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Il prossimo passo nella guerra potrebbe essere il blocco del Mar Rosso. Houthi in campo
Il gruppo yemenita Ansar Allah (più noto al pubblico come gli Houthi, ndr) ha annunciato che non resterà “a guardare” di fronte all’escalation in corso nella regione, avvertendo che qualsiasi tentativo di ampliare il cerchio del conflitto avrà ripercussioni dirette sulle catene di approvvigionamento globali, sui prezzi dell’energia e sull’economia […] L'articolo Il prossimo passo nella guerra potrebbe essere il blocco del Mar Rosso. Houthi in campo su Contropiano.
March 23, 2026
Contropiano
L’hi tech per arrivare a Diego Garcia
Quasi tutti i giornali italiani di oggi danno notizia del missile iraniano che è arrivato alla base angloamericana nel Pacifico Diego Garcia, 4 mila Km di distanza. Mettono la notizia “con gran stupore“. Bisognerebbe ricordare che in questi decenni ci sono stati i Brics, la Sco, e, noi, eurocentrici sempre […] L'articolo L’hi tech per arrivare a Diego Garcia su Contropiano.
March 23, 2026
Contropiano
#nowar #M5S: Cacciabombardieri F-15 USA da #Sigonella alla guerra all'#Iran Secondo quanto dichiarato dai parlamentari di M5S membri delle Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato, oltre a supportare le operazioni di intelligence USA nel Golfo Persico, la base siciliana di Sigonella sarebbe utilizzata in questi giorni per il transito dei cacciabombardieri F-15 "Strike Eagle" dell’U.S. Air Force destinati a bombardare l'Iran. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/03/m5s-cacciabombardieri-f-15-usa-da.html
March 23, 2026
Antonio Mazzeo
Hormuz: il servilismo nei confronti degli USA e la trappola di una guerra non voluta
C’è un limite a tutto, anche alla presa in giro degli italiani. Le ultime parole del Ministro Guido Crosetto e del Ministro Antonio Tajani sullo Stretto di Hormuz ne sono la conferma: ci viene detto che l’Italia non invierà navi senza una “tregua” e si evoca con disinvoltura un presunto “mandato Onu”. Ma di quale tregua e di quale mandato parliamo? Bisogna guardare in faccia la realtà che i palazzi del potere provano a edulcorare: lo Stretto di Hormuz è già chiuso. Non è una previsione, è il dato di fatto di oggi. La navigazione è bloccata e la tensione ha superato il punto di non ritorno a causa dell’aggressione scatenata dal blocco Usa-Israele. Definire “tregua” il momento in cui gli aggressori ricaricano le armi per mandarci le nostre fregate è un insulto all’intelligenza dei cittadini. La vera messinscena di questi “apprendisti stregoni” sta nel presentare la firma del documento di Londra come una semplice “dichiarazione politica” per difendere la libertà di navigazione e stabilizzare i mercati. Citano nelle loro dichiarazioni l’Onu come scenario futuro per dare una veste di legalità a un’iniziativa che, nel testo sottoscritto, non ha alcun legame operativo con le Nazioni Unite. Non esiste alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Il riferimento all’Onu sbandierato dal governo è un guscio vuoto, un paravento retorico utilizzato per tranquillizzare l’opinione pubblica e nascondere che, nei fatti, ci si sta allineando a una catena di comando che risponde esclusivamente a Washington e Londra. È un gioco pericolosissimo: si firmano protocolli che preparano la guerra mentre si racconta al Paese la favola della stabilizzazione diplomatica. I governi che hanno aderito al documento di Londra stanno recitando una parte ambigua: partecipano alla coalizione dei 22 con un atto formale solo per non scontentare Washington, sperando nel contempo di non dover mai passare dalla carta ai fatti. È un attivismo di facciata, dettato dal timore di ritorsioni politiche da parte di Donald Trump, che ha tacciato gli alleati di codardia. Ma questa finzione è una trappola mortale: una volta accettata la logica della coalizione in un quadrante già incendiato, la “dichiarazione politica” diventa il presupposto legale per un coinvolgimento reale. Basta un solo incidente perché questa disponibilità teorica si trasformi in una partecipazione tragica a una guerra d’aggressione fuori controllo. Giocare con il fuoco della geopolitica pensando di poter gestire le fiamme con le parole è da irresponsabili. Tutto è partito da un nucleo di sei Paesi – Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone – che hanno fornito la copertura politica per trasformare un’iniziativa unilaterale americana in una missione apparentemente “internazionale”. Siamo davanti a una classe dirigente che manifesta una drammatica carenza di visione e autonomia, ridotta a rincorrere il consenso della Casa Bianca per non sembrare “vigliacca”, accettando passivamente una logica bellicista che mette a rischio la sicurezza collettiva. Servilismo e codardia percepita sono due facce della stessa medaglia: la subordinazione totale agli interessi USA a scapito della dignità nazionale. Se l’obiettivo fosse davvero la sicurezza delle rotte e la stabilità dei mercati, la via sarebbe la diplomazia: parlare con l’Iran, fermare le sanzioni unilaterali e l’escalation israeliana. Invece si scelgono i muscoli, mentre le bollette delle famiglie tornano a schizzare alle stelle proprio a causa di queste scelte scellerate. Partecipare a una missione militare nello stretto di Hormuz significherebbe spendere anche immense risorse finanziarie sottratte alla sanità pubblica, alle scuole e ai salari dei lavoratori. Usare le tasse dei cittadini per proteggere i profitti delle multinazionali dell’energia, mentre la società civile collassa, sarebbe una colpa politica imperdonabile che Italia ed Europa rischiano di avallare in silenzio, mentendo persino sulla natura dell’impegno assunto. Mentre Crosetto e Tajani giocano con le parole, l’Articolo 11 della Costituzione viene calpestato. L’Italia è già dentro questa escalation: le basi Nato sul nostro territorio e i nostri sistemi di sorveglianza sono parte integrante del dispositivo bellico. Partecipare a questa coalizione significa accettare la logica della forza bruta anziché il diritto internazionale. È un tradimento della sovranità mascherato da responsabilità. L’Italia, l’Europa e gli altri alleati degli USA fingono di attivarsi per compiacere il padrone, ma il prezzo di questa finzione rischia di essere un coinvolgimento bellico totale, anche se non voluto. Nonostante il fragore delle cannoniere, in Italia c’è chi non si arrende alla violenza e continua a credere nella forza della ragione. Sabato 28 marzo, a Roma, la rete “No Kings” scenderà in piazza in una manifestazione nazionale che riunisce gruppi civili, associazioni pacifiste, sindacati, partiti e reti studentesche, uniti contro la guerra, il riarmo e le politiche autoritarie. Il corteo, in concomitanza con altre mobilitazioni a Londra e negli Stati Uniti, sarà un momento per denunciare la politica bellicista del nostro governo e degli altri Paesi occidentali, le restrizioni delle libertà civili e l’adesione servile agli interessi stranieri del nostro Paese, riaffermando la necessità di una politica fondata sul dialogo e sulla diplomazia, non sulla forza, prima che il fragore delle armi trascini tutte e tutti nel baratro.   Giovanni Barbera
March 22, 2026
Pressenza
#war #M5S: Cacciabombardieri F-15 USA da #Sigonella alla guerra all'#Iran #sicily Secondo quanto dichiarato dai parlamentari di M5S membri delel Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato, oltre a supportare le operazioni di intelligence USA nel Golfo Persico, la base siciliana di Sigonella sarebbe utilizzata in questi giorni per il transito dei cacciabomardieri F-15 "Strike Eagle" dell’U.S. Air Force destinati a bombardare l'Iran.
March 22, 2026
Antonio Mazzeo
Quel che i media nascondono
Antisemitismo israeliano contro i palestinesi Le forze di occupazione israeliane hanno impedito ai palestinesi di accedere alle spianate della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme occupata per la preghiera dell’Eid al-Fitr. La moschea è rimasta chiusa per il 22° giorno consecutivo. Ciò ha costretto centinaia di fedeli a pregare nelle aree circostanti, per strada. Il governatorato palestinese di Gerusalemme ha dichiarato che i fedeli si sono recati nei punti più vicini raggiungibili, in particolare nelle zone della Porta di Damasco e della Porta di Erode, mentre i takbir dell’Eid (i canti di “Allah Akbar”) risuonavano nonostante le rigide misure repressive degli occupanti. Le forze di occupazione hanno lanciato granate stordenti e gas lacrimogeni contro i fedeli vicino alla Porta di Erode, impedendo loro di avvicinarsi alla moschea di Al-Aqsa. Hanno anche arrestato alcuni giovani, nell’ambito delle continue azioni volte a limitare la libertà dei cittadini palestinesi e a impedire loro di praticare i propri riti religiosi. Nessun media dei cosiddetti mainstream ha pubblicato la notizia dell’azione antisemita israeliana. Se il provvedimento fosse stato intrapreso contro una sinagoga, avrebbero tutti – e giustamente – gridato all’antisemitismo. Genocidio a Gaza Ieri, sabato, una donna palestinese è stata ferita dalle forze di occupazione israeliane nel quartiere di Tuffah, a est di Gaza città. Inoltre caccia da guerra israeliani hanno lanciato un raid aereo contro la parte orientale del quartiere di Tuffah. Bombardamenti di artiglieria nel sud di Gaza e attacchi con elicotteri da combattimento a est di Gaza City hanno caratterizzato il terzo giorno di Eid al-Fitr, mentre l’esercito israeliano continuava a violare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Un bambino palestinese è stato ferito dai colpi di arma da fuoco dell’esercito israeliano nella zona di al-Mawasi, a ovest di Rafah, nel sud di Gaza. L’artiglieria israeliana ha bombardato più volte la zona settentrionale di Rafah e la zona orientale di Khan Younis. Anche cannoniere navali israeliane hanno partecipato agli attacchi lungo la costa meridionale di Gaza. Questa mattina, elicotteri israeliani hanno aperto il fuoco sulla parte orientale del quartiere di al-Tuffah, nella zona orientale di Gaza City. Dal cessate il fuoco, il numero totale degli uccisi ha raggiunto quota 682, oltre a 1.819 feriti, mentre ambulanze e squadre della protezione civile hanno recuperato 756 corpi, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, ieri. Il Ministero della Salute ha inoltre dichiarato che il numero totale degli uccisi, dall’inizio dell’aggressione, il 7 ottobre 2023, ha raggiunto 72.253, e il numero dei feriti 171.912. Occupazione della Cisgiordania Diverse città palestinesi sono state invase dalle truppe di occupazione israeliane. La più grave è avvenuta a Khadar, vicino a Betlemme. In totale sono state 21 le città e villaggi palestinesi colpiti da attacchi militari israeliani. Oltre 100 le persone arrestate nei rastrellamenti eseguiti. Due palestinesi sono rimasti feriti da colpi di arma da fuoco esplosi dai coloni a Tulkarem. Più violente sono state le aggressioni dei coloni contro le comunità e villaggi palestinesi. Ieri sera, sabato, i coloni hanno attaccato diversi villaggi e località, nonché veicoli palestinesi presso importanti incroci che collegano i governatorati della Cisgiordania, in un’escalation degli attacchi contro i palestinesi e le loro proprietà. Ma sugli schermi e sulla carta stampata si parla ormai solo di Iran e Libano… ANBAMED
March 22, 2026
Pressenza
Dimona e Diego Garcia, due shock per Israele e Usa
Alla quarta settimana di guerra ci sono appena due novità, entrambe rilevanti ma per nulla rassicuranti circa la rapida conclusione del conflitto. La prima riguarda il tentativo, fatto da Tehran, di raggiungere la base anglo-statunitense di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, con due missili. Si dice che uno sia finito in […] L'articolo Dimona e Diego Garcia, due shock per Israele e Usa su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
A Iran, fatte menà…
I membri del G7 – Stati Uniti. Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada, Giappone, Italia – dopo tre settimane di meditazione hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “Condanniamo con la massima fermezza gli irresponsabili attacchi del regime contro i civili e le infrastrutture civili, incluse le infrastrutture energetiche, in Bahrein, Kuwait, Oman, […] L'articolo A Iran, fatte menà… su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
#nowar #Guerra in #Iran, l’Italia e le basi americane: cosa sta accadendo davvero? Attualità guerre L’utilizzo delle basi USA sul territorio italiano, la scarsa trasparenza del governo e la crescente militarizzazione della Sicilia sono aspetti preoccupanti sempre più attuali da quando l’Iran è stato attaccato. Ne parliamo con Antonio Mazzeo, giornalista e attivista siciliano. https://www.italiachecambia.org/2026/03/guerra-in-iran-basi-americane/
March 21, 2026
Antonio Mazzeo
«Domani», il viaggio di Maysoon Majidi
Sarà al cinema dal 26 marzo “Domani. Il Viaggio di Maysoon Majidi”, il film documentario di Vincenzo Caricari e Barbara Di Fabio sulla storia della giovane regista e attivista iraniana, in fuga dal regime di Teheran, che una volta arrivata in Europa, a Crotone in Italia, viene arrestata con l’accusa di “scafismo”. Il docufilm racconta i momenti precedenti la sentenza che deciderà il suo destino, dopo 302 giorni di carcere. Dopo l’anteprima al 66° Festival dei Popoli, il film inizia il suo viaggio al cinema da Bologna, giovedì 26 marzo alle 21 al Cinema Galliera 1. Maysoon Majidi è una giovane donna curda in fuga dal regime di Teheran, attivista per i diritti civili e politici, impegnata nella lotta per il riconoscimento del Kurdistan e dei diritti fondamentali negati in Iran. Arriva in Italia, per mezzo di una piccola imbarcazione insieme ad altri 77 passeggeri, poiché deve scappare in quanto ormai invisa al governo degli Ayatollah. Approdata, alla vigilia di Capodanno 2023, a Crotone, in Calabria, due passeggeri la accusano di essere l’assistente del capitano che guidava la barca.  Viene così trattenuta dalla Polizia, intervenuta subito dopo lo sbarco, e quindi arrestata sulla base delle testimonianze di due uomini che, successivamente allo sbarco, si rendono irreperibili, prendendo la via del nord Europa. Trascorre così dieci mesi in carcere, di cui i primi due senza possibilità di contatti con un interprete, un avvocato, la sua famiglia. Inizia uno sciopero della fame per denunciare l’ingiustizia e gli abusi subiti, arrivando a perdere 17 kg. A ottobre del 2024 viene scarcerata, restando in attesa della sentenza che deciderà il suo destino. A febbraio 2025, il Tribunale di Crotone ha disposto l’assoluzione dalle accuse per Maysoon Majidi “per non aver commesso il fatto”: ma il suo incubo non è ancora finito, a luglio seguente la Procura di Crotone ha infatti presentato appello alla sentenza per presunte irregolarità procedurali. Il film documentario è distribuito da OpenDDB, progetto dell’associazione culturale Distribuzioni dal Basso ETS: nata nel 2013, è la prima piattaforma che supporta la circolazione di opere indipendenti. Dal 2020 realizza piattaforme web per streaming on demand a numerosi festival di cinema. Regia: Vincenzo Caricari, Barbara Di Fabio Scritto da: Vincenzo Caricari, Barbara Di Fabio Post produzione audio, mix e sound design: Claudio Cadei Produttore esecutivo: Vincenzo Caricari Produzione: Streets Film Fotografia: Vincenzo Caricari, Emiliano Barbucci Montaggio: Martino Scordenne Suono presa diretta: Simone Casile Musiche originali: Francesco Loccisano Distribuzione: OpenDDB – Distribuzioni Dal Basso BIOGRAFIE Vincenzo Caricari – Dal 2006 realizza documentari di impegno sociale in Calabria, presentati e premiati in festival nazionali e internazionali. Ha collaborato al film Il volo di Wim Wenders. Vince il Calabria Film Festival con il corto Il ladro. Il corto Pietre partecipa al Clermont-Ferrand Short Film Festival, al Tripoli Film Festival e al Festival del Cinema Europeo di Lecce. Il corto Rosa, presentato all’Encounters Short Film Festival di Londra (uno dei festival qualificanti per gli Oscar), va in onda su Rai 1 ed è scelto dal Centro Nazionale del Cortometraggio per l’iniziativa “10 corti italiani nel mondo”, distribuiti in ambasciate e consolati. Dal 2013 cura vari casting in Calabria, tra cui Anime nere, ZeroZeroZero e Padre nostro. Nel 2020 è operatore aggiunto per il film Il buco di Michelangelo Frammartino, premio speciale della giuria alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2023 realizza il docufilm Mimmolumano, sulle vicende giudiziarie di Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace: selezionato al Premio Libero Bizzarri, al Sudestival e al Los Angeles Italia Film Festival. È docente di Storia del Cinema e pratica sul set presso la Scuola Cinematografica della Calabria. Barbara Di Fabio – Avvocato, si dà al teatro sin dal liceo, successivamente diretta da Bernardo Migliaccio Spina in Nozze di sangue di Federico García Lorca. Partecipa come attrice a spot e fiction per LaC TV. È attrice nel videoclip Lacrime di ferru di Fabio Macagnino. Recita nel booktrailer Segui sempre il gatto bianco di Margherita Catanzariti, con la regia di Vincenzo Caricari, e nella docufiction di LaC TV Donne ribelli, sempre diretta da Vincenzo Caricari. È stata redattrice per circa un anno del magazine online Hermes.   1. Sul sito di OpenDDB tutte le date in aggiornamento  ↩︎