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[2026-09-17] (B)Eat Up! 2026 - Il battito della rivolta @ CSOA Ex-Snia
(B)EAT UP! 2026 - IL BATTITO DELLA RIVOLTA CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (giovedì, 17 settembre 22:00) 🔊 (B)Eat Up! 🎶 Il Lato B di Eat Up!  📆 dal 17 al 20 settembre  La musica che nutre il battito della rivolta Palco Foresta 🌳 ogni sera dalle 21:00  Brobusk & Friends: Gea | Mauro 2B + Emmeadi | Tht Smail | Oumy + Dumi Palco Quadrato 🏀 dalle 22:00 GIOVEDI 17 Kenobit | Gom Jabar | Marbit | Square Terror VENERDI 18 Patagarri | Don Pasta | Hallyx | DJ set Pinche Perro | Carcassa SABATO 19 Hachiko | Go Dugong | Battimenti | DJ set Silvia Trix DOMENICA 20 Beba | Ateneo | Kiki | DJ set Maldonado 🌮 EAT UP! CIBO DAL MONDO 🥘 Apertura stand ore 19 Dibattiti | Approfondimenti | Editoria Indipendente | Artigiani | Info Shop 5€ Sottoscrivi le lotte! Con la Resistenza Palestinese ✊ C.S.O.A. Ex-Snia (via Prenestina 173, Roma)
September 5, 2026
Gancio de Roma
Comune-info.net: Verso l’israelizzazione dell’occidente?
DI FRANCESCO FANTUZZI SU COMUNE-INFO DEL 25 OTTOBRE 2025 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Francesco Fantuzzi, pubblicato su Comune-info il 25 ottobre 2025 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione al concetto di israelizzazione della società. «In questi due terribili anni, soprattutto negli ultimi mesi, si è letto in più occasioni l’accorato slogan “Noi siamo la Palestina” e non vi è alcun dubbio che, seppur tardiva e in alcuni casi soprattutto finalizzata a recare nocumento all’improponibile e complice governo Meloni, la mobilitazione di centinaia di migliaia, se non milioni, di persone e della Flotilla contro il genocidio in atto a Gaza abbia rappresentato un sussulto di dignità di una coscienza civile in gran parte anestetizzata da anni di neoliberismo, emergenza, incipiente cinismo e isolamento sociale, partendo proprio da quei giovani che si vogliono disinteressati a ciò che accade e al proprio futuro. Tuttavia è sempre più legittimo e doveroso domandarsi, come ha fatto meritoriamente l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Torino se in realtà l’Occidente, i cui contorni paiono sempre più aderire al perimetro della NATO, non proceda al contrario verso una progressiva e inesorabile israelizzazione, intesa come recepimento di un modello politico, militare, culturale, digitale, etnico, ideologico, che riplasma la postdemocrazia definita da Colin Crouch in uno scenario bellico e tecnologico perpetuo. Un emblematico dual use.…continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Umbria va alla guerra. Dossier del Laboratorio Politico Operatori Sociali Autorganizzati
Il Laboratorio Politico Osa/VDL (Operatori Sociali Autorganizzati/Via del Lavoro) ha prodotto un interessante documento intitolato “L’Umbria va alla guerra. Il ruolo della nostra Regione nella corsa al riarmo” con il quale intende dare il suo contributo sul tema del riarmo e nel quale si ribadisce quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. La tesi di fondo è che il nemico di classe (la borghesia e tutto l’apparato statale e politico che la circonda) è molto più vicino di quanto si pensi, tant’è che proprio in Umbria molte tra aziende e consorzi si stanno arricchendo di fatto sulla pelle dei morti prodotti dalle guerre. Condividiamo questo contributo del Laboratorio Politico Osa/VDL, sperando possa essere utile alle realtà che lottano contro questo sistema. Leggilo qui oppure scarica in pdf. LUmbriaVaAllaGuerra_Dossier_LaboratorioPoliticoOSAPerugiaDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Sport per la Legalità”: un campus in Sicilia, una classe disagiata in Lombardia e un obiettivo non dichiarato
Il documento Con nota prot. n. 38584 del 20 luglio 2026, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia ha diramato alle istituzioni scolastiche di secondo grado l’avviso per le candidature al progetto “Sport per la Legalità“. L’iniziativa nasce da un accordo di collaborazione tra Regione Lombardia, USR Lombardia e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, approvato dalla Giunta Regionale con DGR n. XII/6193 del 25 maggio 2026 e formalizzato con l’accordo prot. n. 37488 del 13 luglio 2026. Il progetto prevede un “Campus” di sei giorni (12-17 ottobre 2026) presso il Centro Sportivo della Polizia Penitenziaria di San Pietro Clarenza (CT), in modalità “live in”, rivolto a una singola classe (massimo 25-27 studenti, accompagnati da 2 docenti) di un istituto lombardo di secondo grado. Gli studenti e le studentesse selezionate praticheranno diverse discipline sportive sotto la guida di atlete e atleti del Gruppo Sportivo, alternando lezioni teoriche (nutrizione sportiva, psicologia dello sport, inclusione, più un ecc. di cui non si conosce il contenuto) a pratica “sul campo”. La selezione della classe partecipante avviene tramite una Commissione Giudicatrice che valuta prioritariamente situazioni di disagio sociale e culturale certificate dalla scuola, oltre alla partecipazione pregressa ai Giochi della Gioventù. Il progetto è dichiarato gratuito per l’istituto scolastico. Il testo si apre richiamando il ruolo della scuola come “baluardo fondamentale nella prevenzione sociale del disagio giovanile” e “centro di promozione culturale, relazionale e di cittadinanza attiva“, capace di fornire “gli strumenti idonei per una lettura critica della realtà“. È a partire da questa premessa dichiarata, messa a confronto con il dispositivo concreto proposto, che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sviluppa le osservazioni seguenti. 1. Il monopolio securitario sull’eccellenza sportiva italiana Il Centro Sportivo di San Pietro Clarenza ospita atlete e atleti del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, sezione sportiva del Corpo di Polizia Penitenziaria, costituita con decreto ministeriale del 25 luglio 1983 su iniziativa del magistrato Raffaele Condemi e del campione olimpico Pietro Mennea. Il gruppo conta oggi atlete e atleti di alto livello impegnati in oltre venti discipline, con un consistente medagliere internazionale e paralimpico. L’accesso al gruppo avviene tramite concorso pubblico riservato a sportivi di alto livello, che assicura loro un impiego stabile presso il Corpo, strutture di allenamento e tempo dedicato alla preparazione agonistica. Questo modello non è un’eccezione isolata, ma la regola nel sistema sportivo italiano d’élite. Accanto alle Fiamme Azzurre della Polizia Penitenziaria operano le Fiamme Oro (Polizia di Stato), le Fiamme Gialle (Guardia di Finanza), i gruppi sportivi di Esercito, Aeronautica, Marina, Carabinieri e Vigili del Fuoco. Per la maggior parte delle discipline olimpiche non professionistiche, il sostentamento economico dell’atleta italiano passa attraverso l’arruolamento in un corpo armato o di polizia, in assenza di un sistema strutturato di borse di studio, sponsorizzazioni private o modelli universitari alternativi come quelli in uso in altri contesti nazionali. Ne consegue che qualunque istituzione — anche una scuola — che intenda offrire ai propri studenti un “modello di eccellenza sportiva” si trova strutturalmente reindirizzata verso un’offerta incardinata in un corpo di polizia. La circolare USR Lombardia, in questo senso, rende visibile una condizione sistemica: in Italia, allo stato attuale, l’accesso a un contesto di alto livello sportivo tende a coincidere con l’appartenenza a un’istituzione armata. 2. L’incongruenza tra target dichiarato e dispositivo proposto Il testo della circolare dichiara un obiettivo di prevenzione del disagio giovanile attraverso “occasioni sistemiche di formazione” continuative. Il dispositivo concreto che viene proposto presenta, tuttavia, caratteristiche difficilmente compatibili con questa premessa: Continuità vs evento singolo: il Campus dura sei giorni, si svolge in trasferta e non risulta ripetibile nel corso dell’anno scolastico per la stessa classe. Il testo parla di “sistema”, ma  lo strumento proposto è un evento isolato. Distanza tra il contesto del disagio e la sede dell’intervento: la classe è selezionata sulla base di un disagio sociale e culturale radicato nel territorio lombardo. L’intervento si svolge però in una struttura di polizia in provincia di Catania, senza che il documento espliciti alcun nesso tra il contesto di provenienza degli studenti e la sede scelta. Nessun elemento del testo lega la scelta geografica a una specificità del progetto che non potrebbe essere replicata sul territorio di residenza. Assenza di un obiettivo pedagogico verificabile: La circolare elenca contenuti (nutrizione sportiva, sport e inclusione, psicologia dello sport, più un ecc. indefinito) ma non formula un obiettivo misurabile. Non si tratta di un percorso di orientamento professionale dichiarato — il testo non menziona in alcun punto la carriera nel Corpo come sbocco — né di un’educazione alla legalità in senso tecnico-giuridico, né di un programma sportivo continuativo. La formula “modello di organizzazione virtuosa e moltiplicatrice di valori” resta un enunciato  privo di traduzione operativa o di indicatori di verifica. Assenza di dati di costo e di impatto: il progetto è dichiarato gratuito per la scuola, ma il testo non fornisce alcuna indicazione sul costo complessivo dell’operazione — trasporto, vitto e alloggio per 25-27 studenti e 2 docenti per sei giorni, impiego di personale della Polizia Penitenziaria — né una previsione di valutazione d’impatto sul target dichiarato. Questa assenza è essa stessa un dato documentabile: la circolare non consente di stimare né il costo reale dell’iniziativa né la sua efficacia attesa né tantomeno a carico di chi sono i costi. 3. A chi va, effettivamente, la competenza sportiva accumulata in questi corpi Se l’obiettivo dichiarato riguardasse realmente la prevenzione del disagio attraverso lo sport, esisterebbe un termine di paragone naturale, interno allo stesso sistema penitenziario: l’impiego della professionalità delle atlete e degli atleti del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre a beneficio della popolazione detenuta. Questo canale esiste. Un protocollo d’intesa tra il DAP e la società pubblica Sport e Salute S.p.A. — sottoscritto nel 2021 dal Vice Capo del Dipartimento Roberto Tartaglia e dal Presidente di Sport e Salute Vito Cozzoli, e successivamente confluito in un nuovo protocollo tra Ministero della Giustizia e Ministro per lo Sport e i Giovani del 9 aprile 2024 — impegna l’amministrazione a implementare l’offerta trattamentale sportiva rivolta ai detenuti, individuando persone detenute disponibili a collaborare volontariamente (ai sensi dell’art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario) e impiegando a tal fine il personale tecnico del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre. Il protocollo del 2024 prevede inoltre l’attivazione di percorsi di formazione rivolti al personale sportivo, “sempre nell’ottica di un reinserimento sociale, per gli stessi detenuti adulti, minorenni e giovani adulti”. A livello ministeriale, il progetto “Sport di tutti – Carceri”, promosso dal Dipartimento per lo Sport in continuità dal 2024, si inserisce nello stesso protocollo tra Dipartimento per lo Sport, DAP e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, con l’obiettivo dichiarato di supportare associazioni e società sportive dilettantistiche ed enti del terzo settore per facilitare il recupero dei detenuti attraverso lo sport quale strumento educativo e di prevenzione del disagio sociale. Di questo canale, tuttavia, non vi è traccia nel progetto oggetto della circolare USR Lombardia: gli studenti coinvolti non incontrano persone detenute, non entrano in un istituto di pena, non assistono ad alcun percorso di reinserimento. Il “campo” resta quello sportivo del Centro Fiamme Azzurre — non quello penitenziario. Va inoltre rilevato un limite strutturale che riguarda il canale rivolto ai detenuti stesso: non esiste, allo stato attuale, un dato ufficiale sul numero di persone detenute effettivamente coinvolte in attività sportive.  Il rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione lo dichiara esplicitamente, definendo non ricostruibile un’analisi quantitativa della partecipazione sportiva in carcere, poiché i soli riferimenti disponibili sono aggregati statistici DAP che raramente specificano numeri per singola attività. Lo stesso rapporto segnala che, su 86 istituti visitati dall’Osservatorio, 22 risultano privi di spazi idonei alla pratica sportiva, e che la programmazione resta demandata alla capacità di ciascun istituto di costruire partnership locali, in assenza di prescrizioni esplicite su spazi o attrezzature. Il contrasto con altre voci del “trattamento” penitenziario è netto: per l’anno scolastico 2024/2025 il DAP rende noto un dato di 19.391 detenuti coinvolti in percorsi di istruzione di primo e secondo grado; per il 2025, 18.004 detenuti su 21.354 impegnati in attività lavorative alle dipendenze dell’amministrazione; 4.276 corsisti nei percorsi di formazione professionale. Lo sport resta l’unica voce del trattamento per cui il DAP non pubblica un dato comparabile di partecipazione. L’interlocutore scelto e l’assenza dell’alternativa territoriale Resta un’ultima domanda, che il testo della circolare non permette di sciogliere: perché l’interlocutore individuato per un intervento sul disagio sociale e culturale è specificamente la Polizia Penitenziaria, e non uno dei molti soggetti sportivi o educativi — società sportive dilettantistiche, CONI territoriale, enti del terzo settore, reti scolastiche locali — attivi sul territorio lombardo di provenienza degli studenti? La circolare non fornisce alcun criterio che giustifichi questa scelta specifica rispetto ad altre astrattamente disponibili: non emerge, dal testo, per quale ragione l’incontro con atlete e atleti di eccellenza debba avvenire necessariamente all’interno di una struttura del Corpo di Polizia Penitenziaria, piuttosto che, ad esempio, in un contesto sportivo civile di pari livello. A questa domanda se ne affianca una seconda, altrettanto priva di risposta nel documento: cosa viene proposto a questi stessi ragazzi, nel loro territorio di residenza, in termini di intervento continuativo sul disagio dichiarato come criterio di selezione? La circolare non menziona alcuna proposta strutturata — sportiva, educativa o sociale — che accompagni il rientro della classe dopo l’esperienza dei sei giorni in Sicilia, né alcun raccordo con servizi, associazioni o presidi già operanti sul territorio lombardo. Il Campus si presenta così come un episodio isolato, non ancorato a un prima né a un dopo: la scuola avanza la candidatura, la Commissione seleziona, gli studenti partono e tornano, senza che il testo preveda alcuna continuità né alcuna verifica di quanto accade una volta esaurita l’esperienza. Se il disagio sociale e culturale è il criterio di ammissione al progetto, la sua assenza di trattamento nel “durante” e nel “dopo” locale resta il vuoto più significativo dell’intero impianto. I tre elementi qui ricostruiti si compongono in un quadro coerente. Il progetto “Sport per la Legalità” mobilita una risorsa — l’eccellenza sportiva del Gruppo Fiamme Azzurre — che nel sistema sportivo italiano è per definizione incardinata in un corpo di polizia, e la indirizza verso un pubblico selezionato per fragilità sociale, sottraendola a un possibile impiego nei confronti della popolazione detenuta, per il quale esiste un canale istituzionale riconosciuto ma di dimensione ed esito non misurabili. Al tempo stesso, la circolare non definisce, in alcun punto del testo, quale sia l’obiettivo pedagogico verificabile dell’esperienza proposta agli studenti, né i suoi costi, né i criteri di valutazione del risultato. Ne risulta un dispositivo che si presenta nel linguaggio della prevenzione del disagio, ma che nella sua articolazione concreta assomiglia più a un’esperienza di socializzazione al corpo — in senso letterale e istituzionale — della Polizia Penitenziaria, che a un intervento strutturato sul disagio sociale e culturale dichiarato come criterio di selezione. *Fonte primaria: nota USR Lombardia prot. n. 38584 del 20 luglio 2026, “Progetto Regionale Sport per la Legalità”.* Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle universtià -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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La cybersicurezza e i decreti legislativi che accrescono gli organici dell’esercito italiano
L’azione  del Governo Meloni nel campo della difesa è innegabile, dall’aumento delle spese militari all’acquisto di nuovi e moderni sistemi di arma fino a una incessante opera di militarizzazione del corpo sociale. Sarebbe lunga la lista delle iniziative solo intraprese negli ultimi mesi, valga per tutte la riforma complessiva delle Forze Armate, da cui scaturirà l’aumento degli organici militari fino  all’istituzione di nuovi corpi di riserva. Dopo l’esercito di professionisti la guerra in Ucraina detta le linee guida imponendo non solo l’aumento degli effettivi ma anche un’architettura militare ripensata e strutturata per la guerra informatica e i conflitti cosiddetti non convenzionali. Nel recente passato avevamo scritto a proposito del primo aspetto,[1] mentre ora andremo a commentare il secondo. Ma andiamo con ordine non prima di avere sintetizzato in una scheda i provvedimenti recenti che vanno a incidere sulla nuova impalcatura delle Forze armate. E’ sempre bene consultare le fonti ed averle a disposizioni per verificare la correttezza delle citazioni e delle analisi effettuate ALCUNI DEI PROVVEDIMENTI CHE INTRODUCONO MODIFICHE SULL’ORDINAMENTO DELLE FORZE ARMATE – ANNO 2026 * D. Lgs. 58/2026, approvato, comporta l’assunzione di nuovi graduati nell’Esercito; * L. 48/2026, art. 3, approvato, comporta una delega al Governo per la razionalizzazione e semplificazione della normativa riguardante il corpo militare; * Schema di DdL recante Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare, non depositato in Parlamento ma pubblicato sotto forma di Schema di DdL, riguarda l’ampliamento dell’organico e l’istituzione di corpi di riserva dell’Esercito; * Cd. “DdL di revisione dello strumento militare”, non depositato in Parlamento e non pubblicato nemmeno sotto forma di Schema di DdL, concerne l’ampliamento dell’organico delle Forze Armate. Nel febbraio 2026,  presso lo Stato Maggiore della Difesa è stato presentato “il nuovo modello di riorganizzazione delle Forze Armate, che costituirà la base del disegno di legge di revisione dello strumento militare”.[2] Il Disegno di Legge è in attesa di essere approvato dal Parlamento. A conferma che su questo modello non ci sono posizioni univoche e alcune correzioni saranno portate in corso d’opera guardando agli sviluppi bellici, alle indicazioni Nato e Ue e anche agli equilibri da mantenere nei vari ambiti, la diffusione di  un secondo Schema di Disegno di Legge,[3] ad oggi in fase preparatoria e riguardante l’ampliamento dell’organico delle Forze Armate, nella misura di un 20/25% complessivo (40.000 unità). Si tratta quindi di due iter normativi distinti che, tuttavia, vanno a intervenire sul medesimo tema. Esiste poi un terzo provvedimento: il D. Lgs. 58/2026, già divenuto Legge, che in sostanza consente l’assunzione di nuovi graduati nell’Esercito pur restando dentro la precedente cornice legislativa, senza aumentare  l’organico complessivo delle Forze Armate come invece viene richiesto dalla Nato e dal Ministero della Difesa. La ragione di questa frammentazione normativa ? Esistono grandi  divergenze, interne al Governo, sulla questione della cyber sicurezza. Lo Schema di DdL prima citato, non per nulla, in una versione preliminare circolata prima di giugno conteneva profonde modifiche legislative sul tema della difesa informatica: fra tutte spiccava l’istituzione di un ‘Comando interforze Cyber Intel’ per la guerra cybernetica alle dirette dipendenze del Ministero della Difesa. Come detto, nella nuova versione del documento sono scomparsi tutti i riferimenti alla guerra informatica, anche se il Governo manterrebbe la Delega per poter legiferare autonomamente sul tema senza l’approvazione del Parlamento.[4] Alle basi di questo scontro interno alla maggioranza vi è tuttavia  un’ambiguità di fondo o se preferiamo un tema rilevante che suggerisce soluzioni differenti e tali da dividere anche i legislatori. La normativa attuale, infatti, non riesce ad attribuire correttamente e chiaramente le competenze sulla cyber sicurezza: da un lato abbiamo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), istituita col D. L. 82/2021 e dipendente dalla Presidenza del Consiglio,[5] mentre dall’altro troviamo i casi di guerra cibernetica relativi alla ‘difesa dello Stato’, che sono di competenza del Ministero della Difesa. Il citato Decreto Legge, ad esempio, stabilisce che l’ACN sia “autorità per la gestione delle crisi informatiche relative alla resilienza delle reti informatiche”,[6] mentre il D. Lgs. 138/2024 dice che “per la parte relativa alla resilienza nazionale [è competente] l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale [, mentre] per la parte relativa alla difesa dello Stato, il Ministero della difesa”; entrambi gli organismi, inoltre, sono considerati “Autorità nazionali responsabili della gestione degli incidenti e delle crisi di cybersicurezza su vasta scala”.[7] Si consideri che per “resilienza nazionale” la legislazione intende un “pregiudizio per la sicurezza nazionale, danno o pericolo di danno all’indipendenza, all’integrità o alla sicurezza della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento, ovvero agli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia”.[8] Dov’è la differenza col concetto di “difesa dello Stato”? La attuale normativa non precisa se la cyber sicurezza sia da considerare un tema prevalentemente civile oppure prettamente militare, perché i contorni dei due ambiti sono molto sfumati e parzialmente coincidenti. Secondo alcuni commentatori specializzati[9] lo scontro in atto si starebbe verificando prevalentemente fra il Ministro Crosetto, che rappresenta gli interessi della Difesa e dei Servizi Segreti (è coinvolto, in particolare, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), e Alfredo Mantovano, Segretario del Consiglio dei Ministri e legato all’ACN, che pur essendo anch’egli vicino ai Servizi vorrebbe mantenere la cyber sicurezza all’interno della cornice civile. La visione di Crosetto è chiara: “la sicurezza deve (…) essere concepita in senso ampio, estesa all’energia, al digitale, alle catene di approvvigionamento, alla resilienza industriale e alla tenuta della società e delle Istituzioni democratiche»”.[10] Secondo lui, “Il Dicastero dovrà quindi individuare e presidiare lo spazio cyber di interesse Nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato, inteso come un vero e proprio ‘campo di operazioni’ nel quale operare senza soluzione di continuità per l’assolvimento dei propri compiti istituzionali. A questo scopo, dovrà essere sviluppata un’Arma Cyber dotata di strumenti operativi efficaci e capace di operare con continuità lungo l’intero spettro delle minacce. Essa dovrà integrare professionalità militari e competenze specialistiche provenienti dal mondo civile, valorizzando progressivamente anche il contributo della Riserva [che si vuole istituire con il DdL precedentemente citato]”.[11] Diversi elementi ci inducono a pensare che prevarrà la lettura e la posizione di  Guido Crosetto.  Ricordiamo la foto del Ministro assieme all’allora Presidente dell’ACN Bruno Frattasi dell’estate 2024, scattata durante una convention di Fratelli d’Italia e non a caso molto commentata. LA SITUAZIONE ALLO STATO ATTUALE DELLA LEGISLAZIONE Per come è definito dalla Legge, il concetto di cyber sicurezza comprende sia la resilienza, la disponibilità, la confidenzialità e l’integrità di reti, sistemi informativi, servizi informatici e comunicazioni elettroniche, che la difesa da minacce esterne agli stessi.[12] Il problema è che nella pratica i due campi non possono essere realmente distinti – né a livello concettuale né, tantomeno, in ambito operativo per la configurazione delle risposte alle minacce. Nei testi di Legge riguardanti l’ACN si trovano riferimenti al concetto di ‘difesa civile’,[13] ma di certo non sono sufficienti fermo restando che ragionare attorno alla difesa civile con le stesse categorie degli anni ottanta (ai tempi della obiezioni di coscienza e in contesti storici ed economici diversissimi da quelli odierni) sarebbe non solo errato ma anche avulso dalla realtà (40 anni fa non si parlava di tecnologie duali, non esisteva l’odierno processo di militarizzazione e per fare un esempio la produzione militare di alcuni grandi imprese allora pubbliche era assai più contenuta di quella dei nostri giorni) Il controllo militare della cyber sicurezza avrebbe un grande impatto su alcuni temi, quali la condivisione delle informazioni e la pianificazione democratica delle risposte da attuare. Non dimentichiamo infatti che proprio legislazione attuale prescrive come la notifica di incidenti “aventi impatto su reti, sistemi informativi e servizi informatici” vada fatta all’ACN, anche se l’apparato militare è esente dall’obbligo.[14] Pure i meccanismi e le procedure – relative allo spazio cyber – per la raccolta dati, il monitoraggio, il controllo, le procedure di verifica e via dicendo sono teoricamente in capo all’ACN, tranne che per le azioni svolte dal comparto militare.[15] Sul piano istituzionale le autorità competenti coordinate dall’ACN sono la Presidenza del Consiglio e tutti i Ministeri – ad esclusione di quello della Difesa, che lavora ‘in proprio’. Sul piano del finanziamento per la guerra informatica, inoltre, il Ministero della Difesa gode di fondi separati[16] che, a differenza di quelli assegnati agli altri Ministeri, non sono soggetti al controllo dell’ACN. Quest’ultima gestisce il Fondo per l’attuazione della Strategia nazionale di cybersicurezza e il Fondo per la gestione della cybersicurezza e ne propone la ripartizione fra i Ministeri al Presidente del Consiglio, verificandone poi le modalità di impiego.[17] Esiste, infine, un piano nazionale di risposta agli incidenti e alle crisi informatiche su vasta scala, che viene aggiornato al massimo ogni tre anni. Questo però è escluso dall’accesso e non soggetto a pubblicazione, ossia è segreto.[18]  Di conseguenza non è lecito conoscere sino in fondo i rapporti di forza tra la componente “civile” e quella “militare” per la gestione della cyber sicurezza. In conclusione, il rischio a cui andiamo incontro è che l’ACN sia progressivamente svuotata di contenuto e competenze, che passerebbero invece direttamente alla  Difesa. Ricordiamo anche che quest’ultima non è soggetta a obblighi di legge nemmeno per quanto concerne l’utilizzo di tecnologie IA, sulla base sia della normativa nazionale che europea,[19] e che gode di una relativa (per ora) autonomia dai processi democratici decisionali e di controllo. Da qui un passaggio di competenze al settore militare dovrebbe indurre a qualche domanda sulla democrazia nel nostro paese sempre che il tema goda della attenzione dovuta e auspicabile. La cyber sicurezza rientra nell’ampio campo di applicazione delle tecnologie duali (cioè a uso sia civile che militare) e quindi l’ambiguità normativa di cui abbiamo parlato non riguarda solo la risposta alle minacce ma la costituzione stesso di uno spazio di sicurezza informatico. L’intenzione del Governo è di foraggiare il mercato e attrarre investimenti creando domanda proprio a partire dalla riduzione dei vincoli d’impiego di tali tecnologie (non per niente le imprese sono chiamate a partecipare alla costruzione della cosiddetta ‘resilienza cyber’ anche all’interno dei testi di Legge citati finora, sul modello statunitense). Si va alimentando in tal modo un circolo (vizioso?) per cui le tecnologie militari vengono trasmesse alla sfera civile, sviluppandosi e diffondendosi, e viceversa. Pertanto, nella narrazione dominante ogni freno alla libera applicazione delle tecnologie dual-use diventa un sabotaggio delle filiere economiche – tant’è che il Governo ha recentemente polemizzato con l’Unione Europea[20] a proposito della possibilità di utilizzare il riconoscimento biometrico delle persone per operazioni di Polizia, che dall’AI Act europeo non è concessa, proprio su questa base. E qualunque iniziativa di boicottaggio  universitario o di semplice critiche alla ricerca duale potrebbe divenire pretesto di ulteriori campagne repressive subordinando il sapere e la ricerca agli interessi economici e militari, impedendo di fatto prese di posizioni contrarie all’utilizzo degli atenei per finalità di guerra.  Emiliano Gentili, Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Note:  [1] Cfr. E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Prosegue la riforma militare: nuovi corpi e una delega al Governo, 27 Giugno 2026, https://www.lordinenuovo.it/2026/06/27/prosegue-la-riforma-militare-nuovi-corpi-e-una-delega-al-governo/. [2] Ministero della Difesa, DDL riforma Difesa: presentato al Ministro il nuovo modello di riorganizzazione delle Forze Armate, 16 Febbraio 2026, https://www.difesa.it/primopiano/ddl-riforma-difesa-presentato-al-ministro-il-nuovo-modello-di-riorganizzazione-delle-forze-armate/89243.html. [3] Schema di Disegno di Legge recante “Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare”. [4] I decreti legge prevedono solo pareri consultivi forniti dalle commissioni parlamentari competenti e il Governo può utilizzarli per riformare le Forze Armate a causa della L. 244/2012. [5] D. L. 82/2021, art. 2, c. 1. [6] D. L. 82/2021, art. 7, c. 2. [7] D. Lgs. 138/2024, art. 2, c. 1, lett. “g”. [8] DPCM 131/2020, art. 1, c. 1, lett. “f”. [9] Cfr. L. Varriale, ACN verso lo svuotamento: la cybersicurezza passa alla Difesa?, 23 Giugno 2026, https://www.matricedigitale.it/2026/06/23/riforma-cyber-acn-difesa-dis-servizi-militari/. [10] G. Crosetto, Atto di indirizzo del Ministro della Difesa 2026, 9 Luglio 2026, p. 10. [11] Ivi, p. 29. [12] Cfr. D. L. 82/2021, art. 1, c. 1, lett. “a”. [13] Cfr. D. L. 82/2021, art. 9. [14] L. 90/2024, art. 1. [15] L. 90/2024, art. 8. [16] L’art. 35-bis, comma 2, del D.L. 7 maggio 2024, n. 60, convertito dalla L. 95/2024, ha istituito nello stato di previsione del Ministero della Difesa un: «fondo per il potenziamento delle capacità di cybersicurezza e delle tecnologie satellitari». Vi sono inoltre una componente molto significativa del PNRR – Missione 1, Componente 1, Investimento 1.5 “Cybersecurity” e altri fondi assegnati dall’ACN al Mef che possono essere in parte stati destinati al Ministero della Difesa in quanto soggetto attuatore di singoli investimenti. [17] Cfr. L. 197/2022, art. 1, cc. 899, 900 e 901. [18] Cfr. D. Lgs. 138/2024, art. 13, cc. 3 e 5. [19] Cfr. AI Act, art. 2, c. 3: «Il presente regolamento non si applica ai sistemi di IA sviluppati o usati per scopi esclusivamente militari». [20] Cfr. Redazione politica de il Fatto Quotidiano, Slitta il voto sul riconoscimento facciale con l’IA. Bruxelles: “Norma Ue vieta la sorveglianza negli spazi accessibili al pubblico”, «il Fatto Quotidiano», 30 Luglio 2026. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Iglesias, il Comune propone il nuovo PUC: speculazione edilizia e industria militare
AUMENTO FORSENNATO DI VOLUMETRIE EDIFICABILI LUNGO COSTA E IN CAMPAGNA, ETTARI PER NUOVI CENTRI COMMERCIALI, E ISTITUZIONE DI UNA ZONA INDUSTRIALE IN AREA SAN MARCO, A RIDOSSO – E A BENEFICIO – DELL’RWM E DEL SUO POSSIBILE INDOTTO. Con vent’anni di ritardo il comune di Iglesias si dà una scossa per il Piano Urbanistico Comunale in tardiva ottemperanza col Piano Paesistico Regionale pubblicato nel 2006, ma l’elaborato approvato dal Consiglio comunale lo scorso giugno 2026 riporta una quantità di criticità e aspetti squalificanti – cartografie non aggiornate, incoerenze di calcolo, mancata attuazione della normativa urbanistica di riferimento a partire dal PPR, previsioni inattendibili come quella sulla crescita demografica (laddove la diminuzione della popolazione è purtroppo una tendenza consolidata dadecenni). A improbabili previsioni demografiche corrisponde nella proposta di PUC la disposizione di ampie zone di espansione residenziale senza neanche mettere in conto il recupero del patrimonio edilizio esistente in città, in contrasto con le disposizioni del PPR. Pur essendo Iglesias dotata in eccesso di centri commerciali, 10.000 mq sono messi a disposizione per nuove strutture di vendita. Stessa destinazione avrà la zona irrigua e coltivata ad orti tra la circonvallazione SS130, la ferrovia e la rampa per entrare a Iglesias venendo da Cagliari. Saranno altri 17.000 mq per nuovi grandi insediamenti commerciali e artigianali. Non solo la città, ma anche le campagne e le coste nelle previsioni del PUC stanno nell’ottica di un’ulteriore cementificazione. Campagne nelle vicinanze della città gravate da un certo abusivismo edilizio vengono “risanate” in zone C2 con un indice territoriale per volumi in gran parte residenziali doppio o più che doppio rispetto all’indice territoriale che avevano per sole installazioni funzionali all’attività agricola.      Le zone costiere vedono notevoli incrementi della volumetria edificabile a fini turistici (36.000 mc) distribuiti su tre aree costiere tra Nebida e Masua, zone soggette a tutela perché inserite nella Rete Natura 2000.  Tale previsione non tiene conto delle opere ricettive già presenti, e neanche dell’effettiva fruibilità della costa che in vari tratti si presenta alta, rocciosa e inaccessibile.  Tra gli “insediamenti produttivi” sono inserite le zone D6 – discariche industriali – in corrispondenza dell’area occupata dalla discarica di Genna Luas in cui vengono conferiti i residui di lavorazione della Portovesme Srl. Manca però la necessaria valutazione dell’inquinamento causato dal percolato contaminato da metalli pesanti che fuoriesce dalla discarica a causa del cattivo funzionamento dell’impianto, e manca la previsione di una fascia di rispetto intorno alla discarica i cui reflui tendono a compromettere il terreno e i corsi d’acqua circostanti. Infatti il PUC inspiegabilmente cancella la fascia di salvaguardia H1 prevista nel vecchio Piano regolatore generale creando una situazione di ulteriore pericolo. Un aspetto particolarmente eclatante è l’allocazione delle nuove aree di sviluppo industriale D1.b che vengono situate nei terreni a nord e a sud dello stabilimento RWM, isola amministrativa di San Marco, in quella che è attualmente una “zona bianca”, priva cioè di destinazione d’uso e in cui la RWM ha rilevato uno stabilimento che produceva esplosivi per miniera trasformandolo in una fabbrica d’armi. Spinta dai grandi profitti realizzati dalla vendita di bombe MK alla coalizione saudita in guerra contro lo Yemen, la RWM ha abusivamente realizzato (2021) un ampliamento di strutture e linee di produzione, e solo dopo due condanne in Consiglio di Stato, si è supportata con uno studio di Valutazione di impatto ambientale che è adesso oggetto di contenzioso presso il TAR della Sardegna. L’area dello stabilimento RWM e le zone adiacenti che il PUC vorrebbe dedicare allo sviluppo industriale per circa 34 ettari, si trovano alle pendici del monte Linas Marganai, ambiente di notevole pregio naturalistico, inserito tra i siti di Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione (ZSC ITB041111) che attualmente risente della vicinanza con la fabbrica di bombe (si consideri anche solo il campo prove per ordigni esplosivi che raggiunge rumori sino a 118,5 decibel, secondo i rilievi ARPAS) – e la situazione non potrebbe che peggiorare se la zona subisse un ulteriore incentivo all’industrializzazione. Incentivo che andrebbe certamente all’indotto dell’industria bellica RWM in fase di controversa espansione. Per ora non viene riportata la richiesta di alcuna nuova attività in quest’area (Rapporto CRES 2025). Intanto la situazione dello stabilimento rimane precaria sul piano della sicurezza idrogeologica, in quanto la sua area è attraversata da un fiume (il rio Figu e affluenti) a carattere torrentizio ad alto rischio di esondazione, e le nuove strutture – abusive – sono costruite sulla fascia di rispetto del fiume (150 metri da ogni sponda).       Queste sono solo le motivazioni più eclatanti tra quelle che hanno portato varie organizzazioni ambientaliste e pacifiste (Italia Nostra, Comitato per la Riconversione dell’RWM, Collettivo Malarittas, di Iglesias) a depositare dettagliate Osservazioni tecniche contro questo PUC, chiedendo all’amministrazione comunale di non procedere all’approvazione definitiva del Piano, ma di coinvolgere la cittadinanza per un piano urbanistico radicalmente modificato secondo il reale fabbisogno abitativo della comunità, i principi di sostenibilità ambientale, la corretta pianificazione del territorio e dei suoi bisogni. Nel frattempo si terranno incontri pubblici cittadini, il primo è fissato per il 27 agosto, in cui si diffonderà informazione sul PUC e le conseguenze che ne dipendono per tutta la città e il suo territorio. Osservatorio  contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari Elaborati del PUC – Comune di Iglesias: https://www.comune.iglesias.ca.it/it/amministrazione/voci-correlate/amministrazione-trasparente-00001/pianificazione-e-governo-del-territorio/piano-urbanistico-comunale/index.html. Osservazioni depositate da Italia Nostra https://mega.nz/file/PllgmYKC#RkdJsirkjvItZL9db4LocAvOi9GViwetz0ucUMDlPoI. Osservazioni depositate dal Comitato per la riconversione dell’RWM – Warfree: https://drive.google.com/file/d/179b8FGcueg3BZkExxJGm4J59cRaSyA2H/view?usp=sharing. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Polizia e repressione preventiva: La Polizia ibrida di Vincenzo Scalia
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università ci teniamo a condividere il contenuto dell’articolo La polizia ibrida, scritto da Vincenzo Scalia e pubblicato il 15 luglio 2026 su www.umanitàpenalita.org. L’autore approfondisce il legame molto stretto tra le forze dell’ordine e la politica: spesso sono impegnate a difendere la stabilità dei governi piuttosto che a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Non è difficile capire il perché della percezione negativa diffusa nei confronti delle forze dell’ordine. Questa percezione è anche dovuta all’aumento dei poteri delle forze dell’ordine e alla difesa acritica del loro operato da parte dell’attuale governo. Scalia scrive di come la strategia attuata sia quella della repressione preventiva: ovvero la messa in atto, da parte del governo, di politiche finalizzate a mantenere l’ordine pubblico e a reprimere le soggettività che mettono in discussione l’ordine neoliberale, preoccupati di una loro diffusione all’interno della società. La repressione preventiva si articola su tre piani: * l’aumento dei poteri delle forze di polizia attraverso la preponderanza dell’esecutivo; * la militarizzazione del territorio; * la criminalizzazione del dissenso, a partire dalla costruzione e dalla messa in circolazione di rappresentazioni fondate sulla contrapposizione bellica. Questa strategia è chiara se si tengono in considerazione le recenti chiusure degli storici centri sociali Leoncavallo di Milano e Askatasuna di Torino; i nuovi pacchetti sicurezza; il crescente presidio da parte delle forze dell’ordine nelle stazioni, negli aeroporti e nelle strade. Tuttavia, la militarizzazione del territorio sarebbe inefficace senza il sostegno di un robusto apparato legislativo improntato alla repressione. Sin dai primi giorni del suo insediamento, con il varo della cosiddetta “legge anti-rave” (l. 30 dicembre 2022, n. 199), il governo Meloni ha puntato a criminalizzare, in nome dell’incolumità pubblica, le aggregazioni spontanee. Il numero iniziale di venti persone è stato in seguito elevato a cinquanta. Il governo, inoltre, ha istituito le zone rosse, con accesso regolamentato secondo la discrezionalità delle forze dell’ordine, che selezionano le persone potenzialmente pericolose. Il testo di Scalia è esemplificativo di quello che stiamo vivendo con il caso di Fakir. A Bologna, due agenti di polizia sono indagati di omicidio colposo in relazione alla morte di Abderrahim Fakir. Il fatto è successo nel quartiere Pilastro, un quartiere cosiddetto “difficile”, dove da tempo gli abitanti si lamentano della crescente militarizzazione del territorio, con un aumento delle forze dell’ordine. Il caso di Fakir quindi entra in un contesto più ampio di tensioni tra abitanti e forze dell’ordine, che si è manifestato anche negli scontri a seguito della protesta contro la costruzione del museo per bambini nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alla Festa di Radio Onda d’Urto (BS), dibattito sulla scuola in ricordo di Renata De Marco
VENERDÌ 21 AGOSTO, ORE 19.00 FESTA DI RADIO ONDA D’URTO, VIA SERENISSIMA, BRESCIA Venerdì 21 agosto allo Spazio Dibattiti della festa di Radio Onda d’Urto, in memoria di Renata De Marco, si terrà il dibattito “Lo stato della scuola pubblica. Militarismo, aziendalizzazione e controllo dei corpi” fra Educare alle Differenze, Cattive Maestre, Marco Meotto, insegnante portavoce del movimento contro la riforma dei tecnici, e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Renata De Marco è stata un’insegnante di filosofia che è venuta a mancare ad aprile di quest’anno. Storica militante bresciana, comunista, femminista, transfemminista e compagna dei Cobas Scuola, Renata ha sempre partecipato e sostenuto più e più lotte dentro e fuori la scuola. Alle 19.00 ci sarà un omaggio in suo ricordo con microfono aperto alle realtà con cui ha condiviso esperienze di lotta. A seguire, il dibattito. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gioia del Colle e il 36° Stormo nel Baltico: una riflessione sulla necessità di trasparenza e dialogo diplomatico
COMUNICATO STAMPA L’abbattimento di un drone avvenuto lo scorso 14 agosto nei cieli della Lettonia da parte di un Eurofighter del 36° Stormo di Gioia del Colle richiama l’attenzione del territorio sul diretto coinvolgimento della nostra comunità nelle dinamiche operative internazionali. Di fronte al moltiplicarsi degli episodi di tensione sul versante nord-orientale europeo, il Comitato cittadino per la Pace di Gioia del Colle intende condividere una riflessione sul valore della trasparenza informativa e sulla centralità della via diplomatica.   La quotidiana convivenza tra la cittadinanza e la base militare locale richiede una costante attenzione alla chiarezza. L’informazione trasparente è il primo presupposto per garantire tranquillità, consapevolezza e coesione sociale. È indispensabile che la cittadinanza sia resa edotta sullo stato delle operazioni in corso e sul quadro di sicurezza locale, superando qualsiasi ombra di reticenza o sottovalutazione. Trasparenza significa anche verificare ed esplicitare l’adeguatezza delle pianificazioni civili di sicurezza, prevenzione e risposta alle emergenze, previste per il nostro Comune e quelli limitrofi in relazione al contesto internazionale. Il Comitato cittadino per la Pace, e le sigle aderenti a questo comunicato, ribadisce con forza che l’unica strada per garantire la sicurezza del nostro Paese e della comunità locale passa attraverso il disinnesco delle tensioni e il ripristino immediato dei canali negoziali. L’appello si rivolge alla coscienza civica e istituzionale: non si può assistere in modo inerte all’innalzamento dello scontro armato. Occorre una presa di posizione ferma e coraggiosa da parte di tutti i soggetti istituzionali affinché la via diplomatica prevalga incondizionatamente sulle logiche di potenza e di riarmo.  GIOIA DEL COLLE (BA), 18 agosto 2026 Il Comitato cittadino per la Pace di Gioia del Colle,  con l’adesione di: * Associazione delle Chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata * ANPI Puglia * ARCI Puglia * Casa del Popolo Bari * Centro Studi Torre di Nebbia * CGIL Bari * COBAS Puglia * Comitato Art. 11 L’Italia ripudia la guerra * Comitato contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la pace di Brindisi * Il Venerdì Libertario * Movimento Nonviolento Puglia * Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università * PeaceLink Lecce * Punti Pace Pax Christi Puglia * Rete dei Comitati per la Pace di Puglia * Rete Puglia * Risorgimento Socialista Puglia * UDS Bari * UDS Puglia * UDU Bari * USB Confederazione Puglia * Zona Franka -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente