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Massa, 12 luglio: incontro “Normalizzare la guerra, militarizzare scuola e società”
DOMENICA, 12 LUGLIO, ORE 18:00 MASSA, PALAZZO DUCALE IN PIAZZA ARANCI L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipa a un incontro organizzato dall’associazione Mycelium con ha già collaborato in passato. Il dibattito verterà sui temi della guerra e della militarizzazione della società. Insieme alla nostra Serena Tusini, docente e attivista, tra le fondatrici dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, parteciperà all’incontro il prof Angelo d’Orsi, storico e saggista, già docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. L’incontro si svolgerà domenica 12 luglio alle ore 18:00 a Massa nel palazzo Ducale in piazza Aranci. L’ingresso è libero. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La lotta paga: dopo l’occupazione della Basilica di San Nicola a Bari, De Caro ci riceve e prende tre impegni
Ieri mattina eravamo duecento braccianti rinchiusi dentro la basilica. Nel pomeriggio eravamo seduti al tavolo con il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. Questa è la dimostrazione di una cosa semplice, che ripetiamo da anni: le istituzioni si muovono solo quando i braccianti alzano la testa e la voce. Dopo circa cinque ore di occupazione, con l’arrivo del sindaco di Bari che ci ha annunciato la disponibilità del presidente a riceverci, abbiamo lasciato la basilica e siamo partiti in corteo fino alla sede della Regione. Una nostra delegazione è salita e ha incontrato il presidente Decaro, al quale abbiamo rivolto tre richieste. Su tutte e tre il presidente si è impegnato davanti a noi: Uno: l’acqua, subito. Il presidente si è impegnato ad affrontare e risolvere in tempi rapidi il ripristino dei serbatoi di Torretta Antonacci e soprattutto a potenziare la frequenza di riempimento, rendendola almeno giornaliera. Perché questa è la realtà che gli abbiamo raccontato guardandolo negli occhi: a 40 gradi l’acqua finisce immediatamente e duemila persone si azzuffano per riempire una tanica. Nel 2026, in Italia, nella regione che si vanta della propria agricoltura, chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Due: il presidente viene a vedere con i suoi occhi. Decaro si è impegnato a venire la settimana prossima a Torretta Antonacci, per rendersi conto di persona della situazione disastrosa in cui vivono duemila braccianti e di come sono stati indegnamente buttati dalla finestra i 30 milioni del PNRR che dovevano risolvere questo problema. Lo aspettiamo. Non in visita di cortesia, ma per camminare tra le baracche, toccare le lamiere roventi, vedere i serbatoi vuoti. E per uscirne con un impegno di reinvestimento: quei 30 milioni persi vanno rimessi sul tavolo con fondi veri. Tre: i documenti. Il presidente si è impegnato a convocare un momento di confronto, a partire dai governatori delle regioni del Sud, dove il problema del bracciantato migrante è più sentito, per avviare una pressione comune sul governo e sul ministero per il rilascio dei permessi di soggiorno e per una forma di stabilizzazione dei lavoratori. È il punto per noi decisivo: viviamo nelle baracche perché siamo ostaggi della burocrazia, con permessi C3, rinnovi e richieste di asilo ferme da anni. Chi porta avanti l’agricoltura di questo Paese ha diritto a un documento, a un contratto vero, a una vita da persona libera. Se i governatori del Sud faranno fronte comune, il governo Meloni non potrà più voltarsi dall’altra parte. Lo diciamo con la stessa chiarezza con cui ieri mattina abbiamo varcato il portone della basilica: prendiamo atto degli impegni, ma non firmiamo cambiali in bianco a nessuno. Le foglie continuano a cadere, una a una: Alagie non c’è più e nessuna stretta di mano ce lo restituirà. Per questo vigileremo giorno per giorno: sull’acqua nei serbatoi già da questa settimana, sulla visita del presidente a Torretta Antonacci la settimana prossima, sulla convocazione del tavolo dei governatori. Se anche uno solo di questi impegni dovesse saltare, torneremo a farci sentire più forti e più numerosi. E davanti a noi c’è la stagione del pomodoro: le nostre braccia sanno raccogliere, ma sanno anche fermarsi. Abbiamo dimostrato che i braccianti non sono invisibili e non sono soli. Questa giornata appartiene ai duecento che si sono rinchiusi nella cattedrale, alle centinaia che hanno marciato in corteo fino alla Regione, ai duemila di Torretta Antonacci e a tutte le braccia che tengono in piedi l’agricoltura di questo Paese. La lotta paga. E la lotta continua. USB Braccianti   Unione Sindacale di Base
July 5, 2026
Pressenza
ANPI Crescenzago a Milano, incontro pubblico con le organizzazioni palestinesi e la cittadinanza attiva
Promosso dalla Sezione ANPI Crescenzago, hanno partecipato all’incontro-dibattito del 25 giugno, nell’ambito del NAMA Summer Festival, nell’area del Parco Martesana e sono intervenuti/e: Iman (Associazione Donne Palestinesi); Mariem (GPI, Giovani Palestinesi in Italia); Amir (API, Associazione Palestinesi in Italia); impossibilitato a partecipare, Kader, per la Comunità Palestinese in Lombardia, ha inviato un messaggio di adesione. Ha presentato e condotto il dibattito Giuseppe Natale, presidente di ANPI Crescenzago. Nella prima parte dell’incontro vengono ricordati gli obiettivi fondamentali  e le motivazioni che hanno portato ANPI Crescenzago a prendere l’iniziativa, in posizione critica nei confronti della dirigenza milanese. Al primo posto vanno messi l’ascolto della voce delle realtà palestinesi della diaspora e la partecipazione e il sostegno alle loro iniziative. La data simbolo della memoria storica e dell’impegno universale antifascista e antirazzista è il 25 Aprile, il giorno della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Legittimo e liberatorio è stato il fermo e pacifico rifiuto delle provocazioni sioniste e fasciste, e l’espulsione di gruppi sionisti dal corteo di quest’anno. Inaccettabile la gestione chiusa e “nazionale” della celebrazione ufficiale del 25 Aprile, che invece deve rappresentare l’antifascismo di oggi e le resistenze dei popoli oppressi e sottoposti a guerre e genocidi. Molto grave e assolutamente negativa la decisione del Comitato organizzatore di negare la parola alla rappresentanza palestinese, nonostante le reiterate richieste firmate da centinaia di cittadine-i e da iscritti-e all’ANPI. Tutti gli interventi hanno ribadito la necessità di: * denunciare con sempre maggiore determinazione il genocidio ancora in corso e lottare per fermarlo * “pensare globalmente e agire localmente” contro la barbarie genocidaria sionista e tecno-capitalistica * contrastare le false narrazioni sulle guerre e sulle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale * interrogarsi sul che fare e come resistere qui e ora * allargare la solidarietà per la Palestina libera e la condivisione la più estesa possibile di iniziative e azioni  efficaci e generalizzabili * opporsi alle misure repressive del governo italiano e fare continue pressioni sulle amministrazioni locali * manifestare con atti esemplari la solidarietà ai prigionieri palestinesi, relegati e torturati nelle famigerate carceri israeliane e ai palestinesi incarcerati ingiustamente in Italia perché, con le loro opere benefiche e di aiuto alle vittime (in particolare ai bambini), sono accusati di sostenere la resistenza armata di Hamas. Nella seconda parte, il dibattito è proseguito con gli interventi delle rappresentanze di diversi gruppi, associazioni, comitati e di cittadinanza attiva che operano a Milano e in Lombardia per la Palestina e contro il genocidio, per la pace e il disarmo, per gli aiuti umanitari e per il diritto internazionale uguale per tutti i popoli: Salam Ragazzi dell’ulivo, BDS (Boicottare, Disinvestire, Sanzionare), Global Sumud Flotilla, Comitato Casoretto; testimonianze dal presidio silenzioso di Piazza Duomo, dalla Tenda per la Palestina di Varese e da altre realtà e singole persone impegnate. E’ stato messa in evidenza l’importanza di questo tipo di incontro come momento necessario – da rendere periodico – per dialogare, riflettere e migliorare i livelli di collaborazione e di azione, di comunicazione e informazione alternative contrastando quelle dominanti asservite ai poteri criminali; per creare reti di resistenza e  di obiezione sociali e politiche; per ampliare il coinvolgimento del maggior numero possibile di persone e consolidare il sentire comune di “restare umani”. Tra le iniziative più urgenti da intraprendere, oltre a mantenere quelle in corso e inventarne altre – ad esempio aumento dei prodotti israeliani da boicottare e sciopero settimanale della spesa – si è individuata quella di sottoscrivere una dichiarazione di solidarietà e di corresponsabilità con tutti i palestinesi detenuti,  in particolare con Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Rjiad Albustanji. Redazione Milano
July 2, 2026
Pressenza
Il piano aziendale dell’Electrolux rimane inaccettabile
Martedi si svolto un nuovo tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux, dentro il percorso aperto dopo la presentazione del piano aziendale che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi. Per USB il punto è ormai evidente: l’azienda continua a presentare dati, slide e ricostruzioni […] L'articolo Il piano aziendale dell’Electrolux rimane inaccettabile su Contropiano.
July 2, 2026
Contropiano
Papa Leone XIV a Lampedusa: incontro stampa con i sopravvissuti e con la società civile
Venerdì 3 luglio 2026 alle 18 Agricola ’Mpidusa, Contrada Imbriacola (nei pressi dell’Hotspot), Lampedusa Sei organizzazioni convocano un punto stampa in occasione della visita del Pontefice a Lampedusa per spiegare ai giornalisti presenti la situazione sulla frontiera più letale al mondo e riportare al centro le conseguenze delle politiche europee e del nuovo Patto su Migrazione e Asilo. L’evento si concentrerà sui resoconti di Ragazzi Baye Fall e Refugees in Libya, associazioni autorganizzate fondate da persone con un vissuto migratorio ed esperienza diretta di violenza e repressione sulla frontiera. Intervengono: Naeima Yaqoub – Co-fondatrice e Presidente Refugees in Libya Seck Baye Fall – Coordinatore Ragazzi Baye Fall a Lampedusa Edoardo Avio – Coordinatore Maldusa a Lampedusa Francesca Saccomandi –  Coordinatrice Mediterranean Hope-FCEI Oltre agli interventi dei relatori principali, saranno disponibili per domande e interviste anche le rappresentanti delle associazioni co-organizzatrici Resqship e Sea-Watch, Merle Dammhayn e Giorgia Linardi. Sea Watch
July 1, 2026
Pressenza
Venerdì 19 giugno, prima tappa della tre giorni con la Flotilla a Viareggio
Il 19 giugno nella capiente sala della Croce Verde, si è tenuto un incontro con circa 400 persone, coordinato da Michele Borgia, portavoce della Freedom Flotilla Italia, che ha sottolineato l’importanza di sostenere l’ospedale Al Awda e introdotto Michelangelo Di Beo, referente territoriale della FFI ed esponente del Coordinamento Versilia per la Palestina. Al centro dell’incontro due personaggi carismatici dalla forza straordinaria. Moni Ovadia non ha bisogno di presentazioni; ascoltarlo dal vivo è stata certamente un’occasione unica, con la sua immensa cultura (si definisce allievo dello storico, politologo e attivista statunitense Norman Gary Finkelstein), le sue espressioni pittoresche e la sua incrollabile opposizione a qualsiasi forma di sionismo. In particolare, ha sottolineato quella ambigua della cosiddetta sinistra riformista, così riformista da essersi equiparata alla peggiore destra. Il sionismo, ha detto, è il nemico giurato dell’ebraismo, i veri antisemiti sono proprio loro! Esso nasce nell’800 come costola del colonialismo occidentale che imperversava nel mondo per colonizzare le “terre di nessuno” abitate solo da selvaggi da dominare o sterminare. Infatti in prima battuta i territori individuati per dare una patria agli ebrei erano in Africa e Sudamerica, non in Palestina. Poi si sono ricordati delle promesse messianiche bibliche che li vincolerebbero a quella terra, ma la Bibbia non l’hanno letta bene, altrimenti avrebbero compreso il Levitico dove il Signore dice: “Tu sarai straniero tra gli stranieri, e la terra che ti ho dato non è tua, ma mia, e vi dimorerai da straniero”. Invece il sionismo si è impossessato di quella terra abitata con la pretesa di scacciarne gli abitanti, definiti “animali umani”, altro che una terra senza popolo per un popolo senza terra. La sola soluzione, afferma, è uno stato binazionale laico dove tutti, ebrei e arabi, vivano in condizioni di parità e in piena uguaglianza di diritti. Così indicano i più onesti pensatori ebraici, a cominciare da Ilan Pappè. In questo senso è condivisibile l’espressione dal fiume al mare, dopo che il sionismo sarà debellato. E quando uno ti accusa di essere antisemita, digli: “Antisemita sarai tu! (perché sei sionista)”. Decolonizzare è possibile? Sì, benché lungo e faticoso, se verrà meno l’idea dell’egemonia occidentale dominata dagli Stati Uniti, a favore di una società umana multipolare di cui una prima configurazione si intravede nei BRICS. Il secondo protagonista, meno conosciuto ma non meno potente, è il 53enne Vincenzo Fullone, calabrese di Crosia, paese di ‘ndrangheta, che lui assimila ai sicari di Israele. Crosia come Gaza, Gaza uguale a Crosia. Colpisce il suo linguaggio da innamorato, parla con una passione e un’empatia che prende il cuore. Lui ama Gaza visceralmente, ne descrive la bellezza, la capacità organizzativa, parla dei suoi amici là, orrendamente trucidati ma vivi più che mai. E’ riuscito a entrare a Gaza nel 2013 e vi ha aperto la prima agenzia di comunicazione perché il mondo sapesse, avendo giurato da bambino sul diario di Anna Frank che non sarebbe rimasto mai in silenzio davanti all’ingiustizia. Tornato in Italia, ha fatto parte lo scorso anno dell’equipaggio della Conscience, carica di farmaci e medici, bloccata in acque internazionali dalla flotta israeliana. Arrestato, abusato e torturato, descrive con dovizia di particolari sevizie sadiche e inumane.  Prima di essere liberato ha conosciuto per giorni il terribile carcere nel Negev e ciò che ha vissuto lui è nulla in confronto a ciò che subiscono i prigionieri palestinesi. Presenta anche uno studente ventenne, Yaya, ragazzo dolcissimo che legge la sua testimonianza carica di nostalgia per la sua famiglia rimasta là.   Redazione Toscana
June 20, 2026
Pressenza
L’altra umanità, vittima delle guerre di oggi. Incontro con Ugo Panella a Milano
Mercoledì 10 giugno 2026 h. 18 Biblioteca Crescenzago, Viale don Orione 19, Milano MM2 Cimiano, Bus 56 Ingresso libero e gratuito Collaborano Casa Crescenzago, Sonomusica, Soci Coop Palmanova, SPI Cgil Boiardo.    Ugo Panella è un fotoreporter che ha ricevuto il premio alla carriera al Festival Fotografico Europeo 2025. Introduce Giuseppe Natale. L’incontro sarà un percorso nei luoghi più complicati del mondo, dove guerre, carestie, condizioni di vita impossibili e regimi criminali spogliano e massacrano le popolazioni e ne uccidono il futuro. Sono violati sistematicamente diritti umani e diritto internazionale, in un contesto terribile di 32 guerre e di un genocidio in corso, quello del popolo palestinese, che non si vuole fermare e che interroga la nostra coscienza e la nostra responsabilità. Dal 3 al 29 giugno presso la biblioteca Mostra “Donne resistenti e madri costituenti”. anpi.crescenzago.milano@gmail.com Redazione Milano
June 9, 2026
Pressenza
Senigallia, incontro con gli attivisti marchigiani della Global Sumud Flotilla
Senigallia ha risposto ancora. In centinaia, dentro e fuori l’auditorium San Rocco, ad ascoltare Vittorio, Maurizio e Marco. Le loro voci hanno ricostruito un percorso collettivo e internazionale: dalla preparazione delle barche in Spagna alla partenza in Sicilia, dal training su come comportarsi in mare a come mantenere la calma davanti alle truppe dell’IDF, dall’attacco alle prime barche nelle acque internazionali al largo della Grecia, fino all’assalto finale a poche miglia nautiche da Gaza. Poi l’orrore, la “Bolzaneto israeliana”: minacce, pestaggi, umiliazioni, spari, stupri. Un dispositivo di comando e controllo volto a neutralizzare i corpi, a sottometterli: nuda vita, avrebbe detto il filosofo. Tre giorni nelle mani delle truppe di Ben-Gvir: un assaggio della quotidianità di ogni palestinese. Tante poi sono state le domande e le riflessioni, perché la causa palestinese è il paradigma distopico di un mondo dove vige un solo diritto: quello della forza e del denaro. A questo mondo – a questo mondo in essere – siamo chiamati a resistere con ogni mezzo necessario. Spazio Autogestito Arvultùra Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” – Comune di Senigallia Factory Zero Zero Collettivo Transfemminista Ortica Marche per la Palestina Glomeda Global Sumud Flotilla   Redazione Marche
May 30, 2026
Pressenza
Milano, incontro il 23 maggio: Riprendiamoci la Pace
Viviamo un tempo attraversato da guerre, escalation militari, violenza, instabilità globale e crescente disumanizzazione del dibattito pubblico. In questo contesto, crediamo sia fondamentale creare spazi di incontro, riflessione e mobilitazione civile per rimettere la pace, il dialogo, il diritto internazionale e la dignità umana al centro. Insieme a Francesco Postiglione parleremo di conflitti, governance globale, crisi internazionali e del legame profondo tra militarizzazione, crisi climatica e giustizia sociale. “RIPRENDIAMOCI LA PACE” con Francesco Postiglione per parlare di conflitti, instabilità e governance globale e come mettere la PACE al Centro Sabato 23 maggio – ore 16.00 Cascina Nascosta, Milano  Sarà possibile partecipare anche online.  Registrazione Zoom: https://SDSU.zoom.us/meeting/register/o2PPNrtkQFKvybJv-m8Tvw L’incontro sarà anche un’occasione per condividere e promuovere la lettera “R1PUD1A la Guerra”. In giorni in cui la pace sembra sempre più marginalizzata, crediamo sia importante esserci. Per costruire consapevolezza, comunità e una voce collettiva capace di opporsi alla normalizzazione della guerra. Vi aspettiamo. Con cura, coraggio e responsabilità. Comunità Ecorà Climate Social Forum Italia Emergency Klimatfest Redazione Milano
May 22, 2026
Pressenza
TORNA L’EBOLA NELL’EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, TRA CONFLITTO PERMANENTE E CAOS POLITICO
Sono già novantuno i morti accertati e oltre trecento i casi sospetti addebitati ad un nuovo ceppo del virus Ebola che torna nella Repubblica Democratica del Congo per la diciassettesima volta dal 1976. “Non è pandemia, ma si diffonde in fretta” informano i vertici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che hanno lanciato l’allarme. Il direttore generale dell’organizzazione internazionale basata a Ginevra Tedros Adhanom Ghebreyesus ha puntualizzato che “esistono notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica”. Data la situazione potenzialmente esplosiva, le frontiere tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda, sono già state chiuse.  Il virus sarebbe partito dall’Uganda mietendo due vittime, per poi diffondersi nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro attuale dei casi segnalati, in particolare nel capoluogo Bunia. Due morti sono stati registrati anche nelle province del Nord e Sud Kivu. Come raccontato ai nostri microfoni da Leopoldo Rebellato, attivo nell’est del paese dagli anni ottanta, si tratta di territori dove le comunicazioni sono complesse, dato che “la rete internet è scadente o inesistente” e in pochi dispongono di una radio. A questo si aggiunge una “guerra sempre in atto” per la gestione del potere e delle immense risorse naturali presenti nel sottosuolo. Ad esempio “a Kavumu, nel Sud Kivu, pochi giorni fa ci sono stati 460 militari uccisi”. Il problema della mancanza di strutture sanitarie adeguate per la gestione del virus e l’assenza di infrastrutture per i laboratori mobili che “sarebbero necessari” anche per registrare i contagi, confermano l’incertezza delle autorità sui dati. Autorità che nell’Ituri rispondono al potere centrale di Kinshasa, ma che in Nord e Sud Kivu sono rappresentate dai ribelli filoruandesi dell’M23, “uno stato nello stato, un bubbone”. Il virus in questione è il Bundibugyo, provoca sintomi quali febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola. Si diffonde attraverso gli scambi di fluidi corporei da persona a persona o con il contatto con il sangue di una persona infetta. Non esistono attualmente vaccini per far fronte a questo ceppo del virus. Negli ultimi cinquant’anni Ebola ha ucciso oltre 15 mila persone in tutto il continente. Il punto con Leopoldo Rebellato, presidente dell’associazione Incontro fra i Popoli. Ascolta o scarica  
May 18, 2026
Radio Onda d`Urto