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Violenza inaudita di USA e Israele contro Iran e Gaza
E’ un mondo neocolonizzato sempre dai soliti e con la complicità sempre dei soliti. USraHell è una macchina infernale pedocannibale, feroce e spietata. Neanche le mostruose orde mongole di Hulagu Khan, nel 1258, con l’Impero Abbaside furono tanto spietate come i due mostri ZionUSA. Sono i moderni mongoli. I mongoli si convertirono in massa all’Islam pochi anni dopo aver devastato la Persia, sempre nel XIII secolo.
September 2, 2026
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Chi denuncia Israele ha la vita devastata
Asia Occidentale. Chi denuncia l’entità malvagia coloniale genocidaria è come se denunciasse un capo della Mafia negli anni ’90. Chi aiuta i palestinesi, chi denuncia il genocidio viene perseguitato; è oggetto di indagini, di minacce; decine di militari fanno irruzione nella sua casa, portando via computer, cellulari, foglietti di canzoni; viene fermato, o peggio, imprigionato – come è successo ormai a decine di persone in Italia, in Francia, in Germania, in Olanda, in Inghilterra… Viene distrutto antropologicamente dalla macchina del fango della Presstitute mediatica al servizio della Epstein Class. Viene additato e condannato dalla massa informe senza cervello di fruitori di notizie farlocche. Perde il lavoro, perde la quotidianità. Vive nel Totalitarismo, che inizia così, con casi-modello e senza che venga percepito come tale dal gregge sculettante e dal selfie compulsivo. “Ho ricevuto minacce di stupro contro mia figlia, hanno licenziato mio marito dal lavoro e confiscato il mio appartamento, perché ho detto che Israele sta commettendo un genocidio.”Queste parole le ha pronunciate Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i diritti umani in Palestina. Una giurista che ha scritto rapporti sotto mandato delle Nazioni Unite.Dunque: chi denuncia un genocidio viene ridotto al silenzio con le minacce a una bambina. Chi nomina l’innominabile perde il lavoro, la casa, la sicurezza. Non a Minsk. Non a Pechino. Nell’orbita di Washington e dei suoi alleati.Chiamatela con il suo nome: questa è intimidazione sistematica del dissenso legittimo. È la dimostrazione che il problema non è mai stato il metodo con cui si denuncia. È la denuncia stessa.Il crimine non è Gaza. Il crimine è dirlo. (Fonte: CONTROREDAZIONE). E’ in atto un processo di dittatura globale occidentale (non in Cina, non in Russia, non in Corea del Nord, in Occidente!) che la folla rincoglionita da social, tv-spazzatura, media di massa e altra pornografia intellettiva non riesce neanche a comprendere. Come non ha compreso il grande inganno e la “grande prova generale” dell’Op. Covid del 2020-2022, con tutto ciò che di perverso e illegale ne è scaturito, morti per “nessuna correlazione” comprese. Per quello non crediamo nei finti rivoluzionari delle proteste italiane, Valle di Susa compresa, che nel 2020-2022 si sono schierati con la vaccinazione di massa voluta dalle Corporations internazionali, additando chi, ben sveglio, l’aveva denunciata come dittatura sanitaria; o che sfilano in corteo per i “diritti delle donne iraniane” contro i cattivoni ayatollah, a fianco delle bandiere dello shah USraeliano, mentre Israele e USA bombardano l’Iran; o che di fronte al rapimento di Nicolas Maduro e consorte, da parte del terrorismo di Stato dello psicopatico Trump, fanno tanti distinguo; o che non sostengono la liberazione dei prigionieri politici palestinesi rinchiusi in galera su ordine del Mossad, perché “ma sono musulmani”… Potremmo continuare l’elenco all’infinito, solo per sottolineare come essere rivoluzionari significa essere anticoloniali e non solo pianta-casino a favore di selfie social.
August 17, 2026
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Ben Gvir: “Vorrei 30-40 uccisioni mirate a Gaza ogni notte”
Mentre gli USraEl continuano il loro colonialismo terrorista contro Palestina, Libano e Iran, e l’Elite genocidaria della Epstein Class si sarebbe dovuta riunire in Irlanda ma è stata smascherata, i prigionieri politici palestinesi e filo-palestinesi continuano a rimanere rinchiusi nelle carceri italiane. Gli ordini della Epstein Class sono chiari e i loro valvassini obbediscono senza discutere. Ma vediamo cosa dice il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, il terrorista Ben Gvir: “Vorrei 30-40 uccisioni mirate a Gaza ogni notte”. Queste sono le dichiarazioni di un ministro del governo di uno Stato che viene ancora definito “democratico”. Ben Gvir, riferendosi alla riduzione delle operazioni israeliane a Gaza, dichiara: “Io penso che nella Striscia debbano essere effettuate uccisioni mirate, eliminando 30 o 40 ogni notte. Non soltanto coloro che rappresentano una minaccia immediata: ci sono persone lì che non meritano di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone”. Lo capite, voi difensori di uno stato canaglia genocidario e terrorista? Voi che perseguitate e mettete in galera gli attivisti per la Palestina in Italia e li considerate dei terroristi? Un ministro del governo israeliano afferma in modo esplicito che i palestinesi vanno uccisi “non essendo nemmeno persone”. Voi che li sostenete, che promulgate leggi ridicole che associano antisemitismo a antisionismo, voi che imprigionate attivisti umanitari, voi che sputtanate nei media prostitute i pro-Palestina, siete parte dello stesso orrore genocida dell’entità criminale sionista. Voi, valvassini della Epstein Class sarete giudicati dalla Storia come fiancheggiatori della peggiore forma di colonialismo di insediamento ancora esistente al mondo.
August 17, 2026
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L’infanzia amputata di Gaza
Di Lavinia Marchetti. Jamalat, tre anni e mezzo. Molti dei bambini risparmiati, per caso, da bombe e pallottole, vengono lasciati dentro un danno che durerà quanto la loro vita. In queste foto vediamo Jamalat Ala Daban, ha solo tre anni e mezzo. Il 15 maggio 2026 un attacco israeliano contro un gruppo di civili le ha portato via la gamba sinistra. Tre mesi dopo, il fotografo Ali Jadallah l’ha ritrovata in una tenda nel nord della Striscia, ancora in attesa di una protesi. Come vediamo nelle foto la madre la lava versando l’acqua da una bottiglia. Il padre spinge la sua sedia a rotelle lungo una strada di sabbia e macerie. L’amputazione cambia la vita dell’intera famiglia. La fatica degli adulti, già provati da 3 anni di genocidio, dalla vita in tenda con poco cibo e poca acqua, devono sollevarla, lavarla, trasportarla, insomma accudirla in ogni funzione. Dobbiamo considerare che Jamalat, come buona parte degli amputati o dei resi non autosufficienti, vive in un luogo dove una sedia a rotelle serve a ben poco. Le ruote affondano nella sabbia, in mezzo a pietre e calcinacci tra rottami e tende ammassate. Sopravvivere richiederebbe infrastrutture che a Gaza sono state distrutte. Nel settembre 2025 l’UNRWA, citando una stima dell’International Rescue Committee, parlava di fino a quattromila bambini amputati dall’inizio dell’offensiva: la più alta concentrazione pro capite al mondo. Le rilevazioni dell’OMS pubblicate nel maggio 2026 descrivono una catastrofe ancora più vasta. Circa 43.000 palestinesi hanno riportato conseguenze destinate a cambiare la loro vita di cui quasi 10.000 sono bambini. Le amputazioni traumatiche complessive hanno superato quota cinquemila. Fra i 2.300 amputati valutati dal settembre 2024 al maggio 2026, soltanto 500 avevano ricevuto una protesi permanente. Meno di uno su quattro. L’OMS riferisce inoltre che nessun centro riabilitativo di Gaza è pienamente funzionante. Già nel gennaio 2026 segnalava che, dopo la tregua, era entrato nella Striscia pochissimo materiale per produrre protesi. Tra l’altro, dire “Permanente”, nel caso di una bambina, è un eufemismo. Il corpo cresce e la protesi deve essere sostituita. Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, durante l’infanzia può essere necessario cambiarla ogni sei-dodici mesi. Jamalat attende dunque molto più di una gamba artificiale. Necessiterebbe di una lunga successione di cure e adattamenti dentro un territorio al quale vengono impediti persino gli strumenti necessari. I bollettini medici, le statistiche che alla fine leggiamo senza vedere chi vi rientra, collocano Jamalat fra i sopravvissuti. In questa statistica ingannevole si nasconde ben altra necrocontabilità: i bambini continueranno a portare nel corpo e nella mente una ferita insanabile, durante la crescita e nell’età adulta. Quelli che le bombe non uccidono subito vengono lasciati dentro il danno permanente. In una fotografia vediamo Jamalat tenere stretta la sua bambola. La bambola ha entrambe le gambe. A Gaza, nel 2026, un giocattolo può rappresentare un privilegio anatomico.
August 17, 2026
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“Il Libano sta venendo distrutto. Il nostro popolo sta venendo genocidato: non vogliamo le vostre condanne”
Non vogliamo le vostre condanne. Di Mohamad Safa, Il Libano sta venendo distrutto. Il nostro popolo sta venendo genocidato. Come libanese vi dico: Non vogliamo le vostre condanne. Abbiamo visto cosa hanno fatto le vostre condanne a Gaza. Il disprezzo per il diritto internazionale non si è fermato in Palestina, ma è continuato in Libano. Israele sta cancellando interi villaggi in Libano – più di 81 antichi villaggi rasi al suolo – villaggi cristiani e musulmani, dove un tempo camminava Gesù Cristo, e villaggi con radici preistoriche e romane. I crimini di guerra generano crimini di guerra. Quando la comunità internazionale ha fallito nel portare Israele davanti alla giustizia per Genocidio, Israele ha saputo che poteva rifarlo impunemente – e ora, Israele sta commettendo genocidio ed ecocidio in Libano. Le condanne non fermeranno Israele dall’uccidere il nostro popolo. Se lo voleste davvero, smettereste semplicemente di rifornire Israele di armi. È così semplice. L’avete fatto per Gaza? La risposta è no! Le condanne non fermeranno Israele dall’occupare il nostro paese. Se lo voleste davvero, imporreste semplicemente sanzioni a Israele. È così semplice. L’avete fatto per Gaza? La risposta è no! Le condanne non fermeranno la propaganda israeliana. Se lo voleste davvero, porreste semplicemente fine alla censura e alla propaganda israeliana. È così semplice. L’avete fatto per Gaza? La risposta è no! Le condanne vi giovano soltanto, mentre fate finta di stare dalla nostra parte per guadagnare la fiducia del nostro popolo e del vostro popolo in Occidente, per vincere voti e farsi rieleggere. Non lasciatevi ingannare dalle dichiarazioni dei leader attuali che invocano la fine del genocidio a Gaza e in Libano. Se lo volessero davvero, avrebbero fermato gli aiuti militari a Israele. I politici se ne infischiano di voi. Si mettono un completo, si uniscono alla vostra protesta condannando l’uccisione dei bambini, e promettono una rivoluzione. Ma non appena le porte si chiudono, incassano assegni dalle stesse persone che stanno uccidendo quei bambini. Siamo arrivati al punto in cui la maggioranza dei politici non rappresenta più nessuno se non se stessi. Non vogliamo le vostre condanne; vogliamo le vostre azioni. Fermate la vostra ipocrisia. Fermate lo sfruttamento e la sofferenza inflitta al nostro popolo per i vostri interessi. Ci avete insegnato che i diritti umani e il diritto internazionale iniziano e finiscono ai confini degli interessi di Israele. Sapete cos’altro è morto in Libano e a Gaza? Il mito dell’umanità occidentale. Non voglio mai più sentire un leader occidentale parlare di diritti umani e diritto internazionale. La vostra ipocrisia è sbalorditiva. » Mohamad Safa – attivista e diplomatico libanese, rappresentante permanente presso le Nazioni Unite e direttore esecutivo dell’organizzazione umanitaria Patriotic Vision (PVA)
August 17, 2026
InfoPal
Una settimana di barbarie israeliane
Asia Occidentale. Mentre gli USraEl continuano il loro colonialismo terrorista contro Palestina, Libano e Iran, e l’Elite genocidaria della Epstein Class si sarebbe dovuta riunire in Irlanda ma è stata smascherata, i prigionieri politici palestinesi e filo-palestinesi continuano a rimanere rinchiusi nelle carceri italiane. Gli ordini della Epstein Class sono chiari e i loro valvassini obbediscono senza discutere. Ma vediamo cosa fa, nel frattempo, la Epstein Class in Asia occidentale. La sintesi è di Lavinia Marchetti. Una settimana di soprusi israeliani. Dalla cacciata di 5 italiani a Qusra, ai bombardamenti a Gaza e nel Sud del Libano. 8-15 agosto 2026. Diario di un massacro infinito. – 8 agosto. Qalandiya, tre giorni di incursione Le forze israeliane hanno lasciato il campo profughi di Qalandiya dopo un’operazione iniziata il 5 agosto. La Mezzaluna Rossa palestinese ha contato 51 feriti e oltre sessanta persone sono state arrestate. Molti dei feriti presentavano lesioni da pestaggio. Le ambulanze hanno incontrato ostacoli nell’accesso al campo. – 8 agosto. Il Libano bombardato dopo i colloqui di Roma Il settimo ciclo di negoziati diretti fra Libano e Israele, sostenuto dagli Stati Uniti e ospitato a Roma dal 4 al 6 agosto, si è chiuso senza un accordo sul ritiro israeliano e sulle cosiddette aree pilota affidate all’esercito libanese. Il round successivo è stato fissato al primo settembre, come ha riferito L’Orient-Le Jour. Nelle ore seguenti Israele ha colpito Wadi al-Hujeir e Hadatha. Colpi sono stati diretti verso Meiss el-Jabal; droni hanno sorvolato Beirut. A Mansouri un ordigno stordente lanciato da un drone ha ferito un soldato libanese che lavorava con un escavatore alla riapertura di una strada. Presso Bint Jbeil sono stati presi di mira anche operai impegnati a riparare condutture idriche. Il tavolo negoziale resta aperto e in questo modo Israele può continuare a colpire liberamente. L’asimmetria del potere e delle alleanze ci viene spacciata come “processo di pace”. – 9 agosto. Revocati i permessi agli ebrei americani che proteggono i palestinesi Diversi volontari ebrei statunitensi hanno ricevuto la revoca dell’autorizzazione di viaggio mentre partecipavano ad attività di presenza protettiva in Cisgiordania. Sam Sherman era impegnato per sette settimane a Masafer Yatta. Le autorità israeliane non hanno fornito alcuna spiegazione pubblica, non ne hanno bisogno. La vicenda è stata resa pubblica dal giornale ebraico statunitense The Forward. Gli ebrei accettabili sono solo quelli che sostengono governo e genocidio, invece quelli che accompagnano e difendono un contadino palestinese verso il proprio campo vengono trattati come corpi estranei o da espellere o da non far entrare nel paese. La solidarietà, nella più “grande democrazia del Medio Oriente” incrina l’equazione fra identità e obbedienza e quindi va resa difficile e molto costosa. – 9 agosto. Netanyahu chiede altri fondi per la guerra Netanyahu ha chiesto un incremento di 50 miliardi di shekel, circa 17 miliardi di dollari, per la difesa nell’arco dei prossimi tredici anni. Secondo le cifre riportate da Haaretz e riprese dal manifesto, la spesa militare israeliana nel 2026 potrebbe raggiungere 200 miliardi di shekel, quasi il triplo del livello precedente al 7 ottobre 2023. Questo significa che Israele progetta il suo futuro sulla Guerra permanente. Parlare di conflitti destinati a finire mentre se ne finanziano tredici anni significa chiedere al pubblico di credere alle dichiarazioni e di ignorare i conti. – 10 agosto. Netanyahu respinge il piano in quindici punti per Gaza Il primo ministro israeliano ha rigettato pubblicamente il piano sostenuto dall’amministrazione Trump e accettato con condizioni da Hamas. Il progetto prevedeva il disarmo progressivo del gruppo e il ritiro parallelo delle forze israeliane. Netanyahu ha dichiarato che nessun soldato si sarebbe ritirato prima della consegna di tutte le armi. Il Board of Peace ha subito attenuato il principio della simultaneità, ovviamente. Che non ci fossero pari diritti, ma valesse solo la forza era chiaro da almeno 80 anni. Nessuno dei media si è preoccupato di osservare che se il ritiro arrivasse soltanto dopo il disarmo completo, l’occupante, il genocida vuole conservare il potere di stabilire quando il disarmo sia completo. La condizione può essere prolungata quanto la presenza militare che dovrebbe concludere. – 11 agosto. Il progetto di espellere l’Unrwa dalla “nuova Gaza” Il Board of Peace ha ribadito la volontà di escludere l’Unrwa dal futuro della Striscia e ha invitato i donatori a trasferire altrove i finanziamenti. L’agenzia delle Nazioni Unite sostiene da decenni scuole e servizi sanitari per i profughi palestinesi. Durante la guerra oltre trecento membri del suo personale La “nuova Gaza” proposta dai suoi amministratori esterni vorrebbe occuparsi dei sopravvissuti cancellando la storia che li ha resi profughi. La mossa è chiarissima: prima si distrugge il luogo e dopo, eventialmente si domanda alla popolazione di ricevere una qualche forma di assistenza senza alcuna memoria storica del genocidio. – 12 agosto. Sei feriti a Khan Younis, tra loro Khalid Shaat Un attacco con drone israeliano a Khan Younis ha ferito sei palestinesi. Tra loro Khalid Shaat, undici anni, ricoverato in condizioni gravi all’ospedale Nasser. La notizia e l’identità del bambino sono confermate dal servizio fotografico distribuito da Anadolu tramite Reuters Connect. Nello stesso giorno Israele ha riconosciuto un altro attacco mirato a Beit Lahiya, nel nord della Striscia. Quattro persone sono rimaste ferite secondo le autorità sanitarie locali, come riportato dall’Associated Press. – 13 agosto. Ganim viene ricostruita ventun anni dopo lo sgombero Una trentina di famiglie di coloni ha celebrato il ritorno a Ganim, vicino a Jenin, insediamento evacuato nel 2005. Sul posto erano già state collocate circa due dozzine di case prefabbricate. Alla cerimonia hanno partecipato il ministro della Difesa Israel Katz e rappresentanti della destra coloniale. Nel dicembre 2025 il governo aveva approvato il ripristino di Ganim insieme ad altri insediamenti. Il ritorno è stato raccontato anche da The Times of Israel. Ventun anni di propaganda sul “dolore dello sgombero” (ovviamente nessuno parla di occupazione) sono stati riscattati con nuove case costruite in territorio occupato. Intorno, proprietà palestinesi sono state demolite e strade d’accesso sono state ostruite. Il ritorno del colono riceve una cerimonia; il ritorno del profugo palestinese resta escluso persino dal vocabolario della trattativa. – 13 agosto. Due palestinesi uccisi a Gaza Un attacco israeliano contro una motocicletta a Khan Younis ha ucciso un uomo e ne ha ferito un altro. Israele ha dichiarato di aver preso di mira un comandante di Hamas che preparava un’azione, nessuna prova, non ne hanno bisogno. Più tardi un drone ha ucciso a Gaza City il capo della polizia Jamal Abu Kmail e ha ferito gravemente altre due persone. La “tregua” ci permette di contare i giorni fra un’uccisione e la successiva. Il conteggio, centellinato, ci viene poi presentato come prova di “moderazione”. Dai, uccidiamo meno di prima. Israele, da solo, può decidere sulla vita della popolazione. Un biopotere assoluto che può colpire, giustificare il bersaglio e decidere che l’accordo è valido e quella è una tregua. – 13 agosto. Il ritiro dal Libano viene rinviato al disarmo di Hezbollah La stessa mossa fatta con Hamas è ripetuta in Libano. Israel Katz ha dichiarato che le forze israeliane resteranno nel Libano meridionale fino al disarmo di Hezbollah. Il governo libanese sostiene che l’accordo mediato dagli Stati Uniti preveda un ritiro graduale accompagnato dalla consegna delle aree all’esercito nazionale. Giustamente Hezbollah rifiuta di discutere il disarmo finché l’occupazione israeliana continua. Il circuito è perfetto. Israele resta finché Hezbollah conserva le armi, Hezbollah conserva le armi finché Israele resta e così possono continuare a sterminare e ad occupare all’infinito. In più la parte che occupa il territorio possiede anche la superiorità militare e il sostegno statunitense. – 14 agosto. Spari contro gli attivisti a Beit Sahour Circa cento palestinesi e israeliani hanno accompagnato i proprietari di un terreno minacciato di confisca a Beit Sahour, vicino a Betlemme. Un colono armato ha sparato e ha puntato il fucile verso il gruppo, nessuno, per fortuna, è stato colpito. I soldati sono intervenuti per allontanare gli attivisti e i giornalisti, mentre i coloni sono rimasti. Il filmato e le testimonianze sono stati pubblicati da The Times of Israel. Sulla collina di Ush al-Ghrab l’avamposto di Yatziv, riconosciuto dal governo alla fine del 2025, domina una città palestinese a maggioranza cristiana. Qusra si ripete con una variazione minima. Gli armati avanzano tranquillamente e le persone disarmate vengono rimosse, espulse. L’esercito “più morale del mondo” si presenta come forza interposta, ma lascia tranquilli I ladri, non importa neanche uccidere, basta sparare in aria e lasciare che l’esercito stabilisca chi può restare. – 14 agosto. Katz prepara il passaggio dei poteri alla polizia israeliana Il ministro della Difesa ha ordinato all’esercito di preparare il trasferimento alla polizia delle competenze sull’ordine pubblico e sull’applicazione della legge nei confronti dei cittadini israeliani in Cisgiordania. Un giurista israeliano come Michael Sfard ha definito l’operazione un possibile passaggio verso l’annessione formale. Al momento la polizia dipende politicamente dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, difensore dei coloni. L’ordine e le sue implicazioni sono stati esaminati dal Guardian. In questo modo sarà più facile per Israele trattare i coloni come cittadini sul proprio suolo e i palestinesi come sudditi della legge militare. – 15 agosto. Undici morti nel Libano meridionale Attacchi israeliani ad Ansar e Deir al-Zahrani hanno ucciso almeno undici persone e ne hanno ferite diciannove. Un altro attacco ha colpito una motocicletta a Nabatieh. Fra i morti ci sono tre bambini. Israele ha presentato i bombardamenti come risposta a un attacco di Hezbollah che aveva ferito tre soldati israeliani e ha dichiarato di aver colpito strutture del gruppo. Le autorità libanesi hanno denunciato l’uccisione di civili. È stato il bilancio più alto dall’accordo di giugno. Anche in Libano la pace è affidata alla capacità israeliana di stabilire quali attacchi rientrino nell’accordo. Il negoziato continua solo perché continuano le riunioni, riunioni che già sappiamo che non porteranno a niente perché il Libano non ha la stessa forza di Israele. L’unica speranza per il Libano risiede nell’Iran
August 17, 2026
InfoPal
«𝗚li islamici»: 𝗖hi ti dà le parole sbagliate non vuole proteggerti
Di Pino Cabras. 𝘛𝘳𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦𝘮𝘣𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘶𝘨𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 Chi dice che il problema non esiste, in quei posti non ci vive. E non sono più solo le periferie: è l’area della stazione dove non passi volentieri la sera, è la via del centro storico che si è svuotata di negozi e riempita d’altro, è il paese di tremila abitanti che in due anni si è trovato addosso un’emergenza che non aveva mai conosciuto. Ma proprio perché il problema è vero, servono parole esatte. Con le parole sbagliate si finisce per sbagliare bersaglio, e il problema resta lì dov’era. C’è anche chi ha interesse a fartelo sbagliare. Questa è l’epoca dei polarizzatori: gente che promette di difenderti e intanto ti assegna un posto dentro uno schema deciso da altri. Ti danno un nemico facile da riconoscere, e in cambio si prendono il tuo voto. Lo schema regge finché non provi a verificarlo. Il disagio, dopo, è rimasto identico. 𝗧𝗿𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲, 𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲. 𝗠𝗨𝗦𝗨𝗟𝗠𝗔𝗡𝗢 è una persona di fede islamica. Come dire cattolico, ebreo, buddista. Oltre due miliardi di persone: praticanti e non, conservatori e liberali, sunniti e sciiti, indonesiani, senegalesi, bosniaci, italiani. 𝗜𝗦𝗟𝗔𝗠𝗜𝗖𝗢 è in prevalenza un aggettivo, e riguarda le cose: arte islamica, diritto islamico, mondo islamico. Dire «gli islamici» come sostantivo per parlare delle persone non è grammaticalmente sbagliato. Ma 𝗺𝘂𝘀𝘂𝗹𝗺𝗮𝗻𝗶 è una parola più precisa. Usare sempre «gli islamici» fa sembrare persone diversissime tra loro come un unico blocco, con le stesse idee e gli stessi obiettivi. 𝗜𝗦𝗟𝗔𝗠𝗜𝗦𝗧𝗔 è chi vuole che la religione governi lo Stato. È un progetto politico, molto differenziato, e ha nemici accaniti proprio dentro il mondo musulmano. Ora guarda cosa succede quando qualcuno dice «gli islamici». Prende l’aggettivo delle cose e lo appiccica alle persone. Il tuo vicino di casa smette di essere un uomo con la sua storia e diventa il pezzo di un blocco. «Gli islamici vogliono», «gli islamici avanzano». Due miliardi di individui si condensano in un soggetto solo, con una volontà sola, che a quel punto si può soltanto temere o combattere. Parole del genere non si diffondono da sole. Qualcuno le porta in giro, e qui sono in tre ad avere interesse a farlo. 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗼. Il terrorismo islamista — quello vero, quello che ammazza — non è spuntato dal nulla dei minareti. È stato armato e finanziato per decenni: dai mujaheddin afghani sostenuti da Washington contro Mosca, ai gruppi jihadisti transitati per Libia e Siria, alle scuole radicali pagate dalle petromonarchie del Golfo, alleate fedelissime dell’Occidente e mai sfiorate da una vera sanzione. Se dici «gli islamici», questa catena sparisce dentro una parola sola. Se dici «islamisti», sei costretto a chiederti chi li ha pagati. Capisci perché a chi vuole imbrogliarti conviene la prima parola? 𝗦𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼. Dopo quello che il mondo ha visto a Gaza, persino chi è accusato di genocidio può provare a rifarsi la faccia di bronzo presentandosi come «baluardo dell’Occidente contro “gli islamici”». La parola funziona da scudo, perché finché fissi il blocco immaginario eviti di guardare chi te lo sta indicando. 𝗧𝗲𝗿𝘇𝗼, ed è il più cinico, perché riguarda te. L’immigrazione in Italia è gestita male: verissimo. Ma da chi? Dai trafficanti che vendono posti sui barconi. Dai caporali che pagano tre euro l’ora. Da chi affitta tuguri a peso d’oro. Dai politici che da trent’anni lasciano fare alle mafie scafiste e schiaviste, perché quel lavoro sottopagato fa comodo a qualcuno. Sono nomi, cognomi e conti correnti. Ma se la tua rabbia viene dirottata su «gli islamici» in generale, quei nomi restano tranquilli. Ti mettono in mano un bersaglio finto, che potrai colpire per anni senza che il tuo quartiere diventi più sicuro. Poi ci sono quelli che la crociata la fanno in versione instagrammabile: elmo, spada, «Deus vult» nei commenti, e la sera cena etnica. Non li vedrai mai in un cantiere alle sei del mattino né in una scala popolare, dove italiani e stranieri i problemi se li dividono davvero. Ti chiedono di indignarti da casa mentre loro accumulano visualizzazioni. È un lavoro, il loro, e lo stipendio lo paghi tu in rabbia. Difendere l’identità nazionale è tutt’altra cosa. Viviamo in un Paese mediterraneo: la sponda sud è il nostro vicinato, prima ancora che una minaccia. E con i vicini si commercia, si contratta, si litiga e si fanno accordi, trattandosi da pari, come si fa da tremila anni su questo mare nei suoi momenti migliori. Sicurezza vuol dire sapere chi hai davvero davanti. Chi ti confonde le parole, lungi dal volerti rafforzare, vuole usarti
August 17, 2026
InfoPal
𝗕𝗶𝗹𝗱𝗲𝗿𝗯𝗲𝗿𝗴? 𝗘̀ 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮. 𝗗𝗮𝘃𝗼𝘀? 𝗘̀ 𝗻𝗼𝗶𝗼𝘀𝗮. 𝗕𝗲𝗻𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗶 𝗮 “𝗗𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴”
Di Pino Cabras. Duecentoventidue persone dovevano vedersi in una tenuta irlandese proprio in questi giorni di Ferragosto. Miliardari della tecnologia, generali della NATO, ministri, un paio di principi sauditi. Telefono consegnato all’ingresso, accordo di riservatezza firmato prima di sedersi a tavola. Sappiamo cosa avevano in programma soltanto perché qualcuno ha configurato male un database. E il programma è questo, non lo stiamo inventando. Come orientarsi nella Terza guerra mondiale. Come far entrare l’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma. Come rilanciare il nucleare per alimentare i data center. Poi un seminario intitolato “È divertente comandare”, dedicato a come si esercita il potere senza la scocciatura di un’opposizione parlamentare. E un altro su come si fabbrica un culto religioso partendo da zero, moderato dai fondatori di app per la preghiera. Nei videogiochi esiste un trucco che si chiama God Mode. Lo attivi e diventi invulnerabile: i colpi ti passano attraverso, le munizioni non finiscono mai, puoi fare qualunque cosa agli altri personaggi e a te non succede niente. Il mondo del gioco continua a funzionare regolarmente per tutti quanti, tranne che per te. Leggendo quelle carte si capisce che c’è gente che il God Mode se l’è attivato sul mondo vero. Le leggi degli Stati, i tribunali, le religioni, le buone maniere, la vergogna: roba per i personaggi del gioco, non per il giocatore. A rovinargli la festa, alla fine, non sono state le istituzioni. È stato un errore informatico e un paese piccolo che si ricorda ancora di essere neutrale. Lo scoop di Glauco Benigni, pubblicato su Megachip e che riproduciamo anche qui —————– 𝗕𝗶𝗹𝗱𝗲𝗿𝗯𝗲𝗿𝗴? 𝗘̀ 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮. 𝗗𝗮𝘃𝗼𝘀? 𝗘̀ 𝗻𝗼𝗶𝗼𝘀𝗮. 𝗕𝗲𝗻𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗶 𝗮 “𝗗𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴” 𝘐𝘭 𝘧𝘰𝘳𝘶𝘮 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘪𝘭 𝘊𝘰𝘮𝘱𝘭𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘔𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘛𝘦𝘤𝘯𝘰𝘤𝘳𝘢𝘵𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘤𝘪𝘥𝘦 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢, 𝘦𝘯𝘦𝘳𝘨𝘪𝘢 𝘦 𝘢𝘭𝘨𝘰𝘳𝘪𝘵𝘮𝘪 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘳𝘴𝘪 𝘢 𝘍𝘦𝘳𝘳𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘐𝘳𝘭𝘢𝘯𝘥𝘢. 𝘜𝘯 𝘥𝘢𝘵𝘢-𝘭𝘦𝘢𝘬 𝘯𝘦 𝘩𝘢 𝘴𝘷𝘦𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘯𝘷𝘪𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘦 𝘢𝘨𝘦𝘯𝘥𝘢: 𝘭𝘢 𝘮𝘰𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘪𝘳𝘭𝘢𝘯𝘥𝘦𝘴𝘦 𝘩𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘪 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘭𝘨𝘰𝘳𝘪𝘵𝘮𝘰 𝘢 𝘴𝘱𝘢𝘳𝘪𝘳𝘦. di Glauco Benigni. Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati i Summit del Novecento, finiti dritti nell’archivio della nostalgia geopolitica. Oggi l’Élite che conta davvero, quella che non perde tempo con i comunicati stampa, che detiene le chiavi d’accesso sia al capitale finanziario sia ai codici dell’Intelligenza Artificiale e che decide se e quando fare le guerre, si riunisce altrove. Benvenuti a 𝗗𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴, il forum segretissimo creato dal miliardario anarco-libertario Peter Thiel e dall’imprenditore dei dati Auren Hoffman, diventato a tutti gli effetti la nuova “Assemblea Segreta del Complesso Militare Tecnocratico” (come già spiegato nel mio recente libro “Webcracy”). Mentre il mondo si arrostisce al sole metallico del Ferragosto 2026 o scivola distrattamente tra un videoclip e una news su un social e l’altro, dal 12 al 16 agosto i padroni dell’algoritmo, dell’energia e della finanza, più i generali della NATO e una pattuglia di politici occidentali di prima fascia, si erano dati appuntamento in Irlanda. Per l’esattezza nella lussuosa tenuta di Powerscourt, nel verde isolato della contea di Wicklow, a due passi da Dublino. Il piano originale era rigorosamente “top secret” fin quando un clamoroso incidente informatico ha trasformato il meeting riservatissimo nel caso mediatico e politico dell’anno. 𝗟𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗼𝗽 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗮-𝗹𝗲𝗮𝗸: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹’𝗲́𝗹𝗶𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝗰𝘆 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝘀𝘀𝘄𝗼𝗿𝗱 C’è un’ironia sottile, ai limiti della poesia popolare, in tutta questa storia: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Stiamo parlando di una riunione ideata da Peter Thiel — il fondatore di Palantir, titano della sorveglianza di massa e della guerra digitale — in cui agli ospiti veniva chiesto di firmare accordi di riservatezza draconiani e di consegnare smartphone e tablet prima di sedersi al tavolo. Ebbene, questo tempio dell’inviolabilità informatica è crollato per colpa di un banale errore di configurazione: un database su Airtable (una specie di Excel evoluto) lasciato spalancato e liberamente accessibile online. La falla è stata individuata e i dati rinvenuti sono stati resi pubblici dall’attivista informatica e hacker m𝗮𝗶𝗮 a𝗿𝘀𝗼𝗻 c𝗿𝗶𝗺𝗲𝘄. Maia è un personaggio: una donna trans nata in Svizzera, che usa esclusivamente le lettere minuscole quale gesto simbolico per rifiutare l’importanza attribuita al Nome Proprio, alla centralità dell’Ego e alla rappresentazione formale borghese/istituzionale. Divenuta famosa nel 2021 per aver reso nota la lista No-Fly del governo statunitense, l’attivista ha dichiarato di aver trovato l’accesso alle liste di Dialog partendo (ma guarda un po’) da una segnalazione anonima. Nel giro di poche ore, le inchieste investigative di testate come WIRED, Forbes e del quotidiano irlandese The Journal hanno svelato ciò che avrebbe dovuto rimanere sepolto sotto strati di Segreto di Stato: l’elenco completo dei 222 invitati, i dossier interni di profilazione e l’agenda dettagliata dei lavori. Che meraviglia! I documenti rivelavano che Dialog gestisce persino un algoritmo interno per profilare gli ospiti: ogni partecipante veniva classificato in base a ricchezza, grado d’influenza politica e inclinazioni ideologiche per stabilire dove sedersi a tavola, con chi parlare e persino per offrire un bizzarro servizio interno di “ricerca di affinità”. A differenza di un normale convegno d’affari o di una conferenza geopolitica, i form di registrazione su Airtable chiedevano esplicitamente ai partecipanti di specificare dettagli personali e la propria disponibilità a partecipare a programmi di abbinamento sia erotici che politici, gestiti direttamente dall’organizzazione. Nel modulo di iscrizione ai partecipanti veniva chiesto se fossero “in cerca d’amore” e se volessero essere inseriti nei registri per single. Ma non solo: l’obiettivo era creare 𝘀𝗶𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲. Ad esempio, mettere allo stesso tavolo un politico in cerca di finanziamenti con un investitore della Silicon Valley sensibile alle stesse battaglie, oppure far incontrare il dirigente di una startup di droni militari con un generale della NATO interessato alle sue tecnologie. Semplice, no? 𝗡𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲, 𝗺𝗮 “𝗔𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮”: 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝗻𝘂̀ 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗱𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 Se a Davos ci si ammanta di retorica sul cambiamento climatico, a Dialog le maschere sarebbero cadute. Il format non prevedeva lezioni frontali o noiosi panel, ma piccoli tavoli di discussione da 8-12 persone guidati da un moderatore. Dalle schede emerse da Airtable, i temi in agenda a Dublino sembravano usciti direttamente da un romanzo distopico o meglio da un “manuale di sopravvivenza per oligarchi”. Ecco la lista… “𝗡𝗮𝘃𝗶𝗴𝗮𝘁𝗶𝗻𝗴 𝗪𝗪 𝗜𝗜𝗜” (Orientarsi nella Terza Guerra Mondiale): Una guida pratica per gestire i mercati e le infrastrutture mentre il pianeta brucia e i suoi abitanti scompaiono. “𝗕𝗮𝘁𝘁𝗹𝗲𝗳𝗶𝗲𝗹𝗱 𝗧𝗲𝗰𝗵𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲𝘀”: Come integrare l’Intelligenza Artificiale, i droni autonomi e la potenza di calcolo nei sistemi d’arma della NATO e dell’intelligence. “𝗕𝗿𝗶𝗻𝗴 𝗕𝗮𝗰𝗸 𝗡𝘂𝗰𝗹𝗲𝗮𝗿”: Il rilancio del nucleare come unica fonte energetica in grado di soddisfare i mostruosi consumi di elettricità dei data center per l’AI. “𝗜𝘁’𝘀 𝗙𝘂𝗻 𝘁𝗼 𝗕𝗲 𝗶𝗻 𝗖𝗵𝗮𝗿𝗴𝗲”: Una disinvolta riflessione su come esercitare il potere autocratico e tecnocratico senza la seccatura dell’opposizione parlamentare. “𝗕𝘂𝗶𝗹𝗱-𝗮-𝗖𝘂𝗹𝘁”: Una sessione su come costruire movimenti ideologici o para-religiosi digitali, moderata ironicamente dai fondatori di app di preghiera come Pray.com. L’obiettivo dichiarato non era il dibattito accademico dunque, ma quella che nei documenti viene definita “Direct Action”: creare un canale direttissimo tra chi produce tecnologia militare e chi detiene i bilanci/budget di Difesa delle superpotenze. 𝗜 𝗩𝗜𝗣 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶 Il parterre svelato dai file è una fotografia di gruppo di un certo Potere Occidentale. Tra gli invitati figuravano il generale Alexus Grynkewich (comandante supremo delle forze NATO); l’ex generale Stanley McChrystal e perfino attori hollywoodiani come Joseph Gordon-Levitt e Josh Brolin, arruolati nell’orbita tech per il loro peso mediatico. Tra i “politici” USA nel dossier “invitati” si rinvenivano: il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent; il senatore repubblicano, Ted Cruz; l’ideologo della sinistra liberal, Ezra Klein; il senatore democratico, Cory Booker; il direttore dell’intelligence nazionale USA, Tulsi Gabbard; il deputato democratico, Jim Himes; l’ex segretario al Tesoro, Larry Summers e (come poteva mancare?) il genero di Trump, Jared Kushner. Tra le personalità saudite: la Principessa Reema bint Bandar Al-Saud, ambasciatrice in USA e il Principe Turki al-Faisal, ex capo dei servizi segreti sauditi (GIP) e storico ambasciatore a Londra e Washington. Tra i politici europei: Jens Spahn, membro del parlamento tedesco ed ex Ministro della Salute; Tom Tugendhat, deputato britannico del Partito Conservatore ed ex sottosegretario alla Sicurezza del Regno Unito; Matt Clifford, consigliere del Primo Ministro britannico per le strategie sull’Intelligenza Artificiale. 𝗘 𝗹’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮? 𝗟𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗶 𝗱𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗿 𝗿𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗶 In questo scacchiere euroatlantico/saudita, qual è la posizione dell’Italia? Negli elenchi trapelati non comparivano ministri di primo piano del nostro governo, ma la presenza del Belpaese era tutt’altro che marginale: rinvenibile su due livelli strategici. Il primo è quello logistico ed estetico. Prima di approdare in Irlanda, uno dei vertici preliminari più esclusivi e blindati di Dialog si è tenuto in primavera a Venezia, nella cornice del San Clemente Palace, situato su un’isola privata della laguna tra la Giudecca e il Lido. L’Italia offre l’ambientazione perfetta per le élite che desiderano discutere di transumanesimo ed economia bellica circondate dal lusso e lontane da sguardi indiscreti. Il secondo livello riguarda gli apparati d’intelligence e gli esperti di geopolitica. Nei documenti compaiono contatti e profili di accademici e diplomatici italiani afferenti alla NATO Defence College Foundation di Roma, interpellati in veste di consulenti su temi caldi come la sicurezza delle rotte marittime nel Mediterraneo e l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla guerra cibernetica. I dati confermano una tendenza precisa del club: l’assenza di esponenti della politica parlamentare italiana “di facciata”, a favore di figure inserite nei circuiti della finanza internazionale e degli apparati di analisi strategica legati all’asse NATO. 𝗨𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗖𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲 Testate come The Journal, l’Irish Examiner e l’emittente nazionale RTÉ hanno confermato che la maxi-conferenza prevista nella tenuta di Powerscourt dal 12 al 16 agosto non si è tenuta nella forma e nella sede originarie. Già a inizio luglio, travolta dalle proteste della politica locale e degli attivisti dopo le rivelazioni di WIRED, la direzione del resort a 5 stelle ha diramato una nota ufficiale dichiarando annullata la prenotazione dell’organizzazione. Negli ultimi giorni inoltre, quotidiani come l’Irish Examiner hanno ripreso la vicenda evidenziando il clima politico rovente generatosi in Dáil Éireann (il Parlamento irlandese). Deputati dell’opposizione (in particolare di Sinn Féin e del People Before Profit) hanno chiesto conto al governo delle misure di sicurezza e della presenza di esponenti NATO e contractor militari sul suolo irlandese, definendo la vicenda un insulto alla storica neutralità dell’Irlanda. Gli analisti della stampa investigativa locale e internazionale concordano però su uno scenario: l’evento di massa da 222 persone a Powerscourt è stato annullato, ma la rete si è mossa nell’ombra. La stampa irlandese evidenzia come sia prassi consolidata per questo tipo di network non annullare mai del tutto i vertici, bensì frazionarli. Anziché la grande convention con 200 ospiti a Dublino, la cerchia ristretta (i fondatori Peter Thiel e Auren Hoffman con i delegati di massimo livello) si è quasi certamente riorganizzata in piccoli gruppi presso residenze private o location ancora più blindate e non tracciate. Ecco perché i quotidiani irlandesi non stanno raccontando la “cronaca dell’inaugurazione”, ma la vittoria politica e mediatica che ha costretto il vertice della Silicon Valley a smantellare la sua sede ufficiale in Irlanda per rintanarsi in sessioni private ed estemporanee altrove. Fra qualche giorno ne sapremo di più. ——— 𝐷𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑢𝑛𝑎 “𝑙𝑖𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑’𝑢𝑠𝑜 𝑔𝑟𝑎𝑡𝑢𝑖𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑛 “𝑖𝑛 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎” 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑑𝑒 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑖𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑝𝑦𝑟𝑖𝑔ℎ𝑡”.
August 17, 2026
InfoPal
Perché l’America Latina sta diventando un terreno fertile per i “fanatici di Israele”?
Why is Latin America becoming a breeding ground for ‘fanatics of Israel’? | Middle East Eye. Spinti dalla disinformazione, dagli accordi sulle armi e dalle tecnologie di sorveglianza, i governi di destra hanno contribuito ad ampliare la portata di Netanyahu, minando la storica alleanza della Regione con la Palestina. Di Joseph Bouchard – 7 agosto 2026. Si sta verificando una spaccatura in tutta l’America Latina. Sondaggio dopo sondaggio, l’opinione pubblica della Regione si sta rivoltando contro Israele, la cui offensiva triennale contro Gaza è ampiamente considerata un Genocidio. Eppure, un’ondata di nuovi governi di destra, in El Salvador, Argentina, Cile, Ecuador, Perù, Bolivia, Honduras, Costa Rica e ora Colombia, segnala un’inversione di tendenza, rafforzando i legami di sicurezza, diplomatici e tecnologici della Regione con Israele, negando al contempo ai palestinesi il diritto più elementare all’autodeterminazione. L’esempio più lampante è arrivato il mese scorso in Colombia. Gustavo Petro, l’ex guerrigliero e Presidente uscente di sinistra che l’anno scorso aveva partecipato a una manifestazione pro-Palestina a New York prima che Washington gli revocasse il visto, ha perso il potere a favore di Abelardo de la Espriella, un avvocato che ha difeso gruppi paramilitari e ha legami con dittature militari e con il Presidente statunitense Donald Trump. Petro ha accusato la società israeliana di spionaggio cibernetico BlackCore di aver utilizzato mezzo milione di profili social automatizzati per inondare gli elettori colombiani di disinformazione in vista del ballottaggio di giugno, vinto da De la Espriella per meno di un punto percentuale. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu non ha aspettato la risoluzione della controversia prima di festeggiare sui social, congratulandosi con il Presidente eletto e dichiarando che “gli amici di Israele continuano a vincere”. La regione ospita circa 700.000 palestinesi e 500.000 ebrei. De la Espriella ha già fatto intendere che sospenderà i piani per l’ambasciata colombiana in Palestina e si è impegnato a ripristinare le relazioni con Israele, anche trasferendo la missione colombiana a Gerusalemme, privando così Bogotà del suo ruolo di una delle voci più autorevoli a sostegno del caso di Genocidio intentato dal Sudafrica contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia. La Colombia è solo l’ultimo tassello a cadere. La Bolivia, il primo Paese latinoamericano a interrompere i rapporti con Israele dopo gli attentati del 7 ottobre 2023, ha ristabilito le piene relazioni diplomatiche a dicembre sotto la guida del nuovo Presidente di centro-destra Rodrigo Paz, un riavvicinamento suggellato personalmente da Netanyahu per telefono poco dopo l’elezione di Paz. Il governo venezuelano, nominalmente socialista ma sottoposto a continue pressioni americane e di fatto operante come un Regime Coloniale sostenuto dagli Stati Uniti, ha ospitato delegazioni del Congresso americano, mantenendo aperti i canali umanitari e diplomatici con Israele, e ha recentemente annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale. Caracas è diventata di fatto una marionetta degli interessi di Washington nella Regione, spostandosi sempre più a destra. Cuba, devastata da decenni di soffocamento da parte degli Stati Uniti e ora impegnata in riforme economiche promosse dagli Stati Uniti (contrastate da ulteriori sanzioni), potrebbe non essere molto lontana dal seguire. Il Mossad operava un tempo dall’Avana, aiutando la CIA a rintracciare esponenti della sinistra e agenti sovietici in tutta la Regione durante la Guerra Fredda: un retaggio del coinvolgimento israeliano in America Latina che precede di gran lunga la questione di Gaza. Questo tema è diventato un ulteriore fronte di divisione tra élite e cittadini nella Regione. Le elezioni brasiliane potrebbero contribuire a colmare, o ad acuire, questa frattura. Alla base di tutto ciò c’è un rapporto di sicurezza in cui gli elettori latinoamericani non hanno voce in capitolo. Pegasus, l’invasivo programma spia israeliano venduto ai governi di tutta la Regione, è stato ripetutamente utilizzato per colpire giornalisti e figure dell’opposizione, anziché terroristi e criminali. La polizia brasiliana, tra le più letali della Regione, utilizza una vasta gamma di armi israeliane nelle favelas. La violenza della polizia in tutto il Paese provoca migliaia di morti ogni anno. E negli ultimi anni, agenti dei servizi segreti israeliani hanno collaborato con le autorità brasiliane per indagare su una presunta presenza di Hezbollah nel Paese. I turisti israeliani nella Regione sono diventati a loro volta un punto critico: accusati dalle autorità argentine di essere responsabili degli incendi in Patagonia, arrestati dalla polizia brasiliana dopo le violenze contro i manifestanti pro-Palestina e corteggiati alle fiere del turismo di San Paolo che promuovevano i Territori Palestinesi Occupati come destinazioni israeliane. UNA PROVA CRUCIALE IN VISTA Le elezioni di ottobre in Brasile rappresentano una prova decisiva. Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex Presidente condannato, ha lanciato la sua campagna contro il Presidente in carica Luiz Inácio Lula da Silva con un videomessaggio di appoggio da parte di Netanyahu e il fervido sostegno del Presidente argentino Javier Milei, che si è definito un “fanatico di Israele” e ha in programma di trasferire l’ambasciata argentina a Gerusalemme. Lula, il Presidente in carica, rimane al contrario uno degli ultimi capi di Stato di rilievo in America Latina ancora disposti a definire l’offensiva israeliana a Gaza un Genocidio. L’ha persino paragonata all’Olocausto, suscitando l’indignazione pubblica in alcuni ambienti. Sia il Brasile che il Messico, quest’ultimo ora governato da una Presidente di sinistra di origine ebraica, Claudia Sheinbaum, subiscono crescenti pressioni da Washington sulla loro posizione, tra cui guerra economica, minacce di scioperi, sanzioni e designazione di Paesi terroristi che aprono la strada a incursioni. Ironia della sorte, Nayib Bukele, il dittatore salvadoregno pupillo del movimento MAGA, è egli stesso di origine palestinese, ma ha comunque costruito il suo repressivo apparato di sicurezza in parte con armi e apparecchiature di sorveglianza israeliane, che ora stanno alimentando la repressione in tutta l’America Latina. Anche il nuovo Presidente dell’Honduras, Nasry Asfura, salito al potere grazie all’ingerenza di Trump, è un profondo alleato di Israele, nonostante le sue origini palestinesi. Ha visitato Israele e incontrato Netanyahu. Registrazioni audio trapelate, soprannominate “Hondurasgate”, avrebbero immortalato l’ex Presidente Juan Orlando Hernandez, Asfura e Milei mentre discutevano di piani per utilizzare l’Honduras come base per colpire i governi di sinistra in tutta la Regione: un complotto che, secondo quanto riportato, avrebbe coinvolto l’aiuto di Netanyahu nell’ottenere la grazia da Trump per Hernandez dopo una condanna per traffico di droga. Questi nuovi governi di destra, perlopiù populisti, hanno contribuito ad ampliare l’influenza di Israele, spinti da società di sorveglianza, accordi per la fornitura di armi e campagne di disinformazione, nonostante la crescente diffidenza della popolazione regionale nei confronti di Israele. Questa questione è diventata un ulteriore fronte di divisione tra élite e cittadini nella Regione. Le elezioni brasiliane potrebbero contribuire a colmare, o ad acuire, tale frattura. – Joseph Bouchard è un giornalista e ricercatore del Québec. Attualmente è dottorando in Scienze Politiche presso l’Università della Virginia e borsista di dottorato in Politica Latinoamericana presso il Consiglio di Ricerca nelle Scienze Sociali e Umanistiche del Canada. Traduzione: La Zona Grigia
August 11, 2026
InfoPal
300 bambini palestinesi uccisi dall’entità genocidaria dall’inizio del cessate il fuoco
Non era Hamas, il problema, per Israele e i suoi servi occidentali? Ah, no, eh? Israele ha continuato ad ammazzare. L’entità genocidaria continua lo sterminio, impunita, anzi, sostenuta dalle fetide istituzioni europee, italiane incluse. Ricordiamo che nelle carceri italiane ci sono attivisti umanitari palestinesi e pro-Palestina, mentre i pedosatanisti-genocitari sono fuori, liberi. E’ giunta l’ora di cambiare rotta o l’Italia finirà devastata come Gaza. Di Giorgio Bianchi. Due, perfino tre neonati costretti a condividere la stessa incubatrice. È una delle immagini che emerge dall’ultimo allarme lanciato dall’Unicef sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza dove, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025, i bambini continuano a morire. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, dall’annuncio della tregua sono stati uccisi quasi 300 bambini, una media di circa uno al giorno. Un bilancio che, sottolinea l’organizzazione, dimostra come il peso del conflitto continui a ricadere sui più piccoli anche in una fase che avrebbe dovuto segnare la fine dei combattimenti. “Un cessate il fuoco che provoca la morte di una media di un bambino al giorno è un fallimento per i bambini”, afferma Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. Oltre alle vittime, sono centinaia i minori rimasti feriti, molti dei quali in modo grave, mentre migliaia di famiglie continuano a vivere in condizioni estremamente precarie. 
August 11, 2026
InfoPal
Istituzioni italiane al servizio di Israele
Le persone perbene si sorprendono sempre più spesso a pensare che ormai le “istituzioni” italiane sono al servizio di Israele: emanano leggi, scatenano operazioni di intelligence, persecuzioni, imprigionano, attaccano, invadono luoghi e abitazioni su comando/ordine dell’entità genocidaria. Sono gusci vuoti riempiti di Male. Dobbiamo prenderne atto e mobilitarci affinché ci sia un profondo e radicale cambiamento politico ed istituzionale. Questa Italia corrotta, serva, coloniale, e succube di entità razziste e sterminatrici di popoli non ci rappresenta. Anzi, ci danneggia. Seguiamo gli insegnamenti sempre attuali di Frantz Fanon.
August 11, 2026
InfoPal