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Piovono congetture sugli anarchici morti a Roma
Sui mass media è tutto un fiorire di ipotesi e congetture sulla possibile destinazione della bomba la cui esplosione in un cascinale abbandonato a Roma ha causato la morte di due militanti anarchici: Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Non potendo sapere altro, le redazioni dei giornali e gli apparati di […] L'articolo Piovono congetture sugli anarchici morti a Roma su Contropiano.
March 23, 2026
Contropiano
Il governo spinge il decreto sicurezza verso una stretta ancora più repressiva
Il cosiddetto decreto sicurezza sta cambiando natura sotto i nostri occhi. Non è più un intervento mirato, né un insieme coerente di norme. È diventato un contenitore espansivo, dentro cui la maggioranza sta inserendo tutto ciò che può rafforzare un indirizzo politico preciso: estendere la capacità repressiva dello Stato. La […] L'articolo Il governo spinge il decreto sicurezza verso una stretta ancora più repressiva su Contropiano.
March 23, 2026
Contropiano
Quando si dà addosso agli anarchici, a prescindere
Una cosa sono i fatti accertati, altra cosa sono le ipotesi investigative, altra ancora è l’uso politico-mediatico di quelle ipotesi. Se un’agenzia titola che due persone “costruivano una bomba”, mentre nel corpo della notizia si attribuisce ancora questa ricostruzione agli investigatori, siamo già dentro una torsione del racconto, perché non […] L'articolo Quando si dà addosso agli anarchici, a prescindere su Contropiano.
March 23, 2026
Contropiano
CON SARA E ALESSANDRO
Più forti della morte C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna.(Sara Ardizzone) La nostra capacità di dire e comunicare non consente di avventurarsi sui sentieri inesplorati della responsabilità per i rischi assunti in prima persona. Ogni discorso in questa direzione resta inevitabilmente provvisorio, … Leggi tutto "CON SARA E ALESSANDRO"
March 22, 2026
Rifiuti
Con Sara e Sandrone nel cuore
Riceviamo, pubblichiamo e condividiamo: Sara e Sandrone rimarranno sempre nostri compagni. A differenza di Piantedosi, Salvini e Meloni, dei mercanti di morte, degli aguzzini in divisa, loro non erano degli...
March 22, 2026
mezzoradaria
Protocollare e punire
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Markus Spiske su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Sebbene rimandi etimologicamente al termine greco che indicava il foglio iniziale di un rotolo di papiro e sebbene abbia una storia e una genealogia specifiche, è solo con l’avvento della modernità che il protocollo fa tracimare l’originario status di registrazione archivistica nel mare magnum della vita sociale e politica, contribuendo, grazie al suo ambiguo potere performativo, ad alimentare e dissimulare i rapporti di forza esistenti tra i diversi attori sociali. Enrico Gargiulo, sociologo attivo negli ambiti problematici della cittadinanza, della sicurezza e dell’ordine pubblico, con Protocollo: uno strumento di potere, recentemente uscito per i tipi di elèuthera, si impegna in un lavoro di decostruzione dei discorsi istituzionali sulle politiche sociali, portandone alla luce il carattere oppressivo e discriminatorio, in vista di una prospettiva in grado di sovvertirne le strategie disciplinanti. Con la modernità – questa la tesi principale di Gargiulo –, il protocollo si fa strumento flessibile e tutt’altro che neutro, in quanto funzionale a un controllo sociale pervasivo. Ciò che tuttavia colpisce di più è la dimensione pseudo-giuridica con cui attualmente i dispositivi protocollari sussumono i poteri giudiziario, esecutivo e legislativo. Ed è interessante notare che non sono o, quantomeno, non sono solo i regimi autoritari a sfruttare le potenzialità disciplinanti dei protocolli, ma anche (e soprattutto) le cosiddette democrazie liberali sempre più tese a ridurre l’agone politico a mera pratica amministrativa. Dalla ancora recente emergenza pandemica allo stato di guerra permanente che caratterizza le forme del neocolonialismo contemporaneo, il protocollo sembra orientare tutte le possibili e variegate declinazioni del governo delle popolazioni. Il sociologo italiano ci ricorda che gli ambiti interessati all’applicazione di questo efficace strumento di coercizione dissimulata sono moltissimi e vengono sistematicamente coinvolti dal potere politico nel momento in cui delega delicate funzioni di controllo a tecnici e specialisti, i quali, forti della loro discrezionalità professionale, si sostituiscono alla legge e al diritto. La natura del protocollo, soprattutto nei casi in cui l’emergenza contestuale crea vuoti giuridici, «non si limita […] a rendere più concrete le norme esistenti, ma agisce come una pseudo-norma che va a innovare il campo giuridico: anche se non è formalmente una legge si comporta come se lo fosse» (p. 34). Il protocollo assurge così a vero e proprio linguaggio codificato necessario alla comunicazione tra attori che insistono in settori analoghi, affini o contigui, contribuendo «a creare standard linguistici e procedurali, funzionando quindi come un dispositivo “educativo”, capace di gettare le basi di conoscenze condivise e di stabilire identità comuni» (p. 34). Il protocollo, come è noto, è anche una modalità di tenere traccia di una determinata documentazione. Il che corrisponde a dire che il protocollo è valido solo se certificato nello spazio amministrativo delle varie istituzioni di Stato. È in tal modo che il suo carattere documentale istruisce una serie di operazioni volte ad attualizzare ciò che sulla carta è solo previsto, fornendo o togliendo legittimità a determinati comportamenti. In ultima analisi, il protocollo assume le caratteristiche di un contratto tra le parti coinvolte – direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente. Pur fingendo di essere la risposta più adeguata alle esigenze organizzative attraverso cui il potere esercita il suo governo sulla popolazione, i protocolli sono in realtà efficaci strumenti per ovviare alla rischiosa aleatorietà della legge nell’ambito di società sempre più complesse e senza dover ricorrere a metodi esplicitamente coercitivi e potenzialmente impopolari. Il quadro storico tratteggiato da Gargiulo è esemplare nel dimostrare che l’avvento al potere della borghesia con la sua articolazione coloniale fa sì che il protocollo assuma le sembianze di uno strumento strategico atto a mantenere un ordine asimmetrico e diseguale. L’accumulazione del capitale, infatti, ha un bisogno “vitale” di trasferire la propria forza al di fuori dei confini della “civiltà” occidentale e, in questo, i protocolli sono (stati) di grande aiuto. «Le strutture architettoniche dei forti, dei porti e delle navi, così come le forme di registrazione e documentazione e le tecniche di esame che regolavano il commercio di persone diretto nel “Nuovo” Mondo, erano esempi di violenza strutturale resa possibile dagli apparati amministrativi» (p. 74). L’incontro tra logica burocratica e impresa economica mostra, pertanto, sia il volto autentico del capitalismo sia il linguaggio della burocrazia borghese, entrambi tesi a codificare e a mettere al lavoro le divisioni di classe, di “razza” e di genere. E, per non finire schiacciati dal concetto di “fine della storia” con cui il neoliberismo rinnova la sua ideologia coercitiva, bisogna allora sottolineare il fatto che il (neo)colonialismo continua a declinare al presente la sua pervasività calcolatrice. La guerra, in questo senso, non è solo conquista e strategia geopolitica ma anche aggressione dello stato di diritto – il neoimperialismo trumpiano, indossata la maschera di prevenzione e difesa dalle minacce terroristiche degli Stati che non si allineano all’ordine geopolitico statunitense, è qui a ricordarcelo. Uno degli snodi fondamentali del saggio di Gargiulo riguarda poi il concetto di polizia. A prescindere dal significato assunto come forza repressiva tutrice dell’ordine costituito, significato che ha egemonizzato il senso comune delle società contemporanee, il termine “polizia” rimanda a quelle azioni tese a modellare forme di buon governo, come si è in qualche modo verificato nel corso della prima età moderna. In sostanza, l’idea di polizia è passata dalla funzione di sistema regolatore delle crisi sociali che hanno segnato il passaggio dal feudalesimo al capitalismo a organo dello Stato preposto alla sicurezza dei cittadini e al rispetto delle leggi. Seguendo Foucault, la polizia si è trasformata da negativa a positiva, diventando uno dei più efficienti organi di governo della popolazione. «La parola “politica” […], al pari della parola “polizia”, discende dal termine greco politeia, a sua volta derivante da polis. Le istituzioni impegnate a fornire assistenza ai poveri, da un lato, e gli apparati orientati alla prevenzione e alla repressione del crimine, dall’altro, sono diventati due facce della stessa economia politica, finalizzata a gestire la popolazione e ad affrontare la questione più ampia del pauperismo (pp. 80-81). Instillare nella popolazione l’assuefazione consensuale alle misure di controllo e disciplinamento sociale è, allora, la carta vincente dello Stato neoliberale. Il termine biopolitica, con cui Foucault designava le pratiche governamentali, non a caso, rinvia al controllo non solo dei corpi umani ma dell’intera specie «che si traduceva in un percorso graduale che prevedeva forme di addestramento e regolazione indiretta, di sorveglianza, quanto più possibile discreta, e, se necessario, di punizione» (p. 81). L’emergenza pandemica causata dalla diffusione di SARS-COV-2, le politiche sull’immigrazione e l’attuale “Decreto Sicurezza” del governo Meloni indicano come il caso italiano sia esemplare nel codificare i protocolli come dispositivi burocratizzanti, concepiti e redatti per dare consistenza formale e performativa a realtà molto complesse che meriterebbero ben più ampie discussioni collettive. In breve, i protocolli sono le nuove infrastrutture del capitale a cui vengono delegate responsabilità e operatività che lo Stato non riesce più a garantire. E questo, ovviamente, a favore del libero mercato che, forte del suo potere di astrazione, riduce la vita pubblica a start up, a impresa ad alto potenziale di lucro in cui la sovranità pubblica è fagocitata dalla privatizzazione del diritto. Per quanto riguarda l’emergenza pandemica di Covid 19, l’analisi di Gargiulo è puntualissima. All’insorgere della pandemia, il Consiglio dei Ministri è ricorso a una norma contenuta nel Codice di Protezione Civile del 2018. Quindi, servendosi di un codice normativo straordinario, i governi che si sono succeduti hanno adottato misure di contrasto, i famosi DPCM, che hanno radicalmente trasformato la vita sociale dell’intero paese. «Da allora, i dispositivi protocollari si sono letteralmente moltiplicati: alla pandemia sanitaria ha fatto seguito una pandemia di protocolli. Lavarsi le mani, entrare in piscina, salire su un autobus, sono solo alcuni esempi di ambiti di vita quotidiana da sempre governati da regole più o meno formalizzate ma che, a seguito della pandemia, sono diventati oggetto di una regolazione specifica e minuta, caratterizzata da un nome evocativo e dotata di un’estetica particolare» (p. 116). Per quanto riguarda le politiche anti-immigrazione, di cui il cosiddetto hot spot albanese è il caso insieme più vistoso e grottesco, vale quanto afferma Didier Fassin. Anche la questione migratoria, infatti, viene affrontata in termini gestionali e depoliticizzati, assecondando logiche statistiche – i flussi, i numeri, i richiedenti asilo, ecc. L’espressione ragione umanitaria, usata dall’antropologo francese per descrivere il protocollo della compassione, è l’ennesimo caso di para-giurisdizione in cui l’estetica evocativa del linguaggio sublima il trattamento feroce, cinico e standardizzato delle cosiddette procedure di “accoglienza”. Infine, i “Decreti Sicurezza” mostrano chiaramente come l’arte protocollare in Italia sia pensata per punire il dissenso, il disagio, la marginalità, il conflitto e la povertà. Dal “Decreto anti rave party” che inaugurava l’anno 2022, passando per il “Decreto Cutro” (che aggrava le pene contro gli scafisti ritenuti gli unici responsabili delle tragedie del Mediterraneo) e per il “Decreto Caivano” (adottato per contrastare la violenza giovanile dei cosiddetti maranza), fino al Decreto del 2025, che istituisce nuovi reati quali quello di resistenza passiva, si viene a delineare un percorso laboratoriale di cui il protocollo è parte irrinunciabile dei processi tramite cui il capitalismo sussume la realtà. Il saggio si conclude con una requisitoria sul genocidio dei Palestinesi a Gaza. Gargiulo non esita a definire l’accordo di pace imposto dall’Occidente come una finzione, in cui la violenza e il massacro, – tradotto: l’uccisione sistematica di civili inermi ­– diventa, ancora una volta, un mero fatto procedurale. Il che ribadisce che scopo del saggio è, oltre a sottolineare l’aspetto ambiguo e opaco delle procedure protocollari, quello di ribadire la necessità di acquisire una prospettiva abolizionista non tanto degli strumenti di cui si servono gli esecutivi, bensì delle stesse condizioni che permettono l’effettiva messa in atto dei protocolli con tutta la loro “soave e sapiente” violenza. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Protocollare e punire proviene da Comune-info.
March 21, 2026
Comune-info
Argentina: La polizia un’altra volta contro i pensionati
Come tutti i mercoledì, le forze di sicurezza hanno minacciato e attaccato i pensionati e i manifestanti che protestavano di fronte al Congresso contro gli aggiustamenti e la politica economica di Milei. Ci sono stati tre arresti e uno è stato ricoverato in ospedale. Come tutti i mercoledì, manifestanti di organizzazioni sociali e di pensionati […]
Il grido di Yurii Sheliazhenko
PIÙ CHE UN ARRESTO È STATO UN VERO RAPIMENTO QUELLO DELLA POLIZIA URCRAINA FATTO DUE GIORNI FA NEI CONFRONTI DI YURII SHELIAZHENKO, RICERCATORE UNIVERSITARIO IN FILOSOFIA E PACIFISTA NONVIOLENTO, PRELEVATO DALLA POLIZIA SENZA VERBALI, SENZA ACCUSE RESE NOTE, SENZA LA POSSIBILITÀ DI ACCEDERE A UNA DIFESA LEGALE. DA OLTRE VENT’ANNI, SHELIAZHENKO PERCORRE UNA STRADA CONTROCORRENTE: QUELLA DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA, DEL RIFIUTO DELLA GUERRA CON LA RUSSIA, DELLA CRITICA ALLA CRESCENTE MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ E DELL’IMPEGNO PER IL DISARMO. LA REPRESSIONE NEI SUOI CONFRONTI È COMINCIATA DA TEMPO, RICORDA UN PONTE PER…, CON CUI NEL 2022 HA ORGANIZZATO LA CAROVANA #STOPTHEWARNOW, PORTANDO SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO UN’UCRAINA DIVERSA: QUELLA CHE NON HA MAI SMESSO DI DISERTARE LA GUERRA E LA SUA CULTURA Dopo due giorni di arresto e violenze, il 21 marzo Yurii Sheliazhenko è stato liberato, ma ovviamente la sua situazione resta assai insicura -------------------------------------------------------------------------------- Esprimiamo profonda preoccupazione e indignazione per la detenzione di Yurii Sheliazhenko, segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino, accademico e membro del board dello European Bureau for Conscientious Objection (EBCO), fermato a Kiev nella notte del 19 marzo dalle autorità ucraine. Secondo le informazioni disponibili la privazione della libertà sarebbe avvenuta senza adeguata base legale, senza regolare verbalizzazione del fermo, con ostacoli all’accesso alla difesa legale e con il rischio di trasferimento forzato a un centro territoriale di reclutamento. Sheliazhenko era da tempo sotto minaccia di arresto e coscrizione forzata, in un contesto in cui le autorità ucraine affermavano che, in tempo di guerra, il diritto all’obiezione di coscienza non viene riconosciuto. Yurii Sheliazhenko ha dichiarato pubblicamente la propria obiezione di coscienza molto prima della guerra russo-ucraina. Ha sempre condannato con nettezza l’aggressione, sostenuto la resistenza nonviolenta, e chiesto da subito di una soluzione negoziata del conflitto che consentisse di fermare la strage di civili e militari. Proprio per queste sue posizioni pacifiste è oggi oggetto di una persecuzione giudiziaria e politica che colpisce non soltanto la sua persona, ma il principio stesso della libertà di coscienza. Sconcerta che un governo che dichiara di voler aderire all’Unione Europea violi in modo così plateale i diritti civili e politici di un proprio cittadino, un pacifista per la sua attività pubblica nonviolenta. La repressione contro di lui non comincia oggi. Il 3 agosto 2023 la sua abitazione fu perquisita e i suoi dispositivi sequestrati; il 15 agosto 2023 il Tribunale distrettuale di Solomyanskyi di Kyiv lo sottopose a un regime di arresti domiciliari parziali, vietandogli di lasciare l’abitazione la notte, misura prorogata ripetutamente mentre la pressione giudiziaria nei suoi confronti è proseguita almeno fino al febbraio 2024. La sua vicenda è stata più volte segnalata compreso nelle comunicazioni dei Relatori speciali ONU sulla libertà di riunione e associazione, sulle questioni delle minoranze e sulla libertà di religione o di credo e dell’OHCHR. Un Ponte Per ha incontrato Yuri Sheliazhenko a Kiev, insieme ad altre organizzazioni pacifiste il 29 settembre 2022 durante la Carovana #StopTheWarNow. Durante quell’incontro di fronte alla statua di Gandhi, Yuri lesse la dichiarazione pacifista “Peace Agenda for Ukraine and the World”, che condannava esplicitamente l’invasione russa e ogni guerra, ma chiedeva anche negoziati e libertà per l’obiezione di coscienza, che gli costò l’apertura di un procedimento penale per una presunta “giustificazione dell’aggressione russa”, che poteva comportare una pena sino a cinque anni di reclusione. Ci uniamo all’appello delle organizzazioni europee e internazionali EBCO, IFOR, WRI e Connection e.V (link) per l’immediato rilascio di Yurii Sheliazhenko, per la fine di ogni procedura di coscrizione forzata nei suoi confronti e per il pieno rispetto del diritto all’obiezione di coscienza, della libertà di opinione e della libertà di espressione riconosciute dal diritto internazionale e garantite all’interno della Unione Europea. Chiediamo al governo italiano di intervenire con urgenza presso le autorità ucraine affinché cessino queste violazioni e siano garantiti standard di legalità e diritti fondamentali conformi agli obblighi europei e internazionali. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il grido di Yurii Sheliazhenko proviene da Comune-info.
March 20, 2026
Comune-info