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La Francia tra torsione autoritaria e mobilitazione permanente
Domenica sera, all’interno del suo discorso, il Presidente uscente Emmanuel Macron ha chiesto ai prefetti di proibire “alcuni assembramenti” qualora fosse “necessario”. Si tratta di un orientamento non vincolante in termini di legge, ma è sicuramente una chiara indicazione politica, con il ministero della Giustizia che avrà l’ultima parola rispetto […] L'articolo La Francia tra torsione autoritaria e mobilitazione permanente su Contropiano.
October 23, 2026
Contropiano
Tutta la Francia si mobilita, la giornata di sabato 17@0
Sabato 17 ottobre 2026, centinaia di manifestazioni si sono svolte in tutta la Francia. Gilet Gialli, studentx delle scuole superiori, studentx universitarix, sindacati, lavoratorx di vari settori e collettivi si erano datx appuntamento, sull’onda di un movimento studentesco che da settimane mette in crisi il governo, il quale si appresta ad approvare una finanziaria che prevede più di 40 miliardi di tagli alla spesa pubblica. Secondo i sindacati, più di 800.000 persone hanno manifestato in tutta la Francia, quasi il doppio di quanto rivendicato durante l’ultima manifestazione studentesca di martedì. Scene simili a quelle di Parigi si sono viste ovunque nel paese, tra scontri, saccheggi, barricate e incendi. A Bordeaux, dei manifestanti hanno saccheggiato la residenza privata della prefetta. A Marsiglia, dopo degli scontri molto duri tra il corteo e la polizia, alcuni manifestanti si sono introdotti nell’edificio del comune. A Lione, è stato dato alle fiamme un ufficio del turismo, in quello che Le Monde ha definito un «clima insurrezionale». Nunez ha accusato «i movimenti di ultrasinistra» di aver voluto «attaccare gli edifici pubblici» e ha detto che, ieri sera, gli arresti erano più di 400. Ci siamo fatte raccontare da Filippo Ortona, giornalista che vive a Parigi, la giornata nella capitale e abbiamo ricevuto un contributo audio da Lione.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info
Tutta la Francia si mobilita, la giornata di sabato 17@1
Sabato 17 ottobre 2026, centinaia di manifestazioni si sono svolte in tutta la Francia. Gilet Gialli, studentx delle scuole superiori, studentx universitarix, sindacati, lavoratorx di vari settori e collettivi si erano datx appuntamento, sull’onda di un movimento studentesco che da settimane mette in crisi il governo, il quale si appresta ad approvare una finanziaria che prevede più di 40 miliardi di tagli alla spesa pubblica. Secondo i sindacati, più di 800.000 persone hanno manifestato in tutta la Francia, quasi il doppio di quanto rivendicato durante l’ultima manifestazione studentesca di martedì. Scene simili a quelle di Parigi si sono viste ovunque nel paese, tra scontri, saccheggi, barricate e incendi. A Bordeaux, dei manifestanti hanno saccheggiato la residenza privata della prefetta. A Marsiglia, dopo degli scontri molto duri tra il corteo e la polizia, alcuni manifestanti si sono introdotti nell’edificio del comune. A Lione, è stato dato alle fiamme un ufficio del turismo, in quello che Le Monde ha definito un «clima insurrezionale». Nunez ha accusato «i movimenti di ultrasinistra» di aver voluto «attaccare gli edifici pubblici» e ha detto che, ieri sera, gli arresti erano più di 400. Ci siamo fatte raccontare da Filippo Ortona, giornalista che vive a Parigi, la giornata nella capitale e abbiamo ricevuto un contributo audio da Lione.
October 19, 2026
Radio Blackout - Info
Tutta la Francia si mobilita, la giornata di sabato 17
Sabato 17 ottobre 2026, centinaia di manifestazioni si sono svolte in tutta la Francia. Gilet Gialli, studentx delle scuole superiori, studentx universitarix, sindacati, lavoratorx di vari settori e collettivi si erano datx appuntamento, sull’onda di un movimento studentesco che da settimane mette in crisi il governo, il quale si appresta ad approvare una finanziaria che prevede più di 40 miliardi di tagli alla spesa pubblica. Secondo i sindacati, più di 800.000 persone hanno manifestato in tutta la Francia, quasi il doppio di quanto rivendicato durante l’ultima manifestazione studentesca di martedì. Scene simili a quelle di Parigi si sono viste ovunque nel paese, tra scontri, saccheggi, barricate e incendi. A Bordeaux, dei manifestanti hanno saccheggiato la residenza privata della prefetta. A Marsiglia, dopo degli scontri molto duri tra il corteo e la polizia, alcuni manifestanti si sono introdotti nell’edificio del comune. A Lione, è stato dato alle fiamme un ufficio del turismo, in quello che Le Monde ha definito un «clima insurrezionale». Nunez ha accusato «i movimenti di ultrasinistra» di aver voluto «attaccare gli edifici pubblici» e ha detto che, ieri sera, gli arresti erano più di 400. Ci siamo fatte raccontare da Filippo Ortona, giornalista che vive a Parigi, la giornata nella capitale e abbiamo ricevuto un contributo audio da Lione.
October 19, 2026
Radio Blackout
Macron va alla guerra civile
PARIGI. La grande giornata di lotta stava giungendo al termine, segnando una nuova tappa nella convergenza delle lotte sociali in Francia. Dopo settimane di mobilitazione studentesca, le piazze francesi sono tornate a riempirsi, questa volta con una partecipazione che oltre il mondo della scuola e coinvolge lavoratori, sindacati e Gilet […] L'articolo Macron va alla guerra civile su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
«Non ci fermiamo», intervista a Sabrine Kharbach dell’Union Etudiante
Dopo quasi un mese di mobilitazione il ministro dell’educazione nazionale Édouard Geffray ha annunciato l’assunzione di tremila insegnanti supplenti per coprire una parte dei posti vacanti. Nell’anno scolastico passato circa il 10% delle lezioni non è stato assicurato a casa della mancanza di docenti. Di fronte alle rivendicazioni formulate dai […] L'articolo «Non ci fermiamo», intervista a Sabrine Kharbach dell’Union Etudiante su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
Studenti in piazza, manifestazioni in tutta la Francia
In Francia l’alleanza tra studenti e lavoratori in vista della manifestazione nazionale del 17 ottobre è più un desiderio che un dato obiettivo. I sindacati dei lavoratori  la fan da pompieri e la sinistra che si indigna per la repressione e la brutale repressione delle forze dell’ordine è la stessa che diceva che le proteste si fanno col voto. Quel voto che i sondaggi e le aggregazioni continuano a indicare come orientato saldamente a destra. Che evidentemente stride con l’evidenza di un protagonismo di piazza, che non coincide affatto con la tendenza delle urne. Perché In Francia come in Spagna le piazze sembrano orientarsi su contenuti radicali di opposizione alle derive neoliberiste che ripropongono pratiche e slogan di sinistra, mentre l’appuntamento con le urne traduce quella stessa insofferenza in una apparentemente inarrestabile avanzata delle destre. La piazza attiva (studenti, movimenti sociali, sindacati di settore, attivisti per il clima e per la casa) incarna la reazione diretta alle politiche di austerity, al carovita e alla precarizzazione. I suoi codici comunicativi usano il linguaggio classico o rinnovato della sinistra anticapitalista o sociale. Tuttavia, queste piazze rappresentano una quota mobilitata ma minoritaria della popolazione complessiva. La classe lavoratrice tradizionale e le fasce impoverite della periferia non partecipano ai cortei, vivono in  una condizione di isolamento e frammentazione sociale e avvertono come estranea  la politicizzazione o il collettivo da piazza. Va ricordato pure che in Italia come in Francia o  in Spagna, le forze di centro-sinistra o di sinistra progressista che hanno governato o governano hanno spesso adottato o avallato vincoli di bilancio e riforme di stampo neoliberista. Questa connivenza delle sinistre con le élite o le politiche d’austerità, ha permesso alla destra radicale di presentarsi come l’unica reale forza di rottura anti-establishment, intercettando il voto di protesta degli scontenti che rifiutano lo status quo. Questo finora è un dato di fatto, ma è contingente, potrebbe non essere e andare fuori dagli schemi. E a proposito di schemi semplificati torniamo al punto di partenza: la grande manifestazione indetta in Francia per il 17 di ottobre ripropone un’alleanza tra studenti e lavoratori uniti nella lotta che potrebbe essere l’inizio di una nuova stagione di lotte, un nuovo autunno caldo o un maggio. Ebbene su questa prospettiva mi permetto di esprimere qualche dubbio, avendola sentita e risentita nel corso degli anni decine di volte, ogni volta con la convinzione che fosse la volta buona, e che l’inverno fosse finalmente finito. Oggi trovo solo superstiziosa, infondata e consolatoria, la credenza di un monopolio della sinistra buona sulla “risorsa” – intellettuale e politica – dell’anticapitalismo. Una sorta di rendita di posizione che starebbe sempre lì a garantirci una presunzione di egemonia senza le mani sporche. Per curiosità intellettuale avevo in un recente lavoro provato ad accostare (un accostamento blasfemo) i tratti dionisiaci presenti nella produzione di Toni Negri a quelli dello Julius Evola di Cavalcare la tigre. Notando una imbarazzante prossimità su alcuni passaggi cruciali mi chiedevo se ci fosse una qualche analogia morfologica tra la libertà di quell’estrema destra e l’autonomia del postoperaismo. Ebbene la risposta, scomoda e bastarda, era affermativa. Sia in Cavalcare la tigre (Evola) sia nei testi dell’operaismo e della biopolitica (Negri e Hardt), l’autonomia si manifesta dentro la crisi. Per Evola è il declino del mondo moderno (Kali Yuga); per Negri è la crisi dello Stato-chiave e del taylorismo/fordismo. Entrambi vedono il caos non come un semplice vuoto, ma come il terreno in cui l’agente autonomo deve operare. Per Evola, l’autonomia è apofatica e difensiva: è un’inviolabilità interiore. L’uomo differenziato “cavalca la tigre” per non farsi sbranare, mantenendo un distacco impassibile mentre il mondo crolla. Per Negri, l’autonomia è attiva e offensiva: è l’affermazione di una potenza costitutiva che rifiuta il lavoro salariato e il comando capitalistico per inventare nuove forme di vita e di cooperazione. Mentre l’autonomia evoliana è un’isola d’essere nell’Oceano del caos, l’autonomia operaista è una forza d’urto nel cuore del processo produttivo. Una rivoluzione infinita. Ovviamente sono consapevole del limite di una lettura tutta filosofica di un tema che ha incrociato movimenti e storie, la strategia della tensione e il terrorismo neofascista con le sue appendici dentro lo Stato del capitale. Ciononostante non si può politicamente campare sempre di rendita e pensare di essere sempre dalla parte della Storia, ignorando che la talpa di Marx scavava invece il sottosuolo e attraversava i purgatori, non le inaugurazioni dei musei o le commemorazioni. Ma questo tema di ontologia politica, che mi limito a proporre come suggestione necessitante di approfondimenti, potrebbe spingere ad una sommaria conclusione speculare a quella dello slogan “studenti e operai uniti nella lotta”. Una conclusione che butta acqua sporca e bambino, quella che liquida il populismo delle piazze bastarde e senza fedi, come lo erano quelle dei no vax ai tempi del Covid o quelle dei forconi e dei gilet gialli. O che si affida alla sacrosanta lotta contro il genocidio di Gaza per trovare un filo rosso identitario che, miracolosamente, funzioni da contraddizione determinante. Nessuna unità di studenti e operai mi pare all’orizzonte, e questa sarebbe la cattiva notizia. Che però è anche la buona, perché gli studenti francesi stanno ponendo l’attenzione su un problema più vasto che colpisce tutta l’Europa oggi e non ieri, qualcosa di tremendamente determinato e concreto, rappresentato ancora dalle politiche di austerità e di taglio a quel che resta dei fondi allo stato sociale, a fronte di un piano di riarmo e di investimenti nell’industria bellica paragonabile solo al periodo della Guerra Fredda o agli anni che precedettero la Prima Guerra Mondiale. Questo tratto rende la protesta indigesta, non riconducibile, almeno non in prima battuta, ad una qualche rendita elettorale e completamente contro tendenza. Perché di dritto o di rovescio dice un semplice ed elementare no alle spese militari e alla guerra. A tutte le guerre e ad ogni logica che anteponga il profitto ai bisogni collettivi. Troppo poco o generico? Di sicuro, ma è da qualcosa di semplice e condiviso che qualcosa di inedito può non ripetersi. Fuori dagli schemi o dalle semplificazioni, compresa quella che la vorrebbe come una cover del maggio francese, perché questo è il suo tempo, la sua storia. Simile ad altre ma unica nella sua resistenza allo schema preconfezionato, eccentrica rispetto alla predizione che si avvererebbe indicando come inesorabile la vittoria prossima delle destre. A me pare che sia proprio quella semplificazione,  questa semplificazione che ha consegnato alle destre il populismo che spaventa il palazzo, quella semplificazione che mette insieme guerra, alloggi, scuole, sanità. Una semplificazione che le destre  le spiazza e potrebbe spazzarle via, compromesse come sono di fatto con il sistema. Oggi, e lo cito senza amarne l’autore, potrebbero appunto non essere più loro a “cavalcare la tigre”. Michele Ambrogio
October 13, 2026
Pressenza
Continua la marea studentesca in Francia, verso lo sciopero generale
La mobilitazione a trazione studentesca in Francia è giunta ad una settimana decisiva. I due momenti più rilevanti sono la giornata di oggi, in cui al fianco degli studenti delle scuole medie e delle università scenderanno in piazza i lavoratori precari e disoccupati organizzati dalla CGT, nonché i lavoratori della […] L'articolo Continua la marea studentesca in Francia, verso lo sciopero generale su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
“Cerchiamo solo di avere un futuro”: gli studenti di Marsiglia scendono in piazza contro il governo Macron-Lecornu
Intervista a Lilia, studentessa del liceo Thiers di Marsiglia, attiva nelle recenti proteste contro i tagli ai fondi per l’istruzione e le condizioni inadeguate in cui si studia nelle scuole francesi. Denuncia la violenza degli agenti di polizia, che non portano il numero identificativo e la completa tutela legale di cui godono con la nuova legge sulla legittima difesa. In questi giorni molti media hanno dato ampio spazio alle vostre proteste contro i tagli ai fondi per la scuola e le condizioni vergognose del sistema scolastico francese. Puoi spiegarci, da una che è in prima linea, le vostre vere motivazioni nello scendere in piazza? Siamo scesi in piazza perché avevamo un motivo concreto e perché le condizioni delle scuole sono vergognose. C’è Parcoursup, una piattaforma che ti assegna un posto a seconda del tuo dossier e da questo dipende a quali percorsi post-diploma puoi accedere. Alcuni non ci riescono affatto. Lo trovo profondamente ingiusto e discriminatorio e vogliamo che finisca. Poi ci sono le condizioni degli edifici. Molte scuole cadono a pezzi, con muffa e umidità. Vogliamo che vengano ristrutturate. Non vogliamo spaventare il governo: cerchiamo solo di avere un futuro e per averlo dobbiamo protestare. C’è chi non scende in piazza perché non è abbastanza politicizzato e non capisce fino in fondo cosa sia il movimento. Lottiamo anche per loro, come per tante altre persone. Anche i ritmi sono pesantissimi: studiamo dalle 8 di mattina alle 6 di sera. Lo so, è assurdo. Protestiamo anche per questo, perché è una questione fondamentale. Scendiamo in piazza per noi, per i nostri diritti e per quelli degli altri, di chi non comprende ancora cosa stia succedendo. Nel 2026 il nostro modo di studiare è mediocre. Gli studenti italiani, in particolare chi fa politica nelle scuole, vi guardano con grande ammirazione per il coraggio con cui avete sfidato la dura repressione di Stato e polizia. Come l’avete affrontata e come ha risposto la polizia nelle vostre scuole a Marsiglia? Siamo in tanti e cerchiamo di aiutarci a vicenda. Ci siamo gli uni per gli altri ed è questo a renderci una comunità unita: ci siamo per tutti. Ci sostengono molti sindacati, tra cui uno dei più noti in Francia, con tanti insegnanti del sistema nazionale, delle medie e dei licei. Tantissime persone ci danno una mano. Molti professori ci proteggono dalla polizia formando catene umane; su TikTok e Instagram ci sono tanti video su questo. È così che affrontiamo la repressione, che è durissima. La polizia ci lancia contro i lacrimogeni ed è una violenza enorme. Gli agenti dovrebbero portare il numero identificativo RIO durante il servizio, ma con noi non lo fanno, perché non vogliono essere rintracciati. A Parigi, per esempio, usano delle luci stroboscopiche negli scudi che li rendono impossibili da filmare e riconoscere. Poi c’è una nuova legge, approvata non molto tempo fa, sulla legittima difesa per i poliziotti. In sostanza, se uccidono un ragazzo, o chiunque altro, non possono essere perseguiti se dichiarano di aver agito per legittima difesa. Se vogliamo denunciarli e loro invocano la legittima difesa, siamo noi a dover dimostrare che non lo era. Ci sono tante persone che hanno perso denti, mani, occhi o che sono state strangolate. Una violenza assurda, disgustosa. Stavolta sono particolarmente brutali, ma lo sono da tempo. Cambia anche il modo di chiamarli: prima erano “guardiani della pace”, ora sono “forze dell’ordine”. Si vede il cambio di mentalità. Molti media italiani hanno riportato un presunto episodio in cui un preside sarebbe stato cosparso di benzina davanti al liceo Victor Hugo di Marsiglia, seguito poi da timide smentite. Che cosa è successo davvero quel giorno? Pensi che sia solo uno strumento usato dai media di destra per screditarvi? Ne ho sentito parlare, ma non so cosa sia successo quel giorno, perché non c’ero e non ho molte informazioni. Una cosa però la so con certezza: la violenza non viene da noi liceali. Il nostro è un movimento pacifista, senza violenza. La violenza arriva solo dalla polizia e da altre persone, più grandi, che si infiltrano di proposito nei blocchi e nelle manifestazioni. Non siamo noi. Non vogliamo essere rappresentati da loro né associati a loro, non è l’immagine che vogliamo dare. È vero che nei media di destra molti dicono che siamo ragazzi manipolati dalla sinistra, che protestiamo solo perché non abbiamo voglia di andare a scuola. Non è così. Vogliamo più opportunità e un futuro, perché stanno succedendo troppe cose: tagli al bilancio e cattedre sospese di proposito. Giustificano i tagli dicendo che la popolazione è in calo, ma non è una buona ragione per ingrandire le classi, con quasi 40 studenti e un solo insegnante che si trova a lavorare con quattro classi da 40 ragazzi. È insostenibile, è terribile. Non so cosa voglia ottenere questa stampa di destra, ma so che veniamo infantilizzati. Poiché abbiamo 17 anni, si dice che non siamo abbastanza grandi per pensare con la nostra testa e avere un’opinione su tutto questo ed è completamente falso. Vogliamo lottare per tutti: per le persone, per gli studenti. Le proteste sono nate in Bretagna a inizio settembre e poi si sono estese alla periferia di Parigi. Come siete riusciti a coordinarvi e a costruire una rete tra voi? Come avete reso possibile tutto questo? Credo che qualcuno sia in contatto con Parigi, ma in realtà non coordiniamo le lotte da una città all’altra. Non so bene perché e sarebbe un’ottima idea. Lavoriamo a livello locale, in modo piuttosto disorganizzato. La rete non è ancora ben sviluppata: ci proviamo, ma è difficile. Prima di questa mobilitazione facevamo già dei blocchi, quindi una rete di base esisteva. Ci schieriamo tutti con tutti e cerchiamo di creare solidarietà: è questo che ha reso possibile il movimento. Siamo tanti a lottare per la causa, per gli studenti, per gli insegnanti e per molto altro e siamo uniti. Sono davvero orgogliosa di noi, perché mostriamo una vera solidarietà. Nelle piazze abbiamo visto di tutto: studenti, operai, dipendenti pubblici, vigili del fuoco. Che cosa unisce, secondo te, categorie così diverse? Perché siete scesi insieme contro le misure di bilancio del governo Macron-Lecornu? Siamo in tanti a lottare contro questo governo e questo ci unisce molto: il rifiuto del modo in cui governa e il fatto che si taglino sempre più diritti sociali. Non so se ricordate la riforma del 2023 sulle pensioni: con quella si può andare in pensione a 64 anni, che è veramente troppo tardi. Oggi sono al centro dell’attenzione i tagli al bilancio dell’istruzione nazionale, con tante cattedre soppresse di proposito. Ci sono molte scuole medie e superiori con classi senza nemmeno un insegnante di francese, che è materia d’esame alla maturità e così non ci si può preparare come si deve. Per questo noi studenti lottiamo contro tutti questi tagli e queste soppressioni di posti, ed è per questo che molti si uniscono a noi. Possiamo anche unirci ad altre cause, come quella degli ospedali: ci aiutiamo a vicenda nelle rispettive battaglie. È così che ci uniamo, per via di queste misure di bilancio e dello smantellamento di tanti diritti sociali. Siamo molto solidi e cerchiamo di restare uniti, perché è fondamentale. Proprio mentre protestavate, Macron ha pubblicato sui social un video del lancio di un nuovo missile nucleare. Cosa pensate dell’enorme aumento delle spese militari in Francia e in Europa, a fronte delle politiche di austerità dei nostri governi? Penso che sia una vergogna: la guerra, i missili nucleari, tutto. Dimostra che a Macron non importa della nostra causa, di niente di ciò che cerchiamo di ottenere. Gli importano solo i suoi missili. Siamo indignati, è scandaloso, perché non gli importa nemmeno del suo Paese, quello che guida. Nel nostro liceo ci sono dei corsi di difesa in caso di guerra che vogliamo eliminare: non li vogliamo. È come se ci preparassero alla guerra, a 17 anni! È vergognoso. Cerchiamo di opporci, ma è complicato. Teodoro Palpacelli
October 12, 2026
Pressenza
Le assemblee dell’Île-de-France: “marciare su Matignon martedì”
«Matignon! Matignon!»: questo è stato il grido scandito giovedì 8 ottobre sera alla Bourse du Travail di Parigi. Dopo una giornata particolarmente agitata, in una sala gremita all’inverosimile, una grande assemblea che riuniva centinaia di liceali e universitari ha lanciato un appello a marciare verso il palazzo del Primo Ministro […] L'articolo Le assemblee dell’Île-de-France: “marciare su Matignon martedì” su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano