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Cuba, la piazza di Roma rompe il silenzio sulla nuova stretta di Washington
Giovedì 28 maggio diverse migliaia di persone, con una fortissima presenza di giovani, hanno attraversato il centro di Roma in un giorno feriale per raggiungere l’ambasciata degli Stati Uniti. Una mobilitazione nata in pochissimi giorni, colorata e determinata, che ha messo insieme le bandiere di Cuba e quelle della Palestina. Non si è trattato di una coincidenza coreografica o di un accostamento casuale, ma di una scelta politica netta: unire in un’unica protesta due popoli che la piazza riconosce oggi  tra le principali vittime di logiche di potere geopolitico che calpestano sistematicamente i principi del diritto internazionale. Sotto il profilo visivo, il corteo romano ha attraversato le strade della capitale portando in primo piano una simbologia carica di significato storico. Accanto ai vessilli delle formazioni politiche e sindacali promotrici, lo sventolio simultaneo delle bandiere cubane e di quelle palestinesi ha definito l’identità profonda della mobilitazione. Negli interventi che si sono succeduti lungo il percorso, Cuba e Palestina vengono identificate come i due fronti principali della medesima resistenza globale contro le sanzioni, l’occupazione e le politiche di aggressione economica e militare. La saldatura tra le due cause si fonda sulla comune condizione di comunità sottoposte a prolungati regimi di assedio – commerciale e finanziario nel caso caraibico, militare e territoriale in quello mediorientale – finalizzati a piegare la sovranità nazionale e a negare il diritto fondamentale all’autodeterminazione. Portare in piazza questa doppia simbologia ha permesso di sottrarre la crisi cubana a una dinamica puramente locale, inserendola in un quadro globale di opposizione alle ingerenze internazionali e ai tentativi di sottomissione dei popoli. L’urgenza di scendere in piazza è nata dall’ennesima escalation nei confronti dell’isola. All’embargo economico, commerciale e finanziario che soffoca il Paese da oltre sessant’anni, oggi si aggiunge una strategia ancora più stringente definita dall’amministrazione statunitense. Washington sta stringendo i nodi attorno alle forniture di idrocarburi dirette all’isola, colpendo in modo particolare gli scambi con il Venezuela. Questo blocco energetico mirato sta provocando continui blackout in tutto il territorio cubano, paralizzando i trasporti pubblici, rallentando le attività produttive e puntando deliberatamente al collasso economico totale del Paese. L’obiettivo dichiarato di queste misure è favorire la destabilizzazione politica interna e indurre un cambio di regime attraverso l’esasperazione della popolazione. Per fortuna, la reazione della società civile cubana racconta un’altra storia. Nonostante la durezza estrema delle privazioni materiali quotidiane, la popolazione non sta arretrando e ha dimostrato di non volersi piegare. Esiste una coesione di fondo che spinge i cittadini a difendere le conquiste storiche dell’isola – come la sanità pubblica universale, l’istruzione gratuita e la centralità dei bisogni delle persone rispetto alla logica del profitto – vissute come un patrimonio collettivo non negoziabile che unisce la popolazione alle scelte del proprio governo. A questa “asfissia materiale” si è unita, sul piano diplomatico, la provocazione del Dipartimento di Giustizia nordamericano, che ha aperto un provvedimento penale contro il novantaquattrenne Raúl Castro per fatti complessi risalenti al 1996. Un atto privo di reale valore giuridico internazionale, ma dall’altissimo peso politico. La piazza ha condannato questa mossa definendola un chiaro esempio di lawfare, ovvero l’uso politico della giustizia utilizzato come un’arma per colpire e delegittimare i simboli storici della rivoluzione cubana proprio nel momento di massima vulnerabilità materiale ed energetica del Paese caraibico. La tesi emersa dagli interventi diffusi dal megafono durante il corteo smonta radicalmente la retorica nordamericana sulla sicurezza: Cuba non costituisce, né ha mai costituito sotto il profilo militare o strategico una minaccia reale per gli Stati Uniti o per qualsiasi altra nazione del mondo. La reale “pericolosità” attribuita all’isola risiede interamente nel suo modello sociale ed economico, antitetico alle logiche del libero mercato senza regole. Cuba rappresenta un’idea di società differente, un paese internazionalmente noto nel Sud globale non per l’esportazione di armi o contingenti militari, ma per l’invio di brigate di medici, infermieri e insegnanti per combattere l’analfabetismo e le emergenze sanitarie, ponendosi come emblema della pace e della cooperazione tra i popoli. In tutto questo scenario, stride con forza il silenzio pesante dei governi europei e di quello italiano. Le istituzioni occidentali, che si proclamano quotidianamente paladine della democrazia, della legalità internazionale e dei diritti umani, si voltano dall’altra parte di fronte al tentativo di strangolare l’economia di un intero popolo, diventando complici di fatto delle sanzioni unilaterali e delle misure coercitive rinnovate dall’amministrazione statunitense. Il corteo di Roma, che si unisce alle tante manifestazioni in diverse città italiane e nel resto del mondo, ha svolto un fondamentale ruolo di supplenza politica da parte della cittadinanza attiva. I manifestanti hanno rotto l’isolamento informativo e la censura mediatica per ricordare che difendere la sovranità di Cuba e l’autodeterminazione della Palestina non è una questione nostalgica o di retroguardia, ma la base minima e indispensabile per sperare in un futuro di pace e nella costruzione di un ordine globale realmente multipolare e democratico. Foto di Mauro Zanella Giovanni Barbera
May 29, 2026
Pressenza
José Martí e Malcolm X: “Amor con amor se paga” contro il blocco delle rotte solidali
Il 19 maggio non è stata una semplice coincidenza cronologica, ma un nodo geopolitico della memoria. Nel 1895 cadeva a Dos Ríos l’Apostolo di Cuba, José Martí; trent’anni dopo, nel 1925, nasceva a Omaha colui che sarebbe diventato Malcolm X. Sebbene separati dalle specificità delle loro epoche, i due leader convergono su un’intuizione fondamentale che oggi, di fronte alle nuove forme di aggressione asimmetrica e di tutela coloniale nel continente, acquisisce una drammatica urgenza: la liberazione dei popoli non si baratta, né si delega alla benevolenza dell’oppressore. Martí conobbe il “mostro” dall’interno, vivendo a New York. Nella sua celebre lettera testamento a Manuel Mercado, scritta il giorno prima di morire, chiarì il fulcro della sua intera esistenza: impedire a tempo, con l’indipendenza di Cuba, che gli Stati Uniti si estendessero per le Antille e ricadessero, con quella forza in più, sulle terre d’America. Martí comprese la transizione dal vecchio colonialismo spagnolo all’imperialismo finanziario e geopolitico statunitense allora in nuce. Martí non concepiva la rivoluzione senza un’adeguata preparazione e un’organizzazione scientifica (da qui la fondazione del Partito Rivoluzionario Cubano). Sapeva che le “trincee d’idee valgono più delle trincee di pietra”, ma non lasciò i fucili nei depositi: andò a morire in prima linea perché la dignità e la sovranità necessitano di una postura di difesa intransigente. Malcolm X, tre decenni più tardi, riprende quel testimone analitico dal cuore stesso della metropoli imperiale. La sua teoria della “colonizzazione interna” scardina l’illusione delle democrazie occidentali: dimostra che il trattamento riservato alle minoranze o olisticamente alle classi subalterne all’interno degli Stati Uniti ricalca esattamente i meccanismi di saccheggio, estrazione di plusvalore e militarizzazione dei territori applicati nella periferia globale. Entrambi rifiutano il riformismo cosmetico. Per Martí, l’autonomia formale concessa dalla Spagna era una trappola; per Malcolm, i soli “diritti civili” sganciati dai diritti umani e dall’autodeterminazione economica erano un sonnifero per la coscienza di classe e di “razza”. L’analisi della colonizzazione interna prodotta da Malcolm X rimane un contributo lucido per la geopolitica contemporanea. Ha dimostrato come, mentre gli imperi occidentali concedevano indipendenze formali nella periferia, nel cuore delle metropoli si perfezionava un modello di sottomissione economica, culturale e politica che estraeva plusvalore e militarizzava i quartieri popolari attraverso settori riformisti, senza la necessità di governatori stranieri visibili. Sia il concetto martiano di Patria come umanità – intesa non come nazionalismo borghese o egoismo identitario, ma come superamento etico delle frontiere in cui la liberazione del proprio popolo è solo il tassello di un dovere universale verso tutti gli oppressi – sia quello della resistenza interna al colonialismo nel cuore delle metropoli imperialiste, proposto da Malcolm X, mantengono intatta la loro vigenza. Acquistano, anzi, una vigenza drammatica oggi che la neocolonizzazione si impone mediante il ricatto finanziario, l’uso asimmetrico della tecnologia bellica, il “lawfare” giudiziario e il predominio di narrazioni neoliberiste che cercano di privatizzare la coscienza dei popoli e di trasformare i migranti nei capri espiatori per eccellenza. Il filo storico che unisce Malcolm X al Sud Globale ha una pietra miliare indelebile: l’incontro con il Comandante Fidel Castro, avvenuto la sera del 19 settembre 1960 nella stanza numero 30 dell’Hotel Theresa di Harlem. Quella riunione non fu un gesto protocollare, ma il frutto della decisa scelta della delegazione cubana che, rifiutando le provocazioni e le espulsioni discriminatorie degli alberghi di lusso di Midtown Manhattan, scelse di trasferirsi nel cuore del quartiere afroamericano su invito del Comitato di Accoglienza guidato dallo stesso Malcolm X. Quel dialogo di trenta minuti suggellò il riconoscimento mutuo di due avanguardie che intendevano la liberazione degli oppressi dentro la metropoli e la sovranità delle nazioni aggredite come parti di una stessa trincea. Il loro messaggio si moltiplicò anche nelle metropoli d’Europa quando, negli anni ’70, dall’Italia alla Francia alla Germania i rivoluzionari tentarono di dare “l’assalto al cielo” unendo le lotte operaie con quelle dei “dannati della terra”. Il presente ci mostra il costo di aver perduto o sottovalutato quegli insegnamenti, dai paesi d’Europa, al Sud Globale. Laddove gli Stati sovrani rinunciano a edificare una deterrenza tecnologica, asimmetrica e popolare per cedere al reallineamento forzato con i mercati finanziari di Washington, “il pragmatismo economico” sostituisce la spinta ideale collettiva. L’incontro di Fidel e Malcolm X ci ricorda oggi che la solidarietà internazionalista e la memoria storica sono i principali antidoti contro l’egemonia del dollaro e del Pentagono. Questo asse ideologico trova la sua trincea più difficile nella solidarietà fra i popoli che rifiutano la logica del protettorato. Dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela, un paese che oggi cerca di resistere dopo il sequestro del Presidente Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores, la campagna “Amor con amor se paga”, promossa a sostegno della Cuba rivoluzionaria, e la solidarietà espressa al popolo boliviano in lotta, ai palestinesi e allo storico orgoglio di Haiti, non sono formule retoriche, ma una necessità geopolitica vitale. La realtà attuale mostra la ferocia di un imperialismo che ha focalizzato la sua strategia proprio nel recidere e criminalizzare questi canali di mutuo soccorso, militarizzando le rotte marittime e usando il ricatto finanziario per impedire il travaso di risorse strategiche tra governi fratelli. Frenare questo interscambio solidale è il tentativo di Washington di dimostrare che non esiste alternativa al capitalismo e all’orbita del mercato transnazionale. Ma è proprio di fronte a questo strangolamento che l’intransigenza di Martí e Malcolm X recuperano centralità, unendosi alla “creazione eroica” del marxista José Carlos Mariátegui. Questa creazione eroica si esprime oggi nella capacità di fuggire dalle semplificazioni dogmatiche, di condurre trattative tattiche necessarie per preservare la continuità politica, senza però permettere l’evaporazione della spinta ideale collettiva o lo smantellamento delle strutture di base: come sta facendo Cuba. Gridare al tradimento o perdersi nella cacofonia sterile dei social media di fronte ai colpi subiti dalle rivoluzioni è un lusso che i popoli sotto assedio non possono permettersi. Geraldina Colotti
May 29, 2026
Pressenza
Cuba sotto assedio, resiste, Un messaggio di Abel Prieto
Pubblichiamo la traduzione in italiano dell’importante videomessaggio di Abel Prieto, presidente della Casa de las Américas a Cuba. “Sono Abel Prieto, vi parlo da Cuba, dalla Casa de las Américas. Attraverso l’amico Chema Sánchez, un fratello, voglio far arrivare questo messaggio alle tante persone degne che stanno difendendo Cuba, che […] L'articolo Cuba sotto assedio, resiste, Un messaggio di Abel Prieto su Contropiano.
May 29, 2026
Contropiano
Furundulla 322 – Basta parlare di Israele…
…infatti, stiamo parlando di noi di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ——————————- more ———————– Le muraglie di Israele L’asticella   Niente di incredibile   Cuba, qué linda es Cuba L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente: 321
Messaggio di Abel Prieto, presidente della Casa de las Américas a Cuba, a chi si sta mobilitando per il suo Paese
Sono Abel Prieto, vi parlo da Cuba, dalla Casa de las Américas. Attraverso l’amico Chema Sánchez, un fratello, voglio far arrivare questo messaggio alle tante persone degne che stanno difendendo Cuba, che si stanno mobilitando per Cuba in questi momenti così difficili per noi, di tanto pericolo per il nostro popolo. Voglio dirvi che oggi (ieri per chi legge) il nostro Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha parlato davanti al Consiglio di Sicurezza e si è riferito con grande dettaglio a questa questione. Mi permetto di raccomandare alle persone interessate di leggere quello straordinario discorso, che si trova su tutte le pagine cubane. Lì c’è un riassunto formidabile del tipo di dramma che il nostro popolo sta vivendo e della quantità di violazioni del diritto internazionale, della quantità di regole che il governo Trump sta infrangendo con questo assedio petrolifero, che è una punizione medievale, equivalente a un blocco navale contro Cuba. E attraverso il progetto di soffocare la società cubana si sta applicando una punizione collettiva contro tutto il nostro popolo. Questo si manifesta anche in dati davvero commoventi. La mortalità infantile, che prima di questa fase così dura era arrivata a essere una delle nostre conquiste — 4 bambini ogni 1.000 nati vivi — oggi è salita a 9,2 ogni 1.000 nati vivi. La cifra dei bambini che muoiono dopo la nascita è raddoppiata. Questo è molto doloroso, molto amaro per noi. I nostri medici, le nostre infermiere, stanno compiendo davvero un’impresa quotidiana per salvare vite senza medicinali, molte volte senza elettricità. Anche un’altra scena che ha circolato sui social ci turba e ci addolora: una sala operatoria e i medici che, con le torce dei telefoni cellulari, illuminano la stanza affinché l’operazione chirurgica possa terminare. Decine di migliaia di cubani stanno aspettando di essere operati, finché non ci saranno condizioni adeguate nei diversi ospedali per poter intervenire chirurgicamente. Una medicina gratuita e universale di altissima qualità, dimostrata sia a Cuba che fuori da Cuba, che stanno cercando di accerchiare. Il nostro popolo ha reagito con molta forza, profondamente offeso da questa recente iniziativa così grottesca e offensiva del governo Trump, associata al tentativo di processare il generale d’esercito Raúl Castro per un fatto accaduto trent’anni fa, del quale in realtà tutta la responsabilità ricade sul governo statunitense di quell’epoca. Perché Cuba aveva denunciato ripetutamente le violazioni del proprio spazio aereo da parte di quell’organizzazione chiamata Hermanos al Rescate, terroristi travestiti da persone altruiste. Ma la reazione del nostro popolo è stata estremamente ferma. Si sono svolte manifestazioni in tutte le province. Lo stesso Primo Maggio è stato un momento straordinario, di grande sostegno alla Rivoluzione. E prima del Primo Maggio si è svolto un processo convocato dalla società civile cubana chiamato “Mi Firma por la Patria”. Più di 6 milioni e 300 mila cubani maggiorenni hanno firmato il loro impegno a difendere la Rivoluzione, difendere la nostra opera, difendere l’opera di Fidel e di Raúl. E come ha detto molte volte Díaz-Canel: Cuba è un popolo di pace, ma se ci aggrediranno ci sarà combattimento e la parola resa non esiste per noi. Cuba non vi tradirà mai. Aiutateci nella mobilitazione, aiutateci nella difesa della verità su Cuba, aiutateci a denunciare questo crimine. Un forte abbraccio. Traduzione a cura di Cuba Mambí, gruppo d’azione internazionalista.   Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
Non una goccia di petrolio russo per Cuba
La Russia aveva annunciato che non avrebbe lasciato sola Cuba: una petroliera avrebbe dovuto portare sull’isola un secondo carico di greggio, ma di quella nave non si è saputo più nulla. Cosa è successo? Gli Stati Uniti non hanno permesso alla petroliera russa Universal di raggiungere Cuba, secondo i dati della piattaforma di monitoraggio marittimo Starboard Maritime Intelligence. La nave, battente bandiera russa e carica di greggio ha trascorso quasi un mese alla deriva nel Mar dei Sargassi, vicino alle Antille, fino a quando ha cambiato rotta dirigendosi verso sud. In questo momento, la sua destinazione è definita “FOR ORDER”. In precedenza, la Russia aveva inviato petrolio sull’isola con la petroliera Anatoly Kolodkin che è riuscita ad attraccare senza problemi a marzo. Questa volta la pressione delle sanzioni statunitensi ha rallentato l’Universal, che non è stato in grado di ripetere la stessa rotta e raggiungere Cuba per scaricare l’indispensabile greggio. A questo punto a Mosca qualcuno dovrebbe farsi qualche domanda: Cuba non ha bisogno solo di solidarietà internazionale, ma anche di aiuti concreti e i carburanti sono la priorità per un sistema  colpito da blackout ripetuti, che mettono ogni giorno in serie difficoltà la popolazione e tutte le attività. Le parole non bastano più; occorre rompere il blocco energetico degli Stati Uniti con tutte le conseguenze del caso, se davvero da Mosca vogliono che la rivoluzione cubana non cada sotto i colpi dell’amministrazione statunitense. Andrea Puccio
May 28, 2026
Pressenza
Puntata del 26/05/2026@1
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Elisabetta Petragallo della CUB sullo sciopero generale di venerdì 29/05/26. I motivi per fare sciopero in questo momento storico non mancano ma con la nostra ospite abbiamo analizzato quelli che hanno spinto Confederazione Unitaria di Base, ADL Varese, Sindacato Generale di Base, SI Cobas, USI – CIT ad indirlo per venerdì: 1)CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari – PER la Pace. a partire dal Medioriente e dall’Europa e gli investimenti su Sanità, Scuola, Trasporti, Welfare il cui peggioramento approfondisce le disuguaglianze e la povertà esistente; 2)CONTRO lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà ed il mancato adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato. PER forti aumenti dei salari e delle pensioni. PER l’approvazione di una misura di salario minimo non inferiore a 12 Euro l’ora e PER la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni all’andamento del costo della vita; 3)CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela e a Cuba – PER il sostegno incondizionato alla missione della nuova Flotilla e la tutela dei volontari impegnati a portare aiuti al Popolo Palestinese. PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA; 4)CONTRO l’assenza di politiche sociali a cominciare dall’emergenza abitativa e la mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare, PER una seria riforma degli ammortizzatori sociali; 5)CONTRO politiche repressive dei diversi decreti “Sicurezza” (come il D.L. 23/2026 e i precedenti del 2025) per rafforzare la repressione del dissenso, le proteste e la sicurezza urbana 6)CONTRO gli abusi della Commissione di Garanzia, le delibere che restringono il diritto di sciopero e il tentativo di imbavagliare le lotte nel settore della Logistica. PER l’abrogazione delle L.146/90 e L.83/00; 7)CONTRO l’assenza di politiche industriali capaci di affrontare le transizioni in corso e di superare la fase di forte conflittualità, innescando un processo di ulteriore deindustrializzazione e sfruttamento delle classi popolari e dei lavoratori; 8)CONTRO le morti sul lavoro – PER la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di una lavoratrice del gruppo Iveco dei sicobas sempre sullo sciopero generale di venerdì 29 maggio 2026 che si lega al primo intervento di oggi: In occasione dello sciopero generale proclamato per venerdì 29 maggio 2026, il sindacato SI Cobas ha organizzato un presidio operaio davanti allo stabilimento Fiorentini Alimentari di Trofarello (TO) in Via Marco Biagi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del Collettivo Cuba Va ed abbiamo aggiornato sulla situazione politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in questo momento difficile per l’isola. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo fatto uno zoom sulla lotta di classe che Da oltre tre settimane la Bolivia vive. È una fase di crescente tensione sociale e politica. Blocchi stradali, mobilitazioni indigene e contadine, repressione poliziesca e scontri istituzionali stanno trasformando il paese in uno dei principali focolai di crisi del continente latinoamericano. Buon acolto
Puntata del 26/05/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Elisabetta Petragallo della CUB sullo sciopero generale di venerdì 29/05/26. I motivi per fare sciopero in questo momento storico non mancano ma con la nostra ospite abbiamo analizzato quelli che hanno spinto Confederazione Unitaria di Base, ADL Varese, Sindacato Generale di Base, SI Cobas, USI – CIT ad indirlo per venerdì: 1)CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari – PER la Pace. a partire dal Medioriente e dall’Europa e gli investimenti su Sanità, Scuola, Trasporti, Welfare il cui peggioramento approfondisce le disuguaglianze e la povertà esistente; 2)CONTRO lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà ed il mancato adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato. PER forti aumenti dei salari e delle pensioni. PER l’approvazione di una misura di salario minimo non inferiore a 12 Euro l’ora e PER la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni all’andamento del costo della vita; 3)CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela e a Cuba – PER il sostegno incondizionato alla missione della nuova Flotilla e la tutela dei volontari impegnati a portare aiuti al Popolo Palestinese. PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA; 4)CONTRO l’assenza di politiche sociali a cominciare dall’emergenza abitativa e la mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare, PER una seria riforma degli ammortizzatori sociali; 5)CONTRO politiche repressive dei diversi decreti “Sicurezza” (come il D.L. 23/2026 e i precedenti del 2025) per rafforzare la repressione del dissenso, le proteste e la sicurezza urbana 6)CONTRO gli abusi della Commissione di Garanzia, le delibere che restringono il diritto di sciopero e il tentativo di imbavagliare le lotte nel settore della Logistica. PER l’abrogazione delle L.146/90 e L.83/00; 7)CONTRO l’assenza di politiche industriali capaci di affrontare le transizioni in corso e di superare la fase di forte conflittualità, innescando un processo di ulteriore deindustrializzazione e sfruttamento delle classi popolari e dei lavoratori; 8)CONTRO le morti sul lavoro – PER la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di una lavoratrice del gruppo Iveco dei sicobas sempre sullo sciopero generale di venerdì 29 maggio 2026 che si lega al primo intervento di oggi: In occasione dello sciopero generale proclamato per venerdì 29 maggio 2026, il sindacato SI Cobas ha organizzato un presidio operaio davanti allo stabilimento Fiorentini Alimentari di Trofarello (TO) in Via Marco Biagi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del Collettivo Cuba Va ed abbiamo aggiornato sulla situazione politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in questo momento difficile per l’isola. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo fatto uno zoom sulla lotta di classe che Da oltre tre settimane la Bolivia vive. È una fase di crescente tensione sociale e politica. Blocchi stradali, mobilitazioni indigene e contadine, repressione poliziesca e scontri istituzionali stanno trasformando il paese in uno dei principali focolai di crisi del continente latinoamericano. Buon acolto
Puntata del 26/05/2026@2
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Elisabetta Petragallo della CUB sullo sciopero generale di venerdì 29/05/26. I motivi per fare sciopero in questo momento storico non mancano ma con la nostra ospite abbiamo analizzato quelli che hanno spinto Confederazione Unitaria di Base, ADL Varese, Sindacato Generale di Base, SI Cobas, USI – CIT ad indirlo per venerdì: 1)CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari – PER la Pace. a partire dal Medioriente e dall’Europa e gli investimenti su Sanità, Scuola, Trasporti, Welfare il cui peggioramento approfondisce le disuguaglianze e la povertà esistente; 2)CONTRO lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà ed il mancato adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato. PER forti aumenti dei salari e delle pensioni. PER l’approvazione di una misura di salario minimo non inferiore a 12 Euro l’ora e PER la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni all’andamento del costo della vita; 3)CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela e a Cuba – PER il sostegno incondizionato alla missione della nuova Flotilla e la tutela dei volontari impegnati a portare aiuti al Popolo Palestinese. PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA; 4)CONTRO l’assenza di politiche sociali a cominciare dall’emergenza abitativa e la mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare, PER una seria riforma degli ammortizzatori sociali; 5)CONTRO politiche repressive dei diversi decreti “Sicurezza” (come il D.L. 23/2026 e i precedenti del 2025) per rafforzare la repressione del dissenso, le proteste e la sicurezza urbana 6)CONTRO gli abusi della Commissione di Garanzia, le delibere che restringono il diritto di sciopero e il tentativo di imbavagliare le lotte nel settore della Logistica. PER l’abrogazione delle L.146/90 e L.83/00; 7)CONTRO l’assenza di politiche industriali capaci di affrontare le transizioni in corso e di superare la fase di forte conflittualità, innescando un processo di ulteriore deindustrializzazione e sfruttamento delle classi popolari e dei lavoratori; 8)CONTRO le morti sul lavoro – PER la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di una lavoratrice del gruppo Iveco dei sicobas sempre sullo sciopero generale di venerdì 29 maggio 2026 che si lega al primo intervento di oggi: In occasione dello sciopero generale proclamato per venerdì 29 maggio 2026, il sindacato SI Cobas ha organizzato un presidio operaio davanti allo stabilimento Fiorentini Alimentari di Trofarello (TO) in Via Marco Biagi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del Collettivo Cuba Va ed abbiamo aggiornato sulla situazione politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in questo momento difficile per l’isola. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo fatto uno zoom sulla lotta di classe che Da oltre tre settimane la Bolivia vive. È una fase di crescente tensione sociale e politica. Blocchi stradali, mobilitazioni indigene e contadine, repressione poliziesca e scontri istituzionali stanno trasformando il paese in uno dei principali focolai di crisi del continente latinoamericano. Buon acolto
Puntata del 26/05/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Elisabetta Petragallo della CUB sullo sciopero generale di venerdì 29/05/26. I motivi per fare sciopero in questo momento storico non mancano ma con la nostra ospite abbiamo analizzato quelli che hanno spinto Confederazione Unitaria di Base, ADL Varese, Sindacato Generale di Base, SI Cobas, USI – CIT ad indirlo per venerdì: 1)CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari – PER la Pace. a partire dal Medioriente e dall’Europa e gli investimenti su Sanità, Scuola, Trasporti, Welfare il cui peggioramento approfondisce le disuguaglianze e la povertà esistente; 2)CONTRO lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà ed il mancato adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato. PER forti aumenti dei salari e delle pensioni. PER l’approvazione di una misura di salario minimo non inferiore a 12 Euro l’ora e PER la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni all’andamento del costo della vita; 3)CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela e a Cuba – PER il sostegno incondizionato alla missione della nuova Flotilla e la tutela dei volontari impegnati a portare aiuti al Popolo Palestinese. PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA; 4)CONTRO l’assenza di politiche sociali a cominciare dall’emergenza abitativa e la mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare, PER una seria riforma degli ammortizzatori sociali; 5)CONTRO politiche repressive dei diversi decreti “Sicurezza” (come il D.L. 23/2026 e i precedenti del 2025) per rafforzare la repressione del dissenso, le proteste e la sicurezza urbana 6)CONTRO gli abusi della Commissione di Garanzia, le delibere che restringono il diritto di sciopero e il tentativo di imbavagliare le lotte nel settore della Logistica. PER l’abrogazione delle L.146/90 e L.83/00; 7)CONTRO l’assenza di politiche industriali capaci di affrontare le transizioni in corso e di superare la fase di forte conflittualità, innescando un processo di ulteriore deindustrializzazione e sfruttamento delle classi popolari e dei lavoratori; 8)CONTRO le morti sul lavoro – PER la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di una lavoratrice del gruppo Iveco dei sicobas sempre sullo sciopero generale di venerdì 29 maggio 2026 che si lega al primo intervento di oggi: In occasione dello sciopero generale proclamato per venerdì 29 maggio 2026, il sindacato SI Cobas ha organizzato un presidio operaio davanti allo stabilimento Fiorentini Alimentari di Trofarello (TO) in Via Marco Biagi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del Collettivo Cuba Va ed abbiamo aggiornato sulla situazione politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in questo momento difficile per l’isola. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo fatto uno zoom sulla lotta di classe che Da oltre tre settimane la Bolivia vive. È una fase di crescente tensione sociale e politica. Blocchi stradali, mobilitazioni indigene e contadine, repressione poliziesca e scontri istituzionali stanno trasformando il paese in uno dei principali focolai di crisi del continente latinoamericano. Buon acolto