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Jet cinesi in volo sul Medio Oriente
I caccia J-16 dell’Esercito popolare di liberazione (Epl) hanno partecipato in Egitto a esercitazioni di combattimento con i Rafale dell’aviazione egiziana, nell’ambito della seconda edizione di “Eagles of Civilisation”. Pechino ha trasferito in Egitto J-16, aerocisterne YU-20, aerei radar KJ-500 ed elicotteri Z-20. Per la prima volta il J-16 è […] L'articolo Jet cinesi in volo sul Medio Oriente su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Sorpresa ! Secondo l’Avvocatura dello Stato siamo in una ‘guerra mondiale a pezzi’
Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti (The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei). L’articolo integrale è stato pubblicato sulla rivista ‘La porta di vetro’ https://www.laportadivetro.com/post/sorpresa-l-italia-%C3%A8-dentro-una-guerra-mondiale-a-pezzi-e-ibrida Se la cooptazione dell’ex-ministro di Zelensky, Mykhailo Fedorov, come consulente del Ministero della Difesa italiano per l’innovazione in campo militare, è la conferma della svolta “definitiva” del nostro paese verso l’economia di guerra e della linea di Guido Crosetto verso lo scontro con la Russia, quanto ha scritto l’Avvocatura di Stato a nome dell’Agenzia delle Dogane – affinché sia sospesa la sentenza del TAR Emilia Romagna che riconosce il diritto di accesso ai dati quantitativi sul transito di materiale d’armamento dal porto di Ravenna – si spinge oltre. Per l’organo della pubblica amministrazione dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con compiti di consulenza giuridica e di tutela e rappresentanza dello Stato nelle controversie legali, il nostro Paese sarebbe “già dentro a una guerra mondiale a pezzi e ibrida”. Ma, mentre la mossa di Guido Crosetto non è passata inosservata e tutti i media mainstream ne hanno dato notizia, l’altro fatto è rimasto finora confinato solo nelle prime pagine dei giornali romagnoli e in qualche blog, sito o comunicato dell’attivismo contro la guerra, per la difesa dei diritti o del sindacalismo di base. Un chiaro segnale di “rimozione” istituzionale e mediatico estremamente grave, su cui abbiamo il dovere di non far cadere il silenzio. Il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso dell’Agenzia delle Dogane, ha scelto – nella prima udienza del 27 agosto – di rinviare la decisione. In attesa degli sviluppi, ricostruiamo qui brevemente, la sequenza degli eventi che hanno portato nell’arco di un anno alla situazione attuale. La prima denuncia nel 2025 L’anno scorso l’azione di monitoraggio di The Weapon Watch sul transito di armi nei porti e le puntuali inchieste della rivista Altreconomia realizzate dalla giornalista investigativa Linda Maggiori, portano alla luce come il porto italiano di Ravenna, una volta usato principalmente per la gestione di carichi di granaglie e generi alimentari, sia diventato un po’ alla volta uno scalo del traffico illegale di armi ed esplosivi diretti in Israele. Il materiale d’armamento, caricato principalmente su navi container della compagnia di navigazione israeliana ZIM, è regolarmente diretto ai porti di Haifa e Ashdod. L’episodio che scoperchia il vaso di Pandora è il sequestro, a inizio febbraio 2025, di tredici tonnellate di pezzi forgiati prodotti da aziende italiane, destinati alla IMI Sistems, un’azienda militare israeliana di proprietà della Elbit Systems. I pezzi forgiati, spacciati per manufatti civili, in realtà sono utilizzati per la fabbricazione di cannoni da carro armato. Il sequestro non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la segnalazione coraggiosa di un lavoratore della compagnia di navigazione. Questo traffico ha lo scopo di aggirare il divieto imposto dalla legge italiana 185/90 sulle nuove autorizzazioni di armi a Israele, in vigore dal 7 ottobre 2023. Nel settembre 2025 sono bloccati due container di munizioni diretti in Israele. Il sindaco Alessandro Barattoni e le autorità locali vietano l’imbarco, esercitando i loro poteri di azionisti del terminal portuale, dopo le proteste dei portuali contro il transito di armi verso zone di guerra. I tir provenienti dalla Repubblica Ceca che trasportano il carico sono respinti all’ingresso del terminal dove li attende una nave della compagnia israeliana Zim diretta ad Haifa. L’allarme scatta alcuni giorni prima, quando i portuali segnalano l’arrivo del carico mentre i mezzi pesanti si trovano ancora al confine tra Austria e Italia. A inizio del 2026 Linda Maggiori chiede all’Agenzia delle Dogane “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre, per export e transito e, se possibile, per destinazione e provenienza”. Le Dogane oppongono il loro diniego, sottolineando che questi dati causerebbero un “pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera” del nostro paese nonché “un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente contro-interessati” e che “l’interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico”. Il ricorso al Tar dell’Emilia Romagna e la replica dell’Agenzia delle Dogane Contro il diniego, Linda Maggiori e l’avvocato ravennate Andrea Maestri presentano un ricorso amministrativo al Tar dell’Emilia Romagna. Il primo luglio 2026 è depositata la sentenza che accoglie parzialmente il ricorso, segnando un passaggio importante nella lotta per la trasparenza che ha alimentato manifestazioni, cortei e iniziative pubbliche contro il transito di materiale bellico dallo scalo ravennate, con particolare riferimento alle forniture destinate a Israele nel contesto del genocidio a Gaza. La sentenza è importante non solo per il porto di Ravenna, ma anche sul piano nazionale, costituendo un precedente giuridico per tutti quei casi in cui l’Agenzia delle Dogane e le Autorità portuali rifiutano l’accesso agli atti e alla conoscenza dei dati quantitativi dei materiali d’armamento che transitano dai diversi scali italiani. L’Agenzia delle Dogane nelle seguenti settimane reagisce presentando un appello al Consiglio di Stato, con la richiesta di sospensiva dell’efficacia del provvedimento contenuto nella sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, che obbliga le Dogane a rendere pubblici i dati quantitativi su esportazioni e transito di armamenti nell’ambito di competenza del porto di Ravenna. Il 27 agosto è fissata l’udienza a Roma. Nell’occasione il Consiglio di Stato non accoglie la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, rinviando la questione al giudizio di merito, fissato per l’8 ottobre 2026. Ma, dopo che l’udienza del 27 agosto ha reso nota la memoria difensiva depositata dall’Avvocatura dello Stato a supporto del ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane, la questione diventa molto più ampia e, per diversi aspetti, più inquietante. Nell’atto si sostiene che il porto di Ravenna è un’infrastruttura dotata di una specifica “rilevanza militare”, per cui la diffusione dei dati potrebbe incidere sulla sicurezza nazionale, sugli interessi strategici militari e sulle relazioni internazionali dell’Italia (tra cui il sostegno a Israele). Non solo. Nell’atto c’è scritto che l’Italia sarebbe già dentro una «guerra mondiale a pezzi e ibrida». Credo che queste affermazioni – l’ultima mutuata peraltro da una frase di Papa Francesco, cioè dal Capo di uno Stato straniero, il Vaticano – debbano suscitare una forte preoccupazione sia nella società civile, sia nelle istituzioni, anche perché non mi risulta che ad oggi ci sia mai stato un dibattito pubblico e democratico e, tantomeno, che lo “stato di guerra” per il nostro paese sia stato deliberato dalla Camera dei Deputati e dal Senato come prevede la nostra Costituzione. La questione non finisce qui… Redazione Italia
September 2, 2026
Pressenza
SIRIA: L’INTEGRAZIONE DELLE SDF “È L’ALTERNATIVA AL GENOCIDIO DEI CURDI SIRIANI. ORA DECISIVA LA LOTTA POLITICA”
Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato la completa integrazione nell’esercito siriano. Dal palazzo presidenziale di Damasco, il comandante in capo delle Sdf, Mazlum Abdi, ha confermato così l’implementazione di uno dei punti centrali dell’accordo siglato il 29 gennaio 2026, dopo alcune settimane di scontri armati, dal governo di transizione siriano retto dall'”ex”-jihadista Ahmed al-Sharaa e dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. Prosegue anche l’integrazione nello stato siriano delle istituzioni politiche del Rojava. Sul piano militare, i combattenti delle forze militari del confederalismo democratico entreranno nell’esercito siriano “in blocco”, formeranno quattro brigate incaricate di difendere le aree a maggioranza curda, cioè il Rojava, e manterranno la propria catena di comando. Sul piano politico, Mazlum Abdi è stato nominato da al-Sharaa “consigliere presidenziale per gli affari curdi”, mentre Ilham Ahmed, di fatto la co-ministra degli esteri dell’Amministrazione autonoma a guida curda, avrà un ruolo nel comitato che elaborerà la nuova costituzione siriana. “I curdi, in Siria, non sono più un blocco politico marginale, l’integrazione apre alla possibilità (ovviamente sarà una lotta dura) di diventare un attore politico attivo su tutto il territorio siriano, con i propri partiti, le proprie associazioni e la propria proposta ideologica”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica. “Questo processo di integrazione, gemello del processo di integrazione in Turchia con lo scioglimento del Pkk, va visto, dal punto di vista storico, come una necessità“, aggiunge Berera. “Oggi – spiega l’esponente di Adm – la ristrutturazione del Medio Oriente portata avanti dagli Usa e dalle forze della Nato ha messo in chiaro che combatterà con qualsiasi mezzo necessario i soggetti politici non-statali armati. Le potenze regionali e mondiali sono disposte ad arrivare al genocidio. La scelta per le Sdf, quindi, era tra il martirio del proprio popolo, opzione possibile dal momento che questo era pronto a combattere fino all’ultima goccia di sangue, e quello che invece è accaduto con la resistenza armata sul terreno e con l’intervento di Abdullah Öcalan dall’isola di Imrali. Il leader del movimento curdo ha detto ad Ankara che se non fosse stata interrotta la linea del genocidio del popolo curdo in Siria sarebbe saltato il processo di pace in Turchia”. Il processo di integrazione non riguarda solo le Sdf. Sempre per quanto riguarda il piano militare, sembrerebbe ancora oggetto di negoziati il futuro delle Ypj, le Unità di protezione delle donne, struttura autonoma rispetto alle Sdf e invisa al governo islamista di al-Sharaa. Secondo alcune indiscrezioni, 1.500 combattenti donne dovrebbero essere integrate nell’esercito siriano come unità speciale anti-terrorismo operativa nelle aree a maggioranza curda. Nelle trattative tra Damasco e Daanes è stato poi stabilito che i funzionari pubblici del Rojava manterranno i loro posti nelle strutture burocratiche e amministrative. Il loro stipendio, però, sarà ora pagato dal governo centrale. Un decreto presidenziale di al-Sharaa, infine, ha riconosciuto il curdo come una delle lingue ufficiali dello stato siriano e il Newroz (capodanno curdo e persiano) come festa nazionale siriana. Questi aspetti, però, sono assenti, al momento, dalla bozza di nuova costituzione dello stato siriano. Il ruolo istituzionale affidato a Ilham Ahmed dovrebbe servire da contrappeso proprio in questo senso. In ogni caso, l’accordo rappresenta una mediazione che, in quanto tale, non accontenta del tutto nessuna delle due parti. Oltre all’autonomia istituzionale e militare, infatti, con questa intesa la rivoluzione confederale del Rojava – che a gennaio ha perso una parte consistente dei territori sotto il proprio controllo – cede il controllo dei giacimenti petroliferi della Siria nordorientale e la gestione dei valichi di frontiera con l’Iraq. “Il movimento curdo afferma che grazie a decenni di guerriglia sulle montagne, di resistenza e lotta in Rojava, l’esistenza del popolo curdo è stata dimostrata e oggi gli stati del Medio Oriente, così come le potenze internazionali, devono fare i conti col fatto che il popolo curdo ha le sue forme politiche e la sua volontà”, continua Mattia Berera su Radio Onda d’Urto. “Lo stesso movimento di liberazione curdo – spiega il nostro ospite – si rende conto che oggi non può andare più in là di così con la lotta armata, che non riesce a costruire il socialismo con la guerra di guerriglia e decide, in questa fase, di adottare altri metodi, quelli che Ocalan chiama ‘politica democratica’, facendo esplicito riferimento a scioperi, mobilitazioni di massa e lotta culturale, non solo alla politica parlamentare”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Peace Walk to Jerusalem, una testimonianza dal Veneto
Nel presidio per Gaza di Piazza Duomo, a Milano,  c’è una donna straordinaria, si chiama Grazia Fecchio: sui 440 giorni in piazza ne avrà fatti più di 400. È tra coloro che si caricano i cartelli da portare per chi non li ha, viaggia col suo carrellino e sale sul tram per tornare a casa. Non solo: ha organizzato la Global March che a suo tempo è andata da Milano a Lecco a piedi e diverse camminate in montagna con tanto di bandiere palestinesi sui sentieri lombardi. Da cinque giorni sta partecipando alla Peace Walk to Jerusalem insieme a Maria Elena e Luisa, tutte e tre del presidio di Piazza Duomo di Milano, per fare il tratto da Venezia a Trieste, passando tra l’altro da Fiumicello, il paese di Giulio Regeni. Ci hanno raccontato che la prima sera, con traduzione in diverse lingue, Grazia ha parlato del presidio di Milano con ovazione al seguito. Un dettaglio: Grazia ha 80 anni. Le chiedo di raccontarci come va il tratto di marcia che stanno facendo. A distanza di tre giorni mi manda due messaggi e decido di pubblicare integralmente le sue preziose parole. “Eccomi, Andrea, ieri giornata piena. Prima un tour per Venezia, dove il gruppo si è fermato in più punti per brevi presidi. Il taglio della marcia è “neutro” (semplicemente per la pace). Per fortuna gli eventi ci hanno portato in più occasioni a mettere in luce la “nostra Gaza”. In un presidio una signora palestinese ci ha raccontato la sua vita di 70 anni costellati dagli eventi tragici della Palestina, in arabo, tradotto poi in italiano e inglese; il gruppo è internazionale. Ieri sera a Treponti siamo stati ospitati in due strutture, belle, pulite, accoglienti. Dopo cena a Treponti incontro con la sindaca ed altri rappresentanti locali, poi uno spettacolo di musica nell’ambito del 5° Festival della canzone veneziana. Gaza è stata più volte ricordata e – occorre dirlo? – abbiamo concluso con Bella ciao. Ora partiamo per Jesolo.” Tre giorni dopo, in vista di Trieste: “Caro Andrea, non mi sono fatta sentire nei giorni scorsi perché non mi sembrava di avere cose importanti da raccontare. Anche se ciò che per me è ordinario, può essere straordinario per gli altri. La marcia continua e l’organizzazione tiene, nonostante siamo tanti e tante. La Palestina è sempre nei nostri cuori e nelle nostre parole nonostante il profilo “neutro” di cui ti parlavo. La lingua batte… Aggiungo che il percorso ci porta a osservare situazioni scandalose: queste città di mare, tutte uguali, con i loro grattacieli a pochi metri dalla riva – certamente non appartamenti popolari – kilometri di spiagge private contro centimetri di spiagge libere, scivoli e giochi di plastica per i bambini (poveri bambini), un mondo pieno (vuoto) di luci e colori e fiumi di gente che non si sa dove vada… E che ci azzecca questo con la pace? C’entra, c’entra perché non potremo mai arrivare alla pace in un sistema siffatto, con un mondo diviso in due, dove la vita comoda di alcuni ha un costo. E questo costo è ciò che togliamo agli altri. E mi chiedo se chi se ne sta seduto sulla panna arrivi a capire questi cavalieri erranti che vorrebbero “raddrizzare i torti”, difendere l’umanità dalle bombe, dalla fame, dalle ingiustizie. Chiedo scusa se non ho parlato di pace, di amore, di perdono; preferisco parlare di diritto, di diritti, di privilegi.” Tutto il presidio di Milano, ma proprio tutto, le vuole un bene dell’anima. Pare che i marciatori internazionali la vorrebbero con loro fino a Sarajevo, ma Grazia dice di voler tornare in piazza. Comunque deciderà saremo con lei.   Andrea De Lotto
August 31, 2026
Pressenza
Aquiloni per Gaza in tutta Italia
Su Pressenza abbiamo parlato nei giorni scorsi qui e qui  della decisione delirante e feroce del governo israeliano, che vuole uccidere alla radice non solo la vita, ma la voglia di vivere di ogni palestinese. Un esercito armato fino ai denti che ha paura degli aquiloni. Il sintomo di una perfidia criminale, assassina, che cerca la fine, ma ancora non la trova. Fino a quando e fino a dove andrà avanti? Fino a quando i nostri governi li lasceranno fare? O forse è il sintomo di una paura che cresce a dismisura, di coloro che hanno paura della loro stessa ombra? Un missile contro un aquilone; Mario Lodi ne avrebbe scritto. I bambini e le bambine di Gaza saranno arrabbiati, i loro genitori saranno colpiti duramente, come qualsiasi genitore quando toccano i suoi bambini. E a catena, una catena di dolore e solidarietà, siamo toccati anche noi. Per questo in tanti e tante abbiamo voluto essere con quei bimbi, ieri in tanti pezzetti di cielo di questo pianeta in lacrime. Grazie a Emergency che ha lanciato l’idea e ad Assopace Palestina che ha aderito; ieri l’iniziativa è stata realizzata in tante piazze, parchi e spiagge. Nelle foto che seguono solo alcuni esempi. Varese Alghero Bergamo Biella Biella Bosa Bosa Brescia Brescia Cagliari Capo d'Orlando Fano Forlì Gagliano Aterno (L'Aquila) Milano Milano Milano Roma Roma Roma Santa Severa Santa Severa Sondrio Strasburgo Strasburgo Anversa   Andrea De Lotto
August 31, 2026
Pressenza
Virginia Veludo: “Nessuno si salva da solo”
Nell’accogliente giardino della Biblioteca Civica di Luino, all’ombra di un enorme albero della canfora, si è svolto sabato 29 agosto l’incontro con Virginia Veludo, insegnante, divulgatrice culturale con il nome di rossaperpendicolare e autrice del libro E mi sono sentita meno sola. Vivere una normale giornata in Italia oltre la rassegnazione, all’interno dell’iniziativa Tax the Rich, con raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare 1% EQUO. In un intenso dialogo con Davide Di Giuseppe, insegnante al Liceo Sereni di Luino, Virginia ha iniziato spiegando l’importanza dell’esperienza diretta come base del suo libro. Anche Cristina, la protagonista, è un’insegnante, una persona simile a lei prima che acquisisse la consapevolezza della possibilità di intervenire sulla realtà. Cristina si sente persa, disorientata, ansiosa, inadeguata e rassegnata, vittima del deleterio mantra “Ma tanto non cambia niente, quindi perché impegnarsi?” Sempre per esperienza diretta, Virginia ha parlato a lungo dello stato drammatico della scuola, ormai sempre più ridotta a un’azienda, anche nei termini utilizzati, con un corpo docente frammentato e in gran parte precario, studenti che stanno perdendo la capacità di capire un testo, ragazze giovanissime convinte che la gelosia sia normale (e che avrebbero un gran bisogno di quell’educazione affettivo-sessuale tanto osteggiata dal ministro Valditara). Una scuola che non fornisce strumenti per alimentare lo spirito critico, come proponeva Don Milani, fatta per creare cittadini disposti ad accettare qualsiasi condizione. Certo, ci sono insegnanti coraggiosi e appassionati che cercano di tamponare la situazione, nonostante l’acqua stia uscendo da tutte le parti e ragazzi che si oppongono a questa deriva aziendalista e autoritaria. E qui si arriva a un altro tema cruciale: perché i giovani vengono tanto criticati e bersagliati da divieti e termini denigratori tipo “Maranza”? Da una parte non c’è da stupirsi di certi comportamenti aggressivi, dato che il mondo è governato da bulli violenti e arroganti che la fanno sempre franca e costituiscono quindi dei modelli, per quanto deleteri, dall’altra bisogna ricordare che i giovani fanno paura. Le rivoluzioni e i cambiamenti sono sempre partiti da loro (un esempio recente è il movimento degli scarafaggi in India, che con le sue proteste nonviolente ha ottenuto le dimissioni del Ministro dell’Istruzione). E ancora, bisogna ricordare i tanti che si oppongono ai progetti di mega resort di lusso, o l’enorme e decisiva partecipazione dei giovani al voto nel referendum sulla giustizia. Certo, è difficile trovare un’alternativa, ma bisogna continuare a manifestare e a fare pressione. Si è poi passati a un tema straziante, quello dei migranti morti in mare, esemplificato dalla storia del ragazzino maliano annegato con la pagella cucita nei vestiti in un naufragio che ha causato 900 vittime. Come in tanti altri punti del libro, ai dati crudi e drammatici si alternano poesie, in questo caso la bellissima “Casa” della poetessa somalo-britannica Warsan Shire. E i morti in mare sono solo l’ultima, drammatica conseguenza di un problema causato da noi occidentali, con le guerre e i disastri climatici da cui i migranti scappano, per poi trovarsi alle prese con vergognose risposte razziste e tossiche narrazioni su una presunta invasione. Virginia ha manifestato la stessa, appassionata indignazione nei confronti del dramma forse più terribile del nostro tempo, il genocidio a Gaza, chiedendosi quale sia la linea rossa da oltrepassare per cui finalmente l’Occidente reagirà. Anche qui la risposta è sempre la stessa: l’importanza di fare pressione sui governi – complici colonie di Israele e Stati Uniti – e di dare segnali più chiari possibile. In fondo, tornando al titolo del libro, partecipare aiuta a sentirsi meno soli. Un altro aiuto può arrivare dalle poesie: come detto, il libro ne contiene molte, in particolare di Bertolt Brecht, magnifico esempio del ruolo di poeti e scrittori nel dare strumenti critici per capire e interpretare la realtà, al contrario della tendenza all’evasione e al disimpegno di tanti artisti. Questo tema è tornato anche nelle risposte ad alcune domande del pubblico, in relazione all’aiuto che la letteratura può dare nel trasmettere modelli diversi ai ragazzi: c’è bisogno di persone, in particolare insegnanti, che credono in quello che dicono e offrono un’altra visione del mondo e questo loro lo sentono. E ancora, l’importanza dei mezzi di informazione indipendenti nel far conoscere le tante esperienze positive oscurate dai media mainstream, come le vittorie a catena dei socialisti negli Stati Uniti. I temi del libro – le tante ricadute sulla vita quotidiana delle scelte politiche deleterie dei governi – si legano benissimo alla proposta di legge 1% EQUO – Tax The Rich, un’imposta dell’1% sui patrimoni sopra i 2 milioni di euro (esclusa la prima casa), che ha giù superato le 60.000 firme e di cui si è parlato con Dario Ballardini (Coordinatore Campagna 1% Equo) e Antonio Cuomo (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista). Virginia ha commentato che questa dovrebbe essere la proposta unitaria e principale di tutta la sinistra, lasciando perdere le sterili differenziazioni sulle percentuali da adottare. E così si torna al concetto centrale di tutto l’incontro: “Nessuno si salva da solo”, dunque la partecipazione è l’unico modo per uscire dall’isolamento e dalla rassegnazione. Anna Polo
August 30, 2026
Pressenza
“Schizofrenia” USA su Hormuz, mentre a Doha si spinge sulla de-escalation
Continuano le conquiste millantate dello Stretto di Hormuz da parte degli USA, mentre da Washington promuovono la guerra economica alla Repubblica islamica, anche questa psico-. Nelle ultime ore, la Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ha respinto con forza le affermazioni giunte dalla Casa Bianca, secondo cui la via d’acqua […] L'articolo “Schizofrenia” USA su Hormuz, mentre a Doha si spinge sulla de-escalation su Contropiano.
August 29, 2026
Contropiano
Un Muro di Coscienza contro il sostegno al governo israeliano anche negli aeroporti di Catania e Venezia
Dopo la mobilitazione dello scorso 20 agosto, che ha coinvolto cinque aeroporti italiani, la rete del Giovedì Bianco è tornata in azione il 27 agosto: agli scali già coinvolti si aggiungono Catania e Venezia, insieme a diverse piazze italiane, con la stessa formula del Muro di Coscienza, un muro permeabile di persone, pensato per rendere visibile il legame tra rotte aeree, accordi economici e sostegno al governo israeliano. Un’azione di informazione, non di ostruzione. Ieri sera il Muro si è formato a Catania (19.00) e Venezia (20.00); hanno partecipato anche le piazze di Verbania (17.30) e Cagliari (19.00). I fatti richiamati La Commissione d’inchiesta indipendente dell’ONU, nel rapporto del 23 giugno 2026, ha stabilito che le autorità israeliane hanno deliberatamente preso di mira bambini palestinesi, commettendo genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra a Gaza e crimini di guerra in Cisgiordania, proseguiti anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. La Commissione chiede che chiunque abbia prestato servizio nell’IDF a Gaza dal 2023 a oggi sia indagato. Il punto per gli organizzatori Il turismo è una leva importante per l’economia di un Paese, ma deve rispettare il Codice Etico del Turismo (Assemblea Generale ONU, 21 dicembre 2001), che lo definisce strumento di pace, prosperità e rispetto dei diritti umani, “senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione”. Le richieste Controlli rafforzati all’ingresso per i cittadini israeliani; respingimento o arresto dei soggetti pericolosi; sospensione dei voli diretti Italia-Israele, sul modello Aeroflot, sanzionato dal 2022; embargo economico e militare totale, in applicazione del diritto internazionale, che impone agli Stati di non essere complici di illeciti altrui. Gli organizzatori ribadiscono due punti fermi: nessuna profilazione dei passeggeri e nessuna risposta alle provocazioni, cui si è risposto solo con cori pacifici. Il bersaglio è politico, le scelte del governo italiano, non chi transita in aeroporto o in piazza. “Oggi, 301° giorno di Presidio Stabile per la Palestina, un Muro di Coscienza è nato in Piazza Yenne a Cagliari, tra solidarietà e provocazioni”, racconta Vania Erby, portavoce del presidio. “L’obiettivo è fermare ogni complicità con il genocidio documentato dall’ONU. Per questo esigiamo controlli stringenti, stop ai voli diretti ed embargo totale”, dichiara Rachele Voltolina, portavoce del gruppo di Venezia. Perché continuiamo Il Giovedì Bianco nasce nella primavera 2026 per unire realtà diverse attorno a obiettivi comuni. Gli aeroporti sono stati scelti perché è lì che si concretizzano le rotte e gli accordi contestati. A ricordare perché non ci si può fermare è anche il pastore e teologo palestinese Munther Isaac, di recente in Italia: anche il silenzio è complicità, ha ribadito, chiedendo boicottaggio, giustizia e solidarietà dal basso (Fonte: Riforma.it, 25 agosto 2026). Sempre più gruppi si uniscono alla rete nazionale, sempre più azioni si moltiplicano in tutta Italia per fermare il genocidio. Realtà unite il 27 agosto: Catania, Venezia, Verbania, Rete veneta dei comitati per la Palestina, Cagliari, presidio permanente di Piazza Yenne.   Redazione Italia
August 28, 2026
Pressenza
Venice4Palestine: nuovo appello alla Mostra del Cinema di Venezia
A un anno dal primo appello, Venice4Palestine torna a rivolgersi alla Biennale di Venezia, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e ai lavoratori del cinema, dell’audiovisivo e della cultura, chiedendo nuove azioni concrete a sostegno della Palestina. Tra le richieste: trasparenza lungo tutta la filiera cinematografica e sospensione degli accordi con enti e istituzioni legate al governo israeliano, la creazione di strumenti di tutela per i professionisti che scelgono di dissociarsi da tali rapporti e l’esposizione della bandiera palestinese per tutta la durata della Mostra, in occasione della presenza in selezione ufficiale dei due film palestinesi Al Mowaten Osama di Ahmed Hassouna e Hiwar ma’ albahr di Muayad Alayan. Tra i primi firmatari dell’appello figurano il Premio Nobel Annie Ernaux, Roger Waters, Saleh Bakri, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio, Isabel Coixet, Nan Goldin, Paul Laverty, Teona Strugar Mitevska e Céline Sciamma, insieme a numerosi altri esponenti del cinema e della cultura internazionale. L’appello è sostenuto anche da associazioni e collettivi italiani e internazionali, tra cui Global Sumud Flotilla, BDS Italia, Artists for Palestine Italia e Francia, FRACBI (Coordinamento francese del boicottaggio universitario, culturale e sportivo di Israele), Artisti #NoBavaglio, AMLETA e UICD – Unione Italiana Casting Directors, Voci per la Palestina. Il collettivo invita inoltre i lavoratori e le lavoratrici del cinema e dell’audiovisivo a partecipare al panel “Eppure Gaza continua a bruciare – a cosa serve vedere se non ad agire?”, in programma martedì 8 settembre alle 17.30 alla Casa degli Autori, nell’ambito delle Giornate degli Autori, con la partecipazione di esperti di diritto internazionale, Global Sumud Flotilla, USB Mare e Porti/CALP Genova, per costruire insieme strumenti legali e contrattuali per rifiutare la complicità. Qui il link per l’appello con i nomi dei primi firmatari e la lista in aggiornamento https://venice4palestine.org/appello/ Allo stesso link troverete un pulsante per inserire i vostri nomi. Ricordiamo che l’appello è rivolto al mondo della cultura, dell’accademia e dell’informazione. L’obiettivo è di raccogliere più firme possibili entro il 2 settembre. Redazione Italia
August 28, 2026
Pressenza
La prima Festa Provinciale dell’ANPI Cremona sarà un Porto di Pace!
Quest’anno la Provincia di Cremona può davvero essere fiera delle forze civili che la compongono. Molto presto, il 12 e 13 settembre, a Spino d’Adda, presso la Cascina Carlotta, si terrà un evento dedicato al tema della pace promosso da Anpi Provinciale e da diverse sezioni locali. All’iniziativa hanno aderito con entusiasmo moltissime altre realtà sociali impegnate sul territorio. I lavori apriranno sabato pomeriggio e dalle 19 è atteso sul palco il presidente nazionale ANPI Gianfranco Pagliarulo; a seguire una cena popolare in corte a cura dell’ANPI e il concerto dei Lato Malo. Nella giornata di domenica è previsto l’arrivo delle Flottiglie di Terra, ossia un’azione corale che porterà sette gruppi di camminatori a confluire alla stessa ora al Porto di Pace – rappresentato dalla Cascina. Sette gruppi come i sette colori della bandiera della pace, ognuno a rappresentare un valore interconnesso e inscindibile da tutti gli altri sei: Antifascismo +Diritti umani + Disarmo e nonviolenza + Cooperazione e solidarietà + Giustizia e legalità + Ecologia e sostenibilità + Libertà e democrazia.  Si può aderire alla camminata iscrivendosi qui. Tutte le info sui tavoli di pace che si terranno nel corso della giornata sono consultabili nel sito dell’evento. Incontriamo ora Marco Cicorella, uno degli organizzatori di Porto di Pace e vicepresidente dell’ANPI di Spino d’Adda. Un anno fa la Global Sumud Flotilla veleggiava gagliarda verso Gaza e da terra la seguivamo accorati. Quando fu assaltata dall’esercito israeliano il mondo civile si indignò e il popolo italiano fece qualcosa di importante: fu sciopero generale come non si vedeva da tempo e il potere tremò. “Porto di Pace” con le flottiglie di terra vuole richiamare alla memoria quel momento di coesione e forza? Sì, vogliamo andare oltre la punta dell’iceberg. Ciò che si creò allora grazie alla Global Sumud Flotilla è stato grandioso, ma, appunto, è solo una parte della battaglia, tanto sta ancora nascosto sotto la superficie. Vogliamo fare vedere quanto può fare la società civile, quanto ognuno di noi può fare. Quanto la partecipazione di massa può fare la differenza nell’influenzare le decisioni di chi detiene il potere? E che tipo di partecipazione vorresti vedere nel tuo quotidiano? A volte si ha la sensazione che le azioni compiute per dimostrare il dissenso non trovino alcun riscontro nelle istituzioni e nel vivere di tutti i giorni. Ma invece di abbatterci dobbiamo imparare dal popolo palestinese e dai nostri partigiani, che per anni si sono fatti massacrare perché noi potessimo, anni dopo, vedere i risultati delle loro azioni. Un ragazzo palestinese, durante un incontro nel Lodigiano, disse: “La mia generazione e forse nemmeno la prossima vedranno la nostra vittoria, ma sicuramente vinceremo!” Vorrei vedere più unità e determinazione anche nelle nostre realtà locali, ma in qualche modo sono fiducioso. Mi colpisce l’accento che l’iniziativa ha voluto mettere sul tema del “corpo” e sulla “forza dell’esserci”. Mi spieghi con le tue parole come siete arrivati a queste idee così forti e che cosa significano? Penso che possiamo fare nostro quello che i partigiani hanno fatto: come allora, e ispirati da loro, i nostri corpi prendono calore quando vengono schierati in difesa della giustizia a della solidarietà. Quando metti il tuo corpo in mezzo a una piazza, in una strada e semplicemente dici: “Io Ci Sono” significa che sei lì ad affermare che non sei d’accordo con ciò che ti circonda e che vuoi un altro mondo. In quell’esatto istante, smetti di essere un pensiero, un’idea. In quel momento Sei Visibile!! Mi sembra di capire che l’idea centrale di Porto di Pace sia far convergere sette temi collegati alla parola “pace”, in modo che se ne possa parlare in maniera organica e non per settore. Trovo innovativo questo modo di procedere, che fa appello a una visione ampia e reticolare. Credi che sia la risposta giusta al bisogno, che in molti percepiamo, di far fronte a una deriva di valori – e al caos che ne deriva – senza però cadere in facili soluzioni di tipo autoritario? La pace per esistere ha bisogno di pilastri che esprime nei sette colori che ne compongono la bandiera: il blu, l’azzurro, il viola, il verde, il giallo, l’arancione e il rosso – che sono gli stessi che compongono l’iride e che ammiriamo nell’arcobaleno. Non si possono dividere. La regola vale anche per noi: se vogliamo vivere in equilibrio abbiamo bisogno che questi sette pilastri siano ben ancorati all’interno della società, così da poter guardare agli eventi da più prospettive. Invece, ci stanno spingendo come agnelli spaventati verso una sola stalla. É un po’ l’atavica paura del lupo, del diverso, che ci acceca e confonde la nostra capacità di discernere. Per questo dobbiamo esserci. All’interno del sito ogni colore-pilastro viene spiegato. Anche il metodo, che definite didattico-narrativo, mi sembra originale e, se intendo giusto, vorrebbe coinvolgere maggiormente il partecipante. Mi spieghi meglio come funzionerà? Non vogliamo riempire solo di dati la testa di chi verrà. Per questo motivo soltanto la prima parte di ogni argomento trattato avrà un carattere didattico; pochi dati e numeri che chiariscano il quadro, mentre per il tempo restante ci saranno i racconti delle esperienze dirette di coloro che hanno messo il loro corpo di fronte all’annoso problema. Sei un attivista di lunga data e dunque, possiamo dire, un esperto della collaborazione e del dialogo. Noto con piacere che per la costruzione di “Porto di Pace” hanno lavorato insieme parecchie associazioni e gruppi del territorio. Com’è stato far interagire tante teste diverse per raggiungere un bene comune? Ti senti arricchito da questa esperienza? Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia che si è sempre spesa nel sociale. In oltre quarant’anni ho vissuto svariate esperienze sul campo e forse proprio questa con l’ANPI marca un passaggio importante nella mia vita: cercare di avvicinarmi alle istituzioni senza entrare in un partito politico, potrebbe anche incidere di più. Per me questa scelta significa provare a essere un “partigiano di questi tempi”. Che cosa ti dà la forza per continuare nel tuo impegno di attivista per la pace e i diritti umani? Non ho dubbi nel risponderti. La forza, ogni volta e da più di 40 anni, me la danno le persone che incontro, coloro che vado ad “aiutare”. Ovunque: in Bosnia durante la guerra e ancora in Bosnia, anni dopo, a sostenere i migranti sulla rotta balcanica, alla Stazione Centrale a Milano per ricevere i transitanti e sistemarli per la notte, e non per ultimo al rifugio Massi di Oulx, a vestire tutti quelli che affrontavano le montagne per andare oltre. Tutte queste persone hanno lasciato una grandissima impronta in me e non saprò mai come ringraziarle.   Marina Serina
August 28, 2026
Pressenza