
Diffida con richiesta di rettifica di ENI e chiarimenti di ReCommon in merito alle affermazioni relative alle operazioni di flaring dell’impianto Coral South FLNG diffuse tramite canali social e il report “Fiamme nascoste”
ReCommon - Tuesday, July 21, 2026In data 14 luglio 2026 presso la casella di posta certificata di ReCommon è pervenuta una “diffida e messa in mora” da parte dell’Avvocato Claudio Luca Migliorisi, in nome e per conto di ENI S.p.A., con “richiesta di rettifica di affermazioni non veritiere e/o fuorvianti relative alle operazioni di flaring dell’impianto Coral South FLNG (Mozambico) diffuse tramite i canali social e il report ‘Fiamme nascoste’”.
Seguono i precisi contenuti della diffida di ENI e le risposte di ReCommon (cliccare sul + per leggere il testo integrale):
1. Premessa in fatto
[ENI]
1.1. In data 01 Luglio 2026, sui profili social ufficiali (Instagram e altri canali) di ReCommon (di seguito “ReCommon” o “l’Associazione”) sono stati pubblicati una serie di contenuti, nell’ambito di una campagna di comunicazione, recanti tra l’altro le seguenti affermazioni: «ENI in Mozambico distribuisce fornelli mentre ‘brucia’ gas»; «ENI brucia il gas del Mozambico, mentre distribuisce fornelli»; nonché l’affermazione secondo cui, tra giugno e dicembre 2022, le operazioni di flaring avrebbero comportato lo spreco di 435.000 metri cubi di gas, pari a circa il 40% del fabbisogno annuo del Mozambico, e l’affermazione secondo cui, del gas prodotto e liquefatto presso l’impianto Coral South FLNG, nessuna quota sarebbe utilizzata in Mozambico (di seguito, congiuntamente, i “Contenuti”).
1.2. I Contenuti richiamano espressamente il report pubblicato da ReCommon nel marzo 2025, dal titolo “Fiamme nascoste – Il flaring di Eni in Mozambico” (di seguito il “Report”), e sono stati diffusi in stretta connessione temporale e argomentativa con l’iniziativa di cleancooking recentemente comunicata da Eni in Mozambico, nell’ambito della quale la Società ha distribuito oltre 200.000 fornelli a basse emissioni a beneficio di circa un milione di persone.
1.3. Nei Contenuti si lascia intendere, in particolare, che i benefici ambientali connessi all’iniziativa di cleancooking sarebbero “vanificati” dal gas asseritamente “sprecato” attraverso l’impianto Coral South FLNG, accostando così, senza le necessarie precisazioni tecniche e temporali, due iniziative di natura e contesto del tutto differenti.
Risposta di ReCommon
Il report ‘Fiamme nascoste: Gli impatti del flaring legato al progetto Coral South FLNG di ENI in Mozambico’ – come affermato anche nella premessa in fatto della diffida e messa in mora pervenuta da parte dell’Avvocato Claudio Luca Migliorisi, in nome e per conto di ENI S.P.A. – è uscito a marzo 2025, più precisamente in data 26 marzo. I suoi contenuti hanno quindi destato l’attenzione della società 475 giorni, o, in maniera più didascalica, 1 anno, 3 mesi e 18 giorni dopo la pubblicazione. Da allora, il tema del flaring derivante dall’operatività dell’impianto Coral South FLNG, nonché quello delle associate emissioni, è stato pubblicamente affrontato da ReCommon in numerose altre occasioni senza destare l’interesse di ENI S.p.A.[1]. Dal testo della diffida e messa in mora si evince che i contenuti avrebbero destato l’attenzione della società solo dopo un tale lasso di tempo perché condivisi nuovamente in concomitanza “temporale e argomentativa con l’iniziativa di cleancooking recentemente comunicata da Eni in Mozambico, nell’ambito della quale la Società ha distribuito oltre 200.000 fornelli a basse emissioni a beneficio di circa un milione di persone”, iniziativa per cui la stessa ReCommon ha riconosciuto che “riducono le emissioni” e “fanno risparmiare emissioni”.
Nella diffida e messa in mora di ENI si afferma che ReCommon “lascia intendere, in particolare, che i benefici ambientali connessi all’iniziativa di clean cooking sarebbero “vanificati” dal gas asseritamente “sprecato” attraverso l’impianto Coral South FLNG, accostando così, senza le necessarie precisazioni tecniche e temporali, due iniziative di natura e contesto del tutto differenti”.
Partendo dal contesto, diversamente da quanto sostenuto da ENI, le iniziative, o, per meglio dire, gli interventi in esame (l’iniziativa di clean cooking e le operazioni di flaring), sono entrambi ubicati in Mozambico. Come si può leggere dal sito istituzionale di ENI, la società opera “in Mozambico principalmente nel settore del gas naturale, dell’esplorazione offshore e di progetti legati ai biocarburanti e alla sostenibilità. Con il progetto per l’estrazione di gas Coral South, avviato dopo soli cinque anni dall’approvazione, il Paese assume un ruolo di primo piano a livello globale nella liquefazione del gas naturale (GNL). In linea con la nostra strategia, stiamo sviluppando anche Rovuma LNG e Coral North, iniziative chiave che valorizzano le ingenti risorse di gas del Mozambico e rafforzano il suo ruolo di attore globale nel GNL, contribuendo alla sicurezza energetica. La produzione di olio vegetale nel Paese integra le attività agricole locali nella filiera dei biocarburanti, contribuendo allo sviluppo economico e alla sostenibilità. Alle attività operative, affianchiamo iniziative per la crescita sostenibile, promuovendof ormazione e occupazione locale, progetti agricoli e interventi in infrastrutture, salute e istruzione, che contribuiscono a coniugare sicurezza energetica e sviluppo socio-economico. In particolare, con il Programma Clean Cooking promuoviamo l’accesso a soluzioni di cottura più efficienti, contribuendo alla transizione energetica”[2]. Nello stesso contesto, quello mozambicano, si affiancano quindi operazioni di esplorazione, trasformazione ed esportazione di gas a iniziative di “crescita sostenibile”, tra cui il Programma Clean Cooking. ENI S.p.A. inserisce quest’ultimo Programma Clean Cooking tra le “Carbon offset solutions”[3], e “permette ad Eni di generare crediti di carbonio utilizzati in linea con la strategia Net-Zero aziendale, che prevede il raggiungimento della neutralità carbonica al 2050 attraverso la riduzione delle emissioni (scope 1, 2 e 3) e la compensazione delle emissioni residue tramite iniziative di carbon offset di alta qualità”[4].
A differenza del report ‘Fiamme nascoste’ a cura di ReCommon, la cui accuratezza dei dati in materia di emissioni associate alle operazioni di flaring, quantità degli episodi e rilevanza di questi non è stata finora contestata da ENI S.p.A., nei report di sostenibilità di ENI non è quantificata la riduzione delle “emissioni associate alla combustione”[5] derivante dal Programma Clean Cooking, ancor meno la quota riguardante il Mozambico. Ciò nonostante, la società afferma che “il programma “Eni for Clean Cooking” rientra tra le soluzioni tecnologiche applicate come leva di compensazione delle emissioni residue”[6]. Al contrario, i dati riguardanti le emissioni associate al progetto Coral South FLNG, e in particolare quelle associate alle operazioni di flaring, sono verificabili su fonti aperte – come si vedrà più avanti.
[1]https://www.recommon.org/assemblea-degli-azionisti-di-eni-il-gas-mozambicano-non-serve-per-la-sicurezza-energetica-italiana/; https://www.recommon.org/perche-gli-istituti-finanziari-dovrebbero-lasciar-perdere-il-progetto-coral-north-flng-di-eni/; https://www.recommon.org/mozambico-gas-ed-eni-tutte-le-incognite-di-coral-north-flng/; https://www.recommon.org/il-nuovo-progetto-di-eni-in-mozambico-fortemente-criticato-dagli-esperti-delle-nazioni-unite-sui-diritti-umani/.
[2]https://www.eni.com/it-IT/azioni/attivita-mondo/mozambico.html
[3]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/eng/sustainability/2024/Eni-in-Mozambique-2024.pdf (pag. 16)
[4]https://www.eni.com/it-IT/media/comunicati-stampa/2024/05/eni-rilancia-impegno-promozione-sistemi-cottura-migliorati.html
[5]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/ita/sostenibilita/2025/eni-for-2025-just-transition-ita.pdf
[6]Ibidem
2. La posizione di Eni: inesattezza e carattere fuorviante dei Contenuti
[ENI]
Eni contesta radicalmente la ricostruzione dei fatti offerta nei Contenuti, per le ragioni che seguono.
2.1. Sulla natura del flaring.
Il flaring costituisce una prassi industriale necessaria per la sicurezza delle attività di estrazione e produzione di idrocarburi, riconosciuta e disciplinata dagli standard internazionali di settore, e non un’anomalia gestionale né, tantomeno, una condotta deliberatamente lesiva dell’ambiente.
Gli standard internazionali distinguono infatti tra: (a) routine flaring, ossia la combustione controllata e continuativa del gas associato all’estrazione, effettuata in assenza di infrastrutture idonee al suo sfruttamento – tipologia non applicabile all’impianto Coral South FLNG; (b) non-routine flaring, riconducibile a eventi operativi straordinari quali l’avviamento (commissioning) o il riavvio dell’impianto, di carattere occasionale, temporaneo e non pianificato; (c) safetyflaring, misura di sicurezza volta a prevenire sovrapressioni e a garantire l’incolumità di persone e impianti in presenzadi eventi imprevisti. Presentando, come ha fatto ReCommon nel suo Report, indistintamente ogni episodio di flaring quale “spreco” ovvero quale prassi ordinaria e deliberata, i Contenuti ingenerano nel pubblico una rappresentazione errata e fuorviante della realtà tecnica e operativa dell’impianto.
Risposta di ReCommon
Innanzitutto ReCommon tiene a precisare che in nessun testo prodotto dall’associazione è presente l’affermazione che l’attività di flaring di ENI S.p.A. sarebbe condotta in maniera “deliberatamente lesiva dell’ambiente”. L’attività di flaring, qualsiasi azienda la pratichi, deliberatamente o meno, è intrinsecamente lesiva dell’ambiente e del clima, come riportato anche dal Global Gas Flaring Tracker Report[1], iniziativa della Global Flaring and Methane Reduction Partnership (GFMR) a cura della Banca Mondiale, di cui ENI S.p.A. è partner, donor e supporter[2].
ENI S.p.A. afferma che la sua attività di flaring non sarebbe associabile al routine flaring – affermazione anche questa mai riportata da ReCommon –, “tipologia non applicabile all’impianto Coral South FLNG”. Se ne può quindi desumere che la sua attività di flaring associata all’impianto Coral South FLNG sia associabile al non-routine flaring e al safety flaring. Come riportato nel report ‘Fiamme Nascoste’, gli investitori coreani chiesero conto del calo del 22% della produzione di Coral South FLNG avvenuto a gennaio 2024. «Due guasti agli impianti hanno intaccato la produzione di gennaio, le cause sono ancora da identificare», avevano affermano i manager di ENI S.p.A. Il 13 gennaio 2024, infatti, il flaring a bordo della piattaforma Coral South FLNG aveva raggiunto un picco significativo. Tanto premesso, ENI S.p.A. intende affermare che, almeno fino al 13 gennaio 2024, oltre agli episodi di non-routine flaring, ci siano stati anche episodi di safety flaring volti “a prevenire sovrapressioni e a garantire l’incolumità di persone e impianti in presenza di eventi imprevisti”, trovandoci quindi dinanzi a un malfunzionamento di Coral South FLNG?
ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web la risposta di ENI S.p.A a quest’ultima domanda ed ogni altra informazione relativa all’operatività dell’impianto Coral South FLNG, comprensiva dei dettagli su ogni episodio di flaring dall’entrata in funzione del progetto fino a oggi.
[1]“[…] emissions of carbon dioxide, unburned methane, and other air quality pollutants that are harmful to local communities and the global climate”. https://thedocs.worldbank.org/en/doc/b34e0c054bb3fe3695e70154c28eef3f-0400072026/original/Global-Gas-FlaringTracker-June-23-2026.pdf(pag. 28)
[2]https://www.worldbank.org/en/programs/gasflaringreduction/Partners
[ENI]
2.2. Sulla conformità delle emissioni alla Valutazione di Impatto Ambientale.
Le emissioni dell’impianto Coral South FLNG sono conformi alla Valutazione di Impatto Ambientale approvata dalle competenti Autorità mozambicane. L’impianto presenta performance produttive stabili e rappresenta un benchmark di settore in termini di “zero operational flaring” a regime.
Risposta di ReCommon
Per quanto concerne la presunta “conformità delle emissioni alla Valutazione di Impatto Ambientale”, preme ricordare che la VIA del progetto considerava le emissioni come “trascurabili” in comparazione a quelle complessive del Mozambico, con una stima di 150.000 tonnellate di CO2e all’anno[1].
Tuttavia, secondo il dataset 2012-2025 sui volumi di flaring prodotto dalla già menzionata Global Flaring and Methane Reduction Partnership (GFMR)[2], tra il 2022 – anno della sua entrata in funzione – e il 2025, Coral South FLNG ha bruciato in torcia 1.350.000 metri cubi di gas, equivalenti a circa 3.103.000 tCO2e[3]. Scorporando il dato complessivo per ogni singolo anno si ricavano i seguenti dati emissivi:
- 2022 → 789.000 m3 di gas = 1.815.080 tCO2e ca.
- 2023 → 381.000 m3 di gas = 876.540 tCO2e ca.
- 2024 → 125.000 m3 di gas = 287.500 tCO2e ca.
- 2025 → 54.000 m3 di gas = 124.300 tCO2e ca.
ENI S.p.A. riporta inoltre che le emissioni scope 1 e scope 2 associate all’operatività dell’impianto Coral South FLNG per l’anno 2025 – comprensive quindi di quelle derivanti dalle operazioni di flaring – corrispondono a 1.052.000 tCO2e[4].
Alla luce dei nostri calcoli (ma siamo disponibili a pubblicare le eventuali differenti informazioni della società sul punto), si può quindi affermare che non ci sia conformità delle emissioni alla Valutazione di Impatto Ambientale dell’impianto Coral South FLNG.
Preme inoltre ricordare che in data 19 marzo 2026 esperti delle Nazioni Unite hanno espresso forte preoccupazione in merito al finanziamento di 150 milioni di dollari della Banca africana di sviluppo (AfDB) a sostegno di Coral North Floating Liquefied Natural Gas (FLNG), nel nord del Mozambico[5]. Il progetto è, di fatto, la replica di Coral South FLNG. «Il progetto Coral North rischia di aggravare le violazioni dei diritti umani, di contribuire al cambiamento climatico e di sottrarre i già scarsi fondi pubblici agli investimenti urgenti nelle energie rinnovabili», hanno commentato gli esperti delle Nazioni Unite.
ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web ogni informazione che ENI vorrà comunicare sul tema e, in particolare, i documenti prodotti tra il 2022 e il 2024 da ENI S.p.A. contenenti le informazioni relative alle emissioni scope 1 e scope 2 dell’impianto Coral South FLNG, che andrebbero a completare la serie storica conclusa con il documento del 31 marzo 2026[6].
[1]https://stopmozgas.org/wp-content/uploads/2022/04/Assessment_EIA-ENI-CORAL-FLNG-2016.03.31_EIS_Volume_II_Final_Report.pdf
[2]https://thedocs.worldbank.org/en/doc/b34e0c054bb3fe3695e70154c28eef3f-0400072026/related/Flare-Volume-Estimates-by-individual-Flare-Location-2012-2025.xlsx
[3]La metodologia di stima delle emissioni da gas flaring e monitoraggio dei volumi si basa sui criteri tecnici definiti in: World Bank, Monitoring & Reporting Guidelines for Flare Reduction CDM Project Activities (https://documents.worldbank.org/en/publication/documents-reports/documentdetail/830941468149112351).
[4]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/eng/actions/global-activities/mozambique/140-CORAL-GM-2026-CS-GHG-Emissions-Statement-2025.pdf
[5]https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/03/mozambique-un-experts-concerned-african-development-bank-funding-floating
[6]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/eng/actions/global-activities/mozambique/140-CORAL-GM-2026-CS-GHG-Emissions-Statement-2025.pdf
[ENI]
2.3. Sugli episodi di flaring documentati nel Report.
Gli episodi di flaring di maggiore entità richiamati nel Report si riferiscono, per la quota preponderante, alla fase di avviamento (commissioning) dell’impianto Coral South, verificatasi nel corso del 2022, e non riflettono pertanto le performance operative attuali dell’impianto. Nel corso del 2025 si sono verificati solamente 7 (sette) episodi di riavvio, dato che si colloca favorevolmente rispetto al benchmark di settore per impianti analoghi. In tali episodi è stata bruciata esclusivamente la quantità di gas strettamente necessaria a garantire la sicurezza delle persone e degli impianti, come previsto in sede progettuale. La rappresentazione fotografica e i dati riportati nel Report di ReCommon, riferiti a specifici e limitati episodi, non sono rappresentativi del funzionamento dell’impianto nella restante parte dell’anno, né distinguono adeguatamente tra la fase di messa in servizio dell’impianto e la fase di funzionamento a regime.
Risposta di ReCommon
In risposta alle domande poste da ReCommon prima dell’assemblea degli azionisti del 2025 di ENI S.p.A. in merito agli episodi di flaring dell’impianto Coral South FLNG, la società rispose che “dal 24 gennaio 2024 al 4 maggio 2025, sono avvenuti solo 9 episodi di riavvio dell’impianto”[1]. In occasione dell’assemblea degli azionisti di ENI S.p.A. tenutasi il 6 maggio 2026, alla medesima domanda posta da ReCommon la società ha risposto che “dal 24 gennaio 2024 ad oggi, sono avvenuti meno di 9 episodi all’anno di riavvio dell’impianto”[2]. Nel testo della “diffida e messa in mora” inviata da ENI S.p.A. a ReCommon in data 14 luglio 2026, la società asserisce che “nel corso del 2025 si sono verificati solamente 7 (sette) episodi di riavvio, dato che si colloca favorevolmente rispetto al benchmark di settore per impianti analoghi. In tali episodi è stata bruciata esclusivamente la quantità di gas strettamente necessaria a garantire la sicurezza delle persone e degli impianti, come previsto in sede progettuale”. Tenendo conto di tutte le informazioni fornite, sorge spontanea una domanda di chiarimento: ENI S.p.A. sta quindi asserendo che dal 24 gennaio al 31 dicembre 2024 sono avvenuti solo due (2) episodi di flaring, gli altri sette (7) nel corso del 2025, e nessuno (0) nel 2026? Inoltre, se la risposta pre-assembleare del 2025 attestava 9 episodi di flaring, cosa significa la risposta dell’anno successivo “meno di 9”, riferita a un lasso temporale la cui data iniziale rimane sempre il 24 gennaio 2024?
Anche in questo caso ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web la risposta di ENI S.p.A a queste precise domande.
[1]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/ita/governance/assemblea/2025/QA-Assemblea-2025.pdf
[2]https://www.eni.com/content/dam/enicom/documents/ita/governance/assemblea/2026/qa-assemblea-2026.pdf
[ENI]
2.4. Sull’affermazione relativa alla destinazione del gas prodotto.
L’affermazione presente nei Contenuti, secondo cui “di tutto il gas prodotto e liquefatto presso Coral South FLNG, neanche un metro cubo viene usato in Mozambico”, appare fuorviante in quanto sovrappone impropriamente due piani distinti: quello della destinazione fisica del gas esportato sotto forma di GNL, e quello del beneficio economico che il progetto genera per il Mozambico.
Sotto il primo profilo, il progetto Coral South FLNG nasce, per sua stessa natura progettuale, come impianto di liquefazione offshore destinato all’esportazione verso i mercati internazionali, in assenza – allo stato – di un’infrastruttura di rigassificazione e di una rete di distribuzione del gas naturale sul territorio mozambicano idonee ad assorbire e utilizzare internamente il GNL prodotto. Tale caratteristica è comune alla generalità dei progetti FLNG realizzati in contesti analoghi e riflette vincoli infrastrutturali del Mozambico preesistenti allo sviluppo del progetto stesso, piuttosto che una scelta della Società volta a sottrarre risorse al Paese.
Sotto il secondo profilo, il progetto genera per il Mozambico un beneficio economico rilevante e documentabile, che l’affermazione contestata omette integralmente di considerare: i benefici economici diretti per il paese (Royalties e Profit Gas) derivanti dal contratto per lo sfruttamento delle risorse di gas (ad oggi circa 320 milioni di dollari) hanno contribuito ad alimentare il Fondo Sovrano istituito dallo Stato mozambicano nel 2023; il progetto Coral South è stato inoltre indicato, secondo stime del Fondo Monetario Internazionale, come fattore che ha concorso in modo sostanziale alla crescita del Prodotto Interno Lordo del Mozambico nel 2023. A ciò si aggiungono le ricadute occupazionali e di sviluppo del tessuto imprenditoriale locale (oltre 100 contratti assegnati ad aziende mozambicane, oltre 120 PMI formate, oltre 700 borse di studio erogate, creazione di oltre 1400 posti di lavoro diretti e indiretti), nonché le iniziative di sviluppo sociale realizzate nelle aree di operatività, che nel loro complesso restituiscono un quadro del tutto diverso da quello, parziale e decontestualizzato, offerto dall’affermazione contestata.
Anche a prescindere da tali elementi, l’affermazione secondo cui “neanche un metro cubo” di gas sarebbe utilizzato in Mozambico è presentata nei Contenuti come dato assoluto, privo di qualificazioni e senza alcun richiamo al contesto sopra descritto, così da ingenerare nel pubblico l’erronea convinzione che il progetto non offra alcun beneficio, diretto o indiretto, al Paese ospitante.
Risposta di ReCommon
ReCommon tiene a precisare di non aver sovrapposto impropriamente alcun piano distinto, attenendosi – come facilmente riscontrabile nei cosiddetti “Contenuti” del report ‘Fiamme nascoste – alla dimensione della produzione ed esportazione/importazione di gas, senza menzionare la più ampia dimensione economica associata alla presenza di ENI S.p.A. in Mozambico.
Avendo ENI S.p.A. menzionato “il Fondo Sovrano istituito dallo Stato mozambicano nel 2023”, ReCommon coglie l’occasione per chiedere alla società se possa condividere gli sviluppi giudiziari relativi alla presunta sparizione e/o utilizzo improprio di 33,65 milioni di dollari del Fondo Sovrano, denunciati da varie organizzazioni della società civile mozambicana, a partire dal Centro de Integridade Pùblica[1].
[ENI]
2.5. Sull’accostamento tra il Report e l’iniziativa di clean cooking
L’accostamento operato nei Contenuti tra episodi di flaring risalenti in gran parte al 2022 e un’iniziativa avente, tra gli altri, risvolti di carattere sociale e ambientale di recente comunicazione appare privo di reale attinenza cronologica e argomentativa, ed è idoneo a ingenerare nel pubblico l’erronea convinzione che si tratti di fenomeni contestuali e reciprocamente compensativi, gettando discredito su un’iniziativa di cui ha effettivamente beneficiato circa un milione di persone in Mozambico.
Risposta di ReCommon
Si veda la risposta alle Premesse e al punto 2.2.
ReCommon è disponibile a pubblicare sul suo sito web le informazioni prodotte da ENI S.p.A. relative alla riduzione delle “emissioni associate alla combustione” derivanti dal Programma Clean Cooking, in particolare la quota riguardante il Mozambico.
[1]https://www.cipmoz.org/wp-content/uploads/2025/10/UMA-CRONOLOGIA-DO-DESVIO-ANUNCIADO-DO-FUNDO-SOBERANO-DE-MOCAMBIQUE-1.pdf
3. Qualificazione giuridica della condotta
[ENI]
3.1. Le condotte sopra descritte, per le modalità con cui sono state poste in essere – diffusione pubblica, tramite canali social a larga diffusione, di affermazioni non veritiere, decontestualizzate e/o fuorvianti, idonee ad essere percepite dal pubblico come dati di fatto oggettivi e attuali, in assenza delle necessarie precisazioni tecniche e temporali – sono suscettibili di arrecare pregiudizio alla reputazione commerciale e all’immagine di Eni, come peraltro dimostrato dalle richieste di chiarimento pervenute da diversi stakeholder a seguito della pubblicazione del Report.
3.2. Tali condotte, ove reiterate o non tempestivamente rettificate, sono suscettibili di integrare gli estremi dell’illecito aquiliano ex art. 2043 c.c., per lesione del diritto all’immagine e alla reputazione economica della Società, oltre a poter rilevare, a seconda delle circostanze, sotto ulteriori profili di responsabilità che la Società si riserva sin d’ora di valutare e di far valere nelle competenti sedi.
Tutto ciò premesso, con la presente Eni, senza alcuna rinuncia rispetto a ogni diritto e azione ulteriore che riterrà di esercitare a tutela dei propri interessi, diffida (vedi sotto contenuto della diffida)
Risposta di ReCommon
Alla luce di quanto sopra precisato ReCommon respinge motivatamente le accuse formulate nella diffida e dichiara di essere disponibile ad offrire ai propri lettori ulteriori precisazioni tecniche e temporali sui temi in esame alla luce degli ulteriori chiarimenti ed informazioni che la società vorrà fornire.
Nel contempo, ReCommon auspica che le affermazioni contenute nella diffida di ENI S.p.A. non siano ostative al dialogo tra ReCommon e gli stakeholder della società, rientrando nel normale confronto democratico e, come tale, non suscettibile di essere soppresso ovvero di subire limitazioni.
DIFFIDA
codesta spett.le Associazione ReCommon a:
1) cessare immediatamente la diffusione, tramite i propri canali social e ogni altro mezzo di comunicazione, dei Contenuti, nella parte in cui presentano gli episodi di flaring relativi all’impianto Coral South FLNG quale fenomeno attuale, ordinario e deliberato, senza le doverose e corrette precisazioni circa la loro natura tecnica, la loro collocazione temporale (segnatamente, la fase di commissioning del 2022) e la loro conformità alla normativa e alla Valutazione di Impatto Ambientale applicabile;
2) pubblicare, sui medesimi canali social sui quali sono stati diffusi i Contenuti e con analoga evidenza e durata, entro e non oltre 10 (dieci) giorni dal ricevimento della presente, una rettifica/precisazione che dia atto: (i) della distinzione tra routine, non-routine e safetyflaring, e del fatto che l’impianto Coral South FLNG non pratica routine flaring; (ii) del fatto che gli episodi di flaring di maggiore entità richiamati nel Report si riferiscono principalmente alla fase di avviamento dell’impianto (2022) e non riflettono le performance operative attuali dell’impianto, il quale presenta “zero operationalflaring” a regime; (iii) del fatto che le emissioni dell’impianto sono conformi alla Valutazione di Impatto Ambientale approvata dalle Autorità competenti;
3) astenersi, in futuro, dal diffondere affermazioni prive di adeguato riscontro fattuale e non correttamente contestualizzate in merito alle attività di Eni in Mozambico. Si precisa che, in un’ottica di leale e trasparente confronto sul merito delle questioni ambientali sollevate – che Eni non intende in alcun modo sottrarre al dibattito pubblico – la presente diffida non contiene alcuna richiesta di risarcimento del danno, fermo restando che la Società si riserva ogni più ampia facoltà ivi, comprese le iniziative giudiziarie a tutela dei propri diritti, ove le condotte sopra descritte dovessero proseguire o essere reiterate. Si resta in attesa di cortese riscontro entro il medesimo termine di 10 (dieci) giorni dal ricevimento della presente, decorso inutilmente il quale la Società si riterrà libera di agire atutela dei propri diritti e interessi nelle sedi opportune, senza ulteriore preavviso. La presente vale quale messa in mora e atto interruttivo di ogni termine di prescrizione e/o decadenza a tutti gli effetti di legge.
ReCommon esprime preoccupazione per il ricorso alla diffida – l’ennesima in pochi mesi ricevuta da ENI- come strumento volto a scoraggiare la pubblicazione di informazioni di pubblico interesse. Tale pratica, nota a livello internazionale come SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation), è oggetto di specifica attenzione da parte delle istituzioni europee, che con la Direttiva (UE) 2024/1069 hanno introdotto misure di protezione per i soggetti — giornalisti, ricercatori, organizzazioni della società civile — esposti ad azioni legali abusive finalizzate a silenziarne l’attività.
ReCommon si riserva di avvalersi di tutti gli strumenti di tutela previsti dalla normativa vigente, inclusi quelli introdotti dalla suddetta Direttiva, qualora la società dovesse proseguire con azioni prive di fondamento. In ogni caso ReCommon considera l’atteggiamento tenuto dall’azienda negli ultimi due anni come lesivo del ruolo, dell’attività e della reputazione dell’associazione e si riserva il diritto di agire nelle sedi competenti.
Per tutti i motivi sopra esposti si respingono le accuse formulate e, nel contempo, si ribadisce la disponibilità a pubblicare l’eventuale documentazione che ENI riterrà di trasmettere sul tema, allo scopo di fornire la più ampia informazione ai propri lettori.