La Casa de las Américas all’Avana, un centro di politica e cultura di portata universale
Nell’agenda di incontri legata alla missione all’Avana nell’ambito del Convoy
“Nuestra America” per Cuba, non poteva mancare quello con uno dei luoghi
culturali più importanti non solo di Cuba. Tra le primissime istituzioni
culturali fondate dalla Revolución, istituto culturale tra i più importanti
dell’intero continente americano, la Casa de las Américas, all’Avana, fu
istituita appena quattro mesi dopo il trionfo della Rivoluzione, il 28 aprile
1959, con la finalità di sviluppare ed espandere le relazioni socioculturali con
i popoli dell’America Latina e del mondo intero. Essa è, infatti, un’istituzione
culturale con ispirazione, come vedremo, universale.
La sua storia è segnata da alcune tra le più grandi personalità della storia
americana del XX secolo. Fu inaugurata il 4 luglio 1959, con una cerimonia
presieduta dal leggendario Ministro dell’Istruzione, Armando Hart Dávalos,
nell’edificio dell’ex Casa de la Cultura. Quando, dopo la Revolución, tutti i
governi dell’America Latina, ad eccezione del Messico, su pressione statunitense
interruppero le relazioni con Cuba, l’istituzione contribuì in modo determinante
a mantenere in vita i legami culturali tra Cuba e il resto del continente. Essa
non solo diffuse l’opera della Rivoluzione ma in particolare facilitò la
conoscenza e la visita a Cuba di molti intellettuali che vennero in contatto con
la nuova realtà del paese. Si trattò di un cimento marxista, fidelista e
martiano. Come scrisse Armando Hart Dávalos in uno splendido saggio su “José
Martí: un punto di riferimento attuale per il movimento internazionale dei
lavoratori”, «la sua idea di politica era strettamente legata al sentimento
umano. Era politico perché profondamente umanista, ed era umanista perché
profondamente politico. Tale idea costituisce una delle eredità più belle che ci
ha trasmesso. Per capire le concezioni di Martí, bisogna contare su un radicale
pensiero democratico, il suo latino-americanismo e il suo senso universale».
«È evidente che Martí non è rimasto indifferente al grande dibattito di idee
intorno agli ideali dei lavoratori e del socialismo. Riferendosi specificamente
all’ideale socialista, aveva mostrato grande ammirazione e rispetto «per quelli
che cercano, per ogni dove, un segnale più giusto nell’ordine della giustizia
nel mondo», specialmente «per quelli che si sollevano in nome degli interessi
dei poveri». Secondo l’eroe nazionale di Cuba, infatti, Marx meritava onore
perché si era messo al fianco dei deboli. Per lui non è stato solo «colui che ha
smosso in maniera gigantesca la collera dei lavoratori europei», bensì un
«osservatore profondo delle ragioni della miseria umana». […] Egli riuscì a
porre il problema dei lavoratori e della disuguaglianza sociale con termini
radicali e coerenti. È chiaro che la ricerca della soluzione di tale problema è
un punto centrale del suo insieme di ideali». La stessa figura di Armando Hart
(1930-2017) è una delle figure imprescindibili della storia cubana:
intellettuale e politico, tra i principali organizzatori della rivoluzione nelle
città, è stato poi Ministro dell’Istruzione (1959-1965) e Ministro della Cultura
(1976-1997). Come ricorda il Granma, fu «interprete creativo delle idee di
Fidel, svolse un ruolo decisivo nella trasformazione delle caserme in scuole,
nella riforma delle università, … nello sviluppo della Campagna di
Alfabetizzazione nel 1961».
Haydée Santamaría, eroina della lotta rivoluzionaria, ha diretto la Casa de las
Américas dalla sua fondazione nel 1959 fino alla sua morte nel 1980, imprimendo
al suo sviluppo un tratto fondamentale e determinante. Autentica leggenda della
Rivoluzione, Haydée Santamaría (1922-1980), è stata una rivoluzionaria e
intellettuale, eroina di Cuba. Il 26 luglio 1953 partecipò all’assalto alla
caserma Moncada, per il quale fu imprigionata insieme a Melba Hernández. Dopo il
suo rilascio, entrò a far parte della Direzione Nazionale del Movimento 26
Luglio. Sostenne il distaccamento guerrigliero guidato da Fidel Castro sulle
montagne della Sierra Maestra, e le fu affidato da Fidel il compito di reperire
fondi e unire i rivoluzionari all’estero. Tornò a Cuba dopo il trionfo della
Rivoluzione e lavorò al Ministero dell’Istruzione; poi, come direttrice della
Casa de las Américas, influenzò in modo determinante lo sviluppo culturale del
paese. La Casa de las Américas deve il suo status proprio alla sua visione
lucida e profonda, insieme internazionalista e latino-americanista.
La Casa de las Américas ospita oggi cinque dipartimenti: Teatro, Musica, Arti
Visive, Biblioteca e il Centro di Ricerca Letteraria. Fondato nel 1967, il
Centro di Ricerca Letteraria ha due linee di lavoro fondamentali:
l’organizzazione del Premio Letterario “Casa de las Américas” e lo studio e
divulgazione della letteratura del continente. Il centro organizza conferenze,
corsi e colloqui internazionali, nonché la “Settimana dell’Autore”, dedicata,
ogni anno, a un importante scrittore latinoamericano. Pubblica inoltre
antologie, saggi e testi critici; fornisce consulenza alla Rivista “Casa de las
Américas” e alle edizioni “Casa” fondate nel 1960, subito dopo il trionfo della
Rivoluzione; inoltre, in collaborazione con l’Unione degli Scrittori e degli
Artisti di Cuba (Uneac), pubblica la rivista di teoria culturale “Criterios”.
Gestisce l’Archivio della Parola, che conserva le registrazioni di oltre mille
voci di personalità di spicco della letteratura, delle arti e della politica.
Già da questi brevi cenni si comprende l’importanza della cultura e
dell’editoria a Cuba: a Cuba non esiste un’editoria privata, ma sono
innumerevoli le case editrici espressione delle mille articolazioni sociali,
culturali e accademiche del paese.
La Biblioteca José Antonio Echeverría della Casa de las Américas fu fondata nel
settembre del 1959 con la conferenza “La politica culturale della rivoluzione
cubana”, tenuta dal Ministro degli Esteri Raúl Roa García. Tra le sue collezioni
si annoverano oltre 126 mila volumi, 136 mila fascicoli di periodici, in
particolare della seconda metà del XX secolo, e oltre 3000 fascicoli su
personalità e argomenti relativi all’America Latina. Raúl Roa García è stato il
leggendario Cancelliere della Dignità. È ricordato per il suo impegno nella
lotta per l’indipendenza dei popoli di Asia, Africa e America Latina. Fu alla
presidenza della I Conferenza Tricontinentale, tenutasi all’Avana nel gennaio
1966, a proposito della quale, dichiarò: «La Conferenza Tricontinentale ha
cristallizzato la solidarietà del movimento di liberazione nazionale in Africa,
Asia e America Latina, ha definito una linea comune nella lotta frontale contro
l’imperialismo, il colonialismo e il neocolonialismo e ha forgiato con vigore
l’unità strategica e tattica nella lotta, attingendo alla ricca esperienza dei
popoli partecipanti».
La sua battaglia diplomatica più eclatante fu senza dubbio il dibattito alle
Nazioni Unite durante la fallita invasione di Playa Giron, in cui denunciò con
vibrante fermezza l’aggressione criminale. «Accuso solennemente il Governo degli
Stati Uniti dinanzi alle Nazioni Unite e alla coscienza del mondo di aver
scatenato una guerra di invasione contro Cuba per impadronirsi delle sue
risorse, terre, fabbriche e infrastrutture e riportarla al suo vergognoso status
di satellite dell’imperialismo nordamericano». E dichiarò: «Un grido unanime
scuote oggi tutta Cuba, risuona in tutta la nostra America e riecheggia in Asia,
Africa ed Europa. La mia piccola ed eroica patria sta rivivendo la classica
lotta tra Davide e Golia. Soldato di questa nobile causa in prima linea nelle
relazioni internazionali, permettetemi di diffondere questo grido nell’austero
Areopago delle Nazioni Unite: Patria o morte! Vinceremo!». Nel tempo
dell’assedio statunitense contro Cuba, parole di formidabile attualità.
Gianmarco Pisa