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Esplode la protesta studentesca anche in Austria
Giovedì 22 ottobre, circa 50 mila persone, tra studenti, docenti, ricercatori e personale accademico, hanno sfilato per le vie centrali di Vienna per manifestare contro i previsti tagli ai fondi destinati all’istruzione superiore e alla ricerca scientifica. La mobilitazione, sotto lo slogan “Allarme Rosso – #SaveTheUniversities!”, è partita nel pomeriggio […] L'articolo Esplode la protesta studentesca anche in Austria su Contropiano.
October 24, 2026
Contropiano
Blocco stradale dei tir a Valmontone
Gli autotrasportatori portano avanti un blocco parziale sull'A1 per protestare contro il caro carburante e i costi che gravano sul settore. In comunicazione telefonica direttamente dal blocco a Valmontone, un agricoltore ci ha raccontato come si svolge la protesta.
October 22, 2026
Radio Onda Rossa
Perché i media descrivono il movimento giovanile in Francia come un moto di rabbia, quando i giovani ballano e cantano per strada?
> Nelle ultime settimane, i media francesi hanno raccontato al mondo che i > giovani in Francia sono arrabbiati. Eppure, quando apro i social media, ciò > che vedo sono ragazzi e ragazze che ballano e cantano per le strade delle > principali città della Repubblica.  Vedo giovani che vogliono essere riconosciuti in quanto esseri umani. E infatti, essere umani, prima di tutto, significa poter scegliere liberamente il futuro e le condizioni in cui si desidera vivere. Non hanno bisogno di un partito politico o di un’ideologia che dica loro cosa pensare e come comportarsi. Semplicemente, non sono stupidi e capiscono che il loro futuro è in pericolo, punto e basta. Cantano la speranza di costruire un mondo migliore e ballano per aprire le porte del loro futuro, porte che sono serrate a chiave e sorvegliate da coloro che detengono il potere e la ricchezza in Francia. Bisogna ammettere che si sono verificati atti di vandalismo, come spesso accade nelle grandi manifestazioni. Gli opportunisti approfittano della situazione per vandalizzare, saccheggiare negozi, appiccare incendi e seminare il caos. In realtà, ai rivoltosi non serve una rivoluzione culturale per scatenare il panico; a Montreal lo sanno fin troppo bene: ogni volta che i Montreal Canadiens, squadra di hockey sul ghiaccio, vincono o perdono una serie di playoff, il centro città si trasforma in un vero e proprio caos, devastato da teppisti che spesso non sono nemmeno fan dello sport. Tuttavia, le manifestazioni giovanili francesi sono degne di nota perché nonviolente, anche se i principali media ci raccontano il contrario. I ragazzi e le ragazze che ballano e cantano per le strade preoccupano le autorità francesi e le forze dell’ordine. Questi organi sono abituati a proteste alimentate da lotte ideologiche ben organizzate (sia di sinistra che di destra), che possono essere facilmente infiltrate e manipolate dai servizi di controllo del territorio o da altre influenze esterne. Oggi, i giovani di tutto il mondo insorgono dicendo: basta con questo atteggiamento disfattista e fatalista nei confronti del futuro. Hanno capito che coloro che detengono il potere hanno usato la paura del futuro per sottrarre ai giovani la libertà di scegliere. Questa generazione è il futuro in movimento. Cantando e ballando per le strade, dimostrano al mondo che non hanno paura di riprendersi il proprio futuro! È davvero fantastico, e sovversivo! -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI GAIA DA RÈ. Anne Farrell
October 21, 2026
Pressenza
Caro carburante: la rabbia di chi non riesce più a lavorare
Travolta dalla psicosi che finisca il combustibile, l’orda di automobili si precipita a fare il pieno di benzina e diesel. È talmente ossessiva la smania di accaparramento, che alcuni distributori, sebbene rientranti nel tetto massimo, rifilano il gasolio a 2,60. Intanto, mentre nelle città tutti si affrettano a formare code alle pompe di benzina, il tempo rallenta in prossimità dei blocchi. Sotto i gazebo, intorno alle rotatorie, camionisti e agricoltori bevono caffè caldo, sui telefonini guardano i servizi televisivi che narrano la loro lotta al caro carburante. Gli autotrasportatori vivono giorni drammatici. Hanno perlopiù ditte individuali che lavorano con margini bassi, dovendo consegnare merci eccellenti alla grande distribuzione, a prezzi da strozzo. Viaggiano su camion acquistati con mutui pluridecennali, costretti ad accettare tariffe col tempo sempre meno remunerative. «Alla fine la globalizzazione è arrivata pure qua e ci ha ridotti alla fame», strepita digrignando i denti Giovanni, che il padre lo ha convinto a fare l’autotrasportatore e adesso si acquatta accanto al figlio, vicino al falò acceso per la notte, quasi avesse il rimorso di averlo portato sulla cattiva strada. Pure fra quelli dei trattori la voce è univoca: «In due o tre anni, la nafta agricola è aumentata del 100 percento, da 70 centesimi al litro a 1,40, ma il problema reale non è solo il gasolio. Lavoriamo sottocosto. La maggior parte di noi ha pochi ettari di terreno. La proprietà frazionata, scarsa e divisa, quindi non potendo permetterci un’economia di scala, cioè non lavorando sulle grandi quantità, stiamo sempre con l’acqua alla gola; appena il livello si alza un po’, anneghiamo». Risale al 2021 l’ultimo censimento Istat sulle aziende agricole in Calabria. Erano 95.538, con una diminuzione del 30,7 percento rispetto alle 137.790 del 2010. La superficie agricola utilizzata è pari a 543.000 ettari, con una media aziendale che è salita a 5,7. Le imprese a conduzione familiare sono il 93,5 percento. Soprattutto loro, in questi giorni, animano la protesta. > Preoccupano la signora Meloni, perché questi manifestanti sono autorganizzati. > Molti votarono per lei, ma adesso la contestano e ce l’hanno pure con Salvini Dunque, quelli che non strisceranno dietro ai leaderini impegnati a ritagliarsi un posto nei listini bloccati di Renzi o Vannacci, e non si accontenteranno delle regalie del “governatore” Occhiuto, potrebbero decidere di abbracciare un programma di sinistra, addirittura socialista. Se fuori dallo spettacolo social, ce ne fosse uno. Non bisogna confondere questi agricoltori in lotta con i feudatari capopolo che agitano la protesta. La piccola proprietà agricola, quella da pochi ettari, si è formata spaccandosi la schiena, ai margini dei grandi possedimenti terrieri, in molti casi accumulati nel corso del ‘900 da famiglie che li hanno racimolati con la forza, approfittando dello sfaldamento degli antichi latifondi, accaparrando con ricatti e minacce le proprietà dei calabresi costretti all’emigrazione. Da quel moto predatorio discende la mafia borghese, quella che oltre al capitale originario ha accumulato terreni e adesso, senza sporcarsi le mani di sangue in prima persona, assorbe la manodopera sottopagata e arruolata dai caporali. > Erano gli stallieri e i porcari dei latifondisti, adesso sono dei Mazzarò, > padroni di terreni e mezzi di produzione. Non hanno più bisogno di trattare > direttamente con i “coyote” intermediari. Sono costrette a farlo per loro le > aziende locali del commercio agricolo, anch’esse in crisi, che comprano i > prodotti quando sono ancora sugli alberi o nei terreni e rivendono alla grande > distribuzione. Le norme europee consentono di qualificare come “italiano” un prodotto in base al luogo di trasformazione e confezionamento. Chiunque può importare, da dove vuole, il grano, le carni per insaccati, le olive da olio, per poi apporre un’etichetta: “Prodotto in Italia”. Così la grande distribuzione strozza le piccole produzioni. Gli acquirenti impongono prezzi globalizzati: la farina costa 40 euro a quintale in Calabria, ma chi la ammassa nei silos, per rivenderla alle grandi aziende della pasta, impone prezzi stracciati ai produttori locali. In alternativa a loro, la compra dalle multinazionali che al porto di Corigliano la vendono a 22. E come si difende chi coltiva la terra? Sinora hanno adottato ogni stratagemma possibile. Le chiamano “frodi”, ma sono tattiche di sopravvivenza. Il combustibile agricolo rivenduto per altri usi e i finti braccianti assunti a tempo determinato per spillare all’Inps i contributi della disoccupazione sono espedienti analoghi a quelli degli insegnanti emigrati al nord, che con 1400 euro al mese soffrono la fame e acquistano elettrodomestici col bonus Carta Docente. Ogni agricoltore compila un “quaderno di campagna”, un piano di produzione, in base al quale ottiene il combustibile a prezzi agevolati. Con recente delibera, la Regione ha restituito il 30 percento del carburante già acquistato. Un’azienda agricola da pochi ettari, che ha praticato il credito d’imposta, recupera 400 euro sul quadrimestre gennaio – aprile. Questi benefici, come il “buono carburante”, sono validi per le aziende costituite, quelle in regola. Tante però non riescono a stare nei parametri di legge per le difficoltà che le norme comportano. Qualcuna ci sguazza pure. Ci sono attività che hanno un fatturato da 7mila euro, il forfettario, eppure comprano trattori da 100mila. Sono funzionali a scimmiottare una presenza istituzionale, pertanto risultano grottesche, le recenti operazioni dell’antimafia dopo la strage di Amendolara, che ha portato alla riscoperta del caporalato. Colpendo nel mucchio le aziende agricole locali, si camuffa la cruda realtà di un sistema di per sé fraudolento e sanguisuga. Le soluzioni? Tassare gli extraprofitti, imporre regole alla grande distribuzione, sgravare dalle gabelle i piccoli agricoltori, calmierare i prezzi del combustibile, premiare le reti dell’economia solidale. Ci vorrebbe una nuova riforma agraria, in chiave contemporanea. Stavolta, magari, applicata sul serio. Rivedi la nostra puntata del podcast sulla produzione di cibo: Tutte le immagini di Claudio Dionesalvi Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. 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October 21, 2026
DINAMOpress
Albania in rivolta: c’entra anche l’Italia
Una generazione che non accetta di restare spettatrice Nell’ottobre 2026 migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana, con una partecipazione significativa di giovani e studenti, chiedendo le dimissioni di Edi Rama. Le mobilitazioni sono il punto di arrivo di un malcontento maturato nel tempo: corruzione, costo della vita, […] L'articolo Albania in rivolta: c’entra anche l’Italia su Contropiano.
October 21, 2026
Contropiano
I Data Centre in Italia: territorio, regolazione e conflitti e il ruolo dei comitati territoriali
Giorgio Pirina esamina la diffusione dei data centre in Italia, territorialmente concentrata nell'area periurbana milanese. Dopo aver riferito dei "Critical Data Center Studies" e illustrato i rischi che sorgono per suolo, energia, acqua e qualità dell'aria, Pirina ricostruisce l'evoluzione della normativa nel 2026 sostenendo che essa risponde soprattutto alla richiesta di tempi certi da parte degli operatori e non a quelle dei comitati territoriali, che invece svolgono un lavoro di cura del territorio che l'etichetta Nimby non coglie. Leggi l'articolo Molto interessante è anche l'episodio del 13 ottobre di Piede Sinistro che torna a parlare di saccheggio e resistenza nei territori insieme alla giornalista Rita Cantalino, per fare il punto su ciò che si è messo in moto nelle ultime settimane. Ascolta l'edipisodio "La battaglia ai data center è ovunque"
October 19, 2026
Pillole di info digitale
Un weekend di fuoco – racconti da Milano e Torino@1
Sulla scia delle proteste studentesche e delle piazze francesi sono stati indetti cortei contro il carovita in tutta Italia, senza sigle sindacali o appartenenze politiche. A Milano, Torino, Bologna e Roma si sono tradotte in scontri con la polizia e danneggiamenti, a volte anche saccheggi di quelle parti di città che buona parte dei loro abitanti, in particolare giovanissimi e giovanissime, non si possono permettere. Abbiamo sentito una compagna di Milano in Movimento che ci ha raccontato delle giornate del 16, 17 e 18 nella capitale lombarda. Abbiamo parlato della composizione delle piazze, del comportamento poliziesco, i fermi, il tentativo di alcune pagine social di riportare l’esplosione verticale del conflitto a una guerra tra poveri. Ricordiamo che è stato attivato un hub legale per i fermi di Milano, l’indirizzo a cui scrivere è: hub4defenders@proton.me, e 353 495 3606 è il numero di telefono. Da Torino abbiamo raccolto la testimonianza di uno studente sulle giornate del 16 e 17 e sul presidio al carcere minorile Ferrante Aporti di domenica.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info
Un weekend di fuoco – racconti da Milano e Torino@0
Sulla scia delle proteste studentesche e delle piazze francesi sono stati indetti cortei contro il carovita in tutta Italia, senza sigle sindacali o appartenenze politiche. A Milano, Torino, Bologna e Roma si sono tradotte in scontri con la polizia e danneggiamenti, a volte anche saccheggi di quelle parti di città che buona parte dei loro abitanti, in particolare giovanissimi e giovanissime, non si possono permettere. Abbiamo sentito una compagna di Milano in Movimento che ci ha raccontato delle giornate del 16, 17 e 18 nella capitale lombarda. Abbiamo parlato della composizione delle piazze, del comportamento poliziesco, i fermi, il tentativo di alcune pagine social di riportare l’esplosione verticale del conflitto a una guerra tra poveri. Ricordiamo che è stato attivato un hub legale per i fermi di Milano, l’indirizzo a cui scrivere è: hub4defenders@proton.me, e 353 495 3606 è il numero di telefono. Da Torino abbiamo raccolto la testimonianza di uno studente sulle giornate del 16 e 17 e sul presidio al carcere minorile Ferrante Aporti di domenica.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info
Un weekend di fuoco – racconti da Milano e Torino
Sulla scia delle proteste studentesche e delle piazze francesi sono stati indetti cortei contro il carovita in tutta Italia, senza sigle sindacali o appartenenze politiche. A Milano, Torino, Bologna e Roma si sono tradotte in scontri con la polizia e danneggiamenti, a volte anche saccheggi di quelle parti di città che buona parte dei loro abitanti, in particolare giovanissimi e giovanissime, non si possono permettere. Abbiamo sentito una compagna di Milano in Movimento che ci ha raccontato delle giornate del 16, 17 e 18 nella capitale lombarda. Abbiamo parlato della composizione delle piazze, del comportamento poliziesco, i fermi, il tentativo di alcune pagine social di riportare l’esplosione verticale del conflitto a una guerra tra poveri. Ricordiamo che è stato attivato un hub legale per i fermi di Milano, l’indirizzo a cui scrivere è: hub4defenders@proton.me, e 353 495 3606 è il numero di telefono. Da Torino abbiamo raccolto la testimonianza di uno studente sulle giornate del 16 e 17 e sul presidio al carcere minorile Ferrante Aporti di domenica.
October 19, 2026
Radio Blackout
Sulle proteste della Gen Z in India
Non si fermano le proteste contro i censimenti elettorali in India, che hanno superato la terza settimana consecutiva. Narendra Modi non è mai stato così in crisi come dopo le ultime, intense, settimane di mobilitazione che hanno attraversato l’India e soprattutto le strade della capitale, Nuova Delhi. Nei giorni scorsi, la polizia ha nuovamente arrestato il leader della protesta degli “scarafaggi”, dopo che era stato arrestato e rilasciato a ridosso della grande manifestazione convocata per sabato scorso. In occasione delle manifestazioni annunciate contro il governo, Nuova Delhi è stata trasformata in una fortezza, ed è stato impedito ai manifestanti di radunarsi. Nonostante questo, migliaia di manifestanti sono stati arrestati dalla polizia, mentre continuano le rivendicazioni contro Modi, contro l’operato della Commissione elettorale indiana (Eci). Abbiamo parlato di queste proteste, e di altre questioni che toccano la popolazione indiana, con Matteo Miavaldi, giornalista esperto del subcontinente indiano, autore del libro “Un’altra idea dell’India”.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info