Polizia e repressione preventiva: La Polizia ibrida di Vincenzo Scalia
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università ci
teniamo a condividere il contenuto dell’articolo La polizia ibrida, scritto da
Vincenzo Scalia e pubblicato il 15 luglio 2026 su www.umanitàpenalita.org.
L’autore approfondisce il legame molto stretto tra le forze dell’ordine e la
politica: spesso sono impegnate a difendere la stabilità dei governi piuttosto
che a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Non è difficile
capire il perché della percezione negativa diffusa nei confronti delle forze
dell’ordine. Questa percezione è anche dovuta all’aumento dei poteri delle forze
dell’ordine e alla difesa acritica del loro operato da parte dell’attuale
governo.
Scalia scrive di come la strategia attuata sia quella della repressione
preventiva: ovvero la messa in atto, da parte del governo, di politiche
finalizzate a mantenere l’ordine pubblico e a reprimere le soggettività che
mettono in discussione l’ordine neoliberale, preoccupati di una loro diffusione
all’interno della società. La repressione preventiva si articola su tre piani:
* l’aumento dei poteri delle forze di polizia attraverso la preponderanza
dell’esecutivo;
* la militarizzazione del territorio;
* la criminalizzazione del dissenso, a partire dalla costruzione e dalla messa
in circolazione di rappresentazioni fondate sulla contrapposizione bellica.
Questa strategia è chiara se si tengono in considerazione le recenti chiusure
degli storici centri sociali Leoncavallo di Milano e Askatasuna di Torino; i
nuovi pacchetti sicurezza; il crescente presidio da parte delle forze
dell’ordine nelle stazioni, negli aeroporti e nelle strade.
Tuttavia, la militarizzazione del territorio sarebbe inefficace senza il
sostegno di un robusto apparato legislativo improntato alla repressione. Sin dai
primi giorni del suo insediamento, con il varo della cosiddetta “legge
anti-rave” (l. 30 dicembre 2022, n. 199), il governo Meloni ha puntato a
criminalizzare, in nome dell’incolumità pubblica, le aggregazioni spontanee. Il
numero iniziale di venti persone è stato in seguito elevato a cinquanta.
Il governo, inoltre, ha istituito le zone rosse, con accesso regolamentato
secondo la discrezionalità delle forze dell’ordine, che selezionano le persone
potenzialmente pericolose.
Il testo di Scalia è esemplificativo di quello che stiamo vivendo con il caso di
Fakir. A Bologna, due agenti di polizia sono indagati di omicidio colposo in
relazione alla morte di Abderrahim Fakir. Il fatto è successo nel quartiere
Pilastro, un quartiere cosiddetto “difficile”, dove da tempo gli abitanti si
lamentano della crescente militarizzazione del territorio, con un aumento delle
forze dell’ordine. Il caso di Fakir quindi entra in un contesto più ampio di
tensioni tra abitanti e forze dell’ordine, che si è manifestato anche negli
scontri a seguito della protesta contro la costruzione del museo per bambini nel
parco Mitilini-Moneta-Stefanini.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università
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