Tag - spese militari

Venti di guerra sull’economia mondiale: l’FMI taglia le stime, l’Italia frena allo 0,5%
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) riscrive la rotta della crescita, a causa degli effetti disastrosi dell’aggressione statunitense e israeliana all’Iran. Nell’ultimo World Economic Outlook, l’istituto con sede a Washington ha rivisto al ribasso le prospettive economiche per il biennio 2026-2027, avvertendo che l’instabilità geopolitica rischia di innescare la “più grande […] L'articolo Venti di guerra sull’economia mondiale: l’FMI taglia le stime, l’Italia frena allo 0,5% su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
Varese si mobilita contro l’economia di guerra e la militarizzazione
Domenica 19 aprile alle 15.00 scendiamo in piazza a Varese. Perché il mondo è in guerra e noi non ci stiamo. I nostri governi spostano da un giorno all’altro gli equilibri internazionali e a rimetterci siamo sempre e solo noi cittadini. La guerra non si combatte solo con le bombe a Gaza, in Libano, in Iran: si combatte anche qui, contro i nostri diritti. Oggi nel mondo è in corso il numero più alto di guerre mai registrato prima e ci riguarda. I nostri soldi pubblici finanziano armi invece di vite. Assistiamo a un continuo aumento delle spese militari, a discapito di quelle destinate alla sanità e all’istruzione. Questo non aumenta il nostro senso di sicurezza, anzi, ci sentiamo sempre più minacciati. Scendiamo in piazza contro la normalizzazione del genocidio, contro chi cancella la Palestina dai libri di scuola, contro il ddl che criminalizza il dissenso e trasforma il diritto di manifestare in un reato, contro la militarizzazione delle nostre città, le zone rosse, i fermi preventivi senza reato, contro chi usa i soldi della sanità per arginare i prezzi del carburante che schizzano alle stelle a causa delle guerre degli altri. Scendiamo in piazza contro un sistema che decide che alcune vite valgono meno di altre, che alcune morti si possono ignorare, che migliaia di bambini e bambine persi per sempre si possono accettare, che alcune guerre si possono applaudire. Domenica 19 aprile scendiamo in piazza non solo per dire no, ma per dire chi siamo e che mondo vogliamo. Perché crediamo che ogni vita abbia lo stesso valore. Che la dignità non dipenda dal colore della pelle e dal Paese in cui sei nato. Crediamo che le risorse pubbliche debbano essere utilizzate per il bene comune, per la salute, per l’istruzione e per costruire un futuro alla portata di tutti, in cui nessuno viene marginalizzato. Non per costruire una società militarizzata dominata dalla violenza e dalla paura. Crediamo nel diritto di dissentire, di organizzarsi e di scendere in piazza senza essere trattati come nemici. Crediamo che la democrazia non sia una concessione revocabile, ma una conquista da difendere ogni giorno. Crediamo che la Palestina esista, che il suo popolo abbia diritto alla vita e alla terra e che il genocidio non si debba normalizzare né sui giornali, né nei libri di scuola, né nel silenzio dei governi. Un altro mondo è possibile e lo stiamo già costruendo insieme: ogni volta che scegliamo la solidarietà invece della paura, il coraggio invece della rassegnazione, la piazza anziché l’isolamento. Per questo il 19 aprile scendiamo in piazza alle ore 15.00, ritrovo per la partenza del corteo ai Giardini Estensi di Varese, via Sacco. Per aggiornamenti sul percorso del corteo si invita a seguire il profilo Instagram di: Sharazade CSSF (@sharazade.cssf) Da Varese a Gaza (@da_varese_a_gaza) Wakeup Varese (@wakeup_varese) Promozione e adesione (elenco in aggiornamento): Sharazade CSSF, Da Varese a Gaza, Wakeup Varese, Rete degli Studenti Medi, Unione degli studenti, ANPI sezione di Varese, Circolo Culturale ANPI Ispra, ANPI Gavirate-Besozzo, Casa del Popolo Gavirate, Cooperativa di Giubiano, Extinction Rebellion, Circolo il Farina, RAV Rete Antifascista Varesina, Mediterranea Varese, CGIL Varese, Sanità di Frontiera, Donne in Nero, Rete Varese Senza Frontiere, Rete Mobilitazione Globale Pace, Nazione Umana, COOPUF, Oltremani Varese, DES Varese. Redazione Varese
April 10, 2026
Pressenza
La conferenza di Santa Marta e il legame tra combustibili fossili, armi e guerre
Oggi la spesa militare globale supera i 2.630 miliardi di dollari l’anno. Una cifra senza precedenti che sottrae risorse a politiche sociali, servizi, salute, istruzione, ricerca e alla riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica. I sussidi dell’UE continuano a sostenere i combustibili fossili e a marzo 2025 la Commissione Europea ha dirottato i fondi del New Green Deal verso il piano di riarmo europeo. Oltre il 60% delle guerre è legato al controllo delle riserve di petrolio, gas e carbone. Le filiere dei combustibili fossili si intrecciano strettamente con quelle dei conflitti armati: commercianti di materie prime, raffinerie, assicuratori e compagnie di navigazione traggono profitto dalle guerre e contribuiscono ad alimentarle, operando in un contesto caratterizzato da gravi lacune nella governance globale e dall’assenza di efficaci meccanismi multilaterali di controllo. Le guerre e il comparto delle armi sono tra le attività più inquinanti. Ogni 100 miliardi di dollari nella spesa militare generano circa 32 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. L’obiettivo dei Paesi NATO di portare le spese militari almeno al 3,5% del PIL comporterà un +132 milioni tCO₂e, più delle emissioni annuali del Cile. Siamo di fronte a un’oligarchia profondamente legata agli interessi dei combustibili fossili e dell’industria bellica, che agisce fuori delle regole condivise del diritto internazionale, disprezza i diritti umani, viola la sovranità di popoli e nazioni e gioca con le sorti del mondo, riducendolo a oggetto di conquista per i propri interessi. Le guerre in Ucraina, in Asia Occidentale, il genocidio in Palestina e il blocco imposto a Cuba mostrano quanto la dipendenza dai combustibili fossili sia intrecciata con instabilità, conflitti, colonialismo e competizione per le risorse. La geopolitica aggressiva di USA e Israele ha innescato e intensificato una crisi energetica globale, generando aumenti dei prezzi di petrolio e gas che si ripercuotono su tutte le economie, facendo lievitare i costi di cibo, trasporti e servizi essenziali. Questi impatti ricadono in modo più pesante su lavoratrici e lavoratori, comunità più povere ed escluse e sui Paesi del Sud del mondo. Chi ha contribuito meno alle emissioni globali si trova ad affrontare l’aumento del costo della vita, i disastri climatici, l’insicurezza sociale ed energetica. Allo stesso tempo, la crisi viene utilizzata per giustificare passi indietro nelle politiche di contrasto e mitigazione del collasso climatico, tra cui l’espansione del carbone e del gas e i ritardi negli impegni di eliminazione graduale, aggravando così la crisi e i danni che questa genera a cascata. In questo contesto si svolgerà la Prima Conferenza per l’uscita dall’economia fossile che si terrà a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile 2026, convocata dal governo colombiano e da quello dei Paesi Bassi. Non un semplice vertice, ma un percorso che mira a cambiare paradigma, spostando il focus dall’efficienza energetica all’eco-sufficienza, rafforzando la cooperazione internazionale e affrontando le crisi interconnesse alla loro origine comune: l’attuale modello economico, insostenibile socialmente e ambientalmente. Un passaggio cruciale per la stabilità globale, perché la riconversione non è una questione ambientale o di politica climatica, ma l’unica strada per garantire pace, casa, lavoro, salute, partecipazione e una vita degna per tutte e tutti. Pensare globalmente e agire localmente non basta più! Dobbiamo agire globalmente per cambiare davvero i rapporti di forza, per uscire dall’economia dei combustibili fossili, per bloccare la deriva militarista, autoritaria, imperialista, colonialista e patriarcale e rimettere al centro il diritto a una vita dignitosa per tutte le entità viventi che abitano il pianeta. Unisciti anche tu e agiamo insieme! Per sottoscrivere la campagna www.fossilfueltreaty.org/endorsements Per sapere di più della Conferenza di Santa Marta transitionawayconference.com Per unirti alla campagna italiana www.geascuola.org/la-campagna-in-Italia Per approfondire le argomentazioni del percorso www.geascuola.org/GENERALBRIEFING-ITA Per scaricare i materiali di comunicazione www.geascuola.org/Perche-e-utile-firmare.zip Elisa Sermarini, Presidente di Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale   Redazione Italia
April 10, 2026
Pressenza
Al via le Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari
Prenderanno il via da venerdì 10 aprile (anticipate da un evento di lancio online internazionale giovedì 9) le Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari (GDAMS), giunte alla loro 15ª edizione: un mese di iniziative coordinate a livello planetario (dal 10 aprile al 9 maggio 2026) per chiedere ai governi tagli sostanziali alle spese militari e un radicale riorientamento delle risorse pubbliche verso i bisogni reali delle persone e del pianeta. Anche la Rete Italiana Pace Disarmo aderisce alla campagna, promossa dalla Global Campaign on Military Spending (GCOMS) dell’International Peace Bureau (IPB), e rinnova a tutte le organizzazioni della società civile, reti locali per la pace, associazioni, movimenti e gruppi attivi sul territorio l’appello ad organizzare iniziative pubbliche di rilancio nel weekend del 18-19 aprile e in occasione dell’Earth Day del 22 aprile. Tutte le iniziative che verranno segnalate alla Rete saranno raccolte nel calendario di mobilitazione della campagna globale. Il momento più urgente di sempre Il panorama della sicurezza globale si è deteriorato in modo massiccio negli ultimi anni. Il numero di guerre e conflitti armati violenti attivi oggi è il più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: da Gaza e dalla Cisgiordania (dove siamo ormai a due anni e mezzo dal primo genocidio trasmesso in diretta nella storia dell’umanità) al Sudan, alla Repubblica Democratica del Congo, all’Ucraina e oltre. Questa ondata di violenza non è né accidentale né inevitabile: riflette una più ampia ripresa dell’imperialismo e della militarizzazione, in cui la forza bruta e la potenza militare sono diventate gli strumenti dominanti delle relazioni internazionali. Gli Stati dotati di armi nucleari hanno ripreso una nuova e accelerata corsa agli armamenti. La proliferazione di droni, intelligenza artificiale e armamenti spaziali avanza senza accordi internazionali che ne limitino l’uso. I livelli record di spesa militare (superati inesorabilmente ogni anni) aumentano il rischio di conflitti senza alcuna considerazione per le vere sfide globali: il collasso climatico, le disuguaglianze crescenti, i servizi pubblici cronicamente sottofinanziati. Mentre le comunità umane in tutto il ondo affrontano la crisi del costo della vita, l’escalation militare sottrae risorse allo sviluppo pacifico che offre alle persone occupazione, dignità e sicurezza reale. La guerra non porta sicurezza, né all’estero né in patria: al contrario le sue conseguenze si ripercuotono all’interno dei Paesi più militarizzati in autoritarismo, repressione, sorveglianza, erosione delle libertà democratiche e tagli ai servizi essenziali. In Italia, le pressioni per portare la spesa per la difesa al 5% del PIL si sono già tradotte e si tradurranno in decine di miliardi aggiuntivi ogni anno per le armi. Fondi preziosi che vengono sottratti a sanità, scuola, welfare, transizione ecologica e cooperazione internazionale. Una scelta che Rete Italiana Pace Disarmo (attiva nelle campagne “Ferma il riarmo” e “Stop Rearm Europe”) rifiuta e contrasta. Le nostre richieste Insieme alle centinaia di organizzazioni che in tutto il mondo sostengono l’Appello GDAMS 2026, chiediamo: * Ai governi di operare riduzioni sostanziali delle spese militari e riorientare quei fondi verso i settori sociali e ambientali, finanziando la sicurezza umana; * Un urgente disarmo globale, la riduzione degli arsenali nucleari, l’arresto del commercio di armi e la cessazione delle forniture di armamenti a nazioni coinvolte in conflitti o che violano sistematicamente i diritti umani e il diritto internazionale; * Lo sviluppo di nuovi quadri di sicurezza internazionale fondati sulla sicurezza comune, il disarmo e la giustizia globale, con un impegno rinnovato per la diplomazia, il multilateralismo e la riforma delle Nazioni Unite — inclusa la convocazione di una Quarta Sessione Speciale sul Disarmo all’ONU, come concordato all’unanimità nel Patto per il Futuro. Insieme ai partner globali della GCOMS, incoraggiamo la società civile a livello locale, nazionale, regionale e internazionale a unire le forze e a sfidare la tendenza crescente alla spesa militare, a rafforzare il movimento globale per la pace e la giustizia, e a confrontarsi con i decisori politici che tentano di giustificare il militarismo incessante sotto le mentite spoglie della sicurezza. __________________________________ Il calendario delle GDAMS 2026 * 9 aprile — Evento di lancio online della campagna internazionale (vedi qui) * 18-19 aprile — Weekend di mobilitazione: Rete Pace Disarmo invita le realtà italiane a organizzare iniziative pubbliche e visibili * 22 aprile — Earth Day / Giornata della Terra: il legame tra riarmo e crisi climatica è al cuore del messaggio della campagna * 27 aprile — Pubblicazione dei nuovi dati SIPRI sulle spese militari mondiali relativi al 2025: social media storm globale * 9 maggio — Giornata europea della pace Come partecipare Le organizzazioni sono invitate ad aderire all’Appello GDAMS 2026 (leggilo qui) e a segnalare le proprie iniziative per il weekend del 18-19 aprile e l’Earth Day: verranno inserite e rilanciate sui canali nazionali e globali della campagna GCOMS Rete Italiana Pace e Disarmo
April 8, 2026
Pressenza
Il Circuito Imperialista e la Riproduzione delle Disuguaglianze tra Paesi
Negli ultimi anni la potenza militare è riemersa come driver centrale delle relazioni economiche internazionali. La letteratura economica dominante ha spesso liquidato il militarismo come comportamento “irrazionale” di rent-seeking, oppure lo ha trattato come variabile che incide prevalentemente sulla performance economica interna (Smith, 1977; Dunne & Smith, 1990; Dunne, 2021; […] L'articolo Il Circuito Imperialista e la Riproduzione delle Disuguaglianze tra Paesi su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano
Perfino la pacifista Irlanda sposa il riarmo e l’aumento delle spese militari
L’Irlanda non è mai stato un Paese guerrafondaio, la guerra piuttosto l’ha subita attraverso il colonialismo e l’occupazione militare inglese, la riunificazione del Paese (con il Nord fino a pochi anni fa occupato dalla Gran Bretagna) è un fatto recente. Negli anni scorsi l’Irlanda è stato un Paese in cui delocalizzare produzioni per le bassissime tassazioni, per l’applicazione di contratti precari ma la novità è data dalla spesa di 1,7 miliardi di euro tra equipaggiamenti militari, infrastrutture e divise anti droni. Poi leggiamo della rinnovata capacità di scoraggiare potenziali sabotaggi dei cavi sottomarini da parte Russa, un paura forse infondata visto che i sabotaggi fino ad ora subiti dai paesi europei, se escludiamo quelli cyber, sono arrivati da potenze amiche o, vista la non ufficialità, da interessi economici assai vicini agli USA. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha sviscerato un po’ di documentazione irlandese, ad esempio il piano quinquennale per le spese militari, tra le quali troviamo il potenziamento di alcune basi dislocate nel paese che ricordiamo non è membro della Alleanza Atlantica. Eppure, all’Irlanda stanno vendendo quasi 20 milioni di euro in tecnologia anti-droni, i finanziamenti stanziati dal Governo per il settore della Difesa sono passati da 141 milioni di euro nel 2022 a 300 milioni nel 2026, per arrivare da qui al 2029 alla cifra di 360 milioni. Maggiori approfondimenti sulle voci di spesa e sui capitoli di bilancio ai quali saranno destinati gli investimenti per la difesa sono reperibili direttamente dal sito del Governo https://www.gov.ie/en/department-of-defence/press-releases/minister-for-defence-launches-17-billion-defence-sectoral-national-development-plan-20262030. E l’aumento delle spese per la guerra sta risvegliando anche settori dei movimenti pacifisti irlandesi, ad esempio siamo venuti a conoscenza di  patto segreto di difesa tra Irlanda e Regno Unito che consente ai caccia della RAF (l’aeronautica militare inglese) di operare senza autorizzazione nello spazio aereo sovrano irlandese per un ventennio almeno in cui la notizia è stata oscurata e non diffusa per evitare l’opposizione del popolo irlandese. L’accordo bilaterale tra i due paesi, in qualche misura secretato, è stato sottoscritto a seguito dell’11 settembre permettendo ai caccia supersonici RAF Typhoon di intercettare e abbattere aerei dentro lo spazio aereo irlandese. E non sappiamo quanti e quali minacce siano state mosse contro l’Irlanda, fatto sta che alcuni deputati irlandesi di opposizione, realtà territoriali si sono attivati contro questo patto segreto di natura militare che violerebbe la Carta costituzionale perché solo il Parlamento nazionale dovrebbe autorizzare una potenza straniera ad operare all’interno dei territori nazionali e per conto dello Stato: https://www.independent.ie/irish-news/secret-defence-pact-allowing-raf-jets-in-irish-airspace-undermines-our-neutrality-says-td-berry/40526069.html Ulteriore dimostrazione di come il Riarmo stia alimentando continue forzature che limitano la sovranità dei paesi e bypassano sovente i tradizionali ambiti democratici facendo venir meno i luoghi deputati ai processi decisionali come i Parlamenti nazionali. E quindi ben vengano queste notizie da un paese di cui, mesi or sono, si è parlato solo per i venti razzisti e xenofobi contro i migranti sui quali soffiano settori della estrema destra tradizionalmente vicini a istanze militariste. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La guerra all’Iran costa agli USA quasi un miliardo al giorno
Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) è un importante think tank con sede a Washington. È considerato tra i migliori al mondo, e l’allineamento con la politica statunitense è evidente nella sua storia (fondato da un ammiraglio, Kissinger tra i consiglieri, la NATO tra chi lo ha sovvenzionato) […] L'articolo La guerra all’Iran costa agli USA quasi un miliardo al giorno su Contropiano.
March 10, 2026
Contropiano
9 marzo 1776: Adam Smith e la ricchezza delle nazioni
di Bruno Lai.   9 marzo 1776: Adam Smith pubblica a Londra il suo libro La ricchezza delle nazioni, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations. Filosofo ed economista scozzese, per questa opera Smith è considerato il fondatore del liberalismo economico. Qual è, dunque, la causa della ricchezza delle nazioni più floride per Adam Smith?
8 marzo, il lavoro femminile tra dati, corpi e contraddizioni italiane
L’8 marzo in Italia scorre sempre su un doppio binario: da un lato la ritualità dei fiori, dei post celebrativi, delle frasi sulla “forza delle donne”, dall’altro i numeri, ostinati, che riportano la discussione alla realtà. Una realtà in cui il lavoro continua a essere un terreno inclinato, dove il genere pesa ancora in modo determinante. Secondo il Rapporto di Genere AlmaLaurea, le donne rappresentano la maggioranza dei laureati nel nostro Paese, eppure faticano più degli uomini a trasformare il titolo di studio in opportunità. A cinque anni dalla laurea, le differenze retributive rimangono nette: tra i triennali, 1.686 euro per le donne contro 1.935 per gli uomini; tra i magistrali, 1.722 contro 2.012. All’estero il gap cresce ulteriormente: le donne laureate guadagnano 2.579 euro, gli uomini 2.993, con un differenziale del 16%. Il divario non è solo economico: gli uomini trovano lavoro più in fretta, accedono più spesso a ruoli apicali e mantengono un vantaggio nei tassi di occupazione sia a un anno sia a cinque anni dal titolo. A fotografare il mercato del lavoro è sempre lo stesso scatto: un sistema pensato da uomini e per gli uomini. Un sistema costruito su logiche lineari, costanti, uniformi, che non contemplano oscillazioni, flessioni o tempi di recupero. È un modello che assume come “standard” un corpo maschile e che chiede al corpo femminile di adeguarsi. Eppure il corpo femminile è per natura ciclico. Il ciclo mestruale influisce su energie, concentrazione, lucidità, reattività fisica ed emotiva. E non si tratta di fragilità, ma di fisiologia. Ma questa ciclicità non trova spazio nel mondo del lavoro: non è contemplata, non è compresa, non è organizzata. Non la conoscono i manager — ancora in prevalenza uomini — e spesso non la conoscono nemmeno le donne, cresciute in un contesto culturale che per secoli ha trattato il ciclo come una debolezza, un fastidio, se non addirittura qualcosa di cui vergognarsi. Nel frattempo, il sistema produttivo italiano continua a funzionare secondo un modello che potremmo definire estrattivista: prendere più che restituire, chiedere più che riconoscere, consumare più che rigenerare. I tempi di riposo si assottigliano, i weekend non sono garantiti per molte categorie e patologie diffuse tra le donne — come endometriosi o vulvodinia — restano sullo sfondo, poco considerate e raramente accolte. In questo quadro, la vicenda politica delle ultime settimane è emblematica. La proposta di congedo parentale paritario — 5 mesi per ciascun genitore, retribuiti al 100% — è stata bocciata alla Camera il 24 febbraio. Il motivo ufficiale: “Coperture finanziarie inidonee”. Il costo stimato oscillava tra 3,18 e 3,7 miliardi nel 2026, destinati a salire negli anni successivi. Era una proposta che avrebbe ridotto il carico di cura sulle donne, rafforzato la genitorialità maschile e inciso sulle radici profonde delle disuguaglianze lavorative. Questo mentre la spesa militare italiana continua ad aumentare: il valore dell’intero comparto industriale della difesa è pari a circa 16 miliardi, ma la spesa pubblica reale è ben più alta, con 32,4 miliardi di budget del Ministero della Difesa e 13,2 miliardi specificamente destinati agli armamenti. Un ordine di grandezza che interroga le priorità politiche del Paese. E allora la domanda ritorna, anno dopo anno: quanta attenzione dedichiamo davvero alla condizione femminile, oltre la retorica dell’8 marzo? Possiamo ancora permetterci un mondo del lavoro fondato sulla linearità, quando metà della popolazione non è lineare per natura? Possiamo continuare a chiedere produttività costante a corpi che funzionano secondo ritmi diversi? E soprattutto: possiamo accettare che le politiche pubbliche respingano le riforme che andrebbero nella direzione di una reale parità, mentre altre voci di spesa continuano a crescere senza tentennamenti? Le donne non chiedono privilegi e nemmeno uguaglianza ma equità, chiedono strutture che riconoscano la realtà, non che la ignorino. Chiedono un modello che tenga conto della fisiologia, non che la penalizzi. Chiedono che la cura non sia più un destino personale, ma una responsabilità collettiva. Chiedono che la parità non sia un proclama, ma un investimento. Forse il vero senso dell’8 marzo è questo: smettere di raccontare che le donne devono adattarsi al sistema e iniziare a chiedersi come sarebbe il Paese se fosse il sistema, finalmente, ad adattarsi alle donne. Fonti: Dati su spesa militare e investimenti in armi https://www.ilsole24ore.com/art/il-valore-difesa-italiana-e-16-miliardi-euro-dall-industria-spinta-all-innovazione-ecco-perche-AHvDia8 [ilsole24ore.com] https://www.fanpage.it/politica/quanti-soldi-ci-sono-per-comprare-armi-nella-manovra-2026-del-governo-meloni/ [fanpage.it] Rapporto di genere 2026 Almalaurea (consorzio universitario) Erica Cardin
March 8, 2026
Pressenza
Paura per la Terza Guerra Mondiale ma pochi consensi alla corsa al riarmo
Sono assai interessanti e rivelatori i risultati di un sondaggio condotto da Politico negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada su 10.289 persone e presentato alla vigilia della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Secondo il sondaggio, il 46% degli statunitensi e il 43% dei britannici credono che la […] L'articolo Paura per la Terza Guerra Mondiale ma pochi consensi alla corsa al riarmo su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano