Clima e salute mentale, nuovo studio su Ecoansia: “Nel 44% dei giovani italiani la crisi climatica ha un impatto sul benessere psicologico”
ROMA, 16.12.25 – L’emergenza climatica ha un impatto anche sulla salute mentale
e sul benessere psicologico, in particolare su quello dei giovani italiani,
alimentando sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. È
quanto emerge dalla prima indagine sull’ecoansia condotta su un ampio campione
di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di
Psicotraumatologia e Stress Management (IEP) per conto di Greenpeace Italia e
ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (UDU) e Rete degli
studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research.
I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario
diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e
online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte, emerge che il 41% dei
giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di
ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad
impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi
responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44%
l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere
psicologico nella vita di tutti i giorni.
«Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a
tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i
giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle
decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali», spiega Rita Erica
Fioravanzo, presidente dello IEP. «Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere
la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del
cambiamento climatico».
foto ©Carlo Dojmi di Delupis/ReCommon
L’analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio
psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti
direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma
anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia
climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle
Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della
crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad
esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia.
Dall’analisi emerge che l’impatto del cambiamento climatico sul disagio
psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici:
l’ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza
di scopo nella vita. L’analisi meticolosa delle risposte conferma la presenza
diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano
prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di
poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
«L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti
ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione
di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare», dichiara Simona
Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Chiediamo al governo di
riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica
e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del
petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire
un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale,
minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici».