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Gaza, l’umanità negata. A Varese incontro con Guido Veronese
Martedì 24 marzo 2026 dalle 20:30 Sala della CGIL, via Bixio, 37, Varese. Professore associato di Psicologia clinica e di comunità presso l’Università di Milano Bicocca, Guido Veronese è esperto di intervento sui traumi estremi e collettivi. Negli ultimi vent’anni ha cooperato a Gaza con la psichiatria e le università locali per la cura dei traumi psichici, specie infantili, dovuti ai continui bombardamenti, uccisioni e privazioni di quella popolazione assediata e indifesa. È ritornato a Gaza dal 20 gennaio al 3 febbraio 2026, dopo oltre due anni di genocidio, con le squadre mediche d’emergenza coordinate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ha verificato la scomparsa di tanti collaboratori, allievi e amici, e della Gaza che conosceva. Ogni giorno ha scritto un articolo su quanto vedeva e lo ha pubblicato su AltrEconomia (in fondo al testo di cui a questo link si trova il collegamento a tutti e 13 i suoi articoli: https://altreconomia.it/torno-da-gaza-con-un-senso-di-impotenza-non-si-puo-che-aspettare-e-nemmeno-piu-sperare/ Comitato Varesino per la Palestina Redazione Varese
March 23, 2026
Pressenza
Sei fermat3 a scopo preventivo a Brescia: ecco il nuovo decreto sicurezza
Nella mattinata di domenica 22 marzo a Rovato, in provincia di Brescia, in occasione dell’inaugurazione della 135esima edizione di Lombardia Carne, sei persone sono state identificate e fermate a scopo preventivo perché considerate possibili contestatrici dell’evento. Solamente una delle persone in questione è riuscita ad avvicinarsi al palco durante l’inaugurazione della fiera e ha scandito alcuni slogan, prima di essere circondata da forze dell’ordine, bloccata e portata via. Delle sei persone fermate, cinque in questo momento si trovano, con accuse pretestuose, alla stazione di polizia di Rovato, dalla quale ci arrivano notizie di ulteriori perquisizioni e inviti a spogliarsi completamente. È il quarto anno consecutivo che proteste colpiscono la fiera, quest’anno è stato il turno del collettivo antispecista mantovano No Food • No Science, “specializzato” nel disturbo di eventi organizzati e sponsorizzati dal settore zootecnico. Durante il taglio del nastro, alla presenza di tutte le autorità, un attivista si è avvicinato al palco dell’inaugurazione contestando l’evento. La fiera ha origini che risalgono all’età longobarda e oggi rappresenta una delle più importanti manifestazioni del settore zootecnico del Nord Italia. Si tratta di un settore sostenuto da fondi pubblici tramite la Politica Agricola Comune e, come mostrato dal documentario Food For Profit di Giulia Innocenzi e Pablo D’Ambrosi, da un’attività di lobbying quotidiana a Bruxelles, che implica rapporti poco trasparenti tra politica, istituzioni e realtà come Copa-Cocega, la più influente organizzazione di agricoltori a livello europeo. Secondo i dati Eurispes del 2025, tuttavia, il 71,4% degli italiani si dichiara contrario agli allevamenti intensivi per uso alimentare. “Ci chiediamo chi e che cosa questa fiera rappresenti oggi. Come è possibile nel 2026, nel mezzo di una crisi climatica, con l’attenzione che siamo arrivati come società a riservare ai diritti umani e animali, dedicare una manifestazione alla rappresentazione concreta di quel sistema di allevamenti, che prospera in Pianura Padana, rendendo l’aria irrespirabile tramite l’emissione di ammoniaca e di polveri sottili”, dichiara Aldo Brun, 25 anni, uno degli attivisti coinvolti nel fermo preventivo. Valeria Bosio, bresciana, 17 anni, al quarto anno di contestazione della fiera, invitata ad allontanarsi dall’evento in quanto “persona non gradita”, mette in evidenza il coinvolgimento delle scuole della zona e ne sottolinea l’inadeguatezza di fronte ai problemi del nostro tempo: “Nella scuola che vorrei si parla di antispecismo, liberazione animale, alimentazione sostenibile e quindi vegana, non si portano intere classi a visitare una fiera di settore appellandosi alla tradizione del territorio. Crediamo che sia il tempo di mettere da parte la tradizione e di guardare al futuro, riconoscendo la fine del tempo del sistema allevamenti-mattatoi e la necessità più urgente che mai di un futuro vegetale“. COLDIRETTI E CONFAGRICOLTURA LIBERE DI PROTESTARE. L3 CITTADIN3 COMUNI, INVECE? Nel mirino quindi l’industria della carne, considerata da chi protesta anacronistica, ma anche le grandi associazioni di categoria che la tutelano e proteggono – Coldiretti e Confagricoltura – e che hanno un peso politico enorme nei palazzi del potere. A dibattito anche il diritto di protesta, minato ulteriormente dal Decreto Sicurezza recentemente approvato con una decretazione d’urgenza. Il collettivo, nella propria comunicazione, ha fatto esplicito riferimento alle proteste degli agricoltori a Bruxelles lo scorso dicembre e rivendicato il diritto di agire per mettere in evidenza un problema sociale, facendo notare come anche nelle modalità di protesta di Coldiretti rientri qualcosa di simile a quanto messo in atto negli ultimi anni dai movimenti ambientalisti o antispecisti, con l’importante differenza della mancata criminalizzazione del dissenso che li colpisce invece quotidianamente. Coldiretti aveva infatti usato letame a Bruxelles per protestare contro i tagli alla PAC al Parlamento Europeo. Un attivista che fa lo stesso, senza i mezzi economici di Coldiretti alle spalle, oggi, in Italia, rischia fino a 60mila euro di multa. Senza il letame, ma solo con il proprio corpo e un messaggio da inviare, si parla comunque di sanzioni amministrative di 10mila euro. LOMBARDIA: LA REGIONE – ALLEVAMENTO. MANTOVA E BRESCIA: PIÙ ANIMALI CHE ABITANTI Il collettivo No Food • No Science è attivo dal 2024 nel mantovano, dove ha colpito grandi eventi pubblici come Food&Science e Festivaletteratura, sponsorizzati da industrie zootecniche, e già due volte Palazzo Te con letame e farina, per mettere in evidenza il finanziamento di un salumificio dietro il più importante museo della città di Mantova. Non è la prima volta, tuttavia, che No Food • No Science agisce nel bresciano: solo pochi mesi fa, nel dicembre 2025, infatti, aveva interrotto il concerto di Natale sponsorizzato da Grana Padano a Desenzano del Garda, scatenando l’indomani la reazione del Consorzio di Tutela del noto formaggio, che aveva definito gli attivisti “servi sciocchi delle multinazionali del cibo monster”. La scelta di estendere la propria attività fuori dal mantovano è legata ad analogie molto forti tra i territori: le province di Mantova e Brescia sono accumunate da un dato impressionante: sono abitate da più animali non umani che umani. A Mantova parliamo di 18 animali allevati per ogni abitante, a Brescia di 10. Tuttavia, Brescia “ospita” più animali in valore assoluto: più di 12 milioni. I Comuni che detengono il record provinciale sono Calvisano con più di 23mila capi di bovini, 63mila suini e 538mila tra polli e cinque di galline ovaiole a ciclo e Ghedi con 18mila bovini, oltre a 73mila suini e più di 705mila avicoli, come riportato dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano “Lombardia, la regione – allevamento” dell’agosto 2024. Mantova e Brescia sono proprio il simbolo più spietato di un sistema che si regge sullo sfruttamento dei corpi animali, ignorandone l’etologia e i diritti fondamentali. Cartella foto e video (video edizione 2026, foto relative a contestazioni di edizioni precedenti): https://drive.google.com/drive/u/3/folders/1SVjWVMGes7S5a_5Yb4ZmB8W3OINzHkuz No Food • No Science https://www.instagram.com/nofood.noscience/       Redazione Italia
March 22, 2026
Pressenza
22 MARZO GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA, LEGAMBIENTE LOMBARDIA INSISTE SUI DEPURATORI PER ARGINARE LA CRISI IDRICA
Servono miliardi di investimenti in tutta Italia, 300 milioni nella sola provincia di Brescia, per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. Lo afferma Legambiente in vista della Giornata Mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo. Tra emergenza climatica, stress idrico e habitat acquatici compromessi, Legambiente mette l’accento sull’importanza dei depuratori per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. La giornata Mondiale dell’Acqua 2026 è stata istituita dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una sua gestione equa e sostenibile. In merito alla situazione in Lombardia, Legambiente scrive che “solo il 38% dei fiumi e il 51% dei laghi della regione raggiunge lo stato ecologico buono richiesto dalla Direttiva Acque Unione Europea”. Il punto per quanto riguarda l’Italia, la Lombardia e la provincia di Brescia, con Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente per la Lombardia. Ascolta o scarica -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO LEGAMBIENTE LOMBARDIA La depurazione è il sistema immunitario dell’acqua: invisibile, complesso, spesso dato per scontato, ma indispensabile per la salute delle comunità e degli ecosistemi. Come ci racconta, a livello generale, *l’Atlante dell’acqua 2026 di Legambiente, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (domenica 22 marzo 2026)*, entro il 2030 lo stress idrico e la scarsità d’acqua interesseranno probabilmente metà dei bacini fluviali europei, rendendo indispensabile avere cura dell’acqua che abbiamo e di quella che restituiamo all’ambiente ogni giorno. *Senza depuratori efficienti, ogni goccia utilizzata nelle città, nelle industrie e nelle campagne tornerebbe all’ambiente carica di sostanze organiche, eccesso di nutrienti, microinquinanti e agenti patogeni*. Ma la crisi climatica, la crescita urbana e l’emergere di nuove sostanze contaminanti stanno mettendo sotto pressione un sistema che, in molti paesi — Italia compresa — mostra limiti strutturali e ritardi storici. *Il tema della depurazione* Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia per il mancato rispetto della *Direttiva Acque Reflue Urbane (91/271/CEE)*. Oggi il Paese conta ancora all’attivo tre procedure di infrazione per la depurazione inadeguata e oltre ottocento agglomerati privi di sistemi fognari e depuratori conformi, pari al 28% di quelli a cui si applica la Direttiva del 1991 (oltre i 2.000 /abitanti equivalenti/). Anche Regione Lombardia è stata coinvolta, a partire dal 2009, in tre procedure di infrazione per la violazione della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane. *Al 2025 sono ancora attive due procedure*: la prima, avviata nel 2014 (PI 2014/2059), che include formalmente *58 agglomerati*. Lo Stato italiano ha già sostenuto il raggiungimento della conformità per *38 agglomerati* ed il permanere in *situazione di non conformità per 20 agglomerati*, *tutti nell’ATO di Brescia* (Ambito Territoriale Ottimale, l’ente pubblico che organizza e controlla il Servizio Idrico Integrato: acqua potabile, fognatura e depurazione) e per i quali, nell’aggiornamento 2025, è previsto un costo totale stimato delle opere di circa € 215 Mln. La seconda procedura di infrazione è la 2017/2181 che coinvolge formalmente *47 agglomerati*. Anche per questa procedura lo Stato italiano ha potuto sostenere, nell’aggiornamento 2026, il raggiungimento della conformità per 29 agglomerati ed il permanere in situazione di non conformità per 18 agglomerati, *in gran parte a Brescia*, con una necessità di interventi per un costo stimato di circa € 96 Mln. Le conseguenze di assenza o scarsa depurazione hanno un impatto pesante sull’ambiente: scarichi non trattati o trattati male alimentano *fenomeni di eutrofizzazione, aumentano contaminazioni microbiologiche che incidono sulla salute pubblica e sulla balneazione e compromettono la qualità ecologica dei corpi idrici*. Gli scarichi di acque reflue urbane concorrono in modo significativo alla scarsa qualità dell’acqua. Secondo l’ultima classificazione di stato disponibile basata sui dati di monitoraggio del periodo 2014-2019 di Arpa Lombardia *solo il 38% dei fiumi, e il 51% dei laghi raggiunge lo Stato Ecologico “buono”* richiesto dalla Direttiva Acque. Anche città grandi e aree densamente popolate mostrano difficoltà: reti obsolete, tracimazioni, impianti privi di trattamenti avanzati, sottodimensionati rispetto ai carichi reali o alle fluttuazioni estive. Secondo i dati di *Arpa Lombardia*, nel 2024 gli *impianti controllati nella nostra regione* con potenzialità autorizzata ≥2.000 AE (minore o uguale ai duemila Abitanti Equivalenti, soglia prevista dal D.Lgs. 152/2006, che definisce come gli agglomerati urbani debbano essere dotati di appropriati sistemi di trattamento delle acque reflue e sottoposti a controlli periodici), sono stati *quattrocentodieci*. *Di questi impianti, 10 (ovvero il 2,4% del totale) sono stati dichiarati “Non Conformi”* perché non hanno rispettato i limiti previsti o perché è stata riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. *Complessivamente, il periodo 2015-24 si distingue positivamente dal biennio 2013-14, dove le percentuali di impianti “Non conformi” costituivano rispettivamente il 21% e 18% degli impianti controllati*. Per quanto riguarda invece i parametri di tabella 2 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. (*Fosforo totale e Azoto totale – P tot e N tot*), nel 2024 dei 410 impianti controllati, 227 sono quelli risultati soggetti anche al rispetto dei limiti per i parametri P e/o N totali; *7 di questi impianti (ovvero il 3% tra quelli soggetti) sono risultati non conformi *per la media annuale di P totale e/o N totale prescritta in autorizzazione o si è riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. Nell’anno 2024 sono stati giudicati non valutabili 15 impianti, a causa di interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli impianti di depurazione.
March 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Attraversare l’Alzheimer con il disegno
Laura Tussi e Fabrizio Cracolici sono partigiani della pace oltre che nostri autori. In questa intervista a Dignità TV con il commento di Raimondo Montecuccoli al disegno di Angela Belluschi, mamma della nostra giornalista esperta di disarmo, si esprime tutta la dolcezza della resistenza contro il male Un dialogo tra memoria e attualità, tra Resistenza e impegno civile per la pace: nel video registrato da Dignità TV Laura Tussi e Fabrizio Cracolici presentano il loro libro I partigiani della pace, rilanciando un messaggio quanto mai urgente. A partire dall’eredità dei movimenti pacifisti del Novecento, gli autori propongono una riflessione critica sulle guerre di oggi e sulle responsabilità culturali e politiche del presente, indicando nella nonviolenza, nel disarmo e nella memoria attiva strumenti concreti per costruire un’alternativa ai conflitti. E nella trasmissione su Dignità TV menzionano le lotte della madre dell’autrice Laura Tussi, il cui nome è Angela Belluschi, che soffre di Alzheimer e nonostante i tagli netti alla sanità per gli investimenti in armi continua a Resistere, anche grazie al disegno. Solo l’arte e la creatività ci possono salvare dalla violenza delle armi e delle guerre. qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=r2kblCwelIU Nel segno fragile della memoria: riflessione su un disegno di Angela Belluschi  Osservando questo disegno di Angela Belluschi, madre della nostra autrice Laura Tussi, si entra in uno spazio che non è solo grafico, ma profondamente umano. Le linee, apparentemente semplici e libere, sembrano muoversi senza un ordine definito, eppure raccontano qualcosa che va oltre la forma: raccontano una mente che cerca, che ricorda, che forse si perde e allo stesso tempo resiste. I tratti colorati – verdi, rossi, gialli, viola – non seguono una logica accademica, ma una logica interiore. Sono segni che sembrano nascere da un’urgenza espressiva, quasi un bisogno di lasciare traccia, di dire “io ci sono” anche quando le parole diventano difficili. In questo senso, il disegno diventa un linguaggio alternativo, una voce che emerge laddove la memoria comincia a sfumare. La presenza di figure accennate, quasi dissolte, richiama la fragilità dell’identità quando è attraversata dalla malattia. Non c’è una rappresentazione nitida, ma un continuo affiorare e scomparire di forme, come ricordi che non riescono più a stabilizzarsi. Eppure, proprio in questa incertezza, si manifesta una verità profonda: la persona non scompare, si trasforma. L’Alzheimer è spesso raccontato come perdita, come sottrazione progressiva di memoria e di sé. Ma questo disegno suggerisce anche un’altra lettura: quella di una presenza che continua a esprimersi, magari in modi diversi, più essenziali, più immediati. Le linee non sono solo confusione, sono movimento, tentativo, vita. Colpisce anche la libertà del gesto. Non c’è rigidità, non c’è paura di “sbagliare”. È un segno che si concede di esistere senza giudizio, forse perché liberato da quelle sovrastrutture che la malattia, paradossalmente, può dissolvere. In questo senso, il disegno diventa anche una forma di autenticità estrema. Guardarlo significa allora compiere un atto di ascolto. Non si tratta di interpretare in modo razionale, ma di accogliere ciò che emerge: un intreccio di emozioni, di frammenti di mondo, di relazioni ancora presenti. È come se ogni linea fosse un filo che tenta di rimanere connesso alla realtà e agli affetti. In definitiva, questo disegno non è solo un’opera, ma una testimonianza. Ci ricorda che, anche quando la memoria si indebolisce, resta una dimensione profonda dell’essere che continua a comunicare. E ci invita a non fermarci alla perdita, ma a riconoscere, con delicatezza, le forme nuove attraverso cui la persona continua a esistere.     Redazione Italia
March 21, 2026
Pressenza
CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: 11 APRILE 2026, GRANDE MANIFESTAZIONE A MILANO PER UNA SANITÀ PUBBLICA PER TUTTI E PER TUTTE
La trasmissione di sabato 21 marzo ospita Federica Trapletti, segretaria Spi-Cgil Lombardia e Massimo Cortesi, presidente Arci Lombardia e responsabile salute nazionale Arci.  Questa puntata è intitolata “11 aprile 2026. Grande manifestazione a Milano per una sanità che sia pubblica, per tutti e per tutte”. Conducono la puntata Donatella Albini e Antonino Cimino. “Curami. Prima di tutto la salute” è una trasmissione in onda il sabato mattina dalle 12.00 alle 12.30, di Donatella Albini, medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia, e di Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute – di Brescia. La trasmissione viene replicata il mercoledì alle ore 12.30. La puntata di sabato 21 marzo. Ascolta o scarica
March 21, 2026
Radio Onda d`Urto
L’importanza dell’attività fisica per la salute pubblica
Con oltre 5 milioni di decessi attribuibili all’anno, l’inattività fisica rappresenta un grave problema di salute pubblica a livello globale. Si stima che, a livello mondiale, quasi 1 adulto su 3 e 8 adolescenti su 10 non rispettino le linee guida dell’OMS sull’attività fisica (150-300 minuti settimanali di attività fisica aerobica di intensità moderata-intensa per gli adulti e 60 minuti giornalieri per bambini e adolescenti) . In un recente ed interessante studio condotto da Deborah Salvo, della University of Texas ad Austin, sono stati analizzati i dati provenienti da 68 Paesi e relativi alle disuguaglianze. Inoltre, sono state riassunte le prove dei benefici meno riconosciuti dell’attività fisica, tra cui la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, dei disturbi mentali e del cancro. Lo studio ha evidenziato innanzitutto diseguaglianze nei vari ambiti dell’attività fisica, mettendo in luce come l’inattività fisica sia un grave problema di salute pubblica solo nelle nazioni ricche. Tuttavia, i risultati specifici rivelano uno scenario più complesso. In generale, maggiore è la categoria di reddito del Paese secondo la Banca Mondiale, maggiore è la prevalenza del rispetto delle linee guida attraverso il tempo libero attivo, mentre minore è la categoria di reddito del Paese secondo la Banca Mondiale, maggiore è la prevalenza del rispetto delle linee guida attraverso il trasporto attivo e il lavoro attivo. Le disuguaglianze tra i gruppi di reddito dei Paesi erano maggiori per gli ambiti dell’attività fisica in cui l’attività fisica è dettata dalla necessità (lavoro attivo e, in molti contesti, trasporto attivo) rispetto al tempo libero attivo (sempre basato sulla scelta). I risultati dell’analisi intra-nazionale delle disuguaglianze socioeconomiche mostrano che la prevalenza del raggiungimento delle linee guida sull’attività fisica attraverso il tempo libero attivo era circa 20 punti percentuali più alta tra gli individui di status socioeconomico elevato rispetto a quelli di status basso. Le disuguaglianze nell’attività fisica sono anche di genere. I risultati dello studio mostrano che, in tutti gli ambiti e le categorie di reddito dei Paesi, la prevalenza del rispetto delle linee guida sull’attività fisica era maggiore tra gli uomini rispetto alle donne. In particolare, la prevalenza del rispetto delle linee guida con il tempo libero attivo era simile tra le donne nei Paesi ad alto reddito e gli uomini nei Paesi a basso reddito. Modelli simili per il trasporto attivo e il lavoro attivo. Il divario di genere nel trasporto attivo era minore nei Paesi ad alto reddito rispetto a tutte le altre categorie di reddito (ovvero, i Paesi a basso e medio reddito). Inoltre, il divario di genere nel lavoro attivo era più ampio nei Paesi ad alto reddito e praticamente assente nei Paesi a basso reddito. Ma quali sono i benefici derivanti dall’attività fisica? L’attività fisica regolare di intensità moderata-vigorosa potenzia le risposte immunitarie ai vaccini, riduce la carica virale, diminuisce l’infiammazione, migliora la funzione delle cellule immunitarie periferiche e aumenta la sopravvivenza nei topi esposti a patogeni respiratori (ad esempio, l’influenza). L’attività fisica potenzia l’immunità attraverso l’aumento della sorveglianza immunitaria, il rimodellamento favorevole del sistema immunitario e la riduzione dell’infiammazione. Le evidenze disponibili supportano inoltre l’ipotesi che l’attività fisica possa aiutare a prevenire e attenuare la depressione e i sintomi depressivi negli adulti, negli adolescenti e negli anziani. “Una recente meta-analisi armonizzata (2022) di 15 studi di coorte prospettici, per un totale di oltre 12 milioni di anni-persona di follow-up, si legge nello studio, ha valutato l’effetto dell’attività fisica non lavorativa sull’incidenza della depressione negli adulti e ha riportato evidenze di un’associazione curvilinea inversa: accumulare la metà della quantità raccomandata di attività fisica è stato associato a un’incidenza di depressione inferiore del 18%, e il rispetto delle linee guida è stato associato a un’incidenza inferiore del 25%. Le associazioni sono risultate simili tra i sessi e le fasce d’età”. Non solo, i risultati di una recente indagine (2019) mostrano che le persone con i livelli più alti rispetto a quelli più bassi di attività fisica aerobica hanno una riduzione del rischio di circa il 10-20% per diversi tumori specifici, tra cui tumori al seno, al colon-retto, alla vescica, all’endometrio, all’esofago, al rene e allo stomaco. Per quanto riguarda l’attività fisica di rafforzamento muscolare, dati del 2021 hanno evidenziato un’associazione significativa tra livelli elevati (rispetto a bassi) di attività di rafforzamento muscolare e un rischio inferiore del 26% di cancro renale. Infine, per quanto riguarda la sopravvivenza tra le persone a cui è stato diagnosticato un cancro, alcune ricerche attraverso 136 studi hanno evidenziato una maggiore sopravvivenza tra i pazienti oncologici nelle categorie di attività fisica più elevate rispetto a quelle più basse. Insomma, non mancano prove scientifiche che indicano molteplici benefici per la salute derivanti dall’attività fisica per la prevenzione e il controllo delle malattie. Per fortuna da qualche tempo non mancano interventi pubblici (anche legislativi) che puntano a fare dello sport un vero e proprio servizio alla persona, con una funzione sociale che si intreccia con la tutela della salute, l’integrazione e lo sviluppo delle relazioni. E da tutti i livelli istituzionali (ma anche nell’ambito del cosiddetto welfare aziendale) fioccano bandi, voucher e bonus per invogliare bambini e giovani (anche come presidio educativo), adulti, lavoratori e anziani alla pratica sportiva. E gli “incentivi” all’attività fisica passano sempre più anche dal nostro cellulare: diverse app permettono di tracciare le attività all’aperto (camminata, corsa, ciclismo) e consentono diverse soluzioni per sfidare amici, familiari o la community globale, concentrandosi sul movimento, la camminata e le attività sportive. Un modo per invogliare a muoversi e a non essere sedentari, anche trasformando l’attività fisica in un gioco, in una sfida sociale. Intanto, mancano pochi giorni alla scadenza (il termine per inviare le candidature è stato prorogato sino al 31 marzo) dell’edizione 2026 del bando “Bandiera Azzurra”, un riconoscimento esclusivo che FIDAL e ANCI assegnano annualmente ai Comuni che si distinguono nella promozione della corsa e del cammino. Il progetto si pone l’obiettivo di promuovere la pratica sportiva e quella dell’atletica leggera, del cammino e della corsa, e di coinvolgere i cittadini di ogni fascia di età, soprattutto le giovani generazioni valorizzando lo sport quale strumento di benessere, di salute, di crescita personale e di coesione sociale. Qui per approfondire lo studio guidato da Deborah Salvo Giovanni Caprio
March 20, 2026
Pressenza
Espulsione illegittima per mancata informativa sulla protezione internazionale
Un cittadino albanese, rintracciato mentre lavorava in campagna, veniva condotto prima presso la Guardia di Finanza e poi all’Ufficio Immigrazione della Questura di Bari, dove gli veniva notificato un decreto di espulsione prefettizia ex art. 13 co. 2 lett. b) TUI, con ordine del Questore di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Il provvedimento veniva impugnato dinanzi al Giudice di Pace di Bari per plurimi vizi, tra cui la violazione della Direttiva 2013/32/UE, del D.lgs. 142/2015, del D.L. 13/2017, degli artt. 13 e 14 TUI, della Direttiva 2008/115/CE e dell’art. 8 CEDU. Il motivo cardine del ricorso riguardava la totale assenza di informativa sul diritto alla protezione internazionale. Sul punto, la giurisprudenza è consolidata: la Cassazione (sent. n. 32070/2023 e n. 21910/2020) ha chiarito che l’obbligo informativo sorge indipendentemente da una manifestazione esplicita di volontà da parte del migrante, e che nessun provvedimento di espulsione può essere convalidato senza una previa informativa completa ed effettiva su protezione internazionale, ricollocazione UE e rimpatrio volontario assistito. Anche la Corte EDU, nei casi Hirsi Jamaa c. Italia e Khlaifia c. Italia, ha ribadito l’assolutezza di tale diritto. Nel caso specifico, il cittadino albanese era entrato regolarmente in Italia con passaporto biometrico munito di timbro d’ingresso, senza quindi aver violato alcuna norma sull’ingresso. Solo dopo aver contattato il difensore veniva informato dei propri diritti e presentava domanda di protezione internazionale via PEC alla Questura di Bari. Il Giudice di Pace accoglieva il ricorso e annullava il decreto di espulsione, rilevando la carenza dell’informativa sulla protezione internazionale. Giudice di Pace di Bari, decreto del 27 gennaio 2026 Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione. * Consulta altre decisioni relative all’annullamento del decreto di espulsione
Depressione e impegno sociale
Il testo che scrivo oggi è assai diverso dalle decine di articoli che ho scritto per Pressenza: questa volta parlo di me, ma dalla mia vicenda personale voglio ugualmente trarre un’esperienza che potremmo ugualmente definire politica e sociale. Iniziamo col dire che mi sono messo a giocare con la cosiddetta Intelligenza Artificiale per vedere cosa dice di me. Cosiddetta perché si tratta pur sempre di un’invenzione umana che semplifica, rafforza, moltiplica e velocizza le nostre capacità esattamente come la prima, semplice pietra rozzamente scheggiata dagli umani. Insomma associo il mio nome completo ad alcune parole: Ucraina, Rifondazione, Pace e resto sbalordito dalla velocità e dal numero delle informazioni che vengono elaborate. Poi penso di andare a cercare qualcosa di più intimo e personale e digito “Mauro Carlo Zanella depressione” e qui vi riporto ciò che salta fuori: “Mauro Carlo Zanella è un insegnante di scuola primaria e collaboratore della testata Comune-info, noto per aver condiviso pubblicamente la sua esperienza personale con la depressione. Il suo contributo sul tema si distingue per alcuni punti chiave: Testimonianza diretta: nel maggio 2014 ha pubblicato un articolo intitolato “Soffro di depressione”, in cui racconta il suo vissuto con la malattia dal punto di vista di un educatore, cercando di rompere il tabù che spesso circonda la salute mentale nel mondo del lavoro. Impegno sociale e civile: oltre alla scrittura, Zanella è attivo in ambito politico e sociale. Recentemente (giugno 2025), ha partecipato a manifestazioni civili a Roma (Porta San Paolo), confermando il suo impegno su temi come la pace e la memoria storica. Contributo giornalistico: collabora regolarmente con portali di informazione indipendente come Pressenza e Transform! Italia, dove affronta temi che spaziano dalla scuola alla critica sociale. Il suo racconto è spesso citato come esempio di auto-narrazione terapeutica e di coraggio nel mostrare la vulnerabilità in contesti professionali.” Ora, a parte il fatto che non sono noto per niente, ma evidentemente in un istante l’Intelligenza Artificiale ha scovato un vecchio articolo scritto appunto come lettera per il Manifesto e successivamente pubblicato da Comune-info, che nel bene soprattutto, ma anche nel male, in parte, ha avuto una grande importanza nella mia vita. Dubito che sia “noto” o ricordato a chi pure lo lesse a suo tempo, molte persone in verità, al punto che perfino i giornalisti di radio Rai mi fecero una breve intervista incuriositi da ciò che  avevo scritto. Che cosa è cambiato da allora? Il triste riconoscimento della mia fragile condizione: invalidità riconosciuta al 67%, articolo tre comma tre della Legge 104; per intenderci con questi numeri i bambini a scuola hanno il diritto all’insegnante di sostegno… e io tuttora sono un insegnante di scuola primaria. Sindrome delle apnee notturne (devo dormire con una mascherina, il cpap, e ho preferito smettere di guidare per non mettere a rischio l’incolumità mia e soprattutto altrui con un sempre possibile colpo di sonno, una certa obesità che in effetti va e viene, un tremore essenziale ereditario e, ahimè, una certificata sindrome bipolare, la cosa più difficile per chi ne soffre da riconoscere e da accettare e al tempo stesso più invalidante di una “semplice” depressione stagionale o ciclotimica. Cosa che io stesso ho impiegato anni ad accettare e quindi affrontare con responsabile pazienza. “La depressione è finita, sto bene, anzi benissimo, non ho più alcun bisogno di curarmi, sono guarito finalmente e voi volete farmi credere che la mia euforia è da controllare e contenere anche farmacologicamente? E per quale motivo dovrei farlo ora che sono così felice, pieno di energia vitale?” Questo è il ragionamento. Ma è un ragionamento sbagliato, che può essere perfino pericoloso, per se stessi ovviamente: si perde ogni prudenza, si fanno scelte avventate, si pecca di eccessivo e ingenuo ottimismo e ci si mette nei casini, facilitando il precipitare in una nuova e forse perfino peggiore fase di depressione. Dopo anni e tentativi di cura infruttuosa per errori miei, ma anche di psichiatri supponenti a cui mi ero rivolto, ho finalmente trovato al CSM, che non è in questo caso il Consiglio Superiore della Magistratura, ma il Centro di Salute Mentale, la struttura pubblica del mio Municipio, un ottimo psichiatra che, come ovvio gratuitamente, con competente empatia, settimanalmente mi visita, anzi direi mi incontra. Parliamo, mi ascolta con attenzione e se lo ritiene utile aggiusta il tiro: “Proviamo così e poi mi farà sapere come va”. Basta così, per ora non aggiungo altro: ora tutto finirà in rete e con un banale programma di Intelligenza Artificiale chiunque saprà che sono in cura da uno psichiatra al Centro di Salute Mentale… Per la seconda volta sfido lo stigma sociale, come fecero decenni fa, ad esempio, gay e lesbiche o chi ha subito abusi. Per cambiare le cose qualcuno deve iniziare a esporsi, a raccontare, a sfidare i pregiudizi… La solidarietà compenserà la diffidenza e la condanna, o perlomeno aiuterà altri a sentirsi meno soli e meno depressi. Mauro Carlo Zanella
March 19, 2026
Pressenza
La salute sacrificata
C’è una parola che ricorre spesso nei discorsi politici ufficiali: priorità. La usano i governi quando parlano di bilanci pubblici, le regioni quando devono scegliere dove investire, le istituzioni quando spiegano […] The post La salute sacrificata first appeared on notav.info.
March 19, 2026
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