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Oggi a #Palermo, venerdì 10 luglio ore 18 - L'aggressione imperialista in America Latina: il caso #Venezuela. Incontro-dibattito con Geraldina Colotti e Antonio Mazzeo #americalatina #usa
July 10, 2026
Antonio Mazzeo
Venezuela, AUDIO testimonianze da staff Medici Senza Frontiere
Le persone vivono per strada, il sistema di distribuzione dell’acqua e dello smaltimento dei rifiuti sono collassati 8 luglio 2026 – Testimonianza di Andreas Spaett (QUI AUDIO in inglese), responsabile dei programmi di MSF in Venezuela. “I bisogni sono in continua evoluzione e, in questa fase, la priorità è assistere i sopravvissuti e le persone che vivono ancora per strada, ospitate in campi di accoglienza di diverse dimensioni. Stiamo gestendo cliniche mobili in diversi luoghi, tra cui Playa Verde, che rappresenta il principale centro di accoglienza nello stato di La Guaira, e a Naiguatá. Inoltre, abbiamo esteso il nostro intervento anche a Caracas, dove osserviamo un numero crescente di persone che vivono per strada. Per questo abbiamo attivato una terza clinica mobile nel centro della città. Le necessità maggiori riguardano il supporto alla salute mentale, un ambito che stiamo rafforzando ampliando il nostro team con l’assunzione e la formazione di nuovi psicologi. Abbiamo inoltre avviato interventi nel settore dell’approvvigionamento idrico e dei servizi igienico-sanitari: abbiamo installato servizi igienici dove mancavano e siamo coinvolti nel trattamento dell’acqua per garantire acqua potabile alle persone assistite. Lavoriamo in collaborazione con altri attori umanitari che si occupano di altri servizi, come l’alloggio e la distribuzione di cibo. Nel complesso, la risposta umanitaria sta diventando sempre più strutturata. Parallelamente, stiamo lavorando a una strategia per supportare il Ministero della salute nello sviluppo di una risposta più ampia e strutturata rispetto a quella attualmente disponibile nel supporto alla salute mentale.” Testimonianza di María Gabriela Silensi (QUI AUDIO in spagnolo), responsabile del team di salute ambientale di MSF in Venezuela. “Sul campo stiamo riscontrando difficoltà nell’accesso all’acqua. Le persone hanno accesso all’acqua solo attraverso l’acqua in bottiglia, distribuita grazie alle donazioni di organizzazioni e privati. Il sistema di distribuzione dell’acqua è collassato, quindi stiamo conducendo una valutazione approfondita per capire come possiamo contribuire a garantire un sistema di distribuzione dell’acqua più sostenibile e tempestivo. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, il sistema è completamente collassato, rendendo estremamente difficile garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate. Le persone non hanno accesso a servizi igienici né a docce. MSF sta lavorando per creare un sistema di gestione dei rifiuti nei centri di accoglienza che supportiamo, con l’obiettivo di prevenire l’insorgere di malattie nel medio e lungo periodo. Inoltre, stiamo costruendo docce per offrire alle persone condizioni igieniche dignitose, affinché possano lavarsi. Stiamo anche realizzando servizi igienici, perché al momento la defecazione all’aperto è molto diffusa a causa della mancanza di strutture adeguate.” MSF in Venezuela Nei primi giorni della risposta, i team di MSF hanno effettuato oltre 120 consultazioni mediche, principalmente per patologie croniche, infezioni respiratorie e malattie della pelle, e hanno fornito circa 50 sessioni di supporto psicologico, sia individuali che di gruppo, attraverso le cliniche mobili. MSF ha distribuito kit di emergenza per il trattamento dei traumi e forniture mediche sufficienti ad assistere quasi 10.000 persone ferite. Inoltre, ha donato 8,5 tonnellate di farmaci, attrezzature mediche e materiali per l’igiene e la sanificazione per supportare le strutture sanitarie messe a dura prova dall’emergenza. L’Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere Medecins sans Frontieres
July 9, 2026
Pressenza
#Palermo, venerdì 10 luglio ore 18 - L'aggressione imperialista in America Latina: il caso #Venezuela. Incontro-dibattito con Geraldina Colotti e Antonio Mazzeo #americalatina #usa
July 7, 2026
Antonio Mazzeo
[entropia massima] Emergenza 0
Puntata 33 di EM, settima del ciclo Emergenza0 In questa puntata parliamo del terremoto in Venezuela avvenuto nella notte fra il 24 e il 25 giugno 2026 con Carlo Doglioni, ordinario alla Sapienza, ex presidente dell’Istituto Nazionale di Geofísica e Vulcanologia. Descriveremo l'origine dell'evento nel quadro della tettonica delle placche, ampliando il discorso alla dinamica della tettonica terrestre, qualche considerazione in chiusura sulla gestione dell'emergenza sul territorio.  
July 6, 2026
Radio Onda Rossa
Venezuela. Delcy Rodriguez ringrazia Israele per il suo “aiuto” nel terremoto
La Presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha pubblicamente lodato l’entità genocida israeliana dopo l’arrivo di una delegazione umanitaria israeliana nel paese per assistere le autorità locali dopo i devastanti terremoti della scorsa settimana. “Vorrei riferire che ieri abbiamo ricevuto un gruppo israeliano altamente professionale e addestrato, arrivato dopo […] L'articolo Venezuela. Delcy Rodriguez ringrazia Israele per il suo “aiuto” nel terremoto su Contropiano.
July 6, 2026
Contropiano
Prima e dopo i terremoti in Venezuela, la vera solidarietà
Sul Venezuela si è abbattuta una catastrofe naturale di proporzioni bibliche: due terremoti ad altissima intensità hanno colpito la regione centrale del Paese e la capitale Caracas. Il secondo terremoto è il più forte registrato in Venezuela da quello di San Narciso del 1900 e il più mortale da quello avvenuto a Cumaná nel 1929. Le operazioni di soccorso sono ancora in svolgimento e attualmente si stimano circa 1450 morti e più di 3000 feriti. Le scosse hanno danneggiato 774 edifici, di cui 189 sono crollati: inoltre, il resoconto preliminare ha segnalato che, nel disastro, sono state colpite anche le infrastrutture di 38 ospedali e 44 centri commerciali. Sotto la guida del governo di Delcy Rodríguez, subentrato in seguito al sequestro del presidente Maduro, sono stati istituiti meccanismi di assistenza umanitaria, alimentare e sanitaria per sostenere le comunità colpite. In particolare, secondo quanto riferito dall’emittente multi-statale Telesur, è stata data la priorità all’allestimento immediato di accampamenti provvisori, pensati per offrire un rifugio sicuro ai cittadini sfollati mentre viene predisposto un piano abitativo definitivo. Di fronte alla portata di questo disastro, molti residenti e studenti si sono spontaneamente attivati per dare una mano: autotrasportatori e volontari provenienti da tutto il Paese stanno prestando aiuto a La Guaira e in altre zone colpite. Secondo le informazioni fornite da Telesur, sono stati allestiti dei centri di raccolta da cui viene convogliata l’assistenza verso le zone colpite e dove i venezuelani possono apportare il loro contributo nei confronti dei cittadini in difficoltà. È stata avviata inoltre una campagna per la donazione di sangue e sono stati attivati servizi di supporto psicologico e per il rintracciamento delle persone soccorse dopo il sisma. Moltissimi governi hanno espresso la loro solidarietà al Venezuela e hanno offerto tempestivamente il loro aiuto: Colombia e Messico hanno messo a disposizione équipe di specialisti, mentre il Brasile ha annunciato l’invio di un ospedale da campo. Agli oltre 2600 soccorritori nazionali e stranieri già presenti sul territorio, si sono aggiunte anche squadre di soccorso provenienti da Cuba, Vietnam, Repubblica Dominicana e Costa Rica. Intanto, le operazioni di soccorso stanno dando i loro frutti e da sotto le macerie si continuano a estrarre persone ancora in vita. Nel frattempo, è stato reso noto l’arrivo di una delegazione dall’India incaricata di allestire un ospedale di emergenza e fornire assistenza medica. Anche gli Stati Uniti e diversi Paesi dell’Unione Europea si sono resi disponibili ad aiutare il Venezuela, mentre le Nazioni Unite hanno dichiarato di star coordinando un rapido dispiegamento di squadre di ricerca e soccorso urbano composte da professionisti di vari Paesi. Nei territori colpiti dal sisma, i servizi di base come l’acqua e l’elettricità vengono gradualmente ripristinati, mentre si procede alla riparazione delle strade danneggiate. L’ondata di solidarietà arriva da ogni parte del mondo e conforta i cuori di chi crede che questo sia il giusto modo di relazionarsi tra persone e tra popoli, non solo dinnanzi a catastrofi naturali, ma nella quotidianità. Tuttavia, non bisogna dimenticare chi per tanto tempo ha assediato il popolo del Venezuela tramite sanzioni e blocchi; chi, tra governi e istituzioni, ha attaccato la sua autodeterminazione, negandogli la possibilità di utilizzare le proprie risorse per svilupparsi come qualunque Paese sovrano; chi ha sovvertito i meccanismi di integrazione e di aiuto reciproco tra le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi; chi ha violato la pace della regione. Costoro dovrebbero scusarsi pubblicamente per il dolore che hanno causato e abbandonare i loro propositi di distruzione con la loro politica di violenza. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Laura Frescina. Revisione di Thomas Schmid. Javier Tolcachier
July 4, 2026
Pressenza
Venezuela. Una lettera a Delcy Rodriguez
Qui di seguito la traduzione in italiano della lettera aperta del cantautore cubano Raúl Torres indirizzata alla Presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez. Il documento propone una riflessione critica sul momento politico attraversato dal Venezuela e sul futuro del progetto bolivariano nel contesto delle attuali tensioni internazionali. La traduzione […] L'articolo Venezuela. Una lettera a Delcy Rodriguez su Contropiano.
July 1, 2026
Contropiano
Venezuela: la doppia catastrofe
Nei primi mesi del 2026, il Venezuela è stato vittima di due eventi traumatici. Il primo, il 3 gennaio, l’attacco militare denominato “Operazione Risoluzione Assoluta” lanciato dal governo degli Stati Uniti contro Caracas e, marginalmente, altre città come La Guaira. Secondo trauma: il doppio terremoto di mercoledì scorso. Ma procediamo […] L'articolo Venezuela: la doppia catastrofe su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
“LATINOAMERICA”: IL RICORDO DI BERTA CACERES IN HONDURAS E IL DEVASTANTE SISMA IN VENEZUELA
LatinoAmerica, trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto. 30 minuti in volo libero e ribelle tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”. Appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 29 giugno 2026 ci porta in Honduras e in Venezuela. HONDURAS – A 10 anni dal vile assassinio politico in Honduras di Berta Cáceres, la sua voce continua a risuonare nelle lotte dei popoli indigeni, dei movimenti femministi e di chi difende la terra e i beni comuni. Di questo si è parlato il 19 giugno 2026 al Cs Cantiere di Milano, in un incontro con Bertita (Berta Zúniga Cáceres) – figlia di Berta e oggi tra le principali figure del Copinh – e Camilo Bermúdez, consigliere politico e responsabile del lavoro di giustizia e difesa dei diritti dell’organizzazione. Il nostro collaboratore Andrea Cegna, curatore della newsletter Il Finestrino, ha intervistato Bertita Caceres e Camilo Bermúdez prima dell’incontro: nella puntata vi proponiamo la doppia intervista, tradotta in italiano. VENEZUELA – Andremo poi in Venezuela, devastato dal terremoto di magnitudo 7.5, il 24 giugno 2026. Continuano le scosse di assestamento, con un bilancio di vittime in crescita continua – a ora, siamo a circa 1.700 corpi ritrovati – e decine di migliaia di dispersi. Il punto, di cronaca e politico, con Marco Consolo, analista di questioni internazionali ed esperto di Latinoamerica, ai nostri microfoni. La puntata di lunedì 29 giugno 2026 di LatinoAmerica su Radio Onda d’Urto.  Ascolta o scarica
June 30, 2026
Radio Onda d`Urto
In mezzo alla devastazione del Venezuela
-------------------------------------------------------------------------------- unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- «Sono qui per salvare una vita». In mezzo alla devastazione del terremoto in Venezuela, un volontario italiano pronuncia queste parole con una semplicità disarmante. Non sono una dichiarazione eroica. Sono il motivo per cui è lì. Fanno pensare che forse tutta la nostra esistenza potrebbe essere racchiusa in quella domanda. Per che cosa siamo qui? Per vincere? Per prevalere? Per avere ragione? Per umiliare chi la pensa diversamente? Oppure siamo qui per salvare una vita? Viviamo in un tempo in cui la guerra e la prevaricazione sembrano attraversare ogni cosa. Ci sono le guerre combattute con le armi, che distruggono città e spezzano esistenze. Ma c’è anche la guerra che abita il nostro quotidiano: la parola che invece di chiedere accusa, lo sguardo che invece di riconoscere giudica. Per questo le parole di Ingeborg Bachmann continuano a interrogarci: «La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita». Lei stessa, uscita devastata dal trauma e dalle macerie del Novecento, aveva capito che la guerra si annida innanzitutto nelle parole che usiamo, nella contaminazione delle relazioni quotidiane. Per riemergere da quell’abisso, ci ha ammoniti sulla necessità di «cercare un nuovo linguaggio», una lingua pulita che non sia complice della violenza o dell’indifferenza. Perché la guerra continua ogni volta che usiamo parole come pietre, ogni volta che scegliamo l’aggressione invece dell’ascolto, il disprezzo invece del rispetto, la forza invece della cura. Ma se la guerra continua, può continuare anche la pace. La pace si rifonda proprio a partire da quel linguaggio nuovo, fatto di cura e di prossimità. Continua ogni volta che una mano si tende verso un’altra mano. Continua quando un insegnante non rinuncia a credere in un ragazzo, quando un medico resta accanto a un paziente oltre l’orario del turno, quando un volontario attraversa il fango per raggiungere chi è rimasto solo sotto le macerie. E forse questa responsabilità riguarda ognuno di noi. Perché salvare una vita non significa soltanto sottrarre qualcuno alla morte. Significa impedire che una persona perda la speranza, la dignità, la fiducia. Significa custodire ciò che rende umano il mondo e, al tempo stesso, salvare qualcosa dentro di noi: la capacità di commuoverci, di indignarci, di avere compassione. Per questo le cronache, che ogni giorno raccontano — e devono raccontare — chi distrugge, dovrebbero raccontare con la stessa ostinazione chi salva. Non per bilanciare la bilancia del male con quella del bene, ma perché ogni volta che ci abituiamo alla sofferenza degli altri senza più nominare chi la combatte, una parte della nostra stessa umanità si spegne insieme a quella di chi soffre. Il mondo resiste grazie a chi, lontano dai riflettori, sceglie ogni giorno di prendersi cura della vita. La risposta più potente all’oscurità del nostro tempo non sta in un discorso solenne o in un’astrazione filosofica. Sta nella scelta quotidiana di ripulire lo sguardo e la parola. Nella decisione, ogni mattina, di poter dire a qualcuno, con i gesti prima ancora che con la voce, la frase elementare di quell’uomo tra le macerie, la sola capace di dare un senso al nostro essere qui: «Sono qui per salvare una vita». -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo In mezzo alla devastazione del Venezuela proviene da Comune-info.
June 29, 2026
Comune-info