Mazzeo: pirati e corsari nel Mediterraneo. Genocidio a #Gaza e saccheggio del
territorio a #Milazzo
READING D' (A)MARE #spiaggelibere
Immagini, parole e suoni per un mare di beni comuni - #Milazzo [3 settembre
2026]READING D’ (A)MARE - Immagini, parole e suoni per un mare di beni comuni
No al folle piano delll'Amministrazione comunale di privatizzazione delle
spiagge
https://www.youtube.com/watch?v=Tw2BJqmaEOg
Tag - gaza
La dottrina dell’espulsione di Israele
Il Regno Unito è con il fiato sospeso. Dopo l’espulsione di Paesi Bassi e Spagna
dal centro di coordinamento internazionale per la Gaza postbellica a Kiryat Gat,
Israele sta ora valutando se espellere anche i rappresentanti britannici. La
Nakba britannica è alle porte, e questo avrebbe potuto essere persino
divertente, […]
L'articolo La dottrina dell’espulsione di Israele su Contropiano.
#michiamohandalino MI CHIAMO HANDALINO
«Fanno bene quei marinai a partire con il loro carico di aiuti. Non sarà
abbastanza, ma per qualche bimbo palestinese ci sarà finalmente da mangiare. E
grazie a quei doni chissà quanti a #Gaza torneranno a sorridere dopo giorni e
notti d’inferno.» #stopthegenocideingaza🇵🇸
Antonio Mazzeo
Illustrazioni di Lelio Bonaccorso
In libreria dal 22 settembre 2026
Peace Walk to Jerusalem: camminare fino a primavera
Ha fatto tappa a Trieste, nei giorni scorsi, la carovana per la pace Peace Walk
to Jerusalem. Si tratta di un cammino, partito da Finisterre in Spagna e da
altre città europee a gennaio, che attraverso 24 Paesi punta ad arrivare a
Gerusalemme nella primavera del 2027.
Ad accogliere i camminatori oggi in città, alcuni provenienti da Olanda e
Germania e altri da svariate parti d’Italia, il Comitato per la Pace Danilo
Dolci.
Il Comitato ha proposto un itinerario per ricordare le vittime del nazifascismo
in città. Quindi la carovana si è spostata in Piazza Libertà, detta anche Piazza
del Mondo dagli attivisti dell’associazione Linea d’Ombra. Qui si sono portate
la vicinanza e la solidarietà a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi che da
anni, con la loro associazione, curano e accolgono i migranti che provengono
dalla rotta balcanica, con i loro piedi feriti dalla lunga marcia, le loro
attese, i loro spesso dolorosi vissuti.
Trieste, Italy. Volunteers dress the wounds of migrants who just crossed the
border on the Western Balkan Route. Credit:MLBARIONA
La Peace Walk to Jerusalem da domani proseguirà per Capodistria e in seguito
attraverserà la Croazia, la Serbia e la Bosnia per cercare di arrivare a
Sarajevo in ottobre, lungo quei confini in cui è stato versato tanto sangue
innocente sull’altare dei diversi nazionalismi. Drammi rievocati dalla recente
morte e dai funerali d’onore tributati al generale Rakto Mladic, criminale di
guerra a Sebrenica e non solo.
La carovana di pace, proseguirà poi per la Grecia, la Turchia, la Siria, il
Libano e infine speriamo, Al Quds (Gerusalemme).
Ho fatto solo un piccolo pezzetto di marcia da Venezia a Caorle con gli altri
camminatori, una sessantina, che arrivavano da Vicenza, e poi proseguivano
appunto, per Trieste.
A ogni tappa si può aggiungere qualcuno/a e magari altri/e vanno via.
Ci sono persone che hanno fatto tanti giorni, altri di meno ma ciò che conta è
che la carovana nel suo insieme e nelle sue tappe prosegua il suo lungo percorso
complessivo.
Nelle varie località, ci sono gruppi, associazioni, istituzioni ad accogliere i
camminatori, si partecipa a incontri tematici e a racconti di testimonianze. A
Venezia per esempio abbiamo ascoltato in una piazza il racconto toccante di
un’anziana donna di Gaza che ha visto uccisi 47 membri della sua famiglia.
Abbiamo partecipato a un incontro con Emergency e con l’Anpi di Venezia vicino
alla scultura in laguna della partigiana morente. A Cavallino Treporti abbiamo
incontrato l’amministrazione comunale e la popolazione, tra cui 5 ragazzi di
Gaza in vacanza in quel luogo e provenienti da Bologna, la città che li ha
accolti per i loro studi.
Questo è molto altro è la Peace Walk to Jerusalem: tanti passi, incontro tra
persone, confronto tra posizioni differenti, incontro con le popolazioni locali,
disponibilità di volontari del posto che cucinano, offrono informazioni e
servizi; parrocchie e talvolta amministrazioni comunali che mettono a
disposizione i loro saloni per fare riposare i camminanti. La marcia è fare
silenzio perché alcuni tratti li si è fatti in silenzio, è parlare ai passanti
con il microfono di pace, giustizia e del senso del camminare per la pace. La
marcia è cantare o ascoltare chi si avvicina per portare il loro apprezzamento o
la loro distanza.
Una sorta di pellegrinaggio collettivo di 15 mesi circa. Si cammina mettendo in
azione il proprio corpo, come forma di resistenza nonviolenta, per
sensibilizzare gli altri, come presa di responsabilità personale e collettiva.
Peace Walk to Jerusalem
Le guerre, il riarmo, il genocidio e la pulizia etnica in atto in Palestina, le
tante guerre e situazioni di oppressione attive nel pianeta: Sudan, Congo, Iran,
Libano, Afghanistan… richiedono un cambiamento personale e un cambiamento
collettivo affinché si ripristini il diritto internazione oggi spesso
calpestato, venga rispettata la dignità umana ovunque, vengano valorizzate le
voci di chi ogni giorno lavora per la riconciliazione, l’uguaglianza e il
diritto dei popoli a vivere in pace.
«Il futuro è pace», riprendo dal volantino di presentazione della Peace walk,
sono le parole di Mooz Inon e Aziz Abu Sarah, un israeliano e un palestinese che
hanno perso familiari, e si rifiutano tuttavia di diventare nemici. Noi ci
mettiamo sulle loro orme.
Concludo con David Le Breton che nel suo libro, Il mondo a piedi, ci ricorda che
«l’esperienza della marcia decentra da sé e ripristina il mondo, inscrivendo
l’uomo nei limiti che lo richiamano alla sua fragilità e alla sua forza. È
attività antropologica per eccellenza, perché stimola continuamente nell’uomo il
desiderio di comprendere, di individuare il suo posto nella trama del
mondo, di interrogarsi su ciò che stabilisce il legame con gli altri».
E perciò, buona continuazione di cammino, alla Peace Walk to Jerusalem e a tutti
noi nei diversi contesti in cui viviamo.
Centro Sereno Regis
Israele è pronto a completare il genocidio. Si attendono gli USA e le elezioni
Il piano di pulizia etnica per Gaza attende solamente il via libera di
Washington. A dirlo è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, il
quale ha ribadito senza mezzi termini che il governo non considera chiusa
l’ipotesi di un esodo forzato dei residenti palestinesi. “In definitiva – ha […]
L'articolo Israele è pronto a completare il genocidio. Si attendono gli USA e le
elezioni su Contropiano.
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Antonio Mazzeo: “Le flotte umanitarie hanno incrinato
il muro del silenzio su #Gaza”
Giornalista d’inchiesta, scrittore e studioso dei processi di militarizzazione
Antonio Mazzeo è tra le voci più autorevoli del pacifismo italiano. Dopo la
partecipazione alla Freedom Flotilla e l’impegno nella Sumud Flotilla, sarà tra
i relatori della Tre Giorni per la Pace organizzata dal Coordinamento per la
Pace di Milano. a vivere nella giustizia e nella pace.
https://www.farodiroma.it/antonio-mazzeo-le-flotte-umanitarie-hanno-incrinato-il-muro-del-silenzio-su-gaza-laura-tussi/?fbclid=IwY2xjawUHMVlwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6QYmXLzNu3C7ZPkhuiUlO8t9jd7n1SC2kzK4fiP6vd83nPBkf1wSrUp_qkmA_aem_rBkvk5VIWtPBKyXVtE7x0w
Cosa significa essere donne oggi a Gaza
Mi chiamo Aisha. Sono una scrittrice e una giornalista di Gaza e soprattutto
sono madre di due figlie meravigliose. Una volta ho scritto nel mio diario: «I
corpi delle donne non sono stati creati per tutta questa sofferenza, né i loro
cuori per sopportare questa quantità folle di dolore». Ricordo […]
L'articolo Cosa significa essere donne oggi a Gaza su Contropiano.
GAZA, CISGIORDANIA OCCUPATA, LIBANO: L’AGGRESSIONE ISRAELIANA NON SI FERMA
Pesante aggressione israeliana, dal cielo e con l’artiglieria di terra, contro
Gaza. Sono almeno 8 le persone uccise dalla mezzanotte, a cui si aggiungono 10
pescatori, lievemente feriti e poi rapiti in mare per aver cercato di fare il
proprio lavoro: pescare nelle acque della Striscia.
Si segnalano anche scontri sul terreno: Hamas ha individuato nella parte
occidentale di Gaza City un gruppo di miliziani palestinesi al soldo di Tel
Aviv. A sostegno dei propri mercenari – reclutati tra gang e clan locali – sono
poi intervenuti droni e caccia israeliani.
Quando manca un mese al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano,
le vittime palestinesi accertate sono ormai quasi 73.500, con circa 175mila
feriti mentre l’intera popolazione di Gaza, circa 2 milioni di persone, è
costretta a vivere in tende logore, quando non completamente distrutte, senza
servizi essenziali e senza un accesso stabile agli aiuti.
Da Gaza alla Cisgiordania Occupata: almeno 3 i feriti, tra cui un bambino di 10
anni, negli attacchi dei coloni israeliani avvenuti tra Ramallah e Nablus. A
Beita, nella zona di Nablus, gli stessi coloni hanno tentato di dare fuoco a una
moschea. Dopo non essere riusciti a sfondare le porte della moschea Nur al-Din
Zanki, hanno incendiato alcuni locali adiacenti e lasciato sui muri slogan
razzisti.
Il tutto, a poca distanza, sotto la protezione dell’esercito di occupazione
israeliano. Un esercito che, nel frattempo, ha sequestrato altri 40 ettari circa
di terra palestinese nei pressi di Gerusalemme, dichiarandoli “proprietà
statale” e procedendo così di fatto all’esproprio, senza alcun diritto né
compensazione per la popolazione palestinese.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di
Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro
collaboratore. Ascolta o scarica.
Intanto, sul tema dei coloni e delle violenze in Cisgiordania, interviene
timidamente anche l’Unione europea: “I video che provengono dalla Cisgiordania
sono inquietanti, tutti gli Stati membri li hanno condannati. Ci sono Paesi che
hanno chiesto il blocco del commercio con i territori occupati, ma non abbiamo
ancora una proposta dalla Commissione e non tutti i Paesi sono d’accordo”. Sono
le parole dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas,
arrivando al Consiglio Difesa, chiamato ancora una volta a discutere della
violenza dei coloni.
Dalla Palestina al Libano: il terzo round di colloqui tra i due governi, senza
Hezbollah, previsto inizialmente per l’inizio di settembre a Roma, è stato
rinviato a metà mese. A imporre il rinvio, l’opposizione di Tel Aviv, che punta
sostanzialmente non a un accordo, ma alla resa totale del fragile governo di
Beirut.
Intanto, fino a venerdì 4 settembre, in Libano c’è una delegazione di Alleanza
Verdi e Sinistra e AssoPace Palestina, guidata dall’eurodeputata Benedetta
Scuderi e da Luisa Morgantini, per la missione “Occhi in Libano”. Previsti
incontri in diverse aree del Paese, mentre la guerra imposta da Netanyahu e
Trump non dà tregua e i raid israeliani, soprattutto nel sud del Libano,
continuano praticamente ogni giorno.
Dalla missione in Libano, sentiamo l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi.
Ascolta o scarica.
Il riconoscimento della memoria ebraica, la rimozione della memoria russa
A chi è concesso avere paura? Da libertaria, niente mi è più lontano
dell’autoritarismo di Vladimir Putin. La Russia contemporanea ha perpetuamente
criminalizzato il dissenso e perseguito in ogni modo l’opposizione alla guerra.
Ha inoltre liquidato Memorial, l’associazione nata per studiare i crimini
staliniani. La nostalgia sovietica mi appartiene quanto […]
L'articolo Il riconoscimento della memoria ebraica, la rimozione della memoria
russa su Contropiano.
Fa esplodere una moschea, poi si traveste da palestinese: l’Hasbara di Adi Karni
Il caso di Adi Karni raccontato dalla newsletter di Lavinia Marchetti: dalle
demolizioni dell’esercito israeliano a Gaza al tour nelle scuole ebraiche
italiane, fino al travestimento da palestinese davanti alla …