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Niscemi ben rappresenta la trilogia della catastrofe
Fare prevenzione significa rispettare le rigide esigenze della gestione e manutenzione. Significa quindi anche la tutela dei lavoratori e degli utenti. Insomma, la prevenzione merita l’elogio ma costa molto e non solo in termini economici PERCHÉ NON CI POSSIAMO STUPIRE DI QUEL CHE PRECIPITA A VALLE, DI QUEL CHE CI CADE ADDOSSO, DI QUEL CHE CI SOMMERGE. di Roberto De Marco* Trilogia della catastrofe: un’insopportabile ipocrisia – omissioni, incertezze e buona volontà di fine secolo – un disastro tutto Millenium   NISCEMI**: l’insopportabile leggerezza dell’ipocrisia L’ipocrisia (dal greco hipocrisis nel significato di “recitare una parte”) non si cura certo della veridicità dei fatti, ha spesso la forma di una dissimulazione, per coprire responsabilità delle quali invece si è ben consapevoli. Un vizio quindi che non consente di rinunciare quantomeno a omissioni nella narrazione di eventi appena causati da comportamenti addebitabili. L’ipocrisia si può manifestare attraverso diverse modalità. Per esempio, nella fattispecie, si finge di non sapere, di ignorare fatti contesti  ragioni e cause attraverso una falsità comunicazionale per manipolare la percezione altrui. Cedere ad una rappresentazione ipocrita della realtà ha una dimensione umana, personale ma talvolta anche di sistema, ed allora le conseguenze sono ben più gravi. La storia di questo Paese è segnata da una sequenza infinita di disastri: frane, alluvioni e ancor peggio, temutissimi terremoti, e poi tanti altri eventi attribuibili non a cause naturali ma all’incoscienza o all’avidità umana. Nonostante le condizioni generali del Paese siano profondamente e rapidamente mutate, nella contemporaneità il sistema di governo pro tempore a cui è toccata la sfortuna di affrontare il disastro e le sue conseguenze ha costantemente reagito recitando a memoria un consolidato copione con effetti anestetici, zeppo di omissione e poi di volatili promesse, per affrontare un sempre imbarazzante giorno dopo. Insomma, si tratta di “far passare la nottata”, in attesa che lo sgomento e l’indignazione dell’opinione pubblica lasci il passo alla inevitabile rassegnazione. Nella linea del depistaggio nei confronti dell’indignazione popolare montante, mentre si aprono inchieste contro ignoti, chi si sente in qualche modo minacciato dal venir coinvolto in qualche responsabilità, ricorre all’immancabile “non è questo il tempo delle polemiche, dobbiamo pensare ai nostri concittadini in estrema difficoltà”. E’ la leggerezza con cui si propongono, inoltre, false verità: “non si poteva prevedere….”, “non si potevano immaginare queste dimensioni…”, “non eravamo informati…”. Proclami recitati – da chi avrebbe dovuto garantire sicurezza alla popolazione – con una determinazione assoluta, dettata dal timore, forse sorretta da una totale incompetenza o da un’arrogante presunzione, quando si contano le perdite irrisarcibili e i danni incalcolabili. Allora è il tempo dell’“interverremo affinché queste cose non succedano più”, poi immancabilmente “la prevenzione come più importante opera pubblica per il Paese”. E’ la famosa prevenzione sempre del giorno-dopo, inaccettabile ossimoro. Vi è certo, in chi tali banalità propone, la piena consapevolezza della inconsistenza del messaggio. Fake news si potrebbero oggi chiamare, già quando vengono recitate, per l’appunto con offensiva leggerezza in quei giorni di sofferenza, sulle macerie fumanti. Giustificazioni e promesse, deboli perché già spese nei medesimi termini l’ultima volta, ma anche la penultima, e poi ancora tantissime altre volte indietro nel tempo, su macerie diverse ma in fondo tutte, per molti versi, uguali. Così è spiegato il senso del titolo di questo scritto che richiama il best seller di Milan Kundera. Nei contenuti non c’entra nulla se non per una pervicace incapacità del protagonista di quel romanzo di rinunciare alle proprie personali debolezze. Si vive sfuggendo alle responsabilità, con una leggerezza intollerabile, insostenibile per l’appunto. Di tutto questo il disastro di Niscemi, nella sua enorme, paurosa dimensione, non è che l’ultimo episodio di una serie infinita, per molti aspetti assolutamente ripetitivo nei comportamenti di chi detiene per debito d’ufficio, a tutti i livelli, ovvie responsabilità nell’aver omesso un intervento preventivo rispetto a quanto appena accaduto. Qui si tratta piuttosto di debolezze di sistema, del default delle specifiche competenze dello Stato che ogni Governo di turno incapace e/o disinteressato, ha preferito delegare, surrogare ma sempre al ribasso. La Pubblica Amministrazione da decenni sta scivolando su un inarrestabile piano inclinato, ridimensionata, privata di risorse e competenze interne delle quali non è stata compresa l’assoluta indispensabilità per programmare, pianificare ciò che scienza, conoscenza, sviluppo tecnologico, via via crescendo, hanno pur messo a disposizione per concreti interventi in prevenzione. E’ l’inconsistenza, la vacuità, la leggerezza del pensiero che non consente di soppesare la natura e dimensione di un problema che incide direttamente sulla tutela primaria della vita dei cittadini, sulla conservazione di quel poco o molto benessere che ogni comunità, famiglia ha saputo garantirsi. La disciplina, la cultura del prevenire non trova spazio nell’azione di governo di un Paese che non può ignorare la ricorrenza, le dimensioni e diffusione di eventi connessi a condizioni di rischio. Le promesse del fatidico giorno-dopo, tante volte, ogni volta ripetute, testimoniano tale consapevolezza, così, quando le promesse restano tali, la mancanza perdurante di prevenzione assume un profilo colposo quindi sanzionabile. A Niscemi, si sapeva cosa poteva accadere anche perché una trentina di anni fa per ultimo, ma ripetutamente ancor prima, era già successo nella sua paurosa dimensione. La franosità è un fenomeno diffusissimo, endemico del Paese. Più in generale è ben noto come la penisola sia esposta a ricorrenti, multiformi, intensi fenomeni naturali; vaste e numerose aree sono caratterizzate da un’elevata pericolosità a cui si associa una elevatissima vulnerabilità, potremmo dire ereditata, che riguarda il costruito più antico, anche prezioso e quindi da difendere al contempo, da tutelare per le sue irrinunciabili caratteristiche storico-culturali. Nella contemporaneità, decenni di pessima gestione del territorio hanno poi creato ovunque nuove vulnerabilità, soprattutto in aree metropolitane ad alta densità abitativa. Insomma, l’Italia è un Paese ad alto rischio, soprattutto nel meridione e lungo la catena appenninica. “Sotto i cieli più puri, i terreni più infidi” scriveva sul finire del ‘700 Goethe al ritorno da un viaggio in Italia durato quasi due anni, percorrendo la penisola intera. Ad ispirargli quel verso fu la visita alla solfatara di Pozzuoli, ma poi proseguì fino in Sicilia e giunse a Catania dove meno di un secolo prima, nel 1693, un fortissimo terremoto aveva distrutto la città alle falde dell’Etna provocando 40mila vittime, i due terzi della popolazione. Un secolo dopo il meridionalista Giustino Fortunato avrebbe definito la Calabria “sfasciume geologico pendulo fra due mari” afflitta dalla instabilità idrogeologica dei suoi versanti e anch’essa esposta a devastanti terremoti. Due citazioni, queste, tra infinite altre denunce, lungo la lunghissima ben documentata storia dei disastri di questo Paese. Ora, Niscemi rispecchia in pieno la penosa insufficienza nell’esercizio del prevenire. Nessuna possibilità di difendere comportamenti irresponsabili rispetto ad un fenomeno ben noto, fino a ricomprendere una vasta vulnerabile area urbana letteralmente appesa su quella frana. Un‘inaccettabile scommessa quindi sul verificarsi di un evento che ne avrebbe accelerato la dinamica con conseguenze anche ben peggiori di quanto ora accaduto. Piogge intense, perduranti, concentrate hanno infatti innescato la mobilitazione del precipizio, il suo distacco. Tutto questo poteva essere trattato all’interno di uno scenario evolutivo della situazione. E avrebbe consentito di operare in prevenzione per la riduzione di un rischio incombente. Operazione certamente molto complessa, molto costosa e non solo in termini economici ma anche sotto il profilo socio-economico. L’indignazione ha sommerso la cronaca di quei giorni. La Procura ha aperto l’inchiesta dichiarandosi certa che esistono precise responsabilità e che procederà con rigore assoluto (2). Giustissimo: comportamenti omissivi, colposi o addirittura dolosi vanno perseguiti con estrema severità, così come è necessario far emergere i livelli di responsabilità personali che una scrupolosa indagine potrà mettere in luce. Ma sul terreno invece delle responsabilità del sistema di governo del Paese? Sulla mancanza di un consistente impegno per la salvaguardia dei cittadini lasciati inermi difronte alla fragilità del contesto nel quale vivono? A chi va presentato il conto delle enormi omissioni incidenti su una così grave situazione? Solo sul piano extragiudiziale dell’informazione trova spazio qualche anche dura recriminazione sulla prevenzione che non c’è, sull’assenza di attenzione per il multiforme rischio incombente, come per la mancanza di ammodernamento e manutenzione di opere pubbliche, o per la salvaguardia del territorio urbanizzato. Ma dura esattamente quanto impiegherà la cronaca a trovare altre scandalose vicende, magari di tutt’altra natura, sulle quali attirare la pubblica attenzione, altre diverse ragioni di sdegno e indignazione delle quali c’è certamente grande abbondanza. Fino al prossimo disastro dove quel mistificatorio rosario tornerà ad essere ipocritamente recitato, senza bisogno di cambiarne una virgola. Al comune di Niscemi era stato assegnato un finanziamento di 100 milioni di euro per intervenire. Risorse mai impiegate, lasciate in un cassetto mai aperto (3). Notizia incredibile alla quale l’informazione ha dato grande rilievo, l’opinione pubblica si è scandalizzata e la politica tutta si espressa con sdegno o sorpresa, secondo i diversi posizionamenti. Ecco, soprattutto su questo, la politica, ma anche l’informazione in gran parte, ha mostrato tracce di comportamenti ispirati dall’ipocrisia. La frana che si muove, i soldi chiusi in un cassetto, la prevenzione sempre negata. Davvero non si riesce a immaginare perché quei soldi non sono stati spesi? Non è, al contrario, difficile immaginare che adoperarli significava imporre alla popolazioni interessate, in un tempo lungo di una fragile pseudo quiete, un’alterazione di una condizione quasi di comfort zone a cui difficilmente si vuole rinunciare, perché agita lo spettro di delocalizzazioni, di perdita di certezze di vita (la casa, la scuola, il lavoro…) rispetto ad una minaccia certo incombente ma in quel momento impalpabile, che evoca futuri scenari indefiniti inquietanti, insomma costrizioni certe.             A far emergere le inaccettabili stranote ragioni di tutto questo ancora una volta una citazione lontana nel tempo. Ventisei anni fa un personaggio molto importante scrisse un breve articolo pubblicato sulla rivista periodica “The world in 2000”. Il titolo “Elogio della prevenzione” non lascia margini ad interpretazioni sull’argomento che si voleva affrontare.  L’articolo portava la firma di Kofi Annan, settimo Segretario Generale dell’ONU. Questo il passaggio più significativo rispetto alle questioni qui affrontate: L’articolo tratta soprattutto il rischio di un conflitto tra le nazioni; la Pace, in quei tempi felici, aveva nell’ONU un vigile efficace presidio, ma l’elogio della prevenzione toccava anche criticità di altra natura. Rispetto ai rischi di origine naturale, la formulazione qui riportata è assolutamente calzante. Sembra davvero scontato ciò che con garbo Annan dice in efficacissime quattro righe: la colpa è della politica e dei Governi che pro tempore la incarnano. Nel Paese si è manifestata per un tempo lunghissimo, in modo trasversale nel succedersi dei governi, ma senza dubbio alcuni hanno fatto peggio di altri. La prevenzione è assai impopolare nei corridoi del Potere che, a ben vedere, ha come obiettivo assoluto quello della conquista e conservazione del consenso. Si è mai visto, a qualunque livello, un programma elettorale che proponga un consistente, efficace intervento di riduzione del rischio? Si è mai visto un senatore deputato consigliere spendere il proprio mandato su un tema così poco attrattivo, affatto redditizio politicamente? Si è mai vista la predisposizione di un realistico concreto piano di riduzione delle dimensioni di uno dei tanti rischi, che si muova necessariamente nella individuazione di priorità e nella certezza della “continuità dell’azione” a prescindere dal succedersi dei governi?  Mai nulla di tutto questo. La prevenzione è un investimento per un Paese: si spende meno affinché i danni e le perdite siano contenute attraverso un intervento preventivo piuttosto che in esorbitanti ricostruzioni. Incalcolabile è infine il saldo in vite umane. Ma questo incontrovertibile assunto evidentemente non basta per pretendere attenzione. Fare prevenzione, dovrebbe veramente essere la più importante opera pubblica per il Paese. Ma inevitabilmente significa regolare comportamenti, colpire abusi (sul territorio), investire massicciamente sull’ affinché non accada. Mettere in sicurezza (relativa: il 100%, pur evocato da sprovveduti, attesta solo una solida incompetenza) prelude ad interventi radicali. Non ci sono inaugurazioni, nastri da tagliare per ponti spregiudicati a cui sperare magari di dare il proprio nome a memoria imperitura. Fare prevenzione significa rispettare le rigide esigenze della gestione e manutenzione. Significa quindi anche la tutela dei lavoratori e degli utenti. Insomma, la prevenzione merita l’elogio ma costa molto e non solo in termini economici. Ancora una citazione ci ricorda la fatica alla quale ci si dovrebbe rassegnare per garantirla. Per chi promettesse “sudore, lacrime e sangue” oggi si profilerebbe un disastro annunciato. Solo uno statista riuscì a trovare consenso con quella promessa, ma allora la posta in gioco faceva più paura di un terremoto che verrà ma non si sa quando. O di una frana che prima o poi si muoverà, ma di quanto? Bene, si può pensare di aver trovato il colpevole. Ma non basta, bisogna cercare di capire come si è potuti arrivare, attraverso fatti e comportamenti, ad un così grave e profondo livello di sine cura. Insomma, bisogna ricordare, storicizzare cose del passato più o meno recente. E non per riaprire polemiche, ma piuttosto per non ripetere errori, per prender coscienza della impossibilità di continuare ad infilare la testa sotto la sabbia rispetto ad un problema che non lascia scampo, che concede al massimo una tregua della quale non si conosce la durata. Dissesti alluvioni frane terremoti ed eruzioni torneranno a colpire, soprattutto dove hanno già nel passato hanno colpito, trovando probabilmente oggi contesti anche più vulnerabili. Tutto questo non rappresenta una previsione, piuttosto una certezza che come unica incognita ha il procedere del tempo, il “quando” il disastro tornerà. Il resto il “dove” accadrà, il “cosa” provocherà è sufficientemente ipotizzabile, insomma lo è abbastanza per intervenire non per scongiurare danni e perdite “inevitabili”, ma solo per ricondurle ad un livello che consenta di definirle “accettabili”.  E’ forse un termine vago quest’ultimo?  Non così tanto come si potrebbe pensare. In fondo è accettabile quel prezzo che comunque si deve pagare, che trovi cioè una dimensione nel momento in cui tutto quanto si poteva fare è stato fatto. E ovviamente ci si riferisce al fare per prevenire. E da questo il Paese è lontanissimo, e quanto appena accaduto ancora quest’ultima volta a Niscemi, è davvero purtroppo inaccettabile. Michele Serra in un articolo apparso sulla Repubblica dopo il disastro ha argutamente proposto che a vergognose incertezze, macroscopiche inconsapevolezze e faticose fughe dalle responsabilità, si dia una risposta istituendo un “Ministero del Senno di Poi” (4) per affrontare finalmente con competenza il cosa fare per garantire almeno un po’ di sicurezza. Come non essere d’accordo? In tutta evidenza emerge la mancanza di un punto di riferimento nello Stato nel quale riconoscere la competenza per affrontare un tema tanto complesso, per garantire supporto all’azione di governo, riappropriandosi di livelli di responsabilità non delegabili. Affinché non vi sia la possibilità di commettere nuovi errori, si consiglia di partire da una approfondita anamnesi, insomma la valutazione degli errori e delle omissioni in un passato quanto basta lungo per accertare le cause che hanno determinato l’inaccettabile condizioni del paziente: il disastroso stato dell’arte e delle cose. (*) Roberto De Marco – Geologo – già direttore del servizio sismico nazionale della presidenza del consiglio dei ministri del dipartimento dei servizi tecnici dello stato (soppresso), già componente del consiglio direttivo dell’agenzia nazionale di protezione civile (soppressa) 21 marzo 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com (immagine dal sito di ISPRA) NOTE (a cura d Carteinregola) (1) A partire dal 18 gennaio 2026, un’intensa ondata di maltempo investe il Sud Italia provocando ingenti danni in Calabria, Sicilia e Sardegna. Il 25 gennaio a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, si verifica una frana di grandi dimensioni a ridosso della parte sud del centro abitato, comportando la delimitazione di una zona rossa e l’immediata evacuazione della popolazione residente nell’area. (2) TGCOM 6 Feb 2026 Frana Niscemi, cinque gli interrogativi della procura ai consulenti Intanto, va avanti l’acquisizione di documentazione, iniziata lo stesso giorno in cui è stato aperto il fascicolo d’inchiesta (3) LA REPUBBLICA PALERMO 28 GENNAIO 2026 La frana di Niscemi, trent’anni di progetti a vuoto: mai spesi i 25 milioni stanziati di Gioacchino Amato L’emergenza è iniziata nel 1997, nel 2006 l’area viene dichiarata ad alto rischio, ma i finanziamenti sono rimasti nel cassetto (4) La Repubblica Il Ministero del senno di poi L’amaca di Michele Serra del 26 febbraio 2026
March 21, 2026
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Navi da crociera a Fiumicino insostenibili secondo Fodor’s Travel
Nella “No Travel List” 2026, la lista dei viaggi da evitare, della Fodor’s Travel, autorevole guida statunitense del turismo mondiale, c’è anche il progetto del Porto turistico crocieristico di Fiumicino Isola Sacra. L’inserimento è del novembre scorso, ma è stato segnalato qualche giorno fa dal sito Piratinviaggio, che riporta la premessa della redazione della guida: “l’obiettivo della lista non è promuovere boicottaggi, ma accendere i riflettori su territori in cui l’aumento dei flussi turistici rischia di mettere sotto pressione ecosistemi e comunità locali, invitando i viaggiatori a una pianificazione più consapevole”. Pubblichiamo la traduzione del capitolo dedicato a Fiumicino (traduzione a cura di Maria Laura Liberati) > Vai all’articolo Fodor’s No List 2026 Fodor’s Editors | November 19, 2025 Isola Sacra DOVE: Italia Le popolari destinazioni turistiche europee, tra cui Venezia e Santorini, stanno dimostrando gli impatti devastanti di un’industria crocieristica fuori controllo. Eppure, le autorità italiane hanno dato il via libera a un progetto in una piccola comunità vicino a Roma per un nuovo porto, dove attraccheranno alcune delle più grandi navi da crociera del mondo. I piani hanno suscitato l’ira di residenti e degli ambientalisti. Isola Sacra è una tranquilla località costiera del Comune di Fiumicino, a soli 30 km da Roma. Il porto previsto, noto come Fiumicino Waterfront, è una joint venture tra il gigante delle crociere Royal Caribbean e il fondo d’investimento britannico Icon Infrastructures. Il progetto includerà posti barca per circa 1.000 piccole imbarcazioni e un molo per mega-navi da crociera: oltre 70 metri di altezza, più di 350 metri di lunghezza e fino a 6.000 passeggeri. Le autorità sostengono che il progetto porterà un boom occupazionale e consentirà all’area di realizzare il proprio potenziale turistico. Ma diverse associazioni locali e nazionali sono in disaccordo: combattono contro questi piani di sviluppo dal 2010. I residenti di lunga data di Isola Sacra hanno fondato Tavoli del Porto, un comitato che lavora per salvaguardare la zona. “Solo insieme possiamo fermare questi progetti che minacciano di distruggere un delicato ecosistema di dune, zone umide, terreni agricoli, vegetazione unica e specie animali terrestri e marine”, hanno dichiarato gli attivisti alla stampa locale in vista di una protesta prevista per novembre (2025). Il Comune afferma che il progetto include misure per la tutela della biodiversità marina e rispetta le normative previste per i siti della rete Natura 2000, che protegge le specie e gli habitat più preziosi e minacciati d’Europa. Ma gli oppositori sostengono che manchi trasparenza sulle promesse ambientali. Uno dei documenti chiave non ancora completati è la Valutazione di Impatto Ambientale [in seguito alla conclusione dell’iter VIA è stato poi inserito un aggiornamento in calce all’articolo NDR ]. Il partito politico nazionale Movimento 5 Stelle (M5S), uno dei più importanti partiti populisti del Paese e promotore di politiche verdi, ha chiesto “una revisione indipendente del progetto alla luce degli obiettivi europei di sostenibilità e giustizia ambientale”. Una delle principali preoccupazioni riguarda il fondale marino di Fiumicino, che è poco profondo. Sarebbe necessario estrarre oltre 3 milioni di metri cubi di sabbia per creare un canale profondo che permetta l’accesso alle navi. Il Comune ha proposto di trasferire 1,6 milioni di tonnellate della sabbia estratta sulla vicina costa di Fregene per contrastare l’erosione. Tuttavia, gli esperti hanno avvertito che ciò avrà scarsi effetti a lungo termine, poiché le nuove infrastrutture portuali peggioreranno l’erosione costiera alterando il naturale flusso d’acqua alla foce del fiume Tevere. Anna Longo, presidente di Italia Nostra Litorale Romano, la sezione locale dell’organizzazione non-profit Italia Nostra, nota che il dragaggio del fondale dovrà essere ripetuto in futuro, ma non potrà più essere utilizzato per ripristinare la costa di Fregene, perché la sabbia estratta sarà ormai inquinata dall’attività portuale. Gli scienziati ambientali di Scienza Radicata evidenziano questo problema nelle loro osservazioni ufficiali sul progetto. A soli 300 metri dall’area di progetto del porto si trova un’area naturale protetta. Gli esperti ambientali affermano che la flora e la fauna del sito verrebbero devastate. Ampie porzioni della costa verrebbero inoltre ricoperte di cemento. “L’uso di strategie di sostenibilità non eliminerebbe mai l’impatto di un progetto di questa portata su un ambiente delicato come quello del litorale di Fiumicino”, afferma Longo. “Lo scenario che si prospetta appare apocalittico: la costa sarà stravolta da moli e banchine, hotel e nuovi edifici commerciali.” Sebbene il Comune abbia assicurato che il progetto del porto riqualificherà l’area, gli attivisti affermano che le strutture storiche lungo la spiaggia sono a rischio, inclusi i Bilancioni, tradizionali manufatti da pesca su palafitte. “Per noi [la costa] è un luogo che conserva ancora la sua magia”, ha dichiarato alla stampa italiana Barbara Bonanni, residente e consigliera comunale di Fiumicino. “E forse non solo per noi, visto che [gli artisti italiani] Tiromancino, Ultimo e Calcutta sono venuti qui a girare un video, e molti registi l’hanno scelta come set.” Gli attivisti sottolineano anche i disagi che deriverebbero dall’arrivo di migliaia di passeggeri delle navi da crociera, che si riverserebbero nella cittadina per poi proseguire verso Roma, una città che già fatica a gestire oltre 35 milioni di turisti all’anno. Gli esperti affermano che l’attuale rete stradale non potrebbe sostenere un tale volume di traffico e che l’inquinamento atmosferico aumenterebbe, aggravato dai centinaia di lavoratori del porto che percorrerebbero lo stesso tragitto. L’area è già congestionata dal traffico diretto al vicino aeroporto di Fiumicino. Inoltre, un nuovo porto commerciale pubblico per la flotta peschereccia di Fiumicino, dove attraccheranno anche navi da crociera, è in fase di progettazione a pochi chilometri a nord, alla foce del Canale di Fiumicino, e influenzerà ulteriormente la costa. I lavori per questo porto sono iniziati nel 2024 e dovrebbero concludersi nel dicembre 2026. Aggiunge Longo: “La necessità di un ulteriore porto crocieristico a pochi chilometri dal primo, in un’area priva di strade dedicate e inaccessibile alla ferrovia, è incomprensibile.” Aggiornamento: 19 novembre 2025, ore 9:37 PDT: Nonostante numerose obiezioni autorevoli (tra cui quelle dell’Autorità Antitrust), la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale si è conclusa con il decreto MASE 0000676 dell’11 novembre 2025, con parere favorevole. Tuttavia, il decreto prescrive una serie di prescrizioni ambientali, il cui rispetto verrà verificato successivamente dal MASE. Vaia Porto turistico crocieristico di Fiumicino: cronologia e materiali vedi anche: Pirati in Viaggio 13 marzo 2026 No-Travel-List 2026 le mete da scegliere con cura (o da rimandare!) Fiumincino News 13 marzo 2026 Fiumicino finisce nella “No list”: il caso del porto crocieristico approda oltreoceano Il sito d’informazione turistica Fodor’s ha raccolto la preoccupazione di quanti temono l’arrivo di navi da crociera a Fiumicino Isola Sacra nella “No List 2026” di Fodor’s Travel: il progetto del porto crocieristico finisce sotto i riflettori internazionaliLa località di Isola Sacra citata tra le mete dove il turismo rischia di diventare insostenibile. Nel focus della guida il possibile impatto ambientale del nuovo hub per mega-crociere previsto a Fiumicino. Roma Today 16 marzo 2026 Fiumicino finisce nella “No list”: il caso del porto crocieristico approda oltreoceano 21 marzo 2026 Per osservazionie precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 21, 2026
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Dossier Mobilità – 25 marzo terzo incontro: Metropolitane
Proseguono gli incontri sui capitoli del Dossier mobilità di Carteinregola presentato il 4 dicembre 2025, con il punto della situazione sugli interventi e i progetti della mobilità della Capitale, e le domande inviate all’Assessore Patanè mercoledì 25 marzo alle 18  sulle pagine Facebook e Youtube di Carteinregola parleremo delle Metropolitane  Queste le domande inviata all’Assessore alla Mobilità di Roma Capitale Eugenio Patanè LE DOMANDE DI CARTEINREGOLA PER LE METROPOLITANE 1. Si è parlato spesso della incompatibilità della co-presenza dei cantieri della metropolitana e del tram ma ci risulta che siano state progettate e presentate nella conferenza dei servizi  della tratta T2 della metro C soluzioni di convivenza del tram durante la cantierizzazione per la realizzazione della stazione della metropolitana Chiesa Nuova. Chiediamo conferma sulla inesistenza di incompatibilità tra cantieri della metro C e delle linee tranviarie. In particolare, possono essere messi in opera contemporaneamente i cantieri della stazione metro C Chiesa Nuova e della  TVA a Corso Vittorio Emanuele? E, parimenti, può essere messo in opera contemporaneamente nell’0area di via Barletta il cantiere della stazione metro C Ottaviano e quello dei due rami tramviari verso Ponte della Musica-Auditorium e piazzale Clodio? 2. La tratta T1 della metro C, finanziata in extremis nel 2025 con l’intervento della Regione, ha visto approvato il progetto definitivo ma, secondo notizie ufficiose, con un definanziamento di alcune opere accessorie sia per il materiale rotabile che avrebbe dovuto essere implementato per l’allungamento della linea fino a Farnesina, sia per il parcheggio di scambio multipiano della Farnesina, sia per la prevista croce di inversione dei treni dopo piazzale Clodio (variante della tratta T2). Chiediamo una conferma di questi definanziamenti e se sono state previste strategie per fare fronte alle conseguenze che potranno avere sull’efficacia del nodo di scambio, sulle frequenze dei passaggi della linea nelle ore di punta, sulla possibilità di mantenere la linea elastica in caso di guasto senza interrompere l’intera tratta Farnesina-Venezia. 3. Fu redatto un progetto di prolungamento della Metro A oltre Anagnina verso Romanina ed uno studio di fattibilità (ultime informazioni desunte da Roma Metropolitane) ma a questo non seguirono approfondimenti progettuali né affidamenti in appalto. Con l’ultimo PUMS è stato abbandonato il progetto di una metro in favore di una versione più leggera di metrotramvia. E’ stata così approfondita una soluzione alternativa sul tracciato Anagnina-Torre Angela. E’ definitivo il perseguimento della soluzione alternativa della metrotramvia? Quale è lo stato attuale della progettazione? C’è la copertura finanziaria? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 4. E’ in atto un progetto di prolungamento della Metro A oltre Battistini verso Torrevecchia. Secondo gli ultimi dati presi da Roma Metropolitane è stata prevista la realizzazione di un tratto di linea per uno sviluppo di circa 2 km con 2 stazioni e la realizzazione di 2 nodi di scambio a Bembo e Torrevecchia. Quale è lo stato del progetto di prolungamento della Metro A di Roma oltre Battistini verso Torrevecchia? Resta valida l’idea del prolungamento oltre Torrevecchia fino a Casa Selce con tecnologia funiviaria? C’è la copertura finanziaria? Quali sono i tempi previsti per progettazione-conferenza servizi-cantierizzazione-messa in esercizio? 5. E’ in atto un progetto di prolungamento della Metro B  dopo Rebibbia. Il prolungamento della Linea B è previsto nel vigente Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS), approvato con Delibera n. 79 del 13.12.2024 dal Consiglio della Città Metropolitana di Roma Capitale. Lo scenario progettuale del DOCFAP approvato prevede due tratte funzionali: Rebibbia – Casal Monastero e Casal Monastero – Setteville). Si prevede di redigere il PFTE (Progetto di fattibilità tecnico economica) della prima tratta funzionale prevista nel PUMS nel biennio 2026-2027. Il tracciato della prima tratta funzionale definita dal DOCFAP è lungo circa 3,5 km e interessa il territorio del Municipio IV. Si snoda lungo via Tiburtina a partire dal tronchino terminale della stazione Rebibbia, all’altezza del Carcere omonimo, e prosegue attraverso i quartieri S. Basilio e Torraccia fino all’abitato di Casal Monastero, oltre il Grande Raccordo Anulare. Sono previste 3 stazioni, un nodo di scambio terminale di livello metropolitano per il trasporto pubblico e privato e un tronchino terminale per la sosta notturna dei treni. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione di queste due tratte funzionali? Dai dati presi da Roma Metropolitane i tempi stimati dei lavori ammontano a 7 anni. Visti i tempi previsti per le fasi progettuali e le incertezze dei finanziamenti l’opera appare di difficile realizzazione. 6. E’ nelle previsioni il prolungamento della linea dal capolinea Laurentina alla frazione Trigoria, oltre il GRA con la realizzazione di un tratto di linea per uno sviluppo di circa 6 km con 4 stazioni e la creazione di un nodo di interscambio in un’area prossima all’abitato di Trigoria. Fu redatto uno studio di fattibilità (ultime informazioni desunte da Roma Metropolitane) ma a questo non seguirono approfondimenti progettuali né affidamenti in appalto. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 7. Il progetto di prolungamento del ramo B1 della Metro B dopo Jonio verso Bufalotta e lo scambiatore A1 nord ha come obiettivo il collegamento delle zone di via Monte Cervialto, Serpentara e Colle Salario. Secondo il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), i treni della linea B1 saranno estesi per servire queste aree densamente popolate. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 8. Tutte le stazioni ferroviarie sono potenziali hub della mobilità sostenibile. La redazione del PUMS sia del Comune di Roma che della Città Metropolitana hanno rappresentato una occasione di collaborazione tra le Ferrovie dello Stato (FS) e l’Amministrazione Comunale per ridefinire il ruolo delle stazioni ferroviarie nel contesto territoriale, focalizzando su di esse un’ampia serie di progetti mirati allo sviluppo di sistemi integrati di mobilità sostenibile, con particolare riferimento a:  TPL, Mobilità ciclistica, Mobilità pedonale, Shared mobility, Parcheggi di scambio e aree di sosta, Colonnine di ricarica per mezzi elettrici, Infomobilità. Quale è la situazione per la trasformazione delle stazioni ferroviarie in hub multimediali al fine di favorire lo scambio gomma-ferro? 9. ll raddoppio della tratta ferroviaria tra Valle Aurelia e Vigna Clara è la penultima tratta del cosiddetto “Gra ferroviario” della Capitale. Quali sono le reali prospettive di realizzazione dell’Anello Ferroviario e della sua completa utilizzazione sia per il trasporto passeggeri che per il trasporto merci? Si possono inviare domande sul tema scrivendo a: laboratoriocarteinregola@gmail.com Vedi anche Metro C: il progetto raccontato alle Commissioni del I Municipio (e una richiesta di Carteinregola alle istituzioni) * Vai alla presentazione della serie di webinar con la registrazione dell’incontro introduttivo del 16 febbraio 2026 * vai alla registrazione dell’incontro sul cap. 7 Piano Urbano Parcheggi (e le modiffiche alle NTA per i parcheggi degli impianti sportivi)dell’11 marzo 2026 * Vai al Capitolo 4 del Dossier Mobilità Capitolo 4 Metropolitane  e Ferrovie Regionali I PROSSIMI INCONTRI * mercoledì 8 aprile alle 18 Tram * mercoledì 22 aprile alle 18 Nodi Intermodali  e Parcheggi di Scambio * mercoledì 6 maggio alle 18 Ciclabilità * mercoledì 20 maggio alle 18 Aree Pedonalizzate – Z 30 e Isole Ambientali * mercoledì 3 giugno 2026 alle 18 Bus Turistici 18 marzo 2026 per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 18, 2026
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Metro C: il progetto raccontato alle Commissioni del I Municipio (e una richiesta di Carteinregola alle istituzioni)
Il 17 marzo 2026 si sono svolte le Commissioni congiunte Lavori Pubblici e Mobilità, Mobilità sostenibile e Politiche della Sostenibilità ambientale, Tutela della biodiversità, Transizione ecologica e Piano clima, Pianificazione del territorio del I Municipio con all’Ordine del Giorno la Presentazione progetto metro C tratta T2 da Venezia a Mazzini/Clodio e T1 Mazzini/Clodio – Farnesina. Mettiamo in calce la registrazione, che offre una descrizione puramente verbale del progetto, dato che elaborati e mappe mostrati con la proiezione in aula di numerose slides erano visibili solo ai presenti. Carteinregola ha scritto al Sindaco, all’Assessore capitolino alla Mobilità Patanè, ai presidenti delle. commissioni capitoline Mobilità e Trasparenza, alla Presidente del I Municipio Bonaccorsi, all’Assessore municipale alla Mobilità Labbucci e ai presidenti delle Commissioni municipali congiunte del 17 marzo, chiedendo che le citate slides e, in generale, gli elaborati del progetto delle tratte della Metro C, siano tempestivamente messi a disposizione di tutti i cittadini sui siti istituzionali, anche perchè sarebbe davvero incomprensibile che fosse offerta la possibilità di vedere le tavole illustrate dai tecnici solo ai pochi fortunati che hanno  avuto informazione della riunione delle commissioni e che hanno potuto recarsi in presenza nella sede municipale. Con l’occasione abbiamo fatto ancora una volta presente che l’ottima iniziativa “romasitrasforma” a oggi risulta inadeguata alle sue potenzialità, poichè propone ben poche e generiche informazioni sugli interventi in progetto e in corso nella Capitale, interventi che per essere adeguatamente portati a effettiva conoscenza dei cittadini dovrebbero essere corredati da atti e elaborati,  che in gran parte  sono già stati predisposti per le presentazioni pubbliche – come in questo caso –  e che richiederebbero quindi solo il loro  caricamento sulla piattaforma*. Gruppo mobilità e Gruppo trasparenza di Carteinregola 18 marzo 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a: labortoriocarteinregola@gmail.com NOTE (*) la foto è tratta dal sito di Metro C spa dove si trovano alcuni rendering e piante delle stazioni non aggiornati https://metrocspa.it/lopera/sviluppi-futuri/
March 18, 2026
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Quartieri al buio: Cittadinanzattiva Lazio lancia un sondaggio
Troppi quartieri restano al buio: strade poco sicure, disservizi ignorati, qualità della vita che si abbassa. Cittadinanzattiva Lazio lancia un sondaggio anonimo sull’illuminazione pubblica nel Comune di Roma al fine di un miglioramento dell’illuminazione, della qualità e della sicurezza dei nostri quartieri. Le risposte serviranno a creare un Rapporto sulla situazione, al fine di fare proposte di miglioramento che verranno portate all’attenzione del Comune di Roma e del gestore. Il link per compilare il sondaggio è il seguente https://forms.gle/P7gNU96nL4sBstxo7 Per osservazioni e precisazioni sulla pubblicazione del testo di Cittadinanzattiva Lazio scrivere a: laboratoricarteinregola@gmail.com 16 marzo 2026
March 18, 2026
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Dossier mobilità: il video dell’incontro su Piano Urbano Parcheggi (e le modiffiche alle NTA per i parcheggi degli impianti sportivi)
L’11 marzo si è tenuto il secondo webinar di approfondimento del Dossier di Carteinregola “Mobilità di Roma: Programmi, progetti, conflitti, domande, proposte” (in calce il calendario dei prossimi incontri) sul tema  Parcheggi:  il P.U.P. attuale e prossimo venturo, le modifiche alle NTA (link al capitolo del dossier) Si possono inviare domande sul tema scrivendo a: laboratoriocarteinregola@gmail.com I PROSSIMI INCONTRI * mercoledì 25 marzo alle 18 Metropolitane  e Ferrovie Regionali * mercoledì 8 aprile alle 18 Tram * mercoledì 22 aprile alle 18 Nodi Intermodali  e Parcheggi di Scambio * mercoledì 6 maggio alle 18 Ciclabilità * mercoledì 20 maggio alle 18 Aree Pedonalizzate – Z 30 e Isole Ambientali * mercoledì 3 giugno 2026 alle 18 Bus Turistici 12 marzo 2026 per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 16, 2026
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Gli altri interventi normativi sul diritto penale – Stefano Pesci
Pubblichiamo l’ultimo intervento inserito nel libro di Carteinregola Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli – 30 interventi per il NO (> vai alla pagina con l’indice) Scarica il LIBRO vai alla pagina con i video delle interviste Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli GLI ALTRI INTERVENTI NORMATIVI SUL DIRITTO PENALE di Stefano Pesci, Procuratore aggiunto della Procura di Roma Anna Maria Bianchi A Stefano Pesci, Procuratore aggiunto della Procura di Roma, chiediamo di introdurre un ultimo tassello, che riguarda molti interventi dell’attuale governo che influiscono sul diritto penale, che evidenziano un doppio binario: da una parte vengono introdotti nuovi reati o aggravate le pene di quelli già esistenti che destano più allarme sociale, dall’altra sono stati alleggeriti o addirittura cancellati alcuni reati che riguardano i cosiddetti “colletti bianchi”.  E poi c’è l’ennesimo pacchetto sicurezza, che interviene pesantemente anche sui diritti dei cittadini. Stefano Pesci  Se noi guardiamo agli indirizzi che ha assunto la legislazione penale in questi ultimi due o tre anni è agevole registrare una tendenza, che è quella che è stata chiamata, per l’appunto del “doppio binario”, con alcune caratteristiche rilevanti che dovrebbero interessare tutti. Cosa intendo per doppio binario? Che da un lato appunto si considera il tema del diritto penale come uno strumento per acquisire consenso, mandando contestualmente alla pubblica opinione il messaggio insistito di una generale insicurezza, della necessità di intervenire per garantire al cittadino che diminuiscano i piccoli furti, i danneggiamenti, le aggressioni di strada ed enfatizzando peraltro i dati relativi a questi fenomeni criminali.  Sia chiaro: non si può negare che il fenomeno della criminalità da strada vada preso in carico, perché il cittadino vive un forte disagio quando è vittima di reati di questo tipo, ma altrettanto certamente va considerato che, purtroppo, una certa quota di criminalità è legata in generale al mondo contemporaneo. Comportamenti criminali di questo genere si manifestano in tutti i Paesi, ed anzi l’Italia da questo punto di vista è uno dei paesi più sicuri. Fatto che non ci deve indurre ovviamente a sottovalutare l’impatto della micro-criminalità, ma a dimensionarla correttamente e soprattutto a comprendere che lo strumento penale non è la strada maestra per fronteggiare queste manifestazioni di disagio e marginalità sociale. Nella gran parte dei casi queste situazioni scaturiscono infatti dal disagio sociale, da disoccupazione, emarginazione, anomia[1] e, se così è, mettere in campo una seria prevenzione risulta certamente più efficace rispetto alla pura repressione, che, in effetti, a livello di macrofenomeno, non funziona. Esistono tanti studi che evidenziano come un intervento esclusivamente repressivo non serve ad aumentare la sicurezza mentre si sono spesso rivelati utili sia interventi preventivi di bonifica delle aree di degrado o di riqualificazione della vita quotidiana di queste persone, sia interventi successivi di reinserimento sociale post-reato. Nello stesso tempo, però a fronte di questo massiccio intervento sul penale “di strada” (e, va detto anche sulla “criminalità professionale”, rapine ecc.), abbiamo una evidente riduzione dell’intervento penale volto a fronteggiare la criminalità delle classi dirigenti e dei colletti bianchi. L’intervento più evidente da questo punto di vista è quello che ha rimosso il reato di abuso d’ufficio, normato nell’articolo 323  del codice penale[2], a proposito del quale vi è stato un lungo dibattito nel paese. Il reato prevedeva di punire il pubblico dipendente che nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole previste dalla legge “procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto….”. Anna Maria Bianchi Può fare qualche  esempio?. Stefano Pesci  Facciamo il caso dell’affidamento delle gare e quello dei concorsi. Il sindaco di un paese, nell’affidamento di una gara per le pulizie della scuola, fa partecipare e vincere l’appalto alla società di un parente: è un atto in palese conflitto di interesse che in precedenza risultava punibile in base all’articolo 323. Oppure i casi di favoritismi nell’ambito di concorsi pubblici: in assenza di una norma come l’abuso d’ufficio si faticherà a individuare un reato applicabile. Molti possono essere gli esempi di quello che è qualcosa di più di un malcostume: è un abuso di un ufficio pubblico. Per anni nel dibattito giuridico e politico si era sviluppata discussione perché si sosteneva che la norma fosse scritta in modo da ricomprendere troppe situazioni diverse e che pertanto si determinava incertezza applicativa. Per questo, si sosteneva, il pubblico amministratore, temendo che la propria scelta potesse essere soggetta al sindacato del giudice penale, era paralizzato. In gergo si parlava di “paura della firma”. Come ricorderete, però, molti sottolineavano un altro aspetto: le denunce per questo tipo di abusi erano molte, ma la magistratura applicava con grande cautela questa norma, per cui a fronte di tante denunce, le condanne erano veramente poche. Questa paura della firma era, quindi, più legata a possibili denunce che alla prospettiva concreta di condanne nei processi. Sta di fatto che eliminare questa previsione, senza sostituirla con qualcosa di più preciso o di più raffinato per tutelare gli importanti interessi in gioco, impedisce ora di fronteggiare varie situazioni obiettivamente abusive che meriterebbero un intervento. Si è inoltre chiusa una strada di accertamento, una valvola di accesso a fenomeni criminali più gravi, perché in molti casi le attività di indagine finalizzate a verificare un possibile abuso di ufficio, rappresentavano il passaggio necessario per scoprire possibili corruzioni o concussioni, condotte che difficilmente affiorano in prima battuta. In qualche modo, quindi, l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio ha determinato una scopertura di tutela in riferimento all’interesse che abbiamo tutti noi ad una Pubblica Amministrazione che operi in modo trasparente e corretto. Abbiamo dovuto registrare anche altri interventi in materia di crimini dei colletti bianchi, che segnalano un’attenuazione dell’attenzione a questi profili. Per esempio, ricordo interventi normativi assai complessi, che in questa sede sarebbe impossibile illustrare, in materia di reati tributari, interventi che hanno determinato una riduzione significativa dell’intervento penale in materia di evasione fiscale, (già di per sé residuale perché riguarda solo i casi estremamente gravi). In sintesi, si verifica una tendenza ad una diminuzione dell’efficacia degli strumenti di tutela quando in gioco è l’interesse della collettività a una pubblica amministrazione corretta, al contrasto agli abusi fiscali, corruzione, concussione, che sono i reati commessi dalla parte ricca della società e dalla parte apicale dell’amministrazione e viceversa si punta molto a interventi repressivi verso la criminalità di strada, un po’ declamati e un po’ anche attuati. L’ultimo passaggio di questo indirizzo è rappresentato dal “Decreto sicurezza”, emanato di recente, nel quale sono previsti vari aggravamenti di pena per reati già esistenti, l’introduzione di alcuni nuovi reati e ulteriori due aspetti che meritano una qualche attenzione. Il primo è rappresentato da una serie di interventi che estendono i poteri della polizia e che comprimono le libertà del cittadino, senza passare per il controllo del giudice o del pubblico ministero. Questo tipo di interventi è piuttosto borderline rispetto ai principi costituzionali e bisognerà vedere poi se la Corte costituzionale interverrà per censurare le scelte del legislatore. Si prevede ad esempio una sorta di fermo preventivo nel caso di pubbliche manifestazioni, cioè la possibilità che la polizia intervenga, per impedire che persone specifiche (individuate sulla base di premesse non sempre rigorose) partecipino alle manifestazioni. Ci sono molto dubbi su questa norma e soprattutto, sul fatto che si prescinda da una necessaria verifica dell’autorità giudiziaria. Il secondo aspetto che merita attenzione riguarda la previsione di, una serie di pene accessorie e di sanzioni amministrative accessorie, alcune delle quali paiono discutibili nelle modalità e nelle premesse. Si pensi ai casi in cui si comprimono i diritti del cittadino in riferimento ad aspetti non collegati strumentalmente al reato commesso, come nel caso di confisca dell’autovettura nei confronti del piccolo spacciatore. Oppure alle sanzioni amministrative previste nei confronti dei genitori dei minori che vengano sorpresi, ad esempio, con coltelli dalla lama superiore a 8 cm. Si tratta di un profilo afflittivo nuovo e discutibile, specie quando il minore è diciassettenne o sedicenne. Perché in questi casi la sanzione finisce per colpire una persona (il genitore) che non è scontato abbia la possibilità di impedire al minore di commettere questo reato o addirittura che potrebbe esser stato totalmente all’oscuro del porto del coltello da parte del figlio.  Così come sono previste sanzioni abbastanza asimmetriche, come ad esempio la sospensione della patente nei confronti di chi porti coltelli di un certo tipo fuori dalla propria abitazione: non si capisce per quale motivo si debba prevedere una sanzione di questo tipo che non ha alcuna relazione con il  portare il coltello, perché non c’è una relazione immediata con l’uso di un’autovettura. Tutti gli interventi che mirano a una pura repressione, anche un po’ cieca, anche un po’ a 360°, mentre non si vede alcun intervento per aumentare veramente la sicurezza riducendo il disagio delle fasce giovanili Sono interventi certamente costosi, ma investire sulla qualità della vita dei minori delle nostre periferie probabilmente sarebbe molto più efficace se lo scopo fosse quello di ridurre i reati, di aumentare la sicurezza. Cosa temo che accada? Avremo molti più processi del tutto inutili, un po’ più di carcere per soggetti problematici per i quali il passaggio di due mesi o due anni in un istituto di pena non farà altro che aumentare la situazione di disagio, di estraneità al consesso sociale, di marginalizzazione, piuttosto che il reinserimento sociale, generando potenzialmente per il futuro ancora più insicurezza. Anche perché, sempre sotto questo profilo, non si investe minimamente sul delicato passaggio dal carcere alla vita ordinaria, cosicché l’uscita dal carcere significa semplicemente la ricollocazione all’interno di quello stesso mondo che aveva generato la commissione di quei reati. Quindi anche l’intervento repressivo, per la parte in cui è veramente ora efficace, sarà solo una norma-manifesto, un intervento repressivo nella sostanza inefficace che non finirà per ridurre la criminalità di strada. Anna Maria Bianchi  Un’ultima domanda sugli interventi normativi che sono intervenuti sulla fase delle indagini, in particolare  sia rispetto le intercettazioni, sia rispetto alla previsione dell’interrogatorio dell’indagato prima dell’arresto Stefano Pesci  Sì, sono argomenti tecnicamente abbastanza complessi che non è possibile illustrare in un tempo limitato. Da un lato abbiamo una riduzione della concreta possibilità di effettuare intercettazioni, sia per i presupposti richiesti sia per le modalità nuove che vengono imposte. Spiegarlo in questa sede non è possibile; diciamo, però, che lo strumento delle intercettazioni, essenziale per certe tipologie d’indagine, viene per molti versi limitato (ad esempio non si possono fare intercettazione oltre i 45 giorni per quasi tutti i reati tranne un numero limitato di essi). Queste limitazioni finiscono per ridurre l’uso di questo importante strumento che opera fondamentalmente in due casi, in due categorie di reati: la grande criminalità mafiosa o comunque la criminalità organizzata seria (e questa sfera non è stata toccata) e  i reati dei colletti bianchi, come ad esempio i reati di infedeltà fiscale, che per effetto della nuova disciplina rimangono sostanzialmente al di fuori della sfera della concreta possibilità d’intercettare. Poi vi sono norme che disciplinano in maniera più restrittiva la richiesta di custodia cautelare in carcere perché si prevede che, prima di emettere un’ordinanza di custodia cautelare, il giudice interroghi la persona che dovrebbe essere raggiunta dalla misura per consentirgli di difendersi; questo è previsto, in particolare, per i casi in cui le esigenze cautelari, che giustificano la misura cautelare, non siano il pericolo di fuga o l’inquinamento probatorio: in questi ultimi casi casi, ovviamente, non avrebbe senso consentire alla persona indagata di sapere in anticipo della misura, consentendogli di fuggire o di alterare le prove; negli altri casi, invece, la legge impone che il soggetto sia interrogato preventivamente. Questo crea una situazione ambigua: pensate alla situazione di un soggetto il quale viene raggiunto a casa da una notifica Nella quale dice “Guarda, tu devi essere interrogato, se vuoi, fra tre giorni perché così potrò decidere se mandati in carcere o meno, in quanto sei accusato di questo e questo e questo”. Il messaggio che arriva all’indagato è: o ti giustifichi o ti metto in carcere. Da un lato questa procedura consente a chi ne ha la possibilità di adottare delle contromisure di inquinare le prove. Certo, la legge prevede che non si procede all’interrogatorio preventivo nei casi in cui vi sia pericolo di inquinamento, ma, in questo caso sei tupubblico ministero  che devi poter dimostrare in anticipo il concreto pericolo di questa alterazione delle prove, e se non lo puoi dimostrare in anticipo, l’inquinamento probatorio sarà possibile. Inoltre, e forse soprattutto, quest’obbligo crea paradossalmente una situazione difficilissima anche per lo stesso accusato il quale, a fronte delle prove che vengono contestate, se vuole evitare il carcere molte volte avrà come via maestra, sostanzialmente, quella di ammettere i fatti, perché nella vita concreta dei processi, quando il PM  formula, se hai delle prove a carico, o hai molti elementi per giustificarti oppure rimanere silente vuol dire consegnarti alla misura, quindi al carcere. Questa nuova normativa, quindi, ha effettivamente una seria incidenza pratica, perché da un lato stiamo verificando una significativa riduzione delle misure cautelari, ma dall’altro lato quando si effettuano gli interrogatori, paradossalmente sono delle pistole puntate nei confronti degli indagati. Anna Maria Bianchi: C’è anche il rischio che si possano intimidire i testimoni o i denuncianti? Stefano Pesci: Se c’è il pericolo di possibili intimidazioni nei confronti dei testimoni, la norma prevede che non si proceda ad interrogatorio preventivo; tuttavia, come dicevo, in molti casi non è possibile provare in anticipo un concreto pericolo di intimidazione. Più in generale diciamo che, se pure in molti casi è possibile adottare cautele per evitare i danni peggiori, questa nuova disciplina rappresenta innegabilmente un segnale molto chiaro perché scoraggia gli interventi di natura cautelare nei confronti dei “colletti bianchi”. E questo perché? perché questo tipo di meccanismo, per come è congegnato, fatalmente non opera nei confronti del criminale di strada, perché in quel caso è possibile trovare prove del fatto che sia un violento, che sia un prevaricatore, e quindi si può affermare l’esistenza di un concreto  rischio di inquinamento della prove; con il “colletto bianco”, viceversa, non puoi ragionevolmente affermare che il previo interrogatorio determini il rischio di intimidazione dei testimoni, perché l’indagato è una persona tra virgolette “per bene”, è una persona educata, colta (il commercialista, l’imprenditore), perché non ha una storia di minacce e violenze, non ha una figura da intimidatore. In sintesi: nei fatti anche quei pochi procedimenti che vedevano richieste di misura cautelare nei confronti di “colletti bianchi” si vanno riducendo moltissimo e la tutela degli interessi pubblici, in questi casi, è estremamente ridotta. (intervista registrata il 7 marzo 2026) Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratorioccarteinregola@gmail.com 16 marzo 2026 -------------------------------------------------------------------------------- [1] Anomia, in sociologia, è una situazione di assenza o indebolimento delle norme sociali, che porta disorientamento e perdita di punti di riferimento (concetto reso celebre da Durkheim e Merton) [2] Articolo 323 Codice Penale -Abuso d’ufficio [ABROGATO]Articolo abrogato dall’art. 1, comma 1, lettera b) della L. 9 agosto 2024, n. 114. [Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato(1), il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio(2) che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio(3), in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità(4), ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale(5) ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni(6). La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità(7)(8).] NOTE (1) La clausola di riserva fa soccombere la norma nel concorso apparente rispetto ai reati più gravi, a prescindere dal principio di specialità (v. art. 15 del c.p.) (2) Si tratta di un reato proprio, che può essere commesso tanto dal p.u. quanto dall’i.p.s., figura inserita dalla legge 26 aprile 1990, n.86, al fine di non lasciare impunita la condotta di distrazione di danaro o altra cosa mobile effettuata a vantaggio del privato da parte dell’incaricato di un pubblico servizio. (3) La condotta deve essere compita nello svolgimento delle funzioni o del servizio, non rileva dunque il compimento di atti in occasione dell’ufficio e il mero abuso di qualità, cioè l’agire al di fuori dell’esercizio della funzione o del servizio. (4) Il comma 1 è stato modificato dall’art. 23 comma 1 del D.L. 16 luglio 2020, n. 76. (5) Il riferimento al vantaggio patrimoniale fa sì che venga dato rilievo al complesso dei rapporti giuridici a carattere patrimoniale conseguenti all’atto antidoveroso dell’agente, senza dunque ricomprendere vantaggi di tipo morale o politico. (6) L’art. 1 della l. 6 novembre 2012, n. 190 ha comportato un aggravamento di pena, prima prevista nei limiti edittali di sei mesi e tre anni. (7) Si tratta di una circostanza aggravante speciale ad effetto comune, connessa ad una rilevante gravità. (8) Articolo abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. b), L. n. 114 del 9 agosto 2024.
March 16, 2026
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IL DDL della riforma di Roma Capitale approvato dalla Commissione Affari Costituzionali
L’11 marzo 2026 La Commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato il disegno di legge costituzionale (Vai alla scheda) l termine delle votazioni sugli emendamenti (> Vai agli emendamenti della seduta del 11/03/2026 (Bollettino numero 644)) e sul conferimento del mandato ai relatori Barelli (FI) e Perissa (FdI) (dal sito del Camera dei deputati) . Secondo quanto riportato da ANSA tra le opposizioni hanno votato contro Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra , mentre il Partito Democratico si è astenuto. l’Ansa riporta “fonti dem” secondo le quali l’astensione del PD sarebbe motivata dall’intenzione di “sostenere il percorso di rafforzamento dei poteri di Roma Capitale – su cui lo stesso Pd aveva presentato una proposta di legge a prima firma di Roberto Morassut -” ma anche dal “mantenere aperto il confronto parlamentare però senza rompere definitivamente il fronte delle opposizioni“. E va ricordato che il testo è anche frutto di un tavolo tra governo, Regione Lazio e lo stesso Campidoglio, anche se, come più volte afefrmato nel corso delle audizioni, l’obiettivo principale del Sindaco Gualtieri è una legge ordinaria – con tempi molto più rapidi di una riforma costituzionale – per il conferimento delle risorse necessarie a una Capitale. L’ inizio dell’iter in Aula sarebbe previsto dopo il voto per il referendum sulla giustizia. Pubblichiamo il testo della legge proposta dal governo (Atto Camera: 2564) come modificata dall’unico emendamento approvato. (da https://www.camera.it/leg19/824?tipo=A&anno=2026&mese=03&giorno=11&view=&commissione=01#data.20260311.com01.allegati.all00010) Atto Camera: 2564 DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE: “Modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale” (2564) Art. 1. (Modifica dell’articolo 114 della Costituzione) 1. L’articolo 114 (5) della Costituzione è sostituito dal seguente: « Art. 114. – La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, da Roma Capitale, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane, Roma Capitale e le Regioni sono. enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.   PROPOSTA EMENDATIVA APPROVATA Al comma 1, capoverso, aggiungere, in fine, il seguente comma:    La legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Roma è la capitale della Repubblica. Esercita la potestà legislativa nelle seguenti materie: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale. La legge dello Stato, approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, sentiti il Consiglio della Regione Lazio e l’Assemblea elettiva di Roma Capitale, disciplina l’ordinamento di Roma Capitale e prevede forme di decentramento amministrativo determinandone i princìpi. Attribuisce a Roma Capitale condizioni peculiari di autonomia amministrativa e finanziaria nel rispetto dell’articolo 119 . Roma Capitale attua il decentramento amministrativo sulla base della legge dello Stato ». Art. 2. (Disposizioni transitorie e finali) 1. Roma Capitale esercita le funzioni legislative di cui all’articolo 114, terzo comma, della Costituzione, come sostituito dalla presente legge costituzionale, a decorrere dalle prime elezioni dell’Assemblea di Roma Capitale successive alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. 2. Le leggi della Regione Lazio continuano ad applicarsi fino all’esercizio della potestà legislativa nelle singole materie da parte di Roma Capitale. 3. Fino alla data di entrata in vigore della legge dello Stato prevista dall’articolo 114, quarto comma, della Costituzione, come sostituito dalla presente legge costituzionale, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti sull’ordinamento di Roma Capitale. 4. La potestà legislativa attribuita a Roma Capitale dall’articolo 114, terzo comma, della Costituzione, come sostituito dalla presente legge costituzionale, è esercitata, nelle materie di competenza concorrente ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione (1), nel rispetto dei princìpi fondamentali determinati dalla legislazione dello Stato. Nelle altre materie di competenza residuale, la potestà legislativa di Roma Capitale è esercitata ai sensi dell’articolo 117, quarto comma (2), della Costituzione. 5. Nel caso di attribuzione alla Regione Lazio di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione (7), l’intesa tra lo Stato e la Regione, sentita Roma Capitale, individua i modi e le forme di coordinamento tra la Regione Lazio e Roma Capitale ai fini dell’esercizio delle rispettive funzioni. DA PROPOSTA EMENDATIVA APPROVATA : Conseguentemente, all’articolo 2, sostituire il comma 6 con il seguente: Si applicano a Roma Capitale gli articoli 114, sesto comma, 118, 119, 120, 127 e 134 della Costituzione. 1.27. Il Governo. 6. Si applicano a Roma Capitale gli articoli 118, 119, 120, 127 e 134 (8) della Costituzione. Vai a Roma Capitale,  Roma Città Metropolitana, Decentramento Municipi cronologia e materiali (AMBM) Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 13 marzo 2026
March 13, 2026
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La newsletter di Carteinregola del 13 marzo 2026
REFERENDUM – IL LIBRO “Riforma della magistratura, risposte competenti a slogan ingannevoli” – 30 INTERVENTI PER IL NO a cura di Carteinregola è scaricabile gratuitamente dal sito   VAI AI VIDEO DELLE INTERVISTE Vai a Riforma costituzionale della magistratura cronologia materiali ­ 15.000 EURO DI MULTE A CARTEINREGOLA  Ci si può trovare, per aver copiato sul proprio sito un comunicato che invita la politica a occuparsi, per il Giubileo della Chiesa Cattolica, di chi non ha casa, a dover pagare multe per più di 15.000 euro?  ­ Il comunicato, il video della conferenza stampa  e i dettagli della vicenda  > vai alla pagina Carteinregola ripubblica il “comunicato delle multe” e chiede di rilanciarlo per solidarietà > vai alla pagina con il comunicato da rilanciare -------------------------------------------------------------------------------- Dossier mobilità: il video dell’incontro sul Piano Urbano Parcheggi(e le modifiche alle NTA per i parcheggi degli impianti sportivi) > Vai alla pagina con la registrazione e il calendario dei prossimi incontri ­ Progetti per il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici? Con il Comunicato del Polo civico Esquilino. Leggi -------------------------------------------------------------------------------- Stadio della Roma a Pietralata: si accelera l’iter e Carteinregola chiede audizioni alle CommissioniAggiornamenti sull’iter pubblicazione degli elaborati del PFTE pubblicati sul sito istituzionale) Leggi   Vai a Stadio della Roma a Pietralata cronologia e materiali -------------------------------------------------------------------------------- SEGNALAZIONI venerdì 13 marzo 2026 ore 17:00 Auditorium della basilica di Santa Croce al Flaminio Via Guido Reni 2 Roma  Referendum giustizia: cosa sapere prima di votare,  un’iniziativa di Amuse per offrire informazioni chiare e imparziali sui contenuti della consultazione.  Con Margherita Cassano e Giulio Prosperetti modera  Elvira Naselli  – per Informazioni eventi@associazioneamuse.it  Dal 16 al 20 marzo ore 21:00  La Costituzione è nostra – Incontri al Caffè letterario Via Ostiense 95 Roma – Marco Travaglio dialoga con Piercamillo Davigo (lunedì 16 marzo) Roberto  Scarpinato (martedì 17 marzo) Nicola Gratteri (mercoledì 18 marzo) la Comunità del Fatto (venerdì 20 marzo) anche in diretta streaming sul sito del Fatto martedì 17 marzo ore 17:30 Casa della Memoria e della Storia, via S.Francesco di Sales, 5 Roma – Presentazione del volume UN GIRO DI ORIZZONTE Scritti, discorsi parlamentari e proposte di legge di Antonio Cederna. Biblion ed. 2026 – Coordina Adriano Labbucci Ass. Memoria I Municipio- Intervengono Ella Baffoni, giornalista, Paolo Conti, Corriere della Sera, Vezio De Lucia Urbanista; saranno presenti gli autori Andrea Costa e Sauro Turroni mercoledì 18 marzo ore 17:00 a Piazza del Popolo a Roma Tutti insieme per Il No chiusura della campagna a Roma Piazza del Popolo 19 marzo ore 18:00 Giardini di Piazza Vittorio Emanuele II Area Anfiteatro ASSEMBLEA PUBBLICA Curiamo il Dente Cariato Il Polo dell’Esquilino organizza l’assemblea per proporre un progetto utile alla città invece dell’ennesimo albergo/studentato – partecipa Carteinregola per info https://polocivicoesquilino.it/evento/assemblea-pubblica-curiamo-il-dente-cariato/  giovedì 19 marzo Serata evento al Teatro Italia Roma Via Bari 18: Maratona per il NO  di artisti intellettuali e giornalisti-  per info www.ilfattoquotidiano.it *  *  * RomaRivista il nuovo magazine culturale gratuito di Roma Capitale, disponibile dal febbraio 2026 Dove trovarla:Librerie: Varie librerie di Roma, incluse le Feltrinelli di Largo Argentina.Musei: Nei principali musei cittadini.Biblioteche: Nelle biblioteche comunali di Roma. Online: È possibile consultare i contenuti anche sul sito ufficiale culture.roma.it CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Vai alla pagina  Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività   CARTEINREGOLA tutte le nostre iniziative  Iscriviti alla Newsletter Associazione CARTEinREGOLA www.carteinregola.it laboratoriocarteinregola@gmail.com info@carteinregola.it carteinregola@casellapec.com  per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 13, 2026
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Il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici?
La Giunta capitolina ha approvato il 3 marzo scorso una Memoria di Giunta (1) – “Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile “Dente cariato” di Via Giolitti” – con cui si punta a trasformare l’immobile accanto alla Stazione Termini da “plesso incompiuto e fatiscente” a “porta della Città”. Leggendo la Memoria però, tutto sembra andare nella direzione dell’ennesimo immobile pubblico ceduto a speculazioni immobiliari private. Pubblichiamo la parte finale della Memoria e il Comunicato del Polo Civico Esquilino, che, come già Carteinregola un anno fa (2), in seguito alla Mozione dell’Assemblea Capitolina (3) ribadisce che la funzione dell’immobile “non può essere determinata dal mercato. Deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio”. Il 19 marzo alle ore 18:00 ai Giardini di Piazza Vittorio Emanuele II Area Anfiteatro si terrà l’ASSEMBLEA PUBBLICA Curiamo il Dente Cariato organizzata dal Polo dell’Esquilino per proporre un progetto utile alla città invece dell’ennesimo albergo/studentato – partecipa Carteinregola per info https://polocivicoesquilino.it/evento/assemblea-pubblica-curiamo-il-dente-cariato/ Dalla Memoria avente a oggetto Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile ”Dente Cariato” di via Giolitti (SCARICA LA MEMORIA ) (…) Ritenuto quindi che sia prioritario l’intervento affinché sia restituita di dignità all’immobile il quale, da plesso incompiuto e fatiscente occupato da attività commerciali di diverso genere natura e parzialmente abusive, assuma appieno titolo il ruolo di “porta della Città “che la sua collocazione gli garantisce, anche attraverso la ricostituzione dell’unità potenziale dell’opera originaria per ristabilire, dal punto di vista architettonico, una coerenza tipologica con gli edifici limitrofi limitrofi, e, dal punto di vista funzionale, la rigenerazione del quadrante o ove insiste; nel panorama delle opzioni prospettate, sia da privilegiare un piano che recuperi la sagoma e l’ingombro del volume originario, anche nell’ottica di assicurare maggiore remuneratività all’investimento e di recuperare la compattezza e la continuità originaria del fronte urbano inserito contesto del quartiere Esquilino, rimandando alla libera facoltà degli operatori economici, la scelta delle destinazioni d’uso da dare al complesso; La Giunta capitolina per le motivazioni espresse in premessa, che si intendono integralmente richiamate, fornisce indirizzo al Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche abitative affinché, in collaborazione con la Direzione del Municipio I valuti ogni attività di evidenza pubblica ai sensi di legge finalizzata alla rigenerazione dell’immobile e valuti altresì, con il coinvolgimento di altre strutture capitoline competenti, eventuali utilizzi temporanei dei locali vuoti dell’immobile. (…) Nelle premesse della Memoria è citata la Delibera (4) che ha approvato nel dicembre 2024 il Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per un’azione di accompagnamento e supporto tecnico finalizzato all’implementazione di un ”Progetto faro” di rigenerazione urbana nell’ambito del Progetto ITALIAE – Atelier di sperimentazione ”Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico” – ”Urban regeneration flagship projects” , ma nel seguito non c’è traccia di finalità sociali dell’immobile. Speriamo di essere smentiti, ma ancora una volta ci sembra che la “rigenerazione urbana” delle proprietà pubbliche comunali, per questa Amministrazione si debba intendere come “rinnovamento edilizio” da affidare a privati, anzichè come leva di rigenerazione sociale, che pure, di fronte alla Stazione , avrebbe un suo perchè. Per questo Carteinregola si unisce al Polo Civico Esquilino nelle richieste avanzate nel comunicato in calce, a cominciare da una riflessione trasparente e condivisa sulla destinazione, che deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio e un vero percorso di partecipazione con il territorio, aperto a cittadine/i, associazioni, realtà sociali, culturali e commerciali del rione (AMBM) dal sito del Polo Civico Esquilino 3 marzo 2026, Dente Cariato: il futuro della città non può deciderlo il mercato. Subito un percorso pubblico e partecipato COMUNICATO STAMPA POLO CIVICO ESQUILINO Roma, 3 marzo 2026 L’intenzione dell’Amministrazione capitolina di riqualificare il cosiddetto Dente Cariato a Termini è una buona notizia, ma si tratta di un bene pubblico, la cui funzione non può essere determinata dal mercato. Deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio. Il Polo Civico Esquilino è intervenuto oggi alla seduta congiunta delle Commissioni Turismo e Patrimonio dedicata al futuro dell’immobile(5), un edificio strategico per il nostro rione e per l’intera città. Accogliamo positivamente che, dopo anni, si torni a discutere del destino di questo spazio. Sul tema le associazioni che fanno parte del Polo Civico si sono mobilitate chiedendo che si aprisse una riflessione trasparente e condivisa. È un risultato importante che il tema sia oggi al centro dell’agenda politica. Tuttavia, dalla discussione di oggi emerge un’impostazione che ci preoccupa: avviare una consultazione preliminare rivolta al solo mercato per orientare la destinazione del bene in base all’“appetibilità” economica. Riteniamo che questa impostazione rovesci l’ordine delle priorità. Il Dente Cariato è un bene pubblico, patrimonio disponibile della città. La sua funzione non può essere determinata dalla sola sostenibilità finanziaria e dall’interesse degli investitori. Il rischio è che si ripeta l’errore della cosiddetta riqualificazione dell’area degli ex Mercati Generali dove, grazie a un accordo tra Comune e fondo Hines e contro il parere di residenti e associazioni, c’è il progetto di costruire residence, alberghi e uno studentato di lusso. Oppure del caso del Social Hub a San Lorenzo.  Nel corso della Commissione sono emerse nuovamente ipotesi di studentati e strutture ricettive che non possono essere la soluzione migliore solo perché sostenibili sul piano finanziario. L’Esquilino è già sottoposto a forti pressioni abitative, commerciali e sociali. Un intervento che non tenga conto di un reale mix funzionale e di una significativa quota di servizi pubblici e spazi a vocazione sociale aggraverà gli squilibri esistenti. Proprio mentre l’Amministrazione si accinge a regolare il mercato degli affitti brevi che stanno rendendo le case inaccessibili a chi vive in questa città, chiediamo coerenza! Non si tratta di contrapporre ideologicamente “pubblico” e “privato”, ma di affermare un principio semplice: è l’interesse pubblico a dover orientare il mercato, non il contrario. Chiediamo quindi con forza che: * venga avviato subito un vero percorso di partecipazione con il territorio, aperto a cittadine/i, associazioni, realtà sociali, culturali e commerciali del rione; * venga reso pubblico e discusso lo studio di fattibilità, affinché la città possa valutarne contenuti e presupposti; * siano esplicitati fin da subito criteri vincolanti di utilità sociale, accessibilità e funzione pubblica nella futura procedura di gara; * si lavori a un modello che garantisca un mix funzionale equilibrato, capace di generare valore economico e coesione sociale. Sappiamo che l’intervento richiede un investimento importante. Ma la scelta non può essere ridotta all’alternativa tra “bando che va deserto” e “bando appetibile per il mercato”. Esiste una terza via: costruire un progetto forte, condiviso e socialmente riconosciuto, che attragga investimenti proprio perché radicato in una visione pubblica chiara. Il Dente Cariato può diventare il simbolo di una rigenerazione urbana orientata al bene comune. Oppure l’ennesima occasione in cui una scelta strategica per la città viene definita in base alla redditività.  La politica deve sapere che sebbene – come sottolineato in uno degli interventi in Commissione – non c’è un terzo settore forte economicamente per un’operazione di acquisto, c’è un terzo settore e un movimento civico forte socialmente e in grado di prendere parola contro un modello di gestione pubblica che vede nel mercato l’unica soluzione per trasformare questa citta . Come Polo Civico Esquilino continueremo a vigilare e a proporre, affinché questo spazio torni alla città come luogo vivo, inclusivo e utile alla comunità. Il futuro del Dente Cariato riguarda tutte e tutti. E deve essere deciso insieme. Polo Civico Esquilino Per osservazioni e precisazioni riguardo l’articolo di Carteinregola scrivere a: labortorioriocarteinregola@gmail.com 12 marzo 2026 vedi anche RomaToday, Roma, Il Comune vuole riqualificare l’edificio “dente cariato” di Termini di Giulia Argenti https://www.romatoday.it/politica/dente-cariato-termini-progetto-recupero.html NOTE (1) SCARICA LA MEMORIA DI GIUNTA n. 10 del 19 febbraio 2026 avente a oggetto Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile ”Dente Cariato” di via Giolitti (2) vedi Dente Cariato”: quale uso per il patrimonio pubblico? 18 marzo 2025 (3) La mozione era stata presentata dai consiglieri Antonella Melito, Lorenzo Marinone, Mariano Angelucci, Carla Fermariello, Giovanni Zannola, Cristina Michetelli, Riccardo Corbucci del PD e Tiziana Biolghini di Roma Futura, e sollecitava “la riqualificazione dell’immobile chiamato “Dente Cariato” (4) vedi Deliberazione n. 521 Approvazione dello Schema di Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per un’azione di accompagnamento e supporto tecnico finalizzato all’implementazione di un ”Progetto faro” di rigenerazione urbana nell’ambito del Progetto ITALIAE – Atelier di sperimentazione ”Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico” – ”Urban regeneration flagship projects” Programma Operativo Complementare 2024 – 2025 al PON ”Governance e Capacità Istituzionale” 2014 – 2020 17 dicembre 2024 SCARICA LA DELIBERA. (5) Vai alla registrazione delle Commissioni congiunte Turismo e Patrimonio del 3 marzo 2026
March 12, 2026
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