
Manifestazione a Roma 23 maggio
Pressenza - Monday, May 25, 2026contenuti originali
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Sabato 23 Maggio, si è tenuta la terza manifestazione nel giro di 10 giorni in solidarietà con i popoli Palestinese, Libanese, Cubano, Iraniano e Venezuelano (a questo si devono aggiungere i quotidiani presidi davanti a Montecitorio).
Le bandiere, gli striscioni e gli slogan condannavano il genocidio dei Palestinesi, tutt’ora in atto, e le guerra scatenate da Israele, con la complicità degli Stati Uniti d’America, contro il Libano e l’Iran.
Uguale condanna riguardava l’azione di guerra contro il Venezuela e le minacce a Cuba.
Infine si esprimeva la totale solidarietà con la Freedom e la Sumod Flottilla, nel cui contrasto Israele ha mostrato il suo volto più feroce, di vero e proprio stato canaglia.
Il merito principale della manifestazione di sabato, indetta dall’USB, è stata la capacità di manifestare insieme e per gli stessi obiettivi i lavoratori e le lavoratrici con gli studenti e le studentesse che pagano i costi sociali più alti dell’economia di guerra e della progressiva distruzione dello stato sociale.
Numeroso era infatti lo spezzone di Osa (gli studenti delle superiori) , Cambiare Rotta (glì universitari) ed ecoresistenze.
Altro segmento importante era quello degli occupanti delle case.
In testa a tutti i militanti dell’Usb che formavano l’altra metà del corteo.
Migliaia di persone, forse diecimila hanno sfilato da piazza dei Cinquecento fino a piazza San Giovanni, con compostezza e determinazione, dietro agli striscioni internazionalisti e a quelli che contestavano il riarmo (“Giú le armi e su i salari”) o che sostenevano le difficili vertenze in atto.
L’unico neo è che, nonostante il generoso impegno del sindacato USB, al corteo hanno partecipato praticamente solo le formazioni legate alla Rete dei Comunisti e quindi a Potere al Popolo.
Oltre alla radicalità delle lotte, a partire da quelle contro il traffico di armi, fatte proprie in primis dai portuali dell’Usb, è necessario, se si vuole vincere, sforzarsi di costruire il massimo dell’unità possibile.