Trump: “Fermeremo una nave di fronte a Cuba di ritorno dall’Iran”
Le pressioni nei confronti del governo cubano da parte statunitense non si
fermano: Donald Trump ha minacciato di inviare una nave da guerra sulle coste
dell’isola, con lo scopo di forzare “un accordo”.
Trump ha assicurato – in un evento della campagna elettorale in vista delle
prossime elezioni di medio termine della prossima settimana, tenutosi nello
stato della Florida – che avrebbe fatto fermare una delle navi da guerra che
oggi si trovano in Medio Oriente per la guerra contro l’Iran, “a circa 50 iarde
dalla costa” cubana.
“Faremo una piccola sosta. In realtà, quello che faremo riguardo a Cuba è
passare da lì al ritorno dell’Iran. Quelle bellissime navi passeranno davanti a
Cuba. Faremo in modo che una di loro si fermi a circa 50 iarde dalla costa. Il
governo cubano alzerà le mani, e poi manderemo Marco Rubio per chiudere
l’accordo”, ha detto Trump.
In risposta alle nuove minacce di Trump il presidente cubano Miguel Díaz-Canel
ha sottolineato che il suo paese ha raggiunto la sua vera indipendenza il 1°
gennaio 1959 ed è disposto a difenderla.
“Il governo degli Stati Uniti chiarisce che non rinuncia alle sue ambizioni di
dominio su Cuba. È bene ricordare che noi cubani abbiamo raggiunto la nostra
vera indipendenza dal 1° gennaio 1959 e siamo determinati a difenderla. Cuba non
è una minaccia, il blocco sì”, ha scritto Díaz-Canel su X.
Gli attacchi all’isola fatti da Trump sono stati respinti anche dal ministro
degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, che, oltre a ripudiare “l’attuale
ambizione” statunitense sul paese delle Antille, ha avvertito che sulle sue
“coste ci sono belle spiagge, ma anche persone arrabbiate, per coloro che
arrivano con scopi ostili e desiderio di dominio”.
La Cia intanto ha lanciato appelli ai cubani per collaborare con l’agenzia al
fine di arrivare a un cambio di governo sull’isola. A questi appelli ha risposto
ironizzando il viceministro degli Esteri cubano, Carlos Fernández de Cossio su X
sostenendo che “Ora gli Stati Uniti si lanciano in campagne di reclutamento
pubbliche per la Cia”.
“Deve esserci molta disperazione o miseria tra i ranghi dell’agenzia, se si vede
costretta a vendere le proprie offerte come un tubetto di dentifricio”, ha
aggiunto.
Non è la prima volta che il presidente degli Stati Uniti minaccia di aggredire
militarmente l’isola. Lo scorso 4 giugno ha dichiarato: “Ci occuperemo – di Cuba
– non appena avremo finito con l’Iran. Mi piace fare una cosa alla volta”. E lo
scorso aprile, ha promesso esattamente la stessa cosa: suggerendo che il paese
caraibico sarebbe stato un nuovo bersaglio per le azioni belliche da parte di
Washington.
Tutte minacce queste ben accolte da una parte della dissidenza cubana negli
Stati Uniti che controlla diversi media lautamente finanziati
dall’amministrazione statunitense. Un manipolo di personaggi foraggiati per
sostenere le politiche aggressive di Donald Trump. Infatti le ultime minacce
sono state pronunciate proprio in Florida, nuova patria di questi amanti del
popolo cubano che lottano per riportare la democrazia sull’isola a suon di
bombe. La Florida, uno stato governato dai repubblicani, ma che è in bilico alle
prossime elezioni.
Andrea Puccio