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Scuola neoliberale e docenti tiranni
(archivio disegni monitor) A chi osserva l’istituzione dal suo interno la scuola appare come un ircocervo, o disordinato corpo di pratiche, regole e convenzioni che si sono cristallizzate nei decenni con le diverse riforme e convivono nonostante le contraddizioni. Nell’arco di una stessa giornata un insegnante può costringere gli studenti a stare in piedi accanto alla porta dell’aula per punizione, rivendicare la democrazia degli organi collegiali, stipulare piani di studio per allievi cui è stato diagnosticato un disturbo del comportamento secondo la classificazione del manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La coercizione dei vecchi tempi, la difesa degli organi democratici istituiti negli anni Settanta e gli interventi personalizzati sugli studenti stabiliti dalla legislazione del nuovo millennio coesistono nel medesimo, confuso spazio istituzionale. In un saggio contenuto in un libro del 2021 (La relazione educativa, a cura di Alessandro Mariani) Massimo Baldacci, studioso di pedagogia, sostiene che a causa di un “accavallarsi dei cambiamenti della scuola”, “una fase sopravviene sulla precedente prima che questa sia esaurita”. Baldacci individua nell’istituzione contemporanea la sopravvivenza di aspetti della scuola fascista, e classista, della riforma Gentile e la persistenza residuale delle trasformazioni democratiche realizzate quando era forte il movimento operaio. Più recente incrostazione è quella della “scuola neoliberista” che, secondo Baldacci, non mira più alla formazione di “cittadini critici” ma di “produttori competenti”, incentivando le eccellenze e la selezione dei meritevoli. La linea neoliberale è ormai dominante e forse il governo attuale si distingue per l’abilità di aggregare i valori aggiornati del capitalismo alle nostalgie reazionarie: la riforma del voto in condotta ne è una prova. Di recente due opere – un film e una raccolta di saggi – hanno ragionato sull’egemonia e sulla storia della scuola neoliberale. Il film D’istruzione pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre propone una storia delle riforme neoliberali dagli anni Novanta a oggi: da Berlinguer a Moratti, Gelmini e Renzi. Il film alterna la descrizione delle riforme all’osservazione di aule, uffici e corridoi di un istituto di Torino, soffermandosi sulla figura del dirigente e di alcuni docenti della secondaria di primo grado. Il libro Contro la scuola neoliberale (Nottetempo, 2026), curato da Mimmo Cangiano, raccoglie saggi di docenti e accademici attenti a descrivere gli aspetti peculiari della nuova scuola trasformata in azienda, come l’ossessione per la valutazione, le contraddizioni della formazione dei docenti, l’esito dei finanziamenti imposti dal Pnrr. D’istruzione pubblica e Contro la scuola neoliberale propongono, in sintonia, un disegno complesso di scuola neoliberale e sono due opere organiche ai movimenti di docenti che negli anni hanno lottato contro le diverse riforme. La diminuzione dei finanziamenti statali è solo uno degli aspetti affrontati e non il più rilevante. La scuola neoliberale, secondo entrambe le opere, è un’istituzione che pensa e si comporta come un’azienda in competizione sul territorio, trasformando gli studenti in clienti. Questa istituzione appare sempre più ibrida, ovvero disponibile alla collaborazione con i privati: aziende e fondazioni si insinuano con insistenza nei percorsi didattici e nelle proposte educative. Ancora, la scuola neoliberale indebolisce la trasmissione delle conoscenze a vantaggio dell’acquisizione delle competenze, ovvero s’impegna a modellare soggetti docili e adeguati a un mondo del lavoro precario e flessibile. Infine, la scuola neoliberale s’impegna a liquidare il potere dei docenti prosciugando il ruolo degli organi democratici a vantaggio della figura apicale di un dirigente sempre più simile a un capo d’impresa. Sia il libro che il film hanno il merito di mostrare il ruolo complice della sinistra nel decennale processo di trasformazione della scuola. È un merito importante perché un quadro di lungo respiro – e spietato nei confronti delle forze progressiste – permette all’osservatore di non concentrarsi solo sulle derive reazionarie del governo vigente. La critica al ruolo della sinistra è utile a corrodere ipocrisia e illusioni di un sistema scolastico che si vorrebbe attento alle diversità. Non vi è alcuna emancipazione, per esempio, nella variazione personalizzata degli strumenti didattici a partire da diagnosi formulate grazie alle classificazioni delle discipline mediche e psichiatriche. Anziché richiedere più insegnanti, compresenze  in aula e gruppi classe ridotti in modo da esaudire davvero le esigenze degli allievi, la scuola neoliberale consente agli studenti bisognosi l’impiego di strumenti compensativi (più tempo per le prove, la disponibilità di consultare schemi, e altro ancora) affinché tutti possano partecipare alla medesima procedura valutativa. “Inclusione”, in questo senso, corrisponde a una cieca fiducia in una competizione meritocratica accessibile a tutti. Così, alla fine della selezione, la responsabilità del fallimento va attribuita all’individuo che non s’è impegnato abbastanza. Le tesi di fondo del film e della raccolta di saggi sono valide ed è importante insistere sulla collaborazione delle forze progressiste nel modellare il volto dell’economia e della società odierna. Le due opere, tuttavia, mostrano limiti nella costruzione formale del discorso e nelle modalità dello sguardo adottate. D’istruzione pubblica è un documentario a tesi dove una voce narrante accompagna lo spettatore lungo un tracciato critico definito e stringente. Da qui discende uno sguardo filmico poco incline all’esplorazione e poco sensibile nei confronti degli studenti, mere comparse in un montaggio didascalico. I saggi di Contro la scuola neoliberale sembrano più interessati a ponderare le letture accademiche sull’interpretazione della fase attuale del capitalismo, e intervenire nel dibattito teorico, ma mostrano scarsa attenzione alla formazione concreta dei ragazzi e al rapporto con loro. Tale approccio – tutto concentrato sulle tesi da dimostrare e le teorie da elaborare – spinge le due opere a una polemica contro le derive dei saperi pedagogici che vengono piegati e rielaborati dalle esigenze della scuola neoliberale. In questa lettura i docenti “democratici”, fautori di una didattica e pedagogia innovative, sarebbero impegnati in un conflitto contro i docenti “autoritari”, legati alle desuete pratiche della scuola novecentesca. Scrive Lo Vetere nel primo saggio di Contro la scuola neoliberale: “Il dibattito pedagogico corrente ama voltolarsi nell’antinomia metafisica tra pedagogia democratica e pedagogia autoritaria, tra desiderio di innovazione e resistenza luddista, tra riformismo e gentilianesimo”. Un conflitto sterile, secondo gli autori di entrambe le opere, perché sarebbe proprio la tradizione democratica della pedagogia – ormai deviata, fuorviata – a consentire l’accelerazione delle riforme neoliberali. Gli autori, così, liquidano le critiche alla “tirannia degli insegnanti” perché queste sarebbero funzionali alla trasformazione dell’istruzione in un addestramento aziendale. Chi osserva aule e corridoi ogni giorno, tuttavia, può notare che i professori tiranni, aguzzini, guardiani della morale ci sono, e sono la maggioranza. Che la scuola neoliberale sia dolce, attenta alle diversità, più semplice per gli studenti, è un mito. Certo gli studenti imparano meno rispetto a un tempo – hanno ragione gli autori –, eppure sono sottoposti a un regime sottilmente coercitivo, soffocante, ossessivo nella richiesta continua di prestazione, e in ultima istanza vessatorio. Non vedere questo aspetto comporta un duplice limite: non si coglie il fondamento dell’esperienza d’apprendimento odierna, non s’afferra la natura capillarmente coercitiva, seppure ipocrita, del capitalismo contemporaneo. Se gli studenti non sono più cittadini critici in formazione, ma carne da macello per il lavoro precario, allora la scuola deve insegnare loro a comportarsi bene, non protestare, essere mansueti e flessibili – e i docenti sono i nuovi direttori di una pedagogia oppressiva. Non è un caso che in queste opere non vi sia alcuno spazio per la voce degli studenti. La loro presa di parola non interessa, eppure è quanto di più auspicabile in questo momento. Che cosa pensano gli studenti? Qual è il loro rapporto con la scuola? E non è solo interessante la voce critica – e in un certo senso attesa, decodificata, per quanto ricca di speranza – degli studenti dei licei disposti a occupare gli istituti. È necessario ascoltare la voce degli studenti dei tecnici e dei professionali, tanto nelle metropoli quanto delle province di questo paese. Non sono degli zombie alienati come molti credono: vi sono in loro più pulsazioni di quante ve ne siano nel corpo docente, e hanno idee, esigenze e slanci vitali, per quanto agli adulti spesso illeggibili. Anche gli atti vandalici contro gli oggetti nei laboratori di un professionale o contro gli arredi di un tecnico sono messaggi importantissimi, che dovrebbero essere letti e interrogati, e non meramente puniti. Se la scuola non fa altro che costruire un’architettura dell’obbedienza alla barbarie, insegnando a eseguire ordini in uno stato di insensibilità, senza chiedere, capire o criticare il perché e il per che, allora questi gesti non vengono da criminali nati o bruti da civilizzare, ma dai prodotti della fabbrica-scuola. Dobbiamo difendere la scuola pubblica dallo smantellamento messo in atto dal capitalismo neoliberale, non c’è dubbio. Questa difesa – che deve essere strenua e appassionata – non deve però rimuovere una contraddizione che disorienta: la scuola pubblica va difesa dagli attacchi del capitale affinché siano gli studenti a smantellarla, a smantellarci. Anziché addestrare gli studenti per competenze, è opportuno insegnare loro come liberarsi di noi docenti e della scuola. Fino a che ai ragazzi sarà impedito di sentire la scuola come uno spazio di crescita di cui hanno bisogno, ma come una caserma, un carcere, un luogo di costrizione, di performance valutate, di ordini immotivati da eseguire per non essere puniti, allora servirà il lavoro di noi docenti per dissodare il terreno verso la dissoluzione dell’istituzione scolastica. I docenti, che sempre più ripetono di trovarsi a fare scuola nonostante la scuola, con i tempi della didattica rosicchiati da attività inutili ma obbligatorie, le incombenze burocratiche, la disarticolazione, hanno il compito di insegnare questo agli studenti: a fare scuola nonostante la scuola, a individuarne le contraddizioni e mappare le incoerenze, perché sono proprio queste incoerenze che creano aperture nelle maglie, che ci permettono ancora di agire. Vi è un’immagine forte e vivace in D’istruzione pubblica, anche se forse i registi non lo sanno: alla fine suona la campanella di giugno e i ragazzi, finalmente liberi, corrono fuori, urlanti, a godersi l’estate. L’energia utopica della conclusione rovescia, in modo imprevisto, l’intero discorso del film. (francesco migliaccio, chiara romano)
March 23, 2026
Napoli MONiTOR
Due film sulla scuola, e non solo, dall’Iraq all’Italia
(visti da Francesco Masala) una quasi autopsia della scuola, di Federico Greco e Mirko Melchiorre, un’ottima opera prima di Hasan Hadi e un grande cortometraggio di Majid Majidi, dalliIran La torta del presidente – Hasan Hadi ispirandosi alla lezione del cinema neorealista e del grande cinema iraniano (Kiarostami, Panahi e Majid Majidi, per esempio), Hasan Hadi gira un’opera prima davvero potente.
Le Dita Nella PresaBbene
Una puntata di solo notizie positive: raccordo.info, un aggregatore di movimento; appuntamenti di hacking a Milano; spettacolo teatrale per parlare dell'IA a scuola; sindacalizzazione dellə lavoratorə che annotano i dati per l'IA; il progressivo abbandono del software proprietario statunitense da parte di varie amministrazioni europee. Apriamo con la presentazione di raccordo.info, un "aggregatore di movimento", ovvero un sito in cui trovare tutti (o quasi) i contenuti prodotti da realtà di movimento. Un modo per informarsi fuori dai social media commerciali, senza tracciamento né profilazione né app da installare. Proseguiamo con la presentazione di HackInSocs 2026, appuntamento di hacking: 27-28-29 settembre al Settore Occupato Città Studi, Via Celoria 22, Milano Con Stefano Penge, autore di 1RxI - Un robot per insegnante , parliamo di come è nato questo spettacolo teatrale che ha lo scopo di divulgare i punti critici dell'introduzione dell'IA a scuola. Ci spostiamo in Kenya, per proseguire il ragionamento iniziato alcuni mesi fa sulla quantità di lavoro invisibile che è implicita in quella che chiamiamo intelligenza artificiale. Lo facciamo leggendo alcune dichiarazioni della Data Labelers Association, realtà che organizza lavoratori e lavoratrici di questo settore. A partire dalla decisione del governo tedesco di rendere obbligatorio l'uso dello standard ODF - cioè quello promosso da LibreOffice - a scapito dell'OOXML - che invece è di Microsoft - parliamo della progressiva migrazione delle pubbliche amministrazioni europee verso software non-statunitensi e tendenzialmente con licenze open source in nome della sovranità digitale. Ascolta l'audio sul sito di Radio Ondarossa
Rivarolo Canavese (TO): Alpini nelle scuole pubblicizzano campi estivi di lavoro per la Patria
All’Istituto Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese (TO) anche gli Alpini hanno avuto il loro spazio privilegiato per presentare ad alunne e alunni delle classi terze e quarte, e alle loro famiglie, il piano per le vacanze, organizzato in campi scuola estivi, di cui “la parola d’ordine” sarà «condivisione […di un’] esperienza indimenticabile». La segnalazione di un genitore arriva il 13 marzo scorso all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e, nel corpo della email si fa notare, molto opportunamente, che le vacanze non saranno davvero tali, almeno sul piano formale, perché varranno come ore del pacchetto Formazione Scuola-Lavoro. Il lavoro è ispirato a “nobili fini”, verranno fornite competenze per salvare i boschi dalle fiamme, per conoscere il corso dei torrenti, le falde e i rischi connessi (l’attività idrogeologica, sarà questa?) e altro ancora, come si può leggere sul sito dell’Associazione Nazionale Alpini. Ma tutto in chiave militaresca, con ordine e disciplina, cameratismo, efficienza e, perché no, forse anche un alzabandiera per la Patria ogni tanto. Finalmente, dopo mesi abbastanza inutili passati sui libri, si lavora. Lavoro orientativo, come ripete con ostinazione l’agenda del Ministero dell’Istruzione e del Merito che, dall’ASL (alternanza scuola lavoro) finalmente legge con Renzi, passa ai percorsi di orientamento e competenze al lavoro (PCTO) e oggi, più seccamente scuola, trattino, lavoro, più che congiunzione assimilazione della prima al secondo (questioni non solo linguistiche, come sappiamo). Rivarolo Canavese, un paese di circa 12.300 anime, a 34 km da Torino, fa parte della Città Metropolitana insieme a un numero elevato di piccoli centri. Pur mantenendo la propria municipalità, essi rappresentano l’hinterland di una città senza ancora una vocazione post-Marchionne, post-Elkann. Del resto, questi paesi sono, da un passato che sembra lontanissimo, un ex bacino di lavoratori dell’altrettanto ex FIAT, presi nella dispersione di un indotto industriale di cui ora rimangono capannoni e depositi in rovina. Così queste realtà locali, con il loro piccolo centro urbano dignitoso, talvolta bello di vecchie chiese e palazzi di antichi padroni, cercano di ricostruirsi una nuova, moderna identità. Il Sindaco di Rivarolo, Martino Zucco Chinà, ci prova con la Lista Civica in cui è stato eletto, sostenuto dalla stampa locale, non caso il foglio cattolico Il Risveglio popolare e il settimanale Prima il Canavese. Ma “prima” di? Forse prima della “invasione” degli immigrati? O della gentrificazione che ha portato in questa periferia chi non può permettersi una casa a Torino? L’istituto in questione è un tecnico industriale che prova a definirsi anche liceo scientifico, 3 indirizzi formativi, 1300 studenti provenienti da 70 paesi limitrofi. Ragazzi certamente non tutti autoctoni, seconde, terze generazioni di calabresi, di siciliani, di quell’altrove che il canavesano non so se accoglie nel suo afflato sentimental-popolare. Dal sito della scuola ricavo che ci si diverte abbastanza – a proposito di vacanza dopo l’inverno sui libri – certo, pur sempre ammoniti sui pericoli della vita adolescente, con Mister Jack che inscena le ludopatie, con la poesia servita con un menù culinario e altre amenità formative (il vero menù della scuola sta sul sito ufficiale, in offerta al cliente). Ovviamente l’istituto non si è fatto mancare l’ormai diffuso appuntamento sul bullismo con la polizia locale e un agente della giudiziaria di Torino. Oggi, nella deriva neoliberale, talvolta dalle sfumature grottesche, che ha investito la scuola superiore, rinforzata dal recente 4+2, studio ozioso, lezioni ex cattedra, interrogazioni, sono materiale da cassonetto. L’età evolutiva, davvero bisognosa di attenzione ai bisogni specialissimi del suo scorrere, è affidata a una didattica privata di ogni aggancio filosofico, prima ancora che pedagogico. Militari, attori di avanspettacolo, associazionismo esperto. Ma anche di questo scriveremo prossimamente, qui, sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per un dedicato contrasto alla stupidità didattica.      Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Triggiano (BA), 1° aprile: “Rotte di Pace. Voci contro la guerra” con Osservatorio
MERCOLEDÌ 1° APRILE 2026 – ORE 18:00 PIAZZA VITTORIO VENETO, TRIGGIANO Si terrà mercoledì 1° aprile a Triggiano (BA) l’incontro pubblico dal titolo “Rotte di Pace. Voci contro la guerra, per la libertà della Palestina e di tutti i popoli oppressi“. In un tempo in cui i conflitti si moltiplicano e la logica delle armi torna a dominare il dibattito internazionale, diventa sempre più urgente costruire spazi di informazione, consapevolezza e partecipazione. L’evento costruito con la Global Sumud Flotilla Puglia e il Global Movement To Gaza Puglia ha come scopo quello di continuare a parlare di Palestina, dell’occupazione e del genocidio ancora in atto. L’incontro vedrà la partecipazione di Michele Lucivero per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’iniziativa nasce per sostenere tutte le missioni civili di solidarietà internazionale, e per promuovere la seconda missione della Global Sumud e Freedom Flotilla, all’interno di una coalizione internazionale di Flotille che salperanno dalla Sicilia. Questo per ribadire un principio più ampio: la pace non si impone con le armi, si costruisce con la giustizia, i diritti e l’autodeterminazione dei popoli. L’iniziativa avrà la forma del presidio con dibattito con gli interventi dei promotori e partecipanti, seguito da un momento di musica animato da giovani ragazze e ragazzi con una cantata e ballata popolare. Chiamiamo a partecipare tutte le associazioni, i movimenti, i collettivi, le organizzazioni sociali e culturali e i partiti politici– per far crescere insieme una voce comune contro la guerra e l’occupazione. Triggiano vuole essere parte di quella voce. Una voce che chiede libertà e pace. Clicca qui per info. LISTA PROMOTORI E ADESIONI IN AGGIORNAMENTO: Global Sumud Flotilla Puglia Global Movement to Gaza Puglia Gaza Free Style Freedom Flotilla Italia Digiuno G@z@ Articolo 11 Marx21 Lavoratori Leonardo di Grottaglie Collettivo Cartesio Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Comunità palestinese Puglia Basilicata Partito Comunista Italiano Bari Partito dei Carc Presidio di Bari Risorgimento Socialista Puglia Partito della Rifonazione Comunista Bari Giovani Comunisti -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Intervista a Zilan Diyar: in Kurdistan un nuovo diritto internazionale esiste già
«La nostra formula per la Terza Guerra Mondiale è una: i confini statali per noi non sono importanti, ma all’interno di questi confini vogliamo difendere la nostra autonomia. È all’interno di questi confini che mettiamo in pratica i principi del nostro paradigma, come la libertà delle donne, l’amministrazione autonoma e il rafforzamento delle potenzialità locali, e diamo forza a tutte le differenze esistenti, di cultura, religione…» Zilan Diyar. Intervista a Zilan Diyar. A febbraio, a sostegno di Docenti per Gaza, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha lanciato una settimana di mobilitazione portando nelle classi il tema della crisi del diritto internazionale, sia come catastrofe che come opportunità. Questa intervista si inserisce in continuazione di quella linea di didattica collettiva volta a rivendicare il diritto costituzionale alla libertà d’insegnamento. Oggi, in occasione del Newroz, il capodanno curdo, proponiamo l’intervento di Zilan Diyar, giornalista e attivista curda del Movimento di liberazione delle donne del Kurdistan, di Women Weaving the Future per il confederalismo mondiale delle donne e già di Jineoloji Europa. Il titolo dell’intervento è “La crisi del diritto internazionale e la proposta del confederalismo democratico”. L’intervento di Zilan Diyar porta la prospettiva del movimento curdo sui recenti fatti nel Kurdistan siriano e iraniano, su come quella che Zilan definisce Terza Guerra Mondiale si stia manifestando in Medio Oriente oggi e su come la proposta del confederalismo democratico possa rappresentare un’alternativa allo Stato-nazione in grado di relazionarsi dialetticamente con esso. Il confederalismo democratico creerebbe così spazi e esempi concreti di convivenza pacifica tra popoli ed etnie diverse all’interno dei confini degli stati. Ci sembrava interessante e importante interrogarci sulla crisi del diritto internazionale intesa non solo come punto d’arrivo e distruzione, ma anche come opportunità e possibilità di trasformazione. Abbiamo voluto intervistare una rappresentante del Movimento di liberazione del Kurdistan per avere un punto di vista anticoloniale di genere da parte di un movimento che ormai da vent’anni sviluppa concretamente un modo alternativo di organizzare e pensare la società, rispetto allo Stato-nazione occidentale. Speriamo quindi che possa essere un contributo interessante per docenti, studentesse e studenti e per tutte e tutti coloro che credono che la scuola pubblica sia un luogo di costruzione di una cultura di pace, di una cultura dei diritti universali, ma soprattutto un luogo di sviluppo del pensiero critico e di responsabilità nei confronti del mondo che ci circonda. «ALCUNE NOSTRE PROSPETTIVE CAMBIANO, ALTRE LE MANTENIAMO: NON È CHE SOLO DISTRUGGENDO PUOI COSTRUIRE QUALCOSA DI NUOVO» ZILAN DIYAR. Il Newroz è una festa molto importante per il popolo curdo. Si celebra la rinascita della vita in occasione dell’equinozio di primavera ma, come rivela il detto: «Berxwedan jihan e», non solo. È kurmanji, una delle lingue curde rimaste illegali per decenni, e significa «La resistenza è vita». Al Newroz così si celebra anche la lotta per la liberazione dall’oppressione coloniale e patriarcale, e si ricorda il sacrificio di tutte le persone che hanno dato la vita per questo. Ringraziamo Zilan Diyar e vi auguriamo quindi un buon ascolto, ma anche una buona fine dell’inverno e un buon inizio di un nuovo anno di resistenza. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.radioondadurto.org Pubblicato anche su www.pressenza.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Giornata delle Foibe e liste nere di Rampelli: autonomia didattica a rischio nelle scuole
ll vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI), la notizia è uscita sul quotidiano Domani (clicca qui), avrebbe segnalato le scuole che non hanno omaggiato la giornata delle Foibe e ha chiesto il diretto intervento del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara. Una vera e propria, inaudita, campagna repressiva che mira a distruggere autonomia didattica e libertà di insegnamento. Abbiamo ragione da vendere nel denunciare l’utilizzo delle giornate nazionali come opera di revisionismo storico e di pressione ideologica e politica. Sarebbero 41 gli istituti, “rei” di sottrarsi a questo rito che ormai dura da anni. Da quando questa giornata è stata istituita non ci sono spazi nella comunicazione pubblica per interventi di storici non omologati a posizioni revisioniste o nostalgiche della italianità, in questo caso non è ammesso il fatidico contraddittorio con posizioni diverse. È grave che questa lista di proscrizione arrivi direttamente da un parlamentare con un ruolo importante come la vice presidenza della Camera. Solo poche settimane fa denunciavamo la schedatura dei docenti di sinistra da parte della organizzazione giovanile dello stesso partito, ora questa nuova iniziativa. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene inaccettabile questa ennesima ingerenza e invita il mondo della scuola, in tutte le sue componenti, a mobilitarsi rivendicando la libertà di insegnamento, libertà da qualsiasi pressione ideologica e politica e di letture parziali e discutibili della storia. Consigliamo l’ ascolto di questo contributo audio di CUB Scuola a questo indirizzo. Di seguito la lista delle scuole incriminate. 4_07304Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lugo di Ravenna: il collegio docenti ha potere… fino ad un certo punto
Il 2 marzo scorso si è tenuto un incontro pubblico dal titolo “Per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese“, promosso da un gruppo di docenti del Liceo statale “Gregorio Ricci Curbastro” di Lugo, in provincia di Ravenna, con il patrocinio del Comune. Dopo l’iniziativa, un docente dello stesso liceo, delegato sindacale, ha denunciato in forma anonima alcuni fatti avvenuti all’interno dell’istituto nel mese di ottobre. All’inizio dell’anno scolastico un gruppo di docenti chiede di discutere e di inserire all’ordine del giorno del collegio docenti previsto per ottobre la proposta di organizzare una conferenza con il professor Marco Mascia, presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” e titolare della cattedra di Diritti umani, democrazia e pace all’Università di Padova, insieme alla testimonianza di un operatore di Medici Senza Frontiere dal campo. L’obiettivo, anche per volontà di alcuni genitori, era informare gli studenti sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e su cosa prevede il diritto internazionale in situazioni di conflitto. Attraverso una raccolta firme di 69 docenti su 120 viene presentata al dirigente scolastico richiesta formale per integrare l’ordine del giorno del collegio di ottobre, ma viene rigettata.  Il giorno del collegio il dirigente scolastico motiva la sua decisione definendo il tema della conferenza didatticamente irrilevante e divisivo prendendo una decisione al posto del collegio docenti senza neanche permetterne la discussione. Nella prassi scolastica il dirigente può integrare l’ordine del giorno del collegio docenti fino a 24 ore prima della riunione, aggiungendo nuovi punti. In casi di urgenza, inoltre, l’integrazione può essere proposta direttamente in apertura di seduta, chiedendo al collegio di approvarla. In questo caso, a fronte della richiesta presentata con largo anticipo da un gruppo consistente di docenti, l’ordine del giorno avrebbe potuto essere integrato senza particolari difficoltà. L’attacco è dunque al cuore della democrazia della scuola e al potere decisionale di tutti i docenti. Il collegio docenti è l’organo tecnico politico rappresentante della democrazia scolastica e i suoi ruoli sono definiti e tutelati dal DLgs 297/1994. Non ha valore consultivo, ma è un organo deliberante: ciò che si vota in collegio indica la partecipazione collettiva alla vita scolastica e la responsabilità collettiva a ciò che si sceglie di fare. Perciò delegittimare un collegio docenti oltre che gravissimo non rientra neanche nelle prerogative del dirigente scolastico. Eppure, da ciò che si legge e si vive a scuola tutti i giorni, non è così raro. Sotto l’ombra del potere assoluto del dirigente scolastico si trovano docenti censurati e soli, come il docente che ha denunciato l’accaduto e che si è successivamente dimesso da delegato sindacale presso l’Istituto non avendo avuto immediato sostegno dal suo sindacato – che ora dichiara di essere in procinto di procedere ad una denuncia dei fatti all’Ufficio Scolastico Regionale. Ma ci sono anche docenti che hanno paura di esprimere la propria idea o che sottovalutano la quasi certa deriva autoritaria delle gerarchie scolastiche dimenticando l’esistenza di una solida legislazione a sostegno dei diritti, della libertà d’insegnamento e dei poteri deliberativi del collegio docenti.  Nel periodo dell’anno scolastico in cui nelle classi di fine ciclo si affrontano i totalitarismi del Novecento è inevitabile individuare alcune analogie con la fase storica attuale: dalla dimensione sempre più globale dei conflitti fino agli attacchi, spesso più sottili, ai luoghi della democrazia. L’episodio avvenuto al liceo di Lugo viene segnalato come esempio di censura sul tema del genocidio in Palestina e del diritto internazionale, oltre che di delegittimazione del collegio docenti. Quest’ultimo riunisce insegnanti di ruolo e precari con pari diritti decisionali ed è presieduto dal dirigente scolastico con funzioni di coordinamento, non di indirizzo decisionale in senso verticistico. Si tratta di un caso, tra molti segnalati quotidianamente: episodi che descrivono una crescente concentrazione di potere nelle figure dirigenziali, dall’esercizio di un controllo sempre più forte nei collegi docenti fino alla collaborazione con le forze dell’ordine nella gestione di proposte didattiche e della sicurezza dell’ambiente scolastico. Dimostrazione plastica di come la scuola rischi di perdere progressivamente la propria funzione democratica ed educativa trasformandosi in uno spazio di controllo attraverso forme di gestione sempre più esternalizzate. Ritenere il genocidio palestinese e il diritto internazionale divisivo e vietarne la discussione e l’informazione, significa prendere una decisione didattica e indirizzare la conoscenza, compito che non spetta al dirigente scolastico. Definirlo divisivo corrisponde, di fatto, ad una manipolazione cognitiva, tattica militare attraverso cui i nostri cervelli diventano campo di battaglia prima ancora dei nostri corpi. Il controllo dei contenuti rappresenta dunque una forma di militarizzazione della conoscenza. O si è contro il genocidio o no. O si è contro la guerra o no. O si è contro i re o no. È una decisione “partigiana nella misura in cui si insegna agli studenti a collocarsi nella storia dalla parte dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli e di tutti. Il compito della comunità educante è offrire conoscenze per far sì che gli studenti siano capaci di pensare liberamente e possano avere la capacità di dissentire legittimamente alla deriva autoritaria. E se non sono i docenti a dare coraggio e a sostenere la libertà di pensiero e il diritto all’informazione e al dissenso per la tutela dei diritti fondamentali, contro la guerra e l’autoritarismo, da chi prenderanno esempio gli studenti? Gli insegnanti in questo momento devono vigilare e partecipare alla vita scolastica riprendendosi in mano il potere decisionale che nelle scuole spetta a docenti e studenti e non ai dirigenti. Devono aver cura dei ragazzi perché saranno le prime vittime dell’economia di guerra, dai percorsi PCTO presso le industrie belliche come la Leonardo dritti verso il ripristino della leva militare obbligatoria. È questo che fa un insegnante al tempo dei re: non insegna ad obbedire e ad aver paura, ma insegna ad essere liberi. A tal proposito invitiamo tutta la comunità educante a sostenere la campagna dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università contro la leva militare obbligatoria. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#lascuolavaallaguerra Oggi, giovedì 19 marzo, ore 18 a #Reggio #Calabria (Chiesa Valdese) Dove va la #scuola italiana? La #militarizzazione dell'#istruzione in Italia Ne parliamo con Antonio Mazzeo, insegnante e attivista Modera Monica Natali, diacona valdese Interventi musicali a cura di Francesca Araniti, Gabriella Araniti, Roberta Gebbia, Tommaso Mandraffino e Silvia Martino
March 19, 2026
Antonio Mazzeo
#educareallapace #Scuola e #guerra: il dibattito tra #Messina e #Reggio #calabria Doppio appuntamento mercoledì 18 a Messina e giovedì 19 marzo a Reggio Calabria con l’incontro “Dove va la scuola italiana? La militarizzazione dell’istruzione in Italia” promosso dalle Chiese Valdesi https://www.cultandsocial.it/scuola-e-guerra-il-dibattito-tra-messina-e-reggio/
March 18, 2026
Antonio Mazzeo