Torino: manifestare ai tempi dei decreti sicurezza
La manifestazione “Noi la guerra non la vogliamo” è stata la risposta torinese
alla chiamata alle piazze indetta a livello nazionale questo sabato.
La manifestazione era già stata convocata dal collettivo Torino Partigiana ed ha
via via acquistato più importanza dopo i fatti della scorsa settimana: anche le
pagine social del Movimento 17 ottobre invitavano a confluire su quella piazza.
In piazza Castello a partire dalle 15 si sono radunate qualche migliaio di
persone; in situazioni simili la Questura ha sempre fatto partire il corteo
anche se non c’era l’autorizzazione preliminare, in quanto l’attuazione
dell’articolo 17 della Costituzione[1] veniva considerata prioritaria ed anche
per diminuire la pressione della piazza.
Questa volta la piazza è stata gestita in maniera differente: migliaia di
persone si sono trovate stipate senza nessuna via di fuga e con tutti gli
accessi chiusi da cordoni di polizia.
I manifestanti cercano quindi il modo di uscire dalla piazza tentando di forzare
i blocchi dal lato di via Po; la polizia risponde con una carica di
alleggerimento, da lì non si passa. La cosa appare talmente eccessiva che
persino alcuni passanti esortano la polizia a togliere il blocco per fare
passare il corteo in nome della Costituzione, incitandoli a disobbedire agli
ordini.
Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» – Passante esorta la
polizia a far passare i manifestanti Foto: M.BARIONA
Il corteo si posta quindi verso via Cernaia, chiuso anche lì. Si tenta di
utilizzare il passaggio su via XX Settembre, la risposta è una nuova carica.
Il balletto dura un paio d’ore in cui la gente resta chiusa in piazza. Ad un
certo punto un’auto passa a velocità sostenuta in mezzo alla gente; per puro
caso nessuno rimane ferito e l’auto ed il relativo autista vengono protetti dal
cordone di polizia di via Cernaia. Foto e video dell’episodio ce ne sono,
confido nel solerte lavoro dell’autorità giudiziaria per scoprire l’identità
dell’autista dell’auto.
A questo punto si apre una via di fuga su viale Partigiani ed il corteo può
partire per il suo lungo percorso, solertemente guidato tramite cariche di
alleggerimento e lacrimogeni, anche perché ormai è giunto ad Aurora e Barriera,
quartieri meno centrali e con minore copertura mediatica.
Il corteo dovrebbe chiudersi in piazza Baldissera nel pieno di quella periferia
di Torino abbandonata a sé stessa ed alla speculazione immobiliare, dove
comincia a diventare difficile trovare case in affitto e la tensione sociale
appare più densa[2]: lì intorno non si sono vetrine luccicanti da difendere od
obiettivi sensibili. Il corteo è praticamente finito, si è fatto buio ed è quasi
ora di cena. I manifestanti che hanno marciato per chilometri e subìto diverse
salve di lacrimogeni tornerebbero anche a casa; le forze dell’ordine caricano
anche lì utilizzando tutto l’armamentario a loro disposizione: manganelli, gas
lacrimogeni, persino gli idranti.
Poi organizzano un rastrellamento fermando alcuni manifestanti: i vari decreti
sicurezza consentono il fermo di chiunque, maggiorenne o minorenne, fino a
dodici ore per l’identificazione.
In questura vengono portate quattro persone (mentre almeno tre sono in stato di
fermo da prima della manifestazione). Due di loro verranno rilasciare subito per
essere accompagnate in ospedale dove necessitano di ricovero in seguito alle
contusioni, quattro vengono rilasciate nella notte dopo le identificazioni.
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Appare chiaro che risulta possibile, in momenti con un forte impatto emotivo,
utilizzare i social per convocare manifestazioni molto partecipate senza che ci
sia un referente preciso; la piazza di Torino di oggi e probabilmente quelle del
resto d’Italia ne sono una dimostrazione.
Ciò non toglie che ammassare migliaia di persone disorientate e senza
riferimenti precisi crea una confusione difficilmente gestibile che lascia
troppo spazio all’improvvisazione.
L’atmosfera che si respirava oggi in piazza mi ha ricordato quella di Genova
2001: la sostanziale differenza è che 25 anni fa l’ordine pubblico è stato
gestito in deroga alle norme vigenti e questo ha generato una serie
interminabile di processi[3], ora tutto è perfettamente conforme alla legge.
Poi ci sono loro, le ragazze ed i ragazzi che sentono la necessità impellente di
farsi sentire e di lottare per una qualche idea di futuro: questa lotta, motore
della storia, è stata classificata come un problema di ordine pubblico da uno
dei governi più autoritari della storia repubblicana che, per giustificare
questa fallimentare strategia di fronte all’opinione pubblica, non esista a
degradare i diritti civili, indicare colpevoli a casaccio e manipolare la realtà
a questi fini.
Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la
conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in
chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non
la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole
e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo
«Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle
industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la
conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in
chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non
la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole
e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo
«Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle
industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
[1] I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le
riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle
riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono
vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
[2] Per approfondimenti sulla situazione sociale dei quartieri Aurora e Barriera
di Milano a Torino cfr.
https://www.pressenza.com/it/tag/alimonda-summer-festival/
[3] Per approfondimenti sui percorsi giudiziari dopo Genova 2001
https://www.pressenza.com/it/2026/07/a-25-anni-dal-g8-di-genova-il-movimento-la-piazza-la-repressione-seconda-parte/
Giorgio Mancuso