Venerdì 19 giugno, prima tappa della tre giorni con la Flotilla a Viareggio

Pressenza - Saturday, June 20, 2026

Il 19 giugno nella capiente sala della Croce Verde, si è tenuto un incontro con circa 400 persone, coordinato da Michele Borgia, portavoce della Freedom Flotilla Italia, che ha sottolineato l’importanza di sostenere l’ospedale Al Awda e introdotto Michelangelo Di Beo, referente territoriale della FFI ed esponente del Coordinamento Versilia per la Palestina. Al centro dell’incontro due personaggi carismatici dalla forza straordinaria.

Moni Ovadia non ha bisogno di presentazioni; ascoltarlo dal vivo è stata certamente un’occasione unica, con la sua immensa cultura (si definisce allievo dello storico, politologo e attivista statunitense Norman Gary Finkelstein), le sue espressioni pittoresche e la sua incrollabile opposizione a qualsiasi forma di sionismo. In particolare, ha sottolineato quella ambigua della cosiddetta sinistra riformista, così riformista da essersi equiparata alla peggiore destra.

Il sionismo, ha detto, è il nemico giurato dell’ebraismo, i veri antisemiti sono proprio loro! Esso nasce nell’800 come costola del colonialismo occidentale che imperversava nel mondo per colonizzare le “terre di nessuno” abitate solo da selvaggi da dominare o sterminare. Infatti in prima battuta i territori individuati per dare una patria agli ebrei erano in Africa e Sudamerica, non in Palestina. Poi si sono ricordati delle promesse messianiche bibliche che li vincolerebbero a quella terra, ma la Bibbia non l’hanno letta bene, altrimenti avrebbero compreso il Levitico dove il Signore dice: “Tu sarai straniero tra gli stranieri, e la terra che ti ho dato non è tua, ma mia, e vi dimorerai da straniero”. Invece il sionismo si è impossessato di quella terra abitata con la pretesa di scacciarne gli abitanti, definiti “animali umani”, altro che una terra senza popolo per un popolo senza terra.

La sola soluzione, afferma, è uno stato binazionale laico dove tutti, ebrei e arabi, vivano in condizioni di parità e in piena uguaglianza di diritti. Così indicano i più onesti pensatori ebraici, a cominciare da Ilan Pappè. In questo senso è condivisibile l’espressione dal fiume al mare, dopo che il sionismo sarà debellato.

E quando uno ti accusa di essere antisemita, digli: “Antisemita sarai tu! (perché sei sionista)”.

Decolonizzare è possibile? Sì, benché lungo e faticoso, se verrà meno l’idea dell’egemonia occidentale dominata dagli Stati Uniti, a favore di una società umana multipolare di cui una prima configurazione si intravede nei BRICS.

Il secondo protagonista, meno conosciuto ma non meno potente, è il 53enne Vincenzo Fullone, calabrese di Crosia, paese di ‘ndrangheta, che lui assimila ai sicari di Israele. Crosia come Gaza, Gaza uguale a Crosia.

Colpisce il suo linguaggio da innamorato, parla con una passione e un’empatia che prende il cuore. Lui ama Gaza visceralmente, ne descrive la bellezza, la capacità organizzativa, parla dei suoi amici là, orrendamente trucidati ma vivi più che mai. E’ riuscito a entrare a Gaza nel 2013 e vi ha aperto la prima agenzia di comunicazione perché il mondo sapesse, avendo giurato da bambino sul diario di Anna Frank che non sarebbe rimasto mai in silenzio davanti all’ingiustizia. Tornato in Italia, ha fatto parte lo scorso anno dell’equipaggio della Conscience, carica di farmaci e medici, bloccata in acque internazionali dalla flotta israeliana. Arrestato, abusato e torturato, descrive con dovizia di particolari sevizie sadiche e inumane.  Prima di essere liberato ha conosciuto per giorni il terribile carcere nel Negev e ciò che ha vissuto lui è nulla in confronto a ciò che subiscono i prigionieri palestinesi.

Presenta anche uno studente ventenne, Yaya, ragazzo dolcissimo che legge la sua testimonianza carica di nostalgia per la sua famiglia rimasta là.

 

Redazione Toscana