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PAK: L’Iran ha utilizzato fosforo bianco proibito
Il PAK ha affermato che il corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) ha utilizzato fosforo bianco nell’attacco con droni contro la Regione del Kurdistan. Il Partito per la libertà del Kurdistan (PAK) ha rilasciato una dichiarazione sull’attacco con droni iraniani contro le basi dei Peshmerga nella Regione del Kurdistan. In una dichiarazione pubblicata sulla sua piattaforma social, il PAK ha affermato che il corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) ha utilizzato armi ed esplosivi proibiti contenenti fosforo bianco nell’attacco con droni. Il comunicato afferma che gli esami medici effettuati su nove combattenti Peshmerga feriti, unitamente a una valutazione dei danni causati dall’attacco avevano evidenziato effetti diffusi, incontrollati e distruttivi. Aggiunge inoltre: “Le prove rinvenute nella vegetazione del sito colpito hanno confermato che i droni suicidi della Repubblica islamica dell’Iran trasportavano la sostanza proibita fosforo bianco”. Il comunicato sottolinea che l’uso di tali esplosivi, che causano danni crudeli, letali e irreversibili alla salute umana e all’ambiente, costituisce una chiara violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario (le Convenzioni di Ginevra) e del divieto di utilizzo di armi proibite. La dichiarazione invita il Segretario generale delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e tutte le organizzazioni competenti per i diritti umani ad avviare immediatamente procedimenti legali decisivi per ritenere l’Iran responsabile. L'articolo PAK: L’Iran ha utilizzato fosforo bianco proibito proviene da Retekurdistan.it.
July 21, 2026
Retekurdistan.it
Visto familiare: il MAECI deve procedere per via telematica e fissare l’appuntamento in un’ambasciata diversa da Teheran
Il Tribunale di Roma ha accertato il diritto del nucleo familiare in Afghanistan (moglie e genitori) a ricongiungersi con il richiedente, rifugiato politico in Italia, ordinando altresì al Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale – e per esso all’Ambasciata d’Italia a Teheran (Iran) – l’immediata fissazione di un appuntamento al fine di poter procedere alla legalizzazione e/o produzione dei documenti apostillati e alla formalizzazione della domanda di visto; contestualmente, autorizzando la formalizzazione della domanda di visto in via telematica e disponendo che il MAECI, accettata la domanda in via telematica, fissi un appuntamento presso ambasciata diversa da Teheran. Il caso riguarda un nucleo familiare afghano che, ottenuto il nulla osta, da gennaio 2025 era in attesa di un appuntamento presso l’ambasciata d’Italia a Teheran per la consegna della documentazione. Adito il Tribunale, il MAECI fissava appuntamento a gennaio 2026, al quale il nucleo non poteva presenziare, in un primo momento per la mancanza di un visto di ingresso in Iran e poi a causa della guerra. Il Tribunale, richiamata la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE C-1/23, decideva quindi, in accoglimento delle istanze difensive, stante l’eccessiva difficoltà a recarsi personalmente presso la sede competente e tenuto conto del coinvolgimento di minori, di autorizzare la formalizzazione della domanda in via telematica, posticipando la comparizione personale a una fase successiva. Tribunale di Roma, sentenza del 17 giugno 2026 Si ringrazia l’Avv. Anna Moretti per la segnalazione e il commento. * Consulta altre decisioni sul diritto al ricongiungimento familiare
L’influenza di Israele sulla politica americana è già nei documenti ufficiali
L’intervista di JD Vance riporta al centro un tema documentato da anni: tra lobbying, campagne di comunicazione e atti pubblici depositati ai sensi del FARA, l’influenza israeliana sulla politica statunitense emerge da documenti ufficiali, non da teorie del complotto. Quando si parla di potere israeliano sulla politica statunitense, la tentazione più forte è quasi sempre quella di cercare la prova nascosta, l’email trapelata, il legame occulto con i servizi segreti. È la stessa tentazione che ha attraversato l’intervista di mercoledì scorso tra il vicepresidente JD Vance e Joe Rogan, quando Vance ha detto di ritenere che Jeffrey Epstein avesse «chiaramente collegamenti con i livelli più alti dell’intelligence israeliana», pur ammettendo di non avere alcuna prova documentale a sostegno. Ma proprio in quella stessa intervista, quasi in secondo piano rispetto al titolo su Epstein, Vance ha raccontato qualcos’altro: un caso di influenza israeliana sulla politica americana che non ha bisogno di essere ipotizzato, perché è già scritto nei documenti depositati per legge presso il governo degli Stati Uniti. Il caso riguarda Brad Parscale, l’uomo che ha diretto la campagna elettorale di Trump nel 2020, e la sua società Clock Tower X. Secondo un’inchiesta di Time pubblicata la settimana scorsa, basata su verbali depositati ai sensi del Foreign Agents Registration Act, la legge che obbliga chi lavora per governi stranieri sul suolo americano a dichiararlo pubblicamente, Clock Tower X ha firmato a settembre un contratto con l’agenzia Havas Media per conto del governo israeliano, ricevendo un compenso mensile di circa un milione e mezzo di dollari. Lo scopo dichiarato nei documenti era combattere l’antisemitismo online e rafforzare l’immagine di Israele tra i giovani conservatori americani. Ma secondo Time, dopo la firma dell’intesa USA-Iran di giugno, funzionari dell’amministrazione hanno notato una raffica di post quasi identici, pubblicati nello stesso momento da influencer vicini al mondo MAGA, che attaccavano proprio quell’accordo, un pattern che un alto funzionario ha giudicato tutt’altro che spontaneo. Vance non ha usato mezzi termini per commentarlo: «Quando apro le pagine di Time e vedo che c’è una campagna di influenza straniera letteralmente finanziata per affossare l’accordo che stavo perseguendo, e molte delle persone che ricevevano quei soldi mi attaccavano in modi completamente disonesti, la mia risposta è: andate all’inferno». Parscale ha respinto l’accusa di aver lavorato contro i negoziati, sostenendo di aver avviato la sua attività già tre anni fa per contrastare quello che descrive come un aumento dell’odio antiebraico, non su mandato politico israeliano. Anche il ministero degli Esteri israeliano ha replicato pubblicamente, sostenendo che ogni sua attività è trasparente e pienamente conforme alla legge americana. Al netto delle smentite, resta un fatto che nessuna delle parti in causa nega: un governo straniero ha pagato, attraverso canali legalmente dichiarati, una macchina di comunicazione digitale capace di orientare il dibattito pubblico americano su una delle decisioni di politica estera più delicate del momento, la guerra e la pace con l’Iran. Non è un’ipotesi, non è un’email di dubbia provenienza, non è la ricostruzione di un informatore confidenziale: è un contratto, con un importo, un cliente e un’agenzia esecutrice, reso pubblico perché la legge americana lo impone a chiunque lavori in questo modo per un governo estero. Ed è qui che la vicenda smette di essere un episodio isolato e diventa la fotografia di qualcosa di strutturale. Il meccanismo con cui Israele prova a orientare l’opinione pubblica e il Congresso americani non nasce con Clock Tower X: è lo stesso meccanismo, rodato da decenni, di cui l’AIPAC, la lobby filoisraeliana più potente di Washington, è l’espressione più istituzionalizzata. Per sessant’anni l’AIPAC ha lavorato prevalentemente dietro le quinte, facendo pressione su parlamentari e loro staff senza esporsi direttamente nelle campagne elettorali. Poi, in vista delle elezioni di metà mandato del 2022, qualcosa è cambiato: l’organizzazione ha deciso per la prima volta di spendere direttamente per eleggere o sconfiggere singoli candidati, trasformandosi da gruppo di pressione classico in un attore elettorale a tutti gli effetti. I numeri di quella trasformazione, oggi, sono pubblici e verificabili attraverso i verbali della Federal Election Commission. Nel solo ciclo elettorale 2023-2024, tra contributi diretti del comitato AIPAC e spese indipendenti del suo braccio armato, lo United Democracy Project, la lobby ha immesso nel sistema politico americano circa 127 milioni di dollari, contribuendo all’elezione di 318 candidati al Congresso. Quel denaro non è stato distribuito a caso: è servito, tra l’altro, a finanziare le campagne che hanno sconfitto alle primarie democratiche i deputati Jamaal Bowman e Cori Bush, due tra le voci più critiche verso la condotta israeliana a Gaza allora presenti al Congresso. Non era un segreto da scoprire: era, ed è, un piano dichiarato pubblicamente dalla stessa organizzazione prima ancora di essere eseguito. Per essere onesti fino in fondo, va detto che quello di Israele non è un caso isolato nel panorama dell’influenza straniera sulla politica americana. Lo stesso servizio di Time che ha rivelato il contratto di Clock Tower X ricordava che anche Russia, Iran e Cina conducono da tempo operazioni di influenza digitale rivolte al pubblico statunitense, con obiettivi e metodi diversi ma con la stessa logica di fondo: usare gli strumenti della comunicazione online per orientare un dibattito pubblico che dovrebbe restare, almeno in teoria, appannaggio dei soli cittadini americani. La differenza, nel caso israeliano, sta nella profondità storica del canale di accesso: non un’operazione isolata condotta da un servizio di intelligence ostile, ma una rete di relazioni istituzionali, finanziarie ed elettorali costruita nell’arco di decenni da un alleato che gli Stati Uniti considerano, ufficialmente, tra i più stretti al mondo. È significativo, allora, che sia proprio il vicepresidente di un’amministrazione storicamente allineata a Israele a mettere pubblicamente in fila questi elementi, arrivando a dire che «Israele sta perdendo la battaglia dell’opinione pubblica negli Stati Uniti» e a rivendicare il proprio dovere di «rappresentare prima di tutto gli americani». Vance, però, prova anche a contenere la portata di quanto ammette: sostiene che tentare di influenzare la politica americana sia normale prassi diplomatica, praticata da alleati e avversari allo stesso modo, e che il problema sorga solo quando quell’influenza arriva a condizionare il giudizio della leadership statunitense. È una distinzione comoda, che gli permette di denunciare il singolo episodio senza rimettere in discussione l’impianto complessivo del rapporto tra i due Paesi, un impianto fatto di finanziamenti militari pluriennali garantiti per legge, di una rete di lobbying che ha imparato a muovere direttamente le leve elettorali, e ora anche di campagne digitali dichiarate ai sensi del FARA. C’è un altro nome che aiuta a capire quanto questo meccanismo sia già entrato nel linguaggio comune di Washington, ben prima dell’intervista di Vance: quello del deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, uno dei pochissimi esponenti del suo partito ad aver criticato pubblicamente la condotta di Israele e, non a caso, uno dei bersagli della spesa elettorale dell’AIPAC e di altri gruppi filoisraeliani nelle ultime tornate elettorali. È stato lo stesso Massie, in un’intervista televisiva, a sintetizzare con un’immagine diventata poi ricorrente il modo in cui i membri del Congresso vivono quella pressione quotidiana, dicendo che ogni parlamentare ha, di fatto, una sorta di «tutore AIPAC» che ne sorveglia le posizioni. Non è un’espressione neutra, ed è indicativa proprio perché arriva da un membro dello stesso establishment repubblicano che oggi, con Vance, sembra iniziare a interrogarsi pubblicamente sui limiti di quella sorveglianza. L’effetto più duraturo di un sistema costruito così non si misura soltanto nelle elezioni vinte o perse, ma in quello che non arriva mai a essere detto: posizioni critiche che restano inespresse, candidati che scelgono di non toccare certi temi, giornalisti e funzionari che calibrano le proprie parole sapendo quale genere di attenzione possono attirare. È un effetto difficile da quantificare con un numero, a differenza dei centoventisette milioni di dollari spesi nel 2024, ma è proprio in quello spazio di autocensura diffusa, più che nel singolo contratto o nella singola donazione, che si misura il vero peso di un’influenza strutturale: non la capacità di imporre una decisione dall’esterno, ma quella di rendere certe decisioni politicamente troppo costose perché qualcuno le prenda. È proprio questo impianto, nel suo insieme, a rendere l’influenza israeliana sulla politica statunitense un dato strutturale del sistema, non un’anomalia né tanto meno una teoria da dimostrare nell’ombra. Non serve immaginare un deep state per descriverla, né inseguire email di dubbia autenticità o legami mai provati con i servizi segreti: basta leggere quello che i governi, per legge, sono già costretti a rendere pubblico, e chiedersi perché quella trasparenza formale continui a coesistere, senza apparente contraddizione, con un’influenza reale sulle decisioni di guerra e di pace che riguardano milioni di persone che a quelle decisioni non hanno mai potuto votare. Fonti * ✓ Al Jazeera, “Vance says Epstein had connections to US, Israeli intelligence”, 16 luglio 2026 https://www.aljazeera.com/news/2026/7/16/vance-says-epstein-had-connections-to-us-israeli-intelligence * ✓ Middle East Eye, “JD Vance says Epstein had connections to CIA and Mossad”, 16 luglio 2026 https://www.middleeasteye.net/news/jd-vance-says-epstein-had-connections-cia-and-mossad * ✓ Time, “Brad Parscale’s Israel Influence Operation”, 13 luglio 2026 https://time.com/article/2026/07/13/brad-parscale-israel-influence-operation/ * ✓ Washington Examiner, “Brad Parscale rejects JD Vance claim Israel undermine Iran peace talks”, luglio 2026 https://www.washingtonexaminer.com/policy/foreign-policy/4651470/brad-parscale-rejects-jd-vance-claim-israel-undermine-iran-peace-talks/ * ✓ The Intercept, “How Does AIPAC Shape Washington? We Tracked Every Dollar”, 24 ottobre 2024 https://theintercept.com/2024/10/24/aipac-spending-congress-elections-israel/ * ✓ Sludge, “Here Is All the Money AIPAC Spent on the 2024 Elections”, 24 gennaio 2025 https://readsludge.com/2025/01/24/here-is-all-the-money-aipac-spent-on-the-2024-elections/ * ✓ Mediaite, “House Republican Claims Every GOP Colleague Has an ‘AIPAC Babysitter’ Who Lobbies for Israeli Interests”, giugno 2024 https://www.mediaite.com/politics/house-republican-claims-every-gop-colleague-has-an-aipac-babysitter-who-lobbies-for-israeli-interests/ Francesco Russo
July 20, 2026
Pressenza
Soldati morti e prezzo della benzina in salita, l’incubo di Trump
Ogni tragedia porta con sé dettagli ridicoli e atteggiamenti patetici. Ma l’America trumpiana sembra voler battere tutti i record in materia, rovesciano tonnellate di frasi sconclusionate sulla lava rovente dei bombardamenti. In assenza di una strategia coerente, di obbiettivi credibili (cambiano in continuazione, visto che non vengono raggiunti), ora tocca […] L'articolo Soldati morti e prezzo della benzina in salita, l’incubo di Trump su Contropiano.
July 20, 2026
Contropiano
La #guerra dei mari: #Trump scudo di #Israele? | Antonio Mazzeo #war #iran #ukrainian Lo scenario iraniano accelera verso un punto di non ritorno, con segnali di escalation da parte degli Stati Uniti, mentre Teheran colpisce tutti gli obiettivi militari americani nella regione. Tutti i Paesi, persino Siria e Arabia Saudita, sono bersaglio della balistica iraniana.https://www.youtube.com/watch?v=A0OUCTpWeGY
July 20, 2026
Antonio Mazzeo
Bombardare sperando che serva a qualcosa
Dopo otto notti di bombardamento si può certamente dire che la guerra (israelo-)americana contro l’Iran è ricominciata su grande scala. Del resto era l’unica cosa vera detta da Trump da quando è nato, in una lettera al Congresso per rispettare l’obbligo di legge che fa scattare – di nuovo, dopo […] L'articolo Bombardare sperando che serva a qualcosa su Contropiano.
July 19, 2026
Contropiano
La guerra degli Stretti “gemelli”
È possibile che Casa Bianca e cancellerie europee precipitino in una nuova crisi di nervi e petrolio, quella che viene adesso dalla Porta delle Lacrime, Bab el Mandeb, la rotta vitale per il Canale di Suez. Nella guerra dei mondi voluta il 28 febbraio dal presidente americano e da Netanyahu […] L'articolo La guerra degli Stretti “gemelli” su Contropiano.
July 19, 2026
Contropiano
Campagna “No ai martedì delle esecuzioni”: 3.888 persone sono state giustiziate in Iran negli ultimi due anni
La campagna “No alle esecuzioni del martedì” ha affermato che 3.888 persone sono state giustiziate in Iran negli ultimi due anni, mentre i prigionieri in 58 carceri hanno continuato il loro sciopero della fame per la 129esima settimana consecutiva. La campagna “No alle esecuzioni del martedì” ha rilasciato una dichiarazione nella sua 129a settimana, denunciando un forte aumento delle esecuzioni nei due anni trascorsi dall’insediamento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Secondo la campagna almeno 3.888 persone sono state giustiziate in questo periodo. Secondo la dichiarazione, le autorità iraniane ricorrono sempre più spesso alla pena di morte per reprimere le proteste sociali. Si riporta inoltre che una prigioniera di 52 anni è stata giustiziata la settimana scorsa nel carcere di Adelabad a Shiraz. La campagna ha inoltre affermato che continuano a essere inflitte pesanti pene detentive e condanne a morte alle persone arrestate in relazione alle proteste del dicembre 2025. Dodici prigionieri politici sono stati condannati a morte in relazione al caso di Piazza Alihani a Isfahan. Alcuni di loro erano minorenni al momento dell’arresto, il che, secondo la campagna, viola la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Dodici prigionieri politici sono stati condannati a morte in relazione al caso di Piazza Alihani a Isfahan. Alcuni di loro erano minorenni al momento dell’arresto, il che, secondo la campagna, viola la Convenzione sui diritti dell’infanzia. La campagna ha anche riferito che le forze di sicurezza hanno attaccato alcune prigioniere politiche nel reparto femminile del carcere di Evin il 10 luglio. Le donne stavano protestando contro il sovraffollamento del reparto quando è avvenuto l’attacco. Anche i detenuti del Blocco 2 del carcere di Qezel Hesar hanno iniziato uno sciopero della fame dopo che sei prigionieri sono stati trasferiti in isolamento in attesa dell’esecuzione. La campagna ha invitato il pubblico a far sentire la propria voce, in particolare per i prigionieri condannati a morte in relazione alle proteste. * (ndr)Il caso noto come “Piazza Alikhani” di Isfahan, relativo alle proteste nazionali dell’8 gennaio 2026, è entrato in una nuova fase. Secondo quanto riportato dalla stampa, le condanne a morte di 12 detenuti in questo caso sono state confermate dalla Corte Suprema il 5 luglio 2026. L'articolo Campagna “No ai martedì delle esecuzioni”: 3.888 persone sono state giustiziate in Iran negli ultimi due anni proviene da Retekurdistan.it.
July 15, 2026
Retekurdistan.it
Niente “tassa sullo Stretto” e un ordine a Israele
“Taco” Donald non delude mai… Non aveva neanche finito di pronunciare il suo proclama in stile Luigi XIV – “Da questo momento in poi, l’America sarà conosciuta come il ‘Guardiano dello Stretto di Hormuz’. … riceveremo un rimborso del 20% su tutte le spedizioni che transitano nell’area, al fine di […] L'articolo Niente “tassa sullo Stretto” e un ordine a Israele su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
LA RIPRESA DELLA GUERRA USA ALL’IRAN SPINGE UNA NUOVA IMPENNATA DEI PREZZI
L’aggressione imperialista Usa all’Iran, ormai, è ripresa a tutti gli effetti. Il presidente Usa Trump lo ha annunciato anche al Congresso di Washington: “Colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con Hormuz” e presto anche “l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain”, ha detto davanti ai deputati. Il tycoon ha annunciato poi che giovedì sera, 16 luglio, terrà un discorso alla nazione. Dal Golfo, intanto, da Abu Dhabi comunicano che missili iraniani hanno colpito due petroliere emiratine nello Stretto, causando un morto e 8 feriti. Teheran, invece, afferma di aver colpito strutture militari statunitensi in Bahrein e Giordania. Amman afferma di aver abbattuto 4 missili iraniani nel propri spazio aereo. Il commento di Siamak, attivista iraniano e parte del Collettivo Rivoluzionario Jina. Ascolta o scarica. La ripresa della guerra imperialista sta già causando una nuova impennata dei prezzi che avrà, un’altra volta, pesanti ripercussioni sulle tasche di lavoratori e lavoratrici. Il future sul gas naturale scambiato ad Amsterdam sale del 3,16%, 52,9 euro al Megawattora, sui massimi degli ultimi tre mesi. Il metano è ai massimi da maggio. Sale di nuovo anche il petrolio. Nella serata di lunedì 13 luglio il greggio ha superato i 75 dollari al barile. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato con l’economista Francesco Schettino, docente all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ascolta o scarica
July 14, 2026
Radio Onda d`Urto