Venerdì 19 giugno, prima tappa della tre giorni con la Flotilla a Viareggio
Il 19 giugno nella capiente sala della Croce Verde, si è tenuto un incontro con
circa 400 persone, coordinato da Michele Borgia, portavoce della Freedom
Flotilla Italia, che ha sottolineato l’importanza di sostenere l’ospedale Al
Awda e introdotto Michelangelo Di Beo, referente territoriale della FFI ed
esponente del Coordinamento Versilia per la Palestina. Al centro dell’incontro
due personaggi carismatici dalla forza straordinaria.
Moni Ovadia non ha bisogno di presentazioni; ascoltarlo dal vivo è stata
certamente un’occasione unica, con la sua immensa cultura (si definisce allievo
dello storico, politologo e attivista statunitense Norman Gary Finkelstein), le
sue espressioni pittoresche e la sua incrollabile opposizione a qualsiasi forma
di sionismo. In particolare, ha sottolineato quella ambigua della cosiddetta
sinistra riformista, così riformista da essersi equiparata alla peggiore destra.
Il sionismo, ha detto, è il nemico giurato dell’ebraismo, i veri antisemiti sono
proprio loro! Esso nasce nell’800 come costola del colonialismo occidentale che
imperversava nel mondo per colonizzare le “terre di nessuno” abitate solo da
selvaggi da dominare o sterminare. Infatti in prima battuta i territori
individuati per dare una patria agli ebrei erano in Africa e Sudamerica, non in
Palestina. Poi si sono ricordati delle promesse messianiche bibliche che li
vincolerebbero a quella terra, ma la Bibbia non l’hanno letta bene, altrimenti
avrebbero compreso il Levitico dove il Signore dice: “Tu sarai straniero tra gli
stranieri, e la terra che ti ho dato non è tua, ma mia, e vi dimorerai da
straniero”. Invece il sionismo si è impossessato di quella terra abitata con la
pretesa di scacciarne gli abitanti, definiti “animali umani”, altro che una
terra senza popolo per un popolo senza terra.
La sola soluzione, afferma, è uno stato binazionale laico dove tutti, ebrei e
arabi, vivano in condizioni di parità e in piena uguaglianza di diritti. Così
indicano i più onesti pensatori ebraici, a cominciare da Ilan Pappè. In questo
senso è condivisibile l’espressione dal fiume al mare, dopo che il sionismo sarà
debellato.
E quando uno ti accusa di essere antisemita, digli: “Antisemita sarai tu!
(perché sei sionista)”.
Decolonizzare è possibile? Sì, benché lungo e faticoso, se verrà meno l’idea
dell’egemonia occidentale dominata dagli Stati Uniti, a favore di una società
umana multipolare di cui una prima configurazione si intravede nei BRICS.
Il secondo protagonista, meno conosciuto ma non meno potente, è il 53enne
Vincenzo Fullone, calabrese di Crosia, paese di ‘ndrangheta, che lui assimila ai
sicari di Israele. Crosia come Gaza, Gaza uguale a Crosia.
Colpisce il suo linguaggio da innamorato, parla con una passione e un’empatia
che prende il cuore. Lui ama Gaza visceralmente, ne descrive la bellezza, la
capacità organizzativa, parla dei suoi amici là, orrendamente trucidati ma vivi
più che mai. E’ riuscito a entrare a Gaza nel 2013 e vi ha aperto la prima
agenzia di comunicazione perché il mondo sapesse, avendo giurato da bambino sul
diario di Anna Frank che non sarebbe rimasto mai in silenzio davanti
all’ingiustizia. Tornato in Italia, ha fatto parte lo scorso anno
dell’equipaggio della Conscience, carica di farmaci e medici, bloccata in acque
internazionali dalla flotta israeliana. Arrestato, abusato e torturato, descrive
con dovizia di particolari sevizie sadiche e inumane. Prima di essere liberato
ha conosciuto per giorni il terribile carcere nel Negev e ciò che ha vissuto lui
è nulla in confronto a ciò che subiscono i prigionieri palestinesi.
Presenta anche uno studente ventenne, Yaya, ragazzo dolcissimo che legge la sua
testimonianza carica di nostalgia per la sua famiglia rimasta là.
Redazione Toscana