Liceo Vivona: un’ispezione sul nienteLuglio 2026, terminato l’anno scolastico e pubblicati gli esiti degli esami di
Stato, il professor Massimo Sabbatini — docente di latino e greco al Liceo
Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma — invia ai propri ex studenti un
messaggio di commiato. Il rapporto docente-discente è concluso: chi riceve la
lettera è, a tutti gli effetti, un cittadino maggiorenne e diplomato.
Il testo, che intreccia il richiamo alla “Primavera hitleriana” di Montale e al
canto XXVII del Purgatorio dantesco, invita a “restare umani” e a non
dimenticare le atrocità compiute a Gaza in questi tre anni di scuola. Chiude con
inviti conviviali — un cinema, uno scambio di libri, una partita a tennis — tra
un ex professore e i suoi ex allievi.
Il punto del messaggio più esposto alla reazione di stampa è probabilmente non
il richiamo a Gaza in sé, ma la struttura graduata di responsabilità che il
docente costruisce attorno all’evento. Il testo distingue esplicitamente diversi
livelli di corresponsabilità: chi ha materialmente eseguito la violenza (chi ha
premuto il grilletto, lanciato missili, sganciato bombe, guidato droni);
l’industria bellica (chi ha prodotto e venduto armi); la classe politica (chi ha
avuto responsabilità politiche); i beneficiari economici (chi ha lucrato
dividendi e fatto profitti); infine gli “ignavi” — chi è rimasto a guardare
senza fare nulla.
È quest’ultima categoria a rendere il messaggio strutturalmente diverso da una
semplice presa di posizione su un conflitto: l’indifferenza viene collocata
sullo stesso piano morale dell’azione, secondo la logica — richiamata dallo
stesso docente — del “più nessuno è incolpevole”. La lettera anticipa inoltre
esplicitamente che alcuni dei destinatari occuperanno un giorno posizioni di
potere (dirigenza d’azienda, gestione di capitali, funzioni statali o
nell’Unione Europea) e li invita a interrogare, una volta arrivati lì, i propri
futuri pari sul proprio comportamento presente — una domanda nominativa,
riferita alla bambina palestinese Hind Rajab, che sposta il destinatario dal
ruolo di spettatore a quello di potenziale futuro responsabile.
Il riferimento a Montale rafforza questo impianto: i “miti carnefici” della
poesia sono esecutori non riconosciuti come tali, che continuano un’esistenza
normale — la “sagra” — mentre si consuma la violenza. È un’immagine che utilizza
la cornice della “civiltà” per descrivere una violenza che si esercita
attraverso l’indifferenza organizzata, più che attraverso la sola violenza
diretta. Il richiamo del docente al canto XXVII del Purgatorio, che riguarda
l’acquisizione della piena autonomia di giudizio morale da parte di Dante, si
salda a questa impostazione: il messaggio non impartisce una conclusione da
accettare, ma consegna agli ex studenti gli strumenti — già trasmessi in tre
anni di scuola — perché siano loro a giudicare autonomamente chi, tra i soggetti
elencati, porti una responsabilità.
L’8 luglio Il Tempo pubblica un articolo a firma di Edoardo Sirignano,
“Faziosità e indottrinamento, messaggio-comizio del prof”, basato sulla
segnalazione di uno studente che chiede l’anonimato. Il pezzo non nomina né il
docente né l’istituto: parla genericamente di “un professore di latino e greco
di un liceo classico romano”.
Nei giorni successivi, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio avvia
un’attività ispettiva che convoca per “accertamenti” non il solo Sabbatini, ma
tutti i rappresentanti di classe delle quinte e tutti i docenti maschi
dell’istituto che insegnano greco e latino. Le convocazioni, secondo quanto
raccolto da testate come Domani, non specificano il motivo dell’audizione.
Il dettaglio della convocazione a tappeto è, di per sé, un documento. Se l’USR
avesse già individuato con certezza il docente e la scuola coinvolti, non
avrebbe avuto necessità di procedere per esclusione tra i professori maschi di
due materie in un solo istituto. La platea dei convocati coincide esattamente
con l’universo di persone compatibili con la descrizione — volutamente vaga —
fornita dall’articolo del Tempo. Ne discende, come inferenza fondata sui fatti
noti ma non confermata da alcuna dichiarazione ufficiale, che l’ispezione muove
dall’articolo di stampa e non da una segnalazione già circostanziata pervenuta
autonomamente all’amministrazione. Resta aperta, e non esclusa dai fatti
disponibili, l’ipotesi che lo stesso studente anonimo abbia presentato anche una
segnalazione diretta: nessuna fonte consultata la conferma né la smentisce.
L’USR Lazio, va segnalato, non ha risposto alle richieste di chiarimento
avanzate dalla stampa.
Il punto giuridico sollevato da docenti, studenti e dalla stessa interrogazione
parlamentare presentata dall’on. Stefania Ascari (M5S) è netto: essendo il
rapporto docente-discente già concluso al momento dell’invio del messaggio, non
è in discussione la libertà di insegnamento (art. 33 Cost.), che presuppone un
rapporto educativo in corso, bensì la libertà di manifestazione del pensiero
(art. 21 Cost.) di un cittadino che si rivolge ad altri cittadini.
L’interrogazione richiama inoltre l’art. 34 sul diritto all’istruzione,
sostenendo che il proliferare di iniziative ispettive di questo tipo produce un
effetto di deterrenza sull’intera comunità scolastica: non solo su Sabbatini, ma
su ogni docente che possa in futuro sentirsi dissuaso dall’affrontare temi
storici, civili o internazionali per timore di conseguenze disciplinari.
È la funzione di monito, più che l’esito specifico del procedimento, a
costituire l’elemento politicamente rilevante: un’ispezione avviata su una
comunicazione privata post-diploma comunica a tutto il corpo docente romano — e,
per estensione mediatica, nazionale — quali argomenti espongono a un
procedimento amministrativo.
Nell’ottobre 2024 Irene Khan, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla
promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione,
presenta all’Assemblea Generale ONU il rapporto “Global threats to freedom of
expression arising from the conflict in Gaza” (A/79/319). Il documento
certifica, su scala globale, un fenomeno che il caso Vivona riproduce su scala
locale: repressione di proteste e dissenso, restrizioni diseguali a seconda
della posizione espressa sul conflitto, ed erosione delle libertà accademiche e
artistiche in un contesto politico polarizzato.
Presentando il rapporto, Khan ha dichiarato che “nessun conflitto recente ha
minacciato la libertà di espressione così gravemente e così ampiamente oltre i
propri confini quanto Gaza”, citando come esempi la repressione delle proteste
nei campus universitari statunitensi e il divieto tedesco alle manifestazioni
pro-palestinesi, mai esteso a quelle pro-israeliane.
Il Vivona si aggiunge a una serie di episodi già documentati dall’Osservatorio
contro la militarizzazione delle scuole e delle università: il procedimento
disciplinare al Liceo “Augusto Righi” di Roma contro il prof. Bullara, la
vicenda del Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena sullo striscione “L’Italia agli
italiani”, e i casi Modena legati al progetto “Flottilla dei bambini”.
L’interrogazione Ascari amplia ulteriormente l’elenco con istituti
dell’Emilia-Romagna (San Lazzaro di Savena, Bologna, Castelnovo ne’ Monti) e il
Liceo “Marco Polo” di Firenze. Su tutti questi episodi si rimanda ai pezzi già
pubblicati.
Roberto De Vogli, nel suo libro Empatia selettiva: perché l’Occidente è rimasto
a lungo indifferente al genocidio di Gaza (Aliberti, 2025), apre la propria
riflessione con un’immagine paradossale:
> «Immagina di vivere in un mondo in cui puoi essere perseguitato per aver detto
> “non uccidete i bambini”, perché potresti ferire i sentimenti dell’assassino».
> Questo slogan, apparso durante una manifestazione, non ha bisogno di
> spiegazioni: racchiude non solo l’assurdità morale dei nostri tempi. Sembra la
> scena di un film distopico, ambientato in una società che ha smarrito ogni
> bussola etica.»
È un paradosso che l’autore usa per introdurre il tema del doppio standard
morale con cui l’Occidente guarda alle vittime di questo conflitto — lo stesso
doppio standard che, nel caso Vivona, si manifesta nella distanza tra la
sanzione minacciata a un docente per un richiamo etico e l’assenza di
conseguenze analoghe per chi lo accusa pubblicamente sulla base di una fonte
anonima.
Il caso Vivona, letto insieme ai precedenti già documentati, mostra come il
singolo esito disciplinare sia in realtà secondario rispetto alla funzione che
il procedimento assolve una volta reiterato su scala nazionale. Righi, Cesena, i
cinque istituti di Modena, San Lazzaro di Savena, Castelnovo ne’ Monti, Firenze,
e ora il Vivona non compongono una serie di episodi isolati da valutare
singolarmente, ma un pattern riconoscibile: un’ispezione ministeriale attivata
su segnalazioni di stampa o politiche, indipendentemente dalla sua archiviazione
o dal suo esito, produce comunque l’effetto di segnalare a docenti e dirigenti
scolastici quali temi — Gaza, il diritto internazionale, la pace — comportano un
rischio procedurale. Non serve una sanzione per ottenere autocensura: basta la
ripetizione del meccanismo ispettivo. È questo l’elemento che rende il caso
Vivona rilevante oltre la vicenda del singolo docente, e che giustifica la
richiesta, avanzata nell’interrogazione Ascari, di linee guida che limitino le
ispezioni all’accertamento di violazioni di legge, sottraendole al loro attuale
uso come strumento di pressione preventiva sulla libertà di insegnamento e di
espressione nella scuola pubblica.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nella convinzione
che la libertà di espressione e la libertà di insegnamento — pilastri
costituzionali della scuola pubblica — non possano essere sacrificate all’uso
strumentale delle procedure ispettive a scopo intimidatorio e repressivo.
Restiamo umani.
Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente