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Porte aperte da Tel Aviv per la marcia dei coloni che vogliono occupare Gaza
Un lungo e fitto serpentone di auto e persone, molte delle quali armate, si è diretto il 19 luglio verso Gaza. Era la “Marcia delle Migliaia verso Gaza”, dei coloni israeliani che hanno l’obiettivo di rivendicare la piena occupazione della Striscia e che infatti si è svolta sotto lo slogan […] L'articolo Porte aperte da Tel Aviv per la marcia dei coloni che vogliono occupare Gaza su Contropiano.
July 21, 2026
Contropiano
#stopthegenocideingaza🇵🇸 20 luglio 2025 - 20 luglio 2026. E' trascorso un anno da quando l'imbarcazione "#Handala" della #Freedom #Flotilla Coalition salpava dal porto di Gallipoli (Lecce) dietta a #Gaza per denunciare l'ignobile blocco navale imposto da vent'anni dalle forze armate israeliane contro la Palestina e tentare di abbracciare la speranza e la resistenza di un popolo forte come gli ulivi, simbolo di pace e speranza in tutto il Mediterraneo.
July 20, 2026
Antonio Mazzeo
Petizione e interrogazione parlamentare dell’onorevole Stefania Ascari sull’ispezione al Liceo Vivona di Roma
Sulla vicenda dell’ispezione che il Ministero della pubblica istruzione ha predisposto nei confronti del Liceo Vivona di Roma e in particolare di un insegnante che ha osato scrivere una lettera ai suoi alunni di quinto anno, dopo l’esame di maturità, che ricordava il genocidio di Israele nei confronti dei palestinesi avvenuto nella complicità delle istituzioni italiane e nell’indifferenza di molti. è stata lanciata la petizione “Per la libertà d’espressione, dentro e fuori le aule scolastiche”. Primi firmatari molti colleghi del professore messo sotto accusa. Sulla stessa vicenda l’onorevole Stefania Ascar ha presentato un’interrogazione parlamentare. Di seguito il testo: “Al Ministro dell’Istruzione e del Merito. Premesso che nei giorni scorsi è stata avviata un’ispezione ministeriale presso il Liceo Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma a seguito della diffusione di una lettera inviata dal professor Massimo Sabbatini ai propri studenti al termine dell’esame di Stato; secondo quanto denunciato da rappresentanti istituzionali, docenti, studenti, studentesse e genitori, l’attività ispettiva si sarebbe tradotta in colloqui e richieste di chiarimenti rivolti anche agli studenti e al personale scolastico, determinando un clima di forte preoccupazione all’interno dell’istituto; la lettera del docente, rivolta a studentesse e studenti ormai diplomati, conteneva esclusivamente una riflessione di carattere etico e civile, con richiami alla letteratura italiana e un invito a non rimanere indifferenti di fronte alla tragedia umanitaria che si consuma nella Striscia di Gaza, richiamando i valori della pace, dell’umanità e della responsabilità individuale; i genitori degli studenti e studentesse del Liceo “Francesco Vivona” hanno espresso pubblicamente la propria solidarietà al docente, definendo l’ispezione un grave attacco alla libertà di insegnamento, alla libertà di espressione e all’autonomia scolastica; tale episodio non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una serie di vicende che negli ultimi mesi hanno interessato numerosi istituti scolastici italiani; si richiamano, in particolare, il caso del Liceo “Marco Polo” di Firenze, quello del Liceo Scientifico “Augusto Righi” di Roma, nonché altri episodi nei quali docenti, dirigenti scolastici e studenti sono stati oggetto di campagne mediatiche, richieste ispettive o contestazioni per avere promosso iniziative di riflessione sui diritti umani, sul diritto internazionale, sulla guerra a Gaza o, più in generale, sul valore della pace; appare particolarmente allarmante che, a fronte di tali iniziative educative, si registrino interventi amministrativi che rischiano di essere percepiti come strumenti di controllo del pensiero piuttosto che di verifica del rispetto della normativa scolastica; la scuola pubblica, per espressa previsione costituzionale, è il luogo nel quale si formano cittadini liberi e consapevoli, attraverso il confronto delle idee, il pluralismo culturale e lo sviluppo del pensiero critico; gli articoli 21, 33 e 34 della Costituzione tutelano la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di insegnamento e il diritto all’istruzione, principi che costituiscono il fondamento di una società democratica e che non possono essere compressi da iniziative suscettibili di generare intimidazione o autocensura; il progressivo moltiplicarsi di episodi analoghi rischia di produrre un effetto intimidatorio sull’intera comunità scolastica, inducendo docenti e dirigenti a rinunciare ad affrontare temi di rilevanza storica, civile e internazionale per timore di conseguenze disciplinari o ispettive; in uno Stato democratico il dissenso, il confronto delle opinioni e l’educazione al pensiero critico rappresentano un valore da promuovere e non un comportamento da scoraggiare. Tutto ciò premesso, si chiede di sapere: se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti; quali siano le motivazioni che hanno determinato l’avvio dell’ispezione presso il Liceo “Francesco Vivona” se ritenga che tali presupposti siano compatibili con i principi costituzionali della libertà di insegnamento; se corrisponda al vero che, nell’ambito dell’attività ispettiva, siano stati ascoltati studenti, studentesse e personale scolastico con modalità tali da determinare un clima di pressione o intimidazione; se il Ministro ritenga che il susseguirsi dei casi riguardanti il Liceo “Marco Polo” di Firenze, il Liceo “Augusto Righi” di Roma, il Liceo “Francesco Vivona”, l’IIS. “E. Mattei di San Lazzaro di Savena (Bologna ), l’Istituto “Aldovrandi Rubbiani” di Bologna, l’Istituto “Cattaneo” di Castelnovo Monti ( Reggio Emilia), il Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena, la Scuola Primaria  “Pascoli” di Modena, la Scuola Primaria “Graziosi” di Modena, la Scuola Primaria di Sant’Agnese” di Modena, la scuola Primaria “Gramsci” di Modena, la Scuola dell’infanzia “Collodi” di Modena e altri analoghi episodi rappresenti un fenomeno che rischia di compromettere l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la libertà di insegnamento; quali iniziative urgenti intenda assumere affinché gli strumenti ispettivi non vengano utilizzati, né siano percepiti, come mezzi di censura o di pressione nei confronti di docenti, dirigenti scolastici e studenti che affrontano temi di interesse storico, civile, umanitario o internazionale nel rispetto dei principi costituzionali; se non ritenga opportuno adottare specifiche linee guida volte a garantire che le attività ispettive siano limitate all’accertamento di eventuali violazioni di legge, evitando qualsiasi interferenza con la libertà di insegnamento, l’autonomia scolastica e il pluralismo culturale; quali iniziative intenda assumere per ribadire che la scuola italiana deve rimanere un presidio di libertà, democrazia, partecipazione e formazione del pensiero critico, nel quale il confronto delle idee sia tutelato e mai oggetto di censura o intimidazione. Redazione Italia
July 19, 2026
Pressenza
Liceo Vivona: un’ispezione sul niente
Luglio 2026, terminato l’anno scolastico e pubblicati gli esiti degli esami di Stato, il professor Massimo Sabbatini — docente di latino e greco al Liceo Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma — invia ai propri ex studenti un messaggio di commiato. Il rapporto docente-discente è concluso: chi riceve la lettera è, a tutti gli effetti, un cittadino maggiorenne e diplomato. Il testo, che intreccia il richiamo alla “Primavera hitleriana” di Montale e al canto XXVII del Purgatorio dantesco, invita a “restare umani” e a non dimenticare le atrocità compiute a Gaza in questi tre anni di scuola. Chiude con inviti conviviali — un cinema, uno scambio di libri, una partita a tennis — tra un ex professore e i suoi ex allievi. Il punto del messaggio più esposto alla reazione di stampa è probabilmente non il richiamo a Gaza in sé, ma la struttura graduata di responsabilità che il docente costruisce attorno all’evento. Il testo distingue esplicitamente diversi livelli di corresponsabilità: chi ha materialmente eseguito la violenza (chi ha premuto il grilletto, lanciato missili, sganciato bombe, guidato droni); l’industria bellica (chi ha prodotto e venduto armi); la classe politica (chi ha avuto responsabilità politiche); i beneficiari economici (chi ha lucrato dividendi e fatto profitti); infine gli “ignavi” — chi è rimasto a guardare senza fare nulla. È quest’ultima categoria a rendere il messaggio strutturalmente diverso da una semplice presa di posizione su un conflitto: l’indifferenza viene collocata sullo stesso piano morale dell’azione, secondo la logica — richiamata dallo stesso docente — del “più nessuno è incolpevole”. La lettera anticipa inoltre esplicitamente che alcuni dei destinatari occuperanno un giorno posizioni di potere (dirigenza d’azienda, gestione di capitali, funzioni statali o nell’Unione Europea) e li invita a interrogare, una volta arrivati lì, i propri futuri pari sul proprio comportamento presente — una domanda nominativa, riferita alla bambina palestinese Hind Rajab, che sposta il destinatario dal ruolo di spettatore a quello di potenziale futuro responsabile. Il riferimento a Montale rafforza questo impianto: i “miti carnefici” della poesia sono esecutori non riconosciuti come tali, che continuano un’esistenza normale — la “sagra” — mentre si consuma la violenza. È un’immagine che utilizza la cornice della “civiltà” per descrivere una violenza che si esercita attraverso l’indifferenza organizzata, più che attraverso la sola violenza diretta. Il richiamo del docente al canto XXVII del Purgatorio, che riguarda l’acquisizione della piena autonomia di giudizio morale da parte di Dante, si salda a questa impostazione: il messaggio non impartisce una conclusione da accettare, ma consegna agli ex studenti gli strumenti — già trasmessi in tre anni di scuola — perché siano loro a giudicare autonomamente chi, tra i soggetti elencati, porti una responsabilità. L’8 luglio Il Tempo pubblica un articolo a firma di Edoardo Sirignano, “Faziosità e indottrinamento, messaggio-comizio del prof”, basato sulla segnalazione di uno studente che chiede l’anonimato. Il pezzo non nomina né il docente né l’istituto: parla genericamente di “un professore di latino e greco di un liceo classico romano”. Nei giorni successivi, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio avvia un’attività ispettiva che convoca per “accertamenti” non il solo Sabbatini, ma tutti i rappresentanti di classe delle quinte e tutti i docenti maschi dell’istituto che insegnano greco e latino. Le convocazioni, secondo quanto raccolto da testate come Domani, non specificano il motivo dell’audizione. Il dettaglio della convocazione a tappeto è, di per sé, un documento. Se l’USR avesse già individuato con certezza il docente e la scuola coinvolti, non avrebbe avuto necessità di procedere per esclusione tra i professori maschi di due materie in un solo istituto. La platea dei convocati coincide esattamente con l’universo di persone compatibili con la descrizione — volutamente vaga — fornita dall’articolo del Tempo. Ne discende, come inferenza fondata sui fatti noti ma non confermata da alcuna dichiarazione ufficiale, che l’ispezione muove dall’articolo di stampa e non da una segnalazione già circostanziata pervenuta autonomamente all’amministrazione. Resta aperta, e non esclusa dai fatti disponibili, l’ipotesi che lo stesso studente anonimo abbia presentato anche una segnalazione diretta: nessuna fonte consultata la conferma né la smentisce. L’USR Lazio, va segnalato, non ha risposto alle richieste di chiarimento avanzate dalla stampa. Il punto giuridico sollevato da docenti, studenti e dalla stessa interrogazione parlamentare presentata dall’on. Stefania Ascari (M5S) è netto: essendo il rapporto docente-discente già concluso al momento dell’invio del messaggio, non è in discussione la libertà di insegnamento (art. 33 Cost.), che presuppone un rapporto educativo in corso, bensì la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) di un cittadino che si rivolge ad altri cittadini. L’interrogazione richiama inoltre l’art. 34 sul diritto all’istruzione, sostenendo che il proliferare di iniziative ispettive di questo tipo produce un effetto di deterrenza sull’intera comunità scolastica: non solo su Sabbatini, ma su ogni docente che possa in futuro sentirsi dissuaso dall’affrontare temi storici, civili o internazionali per timore di conseguenze disciplinari. È la funzione di monito, più che l’esito specifico del procedimento, a costituire l’elemento politicamente rilevante: un’ispezione avviata su una comunicazione privata post-diploma comunica a tutto il corpo docente romano — e, per estensione mediatica, nazionale — quali argomenti espongono a un procedimento amministrativo. Nell’ottobre 2024 Irene Khan, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione, presenta all’Assemblea Generale ONU il rapporto “Global threats to freedom of expression arising from the conflict in Gaza” (A/79/319). Il documento certifica, su scala globale, un fenomeno che il caso Vivona riproduce su scala locale: repressione di proteste e dissenso, restrizioni diseguali a seconda della posizione espressa sul conflitto, ed erosione delle libertà accademiche e artistiche in un contesto politico polarizzato. Presentando il rapporto, Khan ha dichiarato che “nessun conflitto recente ha minacciato la libertà di espressione così gravemente e così ampiamente oltre i propri confini quanto Gaza”, citando come esempi la repressione delle proteste nei campus universitari statunitensi e il divieto tedesco alle manifestazioni pro-palestinesi, mai esteso a quelle pro-israeliane. Il Vivona si aggiunge a una serie di episodi già documentati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: il procedimento disciplinare al Liceo “Augusto Righi” di Roma contro il prof. Bullara, la vicenda del Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena sullo striscione “L’Italia agli italiani”, e i casi Modena legati al progetto “Flottilla dei bambini”. L’interrogazione Ascari amplia ulteriormente l’elenco con istituti dell’Emilia-Romagna (San Lazzaro di Savena, Bologna, Castelnovo ne’ Monti) e il Liceo “Marco Polo” di Firenze. Su tutti questi episodi si rimanda ai pezzi già pubblicati. Roberto De Vogli, nel suo libro Empatia selettiva: perché l’Occidente è rimasto a lungo indifferente al genocidio di Gaza (Aliberti, 2025), apre la propria riflessione con un’immagine paradossale: > «Immagina di vivere in un mondo in cui puoi essere perseguitato per aver detto > “non uccidete i bambini”, perché potresti ferire i sentimenti dell’assassino». > Questo slogan, apparso durante una manifestazione, non ha bisogno di > spiegazioni: racchiude non solo l’assurdità morale dei nostri tempi. Sembra la > scena di un film distopico, ambientato in una società che ha smarrito ogni > bussola etica.» È un paradosso che l’autore usa per introdurre il tema del doppio standard morale con cui l’Occidente guarda alle vittime di questo conflitto — lo stesso doppio standard che, nel caso Vivona, si manifesta nella distanza tra la sanzione minacciata a un docente per un richiamo etico e l’assenza di conseguenze analoghe per chi lo accusa pubblicamente sulla base di una fonte anonima. Il caso Vivona, letto insieme ai precedenti già documentati, mostra come il singolo esito disciplinare sia in realtà secondario rispetto alla funzione che il procedimento assolve una volta reiterato su scala nazionale. Righi, Cesena, i cinque istituti di Modena, San Lazzaro di Savena, Castelnovo ne’ Monti, Firenze, e ora il Vivona non compongono una serie di episodi isolati da valutare singolarmente, ma un pattern riconoscibile: un’ispezione ministeriale attivata su segnalazioni di stampa o politiche, indipendentemente dalla sua archiviazione o dal suo esito, produce comunque l’effetto di segnalare a docenti e dirigenti scolastici quali temi — Gaza, il diritto internazionale, la pace — comportano un rischio procedurale. Non serve una sanzione per ottenere autocensura: basta la ripetizione del meccanismo ispettivo. È questo l’elemento che rende il caso Vivona rilevante oltre la vicenda del singolo docente, e che giustifica la richiesta, avanzata nell’interrogazione Ascari, di linee guida che limitino le ispezioni all’accertamento di violazioni di legge, sottraendole al loro attuale uso come strumento di pressione preventiva sulla libertà di insegnamento e di espressione nella scuola pubblica. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nella convinzione che la libertà di espressione e la libertà di insegnamento — pilastri costituzionali della scuola pubblica — non possano essere sacrificate all’uso strumentale delle procedure ispettive a scopo intimidatorio e repressivo. Restiamo umani. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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L’acqua fresca è il sogno realizzato in mezzo alle calde tende
Questo popolo ha sette anime. Sesta puntata Viste le frequenti interruzioni di corrente elettrica e della mancanza di sistemi energetici adeguati, e al fine di superare questa crisi, molti palestinesi di Gaza stanno ricorrendo a soluzioni alternative e semplici iniziative individuali per alleviare l’intenso caldo estivo all’interno delle tende. Una coppia di palestinesi, un marito e sua moglie, ha ideato un piccolo progetto per guadagnare qualche soldo: installare un circuito elettrico alimentato da energie alternative. Ha montato un pannello solare sul tetto della sua tenda per fornire una piccola quantità di energia al frigorifero domestico, che permette loro di raffreddare acqua e bevande. La famiglia ricava un piccolo guadagno dal progetto affittando scaffali o vendendo acqua refrigerata, che imbottiglia a mano in sacchetti, fino a un massimo di 50 sacchetti al giorno. “Il progetto ha avuto successo, ma non possiamo purtroppo esaudire tutte le richieste”, ha detto la signora. Una donna palestinese racconta l’amara realtà della vita nelle tende. Il frigorifero, un tempo pieno di acqua e cibo, a causa della mancanza di elettricità si è ridotto a un semplice contenitore per conserve e altri piccoli oggetti, senza alcuna funzione di raffreddamento. Descrive la sua disperazione, affermando che un bicchiere d’acqua fresca o una bottiglia di acqua ghiacciata sono diventati il suo “desiderio più grande” e il suo sogno più ricorrente in questo caldo torrido. Questo disperato bisogno di refrigerio ha dato vita a una piccola attività commerciale all’interno dei campi. Bambini e ragazzi ricevono sacchetti di succo di frutta e acqua ghiacciata da chi gestisce i progetti energetici, da distribuire e vendere. Questi giovani si aggirano tra le tende, vendendo ogni sacchetto per un solo shekel (33 centesimi di dollaro), una soluzione rapida per aiutare gli sfollati a rinfrescarsi e a sopportare il caldo per un po’. Poiché queste soluzioni rimangono inadeguate e limitate, molti palestinesi sono stati costretti a ricorrere a metodi antichi e naturali di raffreddamento, per far fronte alle dure condizioni. Il commercio di vasi e bottiglie di terracotta è rinato, poiché le persone li acquistano per filtrare e raffreddare l’acqua in modo naturale. Un ultimo disperato tentativo di contrastare le ondate di calore estreme e sopperire alla mancanza di tecnologia moderna ricorrendo a semplici strumenti tradizionali. ANBAMED
July 19, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani è pronto a chiedere l’arresto di Netanyahu se andrà a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha dichiarato che sta valutando la possibilità di chiedere l’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu qualora si rechi nella città a settembre per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Credo che il Primo Ministro Netanyahu debba essere processato all’Aia”, ha affermato il sindaco durante la trasmissione The Interview del New York Times, riferendosi al mandato di arresto emesso dei suoi confronti e di quelli dell’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant dalla Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza. “È un criminale di guerra e dopo quello che il suo governo ha fatto negli ultimi anni questa è un’opinione condivisa da molti.” Mamdani ha sempre criticato duramente la politica di Israele. Durante la campagna elettorale aveva promesso, se fosse diventato sindaco, di ordinare l’arresto di Netanyahu nel caso avesse visitato la città. Ora ha chiesto il parere dell’ufficio legale della città e avviato delle consultazioni per capire se il sindaco ha l’autorità di ordinare alla polizia locale l’arresto di un capo di stato straniero. “Faremo tutto ciò che la legge ci consente di fare a New York, ma non scriveremo nuove leggi per raggiungere questo obiettivo”, ha precisato. La reazione di Netanyahu non si è fatta attendere: come al solito ha accusato il sindaco di essere un sostenitore di Hamas e un nemico di Israele. Anna Polo
July 18, 2026
Pressenza
Diario da Gaza
Tamu edizioni ha dato alle stampe un contributo decisamente importante, ci riferiamo a Diario da Gaza di Wi’am Qudaih (Wi’am Qudaih, Diario da Gaza, 2025, 264 pag., € 16,15). Questa testimonianza rientra a pieno titolo nella Resistenza che il popolo palestinese sta portando avanti da tempo immemorabile. Sì, rientra nella […] L'articolo Diario da Gaza su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
“Dopo Netanyahu non cambierà nulla”. Intervista a Gideon Levy:
“Israele vive in una negazione totale di ciò che sta accadendo a Gaza, non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che si era prefissato in abito regionale e anche se le elezioni del prossimo autunno vedessero l’uscita di scena di Netanyahu, le cose non cambieranno in alcun modo”. Gideon Levy, editorialista […] L'articolo “Dopo Netanyahu non cambierà nulla”. Intervista a Gideon Levy: su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
La rete #DigiunoGaza: operatrici e operatori della sanità contro il genocidio palestinese
Siamo una rete nazionale di operatrici ed operatori della sanità che non vogliono rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese portato avanti dal governo di Israele. La nostra è una rete informale, non collegata a nessun partito né organizzazione sindacale. Manifestiamo il nostro dissenso e orrore con azioni di testimonianza personale e di protesta collettiva, concrete e visibili. Fin dalla nostra nascita nel luglio 2025 abbiamo scelto come nostra pratica principale il digiuno a staffetta, un atto di testimonianza e responsabilità che, a livello individuale e collettivo, rendiamo pubblico davanti ai nostri ospedali e sui social. Oltre alla pratica del digiuno, promuoviamo flash mob davanti agli ospedali, campagne di boicottaggio, raccolte fondi, webinar, e altre iniziative. Gli ospedali come luoghi di cura e la nostra professione come impegno etico rimangono i nostri punti cardine: come operatori ed operatrici che lavorano ogni giorno nei luoghi di cura del nostro sistema sanitario, in nome dei valori deontologici che ci accomunano e che ci impegnano a salvare vite e a difendere sempre e comunque la dignità umana, rifiutiamo di rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese, pianificato deliberatamente dal governo di Israele con la complicità dei governi occidentali. La nostra rete nasce in Toscana il 29 luglio 2025 grazie ad un gruppo di operatrici e operatori del Sistema sanitario nazionale che ha pensato di lanciare un digiuno a staffetta di solidarietà con Gaza. In pochi giorni il numero dei partecipanti si è ampliato, registrando ogni giorno e in tutta Italia centinaia di adesioni da parte del personale sanitario, al quale si sono aggiunti anche tantissimi cittadini, attivisti, amministratori locali, associazioni, rappresentanti di enti e istituzioni. Il 28 agosto 2025, insieme alla rete Sanitari per Gaza e alla campagna “No Teva” di Bds Italia, abbiamo quindi organizzato la prima Giornata nazionale di digiuno contro il genocidio a Gaza, a cui si sono iscritte ben 10mila persone ma stimiamo che alla Giornata di digiuno abbiano preso parte almeno 30mila persone, tra personale sanitario e comuni cittadini. La rete #DigiunoGaza nasce così, in modo assolutamente spontaneo e dal basso. Attraverso i nostri digiuni a staffetta e altre iniziative pubbliche vogliamo tenere alta l’attenzione sul genocidio in corso a Gaza, manifestare la nostra profonda solidarietà al popolo palestinese e richiamare la nostra responsabilità di operatrici e operatori sanitari nella difesa del diritto alla cura e alla vita. Lo scorso 2 ottobre abbiamo promosso un grande flash mob nazionale dal titolo “Luci sulla Palestina“, che ha visto mobilitazioni davanti a ben 250 ospedali italiani e la partecipazione di oltre 20mila persone. Mai in Italia, davanti agli ospedali, si era vista una mobilitazione così partecipata e diffusa. Sostenere i nostri colleghi palestinesi che ogni giorno devono affrontare emergenze di ogni tipo, senza mezzi, sotto attacco continuo, sottoposti ad arresti arbitrari e violenti è un altro importante obiettivo che ci siamo dati come rete. Ecco che allora il 10 dicembre abbiamo lanciato in 60 ospedali italiani la campagna “La sanità non si imprigiona” per chiedere la liberazione dei sanitari palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra i quali il pediatra Hussam Abu Safiya che oggi, dopo oltre 550 giorni di prigionia, rischia di morire in un carcere israeliano a causa delle continue torture e privazioni a cui è sottoposto. Per la liberazione di Abu Safiya abbiamo promosso campagne ad hoc e lanciato, insieme ad altre organizzazioni internazionali, una raccolta di firme. Garantire la presenza delle Ong a Gaza, le uniche che al momento possono offrire sostegno sanitario gratuito anche in aree periferiche è un altro aspetto sul quale ci siamo concentrati attraverso una grande raccolta fondi per sostenere la clinica Emergency di Al Qarara, vicino Khan Yunis, e attraverso la campagna #NoListeNoBersagli con flash mob in 62 ospedali e una petizione sottoscritta da oltre 10mila persone abbiamo chiesto il ritiro del bando israeliano contro le Ong che rifiutano di consegnare i nomi del personale palestinese. E’ sotto gli occhi del mondo che, nonostante il cosiddetto “cessate il fuoco”, Israele non si ferma e il genocidio palestinese continua e dunque continua anche il nostro impegno di operatrici e operatori sanitari: continuiamo con il boicottaggio di Teva e i digiuni settimanali , con le campagne a sostegno di Abu Safiya e gli altri sanitari palestinesi prigionieri, con la proiezione negli ospedali del documentario “Gaza: Doctors Under Attack” e altro ancora. Continuiamo perché il silenzio è complicità, perché crediamo che sia anche nostra responsabilità opporci a questa barbarie e fare il possibile per mantenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza e Cisgiordania. Il genocidio palestinese non si è fermato, ha solo cambiato passo.     Redazione Italia
July 16, 2026
Pressenza