Rompiamo le righe di guerra e patriarcato. Incontriamoci! L'8 e il 9 marzo ci hanno...
Rompiamo le righe di guerra e patriarcato. Incontriamoci! L'8 e il 9 marzo ci hanno consegnato uno scenario internazionale di lotte in un presente segnato dalla crisi di capitalismo e patriarcato, che si vuole risolvere attraverso guerre, violenze e controllo dei corpi e delle soggettività dissidenti. Incontriamoci per continuare a tramare insieme, per interrogarci sugli scenari che si presenteranno a valle del risultato sul referendum e per proseguire la lotta contro la riforma del reato di violenza sessuale a firma Giulia Bongiorno, che il governo ha programmato di votare l'8 Aprile. Incontriamoci per intessere alleanze e rielaborare pratiche e rivendicazioni, per immaginare un attraversamento del corteo nazionale di sabato 28 e per lavorare sul Trasnational Day Of Visibility 2026 del 31 marzo. Dall'Europa alla Palestina passando per il Libano, l'Iran, il Sudan e il sud America, le nostre vite valgono a ogni latitudine e non faremo nessun passo indietro. Organizziamo le lotte Riprendiamoci presente e futuro Se va a caer Ci vediamo alle 18:30 martedì 24 marzo a @esc_atelier_autogestito Informazioni sulla gestione dell'assemblea e sull'accessibilità dello spazio nel primo commento https://www.instagram.com/p/DWONmr6DINX/?igsh=MWdwNG16OGQ1czQyeQ==
HO UCCISO L’ANGELO DEL FOCOLARE: TRA FEMONAZIONALISMO E FALSI FEMMINISMI. COME LE NUOVE DESTRE STRUMENTALIZZANO LE QUESTIONI DI GENERE
Ho ucciso l’angelo del focolare è l’approfondimento quindicinale dedicato alle questioni di genere. Va in onda sulle frequenze di Radio Onda d’Urto ogni due settimane – il venerdì pomeriggio alle ore 18,45 – dentro la Cassetta degli Attrezzi. _______________________ Continuano gli appuntamenti con la trasmissione dedicata al genere di questa stagione radiofonica 2025/2026. In questa ottava puntata – in onda venerdì 20 marzo – abbiamo approfondito come le nuove destre globali strumentalizzano le questioni di genere per i propri obiettivi politici. Un viaggio, dall’Europa agli Stati Uniti, tra femonazionalismo, falsi femminismi, stantie definizioni di femminilità e vero e proprio antifemminismo, per capire gli immaginari e la simbologia che sottende un certo tipo di propaganda e smascherarne gli obiettivi e i meccanismi più subdoli. Con noi, Viola Carofalo, del progetto Meti e Marina Nasi, giornalista freelance e collaboratrice della rivista “La valigia blu” Ascolta o scarica   Le puntate della stagione 2025 / 2026: * 6 marzo 2026 – “L’amore non ci basta”. I motivi della denatalità in Italia, con Francesca Coin, sociologa e autrice tra gli altri del libro “Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita” (Einaudi, 2023) e Silvana Agatone, presidente dell’Associazione LAIGA – Libera Associazione Italiana Ginecologi non obiettori per l’Applicazione della 194 Ascolta o scarica * 23 gennaio 2026 – Sessismo da tastiera. Quando l’odio di genere corre online, con Vera Gheno, saggista, sociolinguista e ricercatrice presso l’Università di Firenze, e Paola Rizzi, giornalista e vicepresidente dell’associazione Giulia Giornaliste che, nel 2021, ha scritto con Silvia Garambois il volume “#Staizitta giornalista! Dall’hate speech allo zoombombing, quando le parole imbavagliano”. Ascolta o scarica * 12 dicembre 2025 – Femminismo e Marxismo. Intervista a Leopoldina Fortunati, teorica femminista, già militante di Lotta Femminista e del movimento per il Salario al Lavoro Domestico. Tra le prime studiose a occuparsi del rapporto tra donne, lavoro e tecnologie, ha insegnato Sociologia della Comunicazione e della Cultura all’Università di Udine, ed è autrice de L’arcano della riproduzione. Casalinghe, prostitute, operai e capitale Ascolta o scarica * 28 novembre 2025 – Violenza transfobica e vita transgenere. Voci di lotta e di resistenza, con Roberta Parigiani, avvocata, attivista e attuale presidente del MIT – Movimento di Identità Trans di Bologna ed Elisa Ruscio, attivista parte di Milano Pride e di Acet – Associazione per la cultura e l’etica transgenere Ascolta o scarica * 14 novembre 2025 – Educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Ascolta o scarica * 31 ottobre 2025 – Il femminicidio di Cinzia Pinna e la narrazione mediatica della violenza, con Serena Bersani, presidente di Giulia Giornaliste – Associazione Giornaliste Unite, Libere e Autonome e Paola di Non Una di Meno Nord Sardegna Ascolta o scarica * 17 ottobre 2025 – La lotta delle donne arabe tra femminismo, Islam e Palestina. Intervista a Mjriam Abu Samra. L’intervista a Mjriam Abu Samra, attivista e ricercatrice italo-palestinese alla Ca’ Foscari di Venezia, con la quale abbiamo approfondito alcune discussioni aperte riguardo il concetto di liberazione, e di resistenza, per le donne arabe e palestinesi. Ascolta o scarica   STAGIONE 2024 / 2025: * 24 giugno 2025 – Detenutə tra stigma e oblio. Il carcere femminile al tempo del dl sicurezza Ascolta o scarica * 23 maggio 2025 – Tecnologie del controllo. Una prospettiva di genere e di lotta Ascolta o scarica * 9 maggio 2025 – Le mondine Ascolta o scarica * 28 marzo 2025 – Processo per stupro. Il caso di Gisèle Pelicot  Ascolta o scarica * 14 marzo 2025 – La storia della Pastora Ascolta o scarica * 28 febbraio 2025 – L’educazione sessuale nelle scuole nell’era Meloni Ascolta o scarica * 31 gennaio 2025 – La storia della Partigiana Laura Seghettini Ascolta o scarica * 17 gennaio 2025 – Presentazione libro lgbq Ascolta o scarica * 22 novembre 2024 – Molestie nelle Scuole di Giornalismo Ascolta o scarica * 25 ottobre 2024 –  La solitudine delle donne in carcere Ascolta o scarica   STAGIONE 2023 / 2024 * 21 giugno 2024 – Lo stupro come arma di guerra Ascolta o scarica * 7 giugno 2024 – Attivismo: femminismo sui social vs. realtà Ascolta o scarica * 24 maggio 2024 – La violenza sulle donne disabili Ascolta o scarica * 26 aprile 2024 – Orfani Femminicidi Ascolta o scarica * 12 aprile 2024 – Le pubblicità degli anni Settanta e il ruolo delle donne Ascolta o scarica * 29 marzo 2024 – Stereotipi femminili e materie Stem Ascolta o scarica * 15 marzo 2024 – Genere Razza Classe Ascolta o scarica * 2 febbraio 2024 – Donne Felici Senza Figli Ascolta o scarica * 19 gennaio 2024 – Violenza e Metaverso Ascolta o scarica * 5 gennaio 2024 – Salario e Lavoro Domestico Ascolta o scarica * 22 dicembre 2023 – Storia e Leggende di Santa Lucia Ascolta o scarica * 25 novembre 2023 – Il 25 novembre  Ascolta o scarica * 10 novembre 2023 – Streghe di Brescia: Benvegnuda Pincinella Ascolta o scarica * 27 ottobre 2023 – Donne e caporalato Ascolta o scarica
March 23, 2026
Radio Onda d`Urto
[2026-03-26] hum∇n live con Simonetta Musitano @ TOMO Libreria Caffè
HUM∇N LIVE CON SIMONETTA MUSITANO TOMO Libreria Caffè - Via degli Etruschi, 4, 00185 Roma RM, Italia (giovedì, 26 marzo 18:30) Una conversazione sul valore politico della comicità hum∇n podcast live con Simonetta Musitano: Una conversazione sul valore politico della comicità “Dai era una battuta, come sei permalosa” “Comunque, oggi non si può più dire niente…” “La cancel culture è la morte della creatività” Al prossimo hum∇n live avremo come ospite una stand-up comedian, ma *plot twist* non farà stand-up. Simonetta Musitano, comica che porta sui palchi di tutta Italia il suo umorismo autentico e provocatorio, ci guiderà in una riflessione sul ruolo che la comicità può avere nella lotta politica transfemminista. Come ha detto l’ospite del nostro ultimo hum∇n live, Alessandra Chiricosta: “Il gioco è la cosa più seria che abbiamo.” Con questo episodio, capiremo come il gioco, la battuta, lo scherzo possono essere non solo momenti per ridere e “prenderla alla leggera”, ma anche uno strumento potente per abbattere barriere e riappropriarci delle narrazioni sulle nostre soggettività. Sappiamo che è un terreno nel quale si attraversano sfide e riflessioni: il politically correct, la cancel culture, sensibilità differenti che caratterizzano lo spazio pubblico… Ci dovrebbero essere dei limiti nella comicità? Se sì, quali sono e chi li stabilisce? Ma soprattutto, è vero che non si può più dire niente? Non vediamo l’ora di parlarne al prossimo hum∇n live con voi, il 26 marzo da Tomo! La nostra ospite Il progetto Simonetta Musitano nasce a Reggio Calabria nel 1993 da un uomo e una donna. Ma presto il duo si scioglie, e lei capisce che tutti i suoi soldi verranno devoluti all'ordine degli Psicologi. Umile, spontanea, vera, artista del popolo, sembra un'eterna ventenne, il suo talento princiTale-princiPale è la spontaneità (ancora?), essere vera, umile (ma l'ha giàdetto), è il simbolo di chi lotta per arrivare ce l'ha fatta, e gli Italiani lo sanno. Lei nasce attrice e morirà, spera presto. La sua missione è quella di distruggere coi suoi monologhi il sistema binario eterocispatriarcale non da fuori... ma neanche da dentro eh, di lato, un po' più in là, metti che si vuole sedere una persona anziana, che fai? Facendo ridere ma anche estroflettere, (no in realtà è far ricredere sua madre che quel concorso da operatrice ecologica non le serviva davvero, ce la può fare a campare anche da sola, aprendo che so, un crowfunding per trans pazze e ormonate, vedrai mamma, vedrai!). Lei non è solo attrice comica, è anche doppiatrice, autrice ed è apparsa a Comedy Central e Propaganda Live. Lei è la Pamela Prati di Roma Est: Simonetta Musitano! Luogo & ora hum∇n live è ospitato nella libreria indipendente Tomo a San Lorenzo. Tomo contiene al suo interno un piccolo bar, dove ci possiamo vedere (e conoscere!) dalle h. 18:00, per poi iniziare l'episodio alle h. 19:00. Dato che l'evento sarà registrato, vi chiediamo di arrivare con puntualità. Accessibilità dello spazio: Mentre la libreria e il bar sono situati al piano terra, purtroppo la sala di registrazione richiede l'accesso tramite scale e non è quindi accessibile a persone che si muovono in sedie a rotelle. Ci dispiace molto e continueremo a impegnarci per cercare soluzioni per rendere i nostri eventi più accessibili a tutt*. L’iscrizione gratuita all’evento è disponibile su eventbrite e trovate il link in bio su @humvnpodcast Contributo libero L’evento sarà gratuito, ma se vuoi supportare le nostre attività e permetterci di continuare a spargere transfemminismo nel mondo, porta qualche soldino :) Consenso e rispetto reciproco Ti chiediamo di occupare questo spazio nel rispetto dell'altr* e nel rispetto dei valori di hum∇n - fra cui il rispetto reciproco e la sorellanza: https://www.humvn.org/it/chi-siamo/i-nostri-valori/ Non vediamo l'ora di accoglierti! About hum∇n Prima di essere un podcast, hum∇n è una comunità. Un insieme di corpi e di anime che vogliono muoversi in spazi collettivi, entrare in dialogo con l’altr* e condividere esperienze per trovare punti di connessione e comprensione reciproca. hum∇n vuole creare uno spazio di dialogo e scambio con diverse soggettività che popolano i movimenti femministi attuali, per esplorare le loro idee e opinioni sul momento storico-sociale che il femminismo sta attraversando e su come il femminismo stia contribuendo alla trasformazione sociale. Con gli eventi di hum∇n live cerchiamo di creare questo spazio dove poter non solo ascoltare ma anche interagire con l fantastic ospiti che condividono le loro storie di femminismo con noi.
March 22, 2026
Gancio de Roma
Il Governo Meloni contro le donne (1/3: Redazionale completo )
Un redazionale sulle eoliche del Governo Meloni contro le donne. Il dibattito della destra è spacciare questa epolitiche, principalmente securitarie come femminismo di destra. Ma il femminismo di destra non esiste perchè non scardina il controllo economico e sociale sulle donne; anzi poiché donne non si nasce ma ci si diventa come categoria politica, Meloni, Roccella, Bongiorno sono mandate avanti dal patriarcato per far tornare le donne dentro casa.  Ne parliamo con la filosofa Giorgia Serughetti e la Consigliera di parità Lella Ruccia che smantella la decisione del governo Meloni di smantellare le consigliere di parità locali per centralizzare e controllare il mondo del lavoro e le discriminazioni. In studio anche Barbara Kenny, direttrice di InGenere che ci illustra queste politiche contro le donne. 
March 22, 2026
Radio Onda Rossa
Femminismo marxista e decolonialità
La prima Conferenza Internazionale Marxista-Femminista si è tenuta a Berlino nel 2015, promossa dalla sezione femminista dell’Istituto Berlinese di Teoria Critica (InkriT) attorno alla sociologa e filosofa tedesca Frigga Haug. In occasione della plenaria conclusiva, Haug ha presentato un documento in tredici tesi che sintetizza il pensiero delle correnti femministe che vedono nelle categorie marxiste uno strumento utile per analizzare la realtà sociale contemporanea. I congressi successivi hanno ripreso e ampliato queste tesi, declinandole in modi diversi in base alle necessità del contesto politico contemporaneo ma mantenendo una prospettiva femminista marxista.  Dal 21 al 23 novembre 2025 si è svolta nella città di Porto la sesta Conferenza Internazionale Femminista Marxista del gruppo Marxfem dal titolo Decolonising Bodies, Territories and Practices,  con un’ampia partecipazione – 358 iscritte provenienti da 50 Paesi – a testimonianza del rinnovato interesse per il femminismo marxista, in particolare tra le giovani attiviste e studiose del mondo.  Dopo una lunga fase in cui gli studi femministi sembravano concentrarsi unicamente sulla sfera culturale e simbolica del predominio maschile, il femminismo del XXI secolo è – in buona parte – tornato a un approccio materialista, radicandosi nella materialità dello sfruttamento, dei lavori precari sottopagati, delle condizioni di maternità negate. IL NOSTRO POSIZIONAMENTO Di fronte a una progressiva «fascistizzazione della riproduzione sociale», processo che vede un preciso attacco alla politicizzazione femminista e popolare della crisi della riproduzione sociale, tornare a un approccio materialista permette di interrogare le specifiche forme di oppressione prodotte dal modo di produzione capitalista. Proprio la nostra postura materialista ci fa scrivere questo contributo a partire da un posizionamento che vogliamo esplicitare. Siamo studiose, ricercatrici, attiviste e militanti che si interrogano circa le dinamiche di potere che permeano la nostra società e i cui effetti si ripercuotono maggiormente sui soggetti femminilizzati dediti alla riproduzione sociale. Sappiamo anche che i corpi che quotidianamente portiamo per le strade, nei luoghi di lavoro, nelle accademie e nelle piazze non sono neutri bensì connotati come oggetto di controllo e di strumentalizzazione da parte del patriarcato e del capitalismo.  Allo stesso modo sappiamo di trovarci a pensare e agire in una parte ben definita del mondo: quello europeo e occidentale. Il privilegio di cui godiamo in quanto persone bianche che parlano e scrivono da paesi del Nord globale è qualcosa di cui abbiamo contezza e che cerchiamo di problematizzare nelle nostre riflessioni. Siamo consapevoli, infatti, delle dovute differenze che le lotte portate avanti in un contesto come quello europeo – certamente scosso da crisi ecologiche, economiche e belliche – presentano rispetto alle lotte di altri territori. Le esperienze, dall’America Latina alla Palestina, dal sud-est asiatico all’Africa, sono per noi una fonte di apprendimento e di elaborazione teorica. Crediamo che guardare al di là dello stretto orizzonte dei luoghi in cui viviamo e schiudere il pensiero femminista (e marxista) a una prospettiva internazionalista sia la sola via percorribile per poter realmente realizzare la rivoluzione. Una rivoluzione, dunque, che parte dalla decolonialità. Come ha sottolineato Ruth Gilmore nella plenaria introduttiva, il Capitale ha bisogno delle differenze di razza e di genere per perpetuare le proprie condizioni di esistenza. Il metodo decoloniale serve a evidenziare le catene internazionali della valorizzazione del capitale che sono in continuità con la storia coloniale; ma serve anche a disvelare i meccanismi materiali e psicologici di predominio e di sfruttamento nelle nostre società postcoloniali razziste. LEGGI ANCHE… FEMMINISMO LA RADICE DELL’OPPRESSIONE DELLE DONNE Giulia Marotta ACCUMULAZIONE, RIVOLUZIONE E NUOVO PROLETARIATO INTERNAZIONALE Se si segue l’interpretazione che Rosa Luxemburg propone rispetto alla questione dell’accumulazione originaria, si comprende perché il tema della decolonialità sia centrale per una riflessione che vuole essere insieme femminista e anticapitalista. Nel suo testo principe, L’accumulazione del capitale, Luxemburg costruisce quella che viene conosciuta come la sua «teoria dell’imperialismo» in cui collega in modo necessario capitalismo, colonialismo, guerra e imperialismo.  Confrontandosi direttamente con alcuni dei più spinosi nodi marxiani, la rivoluzionaria polacca ricostruisce le diverse fasi attraverso cui il capitalismo colonizza aree del mondo non-capitalistiche mediante l’instaurazione violenta delle proprie strutture e dei propri modelli sociali. Le nuove possibilità pratico-teoriche elaborate da Luxemburg  rendono la sua trattazione particolarmente rilevante per le contemporanee teorie femministe post e decoloniali.  La portata globale che Rosa Luxemburg riconosce nelle strutture di sfruttamento che sottendono al funzionamento del capitalismo permette  all’autrice di elaborare un’idea di rivoluzione e lotta di classe che sia necessariamente internazionale. Per Luxemburg, infatti, il capitalismo crea, senza volerlo, il suo strumento di resistenza e cioè una classe lavoratrice, sottoposta allo stesso sistema di sfruttamento, quello capitalistico, esteso su scala globale. La rivoluzione luxemburghiana, quindi, vede la necessaria partecipazione di tutto il proletariato internazionale unito contro lo stesso nemico: la violenta e capillare espropriazione e discriminazione del capitalismo.  Ma come individuare, oggi, il soggetto rivoluzionario? Nel capitalismo contemporaneo, segnato da forti processi di finanziarizzazione e dalla moltiplicazione di forme di lavoro informali o para-formali, l’individuazione di un soggetto di classe unitario appare sempre più complessa. La frammentazione delle condizioni lavorative e la crescente centralità di attività non riconducibili al lavoro salariato industriale mettono in crisi le categorie tradizionali con cui il marxismo ha storicamente identificato il soggetto rivoluzionario. Già negli anni Settanta, in un contesto segnato dalla crisi del fordismo e dall’emergere di nuove forme di ristrutturazione capitalistica, una parte del marxismo femminista aveva messo in discussione l’identificazione del soggetto rivoluzionario con l’operaio industriale salariato. È il caso dell’esperienza internazionale di Wages for Housework, che fin dalla sua nascita ha insistito sulla necessità di riformulare la nozione di classe a partire da una diversa centralità attribuita alle soggettività non salariate, al lavoro domestico e di cura nel ciclo complessivo di produzione e riproduzione della forza-lavoro. Se si riflette sulla condizione contemporanea – che vede il completo disfacimento del diritto internazionale nonché la proliferazione di guerre a scopo imperialista e di imposizione di un unico modello sociale e produttivo – le parole di Luxemburg ritornano con urgenza. La «teoria dell’imperialismo» e l’internazionalismo luxemburghiano costituiscono degli importanti strumenti per il femminismo contemporaneo, soprattutto se si considera il violento attacco ai  corpi delle donne, specialmente in quelle zone soggette a processi di ricolonizzazione e guerre imperialiste. Sono proprio le donne, infatti, a occuparsi della riproduzione sociale delle proprie comunità e quindi custodi di sistemi sociali alternativi a quello capitalistico. Non a caso il tema della riproduzione sociale, nuova posta in gioco dell’accumulazione capitalistica, ha occupato un posto centrale nelle riflessioni svolte nei vari panel della conferenza. Questo ampio interesse nei confronti dell’argomento è giustificato se consideriamo, in una prospettiva globale, le forme di resistenza attraverso economie di sussistenza come quelle messe in campo in America Latina o il respingimento coloniale in atto in Palestina.  LEGGI ANCHE… FEMMINISMO CURA E GIUSTIZIA SOCIALE Kathleen Lynch - Rodolfo Pezzi PALESTINA Il nostro pensiero non può che andare in Palestina, dove le donne stanno compiendo gravosi sforzi per cercare di preservare le condizioni minime di esistenza in un contesto come quello genocidario segnato dalla distruzione sistematica dei mezzi di sussistenza e delle infrastrutture di base (strade, case, acquedotti, ospedali, infrastrutture alimentari, ecc.). L’aggressione alle condizioni materiali di esistenza palestinesi, parte del progetto coloniale sionista, colpisce in egual misura uomini, donne e bambini palestinesi. Tuttavia, sono soprattutto le donne (anche se non esclusivamente) a fronteggiare quotidianamente, nell’ambito della riproduzione sociale, gli effetti di questa distruzione rendendo possibile la sopravvivenza collettiva, attraverso pratiche di cura, organizzazione e sostegno reciproco, restando spesso ai margini della narrazione pubblica. Non a caso, le donne in quanto potenzialmente «madri» sono oggetto di politiche di controllo e negazione da parte della strategia politica sionista, guidata dall’idea che la riproduzione delle e dei palestinesi sia una minaccia al progetto coloniale israeliano.  Il ruolo attivo e politico svolto dalle soggettività femminilizzate e marginalizzate nella resistenza palestinese ci pone, pertanto, di fronte al tema della riproduzione sociale come forma di resistenza.  RESISTENZA E RIPRODUZIONE SOCIALE Parlare di resistenza delle donne in Palestina significa confrontarsi con una molteplicità di forme di opposizione alla colonizzazione di Israele ma, soprattutto, significa compiere un lavoro di esegesi delle fonti (non sempre scritte) e di storie trasmesse oralmente.  Storicamente, la prima organizzazione ufficiale di donne palestinesi nasce nel 1920 con il nome di Palestinian Arab Women’s Union, protagonista di diverse proteste contro la presenza britannica nei territori palestinesi. La loro attività rende esplicita per la prima volta come la liberazione delle donne sia parte necessaria per il raggiungimento della liberazione di tutta la popolazione palestinese.  A partire dal 1948, anno di inizio della Nakba, si assiste a una diversificazione delle forme di resistenza. La popolazione palestinese, privata della propria terra, affidò alla famiglia e alla memoria collettiva la sua sopravvivenza. La funzione dello spazio privato mutò radicalmente, la casa divenne il luogo nel quale preservare la cultura e portare avanti forme differenti ma complementari di resistenza: non più solo luogo di cura e di lavoro domestico ma spazio del sumud. In questo contesto, le soggettività femminilizzate furono le figure principali di questa forma «narrativa» di resistenza. La svolta più recente risale al 2019 con la nascita del movimento femminista palestinese Tal’at. A differenza delle organizzazioni precedenti, Tal’at cerca di tenere insieme le istanze del femminismo radicale e quelle della liberazione nazionale, provando a superare una visione dicotomica delle lotte. Il nuovo movimento femminista è stato il primo a parlare apertamente di abusi domestici affermando con forza che non vi è alcuna contraddizione tra il desiderio di libertà palestinese e la lotta per i diritti delle donne. Tal’at rende così esplicita la forte connessione tra le due forme di resistenza denunciando, tra l’altro, come l’oppressione israeliana inasprisca atteggiamenti violenti in chi vive sotto il dominio coloniale.  Ciò che succede in Palestina, come in altri contesti dove sono sotto attacco le condizioni materiali della riproduzione della vita, rende evidente come l’oppressione abbia a che fare con il modo in cui il capitalismo si sostiene e si riproduce. È chiaro che, in primo luogo, sono le donne con i loro corpi a  costituire una resistenza attiva che passa attraverso la riproduzione sociale; è grazie a loro che si può tessere una rete di resistenza – locale e internazionale – a quel processo di espropriazione, imposizione e violenza mortifera che caratterizza l’alleanza criminale tra patriarcato e capitale. Come femministe marxiste, dunque, riconosciamo l’urgenza di confrontarci con l’esperienza di lotta delle donne e delle femministe palestinesi, che riteniamo imprescindibile, poiché rende evidente l’intreccio tra violenza di genere e sessuale, politiche coloniali di insediamento e guerra. Questa postura ci impone di leggere tali violenze come parte integrante dei processi di dominio attraverso cui il capitalismo globale riorganizza la sua riproduzione, scaricandone i costi sui territori che rendono possibile la sopravvivenza materiale e sociale dei suoi centri economici attraverso processi di espropriazione e sfruttamento. *Giulia Longoni, Ludovica Micalizzi, Martina Facincani, Nadia De Mond fanno parte di MarxFem Italia. L'articolo Femminismo marxista e decolonialità proviene da Jacobin Italia.
March 19, 2026
Jacobin Italia
La maggioranza Meloni-Salvini-Tajani sta promuovendo una riforma costituzionale della giustizia che comporterebbe di fatto il controllo del governo su... https://t.me/nonunadimenoroma/2341