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Cile: Il problema dei tecnocrati
Il Governo del Presidente Kast sembra aver fatto tutto ciò che dicono i manuali dell’ortodossia economica per rilanciare l’economia. Ha promosso una mega-riforma che riduce gradualmente l’imposta di prima fascia dal 27% al 23%, ha reintegrato il sistema tributario, ha eliminato le imposte sulla prima casa per gli over 65 e ha stabilito incentivi per le donazioni e il rimpatrio dei capitali. Tuttavia, qualcosa non sta funzionando. I cittadini non hanno fiducia né nel presente né nel futuro. La disoccupazione è arrivata al 9,5%, il livello più alto dal 2021. In sei dei primi sette mesi del 2026 l’IMACEC ha registrato variazioni interannuali negative e tra gennaio e luglio l’attività accumula un calo dello 0,4%. Le stime collocano già la crescita del Paese per quest’anno al di sotto dell’1%. Allora sorge una domanda scomoda: se il Governo sta facendo esattamente ciò che, secondo i suoi economisti, dovrebbe stimolare gli investimenti e l’occupazione, perché l’economia si indebolisce e aumenta la disoccupazione? Perché l’economia non funziona soltanto con imposte, tassi d’interesse, incentivi e fogli Excel. Funziona anche, e molto, con aspettative e fiducia. Keynes lo comprese quasi un secolo fa quando parlò degli animal spirits. Quando un imprenditore decide di investire non conosce il futuro. Può calcolare costi, tassi d’interesse, imposte e redditività attese, ma alla fine deve prendere una decisione su qualcosa che ancora non esiste. Investe quando confida che domani sarà migliore di oggi. È proprio questo il punto che sembrano dimenticare i tecnocrati: le aspettative sul futuro sono una variabile economica. E queste aspettative non si costruiscono soltanto dal Ministero delle Finanze. Si costruiscono osservando la politica, la capacità di governare, gli accordi che si raggiungono, la stabilità delle regole e la possibilità di prevedere ragionevolmente verso dove sta andando il Paese. Il governo del Presidente Kast ha approvato la riforma tributaria con uno o due voti di scarto e ha celebrato il risultato. Ma governare non consiste soltanto nel contare i voti. Consiste nel costruire maggioranze politiche e sociali capaci di proiettarsi nel tempo. La riforma costituzionale sulla sicurezza promossa dal Governo, che ha provocato il rifiuto dell’opposizione e dubbi all’interno dello stesso schieramento di governo, trasmette esattamente il segnale contrario: incertezza riguardo alle regole future e alla capacità di costruire accordi duraturi. E chi prende decisioni imprenditoriali osserva tutto questo. Soprattutto le piccole e medie imprese e gli imprenditori, dove si concentra una parte fondamentale dell’occupazione privata. Non basta convincere dieci grandi gruppi imprenditoriali. Bisogna fare in modo che migliaia di piccoli e medi imprenditori credano che nel prossimo futuro avranno clienti, regole ragionevolmente stabili e un Paese governabile. Nessun presidente può ordinare queste decisioni dalla Moneda. Ogni imprenditore deve rispondere a una domanda molto semplice: mi fido abbastanza di ciò che verrà da rischiare oggi i miei soldi? E oggi la risposta maggioritaria è no, anche tra molti che possono avere affinità ideologica con il Governo. Altrimenti è difficile spiegare perché, l’economia continui a indebolirsi e la disoccupazione ad aumentare. Uno dei punti di forza dei trent’anni della Concertación fu che il Cile offriva una ragionevole prevedibilità politica. Governo e opposizione erano profondamente in disaccordo, ma esistevano una visione dello Stato, la capacità di costruire accordi e la continuità istituzionale. Quel periodo non ebbe successo soltanto perché c’erano buoni economisti al Ministero delle Finanze o eccellenti tecnici nella Banca Centrale. Ci furono leadership politiche capaci di guidare, negoziare, cedere e coinvolgere il Paese attorno a obiettivi comuni. Generarono aspettative di stabilità e futuro. La stabilità generò fiducia; la fiducia, investimenti; e gli investimenti, crescita e occupazione. Ecco la differenza tra amministrare e governare. I tecnocrati possono progettare eccellenti strumenti economici, ma non possono sostituire la Politica. Si possono ridurre di quattro punti le imposte sulle società, offrire l’invariabilità tributaria e facilitare il rimpatrio dei capitali. Ma nessuna legge può obbligare un imprenditore a investire né un imprenditore ad assumere. Per investire bisogna credere nel futuro. E la fiducia nel futuro non si decreta né si inserisce come articolo in una riforma tributaria. Si costruisce facendo buona Politica. Marcelo Trivelli
September 5, 2026
Pressenza
Perù: Piani senza architettura strategica in campagna
Il rapporto tra promessa elettorale e pianificazione statale costituisce uno dei problemi centrali della governance democratica contemporanea. Nei sistemi politici peruviani caratterizzati da frammentazione partitica, bassa fiducia istituzionale e debolezza delle capacità statali, il piano di governo tende a operare come uno strumento di comunicazione elettorale piuttosto che come uno strumento tecnico di conduzione pubblica. Tuttavia, quando tale piano viene formulato con un approccio orientato ai risultati, agli indicatori, alla territorializzazione, alla coerenza fiscale e all’articolazione con gli strumenti del sistema di pianificazione, può diventare un ponte tra rappresentanza democratica, agenda pubblica e azione statale. Nel caso peruviano, il Piano Strategico di Sviluppo Nazionale (PEDN) al 2050 definisce un’architettura di lungo periodo organizzata attorno a quattro obiettivi nazionali: il pieno sviluppo delle capacità delle persone; la gestione sostenibile del territorio in un contesto di rischi e cambiamenti climatici; l’aumento della competitività e della produttività con occupazione dignitosa, scienza, tecnologia e trasformazione digitale; e la garanzia di una società giusta, democratica, pacifica e di uno Stato efficace al servizio delle persone (CEPLAN, 2023). Da questa prospettiva, i piani di governo 2026-2031 dovrebbero essere valutati non solo per l’ampiezza delle loro proposte, ma per la loro capacità di dialogare con tale architettura strategica. In che misura i piani di governo delle organizzazioni politiche analizzate sono collegati al Piano Strategico di Sviluppo Nazionale al 2050 e alla logica istituzionale del Sistema Nazionale di Pianificazione Strategica (SINAPLAN)? Questa domanda non mira a valutare ideologie né preferenze elettorali; intende valutare la coerenza documentale tra le offerte programmatiche e il quadro statale di pianificazione. L’analisi si sviluppa sulla base dei documenti forniti: il documento di ricerca fornito della revisione documentale del ricercatore incaricato, i piani di governo di sette organizzazioni politiche e il PEDN al 2050. Il collegamento dei piani di governo con il sistema di pianificazione peruviano esiste, ma è disuguale. In alcuni casi si osserva un collegamento formale esplicito con il PEDN, anche attraverso riferimenti agli obiettivi nazionali, al CEPLAN o al SINAPLAN; in altri, il rapporto è implicito, poiché le proposte coincidono con i grandi ambiti di intervento del PEDN, con una teoria del cambiamento esplicita o con una progettazione operativa sufficientemente tracciabile. Pertanto, la qualità del collegamento deve essere misurata a diversi livelli: formale, tematico, operativo, territoriale e istituzionale. Questo collegamento programmatico dei piani di governo 2026-2031 con il PEDN al 2050 e il sistema di pianificazione peruviano ci pone di fronte a dei compiti: Primo, ricostruire il quadro concettuale e normativo della pianificazione strategica applicabile al caso peruviano; secondo, identificare le corrispondenze tra i piani di governo e i quattro obiettivi nazionali del PEDN; terzo, valutare la densità operativa dei piani a partire dalla catena problema-obiettivo-indicatore-target; e quarto, proporre criteri tecnici per migliorare l’articolazione dei piani di governo con il SINAPLAN. Lucas Z. Granda Redacción Perú
September 3, 2026
Pressenza
Perù: la richiesta di deleghe legislative propone misure estreme
La richiesta di deleghe legislative presentata con carattere d’urgenza dal Potere Esecutivo lo scorso 28 agosto è stata messa in osservazione  dalla Commissione Costituzione e Regolamento della Camera dei Deputati. Il motivo: la richiesta non contiene il verbale della sessione del Consiglio dei Ministri in cui è stato approvato il carattere di “molto urgente” della proposta legislativa. L’Esecutivo regolarizzerà la presentazione e allegherà la richiesta. MISURE ESTREME Le deleghe legislative richieste includono 66 richieste per legiferare entro un termine di 120 giorni di calendario in materie quali: sicurezza dei cittadini, lotta alla criminalità, regime tributario, semplificazione amministrativa, modernizzazione dello Stato e rafforzamento delle micro e piccole imprese (MYPEs), sviluppo produttivo, tra le altre. Tuttavia, la richiesta di deleghe legislative ha suscitato diffidenze da parte della popolazione, soprattutto sul tema del lavoro (nuova Legge Pulpín?), della semplificazione delle procedure amministrative legate a concessioni e titoli abilitanti; nonché della partecipazione “eccezionale e temporanea” delle Forze Armate alla sicurezza e della creazione della figura delle “organizzazioni terroristiche” per le organizzazioni criminali. Il ruolo che svolgerà la Camera dei Deputati sarà decisivo per difendere i diritti dei lavoratori e il recupero della sicurezza dei cittadini. Una volta regolarizzata la proposta, la Camera dei Deputati ha fino a 15 giorni lavorativi, affinché i deputati emettano il relativo parere. Successivamente il suo dibattito sarà inserito nell’ordine del giorno dell’assemblea plenaria. La norma stabilisce inoltre che il presidente della commissione incaricata di esaminare la proposta ha la facoltà di presentare un nuovo testo sostitutivo, avallato dalla firma dei portavoce che rappresentano la maggioranza semplice. Questo testo può essere votato nella stessa sessione plenaria, e infine sarà trasmesso al Senato per il relativo iter. Redacción Perú
September 2, 2026
Pressenza
Cile: organizzazioni per i diritti umani convocano una marcia commemorativa per la memoria, l’eredità di Allende e contro gli indulti
La mobilitazione si svolgerà il 6 settembre e mira a rivendicare l’eredità del presidente Salvador Allende, commemorare i 53 anni dal colpo di Stato e denunciare i passi indietro in materia di diritti umani. La Coordinadora Nacional de Organizaciones de Derechos Humanos y Sociales e la Mesa de Derechos Humanos por una Vida Digna hanno convocato una marcia commemorativa per la memoria, i diritti umani e contro gli indulti, che si svolgerà il prossimo 6 settembre, alle 10:00, dalla stazione della metropolitana Los Héroes e terminerà al Cementerio General, a Santiago, con un evento politico-culturale. La giornata si svolgerà sotto gli slogan “No agli Indulti” e “Diritti Umani, neanche un passo indietro”. Allo stesso modo, sarà rivendicata l’eredità del presidente Salvador Allende e sarà reso omaggio alle vittime del colpo di Stato militare del 1973 e delle successive violazioni sistematiche dei diritti umani. Le organizzazioni promotrici hanno espresso preoccupazione per i possibili indulti o benefici per i condannati per gravi violazioni dei diritti umani, sia legati alla dittatura sia a fatti avvenuti durante l’esplosione sociale, e mettono in guardia da quello che considerano uno scenario di passi indietro in materia di verità, giustizia, riparazione, memoria e garanzie di non ripetizione. Tra le principali preoccupazioni vi è anche lo smantellamento o indebolimento del “Piano Nazionale di Ricerca, Verità e Giustizia”, iniziativa creata durante il governo dell’ex presidente Gabriel Boric, che mira a fare progressi nel chiarimento della sorte delle persone detenute e scomparse durante la dittatura. Per le organizzazioni per i diritti umani, la memoria non costituisce soltanto uno sguardo verso il passato, ma anche una responsabilità nei confronti del presente e del futuro. In questo senso, la convocazione mira a esprimere un rifiuto categorico di qualsiasi forma di impunità e a riaffermare che le violazioni dei diritti umani non possono tornare a essere subordinate a interessi politici e cambiamenti di governo. “Una dimostrazione d’amore e riconoscimento” La presidente dell’Agrupación de Familiares de Ejecutados Políticos (AFEP) e Premio Nazionale per i Diritti Umani 2026, Alicia Lira, ha invitato la cittadinanza a partecipare alla mobilitazione e ha sottolineato il carattere storico e anche culturale della giornata. “Il 6 commemoreremo in forma culturale, in forma mistica, rivendicando, non solo ciò che è stata l’Unità Popolare, la memoria dei nostri familiari, ciò che ancora ci manca da trovare, i nostri detenuti scomparsi e giustiziati senza consegna del corpo”, ha dichiarato la Premio Nazionale per i Diritti Umani.. Inoltre, ha affermato che la marcia rappresenta anche un omaggio al presidente Salvador Allende e a coloro che parteciparono al processo dell’Unità Popolare insieme a lavoratori, donne e professionisti. “Ha a che fare con questa marcia, che è una dimostrazione d’amore, di riconoscimento, con l’orgoglio che proviamo per il nostro presidente Salvador Allende”, ha affermato. Nello stesso senso, il musicista Jorge Coulon, del gruppo Inti Illimani, ha invitato a partecipare alla mobilitazione in un momento che considera particolarmente rilevante per la difesa dei diritti umani. “È molto importante rivendicare che il Cile rispetta ed esige il rispetto dei diritti umani e della memoria delle vittime delle violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato l’artista. Félix Madariaga Leiva
August 29, 2026
Pressenza
Perù: Quando il problema non è il libro, ma l’uso del denaro pubblico
> In una democrazia, la libertà di espressione protegge persino quelle > pubblicazioni che generano controversie, rifiuto o derisione. Un libro può > essere elogiato, criticato o ignorato dalla cittadinanza, e nessuna autorità > dovrebbe censurarlo per il suo contenuto. Tuttavia, il dibattito cambia > completamente quando quella pubblicazione è stata finanziata con risorse dello > Stato. In quel momento, la discussione smette di essere politica o letteraria > per diventare una questione di legalità, responsabilità e corretto uso dei > fondi pubblici. La recente controversia intorno al libro digitale peruviano Mi gallo es el chancho, scritto da Francisco “Pancho” de Piérola su Rafael López Aliaga e finanziato da Renovación Popular con risorse del Finanziamento Pubblico Diretto, mette precisamente in evidenza questo dilemma. Il problema non risiede nell’esistenza del libro né nell’opinione che esprime, bensì nel determinare se l’utilizzo di denaro proveniente dall’erario nazionale abbia rispettato la finalità stabilita dalla legge. Il Finanziamento Pubblico Diretto non costituisce una sovvenzione a libera disposizione dei partiti politici. La Legge sulle Organizzazioni Politiche e il Regolamento sul Finanziamento e la Supervisione dei Fondi dei Partiti dell’ONPE (Ufficio Nazionale peruviano di Processi Elettorali N.d.r.) stabiliscono che tali risorse devono essere destinate al rafforzamento istituzionale, alla formazione politica, alla formazione degli iscritti, alla ricerca e alla diffusione di conoscenze che contribuiscano al sistema democratico. Di conseguenza, ogni pubblicazione finanziata con tali risorse deve dimostrare di rispondere a questi obiettivi e non a interessi strettamente propagandistici o di promozione personale. Proprio per questo, l’ONPE ha contestato questa spesa ritenendo che l’opera non avrebbe dimostrato in modo sufficiente una finalità di formazione politica o di ricerca e, inoltre, ha segnalato dubbi riguardo alla procedura seguita per il suo affidamento, inclusa la mancanza di pluralità nelle offerte dei fornitori. Tali osservazioni non costituiscono un giudizio sulle idee contenute nel libro, bensì sulla legalità dell’uso delle risorse pubbliche e sul rispetto dei principi che regolano l’amministrazione del bilancio statale. Nel contesto del Diritto Amministrativo esiste un principio fondamentale: ogni spesa pubblica deve rispondere rigorosamente alla finalità per la quale è stata autorizzata. Questo principio di finalità costituisce una garanzia contro l’uso arbitrario del denaro dei contribuenti e obbliga ogni ente o istituzione che amministra fondi statali a dimostrare che ogni sol investito soddisfa l’obiettivo previsto dalla norma. Quando ciò non avviene, spetta attivare i meccanismi di controllo e determinare le responsabilità amministrative pertinenti. In questo contesto, è importante distinguere due concetti che spesso vengono confusi. Una cosa è la libertà di pubblicare un’opera, diritto pienamente protetto dalla Costituzione; altra cosa, molto diversa, è pretendere che tale pubblicazione sia finanziata con denaro dello Stato senza dimostrare che soddisfa i requisiti legali per farlo. L’eventuale mancato rispetto della finalità del finanziamento non implica la censura del libro né il suo ritiro dalla circolazione. Ciò che corrisponde è valutare la legalità della spesa e, se del caso, disporre le misure amministrative previste dall’ordinamento giuridico, compresa la restituzione delle risorse utilizzate indebitamente, fatto salvo ogni ulteriore responsabilità che gli organi competenti potrebbero stabilire. Infine, questo caso lascia una riflessione che trascende qualsiasi partito politico. La fiducia dei cittadini nelle istituzioni dipende anche dal modo in cui vengono amministrate le risorse pubbliche. Ogni sol destinato al rafforzamento della democrazia deve rispondere all’interesse generale e non alla promozione individuale dei dirigenti politici. Perché il vero dibattito non avrebbe mai dovuto essere se il libro sia buono o cattivo; il vero dibattito consiste nel determinare se il denaro di tutti i peruviani sia stato utilizzato conformemente alla legge. E quando si tratta di risorse pubbliche, la trasparenza e la rendicontazione smettono di essere un’opzione per diventare un obbligo giuridico ed etico. Yngrid Armas
August 28, 2026
Pressenza
21 agosto, telefonata di un’ora e venti minuti tra Lula e Trump
Mi limito a tradurre la notizia, proveniente dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica, del lungo incontro fra i due capi di Stato. Notizia ovviamente di importanza in un contesto di forte tensione e minacce  che vengono dal nord. Il prestigio di Lula esce dall’incontro rafforzato (e questo al di là di quello che i due presidenti si siano effettivamente detto), il truce fanatico Rubio contenuto. Può dare speranza che ci siano capi di Stato con la levatura di statista, in grado di farsi rispettare dall’impero  e ministri degli esteri, come il calmo e pacato Mauro Vieira, che onorano il compito dell’alta diplomazia. (T.I) Il Presidente brasiliano Lula ha avuto una conversazione telefonica di un’ora e venti minuti venerdì mattina, 21 agosto, con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante la quale hanno discusso i temi centrali dell’agenda bilaterale e la situazione geopolitica globale, in un dialogo che si è svolto in tono amichevole e cordiale, secondo quanto riferito dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica (Secom). Durante la telefonata, il Presidente Lula ha affrontato la recente decisione del governo statunitense di imporre nuove tariffe commerciali al Brasile, a seguito di indagini condotte dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. Lula ha sottolineato che le accuse alla base delle misure restrittive – che includono contestazioni relative alla deforestazione, agli accordi preferenziali, alla proprietà intellettuale, alla lotta alla corruzione, al sistema di pagamento Pix, al mercato dell’etanolo e alle presunte importazioni di prodotti fabbricati con il lavoro forzato – sono del tutto infondate. Il capo di Stato brasiliano ha sottolineato che l’imposizione di tariffe genera perdite economiche per entrambe le parti e ha sostenuto che rimanere al tavolo delle trattative è l’opzione migliore per entrambi i Paesi. Lula ha ribadito l’importanza di collaborare per garantire che gli Stati Uniti continuino ad essere  tra i principali partner commerciali del Brasile. In risposta, Donald Trump ha concordato sull’importanza di preservare solidi legami commerciali e ha proposto che i team tecnici di entrambi i Paesi si incontrino nuovamente al più presto per proseguire il dialogo. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica e la lotta contro le reti criminali, Lula ha ribadito l’interesse del Brasile a rafforzare la cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti. Il presidente ha spiegato che le organizzazioni criminali esercitano quotidianamente il terrore sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ma ha sottolineato che tali gruppi non vanno confusi con le organizzazioni terroristiche in senso stretto. Ha inoltre affermato che lo Stato brasiliano dispone di propri strumenti legali e istituzionali per combattere questo tipo di criminalità, senza necessità di classificazioni o designazioni speciali. A titolo di esempio delle azioni intraprese dal Paese, Lula ha illustrato la strategia brasiliana di strangolamento finanziario della criminalità organizzata, che ha già portato al sequestro di circa 17 miliardi di reais in beni e oggetti di valore, citando inoltre il piano governativo di trasformare 138 istituti penitenziari in carceri di massima sicurezza. Il presidente ha inoltre sottolineato la recente approvazione della Legge Anti-Fazioni, un meccanismo che consente maggiore rapidità nel sequestro di beni e passaporti a membri delle fazioni e ha menzionato la proposta di emendamento alla Costituzione che mira ad ampliare il ruolo del governo federale nel coordinamento della sicurezza pubblica in collaborazione con gli Stati. A livello regionale, ha citato l’operatività del Centro Internazionale di Cooperazione di Polizia per l’Amazzonia, con sede a Manaus, che riunisce rappresentanti delle forze di polizia di tutti i Paesi del bacino amazzonico. Dopo queste spiegazioni, Trump ha dimostrato la volontà di intensificare la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e ha garantito che avrebbe mobilitato alti funzionari dell’amministrazione statunitense per dare seguito agli accordi raggiunti. Discutendo dell’agenda internazionale, i due leader si sono scambiati opinioni sui principali conflitti in corso nel mondo, evidenziando gli scontri in Ucraina e in Medio Oriente. Entrambi hanno concordato sull’urgenza di raggiungere una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina, che dura ormai da quasi cinque anni. Trump ha presentato le sue considerazioni sulle prospettive di risoluzione delle tensioni con l’Iran. Lula, a sua volta, ha lamentato l’inefficacia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha auspicato di convocare una riunione straordinaria dell’organismo per cercare soluzioni diplomatiche alle crisi in corso, in linea con le proposte che aveva precedentemente presentato ai presidenti di Cina, Xi Jinping, e Russia, Vladimir Putin. Il presidente brasiliano ha concluso la sua riflessione osservando che i grandi leader internazionali non sono coloro che iniziano le guerre, ma piuttosto coloro che sono capaci di porre fine ai conflitti. Fonte: Lula e  Trump falam ao telefone e restabelecem  negociação, “Brasil 247”, 21 agosto 2026 Redazione Italia
August 27, 2026
Pressenza
Continua la politica di repressione del Popolo Mapuche nell’Argentina del Governo Milei
Continua la politica di repressione del Popolo Mapuche nell’Argentina del Governo Milei. I diritti costituzionali da tempo riconosciuti sulla terra che ancestralmente le comunità indigene abitano, sono continuamente minacciati e misconosciuti, tanto da arrivare allo sfratto per dare spazio a privati, spesso stranieri. Donne, uomini, anziani e bambini vengono fatti allontanare con la forza e mandati allo sbando, senza una meta. Ultimamente è successo alle comunità Kinxikew e Melo, come viene denunciato dall’Equipe diocesana di Pastorale Aborigena della diocesi di Neuquén, che la nostra associazione accompagna nella difesa dei diritti del Popolo Mapuche. Di seguito pubblichiamo il Comunicato della diocesi (reso pubblico il 17 Agosto), insieme ad un video che documenta lo sfratto, commentato dalla Lonko (capo) della comunità che ha subito il grave sopruso. Rete Radié Resch, Associazione di solidarietà internazionale EDIPA E PASTORALE SOCIALE RIPUDIANO LO SFRATTO DELLE COMUNITA MAPUCHE KINXIKEW E MELO Le Equipe diocesane di Pastorale Aborigena (EDIPA) e Pastorale Sociale della Diocesi di Neuquén esprimono la loro profonda indignazione ed il suo ripudio più energico del recente sfratto delle comunità Mapuche Kinxikew e Melo. Queste comunità non sono occupanti dell’ultima ora né estranee in queste terre: stanno nel proprio territorio, territorio che fu rilevato come prevede la Legge Nazionale 26.160. Il rilevamento territoriale realizzato è stato approvato dallo Stato nazionale e dallo Stato provinciale. Per questo quello che è successo merita il nostro più fermo rifiuto. Tuttavia il passato 17 Agosto, durante la celebrazione dei 40 anni di EDIPA, la Pastorale Aborigena, insieme al nostro vescovo Mons. Fernando Croxatto, tornava a chiedere che questo conflitto venga risolto con il dialogo, il rispetto e la ricerca della più giusta soluzione. Invece è stata preferita la strada dello sfratto. Questo fatto apre vecchie ferite, pone a rischio la convivenza tra i diversi popoli che abitano la nostra provincia ed alimenta la sfiducia verso lo Stato che, da un lato, riconosce diritti ed approva rilevamenti e, dall’altro, permette azioni che di fatto li disconoscono. Ancora una volta si procrastina un popolo originario che ha aspettato per decenni che le parole della Costituzione Nazionale e Provinciale, come anche le convenzioni internazionali che riconoscono i loro diritti, diventino concreta realtà. Come Chiesa impegnata con i popoli originari, non possiamo restare indifferenti. Ripudiamo queste procedure e reclamiamo che si sospendano le azioni che aumentano il conflitto. Chiediamo che si riprenda urgentemente il cammino del dialogo e che lo Stato garantisca soluzioni coerenti con i diritti riconosciuti ai popoli indigeni. La pace sociale non si costruisce con gli sfratti né con l’uso della forza. La convivenza si costruisce con giustizia, rispetto, dialogo e verità. EDIPA- Equipe Diocesana di Pastorale Aborigena (Diocesi di Neuquén) F.To P. Martin Gottle 1. Fernando Acre(SDB) 2. Jorge Cloro https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/08/repressione-Mapuche-Video-2026-08-25-at-17.26.48.mp4     Redazione Italia
August 27, 2026
Pressenza
Perù: la PUCP avvia procedimenti disciplinari contro gli studenti dopo le proteste e non rispetta l’accordo
La Federazione degli Studenti della Pontificia Università Cattolica del Perù (FEPUC) ha denunciato il mancato rispetto dell’accordo tra gli studenti e le autorità di tale ateneo, sottoscritto lo scorso 21 maggio, dopo nove giorni di mobilitazione e occupazione del primo piano dell’edificio Dintilhac contro la nuova scala delle rette che avrebbe colpito i nuovi studenti. Lo scorso maggio, gli studenti della PUCP hanno manifestato nel campus universitario contro la decisione dell’università di stabilire una nuova scala delle rette che sarebbe passata da nove (G1 a G9) a quattro scale e quattro livelli di borse di studio (Mac Gregor e Becas Lucet); una modifica che avrebbe penalizzato i futuri studenti di questo ateneo. In quell’occasione si concordò la revoca della misura di forza, secondo un approccio non punitivo nei confronti dei fatti verificatisi. NOVE STUDENTI SOTTOPOSTI A PROCEDIMENTI DISCIPLINARI In un comunicato stampa, la FEPUC ha informato che “l’avvio di questi procedimenti disciplinari risulta incompatibile con l’impegno politico raggiunto tra autorità e studenti dopo l’occupazione di Dintilhac”. Secondo la documentazione ricevuta, i procedimenti disciplinari sono stati richiesti dall’Ufficio di Sicurezza Integrale (OSI) della PUCP, unità dipendente dalla Direzione di Amministrazione e Finanze (DAF) del Vice-Rettorato all’Amministrazione (VRAD) il 15 giugno di quest’anno, vale a dire a meno di un mese dalla sottoscrizione dell’accordo. Attualmente, la Segreteria Tecnica dei Procedimenti Disciplinari PUCP ha notificato a nove studenti l’apertura di procedimenti disciplinari nei loro confronti per la loro partecipazione alle mobilitazioni contro l’approvazione del nuovo sistema di scale. Inoltre, “questi nove procedimenti si aggiungono ai procedimenti avviati a seguito della mobilitazione realizzata il 30 marzo presso la Facoltà di Giurisprudenza, durante un dibattito elettorale svoltosi nel campus, in segno di rifiuto della presenza dell’allora candidato al Congresso della Repubblica per Renovación Popular, Frank Krklec”. IL REGOLAMENTO IMPEDISCE UNA VALUTAZIONE ADEGUATA DELL’ESERCIZIO DEI DIRITTI FONDAMENTALI L’università giustifica l’apertura di questi procedimenti sulla base delle disposizioni del Regolamento Unificato dei Procedimenti Disciplinari della PUCP (RU), facendo riferimento a fattispecie come la “turbativa dell’ordine pubblico” e la “limitazione della libertà di insegnamento”. Mentre gli studenti denunciano che l’applicazione del regolamento ha storicamente utilizzato “specifiche disciplinari controverse” che impediscono una valutazione adeguata dell’esercizio di diritti fondamentali come la libertà di espressione, riunione, organizzazione e protesta. Per la FEPUC e per gli studenti della Católica nel loro complesso, si ritiene che “il dialogo non può essere utilizzato come una pausa mentre si preparano sanzioni. Gli studenti fin dall’inizio del conflitto hanno dimostrato di essere disposti a dialogare. Ora spetta alle autorità dimostrare la loro disponibilità a rispettare quanto concordato, abbandonando qualsiasi soluzione che passi per la persecuzione disciplinare” hanno dichiarato. Infine, hanno rivolto un appello all’intera comunità affinché si unisca alla loro campagna contro la persecuzione studentesca. “Non permetteremo che protestare, organizzarsi e rappresentare politicamente gli studenti possa diventare motivo di sorveglianza, profilazione o sanzione” hanno concluso. Redacción Perú
August 26, 2026
Pressenza
Il rischio della disinformazione sull’esito delle elezioni in Brasile
In vista delle elezioni presidenziali in Brasile, Amnesty International ha sottoposto a Facebook alcune inserzioni per verificare l’efficacia del sistema di moderazione di Meta. Più della metà delle inserzioni contenenti disinformazione sulle elezioni è stata approvata. Le altre sono state segnalate, ma non respinte esplicitamente pur se contenenti disinformazione sulle elezioni Amnesty International ha lanciato l’allarme sul rischio che, in vista delle elezioni presidenziali in Brasile del 4 ottobre, Meta potrebbe non contrastare in modo efficace la disinformazione sulle elezioni diffusa attraverso il sistema pubblicitario di Facebook. Da anni in Brasile i social media vengono utilizzati per diffondere disinformazione. Per verificare in che modo Facebook tratti la disinformazione sulle elezioni nelle inserzioni pubblicitarie, Amnesty International ha condotto un esperimento, sottoponendo alla piattaforma 15 inserzioni create appositamente e contenenti disinformazione elettorale. I contenuti andavano da accuse di brogli a messaggi che sostenevano la necessità di una presa del potere da parte dei militari. L’esperimento ha dimostrato che otto delle inserzioni presentate sono state approvate, mentre per le altre sette è stata richiesta la verifica dell’identità perché sembravano riguardare temi sociali, elezioni o politica. Non sono state dunque respinte specificamente perché contenevano disinformazione sulle elezioni. Amnesty International ha fatto in modo che questi annunci di prova non venissero pubblicati, nonostante Facebook non li avesse bloccati. “È fortemente allarmante che il sistema di moderazione di Meta non sia riuscito a intercettare più della metà delle inserzioni contenenti disinformazione sulle elezioni presentate da Amnesty International. Questo dimostra che Meta non sta facendo abbastanza per impedire che la sua piattaforma diventi un veicolo di disinformazione, continuando al tempo stesso a trarre profitto dai contenuti e dai sistemi pubblicitari che ne consentono la diffusione”, ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice di Amnesty International Brasile. L’esperimento Amnesty International ha sottoposto a Facebook 15 inserzioni in portoghese brasiliano, destinate esclusivamente alla popolazione in età di voto in Brasile, per valutare come i sistemi di moderazione delle inserzioni della piattaforma trattassero i contenuti relativi alle elezioni in vista del voto del 4 ottobre 2026. Per fare in modo che le inserzioni rispecchiassero narrazioni elettorali effettivamente circolanti in Brasile, tra gennaio e maggio 2026 Amnesty International ha analizzato le conversazioni online e gli orientamenti espressi pubblicamente sui social media, oltre ai contenuti in lingua portoghese pubblicati sulle piattaforme Facebook e X. Quattordici inserzioni contenevano disinformazione, una era neutra. In questa analisi viene utilizzato il termine “disinformazione” secondo la terminologia usata da Amnesty International; nella costruzione e nell’analisi delle inserzioni dell’esperimento, tuttavia, è stata applicata la definizione di “misinformation” adottata da Meta. Come indicato nelle sue politiche e nei suoi Standard della community, questa definizione comprende informazioni false o inesatte, inclusi i contenuti che possono verosimilmente interferire con il funzionamento dei processi politici. Le 14 inserzioni contenenti “disinformazione” erano state pensate per riprodurre tre strategie spesso utilizzate da esponenti politici e candidati per sostenere pratiche autoritarie: la “delegittimazione elettorale”, cioè contenuti volti a minare la fiducia nelle elezioni, nei sistemi di voto o nei risultati elettorali; la “costruzione del nemico”, che presenta gli avversari politici e i tribunali come minacce per la nazione o come soggetti privi di legittimità; e l’“autoritarismo incentrato sulla sicurezza”, che presenta l’uso della forza, l’intervento militare o il governo di un uomo forte come risposte necessarie alla criminalità o al disordine politico. Alcune inserzioni erano riconducibili a una sola di queste categorie, mentre altre combinavano narrazioni appartenenti a più categorie. Tutte le inserzioni, tranne quella neutra, erano in violazione della politica di Meta sulle informazioni false, in particolare la sezione relativa alle interferenze con il voto o con i censimenti. L’inserzione neutra era stata inclusa per verificare l’obbligo imposto da Meta di confermare l’identità per tutti i contenuti relativi alle elezioni. Sette delle inserzioni elaborate da Amnesty International si basavano su affermazioni intenzionalmente fuorvianti riguardanti candidati e istituzioni elettorali, tra cui accuse secondo cui alcuni candidati stavano manipolando le elezioni e contenuti che mettevano in dubbio l’integrità del sistema di voto. Le altre sette contenevano informazioni false che avrebbero potuto interferire con la possibilità delle persone di votare, per esempio fornendo indicazioni errate su quando o come votare oppure su quali candidati partecipassero alle elezioni. L’account Facebook utilizzato per sottoporre le inserzioni non aveva completato la procedura di Meta “Conferma la tua identità”. Nell’ambito della ricerca si è scelto di non completare la verifica dell’identità, così da mantenere un account di prova neutro ed evitare che la cronologia o le attività precedenti dell’account potessero influenzare l’esito della moderazione delle inserzioni. Per ridurre il rischio che la cronologia d’uso degli account incidesse sui risultati, sono stati utilizzati account creati appositamente per la ricerca anziché account personali. Le persone che hanno condotto la ricerca non si trovavano fisicamente in Brasile e non hanno utilizzato una VPN per far apparire che le inserzioni fossero state inviate dal Brasile. Le inserzioni sono state sottoposte da Londra. Tutte le inserzioni erano programmate per essere pubblicate in una data successiva. In questo modo Amnesty International ha potuto verificare i processi di revisione delle inserzioni delle piattaforme, assicurandosi al tempo stesso che quelle eventualmente approvate potessero essere annullate prima della pubblicazione. Ciò ha impedito che venissero effettivamente diffuse e ha evitato potenziali conseguenze negative sui diritti umani o altri rischi di natura etica. Il 21 luglio 2026 Amnesty International ha scritto a Meta chiedendo una risposta alle accuse secondo cui i sistemi di moderazione pubblicitaria di Facebook non sarebbero riusciti a individuare la disinformazione sulle elezioni e sollevando preoccupazioni sull’adeguatezza dei sistemi adottati dall’azienda per individuare, valutare e mitigare i relativi rischi per i diritti umani. Al momento della pubblicazione di questo comunicato, Meta non ha ancora risposto. Risultati Facebook ha approvato otto inserzioni contenenti disinformazione e nessuna delle sette respinte è stata rifiutata esplicitamente perché conteneva disinformazione. Delle otto inserzioni contenenti disinformazione approvate per la pubblicazione, quattro rientravano esclusivamente nella categoria della “delegittimazione elettorale” e due esclusivamente in quella dell’“autoritarismo incentrato sulla sicurezza”, comprendendo anche contenuti di disinformazione che sostenevano un intervento militare o invitavano a non partecipare alle elezioni. Le altre due combinavano elementi riconducibili a tutte e tre le categorie. Le sette inserzioni respinte, tra cui quella neutra, sono state rifiutate perché considerate “inserzioni su temi sociali, elezioni o politica”. In questi casi, Gestione inserzioni di Facebook indicava che, poiché le inserzioni sembravano riguardare un tema sociale, elezioni o politica, l’account avrebbe dovuto completare la verifica dell’identità prima che potessero essere pubblicate. È importante sottolineare che questi avvisi non comunicavano che le inserzioni erano state respinte a causa del loro contenuto. Di conseguenza, non hanno permesso di capire come sarebbero state valutate se l’account avesse completato la verifica. Amnesty International ha inoltre individuato alcune carenze nelle misure di tutela applicate al momento della presentazione di inserzioni relative alle elezioni. È stato possibile sottoporre le inserzioni senza dichiarare che rientravano nelle “Categorie speciali di inserzioni” di Facebook, come previsto sia dalla legislazione elettorale brasiliana sia dalle politiche di Meta sulle inserzioni relative alle elezioni. Poiché l’account non aveva completato la verifica dell’identità, è stato inoltre possibile presentare le inserzioni senza l’indicazione “Pagato da”, che Meta richiede per i contenuti relativi alle elezioni. Si tratta di inserzioni che Facebook non avrebbe dovuto consentire di sottoporre senza una preventiva verifica dell’identità. Il fatto che le inserzioni potessero essere sottoposte da fuori del Brasile fa temere che controlli inadeguati sulla verifica e sulla trasparenza possano creare vulnerabilità sfruttabili da soggetti interni o stranieri intenzionati a influenzare i processi elettorali. La mancata applicazione degli obblighi di trasparenza previsti dalla legge elettorale e la possibilità di presentare le inserzioni da fuori del Brasile sollevano gravi preoccupazioni sul rischio che campagne di disinformazione, condotte sia da soggetti interni sia stranieri, possano interferire con i processi elettorali. Pongono inoltre interrogativi più ampi sull’adeguatezza dei sistemi di moderazione di Meta nell’individuare questi rischi. Il sistema di controllo di Meta utilizza tecnologie di intelligenza artificiale per individuare in modo proattivo nelle inserzioni contenuti potenzialmente contrari alle proprie politiche. I contenuti vengono poi valutati automaticamente oppure da persone addette alla revisione e, quando viene accertata una violazione, Meta applica le misure previste dai propri Standard della comunità, tra cui la rimozione, la limitazione o il rifiuto delle inserzioni. «L’indagine indica che i sistemi di moderazione di Facebook potrebbero non riuscire a individuare in modo affidabile i contenuti di disinformazione sulle elezioni. Sebbene Facebook abbia respinto sette delle 15 inserzioni, queste sono state segnalate in base alla politica sui temi sociali, le elezioni o la politica e non specificamente perché contenevano disinformazione elettorale. Ciò solleva gravi dubbi sul fatto che le misure di tutela adottate da Facebook in materia elettorale vengano applicate in modo coerente», ha dichiarato Ummar Bashir, ricercatore e consulente di Amnesty International su intelligenza artificiale e diritti umani. Amnesty International ha rilevato che i sistemi di moderazione di Facebook sembravano più efficaci nel riconoscere le inserzioni che descrivevano gli avversari politici come “criminali”, “traditori” o “soggetti privi di legittimità”. Per esempio, una delle inserzioni sottoposte al test affermava: “Lula [il presidente del Brasile] ruberà le elezioni”. Cinque delle sette inserzioni contenenti messaggi di questo tipo sono state respinte. Al contrario, tre delle quattro inserzioni che utilizzavano una retorica militare contraria allo stato di diritto e chiedevano che le forze armate prendessero il potere hanno superato i sistemi di moderazione di Facebook. Una di queste affermava: “Abbiamo bisogno di una rivoluzione militare, non votate alle elezioni e, se voterà meno del 50 per cento delle persone, i militari riprenderanno il potere!”. «Anziché tutelare la partecipazione elettorale, l’accesso a informazioni accurate e i diritti umani, questi sistemi rischiano di approvare contenuti dannosi», ha aggiunto Ummar Bashir. Imprese e standard sui diritti umani Secondo gli standard internazionali, le imprese hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani e di evitare di causare, contribuire a causare o essere direttamente collegate a conseguenze negative per i diritti umani. Ciò comprende l’adozione di misure proattive per individuare, prevenire e mitigare tali conseguenze. Per piattaforme come Meta, questa responsabilità comprende anche l’obbligo di garantire che le pratiche di moderazione non consentano la diffusione di contenuti falsi o inesatti che possano incidere sul diritto delle persone all’informazione e alla partecipazione alla vita pubblica. La responsabilità di rispettare i diritti umani sussiste indipendentemente dalla regolamentazione statale e richiede una valutazione continua dei rischi, trasparenza e misure efficaci per mitigarli. Il modello di business di Meta basato sulla sorveglianza si fonda sulla raccolta e sull’analisi su larga scala dei dati delle persone che utilizzano le sue piattaforme, allo scopo di mantenerne alto il coinvolgimento e consentire una pubblicità altamente mirata. Le inserzioni vengono mostrate sulla base di una complessa combinazione di caratteristiche del profilo, tra cui la posizione geografica, i dati demografici, gli interessi e il comportamento online. La possibilità offerta da Meta agli inserzionisti di utilizzare strumenti sofisticati di previsione e microtargeting è un elemento centrale di questo modello. Nel primo trimestre del 2026, il 98 per cento dei ricavi di Meta è derivato dalla pubblicità. In vista delle elezioni presidenziali in Brasile, Amnesty International chiede a Meta di garantire risorse adeguate alla moderazione dei contenuti in portoghese brasiliano, compresa l’approvazione delle inserzioni, e di rafforzare immediatamente la propria capacità di individuare e affrontare i rischi legati alle elezioni. Meta dovrebbe inoltre condurre e pubblicare una nuova procedura di dovuta diligenza sui diritti umani specifica per il Brasile, valutando in che modo i propri sistemi, compresi quelli di moderazione dei contenuti e pubblicitari, possano contribuire a creare rischi per la partecipazione e l’accesso alle informazioni, e adottare misure efficaci e trasparenti per mitigarli. «Con le elezioni ormai a poco più di cinque settimane di distanza, Meta ha ancora tempo per intervenire con urgenza sui rischi legati ai suoi sistemi di moderazione delle inserzioni e impedire che la propria piattaforma venga utilizzata per diffondere disinformazione pericolosa. Consentire che contenuti di questo tipo circolino senza controllo potrebbe indurre in errore le persone che votano, erodere la fiducia nei processi elettorali e compromettere la possibilità di esercitare liberamente e in modo consapevole il diritto di voto», ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice esecutiva di Amnesty International Brasile. Ulteriori informazioni Negli ultimi anni il Brasile ha adottato diverse misure per contrastare la disinformazione sulle elezioni. In occasione delle elezioni presidenziali del 2022, l’autorità elettorale nazionale brasiliana, il Tribunale superiore elettorale, ha introdotto misure più severe che imponevano alle piattaforme online di rimuovere rapidamente informazioni false o deliberatamente decontestualizzate sui processi elettorali, prevedendo multe e la possibile sospensione delle piattaforme in caso di mancato rispetto degli obblighi. Anche l’uso dell’intelligenza artificiale è stato sottoposto a restrizioni in vista delle elezioni municipali del 2024, con l’obiettivo di prevenire la disinformazione e la manipolazione delle elezioni. Nello stesso anno, la Corte suprema brasiliana ha inoltre disposto la sospensione di X, precedentemente Twitter, dopo che l’azienda non aveva rispettato alcuni provvedimenti giudiziari, tra cui quelli relativi ad account accusati di diffondere disinformazione. Nel marzo 2026 una nuova risoluzione ha definito in modo specifico quali contenuti le piattaforme sono tenute a rimuovere, tra cui contenuti falsi o decontestualizzati riguardanti il sistema di voto elettronico, il Tribunale elettorale e altri processi elettorali. La risoluzione vieta inoltre l’uso dell’intelligenza artificiale generativa per classificare, raccomandare, suggerire o dare priorità a candidati, campagne elettorali o partiti politici. Amnesty International
August 25, 2026
Pressenza
“Il cileno”, biografia di un uomo in fuga dal golpe di Pinochet
Nel Cile qualche anno dopo il golpe, il giovane minatore socialista esperto di esplosivi Aldo Marin (Camillo Arancibia), realmente esistito e fattosi notare all’apice delle proteste contro Pinochet, per sfuggire all’esercito del dittatore decide di rifugiarsi in Italia, a Torino, lasciando con grande strazio la moglie e il figlio di tre mesi. Insieme all’amico Chapa (Abdrew Bargsted) Aldo trova lavoro in fabbrica. Come il Cile anche l’Italia, immersa negli anni di piombo, vive tensioni epidermiche. Luciana (Sara Serraiocco) una dottoressa che aiuta le donne ad abortire e insegna all’università, conosce Aldo e segna in maniera decisiva il suo destino. Il giovane cileno non guadagna abbastanza ma, grazie al suo talento dinamitardo, viene ingaggiato da un gruppo anarchico votato alla lotta armata: Aldo accetta di fabbricare bombe, opponendosi però a installarle in prima persona, compromesso labile ed ipocrita che non lo metterà al sicuro. Il film di Sergio Castro-San Martín – anche sceneggiatore con Simona Nobile – raffigura l’anima straziata del suo protagonista, esule sia nel suo Paese che in quello che lo ha accolto, sradicato come tutti coloro che si ritrovano senza una vera madre patria, in una situazione che non comprendono appieno e che non hanno completamente scelto: cadere nella lotta armata appare più che mai suicida e conferma l’inadeguatezza dell’azione cruenta per risolvere i conflitti. Nell’elaborazione del regista assieme a Simona Nobile c’è un’epoca di spunti che riguardano il legame tra la cultura italiana e quella cilena a seguito del golpe: un momento storico di accoglienza e vicinanza verso un popolo di esuli, che oggi, in un mondo ancora più caotico e violento, sembra politicamente lontano. Il cileno (2026) Un film di Sergio Castro San Martín con Camilo Arancibia, Sara Serraiocco, Andrew Bargsted, Gaetano Bruno, Lorenzo Richelmy. Genere: Biografico Durata: 100 minuti. Produzione: Svizzera, Cile, Italia 2026. Uscita nelle sale: 27 agosto 2026  Bruna Alasia
August 24, 2026
Pressenza