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Cosa resta dell’internazionalismo, oltre la memoria di Orso?
21 Marzo 2026, Casa del Popolo di Grassina (Firenze). In un ritrovarsi di diverse realtà collettive convergenti, dopo sette anni dalla morte di Lorenzo Orsetti – Orso -Tekoser, “combattente” per la difesa del Confederalismo Democratico del Rojava, la comunità fiorentina ricorda ed allarga lo sguardo accogliendo esperienze di scelte di contrapposizione all’escalation di guerra globale. Sono presenti, oltre la famiglia di Lorenzo, con Alessandro, il padre, che del figlio porta soprattutto il tema della scelta di contrapposizione al capitalismo ed al patriarcato, l’anarchia quale strada per rompere il sistema dei poteri, l’internazionalismo quale alternativa, anche i portuali dei CALP di Genova, che nel portare i propri corpi a bloccare le navi militari testimoniano quel boicottaggio nonviolento necessario per essere coerenti nelle prassi; sono presenti anche da remoto i compagni e le compagne che sono adesso a Cuba dove stanno portando solidarietà fatta di pratiche di solidarietà e di contrapposizione ai blocchi, di riconoscenza per chi ha messo la propria esperienza (medica) a servizio anche di altri popoli (i medici rivoluzionari); è presente, sempre da remoto, anche Tony che è stato protagonista nel percorso di rottura dei blocchi verso Gaza con la Flotilla; è presente Dario che continua a essere rappresentante di una esperienza collettiva di lotta di quella che resterà la più importante esperienza di movimento di lavoratori a servizio di una dimensione più grande, contro l’accelerazione oligarchica che viviamo massima in questo tempo. Proprio Dario ricorda l’importanza di stare dentro le contraddizioni delle scelte, porsi accanto senza giudizio, cogliere le prospettive di azioni scomode. Chiaramente non si tratta di idealizzare un martire e nemmeno di leggere di questo la scelta della fuga dal sistema, anche se restano queste due visioni partigiana ed anarchica insieme; forse resta proprio la volontà di trovare forme di lotta che tengano insieme la contrapposizione al potere forte egemonico dittatoriale attraverso un insieme di pratiche, alcune nonviolente, altre che utilizzano strumenti in cui non sempre dobbiamo riconoscersi in modo unanime. Stare sui contorni di queste scelte, rispettare e al tempo stesso portare gratitudine, ringraziare un padre, una madre, una sorella, riconoscersi nell’umano bisogno di essere vivi e vive e testimoniare che un altro mondo è possibile. A Lorenzo, ma soprattutto ad Alessandro, Annalisa, Chiara, alle compagne e ai compagni che quotidianamente scelgono da che parte stare. Emanuela Bavazzano
March 22, 2026
Pressenza
La perdita del bene comune “acqua”
Tra i principali «beni comuni» essenziali per la vita, un ruolo cruciale spetta all’acqua. L’acqua è una fonte di vita insostituibile per il funzionamento «sostenibile» del clima terrestre e, di conseguenza, dell’insieme delle attività umane e delle forme di vita sulla Terra. Negli ultimi tempi, abbiamo perso il bene comune acqua. Ci è stata rubato e noi stessi l’abbiamo trasformato in qualcosa di diverso, esterno a noi. Francesco, il santo di Assisi, non potrebbe più chiamare l’acqua  «sorella». La prima forma significativa di perdita del «bene comune pubblico » acqua è iniziata non appena l’acqua è stata trattata come «oro blu», in confronto al petrolio considerato fin dal XIX secolo «oro nero». Pensare all’acqua come «oro» significa capovolgere la concezione dell’acqua come «fonte di vita». L’oro è materialità, ricchezza, avidità, conquista, conflitti, violenza. E più l’oro è raro, più è appropriabile solo dai più forti. La sacralità dell’acqua cessa di essere espressa in riferimento alla vita. La perdita dell’acqua come bene comune è stata sancita a livello internazionale circa 50 anni fa con l’avvio delle politiche di adeguamento strutturale da parte del FMI e della Banca Mondiale, dopo la crisi del sistema finanziario internazionale tra il 1971 e il 1973, accompagnate da condizioni, una delle quali era la sottomissione della concessione dei prestiti alla privatizzazione del settore pubblico, in particolare l’acqua. Aver costretto i paesi del Sud ad affidare la gestione di beni essenziali per la vita alle «forze internazionali del mercato» ha avuto conseguenze nefaste, la più importante delle quali è stata l’accentuazione delle disuguaglianze tra Nord e Sud. (1) La grande svolta riguardante l’acqua è, tuttavia, avvenuta nel 1992-94 a partire dal Primo Vertice della Terra convocato dall’ONU nel 1992 a Rio de Janeiro. In occasione della Conferenza internazionale dell’ONU sull’acqua e l’ambiente tenutasi a Dublino nel marzo 1992 in preparazione del Vertice , la comunità internazionale ha approvato I quattro principi di Dublino sull’acqua, il cui 4° principio, il più concreto e politicamente influente, recita: «L’acqua, utilizzata per molteplici scopi, ha un valore economico e dovrebbe quindi essere riconosciuta come bene economico». (2 ) La Dichiarazione di Dublino precisa: « In virtù di questo principio è fondamentale riconoscere il diritto fondamentale dell’uomo all’acqua potabile e a un’igiene adeguata a un prezzo accessibile» Ciò significa che l’accesso all’acqua, anche se riconosciuto come un diritto, deve essere a pagamento! Basta con la gratuità dei diritti universali .(3) E poi continua: «Il valore economico dell’acqua è stato a lungo ignorato(…). Considerare l’acqua come un bene economico e gestirla di conseguenza, significa aprire la strada a un uso efficiente e a un’equa distribuzione di questa risorsa, alla sua conservazione e alla sua protezione». Ora,  secondo la concezione economica dominante, la gestione di un «bene economico» deve essere assicurata secondo i principi e i meccanismi del sistema economico capitalista di mercato. Da qui la diffusione in tutto il mondo dei processi di mercificazione, deregolamentazione, liberalizzazione, privatizzazione… Infine, la finanziarizzazione della natura completa l’opera di capovolgimento. Il principio della monetizzazione della natura è stato approvato dal Secondo Vertice della Terra (Rio+10) a Johannesburg nel 2002. Vent’anni dopo, a Montréal nel dicembre 2022, la COP15-Biodiversità dell’ONU ha ufficialmente sancito la finanziarizzazione della natura fondata sul principio che ogni elemento della natura debba essere considerato un «capitale naturale» e, quindi, un «bene finanziario», gestito secondo i principi e le logiche dei mercati finanziari globali. (4) Il percorso è stato lungo ma, nonostante l’opposizione di milioni di cittadini e di interi popoli, non solo indigeni (penso all’Italia dove, nel giugno 2011, il 97% dei votanti ha detto no alla privatizzazione dell’acqua, tramite referendum nazionale), (5) i «signori» del denaro sono riusciti finora a gettare alle ortiche il principio dell’acqua come bene comune pubblico, uno dei pilastri su cui era stata costruita «una buona società». È possibile rigenerare il bene comune pubblico mondiale acqua? Contrariamente a quanto scritto nella Dichiarazione di Dublino, si deve constatare che, trentacinque anni dopo, l’assoggettamento della gestione dell’acqua alle concezioni capitalistiche dell’economia e alle visioni tecnocratiche ha condotto l’Umanità e la Terra. Verso una Apocalisse idrica (6) Un recente rapporto dell’Università delle Nazioni Unite (UNU) parla, in termini più moderati, di Bancarotta idrica globale. (7)  Conosciamo le cifre schiaccianti, di cui una sola, la principale, è sufficiente: 4,4 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile in modo regolare, sufficiente e sicuro (da considerare insieme ai 4,5 miliardi di persone che non dispongono di alcuna copertura sanitaria di base)!  Abbiamo appena appreso che ora in Medio Oriente si sono verificati bombardamenti reciproci di impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare tra l’Iran, Israele  e gli altri paesi della regione. Eppure, tutti questi paesi dipendono per il 60-80% dagli impianti di desalinizzazione per il loro approvvigionamento di acqua dolce. Una situazione del genere non può durare. L’Apocalisse non può essere il futuro dell’umanità e della Terra. Segni di resistenza, di rivolta contro questo mondo si manifestano un po’ ovunque. Sì, il mondo cambierà, perché il desiderio di giustizia e di uguaglianza nella dignità e la forza della solidarietà e della pace sono come i batteri: non muoiono mai.   PS: Una versione più ampia e dettagliata contenente ulteriori dati numerici e note di riferimento è disponibile sul sito agora-humanite.org dell’Agora degli Abitanti della Terra   Note (1) Nonostante alcune riforme, le condizioni rimangono in vigore. Vedi https://www.cetri.be/Economies-du-Sud-toujours-sous, 2022 (2)https://www.google.com/search?q=Les+Quatre+principes+de+Dublin+cocncernant+l%27eau&oq (3) Per gratuità del diritto all’acqua potabile si intende la copertura dei costi da parte della collettività tramite le finanze pubbliche, come avviene per le spese militari (4)https://www.pressenza.com/fr/2023/02/cop15-biodiversite-et-financiarisation-de-la-nature/ (5) https://altreconomia.it/inchiesta-acqua-pubblica/ (6) 17 anni fa, in un articolo pubblicato su La Libre Belgique, avevo già parlato di “Apocalisse idrica”. Vedi https://www.lalibre.be/debats/opinions/2009/04/22/comment-eviter-lapocalypse-hydrique-OSWDTBYUWZDH3GMLYC763DOFZM/ (7) https://unu.edu/inweh/collection/global-water-bankruptcy   Riccardo Petrella
March 22, 2026
Pressenza