Tag - freedom flotilla italia

21 giugno, salutiamo la Ghassan Kanafani
Il terzo e ultimo giorno di permanenza della barca Ghassan Kanafani a Viareggio è stato caratterizzato da iniziative di “cultura attiva”. Già dalla mattinata il punto informativo è stato presente in passeggiata, poi nel pomeriggio ci siamo spostati presso l’ormeggio della barca per l’evento “Voci e corpi per la Palestina”. Qui in un clima di festosa solidarietà e insieme all’equipaggio abbiamo ballato, cantato, recitato poesie palestinesi. L’incontenibile esuberanza dei Pedrasamba con le loro percussioni ci ha accompagnato a lungo; poi l’intenso e toccante flash mob “The sound of silence”, la maestria del coro femminile “Le Malerbe”, dieci giovani donne che cantano a cappella a più voci canti popolari politici dal mondo. Riuniti in gruppo abbiamo scandito in coro: liberate il pediatra Abu Safiya (detenuto senza alcuna imputazione dal 2024, figura medica preziosa). Accompagnavano il tutto laboratori per bambini che costruivano lanterne (alludendo alla fiaba di Kanafani “La piccola lanterna”) e barchette di carta. Alla fine protagoniste le danze palestinesi e gli ottimi freschi aperitivi, con famiglie venute anche da Pisa. Tutto ciò mentre a Gaza e Cisgiordania continua lo stillicidio di violenza genocida e la proterva volontà sionista, applicata anche in Libano, di impossessarsi delle terre limitrofe per realizzare la grande Israele. In quelle terre c’è una sola soluzione, smantellata l’entità sionista: vivere tutti assieme, arabi ed ebrei che lo vogliano, in un unico Stato laico con piena cittadinanza e uguaglianza di diritti per tutti, rielaborando le lunghe stagioni di lutti, massacri, vendette e rancori verso una convivenza pacifica e collaborativa. Questa la speranza e l’obiettivo per cui lottiamo e lotteremo. Salutiamo la Ghassan Kanafani, ma non la Freedom Flotilla Italia che resterà fra noi. Foto di Casa delle Donne e Coordinamento Versilia per la Palestina   Redazione Toscana
June 22, 2026
Pressenza
Avete fermato cento barche, non fermerete mille piazze
Ieri a Viareggio è stata la volta del corteo, molto partecipato, con circa 1500 persone. Si è costruita  una rete di realtà anche da fuori Versilia, moltissime bandiere (mai di partito, come deciso) e striscioni contro il genocidio, per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi, contro la repressione, contro il riarmo; quello delle Donne in Nero con la storica frase della Menapace “Fuori la guerra dalla storia”. Tanto colore, rumore e musica con la esuberante presenza della Sbanda (la cui maglietta afferma che nostra patria è il mondo). Dietro il camioncino svetta alto lo striscione di apertura appositamente creato per l’occasione con una frase dello scrittore, gironalista e attivista palestinese Ghassan Kanafani scelta dalle famiglie gazawi: NON SEI SCONFITTO FINCHÈ RESISTI. FERMIAMO ISRAELE E IL RIARMO. PALESTINA LIBERA. Segue il bandierone tenuto a più mani e una carretta del Carnevaldarsena  dei Cantieri Sociali: la testa di Netanyahu con tanto di kippah con scritto FUCK IDF sovrasta un bidone di immondizia indifferenziata. Giunti al Lungocanale il momento più commovente: ormeggiata davanti a noi la barca, ci fermiamo per un intervento della Freedom. Alla partenza, arrivo e in punti intermedi vengono letti comunicati delle realtà partecipanti. Qui riporto una sintesi dell’intervento degli organizzatori, il Coordinamento Versilia per la Palestina che comprende Forum, collettivi e gruppi locali: “Quella di Ghassan Kanafani rappresenta la scelta di non restare in silenzio, necessaria oggi più che mai.. Mentre il mondo guarda altrove, in Palestina il genocidio continua e il diritto all’autodeterminazione è negato. In quest’ ultimo anno abbiamo scelto di trasformare l’indignazione in mobilitazione, di rifiutare la normalizzazione del massacro e di costruire una rete di solidarietà. Contemporaneamente è cresciuta la risposta repressiva… contro chi mette in discussione un modello economico e politico basato su guerra e sfruttamento… anche qui, nei nostri territori. Ci viene detto che dobbiamo prepararci alla guerra, che investire miliardi nelle spese militari sia inevitabile. Intanto vengono sottratte risorse allo stato sociale. Noi respingiamo questa narrazione. Stare a fianco del popolo palestinese significa opporsi a quel modello di società, significa difendere il diritto di tutti i popoli alla autodeterminazione e costruire società fondate su pace, giustizia e solidarietà. Perciò scendiamo in piazza contro sionismo, fascismo e colonialismo di insediamento in Palestina, Libano e altri territori confinanti. Chiediamo la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi. Ci opponiamo alla repressione di chi lotta. Vogliamo costruire una rete che contrasti il riarmo nei nostri territori e chieda alle istituzioni scelte concrete interrompendo complicità su ogni piano con il governo israeliano. L’arrivo a Viareggio della Freedom Flotilla Italia rappresenta l’incontro tra una resistenza che attraversa il mare e una comunità che rifiuta di voltarsi dall’altra parte. La Palestina non è sola.” Chiudo con una carrellata di foto che meglio di ogni descrizione rende l’idea della giornata e con la convinta affermazione: “Avete fermato 100 barche, non fermerete 1.000 piazze.” (Foto Coord. Versilia per la Palestina) Redazione Toscana
June 21, 2026
Pressenza
Venerdì 19 giugno, prima tappa della tre giorni con la Flotilla a Viareggio
Il 19 giugno nella capiente sala della Croce Verde, si è tenuto un incontro con circa 400 persone, coordinato da Michele Borgia, portavoce della Freedom Flotilla Italia, che ha sottolineato l’importanza di sostenere l’ospedale Al Awda e introdotto Michelangelo Di Beo, referente territoriale della FFI ed esponente del Coordinamento Versilia per la Palestina. Al centro dell’incontro due personaggi carismatici dalla forza straordinaria. Moni Ovadia non ha bisogno di presentazioni; ascoltarlo dal vivo è stata certamente un’occasione unica, con la sua immensa cultura (si definisce allievo dello storico, politologo e attivista statunitense Norman Gary Finkelstein), le sue espressioni pittoresche e la sua incrollabile opposizione a qualsiasi forma di sionismo. In particolare, ha sottolineato quella ambigua della cosiddetta sinistra riformista, così riformista da essersi equiparata alla peggiore destra. Il sionismo, ha detto, è il nemico giurato dell’ebraismo, i veri antisemiti sono proprio loro! Esso nasce nell’800 come costola del colonialismo occidentale che imperversava nel mondo per colonizzare le “terre di nessuno” abitate solo da selvaggi da dominare o sterminare. Infatti in prima battuta i territori individuati per dare una patria agli ebrei erano in Africa e Sudamerica, non in Palestina. Poi si sono ricordati delle promesse messianiche bibliche che li vincolerebbero a quella terra, ma la Bibbia non l’hanno letta bene, altrimenti avrebbero compreso il Levitico dove il Signore dice: “Tu sarai straniero tra gli stranieri, e la terra che ti ho dato non è tua, ma mia, e vi dimorerai da straniero”. Invece il sionismo si è impossessato di quella terra abitata con la pretesa di scacciarne gli abitanti, definiti “animali umani”, altro che una terra senza popolo per un popolo senza terra. La sola soluzione, afferma, è uno stato binazionale laico dove tutti, ebrei e arabi, vivano in condizioni di parità e in piena uguaglianza di diritti. Così indicano i più onesti pensatori ebraici, a cominciare da Ilan Pappè. In questo senso è condivisibile l’espressione dal fiume al mare, dopo che il sionismo sarà debellato. E quando uno ti accusa di essere antisemita, digli: “Antisemita sarai tu! (perché sei sionista)”. Decolonizzare è possibile? Sì, benché lungo e faticoso, se verrà meno l’idea dell’egemonia occidentale dominata dagli Stati Uniti, a favore di una società umana multipolare di cui una prima configurazione si intravede nei BRICS. Il secondo protagonista, meno conosciuto ma non meno potente, è il 53enne Vincenzo Fullone, calabrese di Crosia, paese di ‘ndrangheta, che lui assimila ai sicari di Israele. Crosia come Gaza, Gaza uguale a Crosia. Colpisce il suo linguaggio da innamorato, parla con una passione e un’empatia che prende il cuore. Lui ama Gaza visceralmente, ne descrive la bellezza, la capacità organizzativa, parla dei suoi amici là, orrendamente trucidati ma vivi più che mai. E’ riuscito a entrare a Gaza nel 2013 e vi ha aperto la prima agenzia di comunicazione perché il mondo sapesse, avendo giurato da bambino sul diario di Anna Frank che non sarebbe rimasto mai in silenzio davanti all’ingiustizia. Tornato in Italia, ha fatto parte lo scorso anno dell’equipaggio della Conscience, carica di farmaci e medici, bloccata in acque internazionali dalla flotta israeliana. Arrestato, abusato e torturato, descrive con dovizia di particolari sevizie sadiche e inumane.  Prima di essere liberato ha conosciuto per giorni il terribile carcere nel Negev e ciò che ha vissuto lui è nulla in confronto a ciò che subiscono i prigionieri palestinesi. Presenta anche uno studente ventenne, Yaya, ragazzo dolcissimo che legge la sua testimonianza carica di nostalgia per la sua famiglia rimasta là.   Redazione Toscana
June 20, 2026
Pressenza
Pontedera: “No alla guerra” dalla Piaggio alla base NATO
In oltre due migliaia di persone oggi, 2 giugno, a Pontedera e da Pisa, Viareggio, Lucca, Livorno e Piombino hanno risposto all’appello del Movimento No Base, che riferisce: > Una presenza di collettivi variegata e determinata ha rivendicato un futuro di > pace e diritti per il territorio della Valdera portando in piazza > un’opposizione radicale alla militarizzazione del territorio e al progetto > della nuova base militare del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) e del > Tuscania tra Pisa e Pontedera.Non è stata solo una manifestazione, ma un corpo > collettivo che ha attraversato Pontedera per dire che la Toscana non può e non > deve diventare l’hub logistico delle guerre globali. > > Il corteo ha mosso i primi passi dal Comune verso il Duomo, aperto dalle voci > di Stop Rearm. > > Un intervento che ha subito messo a nudo la ferita democratica: decisioni > calate dall’alto, prese in uffici blindati e protette dal segreto militare, > mentre la cittadinanza viene esclusa da ogni scelta che riguarda il proprio > suolo. > > “La partecipazione dei cittadini è l’unico vero antidoto a una politica che > scambia la democrazia con l’obbedienza agli ordini militari”, è stato ribadito > tra i primi applausi della piazza. > > La preghiera e la cultura di pace – Davanti al Duomo, lo spazio è stato > occupato dalla testimonianza dei Cristiani No Base. Un richiamo etico e > spirituale che ha ribaltato la narrativa del riarmo: la pace non è l’assenza > di conflitto, ma la presenza di giustizia sociale. Un grido che ha unito > credenti e non nella convinzione che investire in armamenti significhi tradire > l’umanità. > > La scuola non si arruola: contro la censura e per la libertà – Mentre il > corteo riprendeva il cammino, la parola è passata ai collettivi studenteschi e > allə studentə No Base. > > Il focus si è spostato sull’università e sulle scuole, denunciando il clima di > censura e repressione che sta colpendo il mondo della formazione. > > È stata duramente condannata la linea del Ministro Valditara e la gravità > della sanzione inflitta all’insegnante “colpevole” di aver invitato Francesca > Albanese a parlare di Palestina. > > “Sanzionare un docente significa colpire la libertà di insegnamento e il > pensiero critico”, hanno gridato gli studenti, rivendicando una scuola che sia > officina di pace e non anticamera della caserma. > > Presso la palestra Pacinotti, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle > scuole ha approfondito il legame tra propaganda bellica e percorsi formativi, > ribadendo che l’istruzione deve restare pubblica, laica e libera da ogni > logica di guerra. > > Lo snodo della morte: trasporti e Military Mobility – Raggiunta la stazione, > il tema si è fatto infrastrutturale. > > I Ferrovieri contro la guerra hanno tracciato la mappa della “Military > Mobility”. > > Pontedera è oggi lo snodo cruciale che connette i porti di Livorno, Piombino e > La Spezia all’asse Nord Europa-Mediterraneo attraverso Firenze. > > “Vogliono trasformare la Toscana in una piattaforma logistica per il transito > di truppe e armamenti”, hanno denunciato i ferrovieri. > > La piazza ha risposto con un secco no: i binari devono servire alla mobilità > sostenibile dei pendolari e non al trasporto di strumenti di morte. La memoria > della strage di Viareggio è servita a ricordare che la sicurezza dei cittadini > viene sempre sacrificata sull’altare del profitto e della velocità, oggi > piegati alla logistica bellica e all’ipocrisia di chi chiama “presidi di > sicurezza” le basi di proiezione militare all’estero dei soldati nostrani. > > Nel corso della mobilitazione, il corteo ha espresso piena solidarietà – > tramite gli esponenti di Freedom Flotilla Italia – al popolo palestinese e a > tutti i popoli oggi oppressi dalla guerra. > > Welfare e diritto all’abitare – In via Brigate Partigiane, l’Unione Inquilini > ha portato il corteo di fronte alla realtà cruda dell’emergenza abitativa. > > Mentre il governo stanzia 520 milioni di euro per una base militare, migliaia > di famiglie restano senza casa e la sanità pubblica cade a pezzi: “Ogni euro > speso in cemento militare è un euro sottratto a un tetto per chi ne ha bisogno > e a una visita medica garantita”. > > Lavoro e riconversione: il nodo Piaggio – Il momento finale e più simbolico si > è svolto davanti ai cancelli della Piaggio. Qui, l’intervento di Cappellini e > del Coordinamento Valdera Avvelenata ha chiuso il cerchio. > > È stata denunciata la deriva verso la transizione civile-bellica e > l’ossessione per la cyber-sicurezza militare: “Non vogliamo una fabbrica che > costruisce morte, ma una produzione che rispetti l’ambiente e la salute dei > lavoratori”. > > I dati parlano chiaro: l’industria civile genera più occupazione e ricchezza > duratura rispetto a quella bellica.  La Valdera avvelenata dai profitti > indiscriminati chiede oggi una bonifica dei territori e delle menti. > > I prossimi appuntamenti – La mobilitazione non si ferma qui. Nel pomeriggio si > prosegue con una grande assemblea proprio nella Tenuta Isabella, l’area > deputata a divenire, secondo il Ministero della Difesa, una pista e un > poligono militare. > > “Noi oggi parleremo del futuro di questa zona e dei prossimi appuntamenti di > mobilitazione, a partire dal campeggio no base giovanile nel fine settimana > del 13 e 14 giugno e la partenza di una nuova flottilla da Viareggio il 20 > giugno”. > > Pontedera ha scelto da che parte stare: dalla parte della vita, della > trasparenza e di un futuro dove i 520 milioni di euro servano a costruire > scuole, case e ospedali, non basi militari. Una scelta di campo condivisa a > livello nazionale: tramite un coordinamento antimilitarista, analoghe > manifestazioni si sono svolte in contemporanea a Catania, Trapani, Cagliari, > Vicenza e Firenze. > > Movimento No Base Redazione Toscana
June 2, 2026
Pressenza
Viareggio commemora Ali Rashid e la Nakba
Il  14 maggio dello scorso anno veniva a mancare Ali Rashid: primo segretario della delegazione palestinese in Italia,  giornalista e scrittore, deputato, palestinese naturalizzato in Italia dove ha studiato e vissuto, anima gentile della causa del suo popolo. La sua famiglia fu vittima della Nakba (catastrofe) del 1948 e nei suoi sogni c’è sempre stata la casa dì pietra bianca nei pressi di Gerusalemme, luogo di origine dei suoi genitori. Quella di Ali era una volontà di co-resistenza, ispirata a Edward Said e in sintonia con il pensiero e azione di Moni Ovadia e Luisa Morgantini. Lui, profondamente internazionalista, dialogava con quegli israeliani che vogliono liberare Israele dal sionismo predatorio e violento per coesistere nella terra comune nell’uguaglianza e giustizia per tutti. In particolare collaborava strettamente con un’artista israeliana. Ersilia Raffaelli (Casa delle Donne) non ha mancato di sottolinearlo, evidenziando che a fondare le Donne in Nero furono proprio 8 coraggiose israeliane antisioniste, e ricordando come gestire i propri sentimenti di odio, rabbia e vendetta sia la via maestra verso pace e nonviolenza e anche verso il superamento del patriarcato, storicamente foriero di guerra e violenze. Così fu Ali, che anche nei momenti più tragici, dopo il 7 ottobre durante il genocidio, non ha mai levato parole di odio, ma solo di condanna del governo sionista e di ricerca ostinata di vie di pace. Giovedì è stato commemorato prima a Massa e poi a Viareggio dal suo grande amico Giancarlo Albori (di Anpi, Cgil e Gaza Fuori Fuoco) che sullo striscione della sua associazione ha voluto porre la sua effigie. Le sue parole sono state toccanti. Io, a Viareggio da poco, non ho direttamente conosciuto Ali ma l’ho visto una sola volta la scorsa primavera durante un’iniziativa ricevendone un’impressione di autorevolezza,  mitezza e spiritualità. Di spiritualità ha parlato anche la testimonianza del dottor Luisi del PCRF. L’ ex sindaco di Viareggio Marcucci e l’ex assessora Cristina Boncompagni (si risale a più di un ventennio fa) hanno ricordato le antiche iniziative nelle scuole e il gemellaggio con Gerusalemme Est. Michele Borgia di Freedom Flotilla Italia ha sottolineato come Ali avrebbe seguito di cuore e condiviso da terra l’impresa delle Flotillas. Tutti hanno riassunto la sua vita nelle parole di Vittorio Arrigoni: restiamo umani. L’anniversario della Nakba, di cui come abbiamo detto fu vittima anche Ali, cade proprio il giorno dopo, 15 maggio. Così le due commemorazioni si sono unite: nel pomeriggio di ieri ci siamo trovati/e nel presidio organizzato a Viareggio dal Collettivo Palestina unitamente al Coordinamento. La Nakba dura da 78 anni, con ondate alterne di maggiore e minor virulenza e punte di feroce sterminio negli ultimi anni: Nakba è ora come allora. Ricordarla non è puro esercizio di memoria ma stare nel presente, affiancare le Flotillas, non ammainare l’attenzione,  l’empatia, la solidarietà. Il volantino distribuito ai (pochi, causa maltempo) passanti traccia il quadro storico e sottolinea come questo non sia un memoriale ma l’espressione del nostro sostegno a una resistenza continua. Nello stesso giorno e ora il movimento Combattenti per la Pace (palestinesi e israeliani insieme per la liberazione collettiva) ha celebrato a Beit Jala in Cisgiordania la cerimonia congiunta di commemorazione della Nakba, il cui tema è Sumud in Humanity. Questo evento è stato seguito in diretta in alcuni luoghi a cura degli amici italiani del movimento; uno di questi luoghi è Orentano nelle colline pisane. Comunicazione dell’ evento è stata data nel corso del presidio per significare l’unione di intenti con diversi strumenti. Redazione Toscana
May 16, 2026
Pressenza
Sumud Flotilla: equipaggi di terra. Una manifestazione…
… regionale, grande e bella, a Senigallia con alcune domande finali. di Sergio Sinigaglia Dopo le grandi mobilitazioni autunnali nel capoluogo regionale che, tra settembre e ottobre, hanno avuto nei blocchi del porto il loro apice e che sono proseguite anche nei mesi successivi con iniziative a sostegno della prima missione della Flotilla, una moltitudine che ha attraversato le strade
Senigallia: una grande e bella manifestazione regionale e alcune domande finali…
Dopo le grandi mobilitazioni autunnali nel capoluogo regionale che, tra settembre e ottobre, hanno avuto nei blocchi del porto il loro apice e che sono proseguite anche nei mesi successivi con iniziative a sostegno della prima missione della Flotilla, una moltitudine che ha attraversato le strade di tutto il mondo, ieri è stata un’altra grande giornata di manifestazioni un po’ ovunque, in solidarietà e a fianco degli attivisti e delle attiviste che, nelle ultime settimane, replicando la precedente esperienza, hanno cercato e stanno cercando di rompere il criminale assedio dello Stato israeliano nei confronti della popolazione palestinese. E nelle Marche questa volta Senigallia è stata l’epicentro dei tanti “equipaggi di terra”. La ragione è semplice: tra i tre marchigiani presenti, due sono senigalliesi, Vittorio Sergi, insegnante e attivista di lungo corso, e Maurizio Menghini; il terzo è l’anconetano Marco Montenovi, regista indipendente di Ancona. Da moltissimi anni, nella città di mare, non si vedeva una manifestazione così numerosa; chi ha buona memoria ha fatto riferimento alla mobilitazione studentesca contro il decreto Gelmini. Ieri, andando oltre le più rosee aspettative, un migliaio di persone di ogni età ha rotto il tranquillo “struscio” del sabato sera. Partito dal piazzale della stazione, il lungo serpentone con in testa lo striscione firmato Sumud Flotilla “Thiago e Saif liberi subito” e sotto “e tutti i prigionieri nelle carceri sioniste”, ha imboccato corso 2 Giugno, cuore del centro storico, e così i tanti seduti nei bar per l’aperitivo hanno ascoltato i numerosi interventi di denuncia della terribile situazione a Gaza anche dopo la presunta tregua. Sono stati ricordati i numeri della catastrofe umanitaria in atto a partire dal 7 ottobre, quando, dopo il massacro di Hamas, Israele ha scatenato una tempesta di bombe che ha raso al suolo Gaza, mettendo in atto un vero e proprio genocidio, successivamente allargatosi alla Cisgiordania con i crimini dei coloni e dell’Idf e che da settimane sta colpendo il Libano, nella “gazizzazione” del Paese. Tutto questo parallelamente alla guerra di aggressione israelo-statunitense nei confronti dell’Iran, ottenendo, per eterogenesi dei fini, non solo di scatenare una crisi energetica internazionale i cui costi, come sempre, stanno pagando coloro che hanno sempre subito le conseguenze delle politiche economiche antisociali, ma anche di ricompattare il consenso attorno alla dittatura teocratica degli ayatollah. Tornando alla bella giornata di ieri, a cui hanno aderito numerose associazioni e che si è avvalsa dell’organizzazione del “Coordinamento Marche Palestina” con il supporto del centro sociale senigalliese “Spazio Autogestito Arvultura”, da più di vent’anni fulcro di tutte le iniziative dei movimenti a Senigallia e non solo, il corteo è proseguito fino al porto, davanti a quel mare dove, a distanza di migliaia di chilometri, la Sumud Flotilla ha ripreso a navigare verso la Turchia, mentre è arrivata anche la bella notizia della liberazione di Thiago e Saif, anche se, come sempre in questi casi, dovranno subire l’espulsione. C’è stato anche un collegamento in diretta con Vittorio Sergi, seppure complicato da ascoltare per la cattiva ricezione. In ogni caso, la mattina di sabato sul Carlino locale era uscita una sua intervista in cui annunciava ancora “una navigazione di circa 36 ore e due attraversamenti brevi, di circa due ore l’uno, in acque internazionali tra la Grecia e la Turchia. Questi saranno per noi i punti più sensibili, poiché sono i luoghi dove più probabilmente la marina israeliana potrebbe tentare delle azioni contro la flottiglia, come hanno già annunciato i media israeliani, mentre Marco Rubio, nel suo viaggio in Italia, ha contattato anche le autorità turche”, prosegue Sergi, “per chiedere loro di non far partire la flottiglia, di non accoglierla”. Vittorio ha sottolineato come “stiamo navigando in formazione stretta: tutte le barche sono organizzate in gruppi «pod», cioè gruppi dove le barche navigano insieme per sostenersi in caso di problemi tecnici”. Infine, due considerazioni finali che ci sentiamo di fare: una specifica su ieri, l’altra di carattere più generale. Tra i tanti interventi ascoltati, ha decisamente stonato la parte finale del rappresentante palestinese del Coordinamento che, dopo aver denunciato giustamente i crimini dello Stato di Israele, ha auspicato una Palestina libera “dal fiume al mare”, aggiungendo però “dove tutti possano vivere in pace ebrei, cristiani e musulmani, mentre tutti i sionisti vanno cacciati, non li vogliamo”. Una frase che potrebbe essere interpretata come una specie di pulizia etnica al contrario anche se non pensiamo fosse nelle intenzioni del compagno palestinese. Crediamo che un conto sia l’antisionismo — seppure, come abbiamo già scritto in passato, la storia del sionismo, come molti nazionalismi, sia complessa — e un altro sostenere posizioni di questo tipo. Nel dibattito generale sulla situazione mediorientale, da tempo si è fatta strada la posizione di chi ritiene ipocrita e obsoleta la formula dei “due Stati” e viceversa prende come riferimento il “modello Rojava”, cioè una federazione territoriale, plurale, egualitaria, basata su principi libertari, femministi e anticapitalisti, dove tutte le culture possano convivere. L’altra questione, sicuramente delicata, riguarda il tipo di missione. Ferma restando l’incondizionata solidarietà con chi mette a repentaglio la propria vita per rilanciare l’attenzione sulla catastrofe in atto a Gaza e in Cisgiordania, ci sembra opportuna la riflessione uscita sui social e firmata dalla “Freedom Flotilla Italia”, dal significativo titolo: “Il popolo palestinese non ha bisogno di essere «salvato» da noi: ci indica, piuttosto, la strada di una liberazione collettiva”. Il testo, dopo aver sottolineato come “ciò che accade a Gaza e in Cisgiordania rende evidente quello che l’Occidente rappresenta e mette in atto: a Gaza nella sua forma più barbara e più scoperta, nell’intreccio di interessi, ricatti e complicità da cui siamo governati”, afferma che è proprio “tale intreccio che dovremmo fermare qui, sui nostri territori”. “Il popolo palestinese ha bisogno che ci impegniamo a fare la nostra parte, ovvero occuparci di far sì che l’Occidente smetta di sostenere il sistema politico, economico e militare che rende possibile la devastazione di Gaza e l’occupazione permanente della Palestina”. “Esiste una contraddizione che attraversa anche i movimenti di solidarietà: questo parlare continuamente al posto dei palestinesi. Questo prenderne il posto. Il modo stesso di rappresentarsi”… “decidere strategie e ipotizzare il loro futuro senza ascoltare chi in effetti vive sotto assedio”. E ancora: “trasformare una lotta di liberazione in uno spazio simbolico dove proiettare il nostro bisogno di sentirci giusti, eroici, indispensabili”. È una dinamica più profonda di quanto vogliamo ammettere e comprendere: una sopravvivenza culturale del colonialismo dentro le coscienze occidentali, l’idea che il dolore dei popoli oppressi diventi “credibile” solo quando viene tradotto, certificato e raccontato da voci europee o occidentali. Domande, crediamo, legittime; riflessioni che pongono un problema reale, anche perché mettere a rischio la propria vita e investire risorse economiche non indifferenti per una spedizione complessa ed estremamente pericolosa sono tutte energie che sarebbe forse più opportuno indirizzare contro chi, nei nostri Paesi, è complice del genocidio e delle guerre in atto e, nello stesso tempo, rivolgere direttamente lo sforzo economico verso il popolo palestinese. Il comunicato conclude ricordando come “molte e molti dalla Palestina iniziano a porci domande che non potremmo ignorare”.               Sergio Sinigaglia
May 10, 2026
Pressenza
La Rete 100 Porti • 100 Città per la Palestina
La Rete 100 PORTI • 100 CITTÀ lancia l’appello internazionale: “Costruiamo una Rete di 1000 Porti e 1000 Città solidali con la Palestina” Dalle Flotille di mare alle Flotille di Terra: una rete permanente di pressione politica per Gaza, la Palestina tutta e il diritto internazionale La Rete 100 Porti • 100 Città lancia un appello a tutte le realtà che hanno a cuore il destino del popolo palestinese: costruire insieme un coordinamento internazionale permanente, capace di restare al fianco della Palestina non solo quando le Flotille solcano il Mediterraneo, ma ogni giorno, in ogni città, dentro ogni istituzione, in ogni spazio civile. La solidarietà non può accendersi solo nell’emergenza. Deve diventare struttura. Deve diventare pressione politica. Deve diventare continuità. Il 22 aprile 2026, davanti al Global Sumud Parliamentary Congress di Bruxelles, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha indicato con chiarezza una direzione che il movimento di solidarietà internazionale non può ignorare: andare oltre il simbolismo, costruire azioni capaci di incidere sui sistemi politici, economici e istituzionali che rendono possibile l’oppressione del popolo palestinese. La Rete italiana 100 Porti • 100 Città raccoglie quella sfida e lancia un appello a tutte le Flotille del mondo, di terra e di mare, comprese quelle che in questo momento navigano verso Gaza: costruiamo insieme una rete internazionale di pressione politica dal basso: 1000 PORTI • 1000 CITTÀ. Una rete che non si limiti alle azioni di forte rilievo mediatico, ma che sia costantemente attiva sul piano politico, sociale e istituzionale. Una rete capace di fare pressione su Comuni, Province, Regioni, Parlamenti nazionali e istituzioni europee per ottenere: * mozioni di riconoscimento dello Stato di Palestina; * iniziative BDS; * interruzione dei rapporti commerciali con Israele; * sospensione dei protocolli di cooperazione militare; * blocco della fornitura e del transito di armi; * politiche di acquisto etico negli enti pubblici; * cooperazione diretta con Gaza, con particolare attenzione alla sanità e al complesso ospedaliero Al-Awda. Dal 2023, decine di Comuni, Province, Regioni e Università italiane hanno già approvato mozioni, preso posizione, sospeso collaborazioni o avviato percorsi di solidarietà concreta con il popolo palestinese. La Rete 100 Porti • 100 Città nasce per dare direzione, strumenti e coordinamento a queste energie disperse, trasformando le singole voci in una forza unitaria capace di esercitare pressione reale sul Governo italiano, sul Parlamento e sull’Unione Europea. Gli obiettivi sono concreti e misurabili: * 100 enti locali che approvino mozioni per il riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967; * decine di amministrazioni impegnate in politiche di acquisto etico; * centinaia di enti, associazioni, scuole, università e organizzazioni attive nella cooperazione decentrata e nel sostegno alla popolazione di Gaza. Una rete capillare, orizzontale, aperta. Non dipendente da alcun partito, né da una struttura centrale. Una rete che cresce ogni volta che qualcuno apre uno spazio, organizza un incontro, porta una mozione in consiglio comunale, costruisce un’assemblea, coinvolge una scuola, attiva un porto, interpella un’amministrazione. Ogni collettivo che aderisce è un nodo. Ogni nodo rende la rete più forte. Ogni città attiva rende più difficile la complicità. Tra i progetti attuali della Rete vi è l’attivazione di decine di iniziative territoriali per portare la voce del popolo palestinese nel maggior numero possibile di luoghi. Grazie alla collaborazione con Freedom Flotilla Italia, questo percorso assume anche una forma fisica e riconoscibile: la barca Ghassan Kanafani e un camper attraverseranno porti e città d’Italia, co-progettando con realtà locali, collettivi e associazioni eventi culturali, assemblee pubbliche, percorsi nelle scuole, proposte di mozione nei consigli comunali e campagne di gemellaggio tra città italiane e palestinesi. Potranno fermare 100 barche, ma non potranno fermare 100 città in rivolta. Sappiamo quanto coraggio richieda ogni missione in mare: Freedom Flotilla porta avanti questo impegno da 18 anni. Sappiamo cosa significa dirigere una barca verso Gaza sapendo che può essere intercettata illegalmente dall’esercito israeliano, con il sequestro delle persone, dell’imbarcazione e degli aiuti umanitari a bordo. Per questo, con rispetto profondo verso chi oggi è in navigazione, lanciamo una riflessione comune: in un contesto geopolitico sempre più ostile, con una copertura mediatica sempre più fragile e con i porti europei che continuano a sostenere, direttamente o indirettamente, la macchina bellica israeliana, la battaglia decisiva deve radicarsi anche a terra. Bloccare i porti complici. Costruire pressione nei municipi. Rendere impraticabile la complicità istituzionale. Trasformare la solidarietà in forza politica organizzata. Ogni consiglio comunale che prende posizione per i diritti del popolo palestinese apre una breccia. Ogni nave carica di armi che viene fermata colpisce gli interessi dei padroni della guerra. Ogni porto che si sottrae alla complicità rende più fragile il sistema dell’assedio. Per questo non parliamo di semplici “equipaggi di supporto”. Parliamo di Flotille di Terra. Flotille capaci di attraversare scuole, università, porti, piazze, municipi, consigli comunali, sindacati, associazioni, reti civiche. È un appello formale rivolto a tutte le organizzazioni che fanno parte delle Flotille e a tutti i movimenti di solidarietà internazionale: unitevi a questa rete di attivismo permanente per essere marea costante, non solo onda quando salpiamo. Portiamo la stessa determinazione che guida le barche verso Gaza dentro ogni municipio, ogni università, ogni porto, ogni istituzione. Bloccchiamo ogni accordo complice. Ogni appalto assassino. Ogni cooperazione militare. Ogni silenzio interessato. 100 Porti • 100 Città per un Mediterraneo ponte di pace, non cimitero dei diritti. MODULO / FORM ISCRIZIONE per segnalare l’adesione al progetto ed entrare a far parte della rete:  https://tinyurl.com/centoporti email adesioni: adesioni.freedom@gmail.com Redazione Italia
May 1, 2026
Pressenza
Doppio appuntamento con la solidarietà a Viareggio
Ieri 20 marzo si sono svolti due incontri in contiguità di luogo e tempo, molto partecipati, accomunati dalla solidarietà verso due popoli fatti bersaglio di un neocolonialismo capitalista cieco,  avido, criminale e genocida. Cuba chiama e Viareggio risponde,  con l’aiuto dell’associazione Amicizia Italia-Cuba e di una giovane ricercatrice dell’Università di Parma. L’ embargo già in corso da decenni è diventato uno strangolamento totale nell’era Trump. Da gennaio non entra una goccia di petrolio; le eccellenti strutture sanitarie sono al collasso, mancano ecografi e incubatrici; agricoltura e turismo quasi spariti. La Cina manda pannelli fotovoltaici ma permane il problema dell’accumulo, tuttavia la via delle rinnovabili è quella da percorrere e c’è il progetto SOL-idale per piccoli impianti fotovoltaici a uso domestico autoprodotti sul posto per le fasce più fragili e emarginate. È in corso una Flotilla aerea ” Solidarietà senza confini ” a cui partecipa anche Antonella Bundu (candidata alle recenti regionali toscane) che il Forum inviterà al suo rientro. Perché la partita è di solidarietà pratica ma anche politica. A maggio partirà un’altra spedizione con Open Arms, nel frattempo si raccolgono medicinali (con lunga scadenza), alimenti e vestiario. Anche la Palestina chiama, ora che il silenzio mediatico è sceso ma la tragedia delle persone permane. Fra un mese partirà un’altra Flotilla internazionale dai porti mediterranei e subito dopo Freedom Flotilla Italia svilupperà il progetto 100 porti 100 città con una barca e un camper che toccheranno le varie località italiane via mare e via terra per coordinare iniziative e tenere viva l’attenzione non con una passerella mediatica, ma con una mobilitazione popolare diffusa e continuativa. Le iniziative già in campo da potenziare sono il sostegno sanitario all’ospedale Al-Awda tramite la rete Sanitari per Gaza, i gemellaggi tra classi tramite Docenti per Gaza e il boicottaggio dei prodotti israeliani con il BDS. Inoltre tutto ciò che la creatività degli attivisti potrà suggerire. (Foto del Forum per la Pace Versilia; locandina del Forum e di Freedom Flotilla Italia) Redazione Toscana
March 21, 2026
Pressenza