𝗕𝗶𝗹𝗱𝗲𝗿𝗯𝗲𝗿𝗴? 𝗘̀ 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮. 𝗗𝗮𝘃𝗼𝘀? 𝗘̀ 𝗻𝗼𝗶𝗼𝘀𝗮. 𝗕𝗲𝗻𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗶 𝗮 “𝗗𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴”Di Pino Cabras. Duecentoventidue persone dovevano vedersi in una tenuta
irlandese proprio in questi giorni di Ferragosto. Miliardari della tecnologia,
generali della NATO, ministri, un paio di principi sauditi. Telefono consegnato
all’ingresso, accordo di riservatezza firmato prima di sedersi a tavola.
Sappiamo cosa avevano in programma soltanto perché qualcuno ha configurato male
un database.
E il programma è questo, non lo stiamo inventando. Come orientarsi nella Terza
guerra mondiale. Come far entrare l’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma.
Come rilanciare il nucleare per alimentare i data center. Poi un seminario
intitolato “È divertente comandare”, dedicato a come si esercita il potere senza
la scocciatura di un’opposizione parlamentare. E un altro su come si fabbrica un
culto religioso partendo da zero, moderato dai fondatori di app per la
preghiera.
Nei videogiochi esiste un trucco che si chiama God Mode. Lo attivi e diventi
invulnerabile: i colpi ti passano attraverso, le munizioni non finiscono mai,
puoi fare qualunque cosa agli altri personaggi e a te non succede niente. Il
mondo del gioco continua a funzionare regolarmente per tutti quanti, tranne che
per te.
Leggendo quelle carte si capisce che c’è gente che il God Mode se l’è attivato
sul mondo vero. Le leggi degli Stati, i tribunali, le religioni, le buone
maniere, la vergogna: roba per i personaggi del gioco, non per il giocatore.
A rovinargli la festa, alla fine, non sono state le istituzioni. È stato un
errore informatico e un paese piccolo che si ricorda ancora di essere neutrale.
Lo scoop di Glauco Benigni, pubblicato su Megachip e che riproduciamo anche qui
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𝗕𝗶𝗹𝗱𝗲𝗿𝗯𝗲𝗿𝗴? 𝗘̀ 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮. 𝗗𝗮𝘃𝗼𝘀? 𝗘̀ 𝗻𝗼𝗶𝗼𝘀𝗮.
𝗕𝗲𝗻𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗶 𝗮 “𝗗𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴”
𝘐𝘭 𝘧𝘰𝘳𝘶𝘮 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘪𝘭 𝘊𝘰𝘮𝘱𝘭𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘔𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢𝘳𝘦
𝘛𝘦𝘤𝘯𝘰𝘤𝘳𝘢𝘵𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘤𝘪𝘥𝘦 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢, 𝘦𝘯𝘦𝘳𝘨𝘪𝘢 𝘦
𝘢𝘭𝘨𝘰𝘳𝘪𝘵𝘮𝘪 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘳𝘴𝘪 𝘢 𝘍𝘦𝘳𝘳𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 𝘪𝘯
𝘐𝘳𝘭𝘢𝘯𝘥𝘢. 𝘜𝘯 𝘥𝘢𝘵𝘢-𝘭𝘦𝘢𝘬 𝘯𝘦 𝘩𝘢 𝘴𝘷𝘦𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘯𝘷𝘪𝘵𝘢𝘵𝘪
𝘦 𝘢𝘨𝘦𝘯𝘥𝘢: 𝘭𝘢 𝘮𝘰𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘪𝘳𝘭𝘢𝘯𝘥𝘦𝘴𝘦 𝘩𝘢
𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘪 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘭𝘨𝘰𝘳𝘪𝘵𝘮𝘰 𝘢
𝘴𝘱𝘢𝘳𝘪𝘳𝘦.
di Glauco Benigni.
Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate
sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità
aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo
Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati i Summit
del Novecento, finiti dritti nell’archivio della nostalgia geopolitica. Oggi
l’Élite che conta davvero, quella che non perde tempo con i comunicati stampa,
che detiene le chiavi d’accesso sia al capitale finanziario sia ai codici
dell’Intelligenza Artificiale e che decide se e quando fare le guerre, si
riunisce altrove.
Benvenuti a 𝗗𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴, il forum segretissimo creato dal miliardario
anarco-libertario Peter Thiel e dall’imprenditore dei dati Auren Hoffman,
diventato a tutti gli effetti la nuova “Assemblea Segreta del Complesso Militare
Tecnocratico” (come già spiegato nel mio recente libro “Webcracy”).
Mentre il mondo si arrostisce al sole metallico del Ferragosto 2026 o scivola
distrattamente tra un videoclip e una news su un social e l’altro, dal 12 al 16
agosto i padroni dell’algoritmo, dell’energia e della finanza, più i generali
della NATO e una pattuglia di politici occidentali di prima fascia, si erano
dati appuntamento in Irlanda. Per l’esattezza nella lussuosa tenuta di
Powerscourt, nel verde isolato della contea di Wicklow, a due passi da Dublino.
Il piano originale era rigorosamente “top secret” fin quando un clamoroso
incidente informatico ha trasformato il meeting riservatissimo nel caso
mediatico e politico dell’anno.
𝗟𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗼𝗽 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗮-𝗹𝗲𝗮𝗸: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹’𝗲́𝗹𝗶𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮
𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝗰𝘆 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝘀𝘀𝘄𝗼𝗿𝗱
C’è un’ironia sottile, ai limiti della poesia popolare, in tutta questa storia:
“il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Stiamo parlando di una riunione
ideata da Peter Thiel — il fondatore di Palantir, titano della sorveglianza di
massa e della guerra digitale — in cui agli ospiti veniva chiesto di firmare
accordi di riservatezza draconiani e di consegnare smartphone e tablet prima di
sedersi al tavolo. Ebbene, questo tempio dell’inviolabilità informatica è
crollato per colpa di un banale errore di configurazione: un database su
Airtable (una specie di Excel evoluto) lasciato spalancato e liberamente
accessibile online.
La falla è stata individuata e i dati rinvenuti sono stati resi pubblici
dall’attivista informatica e hacker m𝗮𝗶𝗮 a𝗿𝘀𝗼𝗻 c𝗿𝗶𝗺𝗲𝘄. Maia è un
personaggio: una donna trans nata in Svizzera, che usa esclusivamente le lettere
minuscole quale gesto simbolico per rifiutare l’importanza attribuita al Nome
Proprio, alla centralità dell’Ego e alla rappresentazione formale
borghese/istituzionale. Divenuta famosa nel 2021 per aver reso nota la lista
No-Fly del governo statunitense, l’attivista ha dichiarato di aver trovato
l’accesso alle liste di Dialog partendo (ma guarda un po’) da una segnalazione
anonima. Nel giro di poche ore, le inchieste investigative di testate come
WIRED, Forbes e del quotidiano irlandese The Journal hanno svelato ciò che
avrebbe dovuto rimanere sepolto sotto strati di Segreto di Stato: l’elenco
completo dei 222 invitati, i dossier interni di profilazione e l’agenda
dettagliata dei lavori. Che meraviglia!
I documenti rivelavano che Dialog gestisce persino un algoritmo interno per
profilare gli ospiti: ogni partecipante veniva classificato in base a ricchezza,
grado d’influenza politica e inclinazioni ideologiche per stabilire dove sedersi
a tavola, con chi parlare e persino per offrire un bizzarro servizio interno di
“ricerca di affinità”. A differenza di un normale convegno d’affari o di una
conferenza geopolitica, i form di registrazione su Airtable chiedevano
esplicitamente ai partecipanti di specificare dettagli personali e la propria
disponibilità a partecipare a programmi di abbinamento sia erotici che politici,
gestiti direttamente dall’organizzazione. Nel modulo di iscrizione ai
partecipanti veniva chiesto se fossero “in cerca d’amore” e se volessero essere
inseriti nei registri per single. Ma non solo: l’obiettivo era creare
𝘀𝗶𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲. Ad esempio,
mettere allo stesso tavolo un politico in cerca di finanziamenti con un
investitore della Silicon Valley sensibile alle stesse battaglie, oppure far
incontrare il dirigente di una startup di droni militari con un generale della
NATO interessato alle sue tecnologie. Semplice, no?
𝗡𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲, 𝗺𝗮 “𝗔𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮”: 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝗻𝘂̀
𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗱𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮
Se a Davos ci si ammanta di retorica sul cambiamento climatico, a Dialog le
maschere sarebbero cadute. Il format non prevedeva lezioni frontali o noiosi
panel, ma piccoli tavoli di discussione da 8-12 persone guidati da un
moderatore. Dalle schede emerse da Airtable, i temi in agenda a Dublino
sembravano usciti direttamente da un romanzo distopico o meglio da un “manuale
di sopravvivenza per oligarchi”. Ecco la lista…
“𝗡𝗮𝘃𝗶𝗴𝗮𝘁𝗶𝗻𝗴 𝗪𝗪 𝗜𝗜𝗜” (Orientarsi nella Terza Guerra Mondiale): Una
guida pratica per gestire i mercati e le infrastrutture mentre il pianeta brucia
e i suoi abitanti scompaiono.
“𝗕𝗮𝘁𝘁𝗹𝗲𝗳𝗶𝗲𝗹𝗱 𝗧𝗲𝗰𝗵𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲𝘀”: Come integrare l’Intelligenza
Artificiale, i droni autonomi e la potenza di calcolo nei sistemi d’arma della
NATO e dell’intelligence.
“𝗕𝗿𝗶𝗻𝗴 𝗕𝗮𝗰𝗸 𝗡𝘂𝗰𝗹𝗲𝗮𝗿”: Il rilancio del nucleare come unica fonte
energetica in grado di soddisfare i mostruosi consumi di elettricità dei data
center per l’AI.
“𝗜𝘁’𝘀 𝗙𝘂𝗻 𝘁𝗼 𝗕𝗲 𝗶𝗻 𝗖𝗵𝗮𝗿𝗴𝗲”: Una disinvolta riflessione su come
esercitare il potere autocratico e tecnocratico senza la seccatura
dell’opposizione parlamentare.
“𝗕𝘂𝗶𝗹𝗱-𝗮-𝗖𝘂𝗹𝘁”: Una sessione su come costruire movimenti ideologici o
para-religiosi digitali, moderata ironicamente dai fondatori di app di preghiera
come Pray.com.
L’obiettivo dichiarato non era il dibattito accademico dunque, ma quella che nei
documenti viene definita “Direct Action”: creare un canale direttissimo tra chi
produce tecnologia militare e chi detiene i bilanci/budget di Difesa delle
superpotenze.
𝗜 𝗩𝗜𝗣 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶
Il parterre svelato dai file è una fotografia di gruppo di un certo Potere
Occidentale. Tra gli invitati figuravano il generale Alexus Grynkewich
(comandante supremo delle forze NATO); l’ex generale Stanley McChrystal e
perfino attori hollywoodiani come Joseph Gordon-Levitt e Josh Brolin, arruolati
nell’orbita tech per il loro peso mediatico. Tra i “politici” USA nel dossier
“invitati” si rinvenivano: il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent; il
senatore repubblicano, Ted Cruz; l’ideologo della sinistra liberal, Ezra Klein;
il senatore democratico, Cory Booker; il direttore dell’intelligence nazionale
USA, Tulsi Gabbard; il deputato democratico, Jim Himes; l’ex segretario al
Tesoro, Larry Summers e (come poteva mancare?) il genero di Trump, Jared
Kushner. Tra le personalità saudite: la Principessa Reema bint Bandar Al-Saud,
ambasciatrice in USA e il Principe Turki al-Faisal, ex capo dei servizi segreti
sauditi (GIP) e storico ambasciatore a Londra e Washington. Tra i politici
europei: Jens Spahn, membro del parlamento tedesco ed ex Ministro della Salute;
Tom Tugendhat, deputato britannico del Partito Conservatore ed ex
sottosegretario alla Sicurezza del Regno Unito; Matt Clifford, consigliere del
Primo Ministro britannico per le strategie sull’Intelligenza Artificiale.
𝗘 𝗹’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮? 𝗟𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗶 𝗱𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗿
𝗿𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗶
In questo scacchiere euroatlantico/saudita, qual è la posizione dell’Italia?
Negli elenchi trapelati non comparivano ministri di primo piano del nostro
governo, ma la presenza del Belpaese era tutt’altro che marginale: rinvenibile
su due livelli strategici.
Il primo è quello logistico ed estetico. Prima di approdare in Irlanda, uno dei
vertici preliminari più esclusivi e blindati di Dialog si è tenuto in primavera
a Venezia, nella cornice del San Clemente Palace, situato su un’isola privata
della laguna tra la Giudecca e il Lido. L’Italia offre l’ambientazione perfetta
per le élite che desiderano discutere di transumanesimo ed economia bellica
circondate dal lusso e lontane da sguardi indiscreti.
Il secondo livello riguarda gli apparati d’intelligence e gli esperti di
geopolitica. Nei documenti compaiono contatti e profili di accademici e
diplomatici italiani afferenti alla NATO Defence College Foundation di Roma,
interpellati in veste di consulenti su temi caldi come la sicurezza delle rotte
marittime nel Mediterraneo e l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla
guerra cibernetica. I dati confermano una tendenza precisa del club: l’assenza
di esponenti della politica parlamentare italiana “di facciata”, a favore di
figure inserite nei circuiti della finanza internazionale e degli apparati di
analisi strategica legati all’asse NATO.
𝗨𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗖𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲
Testate come The Journal, l’Irish Examiner e l’emittente nazionale RTÉ hanno
confermato che la maxi-conferenza prevista nella tenuta di Powerscourt dal 12 al
16 agosto non si è tenuta nella forma e nella sede originarie. Già a inizio
luglio, travolta dalle proteste della politica locale e degli attivisti dopo le
rivelazioni di WIRED, la direzione del resort a 5 stelle ha diramato una nota
ufficiale dichiarando annullata la prenotazione dell’organizzazione.
Negli ultimi giorni inoltre, quotidiani come l’Irish Examiner hanno ripreso la
vicenda evidenziando il clima politico rovente generatosi in Dáil Éireann (il
Parlamento irlandese). Deputati dell’opposizione (in particolare di Sinn Féin e
del People Before Profit) hanno chiesto conto al governo delle misure di
sicurezza e della presenza di esponenti NATO e contractor militari sul suolo
irlandese, definendo la vicenda un insulto alla storica neutralità dell’Irlanda.
Gli analisti della stampa investigativa locale e internazionale concordano però
su uno scenario: l’evento di massa da 222 persone a Powerscourt è stato
annullato, ma la rete si è mossa nell’ombra. La stampa irlandese evidenzia come
sia prassi consolidata per questo tipo di network non annullare mai del tutto i
vertici, bensì frazionarli. Anziché la grande convention con 200 ospiti a
Dublino, la cerchia ristretta (i fondatori Peter Thiel e Auren Hoffman con i
delegati di massimo livello) si è quasi certamente riorganizzata in piccoli
gruppi presso residenze private o location ancora più blindate e non tracciate.
Ecco perché i quotidiani irlandesi non stanno raccontando la “cronaca
dell’inaugurazione”, ma la vittoria politica e mediatica che ha costretto il
vertice della Silicon Valley a smantellare la sua sede ufficiale in Irlanda per
rintanarsi in sessioni private ed estemporanee altrove.
Fra qualche giorno ne sapremo di più.
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𝐷𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑢𝑛𝑎 “𝑙𝑖𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎
𝑑’𝑢𝑠𝑜 𝑔𝑟𝑎𝑡𝑢𝑖𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑛 “𝑖𝑛 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎” 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛
𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑑𝑒 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑖𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑝𝑦𝑟𝑖𝑔ℎ𝑡”.