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Quando si dà addosso agli anarchici, a prescindere
Una cosa sono i fatti accertati, altra cosa sono le ipotesi investigative, altra ancora è l’uso politico-mediatico di quelle ipotesi. Se un’agenzia titola che due persone “costruivano una bomba”, mentre nel corpo della notizia si attribuisce ancora questa ricostruzione agli investigatori, siamo già dentro una torsione del racconto, perché non […] L'articolo Quando si dà addosso agli anarchici, a prescindere su Contropiano.
March 23, 2026
Contropiano
Roma, 28 marzo – La marcia degli invisibili
Negli ultimi decenni, in maniera più pesante in tempi recenti, sulla pelle delle persone migranti e rifugiate sono state sperimentate politiche discriminatorie, repressive, di criminalizzazione e razzismo. La destra suprematista globale mondiale, così come quella europea e italiana, alimenta rancore sociale e produce sempre maggiore marginalità e irregolarità, per poter incassare utili elettorali, spingendo sull’acceleratore del razzismo di Stato. L’assenza di un’alternativa politica e culturale, determinata anche da un approccio timido e miope delle forze democratiche e di sinistra, o peggio ancora di subordinazione alla destra, inseguita sul suo terreno, ha creato lo spazio per una egemonia politica e culturale del razzismo come tratto sistemico nelle nostre società. Fino a rendere possibile la cancellazione di ogni diritto, incluso quello alla vita, come avviene nel mediterraneo da tanti anni. Le persone di origine straniera e le persone razzializzate, milioni di uomini e donne, che peraltro contribuiscono in misura rilevante al benessere di questo Paese, non trovano spazio e voce nel dibattito pubblico che le riguarda, e sono rese invisibili da una classe dirigente razzista e classista e da un sistema della comunicazione quasi totalmente concentrato, salvo poche eccezioni, sul teatrino dei palazzi della politica. Per contro, sono quotidianamente esposte a micro aggressioni nei rapporti sociali, discorsi d’odio sui social e nel dibattito pubblico, e profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine. Il movimento antirazzista italiano ed internazionale da anni subisce attacchi continui e viene criminalizzato da chi ha investito tutto sull’allargamento dello spazio del razzismo. Il processo avviato dalla convergenza NoKings si fonda anche sull’apertura di uno spazio per le istanze di persone rifugiat3 e migranti. È necessario e urgente restituire visibilità e dare la parola alle persone migranti e a chi si batte al loro fianco per l’affermazione dei diritti e della dignità di ogni essere umano. È necessario rendere visibili, portandole in piazza, le tante vertenze che in questi anni hanno animato e animano la mobilitazione sociale e il movimento antirazzista. * Chiudere la stagione della detenzione amministrativa con la cancellazione dell’aberrazione dei CPR. * Annullare gli accordi di esternalizzazione delle frontiere, che hanno l’obiettivo di cancellare le convenzioni internazionali sul soccorso in mare e sul diritto di asilo, e imporre le deportazioni e gli internamenti nei lager per liberarsi delle e dei richiedenti asilo e dell’insieme delle persone in movimento, a partire dal Memorandum con la Libia e di quello con la Tunisia, che tanta violenza e morte hanno provocato in questi anni, dal Protocollo con l’Albania e dagli accordi che l’Unione Europea e stati membri hanno già attuato 10 anni fa con la Turchia e che ora vorrebbero realizzare con paesi terzi extra UE. * Istituire con urgenza un programma di ricerca e salvataggio europeo e cancellare tutte le norme che impediscono di agire alle ONG che operano anche nelle zone SAR non solo di competenza italiana. * Rivedere radicalmente la pratica fallimentare dei decreti flussi e nel contempo agevolare forme di regolarizzazione permanente per chi vive, lavora, ha costruito legami sociali e affettivi in Italia, a partire dai lavoratori e dalle lavoratrici truffate dall’ultimo decreto flussi. * Ribaltare la logica del nuovo Patto Europeo Migrazioni e Asilo, contro i sovranismi e la costruzione di nuovi muri, per uno spazio politico europeo costruito a partire dai territori e dalle comunità, investendo su percorsi di accoglienza pubblici diffusi e sull’allargamento dei diritti per richiedenti asilo e titolari delle altre forme di protezione. * Riformare la legge sulla cittadinanza affinché chi nasce o cresce in Italia possa essere riconosciuto a pieno diritto come italiano e italiana; rivedere tutto l’impianto della legge n. 91/1992 basato sulla concessione, sul merito e sul reddito, mettendo al centro l’idea che la cittadinanza non sia un punto di arrivo ma parte del percorso di integrazione; eliminare gli strumenti che consentono la sempre più facile revoca della cittadinanza, che nulla ha a che fare con la sicurezza ma che serve solo a produrre ricattabilità e precarizzazione dei/delle nuov3 cittadin3. La cittadinanza deve cessare di essere una concessione per diventare un diritto, le cui condizioni sono contenute nella legge, per uscire dalla discrezionalità della pubblica amministrazione e agevolare percorsi di accesso alla cittadinanza anche per le adulte e gli adulti che vivono stabilmente in Italia. * Consentire la libertà di movimento per chi cerca lavoro e chi cerca protezione, unico modo per combattere i trafficanti di persone. Per questi motivi facciamo appello a tutte le organizzazioni, i movimenti e le reti sociali, a tutte le persone che hanno a cuore il principio di uguaglianza, di scendere in piazza il 28 marzo nell’ambito della giornata di mobilitazione TOGETHER, promossa dalla rete No Kings, contro ogni forma di razzismo. Diamo appuntamento sabato mattina alle 12 a Roma davanti alla fermata Colosseo della metro B per partecipare alla Marcia degli invisibili e poi convergere nel grande corteo che partirà alle ore 14 da Piazza della Repubblica. * Per adesioni: marciadegliinvisibili@gmail.com PRIME ADESIONI A Buon Diritto, ACLI, ActionAid Italia, ADIF, ARCI, Baobab Experience, Casa dei Diritti Sociali, CNCA, Convenzione dei Diritti nel Mediterraneo, Emergency, Europasilo, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Giuristi Democratici, Gruppo Melitea, Italiani Senza Cittadinanza, Mai più Lager – No ai CPR, Mediterranea Saving Humans, Municipi Sociali Bologna, Network Against Migrant Detention, NO CAP, Nonna Roma, Oxfam Italia, Partito della Rifondazione Comunista, Progetto Melting Pot Europa, ReCoSol, Refugees Welcome Italia, Rete dei Numeri Pari, Rete #NoBavaglio, Spintime Labs, Transform! Italia, UNIRE, Ya Basta Bologna (in aggiornamento…) > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Network Against Migrant Detention > (@networkagainstmigrantdetention)
Rendita urbana e finanziarizzazione
Sintesi del 5° Dialogo di RomaRicercaRoma a cura di Ella Baffoni, Barbara Pizzo, A.Valentinelli (ph: AV – Via del Pigneto, intervento edilizio del 2025 tra i villini della Cooperativa Ferrovieri degli Anni ’30) Il quinto Dialogo di Roma Ricerca Roma si è tenuto il 4 febbraio 2026, nella sede di Esc, Atelier Autogestito in Via dei Volsci 159; dedicato ai temi della “Rendita urbana e finanziarizzazione” ha proposto una riflessione che, a partire dal “Manifesto per non morire di rendita”, lanciato la scorsa estate da Walter Tocci dopo le vicende urbanistiche milanesi, ha coinvolto Antonio Longo, docente del Politecnico di Milano, tra i primi firmatari dell’Appello contro il Decreto Salva Milano, e Lucia Tozzi, giornalista indipendente, autrice del graffiante saggio “L’invenzione di Milano“, che quelle vicende hanno seguito da vicino. Affiancati dal contributo di Walter Tocci sui “Nuovi palazzinari”, ne hanno poi interrogato evoluzione, riflessi e scenari, Maria Kaika, docente di Ecologia Politica urbana all’Università di Amsterdam, che ha illustrato la propria recente ricerca “Class meets land” sull’ultimo secolo di storia della Bicocca di Milano, e Barbara Pizzo, docente di urbanistica alla Sapienza, che ha raccolto la sua lunga riflessione nel libro “Vivere o morire di Rendita”, un testo oggi fondamentale per comprendere i meccanismi disfunzionali di trasformazione delle città. Dal pubblico presente, riportiamo infine la riflessione di Filippo Celata. A introdurre e moderare Alessandro Torti di Esc con Alessandra Valentinelli per RRR; di seguito un breve resoconto dei temi emersi raccolto da Ella Baffoni che ringraziamo. Alessandro Torti, Esc Atelier Rendita e finanziarizzazione rappresentano un nodo essenziale per la lettura del fenomeno urbano, e oggi saranno osservati a partire dai due tra i casi più importanti dello sviluppo urbano in Italia: Milano, dove le inchieste hanno messo in crisi i cardini di questo modello, e Roma con la sua tradizione e storia della rendita. Per un confronto, mi limito a lanciare alcuni spunti di ciò che chiamerei “diritto alla città”, a partire dal rapporto tra legalità e legittimità urbanistica nel garantire qualità della vita e dell’abitare che interroga l’opportunità di certe pratiche, ovvero i “margini” (ossia limiti e possibilità di azione) offerti dal quadro normativo ai meccanismi di cattura della rendita. Preme inoltre interrogarsi sul significato della rendita e la sua portata attuale che, se sinora ha permesso di comprendere molte delle dinamiche di trasformazione urbana, oggi sembra mostrare un cambio di scala, non più limitato ai soli territori metropolitani ma proiettato a una dimensione sovranazionale e geopolitica dove i comportamenti riconducibili alla rendita paiono riprodursi, come accade per la ricostruzione a Gaza. Per chiedersi infine quali mobilitazioni sono possibili per contrastare la rendita, guardando non solo al rapporto faticoso tra vertenze e amministrazione, o tra vertenze stesse per l’abitare, ma alla segmentazione della rendita che vede, da un lato, il capitale finanziario sfruttare la rendita con evidenti impatti sul territorio e, dall’altro, una rendita pulviscolare di piccoli proprietari che sembra voler partecipare al “gioco” della rendita, generando se non un nesso, un consenso sociale per i grandi meccanismi finanziari. Alessandra Valentinelli, Roma Ricerca Roma Ci ha chiamato qui la necessità di discutere alcuni fatti e idee di grande importanza per cogliere le attuali dinamiche della trasformazione urbana, dopo la pubblicazione del “Manifesto per non morire di rendita” di Walter Tocci a sua volta sollecitato dalle inchieste sull’urbanistica milanese, e dall’appello promosso con altri colleghi del Politecnico da Antonio Longo contro il “SalvaMilano”. Quest’ultima iniziativa nasceva dalla volontà di fermare la proposta di legge che aveva l’obiettivo di “sbloccare” i cantieri milanesi, intervenendo su strumenti urbanistici e interventi di rigenerazione urbana, di cui sanare presunti abusi edilizi in una sorta di gigantesco condono preventivo valevole per tutto il territorio nazionale. Cronache che, al di là degli aspetti legali, meritano di esser osservate attentamente con gli strumenti di analisi offerti da Barbara Pizzo nel suo libro “Vivere o morire di rendita” edito da Donzelli: un testo che offre una ricostruzione della rendita urbana, e del suo significato al mutare di fasi e meccanismi, ed il suo legame strettissimo con la finanziarizzazione, evidenziando la rapidità con cui si creano e ricreano “sinergie” tra queste due componenti essenziali del capitalismo contemporaneo, che portano a privilegiare investimenti di alta redditività (uffici, appartamenti di lusso), bassa concorrenza (studentati) e scarsa regolazione (affitti brevi…), al di la di ogni riflessione sui bisogni reali. Ne risulta che pian piano la città non è più un insieme di luoghi, diventa un insieme di beni, dove non contano più i cittadini e i bisogni sociali, ma gli asset, i valori, persino gli stock di abitazioni vuote. Contemporaneamente cambia il rapporto con l’amministrazione: se a Milano si frammenta il Piano regolatore in episodi edilizi, a Roma si stanno per cambiare le regole contenute nelle Norme Tecniche del Piano Regolatore, svuotate dei loro poteri di controllo e tutela degli interessi pubblici e collettivi. Ai vecchi strumenti di governo unitario della città, si sostituiscono norme disfunzionali: i premi di cubatura, la monetizzazione ordinaria dei servizi, i facili cambi d’uso che rendono la città ostile, dove crescono le disuguaglianze, l’espulsione dei ceti fragili e meno abbienti, e la impoveriscono, favorendo una selezione negativa delle funzioni, la rincorsa dei grandi eventi (olimpiadi, giubilei…). Come contrastare queste tendenze? Certo con la mobilitazione dei cittadini. Ma poi si potrebbe imporre la ridistribuzione del valore catturato dalla rendita, la difesa dei vuoti urbani per lasciarli vuoti a fini sociali e ambientali, e soprattutto la questione della decadenza dei diritti edificatori, che non sono connaturati alla proprietà e non possono essere “conservati” all’infinito. Antonio Longo, Politecnico di Milano L’appello contro il Decreto SalvaMilano è nato dall’iniziativa di un gruppo di persone, in parallelo con un appello proposto dal giornalista Barbacetto, lo stesso che in questi giorni ha lanciato l’allarme sulla “riforma” della Corte dei Conti approvata il 27 dicembre 2025 il cui effetto sarà di rendere immuni gli amministratori milanesi accusati di abusi edilizi e falso dal pagamento di danni erariali milionari causati non facendo versare i giusti oneri ai costruttori. La mobilitazione contro il progetto di legge del centrodestra nasce dalla constatazione del deperimento della città di Milano, che mostra brillanti isole di crescita in un lago di depressione, dove crescono la disuguaglianza, la difficoltà di accesso all’abitare e l’espulsione delle popolazioni meno abbienti dalla città. Ormai della questione ambientale non si parla più, perché richiederebbe uno sguardo di scala metropolitana. Eppure a Milano di Piani regolatori se ne sono fatti, persino troppi. Moratti, Pisapia, Sala: si sono fatti e approvati e poi rifatti ogni cinque anni circa. Ma lo sviluppo della città non ha affatto seguito quei piani, ha preso altre strade. Sotto lo slogan della rigenerazione urbana si è attuata una sostituzione edilizia, rinunciando a una visione e a un progetto pubblico di cambiamento della città. E producendo un paradosso: oggi ci sono i fondi per la valorizzazione ma mancano le aree disponibili, nel comune di Milano sono finite; così per la riforestazione, ci sono i soldi e gli alberi nei vivai, non c’è terreno disponibile dove piantarli. Inoltre, si è prodotta una mutazione nella pubblica amministrazione, che ha subìto una straordinaria frammentazione rendendo quasi automatica la collaborazione con i soggetti privati. Un esempio? La manutenzione ordinaria, come quella di strade e marciapiedi, diventa straordinaria e viene appaltata. Gli operatori privati spesso fanno lavori abborracciati, diminuiscono le caditoie, l’acqua stagna, l’asfalto si buca, ed ecco i problemi di decoro e la nuova emergenza. Anche per questo si pensa ora di sostituire il basolato di pietra con l’asfalto; peccato però che le strade con le pietre assorbono la pioggia, l’asfalto no e il ciclo emergenziale ricomincia, ma poiché i ciclisti a Milano sono molti, la sostituzione viene appoggiata persino dagli ambientalisti. Milano affida in concessione ai privati molti servizi, le piscine per esempio. Per trent’anni. Così cambiano il senso e la gestione dei servizi pubblici, che diventano nei fatti privati. Le piscine “a uso pubblico” non rispondono più ai bisogni del tempo libero, ma una diversa logica di mercato e di sport che non si preoccupa più di essere accessibile e popolare. Questo apprezzamento per il privato a scapito del progetto pubblico ha ricadute anche sulle scelte strategiche: a Milano le linee della metropolitana non escono dai confini comunali, e ciò accade nonostante la scala metropolitana del pendolarismo. Lo stesso vale per il tema ambientale, ma l’area vasta non entra mai nel discorso pubblico. Alla rendita finanziaria interessa solo il cuore della città. Che fare? La questione è squisitamente politica. Bisogna ricominciare a tenere in evidenza la dimensione pubblica, ricostruire l’affidabilità che ha perso delegando funzioni e scelte ai privati. Serve una nuova cultura, una nuova desiderabilità urbana. Un’idea di città. Lucia Tozzi, giornalista e ricercatrice Milano è in forte trasformazione persino ora. La vendita dello Stadio di San Siro, lo sgombero del Centro sociale Leoncavallo (come a Torino di Askatasuna) parlano chiaro. Il divario tra narrazione e realtà è in atto da tempo: avviato con Expo 2015, proseguito per la candidatura alle Olimpiadi invernali nel 2018, nel 2023 ha raggiunto il culmine. La disinvoltura della classe dirigente e il suo atteggiamento predatorio è talmente evidente che ha iniziato a palesarsi un diffuso dissenso, acuito dalla questione abitativa. Ora che le Olimpiadi sono cominciate, è chiaro che i finanziamenti pubblici e privati non hanno mantenuto le loro promesse: opere non finite, dissesti ambientali, alti extracosti, b&b semivuoti, vendita di biglietti al minimo, tanto che a Milano ora si teme che gli investitori tornino a puntare su Roma o su altre città, magari medio-piccole. Si è puntato a fare di Milano la città dei ricchi: è persino circolato uno studio, pompato dai giornali, che segnalava come in città il 10% della popolazione fosse milionaria, una cifra impossibile, salvo, a ben vedere, che il preteso studio era stato redatto da una società che vende passaporti ai milionari, per aumentare il proprio giro di affari. A favore della narrazione sulla città dei ricchi si è messa da parte la già discutibile retorica della “Città dei 15 minuti”, le strategie partecipative avviate allo scopo, l’urbanistica “tattica”: basta Green Deal, ora si punta sul lusso. Intanto si sono svenduti e privatizzati, in modo miope e solo per “far cassa”, gli scali ferroviari, aree strategiche nella penuria milanese di grandi vuoti urbani, semi centrali, che pure serviranno e bisognerà ricomprarli, ma nel frattempo i costi si saranno alzati, se non raddoppiati. La finanziarizzazione rende astratte le aree, ma le ricadute sulla città sono drammaticamente reali e tangibili. E’ dunque fondamentale difendere i territori, porre ostacoli materiali a questa onda. E sì, lottare anche contro la trasformazione normativa. La prima azione dell’economia finanziaria è la modifica delle leggi per rendere legale quel che oggi è illegale. Walter Tocci, Roma Ricerca Roma Chi sono oggi i ricchi? Chi è l’immobiliarista? Il presidente degli Stati Uniti, Trump, è un immobiliarista. La nuova concezione della diplomazia americana vede gli interessi dei suoi clan nelle mani dei suoi uomini, Witkoff e Kushner, che controllano tutti i dossier più importanti, dal Medio Oriente all’Ucraina, alle relazioni con Russia e Cina, all’accaparramento delle terre rare, ma la voce più importante dei dossier è la rendita fondiaria, fatto ormai accettato senza scandalo. Anni fa l’immobiliarista era disprezzato, considerato un approfittatore, qui a Roma chiamato “palazzinaro”. Ora è a capo dell’impero. “Roma moderna” di Italo Insolera ha accompagnato tutte le mobilitazioni cittadine dagli anni ’60. Se sorgesse un nuovo movimento, il libro di riferimento sarebbe quello di Barbara Pizzo, “Vivere o morire di rendita”. Nel dopoguerra è stato il cinema a farci capire cos’era la rendita fondiaria, da “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, a “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola, fino a “Le mani sulla città” di Francesco Rosi. Il cinema e la letteratura: su tutti, Calvino con “La speculazione edilizia”. Contro la speculazione edilizia, contro il potere della rendita e la corruzione politica, il PCI negli anni ’70 e ’80 ha fatto grandi battaglie; indimenticabile quel “A’ Fra, che te serve” detto dal costruttore Caltagirone all’uomo di Andreotti, Franco Evangelisti, ripreso dai manifesti attacchinati in tutta la città. Del resto, già negli anni ’60 il blocco edilizio affossò la proposta di legge Sullo che voleva espropriare preventivamente le aree da trasformare, spostando il probabile profitto alle casse dello Stato invece di lasciarlo ai palazzinari. Anche su questo conflitto si è rischiato il colpo di stato, il Piano Solo. È poi degli anni ’80 la prima finanziarizzazione: i finanzieri (Romagnoli con Acqua Marcia, Cabassi a Torre Spaccata, Ligresti e Caltagirone) avevano un portfolio di aree di tutto rispetto. Del resto, Berlusconi stesso ha dichiarato più volte che Milano 2 è stata “l’accumulazione originaria” da cui ha creato il gigante Mediaset. Negli anni ’90 ecco il Fondo finanziario “spersonalizzato”, che mira non solo alla costruzione ma anche alla gestione del costruito. Si ritirano dal capitalismo industriale classico le grandi famiglie (Agnelli, Pirelli, Falk, Tronchetti Provera …) e si trasformano. Qui è cominciato il declino italiano, aggravato poi dalla crisi bancaria degli anni ’10 del 2000, prodotta dall’afflosciarsi della bolla immobiliare americana che ha generato enormi debiti bancari. Anche oggi il capitalismo ha la sua forza nella rendita, nel giocare con gli elementi di monopolio. Tre fondi di investimento (BlackRock, Vanguard, State Street) controllano l’80% delle azioni nel mondo. In questo scenario si è realizzato il naufragio del discorso pubblico. Non è più necessario corrompere o minacciare golpe, la rendita sta vincendo anche se non tutti l’hanno capito. Non siamo più capaci di aprire un discorso o una rivendicazione se non c’è un magistrato che indaga. Eppure, anche se a Milano non ci fosse stata alcuna mazzetta sull’urbanistica, la questione sarebbe tuttavia gravissima. È comunque quello l’humus in cui alligna la corruzione e la prevalenza dell’interesse privato su quello pubblico. Quella prodotta dalla rendita è una ricchezza che non ha alcun merito. Basta vedere cosa è successo a Bufalotta: la rendita è stata del 106% rispetto ai costi di costruzione, ma il costruttore ha versato in oneri appena il 6%, molto meno di quanto paga di tasse un operaio. Insieme alla rendita è cambiato anche l’immobiliarista. Oggi la rendita pura estrae valore e lo rende astratto, così il rentier entra in politica, Berlusconi prima, Trump poi, insegnano. Nei prossimi anni probabilmente vedremo un quarto tipo di rendita, quella militare che si è già affacciata con i rendering sulla ricostruzione di Gaza, sfruttando gli scenari di guerra come praterie da mettere a reddito. Oggi i palazzinari sono già capi di stato. Maria Kaika, Università di Amsterdam (traduzione dall’inglese – ndr) La ricerca che ho condotto con Luca Ruggero, su 150 anni di storia della Bicocca di Milano, ci spinge a riconsiderare le nostre analisi sulla finanziarizzazione come mero prodotto di alta finanza delle élite globali, per ricondurne le dinamiche ai conflitti di classe che hanno attraversato l’ultimo secolo: lotte per il territorio che sono all’origine anche della recente transizione al capitalismo finanziario. Il caso Pirelli-Bicocca ritrae infatti la rendita finanziaria come processo “vivo”, non astratto, radicato nella storia locale dei conflitti sociali per contrastare i quali la rendita si è inserita nei circuiti del capitale globale. Partendo dall’élite locale di operai e imprenditori dell’industria milanese, lo studio ci ha permesso di osservare da un lato la lunga mutazione del capitale produttivo in asset della rendita speculativa, dall’altro il ruolo attivo, non passivo, svolto dalla classe lavoratrice in questa ristrutturazione: un ruolo da protagonista che tutt’oggi conserva. Si nota in particolare come, dagli anni ’80, la mutazione avvenga non per la pressione della finanza globale, ma per la ricerca delle élite locali di nuove forme di accumulazione capitalistica, evidenziando quindi quanto i vecchi terreni a destinazione industriale non siano mai stati davvero un asset “improduttivo” ma un fattore complesso, spesso contraddittorio, del conflitto capitale-lavoro. Quando nasce nel 1872, la Pirelli impiega 55 operai. La storia delle origini è segnata dall’arrivo della prima manodopera dalle campagne, dai Moti di Milano del 1889. Nel 1906 Pirelli acquista gli oltre 220.000 metri quadri dell’area Bicocca: chiama gli architetti, vuole rendere la fabbrica uno spazio accogliente per i lavoratori, la dota di servizi. Mentre la forza lavoro sale a 3.700 operai, nel 1922 la retorica “corporativa” del regime fascista impone a Pirelli la costruzione del Borgo Pirelli: un nuovo spazio industriale che gli operai iniziano a riconoscere, dentro e fuori la fabbrica, come luogo proprio; un radicamento nel territorio, materiale e simbolico, che partecipa alla formazione della coscienza di classe e trasforma la fabbrica in un centro della Resistenza partigiana. Sono 186 gli operai arrestati per gli scioperi del 1944, 171 inviati ai campi di concentramento, e sono gli operai a gestire la produzione fino al rientro dei Pirelli dalla Svizzera nel 1946. Dopo la guerra la fabbrica, coi suoi 12.000 lavoratori, diventa una roccaforte del movimento operaio, un laboratorio di lotte che negli anni ’60 e ’70 si conquista il nome di “Stalingrado” d’Italia. Con gli “Anni di Piombo” e la radicalizzazione del conflitto nei reparti, inizia la delocalizzazione in unità più piccole, disperse, flessibili, e con gli anni ’80, la proprietà comincia a proporre Bicocca come futuro Polo “Technocity”. Nel 1991 le aree dismesse in Bicocca sono iscritte a bilancio: un capitale sino allora improduttivo diventa un asset che ne triplica il valore, e mentre perde il controllo del ramo industriale, nasce Pirelli Real estate. La famiglia così non solo sopravvive alla crisi mondiale del manifatturiero, ma avvia la metamorfosi che la guiderà all’high tech post-fordista, poi al capitale finanziario. Abbandonato il progetto Technocity, Bicocca è oggi un quartiere residenziale, polo di cultura, commercio e innovazione, la versione “decaffeinata” della vecchia periferia, espropriata agli operai e “rigenerata”. Oggi con il benestare delle istituzioni che ne hanno facilitato la trasformazione urbanistica e funzionale, il core business Pirelli è diventato la rendita urbana finanziarizzata. Barbara Pizzo, Sapienza Università di Roma, Roma Ricerca Roma La questione della rendita e della speculazione immobiliare non ha travolto solo Milano, ma anche Roma e tante altre città. Se si confrontano la relazione di Walter Tocci, che ci ha offerto un panorama ad ampio raggio, e quella di Maria Kaika, che si è concentrata su Milano con una rigorosa ricostruzione del caso Bicocca in una prospettiva di geografia urbana e di storia del lavoro, risulta evidente come la rendita fondiaria, lungi dall’essere un elemento marginale o “improduttivo” dell’economia, sia divenuta centrale nel capitalismo contemporaneo. Il principale meccanismo di riproduzione capitalistica oggi è un processo che ha profonde radici nel passato, tanto che, per entrambi, quelli che potrebbero apparire come sviluppi puramente economici sono in realtà profondamente politici, implicando conflitto di classe, complicità dello Stato e lo smantellamento deliberato di precedenti assetti sociali. Chi non ricorda l’invettiva del ’74 di Agnelli contro i rentiers che chiamò “gruppi sociali improduttivi”? Eppure, anche i grandi imprenditori industriali si sono comportati da rentier. Tocci spazia dalla Roma del Dopoguerra fino ai progetti sulla Nuova Gaza. Kaika fa l’opposto, analizza una situazione particolarissima. Se per Tocci l’operaio è vittima dei rentiers, per Kaika la coscienza di classe dei lavoratori è radicata nello spazio, e lì si esprime. Se per Tocci il motore della rendita è la polarizzazione finanziaria guidata dai rentiers capi di stato, per Kaika è già parte della vecchia strategia industriale: non quindi una nuova invenzione ma una mutazione. La storia sarebbe potuta andare diversamente. Ognuno di questi approcci ci aiuta a capire meglio e a prendere posizione. Le diverse forme di rendita, infatti, convivono e si manifestano alle diverse scale, e non possiamo comprendere la finanziarizzazione separatamente dalla rendita urbana, che implica uso del suolo e trasformazioni urbane. Gli assetti territoriali sono assetti sociali. Anche oggi ci sono urbanisti critici e ci sono istanze di “classi subalterne” espropriate di diritti che spesso non hanno mai avuto: agenti storici, non passivi, di trasformazione che esprimono, e agiscono, secondo una coscienza radicata nel territorio; una agency al lavoro che chiarisce che la finanziarizzazione non è solo il prodotto “astratto” delle logiche delle élite globali, lontane dai nostri ambienti di vita, ma di scelte “concrete” vicine a noi, il che apre alla possibilità di riconoscere e contestare i connessi atti di espropriazione. Ricordando, come ho provato a spiegare nel mio lavoro, che bisognerebbe intervenire non solo “a valle”, ma anche “a monte”, del processo di produzione di rendita e di estrazione del valore, diventa essenziale il riferimento al contrasto alle modifiche legislative se queste sono orientate a “facilitare” le trasformazioni di tale natura – come le nuove Norme Tecniche del Piano Regolatore di Roma, uno dei più gravi errori che si stanno compiendo in questa consiliatura. Filippo Celata, Sapienza Università di Roma, Roma Ricerca Roma La vera posta in gioco è la regolazione delle funzioni della città. Un esempio? Nella nuova progettazione dell’area dei Mercati Generali, qualcuno ci spieghi qual è la necessità della città per realizzare proprio in quella zona uno studentato. Di cosa c’è bisogno invece in quella parte della città? Nell’interesse di chi si vuole costruire? Questa è la sfida più complicata e vitale oggi. 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March 22, 2026
Roma Ricerca Roma
Con Sara e Sandrone nel cuore
Riceviamo, pubblichiamo e condividiamo: Sara e Sandrone rimarranno sempre nostri compagni. A differenza di Piantedosi, Salvini e Meloni, dei mercanti di morte, degli aguzzini in divisa, loro non erano degli...
March 22, 2026
mezzoradaria
Navi da crociera a Fiumicino insostenibili secondo Fodor’s Travel
Nella “No Travel List” 2026, la lista dei viaggi da evitare, della Fodor’s Travel, autorevole guida statunitense del turismo mondiale, c’è anche il progetto del Porto turistico crocieristico di Fiumicino Isola Sacra. L’inserimento è del novembre scorso, ma è stato segnalato qualche giorno fa dal sito Piratinviaggio, che riporta la premessa della redazione della guida: “l’obiettivo della lista non è promuovere boicottaggi, ma accendere i riflettori su territori in cui l’aumento dei flussi turistici rischia di mettere sotto pressione ecosistemi e comunità locali, invitando i viaggiatori a una pianificazione più consapevole”. Pubblichiamo la traduzione del capitolo dedicato a Fiumicino (traduzione a cura di Maria Laura Liberati) > Vai all’articolo Fodor’s No List 2026 Fodor’s Editors | November 19, 2025 Isola Sacra DOVE: Italia Le popolari destinazioni turistiche europee, tra cui Venezia e Santorini, stanno dimostrando gli impatti devastanti di un’industria crocieristica fuori controllo. Eppure, le autorità italiane hanno dato il via libera a un progetto in una piccola comunità vicino a Roma per un nuovo porto, dove attraccheranno alcune delle più grandi navi da crociera del mondo. I piani hanno suscitato l’ira di residenti e degli ambientalisti. Isola Sacra è una tranquilla località costiera del Comune di Fiumicino, a soli 30 km da Roma. Il porto previsto, noto come Fiumicino Waterfront, è una joint venture tra il gigante delle crociere Royal Caribbean e il fondo d’investimento britannico Icon Infrastructures. Il progetto includerà posti barca per circa 1.000 piccole imbarcazioni e un molo per mega-navi da crociera: oltre 70 metri di altezza, più di 350 metri di lunghezza e fino a 6.000 passeggeri. Le autorità sostengono che il progetto porterà un boom occupazionale e consentirà all’area di realizzare il proprio potenziale turistico. Ma diverse associazioni locali e nazionali sono in disaccordo: combattono contro questi piani di sviluppo dal 2010. I residenti di lunga data di Isola Sacra hanno fondato Tavoli del Porto, un comitato che lavora per salvaguardare la zona. “Solo insieme possiamo fermare questi progetti che minacciano di distruggere un delicato ecosistema di dune, zone umide, terreni agricoli, vegetazione unica e specie animali terrestri e marine”, hanno dichiarato gli attivisti alla stampa locale in vista di una protesta prevista per novembre (2025). Il Comune afferma che il progetto include misure per la tutela della biodiversità marina e rispetta le normative previste per i siti della rete Natura 2000, che protegge le specie e gli habitat più preziosi e minacciati d’Europa. Ma gli oppositori sostengono che manchi trasparenza sulle promesse ambientali. Uno dei documenti chiave non ancora completati è la Valutazione di Impatto Ambientale [in seguito alla conclusione dell’iter VIA è stato poi inserito un aggiornamento in calce all’articolo NDR ]. Il partito politico nazionale Movimento 5 Stelle (M5S), uno dei più importanti partiti populisti del Paese e promotore di politiche verdi, ha chiesto “una revisione indipendente del progetto alla luce degli obiettivi europei di sostenibilità e giustizia ambientale”. Una delle principali preoccupazioni riguarda il fondale marino di Fiumicino, che è poco profondo. Sarebbe necessario estrarre oltre 3 milioni di metri cubi di sabbia per creare un canale profondo che permetta l’accesso alle navi. Il Comune ha proposto di trasferire 1,6 milioni di tonnellate della sabbia estratta sulla vicina costa di Fregene per contrastare l’erosione. Tuttavia, gli esperti hanno avvertito che ciò avrà scarsi effetti a lungo termine, poiché le nuove infrastrutture portuali peggioreranno l’erosione costiera alterando il naturale flusso d’acqua alla foce del fiume Tevere. Anna Longo, presidente di Italia Nostra Litorale Romano, la sezione locale dell’organizzazione non-profit Italia Nostra, nota che il dragaggio del fondale dovrà essere ripetuto in futuro, ma non potrà più essere utilizzato per ripristinare la costa di Fregene, perché la sabbia estratta sarà ormai inquinata dall’attività portuale. Gli scienziati ambientali di Scienza Radicata evidenziano questo problema nelle loro osservazioni ufficiali sul progetto. A soli 300 metri dall’area di progetto del porto si trova un’area naturale protetta. Gli esperti ambientali affermano che la flora e la fauna del sito verrebbero devastate. Ampie porzioni della costa verrebbero inoltre ricoperte di cemento. “L’uso di strategie di sostenibilità non eliminerebbe mai l’impatto di un progetto di questa portata su un ambiente delicato come quello del litorale di Fiumicino”, afferma Longo. “Lo scenario che si prospetta appare apocalittico: la costa sarà stravolta da moli e banchine, hotel e nuovi edifici commerciali.” Sebbene il Comune abbia assicurato che il progetto del porto riqualificherà l’area, gli attivisti affermano che le strutture storiche lungo la spiaggia sono a rischio, inclusi i Bilancioni, tradizionali manufatti da pesca su palafitte. “Per noi [la costa] è un luogo che conserva ancora la sua magia”, ha dichiarato alla stampa italiana Barbara Bonanni, residente e consigliera comunale di Fiumicino. “E forse non solo per noi, visto che [gli artisti italiani] Tiromancino, Ultimo e Calcutta sono venuti qui a girare un video, e molti registi l’hanno scelta come set.” Gli attivisti sottolineano anche i disagi che deriverebbero dall’arrivo di migliaia di passeggeri delle navi da crociera, che si riverserebbero nella cittadina per poi proseguire verso Roma, una città che già fatica a gestire oltre 35 milioni di turisti all’anno. Gli esperti affermano che l’attuale rete stradale non potrebbe sostenere un tale volume di traffico e che l’inquinamento atmosferico aumenterebbe, aggravato dai centinaia di lavoratori del porto che percorrerebbero lo stesso tragitto. L’area è già congestionata dal traffico diretto al vicino aeroporto di Fiumicino. Inoltre, un nuovo porto commerciale pubblico per la flotta peschereccia di Fiumicino, dove attraccheranno anche navi da crociera, è in fase di progettazione a pochi chilometri a nord, alla foce del Canale di Fiumicino, e influenzerà ulteriormente la costa. I lavori per questo porto sono iniziati nel 2024 e dovrebbero concludersi nel dicembre 2026. Aggiunge Longo: “La necessità di un ulteriore porto crocieristico a pochi chilometri dal primo, in un’area priva di strade dedicate e inaccessibile alla ferrovia, è incomprensibile.” Aggiornamento: 19 novembre 2025, ore 9:37 PDT: Nonostante numerose obiezioni autorevoli (tra cui quelle dell’Autorità Antitrust), la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale si è conclusa con il decreto MASE 0000676 dell’11 novembre 2025, con parere favorevole. Tuttavia, il decreto prescrive una serie di prescrizioni ambientali, il cui rispetto verrà verificato successivamente dal MASE. Vaia Porto turistico crocieristico di Fiumicino: cronologia e materiali vedi anche: Pirati in Viaggio 13 marzo 2026 No-Travel-List 2026 le mete da scegliere con cura (o da rimandare!) Fiumincino News 13 marzo 2026 Fiumicino finisce nella “No list”: il caso del porto crocieristico approda oltreoceano Il sito d’informazione turistica Fodor’s ha raccolto la preoccupazione di quanti temono l’arrivo di navi da crociera a Fiumicino Isola Sacra nella “No List 2026” di Fodor’s Travel: il progetto del porto crocieristico finisce sotto i riflettori internazionaliLa località di Isola Sacra citata tra le mete dove il turismo rischia di diventare insostenibile. Nel focus della guida il possibile impatto ambientale del nuovo hub per mega-crociere previsto a Fiumicino. Roma Today 16 marzo 2026 Fiumicino finisce nella “No list”: il caso del porto crocieristico approda oltreoceano 21 marzo 2026 Per osservazionie precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 21, 2026
carteinregola
#nowar - Oggi giovedì 19 marzo, ore 15 - #Roma - Camera dei Deputati Per un governo che attui la #Costituzione. Diritti, #lavoro, #pace e libertà democratiche
March 19, 2026
Antonio Mazzeo
Acrobax: non si sgombera un’idea
Riportiamo qui il testo del Laboratorio Occupato e Autogestito Acrobax, scritto dopo aver ricevuto minacce di sgombero da parte della Questura di Roma. Gli appuntamenti di mobilitazione già programmati sono mercoledì 25 marzo alle 18.30 ad Acrobax per una assemblea cittadina su sgomberi e minacce repressive ma, sopratutto, su possibilità, alternative e lotta. A seguire, domenica 29 marzo per “Acrobax città aperta” – una (stra)ordinaria giornata dentro e fuori dall’ex-cinodromo della Capitale. Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. Qualcunə in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli (grandi) neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia a essere messa sotto pressione e, dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neofascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. > Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo > chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una > comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, > di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di > condivisione. Una comunità capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi.  Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ.  Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove.  Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza.  «Non si sgombera un’idea» – dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di cinque anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme. La copertina è del L.O.A. Acrobax SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Acrobax: non si sgombera un’idea proviene da DINAMOpress.
March 18, 2026
DINAMOpress
Quartieri al buio: Cittadinanzattiva Lazio lancia un sondaggio
Troppi quartieri restano al buio: strade poco sicure, disservizi ignorati, qualità della vita che si abbassa. Cittadinanzattiva Lazio lancia un sondaggio anonimo sull’illuminazione pubblica nel Comune di Roma al fine di un miglioramento dell’illuminazione, della qualità e della sicurezza dei nostri quartieri. Le risposte serviranno a creare un Rapporto sulla situazione, al fine di fare proposte di miglioramento che verranno portate all’attenzione del Comune di Roma e del gestore. Il link per compilare il sondaggio è il seguente https://forms.gle/P7gNU96nL4sBstxo7 Per osservazioni e precisazioni sulla pubblicazione del testo di Cittadinanzattiva Lazio scrivere a: laboratoricarteinregola@gmail.com 16 marzo 2026
March 18, 2026
carteinregola
La Roma che resiste si interroga sulle trasformazioni della città. Puntata due
In studio e al telefono compagn@ di diversi movimenti dei territori romani e dei Castelli sono intervenuti sui processi speculativi che stanno trasformando Roma e la nostra regione. Il consumo di suolo e la sua messa a profitto, anche alla luce del recente disegno di legge costituzionale su Roma Capitale in discussione in Parlamento, rivelano i processi di finanziarizzazione dei nostri luoghi di vita. Qui la puntata precedente https://www.ondarossa.info/redazionali/2025/09/roma-che-resiste-si-interroga-sulle
March 15, 2026
Radio Onda Rossa
L'ombra di Thiel su Roma
Il miliardario dell’apocalisse, Palantir e la nuova strategia della tensione. Dal 15 al 18 marzo 2026, Peter Thiel sarà a Roma. Non per un convegno accademico, non per una conferenza pubblica, non per un incontro con le istituzioni democratiche del nostro Paese. L’eminenza grigia del trumpismo globale, il miliardario che ha fondato Palantir Technologies — la società di sorveglianza di massa che serve CIA, FBI, eserciti e governi di mezzo mondo — arriverà nella capitale italiana per parlare di “Anticristo” davanti a una ristretta cerchia di “eletti”, in un incontro di cui si conosce l’esistenza ma non il luogo preciso, non i partecipanti, non l’agenda. [...] cosa intende Thiel quando parla di Anticristo? Proviamo a spiegarlo in poche parole. L'umanità è esposta una serie di rischi mortali: le armi biologiche e nucleari, il degrado ambientale, l'intelligenza artificiale e i robot killer. Il problema ovviamente per Thiel, visto il mestiere che fa, non è la tecnologia in sé, ma come reagire di fronte ai pericoli. L'Anticristo non è una specie di diavolo incarnato, ma un falso profeta. È una figura che si presenta con ricette di salvezza e benevolenza. Ecco: secondo Thiel l'Anticristo è un futuro governo mondiale pronto a strapparci ogni libertà per mettere sotto controllo i cambiamenti climatici e i pericoli mortali derivanti dalla tecnologia, prometterà di liberarci e darci sicurezza ma per farlo ci opprimerà. Annunciando l'Apocalisse e diffondendo paura, l'Anticristo riuscirà a soggiogarci. Insomma per Thiel l'Anticristo è "qualcuno come Greta Thunberg", come ha avuto modi di dire almeno in un'occasione. Leggi l'ombra di Thiel su Roma Leggi su fanpage Leggi su Wired