Tag - polizia

Stop polizia! Assemblea al Parco della Zucca
Mercoledì sera al Parco della Zucca, durante il festival indipendente Isola Verde, due camionette e diverse auto della polizia hanno bloccato le uscite e proceduto a un controllo a tappeto del parco, chiedendo i documenti a tutte e tutti. Un intervento che ha spaventato famiglie, bambine e bambini e una […] L'articolo Stop polizia! Assemblea al Parco della Zucca su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Bologna. La polizia invade il Festival alla Bolognina alla vigilia del convegno sulla repressione
Con una singolare ma inquietante coincidenza, ieri sera a Bologna per quasi due ore si è svolto un “anomalo” controllo di polizia al Parco della Zucca con decine di agenti, camionette e cani antidroga, che ha interrotto le attività del festival Isola Verde in corso da giorni e i giochi […] L'articolo Bologna. La polizia invade il Festival alla Bolognina alla vigilia del convegno sulla repressione su Contropiano.
September 3, 2026
Contropiano
Le forze dell’ordine “invadono” l’isola verde in Bolognina
Ieri sera per quasi due ore si è svolto un controllo di polizia al Parco della Zucca con decine di agenti, camionette e cani antidroga, che ha interrotto le attività del festival Isola Verde e i giochi dei bambini, identificando molti dei presenti. Questa è un’ennesima dimostrazione della logica di […] L'articolo Le forze dell’ordine “invadono” l’isola verde in Bolognina su Contropiano.
September 3, 2026
Contropiano
Polizia e repressione preventiva: La Polizia ibrida di Vincenzo Scalia
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università ci teniamo a condividere il contenuto dell’articolo La polizia ibrida, scritto da Vincenzo Scalia e pubblicato il 15 luglio 2026 su www.umanitàpenalita.org. L’autore approfondisce il legame molto stretto tra le forze dell’ordine e la politica: spesso sono impegnate a difendere la stabilità dei governi piuttosto che a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Non è difficile capire il perché della percezione negativa diffusa nei confronti delle forze dell’ordine. Questa percezione è anche dovuta all’aumento dei poteri delle forze dell’ordine e alla difesa acritica del loro operato da parte dell’attuale governo. Scalia scrive di come la strategia attuata sia quella della repressione preventiva: ovvero la messa in atto, da parte del governo, di politiche finalizzate a mantenere l’ordine pubblico e a reprimere le soggettività che mettono in discussione l’ordine neoliberale, preoccupati di una loro diffusione all’interno della società. La repressione preventiva si articola su tre piani: * l’aumento dei poteri delle forze di polizia attraverso la preponderanza dell’esecutivo; * la militarizzazione del territorio; * la criminalizzazione del dissenso, a partire dalla costruzione e dalla messa in circolazione di rappresentazioni fondate sulla contrapposizione bellica. Questa strategia è chiara se si tengono in considerazione le recenti chiusure degli storici centri sociali Leoncavallo di Milano e Askatasuna di Torino; i nuovi pacchetti sicurezza; il crescente presidio da parte delle forze dell’ordine nelle stazioni, negli aeroporti e nelle strade. Tuttavia, la militarizzazione del territorio sarebbe inefficace senza il sostegno di un robusto apparato legislativo improntato alla repressione. Sin dai primi giorni del suo insediamento, con il varo della cosiddetta “legge anti-rave” (l. 30 dicembre 2022, n. 199), il governo Meloni ha puntato a criminalizzare, in nome dell’incolumità pubblica, le aggregazioni spontanee. Il numero iniziale di venti persone è stato in seguito elevato a cinquanta. Il governo, inoltre, ha istituito le zone rosse, con accesso regolamentato secondo la discrezionalità delle forze dell’ordine, che selezionano le persone potenzialmente pericolose. Il testo di Scalia è esemplificativo di quello che stiamo vivendo con il caso di Fakir. A Bologna, due agenti di polizia sono indagati di omicidio colposo in relazione alla morte di Abderrahim Fakir. Il fatto è successo nel quartiere Pilastro, un quartiere cosiddetto “difficile”, dove da tempo gli abitanti si lamentano della crescente militarizzazione del territorio, con un aumento delle forze dell’ordine. Il caso di Fakir quindi entra in un contesto più ampio di tensioni tra abitanti e forze dell’ordine, che si è manifestato anche negli scontri a seguito della protesta contro la costruzione del museo per bambini nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’azienda orwelliana dietro i nuovi guanti a scossa elettrica dell’ICE
Nel 2022, il vicecapo Adam Glueck, del dipartimento di polizia di Cape Girardeau, nel Missouri sud-orientale, acquistò guanti a scossa elettrica per i suoi agenti dopo averli scoperti in una fiera. E i suoi dipendenti, disse, non ne avevano mai abbastanza. “Se in questo momento provassi a togliere i guanti […] L'articolo L’azienda orwelliana dietro i nuovi guanti a scossa elettrica dell’ICE su Contropiano.
August 17, 2026
Contropiano
Il ministro delle fandonie
di Salvatore Turi Palidda Il Dossier Viminale celebra il calo dei reati e l’efficienza delle polizie, ma i numeri raccontano soprattutto milioni di controlli, stranieri colpiti in modo sproporzionato e …
BULGARIA: TORTURATI RICHIEDENTI ASILO NEL CENTRO DI DETENZIONE DI PASTROGOR. LA DENUNCIA DEL COLLETTIVO ROTTE BALCANICHE
“Violenze normalizzate” dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Lo testimoniano compagne e compagni del Collettivo Rotte Balcaniche presenti in Bulgaria il 26 luglio, quando è scoppiata una rivolta nel lager per migranti di Pastrogor, nei pressi della frontiera turco-greco-bulgara. “Dopo settimane di mobilitazione delle persone in movimento contro la privazione della loro libertà (…) le telecamere di sorveglianza sono state spente e i detenuti sono stati picchiati e torturati”, scrive il Collettivo in un comunicato diffuso in italiano, inglese, greco e bulgaro. Attiviste e attivisti erano in presidio davanti al centro e hanno raccolto le testimonianze dirette dei pochi detenuti che ancora possiedono uno smartphone: “le persone hanno iniziato a scandire slogan come Libertà, Hurriya e Open camp! Open camp!, riunendosi gioiosamente, mentre all’esterno del centro di detenzione il Collettivo Rotte Balcaniche portava un saluto solidale. Contemporaneamente, alcune persone hanno tentato di evadere”. Poco dopo è arrivato il durissimo intervento della polizia che “con il volto coperto da passamontagna ha picchiato brutalmente i prigionieri in un evidente atto di rappresaglia”. Ancora più grave la presenza di minori, che non dovrebbero trovarsi in un centro chiuso. Prima della dura repressione della polizia, i richiedenti asilo erano mobilitati da settimane. Protestavano “collettivamente contro la loro detenzione. Molti di loro hanno partecipato a uno sciopero della fame, rifiutando il cibo immangiabile fornito dall’Agenzia statale per i rifugiati. Alcuni hanno organizzato diverse contestazioni”. Si tratta di un esempio di come un centro per migranti, aperto nel 2012 come centro di accoglienza e poi diventato un centro chiuso per richiedenti asilo, stia diventando un esperimento delle nuove leggi contenute nel Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Abbiamo approfondito la vicenda con Lotti e Cami del Collettivo Rotte Balcaniche, che il 26 luglio erano presenti in presidio fuori dal campo di Pastrogor. Ascolta o scarica Il comunicato stampa inviato in redazione dal Collettivo Rotte Balcaniche.  Una rivolta delle persone in movimento detenute in base al nuovo Patto europeo è stata brutalmente repressa dalla polizia bulgara. Nel centro di detenzione di Pastrogor, dopo settimane di mobilitazione delle persone in movimento contro la privazione della loro libertà, la repressione della polizia è ulteriormente aumentata domenica 26 luglio: le telecamere di sorveglianza sono state spente e i detenuti sono stati picchiati e torturati. Questo attacco rappresenta l’ennesimo esempio della violenza di Stato alle frontiere europee, che sta raggiungendo livelli senza precedenti dall’avvio, nel mese di giugno, dell’implementazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Per settimane, i detenuti di Pastrogor, a pochi chilometri dal confine con la Turchia, si sono mobilitati collettivamente per protestare contro la loro detenzione. Molti di loro hanno partecipato a uno sciopero della fame, rifiutando il cibo immangiabile fornito dall’Agenzia statale per i rifugiati. Alcuni hanno organizzato diverse contestazioni, rifiutandosi di lasciare la mensa e chiedendo cibo aggiuntivo e di migliore qualità. In risposta, almeno una persona è stata picchiata da un poliziotto, trattenuta in commissariato e costretta a firmare una dichiarazione di impegno a non partecipare ad alcuna futura protesta. La rivendicazione centrale di questa mobilitazione non era soltanto il miglioramento delle insopportabili condizioni del campo di Pastrogor – come le infestazioni di parassiti e il caldo estremo – ma soprattutto la fine della detenzione stessa. In una lettera, molti detenuti hanno rivendicato il rilascio e il trasferimento in un centro di accoglienza aperto per richiedenti asilo. Hanno inoltre chiesto di poter accedere a informazioni legali sulle ragioni della loro detenzione e sulla sua durata, informazioni che le autorità responsabili della gestione del centro di detenzione hanno deliberatamente negato. La mobilitazione si è intensificata il 26 di luglio, quando le persone hanno iniziato a scandire slogan come “Libertà, Hurriya” e “Open camp! Open camp!”, riunendosi gioiosamente mentre all’esterno del centro di detenzione il Collettivo Rotte Balcaniche portava un saluto solidale. Contemporaneamente, alcune persone hanno tentato di evadere. Dopo questo intenso momento di protesta e solidarietà, i detenuti sono tornati nelle loro stanze. Un’ora più tardi, i rinforzi della polizia hanno fatto irruzione nell’edificio: con il volto coperto da passamontagna e dopo aver spento le telecamere, hanno picchiato brutalmente i prigionieri in un evidente atto di rappresaglia. La vendetta è stata brutale: alcune persone hanno riportato decine di ematomi sul corpo dopo essere state colpite con i manganelli, subendo fratture alle mani alle gambe; altre sono state viste ricoperte di sangue; almeno una persona ha perso due denti dopo essere stata colpita con un pugno alla mascella da un poliziotto, e molto altro. Sono stati picchiati anche dei minori (che, per legge, non dovrebbero trovarsi in un centro di detenzione). Nel tentativo di nascondere le violenze commesse, la polizia ha distrutto un numero elevatissimo di telefoni, rendendo molto più difficile la comunicazione con e tra i prigionieri. Dodici persone sono state portate via dal centro, trattenute per 24 ore in una stazione di polizia, costrette a firmare dichiarazioni con cui si impegnavano a non prendere parte ad alcuna protesta in futuro e successivamente ricondotte a Pastrogor. Dopo questi fatti, una persona reclusa afferma: “Abbiamo capito che il governo vuole trattenere le persone in un centro mentre le loro domande di asilo vengono esaminate. Tuttavia, mantenere i richiedenti asilo in un centro chiuso per un periodo fino a tre mesi è ingiusto. Se lo scopo è semplicemente quello di esaminare le loro domande di asilo, dovrebbero invece essere accolti in un centro aperto, dove possano vivere in libertà mentre le loro pratiche vengono valutate. Trattenere le persone in un centro chiuso in queste circostanze è inutile e ingiusto, e questa realtà deve essere resa pubblica”. Il centro di Pastrogor è stato costruito nel 2012 come campo aperto per persone sottoposte alla procedura di richiesta di asilo. Nel dicembre 2025, per attuare il nuovo Patto europeo, le autorità bulgare hanno trasformato questo cosiddetto «centro di transito» in un centro di detenzione, un esito prefigurato dalla sua architettura carceraria e dal suo isolamento. Al suo interno viene applicata la nuova “aslyum border procedure”, uno stratagemma giuridico introdotto dal Patto che rafforza il ricorso alla detenzione prolungata delle persone in movimento. Inoltre, essa intensifica i rigetti sistematici e le deportazioni di massa, spesso attuate sotto forma di rimpatri “volontari” coercitivi con la collaborazione di Frontex e IOM. Mentre la durata delle detenzioni continua ad allungarsi, la nuova procedura di frontiera impone un termine di appena sette giorni per presentare ricorso contro il diniego della protezione. Si tratta di un ostacolo particolarmente grave, considerata l’assenza di informazioni e di assistenza legale fornite dalle autorità bulgare. La rapida attuazione del Patto ha provocato un forte aumento della reclusione delle persone in movimento in strutture di tipo carcerario. Nel solo centro di Pastrogor, il numero delle persone recluse è passato da poche decine prima del 12 giugno a oltre 220 alla fine di luglio. Si tratta di un’ulteriore escalation della guerra condotta dall’Unione europea e dai suoi Stati membri contro le persone in movimento. Normalizzando la detenzione su larga scala, questi centri rivelano sempre più chiaramente la loro natura di prigioni razziali. Eppure le persone continuano a lottare e a resistere: attraversano le frontiere, scavalcano le reti, gridando “Open camp!” dietro alle sbarre dei centri di detenzione al confine tra Bulgaria e Turchia e dovunque. Siamo con loro e la nostra solidarietà è incondizionata. Le loro rivendicazioni non resteranno inascoltate. Questi muri cadranno. Collettivo Rotte Balcaniche.  
August 12, 2026
Radio Onda d`Urto
Belgio: manifestazioni contro i tagli all’istruzione represse brutalmente dalla Polizia
Tra il 4 e il 9 giugno migliaia di studenti, genitori e insegnanti hanno protestato davanti al Parlamento della Federazione Vallonia-Bruxelles in concomitanza dell’approvazione di un decreto di bilancio secondo il quale le scuole francofone subiranno un pesante piano di austerità che andrà incidere su un sistema scolastico già in difficoltà per la scarsità di finanziamenti e di insegnanti, a fronte di un aumento considerevole di studenti e studentesse. L’architettura istituzionale del Belgio è caratterizzata da una struttura federale che gestisce in maniera differente le scuole fiamminghe, germanofone e francofone. Queste ultime sono al momento gestite da un governo di centrodestra che sta riformando in profondità lo Stato sociale con lo scopo di ridurre il più possibile la spesa pubblica. Nel decreto su citato – approvato nonostante le numerose proteste delle opposizioni sia dentro che fuori le istituzioni – è previsto per gli insegnanti dell’ultimo ciclo della scuola secondaria un considerevole aumento del carico di lavoro senza un corrispettivo aumento dei salari e una revisione peggiorativa del diritto alle assenze per malattia. Per studenti e studentesse è invece previsto un aumento delle tasse universitarie e una diminuzione delle agevolazioni per i pasti e per l’acquisto di materiale scolastico. Di fronte a questa situazione incresciosa gli insegnanti si sono organizzati nel collettivo Mars Attacks, che è cresciuto fino ad includere circa 400 scuole e a cui presto si sono unite anche studentesse e studenti. Tale reazione vigorosa alla diminuzione dei propri diritti ha spinto anche i genitori ad unirsi alla lotta attraverso l’istituzione di Parents Attack, collettivo di supporto alle proteste dei propri figli e delle proprie figlie che non solo vedono minacciato il proprio futuro ma anche le fondamenta stesse di uno Stato democratico. Preoccupazioni dimostratesi del tutto pertinenti alla situazione viste le violenze perpetrate dalla Polizia durante la manifestazione di fronte al Parlamento. Secondo molte testimonianze, un numero imprecisato di manifestanti è stato manganellato e insultato nonostante il loro atteggiamento pacifico. Sono stati inoltre segnalati accerchiamenti, l’utilizzo di cani poliziotto senza museruola e – dettaglio inquietante riportato da esponenti sindacali e delle associazione per la difesa dei diritti umani – agenti della Polizia con simboli riconducibili all’ambiente neonazista. Per di più la maggior parte degli studenti arrestati appartengono a minoranze etniche, ossia quella parte della popolazione studentesca che maggiormente soffre la discriminazione e il taglio delle spese sociali. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non possiamo non condannare questa brutale repressione di cittadini e cittadine che manifestano pacificamente per la difesa dei propri diritti e per la democrazia. Soprattutto non possiamo chiudere gli occhi di fronte a un fatto grave accaduto nel cuore dell’Europa e che ci fa vedere chiaramente come repressione e compressione dei diritti non sia solo un problema del nostro Paese. Fonte: https://comune-info.net/gessetti-colorati-e-lacrimogeni-contro-i-marziani/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Polizia contro polizia
Tamponamento tra due vetture a Napoli. Una volante della Polizia. L’altra una macchina di agenti in borghese. Scendono, s’ appiccecheno e se ne chiaveno tutte mazzate. (Notizia reale). Immediata si apre la crisi nel governo Meloni, con rottura teorica tra le anime della destra. Salvini: “Siamo con le divise. Questa […] L'articolo Polizia contro polizia su Contropiano.
August 2, 2026
Contropiano