Ambiente, disastro climatico

L’autodistruzione di Israele: il Sionismo ha oltrepassato il punto di non ritorno?
La ricerca di sopravvivenza di Netanyahu attraverso il Dominio e la Distruzione potrebbe aver raggiunto i suoi limiti e la sua inevitabile fine.  Fonte: English version Immagine di copertina: La ricerca di sopravvivenza da parte di Netanyahu attraverso il dominio e la distruzione potrebbe aver raggiunto i suoi limiti, e la sua inevitabile fine. Di … Leggi tutto "L’autodistruzione di Israele: il Sionismo ha oltrepassato il punto di non ritorno?" L'articolo L’autodistruzione di Israele: il Sionismo ha oltrepassato il punto di non ritorno? proviene da Invictapalestina.
March 23, 2026
Invictapalestina
COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO NO TAV SUSA – MOMPANTERO
Il seguente comunicato intende rendere pubblico quanto accaduto a Susa nell’ultimo mese. Spinto dalla preoccupazione riguardante le possibili, pesanti ricadute sulla salute degli abitanti a causa della futura installazione dei […] The post COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO NO TAV SUSA - MOMPANTERO first appeared on notav.info.
March 23, 2026
notav.info
Indifferente al genocidio, indifferente alle guerre insensate, l’Europa si merita tutto l’umiliante bullismo di Trump.
Sempre più impotente e inattiva, l’Europa rischia di diventare un sacco da boxe, costretta ad assorbire i costi della sconsiderata politica bellicista di Trump Fonte: English version Immagine di copertina:L’UE non ha detto nulla sulla flagrante illegalità della guerra, avallando indirettamente l’unilateralismo americano e israeliano a scapito del diritto internazionale [foto: Getty Images] Khaled Al … Leggi tutto "Indifferente al genocidio, indifferente alle guerre insensate, l’Europa si merita tutto l’umiliante bullismo di Trump." L'articolo Indifferente al genocidio, indifferente alle guerre insensate, l’Europa si merita tutto l’umiliante bullismo di Trump. proviene da Invictapalestina.
March 23, 2026
Invictapalestina
La Casa de las Américas all’Avana, un centro di politica e cultura di portata universale
Nell’agenda di incontri legata alla missione all’Avana nell’ambito del Convoy “Nuestra America” per Cuba, non poteva mancare quello con uno dei luoghi culturali più importanti non solo di Cuba. Tra le primissime istituzioni culturali fondate dalla Revolución, istituto culturale tra i più importanti dell’intero continente americano, la Casa de las Américas, all’Avana, fu istituita appena quattro mesi dopo il trionfo della Rivoluzione, il 28 aprile 1959, con la finalità di sviluppare ed espandere le relazioni socioculturali con i popoli dell’America Latina e del mondo intero. Essa è, infatti, un’istituzione culturale con ispirazione, come vedremo, universale. La sua storia è segnata da alcune tra le più grandi personalità della storia americana del XX secolo. Fu inaugurata il 4 luglio 1959, con una cerimonia presieduta dal leggendario Ministro dell’Istruzione, Armando Hart Dávalos, nell’edificio dell’ex Casa de la Cultura. Quando, dopo la Revolución, tutti i governi dell’America Latina, ad eccezione del Messico, su pressione statunitense interruppero le relazioni con Cuba, l’istituzione contribuì in modo determinante a mantenere in vita i legami culturali tra Cuba e il resto del continente. Essa non solo diffuse l’opera della Rivoluzione ma in particolare facilitò la conoscenza e la visita a Cuba di molti intellettuali che vennero in contatto con la nuova realtà del paese. Si trattò di un cimento marxista, fidelista e martiano. Come scrisse Armando Hart Dávalos in uno splendido saggio su “José Martí: un punto di riferimento attuale per il movimento internazionale dei lavoratori”, «la sua idea di politica era strettamente legata al sentimento umano. Era politico perché profondamente umanista, ed era umanista perché profondamente politico. Tale idea costituisce una delle eredità più belle che ci ha trasmesso. Per capire le concezioni di Martí, bisogna contare su un radicale pensiero democratico, il suo latino-americanismo e il suo senso universale». «È evidente che Martí non è rimasto indifferente al grande dibattito di idee intorno agli ideali dei lavoratori e del socialismo. Riferendosi specificamente all’ideale socialista, aveva mostrato grande ammirazione e rispetto «per quelli che cercano, per ogni dove, un segnale più giusto nell’ordine della giustizia nel mondo», specialmente «per quelli che si sollevano in nome degli interessi dei poveri». Secondo l’eroe nazionale di Cuba, infatti, Marx meritava onore perché si era messo al fianco dei deboli. Per lui non è stato solo «colui che ha smosso in maniera gigantesca la collera dei lavoratori europei», bensì un «osservatore profondo delle ragioni della miseria umana». […] Egli riuscì a porre il problema dei lavoratori e della disuguaglianza sociale con termini radicali e coerenti. È chiaro che la ricerca della soluzione di tale problema è un punto centrale del suo insieme di ideali». La stessa figura di Armando Hart (1930-2017) è una delle figure imprescindibili della storia cubana: intellettuale e politico, tra i principali organizzatori della rivoluzione nelle città, è stato poi Ministro dell’Istruzione (1959-1965) e Ministro della Cultura (1976-1997). Come ricorda il Granma, fu «interprete creativo delle idee di Fidel, svolse un ruolo decisivo nella trasformazione delle caserme in scuole, nella riforma delle università, … nello sviluppo della Campagna di Alfabetizzazione nel 1961». Haydée Santamaría, eroina della lotta rivoluzionaria, ha diretto la Casa de las Américas dalla sua fondazione nel 1959 fino alla sua morte nel 1980, imprimendo al suo sviluppo un tratto fondamentale e determinante. Autentica leggenda della Rivoluzione, Haydée Santamaría (1922-1980), è stata una rivoluzionaria e intellettuale, eroina di Cuba. Il 26 luglio 1953 partecipò all’assalto alla caserma Moncada, per il quale fu imprigionata insieme a Melba Hernández. Dopo il suo rilascio, entrò a far parte della Direzione Nazionale del Movimento 26 Luglio. Sostenne il distaccamento guerrigliero guidato da Fidel Castro sulle montagne della Sierra Maestra, e le fu affidato da Fidel il compito di reperire fondi e unire i rivoluzionari all’estero. Tornò a Cuba dopo il trionfo della Rivoluzione e lavorò al Ministero dell’Istruzione; poi, come direttrice della Casa de las Américas, influenzò in modo determinante lo sviluppo culturale del paese. La Casa de las Américas deve il suo status proprio alla sua visione lucida e profonda, insieme internazionalista e latino-americanista. La Casa de las Américas ospita oggi cinque dipartimenti: Teatro, Musica, Arti Visive, Biblioteca e il Centro di Ricerca Letteraria. Fondato nel 1967, il Centro di Ricerca Letteraria ha due linee di lavoro fondamentali: l’organizzazione del Premio Letterario “Casa de las Américas” e lo studio e divulgazione della letteratura del continente. Il centro organizza conferenze, corsi e colloqui internazionali, nonché la “Settimana dell’Autore”, dedicata, ogni anno, a un importante scrittore latinoamericano. Pubblica inoltre antologie, saggi e testi critici; fornisce consulenza alla Rivista “Casa de las Américas” e alle edizioni “Casa” fondate nel 1960, subito dopo il trionfo della Rivoluzione; inoltre, in collaborazione con l’Unione degli Scrittori e degli Artisti di Cuba (Uneac), pubblica la rivista di teoria culturale “Criterios”. Gestisce l’Archivio della Parola, che conserva le registrazioni di oltre mille voci di personalità di spicco della letteratura, delle arti e della politica. Già da questi brevi cenni si comprende l’importanza della cultura e dell’editoria a Cuba: a Cuba non esiste un’editoria privata, ma sono innumerevoli le case editrici espressione delle mille articolazioni sociali, culturali e accademiche del paese. La Biblioteca José Antonio Echeverría della Casa de las Américas fu fondata nel settembre del 1959 con la conferenza “La politica culturale della rivoluzione cubana”, tenuta dal Ministro degli Esteri Raúl Roa García. Tra le sue collezioni si annoverano oltre 126 mila volumi, 136 mila fascicoli di periodici, in particolare della seconda metà del XX secolo, e oltre 3000 fascicoli su personalità e argomenti relativi all’America Latina. Raúl Roa García è stato il leggendario Cancelliere della Dignità. È ricordato per il suo impegno nella lotta per l’indipendenza dei popoli di Asia, Africa e America Latina. Fu alla presidenza della I Conferenza Tricontinentale, tenutasi all’Avana nel gennaio 1966, a proposito della quale, dichiarò: «La Conferenza Tricontinentale ha cristallizzato la solidarietà del movimento di liberazione nazionale in Africa, Asia e America Latina, ha definito una linea comune nella lotta frontale contro l’imperialismo, il colonialismo e il neocolonialismo e ha forgiato con vigore l’unità strategica e tattica nella lotta, attingendo alla ricca esperienza dei popoli partecipanti». La sua battaglia diplomatica più eclatante fu senza dubbio il dibattito alle Nazioni Unite durante la fallita invasione di Playa Giron, in cui denunciò con vibrante fermezza l’aggressione criminale. «Accuso solennemente il Governo degli Stati Uniti dinanzi alle Nazioni Unite e alla coscienza del mondo di aver scatenato una guerra di invasione contro Cuba per impadronirsi delle sue risorse, terre, fabbriche e infrastrutture e riportarla al suo vergognoso status di satellite dell’imperialismo nordamericano». E dichiarò: «Un grido unanime scuote oggi tutta Cuba, risuona in tutta la nostra America e riecheggia in Asia, Africa ed Europa. La mia piccola ed eroica patria sta rivivendo la classica lotta tra Davide e Golia. Soldato di questa nobile causa in prima linea nelle relazioni internazionali, permettetemi di diffondere questo grido nell’austero Areopago delle Nazioni Unite: Patria o morte! Vinceremo!». Nel tempo dell’assedio statunitense contro Cuba, parole di formidabile attualità. Gianmarco Pisa
March 23, 2026
Pressenza
Nel 2025 la crisi climatica quasi assente sui media. I dati del Rapporto Greenpeace-Osservatorio di Pavia
Anche nel 2025, per il secondo anno consecutivo, continua a calare l’attenzione dei mass media italiani per il riscaldamento del pianeta. Rispetto al 2022, le notizie con un focus centrale sulla crisi climatica diminuiscono del 26,1% sui quotidiani e del 52,9% nei TG. Inoltre, la crisi climatica viene frequentemente trattata in modo marginale o richiamata senza un adeguato approfondimento: ciò avviene nel 71,3% degli articoli e nel 67,4% delle notizie televisive. E’ quanto evidenzia il nuovo rapporto annuale dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia, che analizza la copertura della crisi climatica e della transizione ecologica nell’informazione italiana nel corso del 2025. Giunto al quarto anno consecutivo di monitoraggio, lo studio propone un’analisi quali-quantitativa dei contenuti pubblicati dai cinque quotidiani nazionali a maggiore diffusione e dalle edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali generalisti, con l’obiettivo di misurare non solo l’attenzione riservata al tema, ma anche le cornici narrative entro cui esso viene rappresentato nello spazio pubblico. Il quadro che emerge segnala un’ulteriore perdita di centralità della questione climatica nell’agenda mediatica, con le cause della crisi climatica che sono esplicitate solo nel 13,2% degli articoli e nel 13% dei servizi dei TG. I combustibili fossili, in particolare, vengono indicati come causa appena nel 3% dei casi sulla stampa e nel 2% nei telegiornali. Tra gli elementi più significativi rilevati dal rapporto vi è inoltre la quasi totale assenza di attribuzione di responsabilità per la crisi climatica. Ne deriva una rappresentazione che tende a descrivere fenomeni, effetti e controversie, ma molto più raramente individua cause e responsabilità. Un ulteriore aspetto riguarda la debolezza del legame tra transizione ecologica e crisi climatica. Una quota consistente delle notizie dedicate alla transizione non richiama infatti in modo esplicito il contesto del riscaldamento globale. Tra il 2024 e il 2025, le notizie sulla transizione energetica senza esplicito riferimento alla crisi climatica sono raddoppiate sui quotidiani e quintuplicate nei TG. In un anno in cui l’agenda dei media si è focalizzata sul disimpegno di Trump e sulla maggiore flessibilità dell’Unione Europea nel perseguire gli obiettivi di neutralità carbonica, sono prevalsi gli aspetti economico-politici della transizione ecologica rispetto a quelli ambientali, scientifici o sociali, trascurando temi cruciali come gli impatti sulla salute (1,4%), la scienza del clima (1%) o le migrazioni climatiche (0,4%). C’è poi il dato relativo alle inserzioni pubblicitarie, che nel 2025 risultano in ulteriore aumento rispetto agli anni precedenti. Il monitoraggio registra infatti 1.621 pubblicità riconducibili ad aziende ad alto impatto ambientale, con una netta prevalenza del settore fossile e di quello automotive: un numero cresciuto del 26% rispetto al 2024 e raddoppiato rispetto al 2022. Nel loro insieme, questi elementi offrono una base empirica utile per interrogarsi sul ruolo dell’informazione nella costruzione dell’agenda pubblica su riscaldamento globale e transizione ecologica e sulle modalità con cui questi temi vengono resi visibili, interpretati e discussi nel contesto mediatico italiano. Lo studio condotto dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace ha stilato anche la classifica dei quotidiani per il 2025: fa meglio degli altri Avvenire, l’unico giornale ad avvicinarsi alla sufficienza (5,4 punti su 10); seguono, distaccati di molto, Il Sole 24 Ore (2,8 punti), e Corriere della Sera e La Stampa (a pari merito con 2,6 punti); fanalino di coda, la Repubblica (2,2 punti). I giornali sono stati valutati mediante cinque parametri: 1) quanto parlano della crisi climatica; 2) se citano i combustibili fossili tra le cause; 3) quanta voce hanno le aziende inquinanti e 4) quanto spazio è concesso alle loro pubblicità; 5) se le redazioni sono trasparenti rispetto ai finanziamenti ricevuti dalle aziende inquinanti. “Mentre il pianeta rischia di diventare inabitabile a causa della nostra dipendenza dai combustibili fossili, i principali media italiani sono costretti a tacere le responsabilità delle aziende inquinanti perché dipendono dalle loro pubblicità per sopravvivere, ha sottolineato Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia. Questo spiega perché su giornali e tv si parla sempre meno di clima e ad avere più spazio sono esponenti del mondo dell’economia e della politica anziché esperti e scienziati. O perché in un anno intero, sui principali TG nazionali non venga mai nominato, nemmeno una volta, nemmeno per sbaglio, alcun responsabile della crisi climatica. In Italia l’informazione sul clima è ostaggio di un patto di potere che ostacola la transizione energetica verso le rinnovabili, l’unica via per mitigare il riscaldamento globale e il rischio di altri conflitti armati per il controllo dei combustibili fossili”. Qui il Rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia: https://www.osservatorio.it/wp-content/uploads/2016/07/69f0f214-report-gp_odp_media-e-clima-2025_final.pdf.  Giovanni Caprio
March 23, 2026
Pressenza
IRAN, LIBANO E PALESTINA: NON SI FERMA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA. TRUMP ANNUNCIA UNO STOP ALLE BOMBE SUI SITI ENERGETICI IRANIANI
A quasi un mese dall’inizio dell‘aggressione militare israelo-statunitense all’Iran continuano le minacce reciproche con il rischio di un’ulteriore escalation della guerra, dopo l’ultimatum di Trump all’Iran: apra Hormuz o “colpiremo le centrali nucleari”, minaccia il presidente Usa. Se lo faranno, l’Iran afferma che chiuderà completamente lo stretto di Hormuz e lancerà attacchi di rappresaglia alle infrastrutture regionali per l’energia e l’acqua in tutta la regione. In questo contesto, nella mattinata di lunedì 23 marzo, Trump ha nuovamente fatto marcia indietro sulle dichiarazioni, parlando di colloqui “molto buoni” e posticipando di 5 giorni gli attacchi alle reti elettriche che aveva minacciato solo poche ore prima. Intanto, sul campo, l’asse israelo-statunitense continua a colpire. Ancora attacchi estesi a tutto l’Iran, con potenti esplosioni udite nella capitale, Teheran. Un raid aereo statunitense ha colpito diverse abitazioni nella parte settentrionale di Khorramabad, nella provincia del Lorestan, uccidendo almeno sei persone e ferendone altre 43. Morti e feriti anche a Urmia, Karaj e Bandar Abbas, città iraniana sullo Stretto di Hormuz dove è stata colpita una torre di trasmissione. Sale ad almeno 1500 il numero delle vittime in Iran, da quando è iniziato il 28 febbraio l’attacco israelo-statunitense. Di contro, l’Arabia Saudita afferma di aver intercettato un missile balistico diretto verso Riad, mentre gli Emirati Arabi Uniti annunciano che un cittadino è stato ferito dalla caduta di detriti ad Abu Dhabi. Raid iraniani anche contro la Quinta Flotta statunitense in Bahrein, tutti intercettati. Ai micrifoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Antonello Sacchetti, curatore del portale Diruz – l’Iran in Italiano. Ascolta o scarica. Le forze israeliane continuano a colpire anche in Libano, facendo saltare in aria il ponte Qasimiyah nel sud, infrastruttura necessaria per collegare le due sponde del fiume Litani e le città meridionali con il resto del Paese, in un attacco che il presidente Joseph Aoun afferma essere un “preludio all’invasione di terra”. Il Ministero della Salute libanese ha annunciato ieri che il bilancio delle vittime dell’aggressione israeliana in corso dal 2 marzo è salito a 1.029 morti e 2.786 feriti. Dal Paese dei Cedri il collegamento con David Ruggini, capomissione dell’ONG Un Ponte Per. Ascolta o scarica. L’aggressione israeliana non si ferma nemmeno in Palestina, dove continua il genocidio. Domenica 22 marzo almeno tre palestinesi sono stati uccisi e altri dieci feriti quando nel raid israeliano a un veicolo all’incrocio di Abu Sarar, nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Nella stessa giornata, un palestinese è stato ucciso e altri feriti in un attacco simile a Gaza City. Non va meglio nella Cisgiordania Occupata, dove le aggressioni dell’esercito di occupazione israeliano si sommano a quelle dei coloni: 11 i palestinesi uccisi dal 28 febbraio, quando è iniziata la guerra di Israele e Usa contro l’Iran. Almeno 9 i feriti a seguito dell’attacco dei coloni alla città di Deir al-Hatab, a est di Nablus, avvenuto domenica 22. I coloni hanno attaccato le abitazioni della città e appiccato il fuoco a diverse case e veicoli. I vigili del fuoco hanno impiegato due ore per spegnere gli incendi. Gli aggiornamenti con Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto.  Ascolta o scarica.  
March 23, 2026
Radio Onda d`Urto
I coloni israeliani si scatenano in Cisgiordania, incendiano case e veicoli e attaccano i palestinesi
Quds News. Per la seconda notte consecutiva, i coloni israeliani hanno devastato villaggi e città nella Cisgiordania occupata, attaccando i palestinesi e incendiando case e automobili, in un’ondata di violenza volta a sfollare con la forza i palestinesi dalle loro case. Almeno nove palestinesi sono rimasti feriti negli scontri. Un uomo di 45 anni è stato colpito al piede da un proiettile nella tarda serata di domenica durante uno scontro con coloni israeliani a Deir al-Hatab, a est di Nablus, secondo fonti locali. La Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) ha riferito che un palestinese di 47 anni è stato aggredito dai coloni a Jabal al-Arma, a Beita, mentre altri sono stati picchiati. In precedenza, i coloni israeliani avevano incendiato case e automobili in due zone a sud di Jenin e vandalizzato proprietà in tutta la Cisgiordania occupata. Nella notte di sabato, gli attacchi dei coloni hanno interessato almeno sei aree, tra cui i villaggi di Silat ad-Dhahr e al-Fandaqumiya, entrambi vicino a Jenin; a Jalud e Salfit, entrambe a sud di Nablus; e nelle regioni agricole di Masafer Yatta e della Valle del Giordano. Secondo alcune fonti, case e automobili sono state incendiate, palestinesi sono stati aggrediti con spray al peperoncino e almeno cinque persone sono rimaste ferite negli attacchi, avvenuti durante la festività di Eid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, 25 palestinesi sono stati uccisi da coloni e soldati israeliani dall’inizio dell’anno. Sei palestinesi sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco in attacchi di coloni in Cisgiordania dal 1° marzo, secondo i rapporti ufficiali. Gli attacchi contro i palestinesi da parte dei coloni in Cisgiordania sono aumentati drasticamente dall’inizio del genocidio a Gaza, nell’ottobre 2023. Secondo un conteggio dell’AFP basato sui dati del ministero della Salute palestinese, le forze israeliane o i coloni hanno ucciso almeno 1.050 palestinesi in Cisgiordania dall’inizio della guerra di Gaza. Gli attacchi giungono mentre il gabinetto di sicurezza israeliano ha ratificato il mese scorso una serie di decisioni promosse dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e dal ministro della Difesa Israel Katz, che consentono a Israele di rivendicare ampie zone della Cisgiordania occupata come “proprietà statale”. Amnesty International ha affermato che l’espansione degli insediamenti illegali e la violenza dei coloni, sostenuta dallo Stato, nei Territori palestinesi occupati rappresentano “una diretta accusa del catastrofico fallimento della comunità internazionale nell’intraprendere azioni decisive”. In un rapporto pubblicato questo mese dalle Nazioni Unite, il numero di palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case da Israele nella Cisgiordania occupata è aumentato del 25% tra il 1° novembre 2024 e il 31 ottobre 2025. Nello stesso periodo, oltre 36.000 palestinesi sono stati sfollati. Il rapporto ha registrato 1.732 episodi di violenza dei coloni che hanno causato vittime o distruzione di proprietà, rispetto ai 1.400 del periodo precedente, con un incremento di quasi il 25%. Gli attacchi hanno incluso continue aggressioni, intimidazioni e la distruzione di case, terreni agricoli e mezzi di sussistenza palestinesi. “La violenza dei coloni è continuata in modo coordinato, strategico e sostanzialmente impunito, con le autorità israeliane che hanno svolto un ruolo centrale nel dirigere, partecipare o agevolare tale condotta”, afferma il rapporto, rendendo difficile distinguere tra violenza di Stato e violenza dei coloni. L’impunità di lunga data e diffusa “facilita e incoraggia la violenza e le aggressioni contro i palestinesi”, aggiunge il rapporto.
March 23, 2026
InfoPal
Aggiornamento importante sul Peace Summit
Questo non è un semplice comunicato: è un aggiornamento importante sul Peace Summit che intendiamo organizzare e che vi preghiamo di leggere fino alla fine. I preparativi per il People’s Peace Summit 2026 sono iniziati subito dopo il “cessate il fuoco” a Gaza. La guerra si era interrotta. Niente più ostaggi a Gaza, niente più decine di morti ogni giorno. Gli aiuti umanitari ricominciavano ad arrivare e anche le sirene all’interno di Israele si sono spente. Era chiaro che la situazione era ancora molto fragile, che eravamo lontani da una soluzione sostenibile, ma era di nuovo possibile respirare. E non c’era tempo da perdere in vista della quantità di cose da riparare, ricostruire, ripristinare, Abbiamo fissato la data del nostro Summit per il 30 aprile. Poi, il 28 febbraio, Israele e gli Stati Uniti sono entrati in un’altra guerra – una guerra nella guerra nella guerra. Questa volta con l’Iran, e poi anche con il Libano. Ancora una volta stiamo correndo nei rifugi. Ancora una volta distruzione e perdita. Ancora una volta massiccia mobilitazione dei riservisti.  E sotto la copertura della guerra, il terrore ebraico in Cisgiordania sta aumentando, portando avanti lo sfollamento e l’annessione, mentre Gaza scompare dai titoli dei giornali. Ancora una volta, è difficile respirare. Ci siamo fermati a chiederci: dovremmo rinviare il summit? Tra una sirena e l’altra, abbiamo tenuto riunioni, chiamate su Zoom, ripensamenti continui. E abbiamo deciso di andare avanti come previsto, perché questo momento ne rende la necessità ancora più urgente. Non sappiamo se il 30 aprile ci sarà ancora una guerra con l’Iran, o se il Libano sarà in fiamme. Non sappiamo quanto altro sangue sarà versato da qui ad allora. Ma una cosa è chiara: non possiamo andare avanti così. Non possiamo normalizzare la vita sotto una guerra senza fine e credere che un’altra guerra porterà sicurezza. Vivere non dovrebbe essere un lusso — e nemmeno dormire tutta la notte, mandare i bambini a scuola o fare progetti sperando che si realizzino davvero. Respirare. Per quanto è in nostro potere, il 30 aprile ci riuniremo al People’s Peace Summit. Per ribadire la richiesta di una realtà diversa. Una politica diversa. Un futuro diverso. Accordi politici in grado di garantire una stabilità regionale. Per affermare una volta di più la speranza, anche e soprattutto quando sembra così difficile. Unitevi a noi. Per chi potrà essere a Tel Aviv in quel giorno ecco il link per assistere in presenza: https://bit.ly/PPStickets2026 Se non potrete unirvi a noi di persona, potete comunque partecipare sostenendo con donazioni anche piccole questo nostro importante sforzo, ecco qui il link: https://bit.ly/4iikXkP Deve succedere. Può succedere. Sarà. Pace. L’evento si terrà in conformità con le linee guida del Comando di Pubblica Sicurezza Israeliano. Per restare aggiornati sulla coalizione “It’s Time”: https://bit.ly/42zfQrB Pressenza IPA
March 23, 2026
Pressenza
Coalizione Epstein contro la Striscia di Gaza: giorno 899: attacco israeliano uccide 4 palestinesi e ne ferisce altri. Fuoco contro pescherecci
Gaza-InfoPal. L’attenzione sulla Striscia di Gaza è ormai scomparsa, mentre il regime suprematista e genocida continua a massacrare la popolazione autoctona, violando quotidianamente il cessate il fuoco, prendendo di mira diverse aree con artiglieria, attacchi di droni e colpi d’arma da fuoco. Domenica pomeriggio, terzo giorno della festività di Eid al-Fitr, quattro palestinesi sono stati uccisi e molti altri feriti a seguito di un attacco aereo israeliano contro un veicolo della polizia nel campo profughi di an-Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Un drone israeliano ha colpito un veicolo della polizia presso la rotonda di “Abu Sarrar” all’interno del campo, uccidendo quattro persone e ferendone altre. Il ministero degli Interni di Gaza ha dichiarato che un aereo israeliano ha preso di mira un veicolo della polizia in servizio nel governatorato centrale, provocando morti e feriti. Circa una settimana fa, un attacco simile aveva colpito un veicolo della polizia nella zona di al-Zawaida, sempre nella Striscia di Gaza centrale, causando la morte di nove persone e il ferimento di molte altre. Navi militari israeliane hanno distrutto un peschereccio di proprietà palestinese al largo della costa del campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: Genocidio e pulizia etnica a Gaza
March 23, 2026
InfoPal
Mancano acqua ed elettricità, ma Cuba resiste
Sono qui da oramai venti giorni ed ho potuto toccare con mano il progressivo deterioramento delle condizioni di vita di questo straordinario popolo; posso provare a documentarlo, a descriverlo, ma occorre viverlo per comprenderlo. Gli Stati Uniti hanno deciso che Cuba debba soccombere anche a costo di ridurne la popolazione allo stremo, qualunque mezzo per loro è utile allo scopo, e non si sono mai fatti scrupolo alcuno nell’utilizzarli; il blocco totale del rifornimento di combustibili è solo l’ultima ma probabilmente la più pericolosa delle armi di coercizione utilizzate. No, l’immagine qui sopra non è una svista editoriale, né tantomeno l’errore di un fotografo: questa è Cuba oggi. Questo è il modo crudele  nel quale sono costretti a vivere, anche se sarebbe più corretto dire sopravvivere, i cubani: al buio. Quando manca l’energia elettrica non è solo l’illuminazione a spegnersi, ma anche la società nel suo complesso e in questi ultimi giorni ne ho provato gli effetti più pesanti in prima persona. Sabato 21 marzo ho trascorso la giornata all’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) alla presenza del presidente di Cuba Diaz Canel Bermudez, dei rappresentanti del governo e di due dei cinque eroi cubani. Qui si tiene l’incontro ufficiale con la delegazione del convoglio “Nuestra America” giunto in volo dall’Italia, composta da una foltissima rappresentanza di attivisti di vari Paesi europei con un enorme carico di aiuti umanitari, farmaci ed attrezzature sanitarie. L’evento è stato un’esperienza indimenticabile, di quelle che ti riempiono il cuore e ti ricordano i motivi per i quali noi che tanto amiamo Cuba facciamo quello che facciamo. Dopo questo bagno di amore incondizionato per questa isola e per la sua rivoluzione faccio ritorno a casa del mio amico cubano Héctor che mi ospita; sono le 18 e di energia elettrica non se ne parla, oggi è arrivata solo per un paio di ore. Iniziamo la serata con la cena alla luce della lampada da campo che gli ho portato io, una di quelle ricaricabili di lunga durata che ovviamente illumina solo la cucina; per recarci in bagno o in qualsiasi altro luogo dobbiamo utilizzare la luce del cellulare. Le ore passano e inganniamo l’attesa della luce che dovrebbe arrivare in tarda serata chiacchierando; adoro ascoltare Héctor perché narra la storia di Cuba e della rivoluzione come nessun’altro fuori da questa isola potrebbe fare. La notte oramai è alle porte e decidiamo di andare a riposare; nell’enfasi dei racconti eravamo quasi riusciti a dimenticarci del black-out, ma anche le seppur minime umane necessità di ciascuno di noi ci riportano alla cruda realtà. La quasi totalità degli edifici cubani possiede una cisterna sul tetto che funge da riserva (questo succede tutt’oggi anche in varie regioni d’Italia), perché l’acquedotto, alimentato dalla rete elettrica, non riesce ad erogare la quantità di acqua necessaria con regolarità, quindi le abitazioni la prelevano dall’acquedotto nei momenti di disponibilità e tramite pompe elettriche riempiono le cisterne sui tetti; la capacità di queste cisterne, solitamente intorno ai mille litri, è la quantità di acqua di cui potrà usufruire ogni famiglia fino alla successiva erogazione. Tutto bene quindi? Ovviamente no, perché il fabbisogno quotidiano per tutte le necessità (alimentazione, cucina, pulizia, lavaggio biancheria, ecc.) di una famiglia di 3 o 4 persone è superiore a questa quantità, pertanto risulta inevitabile razionare, e quindi occorre lavarsi i denti solo con un paio di sorsi, usare lo sciacquone con molta parsimonia, farsi la doccia a rate e usare altri accorgimenti per il contenimento del consumo. La notte trascorre tranquilla, il clima in questo periodo è mite e fortunatamente le notti afose non sono ancora arrivate; fino a pochi giorni fa al mattino era possibile svegliarsi con la piacevole vista del led rosso della televisione illuminato, una piccola cosa ma dal grande significato; oggi questo non è accaduto, il che significa che fino al ritorno della luce l’unica acqua disponibile sarà quella rimasta nella cisterna. Il tempo scorre lento durante il giorno e l’assenza di energia elettrica è sopportabile perché si impara a rinunciare a TV, computer, cellulare ed altro, l’assenza di acqua invece non lo è. Nel primo pomeriggio dopo l’ultimo sciacquone la cassetta del water cessa di riempirsi, la cisterna ci ha generosamente offerto tutto ciò che poteva; ora inizia l’apnea idrica, che non è per nulla semplice da gestire. Alle 19 l’assenza di energia elettrica che perdura da oltre 30 ore ci costringe a cucinare con l’acqua in bottiglia, non ci si lava i denti, si cerca di non usare i sanitari, si attende. Alle 21 un’esplosione di urla di felicità in strada fa da cornice al lampadario della nostra sala, lasciato appositamente acceso, che si illumina, Héctor corre a riaccendere la pompa per riempire la cisterna, mentre io collego ogni tipo di alimentatore per ricaricare cellulari, lampade, batterie di scorta e qualsiasi altra cosa che possa immagazzinare energia elettrica; la speranza è che la prossima interruzione non sia così prolungata, mentre si riprende a sopravvivere nell’economia di emergenza di una guerra non dichiarata ma ferocemente attuata dall’impero del male. Lunedì 23 marzo non sarà solo un altro giorno, sarà il giorno dell’arrivo nella baia dell’Avana della flottiglia Nuestra America, sarà l’ennesima dimostrazione che Cuba non è sola, che il movimento di sostegno a questa piccola ma indomabile isola è vastissimo. Da quando si è resa indipendente Cuba insegna a tutto il mondo cosa sia la solidarietà ed è giunto il momento di spezzare le catene con le quali da oltre 65 anni gli Stati Uniti tentano di schiavizzarla nuovamente. Redazione Italia
March 23, 2026
Pressenza
La “coalizione Epstein” in guerra contro le bambine iraniane. USA e Israele, due nazioni senza diritto
L’interferenza.info. Di Stefano Zecchinelli. La Resistenza sciita, dinanzi all’aggressione della “coalizione Epstein”, ha obbligato la “tigre di carta” a svelare la propria debolezza: Israele, una micro-entità priva di profondità strategica, massacra donne e bambini innocenti, uccide leader politici e militari emulando i crimini della Gestapo, e ciò nonostante non è in grado di guadagnare il territorio. La sconfitta strategica di Tel Aviv, dall’altra parte, ha convinto la Cina a rivedere la propria dottrina militare. Uccidendo Ali Larijani, traduttore in lingua farsi delle opere di Immanuel Kant, Israele ha provocato la risposta iraniana la quale, bucando il sistema di difesa “Cupola d’Acciaio”, ha fatto saltare i collegamenti con la centrale nucleare di Dimona. Le stesse raffinerie del Paese sono compromesse: Israele, inimicandosi una parte importante del Medio e Vicino Oriente e dell’Eurasia, in tempi breve andrà verso il blackout energetico. Come ha osservato l’analista strategico Thierry Meyssan “Un drone Shahed costa circa 35 mila dollari. Per abbatterlo gli Stati Uniti devono lanciare due missili Patriot che costano 3,3 milioni di dollari ciascuno. Non hanno scelta: se consentissero a un drone Shahed di colpire un bersaglio qualsiasi se ne dedurrebbe che non sono in grado di difendersi o che non riescono a difendere i propri alleati. Per ogni drone lanciato l’Iran è certo di costringere gli Stati Uniti a sborsare 6,6 milioni di dollari, ossia 188 volte il valore del drone” 1. L’imperialismo USA si sta dissanguando economicamente per obbedire agli ordini della lobby sionista, una rete articolata con diverse ramificazioni interne (dall’AIPAC alla “Lega Anti-Diffamazione”, il vertice della piramide imperialista, essendo la stragrande maggioranza degli ideologi neocons israeliano-statunitensi col doppio passaporto, che contempla la distruzione d’una porzione del pianeta. Tramite i neocons, Israele comanda sugli USA. La Repubblica Islamica dell’Iran si è appellata alla Risoluzione 3314 (XXIX) del 14 dicembre 1974, la quale approfondisce il concetto di aggressione sistematizzato dalla Carta di San Francisco (Ibidem). Le monarchie del Golfo, ospitando le basi militari degli Stati Uniti la potenza attaccante, seppur non partecipano attivamente all’aggressione USA diventano, legittimamente, un bersaglio militare iraniano: Teheran, in questi termini, è una potenza osservante il diritto internazionale, a differenza dei pedo-satanisti della “coalizione Epstein”. La chiusura dello Stretto di Hormuz, successivamente rivolta soltanto a Stati Uniti ed Israele, fa dell’Iran (anche) una potenza economica globale. L’Iran odierno, rispetto agli anni ’80, possiede capacità difensive complesse, armi di nuova generazione, solide alleanze internazionali (es. Russia e Cina), una popolazione coltissima e profondità strategica; Israele, dall’altra parte, ha subito umilianti sconfitte militari dagli Hezbollah ed Hamas. Uccidere uno statista come Larijani non è dottrina militare, ma un crimine; far saltare i collegamenti presso la centrale nucleare di Dimona è strategia militare. In Occidente, giornalisti lubrificati indegni di questo riconoscimento professionale, sembrerebbero non riconoscere la differenza fra dottrina ed “idealismo pervertito”: una dissonanza cognitiva irrilevante per le scienze militari, ma centrale per uno studio di socio-criminologia. I sostenitori di Israele pongono seri problemi di “criminologia clinica”: sostengono una “dittatura lombrosiana” imputata di genocidio. Domanda: i sionisti sono indottrinati o insani di mente? Sionismo, un’ideologia razzista fra deliri e disturbi psichiatrici. L’analista strategico Mohammad Ali Senobari ha evidenziato come il “giudaismo talmudico” abbia influenzato la linea politica di Netanyahu, il dittatore post-moderno più pericoloso del pianeta, esponente del fascismo israeliano novecentesco. Riportiamo una lunga citazione: “Netanyahu e la politica dell’Apocalisse  Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ripetutamente invocato immagini apocalittiche, sostenendo che la guerra potrebbe portare alla “venuta del Messia”. Tuttavia, tale retorica funziona principalmente come una narrazione politica volta a mobilitare i sostenitori ideologici e a giustificare l’escalation del conflitto. Storicamente, la stessa corrente ideologica che oggi sostiene di attendere il Messia è stata a lungo associata – all’interno della tradizione cristiana – alla persecuzione storica e alla crocifissione di Gesù. Per questo motivo, i critici sostengono che il sionismo moderno non solo si opponga al mondo musulmano, ma sia anche in contrasto con la memoria storica cristiana. L’ombra dell’ottantesimo anno Nel discorso strategico israeliano è emerso un crescente dibattito su ciò che alcuni analisti chiamano la «maledizione dell’ottavo decennio». Storicamente, alcuni progetti politici coloniali o di insediamento hanno affrontato profonde crisi circa otto decenni dopo la loro fondazione. Questa percezione ha alimentato un senso di urgenza tra le fazioni sioniste della linea dura, alcune delle quali ritengono che un’escalation del confronto regionale potrebbe ritardare o rimodellare la traiettoria del declino. Il rapporto tra Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump deve essere visto in questo contesto. I critici sostengono che la pressione politica, la leva dei servizi segreti e le reti di lobbying potrebbero influenzare in modo significativo le politiche di Washington nei confronti dell’Iran.” 2 Trump e Netanyahu, in nome del loro “Dio fascista” (cit. Bertolt Brecht), stanno assassinando donne, anziani, uomini e bambini innocenti. Due integralismi, quello ebraico e quello cristiano, che s’incontrano nel rilancio del fascismo hitleriano nel ventunesimo secolo: l’Uomo deve liberarsi dal monoteismo imperialista, una dottrina perversa che a causa di Washington e Tel Aviv continua a degradare la natura umana dissolvendo la stessa Ragione kantiana di cui Ali Larijani era profondo conoscitore. Ha ragione la giornalista Angela Lano: “Se l’Iran riesce a resistere alle brutali aggressioni della Coalizione Epstein, potrà sferrarle un colpo mortale, liberando l’umanità intera da orge di sangue e sacrifici umani; se perderà, sarà la fine per tutti, perché questi Zombie usciti dall’Inferno, che si credono eletti da un dio che non è mai stato Dio, si sentiranno autorizzati a immolare un numero illimitato di esseri all’altare del loro Baal famelico, e il Totalitarismo si estenderà come l’ombra enorme di un uccello predatore. Dissidenti e menti pensanti saranno perseguitati, e su tutto regnerà l’orrore satanico politico-religioso. Che l’Universo non voglia tutto questo, e che l’Iran vinca e ci liberi da queste minacce mortali.” 3 La società occidentale è una “società di ladri”, necrotizzata socialmente davanti ai crimini dell’imperialismo. L’”uomo massa” è ridotto in uno stato di ignoranza in diritto e filosofia (due materie sconosciute in Israele), ovvero non ha il senso dell’altro: l’evangelico medio è un criminaloide, necrotizzato e proto-fascista, più propenso a vivere nell’illegalità. La giunga delle metropoli come destino e distopia. https://www.voltairenet.org/article223961.html https://comedonchisciotte.org/apocalisse-sionista-o-declino-degli-imperi-perche-la-guerra-di-stati-uniti-e-israele-contro-liran-e-segno-di-debolezza-strategica > La Coalizione pedosatanista Epstein continua a diffondere morte e odio nel > mondo. Iran, avanguardia contro la Barbarie Fonte foto: La Luce News (da Google)
March 23, 2026
InfoPal
FRANCIA: ALLE ELEZIONI COMUNALI PARIGI E MARSIGLIA AI SOCIALISTI, LIONE ALLA ALLEANZA VERDI-FRANCE INSOUMISE
In Francia i ballottaggi delle comunali hanno visto Parigi e Marsiglia restano alla sinistra dei socialisti, i fascisti de LRN vincono invece a Nizza con UDR, mentre a Lione  verdi e LFI nonostante settimane di strumentalizzazione mediatica contro le realtà antifasciste e di sinistra a seguito la morte di un 23enne neofascista. Clamorosa sconfitta a Pau, nei Pirenei francesi, dell’ex primo ministro e sindaco uscente della città Bayrou, battuto per soli 344 voti dal socialista Marbot. Nella capitale, feudo del centro-sinistra da 25 anni, il candidato della sinistra unita Grégoire vince l’elezione a sindaco 50,52% dei voti, 9 punti sopra la sua rivale di destra Dati, mentre Chikirou di La France Insoumise si è classificata terza col 7,96% dei voti. Una analisi del voto francese con Marco Assennato, ricercatore universitario e del collettivo Euronomade. Ascolta o scarica
March 23, 2026
Radio Onda d`Urto