Tag - proteste

In Albania continuano le proteste
Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese. Queste vanno avanti da ormai più di 45 giorni, animate da persone anche molto diverse tra loro. Il tema della svendita del territorio, delle pressioni USA e della corruzione rimangono al centro della discussione, mentre, ci spiega Julie, è sempre più chiaro che le persone si aspettano una vera e propria transizione politica. Nell’intervista anche un affondo sui primi risultati della mobilitazione e un invito a proseguire e sostenere questa lotta – legata alle tante forme di resistenza che vengono portate avanti anche qui e in altri paesi.
In Albania continuano le proteste
Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese. Queste vanno avanti da ormai più di 45 giorni, animate da persone anche molto diverse tra loro. Il tema della svendita del territorio, delle pressioni USA e della corruzione rimangono al centro della discussione, mentre, ci spiega Julie, è sempre più chiaro che le persone si aspettano una vera e propria transizione politica. Nell’intervista anche un affondo sui primi risultati della mobilitazione e un invito a proseguire e sostenere questa lotta – legata alle tante forme di resistenza che vengono portate avanti anche qui e in altri paesi.
July 16, 2026
Radio Blackout
La Lombardia punta sui data center, l’affare che divora risorse e territori
67 impianti già attivi, altri in fase di progettazione. Sabato la prima protesta in provincia di Pavia A Lacchiarella, in provincia di Pavia, sabato prossimo alle 10 ci sarà una delle prime manifestazioni contro la costruzione di un data center in Italia, organizzata dal Comitato di Ciarlasco. Ultimo atto di un processo di organizzazione dal basso contro la diffusione incontrollata di data center che da mesi coinvolge l’intero territorio della Lombardia. Negli ultimi anni la regione è diventata, suo malgrado, il nuovo hub del Sud Europa per la costruzione di data center, impianti dedicati alla raccolta, archiviazione ed elaborazione dei dati per l’intelligenza artificiale. I data center di grandi dimensioni progettati per sostenere un incremento continuo della domanda, sono strutture fortemente energivore che hanno un impatto dirompente sulla salute e il territorio. Di recente, il rapporto «Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprints» della United nations university, ha reso noto che, entro il 2030, i data center arriveranno a consumare 945 terawattora di elettricità all’anno, quasi il triplo del consumo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria (650 milioni di abitanti). Leggi l'articolo su "Il Manifesto" Sul tema sono stati ospiti di Radio3 Scienza Giovanna Sissa, docente di sostenibilità ambientale dell'ICT al Dottorato di ricerca STIET dell'Università di Genova e autrice di "Le emissioni segrete. L'impatto ambientale dell'universo digitale" (Il Mulino, 2024) ed Eugenio Morello, docente di tecnica e pianificazione urbanistica presso il Politecnico di Milano. Ascolta l'intervista Your browser does not support the audio tag. Su Raiplay Play Sound si può ascoltare la puntata completa
Francia: nuove alleanze e mobilitazioni contro la violenza patriarcale@0
A seguito della morte di Lyhanna, una bambina di 11 anni uccisa dal suo aggressore, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Dopo il primo appuntamento, l’8 giugno, le mobilitazioni sono continuate: la chiamata è ogni lunedì, davanti ai tribunali. Insieme a Luge, una compagna del collettivo féministes révolutionnaires , abbiamo riflettuto come Il caso di Lyhanna sia diventato immediatamente politico: mentre il governo e il Ministro della Giustizia hanno parlato di un “disfunzionamento” del sistema giudiziario, i movimenti femministi e per i diritti dei/delle bambinx hanno denunciato questo delitto come l’ennesima espressione della violenza sistemica che lo Stato non riesce o non vuole contrastare efficacemente.  A partire dall’analisi delle piazze e dei loro contenuti, anche contraddittori e problematici come l’aumento delle pene senza guardare ad approcci e bisogni sistemici come l’educazione, Luge delinea un quadro di lotta complesso. Prima di tutto le piazze chiedono azioni concrete, culminando nella proposta di una grande manifestazione nazionale il 4 luglio e di uno sciopero generale femminista fissato per il 7 settembre. Inoltre, viene data grande enfasi alla lotta contro l’adultismo (il sistema di dominazione degli adulti sui minori) e alla creazione di nuove alleanze tra movimenti transfemministi e movimenti “enfantistes”, ovvero che mettono anche la prospettiva dei/delle bambinx al centro. Il movimento ricorda dati allarmanti: si stima che ogni anno in Francia 160.000 bambinx siano vittime di violenze sessuali, quasi uno ogni tre minuti. Un nodo centrale è quello del femminismo anti carcerario e il suo ruolo in questo contesto: emerge infatti una spaccatura tra il femminismo istituzionale, che richiede una legge quadro basata su investimenti e un femminismo intersezionale e anticarcerario che vuole avere voce in merito. Quest’ultimo, rappresentato da collettivi come féministes révolutionnaires , critica, ad esempio, l’approccio puramente punitivista, sottolineando come la repressione colpisca prioritariamente le popolazioni già marginalizzate e precarie – insieme ad altri aspetti sottolineati nel piano d’azione di Nous Toutes. L’intervista mette in luce anche il lavoro che vogliono portare avanti con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali (2027). Mettono in guardia contro i tentativi dell’estrema destra (collettivo Némésis primo tra tutti) di strumentalizzare la lotta alla pedocriminalità per promuovere agende razziste, transfobiche o per chiedere il ripristino della pena di morte. Il movimento transfemminista risponde alla presenza della destra rivendicando pratiche di autodifesa e alleanze antifasciste per presidiare le piazze. Registrato in francese:
Francia: nuove alleanze e mobilitazioni contro la violenza patriarcale@1
A seguito della morte di Lyhanna, una bambina di 11 anni uccisa dal suo aggressore, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Dopo il primo appuntamento, l’8 giugno, le mobilitazioni sono continuate: la chiamata è ogni lunedì, davanti ai tribunali. Insieme a Luge, una compagna del collettivo féministes révolutionnaires , abbiamo riflettuto come Il caso di Lyhanna sia diventato immediatamente politico: mentre il governo e il Ministro della Giustizia hanno parlato di un “disfunzionamento” del sistema giudiziario, i movimenti femministi e per i diritti dei/delle bambinx hanno denunciato questo delitto come l’ennesima espressione della violenza sistemica che lo Stato non riesce o non vuole contrastare efficacemente.  A partire dall’analisi delle piazze e dei loro contenuti, anche contraddittori e problematici come l’aumento delle pene senza guardare ad approcci e bisogni sistemici come l’educazione, Luge delinea un quadro di lotta complesso. Prima di tutto le piazze chiedono azioni concrete, culminando nella proposta di una grande manifestazione nazionale il 4 luglio e di uno sciopero generale femminista fissato per il 7 settembre. Inoltre, viene data grande enfasi alla lotta contro l’adultismo (il sistema di dominazione degli adulti sui minori) e alla creazione di nuove alleanze tra movimenti transfemministi e movimenti “enfantistes”, ovvero che mettono anche la prospettiva dei/delle bambinx al centro. Il movimento ricorda dati allarmanti: si stima che ogni anno in Francia 160.000 bambinx siano vittime di violenze sessuali, quasi uno ogni tre minuti. Un nodo centrale è quello del femminismo anti carcerario e il suo ruolo in questo contesto: emerge infatti una spaccatura tra il femminismo istituzionale, che richiede una legge quadro basata su investimenti e un femminismo intersezionale e anticarcerario che vuole avere voce in merito. Quest’ultimo, rappresentato da collettivi come féministes révolutionnaires , critica, ad esempio, l’approccio puramente punitivista, sottolineando come la repressione colpisca prioritariamente le popolazioni già marginalizzate e precarie – insieme ad altri aspetti sottolineati nel piano d’azione di Nous Toutes. L’intervista mette in luce anche il lavoro che vogliono portare avanti con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali (2027). Mettono in guardia contro i tentativi dell’estrema destra (collettivo Némésis primo tra tutti) di strumentalizzare la lotta alla pedocriminalità per promuovere agende razziste, transfobiche o per chiedere il ripristino della pena di morte. Il movimento transfemminista risponde alla presenza della destra rivendicando pratiche di autodifesa e alleanze antifasciste per presidiare le piazze. Registrato in francese:
Francia: nuove alleanze e mobilitazioni contro la violenza patriarcale
A seguito della morte di Lyhanna, una bambina di 11 anni uccisa dal suo aggressore, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Dopo il primo appuntamento, l’8 giugno, le mobilitazioni sono continuate: la chiamata è ogni lunedì, davanti ai tribunali. Insieme a Luge, una compagna del collettivo féministes révolutionnaires , abbiamo riflettuto come Il caso di Lyhanna sia diventato immediatamente politico: mentre il governo e il Ministro della Giustizia hanno parlato di un “disfunzionamento” del sistema giudiziario, i movimenti femministi e per i diritti dei/delle bambinx hanno denunciato questo delitto come l’ennesima espressione della violenza sistemica che lo Stato non riesce o non vuole contrastare efficacemente.  A partire dall’analisi delle piazze e dei loro contenuti, anche contraddittori e problematici come l’aumento delle pene senza guardare ad approcci e bisogni sistemici come l’educazione, Luge delinea un quadro di lotta complesso. Prima di tutto le piazze chiedono azioni concrete, culminando nella proposta di una grande manifestazione nazionale il 4 luglio e di uno sciopero generale femminista fissato per il 7 settembre. Inoltre, viene data grande enfasi alla lotta contro l’adultismo (il sistema di dominazione degli adulti sui minori) e alla creazione di nuove alleanze tra movimenti transfemministi e movimenti “enfantistes”, ovvero che mettono anche la prospettiva dei/delle bambinx al centro. Il movimento ricorda dati allarmanti: si stima che ogni anno in Francia 160.000 bambinx siano vittime di violenze sessuali, quasi uno ogni tre minuti. Un nodo centrale è quello del femminismo anti carcerario e il suo ruolo in questo contesto: emerge infatti una spaccatura tra il femminismo istituzionale, che richiede una legge quadro basata su investimenti e un femminismo intersezionale e anticarcerario che vuole avere voce in merito. Quest’ultimo, rappresentato da collettivi come féministes révolutionnaires , critica, ad esempio, l’approccio puramente punitivista, sottolineando come la repressione colpisca prioritariamente le popolazioni già marginalizzate e precarie – insieme ad altri aspetti sottolineati nel piano d’azione di Nous Toutes. L’intervista mette in luce anche il lavoro che vogliono portare avanti con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali (2027). Mettono in guardia contro i tentativi dell’estrema destra (collettivo Némésis primo tra tutti) di strumentalizzare la lotta alla pedocriminalità per promuovere agende razziste, transfobiche o per chiedere il ripristino della pena di morte. Il movimento transfemminista risponde alla presenza della destra rivendicando pratiche di autodifesa e alleanze antifasciste per presidiare le piazze. Registrato in francese:
June 29, 2026
Radio Blackout
La Rivoluzione dei Fenicotteri in Albania. Webinar con Mauro Zanella
Una testimonianza diretta sul movimento popolare e nonviolento che da tre settimane scende in piazza tutti i giorni in Albania per denunciare uno scempio ambientale, ma anche una classe politica screditata e corrotta. Le proteste ormai non riguardano più soltanto l’opposizione al progetto di un resort di lusso che Jared Kushner e Ivanka Trump vorrebbero costruire in un’area incontaminata e protetta, ma sono diventate politiche. I manifestanti, a cui si sono uniti molti albanesi della diaspora, tornati a Tirana per partecipare agli enormi cortei, chiedono la caduta del governo e le dimissioni del primo ministro Edi Rama e attaccano anche il leader dell’opposizione Sali Berisha. Mercoledì 24 giugno 2026 ore 21 Per collegarsi: https://www.facebook.com/events/1209918201232320 https://www.youtube.com/watch?v=zyr9IIh39Ck       Redazione Italia
June 21, 2026
Pressenza
Milano, “processo” alla manutenzione del verde
Giovedì 25 giugno 2026 dalle 18 alle 20:30 Municipio 5, viale Tibaldi 41, Milano La disastrosa gestione e manutenzione delle aree verdi milanesi non è una “percezione” dei cittadini o un’accusa strumentale della destra. A riprova, si sono espressi molto criticamente in proposito anche due esponenti PD del Municipio 5. Il presidente della Giunta, Nicola Carapellese, e il presidente del Consiglio, Michele Valtorta, in una intervista al Giorno hanno dichiarato che la manutenzione di MM SpA è inaccettabile, manifestando anche preoccupazione per la durata 25ennale del contratto tra Comune e la partecipata MM e l’assenza di penali prevista dallo stesso. Le riserve espresse dai due amministratori di zona 5 non riguardano però solo la qualità della manutenzione di MM, ma anche la pratica dello sfalcio ridotto tanto cara all’Assessora al Verde Elena Grandi. Proprio dal Municipio 5 è partita la richiesta di un consiglio straordinario sul verde, che si terrà giovedì 25 giugno dalle 18 alle 20:30 in viale Tibaldi 41. Parteciperanno l’Assessora al verde Grandi e i tecnici dell’assessorato e di MM. In inizio di seduta, i cittadini potranno fare brevi interventi e dire la loro. Intanto, sotto i post che l’Assessora Elena Grandi pubblica sulla propria pagina Facebook i cittadini continuano a lasciare commenti inferociti sullo stato del verde milanese e il suo operato. Gli sfoghi di rabbia dei cittadini sono ormai la reazione fissa anche ai podcast della serie “La cura del verde in città” che il Comune pubblica sulla propria pagina Facebook da novembre 2025, dopo che MM è definitivamente subentrata nel servizio di manutenzione del verde all’appaltatore esterno AVR-Miami, che lo ha gestito – male – dal 2016, quando vinse l’appalto col ribasso di oltre il 30%. Il decennio 2016-2026 è stato decisamente critico per la manutenzione del verde milanese e purtroppo MM non sembra in grado di cambiare la situazione come era stato auspicato dagli Assessori al Verde di Beppe Sala, prima Pierfrancesco Maran e poi Elena Grandi. Di sicuro, per il momento è in corso soprattutto un grosso sforzo per raccontarci quanto, nella teoria, sia ben organizzato il servizio. Prendete 10 minuti per ascoltare dalla voce del responsabile della Divisione Verde di MM quanta competenza e cura viene – a suo dire- posta nel tagliare i prati e quanta nel bagnare i giovani alberi. https://www.facebook.com/share/p/1Cc1NmdWoS/ Nel podcast al link postato sopra, scoprirete che i parchi, i giardini, il verde di quartiere che frequentiamo più spesso viene tagliato ben 7-8 volte l’anno, e gli alberi più giovani (meno di 3 anni di età), circa 20mila in tutta Milano, vengono irrigati ogni 7-10 giorni da una squadra di 30 autobotti. Noi cittadini però non abbiamo visibilità di tutta questa impeccabile e frenetica attività di sfalcio e irrigazione, ma se la manutenzione del verde è davvero così ben organizzata, per il Comune non dovrebbe essere un problema rendere pubblico e consultabile dai cittadini il calendario degli interventi di sfalcio e dei passaggi delle autobotti, per Municipio e per singola area verde. Ne parliamo giovedì 25 giugno al Municipio 5. https://www.facebook.com/ForestamiDimenticami Redazione Milano
June 21, 2026
Pressenza