Polizia e repressione preventiva: La Polizia ibrida di Vincenzo Scalia

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Friday, August 21, 2026

Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università ci teniamo a condividere il contenuto dell’articolo La polizia ibrida, scritto da Vincenzo Scalia e pubblicato il 15 luglio 2026 su www.umanitàpenalita.org.

L’autore approfondisce il legame molto stretto tra le forze dell’ordine e la politica: spesso sono impegnate a difendere la stabilità dei governi piuttosto che a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Non è difficile capire il perché della percezione negativa diffusa nei confronti delle forze dell’ordine. Questa percezione è anche dovuta all’aumento dei poteri delle forze dell’ordine e alla difesa acritica del loro operato da parte dell’attuale governo.

Scalia scrive di come la strategia attuata sia quella della repressione preventiva: ovvero la messa in atto, da parte del governo, di politiche finalizzate a mantenere l’ordine pubblico e a reprimere le soggettività che mettono in discussione l’ordine neoliberale, preoccupati di una loro diffusione all’interno della società. La repressione preventiva si articola su tre piani:

  • l’aumento dei poteri delle forze di polizia attraverso la preponderanza dell’esecutivo;
  • la militarizzazione del territorio;
  • la criminalizzazione del dissenso, a partire dalla costruzione e dalla messa in circolazione di rappresentazioni fondate sulla contrapposizione bellica.

Questa strategia è chiara se si tengono in considerazione le recenti chiusure degli storici centri sociali Leoncavallo di Milano e Askatasuna di Torino; i nuovi pacchetti sicurezza; il crescente presidio da parte delle forze dell’ordine nelle stazioni, negli aeroporti e nelle strade.

Tuttavia, la militarizzazione del territorio sarebbe inefficace senza il sostegno di un robusto apparato legislativo improntato alla repressione. Sin dai primi giorni del suo insediamento, con il varo della cosiddetta “legge anti-rave” (l. 30 dicembre 2022, n. 199), il governo Meloni ha puntato a criminalizzare, in nome dell’incolumità pubblica, le aggregazioni spontanee. Il numero iniziale di venti persone è stato in seguito elevato a cinquanta.

Il governo, inoltre, ha istituito le zone rosse, con accesso regolamentato secondo la discrezionalità delle forze dell’ordine, che selezionano le persone potenzialmente pericolose.

Il testo di Scalia è esemplificativo di quello che stiamo vivendo con il caso di Fakir. A Bologna, due agenti di polizia sono indagati di omicidio colposo in relazione alla morte di Abderrahim Fakir. Il fatto è successo nel quartiere Pilastro, un quartiere cosiddetto “difficile”, dove da tempo gli abitanti si lamentano della crescente militarizzazione del territorio, con un aumento delle forze dell’ordine. Il caso di Fakir quindi entra in un contesto più ampio di tensioni tra abitanti e forze dell’ordine, che si è manifestato anche negli scontri a seguito della protesta contro la costruzione del museo per bambini nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università

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