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Trama, una rete per la difesa e la protezione delle donne vittime di violenza
Giovedì 28 maggio presso la sala Giuseppe Montanari di Varese, un quartetto d’archi tutto al femminile ha conquistato il pubblico con un’esibizione intensa ed elegante, condotta con simpatia da Roberta Ardito. È stato un viaggio musicale capace di attraversare epoche e generi completamente diversi tra loro: da Vivaldi con Estro Armonico a Thunderstruck degli AC/DC, passando da Libertango di Astor Piazzolla a Bohemian Rhapsody dei Queen con l’abilità di quattro concertiste di fama internazionale. Le Alter Echo- String Quartet hanno suonato in occasione della serata organizzata dal Comune di Varese con l’obiettivo di divulgare informazioni sul progetto “Trama: un luogo, una rete”. Trama è una rete coordinata dal Comune di Varese per la difesa e la protezione delle donne vittime di violenza, che vede coinvolte diverse istituzioni: Comuni della provincia, Centri Antiviolenza, forze dell’ordine, ospedali, servizi sociali e case rifugio. L’assessora ai Servizi educativi Rossella Dimaggio ha introdotto la serata sottolineando l’importanza di fare rete attraverso il progetto Trama, citando anche le varie associazioni che collaborano alla sua realizzazione: EOS Varese – Centro anti violenza, ICORE – Centro anti violenza, Fondazione Felicita Morandi, Donna Sicura Varese e altre. In apertura dell’evento è stato proiettato un cortometraggio curato dall’agenzia Komunicando, che ha realizzato le riprese presso l’iconico Grand Hotel Campo dei Fiori di Varese, in collaborazione con le musiciste. Il corto vuole lanciare un messaggio di speranza a tutte quelle donne che sono intrappolate in relazioni difficili, ricordando loro che esistono strumenti e persone in grado di aiutarle. Tra gli obiettivi principali di Trama c’è anche l’educazione delle nuove generazioni a una cultura delle relazioni sane e basate sul rispetto reciproco. Per questo motivo il progetto viene presentato anche presso gli istituti scolastici della provincia attraverso incontri di sensibilizzazione dedicati ai giovani, con l’intento di contrastare ogni forma di abuso e violenza. Monica Perri
May 29, 2026
Pressenza
“L’industria della salute. Farmaci, privatizzazione e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria”, il nuovo libro di Vittorio Agnoletto
La nostra Costituzione riconosce la tutela della salute come diritto universale e garantisce le cure agli indigenti, ma oggi la possibilità di curarsi appare sempre più dipendente dalla dimensione del singolo portafoglio. Quotidianamente vengono riportate notizie di lunghe liste d’attesa e di cittadini che rinunciano a curarsi, ma raramente si va oltre la cronaca, alla ricerca delle cause e delle responsabilità di tale situazione. La sanità, dalla cura, all’assistenza e ai farmaci, costituisce oggi uno dei principali mercati mondiali che coinvolge grandi realtà industriali e fondi finanziari. Un ristretto gruppo di aziende farmaceutiche, Big Pharma, ha il monopolio, in Occidente, nella produzione dei farmaci; gli accordi TRIPs sui brevetti impediscono a milioni di persone di accedere alle cure. Il tentativo di costruire un’azienda farmaceutica pubblica a dimensione europea è stato immediatamente contrastato. La prevenzione è ridotta ai minimi termini. In Italia il peso della sanità privata è in continua crescita, ma pubblico e privato in sanità hanno obiettivi opposti: il primo cresce sulla salute, il secondo sulla malattia. Negli ultimi decenni, la sanità italiana ha subito una trasformazione profonda e silenziosa: smantellamento progressivo del Servizio Sanitario Nazionale, avanzata del privato nella medicina pubblica, logiche di mercato applicate alla salute come bene comune. L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria, di Vittorio Agnoletto, offre uno sguardo lucido e documentato su questi meccanismi, intrecciando la dimensione locale e quella globale. Il libro affronta diversi piani: dalle conseguenze dello smantellamento del SSN e della penetrazione del privato nella sanità pubblica alle forme di attivismo possibili e alle strategie necessarie per riconquistare il diritto alla salute. Un’analisi che non si ferma alla denuncia, ma interroga le radici strutturali di un sistema in cui farmaci, appalti e privatizzazioni si intrecciano con interessi economici spesso lontani dal benessere collettivo. A emergere è un quadro in cui la salute rischia di diventare merce e in cui la resistenza passa dalla conoscenza, dalla mobilitazione e da una visione alternativa di medicina e cura. Un libro che riapre il confronto su universalità, accesso e giustizia sanitaria. Prezzo: 18,00 euro ISBN: 979-12-5543-130-5 Paper First (SEIF S.p.A.) – www.paperfirst.it Dal 26 maggio in libreria e in tutti gli store online. Vittorio Agnoletto. Medico, insegna all’Università degli Studi di Milano, conduce 37e2 la trasmissione sulla salute di Radio Popolare, è membro di Medicina Democratica e dell’associazione Costituzione Beni Comuni, dove pubblica la newsletter Diritti in Salute. È stato tra i fondatori e presidente della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (Lila). Nel 2001 è stato portavoce della delegazione italiana al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre e in seguito del Genoa Social Forum in occasione del G8 a Genova. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento Europeo nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Presentatore per l’Italia della petizione europea per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di vari saggi tra i quali: L’eclisse della democrazia, Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova, Feltrinelli, 2011 e 2021 (con Lorenzo Guadagnucci), Senza respiro. Un’inchiesta indipendente sulla pandemia Coronavirus, in Lombardia, Italia, Europa, Altreconomia 2020.     Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
80 anni di Repubblica, da oggi al 2 giugno le iniziative per disarmo e nonviolenza
Da Verona a Firenze, da Roma a Monte Sole: la società civile per un’Italia che ripudia la guerra celebra gli 80 anni della Repubblica e rilancia la campagna “Un’altra difesa è possibile” Di fronte alla corsa al riarmo che sta travolgendo l’Europa, la società civile italiana alza la voce e si mobilita. Lo fa rivendicando i capisaldi della Costituzione e ricordando che la sicurezza non si misura in miliardi di spesa militare, che la dignità dei popoli non si difende con le bombe, che la pace non è assenza di guerra, ma costruzione quotidiana di giustizia e diritti. Lo fa ricordando che fin dall’inizio chi ha fondato la Repubblica italiana ha scelto di ripudiare la guerra, e che quella scelta vale ancora oggi. Una grande mobilitazione, in risposta all’appello lanciato da Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci per celebrare gli 80 anni della Repubblica con iniziative civili, pacifiste e nonviolente: in tutta Italia si sono moltiplicate fiaccolate, biciclettate, convegni e presidi. Un calendario fitto, che parte stasera da Verona e culmina il 2 giugno in più città italiane. Obiettivo comune: restituire alla Festa della Repubblica il suo autentico carattere costituzionale, quello di una Repubblica che ripudia la guerra, sottraendola alle parate militari e al clima di riarmo che domina il dibattito pubblico europeo. Il nostro appello ha mosso l’Italia, perché la risposta è stata straordinaria: decine di realtà (associazioni, reti locali, comunità ecclesiali, sindacati, scuole) hanno aderito e organizzato proprie iniziative, animate da un filo conduttore: l’articolo 11 della Costituzione non è retorica, è un impegno concreto che oggi, di fronte alla corsa al riarmo europeo, va rivendicato con forza. Il calendario da stasera al 2 giugno Giovedì 28 maggio – VERONA · Fiaccolata «Chiamata alla Pace» – ore 20.30 Fiaccolata interreligiosa ed ecumenica dal Municipio al Duomo, promossa da Chiesa di Verona, Comune, Scuola di Pace e Nonviolenza e Comitato veronese per le iniziative di pace. Apertura con il sindaco Damiano Tommasi, conclusione con il vescovo Domenico Pompili. Una chiamata collettiva per chiedere l’istituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/chiamata-alla-pace-per-ripudiare-la-guerra/ Venerdì 29 maggio – VITERBO · Convegno «La nostra Repubblica della Pace» – ore 17.00 Convegno promosso dal Tavolo della Pace di Viterbo con interventi su geopolitica, economia e valori costituzionali. Previsto collegamento dalla Siria con volontarie di Operazione Colomba – Corpo nonviolento della Comunità Papa Giovanni XXIII. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/la-nostra-repubblica-della-pace/ Venerdì 29 maggio – LA SPEZIA · Convegno ecumenico «Eirene» – ore 17.45 Il gruppo interconfessionale «Eirene, Cristiani per la Pace» presenta la Nota Pastorale CEI «Educare a una pace disarmata e disarmante» e il cammino ecumenico delle Chiese italiane per la nonviolenza. In diretta YouTube. Promosso da ACLI, Azione Cattolica, Chiese evangeliche battista e metodista, Movimento dei Focolari e altri. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/per-una-pace-disarmata-e-disarmante-il-cammino-ecumenico-per-la-pace-e-la-nonviolenza/  Sabato 30 maggio – ROMA · Biciclettata costituzionale – ore 9.00 Partenza da Piazza Vittorio Emanuele verso Porta San Paolo, simbolo della Resistenza. In bicicletta come le staffette partigiane con Ascanio Celestini, Giuseppe Cederna, la staffetta partigiana Luciana Romoli, i dirigenti di ANPI e CGIL. Tappe davanti a scuole, ospedali e luoghi di lavoro per ricordare i fondamenti della Costituzione e raccogliere firme per la proposta di legge «Un’altra difesa è possibile». → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/la-nostra-repubblica-della-pace-del-lavoro-dei-diritti-dellambiente/ Sabato 30 maggio – ROMA (Spin Time) · Conferenza stampa Mondiario 2026/2027 – ore 11.00 La Fondazione Nigrizia e il presidente ANPI Gianfranco Pagliarulo presentano il Mondiario scolastico sugli 80 anni della Repubblica. Alle ore 15.00 i bambini del doposcuola danno vita a una nuova Assemblea Costituente. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/conferenza-stampa-lancio-mondiario-2026-2027/ Lunedì 1° giugno – VICENZA (in streaming) · «Un’altra difesa è possibile» – ore 20.30 Il «Primo lunedì del mese» – anno XXIX – dedica la puntata all’istituzione di un nuovo modello di difesa civile, con Laura Milani (CNESC – Comunità Papa Giovanni XXIII) e Salvatore Marra (CGIL Nazionale – Confederazione Europea dei Sindacati). → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/unaltra-difesa-e-possibile-al-primo-lunedi-del-mese/ Il 2 giugno la Repubblica della Pace si mobilita nelle comunità 2 giugno – FANO (PU) · «FestAltra» al Parco Urbano Polverari – ore 10.00–19.00 La Rete Pace e Disarmo di Fano e Pesaro propone una giornata alternativa alla parata militare: biciclettata, passeggiata naturalistica, spazi per bambini, letture, giochi e pesca a favore di Emergency. Dibattito sul futuro del parco urbano con amministratori e società civile. Una festa che denuncia la «complicità tra guerra, potere e profitto» e valorizza dialogo e cura. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/festaltra/ 2 giugno – FIRENZE · Pax Christi: «Festa delle Forze Disarmate» – ore 10.30 Testimonianza pubblica davanti alla Caserma «Predieri», dove sarà ubicato il futuro Comando NATO per il Centro-Sud. Credenti e non credenti insieme, con canti, riflessioni e preghiere, per esprimere contrarietà alla guerra e praticare concretamente la nonviolenza. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/festa-della-repubblica-delle-forze-disarmate/ 2 giugno – MONTE SOLE (BO) · Al Poggiolo, tra memoria e nonviolenza – ore 14.30 Scuola di Pace di Monte Sole e Poggiolo Rifugio Re_esistente promuovono un dialogo su «La difesa civile, non armata e nonviolenta prepara la pace» con Pasquale Pugliese (Movimento Nonviolento) ed Elena Moncelli (Scuola di Pace). Coro «AcCanto al Sasso» con repertorio di canti di resistenza. Raccolta firme per «Un’altra difesa è possibile» durante tutta la giornata. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/il-plebiscito-popolare-che-ha-instaurato-la-repubblica/ 2 giugno – FAENZA (RA) · «One Day, in Africa» – ore 16.30 Piazza della Libertà. Festa multietnica con colori, sapori e suoni di diverse tradizioni del mondo, trasformata anche in momento per celebrare la Festa della Repubblica che ripudia la guerra. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/one-day-in-africa/ 2 giugno – BIELLA · «Cara Costituzione ti voglio bene» – ore 18.00 Mai come Ora 2026 promuove una lettura pubblica della Costituzione italiana in tutti i quartieri della città, davanti ai monumenti ai caduti per la libertà. Un gesto civile semplice e potente: riscoprire insieme le parole dei Padri e delle Madri Costituenti – pace, diritti, inclusione, lavoro, ambiente – e ricordarsi cittadine e cittadini. L’iniziativa aderisce all’appello di Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci! e si svolge contemporaneamente in nove luoghi del Biellese: dai Portici del Municipio in centro a piazze e lapidi dei quartieri Chiavazza, Riva, San Paolo, Piazzo, Valle Oropa, Vernato Thes, Oremo Barazzetto Vandorno, Pavignano Vaglio Colma e Villaggio Lamarmora. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/cara-costituzione-ti-voglio-bene/ 2 giugno – REGGIO EMILIA · «In cammino per la Difesa civile» – ore 18.00 Ritrovo al Giardino dei Giusti per «La Festa della Repubblica che ripudia la guerra. In cammino per la Difesa civile non armata e nonviolenta»: incontro e riflessione in un luogo simbolico. Oltre il 2 giugno: si continua a camminare Domenica 7 giugno – PADOVA · «Cammino per una Repubblica di Pace» – ore 18.00 Piazza Castello, con arrivo al Municipio. Un corteo promosso da un’ampia coalizione di realtà padovane – ACLI, ANPI, ARCI, CGIL, CISL, UIL, Emergency, Libera, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio, Beati i Costruttori di Pace, Azione Cattolica, AGESCI e molti altri – per ribadire che la strada per la pace va percorsa «con caparbietà, con ostinazione, con i nostri corpi». In caso di pioggia l’evento è annullato. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/cammino-per-una-repubblica-di-pace/ Il cuore della proposta collettiva: la Campagna «Un’altra difesa è possibile» Tutte queste iniziative condividono un obiettivo concreto: rilanciare la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile, Non Armata e Nonviolenta. In un momento in cui i governi europei gareggiano nell’aumentare i bilanci militari (con la spesa globale che nel 2025 ha toccato il record storico di 2.887 miliardi di dollari) la proposta pone una domanda necessaria: esistono strumenti alternativi e nonviolenti per garantire sicurezza e risolvere i conflitti? La risposta delle nostre reti è sì, e vogliamo dunque creare quelle “istituzioni di Pace” che possano concretizzare questo percorso alternativo alla guerra e alla distruzione Invitiamo tutte le organizzazioni aderenti, i cittadini e le cittadine a farsi promotori della raccolta firme nelle proprie reti e comunità. Tutte le informazioni su www.difesacivilenonviolenta.org! Rete Italiana Pace e Disarmo
May 28, 2026
Pressenza
Cuba no está sola, evento a Varese
Questo il messaggio che vogliamo trasmettere. L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC) chiama a raccolta tutte le persone che hanno a cuore lo straordinario esempio che Cuba libera e socialista è stata capace di offrire nei suoi 66 anni di indipendenza. Pur sotto assedio infatti da sempre Cuba invia in ogni angolo del mondo le sue brigate di medici e di insegnanti, là dove altri mandano eserciti. Oggi mentre l’impero del male yankee lancia l’ultima offensiva nel tentativo di distruggerla definitivamente tocca a noi cittadini, visto che i governi latitano, alzare la voce in difesa di questa piccola ma coraggiosa isola, che ha come unica colpa quella di non volersi più sottomettere al dominio straniero. Giovedì 4 giugno 2026 a Varese a partire dalle 20,30, presso la tensostruttura dei Giardini Estensi in via Sacco 5, il circolo di Varese “Comandante Fidel” dell’ANAIC organizza una serata di testimonianza, informazione e solidarietà con Cuba; ospiti d’eccezione saranno il dr. Franco Cavalli, presidente di Medicuba Europa recentemente recatosi dall’Avana in occasione dell’arrivo del Convoy from Europe e della Flotilla Nuestra America e la dottoressa Lisvette Vega, vice console di Cuba. Toccheremo con mano la drammatica situazione nella quale è costretta la maggiore delle Antille nelle parole di chi Cuba la conosce e l’ha visitata in questi terribili frangenti e conosceremo le attività di sostegno che da oltre 60 anni svolge l’ANAIC. La serata sarà inoltre allietata dallo spettacolo musicale cubano offerto dal “Grupo Temba Son”. L’ingresso è libero, ma chi vorrà potrà elargire donazioni che verranno utilizzate per le attività di solidarietà dell’associazione di amicizia Italia-Cuba.   Roberto Boccarusso
May 28, 2026
Pressenza
Erri De Luca ignora volutamente cosa sia il sionismo
Il 25 maggio 2026, mentre i morti certificati a Gaza superano i 70 mila, mentre la realtà stessa e la Corte Internazionale di Giustizia parlano di “genocidio”, lo scrittore Erri De Luca ha rilasciato un’intervista a Israel Hayom — il quotidiano fondato dal miliardario trumpiano Sheldon Adelson come strumento di supporto a Netanyahu — in cui si dichiara “sionista” e dice che definire “genocidio” quello che accade a Gaza è “una distorsione storica e verbale” (qui una traduzione dell’intervista a De Luca). Dopo i numerosissimi commenti critici sui social, Erri De Luca è tornato a chiarire la sua posizione, via Facebook: “Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l’eliminazione d’Israele dalla carta geografica è antisionista.” Una definizione così larga da svuotare la parola di ogni contenuto storico e da renderla accettabile a chiunque. Dalle dichiarazioni, Erri De Luca dimostra non solo di non conoscere la storia, ma di non conoscere nemmeno il significato del termine “sionismo” e di continuare a perseverare nella sua ignoranza narrativa, tentando di risignificare in modo autoreferenziale e personalistico un termine (vedasi: “… è per me sionista”) che ha già la sua definizione. Il fatto che lui non lo conosca (o lo voglia volutamente manipolare e distorcerne il significato) non significa che per il restante della popolazione informata, cosciente e che si occupa di Palestina, il significato della parola “sionismo” non sia chiaro. Sebbene nasca in realtà nel 1600, il sionismo si concretizza come ideologia politica nazionalistica nel 1800, nata dall’ebreo ateo Theodor Herzl, il cui fine è la costruzione artificiale del “popolo ebraico” (leggasi “L’invenzione del popolo ebraico” di Shlomo Sand) e l’affermazione del suo presunto diritto all’autodeterminazione del “popolo ebraico” e il supporto alla formazione di uno “Stato ebraico” in qualsiasi parte del mondo. Originariamente le zone in cui si voleva far nascere lo Stato ebraico sono state molteplici: Argentina, Uganda, Madagascar ed altre ancora. Solo alla fine si è pensato alla Palestina come “terra ideale”, riesumando la diaspora ebraica del 70 d.C. e rifacendosi alle citazioni del Tanakh e della Bibbia, che parlano di “Terra di Israele” come la “Terra Promessa”. Il sionismo ha piegato il messaggio ebraico della “terra promessa” ai suoi fini, in quanto per gli ebrei si sarebbe potuto tornare alla “terra promessa” solo con la venuta del Messiah, cosa che gli ebrei stanno ancora aspettando. La retorica della “terra promessa” ha giustificato la creazione dell’Entità sionista d’Israele attraverso la colonizzazione della Palestina storica, tentando, almeno a partire dagli anni 1930, di ottenerne un territorio il più esteso possibile e di ridurre al minimo la presenza di arabi palestinesi al suo interno. Dopo la pubblicazione del saggio Der Judenstaat (lo Stato ebraico) all’inizio del 1896, Theodore Herzl fece seguire il Primo Congresso Sionista, che si tenne a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897, in modo da costituire un movimento permanente. Il Programma di Basilea affermò che «il sionismo si sforza di ottenere per il popolo ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina». I metodi da adottare per il raggiungimento di questo obiettivo comprendevano l’incoraggiamento della colonizzazione ebraica in Palestina, l’unificazione e l’organizzazione di tutte le comunità ebraiche, il rafforzamento della coscienza ebraica individuale e nazionale e iniziative per assicurarsi l’appoggio dei diversi governi per realizzare gli obiettivi del sionismo. Il sionismo ha avuto il via libera grazie alla Dichiarazione Balfour del 1917, un documento ufficiale della politica del governo britannico in merito alla spartizione dell’Impero ottomano da realizzarsi all’indomani della prima guerra mondiale, in cui l’allora ministro degli esteri del Regno Unito Arthur Balfour (ultraconservatore, massone e dichiarato antisemita) scriveva a Lord Rothschild (inteso, quest’ultimo, come principale rappresentante della comunità ebraica del Regno Unito e referente del movimento sionista) che il governo del Regno Unito guardava con favore alla creazione di una “dimora nazionale per il popolo ebraico” in Palestina, allora ancora parte dell’Impero ottomano. Le motivazioni di tale dichiarazione non erano filantropiche né tantomeno filo-ebraiche, ma anzi erano viste come l’occasione per Balfour, dichiaratamente antisemita, di sbarazzarsi degli ebrei inglesi, dando inizio a migrazioni più o meno volontarie. La colonizzazione della Palestina è stata permessa, in modo massiccio, proprio dagli Accordi di Haavara tra Germania nazista ed ebrei tedeschi sionisti firmato il 25 agosto 1933. L’accordo venne definito dopo tre mesi di colloqui dalla Federazione sionista tedesca, dalla Banca anglo-palestinese (sotto la direttiva dell’Agenzia ebraica) e dalle autorità economiche della Germania nazista. Fu un fattore importante nel rendere possibile la migrazione di circa 60.000 ebrei tedeschi in Palestina tra il 1933 ed il 1939. Anche qui l’obiettivo non era filantropico, ma era connotato da profondo antisemitismo: le organizzazioni sioniste d’estrema destra tedesche erano simpatizzanti del Fuhrer e il loro obiettivo dichiarato era perseguire l’obiettivo degli Accordi di Haavara, ovvero quello di spingere gli ebrei tedeschi, attraverso una propaganda idilliaca sulle possibilità di lavoro in Palestina, a migrare forzatamente in Palestina. Non a caso, se le organizzazioni ebraiche e giovanili di sinistra vennero messe fuorilegge dal Terzo Reich, le organizzazioni sioniste d’estrema destra appoggiarono il Reich e godettero del suo appoggio fino a quando non caddero vittime delle leggi razziali del 1935. Anche se poi, molti di loro diventarono collaborazionisti del Reich, come racconta molto bene Hannah Arendt nel suo capolavoro “La banalità del male”. Il sostegno al sionismo crebbe in particolare nel secondo dopoguerra, successivamente all’Olocausto e allo scadere del mandato britannico della Palestina: ciò portò condizioni più favorevoli per una dichiarazione d’indipendenza israeliana. La nascita dello Stato di Israele nel 1948 si fonda sulla nakba, ovvero la strage di palestinesi che diede origine a quello che lo storica israeliano Ilan Pappè chiama “genocidio incrementale” dal 1948 ad oggi, sfociato nell’escalation militare israeliana genocidiaria a Gaza del 2023. Il sionismo è un fenomeno che, per quanto si inserisca nei nazionalismi ottocenteschi, si concretizza come colonialismo d’insediamento caratterizzato da profondi sentimenti di anti-arabismo, etnocentrismo e suprematismo bianco. Per questi motivi, e per le sue radici ideologiche nazionaliste, il sionismo ha spaccato il mondo ebraico. Sionismo ed ebraismo sono due concetti diversi e, per quanto il sionismo si serva dell’ebraismo per giustificare se stesso, è ben diverso e distinto da esso. Moltissimi sono gli ebrei che si sono sempre dichiarati antisionisti ed hanno percepito il sionismo come un male per gli ebrei nel mondo. La stessa Hannah Arendt lo afferma. Questo è il sionismo, ovvero questa è la sua storia e questo è il suo presupposto, che esso sia di stampo religioso, messianico, revisionista (che poi è quello veramente maggioritario e simpatizzante con il fascismo storico) o liberale (alla Rabin). C’è chi continua a parlare del “sionismo buono”, quello dei famigerati kibbutz, che sarebbero delle idilliache ed edeniche comuni di stampo socialista: si tratta di una bufala. I kibbutz sono sorti su territori occupati, strappati ai palestinesi, che ben poco avevano di socialista. Sarebbe interessante invece collocarli nelle forme di comunitarismo e di rossobrunismo ante-litteram, ben diverso dagli ideali socialisti e di liberazione nazionale che hanno caratterizzato la storia di tutto il Novecento. Per il resto, i “sionisti buoni” liberali, alla Rabin, e laburisti (non a cosa la derivazione è inglese), alla Golda Meir, sono tutto fuorchè “buoni”. Sono stati parte integrante di quelli che hanno spianato la strade all’estrema destra sionista di Netanyahu, perchè la gente, alla copia, preferisce sempre l’originale: meglio un fascista originale che una copia di fascista. Questo è ciò che è il sionismo, e non significa credere nella soluzione binazionale, né tantomeno nei falliti Accordi di Oslo, che hanno sostanzialmente aperto alla colonizzazione a macchia di leopardo della Cisgiordania fino ad oggi, visto che Israele li ha sempre violati in modo sistematico. In tutto ciò Israele non è “l’unica democrazia in Medioriente”, ma un tentativo di occidentalizzare il Medioriente (meglio definita come Asia Occidentale) attraverso l’unica etnocrazia al mondo priva di Costituzione, fondata sul teocon e che non possiede nemmeno confini precisi. Quando si parla dei “confine del 1967” solitamente si fa riferimento alla Risoluzione 181 dell’ONU come se avesse disposto la spartizione della Palestina. In realtà si tratta di un errore storico, giuridico e geografico: la Risoluzione 181 dell’Onu non dispone nessuna partizione e non ha nemmeno raccomandato quel confine anche perché, giuridicamente, Israele non ha confini. I cosiddetti “confini pre-5 giugno 1967” non sono altro che la linea dell’armistizio con cui è avvenuta l’acquisizione giuridicamente inaccettabile del 78% dei territori palestinesi (non del 56%, come “disponeva” la risoluzione ONU) su cui ad oggi non vige alcun trattato di pace. La retorica erronea e vergognosa dei “confini del 1967” è solo un favore gratuito ad Israele che gli permette di perseverare nell’occupazione coloniale di terre non sue. Israele non ha confini, se non nei suoi progetti e nelle sue mappe coloniali risalenti a ben prima del 29 novembre 1947, ovvero con il Piano Dalet: il piano bellico stabilito dal movimento terrorista sionista d’estrema destra Haganah nel marzo 1948, stilato da Israël Ber e Moshe Pasternak, sotto la supervisione del capo delle operazioni dell’Haganah Yigael Yadin durante la guerra arabo-israeliana del 1948, con il fine di inglobare tutta la Palestina storica con parti di Siria, Giordania, Libano oltre all’intera Terra di Canaan. Israele non ha confini, se non quelli previsti dal Piano Yinon (ideato e scritto da Odeon Yinon nel 1982), che prevede una “grande Israele” creata un giorno dalla distruzione delle nazioni arabe oggi percepite come minacce per Israele. Il piano prevedeva di rovesciare i governi arabi esistenti, lasciandosi alle spalle sette caotiche e contrapposte di enclave musulmane facilmente conquistabili, che avrebbero, di fatto, giustificato una “grande Israele” dominante dal Mar Mediterraneo attraverso i fiumi Tigri ed Eufrate. Il Piano Yinon era pensato come una campagna sistematica per minare, dividere e distruggere con ogni mezzo necessario le diverse nazioni arabe per consentire a Israele di progredire senza ostacoli, con il sostegno esterno delle correnti sioniste nei movimenti neoconservatori americani e fondamentalisti cristiani. Israele e i suoi governi stanno attuando con enormi successi ciò che sono questi obiettivi. Con l’attuale “soluzione finale” a Gaza sembra che Netanyahu abbia tratto ispirazione dal Piano D e dal Piano Yinon e che li stia mettendo in atto sotto mentite spoglie. Tutti sanno cosa è il sionismo, se Erri De Luca non l’ha ancora capito o finge di non averlo capito, per di più negando il genocidio in atto a Gaza e la repressione sistematica in Cisgiordania, è problema ESCLUSIVAMENTE suo. Il tutto aggravato dal fatto che persiste nel suo negare il genocidio in atto a Gaza. Quindi lui non ha diritto ad aprire nessun dibattito: lui o non conosce o volutamente ignora una fetta di storia e continua a perseverare in questo. Non è “sionista chi sostiene la soluzione a due Stati”, ma è sionista chi sostiene il sionismo come ideale nazionalistico e come colonialismo di insediamento; come colonizzazione ed “occupazione belligerante” (come riconosciuta dall’ONU) della Palestina e delle alture del Golan con l’obiettivo della “grande Israele”; come repressione, violenza sistematica, apartheid razzista e coloniale nei confronti del popolo palestinese e delle minoranza non-bianche che Israele marginalizza; e come militarizzazione forzata e repressiva delle terre palestinesi. Chi collabora e sostiene tale sistema è complice di una violazione inaudita dei diritti umani, oltre a violare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Le parole di Erri De Luca, oltre a generare ulteriore confusione, rischiano di riaprire un dibattito inutile e sterile con l’obiettivo di riscrivere la storia con altre parole e definizioni: cosa che a lui piace molto. Se lui ha delle difficoltà a comprendere cosa sia o non vuole accettare che il sionismo sia un’altra cosa rispetto a quello che sostiene, deve informarsi o semplicemente stare in silenzio e non continuare a lanciare frecce nella speranza che qualcuno lo ri-citi e gli dia corda. Questo fa lui ed é disdicevole. Erri De Luca deve decidersi, o è sionista, o è per la soluzione binazionale (cosa ormai superata anche nei movimenti in solidarietà con la Palestina), o dichiararsi contro il genocidio, o continuare a fare lo “scemo di guerra”. Se vuole uscire dal suo stato di minorità, per citare Kant, potremmo aprire un dibattito, altrimenti ogni suo contributo è vano.   Ulteriori informazioni sul sionista Erri De Luca: > Il paralogismo di Erri De Luca > Le parole di Erri De Luca hanno un peso determinante? > Erri De Luca a Gerusalemme Lorenzo Poli
May 28, 2026
Pressenza
Come arruolare l’informazione, e limitarne la libertà, in nome delle guerre ibride
A Roma si è tenuto un seminario le cui ambizioni e conseguenze indicano una seria minaccia alla libertà dell’informazione nel nostro paese e in Europa. La cornice, ovviamente, è quella delle guerre ibride nelle quali la manipolazione delle notizie e la guerra cognitiva sono ormai ritenute un arma di combattimento […] L'articolo Come arruolare l’informazione, e limitarne la libertà, in nome delle guerre ibride su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
Non una goccia di petrolio russo per Cuba
La Russia aveva annunciato che non avrebbe lasciato sola Cuba: una petroliera avrebbe dovuto portare sull’isola un secondo carico di greggio, ma di quella nave non si è saputo più nulla. Cosa è successo? Gli Stati Uniti non hanno permesso alla petroliera russa Universal di raggiungere Cuba, secondo i dati della piattaforma di monitoraggio marittimo Starboard Maritime Intelligence. La nave, battente bandiera russa e carica di greggio ha trascorso quasi un mese alla deriva nel Mar dei Sargassi, vicino alle Antille, fino a quando ha cambiato rotta dirigendosi verso sud. In questo momento, la sua destinazione è definita “FOR ORDER”. In precedenza, la Russia aveva inviato petrolio sull’isola con la petroliera Anatoly Kolodkin che è riuscita ad attraccare senza problemi a marzo. Questa volta la pressione delle sanzioni statunitensi ha rallentato l’Universal, che non è stato in grado di ripetere la stessa rotta e raggiungere Cuba per scaricare l’indispensabile greggio. A questo punto a Mosca qualcuno dovrebbe farsi qualche domanda: Cuba non ha bisogno solo di solidarietà internazionale, ma anche di aiuti concreti e i carburanti sono la priorità per un sistema  colpito da blackout ripetuti, che mettono ogni giorno in serie difficoltà la popolazione e tutte le attività. Le parole non bastano più; occorre rompere il blocco energetico degli Stati Uniti con tutte le conseguenze del caso, se davvero da Mosca vogliono che la rivoluzione cubana non cada sotto i colpi dell’amministrazione statunitense. Andrea Puccio
May 28, 2026
Pressenza
Crescono le rinnovabili, ma restano i ritardi su obiettivo 2030. Il nuovo studio di Legambiente
In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7%, passando dal 33,9% nel 2015 al 41,1% nel 2025 e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico, seguito da idroelettrico, eolico e geotermia. Una crescita nel complesso lenta ma importante, che però deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci, sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. A chiederlo è Legambiente, che ha presentato il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, media partner La Nuova Ecologia, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta, su cui a oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna, dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite. Ai dati sui dieci anni si affiancano quelli del 2026 (fonte Terna): a marzo 2026 nella Penisola il solare fotovoltaico raggiunge quota 44.878 MW di potenza installata, pari al 53,9% del totale delle rinnovabili. Questa tecnologia per la prima volta è arrivata a superare, rispetto ai consumi, il contributo di tutte le fonti rinnovabili, contribuendo con il 14,2% – era l’11,3% lo scorso anno – e superando anche una fonte storica come quella dell’idroelettrico, che nel 2025 si ferma a quota 13,3% (era il 16,8% nel 2024). Il Paese si conferma anche in prima linea nei sistemi di accumulo: a marzo 2026 installati 918.971 impianti di accumulo per 7.803 MW di potenza.  L’Italia, inoltre, è terza in Europa per numeri di occupati nel settore delle rinnovabili – 228.900 (dati 2023). Di questi, 135.900 sono impiegati nel settore delle pompe di calore, settore nel quale la Penisola detiene il primato assoluto per il loro impiego tra i Paesi UE. Eppure il governo, sottolinea Legambiente, continua a foraggiare le fonti fossili e a puntare su un ritorno al nucleare a discapito delle rinnovabili, dimenticando i 2,4 milioni di famiglie che vivono in povertà energetica. A fine marzo 2026 il Paese ha raggiunto appena il 33,2% dell’obiettivo complessivo 2030. Mancano ancora all’appello 53.469 MW da aggiungere entro i prossimi 5 anni e mezzo e, continuando con la media di installazione mantenuta tra il 2021 ed il 2025, il Paese rischia di arrivarci tra 10,7 anni, con ben 5,7 anni di ritardo. Un dato preoccupante se si ragiona anche in termini di posti di lavoro a rischio a causa dei continui ritardi. Secondo uno studio Svimez, il raggiungimento degli obiettivi 2030 potrebbe portare, solo nel Mezzogiorno, alla nascita di 73mila nuovi posti di lavoro, di cui 15mila under 35, trattenendo sui territori competenze e conoscenze e fermando il trend delle migrazioni dal Sud e dalle Isole che tra il 2022 e il 2024 ha coinvolto oltre 106mila giovani. Legambiente punta il dito anche contro i ritardi dell’entrata in vigore dei prezzi zonali e dinamici: “Garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali e dinamici, legati alle diverse aree di mercato che devono sostituire al più presto il prezzo unico nazionale index GME in modo da ridurre i costi in bolletta per imprese e famiglie e valorizzando quelle aree del Paese in cui le rinnovabili danno un maggior contributo. A tal proposito, occorre eliminare al più presto il corrispettivo aggiuntivo stabilito da Arera che unifica i prezzi a livello nazionale, ma anche stimolare e aiutare le imprese, a partire da quelle del nord, verso contratti PPA con impianti a fonti rinnovabili al fine di ridurre i costi energetici. A questo va aggiunto lo scorporo nel prezzo finale tra gas e rinnovabili, strumento strategico per dare ai territori e ai cittadini una risposta immediata sul valore delle rinnovabili nei territori”. Alla luce della fotografia scattata dallo studio “Italia Rinnovabile”, Legambiente rilancia al governo 15 proposte, suddivise in quattro macro aree di intervento, chiedendo di sbloccare gli iter autorizzativi (prevedendo più risorse, tempi certi e procedure efficienti); di accelerare la transizione (più rinnovabili, più repowering, più investimenti sulla rete); di ridurre i costi energetici (introducendo i prezzi zonali, promuovendo contratti PPA con rinnovabili, scorporare nel prezzo finale la componente gas da quelle rinnovabili); di coinvolgere i cittadini in processi partecipativi uscendo dalle fonti fossili  e avviando  anche una politica di riqualificazione degli edifici in linea con la direttiva EPBD sulle case green, con incentivi a tutte le famiglie, in primis a quelle più bisognose. È, inoltre, fondamentale replicare quelle buone pratiche che arrivano dal Paese come le undici storie simbolo mappate da Legambiente. Legambiente ha anche mappato con Italia Rinnovabile 11 storie nazionali che ben raccontano i vantaggi diretti che le fonti pulite portano nei territori rispondendo alla domanda: “A me che cosa me ne viene?”: da Trino, in provincia di Vercelli, dove si trova il più grande parco solare del Nord Italia nato sull’area di una ex centrale nucleare, alla scommessa vinta in Campania dal piccolo Comune di Lacedonia (AV) dove un hub eolico crea nuova occupazione giovane e qualificata. Dalla provincia di Teramo, dove a Torre San Rocco, 40 ettari di fotovoltaico portano benefici alla comunità, tra cui contratti di fornitura elettrica agevolata, alla provincia di Siena, dove un impianto trasforma i pannelli fotovoltaici a fine vita in nuove risorse, per arrivare a Lendinara, in provincia di Rovigo, dove le fonti pulite svolgono un ruolo decisivo nella rigenerazione dei territori, trasformando aree degradate e a rischio sanitario in risorse per il futuro, solo per citarne alcune. Qui il Report di Legambiente: https://admin.legambiente.it:8080/wp-content/uploads/2026/05/Report-Italia-Rinnovabile-2026.pdf.   Giovanni Caprio
May 28, 2026
Pressenza
Magnifica Humanitas, un’enciclica che forse vale la pena leggere
«Il rischio non è solo che alcune tecnologie siano usate male, ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa.» — Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 112   Quando è stato eletto Papa Leone XIV subito mi è salito lo sconforto. Dopo il papato innovatore e lungimirante di Papa Francesco (un nome un programma), vedere un pontefice che scegli come nome papale “Leone” mi fatto fare un salto nel passato: un passato abbastanza controverso e discusso come quello della Chiesa pre-Concilio Vaticano II che evoca gli antri più oscuri e reazionari della Chiesa di Roma. Scegliere il nome di “Leone” è stato percepito come un riferimento all’enciclica ‘Rerum Novarum’ (1) di Leone XIII che, per quanto fosse stato il fondatore della moderna Dottrina Sociale della Chiesa, è stato il papa che ha ammonito la classe operaia e le “idee di rivoluzione”, come poi Benedetto XV durante il biennio rosso (1918-1920), contribuendo a dividere la stessa classe lavoratrice martoriata. La stessa enciclica, infatti, ispirò le “leghe bianche”, i primi sindacati e cooperative di ispirazione cattolica nati per difendere i lavoratori su basi di collaborazione di classe e giustizia, anziché di lotta rivoluzionaria, provocando una scissione nelle “leghe rosse” di stampo socialista e quindi un suo indebolimento. Insomma un’evidente marcia indietro rispetto a Francesco che è stato tra i maggiori esponenti della Teologia del Pueblo ed è stato influenzato dai grandi della Teologia della Liberazione (Gustavo Gutierrez, Oscar Romero, Evaristo Ars, Leonardo Boff, Frei Betto, Ernesto Cardenal…). Il fatto di aver reintrodotto la mozzetta rossa durante l’incoronazione papale e durante gli eventi (assolutamente mai usata da Francesco), che ha scelto collana ed anello d’oro come Ratzinger piuttosto che un argento sobrio alla Francesco, mi ha portato a pensare di essere di fronte ad un papa come Woityla: papa giovane eletto dalle gerarchie vaticane per durare. In un anno di pontificato, oltre allo slogan lanciato durante la nomina – “pace disarmata e disarmante” – non ci sono state delle forti prese di posizione a tal punto da rompere lo schermo mediatico, come invece era successo con Francesco (con cui purtroppo è inevitabile il paragone). Silenti sono state le sue condanne in questo anno sulle persecuzioni dei cristiani ortodossi russofoni in Ucraina, sulle morti dei cristiani in Iran per mano delle bombe USA e israeliane, e sulle persecuzioni e le morti dei cristiani arabi palestinesi a Gaza e Cisgiordania. Ho iniziato a ricredermi sulla personalità di Prevost, dopo l’interessante ed innovativa – sulle tracce del predecessore – esortazione apostolica ed “umanistica” dal titolo Dilexi te sull’ “amore verso i poveri”. Poi, quando Donald Trump senza freni si è scagliato contro Leone XIV, il primo papa nordamericano della storia, lui ha replicato con parresia e fermezza disarmante: «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire». Leone XIV parla dei «masters of war», come nella canzone di Bob Dylan, quelli che nel mondo «fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare». Ed ha aggiunto: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni («a handful of tyrants») ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!». Ora arriva Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica da papa che tratta della “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Che dire: vale la pena leggerla! Sebbene abbia posizioni molto più critiche nei confronti dell’IA e dello sviluppo ipertecnologico, credo che l’enciclica di Papa Leone XIV sia un ottimo strumento per aprire il dibattito, per sfondare il muro dell’indifferenza nei confronti degli impatti di questi nuovi strumenti, per rompere al muro dell’ormai incriticabile azione tecno-scientifica; per “alfabetizzare” al dibattito chi ancora non è alfabetizzato. Sebbene possa peccare di tecnottimismo, Magnifica Humanitas fa un’analisi completa del fenomeno dell’intelligenza artificiale, dei rapporti di forza che la determinano e dell’implicazione etiche ed umane di una tecnologia simile. Non è labile e lassista, ma un’analisi cosciente, seria e consapevole di cosa sta analizzando che parte da una cognizione di causa. Interessante è stato il commento a caldo su Facebook della filosofa e storica italiana Ida Dominijanni sulla recente enciclica, che riporto di seguito: “Stanotte ho letto l’enciclica di papa Leone. Disordine mondiale, cultura della guerra, progresso tecnologico irresponsabile, disuguaglianze sistemiche, neocolonialismo estrattivo. Non si tratta solo (solo?) di AI: c’è tutto, ma proprio tutto, quello che serve per una contro-narrazione del presente. La scelta di Prevost si conferma una scelta politica nel senso più alto del termine, da parte dell’unica istituzione sovranazionale rimasta nelle macerie del diritto internazionale, ovvero la Chiesa cattolica. Che da un lato si installa come massima autorità culturale e morale nel vuoto di autorità della politica, dall’altro fa la sua mossa egemonica nei confronti delle altre religioni. E punta con grande intelligenza a spaccare il fronte dell’accelerazionismo tecnologico e del trumpismo puntando non sul rifiuto o la maledizione, ma sull’umanizzazione dell’AI. Il mondo intero ha adesso a disposizione questa politicissima contro-narrazione del presente e delle sue derive disastrose. Mi domando come mai un documento di tale forza e coerenza non sia mai uscito negli ultimi lustri da quella parte politica che sarebbe deputata a criticare e combattere l’ordine dominante.” Nonostante io creda che ogni umanizzazione dell’IA sia vana poiché nata con scopi ben diversa dal fatto di lasciarsi “umanizzare”, credo che forse sia un’enciclica che vada la pena leggere nella speranza che possa far prendere consapevolezza sul fenomeno dell’IA e delle digitalizzazione, instillando almeno qualche dubbio pedagogico ed antropologico in chi invece si ostina a ridurre il dibattito dualista tra passato e futuro, arretratezza e progresso, primitivismo e progressismo, tecnofobia e tecnofilia. (1) Promulgata il 15 maggio 1891, l’enciclica prese posizione sulla “questione operaia” condannando sia il liberismo sfrenato sia il socialismo, difendendo la proprietà privata ma richiedendo tutele concrete per i lavoratori e il “giusto salario”. Prima enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”: https://ewtn.it/wp-content/uploads/2026/05/Lettera-Enciclica-_Magnifica-Humanitas_-di-Papa-Leone-XIV-sulla-custodia-della-persona-umana-nel-tempo-dellintelligenza-artificiale-15-maggio-2026.pdf Il Nobel Parisi: «La tecnologia non è neutra. Siamo noi a decidere quali valori incorpora» intervista a Giorgio Parisi oggi sul Corriere della sera e corriere.it https://www.corriere.it/esteri/26_maggio_25/nobel-parisi-intervista-tecnologia- 1e2cf273-60cf-4051-bf06-0793c98e0xlk.shtml Lorenzo Poli
May 27, 2026
Pressenza