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“L’industria della salute. Farmaci, privatizzazione e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria”, il nuovo libro di Vittorio Agnoletto
La nostra Costituzione riconosce la tutela della salute come diritto universale e garantisce le cure agli indigenti, ma oggi la possibilità di curarsi appare sempre più dipendente dalla dimensione del singolo portafoglio. Quotidianamente vengono riportate notizie di lunghe liste d’attesa e di cittadini che rinunciano a curarsi, ma raramente si va oltre la cronaca, alla ricerca delle cause e delle responsabilità di tale situazione. La sanità, dalla cura, all’assistenza e ai farmaci, costituisce oggi uno dei principali mercati mondiali che coinvolge grandi realtà industriali e fondi finanziari. Un ristretto gruppo di aziende farmaceutiche, Big Pharma, ha il monopolio, in Occidente, nella produzione dei farmaci; gli accordi TRIPs sui brevetti impediscono a milioni di persone di accedere alle cure. Il tentativo di costruire un’azienda farmaceutica pubblica a dimensione europea è stato immediatamente contrastato. La prevenzione è ridotta ai minimi termini. In Italia il peso della sanità privata è in continua crescita, ma pubblico e privato in sanità hanno obiettivi opposti: il primo cresce sulla salute, il secondo sulla malattia. Negli ultimi decenni, la sanità italiana ha subito una trasformazione profonda e silenziosa: smantellamento progressivo del Servizio Sanitario Nazionale, avanzata del privato nella medicina pubblica, logiche di mercato applicate alla salute come bene comune. L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria, di Vittorio Agnoletto, offre uno sguardo lucido e documentato su questi meccanismi, intrecciando la dimensione locale e quella globale. Il libro affronta diversi piani: dalle conseguenze dello smantellamento del SSN e della penetrazione del privato nella sanità pubblica alle forme di attivismo possibili e alle strategie necessarie per riconquistare il diritto alla salute. Un’analisi che non si ferma alla denuncia, ma interroga le radici strutturali di un sistema in cui farmaci, appalti e privatizzazioni si intrecciano con interessi economici spesso lontani dal benessere collettivo. A emergere è un quadro in cui la salute rischia di diventare merce e in cui la resistenza passa dalla conoscenza, dalla mobilitazione e da una visione alternativa di medicina e cura. Un libro che riapre il confronto su universalità, accesso e giustizia sanitaria. Prezzo: 18,00 euro ISBN: 979-12-5543-130-5 Paper First (SEIF S.p.A.) – www.paperfirst.it Dal 26 maggio in libreria e in tutti gli store online. Vittorio Agnoletto. Medico, insegna all’Università degli Studi di Milano, conduce 37e2 la trasmissione sulla salute di Radio Popolare, è membro di Medicina Democratica e dell’associazione Costituzione Beni Comuni, dove pubblica la newsletter Diritti in Salute. È stato tra i fondatori e presidente della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (Lila). Nel 2001 è stato portavoce della delegazione italiana al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre e in seguito del Genoa Social Forum in occasione del G8 a Genova. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento Europeo nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Presentatore per l’Italia della petizione europea per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di vari saggi tra i quali: L’eclisse della democrazia, Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova, Feltrinelli, 2011 e 2021 (con Lorenzo Guadagnucci), Senza respiro. Un’inchiesta indipendente sulla pandemia Coronavirus, in Lombardia, Italia, Europa, Altreconomia 2020.     Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
La cooperazione medica cubana è il volto più nobile della Rivoluzione
Valori come l’altruismo, il coraggio, la tenerezza e una dedizione sconfinata hanno contraddistinto la collaborazione medica cubana per 63 anni, una missione che ad oggi ha esteso il suo abbraccio di solidarietà a 165 Paesi, con oltre 600.000 operatori sanitari che hanno salvato la vita a 14 milioni di persone. Valori come l’altruismo, il coraggio, la tenerezza e una dedizione sconfinata hanno contraddistinto la collaborazione medica cubana per 63 anni, un’opera che ad oggi ha esteso il suo abbraccio di solidarietà a 165 Paesi, con oltre 600.000 collaboratori sanitari che hanno salvato la vita a 14 milioni di persone. Lo ha dichiarato la dottoressa Tania Margarita Cruz Hernández, prima viceministra della Sanità pubblica, durante la cerimonia per commemorare il 63° anniversario dell’inizio della collaborazione medica cubana, alla quale hanno partecipato Arelis Marrero Guerrero, vicedirettrice del Dipartimento di Assistenza al Settore Sociale del Comitato Centrale del Partito, e il dottor José Angel Portal Miranda, ministro della Sanità pubblica. Ciò significa che sono stati eseguiti 18 milioni di interventi chirurgici e che si sono avute più di cinque milioni di nascite. “Bambini venuti al mondo grazie ai cubani e che oggi portano i nomi di quei professionisti.” Ha aggiunto che hanno ripristinato e migliorato la vista di 3.380.000 pazienti e ha ricordato la creazione della Facoltà di Medicina all’Estero e della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM), che hanno formato più di 87.000 professionisti provenienti da 150 paesi. Cruz Hernández ha sottolineato l’operato del Contingente Henry Reeve, fondato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz nel settembre 2005, che ha condotto missioni ad alto rischio in 55 Paesi con 90 brigate. Attualmente, ha aggiunto, “abbiamo più di 16.000 collaboratori in 50 Paesi del mondo”. Riguardo all’aggressione imperialista, ha dichiarato: “La collaborazione medica internazionale è stata bersaglio dell’ostilità imperialista, con i governi sottoposti a pressioni per rescindere gli accordi di cooperazione medica con Cuba. Chi stanno condannando? Stanno condannando i più vulnerabili, privandoli del diritto universale alla salute e alla vita”. Da parte sua, la dottoressa Gretza Sánchez Padrón, direttrice dell’UCCM, ha definito la cooperazione medica cubana “il volto più nobile della rivoluzione” e “l’abbraccio di un popolo piccolo per dimensioni, ma immenso per valori”. Nel suo commovente discorso, ha affermato: “I nostri medici, infermieri, tecnici e specialisti non hanno portato solo scienza e conoscenza, ma anche sensibilità, tenerezza e conforto; hanno tenuto la mano nel dolore, hanno ridato il sorriso e hanno accompagnato nascite e addii”. La direttrice ha denunciato le pressioni esercitate dagli Stati Uniti per screditare quest’opera e ha lamentato che alcuni Paesi abbiano ceduto a tali pressioni, chiudendo o limitando programmi a beneficio delle popolazioni vulnerabili. A nome degli operatori umanitari, ha ribadito “assoluta lealtà alla Patria, alla Rivoluzione e ai principi insegnatici dal Comandante in Capo”, nonché il sostegno al Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz e al Presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez. «Coloro che cercano di giudicarci con odio e menzogne», ha dichiarato, «si troveranno di fronte al ricordo grato di milioni di esseri umani che non dimenticheranno mai il gesto di solidarietà di Cuba». La cerimonia si è conclusa con la consegna all’UCCM del Sigillo commemorativo dell’85° anniversario del CTC, in riconoscimento del percorso e del contributo della cooperazione medica cubana, che continua a portare salute, speranza e vita in ogni angolo del pianeta. Fonte: https://www.granma.cu/salud/2026-05-25/la-cooperacion- medica-cubana-es-el-rostro-mas-noble-de-la-revolucion traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 27, 2026
Pressenza
Tabagismo: tanti danni, alla salute e all’ambiente
In vista del 31 maggio, Giornata Mondiale senza Tabacco istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni legati al consumo di tabacco e promuovere politiche efficaci per contrastarne l’uso, le società scientifiche mediche e le associazioni promotrici della Campagna nazionale di prevenzione dei rischi per la salute da esposizione alla plastica hanno inviato una lettera all’ANCI per chiedere un impegno più forte dei Comuni contro l’inquinamento causato dai mozziconi di sigaretta. Il documento, coordinato da Maria Grazia Petronio, vicepresidente nazionale di ISDE Italia, richiama l’attenzione su un problema ambientale e sanitario spesso sottovalutato: i mozziconi di sigaretta rappresentano il rifiuto più disperso al mondo, circa 4˙500 miliardi di pezzi abbandonati ogni anno, e una delle principali fonti di contaminazione da microplastiche di spiagge, fiumi, suoli e aree urbane. La lettera segnala inoltre che i filtri delle sigarette, composti da plastica, possono costituire anche un rischio aggiuntivo per la salute dei fumatori attraverso l’inalazione di micro e nano-plastiche. Tra le richieste rivolte all’Associazione dei Comuni figurano la diffusione del documento Inquinamento da mozziconi di sigaretta e microplastiche e l’invito ad aderire alla Giornata mondiale senza tabacco integrando il tema nelle politiche locali di ambiente e salute, e l’adozione di ordinanze di divieto di fumo in spiagge, parchi e altri luoghi pubblici particolarmente frequentati. Le associazioni chiedono inoltre di rafforzare la raccolta dedicata dei mozziconi e di sostenere l’applicazione del principio europeo di Responsabilità Estesa del Produttore, affinché i costi della gestione di questo tipo di rifiuto ricadano sui produttori del tabacco. Nella lettera si ricorda anche che i Comuni sono già chiamati dalla normativa vigente a installare raccoglitori dedicati, promuovere campagne di sensibilizzazione e applicare sanzioni per l’abbandono dei mozziconi. E dei danni delle sigarette alla salute, con due fumatori su tre che dichiarano di avere provato a smettere di fumare, spesso però senza riuscirci, si occupa l’indagine della Fondazione Veronesi Prevenzione del tabagismo e aiuto alla cessazione realizzata da Astra Ricerche e presentata recentemente in Senato in occasione dell’incontro Strumenti e misure politiche contro il tabagismo, dalla prevenzione alla smoking cessation: ricerca, clinica e istituzioni a confronto. L’82,3% del campione intervistato ha dichiarato di essere attualmente un fumatore, mentre il 17,8% un ex fumatore. Il livello di consumo resta inoltre elevato: oltre 6 fumatori su 10 consumano almeno sei sigarette al giorno, mentre quasi il 28% supera le undici sigarette quotidiane, indicando una relazione consolidata con il fumo e una significativa esposizione continuativa alla nicotina. E tra chi fuma, il 62,2% utilizza sigarette tradizionali, ma il 54,7% ricorre anche ai nuovi dispositivi, come sigarette elettroniche (38%) o prodotti a tabacco riscaldato (19,3%). Siamo di fronte ad un comportamento sempre più ibrido e non sempre l’avvicinamento a nuovi dispositivi va a coincidere con l’abbandono delle sigarette tradizionali. La sovrapposizione tra prodotti è particolarmente frequente tra uomini, 30-39enni e fumatori abituali. La ricerca della Fondazione Veronesi evidenzia che quasi il 90% considera le sigarette molto o abbastanza dannose per la salute e, a dimostrazione che le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato beneficiano ancora di un’immagine di scarsa dannosità, soprattutto tra i più giovani, i nuovi dispositivi sono ritenuti molto dannosi soltanto dal 26,1% del campione interpellato. Una percezione particolarmente pericolosa, che la campagna OMS 2026 punta a smascherare evidenziando le strategie dell’industria del tabacco e della nicotina tese a rendere attrattivi prodotti sempre nuovi attraverso aromi, design, packaging e marketing rivolti soprattutto ai più giovani. “Il fumo continua a essere uno dei principali fattori di rischio evitabili per tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie – ha sottolineato durante l’incontro al Senato Giulia Veronesi, Direttore Divisione Chirurgia Toracica IRCCS Ospedale San Raffaele Milano, Professore Ordinario Università Vita e Salute San Raffaele di Milano e Membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi ETS – Oggi vediamo però una dipendenza che cambia volto: molti fumatori alternano prodotti diversi e percepiscono i nuovi dispositivi come meno pericolosi. Il dato da sottolineare è una forte richiesta di aiuto di tanti fumatori che vorrebbero smettere, ma necessitano di risorse, servizi e sostegno adeguati. Per questo servono informazione corretta, prevenzione continua e un accesso più semplice ai percorsi di cessazione. Inoltre, emerge chiaramente che la leva del prezzo per molte persone ha un peso importante nella scelta della cessazione”. Lettera delle Associazioni mediche all’Associazione Nazionale Comuni Italiani – ANCI Giovanni Caprio
May 26, 2026
Pressenza
Trattenimento del cittadino straniero e vulnerabilità sanitaria: ordinato il trasferimento in luogo di cura
Il Giudice di Pace di Milano ordina alla Questura il trasferimento in un luogo di cura del cittadino straniero trattenuto presso il CPR di Milano. Nel caso di specie, in sede di istanza di riesame, veniva dimostrata – mediante il deposito della scheda sanitaria richiesta al gestore del centro per rimpatri e della relazione medico-legale del Dott. Nicola Cocco – la particolare situazione di vulnerabilità sanitaria del trattenuto, affetto da problemi di tossicodipendenza e di natura psichiatrica, che lo portavano a compiere gravi atti di autolesionismo. Veniva altresì evidenziata la non idoneità delle sole cure farmacologiche fornite all’interno del CPR, in contrasto con le linee guida del Ministero della Salute in materia di trattamento della dipendenza da oppiacei con farmaci sostitutivi. Il Giudice di Pace di Milano, in conformità con quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 14340/2025, accertato che la prosecuzione del trattenimento avrebbe comportato un pregiudizio grave e irreparabile per il diritto alla salute tutelato dall’art. 32 Cost., ordinava alla Questura il trasferimento del cittadino straniero in un luogo di cura, al fine di tutelare sia il diritto alla salute individuale sia l’interesse statale al rimpatrio. Per completezza, si segnala altresì che, successivamente, la Questura si dichiarava incompetente a disporre detto trasferimento, procedendo alla liberazione del trattenuto tramite il servizio di ambulanza del 118 e fissandogli un appuntamento presso il SERD competente. Giudice di Pace di Milano, ordinanza del 20 marzo 2026 Si ringrazia l’Avv. Anna Moretti per la segnalazione e il commento.
Sanità pubblica: conosciamola insieme
Sanità pubblica: conosciamola insieme A Cattolica martedì 26 maggio un incontro al Centro Vici Giovannini, promosso dal sindacato pensionati SPI CGIL SPI CGIL Rimini invita la cittadinanza di Cattolica ad un incontro pubblico sui temi della sanità territoriale, case di comunità, cau, infermieri di comunità, osco e progetti comunitari. Nel contesto di un sistema sanitario che sta cambiando, è sempre più necessario conoscere a fondo il significato di quelli che possono apparire acronimi incomprensibili o nuovi servizi mai utilizzati. Nell’ambito dell’iniziativa pubblica saranno affrontati anche i temi legati agli investimenti legati alla sanità territoriale ed alle prospettive nell’ambito dei quali essi s’inseriscono in un’ottica di prossimità, presa in carico ed integrazione sempre più stretta con il sistema socio sanitario. Per queste ragioni e per discutere insieme della sanità pubblica, martedì 26 maggio alle ore 15 presso il Centro sociale Vici Giovannini a Cattolica (via Umbria 23) SPI CGIL promuove un’iniziativa pubblica alla quel prenderanno parte il Dott. Ardigò Martino Direttore distretto socio sanitario Rimini sud e Nicola Antonio Romeo assessore servizi sociali comune di Cattolica. Rimini, 22/5/2026 SPI CGIL Rimini Redazione Romagna
May 25, 2026
Pressenza
Manifestazione regionale a difesa della sanità pubblica
Ieri alle 14 un bel fiume di persone ha sfidato il caldo eccezionale di questi giorni e ha sfilato dal grattacielo della Regione Piemonte fino in piazza Carducci, un paio di chilometri che sotto quel sole del primo pomeriggio rendono ben evidente l’importanza della manifestazione. 5000 i partecipanti secondo quanto riportato dall’Ansa su indicazione delle forze dell’ordine, 8000 secondo gli organizzatori. Indetta dal Comitato piemontese per il Diritto alla Tutela e della Salute e alle Cure “dopo 3 anni esatti dalla prima mobilitazione a difesa della sanità pubblica regionale, che aveva coinvolto migliaia di persone dal mondo degli ordini professionali, dell’associazionismo, della cittadinanza attiva e della società civile”. Ieri alle proteste per una sanità in difficoltà si è unito anche il grido lanciato da Global Sumud Flotilla, Sanitari per Gaza e #digiunogaza a sostegno della spedizione. È stato ricordato il recente blocco della nave con a bordo medici e infermieri, unica colpa, voler esercitare la proprio professione, aiutare e salvare vite umane. Bloccato anche il convoglio di terra che continua a rimanere fermo in Libia. Imparagonabili le situazioni, ma al centro c’è il fondamentale ruolo dei sanitari, il loro vitale compito a servizio di chiunque si trovi in difficoltà e non in base alla possibilità di pagare. Secondo i dati forniti dagli organizzatori però in Piemonte 1 persona su 10 decide di non curarsi pari a 352.000 piemontesi con un aumento del 47% tra il 2023 e il 2024. Poiché aumentano le liste d’attesa e ricorrere al privato è costoso, non tutti possono permetterselo. Le liste aumentano perché si è sottorganico, non bastano più i turni supplementari. I dati parlano di una carenza superiore alle 10.000 unità tra medici, infermieri e OSS, numeri che richiedono investimenti, molti e una chiara direzione. Nel suo intervento dal palco, Massimo Esposto Segretario Generale della FP CIGL Torino indica nelle scelte politiche della Regione le responsabilità del disastro della sanità piemontese: > L’assessore Riboldi non ci venga a parlare di emergenze impreviste, di eredità > pesanti o di contesto nazionale, la verità è scomoda e impietosa. La sanità > piemontese è in crisi perché la Regione ha scelto di gestirla come un capitolo > di spesa da contenere e non come un patrimonio da custodire. > > Ha preferito il taglio lineare alla programmazione, la propaganda al > monitoraggio, la burocrazia alla cura. Ha fatto investimenti cronici al di > sotto dei fabbisogni reali e piani di assunzione del personale insufficiente. Esposto vede in questa politica la manifestazione di interessi precisi: > Invece di blindare il carattere universalistico e solidaristico del sistema, > (la Regione) vuota il pubblico di risorse umane e finanziarie, mentre il > privato accreditato si trasforma in un sistema parallelo, selettivo, orientato > al rendimento. Vogliono farci credere che il privato sia la valvola di sfogo, > la risposta rapida alle liste d’attesa, la modernizzazione necessaria. Noi > diciamo chiaro, senza ambiguità, il privato accreditato deve restare > integrativo e mai sostitutivo del servizio sanitario pubblico, mai. > > … Il vero rischio non è solo nelle prestazioni a pagamento, è nei dati. Perché > l’oro della sanità contemporanea sono le informazioni, la domanda di cura, i > percorsi clinici, i tempi di risposta, l’offerta pubblica, le cronicità, le > rinunce. E se questa regione continua a favorire un radicamento indiscriminato > del privato, chi metterà le mani su quel patrimonio? Le assicurazioni, i > grandi operatori finanziari della salute. E conclude il suo intervento indicando le linee guida dell’azione sindacale locale nel settore: > La regione ci dica chiaro una volta per tutta da quale parte vuole stare, se > dalla parte dei bilanci o da quella delle persone. Noi scegliamo le persone! E > non ci fermeremo finché ogni professionista non sarà retribuito con dignità, > finché ogni attesa non sarà accorciata, finché la rinuncia alle cure non > diventerà solo un ricordo amaro di un’epoca che a partire da oggi abbiamo il > dovere di far chiudere. Dal palco finale della manifestazione sono state indicate altre criticità, più specifiche, della sanità piemontese: dalla carenza di medici di base, soprattutto in provincia e nelle zone montane, alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari per i cittadini stranieri che ne avrebbero pieno diritto. Si delinea quindi un conflitto sociale che travalica gli interessi sindacali e di categoria perché, come indica lo slogan della manifestazione “quando tutto sarà privato, saremo privatə di tutto” Sara Panarella, Giorgio Mancuso Redazione Torino
May 24, 2026
Pressenza
Ebola in RDC: è corsa contro il tempo
I team di Medici Senza Frontiere (MSF) stanno lavorando giorno e notte a una risposta d’emergenza su larga scala all’epidemia di Ebola nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC). L’intervento si svolge in stretta collaborazione con le autorità sanitarie congolesi e con altri partner, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). “La sfida oggi è riuscire a curare i pazienti malati da Ebola, riuscire a tracciare i loro contatti e allo stesso tempo riuscire a garantire i servizi essenziali e l’accesso alle cure per altre malattie come la malaria, il colera e l’HIV” dichiara Valeria Greppi, capo progetto di MSF a Goma. Valeria Greppi, capo progetto MSF a Goma MSF sta dispiegando personale medico e logistico con ampia esperienza nel trattamento delle febbri emorragiche virali. Solo nella provincia dell’Ituri, epicentro dell’attuale focolaio, circa 50 operatori internazionali arriveranno prossimamente nelle aree colpite per lavorare insieme a circa 480 professionisti assunti localmente. Parallelamente, forniture e attrezzature mediche essenziali vengono inviate nelle province interessate da Kinshasa e dal centro logistico di MSF a Kampala, in Uganda. Nell’Ituri, 3.000 dispositivi di protezione individuale (DPI) sono arrivati a Bunia il 19 maggio, mentre altri 60.000 kit provenienti dall’Europa dovrebbero arrivare entro la fine della prossima settimana.   Area di isolamento presso l’Ospedale Generale di Mongwalu  I team di MSF stanno inoltre lavorando all’installazione e alla riabilitazione dei Centri di Trattamento Ebola (CTE). A Mongbwalu, nella provincia dell’Ituri, dove è stato segnalato il primo gruppo di casi sospetti, MSF aprirà un centro di trattamento in collaborazione con il ministero della salute. A Goma, capitale del Kivu Nord, l’organizzazione sta attualmente ristrutturando un CTE nella località di Munigi. Il centro avrà una capacità di 80 posti letto destinati sia ai pazienti sospetti sia ai casi confermati, e il suo utilizzo verrà adattato all’evoluzione dell’epidemia. Sempre nel Kivu Nord, MSF sta allestendo una sala di isolamento presso l’ospedale di Kyeshero, struttura che l’organizzazione già supporta nei settori della pediatria, della nutrizione e dell’isolamento. MSF ha inoltre contribuito al rafforzamento delle misure di isolamento e alla formazione del personale sanitario dell’ospedale nella gestione dei casi di Ebola. “La priorità è definire il percorso del paziente e ripristinare le strutture utilizzate durante l’ultima epidemia” afferma Max-Yvon Bangui, vicecoordinatore medico di MSF nel Kivu Nord. “La comunità è direttamente coinvolta e sta supportando MSF nella costruzione dei Centri di Trattamento Ebola” spiega Greppi, capo progetto MSF a Goma. Sebbene le attività specifiche saranno definite in coordinamento con le autorità sanitarie, una risposta tipica all’Ebola si articola attorno a 6 pilastri principali: * assistenza e isolamento dei pazienti; * tracciamento e monitoraggio dei contatti; * sensibilizzazione della comunità sulla malattia, sulla sua prevenzione e sui luoghi in cui rivolgersi per ricevere assistenza; * svolgimento di sepolture sicure; * identificazione proattiva di nuovi casi; * supporto alle strutture sanitarie esistenti. Formazione per il personale dell’ospedale Kyeshero di Goma sulle modalità di lavoro in contesto di epidemia di Ebola  “L’idea è attivare rapidamente le misure di isolamento e per farlo MSF sta lavorando sulla logistica e sui sistemi idrici e sanitari. Questo implica creare percorsi per i pazienti, organizzare la gestione dei rifiuti, dell’acqua e della disinfezione. Bisogna predisporre circuiti separati per l’acqua pulita e per l’acqua clorata e attivare tutte le misure di protezione” spiega Christian Amane Migambi, vicecoordinatore logistico di MSF dal CTE di Munigi. Inoltre, MSF rafforzerà le misure di prevenzione e controllo delle infezioni in tutti i progetti già attivi, per proteggere pazienti e personale e garantire che la popolazione continui ad avere accesso alle cure sanitarie. L’esperienza delle epidemie precedenti ha dimostrato l’importanza di mantenere i servizi sanitari ordinari, come il trattamento della malaria, le vaccinazioni contro il morbillo e l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva. L’Ebola non è l’unica emergenza sanitaria che la RDC sta affrontando. Nell’est del paese, le principali cause di mortalità restano malattie prevenibili come la malaria e il morbillo. In un contesto segnato da molteplici crisi umanitarie, soprattutto nelle regioni orientali, una delle priorità di MSF sarà mantenere le attività mediche esistenti e garantire alla popolazione un accesso continuo alle cure essenziali. “Il messaggio da trasmettere alla comunità internazionale è soprattutto che si tratta di un’epidemia che richiederà la mobilitazione e il contributo di tutti” conclude Bangui di MSF. Medecins sans Frontieres
May 24, 2026
Pressenza
Tortura: ecco come l’Italia (non) rispetta gli obblighi della Convenzione ONU
La Rete Italiana per il Supporto alle Persone Sopravvissute a Tortura (ReSST 1), in collaborazione con Action Aid, ha pubblicato il 21 maggio 2026 il rapporto “L’Italia e la riabilitazione delle vittime di tortura” che mostra come l’Italia, al di là di annunci e raccomandazioni non vincolanti, sia ancora largamente inadempiente rispetto agli obblighi internazionali che impongono di rendere accessibili ai sopravvissuti a tortura i servizi specialistici necessari per una piena riabilitazione. Il rapporto, anticipato al Comitato ONU contro la tortura (CAT) in occasione della 7° revisione periodica sull’Italia, sarà discusso in un webinar “L’Italia e la riabilitazione delle vittime di tortura. Come (non) rispettiamo gli obblighi posti dalla Convenzione ONU contro la Tortura”, organizzato dalla ReSST il prossimo lunedì 25 maggio alle 17.30. Al webinar saranno presenti Pietro Buffa, curatore del rapporto, Chiara Montaldo, responsabile medica di Medici Senza Frontiere (MSF) e Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS). Iscrizione al webinar CURE SULLA CARTA Il rapporto evidenzia come le Linee Guida del ministero della salute del 2017 hanno un valore di indirizzo, ma non garantiscono il rispetto degli obblighi. Anche il Vademecum sulle vulnerabilità del ministero dell’interno del 2023 rimane un insieme di raccomandazioni non vincolanti e prive di qualsiasi attuazione concreta. Quello che emerge è un sistema in cui il diritto alla riabilitazione esiste formalmente ma non è garantito nella pratica, e dove l’accesso ai servizi dipende più dal territorio in cui ci si trova – o dalla fortuna di incontrare un operatore particolarmente formato – che da una garanzia uniforme dello Stato. Le organizzazioni del privato sociale tamponano dove il pubblico è assente, ma con finanziamenti a progetto, discontinui e non strutturali. «Attualmente l’Italia, la principale destinazione europea per migliaia di persone che hanno subito torture nei paesi di origine o durante il transito, in Libia e in Tunisia, non rispetta nessuno degli obblighi della Convenzione ONU contro la tortura», dichiara la dr.ssa Chiara Montaldo di MSF. «I servizi esistenti si basano quasi interamente su iniziative individuali all’interno del sistema sanitario pubblico e, soprattutto, sul terzo settore». Il risultato è un sistema che, pur esistendo sulla carta, spesso non riesce a garantire un percorso di riabilitazione reale alle persone sopravvissute a tortura. In molte parti dell’Italia mancano ancora servizi dedicati e personale formato per assistere chi ha vissuto torture e violenze estreme. A questo si aggiunge una scarsa collaborazione tra il sistema sanitario e quello dell’accoglienza, oltre all’assenza di strumenti che permettano di verificare se i programmi di riabilitazione funzionino davvero e arrivino alle persone che ne hanno bisogno. Per questo, molte persone sopravvissute a tortura non sono identificate precocemente e faticano ad accedere in tempi rapidi a cure e supporto specialistico continuativo. Secondo l’analisi di Action Aid contenuta nel rapporto, nel sistema di accoglienza non esistono oggi le condizioni minime per riconoscere tortura e traumi complessi, a causa dei servizi drasticamente ridotti, del poco tempo disponibile per ogni persona e dell’aumento delle richieste di protezione. «Così è pressoché impossibile che la vulnerabilità venga individuata e presa in carico per tempo e rischia di emergere solo quando diventa crisi, e la privazione della libertà rischia di tradursi in omissione di protezione», aggiunge Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni di ActionAid Italia. Ancora più allarmante la situazione nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR): le visite mediche di ingresso sono descritte come sbrigative, condotte spesso in assenza di mediazione culturale e in presenza delle forze dell’ordine, basate su modelli prestampati che non cercano segni di tortura né valutano la salute mentale. Tra i trattenuti – il cui numero di richiedenti asilo è in forte crescita, con circa il 43% del totale nel 2025 – è realistico che vi siano vittime di tortura, per le quali la detenzione stessa può riattivare traumi e aggravare la sofferenza psichica. Mancano protocolli per la gestione delle vulnerabilità e per la prevenzione del rischio suicidario, come documentato in modo sistematico dal Garante Nazionale delle Persone Private della Libertà in rapporti che si ripetono, con le stesse criticità, dal 2019 al 2025. A complessive e identiche conclusioni è arrivato anche il CAT nel suo documento di Osservazioni Conclusive, approvato a seguito dell’ultima sessione di revisione periodica sull’Italia. Il CAT si è rammaricato sul fatto che l’Italia non abbia fornito alcuna informazione sull’esistenza di programmi di riabilitazione per le vittime di tortura come previsto dall’articolo 14 della Convenzione ONU. Il CAT ha chiesto all’Italia di garantire che tutte le vittime di tortura ottengano i mezzi per una riabilitazione il più completa possibile (conclusione n.38), e di adottare ulteriori misure per assicurare la tempestiva identificazione delle vittime di tortura (conclusione n.16), tramite di procedure di screening da applicarsi sia all’ingresso in Italia sia al momento dell’ammissione nei centri di trattenimento. LE RICHIESTE ALL’ITALIA La ReSST esorta l’Italia ad attuare le raccomandazioni del CAT in modo da sopperire a questa asimmetria persistente tra gli obblighi assunti e la loro concreta attuazione. «Ovunque si trovi in Italia, un sopravvissuto a tortura dovrebbe avere accesso alle cure», conclude Chiara Montaldo di MSF. «Servono meccanismi finanziari stabili e dedicati per passare da risposte basate sulle emergenze a misure a lungo termine, nonché un sistema di monitoraggio per valutare qualità, efficacia e trasparenza». Il rapporto, nelle raccomandazioni finali, chiede che si vada in una direzione opposta: una legge nazionale, il recepimento delle Linee Guida in tutte le Regioni, investimenti stabili, formazione obbligatoria e un sistema di monitoraggio indipendente che renda conto ogni anno di come vengono spesi i soldi pubblici e di quante vittime di tortura ricevono effettivamente la cura a cui hanno diritto. Scarica il rapporto completo 1. Nata nel 2024, la ReSST riunisce enti pubblici e privati e ONG che gestiscono in Italia programmi o servizi specializzati per la presa in carico di persone che hanno subito tortura: Caritas, Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale (Ciac), Kasbah, Medici Contro la Tortura (MCT), Medici Senza Frontiere (MSF), Medici per i Diritti Umani (MEDU), NAGA, SaMiFo ASLRoma 1 e USL Toscana Centro. La ReSST si pone come obiettivi informare e sensibilizzare sulla tortura e le sue conseguenze, migliorare la disponibilità e la qualità dei servizi per la riabilitazione delle persone sopravvissute a tortura, e promuovere attività di ricerca scientifica, formazione e aggiornamento professionale. Oltre agli enti associati, impegnati in servizi diretti per i sopravvissuti alla tortura, fanno parte della Rete, in qualità di osservatori, anche A Buon Diritto, Amnesty International Italia, Antigone e SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. ↩︎
Manifestazione regionale a Torino per la sanità pubblica
Sabato 23 maggio si terrà a Torino una manifestazione regionale per la sanità e la salute. I temi che verranno portati all’iniziativa lanciata dal Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure sono l’accesso alla sanità, l’inefficacia delle misure adottate dalla Regione per affrontare il problema delle liste d’attesa, l’assenza di professionisti della salute e di assunzioni, la mancanza di strutture per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Ne abbiamo parlato con Chiara Rivetti
Manifestazione regionale a Torino per la sanità pubblica
Sabato 23 maggio si terrà a Torino una manifestazione regionale per la sanità e la salute. I temi che verranno portati all’iniziativa lanciata dal Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure sono l’accesso alla sanità, l’inefficacia delle misure adottate dalla Regione per affrontare il problema delle liste d’attesa, l’assenza di professionisti della salute e di assunzioni, la mancanza di strutture per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Ne abbiamo parlato con Chiara Rivetti
May 22, 2026
Radio Blackout