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La Cassazione smonta il teorema contro i palestinesi in carcere dal 27 dicembre
Niente prove, niente “fonti segrete”, niente scorciatoie: annullata con rinvio la conferma delle misure cautelari contro Mohammed Hannoun e gli altri attivisti. La Suprema Corte boccia l’utilizzo di fonti indeterminate e materiale privo di verifiche. Un colpo durissimo a un’inchiesta che appare sempre più come una montatura politico-giudiziaria commissionata da Israele andata a male. La Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio le ordinanze con cui il Tribunale del Riesame di Genova aveva confermato le misure cautelari nei confronti di Mohammed Hannoun e degli altri indagati nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso associazioni impegnate nella solidarietà con il popolo palestinese. Non si tratta di un dettaglio tecnico. La Cassazione ha demolito uno dei pilastri fondamentali dell’impianto accusatorio: l’utilizzo di presunte “fonti aperte” mai identificate, mai sottoposte a verifica e prive di qualsiasi accertamento sulla loro attendibilità. Secondo la Corte, un giudice non può fondare una decisione sulla base di materiale di cui non siano chiaramente indicati origine, provenienza e affidabilità. Le cosiddette “fonti aperte” non sono automaticamente fatti notori e non possono essere utilizzate come prove semplicemente perché reperite online o richiamate dagli investigatori. Ancora più significativa è l’affermazione secondo cui risultano inutilizzabili anche materiali provenienti dai servizi israeliani se non accompagnati dalle necessarie garanzie di verificabilità e controllo processuale. È una censura pesantissima. Per mesi l’inchiesta è stata presentata all’opinione pubblica come la scoperta di una rete di finanziamento del terrorismo operante in Italia. Titoli, dichiarazioni e ricostruzioni mediatiche hanno contribuito a costruire l’immagine di una presunta infrastruttura clandestina legata ad Hamas. Oggi la Cassazione afferma che una parte decisiva di quel castello accusatorio poggia su elementi che non possono essere utilizzati in un processo. Parallelamente, la Suprema Corte ha respinto il ricorso della Procura che tentava di difendere l’impianto investigativo. Nelle motivazioni si legge una critica netta al tentativo dell’accusa di ottenere una rivalutazione delle prove incompatibile con il giudizio di legittimità e priva dei necessari riscontri documentali. Tradotto in termini politici e giudiziari: la Procura non è riuscita a dimostrare in maniera adeguata nemmeno il percorso attraverso il quale le risorse raccolte dalle associazioni sarebbero effettivamente arrivate a organizzazioni terroristiche. Adesso il Tribunale del Riesame dovrà riesaminare l’intera vicenda praticamente dalle fondamenta. Dovrà verificare l’attendibilità delle fonti utilizzate dagli investigatori. Dovrà stabilire se esistano elementi autonomi sufficienti a sostenere l’accusa. Dovrà chiarire la natura delle organizzazioni coinvolte. Dovrà accertare se gli indagati fossero realmente consapevoli di eventuali finalità terroristiche dei fondi raccolti. In altre parole, dovrà fare ciò che in uno Stato di diritto dovrebbe essere fatto fin dall’inizio: basare le decisioni su prove verificabili e non su presunzioni. La vicenda assume un significato ancora più ampio se inserita nel contesto degli ultimi mesi. Dall’arresto di Anan Yaeesh all’inchiesta contro Hannoun, fino alla condanna di Ahmad Salem per il cosiddetto “terrorismo della parola”, emerge un quadro nel quale l’attivismo palestinese e la solidarietà con la Palestina sembrano essere diventati oggetto di una particolare attenzione repressiva. Naturalmente ogni indagine deve seguire il proprio corso e ogni eventuale responsabilità va accertata nelle sedi competenti. Ma proprio per questo è fondamentale che le garanzie processuali valgano per tutti, anche per i palestinesi. Le motivazioni della Cassazione ricordano un principio elementare che troppo spesso sembra essere stato dimenticato nel dibattito pubblico: non si possono costruire accuse sulla base di suggestioni, dossier opachi, informazioni non verificabili o materiale proveniente da apparati di intelligence stranieri senza adeguati controlli. Perché quando si accetta che le garanzie vengano ridotte per una categoria di persone considerate “sospette” per definizione, il problema non riguarda più soltanto quelle persone. Riguarda la tenuta stessa dello Stato di diritto. L’impressione è che l’operazione che aveva portato agli arresti di dicembre stia mostrando crepe sempre più profonde. E che dietro la retorica della lotta al terrorismo stia emergendo una realtà molto diversa: quella di un’inchiesta costruita su fondamenta assai più fragili di quanto fosse stato raccontato. Sarà ora il Tribunale del Riesame a dover verificare se, una volta eliminate le scorciatoie investigative censurate dalla Cassazione, resti davvero qualcosa in grado di sostenere l’accusa. Osservatorio Repressione
May 29, 2026
Pressenza
Porto di Gioia Tauro, bloccato il carico di armi per Gaza: scatta la protesta via mare e via terra
No al transito di materiale militare attraverso il porto di Gioia Tauro. Da circa due mesi, 16 container con sospetto materiale militare sono sottoposti a ispezione presso lo scalo portuale calabrese e oggi, 29 maggio, saremo presenti davanti al porto, con una doppia azione via mare e via terra, per monitorare ogni possibile partenza del carico. Continua, infatti la mobilitazione a sostegno dei lavoratori portuali impegnati nell’interruzione della filiera bellica, che alimenta guerra, occupazione e genocidio a Gaza. Oggi la nave Msc MANASVI avrebbe dovuto procedere al carico e proprio per questo motivo siamo qui in presidio davanti al porto. Perché si fa sempre più urgente e necessario monitorare e denunciare la catena della guerra che parte dai nostri territori. Dalle informazioni attualmente in nostro possesso, al momento il carico di container resterà nel porto, e non verrà caricato sulle navi cargo Msc.. In adesione allo sciopero generale per la Palestina promosso dai Giovani Palestinesi in Italia, alle 17:00 saremo davanti al porto di Gioia Tauro insieme al Coordinamento Calabria con la Palestina, BDS Calabria, Global Sumud Calabria e Thousand Madleens to Gaza. Alle 18:30 si terrà una conferenza stampa sul lungomare di San Ferdinando per rilanciare la lotta contro l’industria militare e l’economia di guerra. La guerra non inizia solo quando cade una bomba. Inizia nei contratti militari, nelle autorizzazioni all’esportazione, nei transiti portuali, e Gioia Tauro è uno dei principali hub container del Mediterraneo. Da qui passa una parte decisiva delle catene di approvvigionamento che rendono possibile l’invio di materiale militare. La legge 185 del 1990, in Italia, vieta l’esportazione e il transito di armi verso paesi in guerra armato. E ricordiamo che anche l’art. 11 della Costituzione “ripudia la guerra” in qualsiasi forma. Eppure la filiera continua a funzionare. Per questo il ruolo dei lavoratori portuali è decisivo. Ogni carico che non parte,  rappresenta un’interruzione concreta della macchina della guerra. È qui che la solidarietà può trasformarsi in potere collettivo. Proprio in queste ore, inoltre, un lavoratore è rimasto ferito nel porto di Gioia Tauro, a causa del ribaltamento di una gru. Mentre, pochi giorni fa, un lavoratore e sindacalista del SI Cobas è stato licenziato dal porto di Salerno per aver rivendicato la sicurezza sul lavoro. Anche questa notizia ci dice che chi alza la testa nei porti — per la propria sicurezza, per la dignità del lavoro, contro il traffico di morte — spesso rischia di pagare un prezzo personale molto alto. A loro va tutta la nostra solidarietà. Nei porti si concentrano le contraddizioni di un modello economico che considera i corpi dei lavoratori sacrificabili e le merci di morte trasportabili. Disarmare il genocidio significa anche rifiutare che i lavoratori paghino il prezzo più alto della guerra, della logistica militare e della sua interruzione. Per questo sosteniamo e rilanciamo la raccolta fondi lanciata da Chris Smalls per il fondo mutualistico a sostegno dei lavoratori portuali. Ed è per questo che nasce Global Intifada – Disarmare il Genocidio: una piattaforma internazionale costruita per sostenere, rendere accessibili e rafforzare le azioni contro la filiera militare. Uno spazio comune tra pratiche diverse, ricerca, mobilitazione, sciopero, azione sindacale, pressione legale, campagne pubbliche e azioni dirette. Tutte sono necessarie per tagliare le radici materiali della guerra. L’obiettivo è agire sui punti deboli della catena. Da qui nasce la mappa che lanciamo oggi: global-intifada.org/supply-chain Non è un atlante neutrale. È uno strumento politico. Serve a mostrare la filiera dietro le armi utilizzate a Gaza: armi prodotte anche in Europa, che attraversano i nostri territori, partono dai nostri porti e viaggiano nel Mediterraneo. Rendere visibile questa catena significa renderla contestabile, interrompibile, disarmabile. Oggi a Gioia Tauro lo ribadiremo: i porti non sono retrovie di guerra. Per questo Thousand Madleens to Gaza si uniscono al crescente movimento contro il genocidio in Israele mobilitando imbarcazioni nei porti complici, sfidando le aziende che traggono profitto dall’occupazione e dalla guerra e navigando in solidarietà con i lavoratori portuali e i sindacalisti che si rifiutano di movimentare armi e carichi militari. Attraverso l’azione diretta in mare e la solidarietà internazionale tra lavoratori, queste flottiglie contribuiscono a smascherare e interrompere le reti globali che sostengono violenza e apartheid. Il lavoro non è una macchina per uccidere. Disarmare il genocidio significa interrompere la filiera che lo rende possibile. Redazione Italia
May 29, 2026
Pressenza
Extinction Rebellion tinge di verde il laghetto dell’EUR di fronte alla sede di ENI: comincia la settimana di proteste a Roma
Oggi pomeriggio, Extinction Rebellion ha tinto di verde le acque del laghetto dell’EUR di fronte alla sede dell’ENI in piazzale Enrico Mattei a Roma e appeso al ponte sovrastante un enorme striscione con il logo dell’azienda che brucia la bandiera della Palestina e la scritta “Stop Ecocidio – Stop Genocidio”. Si apre così la PrimaVera Democrazia, la settimana di proteste di Extinction Rebellion, che vuole evidenziare il legame tra crisi ecoclimatica, guerre e crisi della democrazia. Temi che, nella giornata dello sciopero generale convocato da Unione dei Sindacati di Base e da Giovani Palestinesi, sono trasversali alle proteste di sindacati, movimenti e associazioni che chiedono si fermino la guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza e denunciano la deriva autoritaria dell’Italia. In particolare, l’azione simbolica all’EUR vuole denunciare le conseguenze sugli ecosistemi e sul clima delle scelte di politica energetica del Governo, delle attività di estrazione di gas e petrolio da parte di ENI, e degli intrecci con le guerre in corso e la corsa al riarmo. Il verde innaturale assunto dall’acqua grazie alla fluoresceina, un tracciante innocuo che si degrada e scompare in poche ore, simboleggia infatti la distruzione e la morte degli ecosistemi e degli esseri viventi da cui dipende la sopravvivenza stessa dell’umanità. “L’ecocidio di cui parliamo non é un fenomeno lontano o astratto: l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque ha conseguenze dirette sulla vita umana e non” racconta Davide, una delle persone sul posto. “Le responsabilità dell’industria petrolchimica, e di ENI, in questo panorama, sono importanti, come testimonia l’inquinamento e l’incidenza di patologie sopra la media a Gela o Priolo, in Sicilia, o nel Delta del Niger. Responsabilità che emergono anche nel supporto a Israele che a Gaza sta perpetrando un ecocidio e un genocidio”. Il riferimento è al tentativo di ENI di collaborare con Israele per l’estrazione di gas e petrolio nelle acque territoriali palestinesi. L’azienda ha ora ritirato la proposta, ma resta valida la partnership nel Mare del Nord con il gruppo israeliano Delek, uno dei principali fornitori di combustibile dell’esercito israeliano, inserito nella lista nera delle Nazioni Unite. O al noto caso del Delta del Niger: ancora oggi, il 75% di tutte le fuoriuscite di petrolio avvenute nella regione tra il 2006 e il 2020 sono attribuite a Shell ed ENI. Inoltre report di organizzazioni non governative hanno segnalato che nel 2024 l’azienda ha esercitato pressione sul Mozambico per accettare condizioni svantaggiose per il paese nel contratto per lo sfruttamento del bacino del Rovuma. Il Mozambico è al momento teatro di un’insurrezione armata legata anche al fatto che i progetti estrattivi nella regione non hanno portato benefici alle popolazioni locali. “La distruzione degli ecosistemi e di intere popolazioni, l’ecocidio e il genocidio, sono gli effetti di un sistema costruito sul colonialismo, sul profitto e l’illusione della crescita infinita su un pianeta finito. La policrisi che stiamo vivendo – guerre, pandemie, caos climatico – è l’effetto di un’unica ideologia. È ora che i governi ascoltino chi porta queste critiche in tutta Europa e cambino rotta ” dichiara Carlotta. La protesta si inserisce infatti in una mobilitazione internazionale promossa da diversi gruppi europei di Extinction Rebellion, Stop Rearm Europe, Ende Gelände e altri movimenti climatici, sociali e antimilitaristi, che inizia questo weekend in Italia, in occasione dell’80 anniversario della Repubblica, e proseguirà con appuntamenti in diverse capitali europee, per culminare il 14 giugno a Bruxelles con una marcia e un presidio davanti al parlamento Europeo. Extinction Rebellion
May 29, 2026
Pressenza
Napoli, piazza Garibaldi cambia volto: sei chioschi per inclusione, cultura e servizi
Aperti i sei chioschi dell’area nord della piazza. Completato il sistema degli otto presidi previsti dal progetto Bella Piazza, tra inclusione sociale, cultura, servizi e sostegno ai cittadini. Napoli compie un nuovo passo nel percorso di riqualificazione di piazza Garibaldi. Sono stati inaugurati questa mattina i sei chioschi situati nell’area nord della piazza, nell’ambito del progetto “Bella Piazza”, iniziativa di rigenerazione urbana e sociale promossa attraverso la collaborazione tra enti del terzo settore, istituzioni e realtà del territorio. All’inaugurazione hanno partecipato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il presidente della Fondazione Con il Sud, Stefano Consiglio, e la coordinatrice del progetto Bella Piazza, Elena De Filippo della Dedalus Cooperativa Sociale. Con l’apertura dei nuovi spazi si completa il sistema degli otto presidi previsti per la piazza, che comprende anche la Portineria Garibaldi e il presidio delle forze dell’ordine. L’obiettivo è trasformare l’area in un luogo vissuto, sicuro e capace di offrire servizi, occasioni di incontro e attività culturali e sociali. I sei chioschi ospiteranno iniziative dedicate alla promozione di filiere etiche, al contrasto della violenza di genere, all’inserimento lavorativo di persone fragili, alla mediazione sociale, alla cultura e al supporto dei flussi turistici. Le attività saranno operative sei giorni alla settimana per otto ore al giorno. Tra le realtà coinvolte figurano Dedalus Cooperativa Sociale, Cooperativa Sociale EVA, Bottega Sociale Terre Future, Fondazione RUT, NEST Napoli Est Teatro – Est(ra)Moenia e Temi S.p.A. con il servizio logistico Comebag. Dedalus ha attivato uno spazio dedicato allo street food, accompagnato da laboratori per bambini, attività scolastiche e una biblioteca sui cibi e le culture del mondo. La Cooperativa EVA promuoverà prodotti artigianali a valenza sociale e iniziative sui diritti delle donne. Terre Future offrirà prodotti provenienti da cooperative sociali e beni confiscati alle mafie. Fondazione RUT curerà attività culturali e di promozione della lettura, mentre NEST Napoli Est Teatro realizzerà incontri e spettacoli aperti alla cittadinanza. Infine, Temi S.p.A. porterà in piazza il servizio Comebag per la gestione dei bagagli e il supporto ai turisti. Per il sindaco Gaetano Manfredi, l’apertura dei chioschi rappresenta «un risultato importante» nel processo di riqualificazione della piazza. Secondo il primo cittadino, la presenza di attività sociali e servizi contribuirà a rendere l’area più sicura e vivibile, favorendo una maggiore partecipazione dei cittadini. Tra i prossimi obiettivi dell’amministrazione vi è anche la programmazione di attività serali nella cavea della piazza, con l’intento di animare l’area durante tutto l’arco della giornata. Il progetto Bella Piazza nasce da un percorso di confronto tra associazioni, organizzazioni del territorio, comitati di quartiere e imprenditori interessati a investire sull’area orientale di Napoli. Un lavoro avviato diversi anni fa e culminato con un accordo di gestione condivisa dello spazio pubblico tra soggetti pubblici e privati. «Tre anni fa sembrava un progetto impossibile», ha dichiarato Stefano Consiglio, presidente della Fondazione Con il Sud, sottolineando il valore della collaborazione tra terzo settore, imprenditoria e istituzioni locali. Elena De Filippo ha invece evidenziato come oggi siano oltre cinquanta le organizzazioni coinvolte nel percorso, con l’obiettivo di restituire piazza Garibaldi ai residenti, ai commercianti, ai viaggiatori e ai turisti attraverso un innovativo modello di co-gestione pubblico-privata. Redazione Napoli
May 29, 2026
Pressenza
Ampliamento della fabbrica RWM: il TAR conferma la validità del ricorso presentato dalle associazioni pacifiste
Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso dalle associazioni che hanno fatto ricorso contro l’ampliamento della fabbrica di armi RWM. Ampliamento RWM di Iglesias-Domusnovas: il TAR conferma la validità del ricorso. Udienza di merito fissata a gennaio 2027. Il TAR Sardegna si è pronunciato oggi sull’udienza relativa al ricorso contro l’ampliamento dello stabilimento RWM di Iglesias-Domusnovas, destinato alla produzione di bombe, droni e munizioni. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto l’eccezione di tardività sollevata dalla controparte, confermando dunque la piena validità della costituzione in giudizio delle associazioni dei comitati ricorrenti. Il ricorso, pertanto, prosegue il suo iter e non è stato rigettato, come richiesto dai legali di RWM. I giudici hanno inoltre deciso di non accogliere, in questa fase, la richiesta di sospensiva del Decreto emesso dal Commissario ad acta. Secondo il TAR, allo stato attuale il provvedimento non produrrebbe un danno ambientale immediato, poiché l’impianto non può ancora entrare in produzione senza ulteriori autorizzazioni, tra cui quelle dei Vigili del Fuoco, della Soprintendenza e gli atti edilizi e urbanistici necessari. Il TAR ha fissato l’udienza pubblica per la discussione nel merito del ricorso al 14 gennaio 2027. Sarà quella la sede in cui verrà affrontato il cuore della vertenza: la legittimità o meno della Valutazione di Impatto Ambientale postuma, ancora una volta viziata dall’assenza di una VIA cumulativa, e di tutte le procedure che riguardano il raddoppio dello stabilimento. Fino a quella data, la situazione resterà sostanzialmente congelata sotto il profilo giuridico, in attesa della decisione definitiva. La numerosa partecipazione al sit-in odierno dimostra il forte interesse di associazioni e comitati verso questa importante iniziativa, percepita da tutti come una vertenza collettiva. Sebbene il ricorso sia stato formalmente presentato da sei associazioni dotate di legittimazione statutaria, questa battaglia appartiene a tutte e tutti coloro che credono nella tutela del paesaggio, del territorio, dell’ambiente e della pace. Anche la presa di posizione di alcuni partiti che sostengono la Giunta regionale, che dissociandosi dalle scelte della Giunta si sono espressi contro l’autorizzazione ambientale e a favore del ricorso al TAR, conferma la rilevanza dell’iniziativa e il consenso trasversale che essa sta raccogliendo. Difendere la pace significa assumersi una responsabilità concreta verso ciò che accade intorno a noi e verso le conseguenze delle nostre azioni, anche quando queste si manifestano lontano dai nostri occhi. 27 MAGGIO 2026 Associazione Italia Nostra, Associazione A Foras, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna.       Redazione Sardigna
May 28, 2026
Pressenza
“L’industria della salute. Farmaci, privatizzazione e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria”, il nuovo libro di Vittorio Agnoletto
La nostra Costituzione riconosce la tutela della salute come diritto universale e garantisce le cure agli indigenti, ma oggi la possibilità di curarsi appare sempre più dipendente dalla dimensione del singolo portafoglio. Quotidianamente vengono riportate notizie di lunghe liste d’attesa e di cittadini che rinunciano a curarsi, ma raramente si va oltre la cronaca, alla ricerca delle cause e delle responsabilità di tale situazione. La sanità, dalla cura, all’assistenza e ai farmaci, costituisce oggi uno dei principali mercati mondiali che coinvolge grandi realtà industriali e fondi finanziari. Un ristretto gruppo di aziende farmaceutiche, Big Pharma, ha il monopolio, in Occidente, nella produzione dei farmaci; gli accordi TRIPs sui brevetti impediscono a milioni di persone di accedere alle cure. Il tentativo di costruire un’azienda farmaceutica pubblica a dimensione europea è stato immediatamente contrastato. La prevenzione è ridotta ai minimi termini. In Italia il peso della sanità privata è in continua crescita, ma pubblico e privato in sanità hanno obiettivi opposti: il primo cresce sulla salute, il secondo sulla malattia. Negli ultimi decenni, la sanità italiana ha subito una trasformazione profonda e silenziosa: smantellamento progressivo del Servizio Sanitario Nazionale, avanzata del privato nella medicina pubblica, logiche di mercato applicate alla salute come bene comune. L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria, di Vittorio Agnoletto, offre uno sguardo lucido e documentato su questi meccanismi, intrecciando la dimensione locale e quella globale. Il libro affronta diversi piani: dalle conseguenze dello smantellamento del SSN e della penetrazione del privato nella sanità pubblica alle forme di attivismo possibili e alle strategie necessarie per riconquistare il diritto alla salute. Un’analisi che non si ferma alla denuncia, ma interroga le radici strutturali di un sistema in cui farmaci, appalti e privatizzazioni si intrecciano con interessi economici spesso lontani dal benessere collettivo. A emergere è un quadro in cui la salute rischia di diventare merce e in cui la resistenza passa dalla conoscenza, dalla mobilitazione e da una visione alternativa di medicina e cura. Un libro che riapre il confronto su universalità, accesso e giustizia sanitaria. Prezzo: 18,00 euro ISBN: 979-12-5543-130-5 Paper First (SEIF S.p.A.) – www.paperfirst.it Dal 26 maggio in libreria e in tutti gli store online. Vittorio Agnoletto. Medico, insegna all’Università degli Studi di Milano, conduce 37e2 la trasmissione sulla salute di Radio Popolare, è membro di Medicina Democratica e dell’associazione Costituzione Beni Comuni, dove pubblica la newsletter Diritti in Salute. È stato tra i fondatori e presidente della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (Lila). Nel 2001 è stato portavoce della delegazione italiana al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre e in seguito del Genoa Social Forum in occasione del G8 a Genova. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento Europeo nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Presentatore per l’Italia della petizione europea per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di vari saggi tra i quali: L’eclisse della democrazia, Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova, Feltrinelli, 2011 e 2021 (con Lorenzo Guadagnucci), Senza respiro. Un’inchiesta indipendente sulla pandemia Coronavirus, in Lombardia, Italia, Europa, Altreconomia 2020.     Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
Guido Biagini eletto Presidente AUSER Rimini, l’Assemblea Auser ringrazia Gloria Grilli per l’attività alla Casamatta
Una comunità solidale che vuol continuare a crescere a sostegno della comunità e che si rinnova: Guido Biagini eletto Presidente AUSER Rimini. Il 26 maggio si è svolta l’assemblea di Auser Rimini per approvare il bilancio consuntivo 2025 e per eleggere il Presidente Auser a seguito del raggiungimento da parte di Massimo Fusini del vincolo massimo statutario. L’assemblea ha eletto Guido Biagini come Presidente, con il mandato di confermare per Auser il ruolo di essere un punto di riferimento importante per la solidarietà e l’inclusione sociale nel territorio. Guido Biagini ha iniziato la sua attività in CGIL nel 2003 come delegato sindacale in Telecom Italia. Da allora ha ricoperto importanti ruoli come Segretario generale SLC CGIL Rimini, e coordinatore nazionale del Gruppo TIM, gestendo le relazioni industriali. Ha sempre contribuito alla crescita della Camera del Lavoro con il suo prezioso apporto nell’analisi politica e sindacale del territorio. Oggi da pensionato, collabora con il Dipartimento nazionale SLC CGIL per il settore delle telecomunicazioni. L’assemblea ringrazia Massimo Fusini per l’attività svolta e per la disponibilità a rimanere all’interno di Auser per accompagnare il passaggio di conoscenze. I numeri di AUSER Rimini AUSER Rimini, con i suoi quasi 600 soci e circa 400 volontari attivi, svolge un ruolo attivo nel sostegno alla comunità locale. Attraverso 41 convenzioni con enti pubblici e con soggetti privati, l’associazione ha promosso oltre 70 progetti di cittadinanza attiva e volontariato civico. I numeri parlano di un impegno concreto: oltre 21.000 ore di attività di accompagnamento; più di 600.000 km percorsi per il supporto alla mobilità sociale; oltre 18.000 servizi di accompagnamento sociale svolti; oltre 66.166 ore di volontariato civico; più di 800 ore di formazione per volontari e operatori; 3 centri di animazione sociale; soggiorni montani e termali con 3 amministrazioni comunali. L’Assemblea Auser Rimini ha voluto ringraziare Gloria Grilli per la sua attività svolta nella gestione della Casamatta di San Giovanni In Marignano. La Casamatta nasce, come idea di attività sociale e solidale nel 2013, a San Giovanni In Marignano. L’anima del progetto è Gloria Grilli, che l’ha ideato, una persona generosa, geniale, solidale e lungimirante, una cittadina di San Giovanni In Marignano che, sostenuta dall’Amministrazione Comunale e da Auser, ha dato vita e corpo all’idea di recupero e riuso dei beni (abiti ed oggetti dismessi) ai quali veniva data nuova vita e messi a disposizione delle persone che ne avevano bisogno. Un presidio sociale, solidale, una vera e propria antenna sul territorio, capace di registrare i bisogni e di dare loro risposta attivando la solidarietà. Un luogo dove i cittadini di San Giovanni in Marignano e dei comuni hanno potuto portare gratuitamente oggetti, abbigliamento e piccoli arredi, messi a disposizione della cittadinanza attraverso l’offerta libera, che trasformato in ricavato, è sempre stato destinato a diversi progetti di carattere sociale e inclusivo. Dal 2013 ad inizio 2020 la Casamatta, collocata in piazza Silvagni è stata gestita in collaborazione tra Amministrazione Comunale ed Auser. Dal 30 gennaio 2020, con la coprogettazione, la Casamatta è stata assegnata in convenzione ad Auser Rimini e la sua sede collocata in via 22 giugno. Dopo 6 anni di convenzione, verificato il raggiungimento degli obiettivi, si è considerato che a fronte di un aumento della richiesta di solidarietà non si era in grado di rispondere a causa delle donazioni di scarsa qualità, e inoltre, visto le mutate condizioni familiari e personali della volontaria e la difficoltà ad aumentare il numero di volontari di tutte le associazioni, l’Auser e l’Amministrazione Comunale hanno deciso di aprire un momento di riflessione prima di proporre una nuova coprogettazione, attraverso istruttoria pubblica, in grado di restituire al territorio ed alla comunità valore sociale e solidarietà. Nel frattempo i locali sono oggetto di normale manutenzione. Basta dare uno sguardo alla pagina facebook per farsi l’idea di quanta attività sia stata realizzata, non sempre quantificabile economicamente, ma di valore inestimabile in ambito sociale: • aiuto alluvione Marche Ostra 2022: oltre 1.000 famiglie hanno beneficiato di carte prepagate per la spesa e di beni di prima necessità da loro indicati, consegnati sia personalmente ad Ostra che ai volontari Auser di Ostra; • aiuto amministrazione di Forlì, Faenza e Cesena a seguito dell’alluvione del 2023; • raccolte alimentari in collaborazione con Conad e Coop; • invio giochi a Ca Santino per ragazzi diversamente abili; • invio materiali al Centro Residenza Anziani e recupero pannoloni ed abiti per anziani; • raccolta materiale natalizio per centro antiviolenza alle donne di Riccione; • donazioni per asili e scuole di materiali richiesti dalle maestre; • aiuto concreto all’associazione AGEOP (Associazione Genitori Ematologia Oncologica Pediatrica presso Malpighi di Bologna); • fino all’ultima iniziativa del gennaio 2026: donato l’ultimo incasso alla famiglia della cittadina di San Giovanni coinvolta nel rogo di capodanno in Svizzera. Per quanto sintetizzato l’assemblea Auser ringrazia Gloria Grilli per l’impegno donato alla comunità di San Giovanni e ad Auser. Con una iniziativa successiva presso il centro L’Amicizia organizzeremo un saluto formale e caloroso. APPROVATO DALL’ASSEMBLEA AUSER DELLA PROVINCIA DI RIMINI Redazione Romagna
May 28, 2026
Pressenza
80 anni di Repubblica, da oggi al 2 giugno le iniziative per disarmo e nonviolenza
Da Verona a Firenze, da Roma a Monte Sole: la società civile per un’Italia che ripudia la guerra celebra gli 80 anni della Repubblica e rilancia la campagna “Un’altra difesa è possibile” Di fronte alla corsa al riarmo che sta travolgendo l’Europa, la società civile italiana alza la voce e si mobilita. Lo fa rivendicando i capisaldi della Costituzione e ricordando che la sicurezza non si misura in miliardi di spesa militare, che la dignità dei popoli non si difende con le bombe, che la pace non è assenza di guerra, ma costruzione quotidiana di giustizia e diritti. Lo fa ricordando che fin dall’inizio chi ha fondato la Repubblica italiana ha scelto di ripudiare la guerra, e che quella scelta vale ancora oggi. Una grande mobilitazione, in risposta all’appello lanciato da Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci per celebrare gli 80 anni della Repubblica con iniziative civili, pacifiste e nonviolente: in tutta Italia si sono moltiplicate fiaccolate, biciclettate, convegni e presidi. Un calendario fitto, che parte stasera da Verona e culmina il 2 giugno in più città italiane. Obiettivo comune: restituire alla Festa della Repubblica il suo autentico carattere costituzionale, quello di una Repubblica che ripudia la guerra, sottraendola alle parate militari e al clima di riarmo che domina il dibattito pubblico europeo. Il nostro appello ha mosso l’Italia, perché la risposta è stata straordinaria: decine di realtà (associazioni, reti locali, comunità ecclesiali, sindacati, scuole) hanno aderito e organizzato proprie iniziative, animate da un filo conduttore: l’articolo 11 della Costituzione non è retorica, è un impegno concreto che oggi, di fronte alla corsa al riarmo europeo, va rivendicato con forza. Il calendario da stasera al 2 giugno Giovedì 28 maggio – VERONA · Fiaccolata «Chiamata alla Pace» – ore 20.30 Fiaccolata interreligiosa ed ecumenica dal Municipio al Duomo, promossa da Chiesa di Verona, Comune, Scuola di Pace e Nonviolenza e Comitato veronese per le iniziative di pace. Apertura con il sindaco Damiano Tommasi, conclusione con il vescovo Domenico Pompili. Una chiamata collettiva per chiedere l’istituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/chiamata-alla-pace-per-ripudiare-la-guerra/ Venerdì 29 maggio – VITERBO · Convegno «La nostra Repubblica della Pace» – ore 17.00 Convegno promosso dal Tavolo della Pace di Viterbo con interventi su geopolitica, economia e valori costituzionali. Previsto collegamento dalla Siria con volontarie di Operazione Colomba – Corpo nonviolento della Comunità Papa Giovanni XXIII. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/la-nostra-repubblica-della-pace/ Venerdì 29 maggio – LA SPEZIA · Convegno ecumenico «Eirene» – ore 17.45 Il gruppo interconfessionale «Eirene, Cristiani per la Pace» presenta la Nota Pastorale CEI «Educare a una pace disarmata e disarmante» e il cammino ecumenico delle Chiese italiane per la nonviolenza. In diretta YouTube. Promosso da ACLI, Azione Cattolica, Chiese evangeliche battista e metodista, Movimento dei Focolari e altri. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/per-una-pace-disarmata-e-disarmante-il-cammino-ecumenico-per-la-pace-e-la-nonviolenza/  Sabato 30 maggio – ROMA · Biciclettata costituzionale – ore 9.00 Partenza da Piazza Vittorio Emanuele verso Porta San Paolo, simbolo della Resistenza. In bicicletta come le staffette partigiane con Ascanio Celestini, Giuseppe Cederna, la staffetta partigiana Luciana Romoli, i dirigenti di ANPI e CGIL. Tappe davanti a scuole, ospedali e luoghi di lavoro per ricordare i fondamenti della Costituzione e raccogliere firme per la proposta di legge «Un’altra difesa è possibile». → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/la-nostra-repubblica-della-pace-del-lavoro-dei-diritti-dellambiente/ Sabato 30 maggio – ROMA (Spin Time) · Conferenza stampa Mondiario 2026/2027 – ore 11.00 La Fondazione Nigrizia e il presidente ANPI Gianfranco Pagliarulo presentano il Mondiario scolastico sugli 80 anni della Repubblica. Alle ore 15.00 i bambini del doposcuola danno vita a una nuova Assemblea Costituente. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/conferenza-stampa-lancio-mondiario-2026-2027/ Lunedì 1° giugno – VICENZA (in streaming) · «Un’altra difesa è possibile» – ore 20.30 Il «Primo lunedì del mese» – anno XXIX – dedica la puntata all’istituzione di un nuovo modello di difesa civile, con Laura Milani (CNESC – Comunità Papa Giovanni XXIII) e Salvatore Marra (CGIL Nazionale – Confederazione Europea dei Sindacati). → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/unaltra-difesa-e-possibile-al-primo-lunedi-del-mese/ Il 2 giugno la Repubblica della Pace si mobilita nelle comunità 2 giugno – FANO (PU) · «FestAltra» al Parco Urbano Polverari – ore 10.00–19.00 La Rete Pace e Disarmo di Fano e Pesaro propone una giornata alternativa alla parata militare: biciclettata, passeggiata naturalistica, spazi per bambini, letture, giochi e pesca a favore di Emergency. Dibattito sul futuro del parco urbano con amministratori e società civile. Una festa che denuncia la «complicità tra guerra, potere e profitto» e valorizza dialogo e cura. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/festaltra/ 2 giugno – FIRENZE · Pax Christi: «Festa delle Forze Disarmate» – ore 10.30 Testimonianza pubblica davanti alla Caserma «Predieri», dove sarà ubicato il futuro Comando NATO per il Centro-Sud. Credenti e non credenti insieme, con canti, riflessioni e preghiere, per esprimere contrarietà alla guerra e praticare concretamente la nonviolenza. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/festa-della-repubblica-delle-forze-disarmate/ 2 giugno – MONTE SOLE (BO) · Al Poggiolo, tra memoria e nonviolenza – ore 14.30 Scuola di Pace di Monte Sole e Poggiolo Rifugio Re_esistente promuovono un dialogo su «La difesa civile, non armata e nonviolenta prepara la pace» con Pasquale Pugliese (Movimento Nonviolento) ed Elena Moncelli (Scuola di Pace). Coro «AcCanto al Sasso» con repertorio di canti di resistenza. Raccolta firme per «Un’altra difesa è possibile» durante tutta la giornata. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/il-plebiscito-popolare-che-ha-instaurato-la-repubblica/ 2 giugno – FAENZA (RA) · «One Day, in Africa» – ore 16.30 Piazza della Libertà. Festa multietnica con colori, sapori e suoni di diverse tradizioni del mondo, trasformata anche in momento per celebrare la Festa della Repubblica che ripudia la guerra. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/one-day-in-africa/ 2 giugno – BIELLA · «Cara Costituzione ti voglio bene» – ore 18.00 Mai come Ora 2026 promuove una lettura pubblica della Costituzione italiana in tutti i quartieri della città, davanti ai monumenti ai caduti per la libertà. Un gesto civile semplice e potente: riscoprire insieme le parole dei Padri e delle Madri Costituenti – pace, diritti, inclusione, lavoro, ambiente – e ricordarsi cittadine e cittadini. L’iniziativa aderisce all’appello di Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci! e si svolge contemporaneamente in nove luoghi del Biellese: dai Portici del Municipio in centro a piazze e lapidi dei quartieri Chiavazza, Riva, San Paolo, Piazzo, Valle Oropa, Vernato Thes, Oremo Barazzetto Vandorno, Pavignano Vaglio Colma e Villaggio Lamarmora. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/cara-costituzione-ti-voglio-bene/ 2 giugno – REGGIO EMILIA · «In cammino per la Difesa civile» – ore 18.00 Ritrovo al Giardino dei Giusti per «La Festa della Repubblica che ripudia la guerra. In cammino per la Difesa civile non armata e nonviolenta»: incontro e riflessione in un luogo simbolico. Oltre il 2 giugno: si continua a camminare Domenica 7 giugno – PADOVA · «Cammino per una Repubblica di Pace» – ore 18.00 Piazza Castello, con arrivo al Municipio. Un corteo promosso da un’ampia coalizione di realtà padovane – ACLI, ANPI, ARCI, CGIL, CISL, UIL, Emergency, Libera, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio, Beati i Costruttori di Pace, Azione Cattolica, AGESCI e molti altri – per ribadire che la strada per la pace va percorsa «con caparbietà, con ostinazione, con i nostri corpi». In caso di pioggia l’evento è annullato. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/cammino-per-una-repubblica-di-pace/ Il cuore della proposta collettiva: la Campagna «Un’altra difesa è possibile» Tutte queste iniziative condividono un obiettivo concreto: rilanciare la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile, Non Armata e Nonviolenta. In un momento in cui i governi europei gareggiano nell’aumentare i bilanci militari (con la spesa globale che nel 2025 ha toccato il record storico di 2.887 miliardi di dollari) la proposta pone una domanda necessaria: esistono strumenti alternativi e nonviolenti per garantire sicurezza e risolvere i conflitti? La risposta delle nostre reti è sì, e vogliamo dunque creare quelle “istituzioni di Pace” che possano concretizzare questo percorso alternativo alla guerra e alla distruzione Invitiamo tutte le organizzazioni aderenti, i cittadini e le cittadine a farsi promotori della raccolta firme nelle proprie reti e comunità. Tutte le informazioni su www.difesacivilenonviolenta.org! Rete Italiana Pace e Disarmo
May 28, 2026
Pressenza
“Un corpo, un cartello”: un presidio permanente a Modica per la Palestina
Ogni domenica, dalle 11:30 alle 12:30, un gruppo di attiviste e attivisti si ritrova in una piazzetta di Modica per il presidio ProPal. Siamo pochi — mai meno di tre, a volte fino a dieci — ma presenti, con continuità, dal novembre 2025. Un giorno, qualcuno tra noi ha lanciato un’idea: dare nuovo impulso al presidio organizzando una camminata per la pace a Pozzallo per il 6 giugno alle 17.30. Abbiamo allargato l’invito a realtà diverse del territorio, provenienze ed estrazioni differenti — unite però da una visione comune: contro la guerra, per il disarmo. La questione palestinese non è solo una delle tante crisi geopolitiche. È l’agnello sacrificale di una cloaca di interessi che appartiene a pochi. Le cui radici affondano in un patriarcato vecchio quanto il mondo — fatto di uomini bianchi che non distinguono tra un corpo e un territorio, perché il loro unico istinto è lo stesso: colonizzare, sfruttare, distruggere. A questo sistema noi opponiamo l’autodeterminazione dei popoli — il diritto fondamentale di ogni comunità di scegliere il proprio destino, senza che una bomba firmata da un presidente di repubblica, che si definisce democratica, venga a cambiarlo. Qui il video  “Un corpo un cartello” che racconta gli scorsi mesi di presidio  Redazione Sicilia
May 28, 2026
Pressenza
I sei attivisti fermati a Sirte tornano in Italia: “La solidarietà non si arresta”
Al rientro gli attivisti impegnati nel Land Convoy verso Gaza. Restano ancora in Libia est 10 attivisti/e della Global Sumud Flotilla, tra cui due di cittadinanza italiana, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, nessuna notizia sulle loro condizioni. La portavoce: “Tutte le strade che percorriamo per raggiungere Gaza sono bloccate, in un modo o nell’altro. Non fermiamo la solidarietà con la Palestina” Non è bastata la consegna di una prima lettera per chiedere un passaggio sicuro: le trattative per procedere secondo il diritto internazionale sono ancora una volta state bloccate. Nella giornata di domenica 24 maggio, alle 15:22 circa (ora locale), dieci partecipanti civili del Global Sumud Land Convoy sono stati fermati al valico 5+5 nei pressi di Sirte, dopo aver avviato un processo negoziale volto a facilitare la missione umanitaria del convoglio di terra di GSF, partito dalla Mauritania. Il dialogo consolare avviato nei giorni precedenti è stato immediatamente intensificato. Nonostante ciò, non si hanno al momento informazioni certe sulle condizioni fisiche, sul luogo di detenzione e sui tempi di eventuale rilascio delle attiviste. La portavoce della delegazione italiana Delia: “Stiamo provando a raggiungere Gaza in diversi modi, e le modalità con cui viene impedito il passaggio sono altrettanto diverse ma presentano un filo conduttore comune: senza israele non é possibile raggiungere in nessun modo la Palestina”. C’è un movimento globale, civile, spontaneo e determinato, che guarda verso Gaza e la Palestina. Persone di ogni provenienza, cultura e condizione si sentono chiamate ad avvicinarsi, a testimoniare, ad intervenire, guidati si da una mancanza politica, ma anche da un impulso etico, quasi universale, in direzione Palestina, luogo in cui i diritti umani vengono messi continuamente alla prova. Un segnale che la società civile non è indifferente. Un segnale che, quando i governi esitano, le persone sentono comunque il dovere di agire. Non ci arrenderemo, mai. E riusciremo ad arrivare a Gaza. Chiediamo: -informazioni ai governi e alla Libia orientale -Prova di vita -Accesso consolare -Rilascio immediato dei partecipanti del convoglio Global Sumud Land attualmente detenuti La solidarietà non si arresta e non si blocca ai confini. Ogni convoglio fermato ne genera altri mille. Per la Palestina. Per la libertà di movimento. Per la liberazione dei popoli oppressi e la fine del sionismo nel mondo. Global Movement to Gaza
May 27, 2026
Pressenza