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Il Nobel per la pace a Navi Pillay, la giurista che ha accusato Israele di GENOCIDIO
Il Nobel per la pace 2026 è stato assegnato a Navanethem Pillay, giurista sudafricana che ha passato tutta la vita a lottare contro apartheid, razzismo e crimini di guerra contro l’umanità. A capo della commissione dei diritti umani dell’ONU, Pillay ha formalmente definito come GENOCIDIO i crimini di Israele a Gaza. E la legge liberticida cosiddetta contro l’antisemitismo, in realtà anti-palestinese, non toglierà questa condanna a tutti i complici italiani dei crimini di Israele
October 9, 2026
InfoPal
The Bibi Files: il documentario su Netanyahu censurato in Israele arriva in Italia
L’indipendente.online. Mercoledì 30 settembre più di cento sale italiane proietteranno in contemporanea The Bibi Files, il documentario della regista americana Alexis Bloom costruito sui filmati trapelati degli interrogatori di polizia a Benjamin Netanyahu nell’ambito dell’inchiesta per corruzione, frode e abuso di fiducia che lo vede a processo dal 2020. L’uscita cade a meno di un mese dalle elezioni legislative israeliane previste per il 27 ottobre. Nel settembre 2024, poche ore prima dell’anteprima al festival di Toronto, Netanyahu chiese al tribunale distrettuale di Gerusalemme un’ingiunzione d’urgenza contro il film e contro il giornalista Raviv Drucker, sostenendo che violasse la legge israeliana sulla riservatezza degli interrogatori. Il tribunale respinse la richiesta, ritenendola tardiva e difficile da applicare a una proiezione estera. Il divieto tuttora in vigore in Israele deriva da quella legge. Le registrazioni, oltre mille ore secondo i realizzatori, sono arrivate nel 2023 al produttore Alex Gibney (premio Oscar per il documentario Taxi to the Dark Side) tramite Signal, l’app di messaggistica criptata, da una fonte anonima. Risalgono agli interrogatori del 2016-2018 a Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair e ad altri personaggi coinvolti nelle indagini. Il premier è imputato in tre fascicoli: nel Caso 1000 avrebbe ricevuto dal produttore cinematografico Arnon Milchan e dal miliardario australiano James Packer regali per circa 700.000 shekel, la valuta israeliana (185-200.000 euro secondo le stime); nel Caso 2000 avrebbe negoziato con l’editore Arnon Mozes, del quotidiano Yedioth Ahronoth, una copertura favorevole in cambio di una legge contro un giornale rivale; nel Caso 4000, il più grave perché include un’accusa di corruzione, avrebbe concesso favori regolatori al gruppo di telecomunicazioni Bezeq in cambio di un trattamento positivo sul sito di news Walla, di proprietà della stessa azienda. Netanyahu nega tutto e parla di «caccia alle streghe». Ha concluso la deposizione il 24 giugno dopo 98 udienze, e il processo prosegue ora con i testimoni della difesa. La richiesta di grazia presentata a Isaac Herzog, il presidente israeliano, il 30 novembre 2025 non è stata finora concessa: il presidente punta prima a una mediazione su un patteggiamento. Il 29 settembre il film sarà proiettato anche al Parlamento europeo, su iniziativa della delegazione italiana del Movimento 5 Stelle. L’elenco delle sale cinematografiche che in tutta Italia proietteranno il documentario sono consultabili a questo link.
September 29, 2026
InfoPal
Funzionari USA hanno partecipato a corsi di formazione in Israele che si basavano su stereotipi anti-musulmani
Tra i numerosi corsi di formazione, la polizia e altro personale di emergenza hanno assistito a una conferenza che ritraeva i musulmani devoti come intrinsecamente pericolosi, secondo documenti ottenuti da PRISM. Da Prismreports.org. Di Glen Stellmacher. Un gruppo di soccorritori statunitensi e almeno un parlamentare si sono recati in Israele nel 2017 per apprendere come il Paese afferma di combattere e contrastare il terrorismo. Il viaggio era uno dei tanti organizzati nel corso degli anni dall’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata, un’organizzazione no-profit 501(c)(3) fondata nel 2016 da Yisroel Stefansky, cittadino americano con doppia cittadinanza e nato in Israele. Tra le numerose lezioni di formazione a cui il gruppo ha partecipato, ve n’era una intitolata: “La mentalità musulmana”, secondo quanto emerge da una richiesta di accesso agli atti pubblici del Comune di Seattle. Gli appunti della formazione affermano che tra le convinzioni dei musulmani figurano: “Un uomo è sempre preferibile a una donna” “Il ruolo della moglie è quello di avere figli” “I governanti sono più importanti della legge” “La fortuna è più importante della disciplina e della pianificazione” Gli appunti di quella sessione si concludono con un punto elenco che recita: “L’onore prima di tutto”, con il sottotitolo: “La questione più importante nella mentalità degli arabi”. Secondo documenti di viaggio del Congresso e registri pubblici di Austin, della Contea di Santa Clara (California), di Dallas, di Denver, di Seattle e di Washington D.C., l’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata e la società a scopo di lucro di Stefansky, ora chiusa, Proactive Global Security (Sicurezza Globale Proattiva), hanno condotto corsi di formazione in Israele per due decenni. Le sessioni sono state tenute da ex agenti dello Shin Bet, l’agenzia di sicurezza nazionale israeliana, e dell’Unità di spionaggio clandestina 8200 dell’esercito israeliano, secondo le biografie dei formatori incluse nei documenti ottenuti tramite richieste di accesso agli atti pubblici. In alcuni casi, i viaggi sono stati finanziati dal governo degli Stati Uniti, secondo i registri finanziari locali e federali. Sul suo sito web, l’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata afferma di aver formato “oltre 1.100 soccorritori provenienti da più di 80 agenzie governative”, tra cui agenti di polizia, funzionari della protezione civile e dei vigili del fuoco americani. Negli ultimi vent’anni, alcuni rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti hanno partecipato a viaggi di formazione in Israele organizzati dall’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata e Proactive Global Security, quest’ultima sciolta amministrativamente nel 2019, secondo quanto emerge dai documenti societari dello Stato di Washington. Nel corso di due anni di indagini, PRISM ha presentato decine di richieste di accesso agli atti pubblici ad agenzie di tutti gli Stati Uniti, ricevendo migliaia di pagine di documenti, tra cui quelli del Dipartimento di Polizia di Seattle, del Dipartimento di Polizia di Austin e del Dipartimento di Polizia Metropolitana di Washington D.C., solo per citarne alcuni. PRISM ha ricostruito i programmi di formazione per le forze dell’ordine risalenti al 2005, estendendosi dallo Stato di Washington al Colorado, al Texas e a Washington D.C. I documenti mostrano come una serie di enti di formazione per la polizia poco conosciuti, tra cui l’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata, siano entrati in contatto con le forze dell’ordine in tutto il Paese. PRISM ha scoperto documenti relativi a programmi di formazione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata in Israele risalenti al 2019. Dopo l’Operazione Onda di Al-Aqsa di Hamas del 7 ottobre 2023, l’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata ha proposto corsi di formazione anche nel 2025 a Seattle, in Texas, e a San Francisco, secondo quanto emerge da documenti pubblici (il Dipartimento di Polizia di San Francisco ha dichiarato a PRISM di non avere alcuna traccia di corsi di formazione o servizi ricevuti dall’organizzazione). L’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata è attivo su X e gestisce un sito web dove pubblicizza i suoi programmi. Stefansky e l’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata non hanno risposto alle numerose richieste di commento inviate tramite SMS, e-mail e attraverso la pagina di contatto online dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata. Una grande quantità di documenti ottenuti da PRISM tramite documenti pubblici e richieste ai sensi della Legge sulla Libertà di Informazione al Dipartimento per la Sicurezza Interna e la Gestione delle Emergenze di Washington, D.C. e all’Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze mostrano come il materiale didattico dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata ritraesse i musulmani e l’Islam. Nessuno di questi documenti è stato pubblicato in precedenza. “Mi sembra che si basino su stereotipi antichissimi sugli arabi, descritti come intrinsecamente patriarcali, violenti e guidati da istinti tribalistici”, ha affermato Asad Dandia, bersaglio della famigerata operazione di infiltrazione nelle moschee condotta dal Dipartimento di Polizia di New York dopo l’11 settembre, con cui PRISM ha condiviso il materiale dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata. Dandia ha fatto causa al Dipartimento di Polizia di New York e ha ottenuto un risarcimento nel 2017. “Sono proprio questi stereotipi che vengono spesso usati in seguito per giustificare o razionalizzare violente invasioni militari o bombardamenti, o, come vediamo nel contesto di Israele e Palestina, l’Occupazione”, ha aggiunto Dandia. Oltre al materiale che diversi gruppi hanno definito anti-musulmano e islamofobo, un’inchiesta del Seattle Gay News ha anche rilevato che l’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata ha messo “mi piace” a contenuti anti-LGBTQIA+, anti-immigrati e complottisti su X. “LA MENTALITÀ MUSULMANA” Il viaggio in Israele del maggio 2017, organizzato dall’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata, prevedeva sei giorni di un programma fitto di impegni, tra conferenze e visite a siti specifici, con l’obiettivo di illustrare le minacce alla sicurezza, le infrastrutture e la storia ebraica e cristiana. Una descrizione della conferenza “La Mentalità Musulmana”, ottenuta tramite una richiesta di accesso agli atti pubblici, afferma che l’intervento includeva “una valutazione dei comportamenti e delle motivazioni degli arabi musulmani in Medio Oriente dal punto di vista di ex membri dei servizi di sicurezza israeliani”. Gli appunti della conferenza includono punti chiave che affermano che tra i musulmani “il sospetto precede la fiducia”, “le urla precedono il dialogo” e “la manipolazione precede l’ascolto”. Gli appunti del viaggio sono stati distribuiti da Stefansky a un dipendente dei vigili del fuoco di Seattle. L’autore non è stato identificato. Un’altra conferenza tenutasi durante lo stesso viaggio, intitolata “L’Islam negli Stati Uniti”, includeva appunti come “‘Vivi e Uccisi: Il Tribalismo nel Mondo Arabo'” e “L’Islam si Estende ad Altri Paesi”, e suggeriva articoli come quello intitolato “Sharia e Violenza nelle Moschee Americane”. Uno degli autori di quest’articolo, David Yerushalmi, fu determinante nell’avviare il movimento legale anti-Sharia negli Stati Uniti, che è tuttora attivo al Congresso. Gli appunti dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata elencavano anche “documenti ritrovati”, tra cui: “40 Hadith sul Jihad Contro gli Infedeli (americani)”. La conferenza presentava inoltre una piramide che illustrava i “gradi di sostegno da parte dei musulmani alle attività terroristiche”, con i terroristi al vertice e i “complici” alla base. Tra i partecipanti al viaggio c’era anche l’allora deputato Louie Gohmert, il quale rivelò che le sue spese erano state coperte dall’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata. “L’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata mi ha offerto un’opportunità senza precedenti di incontrare funzionari israeliani e di ottenere un resoconto di prima mano su come Israele affronta la costante minaccia del terrorismo”, ha scritto Gohmert in una lettera di raccomandazione del 9 giugno 2017 relativa al corso di formazione, ottenuta tramite una richiesta di accesso agli atti pubblici. “Le conoscenze acquisite da questa esperienza saranno applicate direttamente ai nostri sforzi per contrastare il terrorismo e la violenza sia negli Stati Uniti che a livello globale”. I messaggi di testo, le chiamate e i messaggi vocali inviati da PRISM a due numeri di telefono di Gohmert non hanno ricevuto risposta. Narrazioni ipocrite e sospetti ingiustificati nei confronti dei musulmani sono aumentati drasticamente negli Stati Uniti dopo l’11 settembre, con il Presidente George W. Bush e le amministrazioni successive che hanno conferito alle forze dell’ordine ampi nuovi poteri per condurre una sorveglianza capillare in diverse aree delle comunità musulmane americane. Stando agli appunti delle sessioni, sembra che la formazione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata abbia rafforzato questo tipo di obiettivazione. In una lezione durante lo stesso viaggio del 2017, gli istruttori dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata avrebbero discusso delle attività di spionaggio volte a monitorare “chi va in moschea per le preghiere del mattino”, al fine di valutare chi sia un musulmano più devoto. Un altro punto elenco, sotto la voce “Ramadan”, afferma che “c’è una maggiore probabilità di attacchi terroristici perché le persone si sentono più devote”. “Il solo fatto di essere un musulmano praticante o credente viene trattato e descritto come se fosse un crimine in sé”, ha dichiarato Dandia. “Trovo incredibile che si possa affermare che, all’interno di questa comunità di 2 miliardi di persone, più sono devote e praticanti, più è probabile che siano estremiste. Non si direbbe mai una cosa del genere degli ebrei. Non si direbbe mai una cosa del genere di altre tradizioni religiose, ed è giusto che sia così”. PRISM ha inoltre condiviso gli appunti e i materiali didattici dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata con Corey Saylor, direttore della ricerca e della promozione presso il Consiglio per le Relazioni Islamiche Americane. “Sembra la solita spazzatura che vediamo da anni. È la stessa propaganda anti-musulmana”, ha affermato Saylor, aggiungendo che i dirottatori dell’11 settembre si recarono in uno strip club prima degli attacchi, a dimostrazione del loro livello di devozione. Più tardi, nel 2018, una ventina di agenti di polizia e vigili del fuoco dell’area di Washington D.C. parteciparono a un viaggio di formazione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata in Israele, finanziato dall’Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze, che includeva una sessione per “valutare la mentalità musulmana (ovvero i comportamenti e le motivazioni degli arabi musulmani in Medio Oriente)”, secondo quanto risulta dai documenti. “È assolutamente inaccettabile”, ha dichiarato Dandia. “Perché l’Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze finanzia questi corsi di formazione che sono così esplicitamente islamofobi?”. Saylor ha replicato: “Qualsiasi contribuente ragionevole rivuole indietro i propri soldi”. L’Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze non ha risposto alle numerose richieste di commento inviate via e-mail. Per anni, le forze dell’ordine americane hanno formulato generalizzazioni ampie e infondate sui musulmani, collegando normali attività a possibili minacce violente. Saylor ha affermato che i programmi di contrasto all’estremismo violento dell’era Obama consideravano sia la rasatura che la crescita della barba come possibili indicatori di intenzioni malevole. “Nella maggior parte dei casi, sono gli arabi musulmani il problema che crea minacce per Israele. Gli arabi cristiani non fanno parte del problema per gli israeliani”, si legge nelle note. “Questa affermazione mi sembra un pericoloso stereotipo che dipinge tutti i musulmani come una minaccia alla sicurezza”, ha dichiarato Julian Go, professore di sociologia all’Università di Chicago e autore di “Policing Empires: Militarization, Race, and the Imperial Boomerang in Britain and the US” (Imperi di Polizia: Militarizzazione, Razza ed Effetto Controproducente Imperiale in Gran Bretagna e negli Stati Uniti) “Non si riferisce a nessun sottogruppo di arabi musulmani, ma semplicemente al fatto che sono ‘musulmani’ anziché ‘cristiani'”, ha aggiunto Go. “Questo sembra suggerire un punto di vista condiviso da almeno alcuni cristiani fondamentalisti e gruppi Sionisti di destra: tutti i musulmani sono una minaccia”. Go ha affermato che si tratta di un classico cliché utilizzato per giustificare la violenza coloniale. “Giustifica la repressione e persino la violenza di Stato da parte dei governi israeliano e statunitense contro le popolazioni musulmane, o contro gruppi considerati alleati di tali popolazioni”, come ad esempio gli studenti manifestanti provenienti da altre comunità religiose, inclusi gli ebrei, ha dichiarato Go. “Storicamente, questo uso di stereotipi perniciosi con connotazioni etnoreligiose o razziali per danneggiare intere popolazioni è una pratica standard dei Regimi imperiali”. “MOLTO DI QUESTO POTREBBE ESSERE ADOTTATO NEGLI USA” Nel 2019, il capo della polizia di Cedar Park, Sean Mannix, è tornato in Texas da Israele con una nuova prospettiva. Ha redatto una revisione del suo corso di formazione all’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata, scrivendo: “Con la crescente minaccia di attacchi estremisti musulmani negli Stati Uniti, potrebbe essere opportuno approfondire la formazione includendo i 20 Comandamenti del Medio Oriente”, secondo i documenti ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti pubblici. I “20 Comandamenti” sono un corso proprietario offerto dall’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata che ha suscitato notevoli preoccupazioni tra diverse organizzazioni musulmane americane per i diritti civili, con le quali PRISM ha condiviso il materiale. Gli appunti dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata relativi a un corso sui “20 Comandamenti” del 2018 sono quasi identici a quelli del corso del 2017 sulla “Mentalità musulmana”. Tuttavia, PRISM ha ottenuto solo un itinerario del viaggio di Mannix in Israele nel 2019, che non include appunti dettagliati e non può confermare il contenuto specifico del corso a cui Mannix ha partecipato. “Durante la nostra visita abbiamo appreso molto sul modello di profilazione e sul condizionamento della popolazione ad accettare i punti di controllo e ispezione prima di entrare nei centri commerciali, nelle attrazioni pubbliche come il Muro del Pianto, negli ospedali, nelle scuole e nell’aeroporto”, ha scritto Mannix, ora in pensione, nella sua relazione. “Molto di questo potrebbe essere adottato negli Stati Uniti se si riuscisse a mobilitare la volontà politica”. Mannix ha scritto di essere stato in precedenza contrario ad alcuni aspetti del modello israeliano in materia di sicurezza scolastica, come la presenza di agenti di sicurezza armati in borghese o di docenti armati. “Dopo l’addestramento, tuttavia, ora sto lavorando con il mio distretto scolastico per assumere agenti di polizia in pensione come agenti di sicurezza scolastica, in modo da avere una risorsa armata e ben addestrata nelle nostre scuole”, ha scritto. Mannix non ha risposto alle chiamate, ai messaggi vocali e agli SMS di PRISM. Nessuno degli agenti che hanno partecipato all’addestramento all’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata del 2019 ha accettato le richieste di intervista di PRISM. Bill Wilson, ex responsabile della pianificazione delle emergenze della città di Austin, che ha partecipato anche al viaggio dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata in Israele del 2019 con Mannix, ha dichiarato: “Ho avuto un’esperienza positiva con l’addestramento all’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata e ho trovato il viaggio utile”. GLI ISTRUTTORI DELL’ISTITUTO DI FORMAZIONE SULLA SICUREZZA AVANZATA Tra gli istruttori dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata figurano veterani dei servizi segreti israeliani, comandanti della polizia israeliana, istruttori di armi e alcune persone di cui si conoscono pochissime informazioni biografiche. Nel 2019, un Tenente della polizia di Austin e direttore del Centro di Investigazione Regionale di Austin ha scritto ai partecipanti al viaggio dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata: “I vostri istruttori sono molto esperti e vantano lunghe e brillanti carriere nell’esercito e nei servizi segreti israeliani. Saranno armati”. La polizia di Austin non ha risposto alle numerose richieste di commento inviate via e-mail. L’attenzione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata verso i musulmani è stata ulteriormente sottolineata negli appunti di un viaggio dell’Istituto del 2018. Gli appunti sono stati distribuiti ai partecipanti da Stefansky. L’autore non è stato identificato. Una biografia di uno degli istruttori pubblicata dall’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata lo descrive come consulente dei dipartimenti di polizia dei servizi segreti statunitensi e “uno dei più attivi artefici in Israele della gestione e dell’attuazione dell’investigazione strategica”. Gli appunti del corso di formazione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata del 2017 affermano che “due membri veterani dell’Agenzia di sicurezza israeliana hanno tenuto una serie di lezioni durante la giornata su numerosi argomenti relativi a Israele, alla situazione della sicurezza e agli incidenti terroristici”. Un altro docente dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata, Mordechai Kedar, ha prestato servizio nei servizi segreti militari israeliani come Tenente Colonnello e capo dell’Unità clandestina 8200 prima di ritirarsi nel 1995, secondo una biografia sul sito web del Consiglio Nazionale dei Giovani Israeliani. L’Unità 8200 è stata spesso paragonata all’Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense. Kedar non ha risposto alle numerose richieste di commento inviate via e-mail. Nel 2014, alcuni informatori dell’Unità 8200 avevano già affermato che le informazioni raccolte e conservate nei sistemi militari “danneggiano persone innocenti. Vengono utilizzate per persecuzioni politiche e per creare divisioni all’interno della società palestinese, reclutando collaboratori e aizzando parti della società palestinese l’una contro l’altra”. Le dichiarazioni passate di Kedar offrono uno spaccato delle sue opinioni personali. Nel 2014, dopo che Hamas aveva rapito e ucciso tre adolescenti israeliani vicino all’insediamento di Gush Etzion, dove l’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata impartiva addestramento all’uso delle armi, Kedar dichiarò in un’intervista radiofonica: “L’unica cosa che può dissuadere i terroristi, come quelli che hanno rapito e ucciso i bambini, è la consapevolezza che la loro sorella o la loro madre saranno violentate”, secondo quanto riportato da Haaretz. Gli appunti di un viaggio organizzato dall’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata nel 2018 mostrano che Kedar tenne una conferenza intitolata “Islam”. Quasi l’intera conferenza era dedicata ai Fratelli Musulmani, un gruppo politico islamico fondato in Egitto nel 1928, e includeva un’affermazione secondo cui le donne sono considerate “un utero ambulante”. Saylor del Consiglio per le Relazioni Islamiche Americane ha affermato che gli appunti della conferenza di Kedar sembravano trattare i Fratelli Musulmani come un surrogato dell’Islam stesso, collegando l’intera religione a un gruppo specifico. “Questo tipo di denigrazione di un’intera fede e la sua rappresentazione come una minaccia sono stereotipi anti-musulmani molto comuni”, ha dichiarato. “La mentalità degli istruttori che vedo qui, dell’apparato di sicurezza israeliano, ha portato alla fame infantile e, a mio avviso, al Genocidio a Gaza”, ha aggiunto Saylor. “È questa la mentalità che vogliamo che adottino coloro che sono incaricati di proteggere la sicurezza pubblica negli Stati Uniti?” Secondo le note dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata, Kedar sembra aver condiviso con i partecipanti al viaggio dell’Istituto anche un articolo del Forum sul Medio Oriente da lui scritto nel 2011, che includeva una pseudo-analisi delle “cause profonde e dei meccanismi che le favoriscono” e “dell’incitamento alla violenza nelle moschee americane”. L’articolo di Kedar citava e riportava un testo di un rapporto del Dipartimento di Polizia di New York del 2007 intitolato “Radicalizzazione in Occidente: Una Minaccia Interna”, i cui “metodi e conclusioni fondamentali sono stati da tempo smentiti”, secondo Dandia in un articolo di opinione del 2020 su Jewish Currents. “Questo dimostra quanto profondamente l’industria dell’islamofobia sia intrecciata e connessa all’Occupazione israeliana”, ha dichiarato Dandia. “È davvero difficile separare queste due cose; si alimentano a vicenda”. “L’idea che i musulmani in questo Paese siano una quinta colonna è profondamente radicata nella società, fino ai più alti livelli del governo federale”, ha affermato l’ex agente antiterrorismo dell’FBI Terry Albury, condannato al carcere per aver divulgato documenti ai giornalisti riguardanti le attività dell’FBI contro le comunità vulnerabili. “Ci credono, e sono in grado di giustificare le loro azioni investigative in tal senso, perché i musulmani sono percepiti come un nemico interno”. Gli appunti dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata tratti dalla conferenza di Kedar affermano inoltre: “Se si sostiene l’idea di abbandonare il sistema, allora si è amici dei Fratelli Musulmani”. Il messaggio finale della conferenza di Kedar è: “Se gli Stati Uniti non agiscono, tra circa 15 anni assomiglieranno all’Europa di oggi a causa del politicamente corretto e di leggi e politiche paralizzanti che impediscono alle autorità di intervenire. L’America non ha bisogno di un cambiamento culturale. Gli Stati Uniti devono proteggere la cultura. Bisogna semplicemente rimandare coloro che desiderano cambiare la cultura in luoghi dove si sentiranno più a loro agio”. Gli appunti dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata relativi a una conferenza di Kedar del 2017 intitolata “L’Islam negli Stati Uniti” sembrano indicare che ai partecipanti sia stato mostrato un video intitolato “Mentire nell’Islam” e che siano state loro presentate immagini di cartelloni pubblicitari di whyIslam, un’organizzazione di sensibilizzazione pubblica affiliata al Circolo Islamico del Nord America (ICNA). Il contesto in cui sono stati discussi i cartelloni non è chiaro. In un’intervista televisiva del 2016, Kedar ha raccontato di aver visto i cartelloni di whyIslam in autostrada mentre guidava in Florida, suggerendo, senza prove, che essi rivelassero come i Fratelli Musulmani mirino a prendere il controllo degli Stati Uniti. “Non credo che esista un termine come islamofobia”, ha affermato Kedar. “Se c’è una paura nei confronti dell’Islam, si basa sui fatti, sulla storia”. In una dichiarazione a Prism, il presidente del Circolo Islamico del Nord America, Saad Kazmi, ha affermato: “Il Circolo Islamico del Nord America si oppone fermamente a qualsiasi tentativo straniero di influenzare le forze dell’ordine americane con l’obiettivo di creare pregiudizi contro la comunità musulmana”. Secondo Kazmi, l’addestramento anti-musulmano della polizia può in ultima analisi portare alla violenza contro tutte le minoranze americane, a prescindere dalla religione. “Tali programmi non fanno altro che rafforzare e amplificare le pratiche di polizia discriminatorie e repressive già presenti negli Stati Uniti, pratiche che hanno tragicamente portato alla morte di George Floyd, Breonna Taylor e molti altri”, ha affermato Kazmi. “I tentativi di disinformare gli agenti con narrazioni di parte contro l’Islam e i musulmani devono essere smascherati e fermati a tutti i costi, poiché tale propaganda minaccia direttamente la sicurezza e il benessere delle nostre comunità qui in America”, ha aggiunto Kazmi. “È responsabilità delle forze dell’ordine porre immediatamente fine a questi cosiddetti viaggi di ‘addestramento’, che sono di parte, inutili, propagandistici e irrilevanti per i compiti effettivi delle forze dell’ordine americane”. Oggi, Kedar risulta far parte del personale dell’influente Forum Israeliano per la Difesa e la Sicurezza. Saylor, del Consiglio per le Relazioni Islamiche Americane, ha dichiarato di essere rimasto “piuttosto scioccato” nel vedere alcuni dei partecipanti al corso di formazione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata, tra cui funzionari della Contea di Fairfax, in Virginia, sede di una delle più grandi comunità musulmane del Paese. Tony Castrilli, direttore degli affari pubblici della Contea di Fairfax, ha dichiarato che “la Contea di Fairfax non ha integrato i programmi dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata in alcun corso di formazione e non è attualmente coinvolta con l’organizzazione in alcun modo”. Un finanziamento federale dell’Iniziativa per la Sicurezza delle Aree Urbane ha finanziato un viaggio di formazione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata in Israele a cui ha partecipato il personale della contea di Fairfax nel 2018, ha aggiunto Castrilli. Nel 2010, l’Ufficio di gestione delle emergenze della Contea di Fairfax ha ospitato un seminario presentato dalla società di formazione di Stefansky, la Proactive Global Security, e dall’istruttore principale Michael Cardash, secondo un’e-mail inviata da Stefansky alle forze dell’ordine americane. Secondo un bollettino informativo della Contea di Fairfax, ottenuto tramite una richiesta di accesso agli atti pubblici, l’evento prometteva di addestrare il personale addetto alla sicurezza pubblica sulla “consapevolezza e il riconoscimento degli attentatori suicidi/omicidi”. L’articolo del bollettino era a firma di Michael Guditus, all’epoca coordinatore dell’Ufficio di gestione delle emergenze della Contea di Fairfax, che in seguito raccomandò la formazione dell’Istituto di Formazione sulla Sicurezza Avanzata alle forze della Polizia di Stato di Washington. Guditus scrisse che all’evento partecipavano “quasi tutte” le giurisdizioni del Consiglio di Governo Metropolitano di Washington, nonché numerose agenzie statali e federali, come il Dipartimento per la Sicurezza Interna, e membri delle forze armate e della CIA. Guditus ha rifiutato di rilasciare interviste. Cardash ora lavora per la società israeliana Terrogence, che fornisce rapporti di investigazione al Dipartimento di Polizia di New York. In un rapporto di cui Cardash è autore nel 2011, scrisse: “Il motto è ‘falciare il prato’, non lasciare che i fabbricanti di bombe e gli operatori terroristici si evolvano, cercare di fermare le operazioni e gli agenti il prima possibile”. L’espressione israeliana “falciare il prato” è estremamente controversa e considerata da alcuni un eufemismo per indicare l’uccisione punitiva indiscriminata di palestinesi nella Striscia di Gaza, con numerose vittime collaterali tra cui bambini e civili. Cardash ha categoricamente negato di aver usato tale espressione con intenti malevoli. “In nessun modo il mio riferimento a questa strategia intendeva o voleva essere interpretato come un’allusione all’uccisione di palestinesi, come avete scritto”, ha dichiarato Cardash. “Il riferimento a ‘falciare il prato’ nel mio documento del 2011 si riferiva alla strategia delle forze di sicurezza israeliane nella lotta contro le cellule terroristiche, ovvero operazioni continue e prolungate per arrestare e processare i fabbricanti di bombe, interrompere le forniture di precursori per le bombe e intercettare la catena di comando degli attentatori”. – Glen Stellmacher è un architetto abilitato. È laureato e già docente presso l’Università di Washington. I suoi lavori si possono trovare a Seattle e sono pubblicati nel volume “Advancing Wood Architecture: A Computational Approach” (Avanzare l’Architettura del Legno: Un Approccio Computazionale) e online all’indirizzo https://www.hardpressed-info.com/ – Prism Reports è una redazione indipendente, senza scopo di lucro, guidata da POC (prova di concetto), focalizzata sui diritti dei lavoratori, sulla giustizia razziale e sulle comunità emarginate Traduzione: La Zona Grigia Fonte: https://prismreports.org/…/police-training-israel-anti…/
September 29, 2026
InfoPal
Robert Inlakesh – L’Iran attacca i delegati del Mossad mentro lo Yemen fa crollare in modo drammatico il complotto saudita-israeliano
Mintpressnews.com.. Di Robert Inlakesh. Mentre il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump minaccia l’Iran di annientamento, missili e droni iraniani hanno preso di mira i delegati del Mossad israeliano, le basi americane e distrutto petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, gli alleati di Washington a Riad stanno subendo enormi perdite a causa della guerra in Yemen, che ha fatto fallire un progetto congiunto volto a provocare un Cambio di Regime. I silenziosi attacchi missilistici balistici contro le basi statunitensi in Giordania non ricevono più alcun commento dal Comando Centrale degli Stati Uniti. Mentre la retorica del Presidente Trump all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lasciava intendere intenti genocidi, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha agito preventivamente per neutralizzare le minacce emergenti. Con i prezzi della benzina in continuo aumento, che colpiscono duramente le tasche dei lavoratori, l’amministrazione Trump si rifiuta di porre fine alla guerra contro l’Iran e continua a sostenere Israele in ogni occasione. I media statunitensi, d’altro canto, diffondono ulteriori notizie compromettenti sul clamoroso fallimento militare nel Golfo Persico, rivelando che la Marina ha registrato un totale di 8 tentativi di suicidio a bordo del gruppo d’attacco della USS Abraham Lincoln. Anche il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è rivolto all’Assemblea Generale, parlando a una sala quasi vuota, con ben 77 delegati che hanno abbandonato l’aula prima che salisse sul podio. Durante il suo discorso, ha assunto il ruolo di vittima, mostrando anche un cercapersone di scena, in riferimento all’operazione del Mossad contro Hezbollah in Libano due anni prima. Circa 3.000 persone rimasero ferite in quello che l’ex direttore della CIA, Leon Panetta, definì un atto di terrorismo. Al di là di questo, il discorso del Primo Ministro israeliano è stato percepito come debole. Due anni fa Netanyahu aveva ordinato l’assassinio del leader di Hezbollah Seyyed Hassan Nasrallah dal palazzo delle Nazioni Unite, mentre questa volta ha deciso di lamentarsi del popolare creatore di contenuti web Hasan Piker. A Tel Aviv, i media israeliani hanno lasciato intendere che il loro aiuto nel colpire le forze armate yemenite potrebbe essere un passo verso la normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita. Tuttavia, non si è rivelato un passo di grande successo. Le forze filo-israeliane in Yemen continuano a subire pesanti sconfitte, perdendo territorio giorno dopo giorno, mentre il governo guidato da Ansarallah a Sana’a promette di infliggere colpi ancora più duri alle infrastrutture saudite in risposta ai continui bombardamenti aerei. La presenza israeliana sulla strategica isola di Mayyun nello Stretto di Bab el-Mandeb si è ufficialmente conclusa, mentre lo Yemen continua a monitorare attentamente il rafforzamento militare israeliano in Somaliland e sull’isola di Socotra. L’anno scorso, la dirigenza israeliana presentava al mondo i suoi ambiziosi piani per l’egemonia regionale, discutendo apertamente del progetto della Grande Israele. Tuttavia, i ripetuti fallimenti dell’alleanza israelo-americana nella guerra contro l’Iran e i suoi alleati li hanno portati a reagire in modo irrazionale, senza una chiara via per la vittoria. – Robert Inlakesh è un analista politico, giornalista e documentarista attualmente residente a Londra, Regno Unito. Ha scritto e vissuto nei Territori Palestinesi Occupati e conduce lo speciale televisivo “Palestine Files”. È regista di “Steal of the Century: Trump’s Palestine-Israel Catastrophe” (Il Furto del Secolo: La Catastrofe di Trump tra Palestina e Israele). Traduzione: La Zona Grigia Fonte: https://www.mintpressnews.com/iran-strikes-mossad…/291187/
September 28, 2026
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Haaretz: “Hamas era in realtà pragmatico; noi, israeliani, non lo eravamo
Haaretz. Di Avi-ram Tzoreff ed Eli Osheroff – 19 settembre 2026 Il dibattito pubblico in Israele crea l’impressione che il punto centrale dell’inchiesta giornalistica di Shlomi Eldar e Ruth Yuval sia che “Netanyahu sapeva” ma non ha informato i funzionari della difesa. Interpretare l’inchiesta in questo modo la riduce a un dibattito interno che contrappone due fazioni: Netanyahu contro l’istitutivo della difesa. In questa narrazione, Bibi ignora un avvertimento che i funzionari della sicurezza avrebbero altrimenti preso sul serio e avrebbero agito di conseguenza. Allo stesso modo, il periodo di tempo preso in considerazione è ristretto al momento immediatamente precedente il 7 ottobre: sapevano o non sapevano? In questo contesto, l’istitutivo della difesa appare innocente, “puro come la neve”, nonché più combattivo e pronto a intervenire per scongiurare gli eventi imminenti. Tuttavia, l’inchiesta giornalistica contiene spunti di riflessione più significativi, alcuni dei quali Noa Limone ha già evidenziato su queste pagine. Queste considerazioni mettono in discussione diversi presupposti fondamentali che si sono radicati nel dibattito israeliano. Il primo è l’idea che Yahya Sinwar abbia raggirato Israele per realizzare la sua visione jihadista-fondamentalista, ovvero l’idea che Hamas sia un’organizzazione guidata dalla fantasia di conquistare lo Stato di Israele e instaurare un Califfato islamico. “Jihadismo” e “fondamentalismo” sono termini fuorvianti, usati per negare la responsabilità di Israele per quanto sta accadendo nell’enclave di Gaza. Accanto a questa negazione, la fantasia di un nemico irrazionale contribuisce a giustificare quasi ogni azione militare. Le origini di questa caratterizzazione risiedono in quello che William Cavanaugh ha definito “il mito della violenza religiosa”: una narrativa che categorizza certi tipi di violenza come derivanti da considerazioni irrazionali e prive di finalità politica, contrapponendoli alla violenza legittima impiegata dallo Stato, motivata da considerazioni di “difesa” e “sicurezza”. Questo mito contribuisce a legittimare qualsiasi forma di violenza perpetrata dallo Stato. Tuttavia, il rapporto investigativo rivela che Hamas è un movimento profondamente diverso da come viene solitamente descritto nel dibattito israeliano. Il punto centrale dell’articolo, trascurato dai titoli principali, non è l’avvertimento (del tipo che i capi della sicurezza ricevono quotidianamente), bensì i colloqui tenuti tra Israele e Hamas nel 2023. Queste discussioni si sono concentrate, come scrivono Eldar e Yuval, “sulla graduale revoca del blocco di Gaza e sull’aumento delle spedizioni di cibo e materie prime nella Striscia”, nonché sulla questione del rilascio dei cittadini israeliani detenuti a Gaza. Secondo il rapporto, in cambio del ritorno di Avera Mengistu e Hisham al-Sayed, insieme ai corpi di Hadar Goldin e Oron Shaul, Sinwar chiese 500 prigionieri di Hamas. In seguito, si mostrò disposto a ridurre la cifra a 250 prigionieri e infine acconsentì al rilascio di 50. L’accordo era sul punto di essere firmato, ma Netanyahu iniziò a ritardarne ripetutamente l’attuazione. L’accordo prevedeva la convocazione del Comitato ministeriale per i prigionieri e le persone scomparse, ma Netanyahu si astenne dal convocarlo. La sua incapacità di attuare l’accordo fu la ragione principale della decisione di Sinwar di lanciare l’operazione militare su larga scala che stava preparando. Il rapporto investigativo rivela che fino all’ultimo momento, nel settembre 2023, Sinwar continuò a utilizzare mediatori per fare pressione su Netanyahu affinché attuasse l’accordo. In altre parole, dal punto di vista di Sinwar, la minaccia di un attacco senza precedenti servì come strumento per raggiungere i suoi obiettivi politici. La minaccia fu successivamente discussa da funzionari dell’apparato di difesa, che proposero un “attacco intenso e improvviso”. In altre parole, invece di chiedere un ritorno ai negoziati, di cui conoscevano bene lo svolgimento e le tergiversazioni di Netanyahu riguardo alla loro attuazione, sostennero l’unica opzione disponibile nell’arsenale israeliano: uccidere la controparte negoziale. Fu il non aver preso sul serio la minaccia di Sinwar a portare a una conversazione tra Bin Zayed e Netanyahu, una conversazione di cui l’istitutivo della difesa non era stato informato. Un’interpretazione comune sostiene che tutte le mosse di Sinwar nei confronti di Netanyahu fossero uno stratagemma ideato per spianare la strada al 7 ottobre. Tuttavia, il rapporto investigativo rivela uno scenario completamente diverso: Sinwar emerge come leader nazionale di un’enclave assediata, negoziando per ottenere vantaggi limitati (come il rilascio su piccola scala di prigionieri o una revoca parziale del blocco) e ricorrendo all’opzione militare solo quando non riusciva a raggiungerli. Anche la sua sopravvivenza personale deve essere presa in considerazione; un leader nella posizione di Sinwar sa che quasi tutti i suoi predecessori sono stati uccisi da Israele. Coloro che non sono stati uccisi, come Khaled Mashal o Mohammed Deif, sono stati semplicemente fortunati. Sinwar condusse i negoziati consapevole che una spada di Damocle pendeva sulla sua testa. Se da un lato la consapevolezza che la morte potesse colpire da un momento all’altro potrebbe spingere una persona verso visioni grandiose o comportamenti ad alto rischio, dall’altro ci si potrebbe anche chiedere: un fanatico degno di questo nome si impegnerebbe in negoziati così prolungati con la stessa parte che potrebbe ucciderlo prima ancora che i colloqui si concludano? Concentrarsi sul fanatismo religioso di Hamas permette alla maggior parte degli israeliani di negare la reale riluttanza di Israele a fare concessioni riguardo al blocco. I negoziati indiretti condotti da Sinwar con Netanyahu riflettono il modello pragmatico che ha caratterizzato Hamas e la sua organizzazione progenitrice, i Fratelli Musulmani, nel corso della loro storia. Hamas ha sempre rappresentato la destra conservatrice palestinese; come i movimenti di destra conservatrice in tutto il mondo, ha fuso religione e nazionalismo. In Israele, la Carta di Hamas viene spesso citata e sembra che gli israeliani ripongano più fiducia in questo documento di quanta ne abbiano gli stessi membri di Hamas. In realtà, la Carta non ha quasi alcun ruolo nella politica del movimento, a differenza, ad esempio, della Carta dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ai suoi tempi o della Dichiarazione d’Indipendenza di Israele. Per anni, il fondatore di Hamas, Ahmed Yassin, ha mantenuto rapporti cordiali con l’amministrazione militare israeliana e i governi del Likud, operando con il loro incoraggiamento. In un’interessante intervista del 1998 pubblicata in rete dal giornalista Oshrat Kotler, Yassin spiega l’agenda politica di Hamas attraverso il concetto di “hudna” (una tregua temporanea): “Lascio la terra occupata nel 1948 alla storia e alle generazioni future; voglio una soluzione tra noi ora, in quest’epoca (riferendosi al 1967). È una soluzione che potrebbe porre fine al conflitto e fermare lo spargimento di sangue. Non sto offrendo una soluzione permanente ed eterna. Le generazioni future non sono sotto il mio controllo. Ma non posso prendere un impegno e poi non mantenerlo”. Rimandare le questioni del presente a un futuro incerto è l’antitesi del fondamentalismo; è, di fatto, conservatorismo. Come rivela l’inchiesta pubblicata su Haaretz, dopo aver realizzato che l’attacco del 7 ottobre aveva avuto “fin troppo successo”, Sinwar si è affrettato a proporre il rilascio dei bambini e degli anziani rapiti. Si può condannare il rapimento di civili, come ha fatto gran parte del mondo (compresi molti palestinesi), ma è più interessante osservare il pragmatismo di Sinwar. I prigionieri hanno gettato discredito su Hamas a livello globale, spingendo l’organizzazione a cambiare posizione, proprio come aveva fatto in precedenza oscillando tra violenza e compromesso. Qual è la fonte della violenza di Hamas? Non deriva da motivazioni religiose o ideologiche; piuttosto, è una conseguenza della prolungata Occupazione e del blocco. L’OLP che l’ha preceduta era composta dalla prima e dalla seconda generazione di rifugiati; Hamas è composta dai figli e dai nipoti dei rifugiati. Per anni hanno collaborato con l’Occupazione israeliana. Solo in seguito si sono rivoltati contro di essa, impegnandosi contemporaneamente in negoziati. Come la maggior parte dei moderni movimenti di liberazione nazionale, Hamas ha usato la violenza come strumento per raggiungere obiettivi politici. La sua violenza è aumentata di pari passo con la violenza di Israele. Durante l’Operazione Piombo Fuso (2008-2009), Israele ha ucciso oltre 1000 palestinesi; durante l’Operazione Margine Protettivo (2014), più di 2000. Durante le proteste della Marcia del Ritorno (dirette sia contro Hamas che contro Israele), Israele ha ucciso 223 persone e ne ha ferite 8000. Le altre vittime: i malati di cancro e quelli affetti da altre malattie croniche, i neonati prematuri, coloro che sono morti a causa dell’acqua contaminata nell’enclave di Gaza e le migliaia di prigionieri detenuti nelle carceri sono quasi del tutto dimenticate. Queste persone morte, imprigionate e assediate, per le quali o per le cui famiglie non fa alcuna differenza essere considerate “danni collaterali” o vittime dirette, spiegano gli eventi del 7 ottobre molto meglio del fondamentalismo religioso. Israele nasconde molti segreti. Uno riguarda i suoi nemici: non sono fanatici irrazionali, ma esseri politici che aspirano a una vita di prosperità, dignità e liberazione nazionale, proprio come molti israeliani ebrei. La normalità del nemico è un segreto gelosamente custodito, un argomento tabù. Eppure, traspare tra le righe. Il discorso israeliano prevalente su Netanyahu, che ha ignorato l’avvertimento di Bin Zayed, oscura un’altra conclusione tratta dal rapporto investigativo: l’ampio consenso sul fatto che le implicazioni della minaccia di Sinwar, in particolare il tentativo di attuare l’accordo in discussione, debbano essere ignorate. Sebbene vi possano essere stati disaccordi all’interno della dirigenza politica e della sicurezza israeliana sulla gravità dell’avvertimento, c’era unanimità sulla necessità di distruggere, uccidere e annientare, piuttosto che salvare. Pertanto, il problema non era la mancanza di conoscenza, ma piuttosto la percezione di Hamas come un’entità che opera al di fuori dei limiti della logica politica, un’entità che doveva essere distrutta. Tale unanimità non porta alla salvezza; porta al Genocidio. – Il Dottor Tzoreff è uno storico della storia ebraica nel Medio Oriente moderno e membro di Academia for Equality. – Il Dottor Osheroff è uno storico del Medio Oriente. Traduzione: La Zona Grigia Fonte inglese: https://thepalestineproject.medium.com/hamas-was-actually…? Fonte ebraico: https://www.haaretz.co.il/…/000001a0-ba58-de67-a5a3…
September 28, 2026
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Stefania Ascari, M5S: “L’Italia arresti la ministra di Netanyahu pro genocidio”
Di Stefania Ascari. La ministra dello Stato terrorista di Israele, Idit Silman, sarebbe stata in Italia per un viaggio personale. La Hind Rajab Foundation ha depositato presso la Procura di Roma una denuncia nei suoi confronti per incitamento diretto e pubblico al genocidio della popolazione palestinese, chiedendo l’avvio immediato di un’indagine. Ho depositato subito un’interrogazione al Governo per chiedere come sia possibile che una persona raggiunta da accuse tanto gravi contro il popolo palestinese possa entrare, soggiornare e ripartire dall’Italia senza che accada nulla. Non è la prima volta. Lo abbiamo già denunciato per i soldati israeliani “in vacanza dal genocidio” nel nostro Paese, per l’ex generale Ofer Winter e per il soldato Arik Ben Asulin. L’Italia ha ratificato lo Statuto di Roma e la Convenzione sul genocidio che pongono obblighi internazionali precisi. Eppure continua a essere una zona franca dove anche chi è accusato di crimini gravissimi può entrare e uscire indisturbato. Il Ministero della Giustizia, rispondendo a una mia precedente interrogazione, ha riconosciuto che l’autorità giudiziaria non può procedere anche per l’assenza, nell’ordinamento italiano, di un autonomo e organico codice dei crimini internazionali. Allora cosa aspetta il Governo a colmare questo vuoto normativo? Basterebbe la volontà politica. Ma è evidente che si preferisce non muovere un dito per non disturbare gli amici israeliani, neppure quando sono autori di crimini atroci e dello sterminio di oltre 70mila esseri umani. Questa si chiama complicità ed è la rinuncia agli obblighi che l’Italia ha assunto, ma anche uno schiaffo ai più basilari princìpi di umanità. Dovreste vergognarvi. Ritornate a essere umani.
September 14, 2026
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Io accuso chi ci perseguita di complicità in neocolonialismo, suprematismo bianco, razzismo e genocidio
Di Angela Lano. Io accuso. Accuso chi ci perseguita di complicità in neocolonialismo, suprematismo bianco, razzismo e genocidio. Sono una docente e ricercatrice universitaria in Studi decoloniali e anticoloniali dell’Africa musulmana e dell’Asia occidentale, giornalista e storica del Mondo arabo e islamico. Insegno, spiego, scrivo di lotte anticoloniali e decoloniali, con particolare attenzione al Nord Africa e al Medio Oriente, con focus su Algeria, Palestina e Iran. Non sono musulmana, anche se nutro profondo rispetto verso questa antica civiltà che ha donato al Rinascimento europeo il suo incipit, portandolo fuori dalle tenebre di secoli di oscurantismo religioso e sociale. Il Poeta italiano per eccellenza, Dante Alighieri, attinse a piene mani, per la sua Commedia, dalle tradizioni islamiche del viaggio notturno del profeta Muhammad verso i Cieli, e da altre narrazioni mediorientali. L’Occidente, come noi lo intendiamo, dal punto di vista culturale, è la sintesi di tante civiltà diverse, musulmana compresa. Tuttavia, il suprematismo e razzismo strutturale europeo, che si è radicato come un cancro metastatico dal secolo XVIII in poi, a partire dall’Illuminismo, dalla nascita dell’ideologia capitalista e dal colonialismo che ne è una conseguenza, ha continuamente cercato di distruggere le meravigliose eredità di altri popoli, delegittimandole, deridendole, svilendole, e costruendo il proprio “progresso” sul genocidio sistematico di popoli nativi di tutti i continenti. Stiamo parlando di oltre 100 milioni di nativi sterminati in 500 anni nel solo continente americano, a cui si devono aggiungere altri milioni in Africa, Asia e Oceania, oltreché in Europa. Le lotte di liberazione nazionale dei popoli oppressi, negli anni ’50-’70, hanno portato a una parziale decolonizzazione, lasciando intatta la colonialità del potere, cioè la matrice coloniale, e il colonialismo di insediamento ancora in corso in Palestina e in Libano, rappresentato dall’azione politico-militare-economica dell’entità coloniale sionista israeliana. Ed è su questa vergogna coloniale che lancio la mia accusa contro chi ci perseguita – governo, una parte della magistratura, media egemonici, ecc.: state perseguitando dei giusti che lottano contro il sistema coloniale ancora in atto. Le lotte decoloniali e anticoloniali sono legittimate dalla legalità internazionale. Lo sapete anche voi, ma vi aggrappate a “Hamas” e ad altre distrazioni utili a deviare l’attenzione su ciò che davvero conta: l’opposizione, la denuncia, del genocidio dei nativi palestinesi perpetrato da Israele; la lotta degli oppressi per la fine della tirannide e dell’ingiustizia. I meccanismi coloniali si sono sempre serviti dell’accusa di “terrorismo” contro chi sfidava la barbarie dei colonizzatori: successe con gli algerini che lottavano contro la crudeltà coloniale francese; successe con i “pellerossa” che combattevano gli invasori yankee. Succede con i Palestinesi, genocidati, stuprati, colonizzati. Quest’accusa infame è uno strumento dell’oppressore da secoli. Lo è ancora oggi, con patrioti palestinesi incarcerati, con sostenitori dei diritti dei Palestinesi perseguitati. Il mio non essere araba e non essere musulmana non mi rendono meno cosciente o solidale. La mia cultura e preparazione accademica non mi permettono di essere indifferente, umanamente e intellettualmente (si leggano gli scritti di Gramsci) verso ciò che ritengo, e che oggettivamente è, una vergognosa politica neo-coloniale, suprematista bianca, razzista del nostro Paese verso la Palestina e verso gli attivisti palestinesi, e in generale verso i popoli oppressi. La ritengo una macchia oscura, un orrore. Un’Ombra. Mi rivolgo, pertanto, alla premier “cristiana” e ai magistrati “cristiani”: il mio Cristo mi impone di prendere posizione contro l’ingiustizia, contro l’oppressione, contro la barbarie, contro il genocidio dei popoli nativi. Il mio Cristo, l’ebreo eretico Yehoshua/Gesù/’Isa, mi ha sempre spinta ad occuparmi degli Ultimi della Terra, dei Condannati della Terra (si leggano i testi di Fanon), degli oppressi. E i Palestinesi sono tra questi. Potete raccontarvi ciò che volete. Potete aggrapparvi alle direttive, ai diktat, alle indicazioni e veline israeliane: la verità rimane la stessa. State prestando appoggio ai colonizzatori, ai genocidari. E certamente non è il Dio dell’ebreo Gesù, l’amico degli ultimi e degli oppressi, che voi venerate. Fate attenzione, piuttosto, a non fare il lavoro di e per Māmōnā.
September 10, 2026
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Aperta indagine sugli italiani presenti negli Epstein Files. E ora vogliamo i nomi!
Di Rita Rapisardi. Un’indagine sugli italiani presenti negli Epstein files, per accertare se nostri connazionali o persone che abbiano agito in Italia possano essere coinvolti in episodi di natura sessuale perseguibili attraverso la nostra magistratura. La procura di Roma ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di violenza sessuale, al momento nei confronti di ignoti, sugli archivi di Fbi e Dipartimento della Giustizia Usa relativi al controverso finanziere statunitense, che fu accusato di sfruttamento sessuale di decine minorenni. Dall’Italia la rogatoria è stata trasmessa alle autorità americane diversi mesi fa, con l’obiettivo di acquisire la documentazione relativa alla vicenda, compresi gli atti che ancora non sono stati resi pubblici. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, nasce dall’esposto presentato il 26 marzo scorso da Differenza Donna. Con quell’atto l’associazione aveva chiesto “l’avvio di indagini su possibili reati transnazionali di tratta, violenze sessuali e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori connesse ai documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America”. Già da quei documenti, secondo quanto sostenuto nell’esposto, emergono “ricorrenze di soggetti italiani, riferimenti significativi e non episodici di soggiorni, spostamenti e relazioni in località italiane – Capri, la Costiera Amalfitana, la Costa Smeralda, Milano e Roma – nonché contatti con soggetti inseriti in circuiti economici e sociali di rilievo internazionale che potrebbero aver svolto un ruolo nella rete di sfruttamento e di stupri”. In queste ore ‘Differenza donna’ definisce l’apertura delle indagini “un passaggio importante”, perché “se esistono fatti che riguardano il nostro Paese, devono essere ricostruiti e accertati con rigore, mettendo al centro le donne e le ragazze eventualmente coinvolte ma anche il sistema di influenza economica e politica che si porta con sé”. Ne avevo scritto diverso tempo fa per Kritica, la notizia in quel momento non passò da nessuna parte a eccezione di un paio di quotidiani a bassa tiratura–> https://kritica.it/…/epstein-files-differenza-donna…/
September 9, 2026
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