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Perù: gli agricoltori concedono una tregua al governo e revocano lo sciopero
Le migliaia di agricoltori che erano in sciopero dal 25 maggio in diverse regioni del Perù hanno sospeso la protesta dopo che il governo si è impegnato a stanziare 150 milioni di soles per far fronte alla crisi che sta attraversando il settore agricolo. 100 milioni di soles saranno destinati all’acquisto di riso e 50 milioni alla manutenzione dei canali di irrigazione. A seguito dell’accordo con il governo, i produttori di riso e banane delle regioni di Piura, San Martín, Lambayeque e Tumbes hanno revocato il blocco che mantenevano su vie strategiche a livello nazionale e che impediva il trasporto di persone e merci; mentre a Huánuco la misura era ancora in vigore. Si sono verificati anche scontri con la Polizia Nazionale. Secondo quanto riferito dai produttori, il settore agricolo deve essere dichiarato in stato di emergenza a causa del calo del prezzo del riso, dell’aumento dei costi di produzione (di fertilizzanti e carburante), della concorrenza sleale dovuta alle importazioni massicce di prodotti agricoli, degli impatti dei cambiamenti climatici e della mancanza di sostegno statale alla produzione locale. I manifestanti hanno segnalato che riprenderanno lo sciopero tra 10 giorni se il governo non renderà ufficiale il decreto d’urgenza concordato. Redacción Perú
May 29, 2026
Pressenza
José Martí e Malcolm X: “Amor con amor se paga” contro il blocco delle rotte solidali
Il 19 maggio non è stata una semplice coincidenza cronologica, ma un nodo geopolitico della memoria. Nel 1895 cadeva a Dos Ríos l’Apostolo di Cuba, José Martí; trent’anni dopo, nel 1925, nasceva a Omaha colui che sarebbe diventato Malcolm X. Sebbene separati dalle specificità delle loro epoche, i due leader convergono su un’intuizione fondamentale che oggi, di fronte alle nuove forme di aggressione asimmetrica e di tutela coloniale nel continente, acquisisce una drammatica urgenza: la liberazione dei popoli non si baratta, né si delega alla benevolenza dell’oppressore. Martí conobbe il “mostro” dall’interno, vivendo a New York. Nella sua celebre lettera testamento a Manuel Mercado, scritta il giorno prima di morire, chiarì il fulcro della sua intera esistenza: impedire a tempo, con l’indipendenza di Cuba, che gli Stati Uniti si estendessero per le Antille e ricadessero, con quella forza in più, sulle terre d’America. Martí comprese la transizione dal vecchio colonialismo spagnolo all’imperialismo finanziario e geopolitico statunitense allora in nuce. Martí non concepiva la rivoluzione senza un’adeguata preparazione e un’organizzazione scientifica (da qui la fondazione del Partito Rivoluzionario Cubano). Sapeva che le “trincee d’idee valgono più delle trincee di pietra”, ma non lasciò i fucili nei depositi: andò a morire in prima linea perché la dignità e la sovranità necessitano di una postura di difesa intransigente. Malcolm X, tre decenni più tardi, riprende quel testimone analitico dal cuore stesso della metropoli imperiale. La sua teoria della “colonizzazione interna” scardina l’illusione delle democrazie occidentali: dimostra che il trattamento riservato alle minoranze o olisticamente alle classi subalterne all’interno degli Stati Uniti ricalca esattamente i meccanismi di saccheggio, estrazione di plusvalore e militarizzazione dei territori applicati nella periferia globale. Entrambi rifiutano il riformismo cosmetico. Per Martí, l’autonomia formale concessa dalla Spagna era una trappola; per Malcolm, i soli “diritti civili” sganciati dai diritti umani e dall’autodeterminazione economica erano un sonnifero per la coscienza di classe e di “razza”. L’analisi della colonizzazione interna prodotta da Malcolm X rimane un contributo lucido per la geopolitica contemporanea. Ha dimostrato come, mentre gli imperi occidentali concedevano indipendenze formali nella periferia, nel cuore delle metropoli si perfezionava un modello di sottomissione economica, culturale e politica che estraeva plusvalore e militarizzava i quartieri popolari attraverso settori riformisti, senza la necessità di governatori stranieri visibili. Sia il concetto martiano di Patria come umanità – intesa non come nazionalismo borghese o egoismo identitario, ma come superamento etico delle frontiere in cui la liberazione del proprio popolo è solo il tassello di un dovere universale verso tutti gli oppressi – sia quello della resistenza interna al colonialismo nel cuore delle metropoli imperialiste, proposto da Malcolm X, mantengono intatta la loro vigenza. Acquistano, anzi, una vigenza drammatica oggi che la neocolonizzazione si impone mediante il ricatto finanziario, l’uso asimmetrico della tecnologia bellica, il “lawfare” giudiziario e il predominio di narrazioni neoliberiste che cercano di privatizzare la coscienza dei popoli e di trasformare i migranti nei capri espiatori per eccellenza. Il filo storico che unisce Malcolm X al Sud Globale ha una pietra miliare indelebile: l’incontro con il Comandante Fidel Castro, avvenuto la sera del 19 settembre 1960 nella stanza numero 30 dell’Hotel Theresa di Harlem. Quella riunione non fu un gesto protocollare, ma il frutto della decisa scelta della delegazione cubana che, rifiutando le provocazioni e le espulsioni discriminatorie degli alberghi di lusso di Midtown Manhattan, scelse di trasferirsi nel cuore del quartiere afroamericano su invito del Comitato di Accoglienza guidato dallo stesso Malcolm X. Quel dialogo di trenta minuti suggellò il riconoscimento mutuo di due avanguardie che intendevano la liberazione degli oppressi dentro la metropoli e la sovranità delle nazioni aggredite come parti di una stessa trincea. Il loro messaggio si moltiplicò anche nelle metropoli d’Europa quando, negli anni ’70, dall’Italia alla Francia alla Germania i rivoluzionari tentarono di dare “l’assalto al cielo” unendo le lotte operaie con quelle dei “dannati della terra”. Il presente ci mostra il costo di aver perduto o sottovalutato quegli insegnamenti, dai paesi d’Europa, al Sud Globale. Laddove gli Stati sovrani rinunciano a edificare una deterrenza tecnologica, asimmetrica e popolare per cedere al reallineamento forzato con i mercati finanziari di Washington, “il pragmatismo economico” sostituisce la spinta ideale collettiva. L’incontro di Fidel e Malcolm X ci ricorda oggi che la solidarietà internazionalista e la memoria storica sono i principali antidoti contro l’egemonia del dollaro e del Pentagono. Questo asse ideologico trova la sua trincea più difficile nella solidarietà fra i popoli che rifiutano la logica del protettorato. Dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela, un paese che oggi cerca di resistere dopo il sequestro del Presidente Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores, la campagna “Amor con amor se paga”, promossa a sostegno della Cuba rivoluzionaria, e la solidarietà espressa al popolo boliviano in lotta, ai palestinesi e allo storico orgoglio di Haiti, non sono formule retoriche, ma una necessità geopolitica vitale. La realtà attuale mostra la ferocia di un imperialismo che ha focalizzato la sua strategia proprio nel recidere e criminalizzare questi canali di mutuo soccorso, militarizzando le rotte marittime e usando il ricatto finanziario per impedire il travaso di risorse strategiche tra governi fratelli. Frenare questo interscambio solidale è il tentativo di Washington di dimostrare che non esiste alternativa al capitalismo e all’orbita del mercato transnazionale. Ma è proprio di fronte a questo strangolamento che l’intransigenza di Martí e Malcolm X recuperano centralità, unendosi alla “creazione eroica” del marxista José Carlos Mariátegui. Questa creazione eroica si esprime oggi nella capacità di fuggire dalle semplificazioni dogmatiche, di condurre trattative tattiche necessarie per preservare la continuità politica, senza però permettere l’evaporazione della spinta ideale collettiva o lo smantellamento delle strutture di base: come sta facendo Cuba. Gridare al tradimento o perdersi nella cacofonia sterile dei social media di fronte ai colpi subiti dalle rivoluzioni è un lusso che i popoli sotto assedio non possono permettersi. Geraldina Colotti
May 29, 2026
Pressenza
Si è conclusa l’occupazione dell’Università di San Marcos
Gli studenti dell’Università Nazionale Maggiore di San Marcos (UNMSM) hanno posto fine all’occupazione del campus universitario, in seguito all’istituzione di un tavolo di dialogo e alla firma di un accordo per la cessazione della protesta; le lezioni in presenza e le attività accademiche riprenderanno quindi giovedì 28. Gli accordi raggiunti prevedono che l’università pubblichi il proprio rifiuto del progetto di legge 12736 che consente la rielezione delle autorità universitarie e lo trasmetta al Congresso della Repubblica (principale richiesta degli studenti). Inoltre, la richiesta di conclusione del mandato delle principali autorità universitarie sarà discussa in Assemblea Universitaria prima del 26 luglio 2026. È stato inoltre concordato che il rappresentante della Federazione Universitaria di San Marcos (FUSM) partecipi con diritto di voto alle sessioni dell’Assemblea Universitaria, del Consiglio Universitario e delle sue commissioni, per tutta la durata del procedimento giudiziario con la federazione. Allo stesso modo, non saranno avviati procedimenti amministrativi contro gli studenti che hanno partecipato all’occupazione. Il tavolo di dialogo era composto dal rettore Jerí Ramón, dal vicerettore accademico, dal rappresentante dei presidi dell’università, da tre rappresentanti del Difensore del Popolo e da tre rappresentanti degli studenti, che hanno tenuto l’incontro presso il Centro Culturale di San Marcos, meglio conosciuto come La Casona. L’occupazione della città universitaria di San Marcos è iniziata lo scorso 12 maggio e terminerà il 27 maggio a mezzogiorno. Gli studenti universitari accusano l’attuale amministrazione di voler modificare gli statuti e i regolamenti interni per favorire una rielezione e garantire la continuità di un gruppo politico; inoltre, hanno denunciato irregolarità nei precedenti processi elettorali, l’esclusione delle liste dell’opposizione e la mancanza di trasparenza, oltre all’inerzia delle autorità di fronte alle rivendicazioni studentesche. Attualmente, oltre a San Marcos, altre università sono in lotta: all’Università Nazionale di Ucayali (Ucayali) gli studenti protestano pacificamente per nuove autorità e per denunce di irregolarità nella gestione universitaria, e all’Università La Cantuta (Lima) gli studenti hanno occupato parte della città universitaria denunciando l’appropriazione indebita della residenza universitaria. Redacción Perú
May 27, 2026
Pressenza
La cooperazione medica cubana è il volto più nobile della Rivoluzione
Valori come l’altruismo, il coraggio, la tenerezza e una dedizione sconfinata hanno contraddistinto la collaborazione medica cubana per 63 anni, una missione che ad oggi ha esteso il suo abbraccio di solidarietà a 165 Paesi, con oltre 600.000 operatori sanitari che hanno salvato la vita a 14 milioni di persone. Valori come l’altruismo, il coraggio, la tenerezza e una dedizione sconfinata hanno contraddistinto la collaborazione medica cubana per 63 anni, un’opera che ad oggi ha esteso il suo abbraccio di solidarietà a 165 Paesi, con oltre 600.000 collaboratori sanitari che hanno salvato la vita a 14 milioni di persone. Lo ha dichiarato la dottoressa Tania Margarita Cruz Hernández, prima viceministra della Sanità pubblica, durante la cerimonia per commemorare il 63° anniversario dell’inizio della collaborazione medica cubana, alla quale hanno partecipato Arelis Marrero Guerrero, vicedirettrice del Dipartimento di Assistenza al Settore Sociale del Comitato Centrale del Partito, e il dottor José Angel Portal Miranda, ministro della Sanità pubblica. Ciò significa che sono stati eseguiti 18 milioni di interventi chirurgici e che si sono avute più di cinque milioni di nascite. “Bambini venuti al mondo grazie ai cubani e che oggi portano i nomi di quei professionisti.” Ha aggiunto che hanno ripristinato e migliorato la vista di 3.380.000 pazienti e ha ricordato la creazione della Facoltà di Medicina all’Estero e della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM), che hanno formato più di 87.000 professionisti provenienti da 150 paesi. Cruz Hernández ha sottolineato l’operato del Contingente Henry Reeve, fondato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz nel settembre 2005, che ha condotto missioni ad alto rischio in 55 Paesi con 90 brigate. Attualmente, ha aggiunto, “abbiamo più di 16.000 collaboratori in 50 Paesi del mondo”. Riguardo all’aggressione imperialista, ha dichiarato: “La collaborazione medica internazionale è stata bersaglio dell’ostilità imperialista, con i governi sottoposti a pressioni per rescindere gli accordi di cooperazione medica con Cuba. Chi stanno condannando? Stanno condannando i più vulnerabili, privandoli del diritto universale alla salute e alla vita”. Da parte sua, la dottoressa Gretza Sánchez Padrón, direttrice dell’UCCM, ha definito la cooperazione medica cubana “il volto più nobile della rivoluzione” e “l’abbraccio di un popolo piccolo per dimensioni, ma immenso per valori”. Nel suo commovente discorso, ha affermato: “I nostri medici, infermieri, tecnici e specialisti non hanno portato solo scienza e conoscenza, ma anche sensibilità, tenerezza e conforto; hanno tenuto la mano nel dolore, hanno ridato il sorriso e hanno accompagnato nascite e addii”. La direttrice ha denunciato le pressioni esercitate dagli Stati Uniti per screditare quest’opera e ha lamentato che alcuni Paesi abbiano ceduto a tali pressioni, chiudendo o limitando programmi a beneficio delle popolazioni vulnerabili. A nome degli operatori umanitari, ha ribadito “assoluta lealtà alla Patria, alla Rivoluzione e ai principi insegnatici dal Comandante in Capo”, nonché il sostegno al Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz e al Presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez. «Coloro che cercano di giudicarci con odio e menzogne», ha dichiarato, «si troveranno di fronte al ricordo grato di milioni di esseri umani che non dimenticheranno mai il gesto di solidarietà di Cuba». La cerimonia si è conclusa con la consegna all’UCCM del Sigillo commemorativo dell’85° anniversario del CTC, in riconoscimento del percorso e del contributo della cooperazione medica cubana, che continua a portare salute, speranza e vita in ogni angolo del pianeta. Fonte: https://www.granma.cu/salud/2026-05-25/la-cooperacion- medica-cubana-es-el-rostro-mas-noble-de-la-revolucion traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 27, 2026
Pressenza
Dibattito tecnico in Perù: i partiti all’altezza delle aspettative sociali?
A sole due settimane dal ballottaggio, domenica 24 il Giurì Nazionale Elettorale (JNE) ha organizzato un dibattito tecnico tra i team di esperti dei due partiti qualificatisi al ballottaggio: Juntos por el Perú (con il candidato Roberto Sánchez) e Fuerza Popular (con Keiko Fujimori). L’incontro ha permesso di conoscere entrambe le proposte, presentate nei seguenti ambiti: istituzioni democratiche, gioventù e sport, agricoltura, infrastrutture, economia e sanità. Entrambi i team si sono confrontati non solo con proposte, ma anche con accuse di responsabilità per l’attuale crisi. Da un lato, Fuerza Popular (FP) ha accusato il proprio omologo di “generare disordine”; a sua volta, Juntos por el Perú (JP) ha ricordato che “negli ultimi 10 anni Fuerza Popular ha guidato il governo e ha provocato la crisi che il Paese sta vivendo oggi”. Ecco le principali proposte: Nel blocco Riforma dello Stato, Sinesio López (JP) ha sottolineato la necessità dell’indipendenza dei poteri e della partecipazione della società civile, mentre Vladimiro Huaroc (FP) ha proposto una riforma dello Stato attraverso la digitalizzazione. Nel blocco Gioventù e Sport, Ernesto Zunini (JP) ha sottolineato la creazione del programma “Mi primera chamba” che andrà a beneficio di oltre 100 giovani che riceveranno un importo in denaro per la loro formazione accreditata, mentre Rosangella Barbarán (FP) ha proposto corsi di formazione e capitale di avviamento per i giovani. Nel blocco Agricoltura e Ambiente, César Milton Guarniz (JP) ha proposto il «programma nazionale per le risorse idriche» a garanzia della sicurezza idrica, oltre al «programma per le dighe dell’Altopiano andino»; Marco Antonio Vinelli (FP) ha invece sottolineato la necessità di rilanciare il Pronamachcs e di avviare lavori di riforestazione, soprattutto nelle zone di testa dei bacini idrografici. Per quanto riguarda le infrastrutture, l’esperto Gustavo Guerra García (JP) ha proposto il collegamento tra i porti di Chancay e Callao con Pucallpa, mentre Carlos Neuhaus ha sottolineato l’importanza delle infrastrutture di prevenzione. Nel blocco Economia, Pedro Francke (JP) ha proposto l’abrogazione delle otto leggi pro-crimine e finanziamenti per le famiglie imprenditrici; a sua volta, Luis Carranza (FP) ha sottolineato l’importanza degli investimenti pubblici e degli incentivi agli investimenti privati. Nel blocco Sanità, invece, gli esperti Hernando Cevallos (JP) e José Recoba (FP) hanno affrontato ancora una volta le riforme nel settore sanitario volte a garantire un’assistenza di qualità. Il prossimo dibattito presidenziale si terrà tra i due candidati domenica 31 maggio alle 20:00 a Lima. La popolazione attende con trepidazione di sapere quale candidato si impegnerà con determinazione a risolvere le questioni fondamentali: il ripristino dello Stato di diritto, l’indipendenza dei poteri, l’abrogazione delle leggi pro-crimine (per la sicurezza dei cittadini) e di protezione dell’ambiente (Legge Antiforesta), l’istruzione inclusiva e altre. È possibile visualizzare il dibattito tecnico al seguente link del JNE: https://www.youtube.com/watch?v=Z5Fgj8EDpCI Redacción Perú
May 27, 2026
Pressenza
25 maggio 2001 moriva Alberto Korda, il fotografo che rese leggendario il Che
Il 25 maggio del 2001 moriva a Parigi Alberto Díaz Gutiérrez, noto mondialmente con lo pseudonimo di Alberto Korda (L’Avana, 14 settembre 1928). Korda si trovava a Parigi per l’allestimento di una mostra fotografica. E’ stato il celebre fotografo cubano passato alla storia per aver scattato il ritratto di Ernesto “Che” Guevara (Guerrillero Heroico) considerato la fotografia più riprodotta e famosa di tutti i tempi. Il 5 marzo 1960, durante il funerale di stato per le vittime dell’esplosione, provocata dalla CIA, della nave La Coubre nel porto dell’Avana, Korda catturò lo sguardo del Che con la sua fotocamera Leica. Guevara apparve sul palco per pochi secondi. Korda scattò solo due fotogrammi (uno orizzontale e uno verticale) prima che il rivoluzionario si ritirasse. Lo scatto originale era orizzontale e includeva un profilo a sinistra e delle foglie di palma a destra. Korda lo ritagliò per isolare il volto del Che, accentuando lo sguardo fiero e addolorato. Il giornale per cui lavorava (Revolución) rifiutò inizialmente la foto. L’immagine divenne un’icona globale solo nel 1967, quando l’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli la stampò sotto forma di poster in Europa. Korda non ricevette mai royalty per questa foto, avendone ceduto gratuitamente i negativi. Prima e dopo la rivoluzione, l’attività di Korda ha toccato diversi ambiti fotografici, distinguendosi sempre per l’uso rigoroso della luce naturale. Negli anni ’50 Iniziò come fotografo pubblicitario e divenne il primo fotografo di moda a Cuba. Fondò i celebri Korda Studios insieme a Luis Pierce, scegliendo il nome d’arte “Korda” perché il suono ricordava quello del marchio Kodak. Per circa dieci anni – dal 1959 al 1968 –  fu il fotografo ufficiale di Fidel Castro. Ha documentato i viaggi di Castro, la vita quotidiana dei leader cubani e incontri storici con intellettuali come Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Dopo l’esperienza politica, dal 1968 al 1978 Korda si dedicò completamente all’esplorazione dei fondali marini cubani, fondando il reparto di fotografia subacquea dell’Accademia delle Scienze di Cuba. Nel 2000 Korda intraprese una battaglia legale intrapresa contro l’agenzia pubblicitaria Lowe Lintas e l’agenzia fotografica Rex Features, colpevoli di aver utilizzato il ritratto di Che Guevara per una campagna pubblicitaria della vodka Smirnoff. Per quarant’anni Korda non aveva mai preteso royalty o ostacolato la diffusione di Guerrillero Heroico, tollerando la riproduzione del poster da parte di studenti e movimenti politici globali. Decise tuttavia di adire le vie legali per una precisa questione etica e di rispetto della memoria infangata dalla campagna pubblicitaria con l’effige del CHE. Il fotografo giustificò l’azione legale con dichiarazioni molto nette sulla figura morale di Guevara. Korda dichiarò di non essere contrario a chi diffondeva la foto per mantenere vivi gli ideali del Che, ma si oppose fermamente allo sfruttamento commerciale del ritratto per vendere prodotti di consumo. Associare l’immagine del rivoluzionario a una marca di superalcolici fu vissuto da Korda come un insulto personale. Sottolineò che Che Guevara era un uomo quasi completamente astemio e un acerrimo nemico del capitalismo imperialista. La causa legale non arrivò mai a una sentenza formale in tribunale poiché le parti raggiunsero un accordo transattivo amichevole nel settembre del 2000. L’accordo sancì ufficialmente che Alberto Korda era l’unico e legittimo titolare del diritto d’autore sullo scatto. Al fotografo fu corrisposto un indennizzo finanziario pari a 50.000 dollari. Korda, coerentemente con i propri ideali e con quelli del Che, non trattenne un solo centesimo per sé. Donò l’intera somma al sistema sanitario cubano, con la disposizione specifica di impiegare quei fondi per l’acquisto di medicinali destinati ai bambini dell’isola. La causa stabilì un precedente storico fondamentale sul diritto d’autore nell’era della riproducibilità tecnica, dimostrando che anche un’icona pop della cultura di massa conserva un legame giuridico e morale indissolubile con il suo autore. (da Viva Cuba Libre) Redazione Italia
May 25, 2026
Pressenza
Bolivia in bilico
Mentre continuano i blocchi stradali e la confederazione generale degli agricoltori non ha accettato di sedersi al tavolo delle trattative proposte per oggi domenica 25 maggio dal governo di Rodrigo Paz e continuano richieste dei settori legati all’ex presidente Evo Morales per le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, entrato in carica solo sei mesi fa, ora l’Esecutivo potrebbe avere una nuova carta da giocare per uscire dal crisi. Il Senato infatti ha approvato ieri 24 maggio in sessione ordinaria l’abrogazione della legge 1341 sugli stati di eccezione, con una decisione che potrebbe aumentare il margine di manovra di Paz per ristabilire l’ordine e dunque proclamare lo stato d’assedio. Con un sostegno inaspettatamente schiacciante e solo tre voti contrari da parte dei legislatori del blocco legato al vicepresidente Edmund Lara, che rappresenta i settori più conservatori del Paese i senatori hanno abrogato le limitazioni introdotte nel 2020, come il controllo legislativo sull’imposizione di questo tipo di misure e l’obbligo di stabilire limiti di tempo per la loro applicazione. Secondo il vicepresidente Lara “Questa è una legge (lo stato d’assedio) che si deve applicare nel presente e servirà anche nel futuro per impedire forme di protesta estreme che mettono a rischio la tenuta del paese”. Nel frattempo il l’ex presidente Evo Morales ha dichiarato che al presidente Rodrigo Paz restano due opzioni: una suicida che sarebbe quella di militarizzare il paese e cancellare la democrazia in Bolivia, l’altra quella di accettare una transizione e dichiarare le lezioni nei prossimi 90 giorni. Intanto nonostante la rottura delle relazioni diplomatiche il presidente colombiano Pedro e ritornato sulla situazione boliviana dicendo che è un problema che va risolto nell’ambito della Organizzazioni degli stati Americani e ha chiesto ancora una volta al governo del presidente pass di aprire la porta al dialogo. Manfredo Pavoni Gay
May 25, 2026
Pressenza
BOLIVIA: PROSEGUE LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI CONTRO IL GOVERNO, DURI SCONTRI NELLA CAPITALE. RODRIGO PAZ APRE A TRATTATIVE, “MA NON HA PIÙ CREDIBILITÀ”
Venerdì 22 maggio a La Paz, capitale della Bolivia, si è svolta una imponente manifestazione di indios, lavoratori della Central Obrera Boliviana (Cob), della Confederación Sindical Única de Trabajadores Campesinos de Bolivia (Csutcb) e coltivatori di coca. Il corteo ha raggiunto El Prato, il centro della città ma dopo un paio d’ore è stato attaccato con violenza dalla polizia che ha disperso i manifestanti – intenzionati a raggiungere Plaza Murillo, dove si trova il palazzo del governo – con un uso massiccio di gas lacrimogeni e agenti in motocicletta che si scagliavano sulla folla. Da settimane, nel Paese, sono in corso proteste e mobilitazioni di massa contro le politiche neoliberiste del governo di Rodrigo Paz. Da quasi un mese sono in corso blocchi stradali in tutte le regioni del Paese sudamericano e intorno alla capitale. Protagonisti della lotta sono i lavoratori, in particolare operai, insegnanti e braccianti impiegati nelle coltivazioni di coca, e le organizzazioni dei nativi. A questi si aggiungono i sostenitori dell’ex leader del Movimento al socialismo (Mas) ed ex presidente Evo Morales. L’attuale presidente boliviano Rodrigo Paz si è detto disponibile ad aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali nella giornata di oggi, domenica 24 maggio. “Stando tra i manifestanti ho avuto la sensazione che Paz non abbia più la credibilità per aprire una trattativa”, commenta Manfredo Pavoni Gai, ricercatore che per lavoro si muove tra Brasile e Bolivia, in una corrispondenza inviata alla redazione di Radio Onda d’Urto. “Tutti i lavoratori in piazza con cui ho parlato – spiega Manfredo Pavoni Gai – sostengono che il presidente è troppo schiacciato sulle istanze e le sensibilità della parte bianca della Bolivia, legata alle famiglie ricche di Santa Cruz, e non riesce a interpretare la cultura di quella che è la maggioranza della popolazione, rappresentata dalle popolazioni Quechua e Aymara“. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza del ricercatore Manfredo Pavoni Gay, che si trova in Bolivia. Ascolta o scarica.
May 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Perù: sospesa la riforma delle pensioni e avviato un tavolo di dialogo alla PUCP
La richiesta degli studenti della Pontificia Università Cattolica del Perù (PUCP) ha avuto esito positivo. Dopo diversi giorni di proteste e l’occupazione dell’edificio Dinthilac (Rettorato), le autorità e gli studenti hanno firmato un accordo di dialogo per sospendere l’applicazione del nuovo sistema pensionistico, il ritiro degli studenti dall’edificio occupato e l’applicazione di una giustizia riparativa, che non sanzioni gli studenti manifestanti. Oltre all’impegno a portare avanti la richiesta di sospensione del nuovo sistema pensionistico, l’università si è impegnata a costituire un tavolo di dialogo su pensioni e borse di studio, che lavorerà con una Commissione Consultiva sull’argomento. È prevista una prossima riunione domenica 24 maggio. L’accordo è stato raggiunto dopo un periodo di colloqui tra le autorità universitarie e gli studenti. Questi ultimi protestavano contro la riduzione delle categorie pensionistiche più basse stabilite dall’università per l’ammissione a questo ateneo. La misura avrebbe avuto un impatto sull’accesso alla PUCP, università umanistica dal carattere inclusivo, poiché sarebbe entrata in vigore a partire dal 2027. Redacción Perú
May 23, 2026
Pressenza
Cuba, il dovere della verità storica. Lettera di Marco Papacci al quotidiano “La Stampa”
Risposta di Marco Papacci, presidente dell’ANAIC, all’articolo di Mattia Feltri sul quotidiano La Stampa del 15 maggio 2026 dal titolo “Cuba Libre”. Egregio Direttore de La Stampa Andrea Malaguti Le scrivo per esprimere la mia profonda indignazione e il mio totale dissenso rispetto al recente articolo pubblicato sulla Sua testata riguardante la situazione a Cuba del giornalista Mattia Feltri. Definire tale resoconto come “parziale” sarebbe un eufemismo: ci troviamo di fronte a una narrazione che, ricalcando pedissequamente la retorica dei settori più reazionari di Miami, manca di ogni onestà intellettuale e rigore storico. È inaccettabile che in un’analisi sulla crisi economica e sanitaria cubana non venga fatta menzione — nemmeno fugace — del Blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti. Un genocidio silenzioso condannato per ben 33 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che impedisce all’isola l’acquisto di medicinali salvavita, pezzi di ricambio per le centrali elettriche e materie prime essenziali. Liquidare l’embargo come una mera “scusa” di Trump significa ignorare decenni di una politica asfissiante volta deliberatamente a piegare un popolo per fame e disperazione. L’articolo tace colpevolmente sulle aggressioni terroristiche subite da Cuba, organizzate e finanziate dal suolo statunitense. Oltre tremila cittadini cubani hanno perso la vita a causa di questi atti criminali, tra cui — è bene ricordarlo — anche il giovane turista italiano Fabio Di Celmo, vittima di una bomba nel 1997. Questa è la realtà di un paese che deve difendere la propria sovranità contro chi, erede della dittatura di Fulgencio Batista, vorrebbe riportare l’isola a essere il “bordello d’America”. Mentre Lei si compiace nel descrivere il degrado degli ospedali (conseguenza diretta del sabotaggio economico), ignora deliberatamente l’opera delle Brigate Mediche Henry Reeve. Un contingente di professionisti che ha salvato migliaia di vite in tutto il mondo e che, nel momento più buio della pandemia, è giunto in Italia (a Crema e Torino) e oggi in Calabria per aiutarci, ricevendo l’elogio dell’OMS e la gratitudine eterna del popolo italiano. Infine, citare report di organizzazioni come “Prisoners Defenders”- organizzazione finanziata con i fondi pubblici degli Stati Uniti, tanto per capire da chi arrivano le veline – senza analizzarne la natura politica e i finanziamenti significa abdicare al ruolo di giornalista per farsi megafono della propaganda. La storia di Cuba non si scrive con i pregiudizi di chi non accetta che un piccolo popolo abbia scelto la dignità e la resistenza sotto la guida di giganti come Fidel Castro Ruz, ma con i fatti di un’isola che, nonostante l’assedio più lungo della storia moderna, continua a essere un esempio di solidarietà internazionale. Chiedo che questa lettera trovi spazio per dare voce a una verità che il Suo giornale ha scelto di oscurare. Distinti saluti, Marco Papacci – Presidente Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC) Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 22, 2026
Pressenza