Distruggere le società per consolidare il dominio--------------------------------------------------------------------------------
Memorabilita festival (luglio 2026) promosso dal Centro Fonti San Lorenzo
(“Solidarietà, mutualismo, cultura dal basso”) e i cittadini del quartiere Fonti
a Recanati (Mc)
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Per imporre il capitalismo, era necessario disciplinare i corpi dei contadini
espropriati dai latifondisti, in modo che, una volta entrati nei “mulini del
diavolo”, fossero disponibili allo sfruttamento. Oltre alla fame e alla
repressione, il panopticon veniva utilizzato per disciplinare corpi e menti,
poiché lo sfruttamento richiede una precedente sottomissione.
Con il panopticon sopraffatto dalla resistenza, il controllo prende il suo posto
per neutralizzare le moltitudini e consentire la continua accumulazione di
capitale su altre scale e in altri spazi. In questi tempi di declino imperiale,
di aspro conflitto tra potenze capitalistiche, di irruzione di popoli indigeni e
di donne in lotta, le strategie del sistema si sono mutate: per appropriarsi dei
beni comuni, principale modalità di accumulazione in questo periodo, è
necessario distruggere le società.
Si tratta di spezzare il legame sociale, la solidarietà tra le persone, che è
ciò che ci permette di affermare di vivere in una società con norme, culture,
tradizioni e obiettivi condivisi. Le lotte di classe si verificano all’interno
di una singola società, ma ora ci troviamo a un altro livello: la fase genocida
del sistema. La distruzione dei rapporti sociali permette l’eliminazione
sistematica di interi settori della società con totale impunità, con la
passività della maggioranza.
Come vengono distrutti i rapporti sociali? Le classi dominanti ne sono diventate
esperte, poiché il loro dominio è minacciato se le società mantengono rapporti
di solidarietà tra le persone, perché è questo che permette loro di ostacolare o
prevenire l’espropriazione. Un breve e incompleto elenco dei modi in cui il
sistema distrugge le società getta luce sulle attuali modalità di oppressione
che, per perpetuarsi, necessitano di demolire i rapporti umani.
Il primo e più potente strumento è la paura, la violenza indiscriminata contro
chiunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Non è più necessario
assassinare o far sparire chi partecipa alle organizzazioni, chi lotta contro il
sistema, come accadeva decenni fa. Per quanto terribile, quella violenza aveva
uno scopo: disorganizzare chi combatteva. Ora si diffonde in ogni direzione, ma
sempre dall’alto verso il basso. La distruzione e lo sfollamento delle comunità
per il controllo delle risorse comuni, la cosiddetta Quarta Guerra Mondiale
dell’EZLN, implica anch’essa l’uso e l’abuso della violenza.
La guerra contro i popoli e le comunità indigene, considerati un ostacolo
all’accumulazione tramite espropriazione, mira a distruggere la comunione tra le
persone e tra queste e la natura; da qui lo sfollamento forzato. Questo metodo è
diverso e complementare al precedente: utilizza metodi simili e ha obiettivi
analoghi, ma è mirato, mentre la guerra in corso colpisce l’intera popolazione.
La fase finale emerge quando individui e comunità perdono ogni speranza,
soccombendo alla disperazione, come quella vissuta dai prigionieri nei campi di
concentramento nazisti. Questa modalità di annientamento dei popoli, analizzata
dal filosofo Giorgio Agamben, ha oltrepassato i confini delle campagne per
inglobare intere porzioni dei territori che il capitale cerca di controllare.
Un quarto modo in cui le relazioni umane vengono distrutte è attraverso i
programmi sociali governativi che, individualizzando i sussidi, lacerano le
comunità urbane e rurali, rendendo le persone vulnerabili al sistema finanziario
che le rende schiave del consumismo e del debito. Oltre agli Stati, anche i
gruppi paramilitari e la criminalità organizzata svolgono un ruolo significativo
nell’enorme distruzione delle relazioni sociali a cui stiamo assistendo.
Tutti gli attori sistemici convergono nel saccheggio delle comunità e della
natura, a prescindere dal fatto che i governi siano progressisti o conservatori.
I proprietari delle fabbriche avevano bisogno di persone nelle fabbriche e nella
società, come operai e come consumatori. Ecco perché Henry Ford aumentò i salari
dei suoi operai da due a cinque dollari al giorno nel 1914 e limitò la giornata
lavorativa a otto ore, cinque giorni alla settimana. In un certo senso, quel
datore di lavoro sfruttatore si “prendeva cura” dei suoi lavoratori perché
dipendeva da loro. Ora, noi che ci troviamo in fondo alla scala sociale siamo
completamente sacrificabili e, in molti casi, ostacoli per il capitale. Come
possiamo resistere e lottare per cambiare il mondo quando gli agenti del
cambiamento sono sacrificabili?
Stiamo appena iniziando a intravedere la risposta, grazie ai molteplici
movimenti di resistenza che stanno attraversando questo continente. Contadini,
operai, insegnanti e studenti, comunità indigene e nere, periferie urbane e
territori colpiti dalle industrie estrattive stanno difendendo la vita e i beni
comuni, l’acqua e la terra, con le proprie mani, come madri in cerca di aiuto.
Solo aderendo a queste forme di resistenza possiamo invertire la tremenda crisi
della sinistra e del pensiero critico: camminando al fianco del popolo.
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Inviato anche a La Jornada
Raúl Zibechi ha aderito alla campagna Un tetto Comune: “Non esiste un nuovo
mondo senza spazi di incontro. Senza territori abitati da coloro che sognano ma
al tempo stesso costruiscono le relazioni sociali e il legame con la natura che
ci permetteranno sia di sopravvivere al Collasso sia di dare vita al nuovo. Un
nuovo mondo che deve essere diverso da quello che conosciamo, costruito con
altri materiali. Il più importante di questi, quello che deve plasmare il nuovo
mondo, è la fraternità, il legame tra coloro che sono in basso”.
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