“Cerchiamo solo di avere un futuro”: gli studenti di Marsiglia scendono in piazza contro il governo Macron-Lecornu

Pressenza - Monday, October 12, 2026

Intervista a Lilia, studentessa del liceo Thiers di Marsiglia, attiva nelle recenti proteste contro i tagli ai fondi per l’istruzione e le condizioni inadeguate in cui si studia nelle scuole francesi. Denuncia la violenza degli agenti di polizia, che non portano il numero identificativo e la completa tutela legale di cui godono con la nuova legge sulla legittima difesa.

In questi giorni molti media hanno dato ampio spazio alle vostre proteste contro i tagli ai fondi per la scuola e le condizioni vergognose del sistema scolastico francese. Puoi spiegarci, da una che è in prima linea, le vostre vere motivazioni nello scendere in piazza?

Siamo scesi in piazza perché avevamo un motivo concreto e perché le condizioni delle scuole sono vergognose. C’è Parcoursup, una piattaforma che ti assegna un posto a seconda del tuo dossier e da questo dipende a quali percorsi post-diploma puoi accedere. Alcuni non ci riescono affatto. Lo trovo profondamente ingiusto e discriminatorio e vogliamo che finisca.

Poi ci sono le condizioni degli edifici. Molte scuole cadono a pezzi, con muffa e umidità. Vogliamo che vengano ristrutturate.

Non vogliamo spaventare il governo: cerchiamo solo di avere un futuro e per averlo dobbiamo protestare. C’è chi non scende in piazza perché non è abbastanza politicizzato e non capisce fino in fondo cosa sia il movimento. Lottiamo anche per loro, come per tante altre persone.

Anche i ritmi sono pesantissimi: studiamo dalle 8 di mattina alle 6 di sera. Lo so, è assurdo. Protestiamo anche per questo, perché è una questione fondamentale.

Scendiamo in piazza per noi, per i nostri diritti e per quelli degli altri, di chi non comprende ancora cosa stia succedendo. Nel 2026 il nostro modo di studiare è mediocre.

Gli studenti italiani, in particolare chi fa politica nelle scuole, vi guardano con grande ammirazione per il coraggio con cui avete sfidato la dura repressione di Stato e polizia. Come l’avete affrontata e come ha risposto la polizia nelle vostre scuole a Marsiglia?

Siamo in tanti e cerchiamo di aiutarci a vicenda. Ci siamo gli uni per gli altri ed è questo a renderci una comunità unita: ci siamo per tutti.

Ci sostengono molti sindacati, tra cui uno dei più noti in Francia, con tanti insegnanti del sistema nazionale, delle medie e dei licei. Tantissime persone ci danno una mano. Molti professori ci proteggono dalla polizia formando catene umane; su TikTok e Instagram ci sono tanti video su questo.

È così che affrontiamo la repressione, che è durissima. La polizia ci lancia contro i lacrimogeni ed è una violenza enorme. Gli agenti dovrebbero portare il numero identificativo RIO durante il servizio, ma con noi non lo fanno, perché non vogliono essere rintracciati. A Parigi, per esempio, usano delle luci stroboscopiche negli scudi che li rendono impossibili da filmare e riconoscere.

Poi c’è una nuova legge, approvata non molto tempo fa, sulla legittima difesa per i poliziotti. In sostanza, se uccidono un ragazzo, o chiunque altro, non possono essere perseguiti se dichiarano di aver agito per legittima difesa. Se vogliamo denunciarli e loro invocano la legittima difesa, siamo noi a dover dimostrare che non lo era.

Ci sono tante persone che hanno perso denti, mani, occhi o che sono state strangolate. Una violenza assurda, disgustosa. Stavolta sono particolarmente brutali, ma lo sono da tempo. Cambia anche il modo di chiamarli: prima erano “guardiani della pace”, ora sono “forze dell’ordine”. Si vede il cambio di mentalità.

Molti media italiani hanno riportato un presunto episodio in cui un preside sarebbe stato cosparso di benzina davanti al liceo Victor Hugo di Marsiglia, seguito poi da timide smentite. Che cosa è successo davvero quel giorno? Pensi che sia solo uno strumento usato dai media di destra per screditarvi?

Ne ho sentito parlare, ma non so cosa sia successo quel giorno, perché non c’ero e non ho molte informazioni.

Una cosa però la so con certezza: la violenza non viene da noi liceali. Il nostro è un movimento pacifista, senza violenza. La violenza arriva solo dalla polizia e da altre persone, più grandi, che si infiltrano di proposito nei blocchi e nelle manifestazioni. Non siamo noi. Non vogliamo essere rappresentati da loro né associati a loro, non è l’immagine che vogliamo dare.

È vero che nei media di destra molti dicono che siamo ragazzi manipolati dalla sinistra, che protestiamo solo perché non abbiamo voglia di andare a scuola. Non è così. Vogliamo più opportunità e un futuro, perché stanno succedendo troppe cose: tagli al bilancio e cattedre sospese di proposito.

Giustificano i tagli dicendo che la popolazione è in calo, ma non è una buona ragione per ingrandire le classi, con quasi 40 studenti e un solo insegnante che si trova a lavorare con quattro classi da 40 ragazzi. È insostenibile, è terribile.

Non so cosa voglia ottenere questa stampa di destra, ma so che veniamo infantilizzati. Poiché abbiamo 17 anni, si dice che non siamo abbastanza grandi per pensare con la nostra testa e avere un’opinione su tutto questo ed è completamente falso. Vogliamo lottare per tutti: per le persone, per gli studenti.

Le proteste sono nate in Bretagna a inizio settembre e poi si sono estese alla periferia di Parigi. Come siete riusciti a coordinarvi e a costruire una rete tra voi? Come avete reso possibile tutto questo?

Credo che qualcuno sia in contatto con Parigi, ma in realtà non coordiniamo le lotte da una città all’altra. Non so bene perché e sarebbe un’ottima idea. Lavoriamo a livello locale, in modo piuttosto disorganizzato. La rete non è ancora ben sviluppata: ci proviamo, ma è difficile.

Prima di questa mobilitazione facevamo già dei blocchi, quindi una rete di base esisteva. Ci schieriamo tutti con tutti e cerchiamo di creare solidarietà: è questo che ha reso possibile il movimento. Siamo tanti a lottare per la causa, per gli studenti, per gli insegnanti e per molto altro e siamo uniti. Sono davvero orgogliosa di noi, perché mostriamo una vera solidarietà.

Nelle piazze abbiamo visto di tutto: studenti, operai, dipendenti pubblici, vigili del fuoco. Che cosa unisce, secondo te, categorie così diverse? Perché siete scesi insieme contro le misure di bilancio del governo Macron-Lecornu?

Siamo in tanti a lottare contro questo governo e questo ci unisce molto: il rifiuto del modo in cui governa e il fatto che si taglino sempre più diritti sociali. Non so se ricordate la riforma del 2023 sulle pensioni: con quella si può andare in pensione a 64 anni, che è veramente troppo tardi.

Oggi sono al centro dell’attenzione i tagli al bilancio dell’istruzione nazionale, con tante cattedre soppresse di proposito. Ci sono molte scuole medie e superiori con classi senza nemmeno un insegnante di francese, che è materia d’esame alla maturità e così non ci si può preparare come si deve.

Per questo noi studenti lottiamo contro tutti questi tagli e queste soppressioni di posti, ed è per questo che molti si uniscono a noi. Possiamo anche unirci ad altre cause, come quella degli ospedali: ci aiutiamo a vicenda nelle rispettive battaglie. È così che ci uniamo, per via di queste misure di bilancio e dello smantellamento di tanti diritti sociali. Siamo molto solidi e cerchiamo di restare uniti, perché è fondamentale.

Proprio mentre protestavate, Macron ha pubblicato sui social un video del lancio di un nuovo missile nucleare. Cosa pensate dell’enorme aumento delle spese militari in Francia e in Europa, a fronte delle politiche di austerità dei nostri governi?

Penso che sia una vergogna: la guerra, i missili nucleari, tutto. Dimostra che a Macron non importa della nostra causa, di niente di ciò che cerchiamo di ottenere. Gli importano solo i suoi missili. Siamo indignati, è scandaloso, perché non gli importa nemmeno del suo Paese, quello che guida.

Nel nostro liceo ci sono dei corsi di difesa in caso di guerra che vogliamo eliminare: non li vogliamo. È come se ci preparassero alla guerra, a 17 anni! È vergognoso. Cerchiamo di opporci, ma è complicato.

Teodoro Palpacelli