
Una grande marcia a La Paz in risposta alla conferenza stampa del governo
Pressenza - Thursday, May 21, 2026La dirigenza della Central Obrera Boliviana e la Confederacion Obrera de Bolivia hanno indetto una grande marcia verso la piazza Murillo, sede del governo boliviano, dopo la conferenza stampa del presidente Rodrigo Paz. Dopo i giorni passati in aeroporto, sono riuscito a raggiungere a piedi la stazione teleferica che congiunge Los alto de La Paz con la parte bassa della città, attraversando strade piene di sassi, barricate e persone con il poncho rosso, donne e uomini indigeni che presidiavano incroci, piazze e arterie principali. Negozi locali e piccoli ristoranti improvvisati erano completamente chiusi. Ho seguito la conferenza stampa del presidente, che almeno apparentemente ha sfoggiato un tono interlocutorio, calmo e mai minaccioso.
Si è detto disponibile al dialogo e ha annunciato un nuovo gabinetto più disponibile, più in grado di rispondere ai problemi dei vari settori sociali. Inoltre nella conferenza stampa ha sottolineato che l’opzione dello stato d’assedio sarà soltanto l’ultima, che il governo attualmente si rifiuta di adottare, nonostante i consigli dell’alleato americano che non vede l’ora sicuramente di soffocare con la repressione le rivolte e di mettere le mani sulla ricchezza della Bolivia, dopo il Venezuela e forse Cuba.
Viste le decisioni prese dalle organizzazioni sindacali che stanno occupando la città, la conferenza stampa non ha risposto alle questioni più urgenti – dalla benzina di scarsa qualità che ha causato enormi problemi ai piccoli trasportatori, alla svendita del patrimonio naturale dell’industria del gas e dell’industria mineraria.
È evidente che qui in Bolivia va in scena un conflitto legato a un governo neoliberista, di destra e conservatore, come anche in Argentina, ma quello che sta accadendo qui a mio avviso è anche un conflitto etnico e culturale. La Bolivia è il Paese meno occidentale dell’America Latina per la sua forte presenza indigena – due terzi della popolazione sono indigeni Aymara, Quechua e altre etnie minori. Santa Cruz, invece, la parte tropicale della Bolivia, è abitata prevalentemente da non indigeni e infatti là non c’è nessuna mobilitazione.
Il presidente Rodrigo Paz è anche espressione di questa parte più legata alla produzione agricola e al commercio; la parte indigena di Cochabamba, Potosì e La Paz non si sente rappresentata da questo presidente, che comunque in questi giorni ha ritirato alcune delle leggi più indigeribili e liberiste, come la legge sulla parcellizzazione della proprietà agricola, che aveva messo in allarme le cooperative agricole indigene. Ieri è stata espulsa l’ambasciatrice colombiana: il presidente colombiano Pedro era intervenuto dicendo che il governo avrebbe dovuto ascoltare le richieste dei manifestanti e questo ha irritato il governo. Il presidente brasiliano Lula invece non ha fatto commenti.
In queste ore si stanno concentrando le varie sigle della protesta, dai minatori, agli agricoltori, agli indigeni, ai maestri rurali e ai campesinos per rispondere con una grande marcia alle comunicazioni fatte ieri davanti alla stampa nazionale e internazionale del presidente Paz. Tutto il centro della capitale boliviana e anche altre zone strategiche sono presidiate da ingenti forze di polizia.