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San Lazzaro Savena, 5 novembre: presentazione del libro “La scuola va alla guerra”
5 NOVEMBRE ORE 20.30 CENTRO SOCIALE MALPENSA VIA JUSSI – SAN LAZZARO SAVENA Presentazione del libro “LA SCUOLA VA ALLA GUERRA” di Antonio Mazzeo. Interverranno: Antonio Mazzeo: saggista e giornalista, scrittore e docente, aderente alla RETE PACE DISARMO.ORG; Prof. Demostenes Floros: ricercatore-docente di Geopolitica; Prof. Andrea Zirotti, docente di Fisica in un liceo Budrio e Medicina; Prof. F. Domenico Capizzi: Presidente SMIPS; Dr. Marco Pondrelli: ex- Assessore alla Cultura di S.Lazzaro. Le copie del volume saranno a disposizione per l’acquisto. La cittadinanza è invitata al dibattito. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Un 4 novembre contro la militarizzazione delle scuole. Strumenti, iniviative e mobilitazioni
Come ogni anno il 4 novembre si «celebra» la giornata nazionale delle forze armate, fissata con la Legge 1 marzo 2024, n. 27, che ne ha ribadito ufficialmente il valore storico, civile e di coesione nazionale. Da diversi anni ormai all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arrivano segnalazioni da tutto il territorio nazionale di coinvolgimento delle scuole nella «celebrazione» di questa giornata, proposta alle scuole con modalità ambigue e non rispettose degli organi collegiali. È estremamente importante interrompere la normalizzazione di questi eventi e per questo mettiamo a disposizione di studenti, studentesse, genitori e docenti il nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole per opporsi, con tutte le coperture normative, a questi eventi. Consultatelo, adeguatelo alla vostra specifica situazione e usatelo! Usate anche la stampa locale per denunciare la compilcità delle scuole nella militarizzazione della società. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle univeristà vi sosterrà e rilancerà le vostre lotte. Inoltre, per contrastare questa deriva militarista nel nostro Paese con una adeguata presa di coscienza su ciò che sta accadendo a livello nazionale e internazionale, l’Osservatorio ha organizzato un Corso di Formazione con esonero dal servizio per la giornata del 4 novembre in collaborazione con il Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova di Verona dal titolo “Impatto e prevenzione dei modelli violenti nella società e nei mass media”. Clicca qui per l’iscrizione. Infine, per il pomeriggio del 4 novembre invitiamo le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di mobilitazione in piazza atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Seguite le nostre pagine per rimanere aggiornat@ sulle piazze che si stanno attivando in tutto il Paese con lo slogan Il 4 novemre non è la nostra festa! 4 novembre CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE, AVANTI CON L’OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE E COLLETTIVA! -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Minerva – La Scuola”: la denuncia di una docente contro la serie
Pubblichiamo una lettera anonima di una docente di Torino che, in seguito alla denuncia da parte l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università della costruzione di un clima militaristico nel nostro Paese attraverso i luoghi della formazione, si mostra preoccupata per i valori che la serie Minerva fa passare tra le giovani generazioni. Per segnalare iniziative militaristiche nelle scuole e per inviare lettere a supporto dell’impegno pacifista, antimilitarista e nonviolento dell’Osservatorio scrivere a osservatorionomili@gmail.com. Sono una insegnante di scuola primaria in provincia di Torino. Scrivo per segnalare che dal 22 settembre viene trasmessa su Netflix la serie tv italiana “Minerva – La Scuola”, finanziata dal Ministero della Cultura e destinata principalmente a ragazzi e ragazze in età adolescenziale. I protagonisti della serie sono tre ragazzi frequentanti il liceo militare “Minerva” di Napoli. Tra questi, il personaggio principale è Salvo, che si iscrive alla scuola per scoprire la verità su un suo amico scomparso proprio dal liceo tempo prima e per cercare di costruirsi un futuro lontano dalla strada (a questo proposito, difficile non pensare alle parole del Ministro della Difesa Guido Crosetto, che in più occasioni ha dichiarato che la leva militare può costituire una possibilità di riscatto per i giovani provenienti da contesti difficili, per esempio in questa intervista: Crosetto: “La Nato si trasformi per garantire la pace”). I temi ricorrenti in questa serie afferenti all’ambiente militare sono soprattutto l’enfasi sulle regole e sulla disciplina, l’esaltazione della prestanza fisica e, ovviamente, l’addestramento all’uso delle armi. In questo senso, mi sembra che tale serie – pur con le dovute differenze – richiami la docu-serie tedesca “Generation Wehrdienst”, promossa dalla Bundeswehr e lanciata a luglio 2026. Della serie italiana mi ha colpito innanzitutto l’uso del genere teen drama (presenza di intrecci sentimentali tra giovani, conflitti con i genitori e più in generale con gli adulti, rappresentazione di feste in cui circolano alcol e droghe ecc…) che rende probabilmente più accattivante per i giovani spettatori la rappresentazione della vita militare. Inoltre, un altro aspetto – più sottile – che colpisce è la neutralizzazione del dissenso. Infatti, a prima vista pare che la serie si proponga di criticare diverse problematiche dell’ambiente militare, come per esempio il nonnismo, l’omofobia, il maschilismo e il razzismo. Tuttavia, progressivamente pare emergere come le voci critiche vengano accolte solo di facciata, per poi essere marginalizzate, in modo che l’Istituzione-scuola possa perpetuarsi sempre uguale a se stessa, mantenendo quindi intatte le sue gerarchie. Quel che forse è peggio è che il finale sembrerebbe suggerire che tutti ragazzi e le ragazze abbiano compiuto, proprio grazie alla frequenza di un anno di scuola militare, una maturazione interiore, e siano infine capaci di effettuare scelte ormai autonomi dagli adulti, avendo imparato ad esercitare senso critico proprio in una scuola che all’inizio era stata accusata di formare “piccoli soldatini”, addestrati dunque soltanto ad eseguire ordini. Concludo segnalando l’unico articolo che ho trovato in rete che offre, a mio parere, uno sguardo critico sulla serie per quel che riguarda la scelta di rappresentare la vita quotidiana in un liceo militare: Minerva La scuola, e che Mameli ci perdoni. Un cordiale saluto. Per contattare l’Osservatorio e segnalare eventi che prevedono la presenza nelle scuole di forze armate e di corpi di sicurezza o comunicare iniziative di contrasto alla militarizzazione puoi scriverci a: osservatorionomili@gmail.com Per i rapporti con gli organi di stampa l’indirizzo mail è il seguente: stampa.osservatorionoms@gmail.com Per seguire le nostre attività a livello nazionale: Seguici e metti un like su Facebook Seguici su Instagram Seguici su Telegram -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’inverno demografico della scuola
Quasi due milioni di studenti in meno nel 2040 rispetto a oggi. Che, a regole invariate, potrebbero volere dire circa 95.000 classi e 166.000 docenti in meno. Sono, in massima sintesi, i dati drammatici dell’effetto del declino della popolazione italiana sul sistema d’istruzione nazionale, così come emergono da un nuovo esercizio previsivo della Fondazione Agnelli a partire dai dati Istat per il 2025. L’impatto del declino della popolazione sul sistema d’istruzione italiano è un fenomeno che da tempo preoccupa ed è oggetto di studio, sebbene fatichi a diventare un tema importante del dibattito pubblico e per il momento non trovi risposte da parte della politica. Già nel 2018 la Fondazione Agnelli aveva lanciato un primo allarme (https://www.fondazioneagnelli.it/2018/04/12/scuola-orizzonte-2028/), ma in questi anni le tendenze demografiche che allora potevano essere definite “preoccupanti” sono andate aggravandosi, diventando drammatiche in sé e per le conseguenze che potranno avere sugli equilibri e sulla sostenibilità dell’intero sistema d’istruzione nazionale. > “Il confronto con la previsione costruita anni fa dalla Fondazione Agnelli, si > legge nel dossier, sulla base 2018 mostra che i cambiamenti non sono uniformi. > Sul totale 3-18 la nuova stima per il 2030 è più bassa di circa il 4%. La > correzione è molto più forte per i 3-5 anni, dove la nuova previsione è > inferiore di circa il 18%, e più contenuta per la primaria, intorno al 7%. Per > medie e superiori, invece, la nuova previsione è leggermente più alta, > rispettivamente di circa il 3% e l’1%. Non soltanto lo scenario è diventato > più negativo, ma è cambiata la distribuzione del calo tra le coorti”. > > Il nuovo esercizio previsivo della Fondazione Agnelli fino al 2040 mostra che > il divario territoriale cresce con l’orizzonte di previsione. Sul totale 0-18, > al 2030 le differenze tra aree sono ancora relativamente contenute: Nord Ovest > e Nord-Est si collocano intorno all’8% di riduzione, mentre Centro e > Mezzogiorno sono intorno al 10-11%. Al 2035 il distacco aumenta: il Nord è > intorno al 13-14%, il Centro al 19% e il Mezzogiorno al 20%. Nel 2040 il > quadro si polarizza ulteriormente, con una riduzione di circa il 15% nel > Nord-Ovest, il 16% nel Nord-Est, il 23% nel Centro e il 27% nel Mezzogiorno. > > “Al 2040, si legge nel dossier, la Liguria, che da tempo è la regione più > vecchia e dove quindi il declino è iniziato prima, è quella con la riduzione > più contenuta del totale 0-18, intorno al 10%. Trentino-Alto Adige, Piemonte, > Lombardia, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna si collocano in una fascia > di riduzione compresa grosso modo tra il 15% e il 16%. All’estremo opposto, > Sardegna e Basilicata superano il 30% di calo; Puglia e Molise sono poco sotto > questa soglia”. Una parte importante delle differenze territoriali è collegata alle migrazioni. Tra il 2025 e il 2039 il NordOvest cumula un saldo migratorio con l’estero positivo pari a circa l’8% della popolazione iniziale e un saldo interno positivo di circa l’1%. Nel Nord-Est il saldo con l’estero è intorno al 6% e quello interno al 2%. Al Centro il contributo dall’estero resta elevato, circa il 7%, mentre quello interno è solo leggermente positivo. Nel Mezzogiorno il saldo con l’estero è comunque positivo, intorno al 5%, ma viene in parte compensato da un saldo interno negativo vicino al 3%. La Lombardia è un buon esempio di questo meccanismo: il saldo internazionale cumulato è vicino all’8% della popolazione 2025 e quello interno è positivo, anche se inferiore all’1%. Questa capacità attrattiva contribuisce alla migliore tenuta complessiva della Regione e si accompagna a un profilo più favorevole delle fasce giovani. Non è però un’eccezione assoluta: Liguria, Piemonte ed Emilia-Romagna mostrano anch’esse saldi migratori complessivi molto positivi. Le stime della Fondazione Agnelli sollecitano una discussione, indicando il margine che il calo demografico potrebbe aprire per opzioni di politiche dell’istruzione diverse, ma che non necessariamente si escludono a vicenda. Fra queste, il rafforzamento del tempo scuola e la scuola del pomeriggio (soprattutto alle medie), il rafforzamento del sostegno, una maggiore stabilità degli organici, classi meno numerose e interventi mirati nelle aree a più forte rischio di povertà educativa. E, più in generale, potrebbe anche suggerire una riallocazione delle risorse che lo stesso declino potrà fare risparmiare fra i vari gradi dell’istruzione: ad esempio, per l’università, dove sono necessari più laureati; ma anche per gli asilo nido, che in Italia vedono una partecipazione dei bimbi più piccoli (0-2) ancora modeste. Sono le scelte che la politica sarà chiamata a fare a breve, alla luce del drammatico calo. “ > È importante evitare una lettura univoca del declino demografico, si legge nel > commento finale del rapporto. Il fenomeno combina tre dimensioni: il > progressivo passaggio del calo tra i cicli scolastici, una divergenza > territoriale crescente – già evidente nei totali di macroarea – e il ruolo > delle migrazioni nel modificare le traiettorie regionali. Per la scuola > significa conseguenze diverse per tempi e intensità: alcuni territori dovranno > affrontare un forte ridimensionamento della rete e degli organici potenziali; > altri, soprattutto nel Centro-Nord, avranno margini più contenuti e in alcune > fasce giovani potranno vedere una stabilizzazione. Anche in termini di > politiche, dunque, ha senso ragionare per ciclo e territorio, non solo in > ottica nazionale”. Qui “L’inverno demografico della scuola” della Fondazione Agnelli: https://www.fondazioneagnelli.it/wp-content/uploads/2026/10/FONDAZIONE-AGNELLI-INVERNO-DEMOGRAFICO-SCUOLA_FINALE.pdf. Giovanni Caprio
October 24, 2026
Pressenza
Reggio Emilia tra virtù urbane, militarizzazione e Palestina
M’arrendo, ma il cuore spaurito non si addormenta; alle soglie dell’anima gli affanni accendono il terrore dell’esercito alle mura […] fuoco divampa, acre nembo contamina la città. Eschilo Quando a scuola si valuta un compito o la prestazione di un alunno/alunna, è buona norma iniziare prima da quel che è positivo, rispondente almeno un minimo alla consegna e successivamente segnalare gli errori. Così provo a fare per la città di Reggio Emilia di cui molto ci siamo occupati nei commenti e nelle analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Succede che in questa città, segnata da una storia antifascista e resistente, capace di accogliere e ospitare con la bonomia tipica del romagnolo che ama ridere e mangiare anche quando lotta (mi si perdoni lo stereotipo), ci siano realtà in movimento, gruppi di soggetti che reinventano forme di fare politica. Come sta accadendo in molte città italiane e europee, è in atto un risveglio, una sorta di reazione immunitaria alla deriva della destra e della repressione di stato. VIRTÙ URBANE Capsa inutilitatis, lo scatolone dove raccogliamo le cianfrusaglie che ci proponiamo di gettare nel cassonetto. Questo il nome della Compagnia Teatrale formatesi in una scuola di Reggio Emilia (IC “E: Fermi”) e allargatasi ad accogliere altri giovani, giovanissimi, dagli undici ai quattordici anni. Il sito della scuola mostra la solita apertura su Futura e altre diavolerie che rendono le scuole del regno tutte conformi al modello ministeriale, ma si nota anche qualche deviazione dai modelli imposti che, forse, designa un tentativo di smarcarsi dall’ovvio. Il bullismo, nella versione modernizzata in cui fra vittima e carnefice c’è di mezzo un dispositivo, è trattato – così pare – dagli insegnanti attraverso schede di segnalazione e monitoraggio a cura degli alunni/alunne. Non vedo signore carabiniere in azione, ma non è detto. L’esperienza teatrale, dice il suo conduttore al giornale locale, non è una produzione di merce per lo spettatore pagante, ma un percorso di autoformazione. Nel video, si vedono ragazzi che lavorano sul proprio corpo, che imparano ad ascoltarne, attraverso il movimento e la percezione in scambio con altri corpi, le potenzialità di cura. Cura per i disagi della prima adolescenza, per quelli legati al sapersi esposti a una realtà sociale piena di prove aspre, in contesti di conflitto che sfociano in guerre, non più così lontane (clicca qui). Viene in mente, guardandoli cercare il gesto, la postura, in levare, per togliere gravità o consegnarla alla terra, per pestare ed eliminare la bruttezza, il lavoro della compagna di Mario Martone Falso movimento, nata a Napoli nel 1977. Si vede il movimento che da scomposto cerca l’armonia – come si insegna a questi ragazzi – nel film “Teatro di Guerra” (1998) quando, in una Sarajevo assediata venne rappresentata la tragedia “i Sette contro Tebe” di Eschilo (da cui ho estratto l’esergo). Barbara Bertani, maestra, attivista che Reggio Emilia lavora e vive, invia una locandina in cui si segnala un interessante incontro relativo alla scolarizzazione dei bambini e dei giovani appartenenti alle comunità Rom e Sinti (immagine in calce). Quando il Ministero, allora non del merito, mi diede un distacco all’Opera Nomadi di Roma per costruire un quaderno di viaggio che accompagnasse negli spostamenti i figli dei  Sinti e dei Camminanti Siciliani (credo ormai scomparsi, assorbiti nel sottoproletariato urbano), mi resi conto quanto gli zingari fossero invisi anche a persone di specchiata urbanità e schierate a sinistra. Del resto, andando a Spinaceto un quartiere di Roma dove avevano assegnato alcuni appartamenti a famiglie di Rom abruzzesi, per svolgere un corso di alfabetizzazione alle donne, toccai con mano il loro disprezzo verso di noi gagé-gagi e fu faticoso conquistarmi la loro fiducia. Barbara ha insegnato nelle scuole comunali, quando esistevano, ai bambini di queste comunità emiliane. Ora, ha traferito il significato profondo di quella esperienza al lavoro nelle classi multietniche, nello spettro del famoso tetto massimo previsto dal nostro soccorrevole governo. Annoto, che le famiglie non italiane, i loro figli nati in Italia, rappresentano la percentuale più alta della popolazione in stato di povertà conclamata o appena sotto la soglia. DEMERITI URBANI Reggio Emilia si segnala anche perché i suoi amministratori consentono di cementare, asfaltare un bosco perché non classificato e farci un bel mall Conad, ovviamente super, perché la normalità del mercato rionale è un reperto del passato. Reggio Emilia, come ho già scritto, ha dato i natali al senatore PD Graziano Del Rio, promotore della proposta di legge in cui finalmente spiegheranno, a noi fazioni proPal, la differenza fra sionismo e antisemitismo, ovviamente minacciando tutte le misure sanzionatorie necessarie nel caso di infrazione, di reato (contro lo Stato teocratico di Israele). Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ci siamo di recente occupati delle scuole dell’infanzia Reggio Children legate alla Fondazione Malaguzzi (clicca qui; oppure qui; o anche qui; e infine qui). La polemica scatenatasi dopo l’invito, o chissà l’autoinvito, di alcuni docenti e dirigenti di scuole ebraiche statunitensi alle prestigiose scuole “più belle del mondo”, e che ci invidiano oltreoceano e oltre-Manica, ha occupato molti quotidiani, non solo locali. Giorni fa il blog del quotidiano Il sole 24 Ore dava conto della vivace protesta del Presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlum, intervistato mentre è in discussione il DdL antisemitismo, per un commento sulla vicenda reggiana, sulla maldestra richiesta della Fondazione Malaguzzi agli insegnanti che vorranno visitare le scuole di una dichiarazione di dissociazione dalla politica israeliana. Ovviamente, ne è seguito uno sdegnato diniego, meglio stare a casa, al sicuro sotto la protezione di Trump (c’è davvero da fidarsi degli umori di Donald?). La confusione nell’ acceso intervento di Fadlum, si mostra per incredibili cadute di stile politico: la democrazia nel nostro paese non sarà più tale se non passerà questo decreto; senza ebrei diventeremo uno stato totalitario; chi entra in Italia in modo clandestino è un pericolo, forse prepara un 7 ottobre nostrano. A seguire fa eco, più compostamente, Livia Ottolenghi, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che sostiene la propria adesione alla proposta di legge, e anche l’Ambasciatore israeliano dice la sua, inutile sottolineare , sotto lo scettro di Bibi Natanyahu (clicca qui). Il servizio continua ma lascio la sua visione e mi sposto su Le Monde Diplomatique di ottobre. Due articoli ci ricordano cosa sta avvenendo in terra di Palestina. In apertura la giornalista Amira Hass che vive in Cisgiordania, scrive del terrore coloniale che, armi in pugno, esercitano le comunità di ebrei, insediantesi con il consenso  del Governo dove meglio credono. Si fanno spazio. Usano i loro figli, bambini e adolescenti, per attaccare le case dei palestinesi. I giovani se fermati, e non solo non succede ma arrivano alle case e ai campi palestinesi accompagnati dall’esercito regolare, non sono punibili. Il secondo pezzo si deve a Ilan Pappè, noto storico e esperto israeliano, in cui si commenta la deriva verso la teocrazia disegnata dall’attuale politica di Israele. La Grande Giudea sognata dal sionismo ottocentesco, in fase di realizzazione dall’inizio del secolo scorso, con la complicità e nell’imbarazzato silenzio dell’Europa, è il sogno degli integralisti. Il “Blocco dei fedeli”  è un movimento attivo dal 1974, nato dopo la vittoria dl 1967 contro gli stati arabi. Lo storico continua, prospera la fortuna di questi gruppi estremisti, terroristi per genealogia famigliare, il testimone passato da padre in figlio (un esempio è la potente famiglia Kook). La diffusione di ben tre film nelle sale di tutta Italia e in molti paesi europei (ma qualcuno ne ha vietato la distribuzione) di Palestina 1936, di Naza e del docufilm Bibi files, non so se ha dato la sveglia ai prudenti e agli scettici. Eventualmente, per capire l’inferno quotidiano vissuto dai palestinesi, si può tornare a due storie meno note, forse più didascaliche ma molto chiare, raccontate dalla regista Farah Nabulsi “The present” e “ The Teacher” , rispettivamente del 2020 e del 2023. Il presente, la quotidianità, di una famiglia palestinese è abitato dai posti di blocco e dalle umiliazioni che ai passaggi si subiscono. Nel caso raccontato, lo sfregio alla dignità è inflitto al padre di fronte alla sua bambina da ragazzotti in divisa, armati fino ai denti. Il maestro è un palestinese che ha perso un figlio ucciso dall’IDF e che tenta, attraverso il suo lavoro, di convertire l’odio di un adolescente in opposizione politica e speranza nel futuro. Salverà il suo alunno dalla prigione assumendosi l’onere dell’omicidio di un colono, commesso dal ragazzo per vendetta. Cosa sono le carceri israeliane e cosa significhi per un palestinese essere arrestato anche solo alcuni giorni, è purtroppo cronaca, non solo rappresentazione drammaturgica. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Caserta, no alla militarizzazione delle scuole: la cerimonia militare con il Reggimento Bersaglieri
Assistiamo oramai da troppo tempo alla crescente commistione tra le forze armate e i ragazzi e le ragazze in età scolare. Quanto successo in Campania il 22 ottobre in occasione di una manifestazione socio sportiva (la 23° edizione della Flik Flok, a Caserta, organizzata dalla Brigata Bersaglieri “Garibaldi”) conferma la giustezza delle nostre posizioni e la gravità dell’allarme che lanciamo senza sosta da anni. Ci lascia sgomenti il fatto che si possa parlare di «un grande successo per tutta la città di Caserta» a proposito della partecipazione di «oltre 6 mila studenti provenienti da circa 40 scuole delle province di Caserta, Napoli, Benevento» che hanno potuto apprezzare «l’evento della Brigata “Garibaldi” di stanza nella città campana». Un evento che «da oggi, fino a domenica prossima, si svolgerà nei giardini antistanti la Reggia di Caserta», uno dei tesori architettonici d’Italia. Apprendiamo inoltre che nella stessa giornata «si è svolta in mattinata la cerimonia militare per il rientro del contingente dell’8° Reggimento Bersaglieri dall’impiego semestrale in territorio bulgaro e di saluto ai reparti in partenza della Brigata» e che alla cerimonia «ha fatto seguito il taglio del nastro e l’inaugurazione del villaggio “Cremisi”». La chiusura dell’articolo infine sottolinea l’entusiasmo dei giovani e delle giovani «che hanno animato il villaggio interagendo con i bersaglieri all’insegna dello sport e dei valori che questo racchiude». Ecco, ci chiediamo: perché ragazzi e ragazze in giovanissima età dovrebbero interagire con le forze armate? E come lo sport può diventare un ponte tra due universi che dovrebbero rimanere ben lontani e distinti? Una martellante retorica nazionalista e militarista sta attraversando le scuole e le strade del paese. Noi, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo messo a punto vari strumenti per resistere a questa invasione di campo scaricabili dal nostro sito (https://osservatorionomilscuola.com/2025/02/20/richiesta-esonero-attivita-scolastiche-partecipazione-forze-armate/ e (https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/25/elenco-mozioni-editabili-del-vademecum-contro-la-militarizzazione-delle-scuole/) e chiediamo a chiunque abbia a cuore il destino della scuola pubblica di segnalare quanto succede in termini di militarizzazione nel proprio territorio alla seguente mail : osservatorionomili@gmail.com. Invitiamo inoltre chiunque interessat* a contribuire alle attività dell’Osservatorio aderendo alla nostra associazione al seguente link : https://osservatorionomilscuola.com/contatti/. Fonte: https://www.reportdifesa.it/esercito-grande-partecipazione-allinaugurazione-della-23-edizione-della-flik-flok-a-caserta-organizzata-dalla-brigata-bersaglieri-garibaldi/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Convegno di formazione 4 novembre: “Impatto e prevenzione dei modelli violenti nella società e nei mass media”
MERCOLEDÌ, 4 NOVEMBRE 2026, ORE 8.30 -13.00 ONLINE Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da una pervasiva esposizione a linguaggi complessi, tecnologie digitali e rappresentazioni mediali ad alto contenuto di aggressività, la scuola si trova ad affrontare sfide educative senza precedenti. Per rispondere a questa urgenza pedagogica, la rete di istituzioni educative Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova, in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promuove un importante incontro di formazione online dedicato a docenti e genitori. Questo corso di formazione rappresenta un’opportunità fondamentale per riaffermare il ruolo centrale degli adulti di riferimento, come presidio di pace, dialogo e consapevolezza critica. L’iniziativa si propone di fornire strumenti critici e metodologici per decodificare e disinnescare i modelli di violenza presenti nella società contemporanea, promuovendo al contempo pratiche pedagogiche orientate alla cultura della pace e della nonviolenza. Attraverso un percorso articolato in quattro moduli interconnessi, esperti di rilievo accademico e culturale analizzeranno le diverse sfaccettature del problema: PROGRAMMA 8:30 – 8:40 Saluti di Roberta Leoni Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 8:40 – 8.50 Giulia Bausano, Docente Introduce il tema: “La scuola tra realtà e finzione” e presenta 8:50 – 9:30 Dario Bassani, Autore, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale “L’impatto dei giochi di violenza e guerra nei processi di nuove dipendenze” Dario Bassani è saggista, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale italiano. Attualmente è Responsabile Editoriale, cura, scrive ed edita i contenuti multimediali, inclusi video saggi e podcast come Domande Prime, per il progetto culturale Lucy sui mondi. 9:30 – 9:40 Renata Puleo, Dirigente scolastica Introduce il tema: “La scuola e i suoi linguaggi” e presenta 9:40 – 10:20 Davide Borrelli, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli “Disinnescare la violenza strutturale insita nel linguaggio pubblico” Davide Borrelli è docente di Sociologia dei processi culturali e Politiche della valutazione presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. 10:20 – 10:30 Michele Lucivero, Docente Introduce il tema: “A scuola di pacifismo” e presenta 10:30 – 11:10 Stefano Cobello, Insegnante, sociologo e pacifista “Pedagogia nera e pedagogia bianca – Modelli pedagogici a confronto: loro potenzialità nella crescita e nell’educazione” Stefano Cobello è un insegnante, sociologo, pacifista, fondatore e coordinatore del Polo Europeo della Conoscenza – Europole. 11:20 – 11:30 Alessandra Mancuso, Docente Introduce il tema: “A scuola di STEM” e presenta 11:30 – 12:10 Stefano Borroni Barale, Fisico teorico, docente, saggista “Tecnologie digitali in educazione: progresso o controllo?” Stefano Borroni Barale è un fisico teorico, docente, saggista e attivista italiano, noto in particolare per il suo impegno nella divulgazione legata al software libero, già ricercatore per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare [INFN] all’interno del progetto EU-DataGrid. IL CORSO DI FORMAZIONE COME AGGIORNAMENTO PER I/LE DOCENTI CON ESONERO PER LA GIORNATA SCOLASTICA. I/LE DOCENTI (A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO) HANNO DIRITTO A 5 GIORNI DI ESONERO DAL SERVIZIO PER ANNO SCOLASTICO PER PARTECIPARE AD ATTIVITÀ DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO, IN BASE ALL’ART. 36 DEL CCNL SCUOLA 2019-2021. Al termine degli interventi ci sarà spazio per le domande e per un dibattito costruttivo. Infine verranno proiettati dei video per i saluti finali. L’iniziativa è aperta a docenti, dirigenti, educatori e famiglie. L’incontro sarà online. Il link sarà mandato solo agli iscritti. La partecipazione è gratuita. L’attestato finale è valido per l’aggiornamento in servizio per gli Insegnanti. Per qualsiasi domanda su registrazioni, certificazioni presenze, certificati si rimanda alle FAQ. Per iscriversi clicca qui. Il link sarà mandato alla mail data in fase di iscrizione. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il cortocircuito. Appunti di un’insegnante sulle rivolte dei giovani
(disegno di roberto-c.) «Non capiscono un cazzo e non hanno voglia di fare un cazzo!». «Protestano per il caro benzina? Ma cosa c’azzecca con la scuola». «Lo fanno solo per saltare le lezioni, non hanno un’idea». «Non c’è ciccia, vogliono solo spaccare tutto». «Bisogna aumentare la sicurezza, più polizia e provvedimenti lampo sui minori». «Sono pagati per rovinare le manifestazioni». «Non è la Francia». Queste sono frasi che ho sentito a scuola, nei media e nei commenti. L’ultima settimana è stata una ventata di caos e novità nelle scuole – quelle scuole che solitamente sono estranee alle mobilitazioni – e nelle piazze. Quello che ai miei occhi è stata fonte di entusiasmo, curiosità e rinata vitalità, per la maggior parte degli adulti intorno a me è stato incomprensibile e inaccettabile, una disgrazia della contemporaneità. Non sono le immagini degli scontri e di questi alveari di mobilitazione ad allarmarmi, ma è la lettura che di questi fenomeni ne facciamo. Se da una parte la società distopica in cui viviamo produce ancora delle forme di dissenso e radicalità a tratti ingovernabili, dall’altra è incapace di dare spessore a quello che succede. Ribaltando totalmente la prospettiva, incomprensibile è la diffusa incapacità di orientarsi nella complessità del reale. Si osserva la facciata senza vederne l’architettura e ci si arresta sul messaggio sgrammaticato o sulla grafica fatta con ChatGPT, si enfatizza l’ambiguità di alcune rivendicazioni o ci si aggrappa a una presunta povertà di contenuto di un’occupazione o assemblea d’istituto. Ecco il cortocircuito: chi critica mancanza di senso e contenuto nelle rivolte dei giovanissimi non è in grado di delineare per questo fenomeno delle relazioni di causa ed effetto, né sa riconoscere che riproduciamo le stesse fallacie logiche che attribuiamo agli altri. LINGUAGGIO Lavorando a scuola ho visto che dal caos totale – non degli ultimi giorni, ma dell’ultimo decennio – possono iniziare a svilupparsi forme di organizzazione e rivendicazione snelle e ancora difficilmente comprensibili. Poche azioni da fare: mettersi in ascolto, supportare e colmare quelle lacune critiche che il sistema, nel quale la scuola come istituzione è compresa, ha reso gigantesche. Bisogna quindi interpretare linguaggi nuovi che solo in apparenza non sono linguaggi. Essi sono il risultato del continuo smantellamento di ogni forma di sapere, creatività, lentezza, contemplazione attraverso l’oligarchia tecnologica che continua a bussare alle nostre porte con genocidi, disastri climatici e repressioni. Questo linguaggio nuovo nasce da suoni e gesti non codificati, inediti e talvolta troppo spiazzanti per poterli accogliere. Come nasce un nuovo linguaggio, che è di per sé la più grande forma di soggettivazione dell’esistenza umana, in un mondo che continuamente lo riduce e lo semplifica? Per tentativi, sentimenti viscerali e sensazioni. La sensazione della possibilità di poter rompere l’ordinario, per esempio. Poco importa se lo stimolo arriva da reels che riportano, frammentariamente e sommariamente come fanno le grandi testate nazionali, le rivolte in Francia, Spagna e Albania; quello che importa è cosa possono far germogliare. In un reale assopito e individualista, schermato da vite on line, riuscire ad assumere un comportamento che nessuno aveva ascoltato, condiviso o avvallato fino alla settimana prima non era facile, ma è bastata una scintilla a far saltare il banco. Anche i miei studenti hanno deciso di mobilitarsi sulla scia delle proteste francesi e delle scuole intorno a loro. Fino al giorno prima, nelle nostre discussioni in classe molti consideravano qualsiasi forma di dissenso inutile: «da comunisti», «da ammazzare quelli che bloccano le strade». Alla fine della scorsa settimana, però, convocavano la prima assemblea d’istituto per parlare dei problemi della scuola. Pescando dagli immaginari e dalle categorie a loro note, ed è indubbio che siano più fragili rispetto alle generazioni precedenti, in una settimana si sono costruiti un mondo  che ha  rotto energicamente con il copione di una quotidianità pacifica. Sono pratiche imitate ma condivise, forme di organizzazione prese dalla vita di tutti i giorni e trapiantate nella rivolta. Avere il coraggio oggi di occupare, oppure più semplicemente saltare collettivamente le lezioni perché c’è un malessere profondo: queste azioni rappresentano qualcosa di importante e bisogna preservarlo prima che venga spazzato via dalla repressione. Vedo un miracolo, un miracolo che avviene in mezzo a presidi sceriffi, docenti che cordonano istituti per evitarne l’occupazione, condanne ferme e richieste di provvedimenti liberticidi nei confronti di minorenni, genitori che dopo i fermi dichiarano: «Doveva prenderle, così imparava». Mi terrorizza notare come la deriva securitaria e autoritaria si è impadronita anche della scuola e della lingua. Addio al linguaggio allora, che bruci il nostro linguaggio. APPRENDIMENTO Gli studenti sono quotidianamente marginalizzati ed etichettati, anche nel luogo dove questo non dovrebbe accadere. Nella mia esperienza, in un centro di formazione professionale, gli studenti spesso arrivano con dei traumi inaccettabili ma giustificati dal sistema scolastico e valoriale del nostro paese: bocciature intransigenti in momenti complicati della vita, emarginazione causata da comportamenti giudicati irreversibili, stigmatizzazione delle difficoltà linguistiche e didattiche e mancanza di supporto, sostegno e fiducia nelle loro inclinazioni e passioni. A tredici anni sono etichettati come irrecuperabili, definiti come problema da gestire nella scuola, tenuti in cattività. Se i docenti non si prendono responsabilità e non assumono posizioni radicali ma, al contrario, giudicano e reprimono la costruzione dell’identità di un adolescente, cosa si deve pretendere da questi giovanissimi fisiologicamente incazzati e anti-autoritari? Non è un caso che sappiano posizionarsi su diverse questioni con posture molto forti e radicali, ma con argomentazioni deboli se non inesistenti; e non è altrettanto un caso il fatto che nel valutarsi non si rendano conto della mancanza. Mi viene in mente che quando in classe ci esercitiamo sul testo argomentativo è sempre complicato, salvo rarissime eccezioni, riuscire a far passare il concetto dell’argomentazione e dei suoi possibili orizzonti retorici e di contenuto. Non bastano esempi ed esercizi decisamente creativi: l’argomentazione è un meccanismo che non ingrana. Ovviamente non sono gli studenti a essere ignoranti o fagnani, semplicemente non hanno esempi a loro disposizione. Da cosa sono circondati? Dai discorsi politici delle classi dirigenti, dalle ramanzine e dalle chiacchiere tra adulti legittimate dalla narrazione dominante. Oggi in classe abbiamo fatto un tema d’opinione sulla scorsa settimana, dovevano esprimersi sulle proteste studentesche, le pratiche e le reazioni. «Prof, non so cosa dire», «Ci fa fare delle robe noiosissime, senz’offesa», «Cazzo me ne frega», «Posso usare Gemini?». Alcuni intanto scrivevano animatamente. Correggendo insieme all’ultima ora ci siamo resi conto che fino a oggi non avevano mai azzeccato interamente la struttura e la completezza di un testo argomentativo. Qualcosa è cambiato grazie all’esperienza di una settimana. Gli sviluppi degli ultimi giorni non mettono d’accordo gli studenti, eppure il dibattito è straordinariamente acceso e le motivazioni di base godono del più totale assenso. Le loro esistenze non sono lontane né sorde al carovita, all’inflazione, alle critiche rivolte a strutture scolastiche fatiscenti e inadeguate, alle diseguaglianze anacronistiche e agli svariati livelli di oppressione e razzializzazione. Nel deserto autoritario della classe e del mondo esterno, loro si costruiscono da sé gli strumenti. Intanto il mondo del sapere e della cultura si sta arrovellando sulla vetrina di Feltrinelli. VIOLENZA Qualche anno fa ho avuto una discussione molto spiacevole con un mio studente che per ridere mi faceva vedere un video atroce di un carro armato che schiacciava cadaveri. Non capiva quale fosse il problema, d’altronde come avrebbe potuto? È essenziale superare le derive banali e tediose di classismo che in questi giorni si sprecano. Certo, la malizia del potere gode d’una generale debolezza critica perché tutto questo circo sciatto nutre il consenso e l’agibilità delle classi dirigenti. Al contempo i nativi digitali accettano la tecnologia e le varie forme di controllo che questa esercita sulle loro vite: esiste da sempre e si è radicata nelle viscere. Per questo l’azione non è ricondotta automaticamente alle conseguenze e la violenza è il linguaggio che li martella incessantemente. EMERGENZA Dicevano che sarebbe andato tutto bene: con semplici precauzioni avremmo superato anche la piaga della pandemia. Il discorso medico si è impossessato della nostra capacità critica, la legge marziale delle nostre esistenze. Lo stato di emergenza ha creato degli enormi margini per istituire, e non smantellare, forme di repressione e controllo totali. L’emergenza è stata poi la guerra o il fittizio mantenimento della pace. Ora l’emergenza è ritornata e non possiamo più commettere lo stesso errore. Mentre i proclami diventano dittatoriali e attuativi, la mia ossessione è quella della consapevolezza nelle piazze. Per prima cosa vorrei si smettesse di disumanizzare gli adolescenti incastrandoli in categorie degne di sceneggiatori scafati. La proiezione del maranza assume ogni giorno di più i tratti grotteschi da villain dei cartoni animati. C’è qualcosa di buono dalla perdita di senso: si possono spazzare via parole ridicole e soffermarsi su quello che serve per tutelare l’esistenza e la libertà di questa generazione che continua a destabilizzarci. L’ingenuità che è insita nella generosità di stare nei momenti di rottura deve essere resa saggezza, bisogna condividere sapere ed esperienze per non permettere che la violenza più forte di tutte, quella dello stato, abbia la meglio. Esagero con il maternage nel proporre il bollettino degli aggiornamenti dei vari decreti sicurezza a fine lezione e mi auguro che la settimana prossima altri studenti non siano arrestati o attaccati dalle forze dell’ordine. PROSPETTIVE DEL CAOS Quando facciamo storia, per gli studenti è ostico avere contezza della temporalità: non esiste una chiara linea del passato storico e manca la coscienza di come alcune condizioni attuali siano il processo di movimenti più lunghi e radicati. Quello che esiste adesso non si dà che nell’oggi, nella brevità. Diventare protagonisti, percepire di essere soggetti attivi è il miglior metodo di apprendimento. Decido di andare alla manifestazione percependo a scuola un interesse inedito. La piazza di sabato, a Torino, è rumorosa più del solito, ribolle di persone e idee molto diverse tra loro. Cerca di dominarla, con scarsi risultati, una decina di militanti di Futuro nazionale sotto mentite spoglie, lanciando dal megafono messaggi generici contro il governo e inveendo contro gli incappucciati. Gli “incappucciati”, che coperti non sono, stanno ai limiti del presidio e si riappropriano gioiosamente del monumento al duca di Aosta. I cori di una parte della piazza che esortano a togliere questi fantomatici cappucci cadono nel vuoto. Quello che un occhio meno pigro vede è qualcosa di diverso: tantissime studentesse e studenti delle scuole che solitamente non erano comprese nelle mobilitazioni, come quella del giorno prima durante il corteo studentesco. E accanto a loro ci sono altri che invece erano già attivi negli ultimi anni nei movimenti Propal. Si aggiunge qualche cittadino richiamato dal tam tam social e i militanti. È una piazza strana e antigovernativa che invoca l’idea di avere diritto a una vita dignitosa, alcuni in maniera strategica in vista delle elezioni. Il tentativo di controllo da parte della cripto-destra è fallimentare, basta una via per azzerare la loro presenza. Il corteo è grande e giovanissimo, le parole d’ordine sono chiare: basta carovita, scuola di qualità, antifascismo. Sento in me l’euforia di qualcosa di nuovo, vivo e poco incasellabile. (ilaria magariello)
October 22, 2026
Napoli MONiTOR
BRESCIA: CONTRO CAROVITA, GUERRE E TAGLI ALL’ISTRUZIONE ANNUNCIATA UN’ASSEMBLEA STUDENTESCA A CAMPO MARTE. APPUNTAMENTO LUNEDÌ 26 OTTOBRE
La protesta nelle scuole non si ferma. Si allunga ogni giorno che passa l’elenco delle occupazioni contro carovita, mancanza di futura, collasso della scuola pubblica e dl Valditara con tetto agli alunni di origine migrante Istituti occupati a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. Contro le politiche economiche del governo Meloni, la guerra e il riarmo, il definanziamento della scuola pubblica il Collettivo Onda Studentesca di Brescia ha annunciato un’assemblea pubblica, con appuntamento lunedì 26 ottobre, alle 15.30 a Campo Marte. Ne parla a Radio Onda d’Urto Matilde, compagna del C.O.S. Ascolta o scarica. Di seguito volantino e comunicato ASSEMBLEA STUDENTESCA: CAROVITA, GUERRE E TAGLI ALL’ISTRUZIONE💥 Oggi ci troviamo tra carovita, salari da fame, precarietà, tagli all’istruzione e guerre, e mentre si finanzia il genocidio in Palestina il nostro futuro viene sacrificato in nome del profitto. Ma la Gen Z non è disposta a restare a guardare. Le piazze tornano a riempirsi, la rabbia si trasforma in mobilitazione e una domanda diventa sempre più urgente: come possiamo organizzarci per cambiare davvero le cose? Ne parleremo insieme in un dibattito aperto sulla Gen Z in piazza, sulle dinamiche delle mobilitazioni e sulla necessità di unire le diverse forme di lotta. Come vogliamo scendere in piazza? Come possiamo costruire una forza collettiva capace di incidere? Non basta arrabbiarsi: dobbiamo incontrarci, organizzarci e lottare insieme. 🔥 Vieni a discuterne, porta le tue idee e la tua rabbia. Il futuro non si aspetta: si costruisce collettivamente.
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto