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La sostituzione della madre. Note a margine di un recente dibattito /2
continua da qui La sostituzione della madre. Note a margine di un recente dibattito /1 Tre nodi critici: filosofico, femminista, giuridico La coerenza logica delle argomentazioni di L. Zanella è ferrea e quasi sacrale: se la maternità è potenza originaria, relazione fondante e non funzione, allora renderla sostituibile significa far saltare un fondamento di civiltà. È una tesi che non ammette compromessi e proprio questa assolutezza genera le critiche più dure. La critica va articolata su tre registri distinti e intrecciati. Il primo è filosofico. L. Zanella viene dal femminismo della differenza. Da qui la suggestiva metafora ecologista: come non si estrae un bosco per venderlo a pezzi senza distruggerne il senso, così non si estrae la capacità di generare dal suo tessuto relazionale. È evocativa, ma è un ritorno all’essenza. È proprio ciò che Simone de Beauvoir ha speso una vita a decostruire quando scriveva che “donna non si nasce, ma si diventa”. Michela Murgia lo riprende con una formula fulminante: il medium non è il messaggio. Il medium è l’utero: nove mesi di corpo, di rischi, di sangue. Il messaggio è la maternità, cioè la scelta di prendersi cura per sempre. Se si afferma che il corpo che genera e la maternità sono inscindibili, allora per coerenza si dovrebbe rimettere in discussione anche la possibilità di non riconoscere un figlio alla nascita. Anche lì, infatti, il medium viene portato a compimento senza che si traduca in maternità. L. Zanella non vuole farlo, ma è ciò che la sua premessa implica logicamente. E qui la metafora ecologista smette di reggere: un bosco non ha volontà, non sceglie. Una donna sì. Il secondo registro è quello femminista. Quale donna stai tutelando? A questo snodo interviene la lezione del femminismo intersezionale, da K. Crenshaw a bell hooks, da A. Lorde a M. Murgia. L. Zanella parla de “la donna” al singolare, come se fosse un universale trasparente. Il femminismo intersezionale ne decostruisce la pretesa: quell’universale non esiste, è sempre situato.L. Zanella parla di esproprio della maternità. Ma la nostra società è già strutturalmente fondata sull’esproprio della cura: la badante rumena che lascia i figli in Moldavia per accudire nostra nonna ventiquattro ore su ventiquattro non vende nove mesi, vende vent’anni di maternità. E noi lo chiamiamo lavoro. Allora: perché quello è lavoro e la gestazione diventa esproprio? È una critica di classe che M. Murgia coglie con lucidità: ci scandalizziamo della vendita della gravidanza perché tocca un simbolo, l’utero come ultimo residuo di sacralità naturale, non ci scandalizziamo della vendita della cura quotidiana perché ci fa comodo. Se vieti ovunque, come vorrebbe l’istanza abolizionista, non abolisci il bisogno economico che spinge una donna a farlo. Lo sposti soltanto in Kenya, in India, in Ucraina, dove costa meno e dove ci sono meno tutele. Il divieto universale non abolisce il mercato ma lo duplica, creando un mercato a due velocità: uno legale e iper-garantito e uno clandestino e pericolosissimo.                                 Infine il nodo giuridico: qui la posizione di L. Zanella si fa meno solida, perché il divieto non protegge, cancella. Il diritto italiano conosce già la separazione tra gravidanza e maternità. Puoi abortire anche per una ragione economica, puoi partorire in anonimato e non riconoscere il figlio, puoi diventare madre con l’adozione senza alcuna gravidanza. Il nostro ordinamento ha già accettato che generare e diventare madre non siano la stessa cosa. Se la legge ritiene legittimo che una ragione economica possa portarti a interrompere una gravidanza, come può ritenere illegittimo che la stessa ragione possa portarti a iniziarla?            In questo frangente L. Zanella sovrappone due piani che andrebbero tenuti distinti: la mercificazione della gravidanza e la mercificazione del bambino. Da una parte c’è la gravidanza come lavoro corporeo rischioso, come tempo di vita ceduto. Dall’altra c’è il bambino come prodotto reso conforme alle aspettative dei committenti. La seconda è inaccettabile e va impedita con ogni strumento giuridico. Ma non la si  impedisce con un divieto totale. La si impedisce con una legge che dica l’opposto della logica del mercato: che il feto non è mai proprietà dei committenti, che la gestante non può mai essere costretta ad abortire, che può sempre cambiare idea e tenere il bambino con sé, che i committenti non possono rifiutarlo se nasce disabile.  Dalla protezione alla tutela: la proposta di Angela Galici ed Elia Randazzo Su un piano epistemologicamente rovesciato si colloca l’intervento di Angela Galici. Se L. Zanella muove dal principio di non mercificabilità del corpo materno, A. Galici parte da un dato materiale, transfemminista, intersezionale e sindacale: chi tutela le donne che, nonostante il vuoto normativo italiano, accedono comunque alla GPA all’estero senza garanzie? La sua mossa è decostruttiva: distingue la gestazione come fatto biologico e lavoro corporeo dalla sacralità che vi si costruisce sopra. Quel simbolico materno è storico, quindi interrogabile. Il fulcro della sua argomentazione è la distinzione tra protezione e tutela. La protezione è paternalistica: decide al posto tuo perché la scelta sarebbe troppo delicata. È lo Stato che si fa padre e sospende l’autodeterminazione, lo stesso schema che ha escluso le donne da voto, lavoro e proprietà. La tutela, al contrario, non sostituisce la volontà ma crea le condizioni perché possa esercitarsi: diritti, salute, consenso informato, recesso reale. Da sindacalista la tesi è netta: non proteggere le donne dalla GPA, ma tutelarle dentro di essa. Il divieto non elimina la pratica, la esporta dove le tutele sono minori. L’alternativa citata è la Gestación solidaria cubana: né mercato deregolato né tabù, ma regolazione pubblica e sanitaria. Difendere la GPA non significa negarne i rischi, ma riconoscere la gestante come soggettività piena che può essere decisiva in una nascita senza coincidere con la madre. Se ci dichiariamo intersezionali, il divieto senza eguali condizioni materiali si rovescia in privilegio di classe.                                                                                      Se il divieto come protezione produce disuguaglianza, resta da chiarire quando una scelta sia davvero libera. Qui si innesta il contributo di Elia Randazzo: la questione non è se la GPA sia lecita in astratto, ma se lo siano le condizioni materiali in cui si decide. Poiché nessuna essenza di Donna precede l’esistenza concreta, vietare in nome di quell’essenza significa reintrodurre una norma metafisica. Per E. Randazzo capacità gestazionale e maternità non coincidono: madre non si è per il solo partorire, lo si diventa nella cura, nella relazione, nella responsabilità. Identificarle consente di ricadere nell’essenzialismo, riduce la donna a biologia e crea un paradosso: madri di serie A che partoriscono e di serie B che adottano, con un varco aperto per argomentazioni pro-life. Anche l’autodeterminazione si rovescia: se per L.Zanella l’accordo comprime la libertà, per E. Randazzo può garantirla, con consenso informato, consulenza indipendente, tutela sanitaria, ripensamento e revoca.  Il consenso può essere viziato da vulnerabilità economica, ma il condizionamento non è automaticamente coercizione: nessuna scelta è immune dal contesto. Se il femminismo dice che sul corpo delle donne non decidono altri, questo principio deve valere per il no come per il sì. Tra il tutto lecito e il divieto assoluto, E. Randazzo propone una terza via: una regolazione rigorosa che distingua consenso e coercizione, autonomia e sfruttamento, disponibilità del corpo e mercificazione della persona. Compito del femminismo non è dire cosa una donna debba fare del suo corpo, ma fare in modo che non lo decida nessun altro al suo posto: né mercato, né patriarcato, né Stato.   Conclusione: il limite come spazio di libertà, non come destino Questo attraversamento ci conduce a una consapevolezza: discutere di GPA non è discutere di una tecnica, ma del modello di civiltà che la rende pensabile. Il merito di L. Zanella è averci costretti a guardare l’episteme: quando la maternità è frammentata in tre funzioni per renderla sostituibile, ciò che resta è un paradigma proprietario. La sua critica al dispositivo neoliberista che trasforma ogni desiderio in diritto è un monito ecologico prima che femminista. Ma proprio la forza sacrale di questa coerenza ne rivela il limite. Se la GPA è l’esito di un paradigma che fa del desiderio senza limite la sua unica legge, come ha ricordato A. Cavadi, la risposta non può essere una contro-coerenza altrettanto assoluta che fa dell’essenza materna un destino. Tra “tutto è disponibile” e “nulla è disponibile” si perde la donna come soggetto che decide. Il divieto universale non è allora un limite di civiltà, come lo pensa L. Zanella, ma la rinuncia a costruirla: un gesto simbolico che punisce dopo, lasciando vuoto il prima, dove si annida lo sfruttamento. Solo una regolazione rigorosa con consenso informato, consulenza indipendente, tutela sanitaria, ripensamento, revoca, controllo pubblico rende lo sfruttamento nominabile e sanzionabile. La domanda aperta dall’incontro al Gramsci non è se la maternità sia sostituibile. Non lo è, se è relazione, cura, responsabilità. La domanda è più scomoda: chi ha il potere di decidere cosa una donna può fare del proprio corpo? Se rispondiamo che spetta ad altri – mercato, Stato, o un femminismo custode di un’essenza – tradiamo l’autodeterminazione della donna che volevamo difendere. Se spetta a lei, il nostro compito non è giudicare la sua scelta, ma garantire che sia davvero sua: libera, informata, tutelata e revocabile.  Redazione Palermo
September 6, 2026
Pressenza
La sostituzione della madre. Note a margine di un recente dibattito /1
Giovedì 3 settembre, presso l’Istituto Gramsci Siciliano, si è tenuto un incontro promosso dalla Biblioteca delle donne e dall’UDI Palermo per la presentazione del libro di Luana Zanella – femminista storica ed ecologista, deputata Verde e AVS – La sostituzione della madre. Ecologia e femminismo pensano insieme (Moretti e Vitali). Hanno dialogato con l’autrice Augusto Cavadi, Daniela Dioguardi, Angela Galici, Elia Randazzo, con il coordinamento di Elena Di Liberto. Una postura situata  Non intendo restituire una cronaca esaustiva dell’incontro. Non solo per ragioni di spazio, ma per una scelta di metodo. Un dibattito come quello sulla gestazione per altri (GPA) è troppo vasto e stratificato per essere contenuto nella pretesa di un resoconto fedele: costringerebbe a una sintesi che neutralizza le differenze in nome di un falso equilibrio. Assumo dunque una postura volutamente situata e selettiva. Situata perché parlo da una posizione che non si nasconde dietro la neutralità del cronista, ma dichiara il proprio luogo di interrogazione. Selettiva perché non mi interessa ricomporre un mosaico, ma isolare alcuni nodi teorici, seguire alcune faglie, sottoporle a critica immanente. Il mio tentativo non è esaurire il dibattito, ma abitarne la complessità. Attraversare posizioni favorevoli e contrarie non per bilanciarle, ma per coglierne gli attriti più fecondi, là dove il pensiero si fa inquieto e costringe a pensare. È una questione che chiama in causa, contemporaneamente, diritto, filosofia, femminismo ed esperienza vissuta. Proprio per questo non tollera le scorciatoie dicotomiche del sì o del no, del pro o del contro. Esige lentezza; impone di tenere insieme principi e conseguenze, autodeterminazione e condizioni materiali che la rendono possibile, libertà individuale e limite. Non per trovare una sintesi pacificata, che non c’è, ma per attraversarne la tensione. È in questo spazio scomodo, non neutrale ma aperto al dialogo, che vorrei collocare questa riflessione. ‎  Il corpo nel mercato: lo sguardo di Daniela Dioguardi ed Elena Di Liberto Daniela Dioguardi ed Elena Di Liberto si sono riconosciute nell’orizzonte teorico di Luana Zanella: la gravidanza come un’esperienza incarnata e non come prestazione esternalizzabile, e la critica alla disponibilità del corpo femminile reso accessibile a chi ha potere economico e rivendica un diritto alla genitorialità. D. Dioguardi, in particolare, con la sua lunga storia nel femminismo e nell’UDI, ha insistito su un punto che la teoria da sola non può eludere: le derive concrete del mercato riproduttivo globale. Ha evocato con preoccupazione il turismo procreativo come forma di neocolonialismo riproduttivo, la forbice di classe e di provenienza tra committenti e gestanti, la filiera opaca delle agenzie di intermediazione, i tariffari differenziati per colore della pelle e nazionalità, le clausole di selezione. D. Dioguardi sposta poi lo sguardo dal piano teorico a quello materiale: le cliniche e le realtà che accolgono giovani donne, spesso in condizioni di vulnerabilità, che mettono a disposizione il corpo per la GPA. Dietro l’astrazione del consenso c’è una filiera. Infine, in dialogo con E. Di Liberto, pone il tema del rimosso: il trauma dei bambini una volta nati, la prima separazione da un corpo che poi scompare, e il diritto a conoscere la propria storia. Non sono astrazioni, ma dati di realtà che ancorano la critica filosofica di L. Zanella a una dimensione materiale e che interrogano direttamente ogni ipotesi regolamentativa.  L’interrogazione di A. Cavadi: dal divieto al paradigma In questa lettura la GPA non è un’eccezione ma un rivelatore. Un tema apparentemente piccolo che costringe a guardare il paradigma che lo rende possibile: l’esito coerente della cultura postmoderna dominante. Un paradigma che si articola così: sul piano cosmologico, un universo senza telos dove l’essere accade senza ragione; su quello etico, il tramonto di ogni lex naturalis, per cui non c’è bene o male inscritto nella natura ma solo storia e decisione autonoma; su quello antropologico, l’io come desiderio e il desiderio come unica fonte insindacabile di legittimazione; su quello socio-economico, l’idea che il libero incontro tra consensi – venditore e compratore, sadico e masochista, committente e gestante – sia di per sé garanzia di libertà, purché senza coercizione fisica diretta; su quello giuridico, la proprietà assoluta del proprio corpo, declinabile come facoltà di cederne parti; su quello biologico, il concepito non come altro soggetto, ma come parte del corpo femminile nella piena disponibilità della donna. Se si accetta questa concatenazione, la conclusione si impone: chi può disporre del feto prima del parto, può disporne anche subito dopo, cedendolo. Fermarsi al sesto tassello – rivendicare l’aborto senza limiti – e rifiutare il settimo – la gestazione per altri – sarebbe incoerenza logica. Così come sarebbe incoerente rifiutare le premesse, affermando il diritto del concepito alla continuità affettiva con chi lo ha gestato, e poi accettare la conclusione. Il ragionamento, però, resta su un piano astrattamente filosofico, che interroga la coerenza interna delle visioni del mondo. Altro è il piano politico-giuridico, dove un giudizio etico negativo non implica necessariamente una strategia proibizionista. Si può ritenere la GPA moralmente problematica  e tuttavia sostenere una regolamentazione che ne limiti i danni, in attesa di costruire una società dove nessuna donna sia indotta per necessità a prestare il proprio corpo. Il cuore del libro di Luana  Zanella: dalla tecnica all’episteme  È a partire da questa interrogazione sul paradigma che si comprende il gesto teorico di Luana Zanella. Se Cavadi ci chiede perché la GPA è diventata pensabile, Zanella ci chiede come è diventata dicibile. Il cuore del libro è un gesto filosofico prima che politico: spostare la gestazione per altri dal piano della tecnica al piano dell’episteme. L. Zanella non discute una procedura medica, discute la ragione che la rende pensabile. Chiamarla gestazione per altri significa presupporre ciò che si dovrebbe dimostrare, e cioè che la gestazione sia una funzione isolabile, un contenitore neutro che si può prestare. L.Zanella la chiama “sostituzione della madre” perché non si affitta un organo, si sostituisce una figura relazionale. Il corpo che genera, nella sua prospettiva, non è mai un corpo-oggetto smembrabile in pezzi vendibili, ma un corpo vissuto che è già relazione prima di diventare madre giuridica. Qui si salda l’intreccio tra ecologia e femminismo che dà il titolo al libro: come l’ecologia ci ha insegnato che non si può estrarre un bosco dal suo ecosistema senza distruggerne il senso, così il femminismo deve ricordare che non si può estrarre la capacità generativa dalla trama di cura, di tempo, di linguaggio che la costituisce. È da questo impianto che discende la critica più affilata a quella che L. Zanella chiama tripartizione diabolica, diabolica nel senso etimologico di dia-ballein, ciò che divide e separa.                   La GPA per potersi reggere, non solo giuridicamente ma simbolicamente, deve frammentare la madre in tre funzioni: la madre biologica che fornisce l’ovulo, la madre gestazionale che porta avanti la gravidanza, la madre legale che ne assume la titolarità.  Questa divisione non è una descrizione neutra: è un atto performativo, nel momento in cui nomina tre madri, rendendo pensabile che la madre sia sostituibile.                                      Quando la figura materna viene resa incerta, moltiplicata e quindi revocabile, l’unico dato che resta certo, stabile, inconfutabile è la provenienza dello spermatozoo. Il padre torna così al centro della scena riproduttiva come origine unica, certa e proprietaria. Da qui il secondo nodo, quello sul desiderio. L. Zanella legge la GPA come espressione compiuta del paradigma neoliberista: non più bisogno, ma diritto illimitato. L’individuo contemporaneo si rappresenta  come artefice assoluto del proprio destino e converte il desiderio di genitorialità in pretesa giuridica, resa effettiva solo dal potere economico. È un desiderio senza limiti perché incapace di riconoscere alterità. A questa epistemologia del frammento, L. Zanella oppone un’epistemologia della relazione, che è insieme femminista ed ecologica. La maternità non è un destino obbligato, ma non è nemmeno una funzione neutra affittabile. È potenza simbolica, relazione originaria che fonda la civiltà.                      L’ultimo nodo della sua critica è politico, il più radicale: se il corpo femminile non è proprietà privata ma bene comune dell’umanità e limite invalicabile al mercato, allora la sua mercificazione non si può regolamentare, la si deve vietare. Regolamentare, per L. Zanella, significa già legittimare l’idea che la maternità sia sostituibile. Il divieto universale non è un tabù moralistico, ma un limite di civiltà.  continua qui La sostituzione della madre. Note a margine di un recente dibattito /2 Redazione Palermo
September 6, 2026
Pressenza
Suicidio assistito: in Sicilia la proposta di legge viene da destra…
Riceviamo e per correttezza e completezza d’informazione diffondiamo “Una persona che soffre, che è malata in modo irreversibile, che è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e che chiede di poter porre fine alla propria esistenza con dignità ha il diritto di ricevere una risposta certa e tempestiva. Non una risposta burocratica o che dipende dalla sensibilità di un singolo direttore generale o dalla disponibilità di un avvocato. Una risposta che sia uguale per tutti, ovunque in Sicilia.” Lo dichiarano Salvo Tomarchio e Stefano Pellegrino, deputati di Forza Italia che hanno depositato ieri all’Assemblea Regionale Siciliana un disegno di legge per dare attuazione alle sentenze della Corte costituzionale sul suicidio medicalmente assistito. Tomarchio è il primo firmatario della proposta, Pellegrino è il capogruppo del partito all’Assemblea Regionale Siciliana. “Capiamo perfettamente come il tema possa apparire divisivo, come tocchi in modo profondo la coscienza di tutti. Riguarda ciò che ciascuno di noi pensa del dolore, del limite, della libertà di disporre di sé, del modo in cui vive la propria Fede. Ma la politica è prima di tutto impegno per i diritti e, quando i diritti possono apparire contrastanti, lavorare per il loro bilanciamento. Per questo, il rispetto di quelle convinzioni è parte del testo che proponiamo: nessun professionista sanitario è obbligato a partecipare alla procedura, la partecipazione avviene su base volontaria. Nessuna persona malata viene sospinta verso alcuna direzione: l’informazione sulle cure palliative e sul diritto di rifiutare o interrompere qualunque trattamento precede ogni altro passaggio. Un diritto che pone dilemmi umani, etici e personali resta un diritto. La presenza del dilemma è una buona ragione per circondarne l’esercizio di garanzie e di tempi di riflessione. Non è una ragione per lasciarlo senza attuazione”. Il provvedimento è composto da quattordici articoli e vuole colmare quel vuoto normativo che anche in Sicilia dura ormai da sette anni: da quando cioè la Corte Costituzionale è intervenuta, con la sentenza 242/2019 su questo tema. Oggi però, in assenza di regole uniche nazionali, la possibilità di ottenere una risposta da parte dei cittadini che vivono questa condizione dipende dalla provincia in cui si vive, dalla sensibilità individuale dei medici e dei dirigenti sanitari coinvolti e, in troppi casi, dalla disponibilità di un’associazione o di un legale che accompagni la richiesta. Un diritto che si può esercitare solo in questo modo è un diritto incompiuto, una facoltà diseguale. L’attesa indeterminata, come hanno dimostrato le vicende degli ultimi anni, produce gli effetti di un diniego. “Il disegno di legge che abbiamo presentato – spiegano Tomarchio e Pellegrino – non definisce i requisiti di accesso, che restano quelli fissati dalla giurisprudenza costituzionale: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, trattamenti di sostegno vitale, piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. La Regione Siciliana, nell’esercizio delle competenze statutarie in materia di sanità, disciplina le modalità organizzative e procedurali attraverso le quali le aziende sanitarie danno attuazione a pronunce immediatamente esecutive.” La proposta istituisce presso ogni Azienda sanitaria provinciale una Commissione multidisciplinare permanente, composta da sette professionalità – cure palliative, neurologia, psichiatria, anestesia e rianimazione, medicina legale, psicologia clinica e infermieristica – integrata per ciascun caso dallo specialista della patologia. Viene richiesto il parere dell’organismo per l’etica nella clinica già operante in azienda. La persona interessata può chiedere che il proprio medico di fiducia partecipi ai lavori. La somministrazione del farmaco è effettuata esclusivamente dalla persona interessata, con assistenza del personale sanitario, in ospedale, hospice o al domicilio. L’intero percorso è gratuito e revocabile in ogni momento. “Il testo che proponiamo non risolve la questione di fondo, che spetta al Parlamento – concludono i due parlamentari di Forza Italia -ma fa una cosa più modesta e più urgente: mette la Sicilia in condizione di rispondere, con procedure conoscibili e verificabili, a chi bussa alla porta di un’azienda sanitaria chiedendo di esercitare una facoltà e un diritto che la Costituzione gli riconosce. Sappiamo che su questo tema vi sono sensibilità trasversali e per questo auspichiamo che vi sia la possibilità di discuterne con la necessaria attenzione ma senza preconcetti, per una rapida approvazione della norma”. Redazione Sicilia
September 6, 2026
Pressenza
Le Città del Miele: 25 anni a sostegno di un’eccellenza alimentare italiana
Un grande patrimonio, quello dei mieli del nostro Paese, ma anche un “unicum” in termini di qualità da proteggere, da valorizzare e da far conoscere per sostenere gli sforzi degli oltre 78.000 apicoltori italiani, che gestiscono oltre 1,5 milioni di alveari,  per una produzione nazionale di 30.992 tonnellate nel 2025 fatta di ben 60 tipi di miele. Una produzione però che,  come sottolinea l’ISMEA (https://www.ismea.it/istituto-di-servizi-per-il-mercato-agricolo-alimentare), non cresce in parallelo al numero degli alveari presenti per via delle condizioni meteoclimatiche sempre più spesso anomale che compromettono le fioriture e quindi anche le rese degli stessi. L’avvicendarsi di eventi e situazioni meteo avverse, anche di opposta natura, conferma quanto il cambiamento climatico sia il principale fattore limitante delle produzioni nell’ultimo decennio. Come certifica l’Osservatorio Nazionale Miele: “La seconda metà della stagione estiva ha confermato e accentuato la forte impronta climatica già emersa nei mesi precedenti, con un quadro meteo dominato da insistenti ondate di calore e dalla scarsità di precipitazioni, salvo locali eventi temporaleschi brevi ma molto intensi. Gli elevati livelli di evapotraspirazione hanno accelerato lo stato di siccità dei suoli e ridotto drasticamente la durata delle fioriture estive causando un blocco diffuso dei flussi nettariferi in molte aree del Paese”: https://www.informamiele.it/luglio-2026-rilevazione-mensile/. Comunque, anche nelle annate migliori, la produzione nazionale sfiora il 50% del consumo nazionale. Le nostre produzioni si confrontano con un mercato che è oramai unicamente globale, dominato da prezzi molto bassi e da prodotti molto diversi. Inoltre, se è vero che in Italia si stima un consumo pro-capite annuo di quasi 700 gr, a fronte di una media europea di 600g (con Germania al primo posto con 1,5 Kg pro-capite), occorre sottolineare come l’indice di penetrazione sia ancora basso. L’anello debole è proprio nella fascia di età più giovane. Si pensi che, per quanto riguarda lo share di acquisti in volume, il 43% è costituito da acquirenti oltre i 63 anni; il 21% fra i 55 e i 64 anni; il 18% da 45 a 54 anni e solo il 12% per gli acquirenti tra i 35 e i 44 anni e il 6% per quelli fino a 34 anni. A livello nazionale l’apicoltura è ben diffusa sui territori regionali e le regioni italiane più produttive sono il Piemonte, la Lombardia, la Toscana e la Calabria. Dal 2001 in Italia c’è anche  una rete nazionale dei territori che danno origine e identità ai mieli italiani, Le Città del Miele: https://cittadelmiele.it/, che contribuisce non poco a dare visibilità ai mieli nelle loro caratteristiche di specificità e diversità e promuove i mieli dei territori dando voce e volto agli apicoltori. Nel corso dell’anno, particolarmente in occasione degli eventi di “Andar per Miele”, le Città associate in collaborazione con le associazioni locali di apicoltori organizzano convegni, tavole rotonde e incontri di presentazione e approfondimento su tematiche tecniche legate all’allevamento delle api, alle evoluzioni dei sistemi produttivi, alle criticità del settore. Un contributo rilevante per l’aggiornamento tecnico professionale degli apicoltori. Gli eventi annuali promossi e sostenuti dalle Città associate non sono solo una festa o un mercato dove gli apicoltori di territorio vendono i loro prodotti dell’alveare. Sono soprattutto uno strumento di comunicazione importante, che attiva il dialogo diretto con i consumatori, attraverso il quale gli apicoltori presentano i loro prodotti e fanno assaggiare i loro mieli, specificano le fioriture d’origine, raccontano i prodotti dell’alveare: espressione massima di una comunicazione efficace: https://cittadelmiele.it/eventi-citta-del-miele/. Il 12 e 13 settembre il Convento dei Frati Cappuccini di Renacavata, a Camerino, uno dei 7 Comuni della provincia di Macerata che fanno parte di Le Città del Miele, ospiterà la prima edizione di Miele in Convento. Il convento di Renacavata, che è riconosciuto come il primo monastero al mondo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, fondato nel 1528, ospiterà due giornate per raccontare l’incontro fra il mondo delle api e quello della vita religiosa, trasformando il miele in una chiave originale per entrare nella storia, nei saperi e nel paesaggio di un luogo. Per i più piccoli sono previsti minicorsi dedicati all’apicoltura, con la possibilità di osservare e comprendere il lavoro delle api e concludere l’esperienza con una merenda a base di miele. Il rapporto tra miele e gastronomia sarà anche protagonista di due menu speciali proposti alla tavola del refettorio del convento. Tra gli approfondimenti culturali ci saranno incontri dedicati al miele nell’alimentazione, con degustazioni, a cura degli esperti della Facoltà di Chimica degli alimenti dell’Università di Camerino (https://cittadelmiele.it/eventi/miele-in-convento-2026/). Qui i Musei del Miele: https://cittadelmiele.it/i-musei-del-miele/. Giovanni Caprio
September 6, 2026
Pressenza
Oltre 4000 persone al festival di Emergency a Reggio Emilia
DOMANI 6 SETTEMBRE, CHIUDE FABIO TONACCI DI REPUBBLICA CON IL RACCONTO SUL SUDAN E LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI FABRIZIO GIFUNI  GLI OSPITI DELL’ULTIMA GIORNATA: MARIANNA APRILE, BEN ACHESON, ANNA MARIA LORUSSO, MARIANGELA PIRA, NICOLA GHITTONI, YOUSRA ELBAGIR, EMMA NOLDE, ROBERTO MERCADINI E TANTI ALTRI  Sono state circa 4500 le persone che hanno partecipato all’avvio del Festival di EMERGENCY, iniziato ieri pomeriggio a Reggio Emilia. Nel corso della giornata diversi ospiti hanno animato le principali piazze della città: dall’analista geopolitico Dario Fabbri – che ha aperto il Festival con una riflessione sugli equilibri dell’ordine globale – ai giornalisti Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it e Marta Serafini del Corriere della Sera, che hanno raccontato la censura dell’informazione in Italia e la guerra digitalizzata in Ucraina; ancora la saggista e giornalista Paola Caridi e l’artista italo-palestinese Nabil Bey Salameh che, in Piazza Prampolini, hanno dato voce alla memoria e alla resistenza del popolo di Gaza. La caporedattrice di Sky TG24 Tonia Cartolano e il giornalista di Radio 24 Giampaolo Musumeci hanno moderato, invece, gli incontri con la presidente di EMERGENCY Rossella Miccio e gli operatori di EMERGENCY impegnati in Afghanistan, a Gaza e in Ucraina. In conclusione, la serata con Pietro Sparacino, Michela Giraud e Michela Catuzzi ha fatto “ridere, ma anche riflettere” piazza Prampolini. Il Festival entra oggi nel vivo, con una giornata ricca di appuntamenti – che culmina in piazza Prampolini con la presentazione alle 20.00 del podcast Seietrenta XL dedicato a Gino Strada a 5 anni dalla sua scomparsa e con il racconto di Stefano Nazzi del G8 di Genova alle 21.30.   La conclusione del festival domani, domenica 6 settembre offre una giornata ricca di appuntamenti tra cui la giornalista e conduttrice Marianna Aprile; il ricercatore ed ex funzionario NATO Ben Acheson; la professoressa di Filosofia del linguaggio Anna Maria Lorusso; la giornalista e conduttrice Sky TG24 Mariangela Pira; il giornalista de Il Post Nicola Ghittoni; la giornalista Yousra Elbagir; la difensora dei diritti umani Parisa Nazari e l’artivista Sadra Valizadeh; la fumettista Zainab Fasiki; il linguista Federico Faloppa; la cantautrice Emma Nolde e il divulgatore Roberto Mercadini; la presidente di EMERGENCY Rossella Miccio e gli operatori impegnati nei progetti della ong a Gaza, in Ucraina, Sudan, Afghanistan, in Italia e nel Mediterraneo. Il Festival si chiude alle 18.30 con “Sudan, viaggio al termine dell’umanità”: un racconto con filmati e testimonianze di Fabio Tonacci, giornalista de la Repubblica, che porta sul palco di Piazza Prampolini una delle crisi umanitarie più gravi e meno raccontate del nostro tempo. Con la partecipazione straordinaria di Fabrizio Gifuni e le letture di Leonardo Bianconi e Giulia Quadrelli. L’ultima giornata del Festival inizierà presto domenica 6 settembre in Piazza San Prospero alle 8.00 del mattino con “Coraggio, respira!”: un inedito risveglio per la mente a cura di Erica Monti, insegnante di Kundalini e Yin, e Federico Taddia, scrittore e contaminatore culturale. Alle 9.15, all’Infopoint di Piazza Prampolini, torna QB – Quotidiano Bellico, la rassegna stampa live che R1PUD1A la guerra, a cura di Claudio Jampaglia, giornalista di Radio Popolare. Alle 10.00, in Piazza Prampolini, i giornalisti Simone Pieranni e Laura Carrer, moderati da Marianna Aprile, giornalista e conduttrice televisiva, si interrogano, nell’incontro “Se la tecnologia decide chi vive e chi muore”, sulle criticità giuridiche ed etiche sollevate dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale in guerra. Il dibattito è aperto da Luca Rifiorati, coordinatore progetto Ucraina EMERGENCY. Alle 11.00, in Viale Allegri 8, “Gaza: quale futuro?”, gli operatori di EMERGENCY raccontano la catastrofe umanitaria nella Striscia, dove malnutrizione, malattie infettive e traumi psicologici si aggiungono agli oltre 70.000 morti in meno di tre anni. Con Marta Bergamaschi e Gaddo Flego, medici a Gaza, Alessandro Manno, responsabile progetto Palestina, e Pietro Parrino, direttore FOD (Field Operations Department). Modera Laura Silvia Battaglia al-Jalal, giornalista e documentarista. In contemporanea, in Piazza Martiri del 7 luglio, “Un caffè con…” Davide Giacomino, referente Advocacy per le Migrazioni EMERGENCY, e il giornalista Niccolò Palla per parlare di “Ddl immigrazione vs protezione internazionale”. Alle 11.15, in Piazza Casotti, è in programma l’incontro in inglese “Visioning processes, peace processes”: Ben Acheson, ricercatore indipendente ed ex funzionario NATO indaga nuovi modi per superare i conflitti, a partire dal caso dell’Irlanda del Nord. Sempre alle 11.15, al Teatro San Prospero (via Guidelli, 5), c’è lo spettacolo teatrale “Lvi è tornato” di e con Giampaolo Musumeci e Beppe Salmetti. Giulio Cesare ritorna in ogni epoca e in ogni forma, a incarnare il potere nella sua essenza più pura. In collaborazione con Radio24. Alle 12.15, in Piazza Casotti, “La guerra come spettacolo: e la realtà?” con Anna Maria Lorusso, professoressa di Filosofia e Teoria dei linguaggi all’Università di Bologna, per trovare il coraggio di assumersi la responsabilità di uno sguardo consapevole anche a distanza. In Viale Allegri 8, alla stessa ora, “Ucraina: curare l’isolamento”, sugli interventi di EMERGENCY nelle regioni di Donetsk e Kharkiv per rispondere all’impatto meno visibile della guerra: isolamento, trauma, malattie croniche e frammentazione dell’accesso alle cure. Con Alessandro Lamberti-Castronuovo, referente medico cure primarie, Pietro Parrino, direttore FOD (Field Operations Department), Daria Rieznik, field officer Ucraina, Luca Rifiorati, coordinatore progetto Ucraina e Svitlana Tertychna, field officer Ucraina. Modera Laura Silvia Battaglia al-Jalal. Nel pomeriggio, alle 14.00, in Piazza Fontanesi, “Un caffè con…” Boban Pesov, tra gli illustratori della graphic novel Un diavolo muto. Storie da Gaza; nel Cortile di Palazzo Ancini, “Quattro chiacchiere” con Luca Radaelli, responsabile Risorse Umane SAR EMERGENCY, in collaborazione con Digital Freaks.  “Quanto contano davvero i mercati nelle nostre vite?”, prova a rispondere Mariangela Pira, giornalista e conduttrice di Sky TG2, alle 14.30, in Piazza Casotti. Nel Cortile di Palazzo Dossetti (viale Allegri, 9), alla stessa ora, 14.30, “Un giocatore lo vedi dal coraggio”. in collaborazione con Il Post. Il giornalista Nicola Ghittoni racconta le storie di calciatori e calciatrici che hanno sfidato i regimi. A seguire, alle 15.00, al Teatro San Prospero, sarà proiettato il documentario “The Encampments”, di Kei Pritsker e Michael T. Workman (Usa-Palestina, 2025), sull’ondata globale di attivismo studentesco per Gaza nata dalla Columbia University. Versione originale (arabo e inglese) con sottotitoli in italiano. Alle 15.15, in Piazza Casotti, Robert Mugabe, medical social worker EMERGENCY in Uganda, racconta 5 anni di lavoro dell’ong nel Paese, nell’incontro in lingua inglese “Shaping the future: EMERGENCY in Uganda”. Alle 15.30, in Viale Allegri 8, “Quando il coraggio di una persona può accenderne mille”: dall’Iran all’Italia, la forza della testimonianza pubblica come atto di resistenza. Con Parisa Nazari, difensora dei diritti umani, e Sadra Valizadeh, artivista queer/non-binary. Modera Marta Allevato, giornalista AGI. Stiamo assistendo a una continua militarizzazione del linguaggio pubblico e mediatico, ma da dove possiamo partire per trovare un linguaggio alternativo, capace di rimettere al centro la convivenza? Ne parla, alle 16.00 in Piazza Casotti, l’incontro “Disarmare il discorso” con Federico Faloppa, professore di Language and discrimination all’University of Reading (UK). Alle 16.30, in Piazza San Prospero, “Un caffè con…” Francesca Bocchini e Daniele Giacomini di EMERGENCY su “Nascere sicuri, cure affidabili: EMERGENCY in Afghanistan”. Nel Cortile di Palazzo Dossetti, sempre alle 16.30, “Le storie di “Una mattina”” con Luca Misculin, giornalista de Il Post: un racconto dal vivo sulla Resistenza italiana, in collaborazione con Il Post. Il femminismo islamico, plurale e capace di sfidare stereotipi e pregiudizi è al centro dell’incontro in italiano e spagnolo “Femministe, musulmane, libere”, alle 16.45 in Piazza Casotti. Con Zainab Fasiki, autrice di fumetti, e Carolina Paolicchi, editrice e traduttrice Astarte Edizioni. Alle 17.00, nel Cortile di Palazzo Ancini, Digital Freaks intervista Marta Bergamaschi, medica EMERGENCY a Gaza, nel nuovo appuntamento di “Quattro chiacchiere”. Alle 17.30, nel Cortile di Palazzo Dossetti, la giornalista di Sky News Yousra Elbagir e Suha Abdelwahab Abdalla Hassan, responsabile Cliniche OAT EMERGENCY in Sudan, raccontano la peggior crisi umanitaria degli ultimi tre anni e riflettono sul perché avviene nell’indifferenza generale. L’incontro “Restare e curare: il coraggio silenzioso del Sudan” vede il contributo video del fotografo Faiz Abubakr Mohamed-Hamed e la conduzione del giornalista Giampaolo Musumeci. La crisi dimenticata del Sudan è al centro anche dell’incontro di chiusura della sesta edizione del Festival di EMERGENCY. Alle 18.30 in Piazza Prampolini c’è “Sudan, viaggio al termine dell’umanità”: un racconto con filmati e testimonianze di Fabio Tonacci, giornalista de la Repubblica, con la partecipazione straordinaria di Fabrizio Gifuni e le letture di Leonardo Bianconi e Giulia Quadrelli. Proseguono nella terza e ultima giornata di festival anche gli appuntamenti dedicati a bambini, ragazzi e famiglie: alle 11.00 nel Cortile della Biblioteca Panizzi (via Farini, 3) il laboratorio “Esercizi di impavido ricamo” con Remida, centro di riciclaggio creativo; dalle 15.00 in Piazza Martiri del 7 Luglio l’attività itinerante “Coraggio, pedala!” con l’Associazione Il Tarlo; alle 17.00 nel Cortile della Biblioteca Panizzi, lo spettacolo “Tu che ti senti ai fianchi l’uragano” con il poeta e divulgatore Roberto Mercadini e la cantautrice Emma Nolde. Domani, domenica 6 settembre, sarà anche l’ultimo giorno per visitare le installazioni “O la guerra o noi – La linea delle nostre scelte”, dedicata all’obiezione di coscienza nell’ambito della campagna R1PUD1A, e “Insieme: così lontani, così vicini”, l’esperienza immersiva realizzata da IED Milano per EMERGENCY: a Palazzo Da Mosto (via Mari, 7), dalle 10.00 alle 19.00. Rimarrà, invece, aperta fino al 25 ottobre mostra fotografica “Revelation” di Lorenzo Meloni (Magnum Photos), a cura di Giulia Tornari. al Palazzo dei Musei (Via Spallanzani, 1). Molti appuntamenti del festival sono già sold out, ma sul sito (https://www.emergency.it/festival/) e presso l’info-point di piazza Prampolini sono ancora disponibili biglietti per alcuni appuntamenti. In caso di posti liberi, inoltre, sarà possibile accedere agli incontri mettendosi in fila poco prima degli eventi. Sabato 5 settembre si conclude inoltre a Caserta il tour estivo Orbit Orbit del rapper e cantautore Caparezza, che ha sostenuto EMERGENCY e la sua campagna R1PUD1A.  In ogni serata del tour un disegnatore o una disegnatrice hanno affiancato Caparezza sul palco per realizzare un’opera live, donata e messa all’asta per EMERGENCY. È ancora possibile partecipare all’asta sulla piattaforma internazionale di aste benefiche online Charitystars. Il Festival di EMERGENCY è organizzato grazie a un protocollo di intesa con il Comune di Reggio Emilia, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e con la media partnership di Adnkronos e Sky Tg24.   Per rimanere aggiornati sulle attività di EMERGENCY in Italia e nel mondo: https://www.emergency.it Emergency
September 5, 2026
Pressenza
CONTINUA IL DEFINANZIAMENTO DELLA SANITÀ PUBBLICA, L’ITALIA ULTIMA DEL G7 PER SPESA. INTERVISTA AL PRESIDENTE DI MEDICINA DEMOCRATICA
Salute pubblica in svendita. Grazie ai dati diffusi dalla Fondazione Gimbe emerge come in Italia la spesa sanitaria pubblica pro-capite – cioè quanti soldi lo stato mette per ospedali e salute pubblica – è scesa al 6,2% del Pil contro una media europea del 7,1%, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore alla media OCSE. L’Italia inoltre è ultima nel G7 per spesa sanitaria in rapporto al Pil. “Una svendita che va avanti da oltre 15 anni“, sottolinea Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Le politiche di governo in Italia hanno strutturalmente indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale: nel solo 2025 sono 5,8 i milioni di italiani rinunciano a curarsi. Il commento di Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica. Ascolta o scarica.
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: SABATO TORNA IL PRIDE AL GRIDO DI “ESISTIAMO OVUNQUE, RESISTIAMO UNITƏ”
“Rabbia, memoria, lotta e rivendicazione” al centro della settima edizione di Brescia Pride il cui appuntamento cardine è il corteo di questo sabato 5 settembre con partenza da Campo Marte alle ore 15.30. Una manifestazione che ha l’obiettivo di denunciare la discriminazione e la marginalizzazione che ancora oggi troppo spesso colpiscono la comunità LGBTQIAPK+ e di celebrare ancora una volta la diversità sotto lo slogan “Esistiamo Ovunque, Resistiamo Unitə”. L’organizzazione ha già portato le istanze di lotta direttamente in Comune, al quale sono stati presentati tre progetti “per una Brescia che preveda tutte le persone: l’attuazione della Carriera Alias, già prevista dal Gender Equality Plan dell’Amministrazione, la costruzione di un catalogo comunale di percorsi di educazione socio-emotiva che il Comune possa mettere a disposizione delle scuole interessate e l’avvio di una co-progettazione per uno spazio civico stabile dedicato alla comunità LGBTQIAPK+”. La giornata al parco Campo Marte inizierà già a mezzogiorno e ospiterà le 34 associazioni e realtà bresciane che si occuperanno della buona riuscita dell’iniziativa. Saranno presenti quasi 150 volontar che si prenderanno cura del queer market con autoproduzioni e hobbistica, del bar con cucina interamente vegana, dell’Area Bimbx di Siamo Gatti con postazioni trucca Queer e trucca Bimbx. Come lo scorso anno non mancherà l’Area Salute e Prevenzione di ASST Spedali Civili, dove sarà possibile vaccinarsi gratuitamente contro il papilloma virus. Brescia Checkpoint si occuperà invece della zona informativa sulla salute sessuale e la cooperativa Il Calabrone dell’area di riduzione del danno con il progetto Safe Trip. Sul palco di Campo Marte gli interventi e le performance inizieranno alle ore 14.30, poi alle 15.30 il corteo per le vie cittadine, che tornerà al parco dopo circa due ore. La giornata continua fino alle ore 20.30 con musica, interventi e socialità. Abbiamo presentato il Pride bresciano nei nostri studi con Greta Tosoni, presidente del Comitato organizzatore e con Chicca Negroni della redazione culturale di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Curarsi è un diritto, non un privilegio
“Curarsi è un diritto, non un privilegio”, è la serata speciale con personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e della giustizia, in programma lunedì 14 settembre alle ore 21 al Teatro della Cooperativa, in via Privata Hermada 8 a Milano, con ingresso gratuito.  Una serata di sensibilizzazione organizzata dal Comitato Promotore Regionale a sostegno della proposta di legge per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale, composto da CGIL, ACLI, ARCI, Medicina Democratica, Auser, Federconsumatori, Libera contro le Mafie e basi UDU della Lombardia.  Interverranno Francesco Maisto, Mauro Clerici, Moni Ovadia, Renato Sarti, Massimo Cirri, Luca Mangoni, Paolo Rossi e Gherardo Colombo, Don Paolo Selmi e Don Massimo Mapelli, con la conduzione di Silvano Piccardi (programma in aggiornamento, seguiranno nuove comunicazioni).  Quando una visita viene rimandata per mesi, spesso anni, o una persona rinuncia a curarsi perché non può permettersi di pagare, il diritto alla salute smette di essere uguale per tutti e viene meno un cardine della nostra Costituzione. Da questa urgenza è scaturita la proposta di legge di iniziativa popolare, dal titolo “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”, che interviene su alcuni dei problemi che pesano ogni giorno sulle persone: liste d’attesa, carenza di personale, disuguaglianze nell’accesso alle cure, assistenza territoriale insufficiente e aumento della spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie.  Secondo i dati statistici circa un decimo della popolazione rinuncia a cure e prestazioni, mentre la spesa sanitaria direttamente a carico delle famiglie ha superato i 41 miliardi di euro. Il testo propone, tra le altre misure, di portare progressivamente il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale ad almeno il 7,5% del PIL dal 2030, eliminare il tetto alla spesa per il personale, rafforzare i servizi territoriali e intervenire con particolare attenzione su non autosufficienza, salute mentale, consultori, prevenzione e tempi di attesa.  La condizione critica del servizio sanitario riguarda direttamente anche la Lombardia con delle preoccupanti specificità. Il documento che accompagna la proposta richiama, infatti, tra i temi da affrontare e da contrastare la scelta regionale sulla cosiddetta “super intramoenia”, considerata dal Comitato un rischio per il carattere universalistico della sanità pubblica. La serata del 14 settembre porterà questi temi in un confronto aperto al pubblico, al di fuori dagli addetti ai lavori, attraverso il confronto con voci provenienti dal mondo della cultura, dello spettacolo, comunicazione e della giustizia.  Medicina Democratica
September 3, 2026
Pressenza
UNICEF: in Nepal 22˙100 bambini vittime delle alluvioni
Si stima che nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Tanahun siano state colpite circa 65˙000 persone, di cui circa 22˙100 bambini, dei quali circa 2˙600 di età inferiore ai cinque anni e che necessitino di cure per malnutrizione grave, circa 10˙500 donne in gravidanza e in allattamento che necessitano di sostegno nutrizionale, e 28˙317 adolescenti che necessitano di integratori di ferro e acido folico. Le infrastrutture essenziali sono state gravemente colpite, compresi 6 centri sanitari e almeno 19 scuole sono state distrutte o danneggiate, compromettendo l’accesso dei bambini a assistenza sanitaria, acqua sicura, istruzione e servizi di protezione. Molte famiglie sono sfollate, la maggior parte sono ospitate da altre famiglie, mentre altre ancora hanno trovato rifugio in centri di accoglienza gestiti dal governo. L’UNICEF sta fornendo sostegno nei settori dell’acqua, dei servizi igienico-sanitari e dell’igiene (WASH), della salute, della nutrizione, della protezione dell’infanzia, della protezione sociale, dell’istruzione e della comunicazione dei rischi, rafforzando al contempo i sistemi e le capacità locali e nazionali per garantire la continuità dei servizi, sostenere la ripresa e rafforzare la resilienza di fronte a future emergenze. In particolare, ha consegnato aiuti essenziali – tra cui kit igienici, secchi, sapone, disinfettante, taniche pieghevoli, prodotti per la depurazione dell’acqua e materiale per la comunicazione dei rischi – a circa 19˙000 persone nei distretti di Rasuwa e Nuwakot. L’UNICEF necessita urgentemente di 17,2 milioni di dollari USA per sostenere la risposta umanitaria immediata a favore dei bambini e delle famiglie colpite. Sono state mobilitate risorse interne per avviare la risposta, ma sono urgentemente necessari ulteriori finanziamenti. UNICEF
September 1, 2026
Pressenza
MSF: “Ricerca su cure e prevenzione non lasci indietro i bambini”
IN UN COMMENTO PUBBLICATO OGGI SU THE LANCET, MSF DIMOSTRA CHE L’ATTUALE EPIDEMIA DI EBOLA CAUSATA DAL VIRUS BUNDIBUGYO NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO STA COLPENDO I BAMBINI IN MODO SPROPORZIONATO. MSF inoltre chiede a tutti gli attori coinvolti nella ricerca su trattamenti e strumenti di prevenzione contro il virus Bundibugyo di garantire una reale inclusione dei bambini negli studi previsti sulle contromisure mediche e un accesso tempestivo a formulazioni pediatriche dei farmaci attualmente in studio, in particolare per la profilassi post-esposizione orale (PEP). Al 4 agosto 2026, tra i casi confermati con malattia di Ebola da virus Bundibugyo per i quali era disponibile l’età, la percentuale di bambini sotto i 5 anni che, dopo la diagnosi, sono morti era significativamente più alta rispetto a quella degli adulti. Il ritardo nell’inclusione dei bambini negli studi clinici, la mancanza di indicazioni sul dosaggio pediatrico e i dubbi sulla sicurezza sono ostacoli già noti nell’accesso alle contromisure mediche per bambini, donne e ragazze in gravidanza o allattamento. Attualmente, lo studio EBO-PEP, avviato il 14 luglio 2026, sta valutando l’antivirale orale obeldesivir per prevenire il contagio dopo un’esposizione ad alto rischio al virus Ebola Bundibugyo. Se si dimostrasse efficace, potrebbe rappresentare uno strumento pratico e utilizzabile su larga scala per proteggere le persone che hanno avuto un contatto recente con un caso di Ebola. “Troppo spesso l’inclusione dei bambini nello sviluppo delle contromisure mediche durante le emergenze di salute pubblica viene relegata alle note a margine. Ma oggi, con i bambini esposti a un rischio sproporzionatamente elevato di morire se contagiati nell’attuale epidemia in RDC, la loro inclusione è fondamentale” afferma il dottor Neal Russell, consulente pediatrico di MSF. Sebbene i bambini di peso inferiore a 30 kg (di età pari o inferiore a circa 12 anni) siano esclusi dallo studio nella sua progettazione originale, è probabile che venga presto approvata una modifica al protocollo volta a includere i bambini di peso superiore a 20 kg. Rimangono però esclusi i bambini sotto i 20 kg, indicativamente di 6 anni o meno, a causa della mancanza di una formulazione pediatrica disponibile di obeldesivir e dell’assenza di dati pubblicati che supportino la frantumazione o la dissoluzione delle compresse. Per chi resta escluso, lo studio prevede un sotto-protocollo con remdesivir per via endovenosa. Tuttavia, un trattamento endovenoso quotidiano per 10 giorni è molto difficile da gestire operativamente durante un’epidemia, soprattutto nei bambini più piccoli. Gilead, l’azienda farmaceutica che produce obeldesivir, ha recentemente espresso la disponibilità a fornire formulazioni pediatriche del farmaco. Resta però da capire quando potranno iniziare gli studi con le formulazioni orali pediatriche. “Ricercatori, finanziatori e altri attori devono sostenere con urgenza un sotto-studio pediatrico sull’obeldesivir, a partire dalle indicazioni di dosaggio già disponibili, e accelerare la valutazione di altri antivirali orali e anticorpi monoclonali come profilassi post-esposizione. Dobbiamo produrre ora le evidenze necessarie affinché i bambini possano accedere a trattamenti preventivi efficaci insieme a tutti gli altri, non quando l’epidemia sarà finita – conclude Russell di MSF – Gilead si è impegnata a produrre obeldesivir in formulazione pediatrica. Auspichiamo che fornisca una tempistica chiara e accelerata e che gli attori coinvolti possano organizzare al più presto studi pediatrici con questa formulazione, o con compresse per adulti opportunamente adattate, affinché tutti i bambini a rischio possano essere inclusi negli studi che valuteranno quali opzioni di profilassi post-esposizione siano più pratiche, tempestive ed efficaci”. * MSF – Ebola : une nouvelle étude démontre l’efficacité du vaccin dans le cas d’une épidémie * THE LANCET – An urgent opportunity to ensure children’s access to oral post-exposure prophylaxis trials for Bundibugyo virus disease Redazione Italia
September 1, 2026
Pressenza