Il treno--------------------------------------------------------------------------------
Foto di Maciek Sulkowski su Unsplash
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Ero appena tornato dalla frontiera di Ventimiglia, in treno. Due giorni dopo
dopo sugli stessi binari camminava un giovane che cercava di passare la
frontiera nella galleria in località Balzi Rossi. Si tratta di una parete
rocciosa attraversata da caverne dove sono stati scoperti reperti risalenti al
paleolitico superiore. Tra questi una ventina di sepolture umane, alcune delle
quali riferibili a individui del tipo Cro-Magnon, uomo di Grimaldi. Il corpo
irriconoscibile di Meher Naffouti, ragazzo tunisino di venticinque anni è stato
trovato il sabato mattina 14 marzo sui binari presso il confine di Stato di
Ponte San Ludovico. Un corpo che è stato difficilmente riconosciuto da indizi
che la stessa famiglia ha potuto confermare. Ero appena tornato da quella zona
con un nodo di tristezza negli occhi di cui, solo adesso, ho colto appieno la
premonizione. Un binario che conduce all’ultimo viaggio.
È stato il macchinista di un treno francese in ingresso in Italia a vedere il
corpo sui binari verso le 10 di mattina. Meher, nato il 22 agosto 1999 a La
Marsa, in Tunisia dove vive la sua famiglia, era già stato in Olanda. Aveva poi
vissuto in Germania per qualche anno e desiderava stabilirsi definitivamente in
Francia. Il destino lo aveva portato in Italia da dove si accingeva ad uscire,
camminando come un acrobata di utopie, sui binari del treno che solca il confine
di Stato. Come tanti altri migranti, almeno una cinquantina dal 2025, ha perso
la vita lungo la ferrovia che avrebbe potuto portarlo dove sognava di vivere.
Pensava che attraversando il confine sui binari non avrebbe trovato posti di
controllo della polizia francese. Dalle testimonianze raccolte si parla di lui
come di “una persona gentile, disponibile e che condivideva tutto ciò che
aveva.. amava le motociclette”, ricordano gli amici.
Gli stessi amici non riescono a spiegarsi come sia potuto accadere. Raccontano
di un ragazzo prudente, attento, lontano da comportamenti rischiosi. «Non aveva
né documenti né soldi – dichiarano – Forse è per quello che ha provato a
oltrepassare il confine a piedi». Lo ha fatto lungo i binari, al buio.
Impossibile per il macchinista accorgersi di quel giovane che camminava da solo
sui binari. È morto con addosso il giubbotto che amava, lo stesso piumino nero
che indossa nella foto sorridente scattata dai suoi amici. Poche ore prima della
morte, la sera prima alle 23, Meher aveva comunicato il suo piano ad amici in
Germania. Aveva espresso con semplicità il suo piano di raggiungere la Francia,
Paese in cui desiderava continuare il suo futuro. Dalla Germania era stato
trasferito in Svizzera e poi in Italia.
I treni portano lontano e transitano frontiere. Ci sono i binari che li guidano
su rotte stabilite per meglio viaggiare, comunicare, spostarsi, andare altrove.
Ci sono treni che non portano da nessuna parte anche se lussuosi e magari con
l’obbligo di prenotazione. Proprio su uno di questi treni, consapevolmente o
meno, ci troviamo. Morire a 26 anni sui binari di treno che attraversa il
confine, allungando la lista dei morti sulle frontiere dell’Europa è una grave
sconfitta. Almeno 655 persone sono morte o disperse nei primi due mesi dell’anno
nel Mediterraneo, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Il nome Meher ha origini persiane e significa amicizia, amore, ed è spesso
associato alla luce del sole. Proprio quello che una galleria del treno che
passa sui binari ha cercato di spegnere. Ora, giusto alla frontiera, c’è solo
una stella in più, accanto a una croce.
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