviato le linee di biostabilizzazione, operando ora a tutti gli effetti come TMB (Pomezia ha anche collaudato un ampliamento a 380.000 t/a nel 2025). * Aprilia (LT) – nel 2025, MTS Ambiente (gruppo Rida Ambiente) ha avuto autorizzato un nuovo impianto meccanico da realizzare per 495.000 t/a (di cui massimo 165.000 t/a per rifiuti urbani indifferenziati). L’impianto prevede anche di produrre il css-c, combustibile da rifiuti in End of Waste: la procedura tecnico-normativa (letteralmente “cessazione della qualifica di rifiuto”) permette a un rifiuto, sottoposto a operazioni di recupero, di cessare di essere tale per diventare un prodotto o materia prima seconda; in questo caso, buono per la valorizzazione energetica, ad esempio, nei cementifici (quello di Buzzi a Guidonia M. è in fase autorizzativa proprio per sostituire parte del fabbisogno di carbon coke con css-c). * Rinnovi in corso: Sono in fase di riesame/rinnovo e definizione AIA gli impianti di Viterbo (Ecologia Viterbo), Colfelice (SAF), Cisterna di Latina (Refecta) e i tm privati di Rocca Cencia a Roma (Porcarelli). L’impianto di Aprilia (Rida A.) è stato invece già rinnovato nel 2023 per 409.200 t/a. * Prospettive future e riconversione (2028-2031): il ruolo dei tmb è destinato a ridimensionarsi nel corso del Piano: * Impatto del tmv di Roma: con l’entrata in esercizio del nuovo impianto di recupero energetico di Roma Capitale (previsto per il 2028), i rifiuti indifferenziati romani verranno conferiti direttamente al tmv, by-passando gli impianti intermedi.  * Riconversione verso il riciclo (caso AMA Rocca Cencia): l’impianto pubblico tmb di Rocca Cencia (AMA), che attualmente opera solo come area di trasferenza per ordinanza commissariale, sarà riconvertito. Il progetto, già autorizzato, prevede la sua trasformazione in un impianto di trattamento delle frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani. IMPIANTI PER IL TRATTAMENTO DELLA FRAZIONE ORGANICA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI (FORSU) Il recupero della frazione organica è un settore in cui il Lazio supererà ampiamente il proprio fabbisogno, invertendo la tendenza storica all’esportazione. Oggi la gran parte di questi rifiuti è trattata in Veneto. Il fabbisogno stimato al 2031 è di 780.000 t/a. La capacità totale degli impianti (esistenti, in costruzione o autorizzati) potrà superare 1,9 milioni di t/a. I NUOVI CRITERI DI LOCALIZZAZIONE PER NUOVI IMPIANTI Rispetto al Piano vigente, il nuovo Piano Regionale stabilisce un quadro di regole precise per l’individuazione delle aree idonee e non idonee ad ospitare ogni singola tipologia di impianto, che le Province e la Città Metropolitana di Roma Capitale dovranno recepire in specifiche mappe territoriali entro un anno dall’approvazione del Piano. 9 giugno 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@admin-2
May 9, 2026
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La super antenna al Celio ridimensionata dopo la mobilitazione dei cittadini
via dei Querceti antenna prima e dopo Foto Paolo Gelsomini QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DI VIA DEI QUERCETI di Paolo Gelsomini Il racconto del “pasticciaccio brutto di via dei Querceti”, tranquilla stradina del Rione Celio tra l’antica chiesa dei Santi Quattro Coronati, la basilica di San Clemente e via San Giovanni in Laterano, è emblematico per capire come la politica, a tutti i livelli istituzionali, arranchi faticosamente per stare dietro alle velocissime innovazioni tecnologiche e alla marea di domanda che tali innovazioni produce. Ecco i fatti: nella notte del 14 dicembre 2024 una gigantesca antenna stazione base per telecomunicazioni 5G è stata montata nel cortile di un condominio di via dei Querceti per un’altezza di circa 25 metri dal piano cortile e di 10 metri sopra la quota dei tetti circostanti con conseguente impattante visibilità da vari punti del rione ed in particolare dal Colle Oppio. Il tutto avvolto da un parallelepipedo bianco che bucava il cielo e che litigava con le mirabili architetture paleocristiane, le scalinate, i tetti a coppi e tegole delle vecchie case restaurate, gli alberi che disegnano lo skyline del Celio. L’apparizione improvvisa di questo inquietante fantasma ha suscitato la reazione degli abitanti del Rione che si sono mobilitati per raccogliere centinaia di firme da apporre in calce ad  un esposto nel quale è stato chiesto ai soggetti istituzionali coinvolti di essere tempestivamente informati sui percorsi normativi messi in essere e sulle autorizzazioni date per consentire l’installazione di questa antenna. Da informazioni raccolte a mezzo stampa, visto che non è stato possibile ottenere riscontri ufficiali dalle istituzioni preposte alle autorizzazioni, si è appreso che, nel corso della prima conferenza dei servizi non era stato rilasciato il parere della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma e che, decorso il termine di legge, l’Assessorato all’Urbanistica non aveva potuto che concedere l’autorizzazione di installazione dell’antenna. Qui sono entrati in gioco i cittadini che, insieme all’associazione Progetto Celio, hanno scritto di nuovo al Comune per chiedere il ritiro in autotutela del permesso di installazione a suo tempo accordato per il silenzio-assenso della Soprintendenza Speciale. E finalmente è arrivato il parere negativo della Soprintendenza Speciale rispetto al procedimento autorizzativo e il Dipartimento Urbanistica ha quindi emesso provvedimento di revoca in autotutela del permesso di costruire precedentemente accordato. Successivamente l’Amministrazione insieme alla Soprintendenza e agli operatori ha avviato un tavolo tecnico* per concordare una soluzione progettuale di adeguamento dell’antenna-stazione base per rendere compatibile l’antenna con la tutela dei beni monumentali e storici. E’ stata così individuata una soluzione progettuale, presumibilmente ritenuta dalla Soprintendenza migliorativa rispetto all’originaria proposta che l’assessorato  alle Attività Produttive ha annunciato*, dopo lo smontaggio dell’impianto che aveva generato le polemiche, con l’installazione di un “nuovo impianto, già approvato, con caratteristiche più compatibili con il contesto urbano e paesaggistico”.   Pare che l’accordo comprenda anche la contestuale rimozione di un’altra antenna appartenente alla medesima Società e ubicata a breve distanza, in un condominio di via Marco Aurelio. Ora l’antenna di via dei Querceti è più bassa e spoglia dell’involucro che la rendeva simile ad una torre bianca di altri contesti urbani psichedelici, ma non certo di quello austero e meditativo del Celio. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Sospendiamo il giudizio. Certamente la situazione è migliorata grazie all’azione dei cittadini che sono sempre poco o per niente coinvolti, e a consiglieri municipali e comunali sensibili al problema e, naturalmente, all’assessore all’Urbanistica. Continuiamo a scontare un vuoto legislativo a livello nazionale dove, per facilitare la diffusione delle reti veloci, si sono introdotte semplificazioni delle procedure e un innalzamento dei limiti di esposizione elettromagnetica.  In Italia, infatti, la normativa nazionale sul 5G, in particolare con la Legge 214/2023 e il DLgs 48/2024, ha innalzato i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici a 15 V/m (da 6 V/m) dal 29 aprile 2024, per favorire lo sviluppo delle reti. Il Comune, pur nelle restrizioni imposte dalla legislazione nazionale, ha margini di intervento che ha tardato ad attuare, pur varando un regolamento (142ª Proposta (Dec. G.C. n. 70 del 31 agosto 2023) **) che però è privo di una pianificazione delle localizzazioni delle antenne. Molte sono le domande che rimangono senza risposta, perché non si vuole affrontare la contraddizione, che è alla base di situazioni come questa di via dei Querceti, tra il consumo sempre più diffuso delle reti veloci e in particolare di quelle per la telefonia mobile, e la conseguente diffusione indiscriminata delle antenne che le supportano. Un approfondimento del problema con esperti, anche alla luce di esperienze europee, e una pianificazione dei processi, compatibile con il paesaggio e con la salute, andrebbe affrontata dai Comuni e sollecitata da questi al Governo. Paolo Gelsomini 7 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere. a : laboratoriocarteinregola@gmail.com (*) da Roma Today 28 aprile 2026 Celio, rimossa l’antenna più contestata di Roma: un “obelisco” che svettava a pochi metri dal Colosseo La struttura, oggetto di contestazione, è stata rimossa nella notte. Residenti allarmati: “C’è ancora la gru, non sappiamo se ne monteranno un’altra” di Fabio Grilli ** 142ª Proposta (Dec. G.C. n. 70 del 31 agosto 2023) Approvazione del Regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile e tecnologie assimilabili, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della Legge n. 36 del 22 febbraio 2001 e ss.mm.ii. e dell’art. 9, commi 7, 8 e 9 della Legge Regione Lazio n. 19 del 23 novembre 2022, nonché per l’adozione di un sistema di monitoraggio delle sorgenti di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico. scarica la deliberazione
May 7, 2026
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