
Azione Contro la Fame: “La realtà attuale è molto preoccupante”
Pressenza - Tuesday, July 21, 2026- le persone che hanno sofferto la fame sono 645 milioni (il 7,8% della popolazione mondiale);
- se la fame sta diminuendo a livello globale (14 milioni di persone in meno rispetto al 2024), la disparità tra i continenti si allarga e il nuovo epicentro globale della fame è l’Africa, dove per la prima volta il numero di persone colpite dalla fame, 309 milioni di persone – pari a 1 su 5 – supera quello in Asia;
- in condizione di insicurezza alimentare moderata o grave vivono 2,1 miliardi di persone (25,8% della popolazione mondiale);
- quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) e in Africa il 66,6% degli abitanti non potevano ancora permettersi una dieta sana.
In specifico, Azione Contro la Fame osserva che:
Il rapporto nel 2025 sono 645 milioni le persone (in un intervallo compreso tra 608 e 696 milioni), pari al 7,8% della popolazione mondiale, a soffrire la fame. A queste si aggiungono le oltre 2,1 miliardi di persone che si trovano in una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave. Nonostante un leggera riduzione rispetto all’anno precedente, pari a 14 milioni di persone in meno, il numero di persone che soffre la fame resta più alto rispetto al periodo pre-pandemico e nasconde una frattura significativa. La flessione globale è dovuta ai progressi in America Latina, nei Caraibi e in Asia. Invece cresce in Africa, dove il numero di persone colpite dalla fame è arrivato 309 milioni, pari a 1 africano su 5, e per la prima volta supera quello in Asia (292 milioni). In appena 15 anni la cifra africana è quasi raddoppiata, a seguito di conflitti, sfollamenti, crisi climatiche e shock economici che rendono il continente africano il nuovo epicentro della fame nel mondo. Anche altri numeri confermano la maggiore gravità della situazione in Africa: il 56,6% della popolazione vive in insicurezza alimentare moderata o grave e il 66,6% non può permettersi una dieta sana (contro il 28,9% in Asia e il 25,7% nei Caraibi). Sulla diversificazione minima della dieta, l’Africa tocca i livelli più bassi al mondo: 20,5% nei bambini tra 6 e 23 mesi (media globale 30,8%) e 43% nelle donne tra 15 e 49 anni (media globale 62,7%). L’approfondimento tematico dell’edizione 2026 del Report SOFI, relativo alle sfide dell’elevato costo di una dieta sana, impone un’ulteriore riflessione. Nel 2025 quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) non poteva ancora permettersi una dieta sana, il cui costo è continuato a salire e ha raggiunto i 4,28 dollari (a parità di poter di acquisto) mostrando gli effetti dell’inflazione alimentare. Rispetto all’obiettivo dichiarato nel rapporto di abbassare i prezzi alimentari, Azione Contro la Fame rileva come il costo di un’alimentazione sana sia un indicatore importante, ma non può da solo guidare le politiche pubbliche; è necessario anche analizzare tutte le cause delle dinamiche dei prezzi e comprendere le implicazioni sui redditi dei piccoli produttori alimentari. È quindi fondamentale affrontare le disuguaglianze e gli squilibri di potere lungo l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo. La lotta alla fame deve quindi passare attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari ponendo l’agroecologia contadina e l’agricoltura locale al centro di questo processo. È il diritto al cibo che deve essere messo in cima alle priorità politiche.
“Siamo specialisti da 47 anni, preveniamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne prevediamo le cause – specifica il comunicato di Azione Contro la Fame | www.azionecontrolafame.it, un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame – Siamo in prima linea in 52 Paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 21,2 milioni di persone”.